Come guardare negli occhi il capo, il titolare il CEO (fearless)

guardare negli occhi il

Foto di Yogendra Singh

Il contatto visivo è uno degli strumenti più potenti della tua autorevolezza.

E anche uno dei più trascurati.

In diversi post ho parlato dell’importanza di guardare negli occhi il tuo interlocutore.
E del motivo per cui, in alcune situazioni, questo diventa difficile.

Molti professionisti avvertono disagio quando si trovano davanti al capo, al titolare o al CEO.
Più la persona è percepita come autorevole — o autoritaria — più è difficile mantenere lo sguardo.

Questa soggezione riduce la tua spontaneità.
Limita la tua capacità di esprimerti.
E indebolisce il tuo impatto.

Eppure, proprio questi momenti sono occasioni decisive per mostrare la tua leadership.

Lo status influenza il tuo comportamento (anche senza che tu te ne accorga)

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza”, reagiamo continuamente allo status e al potere degli altri.

Dipendenti davanti ai manager.
Studenti davanti ai professori.
Professionisti davanti a figure percepite come superiori.

Il timore di non essere all’altezza può farti distogliere lo sguardo.
Può farti dubitare di te stesso.

Il tuo corpo comunica ciò che la tua mente cerca di nascondere.

Il contatto visivo è uno strumento. Ma va usato con intelligenza

Guardare negli occhi migliora immediatamente la qualità delle tue interazioni.

Trasmette:

  • presenza
  • sicurezza
  • rispetto
  • credibilità

Ma deve essere naturale. Non forzato.

Durante le sessioni di coaching, ad esempio, evito un contatto visivo troppo intenso all’inizio.
Alcune persone potrebbero sentirsi esposte o sotto pressione.

Il contatto visivo diventa più profondo solo quando l’altra persona si sente a suo agio.

L’autorevolezza non invade.
Invita.

Quando eviti lo sguardo, comunichi più di quanto pensi

Se parli guardando altrove, l’altro potrebbe percepire:

  • insicurezza
  • nervosismo
  • disinteresse
  • mancanza di convinzione

Al contrario, quando guardi negli occhi il tuo interlocutore, crei connessione.

Stai dicendo, senza parlare:

“Sono presente. E quello che sto dicendo conta.”

Attenzione: guardare non significa fissare

Il contatto visivo deve essere equilibrato.

Troppo poco → sembri insicuro.
Troppo → sembri aggressivo o dominante.

La regola pratica è semplice:

Mantieni lo sguardo per 2–3 secondi.
Poi distoglilo brevemente.
Poi torna.

Questo crea naturalezza e comfort.

Se fai fatica a mantenere il contatto visivo, usa questo trucco

Guarda il punto tra le sopracciglia.

L’altra persona percepirà comunque il contatto visivo.
Ma per te sarà più facile.

Un altro trucco semplice:

Quando stringi la mano a qualcuno, osserva il colore dei suoi occhi.
Questo ti “costringe” a creare connessione reale.

Il contatto visivo è ancora più importante nei meeting

Quando entri in una sala riunioni:

Fermati.
Respira.
Guarda le persone negli occhi prima di iniziare.

Quando parli, distribuisci lo sguardo tra i presenti.
Non fissare solo le slide.
Non guardare solo i volti amichevoli.

Includi tutti.

Questo aumenta la tua credibilità immediatamente.

Nei momenti difficili, il contatto visivo diventa decisivo

Durante un disaccordo o una conversazione difficile, potresti essere tentato di abbassare lo sguardo.

Non farlo!

Distogliere lo sguardo verso il basso comunica sottomissione.
Guardare negli occhi comunica stabilità.

Non aggressività.
Presenza.

Se il rapporto con il tuo capo è fonte di stress e ti senti in difficoltà nel comunicare con autorevolezza, puoi approfondire il mio percorso mirato:
Gestire il rapporto difficile con il tuo capo

Imparerai a comunicare con calma, sicurezza e rispetto reciproco.

Il contatto visivo rafforza la tua leadership

I tuoi occhi comunicano ciò che le parole non possono dire:

  • fiducia
  • stabilità
  • convinzione
  • presenza

Quando mantieni il contatto visivo, trasformi l’altro da spettatore passivo a interlocutore coinvolto.

Non stai solo parlando.

Stai guidando.

Fai pratica, ogni giorno

Inizia nelle situazioni più semplici:

  • con un collega
  • con un cameriere
  • un negoziante

Poi, gradualmente, nelle situazioni più importanti.

Il contatto visivo è una competenza.
E come ogni competenza, migliora con la pratica.

Un ultimo punto fondamentale

Non puoi cambiare il carattere del tuo capo.

Ma puoi cambiare il modo in cui ti presenti.

Il tuo sguardo può comunicare insicurezza.
Oppure autorevolezza.

La scelta è tua.

Le persone dimenticano molte delle tue parole.
Ma non dimenticano come le hai fatte sentire.

E spesso, tutto inizia da uno sguardo.

Fare un errore nel nuovo lavoro? 5 cose da ricordare

fare un errore

Foto di Vanessa Sezini

Hai timore di chiedere sempre le stesse cose?

Sbagliare anche quelle più semplici?

Hai la sensazione di sentirti “pesante”?
Poco smart?

La paura di fare errori nel nuovo lavoro colpisce tutti:

  • dimenticare passaggi delle procedure
  • ignorare (senza volerlo) la gerarchia aziendale
  • credere di avere ragione
    ripetendo a memoria qualcosa letto chissà dove
  • Rimandare ciò che conta davvero

Detto questo…
tutti commettiamo errori.

Fa parte della vita professionale.
Accettarne le conseguenze è difficile.

Ma se impari a farlo, diventi una persona — e un professionista —
più solido.

1. Riconosci gli errori come… errori

Ammettere di aver sbagliato, soprattutto da “nuovo arrivato”,
è dura.

È vergognoso.

Ma la scelta più debole è fuggire dall’errore o scaricare la colpa sugli altri.

Non puoi imparare finché non riconosci che si tratta di un errore.

Quando ti assumi tutta la responsabilità,
stai sviluppando una mentalità forte.

Ti concentri sul presente.

2. Non lasciare che la paura di sbagliare ti blocchi

Non esiste successo senza fallimento.

Fare qualcosa di nuovo espone all’errore,
ma apre anche alla creatività
e all’innovazione.

Accettare l’errore significa chiedersi:
“Cosa posso imparare da questo?”

Impari.
Vai avanti.
Fai il passo successivo.

Non restare fermo.

Dopo un errore, riprova dicendo:
“Ok.
La prossima volta farò…”

Gli errori ripetuti ti insegnano che esistono altri modi — migliori —
per fare le cose.

3. Gli errori non definiscono chi sei

Quando sbagli nel nuovo lavoro è facile sentirsi bollati.

Colpevoli.
Inadeguati.

Ma tutti fanno errori.
Gli errori non sei tu.

Il rischio è questo:
“Ho fallito”
diventa
“Sono un fallito”.

Come a scuola, ti dai voti,
giudizi,
sentenze.

Serve ristrutturare il dialogo interno.

  • “Io non sono un errore”
  • “Io ho commesso un errore”

La differenza è enorme.
E cambia tutto.

4. Accetta che non puoi controllare tutto

Non puoi controllare tutto.
E va bene così.

A volte le cose non funzionano.
Punto.

Con l’esperienza capirai che, anche quando succede,
il mondo continua a girare.

La vita va avanti.
Impara.
Matura.
Diventa più resiliente.

Prenditi del tempo per riflettere su come hai gestito un errore
e su come l’hai riparato.

5. Non essere severo con te stesso

Hai fatto un errore con conseguenze?
Bene.

Anzi no.
Male.

Ma hai fatto il possibile
per sistemare le cose?

Allora puoi andare avanti e .. perdonarti.

Non sarà l’ultima volta che sbaglierai.
Sei umano.

Riuscire a sorridere dei propri errori è un segno di maturità.

Con il tempo
riuscirai persino a riderci sopra.

E la prossima volta sarai più calmo,
più centrato.

L’errore è diventato esperienza.
E l’esperienza porta sicurezza.

I primi giorni nel nuovo lavoro: segui l’onda

Cerca di essere accurato, non maniacale.

Resisti alla tentazione di impressionare a tutti i costi.

Osserva.
Ascolta.
Capisci davvero come funziona l’azienda.

Mostra interesse genuino per le persone.

Nelle prime settimane evita eccessi e giudizi affrettati.

Non devi essere un supereroe.

Giudicare un lavoro solo dall’inizio
è quasi sempre fuorviante.

Spesso…
finisci per ricrederti.

Sbagliare non ti rende incompetente

Ti rende umano.

La differenza la fa come reagisci,
non l’errore in sé.

Bassa autostima: 12 segnali evidenti che mostri anche sul lavoro

bassa autostima
Una bassa autostima non influenza soltanto come ti senti.

Influenza il modo in cui lavori.
Come comunichi.
Le decisioni che prendi.
Le opportunità che accetti.
Oppure eviti.

E spesso non si presenta in modo evidente.

Bassa autostima: non sempre significa sentirsi “insicuri”.

A volte si nasconde.

Dentro il bisogno continuo di rassicurazioni. Nella paura dei conflitti. Nel dover spiegare tutto. Nel prendere ogni critica come una ferita personale.

Forse mentre leggi alcune cose ti daranno fastidio.

Non perché siano false.

Ma perché potresti riconoscerti più di quanto vorresti ammettere.

1. Ammiri tutti… tranne te stesso

Ti capita di pensare che gli altri siano sempre più preparati, più sicuri o più competenti di te.

Li osservi. Li confronti continuamente con te stesso. E quasi sempre ne esci sconfitto.

Il problema è che ti confronti con una versione idealizzata degli altri, mentre di te conosci ogni dubbio, ogni fragilità, ogni errore.

E così finisci per vedere soprattutto i tuoi limiti.

Non i tuoi progressi.

Molte persone non soffrono perché valgono poco. Soffrono perché guardano continuamente il proprio valore attraverso gli occhi degli altri.

2. Ridimensioni continuamente quello che fai bene

Hai fatto un buon lavoro?

Probabilmente trovi subito un modo per sminuirlo.

  • “Sì, ma era facile.”
  • “Chiunque ci sarebbe riuscito.”
  • “Ho solo avuto fortuna.”

Nel frattempo invece i tuoi errori diventano enormi.

Una frase detta male.
Un dettaglio sbagliato.
Una dimenticanza minima.

Tutto pesa molto più del necessario.

A volte inizi persino a scherzare sui tuoi difetti prima che lo facciano gli altri.

  • “Con i numeri sono negato.”
  • “Il mio inglese? Shakespeare scansati.”

Sembra autoironia.

Molto più spesso è un modo per colpirti prima che qualcuno possa farlo davvero.

3. Hai continuamente bisogno di conferme

“Che cosa ne pensi?”
“Secondo te va bene?”
“Tu cosa faresti?”

Chiedere un confronto è normale.

Il problema nasce quando non riesci più a fidarti del tuo giudizio senza passare continuamente dall’approvazione degli altri.

E a lungo andare questa cosa si vede.

Troppe spiegazioni.
Troppi giri di parole.
Troppa paura di esporti davvero.

A volte la sicurezza non sta nel convincere tutti.

Sta nel riuscire a dire una cosa in modo semplice, senza doverla giustificare per dieci minuti.

4. Eviti il conflitto anche quando dovresti parlare

Non ami la tensione.

Appena una conversazione si irrigidisce inizi a fare marcia indietro. Ammorbidisci quello che pensi. Lasci perdere.

Fuori sembri tranquillo.

Dentro però continui a rimuginare.

Perché non aver detto ciò che pensavi raramente ti fa stare meglio. Ti lascia addosso soprattutto frustrazione.

Molte persone non evitano il conflitto perché sono “buone”.

Lo evitano perché il disaccordo le fa sentire sbagliate.

5. Hai difficoltà a chiedere ciò che desideri

Un aumento.

Una pausa.

Più responsabilità.

Meno carico.

Ti aspetti che gli altri capiscano da soli quello di cui hai bisogno. Come se il tuo capo dovesse intuire stanchezza, frustrazione o ambizioni senza che tu dica nulla.

Ma così non funziona.
Nessuno ti leggerà mai nella mente.

E continuare ad aspettare che qualcuno riconosca spontaneamente il tuo valore spesso significa restare fermo molto più del necessario.

Se non riesci a esprimere i tuoi bisogni, finirai lentamente per vivere quelli degli altri.

6. Quando qualcosa va male… la colpa è sempre altrove

Gli incompetenti sono sempre gli altri.

I problemi nascono sempre fuori da te.

Le condizioni non erano giuste.
Il collega non ha capito.
Il contesto era sbagliato.

Certo, a volte è vero.

Ma se succede continuamente forse non stai proteggendo la tua autostima. Forse stai evitando di guardarti davvero.

Assumerti una responsabilità non ti indebolisce.

Ti rende credibile.

7. Eviti le sfide per paura di fallire

Non ti esponi.

Non ci provi.

Oppure trovi motivi molto razionali per rimandare ancora un po’.

Aspetto il momento giusto.
Prima devo prepararmi meglio.
Adesso non è il periodo ideale.

A volte però non è prudenza.

È paura travestita da organizzazione.

Il problema non è sbagliare.

È iniziare a pensare che un errore dica chi sei come persona.

8. Trovi sempre una scusa convincente

“Non ho tempo.”
“Gli altri sono più portati.”
“Io non sono fatto per queste cose.”

Ripetute abbastanza a lungo, certe frasi smettono di sembrarti scuse.

Diventano verità.

E da lì inizi lentamente a costruire una vita più piccola di quella che potresti realmente vivere.

9. Una critica ti rovina la giornata

Basta poco.

Una battuta. Un tono sbagliato. Un parere diverso dal tuo.

E continui a pensarci per ore. A volte per giorni.

Ti difendi subito.
Ti irrigidisci.
Oppure fai finta di niente ma dentro resti ferito.

Il problema non è la sensibilità.

Il problema è quando ogni critica sembra una conferma del fatto che non vali abbastanza.

10. Anche i complimenti ti mettono a disagio

Qualcuno ti fa un complimento.

E tu minimizzi subito.

“Ma no…”
“Figurati.”
“Ho solo fatto il mio lavoro.”

Oppure pensi che stiano esagerando.
O prendendoti in giro.

Perché i feedback positivi entrano in conflitto con l’idea negativa che hai di te stesso.

E allora fai fatica a crederci davvero.

11. Comunichi in modo incerto

Non devi avere sempre la risposta pronta.

Nessuno ce l’ha.

Ma se ogni frase inizia con:

“Ehm…”
“Forse…”
“Non so…”

oppure ti scusi continuamente anche quando non hai fatto nulla di sbagliato, alla lunga trasmetti insicurezza.

Le parole che usi costruiscono lentamente anche il modo in cui ti percepisci.

Se passi la vita a ridimensionarti, prima o poi inizierai davvero a sparire agli occhi degli altri.

12. Cerchi continuamente approvazione

Hai bisogno di sentirti accettato.
Apprezzato.
Confermato.

E così dici troppi sì. Eviti di deludere. Ti adatti continuamente per mantenere equilibrio e approvazione attorno a te.

Il problema è che, mentre cerchi di non perdere gli altri, rischi lentamente di perdere te stesso.

La bassa autostima non sempre fa rumore.

A volte appare competente.
Gentile.
Disponibile.
Perfino brillante.

Ma dentro continua a vivere nella paura del giudizio, del rifiuto e dell’errore.

La bassa autostima ti consuma lentamente.

Nelle occasioni che non cogli.
Nelle parole che non dici.
Nelle decisioni che continui a rimandare.

Comunicare bene con i collaboratori: evita di minimizzare

comunicare bene

Foto di rawpixel da Pixabay

“Cosa vuoi che sia! Non è una tragedia quello che è successo, pensa a chi non lavora neanche!”

“Dai, piuttosto, parliamo di cose serie. Hai inviato il preventivo?”

“Guarda che non è così difficile, ti faccio vedere!”

Spesso ce ne usciamo con frasi di questo tipo perché pensiamo che minimizzare i problemi degli altri possa aiutarli a stare meglio.

Beh, non è così.

Messaggi di questo tipo comunicano scarso interesse per il nostro interlocutore e per ciò che sta tentando di dirci.

Rivelano poca attenzione alle sue priorità.

Ai suoi sentimenti.
A ciò che sta vivendo.

Quando minimizzi un problema, lo riduci di importanza.

E quando lo fai per consolare l’altro, spesso ottieni l’effetto opposto.

La persona si sente poco compresa.
Sminuita emotivamente.
Non accolta.

È irrispettoso dire:

“Non è un problema”

quando per chi hai davanti è un grande problema.

Validare le emozioni altrui non peggiora le cose.

Anzi.

Aiuta la persona a sentirsi compresa.
Accolta.
Ascoltata.

Le permette di osservare le proprie emozioni, accettarle e imparare a gestirle.

Nel tuo ruolo di team leader, quando qualcuno ti espone dubbi o insicurezze, non ha bisogno di essere liquidato rapidamente.

Ha bisogno di confronto.
Ha bisogno di sostegno reale.

Non essere troppo veloce nel proporre soluzioni.
Non minimizzare la situazione.
Le emozioni.

Anche quando hai un punto di vista diverso.

Esprimi il tuo parere in modo schietto e sincero.

Ma non assecondare soltanto per evitare il confronto.

Comunicare bene? Non minimizzare

Non dire alla persona che il problema è irrilevante.

Non dirle che sta esagerando.
Che sta ingigantendo la situazione.

Minimizzare le paure altrui produce quasi sempre lo stesso risultato: crea distanza.

Come ho scritto nel mio libro *Autorevolezza*, abbiamo tutti, chi più chi meno, un grande talento nel vedere quanto gli altri dovrebbero cambiare.

Cambiare gli altri ci sembra spesso la soluzione più semplice.

La più comoda.
La più immediata.

Molto più che cambiare noi stessi.

Spesso, come team leader, falliamo proprio per questo motivo.

Siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti.

Tranne che per noi.

È importante giudicare le persone per i loro punti di forza.

Non per i tuoi.

Non dimenticare che ciò che per te risulta facile e naturale potrebbe essere molto difficile per qualcun altro.

Regole non scritte.
Esperienze diverse.
Sensibilità differenti.

Ognuno parte da un punto diverso.

Sfida le persone con gentilezza.

Rispetta la loro resistenza.

Chiedi loro di affrontare cose difficili.
Ma riconosci il disagio che stanno vivendo.

“So che è difficile per te.”

Una frase semplice.

Spesso molto più utile di qualsiasi consiglio.

Se vuoi comunicare bene, onora i “Sì”.
Ma rispetta anche i “No”.

Non sentirti superiore perché possiedi punti di forza che altri non hanno

Ognuno possiede qualità.
Ognuno ha qualcosa da offrire.

Come team leader dovresti concentrarti sui punti di forza delle persone che lavorano con te.

È facile sentirsi superiori quando confronti i tuoi punti di forza con le debolezze degli altri.

Ma non è particolarmente onorevole.

Né particolarmente utile.

Non imporre i tuoi punti di forza agli altri

Ciò che per te è intuitivo potrebbe richiedere un grande sforzo per qualcun altro.

E viceversa.

Comunicare bene richiede autodisciplina.

Richiede empatia.
Richiede la capacità di rispettare e incoraggiare le persone senza giudicarle continuamente.

Anche per questo il coaching sulla leadership può aiutarti.

Non perché ti insegni una formula magica.

Ma perché ti aiuta a vedere con maggiore lucidità ciò che accade tra te e le persone che guidi.

Vincere una discussione al lavoro: evita di stare sulla difensiva

vincere una discussione
Foto di fauxels

Nel pieno di una discussione… parli in tutta fretta?

Non lasci all’altro il tempo di spiegare?

Ascolti poco…
ma presumi di sapere cosa vuole dire?

Per “vincere” la discussione ti aggrappi alle giustificazioni?

Oppure ti nascondi dietro errori di altri per evitare di assumerti la tua responsabilità?

Se qualcuno ti dicesse che sei sulla difensiva…
lo prenderesti come un’offesa?

Molto spesso reagiamo in modo difensivo anche davanti a frasi o comportamenti che, in realtà, potrebbero essere neutri.

O addirittura positivi.
Ci sentiamo minacciati.

E senza rendercene conto entriamo in un copione mentale:
una storia che la nostra mente ha già scritto.

Il problema è che, mentre quel “film” gira nella nostra testa…
la realtà davanti a noi è spesso diversa.

Difendersi è naturale

Mettersi sulla difensiva non è sempre un male.
Per migliaia di anni questo meccanismo ci ha aiutato a sopravvivere.

Quando percepiamo un rischio:

  • osserviamo
  • studiamo chi abbiamo davanti
  • ci proteggiamo.

È un istinto antico.

Ma nel lavoro — e nelle relazioni — questo atteggiamento può diventare autodistruttivo.

Quando la difensiva rovina i rapporti professionali

Se reagisci sempre sulla difensiva con
il tuo capo,
un collega,
un collaboratore…
le persone si allontanano.

Potresti sembrare:

  • immaturo
  • insicuro
  • incapace di gestire le emozioni.

A volte la difensiva scatta semplicemente perché sei stressato.

Vivi in uno stato di allerta continuo.

E quando questo accade vedi minacce ovunque.
Il risultato?
Perdi opportunità.

Perché smetti di confrontarti davvero con gli altri.

Conosci i tuoi limiti… ed esprimili

Se non è il momento giusto per affrontare una discussione — perché sei stanco, irritato o sotto pressione — è meglio dirlo.

Per esempio:

  • “Capisco che questo tema è importante per te, ma in questo momento non sono nello stato giusto per discuterne. Possiamo parlarne domani?”

Se non sei pronto, rischi di dire cose inappropriate.

E questo spingerà anche l’altra persona sulla difensiva.

Diventa consapevole

Il primo passo è accorgerti di quello che sta succedendo.

Chiediti:

  • Cosa mi ha fatto scattare sulla difensiva?
  • Cosa ho provato in quel momento?

Riconoscere le emozioni è fondamentale.

Sentirti:

  • ferito
  • imbarazzato
  • insicuro

non è un problema.

Anzi.

Il semplice fatto di riconoscerlo può aiutarti a disinnescare la reazione difensiva.

Comunica come ti senti

Spiega il tuo stato d’animo senza accusare.

Un trucco semplice: usa frasi che iniziano con “io” invece che con “tu”.

Per esempio:

  • “Non mi sento a mio agio in questa situazione.”
  • “Faccio fatica ad ascoltare quando alzi la voce.”
  • “Mi sento scoraggiato quando mi ricordi sempre le stesse cose.”

In questo modo non stai attaccando.
Stai spiegando.

Ascolta davvero

Tutti vogliono essere ascoltati.

Eppure, nelle discussioni facciamo esattamente il contrario.

Ascoltiamo solo per preparare la risposta.
O per contrattaccare.

Prova invece ad ascoltare per capire.

Chiediti:

  • cosa sta davvero cercando di dirmi questa persona?
  • cosa la sta infastidendo?
  • come si sente?

Se qualcosa non ti è chiaro, chiedi esempi.

Quando qualcuno si sente davvero ascoltato, spesso abbassa le difese.

E la conversazione cambia tono.

“Vincere” una discussione?

Resisti alla tentazione di reagire in modo difensivo.

A volte la reazione dell’altra persona non ha nulla a che fare con te.

Può essere il risultato di tensioni o frustrazioni accumulate.
Se reagisci difendendoti con forza, il conflitto rischia solo di crescere.

Più ti difendi…
più l’altro attacca.

La contro-difesa raramente risolve qualcosa.

In conclusione

Non puoi controllare le reazioni degli altri.

Puoi però controllare il modo in cui rispondi.

Quando scegli di non reagire in modo difensivo:

  • apri il dialogo
  • accogli le critiche
  • dimostri sicurezza.

E questo è un segnale di grande forza.

Dare feedback nei momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching mirato

Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”,
il percorso che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.

Errori del manager: concentrarsi solo sui risultati e non sulle persone

errori del manager
Avere il titolo di team leader è molto invitante e stimolante.

Gestire persone è affascinante.
Ma è anche difficile.

Richiede tempo.
Richiede applicazione.

Spesso le persone approdano in ruoli manageriali senza avere la preparazione necessaria e le competenze adeguate.

I collaboratori impegnano.
Fiaccano.
Prosciugano.

Se vuoi gestire un team, piccolo o grande che sia, e il tuo successo dipende dalle persone che coordini, devi riuscire a portare un valore aggiunto.

Come scritto nel mio libro “Autorevolezza”, Melissa è una dipendente competente e dedita al lavoro.

La sua natura coscienziosa e il suo talento per la comunicazione le permettono di svolgere con efficacia il ruolo di content editor, ottenendo grande apprezzamento da parte dell’azienda milanese per cui lavora.

Melissa è anche una persona molto sensibile.

Non si sente a suo agio nel parlare davanti a un pubblico, anche ristretto.
Fatica nelle telefonate difficili con clienti o colleghi.

Errori del manager?

Melissa soffre i cambiamenti dell’ultimo minuto e, quando viene spinta oltre la sua zona di comfort senza essere pronta, tende a diventare emotiva e agitata.

Turbata.

Il suo nuovo team leader, Domenico, l’aveva rapidamente etichettata come poco-smart.

Pur senza volerla tiranneggiare, cercava continuamente di stimolarla:

  • “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!”

Melissa ha iniziato a provare un forte disagio nel sentirsi osservata e incalzata durante il lavoro.

Anche i continui promemoria e controlli che Domenico proponeva venivano percepiti come una mancanza di fiducia.

POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te

Un vortice di emozioni che ha compromesso una performance eccellente

Quando una collaboratrice corretta, apprezzata e produttiva accusa un evidente calo di rendimento proprio dopo l’arrivo di un nuovo manager, è quest’ultimo che deve fornire delle spiegazioni.

“Domenico, come reagisce Melissa quando le fai una domanda improvvisa o una richiesta a bruciapelo?”

Aspetta.

Non è lenta.

Le serve semplicemente più tempo.

Non commettere l’errore di pensare che questa necessità le impedisca di lavorare in ambienti veloci e complessi.

Sa adattarsi.
E anche bene.

Deve soltanto prendere le misure.

Le esortazioni continue non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.

Anzi.

Ci sono persone che preferiscono osservare prima di saltare.

Tutto qui.

PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te

Lascia ai collaboratori più sensibili il tempo di raccogliere i pensieri

In cambio otterrai idee.
Soluzioni.
Fedeltà aziendale.

Il percorso di coaching di Domenico è iniziato con incontri individuali quindicinali con Melissa.

L’obiettivo era semplice: costruire una relazione più consapevole.

Il primo incoraggiamento che puoi offrire a una persona molto emotiva è essere presente.

Fare una domanda.
E ascoltare davvero.

Grazie a un clima di fiducia, il collaboratore si sentirà più a suo agio e più disposto ad aprirsi.

Spronalo a esprimere i suoi punti di forza e le aree in cui vorrebbe migliorare.

Chiedigli:

  • Come posso aiutarti?
  • Di cosa hai bisogno?
  • Ti serve più tempo?

E ancora:

  • Ti serve più spazio?
  • Il supporto di un collega?
  • Un corso specifico?
  • Come possiamo rendere questo progetto più semplice?

Le persone sensibili tendono ad avere confini più rigorosi e ben definiti.

A volte è meglio fare un passo indietro

Piuttosto che rischiare di perdere un collaboratore valido.

Domenico avrebbe dovuto rispettare maggiormente i confini di Melissa.

  • Comunicare soprattutto via e-mail.
  • Evitare di piombarle in ufficio con richieste improvvise.
  • Avvisarla con un minimo anticipo prima di riunioni o attività importanti.

Se Melissa si fosse agitata, avrebbe avuto il tempo necessario per recuperare la calma.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono “coccole” rivolte a collaboratori fragili o insicuri.

Non si tratta di proteggere qualcuno dal mondo.

Si tratta di gestire bene le persone.

Ognuno ha punti di forza, debolezze e bisogni differenti

Alcune persone richiedono più attenzione rispetto ad altre.

Quando comprendi il livello di sensibilità di ciascun collaboratore, puoi valorizzarne meglio il potenziale, i talenti, il benessere e le prestazioni.

Nel caso di Domenico, pochi accorgimenti mirati sono stati sufficienti per ricucire un rapporto che rischiava di lasciare conseguenze durature.

Facendo un passo indietro, permetti agli altri di avanzare.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita delle persone.

Se ispiri fiducia, farai volare il tuo team.

E con lui volerai anche tu.

Errori del manager: senza cuore costruisci solo ambienti indifferenti

Spesso le persone molto sensibili sono creative, coscienziose ed empatiche.

Possono diventare una risorsa preziosa per l’organizzazione.

E per il team leader che le guida.

Il solo orientamento all’azione, il focus esclusivo su risultati e prestazioni, rischia di farti credere che contino soltanto i numeri.

E in effetti i numeri contano.

Ma le persone?

Non cadere nell’errore di nominare i tuoi collaboratori soltanto quando qualcosa non funziona.

Quando devi correggerli.
Valutarli.
Criticarli.

Ricorda che i grandi leader si preoccupano della loro gente.

Dare feedback: 15 cose da imparare dai grandi CEO

dare feedback

Foto di ANTONI SHKRABA

Quanto ti piace dare un feedback negativo a un tuo collaboratore?
Non molto, credo, ma fa parte del tuo lavoro.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Tiene presente che il feedback se condotto in modo costruttivo, fornisce coerenza,
guida e diventa prezioso sia per te che per il tuo dipendente.

Lo scopo di dare feedback non dovrebbe essere quello di incolpare o accusare la persona,
ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento di una prestazione o un atteggiamento.

Le persone che lavorano con te “meritano” un feedback da parte tua

Hanno il diritto di sapere cosa-sbagliano e il dovere di provare a sistemare le cose che sbagliano.
Non possono farlo se non sanno cosa/come fare.

I grandi manager analizzano prima il problema da tutte le prospettive per comprenderne le sfumature.

Usano una voce calma e assertiva, che li aiuta a rimanere concentrati e chiarire il punto. Ascoltano le idee dei loro dipendenti e, quando possibile, aggiungono le loro.

Stabiliscono la connessione con il collaboratore, identificando i risultati o l’impatto di un atteggiamento nel quadro di un problema di prestazioni.

Ecco 15 cose da ricordare per dare feedback come un grande CEO:
 

Tieni conto che il feedback avrà effetto sia sul singolo che sul team.

(Le persone condividono le impressioni soprattutto quando negative)

Rispetta sempre la privacy.

Risolvi il problema il prima possibile.

(Se gli animi sono accesi prendi un periodo di riflessione)

Discuti le prestazioni, non la persona.

Ascolta (davvero).

Concentrati sul futuro, non sul passato.

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Non generalizzare, specifica sempre.

Condividi la colpa, se necessario.

Consenti al tuo collaboratore di salvare la faccia.

Riassumi quanto detto e quanto avete entrambi concordato.

Stabilisci un momento per verificare i progressi.

 
PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

Affronta dinieghi e resistenze con calma e obiettività.

Sii disponibile. Incoraggia la persona a “cercarti”.

Trasmetti grande fiducia che il miglioramento può avvenire.

I grandi CEO vedono il potenziale in persone imperfette.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >

Come comunicare con una persona arrabbiata sul lavoro

persona arrabbiata

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

Come confrontarti con un collega arrabbiato perché non hai condiviso un documento importante?

Come rispondere a un capo imbufalito per una scadenza dimenticata?

Succede più spesso di quanto pensi.

C’è chi alza la voce.
Chi urla.
Chi rilancia ancora più forte.

Altri provano a mantenere la calma, abbassando il tono.
Cercano di riportare la conversazione su un piano razionale.

Qualcuno invece si chiude.
Non reagisce.
Spera che la tensione passi da sola.

Di solito non funziona.

Il silenzio non spegne la rabbia.
Spesso la alimenta.

Anche le persone più calme, quando l’irritazione sale, perdono lucidità.

È un circolo che si autoalimenta.

Più si reagisce, più la tensione cresce.
Più la tensione cresce, meno si ragiona.

Quando entra in gioco la rabbia, si attivano meccanismi primordiali.
E gestirli diventa difficile.

Per questo servono strategie chiare.

Prendi tempo

La prima cosa da fare con una persona arrabbiata è non reagire subito.

Fermati.

Prenditi il tempo per capire come gestire la situazione.

Puoi dire:

  • “Ne parliamo domani.”
  • “Confrontiamoci con calma domani mattina.”

Non è fuga.
È gestione.

Non cercare subito la soluzione

La fretta di chiudere tutto rapidamente
porta spesso a risposte superficiali.

E lascia strascichi.

Anche quando pensi di aver capito subito il problema,
evita di risolvere “di pancia”.

I conflitti gestiti in fretta tornano.
Quasi sempre.

Il problema potrebbe non essere (solo) tuo

Chiediti che ruolo hai avuto.
Anche involontariamente.

Qualcosa che hai fatto può aver innescato fastidio.

Ma attenzione:
la persona arrabbiata potrebbe essere sotto pressione per motivi che non ti riguardano.

Non tutto è personale.
Anche se sembra.

Comunica come ti senti

Esprimi il tuo punto di vista.

Senza attaccare.
Senza provocare.

Evita “tu”.
Usa “io”.

Meglio dire:

  • “Mi sento a disagio quando il tono si alza. Rende difficile trovare soluzioni.”

Piuttosto che:

  • “Hai creato tensione nel team con il tuo comportamento.”

Il contenuto è simile.
L’effetto no.

Chiedi chiarimenti

Non dare per scontato di aver capito.

Domanda.

  • “Cosa ti ha infastidito esattamente?”
  • “Cosa è successo dal tuo punto di vista?”

Difenderti subito aumenta il conflitto.
Capire lo riduce.

Il tuo momento per spiegarti arriverà.
Ma non è all’inizio.

Evita attacco e difesa

Difendersi in modo rigido
spinge l’altro ad attaccare di più.

La non-difesa, invece, comunica sicurezza.

Puoi dire:

  • “Capisco il tuo punto di vista. Vediamo come risolvere.”
  • “Ho capito che sei arrabbiato. Possiamo trovare una soluzione insieme?”

Non è sottomissione.
È controllo.

Scopri il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”, il percorso che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.

Ascolta davvero

Quando l’altro è arrabbiato, parlare meno aiuta.

Ascolta fino in fondo.
Senza interrompere.

Poi riformula.

  • “Se ho capito bene, ti ha dato fastidio che…”

Così dimostri attenzione.
E abbassi la tensione.

Trova un punto di accordo con la persona arrabbiata

Anche nelle situazioni più tese,
c’è quasi sempre qualcosa su cui puoi concordare.

Anche solo in parte.

  • “A volte può essere vero.”
  • “Capisco perché la vedi così.”

Non significa cedere.
Significa creare uno spazio di dialogo.

Concediti una pausa se serve

Ci sono momenti in cui la conversazione non porta da nessuna parte.

Si parla.
Ci si agita.
Ma non si avanza.

Se senti che la situazione sfugge di mano, fermati.

Mettere in pausa non è perdere terreno.
È evitare di peggiorare.

Riprendere dopo, con più lucidità,
spesso cambia tutto.

Partire a razzo nel nuovo lavoro? La lezione di Edoardo

il nuovo lavoroFoto di Andrea Piacquadio

Dopo tanta attesa, è finalmente arrivato il gran giorno per Edoardo.

Inizia la sua avventura come responsabile commerciale in una grande azienda del Nord Italia.

Come saranno i nuovi colleghi?
Disponibili e sorridenti oppure
indisponenti e boriosi?

E il nuovo capo?

Durante il colloquio sembrava un po’ scorbutico…

Ansia del nuovo lavoro? Macché.

Edoardo è sicuro di sé.

Ha già ricoperto con successo quel ruolo in passato. Sa cosa lo aspetta. Sa che non può permettersi errori grossolani.

Vuole partire bene.

Anzi, vuole impressionare tutti.

È convinto di poter utilizzare il suo solito approccio.

Quello che ha sempre funzionato.

Il famoso “metodo Edo”.

“Conosco il mio lavoro.”
“Ho sempre fatto così.”

Con la testa ancora piena dei complimenti ricevuti nelle esperienze precedenti, parte da un presupposto molto semplice:

sarà facile.

Per dimostrare subito il proprio valore, spinge immediatamente sul cambiamento.

Edoardo vuole lasciare il segno.

Non aspetta.
Non osserva.
Tantomeno chiede consiglio.

Nemmeno quando un ex collega gli suggerisce prudenza.

La determinazione si trasforma rapidamente in ostinazione.

La fiducia nelle proprie capacità diventa eccessiva.

Senza entrare troppo nei dettagli, nel giro di poco tempo quella pressione gli si ritorce contro.

Edoardo si è arenato

Le partenze a razzo a volte funzionano.

Altre volte no.

Le persone coinvolte oppongono resistenza.

I cambiamenti non arrivano.
I risultati tardano.

Edoardo si ritrova bloccato in una situazione frustrante e stressante.

Non è un caso isolato.

Molte persone si considerano tra le più competenti dell’organizzazione.

Si sorprendono quando il loro valore non viene riconosciuto immediatamente.

Spesso sono davvero preparate.
Intelligenti.
Capaci.

Ma hanno un problema:
credono di avere già tutte le risposte.

Ascoltano poco.
Rispettano poco i tempi.

Edoardo non aveva capito che ogni organizzazione possiede regole non scritte.

Tempi da rispettare.
Equilibri da comprendere.

Perché saper fare bene il proprio lavoro non è sempre sufficiente per avere successo.

La sicurezza in sé stessi è necessaria

Una buona dose di autostima è fondamentale.

Ti aiuta ad affrontare le sfide.

A superare gli ostacoli.
A emergere in un contesto competitivo.

Ma esiste anche il lato oscuro dell’eccessiva fiducia.

Nel giro di pochi mesi Edoardo passa dall’essere energico e sicuro a diventare esitante e indeciso.

Ora ogni decisione è accompagnata dal dubbio.

Si sente mortificato per aver fallito proprio in quello che considerava il suo punto di forza.

È in questo momento che iniziamo il percorso di coaching.

Accettare di non essere perfetti è spesso uno dei migliori punti di partenza per crescere professionalmente.

La lezione di Edoardo

La sua esperienza è un promemoria per chiunque inizi un nuovo lavoro.

Non importa quanto tu sia competente.

Servono tempo e umiltà.

Umiltà non significa essere passivi o remissivi.

Significa sapere che hai ancora qualcosa da imparare.

Una persona umile conosce il proprio valore, ma non sente il bisogno di dimostrarlo continuamente.

L’umiltà favorisce la crescita.
Aiuta ad ascoltare.

Permette di cogliere sfumature che l’eccessiva sicurezza tende a ignorare.

La fiducia in sé stessi è importante.

L’umiltà evita che si trasformi in arroganza.

Prima di schiacciare sull’acceleratore, Edoardo avrebbe dovuto fermarsi e porsi qualche domanda in più.

Forse avrebbe evitato parte delle resistenze che ha incontrato.

LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.

Valorizza le tue competenze senza smettere di imparare.

Ansia del nuovo lavoro?

Non permettere a nessuno di farti sentire incompetente.

Difendi le tue idee.
Valorizza la tua preparazione.

Ma mantieni sempre l’umiltà necessaria per ascoltare, ricevere consigli e metterti in discussione.

Quando inizi un nuovo lavoro vivi una fase entusiasmante.

Ma anche delicata.

È il momento in cui costruisci le basi delle relazioni future con colleghi, collaboratori e superiori.

L’obiettivo non è arrivare in punta di piedi.

Nemmeno entrare come un carro armato.

L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra fiducia e umiltà.

Ed è molto più difficile di quanto sembri.

Se stai affrontando un nuovo ruolo, una promozione o un cambiamento professionale importante, il coaching può aiutarti a gestire meglio questa fase di transizione.

Approfondisci il percorso dedicato.

Meeting aziendali: 8 errori che ti fanno perdere il carisma del leader

meeting aziendaliFoto di Yan Krukov

I meeting aziendali sono l’occasione per dimostrare la tua autorevolezza di leader.

Possono essere ispiratori e produttivi, quando fatti bene,
ma improduttivi e inutili o anche conflittuali se non hai il giusto atteggiamento.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Ecco 8 errori che ti fanno pagare in carisma e leadership verso i tuoi collaboratori:

1. Non sai gestire le obiezioni

Se qualcuno è in disaccordo con te, non prenderlo come un attacco personale,
(a meno che non sia davvero un attacco diretto a te).

Non rispondere a un’osservazione (che ritieni inadeguata) con un commento ugualmente inappropriato.
Non replicare con una risata, un sorriso o un’espressione severa.
Mantieni la calma. Cerca di non sembrare influenzato.
Il pericolo è l’escalation.

Non minacciare. Non attaccare.
Ti rende debole.

Come ho scritto nel mio libro “AUTOREVOLEZZA” non avere paura delle obiezioni, delle domande dei tuoi collaboratori (anche se provocatorie o poco pertinenti). È una grande opportunità per “aumentare” il tuo carisma e la tua leadership.

La scelta più debole che tu possa fare è cercare di evitarle con la speranza che scompaiano magicamente.
Non succederà.

Le osservazioni durante le riunioni devono diventare tue preziose alleate e per questo le dovrai quasi “stimolare”, piuttosto che temere.

Se fai ogni sforzo per trattare le obiezioni come “normali”,
avrai un dialogo più produttivo e autorevole.

 
RIUNIONI PIÙ AUTOREVOLI > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

2. Arrivi impreparato ai tuoi meeting aziendali

“Oh, scusate. Sì, uhm … che cos’è questa riunione? Non ho letto l’e-mail.”

Un punto importante che era stato inserito nell’ultimo ordine del giorno e tu …
non sei pronto!

Sei occupato? Beh! Siamo tutti occupati.
Ognuno ha “rubato” del tempo per essere lì.

La riunione sarà senza dubbio sterile (anche il tuo carisma).

La mancanza di preparazione uccide il potenziale di qualsiasi riunione ancor prima che il primo tuo collaboratore si sieda o si collega in videoconferenza.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il coaching
 

3. Trasmetti insicurezza

  • “Sono preoccupato che non raggiungeremo il nostro obiettivo.”

Il leader insicuro mette in discussione la propria e la capacità del suo team.

Non ha strategie, è solo preoccupato.

Il leader esitante non parla apertamente dei suoi dubbi, ma la paura nel suo tono dice tutto.
Il “non detto” si basa sulla paura, la pressione e l’incertezza.

Per favore …
parla con il tono da leader o non parlare affatto!

4. Sei negativo

Non rimuginare sulle preoccupazioni e sugli errori. I problemi (spesso) sono irresistibilmente “affascinanti”. Attraggono. Non ti ci stacchi più.

Quando si è troppo concentrati sulla risoluzione dei problemi,
termini la riunione mentalmente svuotato.
Inaridito.

Chiediti cosa puoi fare/dare per assicurarti che la riunione abbia successo.
Favorisci la connessione tra i partecipanti.

Concentrati su dove stai andando.
Non organizzare meeting aziendali solo perché devi.

Dedica più tempo alle opportunità, alle soluzioni, promuovi il progresso, onorando i punti di forza del tuo team. Le prestazioni eccellenti sono il frutto del potenziamento dei punti di forza e non solo della correzione dei punti deboli.

 
OFFERTA SPECIALE DI COACHING > scopri la promozione mensile
 

5. La “tiri” lunga

Organizzare meeting aziendali brevi è una componente essenziale per aumentare la tua autorevolezza e migliorare l’efficienza del team.

Pianifica solo il tempo che ti serve. Se supponi di poter concludere la riunione in 45 minuti non “arrotondare” a 60 minuti.

Quindi dai alle tue riunioni un “punto fermo temporale” e rispettalo!
Se ritieni di aver bisogno di 45 minuti, pianifica 45 minuti.

Ciò costringerà te e gli altri partecipanti a rimanere concentrati.

6. Parli “troppo”

La riunione è improduttiva se parli tu per tutto il tempo.

Non essere così ansioso di dispensare perle di saggezza ai tuoi collaboratori.
Se conduci riunioni e ami la tua voce, farai innervosire tutti.

“Quello che dovete capire è…”
C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire che … tra qualche secondo ci aprirai le porte del sapere.

Questa frase ha un certo retrogusto paternalistico, che probabilmente ispirerà le persone solo a non ascoltare il resto.

Salta i giudizi personali.

Non esaminare ogni dettaglio della riunione precedente ed evita di ricercare l’approvazione degli altri. Smetti di interrompere e di aggiungere orpelli e ridondanze ogni volta che qualcun altro parla.

Non solo è noioso, è inutile.
Soporifero.

Una volta persa l’attenzione del gruppo è difficile (se non impossibile) riconquistarla.
Aggiungi valore, non parole.

 
News: puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA”
 

7. Spegni l’entusiasmo

  • “Ci abbiamo già provato.”
  • “Non abbiamo tempo.”
  • “Non è un nostro problema.”
  • “Abbiamo sempre fatto così.”
  • “Non è nel budget.”
  • “Mettiamolo nel cassetto per ora.”

Scuotere la testa, roteare gli occhi, sorridere in modo ironico …
può interrompere una discussione appassionata in pochi secondi.

In qualità di team leader è importante incoraggiare il tuo team a ottenere le massime prestazioni. Ciò significa usare cautela quando si commentano le idee generate dal gruppo.

Potresti non essere d’accordo ed è giusto dire la tua opinione,
ma fallo con tatto.

Non spegnere l’entusiasmo delle persone che lavorano con a te!

Non intendo che devi farti prendere dall’ardore, sgranare gli occhi come Rolando (il personaggio di Aldo Baglio del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) quando esclama “Non ci posso credere!” ma neanche accogliere le parole con un’espressione del viso corrucciata e scettica e … chiudere ogni possibilità.

 


 

8. Chiudi i meeting aziendali senza programmare azioni specifiche

I meeting aziendali che terminano senza azione è solo tempo sprecato.

Proprio come ricerchi preparazione e chiarezza prima della riunione, così dovresti concretizzarla quando la termini: ottenere chiarezza sui passaggi successivi.

Se non pianifichi azioni da intraprendere, perdi tempo tu, lo stai facendo perdere agli altri,
pagando in autorevolezza!

Per mostrare la tua leadership, assegna compiti e assicurati che tutti siano d’accordo sulla scadenza della loro esecuzione.

Chiedi o decidi chi-fa-cosa ed entro-quando.

In definitiva i meeting aziendali …

dovrebbero entusiasmare, incuriosire, chiarire tutti i dubbi.

Permettere la partecipazione attiva di tutti,
sollevare incertezze, indurre a fare domande, a parlare, mantenere una discussione aperta (senza timore e senza sentirsi a disagio) ma soprattutto devono consentire un ascolto attivo (da parte tua).

Gli errori dei manager che minano la motivazione del personale

Potresti essere convinto che il tuo approccio sia professionale, esemplare e ammirevole.
E sono convinto che sia così!

Tuttavia … non sono pochi i team leader che mi contattano per “fare” coaching lamentando seri problemi di rapporto con il loro team (con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati e bruciori di stomaco).

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Cosa ne pensi?
Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati e inadeguati?
Sempre più permalosi e suscettibili?

Uhm … Forse!

Potresti anche non essere così consapevole di adottare atteggiamenti e comportamenti che ritieni “assolutamente normali” e che però sono recepiti dal tuo team come arroganti, spavaldi, eccessivi, odiosi.

Prima di pensare che questo post non ti riguardi, ti chiedo di spendere qualche minuto per leggere l’elenco qui sotto, vedere se non ti ritrovi in qualche punto.

Gli errori dei manager? Devi dare valore alla gestione del team

Se gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza), dovresti riuscire a dare un valore aggiunto, prendere coscienza dei mutamenti, adattarti a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto, anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine, vera strafottenza e ricercata arroganza.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.
Spero lo faccia tu!

Ecco gli errori dei manager che minano la motivazione del tuo personale:

 
OFFERTA SPECIALE DI COACHING > scopri la promozione mensile
 

1. Non mostrare rispetto

Tutti desideriamo rispetto.

Come ho scritto nel mio libro sull’autorevolezza il rispetto degli altri sul posto di lavoro è qualcosa cui bramiamo in molti, ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come raggiungerlo.

Ecco gli errori dei manager in cui potresti “incappare” (a volte senza nemmeno volerlo):

  • Interrompi spesso mentre qualcuno sta parlando
  • Fai domande ovvie e correzioni insignificanti che rendono i collaboratori stupidi
  • Dai consigli (anche sul privato) non richiesti
  • Generalizzi utilizzando termini come “sempre”, “mai“, ecc. tipo “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli
  • Sparli di un collaboratore quando non è presente

2. Non essere empatico

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente, quando ti relazioni con tuoi collaboratori?

Chi lavora al tuo fianco avverte un’attenzione particolare, la tua partecipazione, il tuo interesse?
Oppure sei una gelida macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

A volte, sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”,
chi ti parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Ecco gli errori dei manager: per ognuno dei tuoi collaboratori, non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, capita o fraintesa.

3. Gli errori dei manager: non mantenere le promesse

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la fiducia dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola data.

Non c’è molto da dire.

Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e il successo nella vita.
L’incoerenza è difficile da digerire. Per tutti.

Se (per esempio) sei il primo a predicare ai collaboratori di “avere una vita equilibrata”. Bilanciata e regolata.

Se continui a raccomandare che i week-end sono preziosi, che si dovrebbero spendere con la famiglia,
perché poi invii mail di lavoro la domenica pomeriggio?

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

4. Sottolineare errori o carenze

Davanti a tutti.
Il team, i colleghi, i clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere.
Ok, ma trova un altro modo (meno puerile) per farlo.

A volte, nella gestione del team usiamo il sarcasmo per alleggerire lo stress o il carico di lavoro.
Il sarcasmo è il modo vigliacco di dire quello che realmente pensiamo.

Se c’è qualcosa che vuoi dire, dillo. Non nasconderti.
Altrimenti taci.

Sei il capo, dimostralo.

5. Controllare tutto

Pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”. Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa,
anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa sentire il tuo collaboratore demotivato,
inutile e improduttivo.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

6. Non condividere le informazioni

  • Perché razioni le informazioni?
  • Trattieni per te le info importanti?
  • Non chiedi mai a chi lavora con te pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura (“figli prediletti” dell’improduttività).

Nella gestione del team, condividere (quasi tutte) le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori.

La maggior parte delle persone che lavora al tuo fianco desidera fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.

Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori …
è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

 


 

7. Gli errori dei manager? Non scendere mai dal piedistallo

Sei un “grande” ad assegnare i compiti.

Molto meno a partecipare. A prenderne parte.
A esserne parte.

Al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, suda, anche tu … insieme al tuo team.

8. Essere sempre teso

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che, senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza. Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tutti tirano un sospiro di sollievo.
Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

9. Manifestare simpatie e preferenze personali

Forse non te ne rendi conto …
ma se coinvolgi, ridi, scherzi, vai a pranzo o a pausa-caffè sempre e solo con la stessa persona o il solito gruppetto “fidato” di collaboratori …
potresti creare palesi manifestazioni di preferenze.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre, ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia, rischi di perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando un`immagine di leader debole e influenzabile.

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza
 

10. Non prendere le difese del tuo team

Il titolare ha “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte, facendo finta di niente?
Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

Non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …) ma se sorvoli completamente sull’accaduto rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore. E allora?

Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

Perdita del lavoro: il giusto approccio per reagire


Trovarsi senza lavoro, da un giorno all’altro (soprattutto se in modo inaspettato e “ingiusto”) provoca emozioni di grande intensità.

È un “uragano emotivo”, che ci può destabilizzare la vita,
travolgere le nostre certezze e metterci in discussione.

Il senso di impotenza e di fallimento ci può condurre a un atteggiamento di apatia,
che ci impedisce di utilizzare le opportunità e le risorse,
per cui diventa difficile agire-e-reagire.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


È un mix di emozioni.
Tristezza e rimpianto. Delusione.
Senso di colpa e vergogna.
Frustrazione. Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancora più paure, dubbi e insicurezze.

  • Ho perso tempo!
  • Non ho fatto le scelte giuste
  • Sono davvero bravo?
  • Cosa ho fatto di sbagliato?
  • Non troverò più un lavoro!
  • Avrò mai una seconda chance?

Perdita del lavoro: le circostanze sfavorevoli plasmano il carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano:
“Ho avuto situazioni difficili … nessuno ha creduto in me … ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o non otterrai) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare adesso?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di continuare a ricercare un lavoro nel tuo settore lavorativo, cambiare e lanciarti nel sociale, diventare influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno … quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà difficile fermarti.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte di noi (dopo la perdita del lavoro) getta via sogni e obiettivi,
perché si arrende all’ostacolo e alla difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o grazie a una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza,
necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare le difficoltà … potresti prendere la perdita del lavoro come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto!

Dopo la perdita del lavoro la perseveranza fa la differenza

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre lavorato sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.

All’inizio, dopo la perdita del lavoro (se non sei abituato) troverai difficoltà.
Dopo svariate volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita, devi perseverare.

 
OFFERTA SPECIALE DI COACHING > scopri la promozione mensile
 

La chiave non è che COSA fare ma piuttosto COME affrontare la nuova situazione

  • Sei disposto a non cedere alle difficoltà? Alle attese?
  • Sei deciso a “scavalcare” tutti i NO e “Le faremo sapere”? Ogni volta?
  • Sai mettere in discussione le tue credenze sul mondo del lavoro?
  • Trovare la caparbietà per presentarti al (ennesimo) colloquio positivo e proattivo?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro. E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permetterà di andare oltre le circostanze.

Ti consente di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

 


 

Perdita del lavoro? Con la perseveranza, lo ritroverai

Come ho scritto nel mio libro Autorevolezza una forte determinazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale -invece- sarà di poco valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri.

Nella ricerca di un lavoro non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Ritrovare un lavoro non è solo questione di preparazione, talento, competenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.

Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

Diventare il leader che tutti vorrebbero come capo

diventare il leader

Per diventare il leader che tutti vorrebbero come capo è necessario guidare le persone.

Andare oltre le mansioni da gestire, distribuire incarichi,
e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

La vera leadership viene da chi sei. Non solo da cosa fai.
Diventare il leader non vuol dire seguire un manuale di leadership.

Inizia da te stesso.
Per gestire gli altri devi prima gestire (e conoscere) te stesso.
Un buon punto di partenza è conoscere i tuoi punti di forza e di debolezza.

Scoprire come ti comporti e come potresti dare il contributo maggiore:

  • Come comunichi? Sei un buon ascoltatore o ti piace sentire il suono della tua voce?
  • Sei un teorico o comunichi con il-fare?
  • Lavori meglio con piccoli team o grandi gruppi?
  • Trasmetti coesione o tensione?

Ricorda che …
la maggior parte delle persone non lascia un lavoro o l’azienda, lascia un capo.

1. Mostra la direzione

Le persone ti seguono con entusiasmo se la tua visione li aiuta a raggiungere i loro obiettivi (sia personali che professionali).

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.
Vogliono esser certi che c’è una direzione.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.

Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.

I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
È sopraffatto da incertezza e paralisi.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA”
 

2. Occupati di … persone

Questo non significa che devi coccolare o adulare ma semplicemente “entrare in contatto”,
(anche) a livello personale con chi lavora con te.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.
I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.

Mostra di avere (veramente) a cuore le persone con cui lavori,
e di voler costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

3. “Tira” fuori il meglio

Quando i dipendenti si sentono bene sia mentalmente che emotivamente,
lavorano di più e in modo più proattivo.

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.
Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiutali (davvero) ad avere successo.

Porta pazienza, e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo, concedi altri tentativi.
Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:

  • “Sto facendo il meglio per il mio team?”
  • “Come posso aggiungere valore?”.

4. Diventare il leader? Bilancia forza e umiltà

Un grande leader è il collante che tiene unita una squadra,
lavorando per un obiettivo condiviso.

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.
Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto o non si prende troppo sul serio.

Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario,
ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching sulla leadership
 

5. Dimostra integrità, onestà e capacità

In tutto quello che fai.

Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta “.

6. Trasmetti fiducia e speranza

Speranza. Desiderio.
Sogni.

Oltre a stabilità e fiducia,
devi saper dare alle persone la motivazione per affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con più ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

 


 

“Costruisci” le fondamenta dei tuoi rapporti sulla fiducia.

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.

Quando la fiducia è persa, non può più essere recuperata.
Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti.

La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.
La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.
Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole, le persone avranno fiducia in te. Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

7. Resta calmo e freddo

Sicurezza. Forza.
Sostegno.

L’ignoto crea disagio. In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.

Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone,
anche nel bel mezzo di una tempesta.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

8. Inquadra il “bersaglio”

Resta concentrato (con tutte le tue energie) sul risultato.

Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi.

Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi traguardi.

Diventare il leader: titoli e competenze non bastano

Un mio cliente mi ha detto:
“Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze … non vedo perché il mio team non dovrebbe seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti,
ma non diamoli per scontati.

A questo punto la domanda è: perché la gente dovrebbe seguirti?
Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Comunicare male in ufficio: le trappole di NON SO, FORSE e MA

comunicare male Foto di Almighty Shilref

La tua comunicazione in questi tempi incerti non dovrebbe passare da indicazioni incerte.
Ambigue. Confuse.

Su certe cose, in certi momenti, dovresti essere diretto. Sicuro.
Chiaro. Trasparente.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non ti puoi permettere di comunicare male.
Non ce lo possiamo permettere.
Almeno non adesso.

Non restare bloccato nella complessità. A volte, quando non sappiamo cosa dire,
come affrontare qualcosa, abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un … farfugliante e tremolante “Non lo so!”.

In questi tempi incerti non puoi comunicare male

Come ho scritto nel mio libro AUTOREVOLEZZA affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza. Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso “Non lo so” però ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te la prossima volta!

Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più sicura.
Più competente.

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, se vuoi motivare le persone … preparati risposte più potenti.

Ecco alcune opzioni che potrebbero sostituire il generico e arrendevole “Non lo so”:

 

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Non posso rispondere che in parte. Vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando …”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati …”

“Non ho abbastanza famigliarità con X e non mi piace tentare di indovinare. Mi prendo X giorni per approfondire …

 

Grazie a queste risposte hai la possibilità di prendere tempo per gestire al meglio l’osservazione o la richiesta.

Metti l’accento su quello che hai, piuttosto che evidenziare quello che ti manca.
 


 

Evita il “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire NO.
Allora ti esce un benevolo FORSE.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Se ti trovi bloccato nei FORSE,
individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere i FORSE.

Trova l’informazione mancante e chiudi la questione.
Se semplicemente non puoi decidere, dì NO e vai avanti.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale (modalità, costi ecc.)
 

“FORSE” è … una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.
Inizi a comunicare male.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

SÌ o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione. Blocca.
Porta inazione e confusione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi (per esempio) a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

I leader di successo prendono decisioni.
Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Escludi i “MA” se vuoi smettere di comunicare male

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usi MA, cancelli inesorabilmente quanto detto prima!
“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.

Come ti suona?
Hanno davvero fatto un buon lavoro?
Oppure si sta solo cercando di non deludere e di “motivare”?

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.
Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure interrompi la frase, sostituendo il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Che altro dire?
Ti auguro di smettere di comunicare male e vivere una vita senza FORSE e MA!

Errore del manager: pensare di essere al centro del mondo

errore del manager

Foto di Yama Saighani da Pexels

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è).

Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.

E ripeto … verosimilmente lo sono!

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.
Ecco uno dei grandi errore del manager.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per un manager.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole … con aria stupita mi ha risposto “In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude
“Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il manager va a sbattere!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.

Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento che potrebbe evitarti uno dei grandi errore del manager.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro AUTOREVOLEZZA
 

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.

Troppo spesso, l’unica cosa che il leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”,
trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio. Ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Frasi divertenti sul colloquio di lavoro

un colloquio di lavoro
Quando aspetti una risposta dopo un colloquio
non c’è dubbio..

il tempo si dilata.
Sembra scorrere più lentamente.

Ti dicono:
“Le faremo sapere tra una settimana.”

Per te diventa un’attesa snervante.
Una sospensione continua.
Quasi un logorio.

Per l’azienda, invece, è solo una scadenza.
Un momento decisionale da comunicare… tra una settimana.

Il colloquio di lavoro mette alla prova

Per molti, è una situazione stressante.

Devi essere ambizioso
senza risultare impaziente.

Disponibile
senza sembrare timoroso.

Flessibile
senza farti sfruttare.

Sicuro di te, determinato, credibile…
senza alzare troppo i toni.

Il confine è sottile.

Basta poco per sembrare eccentrico.
O, al contrario, poco incisivo.

Un modo per alleggerire

Per questo ho raccolto alcune frasi divertenti
(che ho trovato sul web e in particolare su aforisticamente).

Un modo per sdrammatizzare
un momento che, spesso, di divertente ha ben poco.

Prima dei 30 anni, troppo giovane, senza esperienza.
Dopo i 50 anni, troppo vecchio, troppo caro.
Per molti la speranza di lavoro è di 20 anni
contro una speranza di vita di 100 anni.

Bernard Pivot

 

L’Italia è una Repubblica fondata sui colloqui di lavoro.

Graziella Natale

È facile passare un colloquio di lavoro, basta essere per 20 minuti tutto il contrario di quello che sei veramente.

p_episcopo, Twitter

“Nel suo curriculum lei ha specificato che parla una lingua straniera. L’inglese?”.
E il candidato: “Oui”.
“Ma questo è francese!”.
“Allora corregga: parlo due lingue straniere”.

Anonimo

“I suoi punti di forza?”
“Sono ottimista.”
“Mi farebbe un esempio?”
“Quando comincio?”

Anonimo

Sogno di andare ad un colloquio di lavoro e spiazzare tutti esordendo con un “Vi farò sapere”,
andandomene.

unFabbioAcaso, Twitter

Ti offrono uno stage gratis.
Pensi: “È solo l’inizio, farò carriera”.
Un anno dopo sei dirigente gratis.

IdeeXscrittori, Twitter

Negli annunci di lavoro sono tutte “aziende leader nel settore”. Mai che uno scriva “piccola azienda col padrone stronzo”.

FranAltomare, Twitter

PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > Il mio libro “Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025) ti guida se vuoi consolidare il tuo impatto e carisma.

“Buongiorno, sono venuto per il colloquio di lavoro.”
“Ha esperienza?”
“Sì, questo è il mio 75esimo colloquio!”

Anonimo

“Ha degli hobby?”.
“Ho una collezione di 150 figure di merda”.
“Le sembrano cose da dire ad un colloquio di lavoro?”.
“151”.

Anonimo

“E il colloquio di lavoro?”
“L’ho superato.”
“Davvero? Grande!”
“Intendevo il trauma. L’ho superato.”

IdeeXscrittori, Twitter

COLLOQUIO DI SUCCESSO > scopri il tuo percorso di coaching ideale

“Lei come si definirebbe?”
“Come la nebbia del mare.”
“Capisco. Perché lei è un tipo misterioso?”
“No, perché prima delle dieci e mezzo, undici non mi alzo mai.”

Luca Klobas

La parte più difficile di un colloquio di lavoro è ricordare tutti i talenti che ti sei inventato.

BarbyeTurica, Twitter

Fare il ministro del lavoro in un paese dove il lavoro non c’è, è come fare il bidello di una scuola a Ferragosto!

Maurizio Crozza

12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante

videochiamata

Utilizziamo spesso la videochiamata sul nostro posto di lavoro.
La maggioranza delle volte è normale routine: delucidazioni, aggiornamenti, contattare clienti ecc.

Altre volte però l’asticella si alza.
La videochiamata si rivela importante: un confronto con il capo diretto o il CEO, il reclamo di un cliente importante o un richiamo a un collaboratore oppure una riunione con il team, il colloquio di lavoro, la presentazione di un servizio/prodotto davanti a possibili clienti ecc.

Le parole diventano rilevanti.
Il tuo approccio fondamentale.

È necessario trasmettere un giusto mix di garbo e determinazione.
Affrontare la situazione con obiettività, calma e sicurezza.
Leadership.

Come puoi trovare nel mio libro sull’autorevolezza l’errore più grande che puoi fare riferendoti alle videochiamate è aspettarsi che sia esattamente come in presenza, solo con la persona collegata attraverso un supporto digitale.

Ecco 12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante:

 

La videochiamata richiede preparazione.
La pratica ti rende fiducioso.
Efficace.

La videochiamata non è così facile come sembra.
Sottovalutarlo è un errore che si paga caro.

La sfida più grande degli incontri virtuali è mantenere le persone coinvolte e interessate.

Ricorda che dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso un’immagine piatta su uno schermo.

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Aggiungi valore, non parole.

Imposta videochiamate brevi.
Immagina che le persone ti dicano:
“Okay. Dimmi cosa vuoi… veloce, però!”

Vestiti e agisci come se fossi nel tuo spazio professionale.
Perché lo sei!

Prima di cominciare voltati.
È quello che gli altri vedranno.


PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Se la videochiamata è breve, efficace e produttiva
risulti autorevole.

L’obbiettivo di una fotocamera può essere il più grande critico che tu abbia mai incontrato.
Guardalo direttamente “in faccia”.

Non parlare troppo presto.
Interrompendo il flusso della conversazione sembrerai agitato e ansioso.

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Evita tutto ciò che è banale.

Quando non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >
Riunione online: 8 spunti per essere efficaci e autorevoli
La presenza executive al telefono

11 cose da ricordare quando hai paura di non valere abbastanza – parte 2

paura di non valere abbastanza

Foto di Amine M’Siouri da Pexels

LEGGI ANCHE > la parte 1

6. Non identificarti con ciò che fai

Sovente siamo convinti che se raggiungiamo qualcosa (una posizione di leadership, di responsabilità, un corso specialistico, un nuovo lavoro) allora -e solo allora- avremo più valore.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Di conseguenza se NON raggiungiamo quel certo obiettivo, ci sentiamo inutili o di poco valore.
Abbiamo paura di non valere abbastanza.

Non identificarti con ciò che fai.

Se stai aspettando di ottenere qualcosa per sentirti abbastanza, per sentirti fiducioso,
potresti continuare a versare acqua in un pozzo senza fondo.
Anche tutta la vita!

Il valore di se stessi ha che fare con l’essere piuttosto che con l’avere.

7. Paura di non valere abbastanza? Concediti il diritto di sentirti inadeguato

Non provare a fingere che tutto va bene.
Basta confrontarti o chiedere supporto a persone non adeguate (la collega invidiosa, il conoscente pettegolo ecc.).

Non fingere serenità, allegria e produttività, non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza.
Smettila di parlarne con tutti.

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segno di debolezza. Anzi.
Non sentirti in dovere di cacciare l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo. Prenditi tempo. Più spingi giù le tue emozioni, più forti diventeranno.

Consenti a te stesso di sentire la delusione, o qualunque altra emozione.
È più sano esprimere le emozioni, piuttosto che fingere di provarne.

È nel profondo di te stesso che devi affrontare e risolvere questo scoramento.
Dentro te devi “sentire” il dolore dell’inadeguatezza.

Non avere fretta. Prendi il tempo che ti serve per sentirti “non abbastanza”. Il tempo per consolarsi e rimarginare un momento di scoramento è quello speso meglio.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

8. C’è sempre qualcosa (anche di piccolo) che puoi fare

Quando i tempi sono difficili, ricorda a te stesso che nessuna sofferenza arriva senza uno scopo.

Il dolore fa parte della crescita.

Una visione senza azione è solo un sogno ad occhi aperti,
la visione deve essere combinata con l’azione.

Non è sufficiente guardare i gradini, devi salire le scale.
E tutto quello che devi fare è … un passo alla volta.

A volte il passo più piccolo (nella giusta direzione) è il passo più grande della tua vita.

Anche in punta di piedi. se devi, ma fai quel singolo passo.
Anche se così piccolo.

9. Spesso non raggiungi i traguardi seguendo un percorso uniforme

La strada non è lineare.
Spesso, per arrivare all’obiettivo sarai costretto ad allungare la via.

Ognuno di noi prende traiettorie professionali differenti.
Non c’è un modo giusto e uno sbagliato.

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime e bruciori di stomaco.

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori, ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.

Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta … non mollare,
prova ancora!

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza come diventare carismatico
 

10. Paura di non valere abbastanza: non ricercare la perfezione, non esiste

Quando hai paura di non valere abbastanza, senti un forte desiderio di essere perfetto.
Sei preoccupato di ciò che gli altri pensano di te, chiedi loro un riconoscimento, un’approvazione, una conferma delle tue abilità.

Se sei perfetto sicuramente nessuno potrà criticarti, vero?

Invece di essere catturato nel ciclo (senza fine) della perfezione ricorda che alcuni dei personaggi di maggior successo (proprio gli stessi di cui ammiri carisma e leadership) erano -e sono- ben lungi dall’essere perfetti.

Hanno trasformato i loro limiti, col tempo e fatica, in trionfi.
Tempo e fatica.

11. Pensa a tutti gli obiettivi che sei riuscito a raggiungere

Non mettere in discussione tutto quello che hai fatto per un imprevisto.
Una singola scivolata.

Non dimenticarti di quanti sacrifici hai affrontato,
quanta strada hai fatto e cosa hai conquistato.

Anziché focalizzarti su quanto ancora non hai raggiunto, su cosa vorresti cambiare,
pensa a tutto ciò che hai fatto di buono.

Pensa alle tue conquiste,
ai successi ottenuti con il tuo impegno.

Se stai vivendo una situazione che non ti piace, chiediti come puoi cambiarla,
sfida te stesso per esplorare e trovare le risposte.

 


 

Le tue credenze creano la tua realtà

Tu diventi ciò che credi di essere.

Se credi di non essere capace, stai sicuro che la vita te lo confermerà.

Se credi di essere troppo timido per parlare davanti a un pubblico, quando ti si presenterà l’occasione sarai talmente convinto di non poterlo fare che, indovina un po’?
Non ce la farai, balbetterai, diventerai rosso e via dicendo.

Starai confermando le tue credenze.
Come fare per cambiare tutto questo?

Cambia dall’interno, modifica le tue credenze e la tua vita sarà uno specchio di ciò che credi di essere.