4 pensieri folli che ti assalgono quando attendi una risposta da troppo tempo

Dovremmo pensare molto meno.
O meglio: dovremmo rimuginare molto meno.
Soprattutto sul lavoro, dove basta una risposta tardiva per mettere in moto pensieri, interpretazioni e conclusioni che spesso hanno poco a che fare con la realtà.
Nel mio libro “Prima volta Leader” racconto la vicenda di Jonathan.
Ogni volta che un collega, il capo o un cliente impiegava “troppo tempo” a rispondere a una sua richiesta, la sua mente iniziava a correre.
E a presumere il peggio.
Più o meno funzionava così:
“Non mi risponde.
Allora c’è un problema.
Il problema sono io.
Non mi darà l’informazione che mi serve.
Resterò indietro con il progetto.
Non rispetterò la scadenza…”
Da una semplice risposta che non arriva, in pochi passaggi Jonathan era già arrivato al disastro professionale.
Altro che stress al lavoro. Esagerato?
Forse. Ma quando siamo sotto pressione è facile riempire il vuoto con le nostre interpretazioni.
E più aspettiamo, più la fantasia può prendere il posto dei fatti.
Ecco 4 pensieri che possono assalirti quando aspetti una risposta per quello che tu consideri “troppo tempo”.
1. “Non mi tengono in considerazione”
Hai inviato una mail.
Aspetti.
Niente.
Passa altro tempo e ancora silenzio-radio.
A quel punto può partire il pensiero:
“Ecco, non mi considerano.”
La sensazione di essere ignorati è frustrante, soprattutto quando ritieni che il tuo lavoro sia importante e che la richiesta meriti attenzione.
Ma una mancata risposta non dimostra automaticamente una mancanza di considerazione.
L’altra persona potrebbe essere impegnata, avere altre priorità, aver rimandato la risposta o semplicemente essersi dimenticata.
Il silenzio dell’altro lascia uno spazio vuoto.
E noi siamo bravissimi a riempirlo con le nostre interpretazioni.
2. “E se non piaccio?”
Qui il salto diventa ancora più grande.
Non ti hanno risposto e cominci a chiederti se il problema non sia soltanto la tua richiesta.
Forse il problema sei tu.
Non piaci.
Non sei considerato abbastanza competente.
Non sei apprezzato come professionista.
Quando siamo troppo condizionati da ciò che pensano gli altri, anche un semplice ritardo può trasformarsi in una valutazione personale.
Ma attenzione: stai passando da un fatto…
“Non ho ancora ricevuto risposta.”
…a un’interpretazione:
“Non mi risponde perché non mi considera.”
Sono due cose molto diverse.
3. “Si sarà offeso?”
Rileggi la mail.
Una volta.
Poi ancora.
“Forse sono stato troppo diretto.”
“Quella frase poteva essere interpretata male.”
“Forse avrei dovuto scriverla diversamente.”
La comunicazione scritta può effettivamente creare incomprensioni: mancano tono della voce, espressioni e molti segnali che aiutano a interpretare le intenzioni dell’altro.
Una frase sintetica può sembrare brusca. Una richiesta diretta può apparire fredda.
Quindi il dubbio può anche essere legittimo.
Il problema nasce quando dal dubbio passi direttamente alla certezza di aver offeso qualcuno.
Un’ipotesi non diventa un fatto soltanto perché continui a pensarci.
Se hai davvero motivo di credere che il tuo messaggio sia stato poco chiaro o eccessivamente brusco, puoi sempre chiarirlo.
Altrimenti, aspetta prima di costruire una storia che potrebbe esistere soltanto nella tua testa.
4. “Oddio… sto per essere licenziato?”
Ecco lo stress al lavoro: qui la fantasia ha ormai messo il turbo.
Una risposta tarda ad arrivare e inizi a collegare altri piccoli segnali:
- nessuno ti ha aggiornato su quella riunione;
- non hai ancora ricevuto un’informazione;
- il capo ultimamente sembra più distante.
Ed eccola lì:
“Mi stanno facendo fuori.”
Naturalmente esistono situazioni nelle quali determinati cambiamenti meritano attenzione.
Ma una mail senza risposta, da sola, non è una prova di esclusione o di un imminente licenziamento.
Prima di arrivare alla conclusione peggiore, chiediti quali fatti concreti hai realmente a disposizione.
Stress al lavoro? Quando aspetti troppo, resta ai fatti
“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”
Giorgio Faletti
Quando senti che la mente sta iniziando a costruire scenari sempre più negativi, fermati un momento.
Chiediti:
- Che cosa so realmente?
- Che cosa sto invece immaginando?
- Ho elementi concreti per arrivare a questa conclusione?
- Posso semplicemente chiedere un aggiornamento?
Molto spesso il fatto è uno solo:
non hai ancora ricevuto una risposta.
Tutto il resto, almeno per il momento, è interpretazione.
E ricorda che non tutti condividono le stesse priorità. Ciò che per te è urgente e fondamentale, per un’altra persona potrebbe essere una delle tante questioni da affrontare durante la giornata.
Se hai bisogno di una risposta entro una certa data, comunicalo chiaramente.
Fai un follow-up semplice e professionale:
“Ti ricontatto rispetto alla mia mail.
Quando pensi di riuscire a darmi un riscontro?”
Non serve tormentarti per ore cercando di capire cosa significhi quel silenzio.
Chiedi.
Verifica.
Resta ai fatti.
Perché finché lavoreremo con altre persone saremo esposti ad attese, incomprensioni, stress al lavoro, ma anche ritardi e risposte diverse da quelle che vorremmo.
Non possiamo controllare tutto questo.
Possiamo però evitare di lasciare che una risposta che tarda ad arrivare diventi, nella nostra testa, una catastrofe che non è ancora accaduta.








Formatore e Coach.

