14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 2

immagine di leader

Leggi la parte 1 del post14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader“.

7. Mangiarsi le unghie o giocherellare con i capelli

Tutti facciamo gesti inconsapevoli quando siamo nervosi e sotto stress.

Chi si strofina le mani,
chi afferra la loro parte superiore delle braccia,
altri si mordono la bocca e si toccano il collo.

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Le donne (soprattutto) sono viste come timorose, ansiose o distratte quando assumono comportamenti da teenager tipo
gingillarsi con i capelli,
giocherellare con la collana
o mordersi un dito.

Le persone ti percepiscono come eccessivamente preoccupata per il tuo aspetto fisico e non abbastanza concentrata sul lavoro.

8. Espressioni non corrispondenti

Se (per esempio) stai dando un feedback negativo a un collaboratore,
sorridendo forzatamente e in modo nervoso,
non aiuterà a trasmettere il giusto messaggio.

L’altra persona si sentirà a disagio.

Anche se non sa esattamente il motivo,
quando si trasmette incoerenza tra le parole e le espressioni,
le persone avvertono contraddizione,
sospettano che stai tramando qualcosa o che stai cercando di ingannarlo.

9. Stretta di mano molliccia

Si dice che un bel sorriso, guardare negli occhi accompagnando il tutto con una ferma stretta di mano … faccia miracoli!
Verissimo!

Una stretta di mano debole è indice di mancanza di autorità e fiducia,
non è conforme all’ immagine di leader che vuoi dare,
mentre una stretta di mano troppo forte potrebbe essere percepita come aggressiva e dominante.

 


 

Adatta la stretta di mano a ogni persona e situazione,
ma assicurati che questo (semplice) gesto sia fatto con decisione.¨

10. Espressione del viso accigliata

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere,
gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni
gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così,
invii messaggi che sei arrabbiato,
teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.

11. Parlare al cellulare e girare come una trottola

Parlando al cellulare è facile che, senza accorgerti,
inizi a camminare o girovagare senza meta.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Camminare mentre si è al telefono,
è un’azione automatica che serve a tagliare fuori tutti gli stimoli sensoriali provenienti dall’esterno,
per concentrarci maggiormente sulla conversazione.

Niente di male ci mancherebbe …
ma muovendoti continuamente (e nervosamente) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare i tuoi collaboratori.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
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12. Avvicinarsi o allontanarsi troppo può minare la tua immagine di leader

Se ti avvicini troppo a qualcuno,
prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla,
invadi lo spazio dell’altro,
ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.
Significa che non hai rispetto o comprensione per lo spazio personale dell’altra persona.

Al contrario, se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.

Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

13. Essere eccessivamente espressivo o esagerare con i gesti

Pochi (e giusti) gesti mentre parli
aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Gesti troppo zelanti o esagerati possono indicare che sei caotico o che stai
cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.

Se comunichi con le mani,
cerca di non esagerare.

Utilizza piccoli gesti controllati per mostrare forza e fiducia,
la tua immagine di leader.
Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Se vuoi massimizzare la tua autorevolezza,
riduci al minimo i movimenti.

14. Guardare continuamente il cellulare

Parla pure … ti ascolto”.

E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare e con la testa annuisci per dare una minima parvenza d’ascolto.

Guardare il cellulare mentre parli o ascolti (ascoltare è però tutta un’altra cosa) con qualcuno è un chiaro segno di mancanza di rispetto e di educazione.

Pensaci la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – soprattutto – per moglie/marito, figli e amici).

P.S.
Il fenomeno è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing,
che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 1

immagine di leader

Se consideri che,
circa il 90 % della comunicazione è non verbale,
e i nostri corpi hanno una “lingua” propria,
ti rendi subito conto che il linguaggio del corpo è importante tanto quanto le parole che utilizzi.

Quando il tuo ruolo lavorativo è legata all’immagine di leader,
è fondamentale dare grande importanza alla comprensione del linguaggio del corpo e degli altri segnali non verbali.

Per capire dove è necessario migliorare,
ho selezionato 14 dei modi peggiori di gestire il tuo corpo quando sei impegnato con i colleghi, i tuoi collaboratori o il gran capo:

1. Annuire e sorridere troppo

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Quando annuiamo,
vuol dire che siamo d’accordo,
stiamo ascoltando e incoraggiamo l’altro a parlare.

Annuendo continuamente esprimi incoraggiamento e impegno ma non autorevolezza e potere.
Così facendo, trasmetti l’impressione che stai (disperatamente) cercando d’impressionare e di compiacere.

Segnali la tua ansia di approvazione.

Anche il sorriso è un linguaggio del corpo potente e positivo,
ma quando (anche qui) sono persistenti o inappropriati,
può essere fonte di confusione e di poca credibilità.
Soprattutto se stai discutendo di un argomento serio,
esprimendo rabbia o stai dando feedback negativi

2. Seduta ciondolante o “contratta” può minare la tua immagine di leader

Una buona postura è importante ovunque ti trovi.

Con una seduta ciondolante e dinoccolata comunichi mancanza di rispetto per chi-parla.
Noia e apatia.
Menefreghismo.
Desiderio di non essere dove sei.

Il tuo corpo lo esprime per te … forte e chiaro!

Inoltre, se desideri una presenza da executive, un’immagine di leader, è importante “prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile”.
Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.

 


 

Se sei seduto in una postura contratta e “ristretta” al minimo delle sue dimensioni, occupi meno spazio e proietti meno potenza, sembrando insicuro o sottomesso.
Una “buona” postura invece incute rispetto.

3. Incrociare le braccia sul petto

Anche se piegare le braccia sul petto, può essere una posizione di riposo confortevole,
resisti alla tentazione di farlo.

Evita (sempre) di sederti con le braccia incrociate sul petto.
La maggior parte delle persone interpreterà il tuo gesto come
freddo, chiuso, polemico oppure difensivo.

Anche se stai sorridendo,
l’altra persona sentirà un senso di fastidio a interagire con te.
Anche pugni chiusi, braccia e le gambe incrociate, possono segnalare che non sei aperto ai punti di vista degli altri.

4. Non guardare negli occhi l’interlocutore

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia,
leadership,
forza e intelligenza.

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che hai qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.
Invii un messaggio all’altra persona: Non sono interessato a quello che dici.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

 
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5. Muoversi troppo, a scatti, con passi brevi

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che,
senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Fai attenzione!
Così facendo stai creando un clima di tensione che può influenzare e condizionare
negativamente
tutte le persone che ti circondano.

Questo proprio non te lo puoi permettere.
Pensaci la prossima volta che cominci a correre e muoverti come un tarantolato.

Prendi le misure della lunghezza dei tuoi passi,
passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici.
Non aver fretta e ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Alza il mento e guarda dritto,
non guardare in basso mentre cammini.

6. Testa chinata di lato

La testa chinata di lato (quando qualcuno sta parlando) è un segnale di empatia e comprensione.
Mostra che sei in ascolto.
Sei coinvolto.

Ma una testa chinata può anche essere inconsciamente messa in relazione ad un segnale di sottomissione (i cani piegano il collo in ossequio a un animale più dominante).

Se desideri proiettare un’ immagine di leader, potere e autorevolezza tieni la testa verso l’alto,
in una posizione più neutra.

Leggi anche la parte 2.

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 2

interviste di lavoro

LEGGI ANCHE > la parte 1.

2. Non essere te stesso (non ancora)

La ricerca ha dimostrato che gli intervistatori (e non solo) formano le loro prime impressioni in pochi secondi.

Vai incontro all’intervistatore con un sorriso appassionato,
una stretta di mano sicura, un sorriso aperto e un amichevole “Salve! Sono Michele Ferrarelli“.

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Allo stesso modo, se desideri terminare su una nota alta, ricorda che la maggior parte degli intervistatori cercano di riassumere i loro pensieri il più rapidamente possibile appena hai lasciato la stanza. Così per imprimere anche l’ultima impressione positiva, lascia la stanza con un grande sorriso “È stato un piacere conoscerla, la ringrazio per quest’opportunità“, e dai un’altra ferma stretta di mano.

Durante le interviste di lavoro è necessario spingersi oltre la nostra zona di comfort per mostrare in pieno le tue potenzialità.
Non farti bloccare.
Fai uno sforzo, dai.
Alza i toni di una tacca.
Prendi una tazza in più di caffè e sfoggia tuo miglior sorriso (anche se di circostanza, per oggi).

Non metterla-via con “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!
Non devi snaturarti, stravolgerti o sconvolgerti.
Devi solo migliorarti.
Almeno un po’.

3. Evitare di apparire incompetente

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti ad una domanda sulle loro competenze (come prima reazione) non riescono ad andare oltre un melanconico allargare le braccia, accompagnando il tutto con un arrendevole “ Pochino”, “Abbastanza” “Dipende” che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Ma è chiaro che un intervistatore non ha il tempo (e la voglia) di esplorare, “estrarre” la tua competenza.
Hai già detto tu, che non sai!
Tanto basta.
Che autogol!

Gli introversi spesso odiano dover parlare di se stessi,
perché lo vedono come “vantarsi”.

 


 

Ricordiamoci che parlare di se stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto.
Quando si parla di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità,
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

Parla come se stessi raccontando una storia a un caro amico.

4. Mantieni il contatto visivo durante le interviste di lavoro

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.
Per molti introversi, il contatto visivo nelle interviste di lavoro è faticoso.
Un esborso enorme di energia.
Ci si sente eccessivamente intimi e distrae dal pensare attentamente a ciò che si vuole dire.

Preparare i punti di discussione in anticipo ti aiuterà a dare risposte pertinenti nonostante la distrazione che potresti sentire,
mentre guardi negli occhi il tuo intervistatore.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
Fai pratica con un amico o il partner.

5. Accenna al fatto che sei introverso

La chiave è evidenziare gli aspetti positivi della natura introversa.
Puoi indicare (durante le interviste di lavoro) tutte quelle qualità che rendono “appetibili” le persone introverse nei luoghi di lavoro,
come essere grandi ascoltatori e pensatori critici,
possedere creatività e ottime capacità di comunicazione scritta.

Per esempio se devi rispondere alla classica domanda “Mi parli di lei“, puoi dire qualcosa tipo:
Come introverso, ho scoperto di essere un ascoltatore naturale e osservatore.
Rifletto attentamente prima di parlare.
Affronto gli ostacoli con naturalezza.
Una volta che ho raccolto abbastanza informazioni, sono pronto a dare il mio contributo.
Il mio stile di comunicazione preferita è l’email e la comunicazione on-line,
ma quando si tratta di conversazioni sensibili o di relazione, preferisco di gran lunga l’incontro faccia-a-faccia”.

Non hai nemmeno bisogno di usare la parola “introverso“.

Capire le tue qualità d’introverso può aiutarti a guadagnare più fiducia. Si consiglia di prendere una copia del libro di Susan Cain “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”.

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

6. Ritagliati uno “spazio di tempo” prima di un colloquio telefonico

Ricordiamoci che come introversi più tempo interagiamo con gli altri,
meno energia abbiamo.

Ecco perché in caso di colloquio telefonico è fondamentale avere un “cuscinetto di tempo” per stare da soli per ricaricarsi sia prima il colloquio di lavoro.
Questa strategia ti aiuterà a preservare la massima energia durante l’intervista.

Se per esempio hai fissato il colloquio alle 15.00 pianifica tutte le tue attività prima di mezzogiorno.
Se non puoi … cerca di staccare almeno 30 minuti prima: lascia l’ufficio e fatti un giro,
trova un posto tranquillo o ascolta musica.

Quando parli al telefono, cerca di seguire il tono e il ritmo dell’intervistatore in modo da essere in sintonia con lui.
Sorridi mentre parli.
Stai in piedi.
“Sembrerai” più vivo e pieno di energia.

È vero che al telefono non hai tanto tempo di pensare prima di parlare ma almeno…
non c’è bisogno di stabilire un contatto visivo!

La preparazione è la chiave per il successo nelle interviste di lavoro

Ecco l’intervista è finita,
sarai senz’altro stanco,
ma se metterai in atto queste 6 strategie, avrai molte più possibilità di successo.

Come già detto nella parte 1 dell’articolo, essendo introverso,
probabilmente preferisci (durante le interviste di lavoro) pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

Prova a dare una risposta nel più breve tempo possibile ma considera che ogni colloquio di lavoro è a doppio senso.
Nel senso che … l’azienda valuta te ma anche tu puoi giudicare la società.
Una cultura aziendale (tutta improvvisazione e inconsistenza) che scoraggia la riflessione e il ragionamento potrebbe non essere la scelta migliore (per te) nel lungo periodo.
Non trovi?

6 strategie che timidi e introversi dovrebbero conoscere prima di un’intervista di lavoro – 1

intervista di lavoro

“Nel linguaggio di tutti i giorni, usiamo spesso le parole “timido” e “introverso” in modo intercambiabile.
Ma un introverso può non essere necessariamente timido.
L’introverso (in contrasto con il suo opposto estroverso) è più concentrato su ciò che è dentro la sua testa e si “rinfranca” nella solitudine.
L’estroverso invece dirige la sua attenzione verso l’esterno e si carica delle persone intorno.
Per esempio, dopo aver trascorso un paio d’ore o un giorno intero con gli altri, un introverso deve ritirarsi e stare da solo, mentre un estroverso dirà “Facciamo festa!”
.
Wendy Gelberg

Il colloquio di lavoro è già stressante di suo.
Se poi ci aggiungi in fatto di essere timido o introverso, non-te-ne-dico
tra strette di mano e saluti introduttivi, il dover parlare di sé, fare il brillante,
doversi vendere ed essere al centro dell’attenzione.

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Purtroppo, se noi introversi vogliamo lavorare, non possiamo evitare i colloqui di lavoro.
anche se non ne siamo felici, non possiamo farne a meno.
Anzi dobbiamo farli anche bene,
se non vogliamo screditare miseramente le nostre competenze e capacità.

Quando si parla di colloqui di lavoro, tendiamo a pensare che essere estroversi aumenta (e di molto) le possibilità di successo.
Un estroverso riesce molto bene a vendere se stesso e a “mettere su un vero e proprio show”.
Beato lui!

Ma è anche vero che uno studio pubblicato da Academy of Management Journal ha rilevato che gli estroversi sono ideali per stimolare e motivare il team, ma spesso hanno problemi con i compiti di alto livello e specializzazione.

Sei introverso? Bene sei in buona compagnia!

Tantissime persone sono introverse.

Tu, io, il tuo collega, il tuo capo, il tuo attuale datore di lavoro, il tuo intervistatore …
ma anche molti personaggi famosi del passato e contemporanei che hanno influenzato significativamente la civiltà occidentale sono classificabili come introversi …

Clint Eastwood, Bill Gates, Woody Allen,
Diane keaton, Meryl Streep, Michelle Pfeiffer,
Tom Hanks, Steven Spielberg, Michael Jordan,
Katharine Hepburn, Al Gore, Queen Elizabeth II.

e anche …

Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Abraham Lincoln,
Isaac Newton, Carl Jung, Albert Einstein,
Mahatma Gandhi, Thomas Edison, Alfred Adler …

1. Preparazione, preparazione e ancora preparazione

In un colloquio di lavoro, la parte più difficile per la persona introversa è affrontare l’elemento sconosciuto, l’ignoto. Ecco perché è fondamentale ridurre al minimo il fattore “sorpresa”.

La preparazione è il miglior alleato dell’introverso.
 


 

Trova il maggior numero d’informazioni.
Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore nel quale opera. Ogni informazione può diventare fondamentale.

Avere maggiori info potrebbe aiutarti a sentirti maggiormente a tuo agio.
Scopri, dove l’intervistatore è andato a scuola,
l’organizzazione, la struttura di gestione, la filosofia,
i prodotti, i servizi e i concorrenti
in modo da diventare un esperto sia della persona con cui parlerai sia dell’organizzazione.

Ricorda inoltre che i datori di lavoro apprezzeranno questa tua “preparazione”, perché dimostrerà il tuo interesse verso la loro azienda e che non sei solo alla disperata ricerca di un posto di lavoro.
La conoscenza contribuirà a costruire la tua fiducia.

Prima dell’ intervista di lavoro

Fai una prova di viaggio verso per la sede dell’azienda in modo da sapere esattamente
quanto tempo ci vuole per arrivarci, dove parcheggiare, dov’è l’ingresso, un piano B in caso di rallentamenti, ritardi e impedimenti.

Obiettivo: alleviare l’ansia ed evitare le “sorprese”.

Le interviste di lavoro per gli introversi sono più prosciuganti (a livello energetico) di quanto lo siano per altre persone.
Assicurati di arrivare prima per avere un po’ di tempo da solo prima del colloquio in modo da poter ricaricare le batterie ed essere fresco.

Il giorno prima dell’intervista di lavoro evita di “infilarti” in eventi sociali (anche se piacevoli)
perché queste attività ti faranno prosciugare un sacco di energia e ci vorrà del tempo per ricaricare.
Piuttosto leggi un libro,
ascolta musica o semplicemente siediti da solo,
sorseggiando un caffè o una tisana.

Se lo fai prima dell’intervista, avrai in una sensazione di freschezza e lucidità.
Se lo fai dopo, ti rilasserai e recuperai un po’ d’energia.

 
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Prepara le risposte

Come introverso, probabilmente preferisci pensare prima di parlare.
E a volte, avrai l’impressione di prendere troppo tempo per rispondere.

In una intervista di lavoro, si può superare questa preoccupazione preparandosi accuratamente in anticipo.
Un approccio strategico efficace è quello di riflettere in anticipo su quali domande ti potrebbero fare e prepararsi le risposte.

Annota le domande più comuni. E quelle scortesi.
Preparati le risposte dell’intervista di lavoro …
sulla tua formazione scolastica, sulle tue precedenti esperienze di lavoro, il perché hai scelto quella tesi,
perché ci hai messo un anno in più del previsto, quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza.

Scrivi le domande in anticipo, e vai in “sala prove”.
Prova e riprova … davanti allo specchio, sotto la doccia, o con un amico/ partner.
L’allenamento è tutto.

Se il selezionatore ti spiazza con una domanda che non ti aspettavi,
puoi sempre rispondere “Questa è una buona domanda, mi lasci pensare un minuto”.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Parlare male dell’ex datore di lavoro è da rosso diretto

ex datore di lavoro

Il mio ex capo è un idiota”
“La mia azienda mi ha sfruttato e poi mollato“
“Il mio capo?
Un raccomandato. E anche incompetente”.

L’amarezza è cattiva consigliera

 

 
Quando arriva la domanda sul tuo ex capo non vedi l’ora di sfogarti e rincarare la dose con sorrisini, smorfie e frasi sarcastiche?

Oppure con la scusa della trasparenza e della sincerità cogli l’occasione per scaricare sulla tua ex azienda una serie di scelleratezze e di cattiverie?

Il mondo del lavoro oggi è tosto.
Tostissimo.

Le esperienze negative, i torti, le ingiustizie, le sopraffazioni del passato ci hanno reso rancorosi e suscettibili.
È normale e anche comprensibile.
L’amarezza però è cattiva consigliera.

In fase di colloquio di lavoro, essere astiosi e pieni di risentimento verso il nostro precedente datore di lavoro non sono caratteristiche gradite alla persona che ci sta intervistando, poiché denota insofferenza e potenziale insubordinazione.

Parlare male dell’ex datore di lavoro può essere un autogol

La prossima volta che ti sarà difficile tenere la bocca chiusa quando parli del tuo ex datore di lavoro, sappi che quando parli negativamente di una persona ottieni esattamente l’effetto opposto.

Gli psicologi americani chiamano questo fenomeno Spontaneous trait inference.

Significa che ogni volta che dici cose sconvenienti su qualcun altro, chi ascolta non può fare a meno di associare a te questi stessi tratti.
Quindi, se dici che il tuo ex capo è inaffidabile, disonesto …
il tuo potenziale datore di lavoro in realtà sta collegando l’inaffidabilità e la disonestà a te.
 


 

Il boomerang ti torna indietro … con gli interessi!

Il mondo è più piccolo di quanto pensi

È possibile che i rispettivi datori di lavoro si conoscano.
Sarebbe certamente un “rosso diretto” parlare male di una persona che potrebbe rilevarsi un caro amico del tuo potenziale nuovo capo.

Inoltre con quest’atteggiamento, l’intervistatore potrebbe presupporre che parlerai male anche della sua azienda, nel caso dovessi lasciarla.

In generale, ogni tipo di lamentela (per quanto giustificata possa essere) va accuratamente evitata.
Meglio armarsi di sorriso, positività e convinzione e abbandonare ogni traccia di rancore, risentimento o diffidenza.

Piuttosto che denigrare i tuoi datori di lavoro, valorizza i tuoi punti di forza e il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri candidati.
Lascia che siano le tue parole, i tuoi gesti e la tua competenza a parlare di te.

L’amarezza lasciamola, davanti ad una birra, con gli amici al bar.

6 spunti per rispondere a domande scortesi durante il colloquio di lavoro

domande scortesi al colloquio

Le domande scortesi durante i colloqui di lavoro (non stiamo parlando di domande illegittime o fuori-legge ma solo di quelle imbarazzanti o strane) fanno parte del gioco e sono utilizzate dal selezionatore per testare la reazione e le risposte del candidato a questo tipo di domande.

Alcuni selezionatori lo fanno per strategia di valutazione.
Altri perché sono semplicemente curiosi (e poco delicati).
Altri ancora sono solamente persone maleducate, sgradevoli o indisponenti (tipo il tizio della foto).

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“Ha mai pensato di perdere qualche chilo”
“Ehi, come si è fatta quella cicatrice sul braccio?”
“Un po’ “variopinto” il suo curriculum, non trova?”
“Che cosa ha fatto ai capelli?”

Tuttavia, se sai come rispondere o riesci a capovolgere la situazione, puoi trarne un vantaggio e guadagnare punti importanti!

Che cosa si dovrebbe fare quando i modi di un intervistatore sono scortesi o maleducati?
Ecco 6 spunti per rispondere a domande scortesi al colloquio di lavoro:

1. Mantieni la calma

E il senso dell’umorismo.
L’intervistatore può chiedere semplicemente per curiosità.

La chiave è quella di non prendere nulla sul personale ed evitare il giudizio.

Puoi anche rispondere con un complimento (per esempio l’intervistatore minimizza con una battuta la tua esperienza precedente, puoi dire qualcosa tipo “Sono d’accordo, per questo motivo lascerei la mia azienda per lavorare per una società dinamica come la vostra“), in questo modo sarai in grado di capovolgere la situazione a tuo favore.

Questa tecnica può avere un buon successo.
Gli intervistatori non se lo aspettano, così li potrai sorprendere con la tua ironia e la tua intelligenza.
Ovviamente richiede attenzione e prontezza di pensiero.

2. Non controbattere alle domande scortesi al colloquio di lavoro

La definizione “scortese” è soggettiva, spesso è molto più efficace reagire semplicemente alla domanda e non alla persona che la pone.

Fa parte della nostra natura umana voler controbattere immediatamente a un commento offensivo o una domanda impertinente.

Se rispondi in modo maleducato a una domanda scortese, diventi a tua volta insolente e inadeguato.

3. “Usa” il silenzio

 


 

Il silenzio è spesso percepito come imbarazzante e scomodo.
La maggior parte delle persone si sente (almeno un po’) a disagio con il silenzio.

Non c’è bisogno di uno sguardo scontroso e “controbattute” al veleno.
Un sorriso appena accennato, seguito da un lieve movimento di occhi spalancati per la sorpresa, può essere efficace e anche disarmante.

Il tuo silenzio potrebbe suggerire alla persona di ravvedersi un po’, e (forse) anche di chiedere scusa.

4. Cambiare tema

Puoi fingere di non aver sentito il commento maleducato, fare una brevissima pausa e cambiare il tema del discorso rispondendo con un’affermazione che mette in risalto le tue abilità e i tuoi punti di forza, come l’inventiva, la precisione, la team leadership.

5. Chiedere maggiori informazioni

Chiedere ulteriori chiarimenti quando l’intervistatore commenta in modo inappropriato.

Ad esempio … “Potrebbe spiegarmi cosa intende per …?”
oppure
“Scusi, non la seguo correttamente.
Potrebbe gentilmente riformulare la domanda o spiegare che cosa intende per …?
“.

Invitare il selezionatore a riformulare la domanda, ti permette di guadagnare un po’ di tempo, t’impedisce di rispondere inadeguatamente e costringe il selezionatore a “soppesare” meglio le sue parole.

6. Se la conversazione è davvero irrispettosa?

Nel caso in cui il datore di lavoro continua a fare commenti o domande scortesi e offensive, sai che hai il diritto di rifiutare di rispondere.

Se non desideri rispondere, non c’è bisogno di farlo.
Meglio dire “No”, educatamente e far capire che non accetti le domande scortesi al colloquio.
 

 
Congedati con classe, senza commentare e offendere.
Non ne vale la pena.
Usa una frase tipo “Grazie per il suo tempo. Non credo che questa posizione sia a misura per me”.

Potresti lasciare l’intervistatore con il rimpianto per quello che ha perso.

Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca – 2

buona impressione

Foto di Roland Lakis

Leggi anche la parte 1.

Look sempre adeguato alla circostanza

Per andare in ufficio, un meeting di lavoro, a un evento importante, un cocktail con le amiche o per un primo appuntamento galante, il tuo look deve essere adeguato alla situazione.
Sei sicuro che sia quello giusto?

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Meglio un look sobrio (per evitare di dare troppo nell’occhio), un look casual tipo jeans e t-shirt oppure uno classico camicia bianca, tubino nero o blu, tacco medio e qualche accessorio chic?

Anche se il look è sobrio e formale,
un pizzico di personalizzazione può darti un tocco di personalità in più e contribuire alla buona impressione.

Anche i colori sono importanti.
Meglio colori tenui per un incontro/happening/colloquio nel sociale e blu scuro per quel che riguarda una società bancaria, assicurativa o un’azienda di produzione.

Creare il contatto visivo

Gli occhi trasmettono la nostra essenza.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il suo sé autentico.

Quando dai la mano a qualcuno, è importante creare “un collegamento” anche con gli occhi …
sorridi,
guarda la persona negli occhi e nota il colore dei suoi occhi.

Notare il colore degli occhi della persona cui stringiamo la mano.

Questa semplice abitudine ti “costringerà” a guardare (davvero) le persone negli occhi e “connetterti” con lui/lei.
 


 

Prova e vedrai la differenza.

Perfezionare la stretta di mano

La stretta di mano la dice lunga su di noi ancor prima di aprire la bocca.

L’intensità della forza impressa alla stretta è legata alla personalità ed è vista come una dimostrazione di carattere e di forza.

La stretta di mano è stata frutto di non pochi studi sul linguaggio del corpo e il carattere della persona.
Nello specifico in base all’indagine effettuata su più di 100 manager italiani è emerso che il 9% eccede nella forza nella stretta di mano e ben il 60% pecca in debolezza.

Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale;
se la pressione è eccessiva, però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.
Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive,
timide e diffidenti.

C’è anche chi torce il polso dell’altro (esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza), chi invece offre la mano molle o solo la punta delle dita (non gradisce il contatto con gli altri).

La miglior stretta di mano per fare una buona impressione è verticale, decisa e forte (ma non troppo).
Ad esempio se davanti a noi c’è un ragazzino/a o una persona anziana, la nostra pressione,
se pur decisa deve essere meno forte.

La chiusura a due mani può sembrare troppo intima,
soprattutto quando è la prima volta che incontriamo qualcuno.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Mantenere la giusta distanza

Anche la distanza è molto importante la prima volta che incontri la persona.

Se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.
Al contrario, se sei una persona socievole e affettuosa, che preferisce parlare faccia a faccia a breve distanza ma ti avvicini troppo, prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla, invadi lo spazio dell’altro, ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.
Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

Evita anche di porti di fronte perché posizioni frontali (soprattutto tra uomini) sono assunte in situazione di conflitto.
Meglio porsi di fianco o ad angolo retto.

Trattenere il sorriso per una buona impressione

Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.
E’ il classico tipo di sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio,
non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Ecco 7 suggerimenti per fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca.
Per alcuni di noi poi, i problemi iniziano proprio lì … quando devono cominciare a parlare … ma questa è tutta un’altra storia! Se desideri approfondire l’argomento … ecco il personal coaching per potenziare la leadership!

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

7 modi infallibili per rovinare il colloquio di lavoro – 2

colloqui

Leggi anche la parte 1.

Il mondo del lavoro oggi è tosto.

Le difficoltà nel prendere appuntamenti, le esperienze negative del passato, i tanti “le faremo sapere” ci hanno reso rancorosi e irritabili. È normale e anche comprensibile.

L’amarezza però è cattiva consigliera.

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Essere rancorosi, astiosi, pieni di risentimento e trasmettere tale frustrazione alla persona che ci sta intervistando, non sono caratteristiche che piacciono e non ci aiutano certamente ad aumentare le possibilità di essere assunti. “Il mio capo era un idiota” o “Mi ha fregato il mio collega“ oppure “I clienti di oggi sono stupidi”.

Dei nostri problemi personali non importa a nessuno … tanto meno a un datore di lavoro.

Meglio dunque armarsi di sorriso, positività e convinzione e (anche se sono d’accordo che non è facile) lasciare a casa ogni traccia di rancore, preconcetto o diffidenza.

L’amarezza lasciamola con gli amici al bar.

5. Essere troppo molli o troppo attivi

Il colloquio di lavoro è il tuo momento di brillare.
C’è qualcuno che è interessato a conoscere la tua storia.

Questo non è il momento di tacere, essere statici, immobilizzati, con lo sguardo basso, parlare poco o balbettare. Parlare poco è un atteggiamento assolutamente improduttivo che spesso assumono persone riservate o timide che per la tensione si chiudono in loro stessi, non espongono i loro punti di forza o preferiscono fare i modesti.

Non puoi pretendere che il datore di lavoro sappia delle tue competenze o di come sei in grado di risolvergli i problemi, se non glielo dici. Il nostro interlocutore potrebbe pensare che sei una persona troppo chiusa e che non riesci a interagire con altre persone.

Al contrario anche parlare troppo, non funziona. Parlare troppo è una reazione alla tensione, divaghiamo, rigiriamo le parole senza rispondere in modo mirato alla domanda. Un fiume in piena.

Pensi che se racconti tutta la tua vita senza mai fermarti colpisci il tuo interlocutore? Se fai tante (troppe domande) sei sicuro di fare una buona impressione? Può rivelare un’eccessiva autostima o al contrario un tentativo di mascherare la tua insicurezza?
 


 

Parlare tanto non significa comunicare.

Un candidato logorroico (che sommerge d’informazioni il suo selezionatore) è spesso recepito come fastidioso e che come tale è evitato.

Il datore non vuole perdere tempo a sentire discorsi inutili. Cerca di essere sintetico e cogli il nocciolo delle domande. Rispondi alla domanda o intervieni solo quando intuisci che l’interlocutore sta aspettando il tuo intervento.

Vai dritto al punto, senza girare intorno.

6. Parlare subito di stipendio e benefit

Sappiamo bene tutti che non si vive di solo aria.
Stipendio, vacanze, orario flessibile o altri benefici sono importanti.

Altro che.

In un mondo ideale un datore di lavoro dovrebbe illustrare durante il colloquio anche gli aspetti economici, ma in molti casi ciò non avviene (a volte una persona può passare anche attraverso 2-3 colloqui e ancora non conosce lo stipendio o i benefit) e quindi in queste situazioni verrebbe spontaneo e comprensibile, chiedere “Quant’è la paga?”.

Domanda legittima, certo.

Domanda che però il più delle volte può trasmettere un messaggio sbagliato, come ad esempio un interesse maggiore rispetto verso la retribuzione rispetto al compito e alla mansione.
Chiedere i vantaggi al primo incontro o in modo sbagliato potrebbe rivelarsi disastroso soprattutto perché non sai ancora se sei tra i “papabili”.

 

 

Meglio aspettare il momento giusto, soppesare bene l’atmosfera del colloquio e valutare se ci sono le premesse per questa domanda. In caso contrario è meglio astenersi e rimandare la questione a un secondo tempo.

7. Non conoscere l’azienda

Cioè?

Chiedere “Che cosa fa la vostra azienda?” oppure non saper rispondere o balbettare alla classica domanda “Che cosa sa della nostra azienda?” potrebbe essere sufficiente per compromettere l’esito del colloquio.

Ignorare le caratteristiche dell’azienda oppure porre domande che sono chiaramente visibili sul sito dell’azienda (per la quale ti stai proponendo) è un classico errore. Questo dice subito che non hai preparato l’intervista.

È un modo veloce che usano i selezionatori per scremare la lista di candidati durante i colloqui. Se non sai la risposta, sei fuori.

Prendere info sull’azienda per la quale ti stai proponendo, ti prende poco tempo ma i suoi effetti sono importanti. Questo non vuol dire imparare a memoria ogni prodotto o nominativo presente nel sito. Al datore non interessa un’analisi approfondita della sua situazione aziendale ma basta avere un’idea chiara e semplice di come l’azienda è strutturata, cosa produce, gli obiettivi, le filiali, ecc.

Oggigiorno tutte le aziende hanno un sito internet, dove poter reperire informazioni di base.

Leggi anche la parte 1.

Un primo passo è concentrarti solo su questo: non tagliarti le gambe da solo con errori gravi. Concentrati sui principi base e il resto verrà da sé. Evita questi 7 errori e poco importa come andrà il resto del colloquio.

7 modi infallibili per rovinare il colloquio di lavoro – 1

colloquio

Sai come affrontare con successo un colloquio di lavoro?
Ah, no! Infatti, non è un caso che i colloqui di lavoro siano il festival dell’errore.

Ansia, tensione, improvvisazione giocano brutti scherzi e l’errore (magari anche più di uno) è sempre in agguato.

Che cosa serve? Tecniche innovative o complesse strategie d’interazione personale? L’importante è evitare questi 7 errori che sono gravi agli occhi del selezionatore o datore di lavoro e … che non ti perdonano.

Se incappi in questi errori, magari continuerai il colloquio (per qualche altro minuto) ma il reclutatore ha già preso la sua decisione.

Il gioco è fatto.

Non si torna più indietro.

Anzi, indietro si torna … a casa con un nulla di fatto!

1. Presentarsi con tempismo sbagliato

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Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.

Grida all’inaffidabilità. Non c’è scusa che esista.

L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale o uno sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1. Non importa se si seguono tutte le altre regole. Se sei in ritardo, sei fuori al 90%. Un colloquio di lavoro è il tempo in cui un potenziale datore di lavoro dovrebbe vedere il meglio di te … e se questo è l’inizio!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo perché esprime troppa ansia di fare una buona figura.

Oltremodo la tua presenza in forte anticipo potrebbe non essere gradita perché disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda, store o centro (sei un ospite inaspettato da gestire) e potrebbe attaccarti addosso l’etichetta dello scocciatore.

Non è il massimo prima di un colloquio d’assunzione.

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti, vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 minuti prima. Bastano.

2. Sbagliare look

Sei mai andato a un colloquio di lavoro in jeans?
Oppure, ti sei presentato molto elegante al colloquio e ti sei accorto che i jeans, invece, li indossava il tuo selezionatore?
 

 

Ah si! Sbagliare look è questo … vuol dire semplicemente non aver scelto l’abbigliamento adatto al contesto lavorativo, all’azienda e al ruolo professionale ricercato.

Come regolarsi?

Se non conosci la cultura dell’azienda o del datore di lavoro, per non sbagliare evita qualunque eccesso e scegli abiti semplici che valorizzino la tua persona, senza però essere troppo elegante o, al contrario, troppo casual.

Meglio evitare minigonne, abiti scollati, look troppo sexy, tacchi 12 cm., magliette di gruppi musicali, ecc.

Tieni presente che il look col quale ti presenterai al colloquio dovrà essere poi, a grandi linee, quello che terrai in caso di assunzione. Leggi per approfondire

3. Mentire durante il colloquio di lavoro

Nessun selezionatore o datore di lavoro si aspetta che il candidato dica tutta e solo la verità. Alcuni parlano con decine di candidati ogni settimana e sono spesso capaci di leggere tra le righe e fare le domande giuste per far emergere la verità … e se ti scoprono, finisci nella loro “lista nera”

I datori di lavoro vogliono dipendenti con integrità (poi spesso manca a loro … ma questa è tutta un’altra storia) e se scoprono bugie e menzogne la prima cosa che fanno, è indicare la porta.
 


 

Le menzogne possono non solo riguardare un eventuale licenziamento subito o un periodo d’inattività nel percorso professionale ma anche semplicemente:

• Vantarsi di sapere bene l’inglese quando in realtà si ha una conoscenza “scolastica”;
• Dire di saper utilizzare bene il computer ma poi scrivi lento come una lumaca;
• Dire di conoscere un argomento ma poi cominci a esitare e balbettare;
• Millantare conoscenze, competenze o esperienze importanti per poi cadere alla prima domanda;

Una volta “scoperti”, non ci salva balbettando scuse puerili tipo “È un po’ che non parlo inglese”, “Con il PC mi dà una mano mio figlio” … la menzogna, soprattutto quando evidente e spudorata, equivale a compromettere il colloquio.

Mentire non è quasi mai la scelta migliore, anche perché la verità prima o poi viene sempre a galla.

Anche ipotizzando di riuscire a “farla franca” una volta assunti si rischia di fare brutte figure se mancano le competenze necessarie, il rischio è non essere confermati nel periodo di prova.

Continua a leggere la parte 2.

Come fare una candidatura via mail efficace -2

candidatura via mail

Leggi anche la parte 1 del post “Come fare una candidatura via mail efficace

A chi indirizzare la candidatura via mail?

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Se hai una mail generica (ad esempio: info@ …) è importante precisare il destinatario o l’ufficio di destinazione della mail (esempio: “Alla c. a. del Responsabile del Personale” oppure e “Alla c. a. del titolare” o anche “Alla c. a. del signor/dott Marco Rossi” (nel caso conosci il nome del responsabile ma non hai il suo indirizzo mail).

Se hai la mail diretta di un selezionatore o del responsabile del personale,
indirizzala direttamente a loro: tipo “Gent.ma Dott.ssa / Egr. Dott. Marco Rossi”.

L’indirizzo della persona alla quale inviare la candidatura via mail può essere ottenuto per telefono (contattando direttamente chi si occupa della selezione),
consultando il sito dell’azienda in questione o tramite anche una ricerca su Linkedin.

Utilizza un indirizzo mail professionale

Invia la candidatura via mail da un indirizzo credibile.

Il tuo indirizzo mail deve essere subito riconoscibile e comunicare professionalità (ad esempio: ferrarelli.coaching@…) e deve essere composto preferibilmente dal tuo nome e cognome (es. michele.ferrarelli@…).

Non utilizzare nomignoli e soprannomi poco convenienti (stile supercoach101@…) o indirizzi di posta elettronica di genitori,
partner o amici.

Fai prima un invio di prova a te stesso:
in tal modo potrai testare la formattazione e notare subito eventuali problemi (testo piccolo/grande, lunghezza della mail, divisione sbagliata della parola a fine riga, ecc.).

Assegna un nome ai tuoi documenti

Ciò permette al selezionatore di ritrovare più facilmente i tuoi documenti …
te ne sarà grato quando dovrà districarsi tra le decine di dossier che riceve giornalmente.

 

 

Per esempio:
michele_ferrarelli_CV;
_michele_ferrarelli_lettera_candidatura;
michele_ferrarelli _certificati_lavoro;

Non dimenticare firma e dati personali

A termine del testo della mail, firma con nome e cognome.

Sotto la firma scrivi anche l’indirizzo,
il cellulare e la tua e-mail così i tuoi contatti saranno immediatamente a disposizione.
Può essere una buona idea indicare anche il tuo recapito Skype ed eventualmente linkare i tuoi profili Social, tipo LinkedIn.

Evita Dott./Dott.ssa prima del nome.

Differenziare per differenziarsi

Ultimo spunto davvero importante …
evita le e-mail standard!

Non puoi creare una singola candidatura via mail e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.
Un selezionatore esperto si accorge in pochi secondi se ha davanti un candidato che ha personalizzato la sua presentazione oppure se deve leggere una candidatura generica, inviata in massa con il più classico dei copia-incolla.

 


 

Ogni annuncio di lavoro è diverso … anche la risposta all’annuncio dev’essere unica e personalizzata.
Per ogni azienda devi creare una lettera di presentazione.

Chiediti.
Come posso trasmettere, in poche righe,
la mia motivatone e il mio entusiasmo?
Come posso spiegare che il mio profilo è adeguato a questa mansione?
Riesco a convincere il selezionatore che, se assume me,
mi dimostrerò la persona giusta per quell’azienda in quel ruolo?

La lettera di presentazione, rispetto al CV,
ha una forma meno schematica e più spontanea …
ti puoi concedere qualche libertà in più e renderla più genuina!

Senza ripetere il contenuto del curriculum allegato,
usa la mail di presentazione come il tuo biglietto da visita,
sfrutta quest’occasione per chiarire e far conoscere, in poche righe,
aspetti del tuo percorso lavorativo o della tua personalità.

Per personalizzare la tua lettera motivazionale e quindi una candidatura,
non è necessario ri-scriverla ogni volta, basta variarne un 25-30%,
tutte le volte, in funzione dell’offerta alla quale si risponde.

 
COLLOQUIO DI SUCCESSO scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

14 errori da evitare nella candidatura via mail:

1. Non utilizzare “Lei”, “Le”, “Vi” con iniziale maiuscola;

2. Evita usare un font poco leggibile (meglio Arial, Verdana o Helvetica);

3. Non utilizzare Emoticon;

4. Evita fondini fantasiosi con fiori, mici, scritte motivazionali o citazioni;

5. NO a errori ortografici, grammaticali o di battitura;

6. Evita il testo poco chiaro e scorrevole (separa i vari paragrafi con uno spazio bianco in modo da agevolare la lettura);

7. Non dimenticare di allegare il CV (capita più spesso di quanto immagini!;)

8. Evita l’allegato troppo pesante (mai superiore a 1Mb, meglio se inferiore ai 500Kb) altrimenti l’email potrebbe non arrivare a destinazione oppure andare nello spam;

9. Evita di inviare documenti in Word. Utilizza il formato .pdf perché è più leggero, più professionale e non è modificabile, mentre un documento Word potrebbe essere modificato da chiunque;

10. Non dimenticare l’oggetto della mail (anche questo capita più spesso di quanto immagini!);

11. Evita frasi del tipo: “Vi prego di contattarmi” e “Vi scrivo per sapere se potrebbe interessarvi la mia figura professionale” perché suona lagnoso e prolisso. Tralascia anche frasi stile “Mi aspetto una risposta da voi” perché irrispettoso e maleducato;

12. Non dare del TU! Anche via mail, occorre rispettare le formule di cortesia. Generalmente ci si rivolge a una persona con “Gentile signora o Egregio signor …”;

13. Evita testo a colori (a meno che non sia per un annuncio creativo);

14. Non scrivere tutto (o quasi) il CV nella mail.

Leggi anche la parte 1 del post “Come fare una candidatura via mail efficace

Probabilmente ti sei reso conto di aver commesso uno o più errori nella redazione della tua candidatura via mail.
Utilizza gli spunti di questa piccola guida per apportare le modifiche necessarie e rendere efficace il testo in modo da inviare candidature elettroniche davvero efficaci.

Come fare una candidatura elettronica efficace – parte 1

candidatura elettronica

Ormai la ricerca di lavoro è online.

Non è certo vietato utilizzare la posta per spedire CV cartacei,
ma questa pratica sta lentamente scivolando nel passato.

I vantaggi della candidatura elettronica sono evidenti.

Per le aziende,
le candidature online possono essere filtrate (secondo determinati parametri),
salvate e archiviate con molta più facilità.

Per i candidati la candidatura elettronica permette di presentare in modo rapido e completo il proprio dossier a un’azienda selezionata.
La velocità del web però non dovrebbe incoraggiare l’invio “a pioggia” di lettere e CV generici.
Meglio inviare 10 candidature ben studiate piuttosto che 100 poco personalizzate.

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Se hai già confidenza con le candidature,
non troverai grandi differenze nella stesura di una candidatura elettronica rispetto a una “normale”.

La composizione della candidatura via mail è la stessa:
la lettera di presentazione, il curriculum vitae e (eventualmente) i certificati richiesti.

Non ci sono grandi variazioni è vero …
ma anche in questo caso è richiesta la massima cura nella preparazione di una candidatura convincente.

Quando utilizzare una candidatura elettronica?

Invia la tua candidatura elettronica in risposta ad un annuncio (online o sul giornale),
per una candidatura spontanea,
se ti candidi per un posto nel settore informatico oppure se devi inserire i tuoi dati nel sito web di un’azienda (nell’apposito spazio riservato alle candidature).

Se non sai bene come muoverti,
prendi contatto l’azienda e chiedi se devi inviare la tua candidatura per e-mail
(giacché ci sei, puoi chiedere anche l’indirizzo mail della persona responsabile/titolare).

In teoria, se non specificato, la candidatura è sempre da inviare per posta.

Lettera di candidatura si o no?

Anche nell’era di Internet,
la lettera di candidatura resta importante.
 

 

È un complemento indispensabile al tuo CV per presentarti e convincere il reclutatore che sei la persona giusta.
Tanto più qualificato è il posto, quanto più è necessaria.

La lettera di presentazione ti permette di distinguerti dagli altri candidati,
può aiutarti a entrare in contatto con l’azienda, catturare l’attenzione del selezionatore (con lo scopo di ottenere un colloquio) e rimarcare la tua professionalità.

Inoltre può dimostrare, in poche righe,
il tuo reale interesse per la posizione:
perché hai scelto quest’azienda, cosa ti ha attirato di più nella posizione oppure il tipo di posto che t’interessa,
perché il reclutatore dovrebbe scegliere proprio te e non un altro, ecc.

Ė fondamentale,
ricordarsi di focalizzare la propria attenzione sui bisogni del destinatario e non sulle nostre aspirazioni.

Lettera di candidatura allegata o nella mail?

Non ci sono regole standard.

Hai due possibilità:
puoi copiare il testo della lettera di presentazione direttamente nel corpo della mail (cercando di mantenere una buona impaginazione)
oppure la invii come allegato, in formato .pdf.

 


 

Personalmente ti consiglio un mix.
Scrivere nel testo della mail 4-5 righe di presentazione: chi sei, titolo di studio, qual è il tuo titolo o la tua figura professionale e allegare comunque la lettera di motivazione.
E-mail e lettera d’accompagnamento devono essere comunque diverse.

Contenuto efficace nel testo della mail

Quando mandi una mail a un’azienda,
è necessario presentarti: nome e cognome, cosa fai, chi sei, titolo di studio, quanti anni hai,
qual è la tua figura professionale e per quale posizione ti stai candidando.

Evita d’inviare la mail solo con il tuo nome,
la lettera di motivazione e il CV della serie: “In allegato, la candidatura e il curriculum” perché dà un’idea di svogliatezza e approssimazione.

Ricorda che dall’altra parte dello schermo c’è pur sempre una persona cui potrebbe far piacere leggere qualcosa in più su di te
altrimenti non sorprenderti se la tua mail non sarà neanche aperta o sarà spostata automaticamente fra la posta indesiderata.

Descrivi (mi raccomando non più di 6 righe) le tue principali esperienze e quali sono le tue principali competenze maturate,
evidenziando quelle che potrebbero essere più utili all’azienda a cui stai scrivendo.

Nel caso di risposta a un annuncio letto sul giornale o sui siti specializzati,
potresti cominciare tipo: “In riferimento al vostro annuncio su … (sito web o giornale),
ho il piacere di inviarvi il mio Curriculum Vitae per la posizione di …” oppure “Con la presente chiedo di poter collaborare in qualità di …” e anche “Sono alla ricerca di una nuova opportunità professionale che mi permetta …”.

Poi continuare con “In attesa di un vostro cortese riscontro,
resto a disposizione per ogni chiarimento e per un eventuale colloquio conoscitivo
”.

Puoi concludere con saluti un po’ meno formali ma comunque sempre cordiali: “Le auguro una buona giornata” o il semplice “Le auguro un buon lavoro”.

Utilizza (senza esagerare) il grassetto per evidenziare le parole più importanti.

 
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Oggetto immediatamente comprensibile

Dall’oggetto deve subito risultare chiaro per quale posto è stata inviata la candidatura.
Precisare l’oggetto della mail è molto importante,
poiché evita che la mail passi inosservata o che finisca nello spam.

Un esempio: “Candidatura di Michele Ferrarelli per il posto di formatore di addetti alla vendita
oppure può essere il riferimento all’annuncio di lavoro “Rif. Selezione per Addetto Vendita”.

Leggi la parte 2 del post “Come fare una candidatura elettronica efficace”.

“Mi parli di lei”: come presentarsi in modo efficace al colloquio di lavoro – parte 2

mi parli di lei

Foto di Mateusmiliano10

LEGGI ANCHE > la parte 1

Prepara 1 o 2 affermazioni efficaci

Quando rispondi alla domanda “ Mi parli di lei ”, tieni bene a mente per quale lavoro ti stai candidando.
La tua risposta dovrebbe dimostrare all’intervistatore perché sei la persona adatta per quel lavoro ma anche per quel tipo d’azienda.

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È fondamentale portare l’attenzione della presentazione sui benefici economici, organizzativi o amministrativi che puoi dare all’azienda se ti assumerà:
inserisci dove puoi, una cifra o un esempio concreto che quantifica i vantaggi portati.

Preparati 1-2 affermazioni efficaci … trova un particolare, un’abilità (che possa colpire e fare la differenza),
il tuo maggiore punto di forza e che preparino il campo per la discussione successiva.

Evita di dire banalità tipo “Sono la persona che cercate!” o “Avete trovato l’uomo giusto che fa per voi!”.
Meglio evidenziare altri fattori come la disponibilità negli orari di lavoro, a trasferimenti, a formarsi specificamente, etc.

Esercitati allo specchio

È importante cosa dici ma lo è altrettanto come lo dici.

Il miglior modo per sembrare sicuri di sé in un colloquio di lavoro è fare pratica davanti a uno specchio.
Esercitati a raccontare la tua storia a voce alta, davanti allo specchio.
Usa un orologio per tenere il tempo (cerca di stare dentro i 2 minuti) e un registratore per registrare la tua voce.

Schiarisciti la voce come nella prova microfoni e via … prova, riprova, e prova ancora!
Oltre a cosa dici, controlla la tua postura e il tuo sguardo (devi guardare negli occhi il tuo interlocutore senza fissarlo) assicurati che il tuo tono di voce non sia mono-tono, molle,
troppo modesto oppure sopra le righe.

Mi parli di lei: ricapitolando (tempo ca. 2 minuti)

 

1. Presentazione (ca. 30 secondi)

Preparati un discorso brevissimo,
un ritratto chiaro e conciso: chi sei, i tuoi studi, la tua carriera,
le passate esperienze di lavoro e la tua evoluzione lavorativa.

 


 

Non citare date precise ma nomina le ditte per le quali hai lavorato,
il tuo ruolo e le tue responsabilità.

Per esempio: “Sono cresciuto a Como, ho studiato a Milano “store management”. Ho lavorato per 8 anni presso XXXX prima come assistant e poi quale store manager, responsabile della gestione quotidiana del punto vendita e di 8 membri del personale.
Negli ultimi 3 anni ho occupato presso YYYY il posto di …
”.

2. Passaggio critico (ca. 10-15 secondi)

Questo è un momento critico e delicato, dovrai menzionare perché al momento sei senza lavoro o perché desideri cambiare azienda.
Occhio a cosa dici perché Il tuo interlocutore presterà ancora maggiore attenzione a come gestirai questo passaggio.
Puoi evitarlo ma parlandone manderai un messaggio di sicurezza e trasparenza.

Non mentire ed evita di parlare di conflitti e incomprensioni vissuti con il capo o il datore di lavoro precedente.
Mostrati sereno ed esprimi il tuo desiderio di essere messo alla prova.
Non dilungarti e non perderti nei dettagli.

Per esempio: “Dopo aver lavorato da XXXX per 5 anni, ho imparato moltissimo.
Adesso mi sento pronto per assumermi maggiori responsabilità.
Credo che sia arrivato il momento di spostarmi in una realtà più grande, come la vostra,
che mi permetta ancora d’imparare e di mettere in pratica ciò che ho appreso fino ad oggi
”.

3. Il futuro (ca. 1 min. e mezzo)

Questa è la parte più lunga della tua presentazione ed è dedicata ai tuoi futuri obiettivi.

 

 

A quale settore o funzione stai mirando? Quali sono i tuoi desideri o obiettivi?
Qual è la tua prossima mossa di carriera o perché sei interessato a lavorare per quel particolare datore di lavoro?

Dimostra che vuoi realmente costruirti una carriera solida (i datori di lavoro sono alla ricerca di candidati interessati a una carriera a lungo termine).
Mostrati ambizioso e motivato ma senza esagerare.
Esprimi gli obiettivi che vuoi raggiungere coerentemente con il lavoro richiesto.

Per esempio:” … mi auguro di essere in una posizione di grande responsabilità per quanto riguarda il mio lavoro. Non so di preciso in quale posizione ma so che ho le competenze e l’esperienza necessarie per crescere professionalmente …”.

4. Concludi con una domanda

Preparati a casa delle domande sulla situazione aziendale o sul ruolo proposto (è fondamentale prendere info sull’azienda).

Mi piacerebbe discutere con lei di come potrei fare qualcosa di simile per voi/la vostra azienda” oppure “Quali sono le abilità che ricercate/ritenete necessarie per ricoprire questa posizione?”.

La palla passerà di nuovo al tuo interlocutore ma così facendo avrai posto le basi di una vera discussione produttiva.

Conosciuti i bisogni del datore di lavoro, potrai fare esempi concreti della tua esperienza lavorativa che risolvano quei bisogni;
non è necessario che siano gli stessi esempi, basta che dimostrino di possedere queste abilità.

Questi semplici consigli ti permetteranno di rispondere con più fluidità ed efficacia alla domanda “ Mi parli di lei “ e di non farfugliare qualcosa di poco comprensibile.
Una risposta ben strutturata ti consentirà di impressionare subito il datore di lavoro e di piazzare una solida base per il prosieguo dell’intervista. In bocca al lupo!

Scopri il mio coaching per il colloquio di lavoro

“ Mi parli di lei ”: come presentarsi in modo efficace al colloquio di lavoro – parte 1

mi parli di lei

Foto di Mateusmiliano10

Molto probabilmente durante il colloquio di lavoro dovrai parlare di te.

Mi parli di lei”.
Quasi tutte le interviste di lavoro iniziano cosi,
si sa.

Eppure pur trattandosi di una domanda molto frequente sono pochi a prepararla con efficacia;
forse perché ha l’aria di essere una domanda innocua.

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In parte lo è ma al contempo serve al selezionatore per capire subito chi non si è preparato.

Mi parli di lei. Una domanda innocente?

Sembra … la domanda ha un’aria innocua e informale,
aiuta a mettere a proprio agio e mira a fare abbassare le difese infatti …
ecco che poco dopo, sono in molti (purtroppo) che iniziano a sparlare con la storia della loro vita,
con i problemi personali o addirittura con conflitti e incomprensioni vissuti con il capo o il datore di lavoro precedente.

Ecco perché rispondere a questa domanda in maniera confusa o negativa,
ti può mettere da subito in cattiva luce
.

Al contrario, un’ottima presentazione ti darà immediatamente qualche punto in più.

Non cercare di “venderti” durante la presentazione (è troppo presto) perché così facendo sei percepito dal selezionatore come una persona che mira esclusivamente al posto di lavoro ed è più concentrato sui propri bisogni che a quelli dell’azienda.

Prepara la tua presentazione

E’ il momento di prepararti un discorso.

Se non lo fai,
il pericolo è di passare da palo-in-frasca,
riempire il discorso d’intercalari, “uhmmm”, “cioè” o silenzi imbarazzanti.

 

 

Esitare o blaterale durante il colloquio dimostra che sei impreparato e approssimativo.
Evita anche di fare un riassunto del tuo CV perché l’esaminatore ne ha già uno e poi suona noioso e prevedibile.

Devi preparare un tuo ritratto nitido e conciso: chi sei, i tuoi studi, come si è sviluppata la tua carriera, le passate esperienze di lavoro, com’è nato l’interesse per quel particolare settore, le tue ambizioni, qual è la tua maggiore forza e quali benefici apporterai all’azienda per la quale ti stai candidando.

Metti in risalto i tuoi successi (senza esagerare) e il motivo per il quale vuoi lavorare per quella determinata azienda.
È sicuramente il modo migliore per attirare l’attenzione dell’intervistatore e incuriosirlo di più sul tuo conto.

Se hai alle spalle diversi anni di esperienze in settori differenti,
scegli quelle più interessanti o rilevanti,
rispetto al tipo di azienda per cui ti stai proponendo.

Focalizzati sui bisogni dell’intervistatore

Con la domanda “ Mi parli di lei ” è facile pensare che l’intervistatore voglia sapere qualcosa su di te come persona.
In verità, si aspetta che gli spieghi perché ti senti qualificato per quel ruolo e quale può essere il tuo contributo per la sua organizzazione.

Fai in modo che i bisogni dell’intervistatore siano esattamente in linea con la tua figura professionale.
In poche parole, spiega in una o due frasi perché sei adatto a quel lavoro.

Non decantare le tue lodi

Se utilizzi la presentazione per decantare le tue lodi e magnificare le tue qualità d’impiegato o manager modello rischi di annoiare il tuo interlocutore.
Evita di divagare e di trasformare questa presentazione in una lista delle tue qualità.

 


 

Non esagerare e non sottovalutarti;
essere specifico e concreto, quanto più possibile,
è il modo migliore per centrare l’obiettivo.

Preparati un messaggio chiaro e preciso

Non ti perdere nei dettagli,
lascia al tuo interlocutore la scelta di approfondire i punti che ritiene più importanti.

Non imparare a memoria la tua presentazione ma parla con naturalezza.
Devi essere chiaro, sintetico e incisivo: poche cose,
pochi messaggi che però devono lasciare il segno.

Prepara degli esempi concreti per dimostrare le tue competenze,
le tue conoscenze e le tue capacità di superare situazioni difficoltose.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2

Come scrivere una lettera di presentazione efficace (parte 2)

lettera presentazione

Leggi anche la parte 1.

Contenuti chiari e struttura snella

Ecco gli elementi base che dovrebbe contenere una lettera di accompagnamento:

1. Il luogo, la data, I tuoi dati e quelli della società per cui ti candidi;

2. L’oggetto deve contenere l’esplicito riferimento al ruolo per il quale ti candidi;

3. Nelle prime righe evidenzia il mezzo attraverso il quale hai saputo del posto vacante (annuncio, informazione ricevuta da un amico o indicazione dell’Ufficio del lavoro, etc.);

 


 

4. Motivo della candidatura. Nel 1° paragrafo devi spiegare il motivo per il quale stai scrivendo all’azienda o al datore di lavoro;

5. I paragrafi centrali devono esaltare i tuoi punti di forza e indicare i punti d’incontro tra le tue esperienze e competenze e il ruolo vacante per il quale ti stai candidando;

6. Rimarca le tue competenze, conoscenze ed esperienze professione, a seguire la tua attuale funzione e attività;

7. Nella conclusione, ringrazia per l’attenzione e dai la tua disponibilità a un colloquio conoscitivo;

8. Non dimenticare la firma e l’autorizzazione al trattamento dei tuoi dati;

La lettera di presentazione non deve essere eccessivamente lunga, altrimenti potrebbe portare il selezionatore a cestinarla senza neanche leggerla. Bastano dieci – quindici righe. Inoltre, utilizza inchiostro nero e scegli un carattere stile Times New Roman, Arial o simili.

Ripeti i concetti presenti nell’offerta

Un ottimo metodo per dare immediatamente, a chi legge, l’idea di avere di fronte una candidatura “ragionata” è quello di ripetere alcuni concetti presenti nell’offerta.

Ad esempio se nell’offerta si richiede “conoscenza di SAP Business One ”, inserire nelle prime righe della lettera di presentazione: “… come potrete vedere più approfonditamente nel mio CV allegato, ho tre anni di esperienza come supporto al responsabile finanze e in particolare conosco molto bene il software gestionale SAP Business One”.

Altro esempio: in un annuncio per venditori settore luxury, si richiede “precedente esperienza” nel settore. Nella lettera di presentazione inseriremo la frase: “Ho i requisiti da voi richiesti, infatti, ho maturato oltre quattro anni di esperienza nel settore lusso e nello specifico dell’alta orologeria, nella boutique XXXXX di ST. Moritz, dove mi occupavo di vendita a clientela internazionale”.

Oppure se nell’offerta si richiede “disponibilità a frequenti trasferte”, inserire nella lettera: “Nella mia ultima occupazione ho avuto la possibilità di compiere numerose trasferte (Svizzera, Italia ed Europa dell’Est), sono dunque molto interessato a un’occupazione che mi dia la possibilità di effettuare trasferte presso clienti e fornitori”.

Parola d’ordine: Personalizzazione

È fondamentale che la lettera di presentazione non sia scontata.

Se il CV è un elenco del tuo percorso formativo e professionale, la lettera di presentazione ha una forma meno schematica e più spontanea … qui puoi concederti qualche libertà in più, una forma meno schematica e più genuina! Ricorda che la lettera di presentazione dovrà in qualche modo colpire l’attenzione di chi la sta leggendo.

È opportuno utilizzare termini tecnici del settore per il quale ci si candida e personalizzare ogni lettera creando “ponti di collegamento” tra le tue competenze ed esperienze e la posizione scoperta che speri di occupare (“Ho trovato interessante la vostra specializzazione nel settore sartoriale perché… ”).

Per personalizzare la tua lettera motivazionale e quindi una candidatura, non è necessario ri-scriverla ogni volta, basta variarne un 25-30%, tutte le volte, in funzione dell’offerta alla quale si risponde.
 

 

Candidatura via mail

Nell’invio della candidatura via mail, la lettera di presentazione deve essere inserita nel “corpo del testo” della mail. ll selezionatore vedrà quindi immediatamente la tua presentazione e solo dopo aprirà il file CV allegato, in formato docx o PDF.

Cosa evitare nella lettera presentazione

Lettera d’accompagnamento uniformata. Ogni lettera andrebbe personalizzata per ogni singola azienda cui ti rivolgi. In effetti, le varie realtà aziendali sono tutte diverse tra loro, anche quelle che appartengono allo stesso settore.

Lettera troppo lunga. La sintesi è una qualità, anche in queste occasioni. Perciò, evita di scrivere una lettera di motivazione di due pagine. È d’obbligo concentrare ciò che si ha da dire in poche righe.

Errori d’ortografia. È necessario inviare una lettera priva di errori, pulita e completa di tutti i documenti usuali. Se lo ritieni utile, chiedi a qualcuno di correggertela. La meticolosità, in questo caso, non è mai troppa. Rileggi la tua lettera a mente fresca alcune ore dopo averla scritta o il giorno successivo.

Utilizzare uno stile piatto. Senza esagerare mostra entusiasmo e vivacità per il lavoro per cui ci si candida!

Non dimenticare la firma o l’autorizzazione all’uso dei dati personali. Il rischio è quello che, senza autorizzazione da parte tua, tutto si blocchi.

Se hai poca o nessuna esperienza

• Enfatizza che hai lavorato, anche per poco tempo, in un luogo prestigioso e in linea con il lavoro per cui ti candidi:

• Inserisci le tue esperienze di volontariato;

• Scrivi i tuoi hobby e interessi personali che forniscano in qualche modo elementi utili al tuo profilo. Per esempio, le grandi catene di articoli sportivi, richiedono spesso figure professionali “che praticano sport”;

• Parla dei tuoi desideri e le tue aspirazioni professionali;

• Dai la tua disponibilità lavorative (part-time, week-end, disponibilità a viaggi, trasferimenti, etc.);

Accompagna il tuo curriculum con una bella lettera di presentazione, in cui spieghi chiaramente perché sei interessato a quel lavoro e quali sono le tue aspirazioni professionali. Non essere vago ma determinato e motivato. Evita frasi tipo”disposto a qualsiasi lavoro” perché suona “caritatevole” e poco avvincente.

Leggi la parte 1.

Concludendo … la lettera di candidatura è il tuo biglietto da visita. Essa determina in buona parte se sarai invitato a un colloquio di presentazione.

Sei contento di come hai descritto te stesso?
Il tuo messaggio è chiaro?
Ritieni che la lettera invogli a conoscerti?

Come scrivere una lettera di presentazione efficace (parte 1)

lettera di presentazione

“Sparare nel mucchio” decine di candidature “prestampate”, identiche per tutti gli invii,
è molto comodo ma poco efficace perché si dà immediatamente l’impressione che per candidarci abbiamo speso solo pochi minuti del nostro tempo.

Non sorprendiamoci dunque,
se non riceviamo risposte (anche se negative) anche dopo innumerevoli candidature.
Il motivo è semplice: la candidatura non è mirata.

Un selezionatore esperto si accorge in pochi secondi,
se si trova davanti ad un candidato che ha letto con attenzione l’annuncio e ha personalizzato la sua presentazione,
oppure se deve leggere una candidatura generica, inviata in massa,
con il più classico dei copia-incolla.

La maggior parte dei selezionatori dà più valore, e spesso una risposta,
a quelle del primo caso mentre sorvola o cestina le candidature del secondo.

La lettera di presentazione, è spesso sottovalutata rispetto al CV ma riveste invece un’importanza enorme,
perché può aiutarti a entrare in contatto con l’azienda, catturare l’attenzione del selezionatore (con lo scopo di ottenere un colloquio) e rimarcare la tua professionalità.

Inoltre dimostra, in pochi secondi, il nostro reale interesse per la posizione;
una personalizzazione ad-hoc indica che “si è letto,
ci si è informati e si è studiato
” prima di inviare la candidatura.

 


 

Ė fondamentale,
ricordarsi di focalizzare la propria attenzione sul destinatario, e sui suoi bisogni,
e non sulle nostre aspirazioni.

Pianifica la tua lettera di presentazione

Se ti candidi come risposta a un annuncio, leggilo bene e annota:

• Le 3-4 competenze principali che richiede la posizione;
• Le ragioni per cui il tuo profilo corrisponde all’impiego;
• I motivi per i quali sei adatto a lavorare per quell’azienda o datore di lavoro;
• Che cosa ti attrae di più di questo impiego;

Occorre differenziare per differenziarsi.

Il che significa che devi personalizzare ogni lettera di motivazione in base alle caratteristiche dell’azienda.

Chiediti.
Come posso trasmettere, in poche righe, la mia motivazione e il mio entusiasmo per quel lavoro?
Spiegare che il mio profilo è adeguato a questa mansione?
Come posso convincere il selezionatore che, se assume me,
mi dimostrerò la persona giusta per quell’azienda in quel ruolo?

Non limitarti a ripetere il tuo CV

Non fare della tua lettera di presentazione una versione “concentrata” del tuo CV.
Lo scopo è presentarsi a un potenziale datore di lavoro e spingerlo a guardare il tuo CV (considera che la tua lettera di presentazione sarà letta prima del CV).

Senza ripetere il contenuto del curriculum allegato,
usa la lettera di presentazione come il tuo biglietto da visita,
sfrutta quest’occasione per chiarire e far conoscere, in poche righe,
aspetti del tuo percorso lavorativo o della tua personalità.

Trasmetti curiosità e interesse per il settore cui ti candidi.
 

Dai un nome al destinatario

Cerca di evitare le aperture generiche del tipo: “Spett.le ditta”, “Spett.le società” o “Egregio direttore del personale”.
Cerca di scoprire nome, titolo e ruolo della persona che prenderà in mano la tua applicazione.

Questo piccolo sforzo in più è indispensabile.

Potrebbero essere il tuo futuro capo,
un collega oppure un consulente esterno (nelle piccole aziende il selezionatore è anche il titolare).

Se la lettera di presentazione è indirizzata,
direttamente a lui/lei avrà senza dubbio un impatto positivo maggiore.

Se proprio non conosci il nome del responsabile …
puoi, volendo, telefonare all’azienda e informarti oppure inserire il nome dell’azienda: “Spett.le XXXX SPA”,
è fondamentale per dare l’idea di aver “spedito la candidatura proprio a loro“.

Informati sull’azienda e sui loro prodotti /servizi

Diamo all’azienda o alla persona alla quale inviamo la nostra lettera di presentazione il messaggio chiaro che,
prima di candidarci ci siamo informati e abbiamo “studiato” i loro prodotti o servizi!

Usa frasi tipo: “Devo riconoscere di essere stata colpita favorevolmente dai contenuti del vostro sito internet,
dai vostri prodotti e dai risultati del vostro staff, perché …
”.

Ogni informazione sull’azienda o datore di lavoro può diventare fondamentale.
Più sarai informato,
più impressionerai il tuo potenziale datore di lavoro
!

Queste informazioni ti permettono di formulare domande mirate e precise anche durante il colloquio, di giustificare la tua candidatura, di sottolineare il tuo interesse per il posto di lavoro e dimostrare intraprendenza e professionalità.

Continua a leggere la parte 2.

Lettera di presentazione per store manager: è tempo di differenziarsi!

Lettera di presentazione per store manager

Riesci a esprimere in pieno nella lettera di presentazione il tuo potenziale di store manager? Ti piacerebbe mostrare il tuo valore ed essere più intraprendente e propositivo?

La lettera di presentazione è il tuo biglietto da visita, devi mostrare la validità della tua candidatura, i tuoi punti di forza e gli elementi di contatto tra il tuo profilo professionale, l’azienda e il ruolo specifico per cui ti stai proponendo.

È opportuno utilizzare termini tecnici del settore retail e personalizzare ogni lettera creando “ponti di collegamento” tra le tue competenze ed esperienze e la posizione scoperta che speri di occupare (“ … mi propongo per il vostro settore di abiti su misura perchè ho maturato una buona esperienza nell’attività sartoriale di famiglia … ”).

Lettera di presentazione per store manager: come renderla efficace?

Ti sei già chiesto com’è opportuno rivolgersi al selezionatore?
Quali sono le abilità specifiche o i punti di forza da evidenziare nella lettera?
E’ necessario scrivere contenuti diversi dal tuo CV di store manager?
Quanto deve essere lunga una lettera di presentazione?

 


 

È importante che la lettera di presentazione per store manager non sia scontata.

Differenziare per differenziarsi

Un selezionatore esperto si accorge in pochi secondi se ha davanti un candidato che ha personalizzato la sua presentazione oppure se deve leggere una candidatura generica, inviata in massa con il più classico dei copia-incolla.

Inutile dire che la maggior parte dei selezionatori dà più valore, e spesso una risposta, a quelle del primo caso mentre sorvola o cestina le candidature del secondo. È fondamentale dimostrare il nostro reale interesse, indicare che “abbiamo letto, ci siamo informati e ci siamo applicati” prima di inviare la nostra candidatura.

È fondamentale personalizzare ogni lettera di motivazione per store manager in base alle caratteristiche dell’azienda cui lo invii.

Chiediti.

Come posso trasmettere, in poche righe, la mia motivatone e il mio entusiasmo?
Come posso spiegare che il mio profilo è adeguato a questa mansione?
Come posso convincere il selezionatore che, se assume me, mi dimostrerò la persona giusta per quell’azienda in quel ruolo?
La lettera di presentazione, rispetto al CV, ha una forma meno schematica e più spontanea … ti puoi concedere qualche libertà in più e renderla più genuina!

Non fare della tua lettera di presentazione per store manager una versione “ristretta o concentrata” del tuo CV. Lo scopo è presentarsi a un potenziale datore di lavoro e spingerlo a guardare il tuo curriculum (considera che la tua lettera di presentazione sarà letta prima del CV).

Senza ripetere il contenuto del curriculum allegato, usa la lettera di presentazione come il tuo biglietto da visita, sfrutta quest’occasione per chiarire e far conoscere, in poche righe, aspetti del tuo percorso lavorativo o della tua personalità.

Per personalizzare la tua lettera motivazionale e quindi una candidatura, non è necessario ri-scriverla ogni volta, basta variarne un 25-30%, tutte le volte, in funzione dell’offerta alla quale si risponde.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP> scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Raccogli informazioni sull’azienda

È indispensabile conoscere l’azienda o datore di lavoro cui intendi spedire la tua candidatura di store manager. Più sarai informato, più impressionerai il tuo potenziale datore di lavoro! Ogni informazione può diventare fondamentale. Trova il maggior numero d’informazioni.

Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore specifico nel quale opera.

L’azienda quale immagine trasmette?
Il linguaggio è informale, tecnico o “pomposo”?
Quali sono i termini specifici più usati?
Parlano di responsabile punto vendita o di store manager?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?

Cerca il nome del destinatario della tua lettera di presentazione.

Cerca di scoprire nome, titolo e ruolo di chi leggerà la tua lettera. Potrebbe essere il tuo futuro capo/a, un collega oppure un consulente esterno (nelle piccole aziende il selezionatore è anche il titolare). Se la lettera di presentazione è indirizzata, direttamente a lui/lei avrà senza dubbio un impatto positivo maggiore.

Contenuti della lettera di presentazione

Ecco gli elementi base che non dovrebbe mancare nella tua lettera di presentazione per store manager:

1. Il luogo, la data, I tuoi dati e quelli della società per cui ti candidi;

2. L’oggetto deve contenere l’esplicito riferimento al ruolo per il quale ti candidi;

3. Nelle prime righe evidenzia il mezzo attraverso il quale hai saputo del posto vacante (annuncio, informazione ricevuta da un amico o indicazione dell’Ufficio del lavoro, etc.);

4. Motivo della candidatura. Nel 1° paragrafo devi spiegare il motivo per il quale stai scrivendo all’azienda o al datore di lavoro;

5. I paragrafi centrali devono esaltare i tuoi punti di forza e indicare i punti d’incontro tra le tue esperienze e competenze e il ruolo vacante per il quale ti stai candidando;

 
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6. Rimarca le tue competenze, conoscenze ed esperienze professione, a seguire la tua attuale funzione e attività.

7. Nella conclusione, ringrazia per l’attenzione e dai la tua disponibilità a un colloquio conoscitivo;

8. Non dimenticare la firma e l’autorizzazione al trattamento dei tuoi dati;

La lettera di presentazione non deve essere eccessivamente lunga, altrimenti potrebbe portare il selezionatore a cestinarla senza neanche leggerla. Bastano dieci – quindici righe. Inoltre, utilizza inchiostro nero e scegli un carattere stile Times New Roman, Arial o simili.

 

 

Ripeti i concetti presenti nell’offerta

Un ottimo metodo per dare immediatamente, a chi legge, l’idea di avere di fronte una candidatura “ragionata” è quello di ripetere alcuni concetti presenti nell’offerta.

Un esempio: in un annuncio per ricerca store manager settore luxury, si richiede “precedente esperienza” nel settore. Nella lettera di presentazione inseriremo la frase: “Ho i requisiti da voi richiesti, infatti, ho maturato oltre quattro anni di esperienza quale store manager nel settore lusso, e nello specifico dell’alta orologeria, per la boutique XXXXX di ST. Moritz”.

Candidatura via mail

Nell’invio della candidatura via mail, la lettera di presentazione per store manager deve essere inserita nel “corpo del testo” della mail. Il selezionatore vedrà quindi immediatamente la tua presentazione e solo dopo aprirà il file CV allegato, in formato doc, docx o PDF.

Concludendo … Accompagna sempre il tuo curriculum con una bella lettera di presentazione, in cui spieghi chiaramente perché sei interessato a quel lavoro e quali sono le tue aspirazioni professionali. Prima di spedirla/inviarla chiediti:

Sono contento di come mi sono descritto?
Il mio messaggio è chiaro?
È una presentazione che invoglia a conoscermi?

Se non sei convinto, aspetta … modifica e migliorala costantemente perchè la lettera di candidatura è il tuo biglietto da visita e determina in buona parte se sarai invitato a un colloquio di selezione.

Curriculum store manager: 7 chiavi per renderlo molto più appetibile – parte 2

curriculum store manager

LEGGI ANCHE > la parte 1

Nella parte 1 puoi trovare i primi 3 punti e le competenze più richieste nel settore store management.

4. Lessico appropriato: display o scaffali?

A che tipo di azienda spedisci il tuo curriculum store manager? Alcuni accorgimenti, correzioni o variabili possono risultare vincenti.

Con le multinazionali o grandi aziende è meglio fare uso di verbi specifici (supervisionare, assicurare, ottimizzare, etc.) e termini tecnici (layout, display, loss prevention, database clienti, etc.) mentre per aziende più piccole o realtà “più informali” è preferibile usare verbi più comuni (gestire, sistemare, controllare, etc.) e terminologie “meno tecniche” (inventario, vetrine, camerini, etc.).
 


 

Devi adattare la tua terminologia all’azienda a cui proponi il tuo CV.

Prova a immaginare questa “forzatura” … mando il mio curriculum store manager a un’azienda leader del lusso dicendo che “sono un gerente di negozio” e parlo di “scaffali e riordinare i camerini “ mentre … a un negozio per bambini di paese scrivo che “sono uno store manager in grado di assicurare eccellenti performance di Customer Service, in linea con i parametri e agli alti standard richiesti dall’azienda”.

Utilizza parole chiave come “ho gestito” o “ho maturato esperienza” e verbi d’azione tipo “utilizzo” e “opero” piuttosto che verbi di apprendimento “ho imparato”, “ho seguito un corso” o “ho familiarità”.

5. Parola d’ordine? Personalizzazione

È fondamentale che curriculum e (soprattutto) lettera di presentazione non siano scontati e colpiscano l’attenzione di chi sta leggendo.

È opportuno utilizzare termini tecnici del settore e personalizzare ogni lettera creando “collegamenti” tra le tue competenze ed esperienze e la posizione scoperta che confidi di occupare (“Ho trovato interessante la vostra specializzazione sartoriale perché…”).

Se il curriculum store manager è un elenco del tuo percorso formativo e professionale, la lettera di presentazione ha una forma meno schematica e più spontanea … qui puoi concederti un pizzico di creatività in più!

Per personalizzare la tua candidatura, non è necessario riscriverla ogni volta, basta variare la lettera di presentazione di un 25-30% in funzione del tipo di azienda alla quale invii la tua candidatura.

Molti siti web forniscono esempi di CV già pronti. Senza un supporto e una valida indicazione per la compilazione, diventa difficile arrivare a un risultato soddisfacente. Un modello di curriculum store manager pre-confezionato può costare caro in termini di mancate opportunità d’impiego e mancati guadagni.

6. Verifica la tua “immagine online”

Non sottovalutare la tua “immagine online” ovvero la tua Web reputation.

Ogni giorno pubblichiamo materiale personale. Foto, status, commenti, opinioni: tutte queste informazioni che buttiamo in Rete (a volte con troppa facilità) delineano, giorno per giorno, la nostra immagine digitale.

Tra Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram molti datori di lavoro si sono adattati ai tempi e consultano questi network per valutare i candidati, ancora prima dell’intervista di selezione.

Presta maggiore attenzione a quest’aspetto, diventa più consapevole delle impostazioni sulla privacy, in modo da non essere associato a un’immagine poco edificante (foto sconvenienti pubblicate su FB o tweet poco corretti) a cui le aziende potrebbero fare riferimento per decidere, o non decidere, di darti fiducia per un posto di lavoro.

 
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7. Cosa evitare nel curriculum store manager

Cronistoria della tua vita lavorativa

Se elenchi le date come in una pagina di un libro di storia rischi di risultare noioso e poco interessante per il selezionatore. Non soffermarti con puntiglio sul corso di 2 settimane che hai fatto nel 1995 … un CV efficace deve essere snello, concreto e attuale!

Lavori di breve durata

Se hai lavorato per brevi periodi, è preferibile escludere questi lavori dal tuo curriculum store manager poiché potrebbero dare l’impressione di scarsa affidabilità oppure difficoltà nel focalizzare i tuoi sforzi in un’unica direzione. Eccezione: lavori o stage, anche per poco tempo, in un luogo prestigioso o in linea con il lavoro per cui ti candidi.

Competenze evidenti

Nell’elenco delle competenze è meglio non includere o elencare quelle basilari. Per esempio nelle competenze informatiche, se inserisci che sai navigare in Internet o che conosci Word è un po’ come dire che … sai scrivere e leggere! Se proprio vuoi, inserisci qualcosa tipo “Buona capacità di utilizzo di internet e pacchetto office”. Diverso il caso in cui conosci un programma informatico gestionale.

Definire “ottima” la tua conoscenza di una lingua …

… e poi non sai realmente sostenere una conversazione. Oppure scrivere, per esempio, “Francese scolastico“, quanto è efficace e quantificabile questo “scolastico“? A mio parere suona vecchio e riempitivo.

Informazioni sulla tua vita privata

È opportuno evitare tutte le informazioni approfondite relative alla tua sfera privata; a meno che non possano essere determinanti nella valutazione del tuo profilo o in linea con l’offerta di lavoro.
 

 

Voto di laurea

Il voto di laurea non è obbligatorio, salvo che non sia esplicitamente richiesto. Chiaramente se è un buon voto può essere un punto a tuo vantaggio; ma se il voto non è un gran che, meglio ometterlo.

Lunghezza eccessiva

Un curriculum store manager perfetto sta in una pagina. Utilizza due pagine se ti stai candidando per una posizione che presuppone una consolidata esperienza. Evita di scrivere CV più lunghi perchè sono dispersivi e poco efficaci.

Foto sconvenienti

Se la foto non è esplicitamente richiesta, puoi anche non inserirla. Se lo fai cerca di evitare assolutamente l’utilizzo di foto a figura intera, in compagnia, in posa “stile book fotografico”, in situazioni di svago o vacanza. La foto è un ulteriore elemento di presentazione, che deve trasmettere un’immagine affidabile e professionale pertanto meglio optare per foto sobrie in formato tessera.

Come hai visto, un pò di preparazione e un pizzico di strategia in più ti permette di mettere in maggiore evidenza le tue competenza, le tue capacità e la tua esperienza.

Scopri il mio coaching per il colloquio di lavoro

CV per store manager: 7 spunti per renderlo molto più appetibile – parte1

cv per store manager

Internet e annunci online hanno fatto crescere esponenzialmente il numero di CV che sono inviati ogni giorno per ogni offerta di lavoro.
La concorrenza è sempre più numerosa, preparata e agguerrita.

Passare ore a cercare gli annunci, avere le caratteristiche richieste e poi scrivere un CV poco efficace, che assicura l’insuccesso, può essere molto frustrante.

È il momento di “cambiare passo”, modificare e migliorare alcuni contenuti ed essere più incisivo e nella stesura del tuo CV di store manager.

 


 

È necessario focalizzarsi sulle opportunità, su come massimizzare le possibilità, mettere in maggior risalto le competenze richieste dai datori di lavoro.

Azioni mirate e concrete per centrare un obiettivo preciso: essere convocato per il colloquio di lavoro.

CV per store manager al passo dei tempi

La lettera di presentazione è il tuo biglietto da visita, il curriculum vitae il tuo asso nella manica per dimostrare la validità della tua candidatura, i tuoi punti di forza e gli elementi di contatto tra il tuo profilo professionale, l’azienda e il ruolo specifico per cui ti stai proponendo.

Riesci a esprimere in pieno nella tua lettera di presentazione e nel tuo CV il tuo potenziale di store manager? Ti piacerebbe mostrare il tuo valore ed essere più intraprendente e propositivo?

Ti sei già chiesto com’è opportuno rivolgersi al selezionatore?
Cosa evidenziare per una posizione di store manager?
Quali sono le competenze più richieste nel settore retail?
Quali sono le abilità specifiche o i punti di forza da evidenziare sul tuo curriculum?
E’ necessario scrivere contenuti diversi per aziende differenti?

1. Raccogli informazioni sull’azienda

È indispensabile conoscere l’azienda o datore di lavoro cui intendi spedire la tua candidatura di store manager. Più sarai informato, più impressionerai il tuo potenziale datore di lavoro! Ogni informazione può diventare fondamentale.

Trova il maggior numero d’informazioni. Chiedi ad amici, parenti o sui social, magari, se sei fortunato, trovi qualcuno che è già dipendente o ha lavorato per quell’azienda.

Avere maggiori info potrebbe aiutarti a sentirti maggiormente a tuo agio anche in caso di una chiamata per il colloquio.

Visita il sito web dell’azienda o del datore di lavoro, cerca le caratteristiche organizzative, il settore specifico nel quale opera.
L’azienda quale immagine trasmette? Classica, giovanile, sportiva, tecnica, lusso, etc…
Il linguaggio è informale, tecnico o “pomposo”?
Quali sono i termini specifici più usati?
Parlano di responsabile punto vendita o di store manager?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?

Assicurati che il tuo curriculum vitae di store manager sia pertinente al lavoro per cui ti stai candidando. Se richiedono capacità manageriali o esperienza passata, rassicurati che siano visibili chiaramente sul tuo CV.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP> scopri il percorso di coaching ideale per te
 

2. Metti in risalto le tue competenze personali

Lo sapevi che le 3 parole che i datori di lavoro utilizzano per assumere nuovo personale sono organizzato, capacità di comunicazione e qualificato?

Che tipo di store manager sei?
Qual è il tuo approccio?
Hai una forte ambizione?
Ottime capacità comunicative e buon orientamento all’obiettivo ?

Metti in risalto il tuo atteggiamento professionale e mirato nei confronti dei clienti; scrivi che sei organizzato con un approccio flessibile e positivo.

Rimarca le tue buone doti comunicative e di motivatore, la tua volontà di condividere i valori del brand, nonché la tua capacità di lavorare in èquipe e di “far gruppo”.

Perché dovrebbe scegliere proprio te? Cosa ti rende unico?

Sottolinea il fatto che il tuo metodo di lavoro è differente da quello degli altri candidati. Metti in luce le tue competenze, le tue qualità e le tue competenze tecniche. Se ti senti “uno sveglio” puoi scrivere che non ti spaventano le sfide e hai un’ottima capacità di acquisire, in tempi brevi, nuove competenze e conoscenze.

3. Punta sulle competenze richieste dal settore

Orientamento al cliente

Una delle competenze più richieste è quella legate alla conoscenza dei bisogni, i desideri, le aspettative e la soddisfazione dei clienti (customer satisfaction). Il punto di partenza é “saper ascoltare la voce del cliente”.

Evidenzia nel tuo CV che accoglienza, servizio, soddisfazione e fidelizzazione del cliente sono per te un must e che rispondi prontamente alle richieste e reclami dei clienti. Fai risaltare che il cliente è al centro di tutte le tue attenzioni e che assicuri, all’azienda che ti assumerà, un servizio clienti completo e altamente qualitativo .

Hai seguito un programma, corso o coaching particolare per sviluppare una migliore assistenza al cliente? Oppure hai formato il tuo team in modo tale da aumentare le vendite supplementari?

Se sì, spiega concretamente, in poche parole, le tue azioni e il risultato che hai ottenuto.

Gestione collaboratori

Formazione, affiancamento e coaching del personale non devono mancare nel tuo cv per store manager.

Metti in risalto che desideri anzi, esigi, dai tuoi collaboratori, un servizio clienti di elevata qualità.

Evidenzia la tua gestione diretta e quotidiana del team (non ti dimenticare di indicare il numero dei tuoi collaboratori) e che fai rispettare le regole e i regolamenti rigorosi nel posto di lavoro.

Hai una buona capacità di gestire turni, ferie e permessi con equilibrio tra costi e performance?
Bene, scrivilo nelle tue competenze personali; sottolinea anche che hai facilità di relazione, capacità di operare in équipe e ti adatti facilmente alle esigenze della struttura in cui lavori.

 

Marketing e Merchandising

Ti occupi anche di gestione del budget finanziario, incluso costi e spese complessive? Promuovi contatti con nuovi clienti e ti occupi del lancio di nuove collezioni?

Metti in risalto anche che “tieni sotto controllo” il Mercato, la concorrenza e le nuove tendenze.

Rimarca la tua proattività e il tuo impegno nel cercare di sviluppare strategie vincenti, il più velocemente possibile, per acquisire nuovi clienti e accrescere il ruolo e il prestigio del punto vendita.

Non dimenticare di porre l’accento che la tua gestione e supervisione assicurerà un’esposizione dei prodotti (visual merchandising) conforme alle richieste, e alla qualità, della casa madre.

Problem solving

È sempre più frequente leggere nelle offerte per store manager espressioni del tipo: “Richiesta capacità di problem solving”.

Letteralmente significa “risolvere problemi”.

È la capacità di risolvere problemi e inventare soluzioni; saper agire autonomamente (e magari anche in tempi rapidi) per rimediare a un intoppo venutosi a creare improvvisamente.

Sai gestire situazioni stressanti e riesci a cavartela in qualsiasi circostanza? Rimarca che hai una forte capacità di organizzazione e sai prendere “in mano” la situazione anche in momenti frenetici e difficili.

Inventory control

Ogni anno, le aziende investono molto sui dispositivi di rilevamento e prevenzione dei furti ma ancora subiscono molte perdite (anche per mano dei propri dipendenti).

È facile capire come possano apprezzare un candidato particolarmente attento e sensibile a quest’aspetto. Hai frequentato una formazione particolare sull’argomento?

Scrivilo senza indugio, altrimenti puoi specificare che assicuri un accurato controllo inventariale, protezione antitaccheggio e sicurezza in coordinamento con le disposizioni e le procedure aziendali.

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