Come affermare se stessi in 13 passi

Sai dire quello che pensi anche quando gli altri non sono d’accordo?
Sai dire no senza sentirti immediatamente in colpa?
Chiedere spiegazioni quando qualcosa non ti è chiaro?
Dire a qualcuno che un suo comportamento ti infastidisce?
Oppure, per evitare tensioni, preferisci lasciar correre?
Magari sul momento funziona.
Poi però rimane qualcosa.
La sensazione di non esserti fatto rispettare. Il fastidio per aver accettato qualcosa che non volevi. A volte anche rabbia verso l’altra persona.
Affermare te stesso non significa diventare aggressivo. Significa riuscire a esprimere ciò che pensi, vuoi o non vuoi senza rinunciare al rispetto dell’altro.
E non sempre viene spontaneo.
Ecco 13 passi su cui possiamo lavorare per affermare se stessi.
1. Assumiti la responsabilità di ciò che puoi cambiare
Se qualcosa continua a non funzionare nei tuoi rapporti professionali o personali, aspettare che siano sempre gli altri a cambiare difficilmente risolverà il problema.
Chiediti piuttosto:
- “Che cosa posso fare io, diversamente?”
Non significa attribuirti la responsabilità di tutto ciò che accade.
Significa riconoscere la parte sulla quale puoi realmente intervenire: ciò che dici, ciò che accetti, i limiti che metti e il modo in cui reagisci.
Anche in un percorso di coaching il cambiamento non può farlo il coach al posto tuo.
2. Datti tempo
Se per anni hai evitato il conflitto, hai detto sì per non deludere oppure hai preferito tacere, difficilmente cambierai comportamento dopo aver letto un articolo.
E neppure dopo una singola conversazione.
Affermarti richiede pratica.
Alcune volte riuscirai a dire esattamente ciò che volevi.
Altre penserai alla risposta giusta soltanto mezz’ora dopo.
Fa parte dell’apprendimento.
Non devi diventare improvvisamente un’altra persona. Devi imparare progressivamente a occupare meglio il tuo spazio.
3. Comincia dalle piccole situazioni
Non partire necessariamente dal confronto più difficile con il tuo capo.
Allenati dove il rischio è minore.
Può essere:
- rifiutare una richiesta che non puoi soddisfare;
- chiedere una correzione quando qualcosa non è come avevi concordato;
- esprimere una preferenza anziché adeguarti automaticamente;
- intervenire quando qualcuno ti interrompe continuamente.
Un piccolo no o una precisazione possono sembrare poca cosa.
Ma se normalmente avresti taciuto, sono già un cambiamento importante.
4. Affermare se stessi? Chiarisci i tuoi confini
È difficile difendere un confine se prima non sai dove si trova.
Che cosa sei disposto ad accettare?
Che cosa per te supera il limite?
Quali comportamenti ti infastidiscono?
Su quali questioni sei flessibile e su quali no?
I confini non servono a stabilire come gli altri devono comportarsi.
Servono soprattutto a chiarire come intendi comportarti tu quando qualcosa per te non è accettabile.
Un confine non serve a controllare gli altri.
Serve a rendere più chiaro ciò che tu sei disposto ad accettare.
5. Non aspettarti che gli altri leggano nella tua mente
È una trappola molto comune.
- “Dovrebbe capire che mi dà fastidio.”
- “È evidente che non sono d’accordo.”
- “Dovrebbe arrivarci da solo.”
Forse.
Ma forse no.
Ricordo il caso di una persona che durante una sessione lamentava un rapporto difficile con il proprio capo.
Gli chiesi se avesse mai espresso apertamente il suo disagio.
- “No. Certe cose non si devono nemmeno dire. È evidente che non sono contento. Basta guardarmi.”
Gli chiesi allora se il capo gli avesse mai domandato come andavano le cose tra loro.
“Sì.”
“E tu che cosa hai risposto?”
“Tutto bene, grazie.”
Ecco il punto.
Se dici che va tutto bene, non puoi contemporaneamente pretendere che l’altro capisca che non va affatto bene.
6. Non assumerti la responsabilità di ogni reazione altrui
Hai detto no e l’altra persona è delusa.
Hai espresso un’opinione diversa e qualcuno si è irritato.
Hai messo un limite e non è stato accolto con entusiasmo.
Questo non significa automaticamente che tu abbia sbagliato.
Naturalmente devi considerare l’effetto delle tue parole e il modo in cui le esprimi.
Ma non puoi organizzare ogni tua scelta con l’unico obiettivo di evitare qualsiasi disappunto negli altri.
Nell’ affermare se stessi, puoi essere rispettoso senza essere sempre accomodante.
Puoi tenere conto degli altri senza rinunciare sistematicamente a te stesso.
7. Impara a dire no
Dire no è probabilmente uno degli esercizi più concreti dell’assertività.
Il problema è che spesso lo carichiamo di troppe spiegazioni.
- “Mi dispiace tantissimo, avrei voluto, però sai che in questo periodo…”
A volte basta:
- “No, questa volta non riesco.”
Oppure:
- “Preferisco non prendere questo impegno.”
Essere gentile non significa necessariamente dire sì.
E dire no non significa essere scortese.
Se questo è uno dei tuoi punti difficili, puoi approfondirlo in “Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare)”.
8. Sii semplice e diretto
Quando hai difficoltà ad affermare se stessi, potresti cercare di rendere più accettabile ciò che stai dicendo aggiungendo spiegazioni su spiegazioni.
Il risultato?
Il messaggio diventa meno chiaro.
Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Se qualcosa non ti va, dillo.
Se non sei d’accordo, esprimi il tuo punto di vista.
Con rispetto, naturalmente.
Ma senza costruire un lungo percorso per arrivare finalmente alla frase che conta.
Essere diretti non significa essere duri.
Significa evitare che il messaggio si perda mentre cerchi di renderlo accettabile a tutti.
9. Non chiedere scusa per il semplice fatto di avere un’esigenza
Ci sono situazioni in cui chiedere scusa è giusto.
Hai commesso un errore.
Hai mancato di rispetto.
Hai creato un problema.
Ma esprimere una preferenza, fare una richiesta o rifiutare qualcosa non richiede automaticamente delle scuse.
- “Mi dispiace, ma avrei bisogno di…”
- “Scusa se te lo dico, però…”
- “Mi spiace creare problemi, ma…”
A volte queste formule sono semplice cortesia.
Altre volte rivelano quanto ci sentiamo a disagio persino nel dichiarare ciò di cui abbiamo bisogno.
Prova a osservarti.
10. Parla di ciò che accade, non attaccare la persona
Quando vuoi chiedere un cambiamento, evita di trasformare il comportamento dell’altro in un giudizio sulla persona.
- “Sei sempre il solito.”
- “Non hai rispetto per nessuno.”
- “Con te è impossibile parlare.”
Portano facilmente l’altra persona sulla difensiva.
È molto diverso dire:
- “Quando mi interrompi mentre sto spiegando qualcosa, faccio fatica a completare il ragionamento. Vorrei poter finire prima di confrontarci.”
Oppure:
- “Capisco il tuo punto di vista. Io però la vedo diversamente.”
Descrivi ciò che accade.
Spiega l’effetto che produce.
Formula una richiesta concreta.
Non è necessario costruire ogni frase intorno all’io. È più importante evitare che una richiesta diventi un’accusa.
Vuoi potenziare la tua assertività?
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11. Fai attenzione anche a voce e corpo
Puoi pronunciare una frase perfettamente assertiva e indebolirla subito dopo.
Abbassando improvvisamente la voce.
Accelerando.
Ridendo per imbarazzo.
Aggiungendo giustificazioni.
Oppure puoi cercare di compensare l’insicurezza alzando troppo il volume e irrigidendoti.
Non esiste una postura che automaticamente ti renda autorevole.
Conta la coerenza tra ciò che dici e il modo in cui lo dici.
Parla con un volume adeguato.
Non avere fretta di riempire il silenzio.
Mantieni una postura naturale.
Guarda la persona con cui stai parlando.
E lascia che la frase arrivi.
L’autorevolezza non è volume.
È coerenza tra voce, corpo e intenzione.
Il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.
12. Non giustificare ogni tua scelta
Spiegare le ragioni di una decisione può essere utile.
Sentirti obbligato a farlo ogni volta è un’altra cosa.
Se hai continuamente bisogno che gli altri comprendano, approvino e convalidino le tue scelte, rischi di trasformare ogni decisione in una richiesta implicita di permesso.
Puoi spiegarti quando è necessario.
Ma puoi anche dire:
- “Ho deciso così.”
- “Preferisco questa soluzione.”
- “Per me questa volta non è possibile.”
E fermarti lì.
13. Rimani fermo quando è importante
Affermarti non significa pronunciare una volta la frase giusta e aspettarti che tutto cambi.
Qualcuno potrebbe insistere.
Mettere in discussione il tuo no.
Provare a riportarti sulla posizione precedente.
In quel momento non hai necessariamente bisogno di diventare più duro.
Puoi semplicemente ripetere con calma la tua posizione.
- “Capisco quello che mi stai chiedendo, ma questa volta non posso.”
Se emergono nuove informazioni, puoi naturalmente cambiare idea.
Essere assertivo non significa non cambiare mai posizione.
Significa evitare di cambiarla soltanto perché ti senti a disagio nel sostenerla.
Affermare se stessi: attenzione alle trappole
Quando inizi a sentirti più sicuro, puoi cadere nell’eccesso opposto.
Pensare che essere assertivo significhi dover sempre dire ciò che pensi, mettere continuamente confini o non cedere mai.
Non è così.
Ci sono alcune trappole da evitare:
- voler essere assertivo sempre: a volte non vale la pena aprire un confronto;
- insistere finché l’altro cede: questa non è assertività, è pressione;
- aspettarti che tutti apprezzino il cambiamento: chi era abituato alla tua disponibilità potrebbe aver bisogno di tempo;
- sentirti automaticamente in colpa se qualcuno è deluso: il disappunto dell’altro non dimostra che hai sbagliato;
- rifiutare ogni compromesso: sapersi affermare significa anche scegliere quando una mediazione è ragionevole.
Affermare te stesso non significa diventare inflessibile
Questo è forse il punto più importante.
L’assertività non serve a vincere ogni confronto.
Non serve a ottenere sempre ciò che vuoi.
E non serve a dimostrare che nessuno può metterti in discussione.
A volte terrai la tua posizione.
Altre volte farai un passo verso l’altro.
In qualche situazione scoprirai persino che l’altra persona aveva ragione.
Affermarti non significa imporre te stesso.
Significa riuscire a restare presente nella relazione senza rinunciare a ciò che pensi, senti o ritieni importante.
Ed è probabilmente questa la differenza più importante tra essere assertivo e voler semplicemente avere ragione.








Formatore e Coach.

