Ricerca di lavoro? 8 emozioni che devi imparare a gestire

La ricerca di lavoro non è fatta soltanto di CV, candidature, colloqui e risposte agli annunci.
È anche un percorso emotivo.
Soprattutto quando dura più del previsto.
All’inizio puoi sentirti determinato e fiducioso. Poi arriva una risposta negativa. Mandi altre candidature e nessuno risponde.
Passano le settimane.
La fiducia sale, scende, ritorna e magari crolla nuovamente.
Se ci sei passato, sai di cosa parlo.
Cercare lavoro significa anche imparare a non lasciare che ciò che provi decida al posto tuo.
Ecco 8 emozioni che, prima o poi, potresti incontrare.
1. Incertezza
La domanda che pesa di più è spesso molto semplice:
“Quando finirà?”
Non sapere quando troverai un nuovo lavoro può diventare più difficile della ricerca stessa.
Cominci a fare ipotesi, immaginare scenari, cambiare continuamente strategia.
Sto cercando nel settore sbagliato?
Devo cambiare qualcosa nel CV?
Dovrei accettare qualsiasi cosa?
E se tra sei mesi fossi ancora qui?
Il rischio è voler eliminare un’incertezza che, almeno in parte, non puoi eliminare.
Puoi però concentrarti su ciò che dipende da te: qualità delle candidature, contatti, preparazione ai colloqui, ampliamento della ricerca.
Non sai quando arriverà il risultato.
Ma puoi decidere che cosa fare oggi.
2. Frustrazione
Una risposta negativa fa male.
Ma spesso è ancora più frustrante non ricevere alcuna risposta.
Invii candidature, aspetti, controlli la posta. Niente.
Con il passare del tempo può nascere una sensazione molto spiacevole: quella di essere diventato invisibile.
Nel mio lavoro con persone impegnate nel reinserimento professionale lo vedo spesso. Persino una risposta negativa, almeno, chiude qualcosa.
Il silenzio invece lascia tutto sospeso.
Non trasformarlo però automaticamente in un giudizio sul tuo valore professionale.
L’assenza di una risposta non è una risposta su di te.
3. Rabbia
Puoi essere arrabbiato con l’ex capo, l’azienda, il mercato del lavoro, chi ti ha licenziato o chi continua a non risponderti.
Puoi esserlo anche con te stesso.
Avrei dovuto capirlo prima.
Dovevo muovermi diversamente.
Perché non riesco a venirne fuori?
La rabbia non va necessariamente cancellata.
Può diventare energia da indirizzare verso qualcosa di utile.
Una telefonata.
Una candidatura fatta meglio.
Un contatto che continui a rimandare.
Una decisione che devi prendere.
Il problema non è provare rabbia.
È restarci dentro senza farne nulla.
4. Rifiuto
Nella ricerca di lavoro il rifiuto arriva spesso.
A volte esplicitamente:
“Abbiamo scelto un altro candidato.”
Altre volte attraverso il silenzio.
Ed è facile trasformare:
“Non hanno scelto me”
in:
“Non sono abbastanza bravo.”
Sono due cose molto diverse.
Un’azienda sta scegliendo una persona per quella posizione, in quel momento, sulla base delle proprie esigenze.
Il rifiuto può certamente aiutarti a capire se devi correggere qualcosa. Ma non deve diventare automaticamente una sentenza sul tuo valore.
Essere scartato per un lavoro non significa essere scartato come professionista.
5. Tristezza
Ci sono momenti in cui semplicemente ti senti giù.
Vedi gli altri lavorare, fare progetti, andare avanti. Tu invece hai la sensazione di essere fermo.
La ricerca prolungata può togliere energia e incidere sulla fiducia in te stesso.
Non devi fingere che vada tutto bene.
Ma fai attenzione a non permettere che la situazione professionale occupi tutta la tua vita.
Continua, per quanto possibile, a coltivare relazioni, interessi, attività fisica, routine e tutto ciò che ti ricorda che non sei soltanto una persona che sta cercando lavoro.
6. Imbarazzo
Incontri qualcuno che non vedevi da tempo.
E arriva la domanda:
“E tu, cosa fai adesso?”
Una domanda normalissima può diventare improvvisamente pesantissima.
Non hai però bisogno né di inventarti qualcosa né di raccontare tutta la tua situazione.
Puoi semplicemente dire:
“Sto cercando una nuova opportunità professionale e sto valutando alcune possibilità.”
Punto.
Essere temporaneamente senza lavoro non richiede una giustificazione.
7. Senso di ingiustizia
“Non è giusto.”
Hai esperienza.
Hai lavorato bene.
Ti sei impegnato.
Magari vedi persone che reputi meno preparate trovare opportunità prima di te.
È comprensibile provare amarezza.
Il problema nasce quando il senso di ingiustizia assorbe tutte le tue energie.
Perché puoi avere perfettamente ragione e, contemporaneamente, restare fermo.
Il mercato del lavoro non distribuisce necessariamente opportunità secondo ciò che consideriamo giusto o meritato.
Puoi contestarlo, arrabbiarti, trovarlo assurdo.
Poi però devi tornare alla domanda che ti serve davvero:
“Con la situazione che ho davanti, che cosa posso fare adesso?”
8. E poi, finalmente, la gioia
Dopo settimane o mesi arriva una telefonata.
Un colloquio.
Poi un altro.
E finalmente:
“Vorremmo proporti…”
La tensione si scioglie.
Solo allora, guardandoti indietro, ti rendi conto di quante volte hai pensato di non farcela.
“Questa parte della mia vita, questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità.”
Chris Gardner, La ricerca della felicità
Forse la ricerca non ti ha reso automaticamente “più forte”.
Ma probabilmente ti ha fatto conoscere meglio il tuo modo di reagire all’incertezza, al rifiuto e alla difficoltà.
E questa consapevolezza può restare anche quando la ricerca è finita.
La ricerca di lavoro non è soltanto una questione di strategia
CV, LinkedIn, candidature e colloqui contano.
Ma quando la ricerca si prolunga, devi proteggere anche la lucidità con cui continui a muoverti.
Perché frustrazione, paura, rabbia o sfiducia possono portarti a candidarti male, rinunciare troppo presto oppure prendere decisioni soltanto per uscire rapidamente da una situazione che non sopporti più.
Se vuoi approfondire anche la parte più operativa, puoi leggere “7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV”.
Se ti senti fermo, svuotato o senza una direzione professionale chiara, forse prima di decidere dove andare vale la pena capire che cosa vuoi davvero.
Scopri il percorso “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere”.







Formatore e Coach.

