Leadership e collaboratori difficili: come gestire il poco produttivo

Gestire un collaboratore poco produttivo richiede pazienza.
Ma non basta.
Serve struttura.
Serve chiarezza.
Anche il coraggio di non rimandare.
Perché la bassa produttività non resta confinata.
Si riflette sul team.
Sui tempi.
Sulla qualità.
E, nel tempo, anche sulla tua leadership.
L’obiettivo non è “spingere di più”.
È capire cosa sta succedendo davvero… e intervenire in modo concreto.
Chi è il collaboratore poco produttivo
Immagina Mary.
Non è incompetente.
Non è nemmeno maldisposta.
Ma qualcosa non funziona.
Consegna in ritardo.
I documenti richiedono continue revisioni.
L’iniziativa è minima.
Durante le riunioni:
- interviene poco
- evita di esporsi
- resta ai margini
Non propone.
Non rilancia.
Neanche sembra interessata.
All’inizio sembra solo “un momento”.
Poi diventa uno schema.
Il risultato?
Carico che si sposta sugli altri.
Frustrazione che cresce.
Motivazione che si abbassa.
E il team se ne accorge.
Valuta la situazione (prima di intervenire)
Prima di agire, fermati.
Non tutta la bassa produttività ha la stessa origine.
Chiediti:
- Qual è la causa reale di questo calo?
- Mary è consapevole del suo rendimento?
- Le aspettative sono state comunicate in modo chiaro?
- Ci sono ostacoli organizzativi o di contesto?
- Ha le competenze e gli strumenti necessari?
- Cosa succede se non intervieni?
Le risposte fanno la differenza.
Perché senza una diagnosi precisa,
qualsiasi intervento rischia di essere inefficace.
Se senti che stai “provando di tutto” senza risultati,
forse non è questione di fare di più,
ma di cambiare approccio.
Con il percorso “Gestire un collaboratore difficile” lavori proprio su questo:
chiarezza, metodo e interventi mirati.
Cosa fare
1. Affronta il tema in modo diretto
Organizza un incontro uno-a-uno con il tuo collaboratore poco produttivo.
Niente generalizzazioni.
Porta esempi concreti.
Spiega cosa-non-sta-funzionando.
Poi ascolta.
2. Definisci obiettivi chiari e misurabili
Serve precisione.
Cosa deve fare.
Entro quando.
Con quali standard.
Senza ambiguità.
3. Offri supporto reale
Verifica se ci sono lacune.
Competenze.
Strumenti.
Organizzazione.
Se manca qualcosa, intervieni.
4. Monitora con continuità
Non basta un confronto.
Serve follow-up.
Controlli regolari.
Feedback puntuali.
Aggiustamenti, se necessari.
5. Riconosci i miglioramenti
Anche piccoli.
Il riconoscimento crea movimento.
La pressione da sola… no.
Un collaboratore difficile mette alla prova la tua leadership.
Se vuoi lavorare su questi aspetti, trovi spunti concreti nei miei libri:
- Autorevolezza – nuova edizione 2025
- Prima volta Leader – dedicato a chi è all’inizio del proprio percorso
Domande utili nell’incontro individuale
Per andare oltre la superficie:
- “Cosa ti sta creando più difficoltà in questo periodo?”
- “Come valuti il tuo carico di lavoro?”
- “C’è qualcosa che ti blocca o rallenta?”
- “Di cosa avresti bisogno per lavorare meglio?”
- “Come possiamo migliorare questa situazione insieme?”
Domande semplici.
Ma poste nel modo giusto ti aiutano ad aprire la prospettiva.
Cosa NON fare
- Ignorare il problema
Non sparisce. Si amplifica.
- Colpevolizzare
Blocca. Non attiva.
- Fare confronti con altri
Crea difesa, non cambiamento.
- Essere vago
“Devi migliorare” non significa nulla.
Dove nasce davvero la difficoltà
Il punto non è solo Mary.
È quello che la sua bassa produttività attiva. Quando qualcuno rallenta, spesso succede che:
- altri compensano
- gli standard si abbassano
- la chiarezza si perde
E tu?
Magari inizi a tollerare più del dovuto.
Oppure intervieni a tratti, senza continuità.
A volte speri che si “sistemi da sola”.
Altre volte eviti il confronto diretto per non creare disagio.
In questo spazio incerto, il comportamento si consolida.
La difficoltà sta qui.
Non nella performance in sé,
ma nella gestione della situazione.
Se i confini non sono chiari,
se le aspettative restano implicite,
il feedback è sporadico…
il messaggio arriva comunque.
E non è quello che vuoi.
Se nulla cambia…
non sei più nella fase di accompagnamento.
Devi fare una scelta.
Continuare a compensare
oppure ridefinire le conseguenze.
Perché ogni comportamento tollerato
diventa uno standard.
E quel messaggio arriva a tutto il team.
Sempre.
Se vuoi rafforzare la tua capacità di farti ascoltare e rispettare,
nel percorso “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo”
lavoriamo su comunicazione, presenza e autorevolezza.
La produttività non migliora da sola.
Migliora quando qualcuno decide di intervenire…
con chiarezza.
E fino in fondo.








Formatore e Coach.

