6 motivi perché non ascolti mai i tuoi collaboratori

ascoltare collaboratori

Se non sai ascoltare,
come puoi pretendere di farti ascoltare e di comunicare?

Ascoltare non è sentire.
Non dare per scontata quest’abilità (perché di abilità si tratta) per il solo fatto di sentire quello che l’altra persona sta dicendo.

Se non ascolti corri il serio rischio di saltare direttamente alle (tue) conclusioni e di non comprendere il reale messaggio.

Non c’è niente di più frustrante, per un tuo collaboratore o dipendente, vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, mal compresa o fraintesa dal proprio capo o dal proprio datore di lavoro.

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se solo per pochi minuti).

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Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti, più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ecco 6 motivi perchè non ascolti i tuoi collaboratori:

1. Mancanza di tempo

Siamo onesti.
Non hai tempo per ascoltare.
Le vendite saltate all’ultimo istante,
le grane da risolvere,
il target da raggiungere, ecc.

Niente di male per carità … sei il leader, il capo.
È normale avere il tempo “contro”.

Allora che fai?
Fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

Tieni sempre a mente che l’ascolto attivo non è una questione di quantità ma di qualità.
Qualche minuto può bastare se ci impegniamo ad ascoltare.

2. Focus solo sull’azione

Se sei una persona con una forte tendenza per l’azione,
per te
l’ascolto è un inconveniente, un contrattempo, un fastidio, una perdita di tempo.
 


 

In realtà, ascoltare può aiutarti a risolvere, ad accorciare i tempi, arrivare subito “al nocciolo”, evita fraintendimenti o equivoci.
Se stai pensando alla risposta, non stai ascoltando.

3. Sai già tutto

“Ok, stop. So benissimo dove vuoi arrivare.”
“Non c’è bisogno che tu finisca. Lo so.”
“Dai, continua. Anzi no, finisco io per te.”

Quanto più pensi di sapere, meno hai bisogno di ascoltare.
Ascoltare significa “seguire” le parole, ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.

Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.
Le persone che ci ascoltano, aiutano la nostra trasformazione.

4. Noia

Alcune persone sono noiose.
Prolissi, interminabili.
Inconcludenti.
Hanno bisogno di parlare, di essere rassicurate, ascoltate.
(Molto meglio ascoltare musica in ufficio)

L’ascolto è una questione di qualità.
Tocca a te dare i tempi, i ritmi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

5. Troppe distrazioni

Cellulari che suonano, notifiche, e-mail e la tua prossima riunione.
Quante distrazioni all’ascolto.
È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono”.

Sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”, chi parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Se vuoi ascoltare, devi ascoltare.
Elimina le distrazioni.
Dimentica la tua agenda.

Se ti rendi conto che … (davvero) hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.
Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.

Ricorda di mantenere l’impegno preso.

6. Paura

Forse non hai ancora del tutto chiaro il concetto di “ascoltare i collaboratori”
e hai paura che ascoltare significa …

– essere costretto a fare tutto quello che dicono i tuoi collaboratori (non saresti un leader ma una marionetta);

– che ti farai condizionare dal tuo team (saresti un leader debole);

– che perderai la tua immagine di capo “che non deve chiedere e ascoltare mai” (scusa ma questa immagine di leader è oramai superata!);

– trasmettere l’idea al tuo team ”Oddio, sta perdendo smalto e polso. Non sa cosa fare e ascolta anche noi” (no, sei proprio fuori strada adesso);

– che spenderai molto del tuo tempo ad “ascoltare” i tuoi collaboratori (è una questione di qualità non quantità);

– che diventerai una specie di dottore-psicologo “affogato” nei problemi personali del tuo staff (se non riesci a gestire questo, devi lavorare sulla tua leadership);

Ascoltare collaboratori? Crea appartenenza!

Esercita il “muscolo” dell’ascolto.
Inizia con 5-10 minuti.
Metti da parte una decina di minuti per ascoltare tutti i giorni.

Ascoltare sviluppa il rispetto.
Se sai ascoltare collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te.
Non hai paura del confronto.

In una parola … sei leader.
Non pensare solo a grandi imprese.
Comincia in “piccolo”.
Ascolta.

Prima di essere un grande leader devi essere un grande Uomo

grande leader

O una grande donna.

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

Prima di essere un grande leader devi essere una grande persona.
Possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”
Wolf J. Rinke

Avere PERSEVERANZA

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La perseveranza è un tratto comune tra i grandi leader.
È resistenza contro le difficoltà, gli ostacoli e lo scoraggiamento.

Una persona deve essere perseverante per condurre (con successo) un team di dipendenti, collaboratori o colleghi al raggiungimento degli obiettivi.

La perseveranza si sviluppa solo attraverso le prove.
Prove difficili.
I leader migliori sopportano le prove e si rafforzano.
Non si arrendono mai.

Avere INTEGRITA’

È la scelta del “giusto”.

Coerenza tra le azioni, i valori, i metodi, i principi e i risultati.
Integrità è fare delle scelte a prescindere le conseguenze.
Fare la cosa giusta a prescindere le circostanze.

È più che essere onesti.
Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza morale.

L’integrità è uno dei migliori attributi di un grande leader.
L’integrità rende l’Uomo affidabile, attendibile e incrollabile.
 


 

Trasmettere FIDUCIA

Molte persone confondono la fiducia con arroganza ed egocentrismo.

La fiducia è essere sicuro di sé e consapevole.
L’Uomo fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Possedere Autocontrollo

Le tentazioni e le lusinghe sono tante e dietro ogni angolo.
Saper domare i desideri, trovare il modo di gestire le emozioni e gli impulsi, incanalare quell’energia in attività positive non è cosa facile.
E non è da tutti.

Essere esigenti, appassionati e impazienti è parte di una leadership efficace.
Non essere in grado di contenere se stessi, farsi travolgere, agire con stress e irritabilità (come un bambino che fa i capricci) può avere effetti devastanti.
Non passa mese senza che un personaggio famoso non sia stato distrutto da sesso, denaro, successo, droga.

Troppe persone mancano di autocontrollo, che è il fondamento di una vita virtuosa.
I leader eccezionali mantengono calma e lucidità anche sotto forte stress o durante una crisi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Dare prova di Coraggio

Il coraggio è la prima virtù
e rende possibili tutte le altre.

La leadership richiede coraggio.
L’innovazione richiede coraggio.
Fare ciò che è giusto (anche se può essere impopolare) richiede coraggio.

La paura non deve controllare la nostra vita.
Il grande leader prende posizione di fronte alle avversità.
A prescindere le circostanze.

Un grande leader conosce la vera Umiltà

L’umiltà indica che ci siamo liberati dal veleno dell’egocentrismo.

Eppure umiltà è spesso (erroneamente) fraintesa con remissività, debolezza e influenzabilità.

Sempre più ricerche identificano i migliori leader quelle persone che stanno dietro le quinte e che guidano i loro dipendenti o collaboratori grazie ad un approccio … silenzioso, fatto di ascolto, trasparenza, conoscenza dei propri limiti, apprezzamento dei punti di forza dei dipendenti, ricerca di feedback e concentrandosi sulle esigenze degli altri.

Il leader “umile” contribuisce in modo molto efficace al coinvolgimento e alla crescita professionale dei suoi collaboratori.

La vera leadership deve beneficiare i seguaci
non arricchire i leader.

John C. Maxwell

Come affermare se stessi in 13 passi – 3

come affermare se stessi

Leggi la parte 2. di come affermare se stessi.

10. Utilizzare “Io” anziché “tu”

Quando si effettua una richiesta, esprimi disapprovazione o chiedi a qualcuno di smettere di fare qualcosa che ti infastidisce,
cerca di formulare la frase in modo tale che il messaggio si riferisca a te e ai tuoi sentimenti.

Se vuoi imparare come affermare se stessi, non ferire mai la dignità di nessuno,
non attaccare l’altra persona,
esprimiti sempre con calma,
e nel rispetto di chi hai davanti e del lavoro che svolge.

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Per esempio, se un tuo amico esagera nel prenderti in giro potresti dire qualcosa del tipo:
“Quando scherzi sui miei difetti, mi ferisci e mi rendi insicuro. Vorrei che la smettessi.”

Oppure …

“Perché in ufficio devi mantenere il condizionatore sempre acceso?
Quante volte ti ho detto che mi dà fastidio?”

molto meglio …
“Propongo di definire degli orari di accensione del condizionatore,
in modo da mantenere una temperatura piacevole per tutti!”

Ecco altri esempi dove si utilizza “Io” anziché il “Tu”.

“Sono esausto oggi. Capisco che vuoi queste cose fatte, ma non ho intenzione di lavorarci sopra fino a domani mattina.”

“Mi sento frustrato quando mi fai sentire in colpa per uscire con i miei amici.”

“Mi sento in imbarazzo quando mi provochi davanti alle persone”.

“Preferirei che tu mi dessi un preavviso di almeno tre settimane prima di chiedermi di lavorare il fine settimana.”

“Abbiamo perso il treno. Contavo molto sulla tua puntualità. Vediamo quando parte il prossimo treno.”

“Capisco il tuo punto di vista, ma io ho un’altra idea.”

 


 

11. Utilizzare il linguaggio del corpo e il tono fiducioso

Se tendi a parlare tutto rannicchiato, a sussurrare e mormorare le tue opinioni o bisogni,
con le braccia conserte, sicuramente il tuo interlocutore non si sentirà a suo agio perché trasmetti un atteggiamento negativo,
difensivo o di chiusura.

Anche quando parli aiutati a esprimere i concetti usando le mani,
in modo che seguano il tuo discorso in ampi gesti di apertura.

Utilizza in modo appropriato anche il tono e il volume della tua voce,
evita un tono troppo basso, il tuo interlocutore tenderà a credere che tu stia nascondendo la tua insicurezza ma anche un tono di voce troppo alto,
rischierai di intimidire o irritare chi ti ascolta.

12. Non c’è bisogno di giustificare o spiegare la tua opinione o scelta

Soprattutto quando nessuno te l’ha chiesta.

È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutto e tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

In pratica,
sentirti obbligato a dare una spiegazione o giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso o come preferiscono che tu viva la tua vita.

13. Essere persistente

Soprattutto all’inizio sembrerà pauroso e innaturale.
È strano comunicare in questo modo nuovo e diverso.

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta,
parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani freddo,
calmo e non mollare.

Devi essere persistente.
Devi mantenere la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti e non ti risolvono il problema,
anziché alzare le mani e dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare al riguardo. Almeno ci ho provato“,
chiedere se è possibile parlare con il loro manager.

Come affermare se stessi? Attenzione alle trappole:

Essere assertivo sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.
Ci possono casi in cui essere assertivo,
non ti porterà da nessuna parte,
e prendere una posizione più grintosa o passiva diventa l’opzione migliore.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti che consigliano di chiedere la stessa cosa più e più volte fino a quando la persona cede.
Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia,
amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio assertivo alla vita.
Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita,
le persone intorno a te, sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

Sentirsi in colpa

Alcune persone saranno deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.
Finché esprimi le tue esigenze in modo premuroso, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.
A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando di cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

Affermare se stessi non vuol dire diventare inflessibili

Diventare assertivo non significa diventare un vendicatore freddo e inflessibile,
che pensa solo a rivendicare i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante e riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stessi,
con una maggiore percezione di controllo sulla vita.

Se sei un giovane leader (e vuoi imparare come affermare se stessi) scopri il coaching adatto per te!

Come affermare se stessi in 13 passi – 2

affermarsi

Leggi anche la parte 1.

5. Non aspettarti che la gente legga nella tua mente

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Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? dillo.

Se qualcuno non si comporta bene ..spiegati

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.
Non dare mai nulla per scontato.

Durante una sessione di personal coaching ho chiesto a un assicuratore, che lamentava il poco feeling professionale con il suo capo, se avesse mai espresso il suo disagio “No, certe cose non si devono nemmeno dire.
È evidente che non sono contento.
Basta guardarmi.
Ma com’è possibile che non si renda conto?
“.
Quando poi ho chiesto se il capo, a sua volta,
gli avesse mai chiesto un feedback sul loro rapporto,
la risposta è stata: “Si, me l’ha chiesto. Cosa ho risposto?
Tutto bene. Grazie.

6. Tu non sei responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e l’ansia ti lasceresti alle spalle una volta capito questo.
Evita di passare tempo in logorante attesa per capire se qualcuno è contento per la tua scelta o opinione,
se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.
 


 

Non devi assicurarti che gli altri siano felici,
anche se questo significa essere tu infelice.

Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Questo non vuol dire essere uno stronzo/a e non prendere in considerazione i sentimenti o le situazioni altrui.
Significa solo smettere di essere eccessivamente premurosi,
non rivendicare alcuna richiesta o calpestare i propri valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici,
sconvolti o offesi.

Questa è la loro responsabilità, non la tua.
Tu hai la tua vita … e a quella devi pensare.

7. Dire di no è indispensabile per affermarsi

Le due parole più brevi e più antiche, e no,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.

Pitagora

Affermarsi, dire “NO” non è facile e mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinto è anche peggio.

Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia e la stima delle persone,
dare un`immagine di una persona influenzabile e accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare,
le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa e approfittare della tua disponibilità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

E credimi, lo faranno ..

A lungo andare diventa frustrante,
castrante e perdi autostima e motivazione.

Nella tua “missione” per diventare più assertivo, il NO deve trasformarsi nel tuo migliore amico.

Inizia a dire NO più spesso.
In un primo momento, sarai molto ansioso,
ma alla fine si arriverà a sentirsi bene,
e in realtà molto liberatorio.

Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”,
sarai sorpreso come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

8. Essere semplice e diretto

Quando stai affermando te stesso, meno è meglio.
Meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere dando mille spiegazioni del perché vuoi o non vuoi una determinata cosa.
Sii gentile, fermo e diretto.

9. Non scusarsi o sentirsi in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto

Salvo che non stai chiedendo qualcosa di palesemente irragionevole,
non c’è motivo di sentirsi in colpa, provare vergogna,
chiedere scusa per aver espresso un bisogno, un desiderio o un diritto.

Affermarsi,
non ha nulla a che fare con l’essere educato o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Basta semplicemente chiedere cortesemente e aspettare la risposta dell’altra persona.
Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tantomeno) delle loro reazioni.

Leggi la parte 3.

Come affermare se stessi in 13 passi – 1

affermare se stessi

Sai esprimere i tuoi piaceri,
le tue emozioni o i tuoi interessi?

Hai un rapporto sereno e costruttivo con la critica?
Sai esprimere la divergenza anziché far finta di essere d’accordo solo per mantenere pace e tranquillità?

Chiedere “perché” o dire “NO” invece che accettare passivamente?
Chiedere agli altri di modificare i loro comportamenti quando sono fuori luogo o offensivi?
Difendere i propri diritti e confini piuttosto che lasciare che gli altri si approfittino di te?
Chiedere spiegazioni o di fare chiarezza anziché non dire niente e sentirti confuso per non aver capito?

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Quante domande.
Troppe.
Se non ti “senti toccato” da queste domande puoi anche evitare di continuare a leggere …
ma se le senti nello stomaco (forse) vale la pena continuare …

… e beccarsi un altro siluro
… un’altra verità.

Sei stato un avversario agevole per la maggior parte della tua vita

Oltremodo non sei neanche felice.
E come potresti?

Ti pieghi costantemente alle volontà altrui, sei carico di ansia,
rabbia e risentimento (perché hai la sensazione di essere trattato ingiustamente).

Ti senti impotente, inerme, bloccato, frustrato e insoddisfatto.

Se ti senti troppo buono,
è facile essere soggette a violenti scoppi d’ira perché vivi nello stato d’animo di un vulcano pronto a esplodere.

Adesso.
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stesso?
 


 

Ecco 13 passi per affermare se stessi:

1. Assumersi la responsabilità per i tuoi problemi

Non aspettare che qualcun altro risolva i problemi per te.
Tantomeno io (se decidi di “fare” un percorso di coaching).

I tuoi problemi sono di tua responsabilità.

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
prendi provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.

Affermare te stesso (probabilmente) potrebbe portare, soprattutto all’inizio,
a spiacevoli conseguenze.

Essere assertivi vuol dire assumersi (anche) le responsabilità di tali conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

2. Affermare se stessi richiede tempo

Non pensare che diventerai magicamente assertivo semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro.
Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Assertività richiede tempo e pratica.
Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.

3. Cominciare con le piccole cose

Comincia in piccolo.
Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La tipa che (con aria innocente) ti supera alla casa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi,
l’amico che ti chiama solo quando li fa comodo.

Un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace o un gentile rifiuto possono essere piccoli (ma anche grandi passi) verso il cambiamento.

Le prime volte sarà dura ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

4. Fissare i confini

Un altro passo per cominciare ad affermare se stessi è stabilire i propri confini personali.

I confini sono regole e limiti che creiamo per guidare e dirigere gli altri su come devono giustamente comportarsi con noi in merito a famiglia, salute, fede, hobby, benessere psicologico, ecc…

Se hai problemi di affermazione, in genere non hai confini e permetti agli altri di camminarci sopra e “sconfinare” regolarmente … a poco a poco ti trasformi in una persona piena di risentimento e di amarezza.

Se non sai quali sono i tuoi valori e i tuoi confini, prenditi del tempo per capirlo.
Una volta fatto, impegnati (da qui in avanti) a non subire più “sconfinamenti” nei tuoi confini.

Continua … leggi la parte 2.
affermare se stessi

Autorevolezza al lavoro: il potere della calma

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Passioni incontrollate, attese logoranti, sballottamenti dati dall’ansietà
e incertezze create dal dubbio.

Se lasciamo che influenze esterne abbiano la meglio,
stiamo riconoscendo la nostra inferiorità e accettando il loro dominio su di noi.

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Per essere pronti per le grandi crisi della vita dobbiamo imparare a “portare” calma e serenità nella nostra vita quotidiana.

Quante persone,
incontriamo che sono ben equilibrate, che hanno quello squisito equilibrio che è caratteristico di un’indole perfetta?

Hanno il potere della calma?

Il potere della calma viene dal-di-dentro

“La pace interiore?
Ho provato a cercarla, ma dentro di me non l’ho trovata.”

Bob Geldolf

Una persona calma, ha raggiunto uno standard di vita più elevato (una concezione individuale più alta e più nobile), ha imparato a governare se stessa e sa come adattarsi agli altri.

È amato dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato,
le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lui.

Il potere della calma viene dal dentro.
Dalle profondità della nostra natura.

Tornando a noi ….

  • Hai mai provato a parlare con qualcuno che aveva fretta?
  • Come ti sei sentito? Ascoltato? Seguito?
  • Ti sei sentito importante?
  • Il tuo messaggio è stato importante?

No, non lo è stato.

Qual è il tuo approccio quando sei di fretta?

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te
(per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta)
e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

 


 

Niente di male per carità … sei il leader, il capo … è normale avere il tempo “contro” …
le vendite saltate all’ultimo istante,
le grane da risolvere,
il target da raggiungere,
previsioni in tilt,
un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato sempre più incerto e complesso.

La calma comunica interesse per gli altri e …
per il loro messaggio.

D’altra parte, la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante,
sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono”,
chi parla ha la netta sensazione di non essere veramente ascoltato.

L’ascolto veloce non è il massimo,
ma spesso può essere anche l’unica opzione disponibile.
Vediamo alcune strategie per ascoltare in modo attivo i tuoi collaboratori anche quando il tempo è tiranno:

 


 

Come ascoltare quando il tempo stringe

1. Rilassa il tono della tua voce.
Respira. “Svuota” il più possibile la mente. Controlla il tuo livello di calma durante l’ascolto.

Apri le mani sotto la scrivania e tieni i palmi rivolti verso l’alto, oppure siediti con le braccia aperte.
Evita la classica postura di difesa/chiusura con le braccia incrociate sul petto.

2. Spiegare la pressione del tempo
“Scusa, ho solo 5 minuti“.

Quando siamo molto occupati, è meglio scusarsi, dirlo apertamente ed evitare di fingere.
Tieni sempre a mente che l’ascolto attivo non è una questione di quantità ma di qualità.

Qualche minuto può bastare se ci impegniamo ad ascoltare.

3. Accordarsi per un altro momento in cui potrai essere più attento e partecipe.
Non c’è nulla di male nel dire: “ Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.

L’importante è mantenere l’impegno preso.

4. Evita di ascoltare mentre stai facendo qualcosa d’altro.
Non ho dubbi che tu stia sentendo il tuo interlocutore (anche scrivendo una mail) ma ascoltare richiede uno sforzo d’interesse e di attenzione.

5. Sorridere e mostrare empatia.

Anche una pacca sulla spalla o un tocco sul braccio sono fattori potenti per massimizzare l’incontro quando il tempo è breve.

A volte, semplicemente mostrare entusiasmo e condividere un piccolo messaggio è tutto ciò che serve per sentirsi valorizzati.

6. Aiuta il tuo interlocutore a ottenere velocemente il punto.

Prova ed esplorare insieme con lui/lei. Chiedi:

  • “Qual è il nostro punto di partenza?”
  • “Dove vuoi andare?”
  • “Di quale particolare aspetto vuoi parlare?”
  • “Qual è la cosa più importante/urgente in questo momento?”
  • “Qual è la questione prioritaria per te?”

7. Non trarre subito le tue conclusioni.

Fai come se “non ne sapessi niente”.
Dimentica la tua risposta.

Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni,
presumendo di aver compreso, anticipandone idee e concetti.
Poni almeno 2-3 domande prima di fare un’affermazione.

8. Non partire subito con domande tipoCome posso aiutarti?” ma piuttosto con “Che cosa puoi fare?” evita che il suo problema diventi subito il tuo problema.

9. Distribuisci le responsabilitàChiamami stasera/domani e dimmi cosa è successo.

10. Se ti rendi conto che … davvero non hai tempo, sei stressato, sei stanco,
hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

La calma indica che sei positivo

La calma è un invito.
La fretta trasmette che non ti interessa e che (anche) gli altri non ti interessano.

Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (non confonderla con facile popolarità, condizionamento e tirannia).
Questo è il potere della calma

L’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

10 miti sulla leadership da sfatare subito – 2

miti sulla leadership

Leggi anche la parte 1.

5. Devo essere brillante e carismatico

Per essere leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

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Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è influenza.
È la capacità di ispirare le persone.

Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (d’importante) vedrai che saranno in tanti a … seguirti!

6. Devo avere potere e controllo assoluto

Questa non è leadership, è tirannia.
Il leader efficace è capace di guidare un team senza impugnare la spada del potere assoluto.
I leader non sempre danno ordini, anche se la loro posizione lo impone.
Leadership è di più sulla relazione che sulla carica e sul impartire ordini.

Più spesso, motivano a essere creativi, ispirano e incoraggiano i propri collaboratori a fare ciò che è richiesto in una data situazione.

Se vuoi costruire una barca,
non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini,
ma insegna loro la nostalgia
per il mare vasto ed infinito.”

Antoine de Saint-Exupéry

7. I leader migliori sono uomini

Ah! Adesso ho capito perché la maggior parte dei grandi leader sono uomini.
Sbagliato.

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.
 


 

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini, sono più legate a pregiudizi, tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

8. La posizione o un titolo mi renderà leader

Leadership è atteggiamento non conoscenza.
Anche se studi e ti informi pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi, ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o grado.
È azione, prestazioni, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che semplicemente un titolo basti per essere leader.
Tutti conosciamo, o abbiamo conosciuto, persone collocate (non si sa come – o forse si-) al vertice della leadership che hanno fatto danni, demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

9. Essere leader mi renderà amato e popolare

Sbagliato.
I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli le gelosie e le avversioni delle persone che ti circondano.

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni, non cambiare, non dire e non fare niente.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

10. I miti sulla leadership: è importante solo per top manager e grandi imprenditori

Che tu sia un manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare, uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori, che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone … poco importa … per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire. Essere un leader del tuo team (grande o piccolo che sia) è indispensabile!

La leadership può essere appresa e migliorata.

10 miti sulla leadership da sfatare subito – 1

miti sulla leadership

La leadership è probabilmente uno dei concetti più “chiacchierati” ma sicuramente il meno compreso e il più equivocato.

Tanti desiderano essere leader.
Tanti pensano di essere leader.

Molti sono solo aspiranti leader.
Altri sono in posizioni di leadership ma non ci dovrebbero essere.
Desiderare di essere leader non significa averne il carattere, l’abilità e il coraggio.

I falsi miti sulla leadership sono sabotanti

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Se ti stai chiedendo che cosa ci vuole per arrivare in cima, quale sia la giusta ricetta per la leadership, ricorda che ci sono molti percorsi per la leadership, certamente non tutti sono uguali.

Sono molti i miti che circondano il concetto e la pratica della leadership. Fino a quando non riusciremo ad andare oltre gli ideali, i luoghi comuni e le “immagini fantasiose” su ciò che significa essere leader, sarà difficile generare realmente il cambiamento.

Un mito è qualcosa che è falso, ma crediamo sia vero (come il castello incantato sulla scogliera della foto).
Se credi di avere le qualità, di essere una persona qualificate e competente ma “non ci credi” o sei vittima di credenze depotenzianti, non riuscirai mai a salire verso l’alto perché sei “zavorrato a terra”.

Ecco 10 miti sulla leadership da sfatare subito per dissipare molte delle false credenze che ti “ancorano al terreno” e non ti permettono di raggiungere in pieno il tuo potenziale:

1. Leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.
Sbagliato.

Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.
La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”, mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento delle circostanze straordinarie (e difficili) che li hanno spinti a diventare figure rappresentative efficaci e influenti.

 


 

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.

2. Devo avere sempre tutte le risposte

Pensi a un leader come a un eroe infallibile, risolutore di problemi e quesiti difficili in un istante?

Anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara comprensione dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quello che parlano.
Ascoltano con l’obiettivo di capire non di rispondere.

È veramente sorprendente vedere come spronano gli altri a diventare (a loro volta) leader.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

3. La leadership è basata sui risultati

Orientamento solo all’azione.
Focus sui risultati.
Focus sulle prestazioni.
E le persone?

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, devi valutare o criticare.

Questo non significa che dobbiamo “coccolare” o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

4. Per essere leader non devo fallire mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.
In realtà anche più visibili perché prendono decisioni con conseguenze che (se errate) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è che ammette candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione, scoperta e innovazione.
Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno “dense” di curiosità ed esplorazione, perché hai così tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo, difficilmente diventeranno incisive.

Continua a leggere la parte 2.

13 errori da evitare come nuovo leader del team – 2

nuovo leader

Leggi la parte 1.

4. Gestire ma non essere di supporto

Pensi che essere team leader significa solo gestire e valutare le persone che lavorano con te?

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Sei il leader del tuo team, diventa un supporto attivo e concreto per ognuno dei tuoi collaboratori.
Fai sentire che ci sei, fornisci appoggio e aiuto a chi ti circonda.

Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi … un aiuto, un suggerimento, un’indicazione.

Aiutali a creare un piccolo piano d’azione, a eliminare i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino verso i loro obiettivi (che poi, non dimenticare, sono anche i tuoi).

5. Non definire le aspettative di nuovo leader

Metti sul tavolo le tue aspettative.
Cosa ti aspetti dal tuo nuovo team.

Senza aspettative chiaramente definite, il lavoro dei tuoi collaboratori sarà meno efficiente e i loro risultati subiranno tale conseguenza.

Ricorda che un’aspettativa frustrata produce delusione e rancore (sentimenti molto pericolosi sul luogo di lavoro).

6. Lamentarsi

Non si fa.
Punto.

7. Gossippare

Non si fa!

Se qualcuno fa una battuta, un’allusione, non raccogliere.
Accenna solo un mezzo-sorriso di circostanza.

8. Essere eccessivamente difensivo

Non ti senti ancora del tutto sicuro della tua autorità?
Ti senti minacciato dalle opinioni in disaccordo?
 


 

Potresti riconoscere la limitatezza della tua conoscenza, cercare di attingere alla competenza delle persone con le quali interagisci e ammettere che le idee dei tuoi collaboratori sono (a volte) meglio delle tue.
Semplicemente.

9. Essere eccessivamente amichevole

“L’amicizia è rara perché è scomoda.”
Roberto Gervaso

Se vuoi essere amico delle persone che gestisci, sappi che prima o poi sarai costretto a dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte migliori per il progetto o allinearti con gli obiettivi aziendali.

Come capo, devi avere una distanza professionale.
Sei intrinsecamente in una di situazione di disparità.

10. Essere eccessivamente autocratico

A volte è fin troppo facile per i nuovi team leader abusare del loro potere.

Se sei disponibile al dialogo e al confronto, se sviluppi le relazioni con ciascuno dei tuoi membri del team, probabilmente riuscirai a convincere le persone a seguirti e svolgere il lavoro in modo più rapido ed efficace.

11. Non esprimere feedback negativi

Spesso i nuovi manager hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.
Purtroppo si lasciano condizionare dal desiderio di “essere amati” e tralasciano gli obblighi fondamentali come manager.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità e cerchi di essere amato … ironicamente col tempo succede il contrario: i problemi vanno risolti, i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’amore verso il loro leader.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

12. Non esprimere feedback positivi

Tanta voglia di fare.
Tanto focus sui risultati.
Focus sui problemi di prestazione.
Focus sui punti deboli dei collaboratori.

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, per valutare o criticare.

13. Non confrontarsi

Per definire obiettivi di cambiamento e adottare nuovi comportamenti è utile confrontarsi con un amico esperto, un coach o un mentore fidato che ti fornisce quei feedback potenzianti e non giudicanti necessari per darti più fiducia e intraprendenza.

La leadership è un viaggio, non una destinazione.
Un viaggio che ti richiede continuamente di costruire e perfezionare una serie di competenze che ti consentono di guidare, ispirare, e lavorare con gli altri.

Essere il nuovo leader del tuo team può essere una sfida difficile e complessa ma anche accattivante e coinvolgente.
Goditela tutta, senza paura.

Se desideri approfondire l’argomento, scopri il coaching per la team leadership.

Se sei un giovane leader e desideri un supporto personalizzato clicca qui.

Hai sentito “parlare di coaching” ma non ti sei ancora lanciato?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

13 errori da evitare come nuovo leader del team – 1

nuovo leader
Stai iniziando nel tuo nuovo ruolo.
Nuovo leader per il tuo nuovo team.

Sei eccitato, un po’ apprensivo, smani dalla voglia d’iniziare …
Hey! Come festeggerai con gli amici?

Tutto bene ma questo non significa necessariamente che sarà facile.

Riuscire ad ottenere l’incarico è solo il primo passo. Essere un buon capo e mantenersi il posto di lavoro, è un’altra cosa e … se parti male … “riaggiustare la rotta” non sarà così facile.

Nuovo leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

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Nel mio libro “Prima volta Leader” ho evidenziato la vicenda (e le difficoltà) di Jonathan e di come “si entra” in un nuovo team o organizzazione, è difficile capire “come” fare le cose (non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) … ci sono nuove regole da assimilare, nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol, un atteggiamento frainteso, una trappola.

La cosa importante da capire è che oltre “cosa-fare” è altrettanto importante “come-fare“.

Quindi qualunque cosa tu faccia, resisti alla tentazione di immergerti a capofitto per avere un impatto “col botto”. Hai bisogno di conoscere prima la cultura del tuo nuovo posto di lavoro; se si salta in troppo in fretta, si rischia di fare l’effetto sbagliato … e il botto lo fai tu!

Vediamo i 13 errori da evitare quando sei il nuovo leader del tuo team:

1. Arrivare con “le risposte” e spazzare via sistemi o politiche esistenti

Non pensare di essere al centro dell’universo.
Pensi che questo sia il modo migliore per proporsi al team, mettersi in mostra e dimostrare il tuo valore?

Prima di partire come un missile ricorda che … questo ti si può ritorcere contro, creare nemici, minare la tua credibilità e causare errori costosi per l’azienda.

Che cosa fare allora?
Calma. Ragiona.
È importante capire il contesto più ampio in cui il tuo lavoro si svolge.
Devi studiare (bene) il tuo nuovo ambiente lavorativo.

 


 

Come sono prese le decisioni?
Quali saranno gli impatti operativi e finanziari?
Come la prenderanno le persone coinvolte?
Saranno contente del cambiamento?

Se ti poni queste domande molto probabilmente riuscirai ad evitare trappole e resistenze che accompagnano ogni cambiamento (piccolo o grande che sia).

2. Pretendere che il team abbia le tue stesse caratteristiche e personalità

Hai mai provato a “metterti nei panni” dei tuoi collaboratori?
Ti sei mai chiesto se il tuo approccio è apprezzato da tutti?
Hai mai pensato se anche gli altri avrebbero reagito allo stesso modo?

È importante rendersi conto che ognuno è diverso (da te e dagli altri membri del team) e ha bisogno di essere gestito di conseguenza.

Non pretendere che anche gli altri abbiano le tue stesse peculiarità e particolarità.
La grandezza di un leader si misura anche da questo.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

3. Indugiare e tentennare a contattare il capo

Hai paura di non avere ancora nulla d’importante da dire al tuo capo o titolare?
Di fare domande ovvie o stupide?
Stai aspettando a comunicare “per non disturbare”?
Aspetti che sia lui/lei a farlo perché sa meglio di te quando il momento giusto?

Stai attento a non indugiare troppo, a farti anticipare.
O peggio dimenticare.

Se aspetti il giorno di “saperne di più” o “avere qualcosa di importante da segnalare” non avrai accesso alle informazioni critiche necessarie nei primi tuoi 90 giorni.

Comunicare il tuo piano e il tuo sviluppo al tuo capo ti darà un “po’ di respiro” mentre sei ancora in fase di apprendimento. La comunicazione porta chiarezza e (eventuali) azioni giuste per una “correzione di rotta”.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

crescere il team

Immagina una bimba di 4-5 anni impegnata a cercare di legarsi le scarpette da sola.
In questa fase dello sviluppo manuale e mentale, vuole essere in grado di vestirsi da solo, completamente.

È un buon segno.
Imparare a legarsi da sola le scarpette però non è così facile, non riesce, si agita, è insoddisfatta.
Frustrata.

Qual è il tuo istinto?
Vuoi aiutarla?

Se è testarda, dirà “No, lo faccio da sola” ma poi se non ci riesce e la sua frustrazione diventa troppo alta, a quel punto … la bimba accetta l’aiuto della mamma.

Vuoi far crescere il team? Non aiutarlo

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Spesso il modo migliore per aiutare è non aiutare (almeno non troppo presto).

I leader si sentono in dovere di risolvere i problemi.
Tendono a essere per il team un comodo sgabello anziché una stampella.
I leader possono far crescere il team, aiutare i collaboratori a raggiungere standard più elevati “non-aiutando”.

Aiutare troppo o troppo presto crea “dipendenza”

Quando un tuo collaboratore o dipendente chiede il tuo aiuto o il tuo intervento, spesso quello che desidera (consciamente o inconsciamente) è “scaricare” a te il suo problema.

Nel momento in cui il problema “passa di mano”, non ha più bisogno del tuo aiuto.
Non ha più il problema.
Adesso l’hai tu.

Se sei troppo ansioso “di aiutare”, sarai oberato e sopraffatto di lavoro perché sei “sempre troppo dannatamente utile”.

Se dai sempre la soluzione “pronta e subito” … si formerà la fila alla porta del tuo ufficio!

Non aiutare chi può aiutare se stesso

Se vuoi far crescere le persone, se desideri che veramente imparino,
lasciali risolvere il problema da soli.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la capacità, la competenza e la fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Quando vedi che la persona sta progredendo, sta crescendo è il momento di fare un passo indietro e lasciarla fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come un bambino.

Aiutare troppo può riflettere un tuo bisogno malsano

 


 

Bisogno di sentirti importante.
Bisogno di sentirti ricercato.
Di sentirti indispensabile. Utile.
Bisogno di sentirti “quello che sa”.

Ego.
Solo ego.

Riesci a resistere all’impulso di aiutare-troppo o troppo-presto?
Spesso non-aiutare è più utile di aiutare.

Aiutare troppo indebolisce il team

La sconfitta brucia.
Però apre il cuore e la mente.

Anche la frustrazione brucia.
Però rafforza e crea energia.

Non arrivare subito con le soluzioni.
Soprattutto quelle facili.
Lascia i tuoi collaboratori “a bagnomaria” per un po’ con le loro complicazioni e le loro frustrazioni.

L’importante è monitorare la frustrazione.
Livelli accettabili di frustrazione sviluppano l’attenzione e motivano al cambiamento.

Troppa frustrazione genera conflitto e paralisi.
A questo punto, intervieni.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Non aiutare vuol dire aiutare di più

“Una mano, anche vuota, a volte è di grande aiuto.”
Jean Ethier-Blais

Spesso aiutiamo troppo presto.
Altre volte aiutiamo troppo, diamo soluzioni pronte.
L’intento è nobile ma il metodo è inefficace.

Non aiutare non ti rende distante, distaccato o indifferente.
Anzi.
Restare “dietro le quinte” … aspettare … esprime rispetto.
Vuol dire “mi fido di te”.
Mi fido nelle tue possibilità.

Non aiutare non è una scusa per non dare supporto

Non aiutare non vuol dire fregarsene.
Liberarsi delle responsabilità.
Lasciare i collaboratori soli, non offrire sostegno.

L’obiettivo deve essere sempre lo sviluppo dei tuoi collaboratori.
Far crescere il team.

Sei il leader del tuo team.
Fai sentire che ci sei, dai appoggio e aiuto.
Sostieni e incoraggia costantemente, fai sentire che sei un capo attento.
Discreto, rispettoso e vigile.

crescere il team

9 ragioni perchè le persone seguono un leader

seguire il leader

Chissà quante volte hai sentito di qualcuno pronto a lasciare il suo lavoro perché non si sentiva apprezzato,
riconosciuto o ascoltato dal capo o dal titolare?
E viceversa, un team al completo pronto seguire il suo leader anche in sfide difficili o in situazioni molto problematiche?

Perché le persone seguono il loro leader?

Che cosa si deve dare-dire-fare con la propria squadra, se si vuol essere seguiti?
Come si fa a incidereincoraggiare-ispirare le persone?

Ecco 9 ragioni perché le persone seguono il leader e sono pronte a seguirlo (anche) incondizionatamente:

1. Si interessano (davvero) alle persone

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Le persone seguono Chi si occupa di loro come … persone.

Questo non significa che dobbiamo “coccolare” o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

La ricerca ha mostrato che i migliori leader sono quelli i cui collaboratori sanno di poter contare nel momento del bisogno o di sostegno.

2. Hanno una visione e una direzione

Le persone vogliono sapere che c’è un futuro e una direzione.
Le persone seguono Chi indica la meta.
Chi indica la direzione.
Chi indica dove-si-deve-andare.

I grandi leader sono in grado di indicare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirli. I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi, generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo senza leader non ha direzione.
Un gruppo senza una direzione, può essere sopraffatto da incertezza e paralisi.

3. “Tirano” fuori il meglio dagli altri

Molti team leader si lamentano sempre di quello che i loro collaboratori non riescono a fare.

I migliori team leader si concentrano sui punti di forza delle persone. Vogliono aiutare (davvero) gli altri ad avere successo.
 


 

Hanno pazienza, comprensione e sfruttano ogni opportunità per aiutare il loro team a crescere e svilupparsi. Anche quando sbagliano, sanno che ci vuole tempo, altri tentativi e altri errori prima di migliorare.

Chiediti spesso: “Sto facendo il meglio per il mio team?“, “Come posso aggiungere valore?“.

4. “Costruiscono” un ambiente fondato sulla fiducia

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.

Le persone non tollerano la disonestà.
Quando la fiducia del “popolo” è persa, non può più essere recuperata.

Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti. La capacità di fidarsi è essenziale e i leader di successo sanno che non possono permettersi di darla per scontata.

La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.
Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole, le persone avranno fiducia nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

5. Dimostrano alto valore d’integrità

Le persone seguono Chi dimostra integrità, onestà e valori.

In tutto quello che fa.

I leader devono comportarsi in maniera coerente e affidabile, essere trasparenti quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione” ma piuttosto di “fare la cosa giusta“.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Sanno dare speranza

Speranza.
Desiderio.
Sogno.

Il grande leader non solo dà stabilità e fiducia ma offre anche la motivazione che permette alle persone di affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi, nuova gestione o nuovi dipendenti … mostrare speranza è fondamentale.

7. Sanno bilanciare forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

I grandi leader non dimenticano mai da dove sono venuti o non si prendono troppo sul serio. Considerano il loro successo non un risultato di uno sforzo solitario ma riconoscono il contributo di tutta la loro squadra.

8. Rimangono calmi e freddi anche sotto pressione

Sicurezza.
Forza.
Sostegno.

L’ignoto crea disagio.
In questi tempi così caotici, può essere difficile per il capo, il leader trasmettere stabilità e sicurezza.

La gente ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che il suo leader ha una presa salda sul timone, anche nel bel mezzo di una tempesta.

9. Producono risultati e successo

Sono vincenti!

Anche se sono “arrivati”, capiscono che il loro impegno va di là del ruolo e del successo. Preferiscono essere identificati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone e ha costruito un impatto positivo nella vita degli altri.

Seguire il leader? Titoli e competenze non bastano

Un cliente mi ha detto “Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze … non vedo perché il mio team non dovrebbe fidarsi e seguirmi.
Titoli e le competenze sono importanti, ma non diamole per scontate.

A questo punto la domanda è … perché la gente dovrebbe seguirti?
Perché i collaboratori dovrebbero seguire il leader?
Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un leader migliore è una delle tue aspirazioni inizia a chiederti…
… in totale onestà.
“Perché le persone seguire il leader?”.
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Come tirare fuori il meglio dal collaboratore timido o introverso

collaboratore timido

Quando ero adolescente (timido e introverso), avevo smesso di “dichiarare” ai miei amici il mio interesse verso qualche ragazza per la paura di dover essere “pressato all’azione”.

Quando mi scappava un complimento, gli inviti e le spinte degli amici di “attaccare” avevano solo il potere di paralizzarmi ancor di più. “Ma dai!”, “Forza, al limite ti dice di no”, “ Adesso o mai più”, “Se perdi quest’occasione, non la vedrai più”, queste frasi (anziché spronarmi) m’inchiodavano sempre più alla sedia.

L’insicurezza è imbarazzante, paralizzante e invalidante.

Lo sapevo bene.

Tutto quello che chiedevo, è … di non essere pressato e di avere il tempo di “prepararmi” prima di “buttarmi”.

Così diventa facile capire qual è la prima regola per tirare fuori il meglio dai collaboratori timidi o insicuri:

1. Non pressare un collaboratore timido

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Il modo più naturale per “motivare” una persona all’azione suona più o meno così “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!

In realtà, le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.
Anzi.
Ci sono persone che amano guardare … prima di saltare!

È importante lasciare ai tuoi collaboratori timidi il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.
Otterrai, in cambio, idee e soluzioni.

2. Rispettare i confini

Le persone tranquille tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

Non si sentono a loro agio di fronte a persone che non conoscono o gruppi numerosi, non fare telefonate difficili o comunicare cattive notizie con un cliente o un capo.

Quando sono spinte, a oltrepassare la linea della loro zona di comfort (senza essere pronti), è facile che diventino emotivi, agitati e turbati.

Quando questo accade, è meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

3. Ascoltare attivamente

La maggior parte delle persone introverse non sono brave ad auto-promoversi. Preferiscono che sia il lavoro a parlare per loro. E spesso lo fanno anche molto bene.

Il primo incoraggiamento che possiamo dare alle persone timide è quello di essere “presenti”, fare una domanda, smettere di parlare e … ascoltare con la massima attenzione.
 


 

Pianificare incontri periodici uno a uno che permetteranno di costruire una relazione più stretta. Grazie al clima di fiducia, il collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza, il lavoro che più li piace e le aree in cui vorrebbe migliorare.

4. Chiedere “Come posso aiutarti”?

Un collaboratore insicuro può bruciare un sacco di tempo ed energia “girando in tondo” chiedendo cosa-fare e come-fare. A volte, è talmente assorbito da un compito, così concentrato su dettagli e rifiniture da rendere la mansione più complicata di quel che è.

È importante rompere quel blocco mentale, aiutarlo a passare dal pensiero all’azione, identificare quello che è più utile, piuttosto che concentrarsi su “quello che manca”.

Chiedi di cosa ha bisogno per andare avanti ed essere più efficiente.

“Cosa ti serve?”
“Più tempo? Più spazio?”
“Il supporto di un altro collaboratore?”
“Un corso specifico per una determinata competenza?”
“Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?”

5. Collaboratori timidi preferiscono email

E tutte le forme di comunicazione che permettano loro di lavorare con calma e di evitare la “pressione”.

Come pensi che reagisca il tuo collaboratore timido se li fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo?

Ferma.
Non è incapace. Serve solo un po’ di tempo.

Non pensare che questa idea del “dare il tempo” non permette al collaboratore timido di lavorare in un ambiente frenetico e convulso.
Sa adattarsi, anche bene.
Deve solo prendere le “misure”.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Credere nelle persone

Se non credi nelle persone, limiti il loro potenziale.

Uccidi la speranza.

Il tuo collaboratore timido deve sapere che sei dalla sua parte
.
Celebra lo sforzo, riconosci il progresso, trasmetti fiducia.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita

I leader che ispirano speranza “fanno volare” i loro team.
Senza cuore invece, “costruisci” ambienti indifferenti.

È importante sottolineare che questi suggerimenti per la gestione di persone timide non sono una forma di “coccole”.

Questi sono semplicemente accorgimenti che i datori di lavoro e i manager possono utilizzare per gestire al meglio alcuni collaboratori, i cui talenti e punti di forza possono portare grandi vantaggi a tutto il team e alla tua attività o azienda. Se desideri approfondire, ecco il personal coaching per la gestione del tuo team.

Non sai (ancora) cosa è esattamente il coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Perché fare errori è indispensabile per la tua crescita

fare errori

“Una vita spesa a commettere errori, non solo è più onorevole, ma è molto più utile di una vita consumata a non far niente.”
George Bernard Shaw

Non commettere errori potrebbe essere l’errore peggiore.
Un errore ci insegna molto di più di quanto faccia il successo.

Proprio quando siamo messi alla prova, solo quando non riusciamo, possiamo vedere dove abbiamo sbagliato, scopriamo di più su noi stessi, sui nostri punti di forza e di debolezza, sulle cose che vogliamo o non vogliamo fare.

Ecco 5 motivi per cui non fare errori potrebbe essere il più grande errore della tua vita:

1. Gli errori ci aiutano a crescere

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Se non ti metti in gioco, non puoi farti domande importanti.
Se le cose ti sono sempre arrivate “facili”, grazie alla fortuna o con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza.

Quanto sei abituato a perseverare di fronte all’ostacolo?
Continui a provare, non ti fermi fino a quando non trovi il modo di superarlo?

Non è realistico credere che non farai mai sbagli, però è fondamentale esercitare la tua capacità di recuperare dall’errore (e rialzarti) il prima possibile quando la salita si fa dura o finisci muso-a-terra.

Pensi davvero che commettere errori, sbagliare, perdere … renda perdenti?

2. Gli errori sono bagni di umiltà

Siamo onesti, tutti noi pensiamo di essere (davvero) speciali.
Gli errori ci permettono di vedere che siamo, né più né meno, come gli altri.

Ahinoi. Non siamo speciali.

Ma va bene lo stesso.
Molto probabilmente (anzi sicuramente) siamo speciali per certe persone e … speciali sono stati alcuni momenti nella nostra vita.

Partiamo da qui. Dallo speciale-zero.
 


 

Sbagliare ci insegna a essere più comprensivi verso noi stessi e anche verso gli altri.
Ci dà più empatia.
Solo quando ci permettiamo di non essere perfetti, di sbagliare, di provare e riprovare possiamo evolvere e migliorare.

3. Gli errori sono un avvertimento

Hai cancellato alcuni file e hai perso 2 ore per rifare il lavoro?
Guidato con la febbre e hai preso il marciapiede all’incrocio?
Hai fatto tardi la sera e alla riunione eri lento e impacciato?

Certo, errori rimediabili e non drammatici.
Spesso, però gli errori sono un monito.
Un avvertimento.
È un segnale che ci grida, “fai più attenzione”.

Ascolta questi avvertimenti.
Errori differenti … possono significare guai!

Hai cancellato per errore dei file e hai perso 2 mesi per rifare il lavoro,
con un grande danno economico e d’immagine per la tua azienda?
Guidato con la febbre e hai investito una passante all’incrocio?
Hai fatto tardi e alla riunione si vedeva che eri lento e impacciato (e il titolare te ne ha subito chiesto conto, mettendoti con le spalle al muro)?

4. Fare errori è essenziale per vivere una vita senza rimorsi

Come puoi scoprire cosa-ti-piace o cosa-non-ti-piace, se non ci provi?
Come fai a saperlo se non commetti errori?

Hai sempre desiderato quel lavoro all’Istituto per giovani disadattati per poi accorgerti che è stata la peggiore esperienza della tua vita, che non sei “tagliato” o sei troppo “sensibile”?
Hai sprecato davvero il tuo tempo?
È stato davvero un errore di prendere quel lavoro?

Se non avessi mai lavorato nel Sociale, avresti passato tutta la vita a pensare che saresti potuto diventare un grande educatore, un Salvatore e … invece ti ritrovi triste e rancoroso … e non avresti mai potuto sapere quanto (invece) effettivamente l’avresti odiato.

Sbagliare significa vivere una vita senza rimpianti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Gli errori portano al successo

“Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli:
per esempio, la torre di Pisa”

Gianni Rodari

Gli errori aiutano a “correggere il tiro”.
Rettificare la direzione per restare sull’obiettivo.
Più errori facciamo, più ci avviamo velocemente alla meta.

Facendo sempre le stesse cose, otterremo sempre gli stessi risultati. Gli errori ci insegnano cosa non funziona, cosa fare di diverso la prossima volta.

Fare errori, ci aiuta a chiudere le vecchie porte (quelle del comportamento, scelte o strategie che ci hanno portato a sbagliare) e aprirne delle nuove. La maggior parte delle invenzioni sono state realizzate attraverso tentativi ed errori.

Fare errori porta al miglioramento

Anch’io ho fatto tanti errori, che però mi hanno anche dato prospettive diverse.
Non sarei la persona che sono oggi.
Nel bene e nel male.

Spesso, per arrivare al nostro obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ognuno di noi prende traiettorie differenti e strani percorsi.

Se hai sbagliato. Se hai fallito.
Continua.
Prova ancora.
Prenditi una pausa e … fallo di nuovo!

Più provi a fare qualcosa di nuovo, prima arriverai “a farlo bene”.
Gli errori sono (davvero) i gradini per il successo.

9 motivi perchè come giovane leader non farai molta strada

giovane leader

Una cosa è essere un membro del team.
Un’altra è condurre e guidare i membri del team.

Molti sono sicuri di poter raccogliere la sfida.
Bene!
Bello vedere coraggio e intraprendenza!

Quando arriva il momento di agire, però, questa sfida si rileva più difficile del previsto. I giovani team leader sono spesso impreparati ad affrontare la gestione di un gruppo, davanti ai problemi che sorgono o li ignorano o reagiscono male.

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Nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” ho evidenziato come, secondo un recente studio sulla leadership, quasi il 40 per cento dei nuovi leader e responsabili fallisce entro i primi 18 mesi.

Inoltre, molti di loro scoprono che non è quello che si aspettavano, che desideravano oppure comprendono di non avere le competenze per fare bene.

Vediamo insieme 9 motivi perché come giovane leader farai poca strada:

1. “La vuoi facile e subito”

La parola “gavetta” ti fa sorridere?
Bene, rido insieme a te!

Le persone di successo non si aspettano risultati immediati. Non pensano che arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sorridono (questa volta a ragione) nel vedere altre persone cadere nelle illusioni “Leader in 1 giorno”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare leader in 4 mosse”.

2. Smetti di crescere e di ascoltare

Perché hai smesso di crescere e imparare?
Ti stanno andando bene le cose e pensi che non ti serva più?
Sei giovane, preparato e credi di essere esperto-di-tutto?

Se hai smesso di ascoltare, crescere, non ammetti di non sapere tutto è un cattivo segnale. Perché?

Sotto molti aspetti … il successo è più difficile da gestire che un fallimento … soprattutto quando smetti di crescere come persona.

3. Pensi di avere tutte le risposte

I giovani team leader tendono a pensare che devono agire come se avessero tutte le risposte … e se non le hanno … dovrebbero agire come se l’avessero!

 


 

E se non funziona?
Hai pensato alle conseguenze?
È come guidare la notte con le luci di posizione.

4. Non conosci te stesso

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Conosci lo scopo, i tuoi valori e la tua visione?
Sai gestire i tuoi comportamenti? Le tue reazioni? E quelle degli altri?
Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?

Troppe domande?
Forse è meglio che trovi subito le risposte.

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi diventare una percentuale nella statistica dei fallimenti da leadership.

5. Non sei consapevole del prezzo da pagare

+ sali + pressione.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.

Anche al tuo (piccolo o grande, poco importa) livello.
Non devi essere un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore per risvegliare le gelosie e le avversioni delle persone (anche – e soprattutto – di quelle che ti circondano).

Sorpreso?
Non dovresti. Non c’è niente di nuovo, è vecchio quanto il mondo.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

6. Sei arrogante e presuntuoso

Se tendi a pensare che chi si comporta così ha un carattere forte, ti invito a pensare che spesso questo comportamento è tipico delle persone deboli e insicure.

È in genere un tentativo, peraltro vano, di nascondere insicurezza e incompetenza.

Arroganza e prepotenza sono mondi-a-parte rispetto a grinta e carattere.

7. Pensi che basta titolo e competenze

Leadership non è (solo) avere un titolo, un ufficio più grande o “saper fare molto bene il proprio lavoro”.
Non basta.
Non basta concentrarsi sui compiti.

I leader migliori sanno che il loro successo o fallimento dipende dalla capacità di ispirare e guidare il proprio team. Hanno imparato che le persone sono la chiave del loro successo.

La leadership è basata sulle relazioni, sulla fiducia e sulla costruzione di spirito di squadra.

8. Ignori l’importanza delle relazioni personale

Perché quella faccia sorpresa (e un po’ scocciata) nel vedere la tua collaboratrice “scappare subito a casa” perché il suo bimbo è malato. Davvero non sai che i bambini si ammalano così spesso?

Ah! Non ne hai.

Per molti dei tuoi collaboratori l’equilibrio lavoro-privato è una sfida sfiancante. Non farai molta strada se pensi che gli altri siano solo un supporto o (peggio) una scocciatura.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta solo un po’ più di comprensione e un pizzico di simpatia.

 


 

9. Sei convinto che “A te non succederà mai

“Mai” è un avverbio che dovremmo togliere tutti dal vocabolario.

Eccessiva fiducia. Troppa convinzione.
Poca prudenza.
Sono caduti in tanti.
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader.
Soprattutto un giovane leader.
Troppo spesso, l’unica cosa che si sentono dire è … che hanno fallito.

Per padroneggiare la leadership ti servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Dura la vita del giovane leader. Vero?
Il passaggio sul tappeto rosso te lo devi proprio meritare.

Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai ancora deciso di fare il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno. Contattami.

9 ragioni per preferire incontri faccia faccia con i collaboratori

faccia faccia

I progressi tecnologici (e-mail, instant messaging, skype, social networking, ecc.) hanno creato alternative comunicative più flessibili, veloci ed efficaci soprattutto se relazionate a fattori come distanza e tempo.

La comunicazione faccia faccia tuttavia non deve essere trascurata.

Anzi.

Ecco 9 buone ragioni per preferire incontri faccia faccia con i tuoi collaboratori:

1. Le persone preferiscono esperienze dirette

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Quello che le persone desiderano più di ogni altra cosa è contatto autentico.

Oggi il valore aggiunto non è quasi mai quello che “viene detto” (ci sono un sacco di opportunità per i collaboratori di leggere attentamente messaggi, report e resoconti).

Che cosa conta di più?

Il modo in cui “accogli” le persone, come ti “approcci”, come interagisci, come rispondi alle domande, la tua postura, … anche il vestito che indossi, perfino il profumo che “hai scelto”.

I tuoi collaboratori sono lì e … “bevono ogni cosa”.

Attentamente.

2. Le persone apprezzano l’impegno

I tuoi collaboratori o dipendenti sanno che sei occupato e hai poco tempo a disposizione.
Ecco perché apprezzano il tuo sforzo, sanno che ti sei “ritagliato” del tempo per incontrarli.

3. Limitare l’uso eccessivo della mail

L’uso eccessivo della posta elettronica può portare, col tempo, a interazioni personali aride, sterili, “senz’anima” che causano sentimenti d’isolamento e la pericolosa sensazione di essere disconnessi dal resto.

Gli incontri uno a uno offrono la possibilità di ristabilire il contatto umano.

4. Comprendere meglio le reazioni

Solo un incontro faccia faccia ti offre la possibilità di osservare il linguaggio del corpo degli altri.
 


 

Questi gesti o segnali di comunicazione aggiuntivi (di reazione alle nostre parole) possono fornirti spunti per comprendere al meglio le prospettive, il “non detto” dei tuoi collaboratori o dipendenti. La capacità di osservare le reazioni delle parti coinvolte è spesso un fattore chiave per il successo dei negoziati.

5. Sviluppare rapporti e coesione di team

I rapporti di lavoro e di coesione di squadra migliorano quando ci sono interazioni individuali.

Queste relazioni interpersonali si costruiscono mediante una serie di segnali di comunicazione. Una pacca di apprezzamento sincero sulla spalla del tuo collaboratore vale più di 1000 parole!

6. Fornire info su cambiamenti e modifiche

Gli incontri faccia faccia permettono di spiegare (al meglio) le ragioni di una decisione, illustrare un’informazione complessa, comunicare modifiche imminenti, fornire informazioni rilevanti e ricevere feedback da parte dei tuoi collaboratori.

Se gestiti in modo mirato, efficace e tempestivo, queste sessioni faccia a faccia possono ridurre il rischio d’incomprensioni, malintesi o disinformazione, mettere a tacere le pericolose “voci di corridoio”.

7. Prevenire, risolvere incomprensioni e conflitti

Le comunicazioni faccia faccia ti offrono l’opportunità (osservando i segnali non verbali del corpo) di regolare il tuo comportamento, chiarire l’intenzione, evitare errori di comunicazione o incomprensione nonché prevenire e risolvere conflitti sul lavoro.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

8. Gestire una valutazione di un collaboratore

L’incontro per la valutazione delle prestazioni, se gestito bene, può migliorare la performance di un collaboratore e aiutarlo a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Le comunicazioni faccia faccia offrono anche l’opportunità di gestire un collaboratore che sta ricevendo un feedback negativo, un richiamo o un provvedimento disciplinare. Il lavoratore deve avere la possibilità di difendersi e di far valere la sua opinione personalmente (via mail è più veloce e più diretta ma la valutazione si fa oralmente, guardandosi negli occhi).

Se gestito in modo obiettivo e professionale, un incontro disciplinare faccia a faccia può disinnescare emozioni negative, evitare incomprensioni che possono essere ostacoli al cambiamento. Il tempo investito può produrre benefici sia per il lavoratore che per l’azienda.

9. Scambiarsi informazioni riservate

Le comunicazioni individuali permettono di stabilire parametri e determinare un adeguato processo di condivisione delle informazioni riservate.

Investire negli incontri individuali

Le sessioni più efficaci sono quelle quando “scendi in campo” in prima persona e incontri i tuoi collaboratori o i dipendenti faccia a faccia.

Gli incontri uno a unofanno sangue”.

Se vuoi migliorare notevolmente la tua comunicazione, investi nell’individuale.
Investi nel personal coaching.

17 differenze tra fare il capo ed essere leader

essere leader

Il mondo del Lavoro è pieno di capi.

Mancano i (grandi) leader.
Mancano i leader.

La scelta spetta interamente a te.
Pensaci prima di fare il prossimo passo. Ecco 17 differenze tra fare il capo ed essere leader.

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Fare il capo o essere leader?

 

Un capo insicuro gioca sulla paura
Il Leader traspira fiducia ed entusiasmo

Un capo megalomane dice “IO”
Il Leader dice “NOI”

Un capo “vecchia maniera” si focalizza solo sugli errori e nel trovare il colpevole
Il Leader aiuta i collaboratori a trovare le soluzioni ai loro errori

Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi
Il Leader non boicotta il talento, anzi lo guida e ne diventa il più leale alleato

Un capo old style non festeggia perché centrare il target “fa parte del lavoro”
Il Leader sa che celebrare e festeggiare significa creare coesione e alleanza

Un capo altezzoso decide tutto da solo
Il Leader promuove un lavoro di squadra e coinvolge tutti nel processo decisionale

 


 

Un capo cocciuto si concentra su “avere ragione
Il leader sul “fare la cosa giusta

Un capo meschino si prende il merito se va bene, incolpa gli altri se va male
Il Leader sa che onestà e integrità sono assolutamente essenziali per il successo

Un capo incerto controlla tutto
Il Leader dà fiducia ai collaboratori e lascia libera iniziativa

Un capo SA come si fa
Il Leader MOSTRA come si fa

Un capo dice “cosa fare”
Il Leader è più interessato a chiedere e ascoltare

Un capo nasconde la sua insicurezza con spavalderia, superiorità e arroganza
Il leader conosce la linea sottile tra essere fiducioso ed essere arrogante

Un capo non fa complimenti perché ha paura che i collaboratori si “montano la testa”
Il Leader sa che il riconoscimento spinge le persone a dare il massimo

Un capo debole non ammette mai l’errore (pensa sia debolezza)
Il Leader ammette i propri passi falsi (sa che è “vera forza”)

Un capo miserabile tratta i collaboratori come sudditi
Il leader prende a cuore i problemi del suo staff e aiuta a bilanciare lavoro/privato

Un capo meschino usa i suoi collaboratori
Il Leader sa che i suoi collaboratori sono la chiave del suo successo

Un capo superato dice “VAI
Il Leader dice “ANDIAMO

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire. Essere un leader del tuo team è indispensabile!

Mancano i leader.
Sei pronto a scegliere?

6 cose da fare quando non ti senti abbastanza leader

leader

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Mahatma Gandhi

Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.

Non ci sentiamo “abbastanza”.
Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza buoni” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando.
Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato.

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Ecco 6 cose che devi fare quando non ti senti “abbastanza” leader:

1. Smettere di confrontarsi con gli altri

Confrontarsi con gli altri può essere stimolante, spingerti alla sfida e al miglioramento ma può essere anche molto frustrante e deprimente.

Dal continuo confronto hai poco da guadagnare e molto da perdere. I confronti sono sempre eccessivi perché non c’è mai fine al possibile numero di paragoni. I confronti spesso sfociano in risentimento. Rancore verso gli altri e risentimento verso noi stessi (perché non riusciamo).

La verità è che quando siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri. Ti sei accorto che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri sono al loro massimo o mentre celebrano successi?

2. Smettere di cercare la perfezione, non esiste

Perché tutto questo bisogno di perfezione?

Se senti un forte desiderio di essere il leader perfetto, il comandante “senza macchia e senza paura” è perché sei preoccupato di ciò che gli altri pensano di te, chiedi loro un riconoscimento, un’approvazione, una conferma delle tue abilità … se sei perfetto sicuramente nessuno potrà criticarti, vero?
 


 

Invece di essere catturato nel ciclo senza fine della perfezione da leadership ricorda che alcuni dei personaggi di maggior successo (proprio gli stessi di cui ammiri carisma e leadership) sono ben lungi dall’essere perfetti.

Hanno trasformato i loro limiti, col tempo e fatica, in trionfi.
Tempo e fatica.

3. Stop soffermarsi sui propri errori

Soffermarsi sul passato è vitale, a volte.

Gli errori del passato possono aiutare a migliorare.

Soffermarsi e indugiare troppo sugli errori e fallimenti può bloccarti nel passato, influenzare il presente e rovinare il futuro. Alcune persone riescono a passare oltre più facilmente mentre altri restano intrappolate nel senso di colpa.

Ma una cosa è cercare le responsabilità, imparare dagli errori e un’altra è commiserarsi e passare anni punendoci per l’errore commesso.

4. Ricordarsi che essere leader non è facile

Chi ha detto che la leadership è semplice?
Chi ha detto che la leadership è per tutti?

Ci vuole tempo.
Ci vuole abnegazione.
La leadership è dedizione, coraggio, rischio.

Essere leader non è facile.
Chi non è leader, non lo sa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

5. Accettarsi per quello che si è

Accettarsi non significa piacersi o sentirsi perfetti.

Significa arrendersi alla realtà e cominciare a sentirsi sempre più “in pace” con se stessi.
Vuol dire essere meno critici e severi,
perdonarsi gli errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere un leader così coraggioso, carismatico, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.

Questa conquista spingerà per il cambiamento.
Accettarsi è cambiamento.

6. Concedersi il diritto di “sentirsi giù”

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segno di debolezza.

Anzi.

Non ascoltare chi ti sprona con banalità tipo “Ma dai, che cosa vuoi che sia …”, “Ma che te frega …” oppure ti pressa chiedendoti una pronta reazione, una risposta immediata.

Non fingere serenità e produttività, non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza, smettila di parlarne con tutti o di chiedere supporto a persone non adeguate. Non sentirti in dovere di cacciar l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo. Prenditi tempo.
Il tempo per “consolarsi e rimarginare” un momento di scoramento è quello speso meglio.

Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!

Quando senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile. Le persone più forti sono quelle che non si arrendono mai.

Non mollare. Ce la farai.
Anche questa volta.