Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale


Una domanda che mi viene fatta spesso è:

“Michele, ma che cosa si fa concretamente durante una sessione di coaching?”

E subito dopo:

“Che cosa devo dire?”
“Devo prepararmi?”
“Di che cosa parleremo?”

La risposta più semplice è questa: una sessione di coaching è una conversazione, ma non una semplice chiacchierata.

Si parte da una situazione concreta, si mette a fuoco ciò che la persona vuole ottenere, si esplorano possibilità e ostacoli e, quando è utile, si arriva a qualcosa da sperimentare nella realtà.

Una sessione di coaching non è una chiacchierata

Il dialogo ha una direzione.

Non significa seguire rigidamente uno schema o una serie di domande prestabilite.

Significa evitare di parlare per un’ora senza sapere, alla fine, che cosa sia diventato più chiaro.

In genere il lavoro porta a:

  • mettere a fuoco la situazione e l’obiettivo;
  • esplorare ciò che sta accadendo e possibili alternative;
  • individuare eventuali ostacoli;
  • decidere un passo concreto, quando serve;
  • verificare successivamente che cosa è successo.

Domande, ascolto, silenzi, osservazioni e feedback servono a questo.

Una buona sessione non deve semplicemente farti parlare.
Deve aiutarti a vedere qualcosa che prima vedevi meno chiaramente.

Ma forse il modo migliore per spiegare che cosa succede è mostrarlo.

Un esempio reale di sessione di coaching

Quella che segue è la versione sintetizzata di una sessione reale.

Ho ridotto e adattato il dialogo per renderlo leggibile, mantenendo però il passaggio fondamentale: Roberta arriva pensando di avere un problema con un collaboratore e, attraverso il confronto, comincia a vedere la situazione in modo diverso.

Michele: “Bentornata, Roberta. Prima di cominciare: che cosa è successo dall’ultima volta?”

Roberta: “Bene. Ci sono stati alcuni sviluppi rispetto a quello di cui avevamo parlato…”

Dopo l’aggiornamento, entriamo nel tema della sessione.

Michele: “Su che cosa vorresti lavorare oggi?”

Roberta: “Sul mio nuovo collaboratore. Ha iniziato la settimana scorsa e vorrei trovare un modo per andare maggiormente d’accordo con lui. Non siamo partiti benissimo.”

Michele: “Che cosa non sta funzionando?”

Roberta: “Niente di grave. È competente, però ogni volta che parlo, alla prima pausa entra e finisce le mie frasi. Come se non vedesse l’ora di dire la sua.”

Michele: “Che effetto ti fa?”

Roberta: “Mi irrita. Mi sembra una mancanza di rispetto… anche se, pensandoci, non credo che voglia mancarmi di rispetto.”

Qui potrei fermarmi sul comportamento del collaboratore.

Invece continuiamo a esplorare.

Michele: “Che cos’altro succede in quei momenti?”

Roberta: “Comincio a chiedermi se sono io. Forse faccio troppe pause quando parlo. Ho bisogno di pensare prima di continuare.”

Lascio qualche secondo di silenzio.

Roberta: “Forse dall’esterno posso sembrare lenta. O insicura.”

Michele: “Succede soltanto con questo collaboratore?”

Roberta ci pensa.

Roberta: “No. Adesso che me lo chiedi, lo fa anche un’altra collaboratrice. E qualche volta mio marito.”

La situazione comincia a cambiare.

Il punto di partenza era:

“Il mio nuovo collaboratore mi interrompe.”

Adesso compare una domanda diversa:

“C’è qualcosa nel mio modo di comunicare che facilita queste interruzioni?”

È spesso questo uno dei passaggi più interessanti del coaching: il problema iniziale rimane, ma cambia il modo in cui lo stiamo guardando.

Dal problema all’obiettivo

A questo punto possiamo mettere meglio a fuoco ciò che Roberta vuole ottenere.

Michele: “Che cosa vorresti che succedesse, invece?”

Roberta: “Vorrei riuscire a esporre i miei pensieri in modo più diretto. Soprattutto quando do indicazioni al team. Senza avere la sensazione che qualcuno debba completare le mie frasi.”

Ora abbiamo un obiettivo molto più concreto rispetto a:

“Voglio andare d’accordo con il nuovo collaboratore.”

Non stiamo più cercando di cambiare lui.

Stiamo lavorando su qualcosa su cui Roberta può intervenire direttamente.

Dall’obiettivo a qualcosa da provare

Esploriamo quindi che cosa potrebbe aiutarla.

Una possibilità è preparare meglio le comunicazioni nelle quali deve dare indicazioni precise al team.

Prima di una conversazione importante, Roberta decide di fermarsi qualche minuto e chiedersi:

  • Qual è il punto principale che voglio comunicare?
  • Che cosa deve essere assolutamente chiaro?
  • Che cosa posso evitare?
  • Posso dirlo con una frase più semplice e diretta?

Decide inoltre di osservare ciò che accade nelle due settimane successive.

Quando qualcuno la interrompe, annoterà brevemente la situazione e ciò che stava cercando di comunicare.

Non per controllare ossessivamente ogni parola.

Ma per raccogliere elementi concreti sui quali lavorare nella sessione successiva.

Prima di chiudere la sessione

Verso la fine torniamo a ciò che Roberta ha deciso.

Michele: “Che cosa porti via da questa sessione?”

Roberta: “Sono partita pensando soprattutto al comportamento del mio nuovo collaboratore. Adesso mi interessa capire meglio anche il mio modo di comunicare.”

Michele: “E che cosa farai prima del prossimo incontro?”

Roberta: “Proverò a preparare in modo più sintetico le indicazioni importanti e annoterò le situazioni nelle quali vengo interrotta. Poi vediamo che cosa emerge.”

Questo è sufficiente.

Non serve uscire da ogni sessione con dieci azioni da compiere.

Serve che ciò che abbiamo capito possa incontrare la realtà.

Ecco che cosa può succedere in una sessione di coaching

Naturalmente non tutte le sessioni seguono esattamente questo percorso.

A volte si lavora su una decisione.
Altre su una difficoltà relazionale, un nuovo ruolo, un conflitto, un momento di blocco o una scelta professionale.

Il principio rimane simile: partire da ciò che sta accadendo, guardarlo con maggiore lucidità e capire che cosa farne.

Se ti stai chiedendo se il coaching possa essere utile per una situazione professionale che stai vivendo, contattarmi.

Un primo confronto serve anche a capire se questo tipo di lavoro è adatto a ciò di cui hai bisogno.

Una sessione di coaching non dovrebbe dirti come vivere o lavorare.
Dovrebbe aiutarti a vedere meglio ciò che stai vivendo e decidere che cosa vuoi farne.

Coaching per giovani leader – investi su te stesso

coaching per giovani leader

“Come posso sperare di comandare sugli altri,
se non ho il pieno controllo su me stesso?
”
François Rabelais

Quanto tempo ti ci è voluto?
Pochi anni?
Diversi mesi oppure neanche il tempo di finire la prova lavoro?

Ti è bastato poco.
Molto poco … per capire che tutti i libri che hai letto, i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato, la capacità lavorativa che hai … non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.

Le qualità personali non si sviluppano seguendo un corso o leggendo un libro

L’attitudine, il giusto approccio con le persone,
la gestione dei collaboratori (non userò mai la parola risorse),
le relazioni extra lavorative,
il saper reggere l’attesa e la pressione,
saper gestire l’ansia, lo stress,
l’insuccesso,
difficilmente si sviluppano seguendo un corso, un workshop, un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Se non è cambiato niente.
Oppure è cambiato poco,
significa che non è quello di cui hai bisogno.

E allora cosa fai?
Continui a cercare, ovvio.

Continui a cercare le risposte.
Si dice che “chi-cerca-trova”.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.

E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che incisive

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.

E allora continui a cercare.
Ancora.
Inseguire, bramare, tentare.

E non guardi nell’unico posto, dove troveresti le risposte che stai cercando.
Dentro di te.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande. Non io.
Possono sembrarti domande facili ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.

Provaci, dai:

“Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Come farai a sapere quando sei arrivato?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?
”

Lo sai che i leader più esperti pensano che i giovani desiderano il successo su un piatto d’argento.
Senza lottare.
Ah no?

Dimostra che si sbagliano.
Alza i tuoi standard personali.
Bassi standard portano alla mediocrità.

Se non ce la fai, riprova.
Riprova ancora.
Fai le cose difficili.
La facilità, la comodità ti fa diventare molliccio, arrendevole, fragile.
O forse molliccio lo sei già?

More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro

Sviluppa la tua capacità di “attraversare” la delusione e la frustrazione

Le lotte di oggi,
ti porteranno da qualche altra parte … domani.

Non lasciare che i leader più esperti raccolgano al posto tuo.
Smettila di parlare.
Smettila di sognare.
Fantasticare.
Entra nel concreto.
Fai qualcosa.
Non piagnucolare. Risolvi i problemi.

Non essere tu il collo di bottiglia

Perché non stai chiedendo feedback?
Non smettere di farti domande.
Persegui la chiarezza, fai più domande.

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Sai gestire le tue reazioni … e quelle degli altri?
Le attese, la frustrazione?
Quanto riesci a reggere l’insuccesso?

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi entrare (anche tu) nella statistica dei fallimenti da giovane leadership.

Che fregatura!
Cercavi risposte e invece sono io a farti domande,
e le risposte le devi dare tu.
Provaci ancora dai …

Ti senti un modello per il tuo team?
Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
Hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?
C’è qualcuno nella tua squadra che hai lasciato fuori, ignorato, deluso?

“Fare” coaching per giovani leader,
vuol dire diventare consapevole che la motivazione del tuo staff passa inevitabilmente (e inesorabilmente) da te.

Investi su te stesso: coaching per giovani leader

Che cosa stai aspettando?
Qual è il tuo prossimo passo?
Che cosa stai imparando?
Dimmi che cosa farai, in modo diverso, la prossima volta?
Hai capito cos’è il coaching per giovani leader?

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Contattami.

10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna

talento

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
E’ il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”

Usain Bolt

Il talento contribuisce sicuramente al successo.
Ma da solo non basta.

Eppure è forte la tentazione di credere che solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli che hanno talento arriveranno ai posti più desiderabili e più ambiti.

Il talento non basta per avere successo

Oltre al talento occorre la capacità di resistere alle distrazioni e alle tentazioni, al fine di raggiungere un obiettivo.
È la capacità di resistenza, di ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
È la capacità di rialzarsi per la centesima volta.
È necessario essere perseveranti nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che … il talento da solo non basta occorre tenacia, grinta, duro lavoro quotidiano.

Come twittato da Bill Gross, via Fouad ElNaggar ecco 10 qualità che possiedono le persone di successo (cui tutti noi, e anche tu puoi attingere) che non richiedono né talento né fortuna.

Se anche tu (come me) il talento lo ammiri in TV o al cinema.
Parti da qui.
Inizia da queste 10 qualità.
La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.

Ecco 10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna:

1. Essere in orario

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Grida all’inaffidabilità.
Non c’è scusa che esista.
La tua puntualità la dice lunga su di te.

Essere in orario è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre regole.

2. Lavorare in modo etico

L’etica che dimostri al lavoro “dice” molte cose su chi sei … come professionista e come persona.

Si tratta del tuo atteggiamento, il tuo comportamento, la tua comunicazione e l’interazione.
“Come” fai il tuo lavoro.
Coinvolge caratteristiche come l’onestà, la trasparenza e la responsabilità.

3. Sforzarsi

Il primo tratto nella persona resiliente si esprime con la capacità di dedicarsi completamente
ad un’attività. Impegnarsi per portare a termine un compito senza lasciarsi scoraggiare o spaventare dalla fatica.

4. Linguaggio del corpo adeguato

La ricerca ha dimostrato che, quando si tratta di prime impressioni, abbiamo pochi secondi (non minuti) per lasciare un’impronta positiva.

Che cosa si può fare per avere un buon impatto?
Cominciamo con il modo giusto di usare il nostro corpo.

Essere consapevoli di come si utilizza il corpo non riguarda solo come si è percepiti, ma anche come ci si sente. Camminare con calma, con un sorriso sul tuo viso, forte contatto visivo, la postura “tirata verso l’alto” ti fa apparire rilassato, fiducioso e positivo e in grado di far fronte alle pressioni.

More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro

5. Energia

È la capacità di essere attivi.
È la forza fisica o mentale che ti permette di fare le cose.
Energia è entusiasmo e impegno.

6. Attitudine e comportamento

Qual è il tuo atteggiamento nei confronti del lavoro?
Lavori per soldi, per pagare il mutuo o per passione?
Come intendi dare il tuo valore aggiunto?

L’attitudine è il tuo modo di vedere la vita, il tuo modo di pensare, di sentire e di comportarti.

Il tuo atteggiamento è la forma di espressione di se stessi.
Si può scegliere di essere felice, positivo e ottimista oppure si può scegliere di essere pessimista e critico.
La scelta è tutta tua.

7. Passione

“La passione è un po’ come l’amore. È difficile, probabilmente impossibile, da definire in termini precisi, ma facile da vedere e sentire quando è presente.”.

Charles Kovess

La passione è emozione, sentimento, gioia ed entusiasmo.
Eccitazione.
La passione che metti sul lavoro parla della tua determinazione e la fiducia in se stessi.
È fare qualcosa che si ama.

La passione non è un pensiero intellettuale.
Si tratta di un sentimento, un’emozione.
Anima.

8. Essere “allenabile”

Tradotto da “Being coachable”.

Essere “cocciabile”, essere “allenabile”, ovvero …

la capacità d’impegnarsi per il proprio sviluppo, avere “fame” per il feedback da parte degli altri, possedere la volontà di essere corretto e di essere aperto a tutto ciò che può migliorare se stesso.

La disposizione a lasciare agli altri la propria valutazione e rendersi conto che il cammino di sviluppo personale non può essere percorso da solo.

“Allenabilità” richiede fiducia nel coach.
La fiducia si basa su valori e obiettivi condivisi.

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9. Fare l’extra

L’extra è qualcosa che è fatto in aggiunta ai requisiti del contratto.
Fare qualcosa extra è buono, non solo per gli altri ma anche (e soprattutto) per te stesso.
È quel qualcosa in più.

10. Essere preparati

Essere ben preparati è la chiave per affrontare le sfide future della vita e del lavoro.
Sapersi adattare al mondo portando un valore aggiunto tangibile all’azienda, dimostrare le conoscenze acquisite, le abilità raggiunte nel tempo dimostrando il coraggio e il senso di responsabilità.

E adesso che lo sai … che cosa fai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

““Per fare una carriera come la mia il talento non basta.
Quando ho debuttato con la Nazionale pensavo fosse sufficiente, poi ho capito che per arrivare dove sono ora dovevo metterci del mio.
In campo serve tanta rabbia, la fortuna ogni tanto aiuta ma la rabbia è un ingrediente fondamentale
“.

Gianluigi Buffon

Investi su te stesso. Passa all’azione. “Fai” coaching.

fare coaching

Le risposte ci sono già.

Sono tante.
Sono dappertutto.
Basta cercare.

Libri, articoli, corsi, video, podcast.

Probabilmente molte delle cose che potrebbero esserti utili le hai già lette o sentite più di una volta.

Eppure qualcosa continua a non cambiare.

Le risposte che cerchi sono dappertutto

Viviamo in un’epoca in cui trovare informazioni è facilissimo.

Vuoi sapere come comunicare meglio?
Come gestire un collaboratore difficile?
Come essere più assertivo?
Come affrontare una decisione professionale?

Troverai rapidamente decine di risposte.

Alcune saranno anche ottime.

Il problema è che una risposta corretta in generale non è necessariamente la risposta giusta per te, in quella situazione e in quel momento.

Puoi sapere perfettamente che dovresti essere più assertivo e continuare a non riuscire a dire di no al tuo responsabile.

Puoi conoscere tutte le regole del buon feedback e rimandare comunque quella conversazione difficile con un collaboratore.

Puoi aver letto molto sulla leadership e continuare a chiederti perché il tuo team non reagisca come vorresti.

Non sempre manca l’informazione.
A volte manca qualcos’altro.

Sapere che cosa sarebbe utile fare e riuscire realmente a farlo sono due cose diverse.

Il mio obiettivo di coach non è darti risposte

Non è offrirti scorciatoie.
Formule magiche.
Slogan motivazionali.

E neppure dirti continuamente:

“Fai questo.”
“Non fare quello.”

Se hai un problema di motivazione, difficilmente una pacca sulla spalla accompagnata da:

“Dai, forza, motivati!”

cambierà molto.

E se stai vivendo una situazione professionale complessa, probabilmente non hai bisogno dell’ennesima persona che ti spieghi dall’esterno che cosa dovresti fare.

Il coaching parte da un’altra prospettiva.

Significa fermarsi sulla tua situazione concreta.

Capire che cosa sta succedendo.

Mettere a fuoco ciò che forse stai confondendo.

Riconoscere comportamenti, automatismi o convinzioni che continuano a riportarti nello stesso punto.

E da lì capire che cosa puoi fare diversamente.

Una domanda può essere più utile di una risposta

A volte arriviamo al coaching cercando una soluzione:

“Come faccio a farmi rispettare?”

“Come posso motivare il mio team?”

“Devo cambiare lavoro oppure restare?”

“Come posso diventare più sicuro?”

Naturalmente sono domande legittime.

Ma spesso il lavoro interessante comincia quando smettiamo per un momento di cercare una risposta immediata e iniziamo a guardare meglio il problema.

“Che cosa succede esattamente quando senti di non essere rispettato?”

“Che cosa stai facendo oggi per motivare il tuo team?”

“Che cosa ti spinge ad andartene e che cosa invece ti trattiene?”

“In quali situazioni perdi sicurezza?”

La differenza può sembrare sottile.

Non lo è.

Una buona domanda non ti consegna una soluzione.
Ti aiuta a vedere qualcosa che prima non vedevi.

È anche ciò che ho raccontato in “Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale“.

La consapevolezza da sola, però, non basta

Capire è importante.

Ma il coaching non dovrebbe fermarsi lì.

Se scopri che durante le riunioni intervieni poco perché aspetti di avere qualcosa di perfetto da dire, prima o poi dovrai provare a intervenire diversamente.

Se capisci che eviti continuamente un confronto con un collaboratore, arriverà il momento di affrontarlo.

Se riconosci che il tuo modo di comunicare crea più distanza di quanto pensassi, dovrai sperimentare un modo diverso.

La consapevolezza diventa utile quando comincia a modificare ciò che fai.

Non necessariamente attraverso grandi cambiamenti.

Spesso si parte da qualcosa di molto concreto.

Una conversazione.
Una decisione.
Un comportamento da osservare.
Un modo diverso di rispondere.

E poi si guarda che cosa succede.

Fare coaching vuol dire anche passare all’azione

Non perché qualcuno ti spinge.

Non perché il coach sa meglio di te che cosa dovresti fare.

E neppure perché ogni difficoltà professionale richieda necessariamente un percorso di coaching.

Ma se c’è qualcosa nel tuo modo di lavorare, decidere o relazionarti con gli altri che continua a creare lo stesso problema, può essere utile smettere di cercare soltanto nuove risposte e iniziare a lavorare sulla tua situazione.

Investire su te stesso significa anche questo.

Fermarti.
Guardare meglio.
Capire.

E poi fare qualcosa con ciò che hai capito.

Il coaching non dovrebbe dirti che cosa fare della tua vita professionale.
Dovrebbe aiutarti a leggerla con maggiore lucidità e a decidere che cosa farne.

Se senti che è arrivato il momento di lavorare concretamente su una situazione professionale che continua a bloccarti, contattami: possiamo partire da lì.

Coaching: ecco come ti aiuto a gestire un collaboratore difficile

coaching collaboratore difficile

Come reagisci davanti al collaboratore che non ti chiede mai una spiegazione, non partecipa alle discussioni e vuol fare tutto a modo suo?

Come ti comporti con quella collaboratrice talmente sensibile (o forse sarebbe meglio dire suscettibile?) che ogni volta che le muovi una critica, pur con delicatezza, va in tilt o mette il broncio per una settimana?

E quell’altra che arriva sempre in ritardo, spesso è svogliata, distratta e si “imbosca” appena può?

All’inizio hai sperato che capisse da sola.
Poi gliel’hai fatto notare, in modo gentile.
Poi ancora sei stato più deciso e diretto.

Si scusa, si giustifica, promette che cambierà.

Ma poi torna tutto come prima.
Niente è cambiato.

E adesso che cosa fai?

Sei il responsabile del team. Devi trasmettere fiducia e dare importanza alle persone, ma anche far rispettare impegni, responsabilità e regole.

Affronti la questione o fai finta di niente?
Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?

Meglio grintosi o diplomatici?

L’ideale sarebbe saper equilibrare, secondo le circostanze, grinta e diplomazia.

Ma quando sei coinvolto personalmente, non è così semplice.

Magari hai già provato a parlarne più volte. Oppure hai lasciato correre, sperando che il tempo sistemasse le cose.

A volte funziona.
Spesso no.

E intanto il fastidio aumenta. Cominci ad aspettarti sempre lo stesso comportamento e ogni nuovo episodio sembra confermare quello che ormai pensi di quella persona.

Ma sei sicuro che il problema sia esattamente quello che hai individuato?

È una domanda che vale la pena affrontare prima di decidere come intervenire.

Coaching per gestire un collaboratore difficile

Nelle sessioni di coaching, per prima cosa ti invito a fare un passo indietro e guardare la situazione con un po’ più di distanza.

Non per giustificare il collaboratore.
E neppure per convincerti che il problema sia tuo.

Cerchiamo di capire che cosa sta succedendo davvero.

  • Quali comportamenti ti creano difficoltà?
  • Che cosa hai già provato a fare?
  • Come ha reagito il collaboratore?
  • Che cosa ti aspetti da lui e quanto è chiaro anche a lui?
  • C’è qualcosa nel tuo modo di intervenire che potrebbe contribuire a mantenere la situazione?

A volte emerge che il collaboratore non rispetta gli accordi e occorre affrontarlo con maggiore fermezza.

Altre volte scopriamo che le aspettative non erano così chiare, che una conversazione è stata rimandata troppo a lungo o che stai interpretando alcuni comportamenti senza avere tutti gli elementi.

Non possiamo saperlo prima.

Se partiamo dalla lettura sbagliata della situazione, rischiamo di scegliere anche l’intervento sbagliato.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Che cosa facciamo durante le sessioni?

Non applichiamo teorie generali e non cerchiamo una soluzione buona per tutti.

Lavoriamo sul tuo caso.

Il mio compito di coach non è fornirti soluzioni preconfezionate, del tipo “fai questo, mi raccomando, non fare quello”.

Ti aiuto a mettere ordine nei fatti, distinguere ciò che sai da ciò che supponi e valutare le possibilità che hai davanti.

Poi passiamo alla parte concreta.

Potrebbe essere necessario preparare un colloquio, chiarire le aspettative, dare un feedback più diretto oppure cambiare il modo in cui stai gestendo la relazione.

L’obiettivo è arrivare a una scelta che tu possa sostenere, anche quando la conversazione diventa difficile.

Non posso prometterti che il collaboratore cambierà.

Possiamo però lavorare su quello che dipende da te: come leggi la situazione, come comunichi e come intervieni.

Se il problema riguarda soprattutto giustificazioni e impegni non rispettati, puoi leggere anche “Stanco delle scuse dei collaboratori? 9 spunti per neutralizzarle”.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dalla situazione e da quello che vuoi affrontare.

A volte hai bisogno di preparare una conversazione difficile che continui a rimandare.

Altre volte il rapporto è deteriorato da tempo e occorre capire da dove cominciare.

Non è necessario avviare un lungo percorso per affrontare un problema specifico.

Possiamo lavorare in poche sessioni mirate, definendo insieme l’obiettivo e verificando, passo dopo passo, che cosa sta cambiando.

Non devi arrivare già con la soluzione.
È per questo che ci confrontiamo.

Se hai un collaboratore con cui il rapporto è diventato difficile, scopri il coaching mirato “Gestire un collaboratore difficile”.

Possiamo partire da quello che sta succedendo nel tuo team, senza ricette già pronte e senza dare per scontato che la prima spiegazione sia quella giusta.

Team coaching: come potenziare e motivare il team

motivare il team

Quando un responsabile, un manager o un titolare di azienda (piccola o grande che sia) condivide le responsabilità, i compiti e le informazioni crea un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito a tutti i suoi collaboratori o dipendenti (siano 2 o 200, poco importa).

Quando le persone sono coinvolte in un progetto, quando possono esprimere il loro parere e le loro idee, oppure le è riconosciuto il lavoro fatto … è innegabile che si sentano più importanti, più lusingate e più motivate.

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Chiedi pareri e feedback al tuo team

Piuttosto che decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra. Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua autonomia di pensiero e di azione. Rendi partecipi tutti i tuoi collaboratori di ogni iniziativa e attività attraverso una comunicazione semplice e trasparente.

Anche le persone con compiti “secondari” desiderano fare un buon lavoro, avere degli obiettivi da raggiungere e partecipare al successo dell’azienda per la quale lavorano. Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

Fai domande stimolanti tipo: “Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?” oppure “Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?” e anche “Come miglioreresti questa situazione?” ascolta le loro risposte con attenzione, alcune potrebbero fornirti dei validi spunti di riflessione.

Le persone vogliono contribuire con nuove idee

Le persone che contribuiscono con nuove idee e soluzioni, si sentiranno certamente coinvolte e lusingate di poter esporre la propria opinione al loro capo/titolare.

Non ci credi?
 


 
Immagina, per un momento, il tuo capo (se ne hai uno) o una persona di successo di cui hai stima che ti mette la mano sulla spalla e ti chiede “Come miglioreresti questa situazione? Vorrei conoscere la tua opinione … ” e ascolta la tua risposta con interesse e attenzione.
Come ti senti, adesso? Non mi dire che non ti senti gratificato e motivato?

Questi semplici azioni (ti portano via pochissimi minuti … cosi anticipo subito la scusa della mancanza di tempo!) creano un grande impatto emotivo e motivazionale sul tuo personale. E non ti preoccupare, se chiedi … non darai l’idea al tuo personale di quello che ”sta perdendo smalto e polso. Non sa cosa fare e lo chiede a noi”.

Sono d’accordo con te … nell’attuale mercato del lavoro, semplici gesta come queste se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora? Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

Motivare il team è un impegno quotidiano

Oppure credi che per motivare il team bastino delle semplici frasi motivazionali e delle pacche d’incoraggiamento sulle spalle? Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach), da solo non ti basterà a diventare un bravo motivatore se non prendi coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.

Motivare è un impegno quotidiano, è un “paziente costruire” giorno per giorno e richiede tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento, supportato da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

I grandi leader hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perdono mai l’occasione di essere amichevoli, con tutti, nel comportamento e nei gesti.

Condividere è un grande atto di fiducia

Condividi con il tuo team le responsabilità, i compiti e le informazioni e … il successo.

Condividere è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori. La maggior parte delle persone che lavorano al tuo fianco desiderano fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e raggiungere ottimi risultati.

Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori … è come dire a ognuno di loro “Io mi fido di te”.

Vedrai come la motivazione può salire alle stelle!

Coaching store manager: sempre più leader del tuo store!

coaching store manager

Il personal coaching è un vero e proprio “allenamento personale” per sviluppare i tuoi “muscoli caratteriali” e la tua performance di store manager. Si sviluppa tramite sessioni (incontri formativi) individuali e riservate con me, il coach professionista.

Ricevi immediatamente un forte stimolo all’azione, rafforzi la tua autostima, migliori le tue competenze con effetti positivi “a cascata” sui risultati del tuo lavoro. Il mio proposito sarà di accompagnarti passo per passo fino al raggiungimento degli obiettivi che hai definito.

Ecco come posso esserti utile …

Vuoi motivare il tuo team?

Molti store manager pensano che si “faccia team” solo negli aperitivi post-lavoro o durante lunghe riunioni motivazionali. Niente di così sbagliato.

Che cosa facciamo, per prima cosa, quando “lavoriamo” sulla motivazione del tuo team?
Mi concentro, subito e principalmente, su di te, sul tuo atteggiamento, sul tuo approccio!

Perché?

 


 

Perché, prima di darti tutti gli strumenti che ti servono per la motivazione del tuo personale, voglio assicurarmi che, d’ora in poi, consapevolizzerai una verità fondamentale: la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e che non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).

La motivazione del tuo team passa inevitabilmente da te! Sei tu (il capo, lo store manager) quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, e dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

Che cosa facciamo durante le sessioni di coaching store manager?

No:

Nessuno slogan motivazionale, nessuna frase a effetto da ripetere come un mantra o lunghe teorie sulla motivazione. Se anche tu hai avuto, come tutti, problemi di motivazione sai perfettamente che se anche dai una pacca sulla spalla a un tuo collaboratore e dici: “Forza, dai motivati!” non gli sarà di grande aiuto.

SI:

Entriamo subito nel concreto. Quali sono le azioni che ti permettono di gratificare e potenziare il tuo team? Come puoi celebrare e incoraggiare i vari membri del tuo team? Come riconoscere e potenziare ogni singolo collaboratore? Ecco, ci concentriamo solo su questo!

Vuoi gestire il rapporto con il tuo team?

Gestire i rapporti personali sul lavoro è tutt’altro che semplice e lo sai bene anche tu, poiché ogni giorno ti trovi a convivere con comportamenti e atteggiamenti che possono provocare contrasti e tensioni nel tuo team e nel tuo punto vendita.

Ognuno ha il suo stile, il suo carattere e le sue manie.

C’è chi è troppo passivo e chi, al contrario, è troppo aggressivo. Chi è maleducato, chi è troppo permaloso, pettegolo o poco disponibile verso gli altri.

E tu, come ti relazioni con i tuoi collaboratori?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Vorresti essere più empatico e disponibile ma la paura di sbagliare ti blocca e ti fa “irrigidire”?

Di questi tempi, è importante gestire con efficacia i tuoi collaboratori perché le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua carriera di store manager.

Che cosa facciamo durante le sessioni di coaching store manager?

No:

Non applichiamo teorie comportamentali generiche ma insieme cerchiamo, piuttosto, di analizzare e verificare il tuo caso specifico. Scopriamo l’approccio migliore e personalizzato per gestire in modo positivo e costruttivo il rapporto con il tuo team.

SI:

Impari in sostanza come prepararti per un colloquio/feedback difficile, criticare un collaboratore senza compromettere il rapporto, gestire obiezioni, repliche o “attacchi” da parte di un tuo collaboratore, difendere le tue idee e mostrare il disaccordo con positività, chiedere “PERCHE” e dire “NO” ai tuoi collaboratori senza sensi di colpa.

Vuoi essere ancora più leader del tuo store?

Gli store manager eccellenti sono consapevoli dell’influenza che hanno sugli altri, hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone, ispirano i propri collaboratori a fare del loro meglio e a raggiungere grandi obiettivi.

Leadership non è solo dire ai collaboratori cosa fare, trasmettere capacità e abilità ma creare, piuttosto, dei rapporti potenti e produttivi.

Non esiste un modello di comportamento, migliore di tutti gli altri. Quello che “dici” al tuo team è importante, ma lo è ancor di più il “modo” in cui ti comporti, la congruenza delle tue parole con i fatti, la tua convinzione e la tua energia.

I tuoi comportamenti sono la chiave per comunicare, persuadere, entusiasmare e risolvere i problemi. Per questo diventa fondamentale provare, verificare, mettere a punto provando e riprovando, sino a prendere confidenza con questi nuovi comportamenti e atteggiamenti.

Che cosa facciamo durante le sessioni di coaching store manager?

No:

No assolutamente a “scimmiottamenti da grande manager”, pose plastiche e atteggiamenti “costruiti” in modo innaturale. Sarai stimolato, invece, a ricercare il tuo stile di leadership personale.

SI:

Allora cosa facciamo concretamente? Pratica, pratica, pratica!

Impara a trasmettere fiducia e a comunicare con un linguaggio più incisivo e stimolante. Apprendi come potenziare il tuo approccio relazionale: la postura, le espressioni del viso, i gesti, la voce, etc. per aumentare la tua autorevolezza. Lo sai che chi sa ascoltare aumenta il suo carisma? Apprendi come “ascoltare in modo attivo” i tuoi collaboratori.

Quanto dura il coaching per store manager?

Dipende dal tuo obiettivo.

La durata del coaching store manager lo decidi tu sulla base dell’obiettivo che hai prefissato. Mediamente, variano da 1-4 ore per un tema specifico (coaching mirato) a 6-8 ore per un obiettivo più complesso (personal coaching).

Valuta le tue specifiche esigenze, definisci il tuo obiettivo e decidi la durata del coaching store manager. Qual è la tua necessità? Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test e verifiche?

Una volta deciso, partiamo! Coaching store managerg sull’obiettivo che hai definito. Ci incontriamo di persona oppure online (via skype) una volta la settimana. Sarò felice di accompagnarti passo per passo fino al raggiungimento dell’obiettivo che hai definito.

Stanco dei soliti risultati?

Stai perdendo fiducia e determinazione?
Ti piacerebbe migliorare alcuni aspetti del tuo approccio e della tua leadership?
Avere più grinta e determinazione?

Se hai risposto sì ad anche solo una di queste domande, ho pensato per te un servizio di personal coaching dedicato esclusivamente agli store manager.

Vedrai i risultati!

Personal Coaching: ecco come aumento la tua performance (parte 2)

coaching store manager 6 esempi

Leggi la parte 1.

4. Voglio essere più leader

I team leader eccellenti sono consapevoli dell’influenza che hanno sugli altri, hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone, ispirano i propri collaboratori a fare del loro meglio e a raggiungere grandi obiettivi.

Leadership non è solo dire ai collaboratori cosa fare, trasmettere conoscenza, capacità e abilità ma creare, piuttosto, dei rapporti potenti e produttivi.

Non esiste un modello di comportamento, migliore di tutti gli altri. Quello che “dici” al tuo team è importante, ma lo è ancor di più il “modo” in cui ti comporti, la congruenza delle tue parole con i fatti, la tua convinzione e la tua energia.

 


 

I tuoi comportamenti sono la chiave per comunicare, persuadere, entusiasmare e risolvere i problemi. Per questo diventa fondamentale provare, verificare, mettere a punto provando e riprovando, sino a prendere confidenza con questi nuovi comportamenti e atteggiamenti.

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?

No:

No assolutamente a “scimmiottamenti da grande manager”, pose plastiche e atteggiamenti “costruiti” in modo innaturale. Sarai stimolato, invece, a ricercare il tuo stile di leadership personale.

SI:

Allora cosa facciamo concretamente? Pratica, pratica, pratica!

Impara a trasmettere fiducia e a comunicare con un linguaggio più incisivo e stimolante. Apprendi come potenziare il tuo approccio relazionale: la postura, le espressioni del viso, i gesti, la voce, etc. per aumentare la tua autorevolezza. Lo sai che chi sa ascoltare aumenta il suo carisma? Apprendi come “ascoltare in modo attivo” i tuoi collaboratori.

5. Voglio cambiare azienda/lavoro

Desideri ritrovare motivazione ed entusiasmo nel tuo lavoro? Cerchi nuove sfide professionali, maggior affermazione e soddisfazione?

Parlare di lavoro oggi è quanto mai difficile, vista la situazione critica e il Mercato caotico, pieno di contraddizioni e di difficoltà. Proprio grazie a questa complessità, è in grado di offrire opportunità nascoste e possibilità inaspettate.

Se il lavoro non ti soddisfa, probabilmente è tempo di prendere qualche rischio, uscire dalla zona di comfort e andare incontro all’opportunità di sentirti ancora vivo, creativo e deciso di mostrare al mondo le tue capacità.

Se avessi un coach di fiducia al tuo fianco, ci proveresti?

Per prima cosa ti aiuto a chiarirti le idee e a guardare con occhi nuovi la tua sfera professionale. Lavoriamo su tutte le scelte che hai effettivamente a tua disposizione, ampliando il più possibile la tua visione della realtà.

Vuoi solo migliorare la tua posizione in azienda?
Vuoi lasciare il tuo lavoro e trovarne uno nuovo?
È una scelta ponderata o è dettata da un momento di frustrazione professionale?
È davvero il momento per un cambio di lavoro o stile di vita oppure è solo un periodo di disorientamento e demotivazione?

Sei tu a deciderlo. A questo punto facciamo un assessment delle tue capacità, dei tuoi punti di forza, del tuo potenziale, prepariamo un CV e una lettera di presentazione efficace, identifichiamo i settori in linea con le tue aspettative e definiamo un piano d’azione concreto per raggiungere l’obiettivo che hai definito.

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?

No:

Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai questo … non ti consiglio di fare quello) ma fungere da supporto in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare un piano d’azione di successo.

SI:

Insieme valutiamo i tuoi obiettivi, desideri e sogni lavorativi. Definiamo un piano d’azione che, passo dopo passo, ti permette di sviluppare un programma concreto per il tuo percorso professionale, affrontare il cambiamento con serenità e sicurezza, sviluppare tenacia e intraprendenza, fare preparazioni vincenti e fornirti feedback in tempo reale per i colloqui di lavoro, meeting e happening.

6. Voglio gestire al meglio il mio team

Gestire i rapporti personali sul lavoro è tutt’altro che semplice e lo sai bene anche tu, poiché ogni giorno ti trovi a convivere con comportamenti e atteggiamenti che ti provocano contrasti e tensioni.

Ognuno ha il suo stile, il suo carattere e le sue manie.

C’è chi è troppo passivo e chi, al contrario, è troppo aggressivo. Chi è maleducato, chi è troppo permaloso, pettegolo o poco disponibile verso gli altri.

E tu, come ti relazioni con i tuoi collaboratori?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Vorresti essere più empatico e disponibile ma la paura di sbagliare ti blocca e ti fa “irrigidire”?

Di questi tempi, è importante gestire con efficacia i tuoi collaboratori perché le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua carriera di leader, manager o responsabile.

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?

No:

Non applichiamo teorie gestionali generiche ma insieme cerchiamo, piuttosto, di analizzare e verificare il tuo caso specifico. Scopriamo l’approccio migliore e personalizzato per gestire in modo positivo e costruttivo il rapporto con il tuo team.

SI:

Impari in sostanza come prepararti per un colloquio/feedback con un collaboratore difficile, gestire obiezioni, repliche o “attacchi” da parte di un tuo collaboratore, difendere le tue idee e mostrare il disaccordo con positività, chiedere “PERCHE” e dire “NO” ai tuoi collaboratori senza sensi di colpa.

Leggi la parte 1

Quanto dura il personal coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.

La durata del personal coaching lo decidi tu sulla base della complessità dell’obiettivo che hai prefissato. Mediamente, variano da 1-4 ore per un tema specifico (coaching mirato) a 6-8 ore per un obiettivo più complesso (personal coaching).

Valuta le tue specifiche esigenze, definisci il tuo obiettivo e decidi la durata del personal coaching. Qual è la tua necessità? Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test e verifiche?

Una volta deciso, partiamo! Personal coaching sull’obiettivo che hai definito. Ci incontriamo di persona oppure online (via skype) una volta la settimana. Sarò felice di accompagnarti passo per passo fino al raggiungimento dell’obiettivo che hai definito.

I risultati non sono all’altezza delle aspettative?

Stai perdendo fiducia e determinazione?
Ti piacerebbe migliorare alcuni aspetti del tuo approccio e della tua leadership?
Avere più grinta e determinazione?

Se hai risposto sì ad anche solo una di queste domande, ho pensato per te un servizio di personal coaching dedicato ai privati.

Vedrai i risultati!

Personal Coaching: ecco come aumento la tua performance (parte 1)

coaching

Il personal coaching è un vero e proprio “allenamento personale” per sviluppare i tuoi “muscoli caratteriali” e la tua performance. Si sviluppa tramite sessioni (incontri formativi) individuali e riservate con il coach professionista.

Ricevi immediatamente un forte stimolo all’azione, rafforzi la tua autostima, migliori le tue competenze con effetti positivi “a cascata” sui risultati del tuo lavoro.

Scegli l’area che desideri potenziare (rapporti, performance, leadership, etc.) e il mio proposito sarà di accompagnarti passo per passo fino al raggiungimento degli obiettivi che hai definito.

Come funziona il personal coaching?

A volte non è semplice mettere in risalto la concretezza del personal coaching. L’obiettivo è quello del raggiungimento di obiettivi e il miglioramento dei risultati e della performance. Il coaching si basa su fatti concreti (cosa puoi fare praticamente per cambiare una specifica situazione o raggiungere un determinato risultato).

Ecco 6 casi in cui il personal coaching ti può essere concretamente d’aiuto:

1. Voglio motivare il mio team

Il Mercato sta cambiando, anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni, stanno cambiando i clienti … allora deve cambiare anche il modo di approcciare il nostro lavoro e, soprattutto, il nostro team.

È necessario coinvolgere le persone che lavorano con noi. È tempo di diventare leader!

Mica facile! Come puoi motivare le persone che lavorano con te? Ci hai provato più volte a dare una scossa motivazionale ma subito dopo ti sei ritrovato al punto di partenza. Non è vero?

Prima di darti tutti gli strumenti per motivare il tuo personale voglio assicurarmi che hai (davvero) consapevolizzato il fatto che la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e che non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).

 


 

La motivazione del tuo team passa inevitabilmente da te, il responsabile, il capo, il leader! Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi” e dopo, solo dopo, la puoi chiedere (anzi pretendere) dai tuoi collaboratori.

E quindi?

Mi concentro, subito e principalmente, su di te, sul tuo atteggiamento, sul tuo approccio! Solo a questo punto, possiamo stabilire un piano d’azione concreto che ti permetta di dedicare un certo numero di ore alla settimana alla motivazione del tuo team.

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?

No:

Nessuno slogan motivazionale, frasi a effetto o lunghe teorie sulla motivazione. Se anche tu hai avuto, come tutti, problemi di motivazione sai perfettamente che se anche dai una pacca sulla spalla a un tuo collaboratore e dici: “Eddai, forza motivati!” non gli sarà di grande aiuto.

SI:

Entriamo subito nel concreto. Quali sono le azioni che ti permettono di gratificare e potenziare il tuo team? Come puoi celebrare e incoraggiare i vari membri del tuo team? Come riconoscere e potenziare ogni singolo collaboratore? Ecco, ci concentriamo solo su questo!

2. Voglio gestire un rapporto difficile

Come reagisci davanti al capo tiranno, la collaboratrice difficile o il collega ambizioso che ti pugnala alle spalle alla prima occasione? Meglio essere grintosi o diplomatici?

L’ideale, per avere buoni rapporti con gli altri è saper equilibrare, a seconda le circostanze, grinta e combattività con diplomazia e affabilità. I dissidi e le divergenze sul luogo di lavoro sono naturali e inevitabili! Non possiamo controllare il comportamento degli altri, ma ci sono tecniche e abilità che possiamo imparare per trasformare contrasti distruttivi in accordi costruttivi.

Di solito vogliamo gestire un rapporto difficile senza implicarci troppo, controllando le conseguenze delle nostre azioni o sperando che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

Nelle sessioni di personal coaching, per prima cosa t’invito a fare un passo indietro per guardare alla situazione con il massimo dell’obiettività.

Stai affrontando la questione o stai facendo finta di niente?
Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?
Ti stai focalizzando troppo sul problema?
Sei stanca e stressata e stai amplificando conseguenze e ripercussioni?

Ti aiuto a valutare i pro/contro di ciascuna scelta, individuare l’azione (o la non-azione) più importante, urgente o necessaria da fare e identificare un piano d’azione incisivo. Spesso, confrontarsi con una persona esterna, non coinvolta emotivamente e non giudicante, ci può essere di grande beneficio.

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?

No:

Non applichiamo teorie generali ma insieme cerchiamo di analizzare il tuo caso nel modo più specifico possibile. Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai questo e non fare quello) ma fungere, piuttosto, da cassa di risonanza e da supporto, in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare la tua risposta strategica di successo.

SI:

Scopriamo insieme l’approccio migliore e personalizzato per gestire al meglio il tuo rapporto con il capo, collega o collaboratore. L’assertività è un approccio che ci permette di gestire in modo propositivo, positivo e costruttivo i nostri rapporti professionali.

3. Voglio migliorare le mie competenze

Cosa ti serve per essere più produttivo nel tuo lavoro?

Gestire meglio il tempo, delegare con più efficacia, potenziare alcuni aspetti del tuo approccio e della tua leadership, lavorare in modo più intelligente, definire meglio gli obiettivi?

Ti fornirò gli strumenti che ti servono per affrontare al meglio i cambiamenti repentini, i problemi quotidiani e la competitività sempre più aggressiva. Posso aiutarti a essere ancora più produttivo ed efficiente, migliorando il tuo approccio e il tuo atteggiamento.

Imparerai a gestire meglio il tempo, a potenziare alcuni aspetti della tua personalità, lavorando in modo più intelligente, focalizzato e meno dispersivo.

Valuta le tue specifiche esigenze, definisci il tuo obiettivo e decidi la durata del personal coaching. Qual è la tua necessità? Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test e verifiche?

Una volta che hai deciso, partiamo! Personal coaching sull’obiettivo che hai definito.

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?

No:

Non ci perdiamo in lunghe e fumose teorie. La teoria è controproducente in questi casi. Nel tuo lavoro rischi di non trovare nulla di tutto ciò che hai studiato. Troppa teoria rischia di farti approcciare tutti i problemi in modo meccanico cercando di applicare quello che hai letto.

SI:

Costruiamo su misura il tuo percorso di coaching! Vedrai i risultati, grazie a un approccio uno-a-uno più incisivo, produttivo ed efficace. Sarò felice di accompagnarti passo per passo fino al raggiungimento dell’obiettivo che hai definito.

Leggi anche la parte 2.