5 occasioni quando puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”

perfezione al lavoro

Tutti vogliamo fare del nostro meglio sul lavoro.
Tutti desideriamo essere professionali, precisi,
perfetti.

Ma c’è un’enorme differenza tra dedizione, passione,
ricerca della qualità e ossessione per ogni dettaglio, assillo per ogni particolare.
Il rischio è di diventare controproducenti.

“Le persone perfette non combattono, non mentono,
non commettono errori e non esistono.”

Aristotele

Non è mia intenzione criticare o scoraggiare (ci mancherebbe) chi lavora ricercando la perfezione al lavoro,
ma ci sono alcuni casi specifici in cui è accettabile accontentarsi di “buono” e smettere d’inseguire la perfezione assoluta.

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Accontentarsi di “abbastanza buono” potrebbe sembrare un approccio apatico e approssimativo,
ma ci sono momenti in cui è completamente giustificato e accettare le cose così-come-sono diventa la scelta più efficiente ed efficace.

Ecco 5 occasioni in cui puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”:

1. Quando l’urgenza è più importante della qualità

Il Mondo del Lavoro di oggi è così complesso e si muove molto velocemente.
Come puoi pensare di raggiungere la perfezione al lavoro in tempi così stretti?

Come puoi credere di finire un lavoro, un progetto, in poco tempo senza mettere in conto imprecisioni, approssimazioni o ritocchi?

Se il tuo capo o i clienti (sempre più impazienti) aspettano di vedere un qualche progresso o hai bisogno di dare un feedback per non arrivare alla riunione completamente a mani vuote,
forse non è il momento di ossessionarsi con i dettagli.

Spesso, “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “buono”.

2. Quando rischi di compromettere un rapporto consolidato

Ogni giorno,
sul lavoro può capitare di ricevere critiche e in genere non fa mai piacere.

Se sei un perfezionista accanito,
vuol dire che stai cercando di raggiungere un modello mitizzato.

Vuoi che anche gli altri siano perfetti e spesso poni obiettivi fuori dalla tua portata,
quasi impossibili da raggiungere.

Sei piuttosto critico sia con te stesso sia con gli altri,
pretendi che anche gli altri siano impeccabili quanto te.
Questa puntigliosità potrebbe causarti inevitabilmente rapporti professionali difficili.

Sarebbe un vero peccato compromettere un rapporto duraturo per un puntiglio trascurabile o per l’insistenza su un dettaglio irrilevante.

Le persone sono diverse.
Il tuo lavoro può essere perfetto,
ma le tue relazioni non lo saranno sicuramente.

3. Quando i livelli di ansia e stress nell’ambiente di lavoro sono già al limite

Il perfezionista incallito è costantemente preoccupato per gli errori e i dubbi sulle sue azioni.

Teme che un errore porterà gli altri a pensare male di lui/lei;
la prestazione è intrinseca alla visione di sè.

La perenne lotta per essere perfetto può essere molto logorante e stressante.

Quando nell’ambiente lavorativo i livelli di stress sono già alti,
una sproporzionata ricerca della perfezione (accompagnata da mancanza di empatia) può portare ulteriore irritabilità e maggiore nervosismo.

La tensione sale così alle stelle creando un’escalation di problemi e complicazioni.
 


 

4. Quando tutti pensano sia “buono”

La scadenza si sta avvicinando,
ripensandoci bene (soprattutto la notte) “escono fuori” miglioramenti così evidenti che sembra impossibile (il giorno dopo) non calarsi nuovamente su dettagli e rifiniture.

Sei troppo vicino alla scadenza di quel progetto,
e stai perdendo rapidamente di vista il quadro generale.

Siamo i nostri peggiori critici.
Non è una novità.

Per questo motivo, in questi frangenti,
è meglio ascoltare il feedback di collaboratori e colleghi.

Se per tutti, il risultato è “perfetto cosi com’è”,
probabilmente non cercano di sabotare la tua carriera ma semplicemente ti stanno assicurando che hai già fatto un buon lavoro e non c’è bisogno di “ritoccarlo continuamente” in modo ossessivo.

5. Quando sei sotto pressione

Cerca di calmarti quando sei sotto pressione al lavoro.
Fai un respiro profondo e ricorda che spesso “buono” o “fatto” è meglio che …
“perfetto”.

Nessuno vuole essere ricordato per essere un professionista superficiale e impreciso.
Tuttavia,
puoi regalarti una pausa qua e là,
e avere più tempo per controllare il tuo lavoro quando conta davvero.

So che può essere difficile da accettare,
se sei una persona alla costante ricerca della perfezione …
ma non puoi pensare che ogni “pezzo del tuo lavoro” sarà il migliore in assoluto.

Perfezione al lavoro? Punta al miglior risultato possibile

Quando vogliamo essere perfetti, efficienti e sempre “all’altezza”,
ci mettiamo sulle spalle carichi emotivi molto pesanti …
anneghiamo in ansia da prestazione o nella fantasia che gli altri ci stiano giudicando male.

Con questo presupposto …
vivere e lavorare diventa estenuante!

Non devi puntare alla perfezione al lavoro,
ma al migliore risultato possibile.

Spesso “buono” è meglio di “perfetto”,
ma a volte anche “fatto” è meglio che “perfetto”.