Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca

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Foto di Roland Lakis

Chi ben comincia… dice il detto.

Il momento più delicato quando conosci qualcuno è spesso quello iniziale.

Un colloquio di lavoro, l’incontro con il nuovo capo, la prima riunione con il team, un cliente che non hai mai visto. Oppure, perché no, l’appuntamento galante che aspettavi da settimane.

Poi avrai tempo per farti conoscere e dimostrare quanto sei competente, simpatico o disponibile.

Ma all’inizio l’altra persona ha poco a disposizione.

Guarda come entri.
Come saluti.
Come ti muovi.
Come la guardi.

E comincia a farsi un’idea.

Non significa che la prima impressione sia sempre giusta. Spesso non lo è.

Ma partire bene aiuta.

1. Tratta bene tutti, non soltanto la persona che conta

Questa per me viene prima di postura, stretta di mano e abbigliamento.

Vai incontro alle persone come se fossero importanti.

Tutte.

Se hai un colloquio di lavoro, non diventare improvvisamente gentile quando entra il selezionatore. Prima hai incontrato qualcuno alla reception, magari una segretaria, qualcuno che ti ha indicato dove aspettare.

Il modo in cui tratti una persona da cui non hai niente da ottenere dice parecchio di te.

Non costa nulla dare attenzione e considerazione a qualcuno.

E non devi diventare un commediante, soggiogato o paraculo.

Non riservare la tua versione migliore soltanto alla persona che devi impressionare.

2. Non entrare pensando soltanto all’impressione che farai

Prima di un incontro importante può partire il solito film:

  • “Come mi vedranno?”
  • “Sembrerò sicuro?”
  • “Si accorgeranno che sono agitato?”

Più ti osservi, più rischi di diventare rigido.

Lascia perdere “Sono fantastico”,
“Andrà benissimo”,
“Devo essere sicuro di me”.

Ricorda piuttosto qualcosa che hai già affrontato bene. Una riunione difficile, un cliente soddisfatto, un risultato di cui sei orgoglioso.

Non devi convincerti di essere bravo.
Ricordati che qualcosa sai già fare.

3. Prima di entrare, guarda come stai

Non ti serve la postura del leader.

Ma se sei agitato, il corpo tende a raccontarlo.

Entri velocemente, guardi in basso, ti sistemi continuamente la giacca, controlli il telefono, non sai dove mettere le mani.

Sono cose normali.

Prima di entrare fermati un momento. Raddrizzati, lascia andare le spalle, alza lo sguardo.

E soprattutto non avere fretta.

A volte basta questo.

4. Vestiti per il contesto

Non esiste il look giusto in assoluto.
Esiste il contesto.

Negli anni ho visto persone presentarsi vestite benissimo ma completamente fuori posto. E altre molto semplici, perfettamente a loro agio.

Non devi stupire.

Devi evitare che il tuo abbigliamento diventi la cosa più interessante di te.

Poi mettici pure qualcosa di tuo. Essere adeguato non significa essere anonimo.

5. Guarda davvero la persona che incontri

Quando saluti qualcuno, guardalo.

Sembra poco. Non lo è.

Soprattutto quando sei teso e la tentazione è guardare altrove, sistemare le carte, controllare il telefono o pensare già a quello che dovrai dire.

Non devi fissarlo negli occhi e neppure ricordarti qualche tecnica particolare.

E sorridi, se ti viene naturale.

Mi è capitato di vedere persone molto cordiali sembrare fredde semplicemente perché, sotto tensione, si chiudevano completamente.

Non erano antipatiche.
Erano troppo concentrate su loro stesse.

6. Dai la mano e rispetta lo spazio dell’altro

Per anni abbiamo letto di tutto sulla stretta di mano.

Troppo debole significa questo.
Troppo forte significa quello.
Palmo così, personalità dominante.
Palmo cosà, insicurezza.

La farei molto più semplice.

Se la situazione prevede una stretta di mano, dalla normalmente. Non stritolare la mano dell’altro e non offrirgli tre dita.

Lo stesso vale per la distanza.

Ci sono persone che parlano molto vicino. Altre, appena fai mezzo passo avanti, ne fanno uno indietro.

Osservalo.

La distanza giusta non la misuri.
La aggiusti.

Se l’altro arretra, non inseguirlo. E se non c’è confidenza, evita di partire subito con mani sulle spalle, pacche e contatti vari.

7. Non cercare di fare una buona impressione a tutti i costi

Forse è il punto più importante.

Quando cerchi troppo di sembrare sicuro, brillante, simpatico o autorevole, rischi di ottenere l’effetto contrario.

Si vede che stai facendo qualcosa.

La buona impressione non nasce da una posa perfetta.

Nasce molto più spesso da cose semplici: non avere fretta, guardare chi hai davanti, ascoltare, trattare bene le persone.

E magari dimenticarti per qualche minuto dell’impressione che vuoi fare.

Se vuoi approfondire il tema dell’autorevolezza, puoi leggere anche “12 spunti per essere più autorevoli al lavoro”.

Se invece vuoi lavorare sul modo in cui voce, corpo e presenza contribuiscono alla tua autorevolezza, il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza” ti aiuta a esprimerti con maggiore sicurezza senza costruire un personaggio.

Poi naturalmente arriva il momento di aprire bocca.

E per alcuni di noi i problemi iniziano proprio lì…

Ma questa è tutta un’altra storia.

7 modi infallibili per rovinare il colloquio di lavoro

colloquio

Sai come affrontare con successo un colloquio di lavoro?

Ah, no!

Infatti i colloqui sono spesso il festival dell’errore.

Ansia, tensione e improvvisazione giocano brutti scherzi. E dopo settimane di candidature, silenzi e “le faremo sapere”, può bastare poco per presentarti nel modo sbagliato.

Prima di cercare la risposta perfetta, evita almeno di tagliarti le gambe da solo.

1. Presentarti al momento sbagliato

Arrivare in ritardo non è un buon inizio. Se hai un imprevisto serio, avvisa.

Ma anche presentarti con quaranta minuti di anticipo può creare disagio a chi deve riceverti.

Se arrivi molto prima, fatti due passi, prendi un caffè e presentati qualche minuto prima dell’appuntamento.

Con calma.

2. Sbagliare look

Sbagliare look non significa essere vestito male.

Significa non essere vestito per quel contesto, quell’azienda e quel ruolo.

Se non conosci l’ambiente, evita gli eccessi e scegli qualcosa di semplice e curato.

Non devi impressionare con il vestito.

Devi sentirti a posto quando ti siedi davanti al selezionatore.

3. Inventarti competenze che non hai

“Inglese? Sì, molto buono.”

Poi arriva una domanda in inglese.

“Computer? Nessun problema.”

Poi scopriamo che “con il PC mi dà una mano mio figlio”.

Ne ho sentite parecchie.

Valorizzare quello che sai fare è giusto. Inventarlo è un’altra cosa.

Se una competenza è basilare, dillo.
Se non la utilizzi da anni, dillo.
Se la stai imparando, dillo.

Non devi sapere fare tutto.
Devi riuscire a raccontare bene quello che sai fare davvero.

4. Portarti dietro tutta l’amarezza del lavoro precedente

Licenziamenti, capi difficili, colleghi che ti hanno deluso, candidature senza risposta.

Il mondo del lavoro può essere tosto.

E qualche volta hai anche ottime ragioni per essere arrabbiato.

Ma poi al colloquio escono:

  • “Il mio capo era un idiota.”
  • “Mi hanno fregato.”
  • “In quell’azienda erano tutti incompetenti.”

L’amarezza è una cattiva consigliera.

Puoi raccontare che cosa non ha funzionato senza trasformare il colloquio in un regolamento di conti con il tuo passato professionale.

5. Parlare troppo poco. Oppure non fermarti più

Ci sono candidati che per la tensione si chiudono.

Risposte di tre parole, sguardo basso, informazioni che devi quasi tirare fuori.

E magari hanno esperienza e competenze.
Solo che il selezionatore non può indovinarle.

Poi c’è l’estremo opposto.

Fai una domanda e parte un fiume. Cinque minuti dopo non ricordi più quale fosse la domanda.

Parlare tanto non significa comunicare.

Ascolta la domanda.
Rispondi.
Porta un esempio se serve.

Poi fermati.

6. Parlare di stipendio nel momento sbagliato

Non si vive di sola aria.

Stipendio, orari, vacanze e condizioni di lavoro sono importanti.

Altro che.

Non c’è niente di sbagliato nel chiedere quanto verrai pagato. Ma se nei primi minuti le tue domande riguardano soltanto stipendio, ferie e benefit, il messaggio che arriva può essere un altro.

Lo stipendio non è una domanda sbagliata.
Può esserlo il momento.

Ascolta come procede il colloquio e valuta quando affrontare l’argomento.

7. Non conoscere l’azienda

Questa continua a sorprendermi.

Ti candidi.
Ti chiamano.
Vai al colloquio.

Poi arriva:

  • “Che cosa sa della nostra azienda?”

Silenzio.

Non devi imparare a memoria il sito. Ma almeno sapere che cosa fa l’azienda, per quale posizione ti sei candidato e che cosa ti ha interessato.

Oggi bastano pochi minuti.

Se vuoi preparare meglio questa parte puoi leggere “Colloquio di lavoro: 6 spunti per raccogliere info sull’azienda”.

Prima di pensare a come impressionare chi hai davanti, evita di complicarti il colloquio da solo.

Se hai un colloquio imminente e vuoi prepararlo partendo dalla posizione, dall’azienda e dai punti del tuo percorso che dovrai raccontare bene, il percorso “Colloquio di lavoro” ti aiuta a prepararti in modo mirato.

Non puoi controllare come andrà il colloquio.

Ma almeno non ti sei tagliato le gambe da solo.

7 motivi perché la perfezione sta rovinando il tuo lavoro

perfezione
Ti senti soddisfatto quando termini un lavoro oppure pensi sempre che “non sia ancora abbastanza”?

Riesci a concentrare tempo ed energie sulle cose importanti oppure continui a tornare sui dettagli?

Un’ultima verifica.
Un’altra correzione.

Aspetta, guardo ancora questa cosa…

La perfezione ha questo problema: ogni volta che ti sembra di esserci quasi arrivato, trovi qualcos’altro da sistemare.

Nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” ho sottolineato proprio questo: la perfezione non esiste.

Questo non significa accontentarsi o lavorare male.

Significa capire quando la ricerca della qualità sta migliorando il tuo lavoro e quando, invece, sta cominciando a rovinarlo.

1. Non finisci mai

Il lavoro è praticamente pronto.

Ma non lo consegni.

Rileggi.
Correggi.
Poi riguardi la correzione.

E quando finalmente devi premere “Invia”, ti viene ancora un dubbio.

Non sempre dietro c’è scrupolosità.

Qualche volta c’è semplicemente paura di sbagliare e di essere giudicato per quello che hai fatto.

Finché il lavoro rimane nelle tue mani puoi ancora migliorarlo.

Quando lo consegni, qualcuno lo vedrà.
E lo giudicherà.

Se riconosci questo meccanismo, puoi leggere anche “6 spunti per superare la paura di sbagliare”.

A volte non continui a migliorare il lavoro.
Stai soltanto rimandando il momento di consegnarlo.

2. Impieghi troppo tempo

Hai finito, ma controlli ancora.

Numeri.
Impaginazione.
Una parola.
Poi torni ai numeri.

Ogni incarico finisce per richiedere molto più tempo del necessario.

Non perché il lavoro sia particolarmente complesso, ma perché non arriva mai il momento in cui per te è abbastanza.

E così il tempo non basta mai.

Un logorio continuo.

3. A forza di cercare la prestazione perfetta, lavori peggio

Può succedere anche questo.

Vuoi fare così bene che cominci a lavorare male.

Pensi troppo.
Ti controlli mentre lavori.
Ti chiedi continuamente se quello che stai facendo sia giusto.

E perdi fluidità.

L’ho visto anche nelle persone che preparano un colloquio: vogliono trovare la risposta perfetta, imparano tutto, controllano ogni parola.

Poi arriva una domanda leggermente diversa da quella prevista e si bloccano.

Prepararsi aiuta. Cercare di controllare tutto no.

4. Ti carichi di stress inutile

Se ogni errore diventa una prova del tuo valore professionale, anche un lavoro normale diventa pesante.

Non stai più soltanto preparando una presentazione, scrivendo una mail o gestendo una riunione.

Stai cercando di dimostrare di essere all’altezza.

Ogni volta.
E questo stanca.

Soprattutto perché il lavoro, prima o poi, ti presenterà qualcosa che non puoi controllare.

5. Cominci a pretendere la perfezione anche dagli altri

Qui il perfezionismo smette di essere soltanto un problema tuo.

Correggi continuamente.
Rifai quello che ha fatto il collaboratore.

Noti subito quello che manca e molto meno quello che funziona.

“Sì, va bene, però…”

Se lavori con un team, questo “però” ripetuto ogni giorno pesa.

Non significa abbassare gli standard.

Significa chiederti se stai davvero migliorando il lavoro oppure se nessuno riesce più a raggiungere il livello che hai in testa.

Il problema comincia quando il tuo “non è ancora abbastanza” diventa anche il metro con cui giudichi gli altri.

6. Ti blocchi

Il perfezionismo qualche volta produce l’effetto opposto a quello che cerchi.

Vuoi fare molto bene.
E non parti.
Oppure parti, torni indietro, cambi, ricominci.

Perché finché non sei sicuro di poter fare qualcosa come vorresti, preferisci aspettare.

Solo che nel frattempo il lavoro rimane lì.

La ricerca della perfezione può diventare un modo molto elegante per non decidere.

7. Perdi opportunità

Aspetti di essere completamente pronto.

Di avere tutte le competenze.
Che arrivi il momento giusto.
Che il progetto sia impeccabile.
Che non ci siano rischi.

E intanto qualcun altro manda la candidatura, presenta la proposta, accetta il nuovo incarico o prova.

Non perché sia più bravo.

Magari era semplicemente disposto a partire senza avere tutto sotto controllo.

Punta al miglior risultato possibile

Non ti sto dicendo di diventare superficiale.

Ci sono lavori in cui un errore può avere conseguenze importanti e altri in cui la precisione è parte stessa della professionalità.

Ma non tutto richiede lo stesso livello di perfezione.

A volte “fatto bene” è esattamente ciò che serve.

Altre volte devi controllare ancora.
La parte difficile è capire la differenza.

Il punto non è fare meno bene il tuo lavoro.

È smettere di consumare tempo ed energie per portarlo da abbastanza buono a perfetto, quando perfetto non serve.

9 accortezze per farsi ricordare sicuramente dai clienti

In piena era di automazione, innovazione e condivisione la cura per i clienti non è mai stata così importante.

Un cliente, in qualsiasi momento, può condividere la sua opinione con molte altre persone attraverso i social media, il web e influenzare (positivamente ma anche negativamente) la tua azienda.

Coltivare le relazioni con le persone (ancor prima che diventino clienti) è una parte cruciale per mirare al successo.

Ecco perché è più importante che mai, creare (per chi entra a contatto con la tua realtà) un’esperienza eccellente e sviluppare un rapporto di “affetto” tra i tuoi clienti e la tua azienda.

Ecco 9 modi per assicurarti che i clienti si ricordino sicuramente di te la prossima volta:

1. Ascoltali

A ogni persona piace essere ascoltata … e perché non dovrebbe esserlo?

Essere ascoltati.
Davvero.

Non dare per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire ciò che l’altro sta dicendo. Hai notato che, spesso, stai pensando già alla risposta mentre la persona sta ancora parlando?

L’ascolto attivo è una competenza sempre più fondamentale per la qualità del servizio e della soddisfazione della clientela.

2. Ricorda il loro nomi

Troppo spesso ci dimentichiamo che ogni persona desidera essere trattata come un individuo, vuole sentirsi unico e speciale.

Quando usiamo il nome (oltre ad essere educati e gentili) stiamo creando un legame, perché riconosciamo il valore e l’unicità della persona. Ancora meglio, ricordare il nome del coniuge, figlio, lo sport o la squadra preferiti dal cliente.

Così facendo, renderemo ogni incontro importante e metteremo di buon umore il nostro interlocutore, che si sentirà accettato. Questo semplice atto (che però significa tanto) può fare un mondo di differenza.

Quando utilizziamo il nome del cliente, stiamo dando un tocco personale che ci può anche aiutare a sdrammatizzare e “neutralizzare” una situazione spiacevole (un fraintendimento, un errore, un reclamo, ecc.). Semplicemente utilizzando il nome, può essere molto efficace per calmare o “sbollire” il nostro cliente.

3. Falli sentire speciali

Il cliente è molto più di una semplice vendita.

Trova il modo di farglielo sapere, ogni volta che ti chiama o entra nel tuo store, centro o ufficio che sia.

Ricordali quando sono in arrivo i suoi prodotti preferiti, quando cominciano i saldi o qualche promozione speciale. Di tanto in tanto, senza una regolarità, fai un presente (uno sconto speciale, un bonus, ecc.) per far sapere quanto apprezzi la loro presenza.

Quando i clienti si sentono apprezzati, sono molto più propensi a ricordarsi di te e dei tuoi servizi.

4. Falli divertire

Troppo spesso “divertimento sul luogo di lavoro” è associato a poca professionalità.

Divertimento sul lavoro vuol dire invece coinvolgimento soprattutto da un punto di vista emozionale.

Per far questo è importante avere passione ed entusiasmo ed essere in grado di trasmetterle al cliente, naturalmente associato alla competenza e conoscenza del prodotto o del servizio.

Prova a chiederti.
Il mio ufficio, store o centro è un posto divertente, rilassante e stimolante dove andare e (soprattutto) ritornare con piacere?

5. Trattali con rispetto e cortesia

I clienti sono il nostro pane quotidiano. Non dimentichiamo di usare le buone maniere.

Tutto questo ti sembra scontato?
Se la risposta è sì, questo potrebbe essere il problema. Le accortezze per accogliere clienti sono semplici e facilmente applicabili, proprio per il fatto di essere così elementari spesso diventano banali e scontate e sono eseguite con superficialità e leggerezza.

Sarai sorpreso di quanti addetti alla vendita o consulenti non usano le buone maniere, durante l’interazione con il cliente. Per qualcuno, anche dire semplicemente “Per favore” o “Grazie”, sembra un grande sforzo.

Poi ci chiediamo perché questi clienti non tornano?

6. Mostra un sincero interesse

A nessuno piace l’ipocrisia.
Tutti riconoscono un sorriso di circostanza o un interesse forzato per spingere la vendita.

Il cliente vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia. Il tuo personale deve essere composto di “persone vere che godono” nell’interagire quotidianamente con il prossimo. Solo quando percepisce un reale interesse nei suoi confronti, il cliente, accetta di comunicare e d’interagire con te e la tua azienda.

E quando succede, si stabilisce un rapporto di fiducia duraturo.

Chiamalo poco in tempi come questi!

7. Dagli informazioni utili

I clienti non possono sempre ottenere le informazioni di cui hanno bisogno, semplicemente perché non sanno come/cosa cercare, hanno poco tempo o non conoscono le domande giuste da fare.

Per questo motivo i clienti di oggi desiderano relazionarsi con un professionista, che sia un grande conoscitore dei prodotti e del settore in cui opera, che conosce i veri bisogni dei suoi clienti e li aiuta dando suggerimenti, soluzioni e consigli pertinenti e professionali.

I venditori o consulenti che aiutano i loro clienti a risolvere problemi (non solo vendendo) sviluppano le migliori relazioni nel lungo periodo.

8. Sorprendili

Aggiungere il fattore wow.
Che cos’è il fattore WOW? Lo dice la parola stessa: sorprendere e meravigliare il cliente!

Per esempio fargli degli auguri che non si attende: mentre è preparato per quelli natalizi, potrebbero sorprendersi (positivamente) per quelli per il compleanno o per un evento importante nella sua vita o quella dei suoi familiari.

Che cosa potresti fare per stupire davvero i tuoi clienti?

Cerca di anticipare i bisogni e fornire soluzioni che il cliente può davvero usare.
Così facendo mostri che sei realmente sintonizzato con lui e che la priorità assoluta è quella di servirli nel modo migliore possibile.

Non premiare il personale solo per le vendite effettuate ma anche per qualsiasi comportamento/iniziativa che impressioni e sorprenda (ovviamente in positivo) il cliente, indipendentemente dal fatto che porti o no a una vendita.

9. Trattali con onestà

Onestà vuol dire trasparenza.

Trasparenza vuol dire massima chiarezza su prezzi, garanzie, resi, cambi, tempistiche, etc. Trasparenza significa che non c’è nulla da nascondere e non c’è paura di ricevere feedback, anche se negativi.

Devi essere disponibili ad ammettere e discutere eventuali manchevolezze e problemi di quello che offri. Tutti parlano di qualità, di servizio e garanzia ma poi sono pochi quelli che mantengono le promesse.

Fidelizzare clienti? Serve tempo ed energia

Creare una cultura orientata al cliente, è un’opportunità di business che non deve essere trascurato. Fidelizzare clienti e fornire un servizio memorabile di alto livello non costa molto e non è complicato, ma ci vuole tempo e fatica per creare un’esperienza di servizio straordinario per i tuoi clienti.