Il percorso di coaching: 9 credenze da sfatare. Subito – parte 2

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Sul coaching si sente dire un po’ di tutto.
Alcune opinioni nascono da informazioni incomplete. Altre da esperienze raccontate male.
Altre ancora si sono diffuse nel tempo fino a diventare convinzioni accettate senza essere mai messe davvero in discussione.
Il risultato è semplice: molte persone si fanno un’idea del coaching senza averlo mai sperimentato.
Ecco alcuni dei miti che incontro più spesso.
1. “Sto lavorando bene. Non ho bisogno di un coach”
Ottimo.
Ma il coaching non nasce per chi è in crisi.
Molte persone immaginano il coaching come una sorta di pronto soccorso professionale.
In realtà viene utilizzato spesso proprio da chi sta già ottenendo buoni risultati e desidera fare un ulteriore passo avanti.
Più responsabilità.
Maggiore autorevolezza.
Una leadership più efficace.
Un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.
Il coaching non lavora soltanto sui problemi. Lavora soprattutto sulle potenzialità e sul miglioramento continuo.
Molte persone chiedono aiuto quando sono in difficoltà. Le più lungimiranti iniziano a crescere prima.
2. “Il coach mi dà le risposte”
In realtà succede quasi il contrario.
Come coach il mio lavoro consiste soprattutto nel fare domande.
Domande che aiutano a osservare una situazione da prospettive diverse, a mettere in discussione convinzioni radicate e a vedere possibilità che prima non erano evidenti.
Il coaching non è consulenza e non consiste nel dirti cosa fare.
Consiste nell’aiutarti a trovare risposte che abbiano senso per te e per la tua situazione.
3. “Il coach mi dà consigli”
Molti immaginano il coaching come una conversazione nella quale una persona esperta distribuisce suggerimenti e indicazioni.
Funziona raramente così.
Il coaching parte da un presupposto diverso: tu sei la persona che conosce meglio la tua realtà.
Il mio compito è aiutarti a ragionare con maggiore lucidità, non sostituirmi alle tue decisioni.
Un consiglio può essere utile.
Una consapevolezza, spesso, vale molto di più.
4. “Ma io voglio soluzioni, non domande”
Capisco questa obiezione.
Viviamo in un mondo pieno di risposte. Ti basta aprire Google, guardare un video o leggere un articolo. Le informazioni non mancano.
Anzi.
Sono ovunque.
Il problema è che molte di quelle risposte sono generiche.
Pensate per tutti.
Applicabili a chiunque.
Adattate a nessuno.
Ecco perché tante persone sanno già cosa dovrebbero fare ma continuano a non farlo.
Il problema raramente è la mancanza di informazioni. Molto più spesso è la difficoltà di trasformarle in azione.
5. “Allora … posso semplicemente parlarne con il mio migliore amico”
A volte sì.
Un amico può ascoltarti, sostenerti e aiutarti a superare un momento difficile. Tuttavia difficilmente riuscirà a essere davvero neutrale.
Ti conosce troppo bene.
Ha una sua opinione.
Ha una sua storia con te.
Ha un suo coinvolgimento emotivo.
Un coach osserva invece la situazione dall’esterno. Può permettersi di fare anche le domande che spesso amici e familiari evitano.
Quelle più scomode.
E spesso anche le più utili.
6. “Il coaching richiede moltissimo tempo”
Dipende dall’obiettivo.
Se desideri lavorare su una situazione specifica, poche sessioni possono già produrre cambiamenti significativi.
Se invece l’obiettivo è più ampio, il percorso sarà inevitabilmente più articolato.
Preparare una riunione difficile.
Gestire un conflitto.
Potenziare la leadership.
Rafforzare l’autorevolezza.
Non tutti gli obiettivi richiedono lo stesso investimento di tempo.
Per questo non esiste una durata valida per tutti.
Esiste la durata più adatta alla tua situazione e al risultato che desideri ottenere.
7. “Il coaching è solo per manager e professionisti famosi”
Questo è uno dei miti più resistenti.
Nel corso degli anni ho lavorato con persone molto diverse tra loro.
Neo-leader.
Professionisti.
Persone in cerca di lavoro.
Responsabili di team.
Persone che stanno affrontando un cambiamento.
Il coaching non appartiene a una categoria particolare. È uno strumento di sviluppo personale e professionale accessibile a chiunque desideri crescere.
8. “Il coaching è una forma di terapia”
Questo è probabilmente il malinteso più diffuso.
Coaching e terapia non sono la stessa cosa.
La terapia si occupa di aspetti clinici e psicologici e, quando necessario, lavora anche sull’analisi di esperienze passate.
Il coaching, invece, lavora prevalentemente sul presente e sul futuro.
- Su ciò che desideri migliorare.
- Sugli obiettivi che vuoi raggiungere.
- Sulle azioni che puoi mettere in campo.
Quando emergono esigenze che richiedono competenze diverse, il percorso corretto è rivolgersi ai professionisti più adatti.
9. “Il coaching non produce risultati”
Questa convinzione mi ha sempre incuriosito.
Perché il coaching nasce proprio per produrre risultati.
Un percorso efficace parte da un obiettivo, definisce tappe intermedie, monitora i progressi e corregge la direzione quando necessario.
Naturalmente non esistono formule magiche e non esistono scorciatoie.
Esiste però una cosa.
L’impegno personale.
Perché nessun percorso può sostituirsi alla tua volontà di cambiare.
Il coaching non fa il lavoro al posto tuo. Ti aiuta a smettere di evitarlo.
Una riflessione finale
Forse il problema è che molte persone lo giudicano attraverso stereotipi, racconti superficiali o aspettative poco realistiche.
Quando poi lo sperimentano davvero, scoprono quasi sempre la stessa cosa.
Che il coaching è molto meno misterioso di quanto immaginavano.
E molto più concreto.








Formatore e Coach.

