5 circostanze in cui è preferibile accettare un risultato “sufficiente” anziché perfetto

pericolo della perfezione

Tutti vogliamo fare del nostro meglio sul lavoro.
Tutti desideriamo essere professionali, precisi,
perfetti.

Ma c’è un’enorme differenza tra dedizione, passione,
ricerca della qualità e ossessione per ogni dettaglio, assillo per ogni particolare.

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Il pericolo della perfezione

Non è mia intenzione criticare o scoraggiare chi lavora ricercando la perfezione al lavoro. Ci sono alcuni casi specifici in cui è accettabile accontentarsi di “buono”. Smettere d’inseguire la perfezione assoluta.

Accontentarsi di “sufficiente” potrebbe sembrare un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato. Accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Ecco 5 occasioni in cui puoi accontentarti:

1. Quando si rischia di compromettere un rapporto consolidato

Ogni giorno, può capitare di ricevere critiche e in genere non fa mai piacere.

Essere un perfezionista accanito può mettere a rischio le tue relazioni, poiché si tende a essere critici e esigenti nei confronti degli altri. Può portare ulteriore irritabilità e maggiore nervosismo.

Il pericolo della perfezione è che vuoi che anche gli altri siano perfetti. Poni obiettivi fuori dalla tua portata,
quasi impossibili da raggiungere.

Sei critico sia con te stesso sia con gli altri,
pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.

 
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Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Sarebbe un vero peccato compromettere un rapporto personali per un puntiglio trascurabile.
L’insistenza su un dettaglio irrilevante. Ecco il pericolo della perfezione!

Il tuo lavoro potrà essere perfetto, ma le tue relazioni non lo saranno sicuramente.

2. Quando i livelli di stress nell’ambiente di lavoro è già al massimo

Il perfezionista incallito è costantemente preoccupato per gli errori e i dubbi sulle sue azioni.

Teme che un errore porterà gli altri a pensare male di lui/lei;
la prestazione è intrinseca alla visione di sé.

Quando i livelli di stress sono già elevati, insistere sulla perfezione può portare a un aumento della tensione e della pressione psicologica

La tensione sale così alle stelle, si crea un’escalation di problemi e complicazioni.

 


 

3. Quando la tempestività è prioritaria rispetto all’eccellenza

Il Mondo del Lavoro di oggi è complesso. Si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione al lavoro in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto, in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni? Approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano di vedere un qualche progresso, o hai bisogno di dare un feedback per non arrivare alla riunione completamente a mani vuote,
forse non è il momento di ossessionarsi con i dettagli.

È meglio concentrarsi sull’ottenere un risultato soddisfacente in tempo, piuttosto che cercare l’eccellenza assoluta a scapito della puntualità.

4. Quando sei sotto pressione e necessiti una soluzione immediata

Cerca di calmarti quando sei sotto pressione al lavoro.

Fai un respiro profondo e ricorda che spesso “buono” o “fatto” è meglio che …
“perfetto”.

Invece di farti prendere dal panico e cercare di perfezionare ogni dettaglio,
è meglio concentrarti sul fare il proprio meglio nelle circostanze date.

Regalarti una pausa qua e là, per e avere più tempo per controllare il tuo lavoro.
Quando conta davvero.

So che può essere difficile da accettare, se sei una persona alla costante ricerca della perfezione,
ma non puoi pensare che ogni “pezzo del tuo lavoro” sarà il migliore in assoluto.

 


 

5. Quando tutti pensano sia “buono”

La scadenza si sta avvicinando. Soprattutto la notte “escono fuori” miglioramenti così evidenti che sembra impossibile (il giorno dopo) non calarsi nuovamente su dettagli e rifiniture.

Sei troppo vicino alla scadenza di quel progetto,
e stai perdendo rapidamente di vista il quadro generale.

Siamo i nostri peggiori critici. Non è una novità.

Per questo motivo, in questi frangenti,
è meglio ascoltare il feedback di collaboratori e colleghi.

Se la maggior parte delle persone coinvolte nel progetto ritiene che il lavoro sia soddisfacente, è probabile che sia così! Non c’è bisogno di “ritoccarlo continuamente” in modo ossessivo.

Il pericolo della perfezione al lavoro? Punta al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”,
ci mettiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti …
anneghiamo in ansia da prestazione o nella fantasia che gli altri ci stiano giudicando male.

Con questo presupposto …
vivere e lavorare diventa estenuante!

Non devi puntare alla perfezione al lavoro,
ma al migliore risultato possibile.

Per esempio …

Stai organizzando un evento aziendale importante che si terrà tra pochi giorni.

Hai lavorato per pianificare ogni dettaglio, ma ti rendi conto che alcune delle decorazioni nella sala conferenze potrebbero richiedere ulteriori ritocchi per essere perfette.

In questa situazione, “buono” o “fatto” è meglio che “perfetto”.

Piuttosto che passare ore a cercare di perfezionare le decorazioni, è più importante concentrarsi sul completamento di altre attività cruciali per l’evento: la conferma degli ospiti, la gestione delle attrezzature tecniche ecc.

Mantenere un buon livello di decoro è importante, ma è prioritario assicurarsi che l’evento si svolga senza intoppi. Soddisfi le aspettative complessive degli ospiti e dei partecipanti.