Iniziare un nuovo lavoro? 5 frasi mostruosamente limitanti che dici a te stesso

iniziare un nuovo lavoro
Prima di tutto: congratulazioni.

Hai un nuovo lavoro.

Il colloquio è andato bene, hai convinto chi avevi davanti e adesso dovresti essere soltanto contento.

Dovresti.

Perché poi, avvicinandosi il primo giorno, qualcosa cambia.

L’entusiasmo lascia spazio ai dubbi.

Sarò all’altezza?

Capiranno che non so fare abbastanza?

Come mi vedranno?

Come ho scritto più volte nei miei libri, quando entriamo in una situazione nuova perdiamo una parte delle nostre certezze.

E questo può trasformarsi rapidamente in una piccola crisi di fiducia.

Non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va.

Ma perché stiamo entrando in un territorio che ancora non conosciamo.

Ecco 5 frasi che rischiano di complicarti inutilmente l’inizio.

1. “Devo essere perfetto”

Vuoi partire bene.

È normale.

Ma da qui a pensare che ogni compito debba essere impeccabile fin dal primo giorno, il passo è breve.

E pesante.

Stai entrando in un ambiente nuovo. Devi capire persone, procedure, priorità, strumenti, aspettative.

Non puoi pretendere di conoscere subito tutto ciò che ancora devi imparare.

Punta a fare bene.

Chiedi.
Osserva.
Correggi.

Impara strada facendo.

All’inizio non devi dimostrare di sapere tutto.
Devi dimostrare di saper imparare.

2. “Non sono un esperto”

Forse no.

E quindi?

Sei appena arrivato.

Ci saranno domande cui non saprai rispondere, procedure che non conosci e situazioni che dovrai capire.

Non è automaticamente un segnale di incompetenza.

È la conseguenza naturale dell’essere nuovo.

Non sapere ancora qualcosa non significa non essere adatto al ruolo.

La vera domanda è:

“Sono disposto a impararlo?”

Continuare a imparare non è un limite professionale.

È parte del lavoro.

3. “Letizia è molto più all’altezza di me”

Qui parte il confronto.

Il collega più brillante.

L’amica che sembra cavarsela sempre.

La persona che, nella tua testa, gestirebbe quella situazione molto meglio di te.

Come scrivo anche nel mio libro “Autorevolezza”, confrontarsi continuamente con gli altri può diventare un modo molto efficace per ridimensionare le proprie capacità.

Perché scegli sempre la qualità in cui l’altro è più forte.

E ignori tutto il resto.

Letizia può essere più veloce di te.
Tu magari sei più preciso.

Lei più brillante nelle presentazioni.
Tu più efficace nell’ascolto.

Il punto non è stabilire chi vale di più.

Il punto è capire quali risorse puoi mettere in campo tu.

E se Letizia sa qualcosa che può esserti utile, ancora meglio.

Chiedile.

4. “Non posso sbagliare”

Questa è una delle convinzioni più pesanti quando inizi un nuovo lavoro.

Se sbagli, penseranno di aver assunto la persona sbagliata.

Se fai una domanda, scopriranno che non sei competente.

Se dimentichi qualcosa, la tua reputazione è compromessa.

Calma.

Chi entra in un nuovo ruolo può sbagliare.

Naturalmente non significa essere superficiali o prendere gli errori alla leggera.

Significa accettare che imparare comporta anche correzioni, tentativi e qualche passo falso.

Se vuoi approfondire proprio questo aspetto, puoi leggere anche “6 spunti per superare la paura di sbagliare”.

L’obiettivo non è non sbagliare mai.
È accorgersi, correggere e non ripetere sempre lo stesso errore.

5. “E se non piaccio?”

Nuovi colleghi.
Nuovo capo.
Nuovo team.

È naturale desiderare di essere accolti bene.

Il problema nasce quando trasformi il bisogno di integrazione in un progetto per piacere a tutti.

Allora inizi a trattenerti.
Dici sempre sì.
Eviti di esprimere un’opinione diversa.
Cerchi continuamente conferme.

Voler essere apprezzato è umano. Averne bisogno per sentirti al sicuro è molto più rischioso.

Non devi conquistare tutti.

Devi essere corretto, disponibile, professionale.

Il resto verrà — oppure no.

Piacere non dovrebbe essere il tuo primo obiettivo.
Essere credibile, sì.

Iniziare un nuovo lavoro significa accettare un po’ di incertezza

Il primo giorno non saprai ancora come andrà.

Non conoscerai bene le persone.
Non avrai tutte le risposte.
Non saprai ancora quale sarà il tuo posto nel gruppo.

Ed è proprio questo che rende il passaggio destabilizzante.

Hai già superato una selezione.

Qualcuno ha visto nelle tue competenze qualcosa di sufficiente per affidarti quel ruolo.

Adesso arriva la parte che nessun colloquio può fare al posto tuo:

entrare, osservare, imparare e costruire poco alla volta il tuo spazio.

Non devi sentirti pronto al 100%.

Devi soltanto essere abbastanza pronto per cominciare.