Vuoi essere più autorevole? “Abbraccia” il silenzio

autorevole
Alex è incredibile.

Durante una sessione di coaching, se rimango in silenzio per più di due o tre secondi, parte lui.

Quando lo fermo, si giustifica:

“Pensavo avessi finito.”

Oppure:

“Visto che non parlavi…”

Una volta gli ho proposto:

“Proviamo a stare zitti?”

La risposta è arrivata immediatamente:

“Adesso? Per quanto tempo?”

Alex è un programmatore, competente e preparato. Gestisce un team di sei collaboratori.

Il problema è che, nel tentativo di apparire ancora più competente e autorevole, riempie ogni pausa con parole, spiegazioni e precisazioni.

E ottiene esattamente l’effetto contrario.

La sua comunicazione diventa dispersiva.
L’incisività diminuisce.
La sicurezza che vorrebbe trasmettere si indebolisce.

Alex, come molte persone, interpreta il silenzio come un segno di debolezza.

E allora parla.

Se vuoi essere autorevole, non avere paura del silenzio

Hai mai visto una persona realmente autorevole chiacchierare nervosamente solo per riempire qualche secondo di vuoto?

Il silenzio mette a disagio perché sembra necessario fare qualcosa.

Parlare.
Rispondere.
Aggiungere.
Precisare.

Invece non tutto lo spazio deve essere riempito.

Come approfondisco nel mio libro “Autorevolezza” anche il modo in cui gestisci pause e silenzi contribuisce alla percezione della tua presenza.

Il silenzio non è assenza di comunicazione.
Può essere parte della comunicazione.

Il silenzio ti aiuta ad ascoltare davvero

Essere autorevoli non significa essere sempre quelli che parlano.

Quando qualcuno ti sta spiegando qualcosa, ascolta fino alla fine.

Non interrompere.
Non anticipare la conclusione.
Non offrire immediatamente consigli o soluzioni.

Mantieni il contatto visivo. Fai capire con il linguaggio del corpo che stai seguendo.

E soprattutto non utilizzare il primo secondo di silenzio come segnale per riprenderti la parola.

A volte l’altra persona sta semplicemente pensando. Potrebbe avere ancora qualcosa da aggiungere.

Se intervieni immediatamente, non lo saprai mai.

Non affrettarti a rispondere

Quando durante una riunione qualcuno ti rivolge improvvisamente una domanda, due o tre secondi possono sembrarti eterni.

Non lo sono.

Non devi dimostrare di essere brillante rispondendo nel minor tempo possibile.

Concediti qualche secondo per raccogliere i pensieri.

Respira.
Pensa alla frase che vuoi pronunciare.
Poi rispondi.

Prendersi qualche secondo prima di rispondere non comunica necessariamente esitazione.
Può comunicare che stai pensando.

La fretta, al contrario, può portarti a partire senza sapere esattamente dove vuoi arrivare.

Hai detto quello che dovevi dire? Fermati

Alex aveva un’altra abitudine.

Dopo aver espresso una direttiva, continuava:

  • “Giusto?”
  • “Vero?”
  • “Sai…”

Aggiungeva spiegazioni, precisazioni, altre parole.

Come se la frase appena pronunciata non fosse sufficiente.

Durante il coaching abbiamo lavorato anche su questo: preparare i punti essenziali prima del briefing, arrivare prima al dunque e fermarsi quando il messaggio era completo.

Non devi continuare a parlare soltanto perché gli altri sono in silenzio.

Hai detto quello che dovevi dire? Bene.
Adesso lascia che le tue parole facciano il loro lavoro.

Usa le pause anche mentre parli

Il silenzio non serve soltanto prima di rispondere.

Una breve pausa dopo un passaggio importante permette a chi ti ascolta di elaborarlo.

Ti aiuta anche a rallentare, respirare e scegliere meglio le parole successive.

Non servono pause teatrali.

Bastano pochi secondi naturali.

Parla.
Fai il tuo punto.
Fermati.

La pausa dà spazio al messaggio invece di sommergerlo immediatamente con altre parole.

Il silenzio è utile anche nelle conversazioni difficili

Una pausa può essere particolarmente efficace quando stai negoziando, dando un feedback o affrontando una questione delicata.

Hai fatto una domanda?

Aspetta la risposta.

Hai avanzato una proposta?

Non sentirti obbligato a riempire immediatamente il silenzio spiegando perché sia fantastica.

Hai espresso un punto importante?

Lascia all’altra persona il tempo di pensarci.

Il silenzio ti permette anche di osservare meglio ciò che accade davanti a te e decidere come proseguire la conversazione.


La tua voce, il tuo sguardo, la tua presenza dicono molto di più delle parole.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” e allenati a trasmettere leadership autentica.

Essere autorevole non significa parlare di più

Alcune persone hanno naturalmente una presenza più sicura. Altre devono lavorarci.

Alex sta imparando che non deve diventare un’altra persona.

Deve semplicemente smettere di considerare ogni silenzio come qualcosa da combattere.

Essere autorevoli non significa avere sempre qualcosa da dire, rispondere immediatamente o riempire ogni spazio.

Significa anche sapere ascoltare, scegliere le parole e capire quando è arrivato il momento di fermarsi.

Non avere paura del silenzio. Se hai qualcosa di importante da dire, dillo. Poi dagli spazio.