Faccia a faccia con la persona più difficile da gestire

Qualche tempo fa una cliente (funzionaria di una nota banca italiana) arrivò in coaching convinta di sapere quale fosse il problema.
Il capo.
Non aveva dubbi.
Durante la prima mezz’ora parlò quasi esclusivamente di lui.
Di ciò che avrebbe dovuto fare.
Di come avrebbe dovuto comunicare.
Di tutto quello che stava sbagliando.
Di quanto fosse una persona difficile da gestire.
Alla fine le chiesi:
“Immaginiamo che il tuo capo non cambi mai. Tu che cosa puoi fare?”
Mi guardò in silenzio.
Come se quella possibilità non l’avesse mai presa in considerazione.
Ed è in quel momento ho capito una cosa.
Molte persone non rimangono bloccate perché hanno un capo difficile.
Rimangono bloccate perché consegnano al capo il controllo della propria crescita.
Mentre leggi queste righe, probabilmente il volto di qualcuno ti è già venuto in mente.
È normale.
Il nostro cervello è incredibilmente bravo a individuare ciò che gli altri dovrebbero fare meglio.
È veloce.
Preciso.
Quasi instancabile.
Riesce a trovare con facilità gli errori del capo, le mancanze del team, le debolezze dei colleghi, le incoerenze dell’azienda.
Il problema è che, mentre osserva gli altri, smette di osservare te.
Ed è qui che nasce una delle trappole più frequenti nella vita professionale.
Quando il problema è sempre fuori da te
Ogni volta che qualcosa non funziona, la tua attenzione va immediatamente all’esterno.
“Se il mio capo comunicasse meglio…”
“Se il mio collaboratore fosse più responsabile…”
“Se il team fosse più motivato…”
“Se il cliente fosse più ragionevole…”
Molte di queste osservazioni possono essere vere.
Esistono capi incompetenti.
Collaboratori arroganti.
Clienti impossibili.
Aziende disorganizzate.
Non sto dicendo che il problema sia sempre tu.
Sto dicendo un’altra cosa.
Molto più scomoda.
La vera trappola
Ogni volta che concentri tutta la tua attenzione su ciò che dovrebbero fare gli altri, senza accorgertene, consegni a loro il controllo della tua crescita.
È questa la trappola.
Perché se il miglioramento della tua situazione dipende da qualcun altro, tu puoi fare ben poco.
Aspetti.
Speri.
Ti lamenti.
Ti convinci che il giorno in cui il tuo capo cambierà, finalmente lavorerai bene.
Che quando il collega diventerà più collaborativo, tutto sarà più semplice.
Che quando il team maturerà, riuscirai finalmente a guidarlo.
Nel frattempo, però, la tua crescita rimane in pausa.
È una scena che vedo spesso nel coaching
Mi capita frequentemente.
Una persona arriva convinta che il problema sia il capo.
Oppure il team.
Oppure l’azienda.
Per buona parte dell’incontro parliamo degli altri.
Poi, lentamente, la conversazione cambia direzione.
Non perché gli altri smettano di avere responsabilità.
Ma perché emerge una domanda diversa.
“Su che cosa hai davvero il potere di intervenire?”
È quasi sempre in quel momento che qualcosa si sblocca.
Non cambia il capo.
Non cambia il collega.
Cambia la qualità delle domande che la persona inizia a farsi.
Ed è lì che ricompare il margine di azione.
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La persona difficile da gestire sulla quale hai più influenza
Esiste una persona che puoi osservare ogni giorno.
Puoi cambiare il suo modo di comunicare.
Il suo atteggiamento.
Le sue reazioni.
Le sue abitudini.
Il modo in cui ascolta.
Il modo in cui guida.
Il modo in cui affronta un conflitto.
Quella persona sei tu.
È anche quella sulla quale hai il margine di intervento più grande.
Più tempo investi nel progettare il cambiamento degli altri, meno tempo rimane per cambiare l’unica persona sulla quale hai davvero un’influenza.
Ed è un investimento che, quasi sempre, produce risultati migliori.
Non significa darsi tutte le colpe
Attenzione.
Questa non è un’esortazione a sentirti responsabile di tutto.
Ci sono situazioni profondamente ingiuste.
Ci sono ambienti tossici.
Ci sono persone manipolatorie.
A volte la scelta migliore è cambiare azienda, ruolo o progetto.
Ma anche in quei casi rimane una domanda fondamentale.
Qual è la parte che dipende da me?
È una domanda meno comoda.
Ma infinitamente più utile.
Perché restituisce il controllo dove può fare davvero la differenza.
Non puoi cambiare il tuo capo, ma puoi cambiare il modo in cui gestisci la relazione.
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La prossima volta…
Ogni mattina ti capita di guardarti allo specchio.
La prossima volta fermati qualche secondo in più.
La persona che hai davanti potrebbe essere anche la persona difficile da gestire.
La più testarda.
La più esigente.
La più severa con se stessa.
Quella che pretende il cambiamento dagli altri, ma resiste al proprio.
Non per giudicarti.
Per ricordarti una cosa.
La tua crescita comincia esattamente nel punto in cui smetti di aspettare che cambino gli altri e inizi a chiederti che cosa puoi cambiare tu.








Formatore e Coach.

