Come scrivere email da vero leader: rispondere mail arrabbiate

rispondere mail arrabbiate

STAI LEGGENDO LA PARTE 4
Ci sono diversi studi che indicano che circa il 50% delle email viene interpretato male.

E ti credo!

Quando scrivi una mail hai solo il testo.
Niente tono,
niente espressioni,
nessun contesto.

Questo significa perdere gran parte dell’efficacia comunicativa.

Ed è proprio qui che nascono incomprensioni, tensioni, conflitti.

Come rispondere mail arrabbiate

Prima o poi capita a tutti.

Un cliente irritato.
Un collega polemico.
Il capo diretto.

Il punto non è evitarle.
È come scegli di rispondere.

Perché è proprio lì che si gioca la differenza.

1. Prima di rispondere, fermati

Se l’altra persona ha scritto sotto impulso, non replicare allo stesso modo.

Prendi tempo.

Non devi rispondere subito.
È uno dei pochi vantaggi della mail.

Anche pochi minuti fanno la differenza.

Alzati.
Fai due passi.
Bevi qualcosa.

Poi torna a leggere con più lucidità.

Vuoi che le tue parole abbiano più impatto e credibilità?

Lavora sulla tua presenza con il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” — per comunicare da vero leader

2. Rispondere mail arrabbiate? Non saltare alle conclusioni

Stai leggendo tra le righe?
Stai attribuendo un tono che forse non c’è?

Succede spesso.

Interpretiamo.
Aggiungiamo significati.

E reagiamo a quelli, non al testo reale.

Rileggi.

Chiediti se hai davvero capito.

Non quello che “ti sembra”.
Quello che c’è scritto.

3. Scrivi la risposta… ma non inviarla

Se senti il bisogno di sfogarti, fallo.

Scrivi tutto.

Senza filtri.

Poi fermati.

Non inviarla.

Salvala in bozza.
Chiudila.

Quando torni, la vedrai diversa.

Molto diversa.

E quasi sempre la cambierai.

4. Vai al punto

Se esiste anche solo una possibilità di fraintendimento, riduci.

Meno parole.
Più chiarezza.

Una mail = un messaggio.

Evita spiegazioni lunghe, deduzioni implicite o frasi ambigue.

Chi legge deve capire subito.

5. Mantieni un tono semplice e neutro

Niente sarcasmo.
Niente ironia.

Anche se l’intenzione è alleggerire.

In una situazione già tesa, rischi solo di peggiorarla.

Chi legge non vede il tuo sorriso.
Legge solo parole.

E le interpreterà a modo suo.

6. Valuta un confronto diretto

La vera domanda è:

vuoi avere ragione o vuoi risolvere?

Se vuoi risolvere, la mail non basta.

Serve un confronto.

Una chiamata.
Una videochiamata.
Un incontro.

Lo so, non è sempre comodo.

Ma è efficace.

Molto più di uno scambio infinito di messaggi.

7. Chiedi un parere esterno

Se hai un dubbio, chiedi.

Un collega.
Una persona di fiducia.

Chi non è coinvolto emotivamente vede meglio.

Può aiutarti a trovare il tono giusto.
O a evitare un errore.

8. Ammetti quando hai sbagliato

Non sempre hai ragione.

E non è un problema.

Riconoscere un errore rafforza la tua credibilità.

Ignorarlo la indebolisce.

Una scusa fatta bene può salvare una relazione.
Anche importante.

Non prenderla sul personale

Una mail arrabbiata non è sempre un attacco diretto.

Spesso è frustrazione.
Stress.
Pressione.

Come scrivo in “Autorevolezza”, finché lavori con le persone — e per fortuna è così — sarai esposto a queste dinamiche.

Il punto non è evitare di rispondere mail arrabbiate.

È saperle gestire.

Con lucidità.
Con controllo.
Rispetto.

Queste strategie, nel tempo, aiutano davvero.

Allenano l’autocontrollo.
Rendono le risposte più efficaci.
E proteggono le relazioni.

Prova ad applicarle.

Non serve essere perfetti.
Serve essere consapevoli.

Come scrivere email da vero leader: la gestione dei conflitti

gestione dei conflitti

STAI LEGGENDO LA PARTE 3
Ogni giorno, appena sveglio, ti piaccia o no, sai che dovrai comunicare.

Il modo in cui scegli di farlo — consapevolmente oppure no — influenza le tue giornate.
E intensifica le tue emozioni.

Le email di lavoro, in questo senso, sono uno strumento potente.
Ma anche pericoloso.

È facile trasformarle in un modo inefficace, freddo, persino dannoso di comunicare.

E quando entrano i conflitti… la situazione peggiora.

Gestire i conflitti via email: è davvero efficace?

Con queste premesse, basta poco.

I toni si alzano.
Nascono attriti.
Si creano incomprensioni.

Le email aumentano.
E con loro, le occasioni per creare frizioni.

Risultato?

Ore spese a scrivere, riscrivere, rileggere.
Coinvolgendo colleghi nei tuoi “drammi digitali”.

Un circolo vizioso.

Lungo.
Stancante.
Inutile.

Perché la gestione dei conflitti via email peggiora le cose

Quando nasce un problema, la tentazione è rispondere subito.

Scrivere.
Chiarire.
Risolvere.

In realtà accade spesso il contrario.

Una frase neutra diventa aggressiva.
Un feedback costruttivo sembra un attacco.

Ognuno legge con il proprio tono.
Con la propria storia.

E il significato cambia.

Quasi sempre… in peggio.

Per questo una regola è semplice:

Non usare la mail per risolvere conflitti.

Fermati prima di rispondere

La velocità delle email ti spinge a reagire.

Non a riflettere.

Se qualcuno ha scritto sotto impulso, non fare lo stesso errore.

Prenditi tempo.

Anche pochi minuti fanno la differenza.

Alzati.
Bevi un bicchiere d’acqua.
Esci un attimo.

Poi rileggi.

Assicurati di aver capito davvero.
Non quello che “ti sembra”.

Ammetti quando hai sbagliato

A volte sei convinto di avere ragione.

Altre volte… no.

E va bene così.

Riconoscere un errore non ti indebolisce.
Ti rende credibile.

Una scusa detta al momento giusto può salvare una relazione.

Ignorarla può rovinarla.

Concedi il beneficio del dubbio

Non è semplice.
Soprattutto quando sei irritato.

Eppure funziona.

Dare all’altro una possibilità cambia il tono del confronto.

Invece di accusare, fai domande.

Apri. Non chiudere.

Distingui tra fatti e interpretazioni

In ogni conflitto ci sono due livelli:

  • ciò che è successo
  • il significato che gli attribuisci

Il secondo è tuo.
Non è detto che sia corretto.

L’unico modo per verificarlo è chiedere.

Per esempio:

  • “Ho notato che le riunioni sono state spostate alle 16:00 e questo crea una sovrapposizione con… Puoi aiutarmi a capire la scelta?”

È una domanda.
Non un’accusa.

Cambia tutto.

Vuoi davvero risolvere il conflitto?

Questa è la domanda chiave.

Se la risposta è sì, allora la mail non basta.

Serve un confronto.

Diretto.

Una telefonata.
Una videochiamata.
Un incontro.

Lo so, non è sempre comodo.

Dietro uno schermo è più facile.
Più “sicuro”.

Ma anche meno efficace.

Il confronto vero richiede presenza.
E un po’ di coraggio.

Chiedi un incontro chiarificatore

Quando ricevi una mail aggressiva, non rispondere allo stesso modo.

Sposta il piano.

Puoi dire:

  • “Parliamone di persona, così risolviamo più velocemente.”
  • “Ti chiamo domani, così ci confrontiamo con calma.”
  • “È un tema importante, meglio affrontarlo insieme.”

Nella maggior parte dei casi scoprirai una cosa:

dal vivo, le persone sono meno rigide.

Meno aggressive.

Più disponibili.

Parla dal tuo punto di vista

Il modo in cui formuli le frasi cambia la reazione dell’altro.

Evita il “tu”.

Usa “io”.

  • “Non ti sei spiegato bene”

diventa

  • “Faccio fatica a comprendere questo passaggio”

Il contenuto è lo stesso.
Il tono no.

Quando l’altro non si sente attaccato, si apre.

E il dialogo diventa possibile.

Fai domande che aprono, non che chiudono

Le domande giuste aiutano a capire.

E abbassano la tensione.

Alcuni esempi:

  • “Se ho capito bene, il punto principale è…?”
  • “Puoi aiutarmi a capire meglio questa parte?”
  • “Cosa ti ha portato a questa decisione?”
  • “Quale soluzione vedi più efficace?”

Non servono frasi perfette.

Serve intenzione chiara.

Quando senti che qualcosa non torna, non ignorarlo

Quella sensazione conta.

Se percepisci tensione, affrontala.

Non aspettare.

Più passa il tempo, più cresce la distanza.

Una chiamata oggi può evitarti settimane di silenzi e incomprensioni.

A volte bastano 10 minuti.

Altre volte manca solo il coraggio di iniziare.

Incomprensioni, tensioni, aspettative poco chiare: gestire le relazioni non è semplice.

Scopri il percorso di coaching mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo”, per ritrovare chiarezza, equilibrio e controllo.

Dietro ogni email c’è una relazione.

Non proteggerla con uno schermo.
Guidala.

Come scrivere email da vero leader: cosa evitare con il capo, titolare, CEO

e-mail al capo

STAI LEGGENDO LA PARTE 2
Diversi studi indicano che circa il 50% delle email viene interpretato male.

E ti credo.

In una mail hai solo le parole.
Tutto il resto manca: tono, sguardo, intenzione.

Significa perdere gran parte dell’efficacia comunicativa.

È così facile creare incomprensioni con il capo, il titolare, il CEO

Come scrivo anche in “Autorevolezza”, quando comunichi via email — soprattutto verso l’alto — ogni parola pesa.

Può rafforzare la tua credibilità.
Oppure incrinarla.

Ogni azienda ha la sua etichetta.
Ogni manager ha le sue aspettative.

Ma ci sono errori che funzionano sempre… al contrario.

Ecco 5 tipologie di email che è meglio evitare.

1. E-mail al capo che trasmettono dubbio (o insicurezza)

Quando scrivi al tuo capo, non dare motivi per dubitare di te.

Frasi come:

  • “Non so se questo funzionerà…”
  • “Spero che vada bene…”
  • “Mi sembra che…”
  • “È probabile che…”

indeboliscono il messaggio.

Non chiariscono.
Non rafforzano.

Lo stesso vale per:

  • “Scusa il disturbo”
  • “Era solo un’idea”
  • “Spero di non aver sbagliato”

Nel parlato passano.
In una mail professionale, ti ridimensionano.

Molto meglio esporre il tuo punto in modo chiaro, senza giustificarti.

2. Mettere il capo in CC senza motivo

La copia conoscenza non è una tutela.

È una responsabilità.

Se il tuo capo non ha bisogno di essere coinvolto, non inserirlo.

Ogni mail in più è tempo sottratto.
E spesso crea solo rumore.

Vuoi tenerlo aggiornato?
Fallo in modo intelligente.

Meglio un breve riepilogo mirato, alla fine:

  • “Per tua informazione: il rappresentante dell’azienda X sarà presente il giorno Y.”

Poche informazioni.
Rilevanti.

Questo comunica molto più di una valanga di CC inutili.

3. Bloccare la comunicazione con un rifiuto secco

“Non posso farlo. Ho altre priorità.”

È una frase che chiude.

Non spiega.
Non apre confronto.
Ancor meno costruisce fiducia.

Il rischio è sembrare rigido o poco collaborativo.

Molto più efficace:

  • “Ho diverse attività in scadenza. Su quale preferisci che mi concentri?”

Stai dicendo la stessa cosa.
Ma in modo completamente diverso.

Non rifiuti.
Coinvolgi.

4. Email al capo lunghe, confuse o dispersive

Il tuo capo ha poco tempo.
Probabilmente meno del tuo.

Se scrivi email lunghe, piene di dettagli o poco strutturate, succede una cosa:

non vengono lette davvero.

Oppure vengono interpretate male.

Vai al punto.

Scrivi meno.
Meglio.

Se sei chiaro mentre scrivi, è perché hai fatto ordine nei tuoi pensieri.

E questo si sente.

5. Email scritte di fretta (e si vede)

Le e-mail al capo scritte in fretta “trasudano” approssimazione.

Errori.
Tono sbagliato.
Frasi poco curate.

Bastano pochi secondi per evitarlo.

Rileggi.

Sempre.

Soprattutto quando sei di fretta o emotivamente coinvolto.

Una mail inviata non torna indietro.
Una mail rivista cambia tutto.

Se il tema è delicato, evita la mail.

Incomprensioni, tensioni, aspettative poco chiare: il rapporto con il capo può diventare faticoso.

Scopri il percorso di coaching mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo”, che ti aiuta a ritrovare chiarezza, equilibrio e controllo.

Come scrivere email da vero leader

come scrivere mail

STAI LEGGENDO LA PARTE 1

Come scrivere email da vero leader.

Siamo tutti occupati.
Poco tempo.
Troppe cose da fare.

Le informazioni corrono veloci.
Le email anche.

Eppure è proprio lì dentro che si gioca una parte della tua autorevolezza.

Non nelle grandi riunioni.
Non nei momenti ufficiali.

Nelle email di tutti i giorni.

Quante ne invii?
Quante ne ricevi?

Se la risposta è “troppe”, non è un caso.

La mail è uno strumento potente.
Ma usato male diventa rumore.

E il rumore, alla lunga, indebolisce la tua leadership.

1. Parti sempre dallo scopo

Prima di scrivere, fermati.

Perché sto inviando questa email?
È davvero necessaria?

Se non hai una risposta chiara, non inviarla.

Molte email nascono già sbagliate: inutili, vaghe, evitabili.

E ogni email inutile è tempo perso.
Tuo. E degli altri.

2. Non sparire (ma nemmeno reagire male)

Il silenzio crea confusione.
Ma anche le risposte impulsive fanno danni.

Se non puoi rispondere subito, segnala che hai visto.

  • “Ho ricevuto, ti aggiorno appena approfondisco.”

Se sei irritato, fai l’opposto: non inviare.
Salva in bozza. Rileggi dopo.

Una mail aggressiva resta.
E spesso parla più di te che del contenuto.

3. Una mail, un tema

Evita email piene di tutto.

Una mail = una cosa.

Se inserisci più richieste, aumenti il rischio di:

  • non ricevere risposta
  • creare confusione
  • dover scrivere altre email di chiarimento

Se sei chiaro mentre scrivi, è perché hai già fatto ordine nei tuoi pensieri.

4. Vai dritto al punto (senza risultare brusco)

Scrivi meno.
Comunica meglio.

Evita introduzioni inutili.
Taglia il superfluo.

Allo stesso tempo, attenzione all’eccesso opposto:
email troppo brevi e fredde possono sembrare scortesi.

Serve equilibrio.

5. Riduci il volume

Ogni email genera altre email.

È un effetto a catena.

Se mandi troppo, riceverai troppo.
Se mandi meglio, riceverai meglio.

6. Scrivi in modo leggibile

Niente muri di testo.

Meglio:

  • frasi corte
  • parole semplici
  • elenchi puntati

Evita testi lunghi e pesanti.
Le persone leggono in fretta.

E non usare il MAIUSCOLO per “dare forza”:
sembra che tu stia urlando.

7. Dai indicazioni chiare

Come scrivere email efficaci? Non lasciare spazio a interpretazioni.

Scrivi-cosa-vuoi.

  • “Puoi inviarmi i file entro giovedì?”
  • “Fammi sapere entro domani.”

Evita frasi come:

  • “Non so se funzionerà…”
  • “Ho ragione?”

Se dubiti tu, dubitano anche gli altri.

8. Cura l’oggetto (davvero)

L’oggetto è la prima cosa che si legge.

Se è vago o assente, la mail rischia di essere ignorata.

Non scrivere:

  • “Aggiornamento”
  • “Info”

Meglio:

  • “Report vendite Q2 – revisione entro venerdì”

Niente giochi.
Solo chiarezza.

9. Attenzione al tono

Troppo informale ti fa sembrare poco professionale.
Troppo rigido ti rende distante.

Evita:

  • emoticon
  • abbreviazioni tipo chat
  • punti esclamativi a raffica

Ma evita anche email “robotiche”.

Professionale, sì.
Umano, sempre.

10. Usa bene i “destinatari”

“Rispondi a tutti” non è un automatismo.

Usalo solo quando serve davvero.

Altrimenti crei rumore inutile.

E il rumore abbassa l’attenzione.

11. Non scrivere a raffica

Una mail, poi un’altra, poi un’aggiunta.

Risultato: caos.

Meglio fermarsi un minuto in più
e inviare un messaggio completo.

12. Rileggi (sempre)

Errori di ortografia.
Punteggiatura confusa.
Font strani.

Non sono dettagli.

Sono segnali.

Rileggi:

  • tono
  • chiarezza
  • destinatari
  • allegati

Se la mail è importante, chiedi un secondo parere.

13. Scegli il mezzo giusto

Non tutto va scritto.

Se è delicato, evita la mail.

Una chiamata chiarisce.
Un incontro costruisce.

Scrivere quando non serve, è un errore quanto non scrivere quando serve.

La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Con la nuova edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza” hai strumenti concreti per migliorare impatto, chiarezza e leadership.

C’è un ultimo punto, spesso ignorato.

Non devi rispondere subito.

Se sei sotto pressione, aspetta.

Una risposta scritta male non si recupera.
Una risposta scritta meglio sì.

Scrivere email non è solo tecnica.

È rispetto.
Del tempo degli altri.
E del tuo ruolo.

Ti senti inadatto nel nuovo lavoro? 12 spunti per riprendere fiducia

inadatto nel nuovo lavoro
Cominciare un nuovo lavoro è un po’ come il primo giorno di scuola.

È passato tempo.
Ora sei adulto.
Le responsabilità sono diverse.

Eppure, se ci pensi bene…
le domande che ti fai sono ancora molto simili.

“Piacerò?”
“I colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace?”
“E se non fossi all’altezza?”

Di notte riaffiorano dubbi e preoccupazioni.

Una sensazione difficile da spiegare.
Indefinita.
Ma molto reale.

La paura di sentirti inadatto nel nuovo lavoro.
Di non essere abbastanza competente.
Di non riuscire a reggere il confronto.

E più ci pensi, più rischi di bloccarti.

Ecco 12 spunti per ritrovare fiducia in te stesso… e smettere di sentirti inadatto nel nuovo lavoro.

1

I processi di assunzione sono lunghi. Ti hanno “passato” ai raggi X.
Se ti hanno assunto … vuol dire che credono in te!

2

Non devi puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile. La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo, non qualcosa di cui essere orgogliosi.

3

Sei il tuo peggiore critico.
Le tue valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

4

La sensazione di essere inadeguato sul lavoro può davvero spingerti a fare molto di più. Dà propulsione, la forza necessaria per lavorare con più impegno, più attenzione.

5

Se sei convinto di sbagliare, se sei ossessionato di non essere all’altezza, sei destinato a fallire. Per il solo fatto di crederlo!

6

La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può influenzare tutti i tuoi pensieri.
Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te.
Non farli cambiare opinione!

LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.

7

Devi lavorare su te stesso, sviluppare i tuoi punti di forza, accettare e superare le tue debolezze. Iniziare a convogliare le tue energie.

8

Domande tipo “Sono capace? Competente?” possono monopolizzare tutto il tuo essere. Metti a tacere la tua voce interiore negativa.
Adesso!

9

Liberati del peso … di dover capire SEMPRE e TUTTO.

10

Devi smetterla di angosciarti che – prima o poi – sarai “scoperto”. Preoccuparti ti farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

11

La paura di essere inadatto nel nuovo lavoro può diventare stimolo, spinta, azione…
la tua più grande alleata!

12

Non devi temere, ce la farai.
Anche questa volta!

Conquistare la stima del tuo team – frasi celebri

conquistare la stima del tuo team

STAI LEGGENDO LA PARTE 8

Se il Mercato del Lavoro sta cambiando (anche in conseguenza della crisi che ci sta investendo),
allora gioco-forza deve cambiare anche il tuo modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.

È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.

Non concentrarti solo sui compiti da eseguire.
Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo

Le persone sono il fulcro del tuo successo.

È tempo di diventare leader del tuo team.
E motivare (davvero) i tuoi collaboratori.

Ho raccolto alcune frasi significative sul conquistare la stima del tuo team che ho trovato sul web (e in particolare su dilei.it):

“Impara a piacere a te stesso. Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te.”

Lucio Seneca

 

“Non sottovalutare mai il desiderio di una persona di essere apprezzata. Il principio fondamentale della Natura Umana è l’ardente desiderio di essere apprezzati.”

William James

“Se per una volta tradisci la fiducia dei tuoi concittadini, non riguadagnerai mai la loro stima e rispetto.”

Abraham Lincoln

“Ci avete fatto caso a come diventano improvvisamente brutte le persone di cui avete perso la stima?”

Anonimo

POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te

“Non confondete la confidenza con la stima: la seconda è silenziosa.”

Anonimo da Twitter

“Il problema è che le persone ritornano, la stima no.”

Anonimo

“Chi parla bene di tutti non riscuote, in fondo, la stima di alcuno.”

Roberto Gervaso

Se desideri che gli altri ti rispettino, devi mostrare loro rispetto. Ognuno vuole sentire che conta per qualcosa ed è importante per qualcuno. Invariabilmente, le persone daranno il loro amore, rispetto e attenzione alla persona che soddisfa quel bisogno. La considerazione per gli altri generalmente riflette la fede in se stessi e la fede negli altri.”

Ari Kiev

PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te

È una grande virtù stimare tutti migliori di noi.”

Santa Teresa D’Avila

“Quando ti accontenti di essere semplicemente te stesso e non fai confronti o gareggi, tutti ti rispetteranno.”

Lao Tzu

Gli uomini hanno poca stima degli altri, ma non ne hanno molta neanche di sé stessi.

Lev Trockij

COLLOQUIO DI SUCCESSO > scopri il tuo percorso di coaching ideale

Per le persone che non si stimano, il successo vale zero, l’insuccesso vale doppio.

Giorgio Nardone

“Una delle forme più sincere di rispetto è in realtà ascoltare ciò che un altro ha da dire.”

Bryant H. Mcgill

Si può passare da squadra a gruppo solo quando tra i giocatori subentra l’unica cosa che conta nei rapporti di lavoro: la stima. “

Gian Paolo Montali

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: non stare sulla difensiva – parte 7

la fiducia del tuo team

STAI LEGGENDO LA PARTE 7
Hai già visto all’opera una persona sulla difensiva?

Non appena inizi a parlare, incrocia le braccia.

Alza le barriere per proteggersi.
Comincia a giocherellare con la penna.

Distoglie lo sguardo.
Volta la testa.
Difende a oltranza il proprio operato.

Il linguaggio non verbale rivela la difensiva

Il linguaggio del corpo è spesso il primo segnale.

Quando una persona si mette sulla difensiva cerca di creare una barriera tra sé e gli altri.

Una distanza.
Una protezione.

Se c’è una colpa, puoi stare certo che non sarà la sua.
La difensiva è spesso il segnale di una difficoltà.

La difficoltà di accettare una critica.
Un errore.
Una responsabilità.

Difendersi, per molti, è diventata una forma d’arte

Non fare in modo che diventi anche il tuo talento.

Se ti dicessi che sei sulla difensiva, lo prenderesti come un’offesa?

Spesso reagiamo come se fossimo minacciati.

Anche quando le parole dell’altro sono neutre.
O addirittura costruttive.

Non ce ne rendiamo conto.
Non riusciamo a vedere con lucidità ciò che sta accadendo.

A volte mettersi sulla difensiva è normale.

Il problema nasce quando diventa un’abitudine.

PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale

La difensiva può distruggere la fiducia del tuo team

Mettersi sulla difensiva allontana le persone.

Ti fa apparire insicuro.
Immaturo.
Poco aperto al confronto.

Ogni osservazione diventa un attacco.
Tutti i feedback una minaccia.
Ogni confronto un rischio.

Finisci per trasmettere l’immagine di una persona chiusa.

Timorosa.

Altro che fiducia del team!

Mettersi sulla difensiva è una reazione istintiva.

Serve a proteggerci dal senso di colpa.
Dall’insicurezza.
Dalla paura di sbagliare.

Vuoi la fiducia del tuo team? Conosci i tuoi limiti ed esprimili

Se sei stanco.
Irritato.

Se non sei nelle condizioni giuste per affrontare una discussione.

Dillo.

Può bastare una frase semplice:

“Capisco che questo è importante per te, ma non sono nello stato giusto per discuterne adesso. Possiamo parlarne domani?”

Se non sei pronto rischi di dire cose inappropriate.

Di reagire in modo difensivo.

E di spingere anche l’altra persona sulla difensiva.

Diventa consapevole

Cerca di capire che cosa ha innescato la tua reazione.

  • Che cosa ti ha fatto mettere sulla difensiva?
  • Come ti ha fatto sentire ciò che è stato detto o fatto?

È importante riconoscere le emozioni che provi.

Soprattutto quando vieni criticato.

Ferito.
Imbarazzato.
Insicuro.

Il semplice fatto di ammetterlo può ridurre l’intensità della tua reazione.

Ascolta in modo attivo

Per paura di essere feriti alziamo le barriere.

Ci chiudiamo.
E rischiamo di dire cose fuori luogo.

Ascolta per comprendere.

Non per ribattere.
Non per vincere.
Colpire.

Chiediti:

  • Che cosa sta cercando di dirmi questa persona?
  • Riesco ad ascoltarla con tutta la mia attenzione?
  • Che cosa la sta infastidendo?
  • Come si sente?

Se qualcosa non ti è chiaro, chiedi esempi.

Quando una persona si sente ascoltata, le difese iniziano a scendere.

Le barriere si abbassano.
La tensione diminuisce.

Può diventare più facile dire:

  • “Mi dispiace che tu ti senta frustrato. Non mi sono reso conto di come il mio atteggiamento potesse limitarti.”

Resisti alla tentazione di reagire

Quando un collaboratore si mette sulla difensiva può essere difficile mantenere una comunicazione efficace.

Spesso però reagire nello stesso modo peggiora la situazione.

Ricorda che la sua reazione potrebbe avere poco a che fare con te.

Potrebbe essere il risultato di emozioni accumulate nel tempo.

Frustrazione.
Rabbia.
Delusione.

Più ti difendi, più aumenti la probabilità di essere attaccato.

La contro-difesa raramente funziona.

Anzi.

Spesso rafforza le convinzioni dell’altro.

Trova un accordo dove puoi

Anche quando non condividi il punto di vista del tuo interlocutore, cerca un piccolo spazio di accordo.

Ad esempio:

  • “Posso capire che la vedi in modo diverso.”
  • “A volte questo potrebbe essere vero.”
  • “Potresti avere ragione.”

Se la persona non accetta il tuo feedback, prova a comprenderne il motivo.

Riconosci la sua reazione.

Senza giudicarla.

Chiediti con onestà:

  • Ho interpretato male i fatti?
  • Ho frainteso le sue intenzioni?
  • Il feedback è impreciso o ingiusto?
  • Si tratta soprattutto di una risposta emotiva?

Mantieni una mentalità aperta

Fai domande.
Domande sincere.

Domande che dimostrino il tuo desiderio di comprendere.

Come ho scritto nel capitolo 5 del mio libro, le affermazioni aperte aiutano ad attenuare la reazione difensiva.

Per esempio:

  • “Alessandro, riconosco che questo può essere difficile da ascoltare e voglio assicurarmi di capirti chiaramente. Potresti dirmi esattamente su cosa non sei d’accordo?”
  • “Quali diversi punti di vista pensi che dovremmo valutare?”
  • “Vedo questo come una tua responsabilità. Parliamo del perché non la vedi allo stesso modo.”

Quando una persona si sente compresa, spesso diventa più disponibile ad ascoltare.

Più aperta.

Meno difensiva.

Finché rimani nel dialogo, puoi andare avanti

Quando rinunci a difenderti a tutti i costi, apri uno spazio diverso.

Accogli le critiche.
Ascolti.
Ti confronti.

Dimostri di non avere paura del dialogo.

E proprio lì emerge la tua forza.

Il tuo potere.
La tua autorevolezza.

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: scegli colloqui di persona – parte 6

la stima del tuo team

STAI LEGGENDO LA PARTE 6
Vuoi la stima del tuo team? Non trascurare i colloqui faccia a faccia.

I progressi tecnologici hanno rivoluzionato il modo in cui comunichiamo.

Messaggistica istantanea.
Videoconferenze.
Social network.

Strumenti rapidi, flessibili ed efficaci, soprattutto quando entrano in gioco distanza e tempo.

Tuttavia, l’uso eccessivo del digitale può avere un prezzo.

Col passare del tempo le interazioni rischiano di diventare più aride.
Più sterili.
Più impersonali.

Fino a generare una sensazione di isolamento.

O peggio ancora, di disconnessione dagli altri.

Se vuoi conquistare la stima del tuo team, non dovresti mai trascurare la comunicazione in presenza.

Perché ti permette di ristabilire il contatto umano.

Ecco quattro buone ragioni per privilegiare i colloqui faccia a faccia con i tuoi collaboratori.

1. Le persone preferiscono l’esperienza diretta

Soprattutto quando si tratta del proprio capo.

I collaboratori sanno che sei impegnato.
Sanno che il tuo tempo è limitato.

Proprio per questo apprezzano il fatto che tu abbia trovato uno spazio per incontrarli.

Come ho scritto nel mio libro Autorevolezza, le persone desiderano più di ogni altra cosa un contatto autentico.

Oggi il vero valore aggiunto non è quasi mai ciò che viene detto.

Conta molto anche il modo in cui lo dici.

Come accogli una persona.
Come ti approcci.
Rispondi alle domande.

Conta la tua postura.
Il tuo atteggiamento.
La tua presenza.

Persino il modo in cui ti presenti.

I collaboratori sono lì.

E osservano tutto.

Attentamente.

2. Comprendi meglio le reazioni delle persone

L’incontro faccia a faccia ti permette di osservare il linguaggio del corpo.

E di cogliere informazioni che spesso sfuggono nelle comunicazioni a distanza.

Gesti.
Espressioni.
Postura.

Tutti elementi che aiutano a comprendere il significato reale di ciò che viene detto.

E soprattutto di ciò che non viene detto.

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Osservare questi segnali ti aiuta a capire meglio le dinamiche del team.

Ti permette di prevenire conflitti.
Individuare tensioni.
Intervenire prima che i problemi crescano.

La capacità di leggere il “non detto” è una competenza fondamentale per chi guida persone.

Non è un dettaglio.

È leadership.

La stima del team migliora quando le relazioni diventano più umane.
Più dirette.
Più autentiche.

A volte un gesto sincero di apprezzamento vale più di molte parole.

3. Riduci il rischio di incomprensioni

I colloqui di persona permettono di spiegare meglio una decisione.
Illustrare un cambiamento.
Condividere informazioni complesse.

E soprattutto ricevere feedback immediato.

Se gestiti in modo efficace, questi incontri aiutano a ridurre:

  • malintesi;
  • divergenze;
  • disinformazione.

Aiutano anche a contrastare le pericolose voci di corridoio.

Quelle che alimentano dubbi.
Creano tensioni.
Indeboliscono la fiducia.

4. Gestisci meglio i feedback difficili

Esistono situazioni che meritano uno schermo spento.

E una conversazione vera.

Un feedback negativo.
Un richiamo.
Il provvedimento disciplinare.

Sono momenti delicati.

Momenti che richiedono presenza.

Il collaboratore deve poter esprimere il proprio punto di vista.
Fare domande.
Difendersi.
Essere ascoltato.

Una mail è più veloce.

Ma certe conversazioni si affrontano guardandosi negli occhi.

Se gestito in modo professionale, un colloquio disciplinare può ridurre le emozioni negative.
Evitare incomprensioni.
Favorire il cambiamento.

Il tempo investito può produrre benefici sia per il lavoratore sia per l’azienda.

Può migliorare le prestazioni.

Può aiutare la persona a raggiungere gli obiettivi attesi.

Vuoi la stima del tuo team? Investi nei colloqui faccia a faccia

Le sessioni più efficaci sono spesso quelle in cui scendi in campo in prima persona.

Incontri i collaboratori.
Li ascolti.
Ti confronti.

Costruisci relazioni.

I colloqui di persona fanno sangue.

Se vuoi migliorare la comunicazione con il tuo team, investi nei colloqui in presenza.

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: evita simpatie e favoritismi – parte 5

la fiducia del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 5
Vuoi la fiducia del tuo team? Evita favoritismi e preferenze

È naturale sentire maggiore feeling con alcune persone rispetto ad altre.

Tendiamo a circondarci di chi la pensa come noi.
Di chi ci somiglia.
Di chi ci fa sentire a nostro agio.

Tuttavia, confrontarsi con prospettive diverse stimola la creatività.

È difficile crescere se lavori solo con persone che la pensano come te.

Se ti accorgi di avere la tendenza a fare favoritismi, oppure eviti qualcuno perché non ti piace, dovresti lavorare sulla creazione di legami professionali.

Fai uno sforzo.

Evita simpatie e favoritismi: cerca aree di interesse comune

Forse siete tifosi della stessa squadra.
Oppure appassionati degli stessi film.

Coltivando conversazioni su interessi comuni potresti passare dall’ostile, non dico al positivo, ma almeno al neutrale.

Dovresti essere in grado di trattare allo stesso modo ogni membro del team.

Ricorda che i collaboratori osservano tutto.

Favoritismi.
Preferenze.
Simpatie.

Prima o poi emergono.

E quando emergono generano sfiducia e perdita di stima.

Detto questo, non potrai essere sempre perfettamente giusto.

Sempre equilibrato.
Sempre imparziale.

Nei momenti importanti o di crisi è normale concentrare attenzione ed energie sulle persone che possiedono le competenze necessarie per affrontare una determinata situazione.

La fiducia del team: cerca di essere il più possibile imparziale

Avrai certamente notato come i collaboratori ti osservino costantemente.

Sono attentissimi al tuo comportamento.
Sensibilissimi a come interagisci con ciascuno di loro.

Favoritismi, preferenze e simpatie emergono tuo malgrado.

E all’interno del team producono sfiducia e demotivazione.

Puoi essere un capo esigente.

Anche severo.

L’importante è che l’approccio sia coerente con tutti.

Ogni membro del team deve sentirsi trattato in modo equo.

Prova a trasformare te stesso e il tuo team

Prendi a cuore gli interessi del tuo staff.

Ascolta i loro problemi.
Aiutali a bilanciare lavoro e vita privata.

Evita disparità inutili.

Fai rispettare le regole.
A tutti.

Se vuoi conquistare la fiducia del team, evita di sorvolare per amicizia o simpatia.

Capisco che richiamare una persona con cui hai un buon rapporto non sia piacevole.

Può creare disagio.
Può mettere in difficoltà.

Ma se chiudi un occhio rischi di perdere la stima del resto del gruppo.

E di apparire un leader debole.

In questo modo penalizzi chi lavora con dedizione e rispetto delle regole.

I membri del team non vogliono sentire scuse.
Desiderano una cosa molto semplice:
se le regole esistono, devono valere per tutti.

Tieni traccia delle tue scelte

Uno dei modi migliori per evitare favoritismi è distribuire incarichi e opportunità in modo equo.

Le persone che non vengono scelte se ne accorgono.

Molto più di quanto immagini.

Quindi tieni traccia di chi ha partecipato all’ultimo progetto importante.

Di chi ha presentato.
Di chi ha avuto visibilità.

Poi chiediti:
“A chi tocca adesso?”

Anche iniziative semplici possono aiutare.

Per esempio, affidare a rotazione il briefing mattutino.

Coinvolgi tutto il team

Se vuoi la fiducia del team evita di confrontarti sempre con le stesse persone.

Evita il solito gruppetto.
I soliti nomi.
Le solite opinioni.

Naturalmente alcuni collaboratori devono essere coinvolti più di altri.

Ogni persona dovrebbe avere la possibilità di contribuire.

Anche chi svolge compiti secondari desidera fare un buon lavoro.

Avere obiettivi.
Sentirsi utile.
Partecipare al successo dell’azienda.

Rendi partecipi tutti i collaboratori

Una comunicazione semplice e trasparente aiuta le persone a sentirsi coinvolte.

A sentirsi importanti.

Quando accade, aumentano:

autostima;
impegno;
produttività.

Vuoi la fiducia del team? Sii inclusivo

Quando assegni progetti, incarichi e mansioni, prova a ragionare in modo inclusivo.

Non esclusivo.

Chiediti:

  • Posso coinvolgere un’altra persona, anche in un ruolo minore?
  • Come posso incoraggiare tutti a esprimere il proprio punto di vista?
  • Posso creare piccoli gruppi di lavoro che favoriscano la partecipazione?

Evita di dividere il team in categorie

La divisione in categorie porta quasi sempre a creare differenze.

Anche quando non ne sei consapevole.

Nuove assunte contro vecchia guardia.
Tempo pieno contro part-time.
Junior contro senior.

Nel tuo team non dovrebbero esistere seconde linee.

Usa il “noi”.

Racchiudi idealmente tutti i membri del tuo staff.

Chi lavora accanto a te ogni giorno.
Chi incontri una sola volta alla settimana.

Non manifestare simpatie e preferenze personali

È normale provare maggiore simpatia per alcune persone.

Succede a tutti.

Ma prova a fare una pausa caffè o un pranzo, a rotazione, con ogni membro del team.

È un modo semplice per coinvolgere tutti.

E migliorare le relazioni professionali.

Offri a tutti le stesse opportunità di crescita

Essere sempre esclusi da corsi, training o meeting non aiuta la motivazione.

Tantomeno la produttività.

Nel limite delle tue possibilità, cerca di offrire a tutti opportunità di crescita professionale.

Non sempre identiche.

Ma eque.

Segui una linea comune per permessi e vacanze

Quando non esistono criteri chiari è facile che nascano dubbi e malintesi.

Le persone iniziano a pensare che alcune concessioni dipendano da simpatie e preferenze.

Molto meglio definire fin dall’inizio una linea guida chiara.

Comprensibile.
Trasparente.
Flessibile.

Se fai un’eccezione, spiegane il motivo.

Comunica perché è stata presa quella decisione.

Più condividi il ragionamento dietro una scelta, meno i collaboratori percepiranno incoerenza o malafede.

E tu che cosa ne pensi?

Ti sei mai chiesto quanto spesso coinvolgi i tuoi collaboratori durante una pausa caffè o una pausa pranzo?

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquista la stima del tuo team: parla chiaro e diretto – parte 4

fiducia del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 4
Vuoi la fiducia del team? Parla chiaro, soprattutto nei momenti difficili

Che tu sia manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore, un professionista o un responsabile di settore, poco importa.

Che il tuo staff sia composto da 2 o 200 persone, cambia poco.

Ricorda che stai comunicando con persone.

Persone che osservano.
Persone che ascoltano.
Sentono.

Parla chiaro e diretto, soprattutto nei momenti difficili.

Guarda le persone negli occhi.
Senti la loro preoccupazione.
Stabilisci un contatto visivo, senza esagerare.

Serve a far percepire il tuo interesse.

Sei il leader.

Dai appoggio.
Sostieni.
Incoraggia la tua gente.

Costantemente.

Fai sentire che ci sei.

Fai sentire che sei un capo attento.
Presente.

Usa le emozioni

Non lasciare che usino te.

Se ti concentri sulla paura, aumenti ancora di più l’ansia.
Se lotti contro l’agitazione, crei ancora più preoccupazione.

Piuttosto, infondi fiducia negli altri.

Condividi le esperienze.
Spiega le azioni.
Dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.

La tua disponibilità verso una persona del team che sta attraversando un periodo difficile ti rende un leader maturo.

Esprimi il tuo lato migliore.

Come persona.

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Non ignorare le preoccupazioni del team

Non nasconderti.
Fatti trovare.
Rispondi alle preoccupazioni.

Quando i mari sono agitati, il capitano cammina sul ponte.

Condividi la visione.

Dai consigli con semplicità.
Tieni i piedi per terra.
Pretendi di più da te stesso che dai tuoi collaboratori.

Non dire mai “io sono il capo”.

A meno che tu non debba assumerti la piena responsabilità.

Ascoltare è una questione di qualità

Non devi ascoltare per un’ora.

Non devi trasformare ogni confronto in una seduta terapeutica con finale a singhiozzi.

L’ascolto attivo non è una questione di quantità.

È qualità.

Qualche minuto può bastare, se ascolti davvero.

Con attenzione.
Con presenza.
Interesse reale.

Non hai tempo? Benissimo. Dillo.

Quando sei molto occupato, stressato o stanco, è meglio scusarsi.

Accordati per un altro momento, in cui potrai essere più attento e partecipe.

Non c’è nulla di male nel dire:

  • “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00?”
  • “Possiamo riprenderlo domani mattina?”
  • “Ti va se ci confrontiamo lunedì?”

Mantieni l’impegno preso.

Anche questo vuol dire gestire il team.

Vuoi la fiducia del team? Parla in modo chiaro e diretto

Non nascondere i fatti.
Non raddolcire troppo.
Neanche minimizzare ciò che è importante.

Troppo spesso la comunicazione è preceduta da troppe spiegazioni.

Oppure da troppo poche.

A volte usiamo un linguaggio forzatamente rassicurante per diminuire l’impatto.

Ma l’evasività fa perdere forza al messaggio.

Le persone non capiscono.
Sono confuse.
Possono fraintendere il peso reale della situazione.

La tua comunicazione deve essere breve, chiara e diretta.

Le persone vogliono risposte.

Non giochi di parole.

Mostra coerenza e congruenza

Le promesse non mantenute creano sfiducia e demotivazione nel team.

I collaboratori si sentono traditi.
Delusi.
Presi in giro.

Nelle relazioni umane, una delle cose peggiori è promettere ciò che non riesci a mantenere.

Molto meglio promettere poco e mantenere tutto.

Conquistare la fiducia del team? Assumiti le responsabilità

Evita di scaricare le responsabilità sul team, sulle procedure o sulla politica aziendale.

Assumerti le tue responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia.

Allo stesso tempo, incoraggi anche gli altri a fare lo stesso.

Comprendere queste sfumature è la chiave per gestire team di lavoro anche molto complessi.

Evita comportamenti ambigui, falsi o manipolatori

Sii autentico.

Non cambiare versione secondo la circostanza.

Quando manca la fiducia, ogni tuo comportamento sarà guardato con sospetto.

Diventa una persona integra.

Una persona che pensa quello che dice.
E mette in pratica quello in cui crede.

Più sei sicuro, più puoi permetterti di esporti.

Mostrando anche i tuoi limiti.
Le tue debolezze.
Le tue zone di incertezza.

Ascolta davvero

Ascolta cosa hanno da dire le persone, prima di esprimere il tuo punto di vista.

Ascoltare va oltre il semplice sentire.

È empatia.
Interesse.
Rispetto.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.

Calmare il tuo borbottio interno.
Prestare attenzione a ciò che l’altro sta dicendo.
Capire prima di offrire un consiglio o una soluzione.

Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita, stai facendo un lavoro da leader.

Da grande leader.

Non interrompere

Ogni volta che interrompi, stai uccidendo la comunicazione.

L’empatia si prende cura delle persone.

Se interrompi l’altro, rompi questo equilibrio.

La capacità di entrare in empatia ti permette di capire il messaggio nel suo giusto contesto.

E dimostra sincero interesse per gli altri.

Fai sentire il tuo coinvolgimento personale.

Le persone vogliono che le loro paure e preoccupazioni siano ascoltate.

Riconosciute.

Parla con fiducia, non spavalderia

Non ridimensionare le problematiche.

Non confortare una persona ansiosa sdrammatizzando le sue preoccupazioni.
Evita di negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se minimizzi ciò che per l’altra persona è importante, diventi all’istante inaffidabile ai suoi occhi.

Piuttosto, resta aperto e disponibile:

  • “Per favore, inviami una mail se vuoi condividere altri pensieri o preoccupazioni.”
  • “Puoi contare su di me, mentre proviamo a recuperare maggiori informazioni.”
  • “Grazie per i tuoi suggerimenti.”
  • “Mi piacerebbe essere più specifico. Desidero risponderti con informazioni adeguate e veritiere.”

Ottenere la fiducia del team: evita “forse”

“Forse” mantiene aperte tutte le opzioni.

Ma spesso crea disordine e stagnazione.

Se sei tentato di dire “forse”, meglio dire no.

Se hai bisogno di un po’ di tempo, fai sapere che deciderai più tardi.

Per esempio a fine giornata.

Non puoi pianificare e andare avanti con i “forse”.

“Forse” è pericoloso.

Blocca.
Porta inazione.
Crea confusione.

Evita anche il “ma”

Ogni volta che usi “ma”, cancelli inevitabilmente quanto hai detto prima.

“Andrà tutto bene, ma…”

Come ti suona?
Che cosa senti?

Che forse non intendo davvero quello che ho detto.

Il “ma” cancella.
Limita.
Diminuisce.
Giustifica.

Sostituisci il “ma” con “e”.

Oppure interrompi la frase e sostituisci il “ma” con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro, ma c’è ancora tanto da fare.”

Diventa:

“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare.”

Attenzione al “non lo so”

Dire “non lo so” non è sempre un segno di incompetenza o insicurezza.

Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usarlo troppo spesso, però, può costarti credibilità e influenza.

Ogni volta che te ne esci con un arrendevole “non lo so”, spingi le persone ad andare da altri.

A non venire da te.

Piuttosto che usare un “non lo so” predefinito, prepara risposte più potenti.

Attenzione anche alle frasi fatte

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi usate con troppa leggerezza.

Non cedere al finto entusiasmo.

Non usare sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

Frasi come:

  • “Capisco quanto sia difficile questo cambiamento.”
  • “So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e immagino quanto possa essere deludente.”
  • “Sono sicuro che andrà tutto bene.”
  • “So quanto sia triste per te.”

possono sembrare empatiche.

Ma potresti sentirti dire:

“No, mi spiace. Non lo sai.”

Soprattutto quando non hai partecipato o non sei stato coinvolto dalle conseguenze negative.

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.

Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato o inadeguato.

Se non vuoi perdere la fiducia del team, è meglio mordersi le labbra.

A volte è meglio stare zitti

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  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: riconosci i meriti – 3

la fiducia dello staff

STAI LEGGENDO LA PARTE 3
Vuoi la fiducia dello staff? Impara a dare feedback migliori.

La positività non costa nulla.

E può produrre risultati sorprendenti.

Le persone vogliono essere tenute nella giusta considerazione.

L’autostima è un bisogno umano.

Si alimenta di riconoscimento.
Di fiducia.
Di rispetto.

Riconosciamo i meriti in due modi

Attraverso il feedback costruttivo.

Oppure attraverso lode e critica.

Un feedback costruttivo è specifico.
Si basa su osservazioni.
Ha l’obiettivo di aiutare la persona a crescere.

L’elogio e la critica, invece, sono giudizi personali.

Uno favorevole.
L’altro sfavorevole.

Spesso sono vaghi.

E molto meno utili di quanto immaginiamo.

Se vuoi la fiducia dello staff, evita di riconoscere esclusivamente i risultati.

Riconosci i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

Riconoscere il lavoro svolto e l’impegno dimostrato, anche quando l’obiettivo non è stato raggiunto, contribuisce a creare un ambiente positivo.

Motivato.
Produttivo.

Non considerare una buona performance come qualcosa di dovuto

C’è chi pensa che un feedback positivo possa far montare la testa.

Che un complimento riduca autorevolezza e autorità.

Per questo motivo alcuni leader si trattengono dal gratificare i collaboratori.

È un errore.

La fiducia dello staff? Inizia da oggi. Non costa nulla.

Trova qualcosa di positivo da dire a ogni persona con cui lavori.

Puoi aumentare motivazione e soddisfazione.

E rafforzare immediatamente il rapporto professionale.

Ecco alcune indicazioni per dare feedback più efficaci.

1. Preparazione adeguata

Anche se il feedback sarà breve, preparalo.

Scrivi cosa devi dire.

Sintetizza il messaggio.

Chiediti:

  • Qual è il punto?
  • Che cosa deve passare assolutamente?
  • Che cosa posso evitare?

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2. Diretto

Molti leader evitano di dare feedback chiari e diretti.

Poi si sorprendono se non ottengono la fiducia dello staff.

Spesso utilizzano una frase positiva per addolcire un feedback correttivo.

Per esempio:

“Michele, hai sempre lavorato bene e in modo professionale, ma…”

Il problema è che tutto ciò che segue il “ma” diventa il vero messaggio.

E il resto sparisce.

Si dice che un’idea è intelligente quando è semplice.

Arriva al punto.
Evita giri di parole.

Sia nel feedback positivo che in quello negativo.

3. Sintetico

Un feedback dispersivo e ridondante trasmette insicurezza.

Fa sembrare poco preparati.

Riduce l’efficacia del messaggio.

Non devi essere robotico ma dovresti andare rapidamente al punto.

Senza tentennamenti.

4. Aperto e sincero

È fondamentale essere sinceri.

Ed evitare messaggi ambigui o contraddittori.

Essere sinceri non significa essere buonisti.

Significa dire ciò che va detto.

Con rispetto.

Evita parole come:

  • ma;
  • però;
  • anche se.

Possono creare dubbi e contraddizioni.

5. Specifico

Senza dettagli otterrai solo elogi o critiche.

Non basta dire:

“Hai sbagliato.”

Oppure:

“Hai un atteggiamento scorretto.”

Il feedback deve riferirsi a qualcosa di preciso.

Spiega:

  • cosa è successo;
  • dove;
  • quando;
  • quali comportamenti hai osservato.

6. Un feedback = un fatto

Ogni feedback dovrebbe riguardare un solo episodio.

Una sola situazione.
Un solo comportamento.

Se mescoli progetti, incarichi e problemi diversi nello stesso discorso, perdi incisività.

Efficacia.

Chiarezza.

LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza“.

7. Frequente

Utilizza il feedback con regolarità.

Per riconoscere.
Per correggere.
Orientare.

Quanto spesso?

Dipende.

Non puoi tormentare il team ogni giorno.

Ma nemmeno intervenire una o due volte l’anno.

Serve equilibrio.

Il giusto punto tra “troppo” e “mai”.

8. Tempistica adeguata

Quando un comportamento positivo merita di essere riconosciuto, fallo il prima possibile.

Più tempo passa.
Più il valore del feedback diminuisce.

Per il feedback negativo la logica è diversa.

Dallo quando sei pronto.

L’emotività è una cattiva consigliera.

Se non riesci a gestire ciò che provi, meglio attendere qualche ora.
O qualche giorno.

Ma non evitare il confronto.

Aspettare non significa scappare.

Se aspetti troppo, il collaboratore penserà che stai raccogliendo prove contro di lui.

9. Di persona

Offri il feedback di persona.

Non via mail.
Non tramite SMS.

La natura del feedback costruttivo è verbale.

Quando possibile, parlane faccia a faccia.

Se non è possibile, utilizza una telefonata o una videoconferenza.

10. Confidenziale

Non dare mai un feedback davanti ai colleghi o ai clienti.

La persona si sentirà umiliata.

Ferita.
Messa in difficoltà.

Scegli un luogo riservato.

Il tuo ufficio.
Una sala riunioni.
Uno spazio tranquillo.

Lontano da occhi e orecchie indiscrete.

11. Potenziante

Nel feedback positivo esprimi un apprezzamento specifico.

Altrimenti rischia di trasformarsi in una semplice lode.

E di suonare scontato.
Oppure ruffiano.

Per esempio:

Normale:

  • “Ottimo lavoro, ben fatto.”

Potenziante:

  • “Il modo in cui hai gestito il reclamo del signor Rossi è stato ottimo. Sei stato gentile, comprensivo e allo stesso tempo deciso.”

Normale:

  • “Ottimo approccio, bravo.”

Potenziante:

  • “Il modo in cui hai risposto alle domande del cliente stamattina è stato eccellente. Hai dimostrato di conoscere procedure e filosofia aziendale.”

Lo scopo di un feedback negativo non è accusare.

È creare consapevolezza.
E favorire il miglioramento.

12. Osservazioni, non interpretazioni

Le osservazioni descrivono ciò che hai visto o sentito.

Le interpretazioni sono le tue conclusioni.
Ipotesi.
Spiegazioni.

Riporta i fatti.

Non le deduzioni.

Puoi dire:

“Ho notato…”
“Ho osservato/visto…”
“Mi hanno riferito…”

Guarda la differenza.

“Ma cosa hai detto al cliente? È andato via scuro in volto.”

Oppure:

“Ho notato che il cliente è andato via scuro in volto.”

La seconda frase apre un dialogo.

La prima apre uno scontro.

13. Focus sul comportamento, non sulla persona

Questo è probabilmente il punto più importante.

Se vuoi la fiducia dello staff, non trasformare il feedback in un attacco personale.

Concentrati sul comportamento.

Sul compito.
Sul risultato.

Mai sulla persona.

L’autostima del collaboratore non va toccata.

Qui sei su un terreno molto delicato.

Un passo falso può danneggiare il rapporto per sempre.

Evita parole come:

sempre;
mai;
ogni volta.

Rischiano di trasformare il feedback in un rimprovero scoraggiante.

14. Non focalizzarti sulle intenzioni

Non nutrire rancore.
Cercare un colpevole.

Neanche trasformare il confronto in una gara tra vincitori e vinti.

Un leader eccellente non cerca rivincite.

Cerca miglioramento.

Nel mondo del lavoro ci sono pochi feedback efficaci.

La maggior parte sono semplici critiche.

Oppure elogi superficiali.

Una cattiva abitudine si modifica con costanza.

Preparati.
Allenati.

Comincia a invertire la tendenza.

Meno critiche scoraggianti.
Più feedback potenzianti.

Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale.

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: mostra ascolto attivo – 2

la stima del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 2
Ascoltare in modo attivo è il segreto per conquistare la fiducia del team.

Cosa c’è di più frustrante, per un collaboratore, che vedere una propria richiesta poco ascoltata, mal compresa o addirittura fraintesa?

Se non ascolti, come puoi pretendere la stima del team?

Comunicare efficacemente?

Ascoltare significa fare silenzio dentro di te

Vuol dire placare il tuo parlottio interno.

Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare va oltre il semplice sentire.

Significa comprendere il messaggio nel suo giusto contesto e dimostrare sincero interesse per le persone.

Non pensare di saper ascoltare solo perché senti ciò che l’altro sta dicendo.

Ogni collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione.
Vuole percepire partecipazione.
Vuole sentire empatia.

Anche se solo per pochi minuti.

POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te

Il tuo collaboratore si sentirà importante

Si renderà conto di essere guidato da un leader competente.

Aumenterà la stima del team e il desiderio di comunicare.
Si rafforzerà il rapporto di fiducia.
Si svilupperà maggiore collaborazione.

E, per te, tutto questo si traduce anche in maggiore produttività e fedeltà.

Quando incontri un collaboratore, ascolta prima.

Le domande vengono dopo.

Perché imparare ad ascoltare?

L’ascolto attivo:

  • crea empatia e collaborazione;
  • dimostra sincero interesse;
  • riduce incomprensioni e fraintendimenti;
  • aiuta a comprendere bisogni ed esigenze reali;
  • permette di arrivare più rapidamente al nocciolo della questione;
  • rende più facile costruire fiducia;
  • è una caratteristica comune ai leader più efficaci.

Ascoltare in modo attivo è impegnativo

Quando una persona ti parla, sei davvero presente?

Oppure stai guardando altrove?
Stai pensando alla risposta?
Stai aspettando il tuo turno per parlare?

Sei aperto al dialogo?

Desideri veramente capire?

Se hai difficoltà ad ascoltare, non scoraggiarti.

L’ascolto attivo è una competenza che si può allenare.

Le vecchie abitudini sono difficili da sradicare.
Serve pratica.
Serve pazienza.

Ascoltare è una competenza fondamentale per la leadership

L’ascolto richiede concentrazione.

Richiede attenzione.

È una forma di rispetto verso il collaboratore come persona, non soltanto come risorsa produttiva.

Come leader sei spesso impegnato a parlare, valutare e giudicare.

Per ascoltare davvero devi mettere da parte tutto questo.

Non concentrarti su cosa ribattere.
Non preparare la risposta.

Focalizzati su chi sta parlando.

Vuoi conquistare la stima del team? Presta attenzione

Preparati ad ascoltare.

Libera la mente dalle tue preoccupazioni personali.
Anche se non è facile.

Siamo spesso stressati.
Sempre di corsa.
Sempre a rincorrere qualcosa.

Osserva direttamente chi parla.

È un modo semplice per comunicare:

“Sì, ti sto ascoltando.”

Non lasciarti distrarre da ciò che accade intorno a te.

Una porta che sbatte.
Un telefono che squilla.
Una risata nel corridoio.

Tutto questo può aspettare.

Non fingere di aver capito

A volte sei stanco.
Di fretta.
Stressato.

Può capitare.

Ma fingere di aver capito è quasi sempre una cattiva idea.

In qualche modo si vede.
E si sente.

Molto meglio chiedere chiarimenti.

  • “Scusa, ho perso il filo.”
  • “Ti ho seguito fino a qui, puoi ripetere per favore?”

Non concentrarti su cosa rispondere

Se mentre l’altro parla stai già pensando a cosa dire, come puoi ascoltare davvero?

Se non vedi l’ora di contraddire, correggere o giudicare, non stai ascoltando.

Ascoltare non serve soltanto per rispondere.

Serve per comprendere.
E per aiutare.

Astieniti dai commenti mentre l’altro sta ancora parlando.

Non trarre subito le tue conclusioni

Non interrompere il collaboratore con deduzioni premature.

La tentazione è quella di apparire brillanti.

Capire tutto al volo.
Arrivare subito alla conclusione.

Attento.

A volte funziona.

Molto spesso no.

Mentre ascolti non interrompere

Lascia che il collaboratore completi il suo ragionamento.

Interrompere è quasi sempre uno spreco di tempo.

Chi parla si scoraggia.
La comprensione diminuisce.
Il dialogo si impoverisce.

Evita anche di dire:

“Ti sto ascoltando”

mentre stai facendo altro.

Sentire non basta.

Ascoltare richiede attenzione.
Interesse.
Disponibilità.

Anche quando hai poco tempo.

Mostra che stai ascoltando

Guardare altrove mentre qualcuno ti parla è fastidioso.

E spesso viene percepito come una mancanza di rispetto.

Ascolta con tutto il corpo.

Mantieni il contatto visivo.
Sorridi.
Annuisci.

Non per forza perché sei d’accordo.

Ma perché stai seguendo il discorso.

Piccole espressioni come:

“Capisco”;
“Sì”;
“Certo”;

incoraggiano l’altro a continuare.

Riformula quanto ascoltato

La riformulazione consiste nel ridire ciò che l’altro ha appena espresso.

Con le sue parole.
Oppure in modo più sintetico.

Senza aggiungere interpretazioni.

Riformulare ti permette di verificare se hai davvero compreso.

E permette al collaboratore di sentirsi ascoltato.

Puoi utilizzare frasi come:

  • “Mi stai dicendo che…”
  • “In altre parole desideri…”
  • “A tuo avviso quindi…”
  • “Così, secondo te…”

La riformulazione è particolarmente utile quando il collaboratore è esitante, dispersivo o fatica a spiegare il problema.

Evita le frasi-boomerang

Alcune frasi sembrano utili.

In realtà producono l’effetto opposto.

Per esempio:

  • “Ti capisco”, quando in realtà non conosci abbastanza la situazione.
  • “Vieni al punto”, perché comunica irritazione.
  • “Parla pure, ti sto ascoltando”, mentre continui a fare altro.
  • “Continua, mi interessa“, mentre guardi l’orologio o fuori dalla finestra.

Le persone notano queste incongruenze.

Molto più di quanto immagini.

Impara a prestare vero ascolto.

Se vuoi conquistare la stima del team, è da qui che devi partire.

Diventerai un punto di riferimento importante.

E, con il tempo, anche irrinunciabile.

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: la motivazione parte da te – 1

stima del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 1
L’obiettivo di questo articolo (diviso in 7 parti) è aiutarti,

con un approccio molto realistico e concreto,

a prendere coscienza che le persone del tuo team possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività, della tua azienda, del tuo store e della tua carriera professionale.

Se dirigi i collaboratori limitandoti a dire cosa fare e come farlo, otterrai un effetto immediato.

Ma durerà poco.

Un po’ alla volta entusiasmo e motivazione diminuiranno, con effetti negativi sul clima di lavoro e sui risultati.

Stima del team? Inizia da te stesso

Fermati un minuto e chiediti con onestà:

  • Sono sempre entusiasta e positivo?
  • So ascoltare i miei collaboratori?
  • Ho un obiettivo chiaro e definito?
  • Una pacca sulla spalla accompagnata da qualche frase incoraggiante significa davvero motivare?

Finto entusiasmo e complimenti forzati raramente producono veri “brividi” motivazionali.

E anche se funzionassero…

Quanto potrebbero durare?

Pochi giorni, forse.

Poi tutto torna come prima.
L’ambiente diventa passivo.
Gli obiettivi si allontanano.

Allora ti chiedo:

Come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?

Credi davvero che qualche frase a effetto possa scuotere le persone?
Accendere entusiasmo?
Coinvolgere il tuo staff?

Se il mercato del lavoro sta cambiando, allora deve cambiare anche il tuo modo di approcciare il lavoro e il team.

È necessario coinvolgere le persone.

Non concentrarti soltanto sui compiti da eseguire.
Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo

Le persone sono il fulcro del tuo successo.

Se i collaboratori sono demotivati o “molli”, chi pagherà le conseguenze del mancato raggiungimento degli obiettivi?

Chi pagherà il conto di un progetto fallito?

Tu.

È arrivato il momento di diventare leader del tuo team.

E di motivare davvero le persone che lavorano con te.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non nasce naturalmente.

Non la puoi delegare a un corso.
A un formatore.
A un coach.

Per quanto bravo possa essere.

La responsabilità è tua.

Sei tu che per primo devi motivarti.
Entusiasmarti.
Ispirarti.

Solo dopo puoi chiederlo ai collaboratori.

Anzi.

Pretenderlo.

La motivazione del team parte da te.

Se, come coach, avessi l’obiettivo di aumentare la motivazione del tuo staff, mi concentrerei prima di tutto su di te.

Non te l’aspettavi, vero?

Una titolare di tre centri estetici ben avviati nel Luganese mi contattò proprio con questo obiettivo: aumentare la motivazione del personale.

Dopo le prime resistenze, riconobbe che sul tema era stata piuttosto passiva.

Una spettatrice.

A volte persino indolente.

Arrivò ad ammettere che durante un mio corso, pur essendo presente, non ascoltava davvero.

Pensava che la motivazione fosse un problema esclusivo del personale.

Riconobbe anche di non avere alcuna idea concreta su come motivare i dipendenti.

Fino a quel momento si era affidata quasi esclusivamente a riconoscimenti economici.

Anche lei, forse come te, si aspettava una trovata geniale.

Una formula magica.

Invece si sentì dire che la prima persona a doversi muovere era lei.

Nessuna scorciatoia.

Nessuna formula magica.

POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te

E ti spiego perché

Motivare è impegnativo.

È un lavoro quotidiano.

Un paziente costruire giorno dopo giorno.

Richiede attenzione.
Coinvolgimento.
Presenza.

Il tutto condito da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di ottenere la stima del team con lo stesso entusiasmo con cui partecipi alle riunioni condominiali, stai sprecando tempo ed energie preziose.

Motivare significa disponibilità, dedizione e tempo

Siamo onesti.

Non hai tempo.

Ci sono scadenze.
Problemi da risolvere.
Obiettivi da raggiungere.

Lo so.

Devi però riconoscere che saper motivare è una competenza fondamentale per chiunque abbia la responsabilità di un team.

Grande o piccolo che sia.

Se non hai tempo.
Se sei stanco.
Sei stressato.
Se hai sempre altro cui pensare.

La tua capacità di motivare sarà vicina allo zero.

Se tutto questo ti sembra difficile e faticoso, hai ragione.

Lo è.

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff

Crea spirito di squadra attraverso apprezzamento e riconoscimento.

Un leader eccellente trova il tempo per motivare.

Non soltanto per criticare.

Fai in modo che ogni collaboratore sappia di essere importante.

Che rappresenta una parte del tuo successo.

Fermati un attimo e rispondi con sincerità:

  • Ti senti un modello per il tuo team?
  • Sai creare entusiasmo?
  • Sei motivante nel comportamento e nelle parole?
  • Inizi la giornata con energia positiva?
  • Hai una personalità che coinvolge chi ti sta intorno?

Quando pongo queste domande ai team leader, la risposta più frequente è:

“In che senso?”

Ed è proprio qui che inizia il lavoro.

Stima del team? Parti da te stesso

È arrivato il momento di risvegliare la tua motivazione.

Quella forza interna che stimola, regola e sostiene le tue azioni.

Frequentare un corso motivazionale, indipendentemente dalla bravura del formatore, non basta per diventare un bravo motivatore.

Né per ottenere la stima del team.

Devi scendere in campo in prima persona.

Metterci del tuo.

Carica la tua energia.
Motivati.
Trasmetti fiducia ed entusiasmo.

Le persone se ne accorgeranno.

Prima lentamente.

Poi sempre di più.

Qualcosa inizierà a muoversi.

Qualcosa di nuovo inizierà a crescere.

Il primo mattone sarà stato posato.

Se ti impegni davvero in questo percorso, farai grandi cose.

Credimi.

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Buone vacanze


 

La pubblicazione di articoli e i servizi di coaching sono sospesi.
Riprenderà mercoledì 13 settembre.

BUONA PAUSA ESTIVA A TUTTI!

Michele

 

 

 

Accettare un’offerta di lavoro: firmare o non firmare?

offerte lavorative

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 5

Offerte lavorative … alla fine firmare o non firmare?

Hai presente la parola “scelta”?
Spesso è rappresentata come un bivio in un bosco, buio, senza indicazioni.

Vai a sinistra?
E se fosse piena di insidie?

Vai a destra?
E se non fosse quello che pensi?

Magari resti fermo.
Non decidi.

Aspetti la scelta perfetta.
Ma anche non scegliere è una scelta.

Gran parte dello stress della vita nasce proprio da qui: dalle decisioni.

Ogni giorno ne prendiamo decine.
Piccole o grandi, poco importa.

  • Lanciare (finalmente) la tua attività freelance?
  • Candidarti come team leader… e se poi non ti accettano?
  • Riparare l’auto o aspettare gli incentivi?
  • Che colore scegliere per lo smalto?
  • Capelli a zero? Barba sì o no?

Molte decisioni non cambiano il mondo.
Neanche il tuo.
Ma alcune sì.

E lì scatta la paura:
“Se sbaglio… mi faccio male.”

Allora cosa fai?

  • Lanci la monetina?
  • Analizzi tutto per settimane?
  • Ti butti senza pensarci?
  • Fai l’elenco infinito di pro e contro?

Se sapessi già cosa accadrà, decidere sarebbe facile.

Accettare l’offerta ti darebbe:
più motivazione e stipendio migliore,
ma anche meno tempo per la famiglia,
più tensioni in coppia.

Offerte lavorative? oddio, cosa faccio?

Una verità scomoda.

Contrariamente a ciò che ci hanno insegnato:
non esistono scelte giuste o sbagliate.

Esistono solo scelte.
Con vantaggi e svantaggi.

Puoi fare solo la scelta migliore possibile in questo preciso momento.
La vita va avanti comunque.

Se va bene, fantastico.
Se va male, impari.

Il futuro è sempre incerto

Non sai cosa succederà.
Mai.

Eppure, continuiamo a comportarci come se, da qualche parte, esistesse la decisione giusta assoluta.

La inseguiamo.
La cerchiamo.

Ne abbiamo disperatamente bisogno.
Ma spesso scopriamo (nel modo più doloroso) che non esiste.

Rinunciare all’idea della scelta giusta può essere liberatorio.

Scelta ponderata vs. scelta giusta

Attenzione:
questo non significa decidere a caso.

Prima di firmare un’offerta è giusto informarsi:

  • azienda
  • valori
  • stabilità
  • colleghi
  • ruolo
  • prospettive

Ma anche con tutti i dati del mondo, il futuro resta complesso e instabile.

Può bastare una sola persona sbagliata (un capo o un collega tossico) per trasformare un’offerta perfetta in un incubo quotidiano.

E allora?
Significa che hai sbagliato?
No.

Significa che stai vivendo una scelta reale.

Per questo ti invito a smettere di cercare la decisione “giusta”.

Offerte lavorative: conta più l’atteggiamento della scelta

Se accetti un’offerta, ciò che conta davvero è:

  • Come ti vedi
  • Cosa vuoi ottenere
  • Come affronti gli ostacoli

Se l’esperienza sarà negativa, ciò che farà la differenza sarà la tua perseveranza.

La vera domanda non è:
“Ho scelto bene?”

Ma:

“Come affronto quello che succede adesso?”

  • Qual è la mia prossima mossa?
  • So gestire frustrazione e attese?
  • So rimettere in discussione le mie certezze?

Talento e competenza non bastano.

Servono anche:

  • Tenacia
  • grinta
  • perseveranza

Il successo non è solo aver fatto la “scelta giusta”.

È anche resistere, adattarsi, andare avanti.
Non mollare.

Attenzione alla fretta

Se oggi, non ti trovi bene nel tuo lavoro, potresti:

  • enfatizzare troppo la nuova offerta
  • sopravvalutare i pro
  • ignorare i segnali di pericolo

E ritrovarti, tra pochi mesi, in un lavoro ancora peggiore.

E l’istinto?
Ascoltalo.

Anche quando non sai spiegare razionalmente perché.

In bocca al lupo per la tua scelta!

SEI INDECISO SE FIRMARE? CONFRONTATI CON IL COACH

Accettare un’offerta di lavoro: lo stipendio è in linea con le tue attese?

proposta di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 4
Proposta di lavoro: lo stipendio è davvero in linea con le tue attese?

Quando ricevi una proposta di lavoro, il primo pensiero va spesso lì.

Quanto mi pagano?

Giusto.
Normale.
Inevitabile.

La retribuzione conta.
Eccome se conta.

Ma non è l’unica cosa da guardare.

Non fermarti allo stipendio

Quando valuti un’offerta, considera il pacchetto complessivo.

Non solo la cifra.

Guarda anche:

  • benefit
  • ferie e permessi
  • parte variabile legata agli obiettivi
  • flessibilità oraria
  • possibilità di lavorare da remoto

A volte un’offerta apparentemente più bassa può rivelarsi più vantaggiosa nel concreto.

Per esempio, se include:

  • parcheggio gratuito
  • mensa
  • asilo convenzionato
  • abbonamento palestra
  • abbonamento trasporti pubblici
  • programmi di welfare
  • mezza giornata libera in alcuni periodi

Il punto è semplice:

quanto vale davvero, per te, quel pacchetto?

Nuova proposta di lavoro? Attenzione ai costi nascosti

Uno stipendio più alto non è sempre un guadagno reale.

Dipende da quello che dovrai spendere in più.

Per esempio:

  • benzina
  • autostrada
  • mezzi
  • parcheggio
  • eventuale tata/mamma diurna
  • pranzi fuori
  • guardaroba diverso per un dress code più formale

E poi c’è il tempo.

Un tragitto più lungo non pesa solo sul portafoglio.
Pesa sulla tua giornata.

All’inizio, in fase “luna di miele”, lo sopporti volentieri.
Sei motivato. Entusiasta.

Dopo qualche mese, quando sei bloccato nel traffico ogni giorno, la prospettiva cambia.

E allora la domanda torna lì:

ne vale ancora la pena?

Guarda la realtà, non solo l’entusiasmo

Quando valuti una proposta, chiediti:

  • il tragitto quotidiano è sostenibile?
  • quanto spenderò davvero in più?
  • dovrò riorganizzare la mia vita familiare?
  • l’orario di lavoro è compatibile con i miei impegni?
  • sono previsti straordinari? E vengono pagati?
  • dovrò affrontare spese aggiuntive per adeguarmi al contesto?

Quello che sembra un grande salto economico, a volte si riduce parecchio una volta fatti bene i conti.

Preparati alla domanda sullo stipendio

“Quanto desidera guadagnare?”

Prima o poi arriva.

Meglio non farsi trovare impreparati.

Informati sul Mercato.
Capisci qual è la retribuzione media per il tuo ruolo, settore e area geografica.

Poi preparati.

Meglio avere in mente una forchetta salariale, non una cifra secca.

E fai un passaggio pratico che molti trascurano:

calcola sia la retribuzione annua sia quella mensile.

Alcune aziende parlano in termini annuali, altre mensili.
Se non sei pronto, nel momento del colloquio rischi di dire troppo poco… o troppo.

Se l’offerta è sotto le attese, non bocciarla subito

A meno che non ti sembri un palese tentativo di sottopagarti, non chiudere immediatamente.

Prima fai un passaggio molto concreto:

definisci il tuo minimo accettabile.

Quella cifra che potresti accettare, magari tappandoti un po’ il naso,
ma senza sentirti svalutato.

Sotto quel limite, no.

Almeno hai un criterio chiaro.

Occhio alle responsabilità nascoste

Un’altra domanda fondamentale è questa:

  • il ruolo è davvero in linea con lo stipendio proposto?

Perché può succedere che il livello retributivo sembri “medio”,
ma dai colloqui tu percepisca responsabilità molto più alte.

Per esempio:

paga da venditore,
ma responsabilità su persone, budget, risultati e gestione.

oppure:

inquadramento junior,
ma aspettative da figura autonoma che deve “portare risultati subito”.

O ancora:

ruolo operativo dichiarato,
ma richieste continue di coordinamento e gestione di altri.

Qui bisogna fare attenzione.

Anche un’offerta economicamente interessante può nascondere aspettative irrealistiche.

Ora tocca a te: negoziare oppure no?

Una volta chiariti tutti questi aspetti, puoi decidere se accettare… oppure tornare dal responsabile delle assunzioni e negoziare.

Sei davvero pronto a negoziare il tuo stipendio?

In un mondo ideale sarebbe semplice:

Vuoi più soldi? Chiedili.

Peccato che nella realtà la questione si complichi.

Si blocca.
Si arena.

Parlare di soldi mette in difficoltà molte persone.
Ancora di più in tempi incerti o complicati.

Incassare un primo no, rilanciare, aspettare, cogliere il momento giusto…
non è facile.

Se ti senti titubante, è comprensibile.

Il successo della negoziazione non è garantito

Dipende da molti fattori:

  • il tuo stile
  • quello della controparte
  • il contesto
  • il tuo livello di assertività
  • la tua preparazione

Per questo è importante non viverla come una sfida.

Meglio affrontarla come una trattativa.

Con dati.
Con fatti.
Cifre ragionate.

Un primo no non chiude tutto

Questo è un punto importante.

“No” la prima volta non significa “mai più”.

Anzi, spesso una trattativa vera inizia proprio lì.

Con una richiesta negata.

Altrimenti non si chiamerebbe negoziazione.

Devi mettere in conto la possibilità di un primo rifiuto.
E prepararti a gestirlo senza crollare.

La volta dopo potrai presentarti meglio attrezzato:

  • con dati di mercato
  • con il tuo valore
  • risultati concreti
  • richieste più solide

Quando riesci a togliere un po’ di emotività dalla scena,
la trattativa diventa molto più pulita.

In definitiva: fai bene i conti

Confronta questa proposta di lavoro con la tua situazione attuale.
E anche con quelle passate.

Non limitarti alla cifra.

Valuta costi, benefici, margini di crescita, qualità della vita.

In genere un po’ di spazio di manovra c’è.

Per questo conviene affinare la capacità di negoziare prima di firmare.

Vuoi migliorare le tue capacità di negoziazione?
Scopri come farlo con un coach. Contattami.

Accettare un’offerta di lavoro: questo ruolo ti renderà più felice?

offerta lavorativa

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 3
Non guardare solo l’aspetto economico. Sarai più felice?

Accettare una nuova offerta lavorativa non significa solo lasciare il posto attuale
e ottenere uno stipendio più alto.

Al di là dell’aspetto economico, un cambio di lavoro dovrebbe rappresentare un passo avanti.

Verso la tua realizzazione professionale.

Una nuova avventura, sì.
Ma anche qualcosa di soddisfacente.
Sfidante.
Stimolante.

Dove vuoi essere tra 3-5 anni?

Ti ricordi questa domanda?

Probabilmente l’hai sentita — e odiata — in moltissimi colloqui di lavoro.

Eppure, proprio adesso, è più utile che mai.

Quando sai con chiarezza che cosa vuoi dal tuo lavoro,
diventa molto più facile prendere una decisione obiettiva.

Se invece capisci che il nuovo ruolo non ti aiuterà ad avvicinarti ai tuoi obiettivi,
forse vale la pena fermarsi e riflettere meglio.

Chiediti:

  • Che cosa voglio ottenere da questo ruolo?
  • Mi spingerà a imparare competenze nuove?
  • Ha valore per me, anche a livello personale?
  • Mi permetterà di entrare in un nuovo settore??
  • Potrà prepararmi a un ruolo successivo?
  • Avrò un senso di scopo più profondo?

La vera domanda, in fondo, è questa:

  • questa opportunità mi avvicina davvero alla direzione in cui voglio andare?

C’è spazio per crescere?

Un buon lavoro non è solo quello che ti paga bene oggi.

È quello che ti permette di evolvere anche domani.

Durante il colloquio — o anche dopo — cerca di capire:

  • l’azienda offre opportunità di sviluppo professionale?
  • ci sono possibilità concrete di avanzamento?
  • esistono esempi reali di persone cresciute internamente?
  • vengono offerti corsi, conferenze, eventi di networking?

Prova a capire se c’è una cultura della crescita.
Non solo una promessa generica.

Perché entrare in un nuovo ruolo e accorgerti, dopo un anno, di stare correndo sul tapis roulant
non è un gran risultato.

Se l’intervistatore non ha parlato di crescita e tu non hai chiesto,
adesso sai dove guardare meglio.

Questo lavoro ti renderà più soddisfatto?

Non ho utilizzo la parola “felice” …

hai presente il finale de La ricerca della felicità?
Quando al protagonista viene comunicato che è stato scelto, la gioia è incontenibile.

È un momento fortissimo.
Ma resta un momento.

Potresti sentirti molto soddisfatto della tua carriera
pur vivendo giornate di stress, fatica o pressione.

E viceversa, potresti essere entusiasta di un’offerta…
senza che quella scelta ti renda davvero più appagato nel medio periodo.

Se stai valutando un nuovo lavoro, un motivo ci sarà

Forse oggi ti senti bloccato.
Poco riconosciuto.
Poco stimolato.

Magari stai andando avanti per inerzia.

E allora chiediti con sincerità:

  • Questo lavoro mi renderà più soddisfatto?
  • Migliorerà davvero la mia vita?

Se ti aiuta, scrivi tutto.

Pro.
Contro.
Dubbi.
Aspettative.

Parla della tua offerta lavorativa con il partner, con la famiglia, con qualcuno che ti conosce bene e che sappia offrirti uno sguardo più lucido.

Non decidere solo perché ti senti lusingato

Ricevere un’offerta fa bene all’ego.

Ti senti cercato.
Apprezzato.
Desiderato.

Ma attenzione a non confondere questo con la qualità reale dell’opportunità.

Chiediti:

Sono davvero entusiasta di questo lavoro?
Dell’azienda?
Delle persone con cui lavorerò?

Oppure sono solo eccitato perché qualcuno mi ha fatto un’offerta lavorativa?

Mi sento lusingato?
Compiaciuto?
Attratto soprattutto dall’aumento economico?

È una domanda scomoda.
Quanto utile.

Anche se non sempre ci piace ammetterlo, il denaro influenza moltissimo le nostre decisioni.

Se ti accorgi che stai guardando quasi solo all’aspetto economico,
forse hai bisogno di più tempo.

Il nuovo lavoro si concilia con la tua vita?

Non guardare solo il ruolo.
Guarda anche il resto.

Questa nuova opportunità rischia di toglierti spazio importante per te, per la tua famiglia, per la tua vita fuori dal lavoro?

Hai un corso da finire.
Figli da prendere.
Impegni che non puoi comprimere oltre.

Meglio essere chiaro subito.

La trasparenza, all’inizio, costruisce fiducia.
Evita equivoci.
E protegge entrambe le parti.

Valuta anche il fattore tempo

C’è un punto che spesso sottovalutiamo.

Il tempo.

Ha un valore enorme.
Forse ancora più del denaro, in certe fasi della vita.

Con giornate piene, settimane che volano e ritmi sempre più intensi,
il tempo libero diventa una risorsa preziosa.

Per questo può essere utile cambiare prospettiva.

Non negoziare solo lo stipendio.
Valuta anche altro.

Per esempio:

  • una mezza giornata libera
  • maggiore flessibilità
  • una gestione più sostenibile del tuo tempo

A volte il vero miglioramento non è nei soldi in più.
È nella qualità di vita che riesci a proteggere.

Accettare un nuova offerta lavorativa è un passo importante.

Non lasciare che impazienza, superficialità o bisogno di “chiudere” ti spingano ad accettare troppo in fretta.

SEI INDECISO SE FIRMARE? > CONFRONTATI CON ME.

Accettare un’offerta di lavoro: come è stato il colloquio di lavoro?

offerte di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

STAI LEGGENDO LA PARTE 2
Il colloquio di lavoro è il vero termometro dell’azienda.

Quando sei in selezione, non stai solo presentando te stesso.

Stai osservando.
Valutando.
Capendo.

Il colloquio serve a entrambi.
E spesso rivela molto più di quello che viene detto.

Leggi tra le righe

Non fermarti alle risposte.

Guarda le persone.

Chi ti intervista ti sembra:

  • motivato
  • stanco
  • distaccato

Che tipo di energia percepisci?

Durante i colloqui hai notato:

  • ritmi di lavoro molto intensi
  • difficoltà nel dare feedback
  • una direzione poco presente

Sono segnali. Vale la pena considerarli.

Osserva anche i dettagli “fuori scena”

Non tutto emerge durante le domande ufficiali.

Alla reception.
Nei corridoi.
Tra colleghi.

Che clima hai percepito?

Distaccato?
Collaborativo?
Teso?

Chiediti se ti vedresti lì, ogni giorno.

Passerai con queste persone molto tempo.
Serve compatibilità, non simpatia.

Un colloquio troppo veloce?

Se tutto accade in fretta, fai attenzione.

Un buon processo di selezione richiede tempo.

Devi uscire con chiarezza su:

  • ruolo
  • responsabilità
  • capo diretto
  • team

Se hai dubbi, chiedi.

Nuova offerta di lavoro? Quando c’è troppa fretta

Offerta immediata.
Pressione a decidere.
Condizioni molto allettanti.

Può far piacere,
ma chiediti il perché.

A volte indica:

  • organizzazione fragile
  • difficoltà a trovare o trattenere persone
  • poca pianificazione

Non è sempre così, ma è un aspetto da approfondire.

Chiedi struttura, non solo parole

Vai oltre l’impressione.

Chiedi:

  • piano di inserimento
  • formazione prevista
  • materiali interni

Ti aiuta a capire quanto l’azienda è preparata ad accoglierti.

Attenzione al turnover

Hai notato molte persone nuove?

Se non è una startup o un nuovo progetto, può essere un segnale.

Un turnover elevato spesso nasconde criticità.

Vale la pena chiedere.

Processo di selezione poco chiaro

Se durante la selezione trovi:

  • poca organizzazione
  • informazioni vaghe
  • ruoli poco definiti

prendilo in considerazione.

Un processo confuso oggi, spesso lo è anche dopo.

Fasi poco definite

Se non è chiaro cosa succede dopo, chiedi.

Fai domande senza timore.

Stai facendo una scelta importante.

Chiedi:

  • perché la posizione è aperta
  • se è nuova o una sostituzione
  • come verranno valutate le performance
  • che supporto è previsto

Più chiarezza hai, meglio decidi.

Prima di firmare, verifica bene

Inquadramento.
Benefit.
Clausole.

Se qualcosa non è chiaro, chiedi.

E se serve, fai verificare il contratto.

Valuta risorse e aspettative.

Per evitare sorprese, chiarisci:

  • strumenti disponibili
  • dimensione del team
  • obiettivi richiesti

Un ruolo senza risorse adeguate diventa difficile da sostenere.

Se hai dubbi, rallenta

Se ti senti indeciso o sotto pressione, fermati.

Prenditi il tempo per capire.

Ti senti bloccato nella scelta?

Con il coaching puoi fare chiarezza e prendere una decisione più consapevole per la nuova offerta di lavoro
Accettare un’offerta di lavoro”.