Ti senti troppo vecchio per il mercato del lavoro? Forse non sai ancora quali carte hai

Lorenzo ha avuto una buona carriera professionale.
Per molti anni ha lavorato come funzionario bancario, ricoprendo ruoli di responsabilità e ottenendo risultati. Non aveva particolari motivi per dubitare del proprio valore professionale.
Poi, intorno ai 50 anni, la banca nella quale lavorava attraversa una ristrutturazione.
Lorenzo vede persone con molta esperienza lasciare l’organizzazione e nuovi profili, più giovani, prendere spazio.
Probabilmente osserva anche qualcosa di reale: in certe aziende e per certe posizioni, essere senior può effettivamente rendere le cose più difficili.
Ma da quel momento succede anche qualcos’altro.
Il dubbio gli si installa in testa.
Lorenzo comincia a utilizzare spesso una parola: vecchio.
Troppo vecchio per essere interessante.
Troppo vecchio rispetto a chi arriva.
Troppo vecchio per essere scelto da un’azienda che può puntare su qualcuno di dieci o quindici anni più giovane.
Troppo vecchio per il mercato del lavoro.
Quando cominci a guardarti con gli occhi dell’età
Qualche giorno fa stavamo lavorando sul suo curriculum.
Arriviamo alla fotografia e scopro che l’ha ritoccata. Non semplicemente per migliorarla: per sembrare più giovane.
Poi c’è la questione della data di nascita. Preferisce non indicarla.
La sua posizione è chiara:
“Devono valutarmi per le mie competenze, non per la mia età.”
Posso capirlo.
Ma proprio quella frase mi ha fatto pensare a una domanda:
E se una parte delle tue competenze esistesse proprio grazie alla tua età?
Quando gli anni diventano esperienza
Essere più anziano non significa automaticamente essere più competente.
Puoi avere trent’anni di lavoro alle spalle senza aver trasformato quegli anni in particolare esperienza. Così come puoi incontrare professionisti molto più giovani con capacità, maturità e competenze notevoli.
La seniority non è una medaglia che ricevi al raggiungimento di una certa età.
È ciò che sei riuscito a costruire attraverso gli anni.
E gli anni, quando riesci a trasformarli in esperienza, possono lasciarti molto:
- situazioni già vissute e problemi affrontati;
- errori commessi, riconosciuti e non ripetuti;
- persone molto diverse con cui hai imparato a lavorare;
- decisioni prese senza avere tutte le informazioni;
- la capacità di riconoscere prima una situazione che rischia di diventare problematica;
- maggiore consapevolezza di ciò che sai fare e anche dei tuoi limiti.
A venticinque o trent’anni molte di queste cose semplicemente non potevi averle.
Non perché fossi meno bravo. Non avevi ancora avuto il tempo di viverle.
Non devi convincerti che “vecchio è bello”
È qui che tornerei per un momento a Lorenzo.
Sarebbe ingenuo dirgli, o dirti, che l’età nel mercato del lavoro non conta. A volte conta eccome e può rappresentare uno svantaggio.
Ma non devi convincerti che “vecchio è bello”.
Devi fare un lavoro più serio: guardare il tuo percorso professionale e chiederti che cosa ti ha lasciato che un tempo non possedevi.
Perché c’è una differenza tra essere consapevole degli ostacoli che puoi incontrare come senior sul mercato e cominciare a considerare te stesso un professionista “vecchio”.
Non dovresti essere tu il primo a svalutare ciò che gli anni hanno costruito.
La domanda allora cambia:
Che cosa so vedere, capire e gestire oggi che 15-20 anni fa non avrei saputo vedere, capire e gestire allo stesso modo?
La risposta non sarà: “Ho vent’anni di esperienza”.
Sarà ciò che quei vent’anni hanno costruito.
Prima di giocare le tue carte devi riconoscerle
Capacità di giudizio.
Mestiere.
Lettura delle situazioni.
Consapevolezza dei tuoi limiti.
Capacità di non agitarti davanti a problemi già incontrati. E magari quella lucidità che ti permette di capire quando intervenire e quando, invece, è meglio aspettare.
Sono queste le carte che puoi ancora giocare sul mercato. Ma per giocarle devi prima riconoscerle tu stesso.
Quando ti senti troppo vecchio per il mercato del lavoro, è facile concentrarti su ciò che gli anni sembrano averti tolto.
È proprio allora che vale la pena fare il percorso contrario:
Fare l’inventario di ciò che gli anni ti hanno lasciato.
Non per vivere di rendita sul passato.
Ma per riconoscere le situazioni che hai affrontato, le responsabilità che ti sei assunto, i problemi che oggi sai gestire meglio e quelle competenze diventate talmente naturali da non considerarle più un valore.
Fai fatica a riconoscere il tuo valore professionale o a capire quali carte puoi ancora giocare?
Un percorso di coaching può aiutarti a fare chiarezza su ciò che hai costruito e su come ripartire da lì.
Scopri il percorso “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere”.
Lorenzo vorrebbe essere valutato per le sue competenze e non per la sua età.
Ma forse non dovrebbe avere troppa fretta di separare le due cose. E nemmeno tu.
Perché una parte delle competenze che oggi ti rendono un professionista migliore è nata proprio negli anni che potresti essere tentato di nascondere.
Che cosa mi hanno lasciato tutti questi anni che oggi posso ancora mettere sul tavolo?
Il valore della seniority non sono gli anni accumulati.
È quello che, professionalmente, sei riuscito a farne.








Formatore e Coach.

