Rispetto sul lavoro: spesso il problema è la tua comunicazione

Foto di Courtney Stephens da Pexels
Ti senti poco rispettato al lavoro? Forse il problema non è (solo) quello che dici.
Quando fai una domanda, c’è sempre qualcuno che pensa che tu non abbia capito.
Quando fai un complimento, qualcuno lo interpreta come adulazione.
Dai un feedback, sembra che tu stia criticando.
Ti è mai capitato?
Può essere frustrante. Soprattutto quando hai la sensazione di essere chiaro nelle intenzioni, ma gli altri sembrano capire tutt’altro.
La comunicazione funziona così: non conta solo quello che vuoi trasmettere. Conta anche ciò che arriva.
Non per colpevolizzarti.
Osserva il tuo modo di comunicare con uno sguardo diverso.
A volte bastano piccole abitudini, spesso inconsapevoli, per creare distanza tra te e chi hai davanti.
Ecco alcuni comportamenti che possono compromettere la qualità delle tue relazioni professionali.
Sei sempre sulla difensiva
Ricevi un’osservazione e senti subito il bisogno di spiegarti.
Giustificarti.
Dimostrare che la responsabilità non è tua.
È una reazione comprensibile.
Sentiamo il bisogno di proteggerci.
Il problema è che, quando ti metti immediatamente sulla difensiva, anche l’altra persona tende a fare lo stesso.
La conversazione smette di essere uno scambio e diventa una gara a chi ha ragione.
Concediti qualche secondo prima di rispondere.
Ascolta fino in fondo.
Fai domande.
Solo dopo decidi se è davvero necessario difendere la tua posizione.
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Ascolti per rispondere, non per capire
Molte persone credono di ascoltare.
In realtà stanno solo aspettando il proprio turno per parlare.
Mentre l’altro espone un problema, stanno già preparando la risposta.
Oppure pensano di aver capito tutto dopo le prime due frasi.
L’ascolto, invece, richiede una piccola rinuncia: sospendere per qualche minuto il bisogno di avere subito una risposta.
Ascoltare con attenzione produce un altro effetto.
Le persone si sentono considerate.
E chi si sente considerato tende anche a dare maggiore credibilità a chi ha davanti.
Interrompi o finisci le frasi degli altri
Forse lo fai con buone intenzioni.
Pensi di velocizzare la conversazione.
Credi di aver già capito dove l’altro vuole arrivare.
Ma chi viene interrotto raramente vive questa esperienza come un aiuto.
Più spesso si sente poco ascoltato.
O poco importante.
Inoltre, sei davvero certo di aver compreso quello che stava per dire?
Una frase conclusa troppo presto può cambiare completamente il significato del discorso.
Prenditi qualche secondo in più.
Lascia terminare il ragionamento.
Scoprirai che, molto spesso, l’ultima parte della frase era proprio quella che ti mancava.
Hai sempre la risposta pronta
Conosci quella persona che spiega continuamente come andrebbero fatte le cose?
Che corregge tutti.
Che fatica ad ammettere di non sapere qualcosa.
Inizia spesso le frasi con:
- “Quello che devi capire è…”
Anche se competente, rischia di risultare pesante.
Non perché abbia torto.
Ma perché comunica superiorità.
La competenza convince molto di più quando lascia spazio anche agli altri.
Puoi esprimere le tue idee senza trasformarle nell’unica verità possibile.
Una frase come:
- “Io la vedo in questo modo…”
apre il confronto.
Una frase come:
- “La verità è questa…”
lo chiude.
Le tue emozioni sono invisibili
C’è chi pensa che, sul lavoro, mostrare emozioni sia un segno di debolezza.
Così mantiene sempre la stessa espressione.
Lo stesso tono.
La stessa distanza.
In realtà una comunicazione completamente neutra crea facilmente equivoci.
Se il tuo volto non trasmette nulla, gli altri inizieranno a interpretarlo.
Magari penseranno che sei infastidito.
Oppure annoiato.
O arrabbiato.
Anche quando non lo sei.
Essere professionali non significa diventare impassibili.
Un sorriso, uno sguardo attento, un’espressione coerente con quello che stai dicendo aiutano gli altri a capire le tue intenzioni.
Parli in modo troppo complicato
Ti è mai capitato di rileggere una tua e-mail e accorgerti che è lunga, piena di termini tecnici e difficile da seguire?
Succede più spesso di quanto immagini.
A volte crediamo che usare un linguaggio ricercato renda il nostro messaggio più autorevole.
In realtà può produrre l’effetto opposto.
Chi ti ascolta o ti legge potrebbe smettere di seguirti, non perché l’argomento sia difficile, ma perché il modo in cui lo presenti richiede uno sforzo eccessivo.
Vale anche per gli acronimi, il gergo aziendale e le parole inglesi usate per abitudine.
Se sei sicuro che tutti le conoscano, nessun problema.
Altrimenti, spiegale.
La chiarezza non impoverisce la comunicazione. La rende più efficace.
Il linguaggio del corpo racconta qualcosa che non vorresti dire
Molti pensano che la comunicazione coincida con le parole.
In realtà il corpo parla continuamente.
Braccia incrociate.
Sguardo sfuggente.
Dito puntato.
Fronte corrugata.
Labbra serrate.
Anche se non te ne accorgi, questi segnali possono trasmettere chiusura, tensione o ostilità.
Esistono poi piccoli gesti quasi automatici: giocherellare con i capelli, toccarsi continuamente il viso, sistemarsi il colletto, evitare il contatto visivo.
Sono abitudini che spesso rivelano nervosismo o insicurezza, anche quando dentro di te ti senti tranquillo.
Prima di chiederti cosa dire, prova quindi a osservare come lo stai dicendo.
A volte basta modificare una postura per cambiare il clima di una conversazione.
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Trasformi le opinioni in sentenze
“Non funzionerà.”
“Bisogna fare così.”
“È evidente che il problema è questo.”
Sono frasi che rischiano di chiudere il confronto ancora prima che inizi.
Le persone ascoltano più volentieri chi presenta il proprio punto di vista come un contributo, non come una verità assoluta.
Una piccola differenza di linguaggio cambia completamente il tono della conversazione.
Prova a dire:
- “Io la penso così…”
oppure:
- “Dal mio punto di vista…”
Non perdi autorevolezza.
Lasci semplicemente spazio anche all’altro.
Parli sempre di te
Ogni esperienza raccontata dall’altro diventa l’occasione per parlare della tua.
Ogni problema ti ricorda qualcosa che hai vissuto.
Ogni conversazione torna, prima o poi, su di te.
Probabilmente non lo fai per protagonismo.
Magari pensi di creare vicinanza.
Ma chi ti ascolta potrebbe avere un’impressione diversa.
Le relazioni funzionano quando c’è equilibrio.
Raccontare qualcosa di sé è naturale.
Farlo continuamente può diventare stancante.
Ogni tanto prova a restare nella storia dell’altro.
Scoprirai che fare domande crea molta più connessione che raccontare un’altra esperienza personale.
Eviti il contatto visivo
Gli occhi comunicano attenzione.
Presenza.
Interesse.
Se continui a guardare il telefono, il computer o altrove mentre qualcuno ti parla, il messaggio che trasmetti è semplice:
- “In questo momento non sei la mia priorità.”
Naturalmente non serve fissare una persona in modo innaturale.
Ma un contatto visivo autentico comunica sicurezza, affidabilità e rispetto.
Quando affronti un argomento importante, lo sguardo spesso vale quanto le parole.
Cerchi di controllare la conversazione
Domande come:
- “Perché hai fatto così?”
oppure:
- “Devi fare questo.”
possono sembrare innocue.
A volte, però, vengono percepite come un tentativo di dirigere la conversazione o di mettere l’altro sulla difensiva.
Una conversazione efficace non è una prova di forza.
Non vince chi parla di più.
“Vince” chi riesce a creare uno spazio in cui entrambi possono ragionare.
Sei molto introverso
Essere introversi non è un difetto.
Così come non lo è essere timidi.
Il punto è un altro.
Le persone non possono sapere che cosa stai pensando.
Se rimani sempre in silenzio, eviti il confronto o mostri poche reazioni, qualcuno potrebbe interpretare il tuo comportamento come distacco, disinteresse o perfino arroganza.
Può bastare un sorriso.
Una domanda.
Un piccolo commento.
A volte sono sufficienti per cambiare completamente la percezione che gli altri hanno di te.
Minimizzi i problemi degli altri
“Ma dai…”
“Non è niente.”
“Vedrai che passa.”
Queste frasi nascono spesso da una buona intenzione.
Vorresti rassicurare.
Il problema è che, invece di rassicurare, rischiano di far sentire l’altra persona poco compresa.
Le emozioni hanno bisogno di essere riconosciute.
Puoi anche non condividere la preoccupazione di chi hai davanti.
Ma puoi comunque comprenderla.
È una differenza enorme.
Il tono della voce cambia il significato delle parole
Puoi scegliere le parole giuste.
Eppure ottenere comunque una reazione negativa.
Una voce troppo alta può sembrare aggressiva.
Una voce piatta e monotona può trasmettere disinteresse.
Un volume troppo basso può comunicare insicurezza.
La differenza, ancora una volta, non sta soltanto nel cosa dici.
Sta nel come lo dici.
Pause.
Enfasi.
Ritmo.
Espressione del volto.
Contatto visivo.
Sono tutti elementi della stessa comunicazione.
Imparare a gestirli significa aumentare la probabilità che il messaggio venga compreso nel modo in cui intendevi trasmetterlo.
In conclusione
Quando ti senti poco rispettato sul lavoro, la tentazione è cercare subito la causa negli altri.
A volte è davvero così.
Altre volte, però, il problema nasce da piccoli comportamenti che ripeti ogni giorno senza accorgertene.
Aumenta la tua consapevolezza.
Osserva come comunichi.
Quali segnali invii senza volerlo.
Perché, molto spesso, il rispetto non dipende solo dalle competenze che possiedi.
Dipende anche da come gli altri vivono l’esperienza di parlare con te.
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