Come smettere di pensare al lavoro quando sei di libero

preoccupazione

Ansia, stress, inquietudine, pensieri.

Nomi diversi … ma il punto non cambia…
… la preoccupazione è un seme che germoglia e cresce anche senza la nostra volontà.

La preoccupazione è un killer silenzioso.
Spesso la minimizziamo.
A volte addirittura la neghiamo.

Vediamo 11 spunti per smettere di pensare al lavoro anche quando sei libero:

1. Ricordare ciò che è più importante

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La vita non si ferma quando stacchi dal lavoro.

Anzi.

Se tieni a mente quali sono le tue priorità e ciò che è veramente importante per te (la famiglia, la salute, ecc) dovrebbe essere più facile “staccare” dal lavoro quando sei libero.

2. Comprendere l’importanza di una pausa

Lo sai che sei più creativo e trovi più facilmente soluzioni quando sei riposato o prendi qualche pausa dal lavoro?

Prendersi una pausa mentale non vuol dire dormire,
ascoltare musica, giocare alla play station o fare qualcosa di piacevole.

Significa semplicemente interrompere (anche solo per pochi minuti) quello che stiamo facendo,
lasciare che la mente si svuoti di tutto e mettersi letteralmente in stand-by per qualche istante.

Non fare assolutamente nulla.
Sembra facile ma non lo è.

3. Non parlare di lavoro a casa

L’abitudine, una volta arrivati a casa,
di fare una sorta di resoconto delle “magagne” lavorative con il partner è molto allettante,
ma non è un’ottima idea.
 

 
Può sembrare che, parlandone,
ti sfoghi e l’ansia diminuisce ma rimasticare un problema ti stimolerà a regredire emozionalmente a quando l’hai vissuto,
con tutto il “carico” di emozioni (negativi)  e apprensione.

4. Non portarsi il lavoro a casa

Molto meglio finire il lavoro in ufficio.

Potrebbe anche valer la pena di impiegare un’ora in più,
piuttosto che portarsi il lavoro a casa.

Se proprio devi farlo, non dimenticare di riporre il tutto, una volta terminato.
È difficile rilassarsi,
godersi la cena o la presenza del partner o dei figli se l’occhio ti cade di continuo sullo schermo del portatile appoggiato sul divano in soggiorno.

5. Rendersi conto che non si può controllare tutto

Viviamo in tempi complessi e incerti.
Per quanto tu possa organizzare e pianificare il tuo lavoro,
ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi,
emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te.
Se non lo fai, ti porterà solo ansia e frustrazione!
 


 
Non lamentarti o demoralizzarti,
accetta la realtà e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

Diventa più flessibile!
Lascia uno spazio per l’imprevisto.

Anche se ci pensi …
comunque arriverà!

6. Non perdersi in paure vaghe

Un’altra trappola dove si cade quando si pensa troppo (e male) è “annegare” in un mare di vaghi timori e confuse preoccupazioni.
La mente eccitata crea scenari disastrosi e finali apocalittici.

Prova a chiederti …
qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?

E quando comprendi che la cosa peggiore che potrebbe realisticamente accadere,
è qualcosa che poi così spaventosa non è …
capisci che sarà anche improbabile che accada.

Trovare questa tipo chiarezza,
di solito richiede solo pochi minuti e un po’ di energia ma ti può far risparmiare un sacco di tempo e di preoccupazioni.

7. Comprendere la differenza tra “analizzare” e “rimuginare”

Analizzare:
Studiare, esaminare, approfondire un problema.
Capire chi-cosa-quando, chi ha sbagliato e una volta terminata l’analisi …
imparare dall’esperienza,
ripartire cercando di non ripetere gli errori.

Rimuginare:
Scervellarsi, pensare e ripensare costantemente a quell’episodio,
continuare a ripetersi che “forse era meglio se… “, “Non dovevo dire/fare quella cosa” …
non fare tesoro dell’esperienza e ricadere dopo poco nello stesso errore.

8. Consapevolizzare che scervellarsi non risolve i problemi

Quando pensiamo tanto al lavoro,
abbiamo la sensazione di padroneggiare la nostra ansia.

Rimuginando ci si convince di riuscire a risolvere un problema.
In realtà è proprio questa percezione che ci impedisce di “chiudere” con la preoccupazione.

Così non stai affrontando il problema;
non trovi mai la soluzione,
anzi continui ossessivamente a cercarla.

E così si rafforza il meccanismo.
Chi rimugina non raggiunge mai la soluzione del problema.

9. Spendere più tempo con persone positive

L’energia è contagiosa.
 

 
Frequenta regolarmente persone che hanno un atteggiamento mentale positivo sui tuoi pensieri.
Una conversazione intelligente con qualcuno al di fuori del tuo settore o che non conosce la tua storia/attività può darti una prospettiva nuova e una spinta positiva.

10. Stabilire un “appuntamento” con la preoccupazione

Quando non è strettamente necessario,
non soffermarti inutilmente a rimuginare su cifre,
analisi e previsioni (che sono generano stress e pensieri negativi, capaci di farti vivere costantemente in uno stato d’ansia) e non saturarti d’informazioni inutili:
raccogli solo i dati strettamente necessari.

Stabilisci un appuntamento fisso con i “numeri” e le tue preoccupazioni:
una mezz’ora la mattina può bastare per riflettere e dar libero sfogo alla preoccupazione, ai tuoi pensieri e apprensioni.

Evita la sera (o prima di andare a dormire) altrimenti una notte agitata è assicurata.

11. Evitare l’uso eccessivo di smartphone e Pc

Di tanto in tanto,
abbiamo bisogno di lavorare la sera o nel week end.
Non accedere solo per curiosità.
Resisti alla tentazione di collegarti,
salvo non sia qualcosa di realmente importante.

Se davvero non hai bisogno di lavorare,
lascia smartphone e Pc fuori (almeno il più possibile) dal tuo tempo libero.

Non pensare al benessere come a un colpo di fortuna,
qualcosa che scende dal cielo,
che è legato alla fortuna oppure a un regalo della vita.

Non basta desiderarlo.

Il benessere personale è il risultato (anche) di uno “sforzo” personale.