Elimina queste 7 parole se vuoi salvare la tua credibilità sul lavoro

parole da evitare

Parlare troppo e male è forse uno degli errori più comuni che facciamo.

Dovremmo parlare molto meno.

Tutti.

A volte, nel tentativo di sembrare più sicuri, autorevoli o rassicuranti, aggiungiamo parole che producono esattamente l’effetto opposto.

Quasi.
Provo.
Spero.
Credo.

Non sono frasi da evitare. Da eliminare dal tuo vocabolario.

Devi accorgerti di quando le stai usando per non prendere posizione, non assumerti un impegno o semplicemente perché non sai bene che cosa dire.

Sul lavoro questa differenza si sente.

1. “Quasi”

  • “Ho quasi finito.”
  • “Il preventivo è quasi pronto.”
  • “Sto quasi arrivando.”

Va bene.
Ma quanto manca?

Ogni volta che dici che hai quasi fatto qualcosa, la realtà è che non l’hai ancora fatta.

Se il tuo capo o un collaboratore ha bisogno di capire a che punto sei, dagli qualcosa di più concreto:

  • “Sto ultimando il paragrafo delle garanzie. Il preventivo sarà pronto domani alle 9.”

Molto meglio.

“Quasi” informa poco. Un tempo, una scadenza o quello che manca informano molto di più.

2. “Provo”

  • “Provo a finirlo per venerdì.”
  • “Provo a sentire il cliente.”
  • “Vediamo, ci provo.”

Qualche volta è esattamente quello che stai facendo: provando.

Niente di male.

Il problema è quando “provo” diventa la parola che metti davanti a ogni impegno.

L’ho sentita tante volte anche davanti a cose molto semplici.

“Riesci a chiamarlo oggi?”

“Provo.”

E viene quasi spontaneo chiedere: che cosa te lo impedisce?

Se puoi farlo, fallo.
Se non sai se riuscirai, spiega perché.
Quando dipende da qualcun altro, dillo.

3. “Spero”

“Spero di riuscire a finire il preventivo per venerdì.”

Dipende da te?

Allora più che sperare devi capire se venerdì è una scadenza realistica.

Non dipende completamente da te?
Dillo.

“Se ricevo i dati entro mercoledì, venerdì riesco a consegnarlo.”

La speranza lasciamola pure dove serve.

Quando qualcuno ha bisogno di una risposta, servono soprattutto informazioni.

4. “Credo”

Qui farei attenzione.

Dire “credo” non significa essere insicuri.

Non è una delle frasi da evitare. A volte è la risposta più seria che puoi dare.

Se non hai tutti gli elementi, meglio:

  • “Credo di sì, ma devo verificare.”

che inventarsi una certezza che non hai.

Il problema arriva quando “credo”, “penso”, “secondo me” precedono praticamente ogni frase.

  • “Credo che potremmo…”
  • “Penso che forse sarebbe…”
  • “Secondo me magari…”

Alla terza premessa, quello che volevi dire si è già perso.

Se hai un’opinione, esprimila.
Se hai un dubbio, dichiaralo.
Non confondere le due cose.

5. “Potrei” e “vorrei”

  • “Vorrei diventare un coach.”
  • “Potrei candidarmi.”
  • “Mi piacerebbe cambiare lavoro.”

Le sento spesso.

E la domanda, prima o poi, diventa:

  • “Bene. Che cosa stai facendo?”

Perché puoi voler cambiare lavoro per anni senza mandare una candidatura.

Puoi voler diventare coach senza informarti su una formazione.

Puoi voler chiedere una promozione senza mai affrontare il discorso.

Non è la parola “vorrei” il problema.

È quando il condizionale continua per mesi e non succede niente dopo.

6. “Fidati”

La sincerità non si proclama.
Punto.

Non so te, ma tutte le volte che qualcuno mi dice:

“Fidati di me…”

il mio istinto risponde:

“Non fidarti!”

Se devo ricordarti continuamente che sono affidabile, qualcosa non torna.

La fiducia si costruisce in un altro modo: mantieni quello che prometti, dici le cose anche quando sono scomode, non cambi versione a seconda di chi hai davanti.

Lascia che siano i tuoi comportamenti a chiedere fiducia al posto tuo.

7. “Ad essere onesto”

Con i suoi fratelli:

  • “A dire la verità…”
  • “A dire il vero…”
  • “Onestamente…”

Qui il problema è quasi comico.

“Ad essere onesto con te…”

  • E fino a cinque minuti fa?
  • Non eri onesto?

Naturalmente è un modo di dire e qualche volta serve semplicemente a introdurre qualcosa di delicato.

Ma se devi continuamente dichiarare la tua sincerità, l’effetto può diventare quello opposto.

La sincerità perde forza quando hai bisogno di annunciarla.

Se devi dire una cosa difficile, dilla.
Con rispetto.

Ma dilla.


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“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Non sono le parole il problema

Quasi, provo, spero, credo, vorrei, fidati, onestamente.

Non devi metterti davanti allo specchio e allenarti a cancellarle.

E non devi parlare come un robot.
Il punto è un altro.

Ascoltati.

Soprattutto quando devi dare una risposta, prendere posizione, assumerti un impegno o affrontare una conversazione scomoda.

Potresti scoprire che alcune di queste parole arrivano sempre nello stesso momento: proprio quando vorresti lasciare aperta una porta per poter fare un passo indietro.

Se vuoi approfondire puoi leggere “Vuoi essere un leader eccellente? Parla meno e ascolta di più”.

Se invece vuoi lavorare sul modo in cui comunichi e vieni percepito nelle situazioni professionali, il percorso “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” parte proprio dal tuo modo reale di parlare, ascoltare e stare nella relazione.

Non sono frasi da evitare. Non devi cercare parole più autorevoli.

Devi sapere che cosa vuoi dire.
E dirlo.