8 frasi che dovresti dire spesso ai tuoi collaboratori

frasi per motivare il team

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Frasi per motivare il team?

Non siamo abituati a farle.
A porgere complimenti e apprezzamenti ai nostri collaboratori.

Non sappiamo come fare.
Abbiamo paura di sbagliare, di creare favoritismi,
di risultare goffi o persino ridicoli.

Oppure temiamo che, gratificando chi lavora con noi,
“gli diamo troppo potere”,
che “si monti la testa”,
che “si senta migliore di noi”.

E così ci tratteniamo.

Non pronunciamo (quasi) mai frasi per motivare il team.

Che peccato!

Un’enorme occasione persa per diffondere carisma, fiducia e positività.

Sei il leader del tuo team

Il tuo ruolo è chiaro:
trasmettere fiducia e far sentire ogni persona importante.

Un leader che sa comunicare
crea team più forti, collaborativi e responsabili.

La gratificazione è il punto di partenza
per costruire un team solido e propositivo.

Queste frasi — che trovi anche nel mio libro “Autorevolezza”,
ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025

e “Prima volta Leader” — sono semplici, ma potenti.

Usale con sincerità.

1. “Ottimo lavoro, complimenti”

È una frase diretta.
Senza giri di parole.

Nutre l’autostima.
E l’autostima è un bisogno umano fondamentale.

Si alimenta di riconoscimento
e vale più di molte forme di retribuzione.

Riconosci sforzi e risultati.

Far sentire una persona apprezzata
crea un ambiente positivo, motivato, produttivo.

Approfondisci con il mio post .

2. “Mi fido di te”

Condividi responsabilità, informazioni… e successo.

La fiducia è uno dei riconoscimenti più potenti che esistano.

Distribuire responsabilità
equivale a dire: “Credo in te”.

Vedrai la motivazione salire alle stelle.

3. “Tutto bene a casa?”

Prenditi cura delle persone,
non solo dei ruoli
(senza essere papà/mamma/psi ecc.).

Ricorda compleanni.
Nomi dei figli.
Un “Come stai?” detto con sincerità.

Le piccole attenzioni costruiscono grandi relazioni.

Mostra il tuo lato umano
Sarai rispettato anche come persona.

Ogni frase può ispirare… o scoraggiare.
Scegli parole che costruiscono.

4. “Cosa ne pensi?”

Coinvolgi il team.
Non decidere sempre tutto da solo.
Fai domande come:

  • “Questo è il problema, tu come lo risolveresti?”
  • “Qui non stiamo andando bene, cosa faresti?”

Ascolta.
Valuta.
Poi decidi.

Le persone coinvolte
sono sempre le più motivate.

5. “Ti ascolto”

Ascoltare è il cuore della comunicazione efficace.

Le persone vogliono sentirsi
viste,
comprese,
considerate
.

Più percepiscono il tuo interesse autentico,
più cresce la loro disponibilità a collaborare.

Un leader che ascolta
è un leader sicuro di sé.

6. “Come posso aiutarti?”

Sii un supporto concreto.
Chiedi:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Che supporto ti serve?”
  • “Come posso esserti utile?”

Aiuta a rimuovere ostacoli.
Sostieni soprattutto nei momenti difficili.

È lì che si vede la leadership.

7. “Festeggiamo?”

Quando è stata l’ultima volta?

Siamo sempre proiettati sul prossimo obiettivo,
sul prossimo problema.

E dimentichiamo di celebrare.

Ogni successo — anche piccolo —
è un’occasione per creare coesione e alleanza.

Fermati.
Riconosci.
Festeggia.

8. “Grazie”

Sei lettere.
Un valore enorme.

È la frase più semplice…
e spesso la più difficile da dire.

“Grazie” motiva, soprattutto nei momenti duri.

In finale

Queste frasi sono semplici.
Ma hanno un potere enorme.

Usate con sincerità,
creano fiducia,
motivazione,
risultati.

Sono le frasi
che ogni collaboratore vorrebbe sentire
dal proprio leader.

Conflitti, incomprensioni, demotivazione:
prima o poi ogni leader ci passa.

Il percorso di coaching “Motivare il team demotivato
ti aiuta a capire cosa sta davvero accadendo nel gruppo
e a riattivare motivazione e coesione.

Vuoi essere un bravo capo? Evita queste frasi

essere un bravo capo

Foto di giselaatje

Le parole sono importanti.

Possono motivare, ispirare e convincere ma anche frustrare, disorientare o depotenziare.
Dipende da ciò che diciamo e da come lo diciamo.

Poco importa quanto tu debba stare in contatto con i tuoi collaboratori ma è sorprendente (e forse non te ne rendi conto) quanto le tue parole possano alzare o distruggere il morale del tuo team.
Se vuoi essere un bravo capo, ecco alcune frasi che non devi assolutamente lasciarti sfuggire!

“Ho lavorato tutto il week-end. Tu dov’eri?”

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Anche se lavori tanto, questo non vuol dire che i tuoi collaboratori debbano essere disponibili 24 ore su 24. Oltre che sbagliate, queste frasi colpevolizzanti sono controproducenti poiché producono un forte stress e peggiorano la qualità del lavoro.

“Fai così perchè sono io che pago a fine mese”

Le minacce non sono un buon modo per accrescere la volontà e l’impegno del tuo team. I grandi leader hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone. Gestiscono le persone incoraggiandole, aiutandole e cogliendo ogni occasione per essere amichevole sia nel comportamento sia nei gesti.

“Dobbiamo tagliare i costi”

Frase da evitare con il tuo team, soprattutto se hai appena comprato il PC d’ultima generazione o rifatto l’ufficio.

Niente di male, per carità!

Il contenimento dei costi e il rinnovamento sono importantissimi per restare competitivi in questo Mercato così complesso e incerto. Agli occhi del tuo team, tuttavia, queste decisioni appaiono incongrue e ambigue. Molto probabilmente è solo una questione di tempistica!

“Abbiamo sempre fatto così”

Questa si che è una frase giusta per … scoraggiare l’innovazione e la creatività dei tuoi collaboratori o dei tuoi dipendenti. Invece di stimolare il tuo personale a cercare soluzioni nuove e idee innovative lo “affossi” definitivamente con questa frase molto depotenziante.

 


 

“Fai così perché lo dico io!”

Lo so che, spesso, non hai tempo e sei stressato ma perché rispondere così quando qualcuno chiede delle spiegazioni?

Spiegare al tuo collaboratore perché una certa cosa va fatta e perché va fatta proprio in quel modo, lo aiuta a comprendere il quadro generale delle operazioni dell’azienda, favorisce la sua crescita e la sua produttività.

Sei il leader, diventa un supporto attivo e concreto per ognuno dei tuoi collaboratori.
Fai sentire che ci sei, dai appoggio e aiuto a chi ti circonda.
Anche questo vuol dire essere un bravo capo.

“Non lamentarti. Sei già fortunato a lavorare”

Altra frase subdola che svilisce un collaboratore che, molto probabilmente, cerca solo di sfogarsi anche per pochi minuti. Un bravo capo deve essere sempre disponibile e ascoltare anche le lamentele del suo personale.

“Sei SEMPRE il solito!” – “OGNI volta sbagli”

Evita di generalizzare il carattere o il comportamento di una persona in modo negativo. Usare parole tipo “ogni volta, sempre, mai, tutti” rischiano di trasformare la tua critica in un rimprovero molto scoraggiante e demotivante.

“Sei un incapace” – “Sei uno stupido”

E’ sempre bene focalizzarsi sul comportamento e non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona. L’autostima del tuo collaboratore non va toccata! Qui siamo su un terreno minato e molto sensibile.

 
More: scopri il coaching per potenziare la gestione del tuo team
 

Vuoi essere un bravo capo?

La tua critica (anche se legittima) si deve riferire esclusivamente a un comportamento, un compito, una situazione o un problema particolare.

Sei il capo, il leader, una persona carismatica e positiva. Il tuo atteggiamento deve trasmettere fiducia e importanza a ogni singolo membro del tuo team.

Anche se tutti i tuoi collaboratori non sono affidabili tu dai sempre un’occasione! Evita tutte le espressioni poco rispettose, discriminanti, i giudizi frustranti o le offese che possono minare lo spirito di squadra e la motivazione dei tuoi collaboratori.

È necessario coinvolgere tutte le persone che lavorano con te.
È tempo di diventare leader del tuo team!
Non credi?

10 spunti per parlare chiaro e diretto

parlare chiaro e diretto

“Lo sai perché ti ho fatto chiamare?
No? Pensaci un po’…

Ehm… stavo pensando che forse sarebbe meglio se…
cominciassimo finalmente a…
ehm… io e te a discutere insieme…
e se sei d’accordo…

a parlarci finalmente in modo chiaro e diretto…
Giusto, vero?”

Così inizia il capitolo 2 del mio libro “Autorevolezza”,
ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025…

Le parole sono importanti

Possono attrarre, ispirare, convincere.
Ma anche allontanare, disorientare, annoiare.

Dipende da cosa diciamo
e soprattutto da come lo diciamo.

Non importa quale sia la tua professione
né quanto tu debba stare a contatto con le persone.

Una cosa è certa:
parlare chiaro e diretto è necessario.

Soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo o manager.

Una comunicazione efficace:

  • migliora i rapporti personali
  • aumenta il tuo carisma
  • rafforza la tua autorevolezza

È il primo passo verso il successo professionale

Serve pratica.
Serve attenzione.

E pazienza.

Hai “sempre parlato così”
e non cambierai dall’oggi al domani.

Da domani però puoi iniziare a:

  • ascoltarti
  • notare le parole dispersive
  • invertire, poco alla volta, la tendenza

Con costanza,
lo sforzo diventa naturalezza.

Attento però!

Non commettere l’errore di:

  • regolamentare tutta la tua comunicazione
  • controllarti ogni secondo
  • disciplinare ogni frase, tutto il giorno

Rischi di:

  • perdere spontaneità
  • sembrare rigido
  • trasformarti in un automa freddo

…con tanti saluti all’empatia del comunicatore.

Concentrati solo nei momenti che contano davvero

(disposizioni, direttive, obiettivi, chiarimenti, feedback).

Per il resto:
sii te stesso.

Non devi stravolgerti.
Devi migliorare, non snaturarti.

Ricercare la perfezione comunicativa, sempre e comunque,
è una delle principali fonti di stress e ansia.

Come se non ne avessimo già abbastanza.

Ecco 10 strategie per parlare chiaro e diretto.

1. Preparati

“Per essere il numero uno,
devi allenarti come se fossi il numero due.”

Maurice Greene

Chiediti:

  • Qual è il punto?
  • Cosa deve passare assolutamente?
  • Cosa posso evitare?

Scrivi ciò che devi dire.
Usa frasi brevi.

Le frasi troppo lunghe confondono
e ti fanno perdere il filo.

2. Sorridi

Trasmette tranquillità.
Umanità.
Presenza.

Evita battutine forzate o freddure imbarazzanti.

Una battuta che non fa ridere
crea solo disagio.

3. Parlare chiaro e diretto? Niente premesse infinite

Vai senza indugio al punto.
Chi ti ascolta deve capire subito:

  • cosa stai dicendo
  • cosa vuoi

Dritto al sodo.

4. Non ripetere i concetti

Ripetere non rafforza.
Spesso indebolisce.

Aprire continue parentesi:

  • disperde
  • annoia

ti allontana dalla meta!

In un’ora di parole,
la sostanza reale è spesso 5 minuti.

5. Evita parole dispersive

“Quindi…”
“Giusto?”
“Vero?”
“Ehm…”

Addolciscono il messaggio
ma ne svuotano la forza.

6. Attento alla comunicazione non verbale

Il corpo trasmette oltre il 70% del messaggio.

Movimenti a scatti, dito puntato, mascelle serrate,
sguardo critico, tono ironico o sprezzante
parlano chiarissimo.

Anche senza parole.

7. Riduci gli intercalari

“In definitiva…”
“Sostanzialmente…”
“Naturalmente…”

Usati in continuazione
segnalano incertezza
e fanno perdere incisività.

8. Guarda in faccia la persona

Evitare lo sguardo:

  • comunica disinteresse
  • manca di rispetto

Usa il contatto visivo
(per quanto basta).

Se vuoi approfondire sull’argomento leggi → il mio post.

9. Specifica ciò che intendi

Evita frasi-indovinello come:

  • “Lo sai perché ti ho chiamato?”
  • “Secondo te è un bel comportamento?”

Non stai parlando con un bambino.

Se c’è qualcosa da dire:
dillo.

Sii specifico:

  • cosa è successo
  • cosa non ha funzionato
  • cosa ti aspetti

La chiarezza elimina risentimento e confusione.

10. Parla meno. Ascolta di più.

I grandi leader
sono grandi ascoltatori.

Non è un caso se vengono cercati,
stimati, seguiti.

E tu?

Riconosci alcune di queste dinamiche
nel tuo modo di comunicare?

Essere un grande leader significa sapere
cosa dire,
come dirlo,
e quando tacere.

La tua voce, il tuo sguardo,
la tua presenza dicono molto di più delle parole.

Scopri il mio percorso di coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
e allenati a trasmettere leadership autentica

Preferenze e simpatie: ecco come perdi punti con il tuo team

gestione dei collaboratori

Foto di vivisorg

  • “Con noi sbotta subito…
    con lei solo smancerie e sviolinate.”
  • “Figuriamoci! Arriva sempre in ritardo
    e nessuno dice niente.”
  • “Noi part-time qui dentro
    siamo l’ultima ruota del carro…”

Se sei un capo, lo sai già:
i collaboratori ti osservano. Sempre.

Ogni tuo gesto.
Ogni tua parola.
Qualsiasi differenza di trattamento.

Favoritismi, preferenze e simpatie
emergono tuo malgrado
e, dentro il team, creano sfiducia e demotivazione.

Gestione dei collaboratori: imparzialità prima di tutto

Puoi essere esigente.
Pignolo.
Anche uno con “la critica facile”.

L’importante è che l’approccio sia uguale per tutti.

Ogni collaboratore deve sentirsi trattato
in modo equo e coerente.

Hai notato che ogni politico, appena eletto, dice:
“Sarò il governante di tutti”.

Lo fa per marcare una cosa fondamentale:
niente favoritismi.

Niente cittadini di serie A e di serie B (poi la realtà spesso è diversa, ma questa è un’altra storia!)

I leader autorevoli fanno lo stesso

Non perdono occasione di essere corretti e rispettosi
con tutti.

Prendersi cura del team significa:

  • considerare gli interessi di tutti
  • aiutare a bilanciare lavoro e vita privata
  • evitare disparità e trattamenti ambigui

Vediamo ora 6 comportamenti da evitare
se vuoi una gestione dei collaboratori efficace.

1. Non fai rispettare le regole

Sorvolare “per simpatia”
è il modo più rapido per perdere credibilità.

Capisco: richiamare qualcuno con cui hai feeling
non è piacevole.

Ma così mandi un messaggio chiaro al resto del team:

Le regole non valgono per tutti.

Risultato?
Penalizzi chi lavora bene
e passi per un leader debole.

Se le regole esistono,
devono rispettarle tutti.

2. Coinvolgi sempre e solo gli stessi

Ti confronti sempre con le stesse persone.
Il solito gruppetto “fidato”.

Agli altri solo direttive e routine.

È vero: non tutti vanno coinvolti allo stesso modo.
Ma tutti devono sentirsi parte del gioco.

Anche chi ha ruoli “secondari”
vuole contribuire, crescere, contare.

Comunica in modo semplice e trasparente.
Rendi partecipi tutti.

Autostima più alta → più impegno → più produttività.

3. Dividi il team in categorie

Giovani vs anziani.
Full time vs part-time.
Ufficio vs magazzino.

Anche solo mentalmente,
questa divisione crea distanza.

Nel tuo team non devono esistere panchinari.

Come dicono gli allenatori migliori:
“La mia squadra è composta da 22 giocatori.”

Usa il NOI.

Nella gestione dei collaboratori includi tutti:

dall’assistente sempre con te
alla collaboratrice part-time (che vedi una volta a settimana).

4. Manifesti simpatie e preferenze personali

Pause caffè sempre con gli stessi.
Pranzi sempre con lo stesso gruppo.

È umano.
Ma è anche visibile.

Prova a ruotare.
Una pausa alla settimana con persone diverse.

All’inizio sarà tutto un po’ rigido.
Poi scoprirai lati inattesi e positivi del tuo team.

Non serve parlare solo di lavoro.
Anzi: meglio di no, all’inizio.

5. Non offri le stesse opportunità di crescita

Corsi, meeting, formazione sempre agli stessi.

Gli altri lo scoprono dopo, dai racconti entusiasti dei colleghi.

Questo uccide motivazione e fiducia.

Nel limite delle tue possibilità decisionali,
offri pari opportunità di crescita a tutti.


Su questi temi — e sul rischio di perdere carisma e leadership —
trovi spunti approfonditi nei miei libri:

Autorevolezza”, ora nella NUOVA edizione 2025,
per rafforzare la tua presenza autorevole.

Prima volta Leader”,
se hai assunto da poco un ruolo di responsabilità.

6. Non segui una linea chiara su permessi e vacanze

Quando le regole non sono chiare,
nasce il sospetto.

Favori.
Preferenze.
Trattamenti speciali.

Definisci una linea guida:

  • chiara
  • flessibile
  • condivisa

Se fai un’eccezione, spiegala.
Comunica il perché.

Più sei trasparente,
meno i collaboratori leggeranno malafede
nelle tue decisioni.

E ora dimmelo tu

  • Ti sei mai chiesto se il tuo team
    si sente davvero trattato in modo equo?
  • Quanto spesso coinvolgi tutti
    anche nei momenti informali?

In definitiva

L’imparzialità non è freddezza.
È rispetto.

E un leader rispettato
non divide il team.

Essere ascoltato non significa alzare la voce.

Nel percorso “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo” lavori su presenza, fiducia e rispetto reciproco.

20 maschere che indossiamo per nascondere la nostra insicurezza di leader (parte 1)

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“Non dal volto si conosce l’uomo ma dalla maschera.”
Karen Blixen

Perché, spesso, non riusciamo a comunicare senza rimproverare o sbraitare?
Oppure siamo poco disponibili al dialogo e non ci interessa il benessere di chi lavora al nostro fianco?
Perchè pur di trasmettere l’immagine di capo/a determinato e sicuro, non elogiamo o non siamo mai amichevoli con i nostri collaboratori?

La nostra insicurezza o inesperienza è spesso coperta dalla maschera del perfezionismo e della spavalderia, da atteggiamenti di superiorità e di arroganza (nei casi peggiori con scoppi di aggressività).

Indossiamo una maschera per autodifesa e per necessità, non c’è modo migliore per difenderci che nasconderci dietro false competenze, finti atteggiamenti e comportamenti ingannatori.

La maschera ci permette di sentirci al sicuro, di nasconderci dietro di essa, ci tutela e nega a chiunque, se non mostriamo noi stessi, nessuno potrà ferirci, nessuno potrà trovare e approfittare delle nostre debolezze.

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Indossiamo una maschera per manipolare e controllare gli altri ma anche per piacere e fare colpo sui nostri colleghi o i nostri collaboratori, per diventare più interessanti e competenti ai loro occhi.

Di seguito, questo interessante articolo di Business Coaching efficace che tratta l’insicurezza mascherata di manager e imprenditori.

In un periodo in cui imprenditori, dirigenti e organizzazioni devono dare il massimo per affrontare la crisi o per contenerla non è più tempo di alibi manageriali.

L’etica della gestione efficace vuole che si correggano miti e si svelino alcuni trucchi del mestiere.L’intento è di portare alla luce con grande rispetto debolezze, carenze, inadeguatezze e intervenire per superarle.

Di seguito venti esempi di atteggiamenti diffusi che possono essere letti con una doppia chiave di interpretazione, per aiutare a individuare aree dove il personal coaching può essere utile a ritrovare questo ruolo fondamentale per il successo (non solo nel business).

1. Il capo duro

Il linguaggio aggressivo e da caserma nasconde a volte una profonda insicurezza personale che viene mascherata con atteggiamenti machisti. Sovente si accompagna a comportamenti di forza con i sottoposti e di remissione con i superiori. Può a volte apprezzare chi, se oltraggiato ingiustamente, gli risponda a tono.

2. Il capo sempre iper-attivo

L’iperattivismo può nascondere un’incapacità cronica di pianificare il proprio lavoro e quindi quello altrui. L’ultima cosa chiesta dal suo capo è sempre la più urgente. Non ha chiara la differenza fra priorità e urgenza.

3. Il capo di poche parole

Non ha mai tempo per spiegare ai collaboratori le finalità di un incarico. Non inquadra i problemi nel contesto generale. Preferisce dei semplici esecutori. Non è disponibile al dialogo e non si interessa al benessere di chi dovrebbe collaborare con lui. Teme il confronto personale.

4. Il capo che va sempre in profondità nelle cose

È ossessionato dai dati. Richiede sempre ulteriori approfondimenti. Arriva all’analisi=paralisi.

Ispessire con numeri è il suo motto. Può nascondere una grande insicurezza nelle decisioni. Non ha intuizione ed è poco creativo. Non sa che la maggior parte delle decisioni per un manager, alla fine, dopo una opportuna analisi, sono prese di pancia. Se no che manager è?

5. Il capo che aiuta con le critiche

A meno che esse non siano rivolte alla persona piuttosto che alla proposta operativa. Umilia il collaboratore facendo leva su presunte debolezze personali.

Demotiva. Si circonda di deboli yes –men che per il quieto vivere accettano di tutto. Non sa guidare un gruppo. Non sa dire “Complimenti. Lavoro ben fatto!”. Non elogia i collaboratori.
 


 

6. il capo che semplifica

Per lui tutto è semplice, veloce, da fare subito. Ma lo fa fare agli altri dando pochissime informazioni. Svaluta i collaboratori dicendo che è un lavoro che si può fare in mezz’ora. Soprattutto quando c’è da correggere o rifare in parte un progetto dice che basta fare un po’ di “copia e incolla”…

Chiede ogni 10 minuti se il progetto è pronto. È sovente un insicuro. Raramente dà valore aggiunto ai lavori di cui è responsabile.

7. Il capo che sa farsi rispettare

Trova sempre qualcosa che non va nel lavoro degli altri. Può arrivare a umiliare in pubblico il collaboratore e non lo difende, anche se ha sbagliato, di fronte ai suoi di superiori prendendosi la responsabilità dell’errore (farà poi un incontro di chiarimento a porte chiuse con il collaboratore).

Ha probabilmente un problema di autostima che tende a nascondere con la villania, l’arroganza e la mancanza di rispetto per gli altri.

8. Il capo che sa spremere il meglio dai suoi collaboratori

Soprattutto quando chiede di fare un lavoro quando il collaboratore sta uscendo. E forse, il collaboratore proprio quella sera deve andare al cinema con la moglie. Non è rispettoso delle esigenze personali dei collaboratori. Essi sono al suo servizio 24 ore al giorno.

Sovente telefona nei week–end per sapere un dato che può benissimo avere lunedì mattina. È invasivo della privacy. Ha problemi di comunicazione e di relazione, forse non solo al lavoro.

Continua a leggere la parte 2.

Team leadership: 10 spunti per conquistare il tuo team

leadership

Che tu il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, se dirigi il tuo team solo dicendo “cosa fare e come farlo” puoi avere un successo immediato ma quest’approccio è poco produttivo nel tempo.

Per ottenere ottime performance dobbiamo prendere sempre più confidenza con la motivazione, la crescita professionale e i talenti dei nostri collaboratori.

È importante costruire un rapporto basato sulla fiducia e sulla cooperazione. Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire. Essere un leader del tuo team è indispensabile!

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Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” la leadership può essere appresa e migliorata.

Ecco alcuni suggerimenti per diventare un modello da seguire per il tuo team:

1. Coinvolgi e lascia l`iniziativa

Condividere è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito. Rendiamo partecipi i collaboratori di ogni iniziativa e attività attraverso una comunicazione semplice e trasparente. Si sentiranno importanti. Migliorerà la loro autostima e aumenteranno l`impegno e la produttività.

2. Evita comportamenti ambigui o manipolatori per potenziare la leadership

Siamo autentici. Non cambiamo versione secondo la circostanza. Quando manca la fiducia, ogni comportamento è guardato con sospetto. Diventiamo persone integre che pensano quello che dicono e mettono in pratica quello in cui credono.

Tanto più siamo sicuri e forti tanto più ci si può permettere di esporsi; mostrare anche i propri limiti e le proprie debolezze.

3. Non temere i collaboratori di valore

Evitiamo la competizione con il collaboratore competente e preparato. Se lo facciamo, vuol dire che siamo insicuri e dobbiamo ancora lavorare sulla nostra leadership.

Un vero leader non teme la concorrenza e non boicotta il talento, anzi lo guida, lo incoraggia e ne diventa il più grande e leale alleato.

4. Ascolta la “voce” del tuo personale

Quando i nostri collaboratori sentono che la loro voce non è ascoltata o non sono coinvolti perdono, un pò alla volta, entusiasmo e motivazione con effetti negativi sull`ambiente di lavoro e sui risultati.

Prendiamo a cuore gli interessi del nostro staff, i loro problemi personali, aiutiamoli a bilanciare lavoro e vita privata.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

5. Non trattare i collaboratori in modo diverso è pura leadership!

È naturale sentire maggiore feeling con alcuni colleghi rispetto ad altri ma dobbiamo saper trattare allo stesso modo ogni membro del team.

Ricordiamoci che i nostri collaboratori sono attentissimi al comportamento del loro capo; favoritismi e preferenze all’interno del team creano sfiducia e perdita di stima.

6. Non tollerare l’incompetenza e la negligenza

Un responsabile eccellente tollera gli sbagli dei suoi collaboratori ma affronta con la massima attenzione e tempestività gli errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

Se non s’interviene prontamente, ne risentirà la performance di tutto il team.

Sorvolare o non dire niente per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità vuol dire perdere fiducia e stima del personale, dare un`immagine di leadership debole, demotivare i collaboratori competenti e rendere difficile il raggiungimento di buoni risultati.

7. Non criticare davanti a clienti o colleghi

Non riprendiamo mai un collaboratore davanti ai colleghi o ai clienti: si sentirà sminuito, ferito e poco propenso ad aumentare il suo impegno e la sua produttività. Utilizziamo feedback negativi solo nel privato e a quattr’occhi.

8. Riconosci e gratifica le persone

Solitamente desideriamo che gli altri ci gratifichino e si complimentino con noi ma siamo poco disposti a fare altrettanto.

Le persone vogliono essere tenute nella giusta considerazione. Riconoscere ai tuoi collaboratori il lavoro fatto, lo sforzo compiuto e i risultati ottenuti (anche se il bersaglio non è stato raggiunto completamente), crea un ambiente di lavoro positivo, motivato e molto produttivo.
 


 

9. Mantenere la parola data è leadership

Le promesse non mantenute creano sfiducia e demotivazione nel team perché i collaboratori si sentono traditi, delusi o presi in giro. La cosa più negativa nelle relazioni umane è promettere cose che non si riescono a mantenere.

Molto meglio promettere poco e mantenere tutto!

10. Assumiti le responsabilità vuol dire leadership

Evitiamo di scaricare le responsabilità sul team, sulle politiche e la cultura aziendale. Assumersi le proprie responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia e, allo stesso tempo, incoraggia gli altri a fare lo stesso.

Comprendere queste sfumature è la chiave per gestire team di lavoro anche estremamente complessi.

Ti sei mai chiesto se il tuo team sia mai stato “conquistato” dalla tua leadership?
Quanto spesso i tuoi collaboratori si sentono gratificati dal lavorare per la tua azienda o grazie al coordinamento di un leader capace?