Parlare con autorevolezza – come un executive – anche se non lo sei

parlare con autorevolezza
Passiamo molto tempo a sviluppare competenze, conoscenze e capacità tecniche.

Molto meno a osservare come comunichiamo ciò che sappiamo.

Eppure puoi essere preparato, competente, avere una buona idea e indebolirla nel momento stesso in cui apri bocca.

Non perché utilizzi la parola sbagliata.

Ma perché continui a giustificarti, rassicurare, ripetere, chiedere conferme. Come se avessi bisogno dell’approvazione degli altri prima ancora di arrivare alla fine della frase.

Parlare con autorevolezza non significa usare parole altisonanti o assumere il tono dell’executive navigato.

Significa qualcosa di molto più semplice:

non indebolire continuamente ciò che hai da dire.

Non proclamare la tua professionalità

“Si fidi.”
“Mi creda.”

Sono espressioni che utilizziamo pensando di trasmettere sicurezza e affidabilità.

Possono produrre l’effetto contrario.

Se devi dichiarare continuamente che sei affidabile, competente o sincero, chi ti ascolta potrebbe cominciare a chiedersi perché senti il bisogno di precisarlo.

La professionalità non ha bisogno di essere proclamata.

Deve emergere da quello che dici, da come lo sostieni e dai fatti che porti.

Invece di dire “Si fidi”, porta un dato, un esempio, un’esperienza concreta. Spiega il ragionamento che ti porta a quella conclusione.

Lascia che sia l’altra persona a pensare:

“Mi posso fidare.”

È molto più potente.

Non chiedere continuamente conferma

“Ho ragione, vero?”
“Mi capisci?”
“Giusto?”
“Non credi?”

Una domanda ogni tanto fa parte di qualsiasi conversazione.

Il problema nasce quando diventa un’abitudine.

Hai espresso un’opinione e immediatamente cerchi approvazione. Fai una proposta e osservi gli altri aspettando un cenno di conferma.

È quasi come dire:

  • “Io penso questo… ma ditemi voi se posso davvero pensarlo.”

Se hai qualcosa da dire, dillo.

Poi lascia agli altri lo spazio per valutarlo, discuterlo e anche non condividerlo.

Autorevolezza non significa pretendere consenso. Significa non averne continuamente bisogno.

Togli le parole che non aggiungono niente

“Quindi…”
“Praticamente…”
“Sostanzialmente…”
“Diciamo…”
“Ehm…”

Tutti utilizziamo intercalari.

Non è necessario trasformare una conversazione in un esercizio di perfezione linguistica.

Ma quando queste parole riempiono continuamente il discorso, il messaggio perde ritmo e incisività.

Spesso gli intercalari compaiono perché abbiamo paura del silenzio.

Dobbiamo riempire ogni secondo.

E invece una breve pausa può comunicare molta più sicurezza di cinque parole utilizzate soltanto per prendere tempo.

Non avere paura di fermarti.

Pensa.
Poi continua.

Non addolcire ogni messaggio

A volte vogliamo essere talmente gentili da rendere quasi invisibile ciò che volevamo dire.

Giriamo intorno al punto.
Introduciamo mille premesse.
Aggiungiamo spiegazioni e attenuanti.

Alla fine chi ci ascolta deve quasi chiedersi:

“Ma cosa vuole dirmi?”

Essere autorevole non significa essere brusco.

Puoi essere rispettoso e diretto nello stesso momento.

Anzi, spesso la chiarezza è una forma di rispetto: non costringe l’altra persona a interpretare continuamente ciò che stai cercando di comunicarle.

Non scusarti per il semplice fatto di parlare

“Scusa il disturbo.”
“Scusa, era solo un’idea.”
“Mi dispiace, forse sto sbagliando…”

Chiedere scusa quando abbiamo commesso un errore è segno di maturità, non di debolezza.

Ma chiedere scusa continuamente è un’altra cosa.

Non devi scusarti perché hai un’opinione.
Non devi scusarti perché fai una domanda.
Non devi scusarti perché proponi qualcosa che potrebbe non essere condiviso.

Prima di dire “scusa”, chiediti:

  • ho realmente qualcosa di cui scusarmi?

Se la risposta è no, probabilmente puoi iniziare direttamente da ciò che vuoi dire.


Vuoi che le tue parole abbiano più impatto e credibilità?

Lavora sulla tua presenza con il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” — un coaching mirato per comunicare da vero leader.

Non ripetere dieci volte quello che hai già detto bene una volta

A volte ripetiamo perché vogliamo essere sicuri che l’altro abbia capito.

Altre volte perché non siamo sicuri che il nostro messaggio sia abbastanza convincente.

Così aggiungiamo dettagli.
Riformuliamo.
Torniamo indietro.
Facciamo un altro esempio.
Poi un altro ancora.

E una buona idea comincia lentamente a perdere forza.

Più parole non significano necessariamente più autorevolezza.

Se hai espresso chiaramente il concetto, fermati.

Lascia spazio.
Permetti all’altra persona di reagire.

Parlare con autorevolezza non significa sembrare più importante

È facile associare l’autorevolezza alla voce profonda, alla frase brillante, al linguaggio sicuro dell’executive che entra in una stanza e conquista tutti.

Parlare con autorevolezza non è una recita.

Puoi utilizzare tutte le tecniche comunicative che vuoi: se stai cercando disperatamente di sembrare autorevole, probabilmente qualcosa arriverà comunque a chi ti ascolta.

Nel mio libro “Autorevolezza” approfondisco proprio il rapporto tra comunicazione, presenza e credibilità professionale.

Non devi parlare come un executive.
E soprattutto non devi fingere di esserlo.

Forse è proprio questa la differenza che percepiamo nelle persone autorevoli.

Non necessariamente parlano meglio degli altri.

Semplicemente, non sembrano chiedere continuamente il permesso di parlare.