Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale

Una domanda che mi viene fatta spesso è:
“Michele, ma che cosa si fa concretamente durante una sessione di coaching?”
E subito dopo:
“Che cosa devo dire?”
“Devo prepararmi?”
“Di che cosa parleremo?”
La risposta più semplice è questa: una sessione di coaching è una conversazione, ma non una semplice chiacchierata.
Si parte da una situazione concreta, si mette a fuoco ciò che la persona vuole ottenere, si esplorano possibilità e ostacoli e, quando è utile, si arriva a qualcosa da sperimentare nella realtà.
Una sessione di coaching non è una chiacchierata
Il dialogo ha una direzione.
Non significa seguire rigidamente uno schema o una serie di domande prestabilite.
Significa evitare di parlare per un’ora senza sapere, alla fine, che cosa sia diventato più chiaro.
In genere il lavoro porta a:
- mettere a fuoco la situazione e l’obiettivo;
- esplorare ciò che sta accadendo e possibili alternative;
- individuare eventuali ostacoli;
- decidere un passo concreto, quando serve;
- verificare successivamente che cosa è successo.
Domande, ascolto, silenzi, osservazioni e feedback servono a questo.
Una buona sessione non deve semplicemente farti parlare.
Deve aiutarti a vedere qualcosa che prima vedevi meno chiaramente.
Ma forse il modo migliore per spiegare che cosa succede è mostrarlo.
Un esempio reale di sessione di coaching
Quella che segue è la versione sintetizzata di una sessione reale.
Ho ridotto e adattato il dialogo per renderlo leggibile, mantenendo però il passaggio fondamentale: Roberta arriva pensando di avere un problema con un collaboratore e, attraverso il confronto, comincia a vedere la situazione in modo diverso.
Michele: “Bentornata, Roberta. Prima di cominciare: che cosa è successo dall’ultima volta?”
Roberta: “Bene. Ci sono stati alcuni sviluppi rispetto a quello di cui avevamo parlato…”
Dopo l’aggiornamento, entriamo nel tema della sessione.
Michele: “Su che cosa vorresti lavorare oggi?”
Roberta: “Sul mio nuovo collaboratore. Ha iniziato la settimana scorsa e vorrei trovare un modo per andare maggiormente d’accordo con lui. Non siamo partiti benissimo.”
Michele: “Che cosa non sta funzionando?”
Roberta: “Niente di grave. È competente, però ogni volta che parlo, alla prima pausa entra e finisce le mie frasi. Come se non vedesse l’ora di dire la sua.”
Michele: “Che effetto ti fa?”
Roberta: “Mi irrita. Mi sembra una mancanza di rispetto… anche se, pensandoci, non credo che voglia mancarmi di rispetto.”
Qui potrei fermarmi sul comportamento del collaboratore.
Invece continuiamo a esplorare.
Michele: “Che cos’altro succede in quei momenti?”
Roberta: “Comincio a chiedermi se sono io. Forse faccio troppe pause quando parlo. Ho bisogno di pensare prima di continuare.”
Lascio qualche secondo di silenzio.
Roberta: “Forse dall’esterno posso sembrare lenta. O insicura.”
Michele: “Succede soltanto con questo collaboratore?”
Roberta ci pensa.
Roberta: “No. Adesso che me lo chiedi, lo fa anche un’altra collaboratrice. E qualche volta mio marito.”
La situazione comincia a cambiare.
Il punto di partenza era:
“Il mio nuovo collaboratore mi interrompe.”
Adesso compare una domanda diversa:
“C’è qualcosa nel mio modo di comunicare che facilita queste interruzioni?”
È spesso questo uno dei passaggi più interessanti del coaching: il problema iniziale rimane, ma cambia il modo in cui lo stiamo guardando.
Dal problema all’obiettivo
A questo punto possiamo mettere meglio a fuoco ciò che Roberta vuole ottenere.
Michele: “Che cosa vorresti che succedesse, invece?”
Roberta: “Vorrei riuscire a esporre i miei pensieri in modo più diretto. Soprattutto quando do indicazioni al team. Senza avere la sensazione che qualcuno debba completare le mie frasi.”
Ora abbiamo un obiettivo molto più concreto rispetto a:
“Voglio andare d’accordo con il nuovo collaboratore.”
Non stiamo più cercando di cambiare lui.
Stiamo lavorando su qualcosa su cui Roberta può intervenire direttamente.
Dall’obiettivo a qualcosa da provare
Esploriamo quindi che cosa potrebbe aiutarla.
Una possibilità è preparare meglio le comunicazioni nelle quali deve dare indicazioni precise al team.
Prima di una conversazione importante, Roberta decide di fermarsi qualche minuto e chiedersi:
- Qual è il punto principale che voglio comunicare?
- Che cosa deve essere assolutamente chiaro?
- Che cosa posso evitare?
- Posso dirlo con una frase più semplice e diretta?
Decide inoltre di osservare ciò che accade nelle due settimane successive.
Quando qualcuno la interrompe, annoterà brevemente la situazione e ciò che stava cercando di comunicare.
Non per controllare ossessivamente ogni parola.
Ma per raccogliere elementi concreti sui quali lavorare nella sessione successiva.
Prima di chiudere la sessione
Verso la fine torniamo a ciò che Roberta ha deciso.
Michele: “Che cosa porti via da questa sessione?”
Roberta: “Sono partita pensando soprattutto al comportamento del mio nuovo collaboratore. Adesso mi interessa capire meglio anche il mio modo di comunicare.”
Michele: “E che cosa farai prima del prossimo incontro?”
Roberta: “Proverò a preparare in modo più sintetico le indicazioni importanti e annoterò le situazioni nelle quali vengo interrotta. Poi vediamo che cosa emerge.”
Questo è sufficiente.
Non serve uscire da ogni sessione con dieci azioni da compiere.
Serve che ciò che abbiamo capito possa incontrare la realtà.
Ecco che cosa può succedere in una sessione di coaching
Naturalmente non tutte le sessioni seguono esattamente questo percorso.
A volte si lavora su una decisione.
Altre su una difficoltà relazionale, un nuovo ruolo, un conflitto, un momento di blocco o una scelta professionale.
Il principio rimane simile: partire da ciò che sta accadendo, guardarlo con maggiore lucidità e capire che cosa farne.
Se ti stai chiedendo se il coaching possa essere utile per una situazione professionale che stai vivendo, contattarmi.
Un primo confronto serve anche a capire se questo tipo di lavoro è adatto a ciò di cui hai bisogno.
Una sessione di coaching non dovrebbe dirti come vivere o lavorare.
Dovrebbe aiutarti a vedere meglio ciò che stai vivendo e decidere che cosa vuoi farne.











Formatore e Coach.