Equilibrio lavoro-privato: 14 spunti da applicare subito – parte 1

equilibrio lavoro-privato

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

Se ti senti sopraffatto e ti rendi conto che stai vivendo solo per lavorare probabilmente hai un problema di equilibrio lavoro-privato.

Le innovazioni tecnologiche hanno offuscato le linee tra la nostra vita lavorativa e quella personale. Prima eravamo soliti lasciare il lavoro in ufficio, ora lo portiamo in tasca ovunque andiamo.

Rende più difficile uscire dalla “modalità di lavoro” quando siamo in vacanza ma anche quando andiamo fuori a cena con gli amici.

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Il lavoro sta dominando la tua vita privata?
Non stacchi mai?
Trascuri la tua famiglia? Ti sembra di non avere mai tempo per te stesso?

Una condizione simile porta a livelli elevati di stress.
Nervosismo e malessere crescente.
Quando la mancanza di equilibrio tra lavoro e privato diventa troppo grande può influire negativamente sulle tue relazioni personali e quelle professionali.

Come puoi ripristinare l’equilibrio lavoro-privato?

È fondamentale amare te stesso. Ritrovare le persone e le cose, senza sentirsi troppo in colpa per non avere tempo per tutto e tutti.
Ognuno ha vincoli e impegni, ma annullarsi nei “doveri” alla lunga non è affatto sano.

Cosa è l’equilibrio lavoro-privato?

Il lavoro non deve “strangolare” la vita privata. Nondimeno, il privato non deve intralciare il lavoro.
Per un buon equilibrio occorre trovare la giusta dose di distacco e coinvolgimento. Un eccessivo investimento emotivo nel lavoro rischia di darti mancanza di lucidità nella gestione della tua carriera professionale.

Non si vive di solo lavoro. Alla lunga, si rischia di scoppiare.
È opportuno valorizzare la tua vita privata, che spesso è il vero catalizzatore di una carriera soddisfacente e duratura.

1. Definisci cosa significa per te equilibrio lavoro-privato

L’equilibrio è un concetto estremamente personale.
Prima di poter lavorare sul tuo equilibrio lavoro-privato,
è necessario definire cosa significa “equilibrio” per te.
 


 
Ognuno di noi ha un equilibrio tutto suo. Non esiste una regola valida per tutti.
Ogni tanto è opportuno porsi delle domande, chiedersi il senso di quello che fai dal punto di vista professionale e personale.

Che cosa desideri? Maggiore connessione con la famiglia?
Andare con continuità in palestra?
Il tuo lavoro è appassionante ma anche totalizzante?

Spesso abbiamo chiari gli obiettivi professionali ma siamo molto limacciosi su ciò che vogliamo fare con le nostre vite nel privato. È fondamentale …
sapere COSA hai bisogno e QUANDO ne hai bisogno.

Cerca di vivere secondo tua vera inclinazione. Snaturarsi non è mai una buona idea. Valuta con cautela i consigli degli esperti, le raccomandazioni dei tuoi VIP preferiti, le persone che ammiri di più.
Cosa funziona per loro, potrebbe non funzionare per te.

Non permettere che i modelli del passato (per esempio quello dei tuoi genitori) condizionino le tue scelte.

2. Prima di fare scelte …ricorda l’impatto che hai sugli altri

Le tue azioni influenzano le persone intorno a te.
Il tuo partner, la famiglia, i familiari e anche gli amici stretti.
Considera l’impatto delle tue scelte sulle tue relazioni.

Lasciare il lavoro, accettare un trasferimento, ridurre le ore di lavoro retribuite con conseguente “taglio” dei tuoi introiti finanziari avranno un impatto sulle persone vicino a te.

Un taglio salariale deve essere ben consapevolizzato, altrimenti son dolori dover saltare la vacanza estiva o cancellare le ripetizioni di chimica di tuo figlio.

Evita i “sacrifici indispensabili” perché le privazioni di oggi rischiano di trasformarsi nei rimpianti di domani.
 

3. Accetta che a volte sarai sbilanciato

Un grande progetto o una richiesta particolare potrebbero rendere necessario lavorare fino a notte fonda o durante il weekend.
Ma poi, ti assicuri di prenderti del tempo per te e la tua famiglia?
È un’eccezione, o sarà la regola?

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.
Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile. Accettala.

Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!
Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.

Come ci può essere equilibrio lavoro-privato quando adori il tuo lavoro, sei ambizioso, motivato e … affamato? (riprendendo un aggettivo così caro a Steve Jobs)

Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 


 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 

 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 

 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 
Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 1

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels

 

Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta nella stanza del colloquio di lavoro
ti farà perdere punti in carisma e leadership.

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff … addio buona prima impressione!
Bisogna correre per rimediare!

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Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader … essere autorevole al colloquio di lavoro …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità, prima di varcare la soglia della stanza ti permetterà di partire con il piede migliore. Qui è in gioco la tua immagine professionale!

Ecco come essere autorevole al colloquio di lavoro, entrare nella stanza come un leader,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavo):

Preparazione è leadership. Significa essere autorevole nel colloquio.

Più sarai preparato, più sarai confortevole e rilassato.

Sarebbe un pessimo inizio, arrivare trafilato e sudato (perché non hai trovato parcheggio),
o in largo anticipo (diventando un ospite da gestire).

Indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare la mansione, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli
ora, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

Poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfiga, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare da te stesso (io almeno faccio così) errori di mancata preparazione.
 

Vestiti come un leader

Vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento.
Non certo per le maniche troppo lunghe della giacca,
i calzini bianchi da-palestra, la cravatta sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo (senza esserne ossessionato) con le più recenti tendenze moda.

Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).

Scegli la moderazione. È meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma anonimo.
Cerca di non essere solamente ciò che stai indossando.

Minimizza il nervosismo se vuoi essere autorevole al colloquio

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
come riportare alla mente un momento specifico, in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi.

Un giudizio lodevole da parte del capo, l’acquisizione di un cliente importante,
il giorno della tesi di laurea, la vittoria al torneo di calcetto,
una conquista sentimentale che tutti ti hanno invidiato, ecc.

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo chattare con l’amico con un buon senso dell’umorismo.
 

 
Cantare in macchina, guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.
Essere autorevole al colloquio di lavoro!

Arriva in tempo

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Non c’è scusa che esista.
L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale.
Lo sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre.
Se sei in ritardo, sei fuori al 95%!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo.
Esprime ansia e impazienza.
Disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda.
Sei un ospite da dover gestire (non sanno dove metterti in attesa).

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti.
Vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 – 15 minuti prima.
Bastano.

La motivazione del personale parte inevitabilmente .. dal team leader!

motivazione del personale

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Motivazione del personale ? Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che una pacca sulla spalla al tuo collaboratore,
accompagnata da frasi di circostanza prese-a-prestito-dal-web
… non sarà di grande aiuto!

Finto entusiasmo e sorrisi di circostanza raramente creano “brividi” motivazionali.

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E se anche funzionasse … quanto durerebbe?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo. Lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …
come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
Scatenare una motivazione del personale senza fine?

Il Mercato del Lavoro sta cambiando

… anche in conseguenza della crisi che ci ha investito.
Deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.
Non puoi restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire. Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo.
Infatti, quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la (tua) carriera.
In pratica il conto lo paghi tu!
È tempo di diventare leader del tuo team!
E motivare i tuoi collaboratori.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “sgorga naturalmente”.
Non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi”.
Dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te.

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei –subito e principalmente- su di te!

La titolare di tre centri estetici ben avviati che mi ha contattato per la motivazione del suo staff
dopo le prime “resistenze” e riluttanze, ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazione del personale fosse di solo appannaggio del suo staff).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
E di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica, una scorciatoia.
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Mi spiace. Niente formule magiche!
E ti spiego perché …
Motivare il team è impegnativo.

La motivazione del personale è un impegno quotidiano

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione. Il tuo coinvolgimento.
Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di spronare, coinvolgere e motivare con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa …
la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.


Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team
(grande o piccolo che sia, poco importa).

Concentrati sulla motivazione del personale. La crescita motivazionale del tuo staff.
Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Valuta la tua “capacità” di motivazione del personale

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
“Ti senti un modello per il tuo team?”
“Sai creare entusiasmo nel tuo staff?”
“Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?”
“Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?”
“In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?”

Solitamente quando chiedo se la persona si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi risponde
“In che senso?” (hai in mente la faccia di Verdone).

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Parti da te stesso .. se vuoi motivare il team

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore.
Se non prendi prima coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci devi “mettere del tuo”.
Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo
il primo mattone è stato posato!
Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

Donna sul lavoro: 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 1

donna sul lavoro

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Il mondo del lavoro si è fatto ancora più duro, spietato e competitivo.

Le persone troppo accondiscendenti finiscono per avere la peggio. Probabilmente te ne sei resa conto anche tu. In prima persona.

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”
Ayn Rand

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Ecco 11 suggerimenti per guadagnare più rispetto. Per te donna sul lavoro…

1. Donna sul lavoro? Non ricercare la perfezione

L’errore più grande che commettono molte donne è cercare di … essere perfetta come collega e team leader (ma anche come … moglie, madre, amante).

Si abbandona al confronto e alla “disperazione” quando si compara con altre donne.
L’asticella è sempre più alta.
Si sentono sfiduciate e fallite per non aver raggiunto l’obiettivo.
Irrealistico e inarrivabile.

Non restare bloccata nel tentativo di voler fare tutto.
Perfettamente.

Non fare tutto da sola.
Evita la trappola di pensare che gli altri (colleghi, collaboratori, partner, figli, ecc..) non faranno mai bene le cose, così come le faresti tu.

Decidi cosa è “necessario”. Accontentati di “buono”.
Non annegare nella perfezione.

Leggi il post.
 

2. Evita i pettegolezzi e i flirt sul lavoro

Per quanto possa essere divertente,
sparlare dei tuoi colleghi di lavoro ti darà un’immagine di persona poco affidabile.

Invece di spettegolare, tieni gli occhi e le orecchie aperti su ciò che sta accadendo intorno a te. Quando gli altri cercano di coinvolgerti, non sentirti obbligata a partecipare.

Cambiando argomento, i tuoi colleghi di lavoro si renderanno conto che non sei interessata. Probabilmente ti rispetteranno per questo.

Evita anche i flirt sul lavoro.
A volte, incontrare qualcuno sul posto di lavoro è inevitabile.

Ritengo che la donna sul lavoro (come l’uomo ) sia libera di uscire o flirtare con chiunque ritengano opportuno, senza affrontare il giudizio.
Sfortunatamente, non è così.

Rischi di compromettere la tua credibilità e in definitiva la tua carriera.

3. Non scusarti così tanto

Molte donne utilizzano come riempitivo inconsciamente parole tipo “Mi dispiace” oppure “Scusa”.
“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Sei veramente dispiaciuta?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
 

 
C’è bisogno di chiedere così tanto scusa per condividere i tuoi pensieri?

Le persone forti e fiduciose,
sono disposte ad ammettere l’errore ma dire sempre “scusa” è fuori luogo.

Non è necessario continuare a scusarsi.
Costantemente. Tutto il giorno.
Per tante piccole cose che non hai fatto.

4. Sii professionale

Semplice. Lineare.
Ovvio.

Il modo migliore per ottenere rispetto sul posto di lavoro è fare il tuo lavoro.
E farlo bene!

Quando vuoi guadagnare rispetto e influenza,
devi dimostrare di essere degna e capace di tali responsabilità.

Una professionista di successo rispetta sé stessa e rispetta il tempo degli altri.

5. Osa un po’ di più

Durante le sessioni di coaching,
molte delle mie clienti-donne (anche se molto competenti) “spiccano” per la loro mancanza di fiducia.

Dichiarano che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio e dalla poca fiducia). Perdono le opportunità che invece i loro colleghi-maschi, anche se non hanno idea di cosa stanno facendo, riescono a cogliere.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

Vale la pena investire tempo ed energia.
Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile come donna sul lavoro.
Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete. Parla con le persone che ce l’hanno fatta.

Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 2

un leader.

Foto di Bessi da Pixabay

6. Non vedi l’ora di dire alla gente cosa fare

Se sei convinto che le persone prepotenti siano i migliori leader,
forse è meglio aspettare un po’ per lanciarsi nella leadership!

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Il grande leader è umile.
Tratta tutti con rispetto.
Ha la forza di ammettere quando ha fatto un errore.
È felice di riconoscere quando qualcuno ha un’idea migliore.

Non si prende tutto il merito.
Riconosce e celebra il lavoro … il successo degli altri.

Non dovresti mai approcciare un tuo dipendente con “Qui si fa così. Prendere o lasciare!
Il grande leader è in costante stato di crescita.

7. Sei convinto che il rispetto viene dalla posizione

C’è ancora un deficit di autostima!
Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché hai “studiato”, sei il capo o hai l’ufficio più grande.
Avere una posizione, non significa essere un leader.

Non funziona così.
Devi essere meritevole.
Di rispetto e lealtà.
 


 
Se rispetti i tuoi collaboratori, consideri i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, lo stress, incomprensione, superficialità, ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Ricorda che .. il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.

8. Puntare tutto sui numeri non significa essere un leader.

I grandi leader hanno prima di tutto grandi capacità relazionali.

Il tratto caratterizzante dei grandi leader è l’enorme valore che danno alle persone.

Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire persone è molto affascinante ma anche molto difficile.
Richiede tempo e applicazione.

Un cliente mi ha detto che avrebbe voluto proporsi in azienda per una posizione di team leader,
senza però la gestione delle risorse. Delle persone.

Essere leader richiede follower (lascia stare Instagram…qui non c’entra niente!).
Senza follower, non puoi essere un leader.
 

9. Sei inaffidabile e inconsistente

Credo fermamente che la coerenza sia una parte fondamentale di essere un leader.
Le persone devono poter contare su di te.
Si devono fidare delle tue parole.
Sanno che possono rivolgersi a te in caso di crisi o di dubbi.

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.
Evita di nasconderti nell’ironia.
Nel giro di parole.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team.
Trasmettere empatia, condividendo il “possibile scenario” vuol dire essere un leader.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

10. Mostri poca empatia / freddezza

La mancanza di empatia è un rilevatore-chiave del leader meschino.

Ti sei mai chiesto …
che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Che cosa trasmetti, anche inconsciamente, quando ti relazioni con un collaboratore?

Attenzione, partecipazione, disponibilità, ascolto?
Oppure rimane la gelida sensazione di sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che si stia disturbando)?

Lo sai,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

Essere un leader può essere gratificante ma anche molto frustrante

In alcuni frangenti,
lo stipendio più alto o l’ufficio più grande non compensa l’insoddisfazione che senti!

Un ruolo di gestione è un’eccitante prospettiva per ogni professionista,
ma come tutte le cose nella vita, hanno bisogno di venire al momento giusto.

Se questo post ha risvegliato le tue paure, difficoltà e dubbi sulla tua leadership… non farne un dramma!
Non rinunciare alla posizione di leadership, non mollare l’idea di essere un leader.

Se non sei pronto in questo momento, puoi sempre lavorarci.
Mantiene una mente aperta e un atteggiamento positivo.

Iscriviti a un corso di formazione, “lavora” con un coach professionista.
Hai tanti modi per aumentare le tue conoscenze. Dimostrare le tue qualità.

Se capisci che la leadership proprio non è per te,
cerca altri ruoli influenti nella tua azienda che non richiedono la gestione delle persone.
Probabilmente troverai lo stesso ruoli prestigiosi e autorevoli.

Essere un leader: 10 segnali che non sei ancora pronto – 1

un leader

Foto di Bessi da Pixabay

A volte non importa quanto desideri qualcosa, non sei pronto.
Semplicemente.

Questo è ancora più vero se si parla di leadership.

Vuoi la leadership,
i soldi e il prestigio ma raramente consideri il fatto di essere pronto per questa grande promozione.
Almeno non ancora.

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Ti senti pronto per essere un leader?

Se cerchi solo la posizione, il denaro o l’ufficio più grande con vista-sul-centro,
Probabilmente sei troppo egocentrico per essere un leader veramente efficace e stimolante.

La leadership non è su di te!
Si tratta di persone, di opportunità create e problemi da risolvere.

Ecco 10 segnali che non sei ancora pronto per essere un leader:

1. Non sai gestire l’incertezza

Hai bisogno di conoscere ogni dettaglio prima di decidere?

Quando sei leader, l’incertezza e l’ambiguità aumenta in modo esponenziale.
Entri in un mondo “sospeso” fatto di attese e complessità che influenzano il risultato finale.

L’incertezza e il cambiamento sono una costante nel Mercato del lavoro di oggi.

È necessario abbracciare il mutamento e imparare a “navigare a vista”.
Il grande leader fa così!
 

2. Vuoi essere amico di tutti

Insegui la popolarità e desideri essere amato?
Sei subito disposto al compromesso?

Non fraintendermi,
la capacità di trovare il compromesso è una competenza fondamentale per il leader.
Tuttavia, se comprometti velocemente le tue idee o ideali, non stai traendo il massimo vantaggio per il tuo team e la tua azienda.

Devi trovare il delicato equilibrio tra grinta e diplomazia perché …
la leadership non è un concorso di popolarità!

3. Sei nella “media”

Nessuno vuole sentirsi nella media.
Tiepido. Insapore.
Incolore.

Per essere un leader efficace devi mirare all’eccellenza.
Avere l’obiettivo di essere il migliore nel tuo campo.

Altrimenti perché la gente dovrebbe seguirti?

Se non eccelli,
vacilli e arranchi per la maggior parte delle cose che fai,
avrai difficoltà in una posizione di leadership.
 

4. La tua immagine di leadership si basa su potere, autorità, fama, denaro, macchine veloci e borse LV

Se vuoi solo gloria ma nessuna responsabilità,
la leadership non fa per te.
Almeno non ancora.

Devi ancora maturare un po’!
Nessuno vuole lavorare per un leader che è preoccupato -anzi ossessionato- per il proprio successo.

I grandi leader non occupano solo posizioni,
esercitano un’influenza (con il loro comportamento e come trattano le persone) per produrre cambiamenti.

Influenzano le persone per garantire l’eccellenza e raggiungere un obiettivo comune.
Guidano con l’esempio.

5. Il conflitto ti crea ansia e disagio

Con il titolo di leader avrai prestigio.
Ma anche mal di testa.

Il tuo compito sarà quello di gestire le persone.
Persone che litigano, si pugnalano alle spalle, si lamentano del collega, minacciano le dimissioni, ecc…

Eh, si, ti tocca anche questo!
Se ti crea disagio, ansia e imbarazzo confrontarti su questi temi ricorda che …
qualcuno gerarchicamente più-in-alto-di-te non avrà alcun problema a confrontarsi con te!

Essere il leader: il contatto visivo è uno “strumento” fondamentale

essere il leaderFoto di chitsu san da Pixabay

Ornella mi guarda per 1 secondo (attraverso skype) poi gira gli occhi in alto a sinistra per circa 15-20 secondi,
poi mi guarda per 1 secondo … poi altri 20 secondi via … e via dicendo…
se li conti 20 secondi sono tantissimi..

“Sto pensando …” dice durante le sessioni di coaching.
Chiedo. “Fai così anche durante le riunioni con il tuo dipartimento?”
“Ma no!
Oddio … penso di no … spero di no… non ci ho fatto mai caso.
È così grave?”

Ed è così abbiamo cominciato a lavorare anche sullo sguardo per potenziare la sua presenza di team leader.

Probabilmente,
non è qualcosa cui pensi molto, ma i tuoi occhi sono molto eloquenti.

Spesso,
quando sei molto concentrato su quello che stai dicendo o facendo, è facile parlare senza guardare negli occhi le persone.

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Ricordi come ti sentivi parlando con qualcuno che non ti guardava?
Distoglieva lo sguardo ogni volta?

Di sicuro per niente coinvolto e … poco apprezzato.
La persona non ti ha creato l’effetto WOWWW.
Non ha suscitato un grande effetto, vero?

Se ti guardi intorno troppo spesso stai mostrando alla persona con cui stai parlando quanto … non sia importante.
Perché sembri distratto.
Deconcentrato.
Desideroso di finirla il prima possibile!

Quando stabilisci un contatto visivo – invece – si deduce che quello che hai da dire è importante. E lo è anche la persona che hai davanti.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto

Stai mostrando interesse e rispetto.
Riconoscendo la sua presenza.

Stai inviando un messaggio convincente.
Creando un impatto.
È un invito a trasformare il discorso in una conversazione.

Il contatto visivo ti rendi vulnerabile.
Ma anche più accessibile e umano.
Rassicurante.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere il leader.

Dove “vanno” i tuoi occhi?

Quando parli con qualcuno, i tuoi occhi sono rilassati o “pesanti”?
Cerchi costantemente “la mosca che gira nella stanza”?
O mostri alla persona che stai prestando la tua piena attenzione?

Cerca di rilassare i tuoi occhi.
Ridurrai la tensione sul tuo viso.
Sarai più accessibile.

Anche questo vuol dire essere il leader!

Con il contatto visivo arriva l’autorevolezza

I tuoi occhi possono comunicare fiducia e convinzione.
Quindi se non riesci a guardare le persone negli occhi, non puoi aspettarti che credano alle tue parole o siano d’accordo con le tue opinioni

Se li guardi abbastanza a lungo da creare un legame, troverai una scintilla di riconoscimento nei loro occhi.
Puoi trasformarli da ricevitori passivi a partecipanti attivi.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).

Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando!
 

Guardare – non fissare – negli occhi vuol dire essere il leader

Mi raccomando.
Non tutti apprezzano di essere guardati direttamente negli occhi.

Il contatto visivo è uno strumento di comunicazione universale.
Ma ci sono alcune eccezioni che dovresti prendere in considerazione.

Alcune culture reputano il contatto visivo offensivo. Sfidante.

Rispetta chi potrebbe sentirsi a disagio con il contatto visivo, distogliendo lo sguardo.

Ricorda il colore degli occhi

Il contatto visivo è così importante che vale la pena escogitare un facile “trucchetto” per applicarlo.

Gli occhi trasmettono la nostra natura.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il sé autentico.

Quando dai la mano a qualcuno,
è importante creare “un collegamento” anche con gli occhi.

Sorridi.
Guarda la persona negli occhi e ricorda il colore dei suoi occhi.

Questa semplice abitudine ti “costringerà” a guardare (davvero) la persona negli occhi e “connetterti” con lui/lei.

Prova e vedrai la differenza!

Il contatto con gli occhi è lo strumento fondamentale per essere autorevole. Essere il leader.

Stabilisce le connessioni con gli altri.
Indica il tuo livello di coinvolgimento, interesse e calore.

Quando parli,
“punta” piedi e spalle verso il tuo interlocutore.

Guarda direttamente negli occhi una persona almeno 2-3 secondi,
poi distogli lo sguardo e passa alla persona successiva.

Incoraggia a connettersi con te e fornire feedback come piccoli cenni del capo o della fronte.
Ciò consente alle persone di trasformarsi in partecipanti attivi.

Guardare le persone negli occhi trasmette fiducia e autorevolezza in ciò che stai dicendo.
Aumenti le probabilità che le persone ti ascoltino. E apprezzino.
Quello che hai da dire.
Quello che sei.

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 2

i grandi leader

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

9. I grandi leader ti invitano ad accettare i fallimenti

I leader eccellenti desiderano che tu comprenda che …
per evitare i fallimenti, rischi di trascinare i progetti – che non funzionano – troppo a lungo.

Ti invitano a mantenere un atteggiamento determinato e positivo ma non cocciuto e -pericolosamente- ostinato.

Focalizzarsi troppo sul fallimento rischia un pericoloso stillicidio di energie e vitalità. Quanto ti costa “Non posso assolutamente fallire”?

I grandi manager “staccano la spina” esattamente al momento giusto per liberare energie e risorse per progetti migliori … e di successo!

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10. Ricompensare anche la creatività, non solo il compito

I grandi leader ci spiegano che hanno premiato i dipendenti (con soldi o riconoscimento) quando hanno terminato un progetto o un compito.

Tornando indietro,
dichiarano che avrebbero voluto premiarli anche per aver trovato soluzioni alternative.

Per aver pensato in modo creativo.
Per aver “lavorato fuori dagli schemi“.

11. Uscire dall’ufficio

I grandi leader ti avvertono che è un grande errore trascorrere molte – troppe – ore in ufficio.

Le mura del tuo ufficio rischiano di diventare un muro di gomma che – con il tempo – rischia di tagliarti fuori dalla quotidianità.

Uscendo,
vedrai cosa fanno realmente le persone.

Vedrai il loro impegno, i loro sforzi e i loro risultati in prima persona.
Sarai ancora più orgoglioso del tuo team.
 

12. Coltivare gli alleati al lavoro

La leadership è spesso vista come uno sforzo da solista.
Non lo è.

I migliori leader dichiarano di aver pagato la mentalità da lupo-solitario.
Ci avvertono di ricercare amici e alleati leali che forniscano consigli e feedback.
Sinceri e produttivi.

13. Non essere la persona “più intelligente” nella stanza

Essere un leader non significa conoscere più di chiunque altro.

È fondamentale riconoscere, incoraggiare e promuovere gli altri a “essere esperti”.
Dare loro la fiducia e l’autonomia per essere creativi e fare un lavoro eccellente.

14. Concentrarsi solo su alcune cose

I grandi leader ci invitano a concentrarci solo sulle “cose” che contano.
Davvero!
Su quelle dove puoi fare la differenza.

Ci sono centinaia di azioni, migliaia distrazioni e dispersioni del tuo tempo.

Solo poche decine di azioni – accuratamente scelte – forniscono i risultati di successo.
Focalizzati su queste.
 


 

15. Accettare il non-equilibrio lavoro/vita

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.

Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile.
Accettala.
Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!

Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.
Come ci può essere equilibrio lavoro/privato quando sei ambizioso, motivato e … affamato?

16. Prendere la decisione giusta

Leadership non è piacevole.

Leadership è il coraggio di prendere decisioni impopolari.
Perché sono le decisioni giuste.

È anche compito del leader ascoltare le preoccupazioni delle persone in modo da poter prendere una decisione più giusta.

I leader forti non evitano decisioni difficili.

Potrebbero non gradirle,
ma sanno che evitare o procrastinare, non fa che aggravare il problema.

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 1

i grandi leader

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
La leadership non è facile.

Essere leader non è (e non sarà mai) comodo.
La leadership riguarda più il tuo modo di essere, che le parole stampate sul tuo bigliettino da visita.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

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Ecco 16 lezioni che i grandi leader ci invitano ad apprendere il prima possibile.

16 importanti lezioni sulla leadership (che non sono insegnate nelle aule universitarie) e che possono fare una grande differenza per la tua carriera.

Falle tue, prima che sia troppo tardi.

A scanso di equivoci fallo subito, leggile adesso:

1. Affrontare prima le sfide più difficili

In qualsiasi lavoro,
tutti abbiamo la tendenza a svolgere prima le attività più semplici.

I grandi leader ci spiegano che … nella leadership è un grosso errore.

Un collaboratore negativo sta “intossicando” tutto il team?
C’è un calo improvviso delle vendite?
È necessario rispondere al reclamo di quel cliente tanto incazzoso quanto importante?

Affronta prima le grane più difficili.
Così liberi il tempo (e la mente) per gestire meglio il resto della settimana.

2. Chiedere scusa immediatamente

Subito e senza esitazioni.

I grandi leader ci invitano a non isolarsi dai collaboratori.
“Mi dispiace” può essere di grande aiuto.

Non evitare di nascondere eventuali punti deboli.
Occultare un errore, fare finta che è solo un malinteso.
Dare la colpa di qualcun altro.

Se ti scusi prontamente,
le persone che lavorano per te, faranno lo stesso.
Ti rispetteranno di più e seguiranno le tue indicazioni.

3. Ammettere quando non conosci ogni risposta

Non ammettere errori e dubbi viene dal senso di superiorità e di orgoglio.

Essere leader non significa avere ragione per “diritto divino”.
Avere la risposta a tutto.

I grandi leader ci invitano a guardare alla leadership con occhi diversi.
Ci ricordano che non avrai mai tutte le risposte.
I più grandi leader “cercano e trovano” le risposte di cui il team ha bisogno.

Leggi il post.

4. Iniziare le riunioni condividendo qualcosa di personale

I leader eccellenti ci invitano a iniziare la riunione condividendo – rapidamente – qualcosa di personale.

Qualcosa sulla tua persona,
curiosità sui tuoi figli o sulle vacanze appena passate,
che esisti come persona al di fuori del lavoro.

Sapranno che sei umano!
Non è necessario parlare delle intrusioni familiari di tua suocera e di tutte le questioni molto personali e private.

5. Essere veloci con i feedback positivi, lenti con le critiche

I grandi leader desiderano spiegarci che soprattutto i collaboratori più giovani hanno bisogno di costante incoraggiamento.

Viviamo in tempi complessi e competitivi.
La tecnologia, la pressione, i troppi compiti e il tempo-contro possono essere travolgenti.
Tanta-roba per chiunque.

È importante sottolineare continuamente le vittorie,
non importa quanto piccole.

E se devi proprio criticare … pensa seriamente all’impatto!

 

 

6. I grandi leader ti invitano ad ascoltare di più

Le persone presteranno attenzione a ciò che dici, anche (e non solo) per la tua posizione.

Il compito del leader – ci spiegano i grandi capofila – è prestare attenzione a ciò che dicono le persone,
in particolare a chi pensa che la sua opinione non conta.

Mostra che stai ascoltando.
Fai cenni di assenso.
Guadagna la fiducia riconoscendo il merito.

7. Non intervenire con soluzioni troppo rapidamente

Anche gli errori sono preziosi.
Soprattutto se le persone continuano a fare ciò che sanno già fare.

Nessuno impara nulla di nuovo se non permetti di provare.
Di sbagliare.
Pensa all’impatto di frasi tipo “Qui non è tollerato l’errore”.

I grandi leader non arrivano subito con le soluzioni.
Lasciano che i collaboratori trovino un modo diverso, migliore. Da soli.

Leggi il post “Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

8. Essere autentico, appassionato, persino emotivo

Le emozioni sono argomenti scomodi per i leader deboli.

I leader forti si sentono a proprio agio nel parlarne perché sono fiduciosi.
La leadership richiede coraggio.
Per parlare di argomenti scomodi … come le proprie emozioni!

I grandi modelli ci invitano a essere autentici, appassionati, persino emotivi.
Condividi la tua visione e vivi i tuoi valori.
Il personale sarà più coinvolto, più stimolato.

Alcuni grandi leader avrebbero voluto capire di più le motivazioni personali del proprio team.
Relazionarsi di più a livello personale.

12 errori che il team leader commette con il nuovo assunto

nuovo assunto

Foto di Oliver Yxmark da Pixabay

Spesso accade così:
il nuovo assunto si presenta il primo giorno di lavoro,
riempie la documentazione di rito e (forse) si unisce al team per la pausa pranzo.

Prima di essere lasciato (ho meglio abbandonato) in qualche saletta con procedure, processi e powerpoint.

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Potrebbe sentirsi isolato, incerto su ciò che ci si aspetta da lui/lei.
Mentre la sua immaginazione vaga. Pericolosamente.
Si chiede se ha preso la decisione giusta.

Accogliere il nuovo assunto: eccitazione o scocciatura?

L’inserimento di un nuovo assunto dovrebbe essere un momento di scoperta,
eccitazione e potenziamento.
Da entrambe le parti… anche per te.

Spesso, sono noiosi ma dannatamente depotenzianti per il nuovo assunto.

Con queste semplici premesse,
non sorprende che, secondo Harvard Business Review, il 33% dei nuovi assunti sta già inviando il CV nei primi 6 mesi di lavoro.

Ecco 12 errori che come leader dovresti evitare quando entra un nuovo assunto nel tuo team:

1. Fornire una postazione di lavoro non funzionante. Le prime impressioni sono durature.

2. Concentrare 20 ore di informazioni in sole 4 ore (di fatica e noia). Non lasciare il nuovo assunto in una saletta a compilare documenti. Solo. Tutto il giorno.

3. Evita frasi tipo “Vedi Filiberto. Filiberto è bravo. Fai come Filiberto.” A nessuno piace iniziare all’ombra di Filiberto.

4. “Cosa devi fare? Semplice! Leggi questi Powerpoint e documenti”. Semplice no ..

5. Il modo in cui i dipendenti sono trattati all’inizio rimarrà per tutta la loro carriera.

6. Prepara il tuo team all’arrivo del nuovo collaboratore. “Scusa .. e tu chi sei?” non è da manuale di accoglienza.

 


 

7. Evita di sorprendere più tardi il nuovo assunto con qualcosa tipo “Questo avresti dovuto impararlo”. A nessuno piace essere sorpreso.

8. Non aspettarti che i nuovi assunti imparino tutto nella prima settimana.

9. Lascia stare l’approccio del battesimo-del-fuoco. Anneghi o nuota. Nessuno vuole sentirsi steso ad asciugare il primo giorno.

10. Non ricordare o pronunciare maldestramente il nome del nuovo collaboratore.
Non è solo questione di educazione. È una forma di rispetto. Leadership.

11. Non chiarire ciò che ti aspetti da lui/lei. Come sarà misurato il suo successo.

12. Non riconoscere e pianificare l’apprendimento. Se formuli ipotesi, fallisci.

Ecco le tue responsabilità di team leader.
Trascurarli comporterà il fallimento per il nuovo dipendente o per te come suo capo.

E pensa a quanto sarebbe appagante aiutare il nuovo dipendente a diventare una star  del tuo team.
Tutto grazie a te!

Presenza carismatica: non essere concentrato solo su te stesso

presenza carismatica

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.
Sono le persone carismatiche.
Autorevoli.

Sono il tipo di persone che tutti desiderano, gradiscono …
e vogliono essere!

Presenza carismatica? Il focus non sei tu

Essere carismatici,
vuol dire “costruire” ottimi rapporti, influenzare positivamente le persone,
farle sentire meglio con se stesse!

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Essere carismatici,
non vuol dire sedersi e “aspettare” gli inchini e gli elogi dei presenti.
Niente è più lontano dalla realtà.
È solo fantasia.

È vero … l’esatto contrario!

Prima di “ricevere” .. devi “dare”

Non pensare a-cosa potrai ottenere.
Concentrati su ciò che puoi “dare” tu.
L’unica persona che conta davvero, non sei tu.
È l’altra.

“Dare” è l’unico modo per stabilire un vero e proprio collegamento e relazione con gli altri.
“Dai” e basta.

“Dimentica” te stesso.
Non preoccuparti … un giorno “riceverai”.

Concentrati sull’altra persona

Quando parli con qualcuno devi essere attento.
Concentrato, presente.

Quando dico presente, intendo … completamente presente.
Il tuo interlocutore deve percepire che lo ritieni l’unica persona nella stanza.
Offri la tua piena attenzione.

Sono pochi ad avere questa sensibilità!
Una tale presenza carismatica.
Solo grazie a questo “dono”, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

Non sbirciare continuamente il cellulare.
Evita di concentrarti su altre cose, anche solo per un attimo.
Non potrai mai connetterti con gli altri, se sei occupato con te stesso.

Se sei in un gruppo, presta attenzione a tutti. Guarda ogni persona.
Sforzati di guardare e parlare con tutti.

Focus sulle altre persone

Le persone sicure di sé non si preoccupano di riconoscimenti.
Le persone fiduciose “sanno chi sono” e ”sanno quello che hanno raggiunto”.

Non hanno bisogno dell’approvazione degli altri, perché hanno appreso che la vera conferma viene dal-dentro.

Quindi, fai un passo indietro e lascia “brillare gli altri”.

Quando lo fai, gli altri non penseranno che sei timido o hai poca fiducia.
Penseranno invece che sei molto sicuro.
Non hai bisogno di approvazione e adulazione da parte degli altri.

Dai il giusto riconoscimento

Nessuno riceve abbastanza riconoscimenti.
Nessuno.

Tutti abbiamo – chi più chi meno – bisogno di apprezzamenti e riconoscimenti.
Soprattutto nel mondo del Lavoro di oggi, dove i risultati si conquistano con grande fatica e impegno.

Complimenti e apprezzamenti – ben fatti – possono costruire e rafforzare le relazioni.
Aumentare la fiducia e migliorare la produttività.
Valorizzare il lavoro fatto, giorno dopo giorno.
 


 
Non solo le persone gradiranno i tuoi complimenti, apprezzeranno – soprattutto – il fatto che hai prestato la tua attenzione.

E si sentiranno molto più importanti.
Motivati.
Produttivi.

La maggior parte delle persone è troppo occupata e concentrata su se stessa, per prestare attenzione al dettaglio. Si lascia sfuggire l’occasione per complimentarsi con gli altri.

Se lo fai … con sincerità e passione avrai carisma.
Presenza carismatica.
Autorevolezza

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – 2

un team demotivato

7. “Siamo sovraccarichi di lavoro”

“Alcuni di noi si lamentano.
E lo faranno sempre-e-comunque.
Ti diranno che il loro carico di lavoro è diventato troppo da gestire.

Altri – la maggioranza che non si lamenta e lavora – non ti diranno niente, ma si bruceranno lungo la strada.

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Quando c’è “troppa roba”, bisogna dare le priorità.
Qualcosa deve “essere lasciato andare”.

Devi intervenire per capire quanto sia realistico il carico di lavoro del tuo staff.

Cerca i modi per distribuirlo più uniformemente.
Lavora sulla definizione delle priorità.

8. “Non riconosci mai il lavoro fatto. E ti ritrovi con un team demotivato”

“Ognuno di noi non vuole essere considerato solo un numero senza volto.
Desidera essere riconosciuta come una persona.

Vuole essere apprezzataascoltata e compresa.
È semplice per te concludere … ho un team demotivato!

È importante riconoscere i successi che abbiamo ottenuto.
Onorare il nostro lavoro. Celebrare i risultati.
Offrire opportunità di crescita.

9. “Comunichi in modo ambiguo e controverso.. non capiamo cosa vuoi dirci”

“La chiarezza è la chiave.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Ci lasciano solo dubbi, ansia e resistenza.
Paura.

 

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore.

Condividi le informazioni e lo “scenario possibile”.

10. “Vorremmo che la smettessi di prendere continuamente credito per il nostro lavoro.”

“Che mossa infantile e meschina!
E lo fai costantemente … senza ritegno.
Siamo offesi!

Dacci il giusto credito per quello che facciamo.
Ci sentiremo più apprezzati.

Il tuo successo … dipenda anche da noi.

11. “Stai nascondendo un segreto di Pulcinella”

“Non sottovalutare la nostra “intelligenza”.

Siamo già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere.
Desideriamo però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che non possiamo comprendere,
perché non lo spieghi?

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.
Anche per te”.

12. “Dimmi la verità”

“Siamo più propensi ad accettare cambiamenti se capiamo cosa sta succedendo.

Apprezziamo la comunicazione chiara e trasparente.
Così sappiamo esattamente cosa ti aspetti da noi.

Non mentire.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Ricorda che … se veniamo a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la nostra fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

Non promettere vantaggi e benefit per risultati poco probabili.
Causi il nostro risentimento e … un team demotivato!

13. “Vorrei che tu ce ne avessi parlato prima.”

Perché razioni le informazioni?
Perché le centellini come acqua nel deserto?
Non chiedi mai pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura.
Poi non lamentarti se la produttività cala … e ti ritrovi un team demotivato.

Se condividi le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per noi.
Desideriamo fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.

 

Quando distribuisci le responsabilità,
è un attestato di fiducia nei nostri confronti … è come dire a ciascuno di noi “Io mi fido di te”.

14. “Sei teso tutto il tempo. Metti ansia”

“Probabilmente non te ne accorgi neppure.
Quando sei sotto pressione o sei stressato inizi a girovagare come una trottola.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.”

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – parte 1

team demotivato

Team demotivato?
Il tuo successo di team leader dipende dalla tua capacità di essere di supporto al tuo staff.

Devi dimostrare al tuo team che sei lì per aiutarli.
Favorire il loro lavoro.

Team demotivato? Ascoltare è fondamentale

Ascoltare è la chiave per scoprire cosa rende “sensibili” i tuoi dipendenti.
Cosa li entusiasma.
Cosa li spinge ad andarsene.

L’ascolto attento rivela la verità.
Svela i significati più profondi.
Il “non detto”.
Va aldilà dei “Tutto bene, grazie” e dei sorrisi di circostanza.

Non bloccarti nel “Se il mio collaboratore ha un problema, dovrebbe venire a dirmelo direttamente“.
Spesso non è così.

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Ci sono alcune cose che i tuoi collaboratori – comprensibilmente – potrebbero non sentirsi a loro agio a condividere con te.

Per salvaguardare il loro lavoro e il loro valore,
preferiranno nasconderle.
Non condividerle.

Ecco 14 cose che il tuo team demotivato sta cercando di dirti.
Disperatamente.

Attento…apri bene le orecchie!
È in gioco il tuo ruolo e il tuo successo professionale:


1. “Vorremmo sentirci a nostro agio nel chiederti supporto”

“È già difficile ammettere di aver bisogno di aiuto.
Per di più … sei poco disponibile se abbiamo domande o dubbi.
Non ce la sentiamo di chiedere il tuo supporto.

Così seguiamo il flusso.
Sperando che le nostre debolezze spariscano.
Passino inosservate.
Magicamente.

 

Lo sai …
imparare per tentativi ed errori è frustrante.

Vorremmo sentirci meno a disagio nel chiederti supporto.
Perché non ritagli un po’ di tempo per coaching uno-a-uno?

Aiutaci a raggiungere gli obiettivi.
Che sostanzialmente sono anche i tuoi!”

2. “Sei professionale ma anche gelido e indisponente”

“Sei una fredda macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze.

Fai solo finta di essere interessato, si vede, si sente,
quando ti parliamo, abbiamo la netta sensazione di non essere ascoltati… siamo un team demotivato!

Non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la nostra richiesta o problematica sia stata poco ascoltata.
Addirittura fraintesa.”

3. “Toglici il fiato dal collo e lasciaci lavorare”

“Pretendi di controllare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua benedizione.

Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa,
anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia.
Ci fai sentire demotivati, inutili … improduttivi.
Bambocci.

Lasciaci fare – in pace– il nostro lavoro!”

4. “Un’altra riunione? Noooo”

“Ancora una riunione.
L’ennesima. Dove si parla, parla, parla, senza costrutto.
Ma basta!

La maggior parte delle riunioni ci ruba solo ore di lavoro produttive.
Spesso ci lasciano la sensazione di nullità e di confusione.

Se non sono realmente necessarie dovresti evitarle.
Per favore … “

5. “Manifesti apertamente simpatie e preferenze personali”

“Forse non te ne accorgi neppure …
ma coinvolgi sempre e solo il solito gruppetto di fedelissimi.

È naturale sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma devi cercare di coinvolgere ogni membro del tuo team.

Ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia …
stai perdendo la faccia e la nostra stima.

Dai un’immagine di leader debole e influenzabile.”

6. “Sei inavvicinabile”

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni.
Sei sempre troppo occupato.
Poco disponibile.
Introvabile.
Assente.

Non essere così sicuro che …
se non ti diciamo niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarai sicuramente informato.

 

Così facendo,
sei out dalle questioni che affrontiamo quotidianamente.

Sai cosa c’è?
Pensiamo che tu non sia in grado di risolvere i problemi.
Non vuoi essere disturbato.

Non essere così inaccessibile.
Rispondi alle nostre domande e alle mail. Appena ti è possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio. Anche solo per farci capire che ci sei … “

18 spunti per essere leader autorevole e non capo autoritario

leader autorevole

Foto di khamkhor da Pixabay

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

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Il leader autorevole osserva senza dare giudizi o etichette.
Rispetta il punto di vista dell’altro, riconosce le capacità delle persone e le valorizza.

Lo stile autoritario richiede obbedienza.
Non scende a compromessi, ricorrendo anche a metodi repressivi e punitivi.

Essere un leader autorevole non significa fare il bullo o il dittatore

Ecco 18 spunti per essere leader autorevole.
Non un boss autoritario e arrogante:

1. Ricorda che i leader più efficaci sono autorevoli, non autoritari.

2. Celebra la competenza degli altri senza degradare il tuo ruolo.

3. Sporcati le mani. La partecipazione indica autorevolezza. L’isolamento autoritarismo.

4. Parla meno e ascolta di più. Mostra sincero interesse per gli altri.

5. Riconosci quando sbagli. Non c’è vergogna nell’ammettere gli errori.

6. Condividi il credito per i risultati raggiunti: raramente ottieni qualcosa al 100% da solo.

 


 

7. Se sei tentato di giudicare gli altri (per sentirti superiore), giudica te stesso, notando le aree in cui non sei all’altezza.

8. Complimenta gli altri per i loro talenti e le qualità positive.

9. Impegnati a “non sapere”. Con coraggio. Crescita e apprendimento includono il “non sapere”.

10. Concentrati su tutto ciò di cui devi essere grato e su tutte le persone che (direttamente o indirettamente) ti hanno aiutato ad arrivare dove-sei-oggi.

11. Non essere mai così soddisfatto di quello che fai. Non smettere di lottare per il miglioramento (personale o professionale). Il compiacimento non è un atteggiamento costruttivo.

12. È fondamentale sviluppare, non “riparare”.

13. Ridi di te stesso. Non prendere le cose sul personale.

14. Aspettati prestazioni elevate da te stesso e dagli altri. Non accettare la mediocrità.

 

 

15. Persegui l’eccellenza sfidando lo status quo.

16. Rimuovi i blocchi. Non crearli.

17. I leader autorevoli sono fiduciosi ma non prepotenti, empatici ma non deboli.

18. Il potere dell’autorevolezza è il rispetto; l’autoritarismo cresce nella paura.

10 errori di comunicazione che non ti fanno decollare come leader

comunicazione del leader

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Nella comunicazione del leader,
il coinvolgimento dei collaboratori è la chiave.
Otterrai più impegno, migliore produttività, maggiore redditività.

Se non riesci a comunicare in modo efficace … puoi dire addio a coinvolgimento, produttività e fidelizzazione.

Devi imparare a comunicare in modo efficace per creare un ambiente di lavoro più coinvolto e sano.

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Errori di comunicazione -anche piccoli- possono sommarsi rapidamente e minare fiducia, impegno e morale del tuo team.

Identifica i tuoi errori di comunicazione del leader.
Intraprendi azioni chiare e coerenti per migliorarti. Ecco 10 problemi di comunicazione del leader che non ti fanno decollare:

1. Concentrarsi troppo sulle debolezze

Concentrarti sulle debolezze del collaboratore può compromettere l’impegno.

Focalizzarsi costantemente sulla prestazione e sul raggiungimento degli obiettivi può generare frustrazione.
Di non soddisfare le aspettative.
Di non fare mai bene il proprio lavoro.

Concentrati invece sui punti di forza.
Permetti ai collaboratori di fare affidamento su compiti e mansioni in cui si sentono capaci ed efficienti.

I punti di forza sono le vere aree di crescita.

2. Essere inavvicinabile è uno dei maggiori errori di comunicazione del leader

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni?
Sei sempre troppo occupato per i tuoi collaboratori?

Alla fine, l’onere delle soluzioni ti torna indietro.
Con gli interessi.
Sei tu che devi “rimettere mano” ai problemi e iniziare il conteggio dei danni.

Non essere inaccessibile.
Rispondi alle domande e alle mail. Il prima possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Incoraggia una comunicazione onesta e trasparente.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio.
Incoraggia il collaboratore a passare di persona quando deve comunicare con te.

3. Dare per scontato

Non adottare la filosofia …
se i collaboratori non mi dicono niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarò sicuramente informato.

Non è sempre così.
 


 

Questo approccio ti lascia “fuori dal giro” per le questioni che i dipendenti devono affrontare quotidianamente. Inizieranno a pensare che non sei in grado di risolvere i problemi o che non vuoi essere disturbato.

Come team leader devi avere familiarità con le attività e i progetti quotidiani dei tuoi dipendenti.

Con la tua partecipazione regolare, puoi offrire consigli e suggerimenti e risolvere i problemi, prima che accadano.

4. Non riconoscere il lavoro fatto

È importante riconoscere i risultati ottenuti.
Onorare lo sforzo. Omaggiare il duro lavoro.
Dare nuove responsabilità e offrire opportunità di crescita.

Evita il generico “Bravo! Ottimo lavoro.”
Esprimi gratitudine nello specifico. “Ho notato che questa settimana – per completare il progetto XY– sei arrivato in anticipo, un’ora ogni giorno. Ottima iniziativa!”

I dipendenti sentono che contano, quando li aiuti a svilupparsi.

Il riconoscimento non è una formula per ottenere di più dalle persone.
È un valore.

5. Essere pessimista

Se sei ottimista, ispiri progresso e innovazione.
Quando sei pessimista, affossi il morale.

Quando i collaboratori ti presentano dubbi e problemi, di solito cercano soluzioni.

Anche se i problemi sono noti e irrisolvibili, evita di minimizzare o di scansare.
Cerca invece di concentrarti sulle potenziali soluzioni.

I collaboratori apprezzeranno, in futuro saranno motivati ad adottare lo stesso approccio alla risoluzione dei problemi.

6. Comunicare in modo ambiguo e controverso

La chiarezza è la chiave.
La fiducia è fondamentale.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Gli annunci controversi generano dubbi, ansia e resistenza.

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore indispensabile per il team, trasmetti empatia e condividendo lo “scenario possibile”.

I team leader che non si sentono in grado di fornire critiche o feedback costruttivi possono trarre un grande beneficio dal coaching specifico.

7. Mentire

È importante essere coerenti.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Alcuni temi devono rimanere riservati.
Attenzione alle informazioni confidenziali. Se le persone vengono a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la loro fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

8. Sottovalutare l’intelligenza del team

Non sottovalutare “l’intelligenza” del tuo team.

I tuoi collaboratori (probabilmente) sono già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere. Desiderano però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che il tuo team non possa comprendere qualcosa, è tuo compito spiegarlo.

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.

9. Utilizzare forme inappropriate di comunicazione

Non aver paura di chiedere ai tuoi collaboratori come preferiscono ricevere le informazioni.

Marta potrebbe optare per una conversazione faccia a faccia.
Più diretta e SMART.

Matteo invece potrebbe scegliere la mail.
Così la può rileggere ed essere sicuro di aver compreso.

“Come il solito sei stato il migliore” può essere letto sarcasticamente in una mail, ma le stesse parole possono essere un sincero elogio, con il giusto tono di voce.

Ecco l’importanza della comunicazione del leader.
Comprendere le esigenze comunicative individuali.

Scegli incontri di persona per i messaggi emotivi, controllo delle prestazioni, assunzioni e licenziamenti.
Puoi verificare la reazione dell’ascoltatore.

Modulare il tono della voce e le espressioni del viso.
Controllare la “direzione” del tuo messaggio.

10. Non considerare il “non detto”

Quello che non-dici è importante … tanto quanto quello che-dici.

Non dimenticare l’importanza della comunicazione non verbale.
Il tuo corpo “parla” molto di più di quel che pensi.

Non affidarti alla comunicazione dei sottintesi, delle espressioni facciali, delle supposizioni.
Il feedback cade nella vaghezza.
Una cortina di fumo annebbia la trasparenza.

La comunicazione del leader diventa ambigua.
Pericolosa.