8 cose da fare dopo un errore al lavoro

dopo un errore

Sbagliare continuamente può mettere in discussione la tua professionalità.

Ma pretendere di non sbagliare mai può avere un altro effetto: spingerti a scegliere soltanto ciò che conosci già, evitare rischi e non esporti.

La domanda, quindi, non è:

  • “Come faccio a non sbagliare?”

Piuttosto:

  • “Che cosa faccio quando sbaglio?”

Perché non tutti gli errori sono utili. Diventano utili quando riesci a capire che cosa è successo e che cosa farne.

Ecco 8 cose da ricordare dopo un errore al lavoro.

1. Concediti la reazione, poi torna ai fatti

Un errore può farti arrabbiare.

Può deluderti, metterti in imbarazzo o lasciarti con la sensazione di aver compromesso qualcosa di importante.

Non devi fingere che non sia successo niente.

Ma c’è una differenza tra attraversare la delusione e rimanerci dentro.

Dopo la prima reazione, prova a tornare ai fatti:

  • che cosa è successo realmente?
  • quali sono le conseguenze?
  • che cosa puoi ancora correggere?
  • qual è la prossima cosa utile da fare?

Rimuginare continuamente sull’errore non lo corregge. E soprattutto rischia di impedirti di vedere ciò che puoi fare adesso.

2. Cerca la tua parte di responsabilità

Quando qualcosa va male è facile guardare immediatamente fuori.

  • “Non mi hanno dato abbastanza informazioni.”
  • “Il collega non ha fatto la sua parte.”
  • “Il cliente ha cambiato idea all’ultimo momento.”

Può anche essere tutto vero.

Un errore raramente ha una sola causa.

Ma dopo aver considerato ciò che dipendeva dagli altri o dalle circostanze, chiediti:

  • “Quale parte dipendeva da me?”

Non per colpevolizzarti.

Perché la tua parte di responsabilità è anche quella sulla quale hai maggiore possibilità di intervenire.

3. Trasforma “ho sbagliato” in “la prossima volta…”

Una volta individuato che cosa non ha funzionato, prova a completare questa frase:

“La prossima volta…”

  • “La prossima volta chiederò una conferma prima di procedere.”
  • “La prossima volta preparerò meglio quel passaggio.”
  • “La prossima volta affronterò il problema prima che diventi urgente.”

Un errore dal quale ricavi soltanto:

  • “Sono stato stupido.”

ti lascia poco.

Un errore che riesci a trasformare in un comportamento diverso per la prossima volta comincia invece a diventare esperienza.

4. Non trasformare un errore in una sconfitta generale

Hai sbagliato una presentazione.
Hai perso un cliente.
Hai gestito male una conversazione.

Non significa che tutto ciò che hai fatto fino a quel momento perda improvvisamente valore.

Dopo un errore abbiamo facilmente la tentazione di allargare il giudizio:

  • “Sbaglio sempre tutto.”
  • “Non sono portato.”
  • “Non ce la farò mai.”

Fermati sull’episodio.

Un errore può essere importante senza diventare il riassunto della tua storia professionale.

5. Decidi se insistere, correggere o cambiare strada

Il vecchio consiglio sarebbe:

  • “Non mollare mai.”

Ma non sempre è un buon consiglio.

A volte devi riprovare.
Altre volte devi cambiare metodo.

In qualche caso devi riconoscere che stai insistendo su una strada che non funziona più.

La perseveranza è utile quando ti permette di continuare a lavorare verso qualcosa che ha ancora senso.

Diventa meno utile quando significa ripetere lo stesso tentativo aspettandoti ogni volta un risultato diverso.

Dopo un fallimento, quindi, non chiederti soltanto:

  • “Come posso riprovare?”

Chiediti anche:

  • “Vale ancora la pena andare in questa direzione?”

6. Considera ciò che l’errore ti ha fatto vedere

Non direi che sbagliare sia una “benedizione”.

Alcuni errori avremmo preferito non commetterli.

Alcuni hanno conseguenze pesanti.

Altri non insegnano automaticamente niente.

Ma può accadere che proprio un risultato negativo renda visibile qualcosa che prima non avevi considerato.

Un limite.
Una competenza da sviluppare.
Un obiettivo che non desideri più.
Una modalità che non funziona.
Un’alternativa che non avevi considerato.

Non devi essere contento di aver sbagliato per poter imparare.

7. Separa ciò che hai fatto da ciò che sei

Questo è probabilmente il passaggio più importante.

  • “Ho fallito.”

può trasformarsi molto velocemente in:

  • “Sono un fallito.”

Ma non sono la stessa cosa.

Puoi aver preso una decisione sbagliata senza essere incapace di decidere.

Puoi aver gestito male una situazione senza essere professionalmente inadeguato.

Puoi aver fallito un obiettivo senza essere tu il fallimento.

L’errore riguarda qualcosa che hai fatto. Non definisce automaticamente chi sei.

Se dopo un periodo complicato senti che gli errori o una delusione professionale hanno intaccato la fiducia in te stesso, può essere il momento di ricostruire punti di riferimento più solidi.

Anche dopo un periodo complicato puoi ricostruire fiducia, equilibrio e motivazione.

Scopri il mio percorso per ritrovare autostima e ripartire con serenità e consapevolezza.

8. Rimetti l’errore dentro una storia più grande

Quando sei dentro un fallimento, quel momento può sembrare enorme.

Occupa tutto lo spazio.

A distanza di tempo, spesso cambia proporzione.

Non perché improvvisamente non conti più, ma perché nel frattempo sono successe altre cose. Hai preso altre decisioni. Hai ottenuto altri risultati. Forse hai anche commesso altri errori.

La vita professionale non si ferma su un singolo episodio.

Per questo puoi riconoscere ciò che è successo, assumerti le tue responsabilità, correggere quello che puoi e poi permetterti di andare avanti.

Se vuoi approfondire proprio il momento successivo all’errore, puoi leggere anche “7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro”.

Dopo un errore la domanda più utile è “Che cosa posso capire da ciò che è successo?”

Non tutti gli errori ti faranno crescere.
Non tutti i fallimenti nascondono un’opportunità.

E non tutto deve necessariamente avere un lieto fine.

Ma anche quando qualcosa è andato male, puoi evitare di aggiungere all’errore una seconda conseguenza: usarlo come prova del tuo valore personale.

Hai sbagliato qualcosa.

Adesso puoi decidere che cosa farne.