15 momenti in cui tacere è molto meglio che parlare

tacere

“Le persone che sanno poco sono solitamente dei grandi parlatori, mentre gli uomini che sanno molto dicono poco.”
Jean-Jacques Rousseau

Dovremmo parlare molto meno.

Tutti.

La crescita personale inizia quasi sempre da una presa di coscienza scomoda: il problema, spesso, siamo noi.

Parliamo troppo.
Parliamo male.
Più del dovuto.

E a volte — senza volerlo — quando parliamo appariamo:

  • offensivi
  • poco preparati
  • poco corretti

In due parole: facciamo danni

Viviamo in un’epoca travolta dalle parole.

Dalle chiacchiere.

Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono valore.
Peso.
Significato.

E non sempre sono la soluzione.

A volte, il silenzio parla molto più forte.

Non siamo consapevoli della potenza delle parole

Basterebbe ricordare quante volte:

  • una parola di troppo
  • un lapsus
  • una frase fuori posto

hanno compromesso:

  • un progetto
  • un colloquio
  • un rapporto con un cliente
  • la relazione con un collega o con il capo
  • la tua immagine di leader

Si parla molto delle frasi chiave dei grandi leader.

Meno della loro abilità opposta.

Stare in silenzio.

Come scrivo in “Prima volta Leader”, c’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.

E ascoltare.

Ecco 15 situazioni in cui tacere può essere molto più intelligente che parlare.

1. Taci se non hai nulla di significativo da aggiungere

Hai già detto quello che dovevi dire?

Anche in modo semplice e asciutto?

Perfetto.
Adesso taci.

Comunicare non significa parlare tanto, ma avere qualcosa da dire.

Aggiungere parole per sembrare più competenti spesso produce l’effetto opposto: finisce per indebolire il messaggio.

2. Taci se non intendi mantenere la parola

Una promessa è una promessa.

Se dici cose che non hai intenzione di mantenere, prima o poi le persone smetteranno di dare peso alle tue parole.

Se stai parlando solo per fare il brillante o per imitare il “leader ideale”, meglio tacere.

3. Taci quando sei arrabbiato

Quando sei molto arrabbiato, aumenta il rischio di dire qualcosa che a mente fredda non diresti.

E una volta dette, certe parole non si possono ritirare.

Quando sei arrabbiato:

  • non giudicare
  • non criticare
  • evita di spiegare

Prenditi tempo.
Allontanati.
Raffredda la mente.

Poi, se serve, torna sulla questione.

4. Taci se non conosci bene i fatti

Non giudicare prima di capire.
Non reagire prima di sapere.

Parlare senza conoscere i fatti porta facilmente a:

  • dietrofront imbarazzanti
  • scuse forzate
  • relazioni da ricucire

Lasciare il segno non significa parlare di più, ma farsi ascoltare meglio.

5. Taci se non conosci l’argomento

Il silenzio imbarazza.

E per questo molti sentono il bisogno di riempirlo comunque.

Ma è meglio tacere che parlare con sicurezza di qualcosa che non si conosce.

Dire:

“Non lo so.”
“Devo informarmi.”
“Su questo non ho abbastanza elementi.”

può essere molto più autorevole di una risposta improvvisata.

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6. Taci e impara ad ascoltare

Ascoltare significa spegnere, almeno per un momento, il proprio dialogo interno.

E dedicare attenzione reale all’altro.

Non pensare subito alla risposta.
Non interrompere.
Neanche completare la frase dell’altro.

Ascoltare è uno dei modi più semplici per far sentire una persona presa sul serio.

Ne ho parlato anche nell’articolo Un leader eccellente parla meno e ascolta di più.

7. Taci quando sei profondamente sfiduciato

Demoralizzazione, delusione, amarezza.

Quando sei dentro queste emozioni rischi di dire cose che esprimono soprattutto il tuo stato d’animo del momento.

Meglio prendersi un po’ di tempo.

Sfogarsi sì.

Ma nel posto giusto.
Con la persona giusta.

8. Taci quando stai diventando “pesante”

Troppo meticoloso.
Troppo perfetto.

“So tutto io”.

Continuare ad aggiungere spiegazioni, precisazioni e correzioni non aumenta necessariamente la tua autorevolezza.

A volte ti rende semplicemente pesante.

9. Taci dopo aver detto qualcosa di importante

Dopo una frase importante, fermati.

Una pausa può dare maggiore enfasi alle tue parole.

Il silenzio è parte del messaggio.

Se continui immediatamente a parlare, rischi di disperdere ciò che hai appena detto dentro il flusso delle parole successive.

10. Taci se non sai ancora come dirlo

Se non hai pesato le parole.

Se rischi di sembrare:

  • insensibile
  • permaloso
  • esagerato

meglio tacere.

Per ora.

Tacere non significa rinunciare a dire ciò che pensi.

Significa scegliere quando e come dirlo.

11. Taci se nessuno ti ha chiesto un consiglio

Spesso le persone parlano per condividere.

Non necessariamente per ricevere soluzioni.

Metti da parte il tuo ego.

Il bisogno di “salvare”.
Il ruolo del guru.

A volte l’altra persona non ha bisogno della tua soluzione.

Ha bisogno che tu la ascolti.

12. Taci se stai parlando solo per piacere

Se cerchi continuamente di piacere agli altri per paura di essere escluso, deriso o rifiutato, rischi di adattare ciò che dici a ciò che pensi gli altri vogliano sentirsi dire.

Prima di parlare, chiediti:

“È davvero ciò che penso?”

13. Taci se stai ripetendo lo stesso concetto

Ripetere non sempre rafforza.

Spesso disperde.

La chiarezza nasce anche dalla sintesi.

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14. Taci se stai cercando di fare il brillante

Quando non lo sei.

Il rischio?

Essere l’unico a ridere.

15. Taci se vuoi far crescere le persone

A volte aiutare significa non intervenire.

Fare un passo indietro.
Lasciare spazio.

Consentire all’altro di crescere.
Sbagliare.

Permettere alla persona di costruire la propria capacità, competenza e fiducia.

Non devi sempre intervenire.
Non devi sempre avere la soluzione.

E non devi sempre dire l’ultima parola.

In finale…

Saper tacere è una delle competenze più sottovalutate nella leadership.

Il silenzio non è assenza.
È presenza consapevole.

Non significa non avere nulla da dire.

Significa anche capire quando le tue parole servono davvero e quando, invece, è meglio lasciare spazio.

Spesso, la leadership sta proprio lì.

Nel saper tacere.