6 atteggiamenti per perdere velocemente il rispetto dei colleghi

rispetto dei colleghi

Foto di FotoEmotion

Trascorrere le lunghe giornate di lavoro in un clima sereno, basato su rispetto reciproco, è fondamentale.

Non solo per l’armonia dell’ambiente.
Ma per il tuo equilibrio personale.

Tensioni, rancori, ripicche e conflitti non restano confinati in ufficio.

Entrano nella tua mente.
Ti seguono a casa.
Consumano energia.

Lavorare in serenità non è un lusso.

È una condizione necessaria per il tuo benessere psicologico e professionale.

Ma il rispetto dei colleghi non è automatico

Si costruisce.
E si può anche perdere.
Velocemente.

Spesso senza rendersene conto.

Ecco 6 atteggiamenti che possono farti perdere credibilità e stima sul lavoro.

1. Cerchi di ingraziarti il capo

Chi assume un atteggiamento servile per ottenere vantaggi personali
— protezione, promozioni o privilegi —
viene rapidamente etichettato.

Non come affidabile.

Ma come opportunista.

I colleghi smetteranno di confidarsi.
Condivideranno meno informazioni.
Ti escluderanno, progressivamente.

In altre parole, sarai fuori dal gioco di squadra.

Il rispetto non nasce dalla vicinanza al potere.
Nasce dalla coerenza.

2. Hai un abbigliamento poco professionale

L’abbigliamento comunica.
Sempre.

Anche quando non dici nulla.

Uno stile inadeguato o eccessivo può creare distanza, giudizi e perdita di credibilità.

Non si tratta di conformismo.

Si tratta di consapevolezza del contesto.

La tua immagine dovrebbe rafforzare la tua presenza professionale.
Non indebolirla.

3. Ti impicci dei fatti personali degli altri

Domande apparentemente innocue possono risultare invasive:

  • “Sei ingrassata?”
  • “Sei incinta?”
  • “Come mai sei così elegante oggi?”
  • “Dove andavi ieri?”

Commentare continuamente l’aspetto, le abitudini o la vita privata dei colleghi crea disagio.

Anche quando le intenzioni sono buone.

Il rispetto nasce dalla discrezione.
Non dalla curiosità.

4. Hai un atteggiamento arrogante o autoritario

Non ammetti errori.
Usi sarcasmo per svalutare gli altri.
Cerchi costantemente difetti e mancanze.

Questo comportamento non comunica forza.
Comunica insicurezza.

La vera fiducia in sé stessi non ha bisogno di imporsi.

Si manifesta in modo calmo.
Stabile.
Misurato.

Le persone rispettano chi è solido.
Non chi domina.

5. Non sei mai disponibile

È giusto proteggere i propri confini.

Ma essere costantemente indisponibili crea distanza.

Frasi come:

  • “Non è il mio lavoro.”
  • “Non mi compete.”
  • “Non posso.”
  • “Non è il mio settore.”

se ripetute spesso, comunicano chiusura e scarso spirito di collaborazione.

Le persone rispettano chi è competente.
Ma stimano chi è anche disponibile.

6. Partecipi attivamente al gossip

Il gossip è uno dei modi più rapidi per perdere credibilità.

Diffondere voci.
Alimentare dubbi.
Parlare degli assenti.

Può dare l’illusione di essere informati e influenti.

Ma distrugge la fiducia.
E prima o poi, diventerai tu l’argomento.

La discrezione protegge la tua reputazione.
Il gossip la indebolisce.

Sempre.

Il rispetto dei colleghi si costruisce ogni giorno

Non con gesti eclatanti.

Ma con coerenza.

Con equilibrio.
Con professionalità.
Rispetto reciproco.

Soprattutto quando è difficile.

Mantieni lo stesso atteggiamento con tutti:

  • con chi ti piace
  • con chi ti è indifferente
  • e anche con chi ti mette alla prova

Il tuo comportamento definisce la tua identità professionale.

Sempre.

Il rispetto non si pretende

Si trasmette.

E le persone non ricordano ciò che dici.
Ricordano come le hai fatte sentire.

13 motivi perchè i tuoi rapporti sul lavoro non decollano (parte 2)

rapporti personali sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

7. Sei sempre poco disponibile

“Questo non è il mio lavoro”
“Questo non mi compete”
“Mi spiace, non è il mio settore”
“Non lo so”
“Non posso”

Fai solo il tuo compitino, nel tuo orticello. Niente di più.

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Tutte le volte che te ne esci con frasi simili dai una pessima immagine del tuo modo di lavorare o del tuo approccio verso il compito ricevuto.

Queste frasi-taglia-gambe, se utilizzate spesso, indicano poca voglia di fare e pigrizia mentale. Non portano a niente, non risolvono il problema, sono segno di scarico di responsabilità e di poca disponibilità verso i tuoi colleghi.

8. Trasmetti poca empatia nei tuoi rapporti personali sul lavoro

Hai notato quanto desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto? Vogliamo essere compresi e capiti ma poi quando tocca a noi, cosa facciamo?

Un collega ci chiede un favore, gli promettiamo di aiutarlo e di andarli incontro. Ma poi non facciamo niente. Un collaboratore ci comunica un suo problema personale e noi pensiamo di essergli utili con semplici e spicciole frasi di circostanza.

La verità è che siamo distratti, poco interessati agli altri, concentrati su noi stessi, prevenuti, sempre pronti a giudicare e criticare.

Per trasmettere più empatia sul lavoro (e non solo) occorre uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione. Occorrono disponibilità, sano e sincero interesse verso gli altri. Fallo e diventerai, per i tuoi colleghi o i tuoi collaboratori un punto di riferimento importante e irrinunciabile.

9. Sei molto permaloso

Ehi! Come siamo messi con le critiche? Ti avveleni la giornata anche per una semplice osservazione? Sei permaloso, non sopporti di essere criticato anche se sai di aver fatto un errore?
 


 

Ogni giorno ci può capitare di ricevere delle critiche e in genere non ci fa mai molto piacere. Come reagisci quando qualcuno ti dice la sua su di te o sul tuo comportamento? Ascolti con attenzione, chiedi spiegazioni o vai via sbattendo la porta?

La reazione più frequente è quella di porsi sulla difensiva o, ancora più spesso, di contrattaccare in modo impulsivo.

È molto difficile essere oggettivi su noi stessi; ecco perché il punto di vista degli altri può fornirci indicazioni di come agire sulle nostre aree di miglioramento. Sono parte importante nello sviluppo della nostra autostima. Allora cerca di non chiuderti, non respingere le opinioni degli altri, anzi accoglile come un bene prezioso.

10. Non distingui amicizia e professionalità

L’amicizia sul lavoro è uno dei temi più delicati da affrontare. È naturale sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre. Avere amici sul posto di lavoro ci dà più carica e motivazione e una spalla cui poggiarsi in caso di difficoltà.

Prima di giudicare e fidarsi, però è meglio prendere del tempo per conoscere meglio chi hai davanti, per evitare valutazioni sbagliate e arrivare a voltare la faccia all’amica-collega.

Infatti, spesso, quello che appare come una relazione di amicizia, si rivela un rapporto fondato sull’interesse. La cosa migliore è mantenere un atteggiamento professionale e un comportamento equilibrato con tutti.

11. Sei negativo e lamentoso

Se apriamo la bocca solo per dire che “che lavoro noioso, ma com’è freddo oggi, se poi gli stipendi non sono puntuali …-“

oppure se parliamo solo di problemi e mai di soluzioni, rischiamo di essere pericolosamente etichettati come il “collega negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Conosci qualcosa di più irritante e noioso, ascoltare qualcuno che si lamenta sempre, è sempre negativo e mai costruttivo?

Evitiamo le lamentele e le frasi del tipo “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare. Se le cose non vanno bene, anziché lamentarci, perché non proviamo a cambiarle?
Il mondo non può fare nulla per renderci felici. Noi sì.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

12. Sei troppo aggressivo

Sei convinto che il mondo del lavoro è una giungla, una lotta continua, dove “la miglior difesa è l’attacco”; così se qualcuno ti fa un’osservazione, parti subito al contrattacco.

Lasci poco spazio, incalzi e tendi a importi in continuazione. Non ammetti quasi mai di avere torto. Usi il sarcasmo e le battute per svalutare gli altri. Sei critico e ogni occasione è buona per mettere in difficoltà i colleghi.

Non è che stai scambiando arroganza e prepotenza per grinta e carattere? Siamo in tanti a essere cascati in questo equivoco!

Spesso se siamo aggressivi, prepotenti o arroganti è in genere un tentativo, peraltro vano, di nascondere un profondo complesso d’inferiorità. La fiducia in se stessi si può manifestare in molti altri modi. Essere sicuri e avere fiducia in se stessi è sentirsi a proprio agio nei propri panni. La fiducia più profonda è quella che si manifesta in modo tranquillo, calmo e contenuto.

13. Sei troppo passivo

Ti metti sempre poco in discussione?

Eviti il confronto e il conflitto pur di mantenere la pace e la tranquillità? Quando sei chiamato a decidere ti adegui al volere del gruppo o del capo, anche se non sei d’accordo?

Questo comportamento se da un lato ci permette il quieto vivere lavorativo, dall’altro può generare numerose incomprensioni che ci fanno accumulare rabbia e rancore. Quindi, nessuna lite o divergenza ma come la mettiamo con i bruciori di stomaco?

Leggi la parte 1 perchè i tuoi rapporti personali sul lavoro non decollano.

In conclusione, lavorando sul nostro approccio possiamo valorizzare e sfruttare veramente le nostre potenzialità, anche sul lavoro.
Possiamo lavorare meglio con i colleghi o con il team, evitando inutili conflitti nei nostri rapporti personali sul lavoro.

Per sopravvivere nella giungla dei rapporti personali sul lavoro, la cosa migliore è mantenere un atteggiamento professionale e un comportamento equilibrato con tutti, tanto con i colleghi che frequentiamo anche fuori dal lavoro che quelli che ci piacciono meno.

E tu, cosa ne pensi?
Basterà per mettersi al riparo da pettegolezzi, invidie e “vendette”?

13 motivi perchè i tuoi rapporti sul lavoro non decollano (parte 1)

rapporti interpersonali al lavoro

Poco importa quale sia la tua professione, il tuo ruolo e quanto tu debba stare in contatto con le persone durante la tua attività lavorativa … una cosa è certa …

i rapporti interpersonali al lavoro sono complessi.

Colleghi pettegoli, responsabili pesanti, dipendenti indisponenti, clienti noiosi …
gestire i rapporti interpersonali al lavoro è tutt’altro che semplice e lo sai bene anche tu, visto che ogni giorno ti trovi a convivere con questi comportamenti che provocano contrasti e tensioni.

Ognuno ha il suo stile, il suo carattere e le sue manie.

C’è chi è troppo passivo e chi, al contrario, è troppo aggressivo. Chi è maleducato, chi è troppo permaloso, pettegolo o poco disponibile verso gli altri.

E tu, come ti relazioni con i tuoi colleghi o i tuoi collaboratori? Sei socievole, chiuso o diffidente? Ti è mai successo di aver compromesso, a causa del tuo comportamento o delle tue reazioni, i rapporti interpersonali con il capo, i colleghi o il team?

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Vediamo insieme 13 possibili motivi perchè i tuoi rapporti sul lavoro non funzionano come vorresti, senza la presunzione di offrirti una lista esaustiva, visto la complessità e la vastità dell’argomento.

1. Hai sempre una scusa pronta

“Non è colpa mia”
“Ero di libero”
“Non ne so niente”
“Boh! Non lo so, chiedete a Luigi …”

Non ti assumi mai le responsabilità. Te ne tiri sempre fuori. Non eri lì, e se c’eri, eri occupato a fare altro…ne hai sempre pronta una!

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti, quelli che non capiscono niente, quelli che sbagliano? Riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ci sentiamo insicuri o abbiamo paura di fallire.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

2. Le spari sempre troppo grosse

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso non sono totali invenzioni ma solo “piccole” forzatura della realtà. Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che, così facendo, riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?
 


 

Una cosa è certa, alla lunga diventi sicuramente scontato, pesante e spingi gli altri a evitarti.

3. Sminuisci gli altri per metterti in luce

Molte persone sono predisposte a mettere in cattiva luce gli altri, per apparire migliori di quello che sono.

Ogni occasione è favorevole, per mettersi in buona luce, sminuire gli altri, utilizzando bugie che feriscono in maniera mirata una determinata persona davanti al capo o ai colleghi.
Queste persone prima individuano i bersagli, che sono ritenuti da ostacolo per la propria carriera lavorativa, poi cercano di demolirli con menzogne anche raffinate, alterando dati, fatti e situazioni, solo per eliminare la concorrenza.

Le scorciatoie, anche se invitanti, non portano a nulla! La verità, alla fine, viene fuori, e i benefici immediati a lungo termine non premiano.

Imposta la tua carriera sul talento, la volontà e la competenza! Anziché svalorizzare gli altri, cerca di dimostrare sul campo il tuo valore, porta pazienza e vedrai che la tua costanza sarà premiata.

4. Dipendi dalle opinioni degli altri

Cambi la tua personalità e i tuoi modi di fare secondo la persona che hai di fronte? Vuoi sentirti dire continuamente dagli altri che sei competente e indispensabile?

Se abbiamo bisogno continuamente del giudizio positivo degli altri, è un chiaro segno che dobbiamo lavorare sulla nostra autostima. Alla base abbiamo paura di essere rifiutati o emarginati dal resto del gruppo. È uno schema mentale che ci porta spesso a fare di tutto per compiacere i nostri colleghi o i nostri collaboratori, pur di ottenere la loro stima.

Se dobbiamo continuamente soddisfare le aspettative degli altri, diventiamo dei burattini sotto il comando delle persone. Nessuno apprezza realmente chi asseconda sempre gli altri, come un cagnolino.

Non diamo troppo peso a quel che dice la gente: oggi ci osannano, domani ci condanneranno. “Alleniamoci” invece a convivere con la disapprovazione.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Cedi alla maleducazione

Educazione al lavoro è sinonimo di professionalità e quando non lo sei ti esponi ad attacchi, dai quali non è possibile, o difficile, difendersi.

Puoi avere un pessimo carattere, essere stressato o sotto pressione ma l’educazione è imprescindibile per riuscire a gestire in modo positivo i tuoi rapporti interpersonali al lavoro.

6. Ti piace gossippare

C’è chi dice che, sul lavoro, non bisognerebbe parlare d’altro… ma sen’altro esagera e poi per 8 o 9 ore rimanere al di fuori dei pettegolezzi, da pausa caffè, non è cosa facile.

Spettegolare un po’ con i colleghi più stretti può essere salutare perchè stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero. Lo scherzo distende gli animi e consolida il gruppo. I pettegolezzi e il gossip al lavoro diventano pericolosi quando sono continuamente alimentati, con un’escalation dei toni e della forma, o diventano l’unico sfogo a frustrazione e stress.

Evita di farti coinvolgere troppo per non rischiare di rovinare i tuoi rapporti interpersonali al lavoro o di trovarti in situazioni spiacevoli.

Continua a leggere la parte 2.

7 suggerimenti per lavorare meglio con un capo più giovane

capo più giovane

Il lavoro ci pone ogni giorno sempre di fronte a nuove sfide.
Non si finisce mai di imparare.
I tempi sono cambiati.

Nelle aziende sono sempre di più i giovani che, con competenze specializzate, ricoprono ruoli di team leader e manager, e può essere facile trovarsi, di punto in bianco, a ricevere compiti o direttive da un capo più giovane di noi.

All’inizio può essere un colpo basso per il nostro ego.
Questo giovane competente e brillante (speriamo) ci fa sentire il peso del tempo che passa, delle opportunità svanite, di una carriera che forse non ci ha dato le soddisfazioni che sognavamo o meritavamo.

E poi c’è il nuovo che avanza e il cambiamento che è lì, proprio dietro l’angolo, con tutte le sue insicurezze e le sue paure.
Per molto tempo ci siamo abituati a certe regole e certi ritmi lavorativi,
ora le cose sembrano dover cambiare.

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Anche noi dobbiamo cambiare e prendere atto che il nostro capo, anche se giovane,
probabilmente ha molto da insegnarci, nostro malgrado.

Come lavorare con un capo più giovane:

1. Non auto commiserarti

Non sentirti da meno rispetto ai giovani superiori. Non sprecare energia in sentimenti d’insicurezza o di risentimento verso il tuo capo.

Lascia stare pettegolezzi o allusioni sulla sua età.
È il momento di concentrarsi sul cosa fare per tenere il passo del cambiamento.

2. Hai sempre qualcosa da offrire

Esperienza, competenza, maturità, una rete di contatti personali e professionali.
Lo chiami poco?

I tuoi anni di esperienza devono essere la spinta per diventare un punto di riferimento per tutti, anche per il tuo capo, nel caso ne avesse bisogno.
Concentrati sui tuoi punti di forza;
la tua azienda ha bisogno d’innovazione e novità ma anche di esperienza e solidità.

Parla delle tue abilità.
Mostra al tuo capo/a le competenze che hai e in quali settori sono applicabili.
Senza vantarti o osannarti troppo spiega i progetti, le attività e le vendite che hai fatto e come potresti aiutarlo nelle attività future.
 


 

3. Pensa agli aspetti positivi di un capo giovane

Un capo più giovane (probabilmente) porterà una ventata di freschezza e novità, nuova energia e nuove prospettive;
che è sicuramente un bene in un momento in cui, nel mondo del lavoro e non solo,
l’entusiasmo è sparito e le idee mancano.

4. Adatta la tua comunicazione

I più giovani sono abituati a risposte più immediate e veloci, a tenere la maggior parte delle relazioni online,
quindi dimentica lunghe riunioni e incontri faccia a faccia.

Confrontati con il capo e chiedi quale modalità preferisce per comunicare; devi adattarti tu, magari aiutandoti con le nuove tecnologie.
Frequenta corsi in grado di migliorare le tue abilità e conoscenze in modo di reggere il passo con le nuove tendenze del mercato e della tecnologia.

5. Tratta la persona come qualsiasi altro capo

Nel pieno rispetto delle regole.
Ha ottenuto quella posizione perché ha le competenze giusto o ha colpito positivamente chi l’ha scelto
(Ehi! immagino cosa stai pensando, a volte non è così ma questa è un’altra storia!).

il capo/a, pur giovane, apprezza i collaboratori che rispettano le scadenze, che sono puntuali,
che riconoscono i propri errori e lavorano sul miglioramento.

6. Rimani aperto e disponibile al dialogo

Invita il tuo capo, di tanto in tanto, a prendere un drink o una cena per conoscersi meglio.
Rimani disponibile al dialogo, alla collaborazione, a scambiare le tue idee o opinioni.
È fondamentale se si vuoi vivere in armonia, avere una buona intesa lavorativa e non avere conflitti con il tuo capo.

Se avverti un fastidio a causa della differenza d’età, chiedi un incontro privato e parlane con tatto e con rispetto.
Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi sull’età oppure risolverà la questione in maniera soddisfacente per entrambi.

Come puoi saperlo fino a quando non chiedi?

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

7. Diventa un supporto esperto e concreto

Non fissarti sulla differenza d’età e sull’idea che un giovane non abbia nulla da insegnarti.
Non pretendere considerazione solo per ragioni d’anagrafe!
La stima degli altri non aumenta automaticamente con il passare degli anni,
la fiducia va conquistata.

Vuoi che il capo giovane si appoggi molto di più a te, come simbolo di solidità e sicurezza?
Bene. Dimostralo!
Non dare nulla per scontato, parti da zero, dimostra sul campo chi sei e cosa sai fare,
a prescindere.

Non comportarti come un genitore, che “insegna”, dà consigli e suggerimenti fuori luogo o paternalistici.
Ci vuole poco a diventare saputello, compiacente o invadente.
Non dimenticare che è sempre il tuo capo/a!

Se non è richiesto il tuo punto di vista, è meglio non dire nulla e non atteggiarsi a mentore o guida.
Solo così guadagnerai la considerazione e la fiducia del tuo giovane superiore.

Lavorare con un capo più giovane è allo stesso tempo una sfida e un’opportunità di crescita.
Se la prendi nel modo sbagliato, ti aspettano tempi duri; considerala invece un’occasione di rinnovamento e di lavorare con qualcuno che ha probabilmente molto talento.

Cosa ne pensi? Prendere ordini da un capo più giovane di te, ti dà fastidio?
Secondo te quanto conta la differenza d’età?

Le 8 bugie più usate fra colleghi di lavoro

bugie tra colleghi

“Puoi contare su di me.”
“Mi sei piaciuta dal primo momento”
“Non è colpa mia!”

Possiamo fidarci davvero di quello che ci dicono i colleghi?

È una domanda scomoda.
Ma necessaria.

Secondo diversi esperti, in quasi ogni gruppo di lavoro esiste almeno una persona che mente.

Non necessariamente per cattiveria.

Spesso per protezione, opportunismo o semplice sopravvivenza sociale.

Il luogo di lavoro non è un gruppo di amici.
È un ambiente fatto di obiettivi,
pressioni,
ambizioni.

E dove esistono ambizioni, esistono anche ambiguità.

Perché si mente sul lavoro

Si mente per proteggersi.
Per proteggere un collega.
Per nascondere un errore o una fragilità.

A volte si mente per evitare conflitti.
Altre, per ottenere un vantaggio.

Alcune persone alterano i fatti.
Aggiungono dettagli mai accaduti.
Costruiscono versioni più convenienti della realtà.

Non sempre per danneggiare.

Spesso per apparire più competenti,
più interessanti,
più sicuri.

Le bugie “sociali”: quelle che tutti riconoscono

Esistono bugie sottili.
Quasi invisibili.

Come quando diciamo a un collega che il capo lo apprezza, anche se sappiamo che non è vero.
Oppure quando facciamo un complimento solo per cortesia.

Sono bugie di adattamento.
Servono a mantenere l’equilibrio.

Non a distruggerlo.

Le bugie di immagine

Succede soprattutto all’inizio.

Per sentirsi accettati, alcune persone raccontano viaggi mai fatti.
Hobby mai coltivati.
Conoscenze mai avute.

Non per ingannare davvero.
Ma per ridurre la distanza.

Per sentirsi parte del gruppo.

Le bugie strategiche: le più pericolose

Esistono bugie più sofisticate.

Quelle usate per ottenere un avanzamento.
Per mettersi in buona luce.
O per indebolire un collega percepito come concorrente.

Non sono casuali.
Sono intenzionali.

E spesso difficili da smascherare.

Alcune delle frasi più ambigue che si sentono in ufficio

Ho trovato un articolo su Giornalettismo che riporta alcune delle espressioni più comuni — e il loro possibile significato nascosto.

Ad esempio:

  • “Sono arrivato prestissimo stamattina.”

Spesso è un modo per segnalare dedizione. O per far sentire gli altri meno impegnati.

  • “Si può fare meglio.”

A volte è un feedback utile.
Altre, un modo diplomatico per esprimere insoddisfazione.

  • “Mi sei piaciuto subito.”

Può essere sincero.
Ma spesso è una frase di cortesia, per favorire l’integrazione.

  • “Sono stato malato nel weekend.”

Può essere vero.
Ma le assenze strategicamente posizionate non sono rare.

Come reagisci quando percepisci colleghi bugiardi?

Cerchi di smascherare?
Ignori?
Oppure osservi con lucidità?

La leadership non consiste nel controllare ogni parola.
Piuttosto nel comprendere le dinamiche umane senza diventarne vittima.

Un punto essenziale: non tutte le bugie hanno lo stesso peso

Alcune servono a proteggere relazioni.
Altre a proteggere ego fragili.

Altre ancora, invece, distruggono fiducia e credibilità.

La vera competenza non è smascherare ogni bugia.
È sviluppare la capacità di leggere le persone.

Osservare coerenza.
Comportamenti.
Pattern nel tempo.

Perché la verità, prima o poi, emerge sempre.
Non nelle parole. Ma nei comportamenti ripetuti.

E tu?
Come reagisci davanti a colleghi bugiardi?

Non puoi controllare ciò che gli altri dicono.
Ma puoi imparare a riconoscere chi dimostra, ogni giorno, ciò che vale davvero.

Rapporto con il capo: 6 errori da evitare per non mettersi in cattiva luce

rapporto con il capo

Foto di Michi-Nordlicht

Hai un capo molto esigente e facilmente irritabile?

Ti mette soggezione e non sai come comportarti?

Sei neoassunto e non vuoi partire con il piede sbagliato?

È utile adottare alcuni comportamenti semplici e pratici
per evitare di finire in cattiva luce con i superiori.

Al di là dello stile del tuo capo,
ci sono errori ricorrenti che rischiano di compromettere il rapporto.

1. Sei negativo e non offri soluzioni

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni,
rischi di essere associato alla figura del
“messaggero negativo”.

C’è qualcosa di più irritante
di chi si lamenta sempre?

Frasi come:

  • “È impossibile”
  • “Non si può fare”

Trasmettono un messaggio chiaro:
non ci vuoi nemmeno provare.

Se c’è un problema, prova a proporre almeno una possibile soluzione.
Il tuo capo (quasi sempre) te ne sarà grato.

2. Le frasi “taglia-gambe” sono pericolose

Alcune espressioni fanno scattare l’allarme immediato:

  • “Non è il mio lavoro”
  • “Questo non mi compete”
  • “Non lo so”
  • “Adesso non posso”
  • “Non è colpa mia”

Sono frasi che un capo non vorrebbe mai sentire.

Danno un’immagine di:

  • scarico di responsabilità
  • rigidità
  • poca voglia di mettersi in gioco

Non risolvono nulla.
E peggiorano il rapporto.

3. Non lo aggiorni su come procedi

Evita le sorprese.
Sempre.

La paura più grande di un capo è questa:
che un collaboratore sbagli,
non dica nulla
e lo comunichi all’ultimo momento.

Quando ormai è troppo tardi.

Se hai commesso un errore,
meglio un cazziatone subito
che lasciare che il problema “lieviti”.

Il cazziatone passa.
Il danno no.

4. Non mantieni promesse e scadenze

Il tuo capo ha bisogno di certezze.
Vuole persone di parola.

Prometti solo ciò che sai di poter fare.
Rispetta le scadenze.
E se sei in difficoltà, avvisa prima.

Non aspettare l’ultimo minuto
per comunicare un ritardo.

La fiducia si costruisce così.
E si perde molto in fretta.

Il modo in cui comunichi con il tuo capo può fare la differenza
tra rispetto e tensione.

Se vuoi approfondire il tema rispetto sul lavoro,
trovi spunti utili nei miei libri:

Autorevolezza”, ora nella nuova edizione aggiornata 2025

Prima volta Leader”, pensato per chi ha appena assunto un ruolo di responsabilità

5. Non fai attenzione ai dettagli

Non giocare con la tua professionalità.

Presta attenzione ai dettagli,
sii reattivo,
fatti trovare pronto.

Rispondi con chiarezza e tempestività.

Non serve essere esperti in tutto,
ma è fondamentale fare bene ciò che ti viene affidato.

6. Sei poco chiaro, prolisso o esitante

Parla in modo:

  • chiaro
  • conciso
  • diretto

Usa frasi brevi.
Intervieni quando sai cosa dire e cosa fare.

Evita frasi piene di:

  • “…ehm…”
  • “…sa…”
  • “…ecco…”

Indeboliscono il messaggio
ma aumentano l’irritazione.


Quando la relazione con il capo diventa fonte di stress,
serve un confronto lucido e professionale.

Con il mio percorso mirato
Gestire il rapporto difficile con il tuo capo
impari a comunicare con calma e autorevolezza
senza compromettere il tuo benessere.

In finale

Con un capo difficile
non serve compiacere.

Serve affidabilità, chiarezza e responsabilità.

Il rispetto non si chiede.
Si costruisce, un comportamento alla volta.