“Un percorso di coaching? Per me? Ma per favore …”

percorso di coaching

Ci sono persone competenti, preparate, con anni di esperienza, che davanti alla possibilità di iniziare un percorso di coaching reagiscono più o meno così:

“Coaching? Io?”
“Non ne ho bisogno.”
“So già cosa devo fare.”
“I problemi li ho sempre risolti da solo.”

A volte dietro queste risposte c’è semplicemente la convinzione di non averne bisogno.

Altre volte c’è qualcosa di diverso: l’idea che chiedere un confronto professionale significhi ammettere di non essere abbastanza capaci.

Ma competenza e bisogno di confronto non sono affatto incompatibili.

“Un percorso di coaching? Per me? Ma figuriamoci…”

Quando hai esperienza è facile affidarti a ciò che sai.

Ed è giusto farlo.

Il problema nasce quando la sicurezza nelle tue capacità comincia a trasformarsi nella convinzione di avere già tutte le risposte.

Smetti di chiedere.
Ascolti meno.
Le osservazioni degli altri diventano facilmente critiche da respingere.

Gli errori qualcosa da giustificare.

E magari cominci anche a pensare che il problema siano quasi sempre gli altri: il capo, i colleghi, il team, l’azienda.

Essere competenti significa avere molte risposte.
Essere consapevoli significa sapere che non puoi averle tutte.

Puoi essere sicuro di te senza dover dimostrare continuamente quanto vali. Puoi essere fermo senza fare lo spaccone.

E soprattutto puoi essere molto bravo nel tuo lavoro e avere ancora qualcosa da capire su te stesso.

Cominciare un percorso di coaching non significa non essere capaci

Il coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.

Non parte necessariamente da:

“C’è qualcosa che non va in me.”

Può partire da domande molto diverse:

  • “Perché in questa situazione continuo a bloccarmi?”
  • “Come posso gestire meglio questo passaggio professionale?”
  • “Perché con quella persona reagisco sempre nello stesso modo?”
  • “Che cosa non sto vedendo?”
  • “Come posso essere più incisivo nel mio ruolo?”

Sono domande che può farsi anche una persona competente.

Anzi, proprio l’esperienza può rendere più difficile accorgersi di alcuni automatismi, perché nel tempo diventano parte del nostro modo abituale di lavorare.

Non sempre basta sapere cosa fare

A volte sai già perfettamente cosa dovresti fare.

Dovresti essere più diretto.
Delegare di più.
Affrontare una conversazione.
Prendere una decisione.
Cambiare qualcosa nel tuo modo di comunicare.

Eppure non lo fai.

Perché tra sapere cosa fare e riuscire realmente a farlo c’è spesso uno spazio che la sola competenza tecnica non riesce a colmare.

Il coaching può servire proprio a lavorare dentro quello spazio.

Non per consegnarti una soluzione pronta.

Ma per aiutarti a osservare la situazione, mettere a fuoco ciò che ti sta bloccando e trasformare la riflessione in qualcosa di concreto.

Avere bisogno di un confronto non significa non sapere.
A volte significa voler vedere meglio.

E vedere meglio può essere utile proprio quando sei troppo dentro una situazione per riuscire a leggerla con sufficiente distanza.

Il coaching non deve dimostrare che hai un problema

Puoi iniziare un percorso perché stai attraversando una difficoltà.

Ma anche perché hai assunto nuove responsabilità.

Perché una relazione professionale non funziona più come vorresti.
Perché vuoi prendere una decisione importante.

Oppure semplicemente perché il modo in cui hai lavorato fino a ieri non ti basta più per ciò che devi affrontare oggi.

Non c’è niente da “ammettere”.

C’è semmai qualcosa da capire.

Riconosci il coaching per quello che può essere

Uno spazio professionale nel quale fermarti.

Portare una situazione reale.
Guardarla da prospettive diverse.
Mettere in discussione qualche certezza.

E decidere che cosa fare.

Non devi dimostrare di essere incapace per avere bisogno di un coach.

E non devi nemmeno convincerti di avere un grande problema.

Devi soltanto avere qualcosa sul quale ritieni utile lavorare.

Se c’è una situazione professionale sulla quale continui a girare senza trovare una direzione chiara, puoi contattarmi.

Un primo confronto serve anche a capire se il coaching sia davvero lo strumento adatto alla tua situazione.

Non è la mancanza di competenza che rende utile un confronto.
È la disponibilità a guardare anche ciò che, da soli, facciamo fatica a vedere.