Il più grande errore dei primi giorni di lavoro

primi giorni di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

Sono le 18:30.

L’ufficio si sta svuotando.

Tu resti ancora un po’.

Hai appena iniziato il nuovo lavoro e vuoi fare una buona impressione. Così finisci quell’ultima attività, rispondi a un paio di e-mail e sistemi la scrivania prima di uscire.

Il giorno dopo arrivi in anticipo.

Ti offri di aiutare un collega.
Prendi appunti su tutto.
Cerchi di non sbagliare nulla.

Sei convinto di fare la cosa giusta.
E probabilmente è così.

Ma c’è una domanda che vale la pena porti:

Lo stai facendo perché serve davvero… o perché vuoi dimostrare subito quanto vali?

Il problema, nei primi giorni di lavoro, non è fare troppo.

È fare troppo prima di aver capito che cosa serve.

Prima di lasciare il segno, devi capire dove sei arrivato

Quando iniziamo un nuovo lavoro abbiamo naturalmente voglia di dimostrare di essere stati la scelta giusta.

Vogliamo essere utili.
Veloci.
Disponibili.

Magari abbiamo anche esperienza e vediamo subito cose che potrebbero essere fatte diversamente.

Ma c’è qualcosa che ancora non abbiamo.

Il contesto.

Non conosciamo ancora bene le persone, le abitudini, gli equilibri, le responsabilità. Non sappiamo perché certe decisioni siano state prese o perché un’attività venga svolta proprio in quel modo.

E quello che al terzo giorno ci sembra inefficiente potrebbe avere una ragione che ancora non conosciamo.

Per questo le prime settimane non servono soltanto a mostrare ciò che sai fare.

Servono anche a capire dove ciò che sai fare può essere davvero utile.

Leggi il post su Edoardo che appena arrivato ha spinto sull’acceleratore.

La proattività può farti correre nella direzione sbagliata

Essere proattivi è una qualità.

Ma offrirti per tutto, arrivare sempre prima, andare via per ultimo e intervenire su ogni problema non significa necessariamente creare più valore.

Potresti semplicemente investire molte energie prima di aver capito dove servono.

E c’è anche un altro rischio.

Se nelle prime settimane costruisci un ritmo impossibile da mantenere, quello che per te era uno sforzo eccezionale può rapidamente diventare, per gli altri, la normalità.

Non devi dimostrare quanto riesci a fare. Devi capire che cosa vale la pena fare.

Anche la disponibilità ha bisogno di capire il contesto

All’inizio è naturale voler essere d’aiuto.

Un collega ti chiede qualcosa e accetti. Poi arriva un’altra richiesta. E un’altra ancora.

Dire sì ti sembra il modo migliore per mostrare disponibilità.

Ma finché non conosci bene priorità, responsabilità e confini del tuo ruolo, rischi di diventare molto disponibile per attività che non sono quelle sulle quali dovresti concentrare le tue energie.

Non significa chiuderti dietro un “non è compito mio”.

Significa cominciare a capire dove il tuo aiuto produce davvero valore.

La competenza non deve aspettare. Ma può fare domande

Questo è forse il punto più delicato.

Hai esperienza.

E magari dopo pochi giorni noti davvero qualcosa che non funziona.

Devi stare zitto perché sei appena arrivato?

No.

Osservare non significa aspettare passivamente settimane o mesi prima di poter dire qualcosa.

Significa evitare di confondere ciò che hai visto con tutto ciò che c’è da sapere.

C’è una grande differenza tra dire:

  • “Nella mia vecchia azienda facevamo diversamente.”

e chiedere:

  • “Ho notato questa cosa. Mi aiutate a capire perché qui viene gestita così?”

Nel primo caso stai già proponendo una soluzione.

Nel secondo stai mettendo la tua esperienza al servizio della comprensione.

Potresti scoprire che la tua intuizione era giusta (e avrai qualcosa di buono da proporre).

Oppure potresti scoprire un pezzo del problema che, essendo appena arrivato, non potevi ancora vedere.

La competenza non perde valore quando fa una domanda.
Spesso ne acquista.

Se vuoi approfondire questi aspetti, ne parlo anche nei miei libri:

Autorevolezza, ora nella nuova edizione aggiornata, dedicato a chi vuole rafforzare la propria presenza autorevole, e Prima volta Leader, pensato in particolare per chi ha assunto da poco un ruolo di leader.

Osservare non significa farsi piccoli

C’è un equivoco che vorrei evitare.

Entrare in un nuovo ambiente con curiosità non significa essere timidi, passivi o aspettare che qualcuno ci dica continuamente che cosa fare.

Puoi prendere iniziative.
Puoi fare domande.
Puoi proporre un’idea.

Puoi anche mettere in discussione qualcosa che non ti convince.

Prima di avere fretta di mostrare chi sei, prova a capire chi hai davanti.

  • Come vengono prese le decisioni?
  • Che cosa conta davvero?
  • Chi ha responsabilità? E quali?
  • Dove sono le difficoltà che magari dall’esterno non avevi visto?

Non stai rinunciando a lasciare il segno.

Stai cercando di capire dove lasciarlo.

La prossima volta…

Quando inizi un nuovo lavoro, non chiederti soltanto:

“Come posso dimostrare quanto valgo?”

Prova a chiederti:

“Che cosa posso osservare oggi che mi aiuterà domani?”

Poi porta le tue idee.
La tua esperienza.
La tua iniziativa.

Nei primi giorni non devi dimostrare meno.

Prima osservi.

Poi capisci.

E solo dopo lasci il segno.