10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”

parli di lei

“Ho letto il suo CV. Potrebbe dirmi qualcosa di più su di lei?”

“Come si descriverebbe?”

“Mi parli di lei.”

Sembra la più semplice delle domande.

Eppure è una di quelle capaci di mettere in difficoltà anche candidati preparati e con una buona esperienza professionale.

Perché?

Perché parlare di sé non significa raccontare tutto. Significa scegliere cosa raccontare, in poco tempo, dando un senso al proprio percorso professionale.

“Mi parli di lei” è spesso anche un modo semplice per rompere il ghiaccio e iniziare la conversazione.

Ma proprio perché è una domanda così aperta, lascia a te la responsabilità di decidere da dove partire, cosa mettere in evidenza e quando fermarti.

“Mi parli di lei” non significa “mi racconti la sua vita”. Significa: “mi aiuti a capire chi è professionalmente”.

Ecco 10 errori da evitare.

1. Fermarti a due o tre frasi scontate

Sai che questa domanda potrebbe arrivare.

Eppure molti candidati rispondono con poche informazioni di rito:

  • “Mi chiamo…”
  • “Ho studiato…”
  • “Ho lavorato come…”

Poi silenzio.

Oppure arrivano gli “uhm… uhm…”.

Non serve preparare un discorso da recitare a memoria. Ma serve sapere quali sono i 3-4 elementi che vuoi assolutamente far emergere.

Esperienza, competenze, evoluzione professionale e ciò che stai cercando oggi possono essere un buon punto di partenza.

2. Parlare della famiglia invece che di te

“Mio padre fa…, mia madre…, ho una sorella che…, nel tempo libero adoro…”

Attenzione.

Non sei a un primo appuntamento.

In un colloquio di lavoro il focus dovrebbe rimanere prevalentemente professionale, a meno che un elemento personale sia pertinente o aiuti davvero a comprendere il tuo percorso.

Non serve raccontare tutto ciò che ti definisce come persona.

Devi aiutare chi hai davanti a capire chi sei rispetto al lavoro per cui ti stai candidando.

3. Ripetere il CV parola per parola

“Come può vedere dal mio curriculum…”

E parte la cronistoria.

2012…

2015…

2019…

2023…

2026…

Il selezionatore ha già il tuo CV.

“Mi parli di lei” non è un invito a leggerglielo ad alta voce.

Usa invece il curriculum come base per costruire un filo:

  • da dove arrivi;
  • quali esperienze ti hanno formato maggiormente;
  • cosa sai fare particolarmente bene;
  • perché oggi sei interessato proprio a quel ruolo.

Il CV contiene i dati.

Tu devi dare un significato a quei dati.

4. Partire troppo indietro e non arrivare più al punto

“Dunque… dopo le scuole medie…”

No.

Una risposta troppo lunga rischia di sommergere chi ascolta di informazioni poco utili e di far perdere proprio quelle importanti.

Non esiste un minutaggio perfetto valido per ogni colloquio, ma come riferimento una presentazione iniziale di circa uno-due minuti è generalmente più che sufficiente.

Una buona presentazione non racconta tutto.
Fa venire voglia di chiederti qualcosa in più.

Poi sarà l’intervistatore ad approfondire ciò che gli interessa.

Il tuo compito, all’inizio, è soprattutto dargli una direzione chiara da seguire.

5. Fare la lista delle tue qualità

“Sono puntuale, preciso, flessibile, organizzato, dinamico e professionale.”

Benissimo.
Ma sono parole.

Evita il catalogo delle qualità e porta qualche elemento concreto che permetta di riconoscerle.

Invece di dichiarare semplicemente:

“Sono molto organizzato.”

puoi spiegare brevemente quale tipo di attività, responsabilità o situazione ti ha richiesto quella capacità.

Non devi magnificare le tue qualità.
Devi renderle credibili.

6. Essere troppo modesto

Questo è l’errore opposto.

Professionisti competenti e con anni di esperienza che, quando devono parlare di sé, improvvisamente diventano vaghi.

  • “Mah… ho fatto un po’ di cose…”
  • “Niente di particolare…”
  • “Ho semplicemente fatto il mio lavoro…”

Parlare dei tuoi risultati non significa essere arrogante.

Se hai risolto un problema, raggiunto un risultato, sviluppato una competenza o assunto una responsabilità importante, puoi dirlo.

Sono fatti.
Il punto non è vantarti.

È non costringere l’intervistatore a indovinare il tuo valore.

7. Mentire o gonfiare ciò che hai fatto

Una cosa è presentare bene la propria esperienza.

Un’altra è inventarla.

Gonfiare responsabilità, competenze, conoscenze linguistiche o risultati può sembrare una scorciatoia efficace.

Fino alla domanda successiva.
O fino a quando qualcuno verifica.

Non hai bisogno di inventare una versione migliore di te. Hai bisogno di raccontare meglio quella reale.

8. Rispondere a parli di lei: “Che cosa vuole sapere?”

“Vuole sapere della mia esperienza, della formazione oppure…?”

Una piccola richiesta di chiarimento può naturalmente essere opportuna in alcuni contesti.

Ma davanti a una classica domanda aperta come “Mi parli di lei”, rimandare immediatamente la domanda al selezionatore può comunicare scarsa preparazione o difficoltà nel selezionare autonomamente le informazioni importanti.

Prendi tu l’iniziativa.
Hai davanti uno spazio aperto.
Usalo.

9. Parlare male dell’ex capo o dell’azienda

“Me ne sono andato perché il mio capo era impossibile.”

“L’ambiente era diventato invivibile.”

“L’azienda non sapeva valorizzare nessuno.”

Forse hai perfettamente ragione.

Ma questo non è il momento di regolare i conti con il passato.

Rancore, sarcasmo e accuse spostano l’attenzione da ciò che puoi offrire a ciò che ti è successo.

Puoi raccontare anche un’esperienza professionale difficile senza trasformarla in un processo all’ex datore di lavoro.

Se vuoi approfondire, leggi “Parlare male dell’ex datore di lavoro è da rosso diretto”.

10. Partire subito da stipendio, comodità e bisogni personali

Stipendio, orari, distanza da casa, flessibilità e condizioni di lavoro sono importanti.

Eccome.

Ma quando ti viene chiesto di parlare di te, partire da:

  • “Cerco qualcosa vicino a casa.”
  • “Vorrei guadagnare di più.”
  • “Ho bisogno di maggiore flessibilità.”

rischia di spostare immediatamente il focus su ciò che vuoi ricevere anziché su ciò che puoi portare.

Ci sarà il momento per parlare delle condizioni.

Nella presentazione iniziale fai emergere prima il tuo percorso, il tuo valore e il motivo professionale per cui quella posizione ti interessa.

Allora, cosa dovresti dire quando ti chiedono “Mi parli di lei?”

Non serve imparare una risposta perfetta.

Serve costruire una presentazione breve, concreta e coerente con il posto per cui ti stai candidando.

Prima del colloquio chiediti:

  • Quali sono le 2-3 esperienze più pertinenti?
  • Quali competenze voglio far emergere?
  • Quale filo collega ciò che ho fatto a ciò che sto cercando?
  • Perché questa posizione rappresenta un passo sensato per me?
  • Che cosa vorrei che l’intervistatore ricordasse di me dopo questi primi due minuti?

Preparala.
Provala ad alta voce.

Poi lascia che durante il colloquio rimanga abbastanza naturale da poter diventare una conversazione.

Prepararsi non significa imparare una parte.
Significa sapere cosa vuoi far capire di te.

E se durante questa preparazione ti accorgi che il problema non è soltanto come presentarti, ma che non hai ancora chiaro quale dovrebbe essere il tuo prossimo passo professionale, allora vale la pena fermarsi prima.

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