Cosa rispondono i leader quando non conoscono la risposta

cosa rispondere

“È facile fare domande difficili.
Difficile è dare risposte facili.”

Alessandro Morandotti

Tutto stava andando bene.

Poi, proprio mentre tutti stanno chiudendo il laptop, qualcuno chiede:
“Quindi… cosa pensi di fare adesso?”

La stanza si ferma.
Gli sguardi tornano su di te.

Apri bocca.

E tutto quello che esce è un farfugliante, tremolante:
“Non lo so.”

Dire spesso “non lo so” ti costa credibilità e influenza

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader“,
dire di non conoscere una risposta non è una tragedia.

Non è un errore.
E nemmeno un segno di incompetenza.

Anzi, a volte è una dimostrazione di forza.

Ma usarlo come risposta automatica, ripetuta,
ti costa credibilità.

Se vuoi essere preso sul serio come leader,
questa è una frase da ridimensionare
e sostituire con risposte più mature.
Autorevoli.

Quando il “non lo so” ti taglia fuori

Molti professionisti — competenti, preparati, esperti
di fronte a una domanda inattesa
non riescono ad andare oltre:

  • spalle alzate
  • testa che oscilla
  • un arrendevole “non lo so”

Una risposta che starebbe meglio
in bocca a un apprendista alle prime armi.

Risultato?

Fuori, in un attimo,
dalla lista degli “esperti affidabili”.

L’altra trappola: parlare senza sapere

Esiste anche l’estremo opposto.

Quando un capo, un cliente o un collaboratore
ti chiede un parere fuori dal tuo ambito,
la tentazione è forte:

  • parlare comunque
  • improvvisare
  • riempire il silenzio

Per piacere.
Per sembrare veloce.
Apparire smart.

Peccato che risposte imprecise, errate o incomplete
erodano la tua reputazione
molto più di un silenzio gestito bene.

“Non lo so” non è una risposta da leader

Quando non sappiamo cosa fare,
spesso rinunciamo del tutto.

Ma sul lavoro vale una regola semplice:
insegniamo agli altri come trattarci.

Ogni “non lo so” detto senza costrutto
spinge le persone ad andare da qualcun altro.

Se questo è il tuo obiettivo, va bene.

Altrimenti, serve prepararsi.

Cosa dire al posto di “non lo so”

Non frasi da imparare a memoria.

Ma strutture da adattare alla situazione
e alla tua personalità:

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Buona domanda. Lo scoprirò.”

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Non posso rispondere che, in parte, ma vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando … ”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati … ”

“Non ho abbastanza famigliarità con XYZ e non mi piace tentare di indovinare. Lasciatemi approfondire …

Perché funzionano

Queste risposte ti permettono di:

  • prendere tempo senza perdere autorevolezza
  • impostare una linea temporale chiara
  • dimostrare iniziativa e metodo
  • spostare l’attenzione su ciò che sai, non su ciò che manca
  • ascoltare meglio una richiesta spesso confusa

Paradossalmente,
posticipare una risposta aumenta la credibilità
se lo fai con struttura.

Conta cosa dici. Ma anche come lo dici.
Guarda negli occhi.

Postura stabile.
Tono fermo.

Ogni risposta è un’occasione

Per costruire — o erodere — la tua presenza da leader.

Se vuoi essere percepito come affidabile, autorevole,
“aggiorna” il tuo vocabolario.

Meno “non lo so” automatici.

Più risposte consapevoli,
pertinenti,
influenti.

È così che si cresce.
Ed è così che si viene ascoltati.

Con il mio percorso di coaching mirato:
Sviluppare assertività senza perdere empatia trovi il tuo equilibrio tra fermezza e sensibilità, per farti ascoltare davvero.