Come tirare fuori il meglio dal collaboratore timido o introverso

collaboratore timido

Da adolescente ero timido e introverso.

Ricordo che, quando mi piaceva una ragazza, le esortazioni degli amici producevano su di me esattamente l’effetto contrario.

  • “Dai, vai!”
  • “Al massimo ti dice di no.”
  • “Adesso o mai più.”

Più cercavano di spingermi, più mi bloccavo.

Avrei avuto bisogno di una cosa molto più semplice: un po’ di tempo per prepararmi e decidere da solo quando agire.

Anche sul lavoro può succedere qualcosa di simile.

Quando un collaboratore parla poco, non interviene immediatamente o sembra poco propenso a esporsi, il primo impulso può essere quello di spronarlo.

Ma non sempre funziona.

E soprattutto, parlare poco non significa avere poco da dire.

1. Non metterlo continuamente sotto pressione

  • “Coraggio, buttati!”
  • “Devi essere più sicuro.”
  • “Devi farti vedere di più.”

Dette con le migliori intenzioni, queste frasi possono produrre l’effetto contrario.

Non tutte le persone funzionano bene quando vengono spinte a reagire immediatamente.

Alcune hanno bisogno di osservare, raccogliere le idee e capire come muoversi prima di esporsi.

Questo non significa evitare ogni situazione scomoda.

Significa non confondere la pressione con l’incoraggiamento.

Se una persona ha bisogno di più tempo per esporsi, spingerla più forte non significa necessariamente aiutarla.

2. Rispetta i suoi tempi senza proteggerlo troppo

Rispettare i tempi di un collaboratore timido non significa costruirli intorno una zona protetta.

Anche un collaboratore timido o introverso deve affrontare telefonate, riunioni, clienti, feedback e situazioni che possono metterlo alla prova.

Il punto è come lo accompagni verso quelle situazioni.

Puoi prepararlo prima.
Chiarire che cosa ti aspetti.
Dare il tempo di organizzarsi.
Affidargli progressivamente situazioni impegnative.

L’obiettivo non è evitare il disagio a ogni costo.

È evitare che l’unica strategia diventi:

  • “Buttati e vedrai che passa.”

3. Ascolta anche chi non cerca continuamente spazio

Nel team alcune persone rendono molto visibile ciò che fanno.

Raccontano.
Propongono.
Intervengono.
Chiedono.

Altre tendono a esporsi meno.

Se aspetti che siano sempre loro a prendere la parola, rischi di accorgerti meno delle loro idee, dei risultati e persino delle difficoltà che stanno incontrando.

Può essere utile creare momenti individuali con il collaboratore timido nei quali chiedere:

  • “Come sta andando?”
  • “C’è qualcosa che vorresti propormi?”
  • “Quale parte del tuo lavoro ti riesce particolarmente bene?”
  • “Su che cosa vorresti crescere?”

Poi ascolta.

Senza riempire immediatamente ogni silenzio.

Chi parla meno non dovrebbe dover parlare più forte degli altri per essere ascoltato.

4. Chiedi che cosa gli serve

Quando una persona rimane bloccata su un compito, la soluzione non è necessariamente darle subito la risposta.

Puoi aiutarla a capire che cosa le impedisce di procedere.

  • “Che cosa ti sta bloccando?”
  • “Che cosa hai già provato?”
  • “Che cosa ti serve per andare avanti?”
  • “C’è qualcosa che possiamo rendere più semplice?”

Potrebbe aver bisogno di più informazioni.
Di confrontarsi con qualcuno.
Di chiarire una priorità.

Oppure semplicemente di smettere di perfezionare qualcosa che è già sufficientemente buono.

Il tuo compito non è indovinare di che cosa ha bisogno.

Chiediglielo.

5. Non pretendere sempre una risposta immediata

Fai una domanda durante una riunione.

Una persona risponde immediatamente.
Un’altra rimane in silenzio.

È facile interpretare la prima come più preparata, sicura o competente.

Non necessariamente è così.

Alcune persone ragionano meglio prima di rispondere.

Puoi anticipare un argomento importante prima della riunione.

Puoi dire:

  • “Pensaci e ne riparliamo domani.”

Puoi utilizzare anche una mail quando non è necessaria una risposta immediata.

Non perché una persona introversa debba comunicare soltanto per iscritto.

Ma perché non tutte le buone risposte nascono a bruciapelo.

Questo non impedisce al collaboratore timido di imparare a muoversi anche in contesti veloci.

6. Fagli capire che credi nelle sue capacità

Un collaboratore timido non ha bisogno di essere rassicurato continuamente.

Ha però bisogno di capire che il suo responsabile vede ciò che sa fare.

Riconosci un buon lavoro.
Fagli notare un progresso.
Affidagli responsabilità coerenti con le sue capacità.

E quando pensi che possa affrontare qualcosa di più impegnativo, diglielo.

  • “Penso che tu possa gestirlo.”

Poi lasciagli lo spazio per farlo.

Credere nelle capacità di qualcuno non significa proteggerlo dagli errori.

Significa non interpretare automaticamente esitazione, riservatezza o bisogno di tempo come mancanza di capacità.


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Non devi trasformare un introverso in un estroverso

Questo è forse il punto più importante.

Il tuo obiettivo non dovrebbe essere rendere tutti i collaboratori più espansivi, veloci nel rispondere o disinvolti nell’esporsi.

Devi aiutarli a lavorare bene, crescere e assumersi le proprie responsabilità.

Qualcuno lo farà parlando molto.

Qualcun altro osservando di più prima di intervenire.

Qualcuno avrà bisogno di essere incoraggiato a esporsi maggiormente.

Qualcun altro dovrà imparare a lasciare più spazio agli altri.

Far crescere una persona non significa trasformarla nel collaboratore perfetto.
Significa aiutarla a utilizzare meglio ciò che ha e a sviluppare ciò che le manca.

Se vuoi approfondire il tema della timidezza e dell’introversione in un’altra situazione professionale, puoi leggere anche “6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro”.

E se con un collaboratore la differenza di stile è diventata ormai fonte di incomprensioni o tensioni, può essere utile lavorare sul modo in cui gestisci la relazione.

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