8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle (prima che sia troppo tardi)

traditore al lavoro

Il doppiogiochista pugnala alle spalle,
getta l’arma ma non si avvede, stolto qual è,
che gli rimane insanguinata la mano.

E quel sangue non si lava…mai.”

Giacomo Colosio

Doppio-giochista.
Opportunista.
Traditore.
Giuda.
Pugnalatore alle spalle.
Fedifrago.

Chiamalo come preferisci…

hai capito perfettamente di chi sto parlando.

Di quello/a che sembra tuo amico.
Un alleato.
Un fedele collega.

E invece ti ruba l’idea.
Il progetto.

Ti manda avanti al massacro
per poi occupare il tuo posto.

È quello/a che si infila — come una serpe —
nella piccola apertura che lasciamo nella nostra “corazza”.

Perché crediamo negli altri.

Nella loro buona fede.
La loro correttezza.

Ed è lì che giocano.
E spesso… giocano anche bene.

Perché lo fanno?

Tornaconto, rancore e… piacere.

Rendimento personale.
Vendetta.
Invidia.
Smania di successo.
O semplice godimento.

Il traditore è difficile da identificare.

Di solito, quando ci riesci,
ha già affondato la lama.

È troppo tardi.

Il giuda prende il tuo suggerimento,
fa sua l’idea,
agguanta le informazioni.

Se il progetto ha successo,
si fa avanti per prendersi il merito.

Se fallisce, invece:

era la tua idea.
La colpa è tua.

Ti accusa.
Ti diffama.
Diffonde calunnie.

  • “Lo sapevo.”
  • “Avevo sentore del tracollo.”

Ed è sorprendente come, spesso,
direzione, titolari e azienda
sembrino “all’oscuro” di comportamenti
che in realtà tutti conoscono.

Ma gossip e pugnalate alle spalle
non sopravvivono senza
un pubblico ricettivo.

Su questo, credo, siamo d’accordo.

8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle

(prima che sia troppo tardi)

1. Il traditore sussurra come un cospiratore

Conosce ogni indiscrezione.

Ogni confidenza.
Ogni malignità.
È il pettegolezzo dell’ufficio.

Colpire alle spalle richiede informazioni privilegiate.
E lui/lei… le ha sempre.

Sussurra.
Osserva questo dettaglio.

Non tutti i sussurratori sono traditori, è vero.

Ma il sussurro è il mezzo più rapido per diffondere informazioni,
raccomandando il segreto
e facendo sentire l’altro “speciale”.

Qui sta la loro forza.

2. Il traditore manipola le informazioni

Distorce.
Drammatizza.
Esagera.

Rende tutto più piccante o più tragico,
secondo convenienza.

Finge grande onestà.

Si mostra impegnato.
Spirituale.
Indispensabile.

Si mescola con tutti.

Ha tutte le informazioni perché…
è la fonte del gioco.

Essere una persona forte
non significa essere aggressivi o imporsi,
ma comunicare con sicurezza e autorevolezza.


Trovi spunti pratici nei miei libri
Autorevolezza” (NUOVA edizione 2025)

e “Prima volta Leader”.

3. Si mostra sempre impegnato e sovraccarico

Alla base delle pugnalate ci sono spesso:
invidia, incompetenza, frustrazione.

Sorride sempre.
Sussurra.
Crea fiducia.

Parla soprattutto di cose negative.
Svaluta il lavoro degli altri.

Si dipinge come indispensabile.
Rimane oltre l’orario.
È sempre stanco.

Spesso non è una persona felice.
Serena.
Realizzata.

E difficilmente i traditori
si apprezzano tra loro.

4. Ha bisogno di parlare continuamente di sé

Parla ossessivamente di quanto sia bravo,
efficiente, produttivo.

Il vanto implicito è quasi sempre
segno di insicurezza.

Chi ha vera autostima
non ha bisogno di convincere nessuno.

Lo dimostra con i fatti.

5. Ti fa “scattare” l’istinto

La prima volta che l’hai incontrato,
il tuo istinto ha lanciato l’allarme.

L’istinto vede oltre
le maschere,
i sorrisi finti,
le frasi di circostanza.

  • “Puoi contare su di me.”
  • “Mi sei piaciuto dal primo momento.”

Quando senti quel brivido…
ascoltalo.

C’è quasi sempre una buona ragione.

6. È un abile adulatore

L’adulazione gonfia l’ego.

E quando l’ego è gonfio,
diventiamo facili prede.

Complimenti.
Richieste di “consigli”.
Idee che poi diventano sue.

E se non funzionano?
Indovina di chi era l’idea?

7. Ha già colpito altri

Spettegola su chi esce dalla porta ufficio.

Diffonde infamie.
Calunnie.

Se l’ha fatto con altri…
perché non dovrebbe farlo anche con te?

8. Cerca subito di ingraziarsi

Soprattutto se sei nuovo.

Sorrisi.
Accoglienza.
Alleanze lampo.

Ti fa sentire “dentro”
per renderti più facile da inghiottire.

Dà ragione a tutti.
Appoggia ogni idea.

Pronto a cambiare bandiera
al primo vento favorevole.

Di solito non si individua un traditore
prima che sia troppo tardi.

Se sospetti qualcuno,
osserva.

Valuta con attenzione

Non reagire di impulso.
Osserva. Annota.
Raccogli fatti.

Proteggi idee, relazioni e reputazione.

Il punto è questo:
la maturità professionale non è fidarsi di tutti,
è scegliere con attenzione di chi fidarsi.

Restare “aperti” senza essere sprovveduti.

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 2

immagine di leader

Leggi la parte 1 del post14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader“.

7. Mangiarsi le unghie o giocherellare con i capelli

Tutti facciamo gesti inconsapevoli quando siamo nervosi e sotto stress.

Chi si strofina le mani,
chi afferra la loro parte superiore delle braccia,
altri si mordono la bocca e si toccano il collo.

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Le donne (soprattutto) sono viste come timorose, ansiose o distratte quando assumono comportamenti da teenager tipo
gingillarsi con i capelli,
giocherellare con la collana
o mordersi un dito.

Le persone ti percepiscono come eccessivamente preoccupata per il tuo aspetto fisico e non abbastanza concentrata sul lavoro.

8. Espressioni non corrispondenti

Se (per esempio) stai dando un feedback negativo a un collaboratore,
sorridendo forzatamente e in modo nervoso,
non aiuterà a trasmettere il giusto messaggio.

L’altra persona si sentirà a disagio.

Anche se non sa esattamente il motivo,
quando si trasmette incoerenza tra le parole e le espressioni,
le persone avvertono contraddizione,
sospettano che stai tramando qualcosa o che stai cercando di ingannarlo.

9. Stretta di mano molliccia

Si dice che un bel sorriso, guardare negli occhi accompagnando il tutto con una ferma stretta di mano … faccia miracoli!
Verissimo!

Una stretta di mano debole è indice di mancanza di autorità e fiducia,
non è conforme all’ immagine di leader che vuoi dare,
mentre una stretta di mano troppo forte potrebbe essere percepita come aggressiva e dominante.

 


 

Adatta la stretta di mano a ogni persona e situazione,
ma assicurati che questo (semplice) gesto sia fatto con decisione.¨

10. Espressione del viso accigliata

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere,
gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni
gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così,
invii messaggi che sei arrabbiato,
teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.

11. Parlare al cellulare e girare come una trottola

Parlando al cellulare è facile che, senza accorgerti,
inizi a camminare o girovagare senza meta.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Camminare mentre si è al telefono,
è un’azione automatica che serve a tagliare fuori tutti gli stimoli sensoriali provenienti dall’esterno,
per concentrarci maggiormente sulla conversazione.

Niente di male ci mancherebbe …
ma muovendoti continuamente (e nervosamente) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare i tuoi collaboratori.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

12. Avvicinarsi o allontanarsi troppo può minare la tua immagine di leader

Se ti avvicini troppo a qualcuno,
prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla,
invadi lo spazio dell’altro,
ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.
Significa che non hai rispetto o comprensione per lo spazio personale dell’altra persona.

Al contrario, se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.

Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

13. Essere eccessivamente espressivo o esagerare con i gesti

Pochi (e giusti) gesti mentre parli
aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Gesti troppo zelanti o esagerati possono indicare che sei caotico o che stai
cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.

Se comunichi con le mani,
cerca di non esagerare.

Utilizza piccoli gesti controllati per mostrare forza e fiducia,
la tua immagine di leader.
Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Se vuoi massimizzare la tua autorevolezza,
riduci al minimo i movimenti.

14. Guardare continuamente il cellulare

Parla pure … ti ascolto”.

E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare e con la testa annuisci per dare una minima parvenza d’ascolto.

Guardare il cellulare mentre parli o ascolti (ascoltare è però tutta un’altra cosa) con qualcuno è un chiaro segno di mancanza di rispetto e di educazione.

Pensaci la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – soprattutto – per moglie/marito, figli e amici).

P.S.
Il fenomeno è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing,
che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 1

immagine di leader

Se consideri che,
circa il 90 % della comunicazione è non verbale,
e i nostri corpi hanno una “lingua” propria,
ti rendi subito conto che il linguaggio del corpo è importante tanto quanto le parole che utilizzi.

Quando il tuo ruolo lavorativo è legata all’immagine di leader,
è fondamentale dare grande importanza alla comprensione del linguaggio del corpo e degli altri segnali non verbali.

Per capire dove è necessario migliorare,
ho selezionato 14 dei modi peggiori di gestire il tuo corpo quando sei impegnato con i colleghi, i tuoi collaboratori o il gran capo:

1. Annuire e sorridere troppo

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Quando annuiamo,
vuol dire che siamo d’accordo,
stiamo ascoltando e incoraggiamo l’altro a parlare.

Annuendo continuamente esprimi incoraggiamento e impegno ma non autorevolezza e potere.
Così facendo, trasmetti l’impressione che stai (disperatamente) cercando d’impressionare e di compiacere.

Segnali la tua ansia di approvazione.

Anche il sorriso è un linguaggio del corpo potente e positivo,
ma quando (anche qui) sono persistenti o inappropriati,
può essere fonte di confusione e di poca credibilità.
Soprattutto se stai discutendo di un argomento serio,
esprimendo rabbia o stai dando feedback negativi

2. Seduta ciondolante o “contratta” può minare la tua immagine di leader

Una buona postura è importante ovunque ti trovi.

Con una seduta ciondolante e dinoccolata comunichi mancanza di rispetto per chi-parla.
Noia e apatia.
Menefreghismo.
Desiderio di non essere dove sei.

Il tuo corpo lo esprime per te … forte e chiaro!

Inoltre, se desideri una presenza da executive, un’immagine di leader, è importante “prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile”.
Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.

 


 

Se sei seduto in una postura contratta e “ristretta” al minimo delle sue dimensioni, occupi meno spazio e proietti meno potenza, sembrando insicuro o sottomesso.
Una “buona” postura invece incute rispetto.

3. Incrociare le braccia sul petto

Anche se piegare le braccia sul petto, può essere una posizione di riposo confortevole,
resisti alla tentazione di farlo.

Evita (sempre) di sederti con le braccia incrociate sul petto.
La maggior parte delle persone interpreterà il tuo gesto come
freddo, chiuso, polemico oppure difensivo.

Anche se stai sorridendo,
l’altra persona sentirà un senso di fastidio a interagire con te.
Anche pugni chiusi, braccia e le gambe incrociate, possono segnalare che non sei aperto ai punti di vista degli altri.

4. Non guardare negli occhi l’interlocutore

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia,
leadership,
forza e intelligenza.

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che hai qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.
Invii un messaggio all’altra persona: Non sono interessato a quello che dici.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

5. Muoversi troppo, a scatti, con passi brevi

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che,
senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Fai attenzione!
Così facendo stai creando un clima di tensione che può influenzare e condizionare
negativamente
tutte le persone che ti circondano.

Questo proprio non te lo puoi permettere.
Pensaci la prossima volta che cominci a correre e muoverti come un tarantolato.

Prendi le misure della lunghezza dei tuoi passi,
passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici.
Non aver fretta e ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Alza il mento e guarda dritto,
non guardare in basso mentre cammini.

6. Testa chinata di lato

La testa chinata di lato (quando qualcuno sta parlando) è un segnale di empatia e comprensione.
Mostra che sei in ascolto.
Sei coinvolto.

Ma una testa chinata può anche essere inconsciamente messa in relazione ad un segnale di sottomissione (i cani piegano il collo in ossequio a un animale più dominante).

Se desideri proiettare un’ immagine di leader, potere e autorevolezza tieni la testa verso l’alto,
in una posizione più neutra.

Leggi anche la parte 2.

Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale

sessione di coaching

Spesso ricevo dai miei contatti la domanda …
“Michele, che cosa si fa in una sessione di coaching?
Cosa devo dire? Che cosa devo fare?”

Le sessioni di coaching sono “conversazioni”.
“Dialoghi” strutturati e lineari che hanno un inizio ben definito,
una parte centrale e una finale che permette di stabilire chiaramente obiettivi, scopi e risultati.

Una sessione di coaching non è una “chiacchierata”

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Per evitare che la sessione di coaching diventi “una piacevole chiacchierata” il dialogo segue un modello di “conversazione”.

Personalmente mi baso sul “modello di conversazione” Coach U International (elaborato in oltre 20 anni di presenza e di attività in più di 20 Paesi nel mondo) che garantisce un approccio strutturato e coerente nelle sessioni di coaching.

Il modello di conversazione non contempla nessun riferimento a tecniche legate ad attività terapeutiche,
non utilizza tecniche di Programmazione Neurolinguistica (PNL), Analisi Transazionale o Gestalt.

Il modello si sviluppa attraverso specifiche fasi consequenziali che consistono nel:
• Focalizzare e definire l’obiettivo;
• Esplorare e valutare nuove alternative e possibilità;
• Stabilire il piano d’azione definendo tempi e modi;
• Individuare e rimuovendo possibili ostacoli all’esecuzione delle azioni;
• Assumere l’impegno entro una data e riportare al coach l’azione specifica compiuta;

Ecco una riproduzione sintetizzata di una sessione di coaching

Come puoi ben immaginare per concretezza l’ho schematizzata e ridotta a scopo dimostrativo.

Ovviamente la sessione di coaching include altri elementi fondamentali quali ascolto attivo, linguaggio interventistico, domande esplorative, feedback diretti e onesti ecc… ma lo scopo è darti l’idea di massima su come si svolge una sessione di coaching.

Michele: Benvenuta Roberta. Come stai e cosa è successo dall’ultima volta che ci siamo visti?
Roberta: Sto benissimo, grazie (e aggiorna sugli sviluppi della passata sessione).

Michele: Ottimo! Ora, cosa vorresti ottenere nella sessione dioggi?
Roberta: Vorrei parlare del mio nuovo collaboratore che ha cominciato la settimana scorsa.

 


 

Michele: Di quale particolare aspetto vuoi parlare?
Roberta: Vorrei trovato un modo per andare maggiormente d’accordo con lui. Perché l’inizio non è stato dei migliori …

Michele: Cos’è che non funziona nel vostro rapporto?
Roberta: Niente di tragico. Almeno fino ad ora. È un giovane competente ma … ogni volta che inizio a parlare, alla prima pausa lui “entra” e finisce le mie frasi … come se non vedesse l’ora dir potere dire la sua.

Michele: Che cosa senti?
Roberta: Sento fastidio, irritazione, mancanza di rispetto (anche se no, non mi manca di rispetto!)

Michele
: Dimmi di più?
Roberta: Ho quasi la sensazione di essere noiosa, lenta, di non piacere come capo, leader … forse faccio troppe pause … mentre parlo?

Michele: (silenzio)
Roberta: … Sì, in effetti, mi “fermo” spesso quando parlo. Nel senso che ho bisogno di pensare bene prima di parlare e queste pause potrebbero farmi sembrare insicura o “lenta”? Tu cosa ne dici?

Michele: Secondo te?
Roberta: Beh è come se non avessi mai il tempo necessario per portare a termine il mio discorso prima che intervenga qualcun altro. Si effetti sì, potrei sembrare lenta e insicura!

Michele: Si comportano tutti così con te, oppure lo fa solo questa persona?
Roberta: Uhm … ora che mi ci fai pensare, lo fa anche un’altra mia collaboratrice e … mio marito!

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Michele: Mi pare che per te sia importante completare i tuoi pensieri affinché tutti possano sapere come la pensi. Che cosa deve succedere perché la gente non t’interrompa o finisca le frasi?
Roberta: Mi piacerebbe essere rilassata, sentirmi fiduciosa di me stessa. Non mi danno abbastanza tempo. Ho bisogno di pensare … prima di parlare ma non vorrei aspettare così.

Michele: Prova a riformulare l’obiettivo?
Roberta: sì, ecco…. Vorrei imparare a parlare senza troppe pause, in modo più diretto e chiaro quando do le direttive ai miei collaboratori. Come posso fare?

Michele: Durante le due settimane che passeranno prima del nostro prossimo incontro cosa ne dici di esercitarti tutti i giorni a trasformare le tue disposizioni. Sei disposta a farlo?
Roberta: Sì, lo farò.

Michele: Ogni volta che devi dare una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore … preparati.
Prenditi qualche minuto. Prima.
Sintetizza il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi. Una frase eccessivamente lunga può ostacolare la comprensione e può far sì che il tuo messaggio perda incisività.
Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:
“Qual è il punto?”
“Che cosa deve passare assolutamente?’”
“Che cosa posso evitare?”
… … …
( e continuo la spiegazione di questo piano d’azione per raggiungere l’obiettivo di formulare direttive chiare e dirette)
Roberta: OK, lo farò, mi piace l’idea.

Michele: Tieni un diario e tutte le volte che qualcuno t’interromperà, annota i concetti che stavi esprimendo. Porta le tue annotazioni al prossimo incontro in modo da verificarlo insieme.
Roberta: Ok.

Michele: C’è qualcosa che può ostacolarti?
Roberta: No, non vedo problemi. E poi è qualcosa che va fatto. Ne va della mia leadership!

Michele: Ottimo! Che cosa hai imparato e cosa farai prima del nostro prossimo incontro?
Roberta: Ho imparato che posso acquisire la capacità di esporre i miei pensieri in modo più succinto e diretto. Come ho detto, mi eserciterò durante le prossime due settimane e annoterò tutto su un diario.

Michele: Bene! Credo che questo ti consentirà di comunicare meglio col tuo team. La prossima volta che ci vediamo, il 15 marzo alle 10, mi aggiorni sui tuoi progressi.
Roberta: Ok, grazie 1000! Se mi vengono dubbi, ti aggiorno (in modo sintetico, lo so) via email.
Ciao Michele.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi come lavoro ogni giorno,
scopri il mio percorso di benvenuto facendo click qui.

Cosa rispondono i leader quando non conoscono la risposta

cosa rispondere

“È facile fare domande difficili.
Difficile è dare risposte facili.”

Alessandro Morandotti

Tutto stava andando bene.

Poi, proprio mentre tutti stanno chiudendo il laptop, qualcuno chiede:
“Quindi… cosa pensi di fare adesso?”

La stanza si ferma.
Gli sguardi tornano su di te.

Apri bocca.

E tutto quello che esce è un farfugliante, tremolante:
“Non lo so.”

Dire spesso “non lo so” ti costa credibilità e influenza

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader“,
dire di non conoscere una risposta non è una tragedia.

Non è un errore.
E nemmeno un segno di incompetenza.

Anzi, a volte è una dimostrazione di forza.

Ma usarlo come risposta automatica, ripetuta,
ti costa credibilità.

Se vuoi essere preso sul serio come leader,
questa è una frase da ridimensionare
e sostituire con risposte più mature.
Autorevoli.

Quando il “non lo so” ti taglia fuori

Molti professionisti — competenti, preparati, esperti
di fronte a una domanda inattesa
non riescono ad andare oltre:

  • spalle alzate
  • testa che oscilla
  • un arrendevole “non lo so”

Una risposta che starebbe meglio
in bocca a un apprendista alle prime armi.

Risultato?

Fuori, in un attimo,
dalla lista degli “esperti affidabili”.

L’altra trappola: parlare senza sapere

Esiste anche l’estremo opposto.

Quando un capo, un cliente o un collaboratore
ti chiede un parere fuori dal tuo ambito,
la tentazione è forte:

  • parlare comunque
  • improvvisare
  • riempire il silenzio

Per piacere.
Per sembrare veloce.
Apparire smart.

Peccato che risposte imprecise, errate o incomplete
erodano la tua reputazione
molto più di un silenzio gestito bene.

“Non lo so” non è una risposta da leader

Quando non sappiamo cosa fare,
spesso rinunciamo del tutto.

Ma sul lavoro vale una regola semplice:
insegniamo agli altri come trattarci.

Ogni “non lo so” detto senza costrutto
spinge le persone ad andare da qualcun altro.

Se questo è il tuo obiettivo, va bene.

Altrimenti, serve prepararsi.

Cosa dire al posto di “non lo so”

Non frasi da imparare a memoria.

Ma strutture da adattare alla situazione
e alla tua personalità:

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Buona domanda. Lo scoprirò.”

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Non posso rispondere che, in parte, ma vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando … ”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati … ”

“Non ho abbastanza famigliarità con XYZ e non mi piace tentare di indovinare. Lasciatemi approfondire …

Perché funzionano

Queste risposte ti permettono di:

  • prendere tempo senza perdere autorevolezza
  • impostare una linea temporale chiara
  • dimostrare iniziativa e metodo
  • spostare l’attenzione su ciò che sai, non su ciò che manca
  • ascoltare meglio una richiesta spesso confusa

Paradossalmente,
posticipare una risposta aumenta la credibilità
se lo fai con struttura.

Conta cosa dici. Ma anche come lo dici.
Guarda negli occhi.

Postura stabile.
Tono fermo.

Ogni risposta è un’occasione

Per costruire — o erodere — la tua presenza da leader.

Se vuoi essere percepito come affidabile, autorevole,
“aggiorna” il tuo vocabolario.

Meno “non lo so” automatici.

Più risposte consapevoli,
pertinenti,
influenti.

È così che si cresce.
Ed è così che si viene ascoltati.

Con il mio percorso di coaching mirato:
Sviluppare assertività senza perdere empatia trovi il tuo equilibrio tra fermezza e sensibilità, per farti ascoltare davvero.

12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 2

Leggi anche la parte 1.

6. Connettersi, comunicare, facilitare

Guidare le persone richiede fiducia e comprensione.
Positività, empatia, compassione e umiltà.

Costruire una vera e propria connessione personale con il tuo team è fondamentale per sviluppare la fiducia necessaria per costruire una forte leadership.

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Non concentrarti solo sulle “procedure e la giusta direzione aziendale”,
vai oltre le fredde normative e i rigidi sistemi.

Non basta comunicare … devi facilitare!

Elimina rapidamente eventuali incomprensioni.
Dai ai tuoi dipendenti tutta la tua attenzione,
mantieni una mente aperta e …
il contatto con gli occhi mentre parli (non sul monitor per inviare la prossima mail)

È importante essere genuini, sinceri,
Schietti.
È la differenza (enorme) tra dare-informazioni rispetto a potenziare-le-persone.

7. Incoraggiare la creatività

Se desideri far crescere il tuo personale,
devi essere capace di lanciare nuove sfide alla tua squadra,
evitando che noia e compiacenza prendano il sopravvento.

È necessario dare al tuo team la libertà di riflettere ed esplorare.

Ogni tuo collaboratore deve sapere che hai fiducia nel suo potenziale,
sei aperto alle sue idee,
sei pronto a considerarle ed (eventualmente) a svilupparle.

L’opportunità di presentare le proprie idee,
porta maggiore impegno,
migliora la capacità di problem solving e
incrementa la produttività.

 


 

Premiando e riconoscendo la creatività,
(non solo le attività “che richiedono poco cervello”),
aiuti il tuo personale a sviluppare il loro pieno potenziale.

8. Chiedere un feedback

I tuoi collaboratori non sono gli unici che possono beneficiare di un feedback onesto, mirato e costruttivo.

Confrontarsi con il partner,
un caro amico/a o un collega fidato,
porta un valore inestimabile e nuove prospettive sul tuo approccio e stile di leadership.

Anche il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a sviluppare il tuo approccio e potenziare la tua leadership. Anche poche sessioni di coaching possono essere più motivanti e produttive di un libro, un video tutorial o un workshop (pur validi che siano!).

9. Ammettere quando si sbaglia o non si conosce la risposta

A nessuno piace ammettere un errore,
uno sbaglio, una pecca (soprattutto quando sei il capo).

Vogliamo essere sempre nel giusto,
far finta che è stato solo un malinteso
o un errore compiuto da qualcun altro.

Per molti, la leadership è nascondere eventuali limiti, errori e punti deboli.

Essere ancora più leader significa dire “Mi dispiace”, scusarsi (quando necessario) e ammettere quando non si ha la soluzione a un problema, rivela il proprio lato umano e fallibile,
aiuta a ottenere il rispetto dei collaboratori,
aiuta ad essere un leader migliore e più efficace.
essere ancora più leader del tuo team.

Quando si ammette un errore,
i tuoi collaboratori si sentiranno al sicuro di ammettere (a loro volta) i loro errori,
invece di cominciare con i “balletti dei giochi di colpa” che disperdono un sacco di energia.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

10. Non tollerare errori di negligenza, superficialità

Puoi accettare gli sbagli da parte dei tuoi collaboratori,
ma t’invito a rispettare tolleranza-zero,
massima attenzione e tempestività
per gli errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

Se non intervieni prontamente,
ne risentirà la performance di tutto il tuo team,
dai un`immagine di leadership debole,
demotivi i collaboratori competenti e rendi difficile il raggiungimento degli obiettivi.

11. Essere prodighi di riconoscimenti

“Una parola di apprezzamento può spesso
ottenere ciò che nient’altro avrebbe potuto ottenere.”

B.C. Forbes

Le persone sono inondate da troppi compiti,
eccessive incombenze in un lasso di tempo che ogni giorno diventa sempre più risicato.

La tecnologia e la pressione dei risultati possono essere schiaccianti,
quindi è importante segnalare,
riconoscere e celebrare le “vittorie”,
non importa quanto piccole.

Molti impiegati (soprattutto quelli più giovani) hanno bisogno di costante incoraggiamento.
Se devi criticare, pensa seriamente l’impatto che le tue parole possono avere e cerca di essere il più costruttivo possibile.

12. Parlare meno e ascoltare di più per essere ancora più leader del tuo team

Non mi stancherò mai di ripeterlo …
saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team.

Ogni tuo singolo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia.

Ascolta le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e puoi agisci di conseguenza.
Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Un vero leader!

Se vuoi approfondire l’argomento , scopri il coaching per la team leadership,
Se hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
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12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 1

Quando ricopri una posizione di responsabilità,
(piccola o grande che sia, poco importa)
un ruolo manageriale,
una delle prime cose su cui (probabilmente) desideri lavorare e migliorare
è affinare le tue capacità di leadership.

Per diventare un leader eccellente,
devi andare oltre
a distribuire incarichi, inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È possibile costruire la capacità di leadership con piccole ( che poi così piccole non sono) ed efficaci azioni quotidiane.

Ecco 12 “cose da fare” ogni giorno per essere più leader del tuo team:

1. Stimolare le persone a pensare e … parlare

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I leader di maggior successo conoscono la mentalità,
le capacità e le aree di miglioramento dei propri collaboratori.

Usano questa conoscenza per motivare la loro squadra
al raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi.

Non intimidire i tuoi collaboratori.
Falli sentire a loro agio, liberi di parlare e … di crescere.

Sposta l’attenzione da te stesso, incoraggia gli altri a esprimere con fiducia le loro opinioni.
Fai in modo che il tuo team sappia che sei disponibile a discutere apertamente i problemi di lavoro.

Condividi le loro prospettive e i loro punti di vista.
Mantenendo (mi raccomando!) la tua libertà di giudizio e di pensiero.

2. Essere diretto

Se non sei diretto,
se non dai feedback onesti,
i tuoi collaboratori non sapranno mai ciò che veramente pensi della qualità del loro lavoro.

La mancanza di una comunicazione diretta e poco incisiva crea dubbi,
incertezza e ansia.
Paura.

È importante condividere feedback costruttivi su tutto ciò che ogni tuo collaboratore fa.
È il modo migliore per guidare tutto il team nella giusta direzione.
Ed essere più leader del tuo team.
 


 

Le indicazioni positive sono importanti quanto quelle negative.
Sforzati per trovare il giusto equilibrio.

3. Conoscere meglio il team

Non ho dubbi che conosci il nome e la funzione di ogni collaboratore ma sai davvero chi sono, a cosa sono interessati e quali sono i loro punti di forza (e come possono essere sfruttati) e i loro punti deboli?

Conoscere il tuo staff (anche) a livello personale non solo ti aiuterà ad apprezzarli maggiormente,
ma ti aiuterà anche a gestire meglio.

Conosci i tuoi collaboratori.
Chiedi delle loro famiglie,
i figli, i loro hobby,
le loro passioni.

Dimostrerai che ti curi di loro anche come persone e non li consideri solo
un nome sul libro paga dell’azienda.

4. Imparare dal team vuol dire essere più leader

“È impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere già.”
Epitteto

Essere responsabile non significa avere tutte le risposte.

Uno dei più grandi errori che puoi fare come manager è non imparare o chiedere al tuo team.
In effetti, i collaboratori sono una delle migliori risorse cui poter attingere.

Così ogni giorno, impara dal tuo team.

Chiedili se hanno incontrato quel particolare problema prima,
come l’hanno risolto.

Chiedi pareri sui nuovi processi che stai pensando di attuare,
o come suggerirebbero per renderlo più efficiente.
Discutere apertamente crea un ambiente positivo che favorisce la crescita personale e professionale.
Anche questo vuol dire essere più leader.

La stragrande maggioranza dei tuoi collaboratori ha idee da condividere.
Vuole essere parte del processo decisionale,
desidera diffondere la sua conoscenza
e la sua competenza.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

5. Uscire dall’ufficio

Uno dei più grandi errori di un team leader è quello di trascorrere tutte le ore di lavoro in ufficio.

Le quattro mura, con il tempo, diventano un muro di gomma che rischiano di tagliarti fuori dalla realtà quotidiana. Così rischi di smarrire il collegamento con il tuo personale e perdere il polso della situazione.

Così (appena puoi) esci dal tuo ufficio.
E “fai due passi” nella tua azienda.
Bastano pochi minuti.
Non cercare di giudicare,
anzi lasciati (solo) guidare dall’istinto.

Ascolta.
Senti.
Cerca di escludere la mente.
Fai silenzio interiormente.

Placa il tuo chiacchiericcio interno,
presta la tua più totale attenzione.

L’istinto va oltre le frasi di rito, i sorrisi di circostanza, le strette di mano, gli “inchini e i salamelecchi” che accompagnano il tuo passaggio.

Cosa vedi?
Cosa senti?

Va tutto (veramente) bene, come ti dicono?
Come sembra?
Com’è davvero l’ambiente di lavoro?
Rilassato, preoccupato, nervoso?

Continua a leggere la parte 2.

15 momenti in cui tacere è molto meglio che parlare

tacere

“Le persone che sanno poco sono solitamente dei grandi parlatori,
mentre gli uomini che sanno molto dicono poco.”

Jean-Jacques Rousseau

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

La crescita personale inizia quasi sempre da una presa di coscienza scomoda:
il problema, spesso, siamo noi.

Parliamo troppo.
Parliamo male.
Più del dovuto.

E a volte — senza volerlo — quando parliamo appariamo:

  • offensivi
  • incompetenti
  • poco corretti

In due parole: facciamo danni

Viviamo in un’epoca travolta dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono valore.
Peso.
Significato.

E non sempre sono la soluzione.
A volte, il silenzio parla molto più forte.

Non siamo consapevoli della potenza delle parole

Basterebbe ricordare quante volte:

  • una parola di troppo
  • un lapsus
  • una frase fuori posto

hanno distrutto:

  • un progetto
  • un colloquio
  • rapporto con un cliente
  • la relazione con collega o il capo
  • la tua immagine di leader

Si parla molto delle frasi chiave dei grandi leader.
Meno della loro abilità opposta.

Stare in silenzio.

Come scrivo in “Prima volta Leader”,
c’è un tempo per parlare
e un tempo per tacere.

E ascoltare.

Ecco 15 situazioni in cui tacere è molto più intelligente che parlare.

1. Taci se non hai nulla di significativo da aggiungere

Hai già detto quello che dovevi dire?
Anche in modo semplice e asciutto?

Perfetto.
Adesso taci.

Comunicare non è parlare tanto,
ma avere qualcosa da dire.

Aggiungere parole per sembrare più competenti spesso produce l’effetto opposto:
indebolisce il messaggio
e mina la fiducia di chi ascolta.

2. Taci se non intendi mantenere la parola

Una promessa è una promessa.

Se parli senza intenzione di mantenere ciò che dici,
le persone smetteranno di ascoltarti.

Per sempre.

Se stai parlando solo per fare il brillante
o per imitare il “leader ideale”,
meglio tacere.

3. Taci quando sei arrabbiato

Con emozioni forti, le parole diventano armi.
Una volta dette,
non esiste rewind.

Il danno è fatto.

Quando sei arrabbiato:

  • non giudicare
  • non criticare
  • evita di spiegare

Prenditi tempo.
Allontanati.
Raffredda la mente.

Il tuo successo professionale passa anche da qui.

4. Taci se non conosci bene i fatti

Non giudicare prima di capire.
Non reagire prima di sapere.

Parlare senza conoscere i fatti porta spesso a:

  • dietrofront imbarazzanti
  • scuse forzate
  • relazioni da ricucire

Lasciare il segno non significa parlare di più,
ma farsi ascoltare meglio.

5. Taci se non conosci l’argomento

“Meglio tacere e sembrare stupidi
che parlare e togliere ogni dubbio.”

Oscar Wilde

Il silenzio imbarazza.
E per questo molti lo riempiono a caso.

Ma è sempre meglio tacere
che blaterare su ciò che non si conosce.


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Prima volta Leader” – per chi muove i primi passi nel ruolo

6. Taci e impara ad ascoltare

Ascoltare significa spegnere il dialogo interno.
E dedicare attenzione reale all’altro.

Chi sa ascoltare diventa:

  • un punto di riferimento
  • una presenza autorevole
  • una figura di fiducia

L’ascolto è il primo passo verso una comunicazione efficace.

7. Taci quando sei profondamente sfiduciato

Demoralizzazione, delusione, amarezza.

Se parli in questi momenti,
rischi solo lamenti e piagnistei.

Meglio tacere.
Sfogarsi sì.

Ma nel posto giusto.
Con la persona giusta.

Con un amico fidato davanti uno spritz?

8. Taci quando stai diventando “pesante”

Troppo meticoloso.
Troppo perfetto.
“So tutto io”.

Non è autorevolezza.
È insicurezza.

9. Taci dopo aver detto qualcosa di importante

Dopo una frase forte,
fermarsi amplifica l’effetto.

Darai maggiore enfasi alle tue parole!

Il silenzio
è parte del messaggio.

Se non fai una pausa, l’effetto si perde nel flusso,
smarrendo incisività ed efficacia.

10. Taci se non sai ancora come dirlo

Se non hai pesato le parole.

Se rischi di sembrare:

  • insensibile
  • permaloso
  • esagerato

Meglio tacere.
Per ora.

11. Taci se nessuno ti ha chiesto un consiglio

Spesso le persone parlano per condividere.
Non per ricevere soluzioni.

Metti da parte il tuo ego.

Il bisogno di “salvare”.
Il ruolo del guru.

12. Taci se stai parlando solo per piacere

Se cerchi sempre di piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso, rifiutato.

Se parli per essere accettato,
stai tradendo te stesso.

13. Taci se stai ripetendo lo stesso concetto

Ripetere non rafforza.
Disperde.

La chiarezza nasce dalla sintesi.

Scopri il percorso mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
per imparare a gestire voce, postura e linguaggio del corpo con impatto reale.

14. Taci se stai cercando di fare il brillante

Quando non lo sei.

Il rischio?
Essere l’unico a ridere.

15. Taci se vuoi far crescere le persone

A volte aiutare significa non intervenire.
Fare un passo indietro.

Lasciare spazio.
Consentire all’altro di crescere.
Sbagliare.

Permettere alla persona di costruirsi la propria capacità,
competenza,
fiducia.

In finale ..

Saper tacere è una delle competenze più sottovalutate nella leadership.

Il silenzio non è assenza.
È presenza consapevole.

Chi sa stare in silenzio:

  • comunica forza
  • costruisce relazioni più solide
  • esercita una leadership più autentica

Spesso, la leadership sta proprio lì.
Nel saper tacere.

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 2

interviste di lavoro

LEGGI ANCHE > la parte 1.

2. Non essere te stesso (non ancora)

La ricerca ha dimostrato che gli intervistatori (e non solo) formano le loro prime impressioni in pochi secondi.

Vai incontro all’intervistatore con un sorriso appassionato,
una stretta di mano sicura, un sorriso aperto e un amichevole “Salve! Sono Michele Ferrarelli“.

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Allo stesso modo, se desideri terminare su una nota alta, ricorda che la maggior parte degli intervistatori cercano di riassumere i loro pensieri il più rapidamente possibile appena hai lasciato la stanza. Così per imprimere anche l’ultima impressione positiva, lascia la stanza con un grande sorriso “È stato un piacere conoscerla, la ringrazio per quest’opportunità“, e dai un’altra ferma stretta di mano.

Durante le interviste di lavoro è necessario spingersi oltre la nostra zona di comfort per mostrare in pieno le tue potenzialità.
Non farti bloccare.
Fai uno sforzo, dai.
Alza i toni di una tacca.
Prendi una tazza in più di caffè e sfoggia tuo miglior sorriso (anche se di circostanza, per oggi).

Non metterla-via con “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!
Non devi snaturarti, stravolgerti o sconvolgerti.
Devi solo migliorarti.
Almeno un po’.

3. Evitare di apparire incompetente

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti ad una domanda sulle loro competenze (come prima reazione) non riescono ad andare oltre un melanconico allargare le braccia, accompagnando il tutto con un arrendevole “ Pochino”, “Abbastanza” “Dipende” che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Ma è chiaro che un intervistatore non ha il tempo (e la voglia) di esplorare, “estrarre” la tua competenza.
Hai già detto tu, che non sai!
Tanto basta.
Che autogol!

Gli introversi spesso odiano dover parlare di se stessi,
perché lo vedono come “vantarsi”.

 


 

Ricordiamoci che parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.
Quando si parla di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

Parla come se stessi raccontando una storia a un caro amico.

4. Mantieni il contatto visivo durante le interviste di lavoro

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.
Per molti introversi, il contatto visivo nelle interviste di lavoro è faticoso.
Un esborso enorme di energia.
Ci si sente eccessivamente intimi e distrae dal pensare attentamente a ciò che si vuole dire.

Preparare i punti di discussione in anticipo ti aiuterà a dare risposte pertinenti nonostante la distrazione che potresti sentire,
mentre guardi negli occhi il tuo intervistatore.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
Fai pratica con un amico o il partner.

5. Accenna al fatto che sei introverso

La chiave è evidenziare gli aspetti positivi della natura introversa.
Puoi indicare (durante le interviste di lavoro) tutte quelle qualità che rendono “appetibili” le persone introverse nei luoghi di lavoro,
come essere grandi ascoltatori e pensatori critici,
possedere creatività e ottime capacità di comunicazione scritta.

Per esempio se devi rispondere alla classica domanda “Mi parli di lei“, puoi dire qualcosa tipo:
Come introverso, ho scoperto di essere un ascoltatore naturale e osservatore.
Rifletto attentamente prima di parlare.
Affronto gli ostacoli con naturalezza.
Una volta che ho raccolto abbastanza informazioni, sono pronto a dare il mio contributo.
Il mio stile di comunicazione preferita è l’email e la comunicazione on-line,
ma quando si tratta di conversazioni sensibili o di relazione, preferisco di gran lunga l’incontro faccia-a-faccia”.

Non hai nemmeno bisogno di usare la parola “introverso“.

Capire le tue qualità d’introverso può aiutarti a guadagnare più fiducia. Si consiglia di prendere una copia del libro di Susan Cain “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”.

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

6. Ritagliati uno “spazio di tempo” prima di un colloquio telefonico

Ricordiamoci che come introversi più tempo interagiamo con gli altri,
meno energia abbiamo.

Ecco perché in caso di colloquio telefonico è fondamentale avere un “cuscinetto di tempo” per stare da soli per ricaricarsi sia prima il colloquio di lavoro.
Questa strategia ti aiuterà a preservare la massima energia durante l’intervista.

Se per esempio hai fissato il colloquio alle 15.00 pianifica tutte le tue attività prima di mezzogiorno.
Se non puoi … cerca di staccare almeno 30 minuti prima: lascia l’ufficio e fatti un giro,
trova un posto tranquillo o ascolta musica.

Quando parli al telefono, cerca di seguire il tono e il ritmo dell’intervistatore in modo da essere in sintonia con lui.
Sorridi mentre parli.
Stai in piedi.
“Sembrerai” più vivo e pieno di energia.

È vero che al telefono non hai tanto tempo di pensare prima di parlare ma almeno…
non c’è bisogno di stabilire un contatto visivo!

La preparazione è la chiave per il successo nelle interviste di lavoro

Ecco l’intervista è finita,
sarai senz’altro stanco,
ma se metterai in atto queste 6 strategie, avrai molte più possibilità di successo.

Come già detto nella parte 1 dell’articolo, essendo introverso,
probabilmente preferisci (durante le interviste di lavoro) pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

Prova a dare una risposta nel più breve tempo possibile ma considera che ogni colloquio di lavoro è a doppio senso.
Nel senso che … l’azienda valuta te ma anche tu puoi giudicare la società.
Una cultura aziendale (tutta improvvisazione e inconsistenza) che scoraggia la riflessione e il ragionamento potrebbe non essere la scelta migliore (per te) nel lungo periodo.
Non trovi?

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 1

intervista di lavoro

“Nel linguaggio di tutti i giorni, usiamo spesso le parole “timido” e “introverso” in modo intercambiabile.
Ma un introverso può non essere necessariamente timido.
L’introverso (in contrasto con il suo opposto estroverso) è più concentrato su ciò che è dentro la sua testa e si “rinfranca” nella solitudine.
L’estroverso invece dirige la sua attenzione verso l’esterno e si carica delle persone intorno.
Per esempio, dopo aver trascorso un paio d’ore o un giorno intero con gli altri, un introverso deve ritirarsi e stare da solo, mentre un estroverso dirà “Facciamo festa!”
.
Wendy Gelberg

Il colloquio di lavoro è già stressante di suo.
Se poi ci aggiungi in fatto di essere timido o introverso, non-te-ne-dico
tra strette di mano e saluti introduttivi, il dover parlare di sé, fare il brillante,
doversi vendere ed essere al centro dell’attenzione.

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Purtroppo, se noi introversi vogliamo lavorare, non possiamo evitare i colloqui di lavoro.
anche se non ne siamo felici, non possiamo farne a meno.
Anzi dobbiamo farli anche bene,
se non vogliamo screditare miseramente le nostre competenze e capacità.

Quando si parla di colloqui di lavoro, tendiamo a pensare che essere estroversi aumenta (e di molto) le possibilità di successo.
Un estroverso riesce molto bene a vendere se stesso e a “mettere su un vero e proprio show”.
Beato lui!

Ma è anche vero che uno studio pubblicato da Academy of Management Journal ha rilevato che gli estroversi sono ideali per stimolare e motivare il team, ma spesso hanno problemi con i compiti di alto livello e specializzazione.

Sei introverso? Bene sei in buona compagnia!

Tantissime persone sono introverse.

Tu, io, il tuo collega, il tuo capo, il tuo attuale datore di lavoro, il tuo intervistatore …
ma anche molti personaggi famosi del passato e contemporanei che hanno influenzato significativamente la civiltà occidentale sono classificabili come introversi …

Clint Eastwood, Bill Gates, Woody Allen,
Diane keaton, Meryl Streep, Michelle Pfeiffer,
Tom Hanks, Steven Spielberg, Michael Jordan,
Katharine Hepburn, Al Gore, Queen Elizabeth II.

e anche …

Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Abraham Lincoln,
Isaac Newton, Carl Jung, Albert Einstein,
Mahatma Gandhi, Thomas Edison, Alfred Adler …

1. Preparazione, preparazione e ancora preparazione

In un colloquio di lavoro, la parte più difficile per la persona introversa è affrontare l’elemento sconosciuto, l’ignoto. Ecco perché è fondamentale ridurre al minimo il fattore “sorpresa”.

La preparazione è il miglior alleato dell’introverso.
 


 

Trova il maggior numero d’informazioni.
Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore nel quale opera. Ogni informazione può diventare fondamentale.

Avere maggiori info potrebbe aiutarti a sentirti maggiormente a tuo agio.
Scopri, dove l’intervistatore è andato a scuola,
l’organizzazione, la struttura di gestione, la filosofia,
i prodotti, i servizi e i concorrenti
in modo da diventare un esperto sia della persona con cui parlerai sia dell’organizzazione.

Ricorda inoltre che i datori di lavoro apprezzeranno questa tua “preparazione”, perché dimostrerà il tuo interesse verso la loro azienda e che non sei solo alla disperata ricerca di un posto di lavoro.
La conoscenza contribuirà a costruire la tua fiducia.

Prima dell’ intervista di lavoro

Fai una prova di viaggio verso per la sede dell’azienda in modo da sapere esattamente
quanto tempo ci vuole per arrivarci, dove parcheggiare, dov’è l’ingresso, un piano B in caso di rallentamenti, ritardi e impedimenti.

Obiettivo: alleviare l’ansia ed evitare le “sorprese”.

Le interviste di lavoro per gli introversi sono più prosciuganti (a livello energetico) di quanto lo siano per altre persone.
Assicurati di arrivare prima per avere un po’ di tempo da solo prima del colloquio in modo da poter ricaricare le batterie ed essere fresco.

Il giorno prima dell’intervista di lavoro evita di “infilarti” in eventi sociali (anche se piacevoli)
perché queste attività ti faranno prosciugare un sacco di energia e ci vorrà del tempo per ricaricare.
Piuttosto leggi un libro,
ascolta musica o semplicemente siediti da solo,
sorseggiando un caffè o una tisana.

Se lo fai prima dell’intervista, avrai in una sensazione di freschezza e lucidità.
Se lo fai dopo, ti rilasserai e recuperai un po’ d’energia.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Prepara le risposte

Come introverso, probabilmente preferisci pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

In una intervista di lavoro, si può superare questa preoccupazione preparandosi accuratamente in anticipo.
Un approccio strategico efficace è quello di riflettere in anticipo su quali domande ti potrebbero fare e prepararsi le risposte.

Annota le domande più comuni. E quelle scortesi.
Preparati le risposte dell’intervista di lavoro …
sulla tua formazione scolastica, sulle tue precedenti esperienze di lavoro, il perché hai scelto quella tesi,
perché ci hai messo un anno in più del previsto, quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza.

Scrivi le domande in anticipo, e vai in “sala prove”.
Prova e riprova … davanti allo specchio, sotto la doccia, o con un amico/ partner.
L’allenamento è tutto.

Se il selezionatore ti spiazza con una domanda che non ti aspettavi,
puoi sempre rispondere “Questa è una buona domanda, mi lasci pensare un minuto”.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Coaching per giovani leader – investi su te stesso

coaching per giovani leader

“Come posso sperare di comandare sugli altri,
se non ho il pieno controllo su me stesso?

François Rabelais

Quanto tempo ti ci è voluto?
Pochi anni?
Diversi mesi oppure neanche il tempo di finire la prova lavoro?

Ti è bastato poco.
Molto poco … per capire che tutti i libri che hai letto, i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato, la capacità lavorativa che hai … non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.

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Le qualità personali non si sviluppano seguendo un corso o leggendo un libro

L’attitudine, il giusto approccio con le persone,
la gestione dei collaboratori (non userò mai la parola risorse),
le relazioni extra lavorative,
il saper reggere l’attesa e la pressione,
saper gestire l’ansia, lo stress,
l’insuccesso,
difficilmente si sviluppano seguendo un corso, un workshop, un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Se non è cambiato niente.
Oppure è cambiato poco,
significa che non è quello di cui hai bisogno.

E allora cosa fai?
Continui a cercare, ovvio.

Continui a cercare le risposte.
Si dice che “chi-cerca-trova”.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.

E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che incisive

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.
 


 

E allora continui a cercare.
Ancora.
Inseguire, bramare, tentare.

E non guardi nell’unico posto, dove troveresti le risposte che stai cercando.
Dentro di te.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande. Non io.
Possono sembrarti domande facili ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.

Provaci, dai:

Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Come farai a sapere quando sei arrivato?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?

Lo sai che i leader più esperti pensano che i giovani desiderano il successo su un piatto d’argento.
Senza lottare.
Ah no?

Dimostra che si sbagliano.
Alza i tuoi standard personali.
Bassi standard portano alla mediocrità.

Se non ce la fai, riprova.
Riprova ancora.
Fai le cose difficili.
La facilità, la comodità ti fa diventare molliccio, arrendevole, fragile.
O forse molliccio lo sei già?

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Sviluppa la tua capacità di “attraversare” la delusione e la frustrazione

Le lotte di oggi,
ti porteranno da qualche altra parte … domani.

Non lasciare che i leader più esperti raccolgano al posto tuo.
Smettila di parlare.
Smettila di sognare.
Fantasticare.
Entra nel concreto.
Fai qualcosa.
Non piagnucolare. Risolvi i problemi.

Non essere tu il collo di bottiglia

Perché non stai chiedendo feedback?
Non smettere di farti domande.
Persegui la chiarezza, fai più domande.

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Sai gestire le tue reazioni … e quelle degli altri?
Le attese, la frustrazione?
Quanto riesci a reggere l’insuccesso?

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi entrare (anche tu) nella statistica dei fallimenti da giovane leadership.

Che fregatura!
Cercavi risposte e invece sono io a farti domande,
e le risposte le devi dare tu.
Provaci ancora dai …

Ti senti un modello per il tuo team?
Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
Hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?
C’è qualcuno nella tua squadra che hai lasciato fuori, ignorato, deluso?

“Fare” coaching per giovani leader,
vuol dire diventare consapevole che la motivazione del tuo staff passa inevitabilmente (e inesorabilmente) da te.

Investi su te stesso: coaching per giovani leader

Che cosa stai aspettando?
Qual è il tuo prossimo passo?
Che cosa stai imparando?
Dimmi che cosa farai, in modo diverso, la prossima volta?
Hai capito cos’è il coaching per giovani leader?

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione. Coaching per giovani leader.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
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Troppo da fare? Il tempo per criticare i collaboratori però lo trovi sempre!

per criticare

Siamo onesti.
Non hai tempo.
Scadenze imminenti,
Le grane da risolvere,
il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

Sei il leader, il capo.
È normale avere tempi “strettissimi”.

Tempi stretti? Ma per criticare il tempo lo si trova … sempre!

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In effetti, non ho incontrato un solo responsabile, manager o team leader che mi abbia detto di non aver il “tempo contro”…
ma poi il tempo per criticare,
rimproverare,
disapprovare,
biasimare,
chissà perché poi … lo trova sempre!

Di fronte a una prestazione negativa da parte dei tuoi collaboratori,
puoi essere un capo esigente,
uno con “la critica facile”, pignolo e pesante … ma è altrettanto giusto restare impassibili di fronte a una performance positiva?

È motivante chiudere la questione con un semplice “Ok, grazie”?
Metti la stessa energia ed emotività per criticare rispetto a quando porgi un riconoscimento positivo?

Trovi normale tutto questo?
Certo che sì.
Che domanda!

Quando lo chiedo, la stra-grande maggioranza (per non dire tutti) dà per scontato ricevere dai propri collaboratori prestazioni in linea con le aspettative “Far bene le cose fa parte del loro lavoro”.

Consideriamo la performance positiva come … dovuta, doverosa, ovvia

Valutiamo il riconoscimento per un lavoro ben eseguito da parte dei nostri collaboratori come “inutile”, “tempo perso”.
“Sanno che li apprezzo”.
“Non critico quindi sanno che stanno lavorando bene”.

Addirittura qualcuno pensa che con un feedback positivo “qualcuno si potrebbe montare la testa”.
Lo trovi ancora normale?
 


 

Significa che non sei consapevole che la maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi.
La gratificazione è il motore che ci spinge a dare il massimo per ottenere risultati sempre migliori.

L’apprezzamento e il riconoscimento sono molto importanti,
se non la cosa più importante nella gestione del personale,
perché valorizza il lavoro fatto.
Giorno dopo giorno.

Soprattutto in questi tempi incerti e complessi si raccolgono molti “NO” ed è fondamentale riconoscere e sottolineare ogni “SI” che si riesce a conquistare con la fatica e l’impegno.

Non fermarti solo ai numeri e il budget

Non tutti mirano solo a timbrare il cartellino,
tirare le otto ore e aspettare lo stipendio alla fine del mese.

Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto,
i rischi che hanno preso e i risultati che hanno ottenuto crea un ambiente di lavoro positivo,
motivato e molto produttivo.

È una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team (grande o piccolo che sia, poco importa).

Non aspettare la revisione o il colloquio annuale per complimentarti o dire grazie a un tuo collaboratore.
Complimenti e apprezzamenti ben fatti possono costruire e rafforzare le relazioni, aumentare la fiducia, migliorare la produttività e ridurre il turnover del personale.

Esagerazioni?
Non direi proprio.
La ricerca mostra che la maggior parte dei dipendenti desidera semplicemente un ringraziamento o un apprezzamento
da parte del capo o del supervisore per il lavoro svolto.
Semplicemente.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff creando uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per apprezzare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

P.S. – importante

Durante le sessioni di coaching mi capita (spesso) che le persone che ritengono “inutili” e “tempo perso” apprezzamenti e riconoscimenti per un lavoro ben eseguito dei propri collaboratori …

si lamentino (ironia della sorte?) proprio di non ricevere a loro volta feedback positivi, approvazioni, riconoscimenti o appoggio da parte del management, del “gran capo” o dal titolare dell’azienda.

10 modi per sviluppare anche tu un carisma incredibile

avere carisma

C’è chi si mette degli occhiali da sole,
per avere più carisma e sintomatico mistero.”

Franco Battiato, Bandiera bianca, 1981

Alcune persone… illuminano la stanza

Alcune persone ci fanno sentire immediatamente importanti.

Speciali.
Apprezzati.
Valorizzati.

Entrano… e qualcosa cambia.
Sono le persone carismatiche.

Quelle che:

  • costruiscono relazioni solide
  • influenzano in modo positivo
  • fanno sentire gli altri meglio con se stessi

Sono le persone che tutti vogliono accanto.
E, in fondo… anche diventare.

Il carisma non è (solo) talento

Avere carisma non significa essere:

  • belli
  • brillanti
  • perfetti
  • vestiti all’ultima moda

Significa:
energia, presenza, attenzione, intenzione.

Alcuni sembrano nati così.

Ma la verità è anche un’altra:

il carisma si costruisce.
È fatto di comportamenti appresi, allenati, ripetuti.

Ecco 10 modi concreti per diventare più carismatico.

1. Prima di riceveredai

Non partire da:

  • “Cosa ci guadagno?”

Parti da:

“Cosa posso dare?”

L’attenzione.
L’ascolto.
Il tempo.

Il focus non sei tu.
È l’altro.

2. Sii davvero presente

Quando parli con qualcuno:
sii lì. Davvero.

Non a metà.

  • niente telefono
  • niente distrazioni
  • ancor meno mente altrove

Fai sentire l’altra persona… l’unica nella stanza.

È raro?
E proprio per questo… potentissimo.

3. Usa il nome (e usalo bene)

Ogni persona vuole sentirsi unica.

Il nome crea connessione.
Crea riconoscimento.

Crea valore.

E soprattutto:
dimostra rispetto.

4. Fai parlare gli altri

Le persone amano parlare di sé.

E soprattutto… di ciò che amano.

Fai domande.
Ascolta davvero.
Lascia spazio.

Vedrai qualcosa cambiare:
le persone si accendono.

5. Cura il linguaggio del corpo

Il corpo parla.
Sempre.

Prima delle parole.

  • contatto visivo
  • postura aperta
  • presenza stabile

La fiducia si vede.

E il carisma… si sente.

6. Usa il silenzio

Non devi sempre riempire ogni spazio.

Il silenzio:

  • crea profondità
  • aumenta l’attenzione
  • rende più “forte” la tua presenza

Saper ascoltare… è uno dei tratti più attraenti che esistano.

7. Evita negatività e lamentele

Le persone ricordano come le fai sentire.

Se sei sempre:

  • lamentoso
  • critico
  • negativo

verrai evitato.

Non serve essere finti positivi.
Serve essere costruttivi.

8. Riconosci gli altri

Le persone vogliono essere viste.

Apprezzate.
Riconosciute.

Un complimento sincero:

  • costruisce relazione
  • aumenta fiducia
  • lascia il segno

Eppure… è rarissimo.

9. Ascolta più di quanto parli

Le persone carismatiche non monopolizzano.

Ascoltano.
Con attenzione.
Con curiosità.

  • non interrompono
  • non giudicano
  • men che meno parlano sopra

E quando parlano… dicono qualcosa che conta.

10. Ammetti errori (e sorridici sopra)

Errori, gaffe, inciampi.
Capitano.
A tutti.

La differenza?
Come li gestisci.

Se sai riderci sopra:

  • abbassi le difese
  • crei connessione
  • diventi umano

E questo… è carisma.

Il carisma non è una tecnica.
È un atteggiamento.

È attenzione reale verso gli altri.

Energia che metti nella relazione.

Le persone carismatiche non cercano di brillare.
Fanno brillare gli altri.

E proprio per questo…
vengono ricordate.

Il carisma non è ciò che mostri.
È ciò che lasci negli altri.

E spesso nasce da una cosa semplice:
far sentire qualcuno importante.

 

8 segnali che rivelano la tua insicurezza sul lavoro (e tutti se ne stanno accorgendo)

insicurezza al lavoro
Nel mio libro “Prima volta Leader” ho sottolineato come molti giovani leader
ostentino sicurezza senza possederla davvero.

Parlano dei loro successi.
Delle loro conquiste.
Di quanto siano competenti,
intelligenti,
brillanti.

Non mostrano mai debolezze.
Non dicono mai: “Non lo so”.

E qualcuno, purtroppo …

scambia tutto questo per vera sicurezza di sé.

In realtà hanno costruito una maschera:
sicurezza e spavalderia recitate,
per nascondere l’insicurezza sul lavoro.

Il problema?
Questa maschera cade facilmente.

Basta una minima minaccia percepita
e reagiscono con aggressività.

Fingere,
nel tempo,
peggiora solo le cose.

Ti costringe a compensare continuamente.
A spendere energie preziose per mantenere la facciata.

E, poco alla volta, l’insicurezza filtra.
Si vede.
Tutti se ne accorgono.

8 segnali evidenti di insicurezza sul lavoro:

1. Chiedi continue rassicurazioni

  • “Ha senso?”
  • “Che cosa ne pensi?”
  • “Faresti lo stesso?”
  • “Ti sembra OK?”

Se sei sicuro di te,
non hai bisogno dello specchio, specchio delle mie brame
per validare ogni tua scelta.

A meno che…
tu non stia semplicemente testando la fiducia degli altri.
(ed è un altro discorso.)

2. Vuoi sempre avere ragione

Chi vuole sempre avere ragione
mostra insicurezza,
rigidità,
paura del giudizio.

Il mondo diventa bianco o nero.
Giusto o sbagliato.

Così ti isoli.
Rifiuti prospettive diverse che potrebbero essere più efficaci.

In realtà stai spendendo più energia
a dimostrare di avere ragione
che a scegliere la soluzione migliore.

3. Ti metti sempre in posizione di svantaggio

Esiti.
Lasci il passo.
Parli poco.
Eviti il confronto con figure autorevoli.

Un po’ di deferenza è educazione.
Troppa deferenza è bassa autostima.

L’insicurezza può essere mascherata.
Ma si sente.

4. Sei suscettibile e reagisci in modo eccessivo

Ogni parola diventa un attacco.
Ogni gesto una mancanza di rispetto.

Analizzi tutto,
fuori contesto,
alla ricerca di significati nascosti.

È una personalità iper-reattiva.
Ossessionata dal giudizio.

Chi ha vera fiducia
accetta feedback,
errori e
confronto
senza bisogno di creare rumore.

5. Va sempre “tutto benissimo”

L’ottimismo è prezioso.
Soprattutto in tempi difficili.

Ma fingere che vada sempre tutto bene
è come guardare un temporale e dire:
“Che bella giornata”.

Negare la fatica
non è forza.
È evitamento.

Essere autentici nei momenti duri
porta più rispetto
di un sorriso forzato.

6. Devi mostrare continuamente i tuoi successi

Parli spesso di:

  • risultati
  • status
  • conoscenze importanti
  • clienti
  • riconoscimenti

A qualcuno potrebbe piacere.
A molti no.

Come scrivo nel libro,
vantarsi (anche in modo sottile)
è spesso segno di vuoto o insoddisfazione.

Non è l’insicurezza a infastidire.
È il tentativo di coprirla.

Dimmi di cosa-ti-vanti
e ti dirò cosa-ti-manca.

Le persone sicure
non competono continuamente.
Non devono dimostrare nulla.
Agiscono.

7. Dai troppe spiegazioni per affermarti

Parli piano.
Esiti.
Ti giustifichi.

Riempire i “no” di spiegazioni infinite
ti rende debole.

Una spiegazione breve è sufficiente.
Non devi convincere nessuno.

Altrimenti sembri insicuro.
Perdi autorevolezza.

8. Dici “NO”, poi torni indietro

Se cambi facilmente posizione,
comunichi che le tue decisioni sono negoziabili.

Insistere funziona.
E gli altri lo imparano in fretta.

Cambiare idea è sano.
Ma non quando nasce
dal bisogno di approvazione.

L’insicurezza sul lavoro
è la mancanza di fiducia
nelle proprie capacità di ottenere risultati.

Succede spesso crescendo professionalmente:
più responsabilità,
più dubbi.

Essere leader significa sapere
cosa-dire,
quando-dirlo.

La vera sicurezza non fa rumore

Non si difende.
Non si vanta.

Si riconosce dalla calma,
dalla chiarezza
e dalla capacità di restare autentici
anche quando non si ha tutte le risposte.

Ti senti in difficoltà nel guidare il team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching mirato
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 2

gestione team

Leggi anche la parte 1.

4. Sottolinei difetti, errori o carenze … con sarcasmo

Davanti a tutti.
Il team, i colleghi, i clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere.
Ok, ma trova un altro modo per farlo.

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A volte, nella gestione team usiamo il sarcasmo per alleggerire lo stress o il carico di lavoro.
Il sarcasmo è il modo vigliacco di dire quello che realmente pensiamo.

Se c’è qualcosa che vuoi dire, dillo.
Non nasconderti.
Altrimenti taci.

Sei il capo, dimostralo.

5. Sei un maniaco del controllo

Pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”.
Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa, anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa sentire il tuo collaboratore demotivato, inutile … improduttivo.

6. Non passi le informazioni

Perché razioni le informazioni?
Trattieni per te le info importanti?
Non chiedi mai a chi lavora con te pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura (“figli prediletti” dell’improduttività).

 


 

Nella gestione team, condividere (quasi tutte) le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori.

La maggior parte delle persone che lavora al tuo fianco desidera fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.
Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori … è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

7. Non ti sporchi (mai) le mani

Sei un “grande” ad assegnare il lavoro.

Molto meno a partecipare.
A prenderne parte.
A esserne parte.

Non scendi mai dal tuo piedistallo.
Al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, suda, anche tu … insieme al tuo team.

8. Sei teso tutto il tempo

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che, senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tutti tirano un sospiro di sollievo.
Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

9. Nella gestione team manifesti simpatie e preferenze personali

Forse non te ne rendi conto …
ma se coinvolgi, ridi, scherzi, vai a pranzo o a pausa-caffè sempre e solo con la stessa persona o il solito gruppetto “fidato” di collaboratori … potresti creare palesi manifestazioni di preferenze.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre, ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia, rischi di perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando un`immagine di leader debole e influenzabile.

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

10. Non prendi le difese del tuo team

Il titolare della ditta ha appena “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte, facendo finta di niente?
Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

Non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …) ma se sorvoli completamente sull’accaduto rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora?
Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 1

gestione del team

Il tuo team ti detesta.
Non ti sopporta.
Ti odia.
Davvero.

Quando vanno a casa, “rovesciano” la loro frustrazione e rabbia su partner e figli.
Sì, si lo fanno.
Non sopportano il loro capo (sì, si proprio tu) … solo che non te lo diranno mai perché ci tengono al loro lavoro.
Al loro stipendio.

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Prima di pensare che questo post non ti riguardi, ti chiedo di spendere qualche minuto per leggere l’elenco qui sotto e vedere se non ti ritrovi in qualche punto. Potresti pensare che un capo così odiato e detestato dal suo team, chissà di quali mostruosità e bruttezze si sia reso “colpevole” nella gestione del team.
È un carceriere.
Un tiranno.
E invece …potresti sbagliare.

Spesso siamo inconsapevoli della gestione del team

Potresti essere convinto che il tuo comportamento sia professionale, esemplare e ammirevole.

Invece …
non sono pochi i responsabili che mi contattano per “fare” coaching lamentando seri problemi di rapporto con il loro team (con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati e bruciori di stomaco) …

che non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che ritengono “assolutamente normali” e che però sono recepiti dal team come arroganti, spavaldi, eccessivi, odiosi.

Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati e inadeguati?
Tutta colpa di dipendenti sempre più permalosi e suscettibili?
Uhm … Forse!

Dare valore aggiunto nella gestione del team

Chi gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza), deve riuscire a dare un valore aggiunto, prendere coscienza dei mutamenti, adattarsi a questi cambiamenti e porsi domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i propri collaboratori.

 


 

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto, anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine, vera strafottenza e ricercata arroganza.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.

Ecco 10 motivi perché il tuo team ti disprezza (e forse hai solo un’idea del perché):

1. Tratti i collaboratori senza rispetto

Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

Tutti desideriamo rispetto.
Il rispetto degli altri sul posto di lavoro è qualcosa cui bramiamo in molti, ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come raggiungerlo. Ecco alcuni errori in cui potresti “incappare” (a volte senza nemmeno volerlo):

– Interrompi spesso mentre qualcuno sta parlando;
Fai domande ovvie e correzioni insignificanti che rendono i collaboratori stupidi;
Dai consigli (anche sul privato) non richiesti;
Generalizzi utilizzando termini come “sempre”, “mai“, ecc. tipo “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.
Sparli di qualcuno, come se non fosse presente;

2. Sei professionale ma anche gelido e indisponente

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente, quando ti relazioni ai tuoi collaboratori?

Secondo te, i tuoi collaboratori avvertono un’attenzione particolare, la tua partecipazione, il tuo interesse per loro?
Oppure sei una gelida macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

Sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”,
chi ti parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Per ognuno dei tuoi collaboratori,
non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, capita o fraintesa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

3. Sei incongruente e fai promesse che non mantieni

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la fiducia dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola.
Non c’è molto da dire.
Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e il successo nella vita.
L’incoerenza è difficile da digerire.
Per tutti.

Se (per esempio) sei il primo a predicare ai collaboratori di “avere una vita equilibrata“.
Bilanciata e regolata.

Se continui a raccomandare che i week-end sono preziosi,
che si dovrebbero spendere con la famiglia,
perché poi invii mail di lavoro la domenica pomeriggio?

Continua a leggere la parte 2.

Come entrare in una stanza piena di gente come un vero leader – 2

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Leggi anche la parte 1.

5. Ricorda queste piccole strategie prima di entrare in una stanza

Fai una ricerca, prima del tempo, per scoprire se ci sarà qualcuno che conosci già. Quando si può iniziare la serata conversando con qualcuno che si conosce può rendere più facile entrare e familiarizzare con l’ambiente.

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Andare accompagnati da un amico/a. Se si arriva accompagnati avrai una persona con cui poter parlare … è più facile rompere il ghiaccio e prendere confidenza con l’ambiente.

Un’altra opzione (un po’ più sfacciata) è quella di fare il tuo ingresso come se tu fossi l’ospite dell’evento, salutando gli altri con simpatia e calore.

Appena entrato, cerca persone in piedi da sole o piccoli gruppi di persone con cui poter facilmente rompere il ghiaccio e cominciare a parlare.

Ricorda che non tutti sono a proprio agio. Molti inizierebbero volentieri una conversazione con te (anche solo per togliersi a loro volta dall’imbarazzo). Tutto quello che devi fare, è guardarti intorno e stabilire un contatto visivo con qualcuno nella stanza, fino a quando non trovi qualcuno con cui parlare. Il contatto visivo accompagnato da un sorriso sono fondamentali nella costruzione di rapporti.

6. Muoviti come se fossi in slow motion

Calma. Calma.
Cos’è tutta quest’agitazione!

Evita movimenti rapidi e scatti.
Movimenti nervosi, giocherellare con le mani, mosse goffe o gesti nervosi che trasmettono sfiducia e ansia.

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.

 


 

Segui il loro esempio.

7. Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo di altre persone

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai la conversazione con qualcuno.

Appena farai il tuo ingresso in una stanza, inizieranno “l’invio” di messaggi non verbali.
Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti e le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E difficilmente si torna indietro.

8. Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te, raddrizzati.
Raddrizza la tua postura.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

9. Mantieni il contatto visivo

Il contatto con gli occhi è difficile per molti, in particolare per noi uomini, perché può essere sfidante.

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

10. Accompagna sempre con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Questo non significa avere il sorriso stampato tutto il tempo, fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso di circostanza ma mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

11. Focus sulle altre persone

Le persone sicure di sé non si preoccupano di riconoscimenti.
Le persone fiduciose “sanno chi sono” e ”sanno quello che hanno raggiunto”.

Non hanno bisogno dell’approvazione degli altri,
perché sanno che la vera conferma viene dal-dentro.

Quindi, fai un passo indietro e lascia “brillare gli altri”.
Quando lo fai, gli altri non penseranno che sei timido o hai poca fiducia.
Penseranno invece che sei molto più sicuro, semplicemente perché non hai bisogno di approvazione e adulazione da parte degli altri.

12. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.

Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti, per aggiungere un tocco e la passione in quello che stai dicendo durante la conversazione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia (non solo dal gomito in giù) così da rendere la tua presenza molto più dinamica.

13. Usa il tatto

Le persone sicure di sé usano spesso un “contatto fisico” con gli altri.

Ci vuole tanta pratica per farlo con familiarità e in modo appropriato.
Inizia con situazioni agevoli (per esempio con gli amici al bar).

Inizia toccando o accarezzando leggermente la persona sul braccio, sulla spalla o mettendo la mano sulla schiena per guidarlo da qualche parte.
“Allenati” fino a quando non diventerà una cosa naturale.
Quando ti sentirai sicuro di farlo in modo appropriato potrai iniziare a utilizzarlo anche in ambienti professionali.

Come entrare in una stanza piena di gente come un vero leader – 1

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Non so quanto sei consapevole che, anche se non sei un manager di grido,
un imprenditore famoso,
un professionista conosciuto,
un VIP,
sarai giudicato da altre persone non appena superi la soglia della porta e fai il tuo ingresso in una stanza (ufficio, sala meeting o locale che sia).

Tutti gli occhi (pochi o tanti, non importa) saranno su di te …
potrebbero essere quelli dei tuoi collaboratori,
i tuoi colleghi,
potenziali clienti,
ma anche dei tuoi capi, i titolari dell’azienda, il tuo potenziale futuro datore di lavoro oppure
i partecipanti a un meeting,
una presentazione del tuo prodotto e (perché no)
anche un locale pieno di donne e uomini attraenti.

Se non gestisci la tua immagine professionale, gli altri lo faranno per te

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Sei cosciente del fatto che la prima impressione è fondamentale per partire con il piede giusto?
Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta ti farà perdere punti in carisma e leadership?

Riesci a impressionare, proiettare un’aria di autorità,
trasmettere fiducia e certezza in pochi secondi?
Sai, in altre parole,
entrare come un leader?

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff …
poi bisogna correre per rimediare!

Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità prima di arrivare a un evento ti permetterà di mettere il piede migliore in avanti una volta arrivato sulla soglia.

Ecco come entrare come un leader in una stanza,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavi):

1. Minimizzare il nervosismo

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
prima di fare il tuo ingresso in una stanza,
come riportare alla mente un momento specifico in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi
(un giudizio lodevole da parte di un cliente, capo, amico, partner, l’acquisizione di un cliente importante, la tesi di laurea, ecc.)

 


 

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo telefonare a un caro amico con un buon senso dell’umorismo o anche cantare in macchina,
giocare o guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.

2. Caricarsi prima di entrare come un leader

“La nostra postura influenza direttamente la nostra biochimica.”
dice la psicologa americana Amy Cuddy

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva, aperta che occupa più spazio è associata con potere e dominio”.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana ha scoperto che stando semplicemente in piedi in modo dominante dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo
(un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

Se è possibile,
prima di entrare in una stanza prenditi un paio di minuti per metterti in una posizione di potere,
con le gambe divaricate e le braccia tese sopra la testa, fino a dove puoi arrivare.
Sarai piacevolmente sorpreso dalla sensazione di maggiore potenza che questa piccola abitudine ti darà.

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno,
meglio trovare un luogo riservato (va bene anche la toilette, se non trovi altro).

3. Prepararsi prima di entrare nella stanza

Poco importa se è una conferenza,
una riunione, un colloquio di lavoro, un drink con i tuoi collaboratori,
un cocktail di lavoro o un party di presentazione del nuovo prodotto.

L’importante è essere preparati.

Più ti sarai preparato in anticipo,
più sarai confortevole e rilassato.

Qui c’è in gioco la tua immagine professionale.

Sarebbe un pessimo inizio arrivare trafilato e sudato (perché non trovi parcheggio),
in largo anticipo (diventi un ospite inaspettato da gestire) o indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare il tema, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli dell’evento –
ora d’inizio, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfortuna, l’errore, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare di te stesso (io almeno faccio così) errori di superficialità o di mancata preparazione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

4. Vestiti come un leader

Sono certo che vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il tuo vestito di una taglia più grande,
i calzini bianchi,
la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo con le più recenti tendenze moda.

Senza esagerare,
comunque.
Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).
Scegli la moderazione: è meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma non freddo.

Cerca di non essere solamente
ciò che stai indossando.

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