Il lavoro non ti dà un senso. Sei tu che lo porti al lavoro.

È lunedì mattina.
Arrivi al lavoro, accendi il computer e inizi la giornata. Controlli le mail, rispondi ai primi messaggi, partecipi a una riunione. Tutto procede normalmente.
Eppure, a un certo punto, compare un pensiero difficile da ignorare:
“Ma che senso ha tutto questo?”
Non perché il lavoro sia terribile.
Non perché tu voglia licenziarti.
Semplicemente perché qualcosa sembra mancare.
Molte persone passano anni a cercare il lavoro che finalmente darà significato alle loro giornate.
Il ruolo giusto.
L’azienda giusta.
Il capo giusto.
Le condizioni giuste.
L’idea è semplice:
Da qualche parte esiste un lavoro capace di dare finalmente senso alle mie giornate.
Forse però stiamo cercando nel posto sbagliato.
Il tuo capo non può darti uno scopo
Può aiutarti a crescere, valorizzarti e offrirti opportunità. Può rendere il tuo lavoro più interessante oppure più difficile.
Ma non può decidere perché ti alzi dal letto ogni mattina.
Quella parte spetta a te.
Lo stesso vale per l’organizzazione. Visione, valori, obiettivi condivisi e senso di appartenenza sono importanti.
Ma non bastano.
Il significato non dipende solo dal lavoro
Immagina due persone che lavorano nello stesso ufficio amministrativo.
Entrambe gestiscono pratiche, documenti e scadenze. Svolgono attività molto simili.
Se chiedi alla prima che lavoro fa, potrebbe risponderti:
- “Compilo moduli tutto il giorno.”
La seconda potrebbe dire:
- “Aiuto le persone a ottenere ciò di cui hanno bisogno.”
Le attività sono quasi identiche.
Il significato no.
Questo non significa che la seconda abbia capito tutto e la prima debba semplicemente cambiare atteggiamento.
Un lavoro può essere davvero povero, ripetitivo, mal pagato o lontano da quello che desideriamo. Un cattivo ambiente di lavoro rimane un cattivo ambiente di lavoro.
Il lavoro conta.
Ma conta anche il significato che attribuisci a ciò che stai facendo.
Quando aspetti che sia il lavoro a darti un senso
Quando aspetti che sia il lavoro a darti un significato, rischi di far dipendere troppo da ciò che succede intorno a te.
Dal capo.
Dall’ambiente.
Dai riconoscimenti.
Dall’approvazione degli altri.
E quando qualcosa manca può iniziare un altro pensiero:
Forse sono nel posto sbagliato.
A volte è vero.
Altre volte, prima di cambiare lavoro, vale la pena capire meglio che cosa stai cercando di cambiare.
Se ti riconosci in questa situazione, può esserti utile anche leggere “Hai davvero scelto la carriera sbagliata?”. Perché non sempre una fase difficile dice qualcosa sull’intera carriera.
Perché lavori davvero?
Per garantire serenità alla tua famiglia?
Per costruire qualcosa?
Per sentirti utile?
Per crescere?
Per avere maggiore libertà?
Le risposte possono essere molto diverse.
Non devono essere nobili.
Non devono essere perfette.
Devono essere sincere.
Magari lavori soprattutto perché hai bisogno di uno stipendio. Non c’è niente da nobilitare.
Ma anche dentro quella risposta può esserci qualcosa che conta: l’autonomia, la sicurezza, la possibilità di occuparti delle persone che ami, una vita fuori dal lavoro che vuoi proteggere.
Il tuo scopo non deve necessariamente coincidere con la tua professione.
Forse è proprio questo uno degli equivoci: chiediamo al lavoro di dare un senso alla nostra vita quando potrebbe bastare capire quale posto vogliamo che abbia nella nostra vita.
Avere uno scopo non significa amare ogni giornata
Anche le cose più significative possono essere faticose.
Chi è genitore lo sa bene. Essere genitori può dare un senso profondo alla vita e, allo stesso tempo, portare stanchezza, preoccupazioni e frustrazioni.
Lo stesso vale per il lavoro.
Le difficoltà non spariscono. Le persone difficili restano difficili.
E il lunedì resta lunedì.
Non sempre continui perché sei motivato.
A volte continui perché sai perché lo stai facendo.
E se davvero non lo trovi più?
Può succedere.
Puoi guardare il tuo lavoro e non trovare più una risposta che ti convinca. Quello che per anni ti ha fatto andare avanti oggi potrebbe non bastare più.
Non devi per forza inventarti un significato.
E nemmeno convincerti che va tutto bene.
Forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa. Ma prima di decidere cosa, può essere utile capire che cosa si è svuotato.
Il lavoro?
Il ruolo?
L’ambiente?
Le prospettive?
Oppure il significato che quel lavoro aveva per te?
Non sono la stessa cosa.
Se ti senti fermo, svuotato o senza direzione professionale, il mio percorso “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere” nasce proprio da qui: fare chiarezza prima di prendere decisioni affrettate.
Domani mattina
Quando inizi a lavorare, prova per un momento a non chiederti:
- “Che cosa mi dà questo lavoro?”
Chiediti invece:
- “Che cosa porto io dentro questo lavoro?”
Non serve trovare una risposta importante.
Può essere il modo in cui tratti una persona.
La sicurezza economica che stai costruendo.
Qualcosa che vuoi imparare.
Il fatto di fare bene una cosa anche quando nessuno la vede.
E se non trovi niente, non forzare la risposta.
Anche quello può dirti qualcosa.
Forse il senso non è nascosto da qualche parte nel tuo lavoro, in attesa che tu lo trovi.
Forse una parte entra con te dalla porta ogni mattina.
Oppure non entra affatto.

Formatore e Coach.