5 occasioni quando puoi accontentarti di “buono” piuttosto che “perfetto”

perfezione al lavoro
Tutti vogliamo fare bene il nostro lavoro.

Essere professionali, precisi, affidabili.

Ma c’è una differenza tra ricercare la qualità e inseguire ogni dettaglio fino a quando un lavoro diventa quasi impossibile da considerare concluso.

Puoi sempre correggere qualcosa, aggiungere un particolare, trovare una parola migliore.

La domanda è:

“Quello che sto facendo migliora davvero il risultato?”

Perché ci sono situazioni in cui fermarsi a un lavoro buono non significa lavorare male. Significa capire che, per quello che serve, è già abbastanza buono.

Ecco 5 occasioni in cui vale la pena ricordarselo.

1. Quando il tempo conta quanto la qualità

Non tutti i lavori richiedono lo stesso livello di precisione.

Una bozza da discutere con il team non ha bisogno della stessa rifinitura di un documento definitivo destinato a un cliente.

Se il tuo capo aspetta un aggiornamento o una riunione serve proprio a discutere un lavoro ancora in corso, continuare a perfezionare ogni dettaglio può diventare controproducente.

La qualità consiste anche nel capire dove vale davvero la pena investire tempo e attenzione.

2. Quando la perfezione al lavoro comincia a pesare sulle relazioni

Avere standard elevati è una qualità.

Il problema nasce quando pretendi che anche gli altri lavorino esattamente secondo i tuoi standard.

Un collega consegna un buon lavoro e tu vedi immediatamente le tre cose che avrebbe potuto fare meglio.

Un collaboratore raggiunge l’obiettivo e tu ti concentri sul particolare che non ti convince.

Non significa accettare superficialità o lavori fatti male.

Significa distinguere un problema reale da qualcosa che semplicemente non corrisponde al tuo modo ideale di fare le cose.

Non tutto ciò che potrebbe essere migliorato deve necessariamente essere corretto.

3. Quando l’ambiente è già sotto forte pressione

Scadenze, problemi, clienti impazienti, carichi di lavoro elevati.

Quando la tensione è già alta, pretendere che ogni particolare sia impeccabile può aggiungere pressione senza migliorare davvero il risultato.

Chiediti allora:

“Questo livello di precisione è davvero necessario oppure sto facendo fatica ad accettare qualcosa di meno della perfezione?”

In alcuni momenti serve il massimo livello di attenzione.

In altri serve soprattutto andare avanti bene.

4. Quando gli altri ti stanno dicendo che il lavoro è già buono

Hai quasi terminato.

Poi riguardi il lavoro e trovi qualcosa da modificare. Lo riguardi ancora e trovi qualcos’altro.

Nel frattempo persone competenti continuano a dirti:

“Va bene così.”

Vale almeno la pena ascoltarle.

Quando sei troppo coinvolto in qualcosa, puoi perdere la distanza necessaria per valutarlo.

A forza di cercare ciò che manca, rischi di non vedere più ciò che funziona.

Prima dell’ennesima modifica, chiediti:

  • sto correggendo un problema reale?
  • questa modifica migliorerà concretamente il risultato?
  • il destinatario noterà davvero la differenza?
  • oppure faccio semplicemente fatica a considerare il lavoro concluso?

5. Quando continuare a perfezionare non aggiunge più valore

All’inizio, il tempo che dedichi a un lavoro può migliorarlo molto.

Rileggi una mail cinque volte.
Sposti ancora un elemento nella presentazione.
Ritocchi un documento che aveva già raggiunto il suo obiettivo.

Continui a investire tempo, ma il risultato cambia pochissimo.

Il perfezionismo diventa inefficiente quando il tempo che continui a investire vale più del miglioramento che riesci ancora a ottenere.

E mentre perfezioni quel lavoro, tutto il resto aspetta.

Non devi lavorare peggio. Devi scegliere meglio dove lavorare al massimo

Accontentarsi di “buono” non significa diventare superficiali.

Ci sono attività nelle quali precisione e controllo sono imprescindibili. Altre nelle quali un risultato buono, affidabile e consegnato al momento giusto è esattamente ciò che serve.

Il problema nasce quando non riesci a considerare concluso qualcosa che potrebbe ancora essere migliorato.

Se questa ricerca della perfezione al lavoro ti accompagna spesso nel lavoro, puoi approfondire il tema in “7 motivi perché la perfezione sta rovinando il tuo lavoro”.

Prima dell’ennesima correzione, prova allora a chiederti:

“Farlo ancora meglio, in questo momento, serve davvero?”

Il miglior risultato possibile non è sempre quello più vicino alla perfezione.
È quello adeguato a ciò che conta davvero.