Accettare un’offerta di lavoro: lo stipendio è in linea con le tue attese?

proposta di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio

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Proposta di lavoro: lo stipendio è davvero in linea con le tue attese?

Quando ricevi una proposta di lavoro, il primo pensiero va spesso lì.

Quanto mi pagano?

Giusto.
Normale.
Inevitabile.

La retribuzione conta.
Eccome se conta.

Ma non è l’unica cosa da guardare.

Non fermarti allo stipendio

Quando valuti un’offerta, considera il pacchetto complessivo.

Non solo la cifra.

Guarda anche:

  • benefit
  • ferie e permessi
  • parte variabile legata agli obiettivi
  • flessibilità oraria
  • possibilità di lavorare da remoto

A volte un’offerta apparentemente più bassa può rivelarsi più vantaggiosa nel concreto.

Per esempio, se include:

  • parcheggio gratuito
  • mensa
  • asilo convenzionato
  • abbonamento palestra
  • abbonamento trasporti pubblici
  • programmi di welfare
  • mezza giornata libera in alcuni periodi

Il punto è semplice:

quanto vale davvero, per te, quel pacchetto?

Nuova proposta di lavoro? Attenzione ai costi nascosti

Uno stipendio più alto non è sempre un guadagno reale.

Dipende da quello che dovrai spendere in più.

Per esempio:

  • benzina
  • autostrada
  • mezzi
  • parcheggio
  • eventuale tata/mamma diurna
  • pranzi fuori
  • guardaroba diverso per un dress code più formale

E poi c’è il tempo.

Un tragitto più lungo non pesa solo sul portafoglio.
Pesa sulla tua giornata.

All’inizio, in fase “luna di miele”, lo sopporti volentieri.
Sei motivato. Entusiasta.

Dopo qualche mese, quando sei bloccato nel traffico ogni giorno, la prospettiva cambia.

E allora la domanda torna lì:

ne vale ancora la pena?

Guarda la realtà, non solo l’entusiasmo

Quando valuti una proposta, chiediti:

  • il tragitto quotidiano è sostenibile?
  • quanto spenderò davvero in più?
  • dovrò riorganizzare la mia vita familiare?
  • l’orario di lavoro è compatibile con i miei impegni?
  • sono previsti straordinari? E vengono pagati?
  • dovrò affrontare spese aggiuntive per adeguarmi al contesto?

Quello che sembra un grande salto economico, a volte si riduce parecchio una volta fatti bene i conti.

Preparati alla domanda sullo stipendio

“Quanto desidera guadagnare?”

Prima o poi arriva.

Meglio non farsi trovare impreparati.

Informati sul Mercato.
Capisci qual è la retribuzione media per il tuo ruolo, settore e area geografica.

Poi preparati.

Meglio avere in mente una forchetta salariale, non una cifra secca.

E fai un passaggio pratico che molti trascurano:

calcola sia la retribuzione annua sia quella mensile.

Alcune aziende parlano in termini annuali, altre mensili.
Se non sei pronto, nel momento del colloquio rischi di dire troppo poco… o troppo.

Se l’offerta è sotto le attese, non bocciarla subito

A meno che non ti sembri un palese tentativo di sottopagarti, non chiudere immediatamente.

Prima fai un passaggio molto concreto:

definisci il tuo minimo accettabile.

Quella cifra che potresti accettare, magari tappandoti un po’ il naso,
ma senza sentirti svalutato.

Sotto quel limite, no.

Almeno hai un criterio chiaro.

Occhio alle responsabilità nascoste

Un’altra domanda fondamentale è questa:

  • il ruolo è davvero in linea con lo stipendio proposto?

Perché può succedere che il livello retributivo sembri “medio”,
ma dai colloqui tu percepisca responsabilità molto più alte.

Per esempio:

paga da venditore,
ma responsabilità su persone, budget, risultati e gestione.

oppure:

inquadramento junior,
ma aspettative da figura autonoma che deve “portare risultati subito”.

O ancora:

ruolo operativo dichiarato,
ma richieste continue di coordinamento e gestione di altri.

Qui bisogna fare attenzione.

Anche un’offerta economicamente interessante può nascondere aspettative irrealistiche.

Ora tocca a te: negoziare oppure no?

Una volta chiariti tutti questi aspetti, puoi decidere se accettare… oppure tornare dal responsabile delle assunzioni e negoziare.

Sei davvero pronto a negoziare il tuo stipendio?

In un mondo ideale sarebbe semplice:

Vuoi più soldi? Chiedili.

Peccato che nella realtà la questione si complichi.

Si blocca.
Si arena.

Parlare di soldi mette in difficoltà molte persone.
Ancora di più in tempi incerti o complicati.

Incassare un primo no, rilanciare, aspettare, cogliere il momento giusto…
non è facile.

Se ti senti titubante, è comprensibile.

Il successo della negoziazione non è garantito

Dipende da molti fattori:

  • il tuo stile
  • quello della controparte
  • il contesto
  • il tuo livello di assertività
  • la tua preparazione

Per questo è importante non viverla come una sfida.

Meglio affrontarla come una trattativa.

Con dati.
Con fatti.
Cifre ragionate.

Un primo no non chiude tutto

Questo è un punto importante.

“No” la prima volta non significa “mai più”.

Anzi, spesso una trattativa vera inizia proprio lì.

Con una richiesta negata.

Altrimenti non si chiamerebbe negoziazione.

Devi mettere in conto la possibilità di un primo rifiuto.
E prepararti a gestirlo senza crollare.

La volta dopo potrai presentarti meglio attrezzato:

  • con dati di mercato
  • con il tuo valore
  • risultati concreti
  • richieste più solide

Quando riesci a togliere un po’ di emotività dalla scena,
la trattativa diventa molto più pulita.

In definitiva: fai bene i conti

Confronta questa proposta di lavoro con la tua situazione attuale.
E anche con quelle passate.

Non limitarti alla cifra.

Valuta costi, benefici, margini di crescita, qualità della vita.

In genere un po’ di spazio di manovra c’è.

Per questo conviene affinare la capacità di negoziare prima di firmare.

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