Leadership e collaboratori difficili: come gestire il saccente

Hai un collaboratore che interrompe, si impone e mette in dubbio gli altri?
Non è solo fastidioso.
È un problema di leadership.
Perché quel comportamento, nel tempo, cambia il clima del team.
E se non intervieni, diventa la nuova normalità.
Collaboratori saccenti, arroganti, sempre pronti a correggere gli altri…
sono più diffusi di quanto si dica.
E gestirli non è mai banale.
Chi è il collaboratore saccente
Immagina questa scena.
Biagio è competente.
Preparato.
Sicuro di sé.
Ma il suo atteggiamento crea attrito.
Durante le riunioni interrompe:
- “Ti spiego io come si fa.”
- “Non è fattibile, fidati.”
Con i colleghi usa un tono che suona superiore:
- “È davvero semplice, non capisco come tu non riesca.”
Quando vuole legittimarsi, tira fuori l’esperienza:
- “Lavoro in questo campo da più tempo di te, so bene di cosa parlo.”
Il risultato è sempre lo stesso.
Frustrazione.
Distanza.
Calo della collaborazione.
Le persone iniziano a parlare meno.
A esporsi meno.
A evitarlo.
E lentamente… il team si spegne.
Ignorare tutto questo non è un’opzione.
Le dinamiche con collaboratori difficili raramente si sistemano da sole.
Nella mia esperienza di coaching, è uno dei temi più ricorrenti: ristabilire confini chiari senza distruggere la relazione.
Cosa fare
1. Valuta la situazione
Prima di intervenire, osserva.
- Quali comportamenti vedi davvero?
- Con che frequenza si presentano?
- In quali contesti emergono di più?
- Che impatto hanno sul team?
Evita interpretazioni generiche.
Vai sui fatti.
E chiediti anche una cosa scomoda:
le aspettative sono state comunicate chiaramente?
2. Riconosci le competenze (se ci sono)
Se Biagio è davvero competente, negarlo sarebbe un errore.
Riconoscere il valore non indebolisce la tua posizione.
Anzi.
Spesso chi si impone ha un bisogno forte di legittimazione.
Se viene riconosciuto in modo corretto, quel bisogno potrebbe abbassarsi.
E con lui… anche il tono.
3. Mantieni calma e posizione
Entrare in competizione è una trappola.
Se provi a “vincere” lo scontro, hai già perso il contesto.
Serve fermezza.
Serve lucidità.
Presenza.
Un atteggiamento assertivo evita escalation inutili
e ti permette di restare nel tuo ruolo.
4. Stabilisci regole di comunicazione
Non lasciare che le riunioni diventino terreno libero.
Definisci regole semplici:
- niente interruzioni
- spazio a tutti
- rispetto dei turni
Non servono discorsi lunghi.
Serve coerenza.
Quando le regole sono chiare, i comportamenti emergono per quello che sono.
5. Riporta il focus sulla collaborazione
Un collaboratore saccente tende a lavorare per dimostrare.
Non per costruire.
Assegna attività dove il risultato dipende dagli altri.
Non solo da lui.
Se il successo passa dal team, qualcosa cambia.
Non subito.
Ma cambia.
6. Lavora sullo sviluppo (se c’è apertura)
Se c’è disponibilità, puoi accompagnarlo su competenze diverse:
comunicazione,
intelligenza emotiva,
lavoro di squadra.
Non tutti sono pronti.
Ma quando accade, è un passaggio importante.
Domande utili nel confronto individuale
L’incontro è inevitabile.
Senza, il collaboratore saccente continuerà a fare ciò che ha sempre fatto.
Per evitare difese automatiche, usa domande che aprono:
- “Ti sei accorto di come vengono percepite le tue interazioni?”
- “Che impatto pensi abbia questo modo di comunicare sugli altri?”
- “C’è qualcosa che potresti fare in modo diverso?”
Non serve attaccare.
Serve far vedere.
Cosa NON fare
- Ignorare il problema
Non si riduce. Si espande.
- Rispondere con sarcasmo
Umiliare qualcuno non costruisce autorevolezza.
- Essere troppo accomodante
Se lasci passare tutto, stai insegnando che va bene così.
Cosa succede se non intervieni
Non è teoria.
È pratica quotidiana.
Se lasci correre:
- il comportamento si rafforza
- il team si chiude
- la tua fiducia si abbassa
E lentamente, perdi posizione.
La perdita di leadership è un passaggio silenzioso, ma decisivo.
È un tema che approfondisco spesso anche nel mio libro “Autorevolezza”, perché è lì che la leadership inizia davvero a essere messa alla prova.
Il silenzio, in questi casi, non è neutralità.
È una scelta.
Dove nasce davvero la difficoltà
Spesso il problema non è Biagio.
È quello che succede dentro di te.
“Se intervengo, peggioro la situazione?”
“Se poi lo perdo?”
“E se non ho abbastanza forza per reggere il confronto?”
Domande legittime.
Ma evitarle non le risolve.
Le sposta più avanti.
E nel frattempo… pesano di più.
Quando serve una decisione, non un altro tentativo
Se dopo confronti chiari, feedback concreti e tempo adeguato nulla cambia,
sei davanti a una scelta.
Continuare a tollerare significa accettare quel comportamento.
Anche se non lo dici.
E questo messaggio arriva al team.
Sempre.
Se gestire un collaboratore ti sembra ogni giorno più complicato,
non aspettare che il problema esploda.
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Non è la competenza a creare il problema.
È come viene usata.
E la differenza, in quel caso, la fai tu.








Formatore e Coach.

