Ogni Nuovo Anno promettiamo di cambiare. Ma cambiamo davvero?

obiettivi 2022
Ogni nuovo anno promettiamo di cambiare. Forse dovremmo cambiare il modo in cui scegliamo di cambiare.

Ogni volta che comincia un nuovo anno succede la stessa cosa.

Facciamo progetti.
Scriviamo liste.
Promettiamo a noi stessi che questa sarà la volta buona.

Per qualche giorno ci sentiamo diversi. Più motivati. Più disciplinati. Più ottimisti.

Poi la vita ricomincia.

Le urgenze tornano.
Le vecchie abitudini riappaiono.
Le energie diminuiscono.

E molti buoni propositi spariscono in silenzio.

Le statistiche raccontano che buona parte di essi viene abbandonata già dopo poche settimane.

La spiegazione più semplice è dire che ci manca la forza di volontà.

Io non ne sono così convinto.

Forse il problema è un altro.

Forse chiediamo ai buoni propositi di fare un lavoro che dovrebbero fare le nostre abitudini.

Oppure pretendiamo di controllare un futuro che, per sua natura, non può essere controllato.

Ogni anno immaginiamo una strada perfettamente lineare.

La realtà, invece, ci presenta deviazioni, imprevisti, cambi di direzione.

Non è pessimismo.

È semplicemente la vita.

Per questo, negli ultimi anni, ho cambiato il modo di guardare agli obiettivi.

Non perché abbia smesso di credere nella crescita.

Ma perché ho imparato che la lucidità vale più dell’entusiasmo dei primi giorni di gennaio.

Queste sono le idee che provo a ricordare a me stesso.

Non scelgo buoni propositi. Scelgo intenzioni.

Un proposito contiene già un risultato.

Se non lo raggiungo, rischio di viverlo come un fallimento.

Un’intenzione è diversa.
Indica una direzione.

Per esempio:

  • “Desidero diventare più presente quando ascolto le persone.”
  • “Voglio imparare a fare domande migliori.”

Sono intenzioni che non dipendono dalle circostanze ma dal modo in cui decido di comportarmi.

Paradossalmente sono proprio quelle che, nel tempo, producono i cambiamenti più profondi.

Sostituisco le grandi aspettative con piccoli passi.

Le aspettative cercano di controllare il risultato.
Le intenzioni orientano il comportamento.

La differenza è enorme.

Non posso controllare quello che succederà nei prossimi mesi.

Posso però decidere come lavorerò oggi.
Posso scegliere il prossimo passo.

Ed è quasi sempre sufficiente.

Non ho bisogno di vedere tutta la strada.

Mi basta vedere il tratto successivo.

La chiarezza arriva camminando.

Molti aspettano di avere tutto chiaro prima di partire.

Quasi mai funziona così.

La chiarezza non precede l’azione.
La segue.

È come percorrere un vialetto illuminato da piccoli faretti che si accendono soltanto quando fai un passo avanti.

Non vedi il traguardo.

Vedi abbastanza per continuare.

Ogni decisione presa con consapevolezza illumina quella successiva.

Anche nel lavoro succede così.

Puoi trovare qualche spunto anche nel mio libro “Autorevolezza“, dove approfondisco il rapporto tra consapevolezza, decisioni e leadership.

Non rinuncio ai miei progetti. Li metto in pausa quando serve.

Abbiamo l’abitudine di pensare che esistano solo due possibilità:

  • andare avanti;
  • rinunciare.

In realtà ne esiste una terza.

Aspettare il momento giusto.

Ci sono periodi nei quali insistere significa solo consumare energie.

Mettere un progetto in stand-by non significa abbandonarlo.

Significa proteggerlo.

Quando arriveranno condizioni migliori, potrai riprenderlo con maggiore forza.

Cerco di affrontare subito ciò che mi mette a disagio

Le cose difficili tendono a peggiorare mentre aspettiamo.

Una telefonata rimandata.
Un confronto evitato.
Una decisione lasciata in sospeso.

Il problema raramente rimane uguale.

Quasi sempre cresce.

I leader autorevoli non eliminano le difficoltà.

Le affrontano prima che diventino troppo grandi.

Preferisco obiettivi vicini a obiettivi lontani.

Gli obiettivi molto ambiziosi sono affascinanti.

Ma possono anche diventare paralizzanti.

Preferisco chiedermi:

  • Cosa posso realizzare questa settimana?
  • Qual è il passo più utile oggi?

Ogni piccolo progresso alimenta motivazione.

La motivazione, invece, raramente nasce aspettando un grande risultato.

Proteggo la mia attenzione.

Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni.

Notizie.
Opinioni.
Allarmi.
Aggiornamenti.

Ho davvero bisogno di sapere tutto?

Oppure mi basta comprendere ciò che è davvero utile?

L’attenzione è una risorsa limitata.

Preferisco investirla sulle soluzioni piuttosto che alimentare continuamente le preoccupazioni.

Alla fine conta soprattutto una domanda.

Non:

  • “Che cosa succederà?”

Ma:

  • “Come risponderò a quello che succederà?”

Questa domanda cambia completamente prospettiva.

Non elimina l’incertezza.

Restituisce però qualcosa di molto prezioso.

La responsabilità.

Perché il futuro non dipenderà soltanto dagli eventi.

Dipenderà soprattutto dalla lucidità con cui saprò leggerli, interpretarli e affrontarli.

Ed è questa, oggi, l’intenzione che considero più importante di tutte.