Come guardare negli occhi il capo, il titolare il CEO (fearless)

guardare negli occhi il

Foto di Yogendra Singh

Il contatto visivo è uno degli strumenti più potenti della tua autorevolezza.

E anche uno dei più trascurati.

In diversi post ho parlato dell’importanza di guardare negli occhi il tuo interlocutore.
E del motivo per cui, in alcune situazioni, questo diventa difficile.

Molti professionisti avvertono disagio quando si trovano davanti al capo, al titolare o al CEO.
Più la persona è percepita come autorevole — o autoritaria — più è difficile mantenere lo sguardo.

Questa soggezione riduce la tua spontaneità.
Limita la tua capacità di esprimerti.
E indebolisce il tuo impatto.

Eppure, proprio questi momenti sono occasioni decisive per mostrare la tua leadership.

Lo status influenza il tuo comportamento (anche senza che tu te ne accorga)

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025, reagiamo continuamente allo status e al potere degli altri.

Dipendenti davanti ai manager.
Studenti davanti ai professori.
Professionisti davanti a figure percepite come superiori.

Il timore di non essere all’altezza può farti distogliere lo sguardo.
Può farti dubitare di te stesso.

Il tuo corpo comunica ciò che la tua mente cerca di nascondere.

Il contatto visivo è uno strumento. Ma va usato con intelligenza

Guardare negli occhi migliora immediatamente la qualità delle tue interazioni.

Trasmette:

  • presenza
  • sicurezza
  • rispetto
  • credibilità

Ma deve essere naturale. Non forzato.

Durante le sessioni di coaching, ad esempio, evito un contatto visivo troppo intenso all’inizio.
Alcune persone potrebbero sentirsi esposte o sotto pressione.

Il contatto visivo diventa più profondo solo quando l’altra persona si sente a suo agio.

L’autorevolezza non invade.
Invita.

Quando eviti lo sguardo, comunichi più di quanto pensi

Se parli guardando altrove, l’altro potrebbe percepire:

  • insicurezza
  • nervosismo
  • disinteresse
  • mancanza di convinzione

Al contrario, quando guardi negli occhi il tuo interlocutore, crei connessione.

Stai dicendo, senza parlare:

“Sono presente. E quello che sto dicendo conta.”

Attenzione: guardare non significa fissare

Il contatto visivo deve essere equilibrato.

Troppo poco → sembri insicuro.
Troppo → sembri aggressivo o dominante.

La regola pratica è semplice:

Mantieni lo sguardo per 2–3 secondi.
Poi distoglilo brevemente.
Poi torna.

Questo crea naturalezza e comfort.

Se fai fatica a mantenere il contatto visivo, usa questo trucco

Guarda il punto tra le sopracciglia.

L’altra persona percepirà comunque il contatto visivo.
Ma per te sarà più facile.

Un altro trucco semplice:

Quando stringi la mano a qualcuno, osserva il colore dei suoi occhi.
Questo ti “costringe” a creare connessione reale.

Il contatto visivo è ancora più importante nei meeting

Quando entri in una sala riunioni:

Fermati.
Respira.
Guarda le persone negli occhi prima di iniziare.

Quando parli, distribuisci lo sguardo tra i presenti.
Non fissare solo le slide.
Non guardare solo i volti amichevoli.

Includi tutti.

Questo aumenta la tua credibilità immediatamente.

Nei momenti difficili, il contatto visivo diventa decisivo

Durante un disaccordo o una conversazione difficile, potresti essere tentato di abbassare lo sguardo.

Non farlo!

Distogliere lo sguardo verso il basso comunica sottomissione.
Guardare negli occhi comunica stabilità.

Non aggressività.
Presenza.

Se il rapporto con il tuo capo è fonte di stress e ti senti in difficoltà nel comunicare con autorevolezza, puoi approfondire il mio percorso mirato:
Gestire il rapporto difficile con il tuo capo

Imparerai a comunicare con calma, sicurezza e rispetto reciproco.

Il contatto visivo rafforza la tua leadership

I tuoi occhi comunicano ciò che le parole non possono dire:

  • fiducia
  • stabilità
  • convinzione
  • presenza

Quando mantieni il contatto visivo, trasformi l’altro da spettatore passivo a interlocutore coinvolto.

Non stai solo parlando.

Stai guidando.

Fai pratica, ogni giorno

Inizia nelle situazioni più semplici:

  • con un collega
  • con un cameriere
  • un negoziante

Poi, gradualmente, nelle situazioni più importanti.

Il contatto visivo è una competenza.
E come ogni competenza, migliora con la pratica.

Un ultimo punto fondamentale

Non puoi cambiare il carattere del tuo capo.

Ma puoi cambiare il modo in cui ti presenti.

Il tuo sguardo può comunicare insicurezza.
Oppure autorevolezza.

La scelta è tua.

Le persone dimenticano molte delle tue parole.
Ma non dimenticano come le hai fatte sentire.

E spesso, tutto inizia da uno sguardo.

Fare un errore nel nuovo lavoro? 5 cose da ricordare

fare un errore

Foto di Vanessa Sezini

Hai timore di chiedere
sempre le stesse cose?

Sbagliare anche quelle più semplici?

Hai la sensazione di sentirti
“pesante”?
Poco smart?

La paura di fare errori nel nuovo lavoro
colpisce tutti:

  • dimenticare passaggi delle procedure
  • ignorare (senza volerlo) la gerarchia aziendale
  • credere di avere ragione
    ripetendo a memoria qualcosa letto chissà dove
  • Rimandare ciò che conta davvero

Detto questo…
tutti commettiamo errori.

Fa parte della vita professionale.
Accettarne le conseguenze è difficile.

Ma se impari a farlo,
diventi una persona
— e un professionista —
più solido.

1. Riconosci gli errori come… errori

Ammettere di aver sbagliato,
soprattutto da “nuovo arrivato”,
è dura.

È vergognoso.

Ma la scelta più debole
è fuggire dall’errore
o scaricare la colpa sugli altri.

Non puoi imparare
finché non riconosci
che si tratta di un errore.

Quando ti assumi tutta la responsabilità,
stai sviluppando una mentalità forte.

Ti concentri sul presente.

2. Non lasciare che la paura di sbagliare ti blocchi

Non esiste successo
senza fallimento.

Fare qualcosa di nuovo
espone all’errore,
ma apre anche alla creatività
e all’innovazione.

Accettare l’errore
significa chiedersi:
“Cosa posso imparare da questo?”

Impari.
Vai avanti.
Fai il passo successivo.

Non restare fermo.

Dopo un errore, riprova dicendo:
“Ok.
La prossima volta farò…”

Gli errori ripetuti
ti insegnano che esistono
altri modi
— migliori —
per fare le cose.

3. Gli errori non definiscono chi sei

Quando sbagli nel nuovo lavoro
è facile sentirsi bollati.

Colpevoli.
Inadeguati.

Ma tutti fanno errori.
Gli errori non sei tu.

Il rischio è questo:
“Ho fallito”
diventa
“Sono un fallito”.

Come a scuola,
ti dai voti,
giudizi,
sentenze.

Serve ristrutturare il dialogo interno.

  • “Io non sono un errore”
  • “Io ho commesso un errore”

La differenza è enorme.
E cambia tutto.

4. Accetta che non puoi controllare tutto

Non puoi controllare tutto.
E va bene così.

A volte le cose non funzionano.
Punto.

Con l’esperienza capirai che,
anche quando succede,
il mondo continua a girare.

La vita va avanti.
Impara.
Matura.
Diventa più resiliente.

Prenditi del tempo per riflettere
su come hai gestito un errore
e su come l’hai riparato.

5. Non essere severo con te stesso

Hai fatto un errore con conseguenze?
Bene.
Anzi no.
Male.

Ma hai fatto il possibile
per sistemare le cose?

Allora puoi andare avanti
e perdonarti.

Non sarà l’ultima volta che sbaglierai.
Sei umano.

Riuscire a sorridere dei propri errori
è un segno di maturità.

Con il tempo
riuscirai persino a riderci sopra.
E la prossima volta
sarai più calmo,
più centrato.

L’errore è diventato esperienza.
E l’esperienza porta
sicurezza.

I primi giorni nel nuovo lavoro: segui l’onda

Cerca di essere accurato,
non maniacale.

Resisti alla tentazione
di impressionare a tutti i costi.

Osserva.
Ascolta.
Capisci davvero come funziona l’azienda.

Mostra interesse genuino
per le persone.

Nelle prime settimane
evita eccessi
e giudizi affrettati.

Non devi essere un supereroe.

Serve tempo per capire
cosa ti piace
e cosa no.

Giudicare un lavoro
solo dall’inizio
è quasi sempre fuorviante.

Spesso…
finisci per ricrederti.

Sbagliare non ti rende incompetente

Ti rende umano.

La differenza la fa
come reagisci,
non l’errore in sé.

Bassa autostima: 12 segnali evidenti che mostri anche sul lavoro – 2

bassa autostima

LEGGI ANCHE > la parte 1.

8. Bassa autostima: trovi sempre delle scuse

  • “Non ho tempo”
  • “Gli altri hanno tutte le fortune”
  • “Gli altri hanno qualcosa in più”
  • “Non sono portato”

Accettare la tua “responsabilità” personale ti potrebbe sembrare una debolezza,
invece è un segno di forza interiore e consapevolezza di sé.

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Piuttosto che osare, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni, di scuse per non continuare (o iniziare).

Molte persone, pur con idee potenziali o geniali, non raggiungono il loro potenziale perché hanno accettato queste scuse, queste bugie come verità.

Sai … le menzogne possono diventare verità.
Soprattutto se te le ripeti abbastanza a lungo.

Diventano profezie che si auto-avverano.
Diventano la verità.
La tua realtà.

9. La tua giornata è rovinata da una critica, un parere discordante o una battuta

Metti il broncio alla minima osservazione?
Ti manca autoironia e autocritica?
Vai a piangere in bagno oppure esaurisci il tuo partner con le tue recriminazioni?

Come ho scritto nel mio libro sull’autorevolezza se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio, ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) … dovresti lavorare sulla tua forza mentale.

Per non indispettirti eviti i confronti, i rapporti così perdono di spontaneità e sincerità, diventano rigidi e formali, privi di calore. Aridi.

Basta una piccola cosa per sprofondare in crisi, poi ci vuole tempo per riprenderti,
ma evidentemente non ti riprendi mai perché i problemi nel frattempo si sono ingranditi.

È difficile, quando sei suscettibile a continui sbalzi emotivi.
Prendi tutto sul personale, anche le critiche più costruttive. Invece di accettarle in modo obiettivo,
reagisci emotivamente o ti arrabbi e ti difendi.

Non sei ancora pronto a riconoscere che le critiche possono davvero aiutarti a crescere.
Ad avere più successo.

 
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10. Prendi anche i feedback positivi con disagio e diffidenza

Una bassa autostima è spesso correlata al non essere in grado di accettare (almeno non completamente) i complimenti. Un feedback positivo è spesso accolto con sospetto e diffidenza.

Sei suscettibile, sempre sulla difensiva.
Ogni parola di troppo la prendi come una mancanza di rispetto,
una presa in giro o una cattiveria.

 


 

Potresti addirittura pensare che l’altra persona sia sfrontata o ironica,
perché questi complimenti non sono in linea con le convinzioni che hai di te stesso.

Bassa autostima: quando qualcuno ti porge i complimenti per un lavoro, rispondi “Grazie!” con fierezza perché credi in te e nelle parole dell’altro.

Non reagire in modo eccessivo, rivelando così una personalità ossessionata dal giudizio degli altri.
Questa reazione è sintomo di un malessere più profondo.

È insicurezza.
Bassa autostima.

11. Hai una comunicazione incerta

Certamente non devi avere tutte le risposte.
Nessuno di noi le ha.

Ma se le tue frasi di solito iniziano con “Ehm”, “Ma …”, “Eh se …” oppure rispondi regolarmente alle domande con un arrendevole “Non lo so” (accompagnato da uno sguardo vuoto) può farti sembrare non all’altezza del tuo compito. Leggi il post.

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ascolta.
Se poi le usi spesso …. il negativo e il dubbioso diventi tu!

Oppure ti scusi troppo in fretta e troppo spesso. Chiedi scusa anche quando non è nemmeno giustificato.
Sei veramente dispiaciuto?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.

Infine, non essere troppo disponibile o troppo “molle”.
Non parlare con voce sommessa ed esitante, non riempire le tue motivazioni di “ehm…ehm…” che indeboliscono il tuo messaggio.

 
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12. Fai di tutto per compiacere gli altri

Hai bisogno di essere amato e riconosciuto,
non puoi fare a meno dell’approvazione degli altri.

Se non la ottieni ti senti frustrato e questo abbassa ulteriormente il tuo livello di fiducia,
perché non tutti approvano o non sono d’accordo con le tue decisioni.

La ricerca dell’approvazione altrui ti costringe a fare di tutto per assicurarti che le altre persone siano a proprio agio e felici.

Questo spesso implica trascurare i tuoi bisogni,
dire sempre sì anche quando non vuoi. Leggi il post.

Ti aspetti molto poco da te stesso

Accetti la mediocrità perché è quello che hai sempre avuto.

Credi che ti manca sempre quel “qualcosa” che ti permetta di raggiungere il successo che meriti.
Pensi di non avere controllo sulla tua vita. Di aver fatto la scelta sbagliata.

La vita sembra ingiusta, ti senti impotente.

Credi di non avere “potere” per risolvere i tuoi problemi.
Spesso ti appoggi agli altri piuttosto che seguire le tue scelte.

Questo ti può portare a ripensamenti e dubbi,
che renderanno sempre più difficili le decisioni future.

Bassa autostima: senti di avere poco controllo su ciò che ti accade

Senti di avere poca capacità di creare cambiamenti in te stesso e nel tuo “mondo”.

Impara a conoscerti meglio, analizza il tuo mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche (e soprattutto) su quelli positivi.
Scopri il coaching!

Fai più chiarezza rispetto a quello che-vuoi e quello che-non-vuoi nella tua vita.
Non fare paragoni fra la tua vita e quella degli altri!

Bassa autostima: 12 segnali evidenti che mostri anche sul lavoro

bassa autostima

Una scarsa autostima può influenzare i tuoi pensieri,
le tue emozioni e il tuo comportamento.

Una bassa autostima può anche influire sulle tue capacità professionali e sulla tua carriera. A volte questi segnali possono essere evidenti, ma in alcuni casi possono essere molto più sottili.

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Non sarà facile leggere questi segnali di scarsa fiducia,
perché potrebbero descriverti meglio di quanto tu stesso voglia ammettere.

1. Ammiri gli altri e critichi te stesso

Pensi che tutte le altre persone siano migliori o ne sappiano più di te.
Ti preoccupi di ciò che pensano gli altri.

Non ti fidi del tuo giudizio. Chiedi costantemente ad altri cosa ne pensano, in modo da sentirti più sicuro della tua valutazione. Sei profondamente focalizzato sui tuoi limiti e fallimenti, raramente vedi quelli degli altri.

Confrontarti con gli altri può essere frustrante, i continui confronti spesso sfociano nello scoraggiamento, nel rancore verso gli altri e verso te stesso. Ne esci inevitabilmente sconfitto perché ti confronti con un’immagine ideale.

Non dovresti sentirti risentito e amareggiato per il successo degli altri.
Questo significa che è possibile (raggiungere il successo).
Il sogno può diventare realtà. Arriverà il tuo turno!

Quando sei sicuro di te, non ti interessa cosa pensano gli altri di te. Non vuoi rendere felici gli altri, ma piuttosto rendere felice te stesso.

 
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2. Ti concentri sui tuoi aspetti negativi e ignori i tuoi buoni risultati

Se hai una bassa autostima ti concentri solo sui tuoi difetti piuttosto che sui tuoi punti di forza.

Anziché utilizzare un dialogo interiore positivo, hai sempre qualcosa di negativo da dire a te stesso (anche quando le cose vanno bene) riguardo la tua competenza o la tua capacità.

Sovente scherzi su te stesso in modo eccessivo e negativo.

Quando hai poca fiducia in te stesso potresti ritrovarti a “battere sul tempo” gli altri nel sottolineare i tuoi difetti percepiti.

Una auto-battuta prima che qualcun altro abbia l’opportunità di farlo. Battute e spiritosaggini per diffondere le tue insicurezze.

  • “A fare calcoli sono una capra.”
  • “Se parlo l’inglese? … Mi chiamano Shakespeare! Ahahaha.”

3. Fai richieste di rassicurazione o dai troppe spiegazioni

  • “Ha senso?”
  • “Che cosa ne pensi”
  • “Tu che cosa faresti?”
  • “Pensi che sia una buona idea?”

Se hai problemi di fiducia personale,
avverti il bisogno di chiedere regolarmente agli altri la conferma delle tue scelte,
e approvazione per le tue azioni.

 


 

Così dai l’impressione di sentirti insicuro!
Dai una spiegazione breve e concisa.
Evita giri di parole e vai direttamente al punto.

Non cercare di convincere gli altri del perché del tuo rifiuto (ti senti stressato, stanco, oberato di lavoro, etc.).

Non devi persuadere nessuno, non sentirti obbligato a motivare le tue decisioni. I tuoi colleghi ti prenderanno sul serio e mostrerai la tua sicurezza al lavoro.

4. Ti ritiri sempre dalle discussioni

Non appena percepisci tensione scappi a gambe levate?
Hai difficoltà a difendere un punto di vista diverso?
Preferisci “arrenderti” piuttosto che esprimere i tuoi veri sentimenti?

Non ami i conflitti, anche se non sei d’accordo con il tuo interlocutore.
Di conseguenza tieni tutto dentro e questo non ti fa certo stare bene.

Senza farsi consumare “dentro”, dovresti imparare a superare la paura dei conflitti e far sentire la tua voce.

Se hai una bassa autostima scoprirai di fare sovente marcia-indietro durante le conversazioni che potrebbero (potenzialmente) portare a conflitti.

La paura del disaccordo proviene da credenze ben radicate dentro di te. Finché sarai così duro con te stesso, sarà impossibile confrontarti con gli altri.

 
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5. Se hai una bassa autostima hai difficoltà a chiedere (riposo, aumenti, promozioni)

Se mostri una bassa autostima avrai problemi a chiedere ciò di cui hai bisogno.

Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.
Così non funziona.

Non aspettarti che il tuo capo, il titolare legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Non pensare che gli altri intuiscano o percepiscano.

Se sei stanco perché stai lavorando troppo, se pensi che il tuo stipendio valga di più,
se desideri un salto di responsabilità, una promozione, dillo.
Apertamente.

Non aspettare che qualcun altro risolva o esprima i tuoi bisogni per te. I tuoi desideri sono di tua responsabilità. Se c’è qualcosa che desideri cambiare nella tua vita, prendi provvedimenti.

6. Incolpi gli altri quando le cose vanno male

Non ti assumi mai le responsabilità. Te ne tiri sempre fuori.
Non eri lì, e se c’eri, eri occupato a fare altro… hai sempre pronta una scusa!

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti?
Quelli che non capiscono niente? Quelli che sbagliano?

Riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento puerile che utilizzi quando ti senti insicuro. È una strategia ti mette in modalità “vittima”.

Assumerti le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggia gli altri a fare lo stesso.

 
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7. Eviti le sfide per paura di fallire

Non sei disposto ad affrontare le sfide.
Sei sicuro che fallirai, quindi non ti esponi, non ci provi nemmeno.

La possibilità di fallire è così scoraggiante che non vuoi rischiare.

Poiché non hai fiducia in te stesso, hai una bassa autostima e dubiti della tua capacità di raggiungere il successo.

Per compensare questa insicurezza, trovi giustificazioni, incolpi fattori esterni oppure cerchi di minimizzare l’importanza del compito.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Comunicare in modo efficace: il potere del silenzio strategico

comunicare in modo efficace

Foto di Barbara Olsen

Se desideri comunicare in modo efficace, vedere in azione il potere del silenzio, la prossima riunione prova a porre una domanda aperta, aspetta in silenzio e comincia mentalmente a contare … 1-2-3-4 …

Un silenzio di circa 10 secondi diventerà già incredibilmente scomodo.
A questo punto ci sarà sicuramente qualcuno che interverrà per rompere il disagio del silenzio.

Una pausa imbarazzante può sembrare duri minuti,
anche se in realtà è di pochi secondi.

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Anche se può essere scomodo, se impari ad accogliere il silenzio puoi prendere una posizione di “potere”. Ti aiuterà a ottenere quello che vuoi.

Purtroppo, anche molti leader non si sentono a proprio agio con il silenzio finché non sono costretti, dalle circostanze, a esserlo.

Tuttavia, quando impari a sentirti a proprio agio, il silenzio diventa una delle più potenti capacità comunicative che puoi utilizzare.

Il silenzio crea fiducia

Se vuoi sviluppare relazioni efficaci, devi creare fiducia.
Per creare fiducia, devi ascoltare.

Quando vuoi stabilire una relazione, parla poco.
Fai domande e ascolta!

Impara a conoscere l’altra persona.
Quando la persona si rende conto che la stai ascoltando, a sua volta, ti ascolterà.

 
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Comunicare in modo efficace? Il silenzio potenzia le persone

I team leader, davanti una richiesta di un collaboratore, spesso fanno l’errore di ricercare subito una soluzione da offrire. Tuttavia, la migliore strategia, è lasciare che la scoprono da soli. Leggi il post.

In alcuni casi, sono i collaboratori stessi che si rendono conto come la situazione non è così male come l’avevano prevista.

I grandi leader, con il loro silenzio, danno potere ai loro collaboratori.
Raramente dicono alle persone cosa-fare.

I leader danno agli altri l’opportunità di “guidarsi”, aiutandoli a guadagnare rispetto,
e aumentando il proprio carisma.

Enfatizza la tua comunicazione

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 –, il silenzio può essere l’elemento più importante della conversazione. Quando smetti di parlare, più sarai silenzioso, più attenzione attirerai.

Il silenzio dà la possibilità alle persone di elaborare quello che hai detto,
aiuterà a ricordare meglio.

Se usi troppe parole, il punto focale (quello che vuoi sottolineare) potrebbe andare perso.
Il silenzio eleva l’ascolto. Ti permette di essere ascoltato il momento “giusto”.

Durante i meeting, non “entrare” in tutte le domande o le questioni.
Le tue parole saranno più memorabili se rispondi solo a una o due, rispetto a chi interviene in ogni occasione possibile.

 
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Comunicare in modo efficace: il silenzio può sbloccare una trattativa

Quando siamo coinvolti in una trattativa, il silenzio (il conforto o il disagio che ne deriva) può avere un impatto sul risultato della trattativa.

Quando le posizioni restano bloccate e la risoluzione sembra essere in stallo,
il silenzio può essere uno strumento efficace per “sbloccare” la conversazione.

Il silenzio è imbarazzante per la maggior parte delle persone,
che hanno la tendenza a “riempire” questo spazio vuoto.

Il silenzio può darti un vantaggio strategico in quanto suggerisce che l’altra parte “sente” il bisogno di un accordo molto più di te.

Il silenzio ti aiuta a negoziare

Fare silenzio durante la negoziazione (per esempio un aumento o un preventivo), può essere snervante per chi non lo sa gestire.

Se una persona tace, l’altra si chiede cosa potrebbe pensare.
Non girare le carte in tavola.
Lascia che si chieda cosa stai pensando.

Se, per esempio, l’altra parte menziona l’offerta: non rispondere immediatamente “Ok” o “No”.
Fai una pausa.

Il disagio del silenzio farà sì che sarà l’altra persona a riempire il vuoto iniziando a parlare, (e magari) rivelando le informazioni che ti aiutano ad avere il “sopravvento” nella conversazione.

 


 

Il silenzio “placa” un’arrabbiatura

La rabbia aumenta significativamente la probabilità che dirai qualcosa di offensivo, che (magari) rimpiangerai una volta che la situazione si sarà calmata. Lo stesso vale per la comunicazione scritta.

Prima di premere il pulsante di invio della mail, dormici sopra!

È sempre possibile farlo il giorno successivo, ma è probabile che avrai cambiato il testo. Spesso, il tempo di riflessione cambia il punto di vista.

Il silenzio (compreso quello digitale) ti permette di raccogliere i pensieri e metterti a tuo agio su come rispondere. Quando desideri saperne di più (su un dipendente o un collaboratore) il modo migliore per acquisire informazioni è quello di ascoltare.

Ascoltare in modo attivo farà sentire la persona interessata. Sarà più predisposta (probabilmente) a condividere più informazioni rispetto a una conversazione normale fatta di interruzioni, commenti e riepiloghi.

Sovente il silenzio “parla” più forte delle parole

Il silenzio può essere la soluzione a molti problemi.

Viviamo in un’epoca di richiesta di attenzione: gridiamo sempre più forte sperando di essere ascoltati.
Più gridiamo, meno ci sentiamo.

Se parli meno, pensi di più.
Una volta che pensi, sarai meno tentato di reagire istantaneamente.
La prima reazione, spesso, non è la migliore.

Usa il silenzio. È lo strumento più potente per la tua comunicazione! Scopri il coaching.

Comunicare bene con i collaboratori: evita di minimizzare

discussioni sul lavoro

Foto di rawpixel da Pixabay

  • “Cosa vuoi che sia! Non è una tragedia quello che è successo, pensa a chi non lavora neanche!”
  • “Dai, piuttosto, parliamo di cose serie, hai inviato il preventivo?”
  • “Guarda che non è così difficile, ti faccio vedere!”

Spesso ce ne usciamo con queste esclamazioni perché pensiamo che minimizzare i problemi (degli altri) possa aiutare la persona a stare meglio.

Beh, non è così!

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Messaggi di questo tipo comunicano scarso interesse per il nostro interlocutore e per quello che sta tentando di dirci. È una mancanza di attenzione alle priorità e ai sentimenti.
Quando si minimizza un problema, lo si riduce al minimo.

Inoltre, minimizzare un problema per consolare l’altro può farlo sentire non compreso. Sminuito emotivamente. Non dai la giusta importanza ad una situazione o a un comportamento.

È irrispettoso dire “Non è un problema” quando è un grande problema (per la persona che hai davanti).

Validare le emozioni altrui non peggiora le cose, anzi farà sentire la persona compresa e accolta. Le permetterà di guardare alle sue emozioni, accettarle e imparare a gestirle.

Nel tuo ruolo di team leader, se qualcuno ti espone dubbi o insicurezze, ha bisogno di un confronto costruttivo e di un sostegno reale.

 


 

Non essere troppo veloce nel proporre soluzioni, non minimizzare la situazione o le emozioni dell’altra persona, anche se hai un punto di vista diverso. Dai il tuo parere schietto e sincero, non assecondare solo per evitare il confronto.

Comunicare bene? Non minimizzare

Non dire alla persona che il problema è poco influente, che sta esagerando e ingigantendo la situazione. Minimizzare le paure altrui ha come unico effetto quello di creare distanza con chi invece è preoccupato.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” abbiamo tutti (chi più chi meno) un grande talento per vedere come-e-quanto gli altri avrebbero bisogno di cambiare i loro atteggiamenti. Cambiare gli altri ci sembra l’opzione più semplice, l’alternativa più attuabile, la scelta più comoda, molto più che cambiare noi stessi.

Spesso come team leader falliamo perché siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti. Tranne che per noi.

È importante giudicare le persone per i loro punti di forza, non il tuo.

Non dimenticare che ciò che può risultare facile/naturale per te potrebbe rivelarsi difficile per altre persone.

Sfida con gentilezza. Rispetta la “resistenza”.
Chiedi alle persone di fare cose difficili.

Rispetta il disagio “So che è difficile per te”.
Se vuoi comunicare bene onora i “Sì” e rispetta i “No”.

 
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Non sentirti superiore perché hai punti di forza che altri non hanno

Ognuno possiede qualità. Ha “qualcosa” da offrire.
Come team leader dovresti concentrarti sui punti di forza del tuo team.

È facile sentirsi superiore (e non è molto onorevole) quando ti concentri sui tuoi punti di forza e sulle debolezze degli altri.

Non imporre i tuoi punti di forza gli altri. Quello che è facile o difficile per te, probabilmente sarà molto diverso per gli altri.

Comunicare bene richiede tanta autodisciplina ed empatia per rispettare e incoraggiare al meglio i collaboratori. Il coaching per la leadership potrebbe aiutarti a potenziare la tua potenzialità.

Vincere una discussione al lavoro: evita di stare sulla difensiva

vincere una discussione
Foto di fauxels

Nel pieno di una discussione… parli in tutta fretta?

Non lasci all’altro il tempo di spiegare?

Ascolti poco…
ma presumi di sapere cosa vuole dire?

Per “vincere” la discussione ti aggrappi alle giustificazioni?

Oppure ti nascondi dietro errori di altri per evitare di assumerti la tua responsabilità?

Se qualcuno ti dicesse che sei sulla difensiva…
lo prenderesti come un’offesa?

Molto spesso reagiamo in modo difensivo anche davanti a frasi o comportamenti che, in realtà, potrebbero essere neutri.

O addirittura positivi.
Ci sentiamo minacciati.

E senza rendercene conto entriamo in un copione mentale:
una storia che la nostra mente ha già scritto.

Il problema è che, mentre quel “film” gira nella nostra testa…
la realtà davanti a noi è spesso diversa.

Difendersi è naturale

Mettersi sulla difensiva non è sempre un male.
Per migliaia di anni questo meccanismo ci ha aiutato a sopravvivere.

Quando percepiamo un rischio:

  • osserviamo
  • studiamo chi abbiamo davanti
  • ci proteggiamo.

È un istinto antico.

Ma nel lavoro — e nelle relazioni — questo atteggiamento può diventare autodistruttivo.

Quando la difensiva rovina i rapporti professionali

Se reagisci sempre sulla difensiva con
il tuo capo,
un collega,
un collaboratore…
le persone si allontanano.

Potresti sembrare:

  • immaturo
  • insicuro
  • incapace di gestire le emozioni.

A volte la difensiva scatta semplicemente perché sei stressato.

Vivi in uno stato di allerta continuo.

E quando questo accade vedi minacce ovunque.
Il risultato?
Perdi opportunità.

Perché smetti di confrontarti davvero con gli altri.

Conosci i tuoi limiti… ed esprimili

Se non è il momento giusto per affrontare una discussione — perché sei stanco, irritato o sotto pressione — è meglio dirlo.

Per esempio:

  • “Capisco che questo tema è importante per te, ma in questo momento non sono nello stato giusto per discuterne. Possiamo parlarne domani?”

Se non sei pronto, rischi di dire cose inappropriate.

E questo spingerà anche l’altra persona sulla difensiva.

Diventa consapevole

Il primo passo è accorgerti di quello che sta succedendo.

Chiediti:

  • Cosa mi ha fatto scattare sulla difensiva?
  • Cosa ho provato in quel momento?

Riconoscere le emozioni è fondamentale.

Sentirti:

  • ferito
  • imbarazzato
  • insicuro

non è un problema.

Anzi.

Il semplice fatto di riconoscerlo può aiutarti a disinnescare la reazione difensiva.

Comunica come ti senti

Spiega il tuo stato d’animo senza accusare.

Un trucco semplice: usa frasi che iniziano con “io” invece che con “tu”.

Per esempio:

  • “Non mi sento a mio agio in questa situazione.”
  • “Faccio fatica ad ascoltare quando alzi la voce.”
  • “Mi sento scoraggiato quando mi ricordi sempre le stesse cose.”

In questo modo non stai attaccando.
Stai spiegando.

Ascolta davvero

Tutti vogliono essere ascoltati.

Eppure, nelle discussioni facciamo esattamente il contrario.

Ascoltiamo solo per preparare la risposta.
O per contrattaccare.

Prova invece ad ascoltare per capire.

Chiediti:

  • cosa sta davvero cercando di dirmi questa persona?
  • cosa la sta infastidendo?
  • come si sente?

Se qualcosa non ti è chiaro, chiedi esempi.

Quando qualcuno si sente davvero ascoltato, spesso abbassa le difese.

E la conversazione cambia tono.

“Vincere” una discussione?

Resisti alla tentazione di reagire in modo difensivo.

A volte la reazione dell’altra persona non ha nulla a che fare con te.

Può essere il risultato di tensioni o frustrazioni accumulate.
Se reagisci difendendoti con forza, il conflitto rischia solo di crescere.

Più ti difendi…
più l’altro attacca.

La contro-difesa raramente risolve qualcosa.

In conclusione

Non puoi controllare le reazioni degli altri.

Puoi però controllare il modo in cui rispondi.

Quando scegli di non reagire in modo difensivo:

  • apri il dialogo
  • accogli le critiche
  • dimostri sicurezza.

E questo è un segnale di grande forza.

Dare feedback nei momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching mirato

Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”,
il percorso che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.

Errori del manager: concentrarsi solo sui risultati e non sulle persone

errori del manager

Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.
Gestire persone è affascinante ma anche difficile.

Richiede tempo e applicazione.

Spesso le persone “sbarcano” in posizioni manageriali senza avere le giuste competenze e la dovuta preparazione.

I collaboratori impegnano. Fiaccano.
Prosciugano.

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Se vuoi gestire un team (piccolo o grande, non fa differenza), se il tuo successo dipende dalle persone che gestisci, devi riuscire a dare un valore aggiunto.

Come scritto nel mio libro “Autorevolezza” , Melissa è una dipendente competente e dedita al lavoro. La sua natura coscienziosa e il suo talento per la comunicazione le permettono di portare a termine con bravura i suoi compiti di content editor, con grande apprezzamento dell’azienda milanese per cui lavora.

Melissa è anche una persona molto sensibile. Non si sente a suo agio nel parlare di fronte a un pubblico (anche se di poche persone), nel fare telefonate difficili con un cliente o con un collega.

Errori del manager?

Soffre i cambiamenti dell’ultimo minuto, e quando è spinta a oltrepassare la sua zona di comfort – senza essere pronta – è facile che diventi emotiva, agitata e turbata. In effetti, il suo nuovo team leader Domenico l’ha subito bollata come poco Smart.

Domenico, pur non volendo tiranneggiare Melissa, nel tentativo di stimolarla la pressava all’azione: “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!”.

Melissa ha cominciato a provare un forte disagio nel sentirsi incalzata e osservata mentre lavorava. Per di più, percepiva come una mancanza di fiducia i promemoria o i “check” che Domenico le proponeva.

 
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Un vortice di emozioni travolgenti che hanno compromesso in breve tempo la sua ottima performance

Quando una delle collaboratrici più corrette, apprezzate nonché produttive accusa un vistoso calo di rendimento, proprio in concomitanza dell’arrivo del nuovo manager, è quest’ultimo che deve dare le spiegazioni del caso al CEO.

Domenico, come reagisce Melissa quando le fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo? Aspetta! Non è lenta. Le serve solo un po’ di tempo.

Non cadere nei errori del manager, non pensare che questa idea del dare il tempo non le permetta di lavorare in un ambiente più frenetico e convulso.
Sa adattarsi, anche bene.

Deve solo prendere le misure. Le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi. Anzi. Ci sono persone che amano guardare… prima di saltare.
Tutto qua!

 
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È importante lasciare ai collaboratori più sensibili il tempo per raccogliere i pensieri

In cambio, otterrai idee, soluzioni e fedeltà aziendale.

Il percorso di coaching di Domenico è iniziato con il pianificare incontri quindicinali uno-a-uno con Melissa per costruire una relazione più consapevole.

Il primo incoraggiamento che puoi dare a una persona molto emotiva è essere “presente”, fare una domanda e… ascoltare con la massima attenzione.

Grazie al clima di fiducia, il collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza e le aree in cui vorrebbe migliorare.
Chiedigli:

  • Come posso aiutarti?
  • Cosa ti serve?
  • Più tempo? Più spazio?
  • Il supporto di un altro collaboratore?
  • Un corso specifico per una determinata competenza?
  • Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?

Le persone sensibili tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

È meglio fare un passo indietro che rischiare di perdere un collaboratore valido

Domenico doveva rispettare maggiormente i confini di Melissa, comunicando principalmente per e-mail, evitando di “piombarle in ufficio” con richieste improvvise, dandole un avvertimento anticipato (nel limite del possibile) prima delle riunioni o delle attività.

Se Melissa si fosse agitata, Domenico le avrebbe dato il tempo (accettabile) di recuperare la calma.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono “coccole” che i team leader devono compiere nei riguardi di collaboratori ipersensibili con un’autostima barcollante da salvaguardare.

 


 

Ognuno ha i propri punti di forza, debolezze e bisogni

Alcune persone richiedono più attenzione rispetto ad altre.

Quando comprendi il livello di sensibilità di ogni persona, puoi ottimizzarne il potenziale, i talenti, il benessere e le prestazioni. In questo percorso di coaching, Domenico con pochi accorgimenti (potenti e mirati) è riuscito a “ricucire” in breve tempo un rapporto che rischiava strascichi pericolosi per il suo percorso professionale.

Facendo tu un “passo indietro”, fai avanzare gli altri.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita delle persone.
Se ispiri fiducia farai “volare” il tuo team, e te stesso di conseguenza.

Errori del manager: “senza cuore” costruisci solo ambienti indifferenti

Spesso le persone molto sensibili sono creative, coscienziose ed empatiche. Possono essere una grande risorsa per l’organizzazione… e per il team leader che le gestisce.

In definitiva il solo orientamento all’azione,
il focus esclusivamente sui risultati e sulle prestazioni ti fa credere che solo i numeri siano importanti.
E in effetti lo sono!

E le persone?
Non cadere negli errori del manager: menzionare i tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, quando devi valutarli o criticarli.

Ricorda che i grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

Dare feedback: 15 cose da imparare dai grandi CEO

dare feedback

Foto di ANTONI SHKRABA

Quanto ti piace dare un feedback negativo a un tuo collaboratore?
Non molto, credo, ma fa parte del tuo lavoro.

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Tiene presente che il feedback se condotto in modo costruttivo, fornisce coerenza,
guida e diventa prezioso sia per te che per il tuo dipendente.

Lo scopo di dare feedback non dovrebbe essere quello di incolpare o accusare la persona,
ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento di una prestazione o un atteggiamento.

Le persone che lavorano con te “meritano” un feedback da parte tua

Hanno il diritto di sapere cosa-sbagliano e il dovere di provare a sistemare le cose che sbagliano.
Non possono farlo se non sanno cosa/come fare.

I grandi manager analizzano prima il problema da tutte le prospettive per comprenderne le sfumature.

Usano una voce calma e assertiva, che li aiuta a rimanere concentrati e chiarire il punto. Ascoltano le idee dei loro dipendenti e, quando possibile, aggiungono le loro.

Stabiliscono la connessione con il collaboratore, identificando i risultati o l’impatto di un atteggiamento nel quadro di un problema di prestazioni.

Ecco 15 cose da ricordare per dare feedback come un grande CEO:
 

Tieni conto che il feedback avrà effetto sia sul singolo che sul team.

(Le persone condividono le impressioni soprattutto quando negative)

Rispetta sempre la privacy.

Risolvi il problema il prima possibile.

(Se gli animi sono accesi prendi un periodo di riflessione)

Discuti le prestazioni, non la persona.

Ascolta (davvero).

Concentrati sul futuro, non sul passato.

 
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Non generalizzare, specifica sempre.

Condividi la colpa, se necessario.

Consenti al tuo collaboratore di salvare la faccia.

Riassumi quanto detto e quanto avete entrambi concordato.

Stabilisci un momento per verificare i progressi.

 
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Affronta dinieghi e resistenze con calma e obiettività.

Sii disponibile. Incoraggia la persona a “cercarti”.

Trasmetti grande fiducia che il miglioramento può avvenire.

I grandi CEO vedono il potenziale in persone imperfette.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >

Come comunicare con una persona arrabbiata sul lavoro

persona arrabbiata

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

Come confrontarti con un collega arrabbiato perché non hai condiviso un documento importante?

Come rispondere a un capo imbufalito per una scadenza dimenticata?

Succede più spesso di quanto pensi.

C’è chi alza la voce.
Chi urla.
Chi rilancia ancora più forte.

Altri provano a mantenere la calma, abbassando il tono.
Cercano di riportare la conversazione su un piano razionale.

Qualcuno invece si chiude.
Non reagisce.
Spera che la tensione passi da sola.

Di solito non funziona.

Il silenzio non spegne la rabbia.
Spesso la alimenta.

Anche le persone più calme, quando l’irritazione sale, perdono lucidità.

È un circolo che si autoalimenta.

Più si reagisce, più la tensione cresce.
Più la tensione cresce, meno si ragiona.

Quando entra in gioco la rabbia, si attivano meccanismi primordiali.
E gestirli diventa difficile.

Per questo servono strategie chiare.

Prendi tempo

La prima cosa da fare con una persona arrabbiata è non reagire subito.

Fermati.

Prenditi il tempo per capire come gestire la situazione.

Puoi dire:

  • “Ne parliamo domani.”
  • “Confrontiamoci con calma domani mattina.”

Non è fuga.
È gestione.

Non cercare subito la soluzione

La fretta di chiudere tutto rapidamente
porta spesso a risposte superficiali.

E lascia strascichi.

Anche quando pensi di aver capito subito il problema,
evita di risolvere “di pancia”.

I conflitti gestiti in fretta tornano.
Quasi sempre.

Il problema potrebbe non essere (solo) tuo

Chiediti che ruolo hai avuto.
Anche involontariamente.

Qualcosa che hai fatto può aver innescato fastidio.

Ma attenzione:
la persona arrabbiata potrebbe essere sotto pressione per motivi che non ti riguardano.

Non tutto è personale.
Anche se sembra.

Comunica come ti senti

Esprimi il tuo punto di vista.

Senza attaccare.
Senza provocare.

Evita “tu”.
Usa “io”.

Meglio dire:

  • “Mi sento a disagio quando il tono si alza. Rende difficile trovare soluzioni.”

Piuttosto che:

  • “Hai creato tensione nel team con il tuo comportamento.”

Il contenuto è simile.
L’effetto no.

Chiedi chiarimenti

Non dare per scontato di aver capito.

Domanda.

  • “Cosa ti ha infastidito esattamente?”
  • “Cosa è successo dal tuo punto di vista?”

Difenderti subito aumenta il conflitto.
Capire lo riduce.

Il tuo momento per spiegarti arriverà.
Ma non è all’inizio.

Evita attacco e difesa

Difendersi in modo rigido
spinge l’altro ad attaccare di più.

La non-difesa, invece, comunica sicurezza.

Puoi dire:

  • “Capisco il tuo punto di vista. Vediamo come risolvere.”
  • “Ho capito che sei arrabbiato. Possiamo trovare una soluzione insieme?”

Non è sottomissione.
È controllo.

Scopri il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”, il percorso che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.

Ascolta davvero

Quando l’altro è arrabbiato, parlare meno aiuta.

Ascolta fino in fondo.
Senza interrompere.

Poi riformula.

  • “Se ho capito bene, ti ha dato fastidio che…”

Così dimostri attenzione.
E abbassi la tensione.

Trova un punto di accordo con la persona arrabbiata

Anche nelle situazioni più tese,
c’è quasi sempre qualcosa su cui puoi concordare.

Anche solo in parte.

  • “A volte può essere vero.”
  • “Capisco perché la vedi così.”

Non significa cedere.
Significa creare uno spazio di dialogo.

Concediti una pausa se serve

Ci sono momenti in cui la conversazione non porta da nessuna parte.

Si parla.
Ci si agita.
Ma non si avanza.

Se senti che la situazione sfugge di mano, fermati.

Mettere in pausa non è perdere terreno.
È evitare di peggiorare.

Riprendere dopo, con più lucidità,
spesso cambia tutto.

Ansia del nuovo lavoro? Ma va! La lezione di Edoardo “lo spavaldo”

il nuovo lavoroFoto di Andrea Piacquadio

Dopo tanta attesa, è finalmente arrivato il gran giorno per Edoardo.

Inizia l’avventura nel suo nuovo posto di lavoro quale responsabile commerciale per una grande azienda del Nord Italia.

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Come saranno i nuovi colleghi?
Amichevoli e sorridenti oppure indisponenti e boriosi?
E il nuovo capo? Nel colloquio di lavoro sembrava un po’ scorbutico… boh?

Ansia del nuovo lavoro? Macché!
Edoardo è pronto. Confidente.

Ha già ricoperto (con successo) tale posizione in passato. Sa cosa lo aspetta. Sa che non può permettersi di fare errori grossolani, da principiante, deve giocarsi (da subito) una prima buona impressione.

Edoardo è convinto di utilizzare il suo solito approccio

Quello “giusto” … quello che funziona … il famoso “metodo Edo”. “So il mio lavoro”, “Ho sempre fatto così … e funziona”.

Con la testa ridondante di complimenti – ricevuti nelle aziende precedenti- ha operato con lo stesso assunto di sempre: sarà “facile”.
Ovvio.

Volendo impressionare (a tutti costi) capi e colleghi, Edo si è presentato in azienda e ha spinto subito per il cambiamento … pensando che questo fosse il modo migliore per proporsi,
mettere in mostra il suo valore. Altro che ansia del nuovo lavoro!

Edoardo rifiutava di aspettare, dare tempo, chiedere indicazioni, consigli, non ascoltava gli appelli alla prudenza (di un ex collega). Sempre confidente, al massimo.

La sua determinazione si è trasformata in breve in testardaggine.
Cocciutaggine.

Edoardo ha mostrato una fiducia sproporzionata nelle sue intuizioni, nella sua competenza.
Purtroppo, senza entrare troppo nei particolari, in poco tempo la sua pressione gli si è ritorta contro.

Edoardo si è arenato

Le “partenze a razzo” a volte funzionano, altre no.

Le persone coinvolte hanno opposto “resistenza”,
lasciando Edoardo in una sorte di limbo ansiogeno e stressante di cambiamenti che non avvenivano e risultati che non arrivavano.

Non sono poche le persone (come Edoardo) che si sentono le più capaci e competenti dell’azienda.

 


 

Si sorprendono quando non vedono riconosciute le loro grandi capacità.
Sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Molte persone sono (come nel caso di Edoardo) davvero intelligenti e Smart, capaci e competenti,
ma molto spesso purtroppo hanno “già tutte le risposte”,
non ascoltano e non rispettano i “tempi giusti”.

Edoardo non ha capito che ci sono anche “regole” non scritte che devono essere onorate,
tempi che devono essere rispettati, e non sempre saper fare un buon lavoro è sinonimo di successo.

La sicurezza in sé stessi è una qualità necessaria

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide,
superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Tuttavia, c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Edoardo è passato da energico e ridondante a titubante e indeciso. Adesso, ogni azione che intraprende è accompagnata dal dubbio e dell’indecisione (manco fosse uno stagista alle prime armi).

Edoardo è mortificato per aver “miseramente fallito” in qualcosa che pensava fossero i suoi punti di forza.

Abbiamo cominciato a “fare coaching” perché Edoardo si sente in grande difficoltà, “ammettendo” di aver bisogno di un supporto professionale con cui confrontarsi.

Accettare di non essere perfetto è un ottimo punto di partenza per la sua crescita professionale.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

La lezione di Edoardo

È un promemoria per tutti quelli che cominciano un nuovo lavoro:
non importa quanto tu sia pertinente o competente … ci vuole tempo e umiltà.

Che non vuol dire essere attendista, titubante e remissivo.

Una persona umile è sempre consapevole dei propri limiti, non si celebra per i risultati positivi che ha conseguito, e non ha nulla da dimostrare agli altri.

L’umiltà al lavoro è una dote importantissima

Favorisce la crescita personale e l’apertura alle opinioni degli altri. Avere (tanta) fiducia può giocare a tuo favore, ma l’umiltà equilibra gli effetti dannosi del narcisismo.

Essere naturalmente capace e competente, non significa che tu non abbia nulla da imparare o da migliorare.

Invece di essere scoraggiato, Edoardo deve prendere conforto dal fatto che è normale.
Persino prevedibile.

Prima di “schiacciare sull’acceleratore”, doveva porsi delle domande che potevano evitare le trappole e le resistenze che accompagnano ogni cambiamento:

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

Valorizza le tue competenze, difendi la tua posizione e la tua preparazione

Ansia del nuovo lavoro? Non permettere a nessuno di “insegnarti il lavoro” ma mantieni la giusta umiltà per ricevere consigli. Metterti in discussione.

Se ti capita una situazione difficoltosa, esponi e discuti sempre le tue idee,
specie quando sono molto valide.

Non dimenticare che l’inizio di un nuovo lavoro è un momento elettrizzante, ma anche molto delicato.
Va gestito nel migliore modo possibile, sia per tenere a freno l’ansia dell’ignoto,
sia per gettare le basi di una serena collaborazione con i colleghi e i superiori.

Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo, e per ansia del nuovo lavoro, quando sei un giovane imprenditore, manager o quadro, prima volta capo … approfondisci l’argomento!

Meeting aziendali: 8 errori che ti fanno perdere il carisma del leader

meeting aziendaliFoto di Yan Krukov

I meeting aziendali sono l’occasione per dimostrare la tua autorevolezza di leader.

Possono essere ispiratori e produttivi, quando fatti bene,
ma improduttivi e inutili o anche conflittuali se non hai il giusto atteggiamento.

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Ecco 8 errori che ti fanno pagare in carisma e leadership verso i tuoi collaboratori:

1. Non sai gestire le obiezioni

Se qualcuno è in disaccordo con te, non prenderlo come un attacco personale,
(a meno che non sia davvero un attacco diretto a te).

Non rispondere a un’osservazione (che ritieni inadeguata) con un commento ugualmente inappropriato.
Non replicare con una risata, un sorriso o un’espressione severa.
Mantieni la calma. Cerca di non sembrare influenzato.
Il pericolo è l’escalation.

Non minacciare. Non attaccare.
Ti rende debole.

Come ho scritto nel mio libro “AUTOREVOLEZZA” non avere paura delle obiezioni, delle domande dei tuoi collaboratori (anche se provocatorie o poco pertinenti). È una grande opportunità per “aumentare” il tuo carisma e la tua leadership.

La scelta più debole che tu possa fare è cercare di evitarle con la speranza che scompaiano magicamente.
Non succederà.

Le osservazioni durante le riunioni devono diventare tue preziose alleate e per questo le dovrai quasi “stimolare”, piuttosto che temere.

Se fai ogni sforzo per trattare le obiezioni come “normali”,
avrai un dialogo più produttivo e autorevole.

 
RIUNIONI PIÙ AUTOREVOLI > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

2. Arrivi impreparato ai tuoi meeting aziendali

“Oh, scusate. Sì, uhm … che cos’è questa riunione? Non ho letto l’e-mail.”

Un punto importante che era stato inserito nell’ultimo ordine del giorno e tu …
non sei pronto!

Sei occupato? Beh! Siamo tutti occupati.
Ognuno ha “rubato” del tempo per essere lì.

La riunione sarà senza dubbio sterile (anche il tuo carisma).

La mancanza di preparazione uccide il potenziale di qualsiasi riunione ancor prima che il primo tuo collaboratore si sieda o si collega in videoconferenza.

 
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3. Trasmetti insicurezza

  • “Sono preoccupato che non raggiungeremo il nostro obiettivo.”

Il leader insicuro mette in discussione la propria e la capacità del suo team.

Non ha strategie, è solo preoccupato.

Il leader esitante non parla apertamente dei suoi dubbi, ma la paura nel suo tono dice tutto.
Il “non detto” si basa sulla paura, la pressione e l’incertezza.

Per favore …
parla con il tono da leader o non parlare affatto!

4. Sei negativo

Non rimuginare sulle preoccupazioni e sugli errori. I problemi (spesso) sono irresistibilmente “affascinanti”. Attraggono. Non ti ci stacchi più.

Quando si è troppo concentrati sulla risoluzione dei problemi,
termini la riunione mentalmente svuotato.
Inaridito.

Chiediti cosa puoi fare/dare per assicurarti che la riunione abbia successo.
Favorisci la connessione tra i partecipanti.

Concentrati su dove stai andando.
Non organizzare meeting aziendali solo perché devi.

Dedica più tempo alle opportunità, alle soluzioni, promuovi il progresso, onorando i punti di forza del tuo team. Le prestazioni eccellenti sono il frutto del potenziamento dei punti di forza e non solo della correzione dei punti deboli.

 
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5. La “tiri” lunga

Organizzare meeting aziendali brevi è una componente essenziale per aumentare la tua autorevolezza e migliorare l’efficienza del team.

Pianifica solo il tempo che ti serve. Se supponi di poter concludere la riunione in 45 minuti non “arrotondare” a 60 minuti.

Quindi dai alle tue riunioni un “punto fermo temporale” e rispettalo!
Se ritieni di aver bisogno di 45 minuti, pianifica 45 minuti.

Ciò costringerà te e gli altri partecipanti a rimanere concentrati.

6. Parli “troppo”

La riunione è improduttiva se parli tu per tutto il tempo.

Non essere così ansioso di dispensare perle di saggezza ai tuoi collaboratori.
Se conduci riunioni e ami la tua voce, farai innervosire tutti.

“Quello che dovete capire è…”
C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire che … tra qualche secondo ci aprirai le porte del sapere.

Questa frase ha un certo retrogusto paternalistico, che probabilmente ispirerà le persone solo a non ascoltare il resto.

Salta i giudizi personali.

Non esaminare ogni dettaglio della riunione precedente ed evita di ricercare l’approvazione degli altri. Smetti di interrompere e di aggiungere orpelli e ridondanze ogni volta che qualcun altro parla.

Non solo è noioso, è inutile.
Soporifero.

Una volta persa l’attenzione del gruppo è difficile (se non impossibile) riconquistarla.
Aggiungi valore, non parole.

 
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7. Spegni l’entusiasmo

  • “Ci abbiamo già provato.”
  • “Non abbiamo tempo.”
  • “Non è un nostro problema.”
  • “Abbiamo sempre fatto così.”
  • “Non è nel budget.”
  • “Mettiamolo nel cassetto per ora.”

Scuotere la testa, roteare gli occhi, sorridere in modo ironico …
può interrompere una discussione appassionata in pochi secondi.

In qualità di team leader è importante incoraggiare il tuo team a ottenere le massime prestazioni. Ciò significa usare cautela quando si commentano le idee generate dal gruppo.

Potresti non essere d’accordo ed è giusto dire la tua opinione,
ma fallo con tatto.

Non spegnere l’entusiasmo delle persone che lavorano con a te!

Non intendo che devi farti prendere dall’ardore, sgranare gli occhi come Rolando (il personaggio di Aldo Baglio del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) quando esclama “Non ci posso credere!” ma neanche accogliere le parole con un’espressione del viso corrucciata e scettica e … chiudere ogni possibilità.

 


 

8. Chiudi i meeting aziendali senza programmare azioni specifiche

I meeting aziendali che terminano senza azione è solo tempo sprecato.

Proprio come ricerchi preparazione e chiarezza prima della riunione, così dovresti concretizzarla quando la termini: ottenere chiarezza sui passaggi successivi.

Se non pianifichi azioni da intraprendere, perdi tempo tu, lo stai facendo perdere agli altri,
pagando in autorevolezza!

Per mostrare la tua leadership, assegna compiti e assicurati che tutti siano d’accordo sulla scadenza della loro esecuzione.

Chiedi o decidi chi-fa-cosa ed entro-quando.

In definitiva i meeting aziendali …

dovrebbero entusiasmare, incuriosire, chiarire tutti i dubbi.

Permettere la partecipazione attiva di tutti,
sollevare incertezze, indurre a fare domande, a parlare, mantenere una discussione aperta (senza timore e senza sentirsi a disagio) ma soprattutto devono consentire un ascolto attivo (da parte tua).

Gli errori dei manager che minano la motivazione del personale

Potresti essere convinto che il tuo approccio sia professionale, esemplare e ammirevole.
E sono convinto che sia così!

Tuttavia … non sono pochi i team leader che mi contattano per “fare” coaching lamentando seri problemi di rapporto con il loro team (con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati e bruciori di stomaco).

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Cosa ne pensi?
Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati e inadeguati?
Sempre più permalosi e suscettibili?

Uhm … Forse!

Potresti anche non essere così consapevole di adottare atteggiamenti e comportamenti che ritieni “assolutamente normali” e che però sono recepiti dal tuo team come arroganti, spavaldi, eccessivi, odiosi.

Prima di pensare che questo post non ti riguardi, ti chiedo di spendere qualche minuto per leggere l’elenco qui sotto, vedere se non ti ritrovi in qualche punto.

Gli errori dei manager? Devi dare valore alla gestione del team

Se gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza), dovresti riuscire a dare un valore aggiunto, prendere coscienza dei mutamenti, adattarti a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto, anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine, vera strafottenza e ricercata arroganza.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.
Spero lo faccia tu!

Ecco gli errori dei manager che minano la motivazione del tuo personale:

 
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1. Non mostrare rispetto

Tutti desideriamo rispetto.

Come ho scritto nel mio libro sull’autorevolezza il rispetto degli altri sul posto di lavoro è qualcosa cui bramiamo in molti, ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come raggiungerlo.

Ecco gli errori dei manager in cui potresti “incappare” (a volte senza nemmeno volerlo):

  • Interrompi spesso mentre qualcuno sta parlando
  • Fai domande ovvie e correzioni insignificanti che rendono i collaboratori stupidi
  • Dai consigli (anche sul privato) non richiesti
  • Generalizzi utilizzando termini come “sempre”, “mai“, ecc. tipo “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli
  • Sparli di un collaboratore quando non è presente

2. Non essere empatico

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente, quando ti relazioni con tuoi collaboratori?

Chi lavora al tuo fianco avverte un’attenzione particolare, la tua partecipazione, il tuo interesse?
Oppure sei una gelida macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

A volte, sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”,
chi ti parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Ecco gli errori dei manager: per ognuno dei tuoi collaboratori, non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, capita o fraintesa.

3. Gli errori dei manager: non mantenere le promesse

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la fiducia dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola data.

Non c’è molto da dire.

Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e il successo nella vita.
L’incoerenza è difficile da digerire. Per tutti.

Se (per esempio) sei il primo a predicare ai collaboratori di “avere una vita equilibrata”. Bilanciata e regolata.

Se continui a raccomandare che i week-end sono preziosi, che si dovrebbero spendere con la famiglia,
perché poi invii mail di lavoro la domenica pomeriggio?

 
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4. Sottolineare errori o carenze

Davanti a tutti.
Il team, i colleghi, i clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere.
Ok, ma trova un altro modo (meno puerile) per farlo.

A volte, nella gestione del team usiamo il sarcasmo per alleggerire lo stress o il carico di lavoro.
Il sarcasmo è il modo vigliacco di dire quello che realmente pensiamo.

Se c’è qualcosa che vuoi dire, dillo. Non nasconderti.
Altrimenti taci.

Sei il capo, dimostralo.

5. Controllare tutto

Pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”. Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa,
anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa sentire il tuo collaboratore demotivato,
inutile e improduttivo.

 
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6. Non condividere le informazioni

  • Perché razioni le informazioni?
  • Trattieni per te le info importanti?
  • Non chiedi mai a chi lavora con te pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura (“figli prediletti” dell’improduttività).

Nella gestione del team, condividere (quasi tutte) le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori.

La maggior parte delle persone che lavora al tuo fianco desidera fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.

Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

 


 

7. Gli errori dei manager? Non scendere mai dal piedistallo

Sei un “grande” ad assegnare i compiti.

Molto meno a partecipare. A prenderne parte.
A esserne parte.

Al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, suda, anche tu … insieme al tuo team.

8. Essere sempre teso

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che, senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza. Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tutti tirano un sospiro di sollievo.
Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

9. Manifestare simpatie e preferenze personali

Forse non te ne rendi conto …
ma se coinvolgi, ridi, scherzi, vai a pranzo o a pausa-caffè sempre e solo con la stessa persona o il solito gruppetto “fidato” di collaboratori …
potresti creare palesi manifestazioni di preferenze.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre, ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia, rischi di perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando un`immagine di leader debole e influenzabile.

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza
 

10. Non prendere le difese del tuo team

Il titolare ha “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte, facendo finta di niente?
Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

Non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …) ma se sorvoli completamente sull’accaduto rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore. E allora?

Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

Perdita del lavoro: il giusto approccio per reagire


Trovarsi senza lavoro, da un giorno all’altro (soprattutto se in modo inaspettato e “ingiusto”) provoca emozioni di grande intensità.

È un “uragano emotivo”, che ci può destabilizzare la vita,
travolgere le nostre certezze e metterci in discussione.

Il senso di impotenza e di fallimento ci può condurre a un atteggiamento di apatia,
che ci impedisce di utilizzare le opportunità e le risorse,
per cui diventa difficile agire-e-reagire.

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È un mix di emozioni.
Tristezza e rimpianto. Delusione.
Senso di colpa e vergogna.
Frustrazione. Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancora più paure, dubbi e insicurezze.

  • Ho perso tempo!
  • Non ho fatto le scelte giuste
  • Sono davvero bravo?
  • Cosa ho fatto di sbagliato?
  • Non troverò più un lavoro!
  • Avrò mai una seconda chance?

Perdita del lavoro: le circostanze sfavorevoli plasmano il carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano:
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o non otterrai) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare adesso?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di continuare a ricercare un lavoro nel tuo settore lavorativo, cambiare e lanciarti nel sociale, diventare influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno … quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà difficile fermarti.

 
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Quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte di noi (dopo la perdita del lavoro) getta via sogni e obiettivi,
perché si arrende all’ostacolo e alla difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o grazie a una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza,
necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare le difficoltà … potresti prendere la perdita del lavoro come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto!

Dopo la perdita del lavoro la perseveranza fa la differenza

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre lavorato sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio, dopo la perdita del lavoro (se non sei abituato) troverai difficoltà.
Dopo svariate volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita, devi perseverare.

 
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La chiave non è che COSA fare ma piuttosto COME affrontare la nuova situazione

  • Sei disposto a non cedere alle difficoltà? Alle attese?
  • Sei deciso a “scavalcare” tutti i NO e “Le faremo sapere”? Ogni volta?
  • Sai mettere in discussione le tue credenze sul mondo del lavoro?
  • Trovare la caparbietà per presentarti al (ennesimo) colloquio positivo e proattivo?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro. E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permetterà di andare oltre le circostanze.

Ti consente di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

 


 

Perdita del lavoro? Con la perseveranza, lo ritroverai

Come ho scritto nel mio libro Autorevolezza una forte determinazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale -invece- sarà di poco valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri.

Nella ricerca di un lavoro non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Ritrovare un lavoro non è solo questione di preparazione, talento, competenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.

Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

Diventare il leader che tutti vorrebbero come capo

diventare il leader

Per diventare il leader che tutti vorrebbero come capo è necessario guidare le persone.

Andare oltre le mansioni da gestire, distribuire incarichi,
e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

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La vera leadership viene da chi sei. Non solo da cosa fai.
Diventare il leader non vuol dire seguire un manuale di leadership.

Inizia da te stesso.
Per gestire gli altri devi prima gestire (e conoscere) te stesso.
Un buon punto di partenza è conoscere i tuoi punti di forza e di debolezza.

Scoprire come ti comporti e come potresti dare il contributo maggiore:

  • Come comunichi? Sei un buon ascoltatore o ti piace sentire il suono della tua voce?
  • Sei un teorico o comunichi con il-fare?
  • Lavori meglio con piccoli team o grandi gruppi?
  • Trasmetti coesione o tensione?

Ricorda che …
la maggior parte delle persone non lascia un lavoro o l’azienda, lascia un capo.

1. Mostra la direzione

Le persone ti seguono con entusiasmo se la tua visione li aiuta a raggiungere i loro obiettivi (sia personali che professionali).

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.
Vogliono esser certi che c’è una direzione.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.

Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.

I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
È sopraffatto da incertezza e paralisi.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA”
 

2. Occupati di … persone

Questo non significa che devi coccolare o adulare ma semplicemente “entrare in contatto”,
(anche) a livello personale con chi lavora con te.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.
I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.

Mostra di avere (veramente) a cuore le persone con cui lavori,
e di voler costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

3. “Tira” fuori il meglio

Quando i dipendenti si sentono bene sia mentalmente che emotivamente,
lavorano di più e in modo più proattivo.

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.
Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiutali (davvero) ad avere successo.

Porta pazienza, e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo, concedi altri tentativi.
Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:

  • “Sto facendo il meglio per il mio team?”
  • “Come posso aggiungere valore?”.

4. Diventare il leader? Bilancia forza e umiltà

Un grande leader è il collante che tiene unita una squadra,
lavorando per un obiettivo condiviso.

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.
Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto o non si prende troppo sul serio.

Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario,
ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching sulla leadership
 

5. Dimostra integrità, onestà e capacità

In tutto quello che fai.

Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta “.

6. Trasmetti fiducia e speranza

Speranza. Desiderio.
Sogni.

Oltre a stabilità e fiducia,
devi saper dare alle persone la motivazione per affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con più ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

 


 

“Costruisci” le fondamenta dei tuoi rapporti sulla fiducia.

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.

Quando la fiducia è persa, non può più essere recuperata.
Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti.

La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.
La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.
Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole, le persone avranno fiducia in te. Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

7. Resta calmo e freddo

Sicurezza. Forza.
Sostegno.

L’ignoto crea disagio. In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.

Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone,
anche nel bel mezzo di una tempesta.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

8. Inquadra il “bersaglio”

Resta concentrato (con tutte le tue energie) sul risultato.

Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi.

Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi traguardi.

Diventare il leader: titoli e competenze non bastano

Un mio cliente mi ha detto:
“Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze … non vedo perché il mio team non dovrebbe seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti,
ma non diamoli per scontati.

A questo punto la domanda è: perché la gente dovrebbe seguirti?
Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Comunicare male in ufficio: le trappole di NON SO, FORSE e MA

comunicare male Foto di Almighty Shilref

La tua comunicazione in questi tempi incerti non dovrebbe passare da indicazioni incerte.
Ambigue. Confuse.

Su certe cose, in certi momenti, dovresti essere diretto. Sicuro.
Chiaro. Trasparente.

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Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non ti puoi permettere di comunicare male.
Non ce lo possiamo permettere.
Almeno non adesso.

Non restare bloccato nella complessità. A volte, quando non sappiamo cosa dire,
come affrontare qualcosa, abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un … farfugliante e tremolante “Non lo so!”.

In questi tempi incerti non puoi comunicare male

Come ho scritto nel mio libro AUTOREVOLEZZA affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza. Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso “Non lo so” però ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te la prossima volta!

Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più sicura.
Più competente.

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, se vuoi motivare le persone … preparati risposte più potenti.

Ecco alcune opzioni che potrebbero sostituire il generico e arrendevole “Non lo so”:

 

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Non posso rispondere che in parte. Vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando …”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati …”

“Non ho abbastanza famigliarità con X e non mi piace tentare di indovinare. Mi prendo X giorni per approfondire …

 

Grazie a queste risposte hai la possibilità di prendere tempo per gestire al meglio l’osservazione o la richiesta.

Metti l’accento su quello che hai, piuttosto che evidenziare quello che ti manca.
 


 

Evita il “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire NO.
Allora ti esce un benevolo FORSE.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Se ti trovi bloccato nei FORSE,
individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere i FORSE.

Trova l’informazione mancante e chiudi la questione.
Se semplicemente non puoi decidere, dì NO e vai avanti.

 
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“FORSE” è … una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.
Inizi a comunicare male.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

SÌ o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione. Blocca.
Porta inazione e confusione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi (per esempio) a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

I leader di successo prendono decisioni.
Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

 
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Escludi i “MA” se vuoi smettere di comunicare male

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usi MA, cancelli inesorabilmente quanto detto prima!
“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.

Come ti suona?
Hanno davvero fatto un buon lavoro?
Oppure si sta solo cercando di non deludere e di “motivare”?

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.
Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure interrompi la frase, sostituendo il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Che altro dire?
Ti auguro di smettere di comunicare male e vivere una vita senza FORSE e MA!

Errore del manager: pensare di essere al centro del mondo

errore del manager

Foto di Yama Saighani da Pexels

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è).

Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.

E ripeto … verosimilmente lo sono!

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Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.
Ecco uno dei grandi errore del manager.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per un manager.

 
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La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole … con aria stupita mi ha risposto “In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude
“Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il manager va a sbattere!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.

Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento che potrebbe evitarti uno dei grandi errore del manager.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro AUTOREVOLEZZA
 

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.

Troppo spesso, l’unica cosa che il leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”,
trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio. Ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Frasi divertenti sul colloquio di lavoro

un colloquio di lavoro
Quando aspetti una risposta dopo un colloquio
non c’è dubbio..

il tempo si dilata.
Sembra scorrere più lentamente.

Ti dicono:
“Le faremo sapere tra una settimana.”

Per te diventa un’attesa snervante.
Una sospensione continua.
Quasi un logorio.

Per l’azienda, invece, è solo una scadenza.
Un momento decisionale da comunicare… tra una settimana.

Il colloquio di lavoro mette alla prova

Per molti, è una situazione stressante.

Devi essere ambizioso
senza risultare impaziente.

Disponibile
senza sembrare timoroso.

Flessibile
senza farti sfruttare.

Sicuro di te, determinato, credibile…
senza alzare troppo i toni.

Il confine è sottile.

Basta poco per sembrare eccentrico.
O, al contrario, poco incisivo.

Un modo per alleggerire

Per questo ho raccolto alcune frasi divertenti
(che ho trovato sul web e in particolare su aforisticamente).

Un modo per sdrammatizzare
un momento che, spesso, di divertente ha ben poco.

Prima dei 30 anni, troppo giovane, senza esperienza.
Dopo i 50 anni, troppo vecchio, troppo caro.
Per molti la speranza di lavoro è di 20 anni
contro una speranza di vita di 100 anni.

Bernard Pivot

 

L’Italia è una Repubblica fondata sui colloqui di lavoro.

Graziella Natale

È facile passare un colloquio di lavoro, basta essere per 20 minuti tutto il contrario di quello che sei veramente.

p_episcopo, Twitter

“Nel suo curriculum lei ha specificato che parla una lingua straniera. L’inglese?”.
E il candidato: “Oui”.
“Ma questo è francese!”.
“Allora corregga: parlo due lingue straniere”.

Anonimo

“I suoi punti di forza?”
“Sono ottimista.”
“Mi farebbe un esempio?”
“Quando comincio?”

Anonimo

Sogno di andare ad un colloquio di lavoro e spiazzare tutti esordendo con un “Vi farò sapere”,
andandomene.

unFabbioAcaso, Twitter

Ti offrono uno stage gratis.
Pensi: “È solo l’inizio, farò carriera”.
Un anno dopo sei dirigente gratis.

IdeeXscrittori, Twitter

Negli annunci di lavoro sono tutte “aziende leader nel settore”. Mai che uno scriva “piccola azienda col padrone stronzo”.

FranAltomare, Twitter

PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > Il mio libro “Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025) ti guida se vuoi consolidare il tuo impatto e carisma.

“Buongiorno, sono venuto per il colloquio di lavoro.”
“Ha esperienza?”
“Sì, questo è il mio 75esimo colloquio!”

Anonimo

“Ha degli hobby?”.
“Ho una collezione di 150 figure di merda”.
“Le sembrano cose da dire ad un colloquio di lavoro?”.
“151”.

Anonimo

“E il colloquio di lavoro?”
“L’ho superato.”
“Davvero? Grande!”
“Intendevo il trauma. L’ho superato.”

IdeeXscrittori, Twitter

COLLOQUIO DI SUCCESSO > scopri il tuo percorso di coaching ideale

“Lei come si definirebbe?”
“Come la nebbia del mare.”
“Capisco. Perché lei è un tipo misterioso?”
“No, perché prima delle dieci e mezzo, undici non mi alzo mai.”

Luca Klobas

La parte più difficile di un colloquio di lavoro è ricordare tutti i talenti che ti sei inventato.

BarbyeTurica, Twitter

Fare il ministro del lavoro in un paese dove il lavoro non c’è, è come fare il bidello di una scuola a Ferragosto!

Maurizio Crozza