Bassa autostima al lavoro? Spesso, sei tu, il tuo critico più severo

bassa autostima al lavoro

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Come reagisci quando lo stress aumenta?

Inizia il tuo dialogo interiore?
Ti sorprendi a vagare per l’ufficio borbottando tra te e te?

Quello che ti dici ha un impatto enorme sul tuo modo di lavorare.

Il dialogo interno è potente.

Il problema è che raramente è obiettivo.

Non analizza i fatti con lucidità. Piuttosto, alimenta una conversazione che crea ostacoli, ingigantisce i problemi e riduce la tua fiducia.

Bassa autostima sul lavoro? Spesso sei tu il tuo critico più severo

Se ci fai caso, molte delle frasi che ripeti nella tua testa non sono nemmeno davvero tue.

Sono giudizi ricevuti anni fa da genitori, insegnanti, partner o altre figure importanti della tua vita.

Fare autocritica è utile.
Ti rende più consapevole.

Criticarti continuamente, invece, è autodistruttivo. Non migliora le tue prestazioni. Ti fa semplicemente stare peggio.

Viviamo immersi nelle informazioni e il cervello, per risparmiare energia, utilizza scorciatoie mentali che spesso deformano la realtà.

Per questo è fondamentale imparare a sostituire questi pensieri con valutazioni più realistiche.

Ecco 10 modi in cui la tua vocina interiore ti sta togliendo potere personale.

1. Ti imponi standard impossibili

“Hai fallito.”
“Non hai raggiunto gli obiettivi.”

La tua voce interiore ricerca quasi sempre il perfezionismo.

Alza continuamente l’asticella, fino a renderla irraggiungibile.

Il risultato?

Ti condanni a una perenne insoddisfazione.

Pretendere sempre l’eccellenza significa non concederti mai la soddisfazione del progresso.

2. Per te esiste solo tutto o niente

“Ho sbagliato. Non farò mai niente di buono.”
“Ho fallito. La mia carriera è finita.”

Perfetto oppure incapace.
Talento oppure fallito.
CEO oppure nessuno.

Non esistono sfumature.

Questo modo di ragionare ti impedisce di riconoscere i successi parziali e rende invisibili tutti i progressi.

Gli errori non cancellano ciò che hai costruito.

Non sei perfetto.
Sei perfettibile.

Quando impari a riconoscere un errore senza identificarti con quell’errore, recuperi più rapidamente fiducia ed efficacia.

3. Generalizzi. Tutto

“Sono un fallimento.”
“Non sono capace.”
“Non ricevo mai riconoscimenti.”

Fai attenzione a parole come sempre e mai.

Sono quasi sempre esagerazioni.

Una riunione andata male non significa che sbaglierai tutte le riunioni.

Molto meglio dirti:

“Nella riunione di stamattina ho parlato troppo. Ho lasciato poco spazio agli altri.”

Questa è una critica utile.
È specifica.
Ti permette di migliorare.

4. Ti concentri solo sul dettaglio negativo

Durante una presentazione noti una persona distratta.

Immediatamente concludi:

“Sono noioso.”

Nel frattempo ignori tutte le altre persone che ti stanno seguendo con interesse.

Ricorda una cosa.

Non sei responsabile delle reazioni di tutti.

5. Sminuisci i tuoi successi e ingigantisci gli errori

Ricevi un complimento?
Lo ridimensioni.

Ricevi una critica?
La trasformi in una sentenza.

Così facendo continui ad alimentare soltanto le convinzioni negative.

Non dimenticare i feedback positivi.

Anche quelli raccontano chi sei.

6. Ti lasci trascinare da fatalismo e rassegnazione

“Lo sapevo.”
“Non cambierà mai nulla.”

Gli eventi negativi rappresentano solo una parte della tua vita.

Quando però concentri tutta l’attenzione su di essi, finisci per convincerti che nulla potrà migliorare.

Molti aspetti della tua vita non dipendono da te.

La tua responsabilità è reale.
Ma è limitata.

Riconoscere questo non significa deresponsabilizzarsi.

Significa essere più lucidi.

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7. Ti confronti continuamente con gli altri

“Sono tutti migliori di me.”

È uno dei modi più efficaci per restare fermo.

Il confronto è quasi sempre falsato.

Confronti il peggio di te con il meglio degli altri.

Così ne esci inevitabilmente sconfitto.

Ogni persona possiede punti di forza, limiti, esperienze e percorsi differenti.

Non esiste una classifica unica.

8. Rimandi continuamente

“Comincerò lunedì.”
“Dal mese prossimo.”
“Quando sarò pronto.”

La procrastinazione spesso indossa il vestito della prudenza.

In realtà nasconde paura.

Non esiste il momento perfetto.
Esiste solo il primo passo.

9. Alimenti pensieri di inadeguatezza

“Non sono portato.”
“Sono negato.”

Questo è puro autosabotaggio.

Se continui a ripeterti che non sei abbastanza, finirai per comportarti come se fosse vero.

Ricorda invece tutto ciò che sei già riuscito a costruire.

Continua ad agire.

Non lasciare che sia la tua mente a decidere i tuoi limiti.

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10. Trovi sempre una buona scusa

“Passano sempre i raccomandati.”
“Non ho tempo.”

Le raccomandazioni esistono.

Sono sempre esistite.

Ma trasformarle nella spiegazione di ogni insuccesso significa regalare agli altri il controllo della tua vita.

Anche il “non ho tempo” spesso nasconde altro.

Se qualcosa diventa davvero una priorità, il tempo tendiamo a trovarlo.

In conclusione

Le credenze limitanti consumano energia.

Ridimensionano il tuo potenziale e compromettono la fiducia nelle tue capacità.

Rischi di convincerti che ciò che dice sia la realtà.

Non lo è.

Il punto non è eliminare le emozioni.
È imparare a non trasformarle in verità assolute.

Allenati a sostituire i pensieri distorti con interpretazioni più realistiche.

La tua autostima non cresce ignorando le difficoltà.

Cresce quando impari a guardarle con maggiore lucidità.

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