Obiettivi impossibili? Come gestire la pressione dall’alto senza scaricarla sul team

Foto di cottonbro studio
Ci sono momenti, nel lavoro, in cui ti ritrovi nel mezzo.
Lì nel mezzo (come la canzone “Una vita da mediano” di Ligabue): da una parte la Direzione che chiede l’impossibile, dall’altra un team che già sta dando tutto.
E tu?
Incastrato tra aspettative irrealistiche e persone reali … con i loro ritmi, la loro stanchezza.
Una posizione scomoda.
Che non si insegna nei corsi di leadership, ma chiunque abbia avuto responsabilità vive prima o poi.
Come gestire pressione dall’alto senza perdere autorevolezza…
né scaricarla verso il basso?
E, soprattutto, senza andare in pezzi tu?
Partiamo dalla verità scomoda
Non puoi “motivare di più” un team schiacciato da (l’ennesimo?) obiettivo impossibile.
E non puoi dire neanche ai tuoi capi “Certo, facciamo tutto!” sperando nel miracolo.
Le due pressioni si scontrano nel mezzo, cioè su di te.
La soluzione?
Non è essere più duro,
più buono,
più diplomatico.
Ma piuttosto:
reggere la tensione – senza diventare il bersaglio della frustrazione dell’una e dell’altra parte.
Quando la relazione con il capo diventa fonte di stress, serve un confronto lucido e professionale.
Con il mio breve percorso mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo” impari a comunicare con calma e autorevolezza, senza compromettere il tuo benessere.
Un esempio concreto: la scadenza irrealistica
Ti viene comunicato che un progetto complesso, stimato prima in 6 settimane, deve essere pronto in 10 giorni “perché lo vuole la Direzione”.
Tu sai già che non è fattibile.
Lo sai prima ancora di scendere dai piani alti.
E senti già la stretta allo stomaco.
- Cosa faccio?
- Come lo dico al team?
- Come lo dico ai capi?
- Senza sembrare yes-man da una parte e burattino dall’altra?
Se arrivi dal tuo team con una richiesta irrealizzabile è …un tradimento.
Le persone lo sentono.
Quello che puoi fare è tenere la pressione su di te, senza scaricarla sul team in forma di allarme, rabbia o cinismo.
Il punto è:
se non gestisci la tensione,
la tensione gestisce te.
E finisci per cedere a una delle due forze:
- dici sì ai capi per paura di deluderli
- o difendi il team e perdi credibilità verso l’alto
In entrambi i casi, perdi tu.
E perde il progetto.
Come gestire pressione dall’alto senza perdere autorevolezza
Leadership non è dire “Questo è impossibile” o “Non si può fare.”
Ma neanche “OK, sarà fatto tutto!” se sai che è inattuabile.
È dire cosa è possibile e cosa no,
con argomenti e alternative.
Per esempio:
“Con il team abbiamo stimato 6 settimane. Possiamo accorciare a 4 riducendo le funzionalità.
Possiamo arrivare a 10 giorni solo consegnando una versione drasticamente ridotta. Se vuole/volete, definiamo insieme cosa ha la priorità.”
In questo modo …
non ti opponi.
Non ti assoggetti.
Non fai neanche il martire.
Così non perdi autorevolezza:
hai compreso la richiesta,
hai valutato i margini.
Offri scelte.
Diventa un fatto di chiarezza,
non un atto eroico.
E il team?
Quali frasi preferisci?
- “Ragazzi, ci hanno dato una scadenza assurda, arrangiatevi.”
- “Ci hanno imposto questa scadenza, non possiamo farci nulla.”
- “Lo so, è assurdo, ma dobbiamo farlo.”
Nessuna? Beh, in effetti nessuna riesce a raggiungere la sufficienza.
Porta al team la realtà,
senza panico,
senza maschere:
“Hanno chiesto una versione ridotta in 10 giorni. Non faremo miracoli.
Pensiamo un piano efficiente:
– Cosa tagliamo?
– Cosa è imprescindibile?
– Quali rischi vedete?
Ho bisogno della vostra valutazione sincera … e della vostra disponibilità”.
Questo tono cambia tutto.
Li coinvolgi da professionisti.
E sì, a volte significa dire:
“Faremo il possibile, non l’impossibile.”
Questa frase, se detta bene, non demotiva.
Libera.
E tu? Come eviti di essere schiacciato?
Quando ti trovi tra capo e team, è facile perdere te stesso,
il tuo valore,
la tua lucidità.
È facile non gestire pressione dall’alto, sentirsi “quello che non fa abbastanza”.
Per non crollare, ti servono:
1. Un tuo confine interno
Cosa dipende-da-te-e-cosa-no.
Se lo reputi impossibile, non diventa possibile solo perché ti spremi come un’arancia (vedi foto post).
2. Una visione reale
Non: “Sono in mezzo a due forze.
Oddio non resisto!”
Ma:
“Sto gestendo una tensione/situazione complessa.
Non è un mio fallimento.
È parte del mio ruolo.”
3. Un ritmo sostenibile
Se ti sacrifichi, distruggi la tua credibilità.
Non puoi bruciarti per primo.
La verità che non si dice
Leadership non è “reggere tutto”.
Ovvero … non è che, se non riesco a reggere tutto (anche l’impossibile) non sono più leader.
Ho fallito!
È decidere cosa non puoi più reggere,
e dirlo in modo che venga ascoltato.
Senza slogan.
Senza frasi eroiche.
Serve una presenza ferma.
Una lucidità che non si lascia travolgere dall’urgenza degli altri.
La capacità di trasformare pressioni irrealistiche in decisioni fattibili.
Questa è la parte faticosa della leadership.
Non fa rumore, ma fa davvero la differenza.
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Formatore e Coach.

