Rapporti difficili al lavoro: 11 motivi perché per tutti sei empatia-zero

L’empatia non è soltanto una bella qualità da mostrare nelle relazioni personali.
Conta anche sul lavoro.
Con il capo, con i colleghi, con i collaboratori. Soprattutto quando ci sono tensioni, incomprensioni o punti di vista molto diversi.
Essere empatici non significa essere sempre accomodanti, comprensivi o d’accordo con tutti.
Significa piuttosto provare a comprendere ciò che l’altra persona sta vivendo, pensando o cercando di comunicare, senza partire immediatamente dal nostro punto di vista.
E tu, come ti relazioni con gli altri al lavoro?
Ti è mai capitato di compromettere un rapporto al lavoro a causa del tuo comportamento o delle tue reazioni?
Forse il problema non è soltanto negli altri.
Ecco 11 comportamenti che possono rendere rapporti difficili al lavoro.
1. Non ti metti mai nei panni degli altri
Sei abituato a ragionare partendo dalla tua posizione.
Esponi la tua opinione, porti prove a tuo favore e cerchi di convincere l’altro.
Il problema nasce quando il tuo obiettivo diventa avere ragione anziché capire.
Hai mai provato a chiederti perché quella persona reagisce in quel modo?
Che cosa sta cercando di ottenere?
Che cosa la preoccupa?
Che cosa potrebbe vedere che tu non stai vedendo?
Non significa darle ragione.
Significa provare, almeno per qualche minuto, a guardare la situazione dalla sua prospettiva.
Potresti essere sorpreso da ciò che scoprirai.
2. Non lasci mai intravedere quello che provi
Sul lavoro tendiamo spesso a controllare le emozioni.
È comprensibile.
Professionalità, però, non significa diventare impermeabili.
Se non mostri mai una difficoltà, un dubbio, una soddisfazione o una preoccupazione, rischi di apparire freddo e distante.
Non devi raccontare particolari troppo personali né trasformare l’ufficio in una seduta terapeutica.
A volte basta dire:
“Questa situazione preoccupa anche me.”
Oppure:
“Capisco la difficoltà, anch’io sto cercando il modo migliore per affrontarla.”
Mostrare umanità non significa perdere autorevolezza.
3. Fingi di ascoltare
L’altro parla.
Tu annuisci.
Ma intanto pensi alla riunione successiva, alla mail da mandare o a quello che dovrai rispondere.
Formalmente stai ascoltando.
In realtà, no.
E spesso si vede e si sente.
Se in quel momento non hai tempo o disponibilità, meglio dirlo:
“Adesso non riesco a darti la giusta attenzione. Ne parliamo alle 16?”
Poi, naturalmente, mantieni l’impegno.
È molto più rispettoso che fingere interesse.
4. Parli sempre e solo di te
Qualunque argomento diventa un’occasione per raccontare qualcosa che hai fatto, vissuto o pensato.
“È successo anche a me…”
“Io invece…”
“Quando lavoravo nella mia vecchia azienda…”
Condividere esperienze personali aiuta a creare relazione.
Trasformare ogni conversazione in un racconto su di te, no.
Alla lunga rischi di diventare prevedibile e soprattutto di trasmettere un messaggio molto semplice: ciò che interessa davvero è sempre quello che riguarda te.
5. Guardi le persone attraverso pregiudizi e stereotipi
“I giovani non hanno voglia di lavorare.”
“I senior non sono tecnologici.”
“Quelli dell’amministrazione sono tutti…”
Gli stereotipi sono comodi perché semplificano la realtà.
Ma proprio per questo possono impedirti di vedere la persona che hai realmente davanti.
Età, genere, provenienza, ruolo professionale o esperienza non raccontano tutto di qualcuno.
Quando hai già deciso chi è l’altro prima ancora di conoscerlo, difficilmente riuscirai ad ascoltarlo davvero.
6. Il tuo viso dice: “Stammi lontano”
Sempre serio.
Accigliato.
Sguardo sfuggente.
Espressione infastidita.
Ecco come rendere i rapporti difficili al lavoro!
Non significa che devi andare in giro per l’ufficio con un sorriso stampato in faccia o trasformarti nel piacione del team.
Ma ricorda che comunichiamo anche quando non diciamo nulla.
Un’espressione disponibile, uno sguardo diretto o un semplice sorriso possono rendere molto più facile avvicinarsi a te.
7. Non riconosci mai ciò che gli altri fanno bene
Complimenti-zero.
Apprezzamenti-zero.
Se qualcuno fa bene il proprio lavoro pensi:
“È pagato per farlo.”
Vero.
Ma riconoscere un lavoro ben fatto non significa distribuire complimenti gratuiti.
Significa accorgersi dell’impegno, di un risultato, di un miglioramento.
Un semplice:
“Hai gestito bene quella situazione.”
può avere molto più peso di quanto immagini.
Le persone vogliono sapere che il loro contributo viene visto.
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8. Tiri subito le tue conclusioni
“Ok, ho capito dove vuoi arrivare.”
“Non serve che continui.”
“Sì, sì, so già cosa vuoi dire.”
Ne sei proprio sicuro?
Arrivare velocemente alle conclusioni può sembrare efficienza.
A volte è soltanto fretta.
Quanto più sei convinto di sapere già cosa l’altro dirà, tanto meno sentirai il bisogno di ascoltarlo.
E aumenta il rischio di fraintendere proprio la parte più importante.
Se vuoi approfondire questo aspetto, puoi leggere il mio articolo su come ascoltare davvero l’altro.
9. Usi l’esperienza dell’altro per riportare il discorso su di te
È una variante più sottile del parlare sempre di sé.
Un collega racconta una difficoltà e tu parti:
“So benissimo cosa provi. Anche a me è successo…”
Cinque minuti dopo stai ancora raccontando la tua storia.
L’intenzione iniziale era buona: creare vicinanza.
Ma senza accorgertene hai tolto all’altro lo spazio che gli avevi appena offerto.
Raccontare una tua esperienza può essere utile.
Poi, però, torna a lui/lei.
“Questa è stata la mia esperienza. Nel tuo caso invece che cosa sta succedendo?”
Essere assertivi non significa essere duri.
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10. Ascolti mentre fai altro
Mail.
Cellulare.
Notifiche.
Documenti da controllare.
E nel frattempo:
“Parla pure, ti ascolto.”
Forse riesci a sentire le parole.
Ascoltare è un’altra cosa.
Non servono necessariamente trenta minuti.
Cinque minuti di attenzione vera possono valere più di mezz’ora di ascolto distratto.
Metti da parte quello che stai facendo, guarda la persona e concedile uno spazio reale.
Se non puoi farlo, rimanda.
11. Interrompi continuamente
L’altro non riesce a finire una frase.
Completi il suo pensiero.
Aggiungi precisazioni.
Correggi.
Ribatti.
Poi magari ti chiedi perché quella persona non riesca a spiegarsi bene.
Forse perché non le lasci il tempo di farlo.
Interrompere continuamente non dimostra velocità mentale, rende i rapporti difficili al lavoro.
Può semplicemente comunicare impazienza e scarso interesse per ciò che l’altro sta dicendo.
Non devi ascoltare per preparare la risposta. Devi ascoltare per comprendere.
Rapporti difficili al lavoro? Prima di parlare di empatia, guarda i comportamenti
L’empatia rischia di diventare una di quelle belle parole che utilizziamo molto e osserviamo poco nella vita quotidiana.
Sul lavoro si vede nelle piccole cose.
Nel modo in cui ascolti.
Nel tempo che concedi.
Nella curiosità verso un punto di vista diverso dal tuo.
Nella capacità di non interrompere immediatamente.
Nel riconoscimento che dai.
Nel modo in cui reagisci quando qualcuno non è d’accordo con te.
Non devi diventare improvvisamente più emotivo, accomodante o disponibile con tutti.
Devi forse cominciare da qualcosa di più semplice:
accorgerti un po’ di più della persona che hai davanti.





Formatore e Coach.