Il feedback del capo ti ha messo ko? 8 spunti per risollevarsi prima del gong

feedback del capo
Hai appena ricevuto un feedback dal tuo capo che ti ha spiazzato.

Ti ha ferito.
Ti senti attaccato
Sottovalutato.
Arrabbiato.

Per qualche minuto pensi:

“Adesso gli rispondo.”

Oppure inizi mentalmente a preparare la tua difesa. Nei casi peggiori, fantastichi già sulle dimissioni.

Prima di fare qualsiasi cosa, però, fermati.

Un feedback del capo difficile può farti perdere lucidità proprio nel momento in cui ne avresti più bisogno.

Non significa che il capo abbia necessariamente ragione. E neppure che tu debba accettare qualsiasi critica senza discuterla.

Significa soltanto evitare che la prima reazione emotiva decida al posto tuo.

Ecco 8 spunti per rimetterti in piedi.

1. Prima di tutto, non reagire a caldo

Quando ti senti attaccato, la prima reazione può essere difenderti, contrattaccare o andartene.

Comprensibile.

Ma difficilmente utile.

Prenditi il tempo necessario per recuperare lucidità. Non devi dare immediatamente una risposta articolata.

Puoi semplicemente dire:

“Vorrei rifletterci un momento e riprendere il discorso più tardi.”

Quando un feedback ti colpisce, la prima risposta migliore può essere non rispondere subito.

L’emozione non è il problema.

Il problema è lasciare che sia l’emozione a scegliere parole e comportamenti di cui potresti pentirti.

2. Prova a considerare il feedback come un’informazione

Un feedback del capo negativo non è piacevole.

Ma può contenere qualcosa che non avevi visto.

Un comportamento.
Un effetto sugli altri.
Un limite.

Una modalità di comunicazione che pensavi efficace e invece viene percepita diversamente.

Non devi accettare automaticamente tutto ciò che ti viene detto.

Ma puoi chiederti:

“C’è qualcosa del feedback che mi può essere utile?”

È una domanda molto diversa da:

“Come faccio a dimostrare che ha torto?”

3. Se non stimi la persona, separa il messaggio dalla fonte

Questo è difficile.

Se non apprezzi il tuo capo, sei portato a svalutare automaticamente anche ciò che dice.

“Figurati se devo farmi giudicare proprio da lui/lei.”

Può darsi che il feedback sia espresso male.

Può essere vago, ingiusto o persino dato con poca sensibilità.

Ma prima di scartarlo completamente prova a separare due questioni:

  • cosa penso della persona che me lo sta dando?
  • cosa c’è di vero, utile o verificabile in quello che mi sta dicendo?

Un messaggio può contenere qualcosa di utile anche quando il modo in cui viene consegnato non ti piace.

Non devi stimare qualcuno per verificare se ciò che ti sta dicendo merita almeno una riflessione.

4. Rimani concentrato sulla tua parte

Quando ricevi una critica, è facile rispondere:

  • “Sì, però anche gli altri…”
  • “Non dipendeva solo da me.”
  • “Se Manuel avesse fatto la sua parte…”

Può anche essere tutto vero.

Ma se vuoi utilizzare il feedback per crescere, comincia da ciò che puoi controllare.

Qual è stata la tua parte?

Che cosa potevi fare diversamente?

Che cosa puoi modificare la prossima volta?

Assumerti la tua parte di responsabilità non significa accettare colpe che non hai.

Significa concentrarti sul punto in cui puoi realmente intervenire.

5. Fai domande finché il feedback diventa concreto

“Sei troppo aggressivo.”

Cosa significa?

Tono di voce?
Parole utilizzate?
Interruzioni?
Atteggiamento con i clienti?
Reazioni durante le riunioni?

Un giudizio generico è difficile da utilizzare.

Chiedi esempi.

  • “Quando dici che sono aggressivo, a quali comportamenti ti riferisci?”
  • “Puoi farmi un esempio concreto?”
  • “Che cosa avresti voluto vedermi fare diversamente?”

Più il feedback diventa osservabile e concreto, più può diventare utile.

Se vuoi approfondire il rapporto con le critiche, puoi leggere anche “Paura delle critiche? 9 spunti per superarla”.

6. Non trasformare il confronto in un processo al tuo capo

Se il feedback del capo ti fa arrabbiare, potresti essere tentato di rispondere criticando chi ti sta criticando.

“Parli proprio tu?”

“Anche tu fai sempre…”

“Prima guarderei come gestisci tu le cose.”

A quel punto il tema iniziale scompare.

E il confronto diventa personale.

Puoi non essere d’accordo.
Puoi contestare un’affermazione.
Puoi portare fatti diversi.

Ma cerca di farlo senza spostare il discorso dal comportamento alla persona.

Una risposta semplice può essere:

“Vorrei pensarci e poi riprendere il tema con alcuni esempi concreti.”

Non devi vincere la discussione.

Devi capire se c’è qualcosa da correggere, chiarire o respingere.

7. Se il feedback arriva via mail, rallenta ancora di più

Una mail critica può essere particolarmente insidiosa.

La rileggi.
Ti irriti.
Scrivi una risposta.
La rendi sempre più precisa e tagliente.

E poi premi Invia.

Meglio evitare.

Se la temperatura emotiva è alta:

  • leggi;
  • fermati;
  • prepara eventualmente una bozza;
  • rileggila più tardi;
  • chiediti se sarebbe meglio parlarne direttamente.

Una mail scritta con rabbia può impiegare pochi minuti per partire e molto tempo per essere riparata.

Non utilizzare la posta elettronica per vincere un duello.

Usala per chiarire.

8. Accetta la possibilità che il tuo capo abbia visto qualcosa che tu non vedevi

È forse il passaggio più difficile.

Potresti essere convinto di avere ragione.

E magari ce l’hai.

Ma prova comunque a lasciare aperta una piccola possibilità:

“E se ci fosse qualcosa che mi è sfuggito?”

Quando cerchi soltanto prove che confermino la tua posizione, troverai facilmente ragioni per difenderti.

Molto più difficile è cercare anche ciò che potrebbe metterla in discussione.

Non devi scegliere tra avere ragione e dare ragione al capo.
Devi scegliere se vuoi capire meglio ciò che sta succedendo.

Questa distinzione cambia tutto.


Incomprensioni, tensioni, aspettative poco chiare: a volte il rapporto con il capo può diventare davvero faticoso.

Scopri il percorso di coaching mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo” che ti aiuta a ritrovare serenità e controllo

Un feedback difficile non è una sentenza

Può essere corretto.

Può essere parzialmente corretto.

Può essere espresso male.

Anche essere ingiusto.

Per questo non devi né ingoiarlo passivamente né respingerlo automaticamente.

Devi esaminarlo.

Separare fatti e giudizi.
Chiedere esempi.
Guardare la tua parte.

Decidere cosa vale la pena modificare e cosa invece ritieni di dover chiarire.

Come approfondisco anche nel mio libro “Autorevolezza” crescere professionalmente significa anche riuscire a mantenere presenza e lucidità quando il confronto diventa scomodo.

Il feedback del capo ti ha messo al tappeto?

Va bene.

L’importante è non rimanerci.