Gestione del team professionale e competente ma anche gelida e distaccata

Non sono pochi i responsabili che mi contattano perché hanno problemi nella gestione del team.
E spesso sono sinceramente sorpresi.
Si considerano professionali, disponibili e corretti. Ritengono di comportarsi bene con le persone e di fare tutto ciò che il loro ruolo richiede.
I collaboratori, però, possono avere una percezione molto diversa.
Li vedono freddi.
Distaccati.
A volte persino arroganti o indifferenti.
Com’è possibile che intenzione e percezione siano così lontane?
Team leader strafottenti o collaboratori inadeguati?
Quando nasce una difficoltà relazionale, è facile cercare subito il responsabile.
Il leader pensa:
- “Sono loro che se la prendono per tutto.”
- “Non posso pesare ogni parola.”
- “Io sono semplicemente diretto.”
- “Sono qui per lavorare, non per farmi voler bene.”
Dall’altra parte, il collaboratore può pensare:
- “Non ascolta.”
- “Sembra sempre infastidito.”
- “Quando gli parlo ho l’impressione di disturbarlo.”
- “Non gli interessa quello che penso.”
Chi ha ragione?
Forse non è questa la domanda più utile.
Nelle relazioni professionali non conta soltanto ciò che pensi di trasmettere.
Conta anche ciò che l’altro riceve.
Questo non significa assecondare ogni sensibilità o rinunciare alla fermezza.
Significa prendere atto che, quando guidi delle persone, il tuo modo di porti produce un effetto.
Anche quando non te ne accorgi.
Professionalità e comportamento non sono la stessa cosa
Puoi conoscere perfettamente il tuo lavoro.
Essere preparato, affidabile, competente e orientato ai risultati.
E contemporaneamente essere percepito come gelido, scostante o poco disponibile.
Le due cose possono convivere.
Perché la professionalità riguarda ciò che sai fare.
La relazione riguarda anche come fai sentire le persone mentre lavori con loro.
Un tono brusco.
Lo sguardo continuamente rivolto allo schermo.
Una risposta data senza alzare la testa.
L’impazienza mentre qualcuno sta cercando di spiegarti un problema.
La sensazione che ogni domanda sia un’interruzione.
Sono piccoli comportamenti.
Ripetuti nel tempo, però, possono costruire una percezione molto precisa.
Che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?
Prova per qualche momento a cambiare prospettiva.
Un collaboratore entra per parlarti.
Che cosa trova?
Attenzione?
Disponibilità?
La sensazione che tu abbia realmente voglia di capire?
Oppure avverte che hai fretta e che vorresti chiudere la conversazione il prima possibile?
Si sente ascoltato oppure semplicemente tollerato?
Non serve essere scortesi per creare distanza.
A volte basta essere sempre di fretta.
Essere concentrati soltanto sul problema da risolvere.
Rispondere prima che l’altro abbia terminato.
Mostrare con il corpo qualcosa di diverso da ciò che diciamo con le parole.
Puoi dire “ti ascolto” con le parole e comunicare “sbrigati” con tutto il resto.
Ed è spesso il resto che rimane.
Vuoi potenziare la comunicazione con il tuo team?
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
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“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.
Non devi diventare più simpatico
Questo è un punto importante.
L’obiettivo non è trasformarti in una persona espansiva se non lo sei.
E neppure diventare accomodante, sorridere continuamente o cercare l’approvazione del team.
Autorevolezza e calore relazionale non sono opposti.
Puoi essere riservato e presente.
Diretto e rispettoso.
Esigente e disponibile all’ascolto.
Fermo senza diventare freddo.
La questione non è quanto sei simpatico nella gestione del team.
È quanto il tuo modo di comunicare facilita oppure ostacola la relazione professionale.
Nella gestione del team la competenza da sola non basta
Se i tuoi risultati dipendono anche dalle persone che coordini, la relazione con loro è parte del tuo lavoro.
Per questo vale la pena chiederti:
- Come reagisco quando qualcuno mi porta un problema?
- Il mio tono cambia quando sono sotto pressione?
- Ascolto fino in fondo oppure penso già alla risposta?
- Le persone possono contraddirmi senza temere la mia reazione?
Non servono grandi gesti.
Spesso la differenza passa da comportamenti molto piccoli: fermarsi, guardare, ascoltare, fare una domanda in più prima di dare la risposta.
Se senti che la tua competenza non sempre arriva agli altri con la stessa forza della tua presenza, può essere utile lavorare proprio su questo equilibrio.
Autorevolezza non è volume, ma equilibrio tra voce, corpo e intenzione.
Il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.
Puoi essere un ottimo professionista e, senza rendertene conto, diventare una presenza difficile da avvicinare.
Accorgersene non mette in discussione la tua competenza.
Ti permette di usarla meglio anche nella relazione con gli altri.








Formatore e Coach.

