Come essere leader in tempi difficili: 8 spunti da mettere in pratica

come essere leader

Foto di Florin Radu da Pixabay

Siamo tutti impreparati ad affrontare questa nuova situazione socio-economica.

Ignoriamo o sottovalutiamo il cambiamento.
oppure reagiamo male di fronte alle difficoltà che incontriamo.

A volte con eccessivo entusiasmo e smisurata fiducia, oppure al contrario…
troppa benevolenza e scarsa intraprendenza.

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Come essere leader?
È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei,
non solo da quello che dici o fai.

Ecco come essere leader in questo momento così particolare:

1. Dai speranza

L’ignoto crea disagio.
Nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.

Non si tratta semplicemente di copiare “le mosse” di un concorrente o creare nuovi processi aziendali rispetto al passato,
ma avere una “visione” che va oltre.

Le persone vogliono esser certe che c’è una meta.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.
Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
Un team senza direzione,
è sopraffatto da incertezza e paralisi.

2. Resta calmo e freddo anche sotto pressione

In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.
 


 
Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone, anche nel bel mezzo di una tempesta.

3. “Tira” fuori il meglio dalle persone

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.

Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiuta (davvero) i tuoi collaboratori ad avere successo.

Porta pazienza,
e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo,
concedi altri tentativi. Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:

  • “Sto facendo il meglio per il mio team?”
  • “Come posso aggiungere valore?”

4. Ascolta con attenzione

In tempi di cambiamento, potresti sentirti spinto in molte direzioni, più del solito.

Ascolta le persone che ti circondano.
Meno sei isolato come leader, meglio è.

Fai un check ogni giorno, anche se non l’hai fatto prima.
Assicurati di chiedere al tuo team: ‘Cosa posso fare per supportarti?’
Ascolta le risposte.
 


 
È importante che le persone che stanno attraversando il cambiamento si sentano come se avessero voce in capitolo.

Dovresti dedicare tanto tempo all’ascolto dei dipendenti,
quanto agli aggiornamenti.

5. Interessati (davvero) alle persone

Occupati del tuo team come fossero … persone!

Questo non significa che devi coccolarle o adularle ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.
I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.

Mostrati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone,
che vuole costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

6. Dimostra integrità …

Dimostra correttezza e onestà.
In tutto quello che fai.

Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta”.

… fiducia …

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.

Quando la fiducia è persa, non può più essere recuperata.
Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti (anche personali).
 


 
La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.
La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.

Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole,
le persone avranno fiducia in te.
Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

… credibilità e autenticità.

La credibilità è un attributo di leadership importante in qualsiasi situazione, ma in un periodo di cambiamenti diventa ancora più critica.

La trasparenza è essenziale.
Se manca, cresce l’immaginazione, le voci si agitano, si riduce la produttività e il morale.

Assicurati che le persone siano informate su ciò che è importante fare/non fare,
su-cosa è necessario spostare l’attenzione.

7. Come essere leader: bilancia forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto.
Non si prende troppo sul serio.

Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

8. Focus sul risultato

Resta concentrato –con tutte le tue energie– sul risultato.
Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.

Inquadra il bersaglio.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Come essere leader: non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi

Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi obiettivi.

Come essere leader: titoli e competenze non bastano.

Requisiti e preparazioni sono importanti,
ma non darli per scontati.

Se essere un leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.
Te lo sei mai chiesto?

“Non ascolto gli altri perché sono smart e intelligente”… la trappola del leader

la trappola del leader

Foto di Vitabello da Pixabay

Lo stereotipo del leader efficace è facile da individuare …
avere tutte le risposte e sapere sempre esattamente cosa fare!

“Non lo so” è una delle frasi più difficili da dire.
Queste tre parole ci fanno sentire spesso inadeguati.

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È vero! Ma è anche pericoloso assumersi la responsabilità di tutte le risposte. È una vera e propria trappola del leader!

Non è necessario conoscere tutte le risposte,
basta saper porre le domande giuste.

La trappola del leader è pensare di disporre di tutte le risposte

Avere tutte le risposte a qualsiasi domanda,
problema o sfida.

Nessuna persona può sapere tutto o possiede tutte le risposte. Nessuno.
Se sei convinto che, come leader, è necessario conoscere tutte le risposte,
sei sulla rampa di lancio del fallimento.

Dovresti ascoltare gli altri.

Il leader di successo riconosce l’importanza dell’ascolto. Sa perfettamente che ascoltare può portargli importanti vantaggi competitivi.

Non sono pochi gli imprenditori di successo che dichiarano come ascoltare con attenzione i feedback negativi è stata una parte fondamentale della loro strategia.

Probabilmente non sarebbero arrivati dove sono senza il costante perfezionamento,
anche attraverso i feedback negativi che hanno ricevuto (e spesso ricercato).

L’ascolto è una parte fondamentale della comunicazione

Saper ascoltare ti consentirà anche di differenziarti,
dimostrare interesse ed empatia verso i tuoi collaboratori.

Costruire relazioni più solide e durature.

È importante (per i tuoi collaboratori) soddisfare il bisogno fondamentale di sentirsi valorizzati, contribuire con le loro idee,
sentire un senso di appartenenza e di responsabilità personale per quello che stanno facendo.

Naturalmente,
ci sono alcune circostanze (situazioni delicate, spettro del fallimento ecc..) in cui è necessario dare risposte immediate e indicare una visione.
Decidere un’azione decisiva. Univoca.

Dovresti ascoltare i tuoi collaboratori

Presta attenzione a quanto hanno da dirti,
non rimanere fermo sulle tue posizioni.

Guarda la differenza di approccio prima di iniziare una riunione: “entrare con la risposta già pronta” contrapposto a “entrare con l’intento di trovare la risposta (insieme).”

Dovresti essere un leader genuino e schietto, che valorizza i membri della tua squadra,
rispetta le idee e competenze del tuo team,
ascolta i suggerimenti prima di decidere su una nuova direzione o azione.

Non devi conoscere tutte le risposte.
È necessario imparare a porre le domande giuste. Evitare la trappola del leader saccente e so-tutto-io.i

Ecco 14 motivi perché non vuoi ascoltare (sbagliando) suggerimenti e consigli degli altri.

Non ascolto perché mi piace dare risposte alle persone.

Mi fa sentire importante.

Non ascolto perché la conoscenza è potere.

Se ho le risposte elevo il mio status.

Non ascolto perché non ho bisogno di sprecare il mio tempo prezioso. 


 

 

Non ascolto perché sono il capo e non ho bisogno di suggerimenti.

Non ascolto perché non ho bisogno di aiuto.

Posso fare tutto da solo.

Non ascolto perché tutto quello che ho davvero bisogno è che facciate quello che vi dico.

Non ascolto perché sono competente.

Molto competente.


 

 

Non ascolto chi ha meno esperienza della mia.

Non ascolto perché non mi piace né il messaggio né il messaggero.

Non ascolto chi non ha il quadro completo.

Non può capire!

Non ascolto chi non condivide le stesse mie responsabilità. Non può comprendere!

Non ascolto chi so che sicuramente non mi capirà. 


 

 

Non ascolto chi ha fallito.

Non ascolto perché sono l’esperto.

Un esperto non chiede. Mai.

Partecipare a una riunione: come rovinare la tua immagine professionale

partecipare a una riunione

Foto di BROTE studio da Pexels

Se le sai padroneggiare,
le riunioni sono lo strumento più potente che hai per potenziare il tuo personal branding.

Sai cosa è il personal branding?

Significa gestire in maniera strategica la tua immagine professionale: quello che gli altri percepiscono di te e che farà scegliere te al posto di qualcun altro. Puoi consolidare il tuo posizionamento, differenziarti dagli altri e renderti più riconoscibile e memorabile. Ti farà notare!

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Le riunioni costituiscono anche gran parte del tempo che trascorri al lavoro,
quindi è importante non sprecare quel prezioso bene.

Sono anche il luogo in cui le persone che devi “colpire” (i capi, i colleghi, i collaboratori) si ritrovano.

Partecipare a una riunione vuol dire costruire la tua immagine professionale ed aumentare il tuo carisma

Fai attenzioni ad atteggiamenti, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).

Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 14 manifestazioni che asfaltano la tua immagine professionale quando devi partecipare a una riunione:

1. Interrompere

Conosci qualcosa di più irritante di qualcuno che ti “va sopra” quando stai per spiegare la tua idea in una riunione?

Ecco perché è fondamentale non interrompere e non riempire i silenzi.
Lascia il tempo all’altra persona di pensare e di esporre il suo concetto.

Attendi che la persona finisca di parlare,
prima di contribuire.

2. Essere in ritardo

Potresti pensare che arrivare per ultimo ti dia un touch di carisma.
Far aspettare le persone per il tuo “grande ingresso”.
Ma non è così.

In realtà, sembra che tu non sia in grado di gestire il tuo programma o, peggio,
che questa riunione non sia così importante per te.
 


 

Arriva puntuale.
Arriva in tempo … pronto a lasciare il segno!

3. Essere impreparato

“Ah! Si, no, ehm … mi sa che non ho letto la mail.”

Non sai cosa si tratta in questo incontro?
Sei troppo occupato? Beh. Lo siamo tutti!
Basta prendere 5 minuti per familiarizzare con le trattande della riunione.

Quando ti presenti costantemente alle riunioni senza esserti preparato,
l’etichetta di “mediocre” non te la toglie (giustamente) più nessuno!

Per prepararti a un incontro in modo efficiente, poniti queste domande:

  • Qual è il messaggio chiave che voglio comunicare?
  • Chi partecipa e cosa voglio che pensino, provino o facciano?
  • Qual è il contributo più prezioso che posso dare?
  • Chi dovrei riconoscere o supportare?

4. Utilizzare il cellulare

Alcune team leader consentono ai membri del team di usare lo smartphone durante le riunioni.

A mio avviso, è meglio lasciarlo in tasca o nella borsa,
o meglio ancora, lascialo nel tuo ufficio.

Non puoi essere impegnato mentalmente nella riunione,
se sei occupato con il tuo smartphone.

Ricorda …
le persone possono vederti lo stesso anche se lo usi sotto il tavolo-riunione!

5. Non prendere appunti

Non essere quello che si siede senza portare un blocco note per prendere appunti, un laptop … niente!
 


 

Partecipare a una riunione e mostrare leadership?
Un piano di lavoro liscio-liscio dimostra che non sei davvero interessato agli altri.

Ancora peggio,
non prendere appunti affermando di avere una buona memoria .

6. Non ripetere i concetti degli altri

Il tempo è stretto. Fai il tuo punto.
Poi prosegui.

Evita di ripetere quello che hanno detto gli altri.
Solo per dire-qualcosa. Cercare di fare colpo.

Se vuoi riconoscere i concetti degli altri puoi dire qualcosa tipo “Come suggerisce Piercarlo, sono d’accordo sul fatto che dobbiamo concentrarci prima su …”.

7. Prendere gloria per i contributi di altri

Ti prende il merito se va bene, incolpi gli altri se va male?

Mossa infantile e meschina.

Non ripetere continuamente la parola “io” perché hai bisogno della gratificazione per nascondere la sua bassa autostima.
“Voglio…”, “Ho bisogno…”, “Devo avere…” sono le sue espressioni preferite?

8. Fare il paraculo

Smettila di annuire a ogni singola frase che senti dire dal tuo capo.
Non sottolineare con il capo ogni intervento del CEO.

È irritante.

9. Essere negativo

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Non essere quello che si focalizza sempre-e-solo su cosa-non-funziona.

10. Contestazioni di carattere personali

Le riunioni influenzano l’esecuzione della tua attività, del tuo team o del tuo dipartimento.
 


 

I meeting con il team non sono il momento giusto per tirare fuori le tue rimostranze sulla promozione a supervisor di Fausta.

Se hai un problema personale con Fausta (anche legittimo) la riunione di team non è il posto per le tue polemiche personali.

11. Espressioni facciali di stupore o di disaccordo

Evita di scuotere la testa o rotolare gli occhi.
Agitarti in modo inquieto o nervoso.
Guardare in modo intimidatorio. Sussurrare (come un cospiratore) con un’altra persona.

Sbadigliando invii il messaggio che sei irrispettoso e che ti annoi facilmente.
Mostra alle persone che sei coinvolto e interessato.

Una postura equilibrata darà un’impressione di fiducia e autorevolezza.

12. Uscire/entrare dalla stanza non vuol dire partecipare a una riunione

Non appena l’argomento cambia, fai notare in modo palese che non sei più interessato.
Inizi a parlare con un collega.

Utilizzi il tuo laptop,
lavorando chiaramente su qualcosa di estraneo alla riunione.

Questi atteggiamenti mostrano il tuo disinteresse verso gli altri. Non sei interessato a ciò che gli altri hanno da dire.
Presti attenzione solo quando l’argomento è di tuo interesse.

Impegnati per l’intera durata della riunione.

13. Frasi che minano la tua immagine professionale

“So che dovrei saperlo, ma …”
“Scusate. Posso fare una domanda?”
“Potrebbe essere una domanda stupida, ma ...”

Quando precedi la tua domanda con queste introduzioni,
stai mostrando alle persone quanto tu sia incerto e poco sicuro della tua competenza.

Se vuoi partecipare a una riunione, poni la tua domanda direttamente,
senza scuse.

14. Parlare solo per farsi notare

Nessuno vuole trascorrere tempo inutile (oltre il necessario) in una riunione.

Non aggiungere parole-inutili solo per farti notare. Ci sono modalità più efficaci.

Quando rendi produttiva una riunione,
diventi istantaneamente autorevole e fiducioso agli occhi dei tuoi colleghi o del tuo team.

Quando elimini tutti questi comportamenti,
sarai in grado di lasciare un segno e partecipare a una riunione per rafforzare il tuo marchio personale.

Come essere un leader: le domande sono frecce potenti al tuo arco

come essere un leader

Foto di Kampus Production da Pexels/

“È una bella domanda.”.
Gli occhi si spostano verso l’alto. La persona si ferma a pensare.

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Dovresti essere contento quando qualcuno ti rivolge questa frase.
Hai appena fatto una domanda potente. Non la “solita” domanda.
La domanda giusta al momento giusto.

Come essere un leader: le domande fanno riflettere

Forniscono spunti interessanti sulla vita, priorità, valori, ecc.,
Non si soffermano in superficie. Scavano in profondità. Approfondiscono argomenti.
A volte ci vuole coraggio per affrontare il disagio di rispondere.

Se una domanda ti sorprende, ti fa pensare, può portarti a intuizioni profonde.
Uniche.

Le domande potenti non le senti spesso.
“Come va?” non è una domanda potente.
Invece lo è “Qual è stato il tuo momento più proficuo oggi?”.

Una domanda potente ti aiuta a superare le divergenze, rafforza le relazioni.
Trasforma la confusione in chiarezza,
la rabbia e la frustrazione in accordo e soddisfazione.

Prima di pretendere di essere capito cerca di farti capire

Come essere un leader: ascolta. Indaga. Cerca chiarezza.
Fare domande è un modo per acquisire queste informazioni.

Ricoprire una posizione di responsabilità non significa dire sempre la cosa giusta al momento giusto.

In realtà i leader più efficaci non sono  necessariamente quelli che dicono sempre la cosa giusta,
ma piuttosto quelli che sanno fare le domande più appropriate.

Riconosci l’efficacia delle domande.

Non concentrarti su-cosa-dire.
Concentrati su-cosa-chiedere.

Quando hai rilevato un errore puoi chiedere: “Cosa è successo?” o “Di chi è stata la colpa?”.
Chiedendo invece: “Qual è la causa principale?” oppure “Come possiamo prevenire l’errore in futuro?” puoi incoraggiare il problem solving.

Ci sono cose che ho imparato nel corso degli anni attraverso la mia attività di coaching e che puoi utilizzare anche tu nel corso dell’incontro uno-a-uno.
 


 
Ecco alcune domande che puoi utilizzare in diverse situazioni.
Possono diventare il tuo strumento per influenzare le persone e produrre risultati.

Quando la discussione tende a divagare e vuoi riportarla sui binari

  • Qual è lo scopo di questo incontro?
  • Che cosa posso fare per esserti d’aiuto?
  • Qual è il nostro obiettivo?
  • Che cosa stiamo cercando di realizzare?

Quando vuoi far emergere e risolvere un problema

  • Puoi condividere alcuni dettagli del problema specifico? (Chi è coinvolto? Dove? Quando? Per quanto tempo?)
  • Cosa credi l’abbia causato?
  • Qual è la tua difficoltà più urgente/importante in questo momento?
  • Cosa hai provato a fare -finora- per risolverlo?
  • Possiamo prendere qualche spunto sulla base dei successi passati?
  • Cosa non hai ancora provato a fare/dire?

Quando vuoi rimuovere ostacoli

  • Chi altro deve essere coinvolto? Come ti può aiutare?
  • Come capirai che hai raggiunto il tuo obiettivo?
  • Cosa ti trattiene?
  • Quali potrebbero essere le conseguenze indesiderate? Cosa ti preoccupa di più? Quali sono le tue opzioni? Cos’altro puoi provare?
  • Qual è il tuo piano B?

Quando vuoi approfondire un progetto

  • Quale aspetto di questo progetto ti è sembrato particolarmente interessante?
  • Cosa ti frustra/preoccupa di più del progetto?
  • Cosa posso fare per rendere le cose più gestibili?
  • C’è qualcosa che dovrei sapere sul progetto che non so?

Per verificare com’è stato accolto un cambiamento/nuova mansione

  • Hai qualche preoccupazione riguardo il cambiamento che ti riguarda?
  • Come sta andando con la nuova situazione/sviluppo/mansione?
  • In che modo la nuova situazione/mansione sta influenzando il tuo modo di lavorare?
  • Cosa potrebbe ostacolare la tua efficacia?
  • Che tipo di progressi hai fatto rispetto i passaggi che abbiamo approfondito la volta scorsa?
  • Nel nostro ultimo colloquio hai accennato che ti piacerebbe crescere come …  Come sta andando?
  • Su quali aree di sviluppo lavorerai nelle prossime settimane?

 


 

Quando ti trovi a corto di parole, fai una domanda

Questo tipo di domande sono utili per guadagnare tempo e pensare ad una risposta appropriata.

  • Come vorresti che io reagissi?
  • Potresti per favore ripetere quanto hai detto?
  • Come pensi che mi senta dopo quello che mi hai detto?

Quando ti senti attaccato

  • Perché pensi che la mia idea non possa funzionare?
  • Che cosa ho detto per farti sentire in quel modo?
  • Che cosa potrebbe convincerti del contrario?

Quando un rapporto professionale è in pericolo, fai una domanda

  • Che cosa possiamo fare per risolvere questo problema?
  • Come pensi che potremmo fare, in futuro, per lavorare meglio insieme?
  • A che cosa ci porta tutto questo?
  • Cosa vorresti che cambiasse nei nostri colloqui/dialoghi? Come potremmo renderli più utili per te?
  • Sto cercando di migliorare i nostri colloqui e apprezzerei molto avere un tuo feedback in merito. Cosa ti è piaciuto e cosa posso migliorare?
  • C’è qualcosa che dovrei smettere, iniziare o continuare per migliorare il valore dei nostri dialoghi?

Quando vuoi stabilire un rapporto con i tuoi collaboratori

  • Dimmi qualcosa che non so di te?
  • Che cosa consigli di fare per … ?
  • Qual è il tuo punto di vista?
  • Ti sembra che abbia trascurato qualcosa?
  • Cosa fai dopo il lavoro? Quali sono i tuoi hobby?
  • Cosa suggerisci per rafforzare il nostro team?
  • Cosa hai fatto di recente che ti ha reso orgoglioso?

Come essere un leader: una domanda potente può trasformare il tuo modo di lavorare.
È un’arte che fa la differenza tra mediocrità e grandezza.

Email di lavoro: come risolvere conflitti con autorevolezza

email di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ogni giorno, appena sveglio, ti piaccia o no, sai che dovrai comunicare.
Il modo in cui poi sceglierai di farlo, consapevolmente o no, influenzerà le tue giornate.
Intensificherà le tue emozioni.

Ti sarai sicuramente accorto come le email di lavoro possono diventare un modo terribile di comunicare.
E ti credo!

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Usando solo il testo, perdi oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione … e con queste premesse, è facile che i toni si scaldano, nascano attriti, si creino incomprensioni ed equivoci, aumentando tensione e conflitto.

Le email di lavoro aumentano in modo esponenziale e con esse le occasioni per creare frizioni.
Spesso si esaspera la tensione a tale punto che diventa un enorme spreco di tempo,
tanto inefficace quanto inefficiente.

Troppe ore ad elaborare lunghe riflessioni e numerose revisioni su cosa/come rispondere,
coinvolgendo colleghi e partner nei tuoi “drammi digitali”.

È necessario interrompere questo circolo vizioso (e infinito) fatto di scambi digitali al veleno.
Risolvere la questione in modo autorevole è più facile a dirsi che a farsi.

Un conflitto gestito per mail genera ancora più conflitto

Quando sorge un conflitto, siamo spesso tentati di usare istintivamente la posta elettronica nel tentativo di risolvere velocemente il problema.

Purtroppo, una frase, anche se ben intenzionata o un feedback costruttivo, può diventare aspra e irritante quando è interpretata in modo errato.

Attribuiamo una (nostra personale) tonalità e significato, trasformando quello che potrebbe essere un semplice commento in qualcosa di completamente diverso.
Ovviamente di negativo.

Non utilizzare mai le mail per risolvere i conflitti.
Rispondere con animosità ad una email di lavoro non è quasi mai il modo più efficace per risolvere la questione.

Prima di rispondere fai un respiro, meglio due

La velocità delle comunicazioni elettroniche raramente ti lascia il tempo di fermarti. Considerare la situazione in modo obiettivo.

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo. Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.
Nel caso che urge risposta, senti troppa tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro avrai almeno 5 minuti disponibili.
 


 
Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio, prendi un bicchiere di acqua.
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

Rileggi. Assicurati di aver compreso davvero bene il concetto prima di fornire la tua risposta.

Ammetti i tuoi (eventuali) errori

A volte sei sicuro di essere nella ragione.
Altre invece scopri che la causa del problema o chi ha aggravato la situazione, sei proprio tu.

Riconosci l’errore … e porgi le tue scuse a tutte le persone coinvolte.
Non permettere che un errore, una svista o un fraintendimento rovini la tua immagine professionale. Mandi in fumo anni di buone relazioni professionali.

Dovresti fare quello che è giusto.

Concedi una “possibilità” alla persona

Dando alla persona il beneficio del dubbio aumenterai la probabilità di una sana risoluzione.
Non è facile, sono d’accordo!

Soprattutto se la persona non ti piace o sei sicuro che si è comportata in modo scorretto,
ti incoraggio a provarlo comunque!

Anche se non ti senti a tuo agio,
avvicina la persona con domande chiarificatrici invece di dichiarazioni accusatorie.

Nelle email di lavoro distingui tra i fatti e la tua “visione”

In un conflitto professionale,
dovresti distinguere due elementi: cosa è successo (ovvero i fatti reali) e la tua interpretazione (ovvero la tua spiegazione dei fatti).

La tua “storia” potrebbe darti un’attribuzione più negativa.
Ci sono sempre diverse motivi (più o meno validi) per cui qualcuno ha-fatto-o-non-fatto-qualcosa.
 


 
Hai solo un modo per comprovare o sconfessare la tua ipotesi …
chiedere direttamente alla persona.

  • “Ho notato che le riunioni del Dipartimento adesso sono pianificate per le 16:00. Questo è in conflitto con … …. Puoi aiutarmi a capire perché hai scelto questo orario? Mi piacerebbe parlarne con te per risolvere il contrasto nella pianificazione. “

La vera domanda è … desideri davvero risolvere il conflitto?

Desideri arrivare a soluzioni reali?

Se il tuo obiettivo finale è quello di trovare una soluzione (poco importa se hai torto o ragione, se il tono del mittente è sarcastico, ecc.) la cosa migliore è organizzare un incontro faccia a faccia o via telefono/Skype.

Se sei arrabbiato, frustrato o ferito da qualcosa,
invece di scrivere un’e-mail vai direttamente dalla persona (o chiedi un incontro in videoconferenza) con cui hai una divergenza.

Non ti entusiasma l’idea?
Ti aspettavi una soluzione efficace senza il tuo coinvolgimento?

Ricorda … è facile scagliare missili-digitali nella sicurezza del tuo ufficio senza il rischio di un incontro dal vivo. Per un confronto faccia a faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Attributi. Non farti sfuggire l’occasione per dimostrare la tua forza e il tuo carattere.

La tua autorevolezza.

Chiedi un incontro esplicativo

Se uno dei tuoi colleghi (ma anche il capo o un collaboratore) ti invia una email di lavoro ostile o aggressiva, chiedili un incontro chiarificatore.
Potresti dire:

  • “Penso che potremmo risolvere il problema rapidamente trovandoci di persona. Prendiamoci un caffè. In alternativa posso passare nel tuo ufficio. “
  • “Discutiamone … ti chiamo domani mattina. “
  • “Sembra una questione importante. Perché non la aggiungiamo all’ordine del giorno della nostra prossima riunione? “

Quando valuti un contrasto con l’intento di ottenere chiarezza, vedrai che, il più delle volte, la persona non immaginava di creare intenzionalmente un dissidio.
Oppure aveva buone intenzioni.
 


 
Scoprirai come le persone risultano meno “effervescenti” e aggressive di persona, quando non si nascondono dietro il loro computer.

Ascoltare in modo attivo ti aiuterà a comprendere meglio cosa è accaduto. Spesso la tua (fervida) interpretazione non ha nulla a che fare con l’attuale conflitto o con la persona specifica.

Una volta che guardi negli occhi la persona, vedi il suo linguaggio del corpo e senti l’energia, sarai in grado di risolvere il problema in modo da rafforzare il tuo rapporto professionale. Anziché danneggiarlo!

Ecco come essere autorevoli!

Le conversazioni difficili sono più efficaci faccia a faccia rispetto alle email di lavoro

Scegli gli incontri faccia a faccia per risolvere i tuoi conflitti sul lavoro.
Se non è possibile, opta per una videochiamata o una conversazione telefonica.

È necessario incanalare queste emozioni in modo produttivo.
In più, con la richiesta di un incontro, hai il tempo di mettere da parte (almeno un po’) il tuo orgoglio e le tue emozioni.

Parla dal tuo punto di vista

Quando vorresti chiedere chiarimenti, ma ti senti a disagio perché non sei d’accordo con la persona,
usa frasi che iniziano con io piuttosto che tu.

  • “Non ti sei spiegato molto bene”
  • “Faccio fatica a comprendere completamente quanto stai condividendo”

Puoi dire esattamente la stessa cosa con due toni di voce completamente diversi.
Ogni intonazione trasmetterà messaggi molto diversi.
Immagina la frase “Non sono sicuro di essere d’accordo con quello che hai detto” con un tono aggressivo o con un tono curioso.

Chiedi chiarimenti in modo più costruttivo.
Non incolpare l’altra persona.
Prova (sinceramente) di capire il punto di vista dell’altra persona.

Non essere percepito come accusatorio. Minaccioso.

Quando le persone si sentono attaccate, si mettono sulla difensiva. Parlando dalla tua prospettiva, il tuo ascoltatore sarà più aperto alla discussione.

Capirà che stai semplicemente cercando di ottenere il chiarimento di cui hai bisogno. Sarà più disposto a interagire con te.

Un ottimo modo è porre domande aperte, lasciando così lo spazio alla prospettiva dell’altra persona. Le domande chiuse invece portano sempre alla risposta o no, limitando la raccolta di informazioni.

Ecco alcuni esempi che potresti utilizzare per chiedere chiarimenti:

  • “Se ho inteso bene, pensi che il fattore più importante in questa situazione sia …”
  • “Penso di aver bisogno di più informazioni. Non capisco del tutto quella parte del progetto ……?
    Potresti dirmi qualcosa di più?”
  • “Penso di capire che  X sarebbe la soluzione migliore? Potresti spiegarmi perché hai bocciato la mia proposta Y?”
  • “Potresti darmi un esempio concreto per  capire come ciò potrebbe influenzare il progetto?”
  • “Ho notato che quando condividiamo un approfondimento o sembra che tu debba sempre contestare o aggiungere qualcosa. Provo una mancanza di fiducia, non mi sento responsabilizzata. Che ne dici di parlarne davanti un caffè?”

Fino a quando avrai a che fare con le persone (e per fortuna che è così) sarai sempre esposto al rischio di essere deluso, frustrato e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Queste strategie (applicate alle email di lavoro) mi hanno aiutato ad “allenare” l’autocontrollo, il coraggio e a risolvere situazioni incresciose in maniera più efficiente e dignitose che in passato.
Prova anche tu!

Non vuol dire aver sempre ragione ma confrontarsi, discutere e chiarire discussioni che possono trascinarsi per tanto tempo, dissipando energie preziose.

A volte possono bastare 10 minuti!

Molte volte ci manca il coraggio di parlare, di chiarire, perché abbiamo paura della reazione o perché non vogliamo che la persona si offenda.

Altre volte ci sono contesti e situazioni dove è “meglio tacere”, per evitare contraddittori scomodi che non portano a nulla, se non a spaccature e antipatie.

Quando “senti” che qualcosa sta fermentando, se la vocina nella tua testa ti dice che qualcosa non va, non ignorarla. Segui il tuo istinto.
Chiama o vai a trovare la persona.

Più a lungo aspetti,
maggiori sono le possibilità che l’incomprensione si evolva in freddezza e distacco.
Conflitto.

7 caratteristiche che indicano una personalità forte

personalità forte

Foto di Fifaliana Joy da Pixabay

In un mondo dominato da insicurezze e paura, pochi si distinguono dalla massa.
È una caratteristica rara che non è facile possedere.

La personalità forte non è legata al voler essere o apparire.
Non vuole vincere, almeno non necessariamente.
Non vuole essere condizionata o sfruttata.

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Quando le persone incontrano una forte personalità, non capiscono subito con chi hanno a che fare.
Alcune persone rimangono turbate. Altre pensano che voglia dominare. Altre ancora pensano che sia scortese. Troppo diretto. Ma non è la verità.

A volte la persona forte potrebbe sembrare intimidatoria…
ma è solo a causa della manifestazione esteriore della sua fiducia interiore. Il non-ricercare convalide all’esterno.

Sei una persona forte? 7 caratteristiche che indicano una forte personalità:

1. La personalità forte non sopporta le scuse

Le cose nella vita non vanno sempre come vorremmo. La personalità forte non tollera le scuse. Le giustificazioni fanno perdere tempo, sono ostacoli, rallentano propositi e obiettivi.
La persona forte è concreta. Agisce, con umiltà ma anche con determinazione.

Lavora sodo ogni giorno, quando qualcuno presenta una scusa, sa ascoltare ma non è disposta ad assistere persone che perdono tempo a lamentarsi e procrastinare. Preferisce concentrarti su ciò che può fare per risolvere una situazione,  su come superare gli ostacoli.

Una forte personalità, respinge l’idea di perdere tempo prezioso piagnucolando o lamentandoti “Perché io?” o “Sono così sfortunato”.

È orientata all’azione. Preferisci concentrarsi sulle cose-da-fare.

2. Non tollera le chiacchiere banali

“Chiacchiere, pettegolezzi e spazzatura è ciò che la gente vuole,
non l’azione…”
Soren Kierkegaard

La personalità forte non ama la conversazione banale. Odia le chiacchiere. Le chiacchiere permettono a due persone di avere conversazione senza realmente conoscersi.
L’emozione è scoraggiata. L’autenticità scompare.

È uno scambio vuoto e prevedibile, con risultati scontati.
 


 

La persona forte si sente a disagio, non ama le mezze verità né le mezze bugie.
Tantomeno le conversazioni negative e superficiali.

Se hai una forte personalità, è probabile che sei più interessato alla profondità e al significato. Non vuoi perdere tempo a parlare di cose che non ti importano più di tanto, quando la tua energia potrebbe essere spesa in modo più efficace.

Potresti sembrare serioso e bacchettone. Ma non è vero!
Sei semplicemente a disagio con convenevoli senza senso. C’è sempre tempo per una conversazione semplice e divertente che alleggerisca l’umore.

3. Dice quello che pensa

“Nel tempo dell’inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell – “La fattoria degli animali”

Viviamo in un mondo fatto di apparenza, di inganni e di rapporti umani di circostanza dove è difficile dire quello che si pensa.
Perché dire la verità serve audacia e si viene etichettati come persone non conformi?
Perché quello che dovrebbe essere un pregio, in realtà diventa “scomodo”?

Dire quello che si pensa è spesso considerato poco opportuno soprattutto se non coincide con il “pensare comune”.
Dire quello che si pensa richiede coraggio. Pretende onestà intellettuale.
La personalità forte disprezza i bugiardi (sempre con il rispetto dell’altra persona).

Dire sempre la verità al di sopra dei nostri pensieri, dei nostri giudizi e delle nostre opinioni… non è per tutti!

Dire la verità a volte può fare male. Causare dispiacere, ma può aiutare a far crescere la persona che abbiamo davanti. Le permette di adottare una nuova prospettiva. Le consente di maturare e migliorarsi.

La persona forte non ha paura del confronto quando ci sono problemi da risolvere o se qualcuno è stato offeso. Non ha mai paura di esprimere la sua opinione.

4. Prende l’insicurezza come un’opportunità

“La fortuna non esiste:
esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”
Lucio Anneo Seneca

L’insicurezza (a volte) è un’opportunità.

La personalità forte ha imparato dalle avversità.
È capace di superare questo limite per raggiungere i suoi obiettivi.
 


 

Ha imparato dall’insicurezza. Trova opportunità dove gli altri non ne vedono.
Riesce a superare le avversità e il dolore, imparando dalle esperienze negative del passato.

Le difficoltà diventano così opportunità per crescere. Imparare in modo da poter andare avanti invece di impantanarti nella negatività. Sopravvivere (e crescere) quando i tempi si fanno difficili.

Le lezione della vita ci danno strumenti per avanzare senza timore ma sapendo bene “ciò che non si è disposti ad accettare”.

5. La personalità forte non ha bisogno di piacere a tutti

Per ottenere l’accettazione altrui, alcune persone sono disposte a falsificarsi, sviare il loro cammino o assumere atteggiamenti accondiscendenti. Questo non accade a una personalità forte!

La personalità forte non ha bisogno di attenzione.
Non perde tempo a chiedere di essere notata. Sa che l’attenzione è superficiale e fugace.

La persona forte sa che poche cose generano tanta frustrazione e sofferenza come voler compiacere tutti, come cercare di essere accettato da tutti. Ha la massima fiducia in se stesso e non sente mai il bisogno di fare di tutto per compiacere o impressionare gli altri.

Lascia parlare il suo lavoro e le sue azioni. Mostra il suo vero valore.
Non ha tempo o energie da sprecare per le persone che vogliono solo che siano sempre d’accordo con loro.

Tratta le persone intorno a se con rispetto ma non asseconda il suo ego.
Le personalità forti non sono amate da tutti perché spesso non vengono comprese.
Dietro la determinazione esiste una parte sensibile che ha imparato dalla vita ciò che vuole.

6. Non sopporta l’idiozia e la superficialità

“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”
Catone il Censore

Una personalità forte è attenta, premurosa e ben informata.
Si irrita profondamente quando le persone fanno commenti o esprimono giudizi repentini, delle quali non comprendono nulla se non a un livello superficiale.
 


 

La persona dal profilo forte e resistente non tollera la superficialità, l’egoismo.
Dà valore alle cose importanti, quelle che non le fanno perdere tempo e che le apportano benessere.

Utilizza la sua conoscenza per influenzare le persone. Le incoraggia a pensare e considerare attentamente quello che dicono, prima che esca dalla loro bocca.

7. La personalità forte è realista e decisa

Ha un senso della realtà molto solido.
A volte è un po’ troppo diretta, si pone degli obiettivi molto chiari ma ha senz’altro ha i piedi ben piantati a terra.

Una personalità forte non si lascia ammaliare dalle sirene della fantasia.
È riflessiva. Coglie l’essenziale di una situazione o di una persona e le traduce in azioni. Da questa fondamento agisce senza perdersi troppo nei dettagli. Più che pensare come potrebbero-essere le cose, si preoccupa di vedere come-sono.

Non ama i giri di parole e le mezze misure. Preferisce testarle nei fatti piuttosto che farlo mediante proiezioni mentali. Preferisce valutare la validità dei suoi progetti sul campo. Non col pensiero.

È capace di cambiare direzione quando la realtà mostra che sta percorrendo la strada sbagliata. Non si attacca troppo al modo ma piuttosto all’obiettivo che si è proposto di raggiungere.

Un capo tirannico esige il rispetto del team – il leader autorevole lo guadagna

il leader autorevole

“Ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere,
a discutere prima di condannare.”

Norberto Bobbio

Un capo immaturo esige il rispetto del suo team semplicemente perché “ha studiato”, è stato assunto per “fare il capo” oppure ha l’ufficio più grande.

Si circonda di fedelissimi e per mantenerli tali, li rende partecipe a “onori e cariche”. Conosce solo i suoi stretti collaboratori e spesso nemmeno quelli. Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi”.

Coinvolge nelle attività sempre e solo le stesse persone.

Per il resto del team … briciole di attenzione e poca considerazione. Tuttavia, avere una posizione, un titolo, non significa necessariamente essere leader.

Tieni in mente che dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare rispetto.
Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato. Il capo deve essere meritevole. Di rispetto e lealtà.
 


 

Concentrati su come ottenere la fiducia e il rispetto del tuo team: crea relazioni positive, mantieni le promesse, offri competenza e buon senso. In cambio riceverai stima e apprezzamento. Non boicottare il talento. Non ostacolare la capacità, anzi guidala e diventane il più leale alleato.

Scegli persone competenti, accettando la loro autonomia. Mentre un capo vede intorno a sé solo dei sottoposti salariati, tu riconosci delle persone… con i loro problemi, le loro gioie e i loro pensieri (senza diventare un confessore o lo psicologo).

Il leader autorevole sa che è normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri, ma cerca di evitare di manifestare preferenze in maniera evidente.

Ci sono collaboratori che devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare ogni singolo membro del tuo team. La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.
È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Il leader autorevole sa che creare fiducia nel team vuol dire andare oltre i compiti di leader. “Mettere insieme” bravi professionisti non necessariamente genera buoni risultati. In effetti, non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

In passato funzionava ..oggi non più!

Equilibrio lavoro-privato: 14 semplici spunti da applicare subito – 1

equilibrio lavoro-privato

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

Se ti senti sopraffatto e ti rendi conto che stai vivendo solo per lavorare probabilmente hai un problema di equilibrio lavoro-privato.

Le innovazioni tecnologiche hanno offuscato le linee tra la nostra vita lavorativa e quella personale. Prima eravamo soliti lasciare il lavoro in ufficio, ora lo portiamo in tasca ovunque andiamo.

Rende più difficile uscire dalla “modalità di lavoro” quando siamo in vacanza ma anche quando andiamo fuori a cena con gli amici.

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Il lavoro sta dominando la tua vita privata?
Non stacchi mai?
Trascuri la tua famiglia? Ti sembra di non avere mai tempo per te stesso?

Una condizione simile porta a livelli elevati di stress.
Nervosismo e malessere crescente.
Quando la mancanza di equilibrio tra lavoro e privato diventa troppo grande può influire negativamente sulle tue relazioni personali e quelle professionali.

Come puoi ripristinare l’equilibrio lavoro-privato?

È fondamentale amare te stesso. Ritrovare le persone e le cose, senza sentirsi troppo in colpa per non avere tempo per tutto e tutti.
Ognuno ha vincoli e impegni, ma annullarsi nei “doveri” alla lunga non è affatto sano.

Cosa è l’equilibrio lavoro-privato?

Il lavoro non deve “strangolare” la vita privata. Nondimeno, il privato non deve intralciare il lavoro.
Per un buon equilibrio occorre trovare la giusta dose di distacco e coinvolgimento. Un eccessivo investimento emotivo nel lavoro rischia di darti mancanza di lucidità nella gestione della tua carriera professionale.

Non si vive di solo lavoro. Alla lunga, si rischia di scoppiare.
È opportuno valorizzare la tua vita privata, che spesso è il vero catalizzatore di una carriera soddisfacente e duratura.

1. Definisci cosa significa per te equilibrio lavoro-privato

L’equilibrio è un concetto estremamente personale.
Prima di poter lavorare sul tuo equilibrio lavoro-privato,
è necessario definire cosa significa “equilibrio” per te.
 


 

Ognuno di noi ha un equilibrio tutto suo. Non esiste una regola valida per tutti.
Ogni tanto è opportuno porsi delle domande, chiedersi il senso di quello che fai dal punto di vista professionale e personale.

Che cosa desideri? Maggiore connessione con la famiglia?
Andare con continuità in palestra?
Il tuo lavoro è appassionante ma anche totalizzante?

Spesso abbiamo chiari gli obiettivi professionali ma siamo molto limacciosi su ciò che vogliamo fare con le nostre vite nel privato. È fondamentale …
sapere COSA hai bisogno e QUANDO ne hai bisogno.

Cerca di vivere secondo tua vera inclinazione. Snaturarsi non è mai una buona idea. Valuta con cautela i consigli degli esperti, le raccomandazioni dei tuoi VIP preferiti, le persone che ammiri di più.
Cosa funziona per loro, potrebbe non funzionare per te.

Non permettere che i modelli del passato (per esempio quello dei tuoi genitori) condizionino le tue scelte.

2. Prima di fare scelte …ricorda l’impatto che hai sugli altri

Le tue azioni influenzano le persone intorno a te.
Il tuo partner, la famiglia, i familiari e anche gli amici stretti.
Considera l’impatto delle tue scelte sulle tue relazioni.

Lasciare il lavoro, accettare un trasferimento, ridurre le ore di lavoro retribuite con conseguente “taglio” dei tuoi introiti finanziari avranno un impatto sulle persone vicino a te.

Un taglio salariale deve essere ben consapevolizzato, altrimenti son dolori dover saltare la vacanza estiva o cancellare le ripetizioni di chimica di tuo figlio.

Evita i “sacrifici indispensabili” perché le privazioni di oggi rischiano di trasformarsi nei rimpianti di domani.
 


 

3. Accetta che a volte sarai sbilanciato

Un grande progetto o una richiesta particolare potrebbero rendere necessario lavorare fino a notte fonda o durante il weekend.
Ma poi, ti assicuri di prenderti del tempo per te e la tua famiglia?
È un’eccezione, o sarà la regola?

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.
Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile. Accettala.

Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!
Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.

Come ci può essere equilibrio lavoro-privato quando adori il tuo lavoro, sei ambizioso, motivato e … affamato? (riprendendo un aggettivo così caro a Steve Jobs)

Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 


 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 


 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 


 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 

Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 1

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels

 

Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta nella stanza del colloquio di lavoro
ti farà perdere punti in carisma e leadership.

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff … addio buona prima impressione!
Bisogna correre per rimediare!

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Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader … essere autorevole al colloquio di lavoro …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità, prima di varcare la soglia della stanza ti permetterà di partire con il piede migliore. Qui è in gioco la tua immagine professionale!

Ecco come essere autorevole al colloquio di lavoro, entrare nella stanza come un leader,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavo):

Preparazione è leadership. Significa essere autorevole nel colloquio.

Più sarai preparato, più sarai confortevole e rilassato.

Sarebbe un pessimo inizio, arrivare trafilato e sudato (perché non hai trovato parcheggio),
o in largo anticipo (diventando un ospite da gestire).

Indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare la mansione, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli
ora, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

Poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfiga, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare da te stesso (io almeno faccio così) errori di mancata preparazione.
 


 

Vestiti come un leader

Vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento.
Non certo per le maniche troppo lunghe della giacca,
i calzini bianchi da-palestra, la cravatta sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo (senza esserne ossessionato) con le più recenti tendenze moda.

Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).

Scegli la moderazione. È meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma anonimo.
Cerca di non essere solamente ciò che stai indossando.

Minimizza il nervosismo se vuoi essere autorevole al colloquio

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
come riportare alla mente un momento specifico, in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi.

Un giudizio lodevole da parte del capo, l’acquisizione di un cliente importante,
il giorno della tesi di laurea, la vittoria al torneo di calcetto,
una conquista sentimentale che tutti ti hanno invidiato, ecc.

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo chattare con l’amico con un buon senso dell’umorismo.
 


 

Cantare in macchina, guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.
Essere autorevole al colloquio di lavoro!

Arriva in tempo

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Non c’è scusa che esista.
L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale.
Lo sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre.
Se sei in ritardo, sei fuori al 95%!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo.
Esprime ansia e impazienza.
Disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda.
Sei un ospite da dover gestire (non sanno dove metterti in attesa).

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti.
Vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 – 15 minuti prima.
Bastano.

La motivazione del personale parte inevitabilmente .. dal team leader!

motivazione del personale

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Motivazione del personale ? Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che una pacca sulla spalla al tuo collaboratore,
accompagnata da frasi di circostanza prese-a-prestito-dal-web
… non sarà di grande aiuto!

Finto entusiasmo e sorrisi di circostanza raramente creano “brividi” motivazionali.

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E se anche funzionasse … quanto durerebbe?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo. Lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …
come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
Scatenare una motivazione del personale senza fine?

Il Mercato del Lavoro sta cambiando

… anche in conseguenza della crisi che ci ha investito.
Deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.
Non puoi restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire. Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo.
Infatti, quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la (tua) carriera.
In pratica il conto lo paghi tu!
È tempo di diventare leader del tuo team!
E motivare i tuoi collaboratori.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “sgorga naturalmente”.
Non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi”.
Dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te.

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei –subito e principalmente- su di te!

 


 

La titolare di tre centri estetici ben avviati che mi ha contattato per la motivazione del suo staff
dopo le prime “resistenze” e riluttanze, ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazione del personale fosse di solo appannaggio del suo staff).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
E di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica, una scorciatoia.
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Mi spiace. Niente formule magiche!
E ti spiego perché …
Motivare il team è impegnativo.

La motivazione del personale è un impegno quotidiano

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione. Il tuo coinvolgimento.
Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di spronare, coinvolgere e motivare con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa …
la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

 


 

Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team
(grande o piccolo che sia, poco importa).

Concentrati sulla motivazione del personale. La crescita motivazionale del tuo staff.
Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Valuta la tua “capacità” di motivazione del personale

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
“Ti senti un modello per il tuo team?”
“Sai creare entusiasmo nel tuo staff?”
“Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?”
“Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?”
“In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?”

Solitamente quando chiedo se la persona si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi risponde
“In che senso?” (hai in mente la faccia di Verdone).

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Parti da te stesso .. se vuoi motivare il team

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore.
Se non prendi prima coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci devi “mettere del tuo”.
Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo
il primo mattone è stato posato!
Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

Donna sul lavoro: 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 1

donna sul lavoro

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Il mondo del lavoro si è fatto ancora più duro, spietato e competitivo.

Le persone troppo accondiscendenti finiscono per avere la peggio. Probabilmente te ne sei resa conto anche tu. In prima persona.

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”
Ayn Rand

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Ecco 11 suggerimenti per guadagnare più rispetto. Per te donna sul lavoro…

1. Donna sul lavoro? Non ricercare la perfezione

L’errore più grande che commettono molte donne è cercare di … essere perfetta come collega e team leader (ma anche come … moglie, madre, amante).

Si abbandona al confronto e alla “disperazione” quando si compara con altre donne.
L’asticella è sempre più alta.
Si sentono sfiduciate e fallite per non aver raggiunto l’obiettivo.
Irrealistico e inarrivabile.

Non restare bloccata nel tentativo di voler fare tutto.
Perfettamente.

Non fare tutto da sola.
Evita la trappola di pensare che gli altri (colleghi, collaboratori, partner, figli, ecc..) non faranno mai bene le cose, così come le faresti tu.

Decidi cosa è “necessario”. Accontentati di “buono”.
Non annegare nella perfezione.

Leggi il post.
 


 

2. Evita i pettegolezzi e i flirt sul lavoro

Per quanto possa essere divertente,
sparlare dei tuoi colleghi di lavoro ti darà un’immagine di persona poco affidabile.

Invece di spettegolare, tieni gli occhi e le orecchie aperti su ciò che sta accadendo intorno a te. Quando gli altri cercano di coinvolgerti, non sentirti obbligata a partecipare.

Cambiando argomento, i tuoi colleghi di lavoro si renderanno conto che non sei interessata. Probabilmente ti rispetteranno per questo.

Evita anche i flirt sul lavoro.
A volte, incontrare qualcuno sul posto di lavoro è inevitabile.

Ritengo che la donna sul lavoro (come l’uomo ) sia libera di uscire o flirtare con chiunque ritengano opportuno, senza affrontare il giudizio.
Sfortunatamente, non è così.

Rischi di compromettere la tua credibilità e in definitiva la tua carriera.

3. Non scusarti così tanto

Molte donne utilizzano come riempitivo inconsciamente parole tipo “Mi dispiace” oppure “Scusa”.
“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Sei veramente dispiaciuta?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
 


 

C’è bisogno di chiedere così tanto scusa per condividere i tuoi pensieri?

Le persone forti e fiduciose,
sono disposte ad ammettere l’errore ma dire sempre “scusa” è fuori luogo.

Non è necessario continuare a scusarsi.
Costantemente. Tutto il giorno.
Per tante piccole cose che non hai fatto.

4. Sii professionale

Semplice. Lineare.
Ovvio.

Il modo migliore per ottenere rispetto sul posto di lavoro è fare il tuo lavoro.
E farlo bene!

Quando vuoi guadagnare rispetto e influenza,
devi dimostrare di essere degna e capace di tali responsabilità.

Una professionista di successo rispetta sé stessa e rispetta il tempo degli altri.

5. Osa un po’ di più

Durante le sessioni di coaching,
molte delle mie clienti-donne (anche se molto competenti) “spiccano” per la loro mancanza di fiducia.

Dichiarano che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio e dalla poca fiducia). Perdono le opportunità che invece i loro colleghi-maschi, anche se non hanno idea di cosa stanno facendo, riescono a cogliere.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

Vale la pena investire tempo ed energia.
Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile come donna sul lavoro.
Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete. Parla con le persone che ce l’hanno fatta.

Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 2

un leader.

Foto di Bessi da Pixabay

6. Non vedi l’ora di dire alla gente cosa fare

Se sei convinto che le persone prepotenti siano i migliori leader,
forse è meglio aspettare un po’ per lanciarsi nella leadership!

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Il grande leader è umile.
Tratta tutti con rispetto.
Ha la forza di ammettere quando ha fatto un errore.
È felice di riconoscere quando qualcuno ha un’idea migliore.

Non si prende tutto il merito.
Riconosce e celebra il lavoro … il successo degli altri.

Non dovresti mai approcciare un tuo dipendente con “Qui si fa così. Prendere o lasciare!
Il grande leader è in costante stato di crescita.

7. Sei convinto che il rispetto viene dalla posizione

C’è ancora un deficit di autostima!
Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché hai “studiato”, sei il capo o hai l’ufficio più grande.
Avere una posizione, non significa essere un leader.

Non funziona così.
Devi essere meritevole.
Di rispetto e lealtà.
 


 

Se rispetti i tuoi collaboratori, consideri i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, lo stress, incomprensione, superficialità, ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Ricorda che .. il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.

8. Puntare tutto sui numeri non significa essere un leader.

I grandi leader hanno prima di tutto grandi capacità relazionali.

Il tratto caratterizzante dei grandi leader è l’enorme valore che danno alle persone.

Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire persone è molto affascinante ma anche molto difficile.
Richiede tempo e applicazione.

Un cliente mi ha detto che avrebbe voluto proporsi in azienda per una posizione di team leader,
senza però la gestione delle risorse. Delle persone.

Essere leader richiede follower (lascia stare Instagram…qui non c’entra niente!).
Senza follower, non puoi essere un leader.
 


 

9. Sei inaffidabile e inconsistente

Credo fermamente che la coerenza sia una parte fondamentale di essere un leader.
Le persone devono poter contare su di te.
Si devono fidare delle tue parole.
Sanno che possono rivolgersi a te in caso di crisi o di dubbi.

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.
Evita di nasconderti nell’ironia.
Nel giro di parole.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team.
Trasmettere empatia, condividendo il “possibile scenario” vuol dire essere un leader.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

10. Mostri poca empatia / freddezza

La mancanza di empatia è un rilevatore-chiave del leader meschino.

Ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che si stia disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

Essere un leader può essere gratificante ma anche molto frustrante

In alcuni frangenti,
lo stipendio più alto o l’ufficio più grande non compensa l’insoddisfazione che senti!

Un ruolo di gestione è un’eccitante prospettiva per ogni professionista,
ma come tutte le cose nella vita, hanno bisogno di venire al momento giusto.

Se questo post ha risvegliato le tue paure, difficoltà e dubbi sulla tua leadership… non farne un dramma!
Non rinunciare alla posizione di leadership, non mollare l’idea di essere un leader.

Se non sei pronto in questo momento, puoi sempre lavorarci.
Mantiene una mente aperta e un atteggiamento positivo.

Iscriviti a un corso di formazione, “lavora” con un coach professionista.
Hai tanti modi per aumentare le tue conoscenze. Dimostrare le tue qualità.

Se capisci che la leadership proprio non è per te,
cerca altri ruoli influenti nella tua azienda che non richiedono la gestione delle persone.
Probabilmente troverai lo stesso ruoli prestigiosi e autorevoli.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 1

un leader

Foto di Bessi da Pixabay

A volte non importa quanto desideri qualcosa, non sei pronto.
Semplicemente.

Questo è ancora più vero se si parla di leadership.

Vuoi la leadership,
i soldi e il prestigio ma raramente consideri il fatto di essere pronto per questa grande promozione.
Almeno non ancora.

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Ti senti pronto per essere un leader?

Se cerchi solo la posizione, il denaro o l’ufficio più grande con vista-sul-centro,
Probabilmente sei troppo egocentrico per essere un leader veramente efficace e stimolante.

La leadership non è su di te!
Si tratta di persone, di opportunità create e problemi da risolvere.

Ecco 10 segnali che non sei ancora pronto per essere un leader:

1. Non sai gestire l’incertezza

Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio prima di decidere?

Quando sei leader, l’incertezza e l’ambiguità aumenta in modo esponenziale.
Entri in un mondo “sospeso” fatto di attese e complessità che influenzano il risultato finale.

L’incertezza e il cambiamento sono una costante nel Mercato del lavoro di oggi.

È necessario abbracciare il mutamento e imparare a “navigare a vista”.
Il grande leader fa così!
 


 

2. Vuoi essere amico di tutti

Insegui la popolarità e desideri essere amato?
Sei subito disposto al compromesso?

Non fraintendermi,
la capacità di trovare il compromesso è una competenza fondamentale per il leader.
Tuttavia, se comprometti velocemente le tue idee o ideali, non stai traendo il massimo vantaggio per il tuo team e la tua azienda.

Devi trovare il delicato equilibrio tra grinta e diplomazia perché …
la leadership non è un concorso di popolarità!

3. Sei nella “media”

Nessuno vuole sentirsi nella media.
Tiepido. Insapore.
Incolore.

Per essere un leader efficace devi mirare all’eccellenza.
Avere l’obiettivo di essere il migliore nel tuo campo.

Altrimenti perché la gente dovrebbe seguirti?

Se non eccelli,
vacilli e arranchi per la maggior parte delle cose che fai,
avrai difficoltà in una posizione di leadership.
 


 

4. La tua immagine di leadership si basa su potere, autorità, fama, denaro, macchine veloci e borse LV

Se vuoi solo gloria ma nessuna responsabilità,
la leadership non fa per te.
Almeno non ancora.

Devi ancora maturare un po’!
Nessuno vuole lavorare per un leader che è preoccupato -anzi ossessionato- per il proprio successo.

I grandi leader non occupano solo posizioni,
esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

5. Il conflitto ti crea ansia e disagio

Con il titolo di leader avrai prestigio.
Ma anche mal di testa.

Il tuo compito sarà quello di gestire le persone.
Persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano del collega, minacciano le dimissioni, ecc…

Eh, si, ti tocca anche questo!
Se ti crea disagio, ansia e imbarazzo confrontarti su questi temi ricorda che …
qualcuno gerarchicamente più-in-alto-di-te non avrà alcun problema a confrontarsi con te!

Essere il leader: il contatto visivo è uno “strumento” fondamentale

essere il leaderFoto di chitsu san da Pixabay

Ornella mi guarda per 1 secondo (attraverso skype) poi gira gli occhi in alto a sinistra per circa 15-20 secondi,
poi mi guarda per 1 secondo … poi altri 20 secondi via … e via dicendo…
se li conti 20 secondi sono tantissimi..

“Sto pensando …” dice durante le sessioni di coaching.
Chiedo. “Fai così anche durante le riunioni con il tuo dipartimento?”
“Ma no!
Oddio … penso di no … spero di no… non ci ho fatto mai caso.
È così grave?”

Ed è così abbiamo cominciato a lavorare anche sullo sguardo per potenziare la sua presenza di team leader.

Probabilmente,
non è qualcosa cui pensi molto, ma i tuoi occhi sono molto eloquenti.

Spesso,
quando sei molto concentrato su quello che stai dicendo o facendo, è facile parlare senza guardare negli occhi le persone.

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Ricordi come ti sentivi parlando con qualcuno che non ti guardava?
Distoglieva lo sguardo ogni volta?

Di sicuro per niente coinvolto e … poco apprezzato.
La persona non ti ha creato l’effetto WOWWW.
Non ha suscitato un grande effetto, vero?

Se ti guardi intorno troppo spesso stai mostrando alla persona con cui stai parlando quanto … non sia importante.
Perché sembri distratto.
Deconcentrato.
Desideroso di finirla il prima possibile!

Quando stabilisci un contatto visivo – invece – si deduce che quello che hai da dire è importante. E lo è anche la persona che hai davanti.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto

Stai mostrando interesse e rispetto.
Riconoscendo la sua presenza.

 


 

Stai inviando un messaggio convincente.
Creando un impatto.
È un invito a trasformare il discorso in una conversazione.

Il contatto visivo ti rendi vulnerabile.
Ma anche più accessibile e umano.
Rassicurante.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere il leader.

Dove “vanno” i tuoi occhi?

Quando parli con qualcuno, i tuoi occhi sono rilassati o “pesanti”?
Cerchi costantemente “la mosca che gira nella stanza”?
O mostri alla persona che stai prestando la tua piena attenzione?

Cerca di rilassare i tuoi occhi.
Ridurrai la tensione sul tuo viso.
Sarai più accessibile.

Anche questo vuol dire essere il leader!

Con il contatto visivo arriva l’autorevolezza

I tuoi occhi possono comunicare fiducia e convinzione.
Quindi se non riesci a guardare le persone negli occhi, non puoi aspettarti che credano alle tue parole o siano d’accordo con le tue opinioni

Se li guardi abbastanza a lungo da creare un legame, troverai una scintilla di riconoscimento nei loro occhi.
Puoi trasformarli da ricevitori passivi a partecipanti attivi.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).

Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando!
 


 

Guardare – non fissare – negli occhi vuol dire essere il leader

Mi raccomando.
Non tutti apprezzano di essere guardati direttamente negli occhi.

Il contatto visivo è uno strumento di comunicazione universale.
Ma ci sono alcune eccezioni che dovresti prendere in considerazione.

Alcune culture reputano il contatto visivo offensivo. Sfidante.

Rispetta chi potrebbe sentirsi a disagio con il contatto visivo, distogliendo lo sguardo.

Ricorda il colore degli occhi

Il contatto visivo è così importante che vale la pena escogitare un facile “trucchetto” per applicarlo.

Gli occhi trasmettono la nostra natura.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il sé autentico.

Quando dai la mano a qualcuno,
è importante creare “un collegamento” anche con gli occhi.

Sorridi.
Guarda la persona negli occhi e ricorda il colore dei suoi occhi.

Questa semplice abitudine ti “costringerà” a guardare (davvero) la persona negli occhi e “connetterti” con lui/lei.

Prova e vedrai la differenza!

Il contatto con gli occhi è lo strumento fondamentale per essere autorevole. Essere il leader.

Stabilisce le connessioni con gli altri.
Indica il tuo livello di coinvolgimento, interesse e calore.

Quando parli,
“punta” piedi e spalle verso il tuo interlocutore.

Guarda direttamente negli occhi una persona almeno 2-3 secondi,
poi distogli lo sguardo e passa alla persona successiva.

Incoraggia a connettersi con te e fornire feedback come piccoli cenni del capo o della fronte.
Ciò consente alle persone di trasformarsi in partecipanti attivi.

Guardare le persone negli occhi trasmette fiducia e autorevolezza in ciò che stai dicendo.
Aumenti le probabilità che le persone ti ascoltino. E apprezzino.
Quello che hai da dire.
Quello che sei.

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 2

i grandi leader

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

9. I grandi leader ti invitano ad accettare i fallimenti

I leader eccellenti desiderano che tu comprenda che …
per evitare i fallimenti, rischi di trascinare i progetti – che non funzionano – troppo a lungo.

Ti invitano a mantenere un atteggiamento determinato e positivo ma non cocciuto e -pericolosamente- ostinato.

Focalizzarsi troppo sul fallimento rischia un pericoloso stillicidio di energie e vitalità. Quanto ti costa “Non posso assolutamente fallire”?

I grandi manager “staccano la spina” esattamente al momento giusto per liberare energie e risorse per progetti migliori … e di successo!

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10. Ricompensare anche la creatività, non solo il compito

I grandi leader ci spiegano che hanno premiato i dipendenti (con soldi o riconoscimento) quando hanno terminato un progetto o un compito.

Tornando indietro,
dichiarano che avrebbero voluto premiarli anche per aver trovato soluzioni alternative.

Per aver pensato in modo creativo.
Per aver “lavorato fuori dagli schemi“.

11. Uscire dall’ufficio

I grandi leader ti avvertono che è un grande errore trascorrere molte – troppe – ore in ufficio.

Le mura del tuo ufficio rischiano di diventare un muro di gomma che – con il tempo – rischia di tagliarti fuori dalla quotidianità.

Uscendo,
vedrai cosa fanno realmente le persone.

Vedrai il loro impegno, i loro sforzi e i loro risultati in prima persona.
Sarai ancora più orgoglioso del tuo team.
 


 

12. Coltivare gli alleati al lavoro

La leadership è spesso vista come uno sforzo da solista.
Non lo è.

I migliori leader dichiarano di aver pagato la mentalità da lupo-solitario.
Ci avvertono di ricercare amici e alleati leali che forniscano consigli e feedback.
Sinceri e produttivi.

13. Non essere la persona “più intelligente” nella stanza

Essere un leader non significa conoscere più di chiunque altro.

È fondamentale riconoscere, incoraggiare e promuovere gli altri a “essere esperti”.
Dare loro la fiducia e l’autonomia per essere creativi e fare un lavoro eccellente.

14. Concentrarsi solo su alcune cose

I grandi leader ci invitano a concentrarci solo sulle “cose” che contano.
Davvero!
Su quelle dove puoi fare la differenza.

Ci sono centinaia di azioni, migliaia distrazioni e dispersioni del tuo tempo.

Solo poche decine di azioni – accuratamente scelte – forniscono i risultati di successo.
Focalizzati su queste.
 


 

15. Accettare il non-equilibrio lavoro/vita

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.

Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile.
Accettala.
Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!

Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.
Come ci può essere equilibrio lavoro/privato quando sei ambizioso, motivato e … affamato?

16. Prendere la decisione giusta

Leadership non è piacevole.

Leadership è il coraggio di prendere decisioni impopolari.
Perché sono le decisioni giuste.

È anche compito del leader ascoltare le preoccupazioni delle persone in modo da poter prendere una decisione più giusta.

I leader forti non evitano decisioni difficili.

Potrebbero non gradirle,
ma sanno che evitare o procrastinare, non fa che aggravare il problema.