6 motivi perché non ascolti mai i tuoi collaboratori

Se non sai ascoltare, come puoi pretendere di ascoltare i collaboratori?
Ascoltare non significa semplicemente sentire.
Puoi essere davanti a un collaboratore, annuire, guardarlo e perfino rispondergli senza aver realmente ascoltato ciò che stava cercando di dirti.
Magari hai già deciso che cosa pensare.
Stai preparando la risposta.
Oppure hai capito le prime tre parole e sei già arrivato alle tue conclusioni.
Per un collaboratore è frustrante scoprire che una richiesta, una difficoltà o un punto di vista sono stati ascoltati a metà, fraintesi o liquidati troppo velocemente.
Non significa che devi essere sempre disponibile.
E neppure che devi essere d’accordo.
Significa concedere all’altra persona, quando decidi di ascoltarla, la tua attenzione reale.
Ascoltare non significa dare ragione.
Significa capire prima di decidere che cosa farne.
Perché allora è così difficile ascoltare i collaboratori?
Ecco 6 motivi.
1. Non hai tempo
Siamo realistici.
Hai una riunione tra dieci minuti.
Una scadenza da rispettare.
Un cliente che aspetta una risposta.
Un problema da risolvere.
E proprio in quel momento un collaboratore arriva con:
“Hai cinque minuti?”
La tentazione è ascoltare mentre continui a leggere l’e-mail, guardare l’orologio o pensare alla riunione successiva.
Ma l’ascolto non dipende soltanto dalla quantità di tempo. Dipende dalla qualità dell’attenzione.
Cinque minuti di attenzione reale possono essere più utili di venti trascorsi facendo altro.
E se quei cinque minuti non li hai?
Dillo.
- “Adesso non riesco ad ascoltarti come vorrei. Ne parliamo alle 16?”
Poi, naturalmente, ricordati di farlo.
2. Sei troppo concentrato sull’azione
Hai un problema?
Risolviamolo.
C’è qualcosa che non funziona?
Correggiamolo.
Qualcuno arriva con una difficoltà?
Troviamo subito la soluzione.
Essere orientati all’azione è una qualità importante.
Ma può diventare un limite quando inizi a risolvere un problema prima ancora di averlo compreso.
Il collaboratore sta ancora parlando e tu stai già pensando:
“Ho capito. Facciamo così.”
Forse hai davvero capito.
Oppure hai capito soltanto ciò che ti aspettavi di sentire.
Se mentre l’altro parla stai già preparando la risposta, una parte del tuo ascolto è già finita.
3. Pensi di sapere già tutto
Ci sono conversazioni che sembrano prevedibili.
Conosci quella persona.
Conosci quel problema.
È già successo.
Sai già dove vuole arrivare.
E così interrompi.
- “Sì, sì. Ho capito.”
- “So già cosa vuoi dirmi.”
- “Aspetta, fammi indovinare…”
Può anche darsi che tu abbia ragione.
Ma se parti dalla convinzione di conoscere già il finale, rischi di non accorgerti di ciò che questa volta è diverso.
Ascoltare i collaboratori richiede anche la disponibilità a scoprire che la tua prima interpretazione potrebbe essere incompleta.
4. Ti annoi
Non tutti comunicano nello stesso modo.
C’è chi arriva subito al punto.
Chi deve contestualizzare.
Chi ripete.
Chi apre parentesi.
Chi impiega dieci minuti per raccontare qualcosa che tu avresti spiegato in due.
E magari dopo un po’ pensi:
- “Dove vuole arrivare?”
Ascoltare non significa però lasciare che qualsiasi conversazione proceda senza limiti.
Puoi aiutare la persona a focalizzarsi.
- “Qual è il punto principale sul quale vuoi confrontarti con me?”
Oppure:
- “Proviamo a concentrarci su quello che dobbiamo risolvere.”
Ascoltare e dare una direzione alla conversazione possono convivere.
5. Hai troppe distrazioni
Il telefono vibra.
Arriva un’e-mail.
Qualcuno passa davanti alla porta.
Tra poco hai una riunione.
Sul monitor c’è ancora il documento che stavi preparando.
E intanto il collaboratore parla.
Tu ci sei.
Ma solo in parte.
Il problema è che spesso la distrazione si vede.
Se hai deciso di dedicare qualche minuto a quella conversazione:
- allontana il telefono;
- smetti di scrivere;
- chiudi ciò che ti distrae sullo schermo;
- guarda la persona mentre parla.
Non serve creare un rituale.
Serve semplicemente esserci.
Se invece non puoi farlo, è più corretto dire:
- “Questo è importante. Adesso però non riuscirei a darti la giusta attenzione. Possiamo riprenderlo dopo?”
6. Hai paura di ciò che comporta ascoltare
Questo è forse il punto più interessante.
A volte non ascoltiamo perché temiamo che farlo significhi perdere una parte della nostra autorità.
Se ascolto, dovrò accettare quello che mi chiede?
Se chiedo un’opinione, penseranno che non so decidere?
Se apro la discussione, poi dovrò cambiare idea?
Se accolgo una difficoltà personale, diventerò responsabile anche di quella?
No.
Ascoltare i collaboratori non significa:
- essere d’accordo;
- accettare ogni richiesta;
- rinunciare a decidere;
- farsi carico di qualsiasi problema;
- trasformarsi nel terapeuta del proprio team.
Puoi ascoltare attentamente e poi dire:
- “Capisco il tuo punto di vista, ma la decisione rimane questa.”
Oppure:
- “Quello che mi hai detto cambia alcuni aspetti. Ci rifletto e ti do una risposta.”
O anche:
- “Su questo posso venirti incontro. Su quest’altro no.”
L’ascolto non ti toglie autorevolezza. Ti permette di decidere dopo aver compreso meglio ciò che hai davanti.
È anche uno dei principi che ho approfondito in “Pensa come un coach, muoviti come un coach”: non avere sempre la risposta pronta può aiutare le persone ad assumersi maggiore responsabilità.
Ascoltare crea relazione. Ma soprattutto crea comprensione
Non devi trasformarti improvvisamente nel leader che passa le giornate ad ascoltare tutti.
Comincia dalle conversazioni che già hai.
Quando un collaboratore entra nel tuo ufficio, prova a chiederti:
“Lo sto davvero ascoltando o sto aspettando che finisca?”
A volte bastano pochi minuti.
Una domanda in più.
Un’interruzione in meno.
Il telefono lasciato sul tavolo.
La disponibilità a non arrivare immediatamente alla conclusione.
Non devi necessariamente fare ciò che i tuoi collaboratori ti chiedono. Ma prima di decidere, dovresti almeno aver capito che cosa ti stanno dicendo.
Un leader autorevole non ascolta perché non sa che cosa fare.
Ascolta perché non presume di sapere tutto prima ancora di aver sentito.
Se senti che nella relazione con il tuo team fai fatica ad ascoltare, farti ascoltare o mantenere autorevolezza senza irrigidirti, scopri il percorso di coaching “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.








Formatore e Coach.

