Comunicare con il team di lavoro: 9 spunti

Comunicare con il team di lavoro: 9 spunti
Sei il leader del tuo team.

È il momento di entrare nel concreto.

Di fornire appoggio.
Aiutare chi ti circonda.
Far sentire che ci sei.

Sostieni e incoraggia la tua gente.
Costantemente.

Soprattutto nei momenti difficili.

Sei il leader del tuo team

Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singola persona.

Diventa un supporto attivo e concreto per chi lavora con te.

Fai sentire la tua presenza.
Fai sentire importante la tua squadra.

1. Sii trasparente, chiaro e diretto

Non nascondere, addolcire o minimizzare i fatti.

L’autenticità ti fa guadagnare la stima delle persone.

Evita i “forse”, i “ma”, i “giusto?”, i “vero?”.
Sono parole dispersive.

Quando senti il bisogno di addolcire troppo il messaggio, rischi di togliere energia e incisività alla tua comunicazione.

2. “Buon lavoro” sono parole vuote se non entri nel concreto

Non minimizzare.

Evita di sdrammatizzare le preoccupazioni del team.
Non negare l’evidenza con frasi di circostanza.

Se ignori l’ansia delle persone, penseranno che non ti importi davvero.

Non basta dire:

“Buon lavoro!”

Devi sporcarti le mani.
Anche tu.

Ora più che mai.

Le persone si attivano davvero quando vedono qualcuno pedalare accanto a loro.

3. Specifica quello che intendi dire

Non comunicare in modo troppo indiretto.

Lascia perdere domande enigmatiche, allusioni e messaggi fumosi.

Se c’è qualcosa da dire, dillo.

Altrimenti meglio tacere.

Devi essere specifico.
Diretto.

Spiega:

  • quali azioni devono essere intraprese,
  • quali comportamenti non ti sono piaciuti,
  • cosa ti aspetti concretamente.

Non nasconderti.

Quando il mare è agitato, il capitano cammina sul ponte.

4. Rinforza la fiducia dei tuoi collaboratori

Chiediti spesso:

  • “Come posso rafforzare la fiducia del mio team?”

Onora il lavoro delle persone che ti circondano.

Fai capire alla tua gente che conta davvero.

Pensa meno a quanto sei speciale tu.
E di più a quanto sono importanti loro.

Condividi esperienze.
Spiega le decisioni.
Dai spazio a nuove opportunità.

E ringrazia il tuo staff.

Spesso.

5. Dimentica il tuo titolo o la tua posizione

Non innamorarti del ruolo.

E nemmeno dell’idea di dare consigli continuamente.

Aiuta con semplicità.
Tieni i piedi per terra.

Pretendi più da te stesso che dagli altri.

E non usare mai:

“Io sono il capo.”

A meno che tu non debba assumerti la piena responsabilità di qualcosa.

Oggi più che mai.

6. Dai supporto alle persone del tuo team

Ripensa alla tua vita professionale.

Probabilmente ricordi ancora con stima chi ti ha aiutato davvero.

Fai lo stesso con gli altri.

Coinvolgi tutti nelle riunioni e nelle discussioni.

Non emarginare nessuno.
Non escludere una persona dal gruppo.

Basta poco per far sentire qualcuno invisibile.

7. Ascolta… davvero

Ascolta prima di esprimere il tuo punto di vista.

Non interrompere.

Usa le idee degli altri per migliorare il lavoro.

E fallo sapere.

Dire:
“Questa idea è partita da te”
rafforza motivazione, fiducia e appartenenza.

Ascoltare non significa semplicemente sentire.

È empatia.
Interesse.
Rispetto.

Vuol dire riconoscere valore alle persone.

Se sei disposto a metterti in discussione e continui a cercare evoluzione e crescita… allora sì, stai guidando davvero.

8. Non finire le frasi degli altri

Lascia che il tuo collaboratore concluda il discorso.

Contieni la voglia di:

interrompere,
correggere,
anticipare,
stringere i tempi.

Se finisci tu le frasi:

  • limiti la libertà di espressione,
  • impoverisci il confronto,
  • riduci la comprensione reale del messaggio.

E poi…

sei davvero così sicuro di sapere già tutto?

Potresti aver interpretato male intenzioni, dubbi o bisogni.

Per esempio:

  • la persona è davvero tranquilla?
  • Oppure sta solo cercando di non contraddirti?

9. Evita di interrompere il tuo collaboratore

Ci sono tanti motivi per ascoltare davvero.

Non è una questione di quantità di tempo.

A volte bastano pochi minuti.
Ma devono essere minuti di attenzione reale.

Di concentrazione.
Di presenza.

Ecco perché i buoni ascoltatori diventano leader così apprezzati.

Forse dovremmo tutti riflettere di più su questo:

Sei capace di mettere da parte i tuoi pensieri?
Di ascoltare senza giudicare?
Di accogliere davvero ciò che l’altro sta cercando di dirti?

Conquistare la stima del tuo team – frasi celebri

conquistare la stima del tuo team

STAI LEGGENDO LA PARTE 8

Se il Mercato del Lavoro sta cambiando (anche in conseguenza della crisi che ci sta investendo),
allora gioco-forza deve cambiare anche il tuo modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.

È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.

Non concentrarti solo sui compiti da eseguire.
Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo

Le persone sono il fulcro del tuo successo.

È tempo di diventare leader del tuo team.
E motivare (davvero) i tuoi collaboratori.

Ho raccolto alcune frasi significative sul conquistare la stima del tuo team che ho trovato sul web (e in particolare su dilei.it):

“Impara a piacere a te stesso. Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te.”

Lucio Seneca

 

“Non sottovalutare mai il desiderio di una persona di essere apprezzata. Il principio fondamentale della Natura Umana è l’ardente desiderio di essere apprezzati.”

William James

“Se per una volta tradisci la fiducia dei tuoi concittadini, non riguadagnerai mai la loro stima e rispetto.”

Abraham Lincoln

“Ci avete fatto caso a come diventano improvvisamente brutte le persone di cui avete perso la stima?”

Anonimo

POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te

“Non confondete la confidenza con la stima: la seconda è silenziosa.”

Anonimo da Twitter

“Il problema è che le persone ritornano, la stima no.”

Anonimo

“Chi parla bene di tutti non riscuote, in fondo, la stima di alcuno.”

Roberto Gervaso

Se desideri che gli altri ti rispettino, devi mostrare loro rispetto. Ognuno vuole sentire che conta per qualcosa ed è importante per qualcuno. Invariabilmente, le persone daranno il loro amore, rispetto e attenzione alla persona che soddisfa quel bisogno. La considerazione per gli altri generalmente riflette la fede in se stessi e la fede negli altri.”

Ari Kiev

PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te

È una grande virtù stimare tutti migliori di noi.”

Santa Teresa D’Avila

“Quando ti accontenti di essere semplicemente te stesso e non fai confronti o gareggi, tutti ti rispetteranno.”

Lao Tzu

Gli uomini hanno poca stima degli altri, ma non ne hanno molta neanche di sé stessi.

Lev Trockij

COLLOQUIO DI SUCCESSO > scopri il tuo percorso di coaching ideale

Per le persone che non si stimano, il successo vale zero, l’insuccesso vale doppio.

Giorgio Nardone

“Una delle forme più sincere di rispetto è in realtà ascoltare ciò che un altro ha da dire.”

Bryant H. Mcgill

Si può passare da squadra a gruppo solo quando tra i giocatori subentra l’unica cosa che conta nei rapporti di lavoro: la stima. “

Gian Paolo Montali

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: non stare sulla difensiva – parte 7

la fiducia del tuo team

STAI LEGGENDO LA PARTE 7
Hai già visto all’opera una persona sulla difensiva?

Non appena inizi a parlare, incrocia le braccia.

Alza le barriere per proteggersi.
Comincia a giocherellare con la penna.

Distoglie lo sguardo.
Volta la testa.
Difende a oltranza il proprio operato.

Il linguaggio non verbale rivela la difensiva

Il linguaggio del corpo è spesso il primo segnale.

Quando una persona si mette sulla difensiva cerca di creare una barriera tra sé e gli altri.

Una distanza.
Una protezione.

Se c’è una colpa, puoi stare certo che non sarà la sua.
La difensiva è spesso il segnale di una difficoltà.

La difficoltà di accettare una critica.
Un errore.
Una responsabilità.

Difendersi, per molti, è diventata una forma d’arte

Non fare in modo che diventi anche il tuo talento.

Se ti dicessi che sei sulla difensiva, lo prenderesti come un’offesa?

Spesso reagiamo come se fossimo minacciati.

Anche quando le parole dell’altro sono neutre.
O addirittura costruttive.

Non ce ne rendiamo conto.
Non riusciamo a vedere con lucidità ciò che sta accadendo.

A volte mettersi sulla difensiva è normale.

Il problema nasce quando diventa un’abitudine.

PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale

La difensiva può distruggere la fiducia del tuo team

Mettersi sulla difensiva allontana le persone.

Ti fa apparire insicuro.
Immaturo.
Poco aperto al confronto.

Ogni osservazione diventa un attacco.
Tutti i feedback una minaccia.
Ogni confronto un rischio.

Finisci per trasmettere l’immagine di una persona chiusa.

Timorosa.

Altro che fiducia del team!

Mettersi sulla difensiva è una reazione istintiva.

Serve a proteggerci dal senso di colpa.
Dall’insicurezza.
Dalla paura di sbagliare.

Vuoi la fiducia del tuo team? Conosci i tuoi limiti ed esprimili

Se sei stanco.
Irritato.

Se non sei nelle condizioni giuste per affrontare una discussione.

Dillo.

Può bastare una frase semplice:

“Capisco che questo è importante per te, ma non sono nello stato giusto per discuterne adesso. Possiamo parlarne domani?”

Se non sei pronto rischi di dire cose inappropriate.

Di reagire in modo difensivo.

E di spingere anche l’altra persona sulla difensiva.

Diventa consapevole

Cerca di capire che cosa ha innescato la tua reazione.

  • Che cosa ti ha fatto mettere sulla difensiva?
  • Come ti ha fatto sentire ciò che è stato detto o fatto?

È importante riconoscere le emozioni che provi.

Soprattutto quando vieni criticato.

Ferito.
Imbarazzato.
Insicuro.

Il semplice fatto di ammetterlo può ridurre l’intensità della tua reazione.

Ascolta in modo attivo

Per paura di essere feriti alziamo le barriere.

Ci chiudiamo.
E rischiamo di dire cose fuori luogo.

Ascolta per comprendere.

Non per ribattere.
Non per vincere.
Colpire.

Chiediti:

  • Che cosa sta cercando di dirmi questa persona?
  • Riesco ad ascoltarla con tutta la mia attenzione?
  • Che cosa la sta infastidendo?
  • Come si sente?

Se qualcosa non ti è chiaro, chiedi esempi.

Quando una persona si sente ascoltata, le difese iniziano a scendere.

Le barriere si abbassano.
La tensione diminuisce.

Può diventare più facile dire:

  • “Mi dispiace che tu ti senta frustrato. Non mi sono reso conto di come il mio atteggiamento potesse limitarti.”

Resisti alla tentazione di reagire

Quando un collaboratore si mette sulla difensiva può essere difficile mantenere una comunicazione efficace.

Spesso però reagire nello stesso modo peggiora la situazione.

Ricorda che la sua reazione potrebbe avere poco a che fare con te.

Potrebbe essere il risultato di emozioni accumulate nel tempo.

Frustrazione.
Rabbia.
Delusione.

Più ti difendi, più aumenti la probabilità di essere attaccato.

La contro-difesa raramente funziona.

Anzi.

Spesso rafforza le convinzioni dell’altro.

Trova un accordo dove puoi

Anche quando non condividi il punto di vista del tuo interlocutore, cerca un piccolo spazio di accordo.

Ad esempio:

  • “Posso capire che la vedi in modo diverso.”
  • “A volte questo potrebbe essere vero.”
  • “Potresti avere ragione.”

Se la persona non accetta il tuo feedback, prova a comprenderne il motivo.

Riconosci la sua reazione.

Senza giudicarla.

Chiediti con onestà:

  • Ho interpretato male i fatti?
  • Ho frainteso le sue intenzioni?
  • Il feedback è impreciso o ingiusto?
  • Si tratta soprattutto di una risposta emotiva?

Mantieni una mentalità aperta

Fai domande.
Domande sincere.

Domande che dimostrino il tuo desiderio di comprendere.

Come ho scritto nel capitolo 5 del mio libro, le affermazioni aperte aiutano ad attenuare la reazione difensiva.

Per esempio:

  • “Alessandro, riconosco che questo può essere difficile da ascoltare e voglio assicurarmi di capirti chiaramente. Potresti dirmi esattamente su cosa non sei d’accordo?”
  • “Quali diversi punti di vista pensi che dovremmo valutare?”
  • “Vedo questo come una tua responsabilità. Parliamo del perché non la vedi allo stesso modo.”

Quando una persona si sente compresa, spesso diventa più disponibile ad ascoltare.

Più aperta.

Meno difensiva.

Finché rimani nel dialogo, puoi andare avanti

Quando rinunci a difenderti a tutti i costi, apri uno spazio diverso.

Accogli le critiche.
Ascolti.
Ti confronti.

Dimostri di non avere paura del dialogo.

E proprio lì emerge la tua forza.

Il tuo potere.
La tua autorevolezza.

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  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: scegli colloqui di persona – parte 6

la stima del tuo team

STAI LEGGENDO LA PARTE 6
Vuoi la stima del tuo team? Non trascurare i colloqui faccia a faccia.

I progressi tecnologici hanno rivoluzionato il modo in cui comunichiamo.

Messaggistica istantanea.
Videoconferenze.
Social network.

Strumenti rapidi, flessibili ed efficaci, soprattutto quando entrano in gioco distanza e tempo.

Tuttavia, l’uso eccessivo del digitale può avere un prezzo.

Col passare del tempo le interazioni rischiano di diventare più aride.
Più sterili.
Più impersonali.

Fino a generare una sensazione di isolamento.

O peggio ancora, di disconnessione dagli altri.

Se vuoi conquistare la stima del tuo team, non dovresti mai trascurare la comunicazione in presenza.

Perché ti permette di ristabilire il contatto umano.

Ecco quattro buone ragioni per privilegiare i colloqui faccia a faccia con i tuoi collaboratori.

1. Le persone preferiscono l’esperienza diretta

Soprattutto quando si tratta del proprio capo.

I collaboratori sanno che sei impegnato.
Sanno che il tuo tempo è limitato.

Proprio per questo apprezzano il fatto che tu abbia trovato uno spazio per incontrarli.

Come ho scritto nel mio libro Autorevolezza, le persone desiderano più di ogni altra cosa un contatto autentico.

Oggi il vero valore aggiunto non è quasi mai ciò che viene detto.

Conta molto anche il modo in cui lo dici.

Come accogli una persona.
Come ti approcci.
Rispondi alle domande.

Conta la tua postura.
Il tuo atteggiamento.
La tua presenza.

Persino il modo in cui ti presenti.

I collaboratori sono lì.

E osservano tutto.

Attentamente.

2. Comprendi meglio le reazioni delle persone

L’incontro faccia a faccia ti permette di osservare il linguaggio del corpo.

E di cogliere informazioni che spesso sfuggono nelle comunicazioni a distanza.

Gesti.
Espressioni.
Postura.

Tutti elementi che aiutano a comprendere il significato reale di ciò che viene detto.

E soprattutto di ciò che non viene detto.

PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te

Osservare questi segnali ti aiuta a capire meglio le dinamiche del team.

Ti permette di prevenire conflitti.
Individuare tensioni.
Intervenire prima che i problemi crescano.

La capacità di leggere il “non detto” è una competenza fondamentale per chi guida persone.

Non è un dettaglio.

È leadership.

La stima del team migliora quando le relazioni diventano più umane.
Più dirette.
Più autentiche.

A volte un gesto sincero di apprezzamento vale più di molte parole.

3. Riduci il rischio di incomprensioni

I colloqui di persona permettono di spiegare meglio una decisione.
Illustrare un cambiamento.
Condividere informazioni complesse.

E soprattutto ricevere feedback immediato.

Se gestiti in modo efficace, questi incontri aiutano a ridurre:

  • malintesi;
  • divergenze;
  • disinformazione.

Aiutano anche a contrastare le pericolose voci di corridoio.

Quelle che alimentano dubbi.
Creano tensioni.
Indeboliscono la fiducia.

4. Gestisci meglio i feedback difficili

Esistono situazioni che meritano uno schermo spento.

E una conversazione vera.

Un feedback negativo.
Un richiamo.
Il provvedimento disciplinare.

Sono momenti delicati.

Momenti che richiedono presenza.

Il collaboratore deve poter esprimere il proprio punto di vista.
Fare domande.
Difendersi.
Essere ascoltato.

Una mail è più veloce.

Ma certe conversazioni si affrontano guardandosi negli occhi.

Se gestito in modo professionale, un colloquio disciplinare può ridurre le emozioni negative.
Evitare incomprensioni.
Favorire il cambiamento.

Il tempo investito può produrre benefici sia per il lavoratore sia per l’azienda.

Può migliorare le prestazioni.

Può aiutare la persona a raggiungere gli obiettivi attesi.

Vuoi la stima del tuo team? Investi nei colloqui faccia a faccia

Le sessioni più efficaci sono spesso quelle in cui scendi in campo in prima persona.

Incontri i collaboratori.
Li ascolti.
Ti confronti.

Costruisci relazioni.

I colloqui di persona fanno sangue.

Se vuoi migliorare la comunicazione con il tuo team, investi nei colloqui in presenza.

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  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: evita simpatie e favoritismi – parte 5

la fiducia del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 5
Vuoi la fiducia del tuo team? Evita favoritismi e preferenze

È naturale sentire maggiore feeling con alcune persone rispetto ad altre.

Tendiamo a circondarci di chi la pensa come noi.
Di chi ci somiglia.
Di chi ci fa sentire a nostro agio.

Tuttavia, confrontarsi con prospettive diverse stimola la creatività.

È difficile crescere se lavori solo con persone che la pensano come te.

Se ti accorgi di avere la tendenza a fare favoritismi, oppure eviti qualcuno perché non ti piace, dovresti lavorare sulla creazione di legami professionali.

Fai uno sforzo.

Evita simpatie e favoritismi: cerca aree di interesse comune

Forse siete tifosi della stessa squadra.
Oppure appassionati degli stessi film.

Coltivando conversazioni su interessi comuni potresti passare dall’ostile, non dico al positivo, ma almeno al neutrale.

Dovresti essere in grado di trattare allo stesso modo ogni membro del team.

Ricorda che i collaboratori osservano tutto.

Favoritismi.
Preferenze.
Simpatie.

Prima o poi emergono.

E quando emergono generano sfiducia e perdita di stima.

Detto questo, non potrai essere sempre perfettamente giusto.

Sempre equilibrato.
Sempre imparziale.

Nei momenti importanti o di crisi è normale concentrare attenzione ed energie sulle persone che possiedono le competenze necessarie per affrontare una determinata situazione.

La fiducia del team: cerca di essere il più possibile imparziale

Avrai certamente notato come i collaboratori ti osservino costantemente.

Sono attentissimi al tuo comportamento.
Sensibilissimi a come interagisci con ciascuno di loro.

Favoritismi, preferenze e simpatie emergono tuo malgrado.

E all’interno del team producono sfiducia e demotivazione.

Puoi essere un capo esigente.

Anche severo.

L’importante è che l’approccio sia coerente con tutti.

Ogni membro del team deve sentirsi trattato in modo equo.

Prova a trasformare te stesso e il tuo team

Prendi a cuore gli interessi del tuo staff.

Ascolta i loro problemi.
Aiutali a bilanciare lavoro e vita privata.

Evita disparità inutili.

Fai rispettare le regole.
A tutti.

Se vuoi conquistare la fiducia del team, evita di sorvolare per amicizia o simpatia.

Capisco che richiamare una persona con cui hai un buon rapporto non sia piacevole.

Può creare disagio.
Può mettere in difficoltà.

Ma se chiudi un occhio rischi di perdere la stima del resto del gruppo.

E di apparire un leader debole.

In questo modo penalizzi chi lavora con dedizione e rispetto delle regole.

I membri del team non vogliono sentire scuse.
Desiderano una cosa molto semplice:
se le regole esistono, devono valere per tutti.

Tieni traccia delle tue scelte

Uno dei modi migliori per evitare favoritismi è distribuire incarichi e opportunità in modo equo.

Le persone che non vengono scelte se ne accorgono.

Molto più di quanto immagini.

Quindi tieni traccia di chi ha partecipato all’ultimo progetto importante.

Di chi ha presentato.
Di chi ha avuto visibilità.

Poi chiediti:
“A chi tocca adesso?”

Anche iniziative semplici possono aiutare.

Per esempio, affidare a rotazione il briefing mattutino.

Coinvolgi tutto il team

Se vuoi la fiducia del team evita di confrontarti sempre con le stesse persone.

Evita il solito gruppetto.
I soliti nomi.
Le solite opinioni.

Naturalmente alcuni collaboratori devono essere coinvolti più di altri.

Ogni persona dovrebbe avere la possibilità di contribuire.

Anche chi svolge compiti secondari desidera fare un buon lavoro.

Avere obiettivi.
Sentirsi utile.
Partecipare al successo dell’azienda.

Rendi partecipi tutti i collaboratori

Una comunicazione semplice e trasparente aiuta le persone a sentirsi coinvolte.

A sentirsi importanti.

Quando accade, aumentano:

autostima;
impegno;
produttività.

Vuoi la fiducia del team? Sii inclusivo

Quando assegni progetti, incarichi e mansioni, prova a ragionare in modo inclusivo.

Non esclusivo.

Chiediti:

  • Posso coinvolgere un’altra persona, anche in un ruolo minore?
  • Come posso incoraggiare tutti a esprimere il proprio punto di vista?
  • Posso creare piccoli gruppi di lavoro che favoriscano la partecipazione?

Evita di dividere il team in categorie

La divisione in categorie porta quasi sempre a creare differenze.

Anche quando non ne sei consapevole.

Nuove assunte contro vecchia guardia.
Tempo pieno contro part-time.
Junior contro senior.

Nel tuo team non dovrebbero esistere seconde linee.

Usa il “noi”.

Racchiudi idealmente tutti i membri del tuo staff.

Chi lavora accanto a te ogni giorno.
Chi incontri una sola volta alla settimana.

Non manifestare simpatie e preferenze personali

È normale provare maggiore simpatia per alcune persone.

Succede a tutti.

Ma prova a fare una pausa caffè o un pranzo, a rotazione, con ogni membro del team.

È un modo semplice per coinvolgere tutti.

E migliorare le relazioni professionali.

Offri a tutti le stesse opportunità di crescita

Essere sempre esclusi da corsi, training o meeting non aiuta la motivazione.

Tantomeno la produttività.

Nel limite delle tue possibilità, cerca di offrire a tutti opportunità di crescita professionale.

Non sempre identiche.

Ma eque.

Segui una linea comune per permessi e vacanze

Quando non esistono criteri chiari è facile che nascano dubbi e malintesi.

Le persone iniziano a pensare che alcune concessioni dipendano da simpatie e preferenze.

Molto meglio definire fin dall’inizio una linea guida chiara.

Comprensibile.
Trasparente.
Flessibile.

Se fai un’eccezione, spiegane il motivo.

Comunica perché è stata presa quella decisione.

Più condividi il ragionamento dietro una scelta, meno i collaboratori percepiranno incoerenza o malafede.

E tu che cosa ne pensi?

Ti sei mai chiesto quanto spesso coinvolgi i tuoi collaboratori durante una pausa caffè o una pausa pranzo?

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  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
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  7. Non stare sulla difensiva
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Conquista la stima del tuo team: parla chiaro e diretto – parte 4

fiducia del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 4
Vuoi la fiducia del team? Parla chiaro, soprattutto nei momenti difficili

Che tu sia manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore, un professionista o un responsabile di settore, poco importa.

Che il tuo staff sia composto da 2 o 200 persone, cambia poco.

Ricorda che stai comunicando con persone.

Persone che osservano.
Persone che ascoltano.
Sentono.

Parla chiaro e diretto, soprattutto nei momenti difficili.

Guarda le persone negli occhi.
Senti la loro preoccupazione.
Stabilisci un contatto visivo, senza esagerare.

Serve a far percepire il tuo interesse.

Sei il leader.

Dai appoggio.
Sostieni.
Incoraggia la tua gente.

Costantemente.

Fai sentire che ci sei.

Fai sentire che sei un capo attento.
Presente.

Usa le emozioni

Non lasciare che usino te.

Se ti concentri sulla paura, aumenti ancora di più l’ansia.
Se lotti contro l’agitazione, crei ancora più preoccupazione.

Piuttosto, infondi fiducia negli altri.

Condividi le esperienze.
Spiega le azioni.
Dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.

La tua disponibilità verso una persona del team che sta attraversando un periodo difficile ti rende un leader maturo.

Esprimi il tuo lato migliore.

Come persona.

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Non ignorare le preoccupazioni del team

Non nasconderti.
Fatti trovare.
Rispondi alle preoccupazioni.

Quando i mari sono agitati, il capitano cammina sul ponte.

Condividi la visione.

Dai consigli con semplicità.
Tieni i piedi per terra.
Pretendi di più da te stesso che dai tuoi collaboratori.

Non dire mai “io sono il capo”.

A meno che tu non debba assumerti la piena responsabilità.

Ascoltare è una questione di qualità

Non devi ascoltare per un’ora.

Non devi trasformare ogni confronto in una seduta terapeutica con finale a singhiozzi.

L’ascolto attivo non è una questione di quantità.

È qualità.

Qualche minuto può bastare, se ascolti davvero.

Con attenzione.
Con presenza.
Interesse reale.

Non hai tempo? Benissimo. Dillo.

Quando sei molto occupato, stressato o stanco, è meglio scusarsi.

Accordati per un altro momento, in cui potrai essere più attento e partecipe.

Non c’è nulla di male nel dire:

  • “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00?”
  • “Possiamo riprenderlo domani mattina?”
  • “Ti va se ci confrontiamo lunedì?”

Mantieni l’impegno preso.

Anche questo vuol dire gestire il team.

Vuoi la fiducia del team? Parla in modo chiaro e diretto

Non nascondere i fatti.
Non raddolcire troppo.
Neanche minimizzare ciò che è importante.

Troppo spesso la comunicazione è preceduta da troppe spiegazioni.

Oppure da troppo poche.

A volte usiamo un linguaggio forzatamente rassicurante per diminuire l’impatto.

Ma l’evasività fa perdere forza al messaggio.

Le persone non capiscono.
Sono confuse.
Possono fraintendere il peso reale della situazione.

La tua comunicazione deve essere breve, chiara e diretta.

Le persone vogliono risposte.

Non giochi di parole.

Mostra coerenza e congruenza

Le promesse non mantenute creano sfiducia e demotivazione nel team.

I collaboratori si sentono traditi.
Delusi.
Presi in giro.

Nelle relazioni umane, una delle cose peggiori è promettere ciò che non riesci a mantenere.

Molto meglio promettere poco e mantenere tutto.

Conquistare la fiducia del team? Assumiti le responsabilità

Evita di scaricare le responsabilità sul team, sulle procedure o sulla politica aziendale.

Assumerti le tue responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia.

Allo stesso tempo, incoraggi anche gli altri a fare lo stesso.

Comprendere queste sfumature è la chiave per gestire team di lavoro anche molto complessi.

Evita comportamenti ambigui, falsi o manipolatori

Sii autentico.

Non cambiare versione secondo la circostanza.

Quando manca la fiducia, ogni tuo comportamento sarà guardato con sospetto.

Diventa una persona integra.

Una persona che pensa quello che dice.
E mette in pratica quello in cui crede.

Più sei sicuro, più puoi permetterti di esporti.

Mostrando anche i tuoi limiti.
Le tue debolezze.
Le tue zone di incertezza.

Ascolta davvero

Ascolta cosa hanno da dire le persone, prima di esprimere il tuo punto di vista.

Ascoltare va oltre il semplice sentire.

È empatia.
Interesse.
Rispetto.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.

Calmare il tuo borbottio interno.
Prestare attenzione a ciò che l’altro sta dicendo.
Capire prima di offrire un consiglio o una soluzione.

Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita, stai facendo un lavoro da leader.

Da grande leader.

Non interrompere

Ogni volta che interrompi, stai uccidendo la comunicazione.

L’empatia si prende cura delle persone.

Se interrompi l’altro, rompi questo equilibrio.

La capacità di entrare in empatia ti permette di capire il messaggio nel suo giusto contesto.

E dimostra sincero interesse per gli altri.

Fai sentire il tuo coinvolgimento personale.

Le persone vogliono che le loro paure e preoccupazioni siano ascoltate.

Riconosciute.

Parla con fiducia, non spavalderia

Non ridimensionare le problematiche.

Non confortare una persona ansiosa sdrammatizzando le sue preoccupazioni.
Evita di negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se minimizzi ciò che per l’altra persona è importante, diventi all’istante inaffidabile ai suoi occhi.

Piuttosto, resta aperto e disponibile:

  • “Per favore, inviami una mail se vuoi condividere altri pensieri o preoccupazioni.”
  • “Puoi contare su di me, mentre proviamo a recuperare maggiori informazioni.”
  • “Grazie per i tuoi suggerimenti.”
  • “Mi piacerebbe essere più specifico. Desidero risponderti con informazioni adeguate e veritiere.”

Ottenere la fiducia del team: evita “forse”

“Forse” mantiene aperte tutte le opzioni.

Ma spesso crea disordine e stagnazione.

Se sei tentato di dire “forse”, meglio dire no.

Se hai bisogno di un po’ di tempo, fai sapere che deciderai più tardi.

Per esempio a fine giornata.

Non puoi pianificare e andare avanti con i “forse”.

“Forse” è pericoloso.

Blocca.
Porta inazione.
Crea confusione.

Evita anche il “ma”

Ogni volta che usi “ma”, cancelli inevitabilmente quanto hai detto prima.

“Andrà tutto bene, ma…”

Come ti suona?
Che cosa senti?

Che forse non intendo davvero quello che ho detto.

Il “ma” cancella.
Limita.
Diminuisce.
Giustifica.

Sostituisci il “ma” con “e”.

Oppure interrompi la frase e sostituisci il “ma” con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro, ma c’è ancora tanto da fare.”

Diventa:

“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare.”

Attenzione al “non lo so”

Dire “non lo so” non è sempre un segno di incompetenza o insicurezza.

Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usarlo troppo spesso, però, può costarti credibilità e influenza.

Ogni volta che te ne esci con un arrendevole “non lo so”, spingi le persone ad andare da altri.

A non venire da te.

Piuttosto che usare un “non lo so” predefinito, prepara risposte più potenti.

Attenzione anche alle frasi fatte

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi usate con troppa leggerezza.

Non cedere al finto entusiasmo.

Non usare sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

Frasi come:

  • “Capisco quanto sia difficile questo cambiamento.”
  • “So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e immagino quanto possa essere deludente.”
  • “Sono sicuro che andrà tutto bene.”
  • “So quanto sia triste per te.”

possono sembrare empatiche.

Ma potresti sentirti dire:

“No, mi spiace. Non lo sai.”

Soprattutto quando non hai partecipato o non sei stato coinvolto dalle conseguenze negative.

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.

Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato o inadeguato.

Se non vuoi perdere la fiducia del team, è meglio mordersi le labbra.

A volte è meglio stare zitti

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: mostra ascolto attivo – 2

la stima del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 2
Ascoltare in modo attivo è il segreto per conquistare la fiducia del team.

Cosa c’è di più frustrante, per un collaboratore, che vedere una propria richiesta poco ascoltata, mal compresa o addirittura fraintesa?

Se non ascolti, come puoi pretendere la stima del team?

Comunicare efficacemente?

Ascoltare significa fare silenzio dentro di te

Vuol dire placare il tuo parlottio interno.

Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare va oltre il semplice sentire.

Significa comprendere il messaggio nel suo giusto contesto e dimostrare sincero interesse per le persone.

Non pensare di saper ascoltare solo perché senti ciò che l’altro sta dicendo.

Ogni collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione.
Vuole percepire partecipazione.
Vuole sentire empatia.

Anche se solo per pochi minuti.

POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te

Il tuo collaboratore si sentirà importante

Si renderà conto di essere guidato da un leader competente.

Aumenterà la stima del team e il desiderio di comunicare.
Si rafforzerà il rapporto di fiducia.
Si svilupperà maggiore collaborazione.

E, per te, tutto questo si traduce anche in maggiore produttività e fedeltà.

Quando incontri un collaboratore, ascolta prima.

Le domande vengono dopo.

Perché imparare ad ascoltare?

L’ascolto attivo:

  • crea empatia e collaborazione;
  • dimostra sincero interesse;
  • riduce incomprensioni e fraintendimenti;
  • aiuta a comprendere bisogni ed esigenze reali;
  • permette di arrivare più rapidamente al nocciolo della questione;
  • rende più facile costruire fiducia;
  • è una caratteristica comune ai leader più efficaci.

Ascoltare in modo attivo è impegnativo

Quando una persona ti parla, sei davvero presente?

Oppure stai guardando altrove?
Stai pensando alla risposta?
Stai aspettando il tuo turno per parlare?

Sei aperto al dialogo?

Desideri veramente capire?

Se hai difficoltà ad ascoltare, non scoraggiarti.

L’ascolto attivo è una competenza che si può allenare.

Le vecchie abitudini sono difficili da sradicare.
Serve pratica.
Serve pazienza.

Ascoltare è una competenza fondamentale per la leadership

L’ascolto richiede concentrazione.

Richiede attenzione.

È una forma di rispetto verso il collaboratore come persona, non soltanto come risorsa produttiva.

Come leader sei spesso impegnato a parlare, valutare e giudicare.

Per ascoltare davvero devi mettere da parte tutto questo.

Non concentrarti su cosa ribattere.
Non preparare la risposta.

Focalizzati su chi sta parlando.

Vuoi conquistare la stima del team? Presta attenzione

Preparati ad ascoltare.

Libera la mente dalle tue preoccupazioni personali.
Anche se non è facile.

Siamo spesso stressati.
Sempre di corsa.
Sempre a rincorrere qualcosa.

Osserva direttamente chi parla.

È un modo semplice per comunicare:

“Sì, ti sto ascoltando.”

Non lasciarti distrarre da ciò che accade intorno a te.

Una porta che sbatte.
Un telefono che squilla.
Una risata nel corridoio.

Tutto questo può aspettare.

Non fingere di aver capito

A volte sei stanco.
Di fretta.
Stressato.

Può capitare.

Ma fingere di aver capito è quasi sempre una cattiva idea.

In qualche modo si vede.
E si sente.

Molto meglio chiedere chiarimenti.

  • “Scusa, ho perso il filo.”
  • “Ti ho seguito fino a qui, puoi ripetere per favore?”

Non concentrarti su cosa rispondere

Se mentre l’altro parla stai già pensando a cosa dire, come puoi ascoltare davvero?

Se non vedi l’ora di contraddire, correggere o giudicare, non stai ascoltando.

Ascoltare non serve soltanto per rispondere.

Serve per comprendere.
E per aiutare.

Astieniti dai commenti mentre l’altro sta ancora parlando.

Non trarre subito le tue conclusioni

Non interrompere il collaboratore con deduzioni premature.

La tentazione è quella di apparire brillanti.

Capire tutto al volo.
Arrivare subito alla conclusione.

Attento.

A volte funziona.

Molto spesso no.

Mentre ascolti non interrompere

Lascia che il collaboratore completi il suo ragionamento.

Interrompere è quasi sempre uno spreco di tempo.

Chi parla si scoraggia.
La comprensione diminuisce.
Il dialogo si impoverisce.

Evita anche di dire:

“Ti sto ascoltando”

mentre stai facendo altro.

Sentire non basta.

Ascoltare richiede attenzione.
Interesse.
Disponibilità.

Anche quando hai poco tempo.

Mostra che stai ascoltando

Guardare altrove mentre qualcuno ti parla è fastidioso.

E spesso viene percepito come una mancanza di rispetto.

Ascolta con tutto il corpo.

Mantieni il contatto visivo.
Sorridi.
Annuisci.

Non per forza perché sei d’accordo.

Ma perché stai seguendo il discorso.

Piccole espressioni come:

“Capisco”;
“Sì”;
“Certo”;

incoraggiano l’altro a continuare.

Riformula quanto ascoltato

La riformulazione consiste nel ridire ciò che l’altro ha appena espresso.

Con le sue parole.
Oppure in modo più sintetico.

Senza aggiungere interpretazioni.

Riformulare ti permette di verificare se hai davvero compreso.

E permette al collaboratore di sentirsi ascoltato.

Puoi utilizzare frasi come:

  • “Mi stai dicendo che…”
  • “In altre parole desideri…”
  • “A tuo avviso quindi…”
  • “Così, secondo te…”

La riformulazione è particolarmente utile quando il collaboratore è esitante, dispersivo o fatica a spiegare il problema.

Evita le frasi-boomerang

Alcune frasi sembrano utili.

In realtà producono l’effetto opposto.

Per esempio:

  • “Ti capisco”, quando in realtà non conosci abbastanza la situazione.
  • “Vieni al punto”, perché comunica irritazione.
  • “Parla pure, ti sto ascoltando”, mentre continui a fare altro.
  • “Continua, mi interessa“, mentre guardi l’orologio o fuori dalla finestra.

Le persone notano queste incongruenze.

Molto più di quanto immagini.

Impara a prestare vero ascolto.

Se vuoi conquistare la stima del team, è da qui che devi partire.

Diventerai un punto di riferimento importante.

E, con il tempo, anche irrinunciabile.

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: la motivazione parte da te – 1

stima del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 1
L’obiettivo di questo articolo (diviso in 7 parti) è aiutarti,

con un approccio molto realistico e concreto,

a prendere coscienza che le persone del tuo team possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività, della tua azienda, del tuo store e della tua carriera professionale.

Se dirigi i collaboratori limitandoti a dire cosa fare e come farlo, otterrai un effetto immediato.

Ma durerà poco.

Un po’ alla volta entusiasmo e motivazione diminuiranno, con effetti negativi sul clima di lavoro e sui risultati.

Stima del team? Inizia da te stesso

Fermati un minuto e chiediti con onestà:

  • Sono sempre entusiasta e positivo?
  • So ascoltare i miei collaboratori?
  • Ho un obiettivo chiaro e definito?
  • Una pacca sulla spalla accompagnata da qualche frase incoraggiante significa davvero motivare?

Finto entusiasmo e complimenti forzati raramente producono veri “brividi” motivazionali.

E anche se funzionassero…

Quanto potrebbero durare?

Pochi giorni, forse.

Poi tutto torna come prima.
L’ambiente diventa passivo.
Gli obiettivi si allontanano.

Allora ti chiedo:

Come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?

Credi davvero che qualche frase a effetto possa scuotere le persone?
Accendere entusiasmo?
Coinvolgere il tuo staff?

Se il mercato del lavoro sta cambiando, allora deve cambiare anche il tuo modo di approcciare il lavoro e il team.

È necessario coinvolgere le persone.

Non concentrarti soltanto sui compiti da eseguire.
Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo

Le persone sono il fulcro del tuo successo.

Se i collaboratori sono demotivati o “molli”, chi pagherà le conseguenze del mancato raggiungimento degli obiettivi?

Chi pagherà il conto di un progetto fallito?

Tu.

È arrivato il momento di diventare leader del tuo team.

E di motivare davvero le persone che lavorano con te.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non nasce naturalmente.

Non la puoi delegare a un corso.
A un formatore.
A un coach.

Per quanto bravo possa essere.

La responsabilità è tua.

Sei tu che per primo devi motivarti.
Entusiasmarti.
Ispirarti.

Solo dopo puoi chiederlo ai collaboratori.

Anzi.

Pretenderlo.

La motivazione del team parte da te.

Se, come coach, avessi l’obiettivo di aumentare la motivazione del tuo staff, mi concentrerei prima di tutto su di te.

Non te l’aspettavi, vero?

Una titolare di tre centri estetici ben avviati nel Luganese mi contattò proprio con questo obiettivo: aumentare la motivazione del personale.

Dopo le prime resistenze, riconobbe che sul tema era stata piuttosto passiva.

Una spettatrice.

A volte persino indolente.

Arrivò ad ammettere che durante un mio corso, pur essendo presente, non ascoltava davvero.

Pensava che la motivazione fosse un problema esclusivo del personale.

Riconobbe anche di non avere alcuna idea concreta su come motivare i dipendenti.

Fino a quel momento si era affidata quasi esclusivamente a riconoscimenti economici.

Anche lei, forse come te, si aspettava una trovata geniale.

Una formula magica.

Invece si sentì dire che la prima persona a doversi muovere era lei.

Nessuna scorciatoia.

Nessuna formula magica.

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E ti spiego perché

Motivare è impegnativo.

È un lavoro quotidiano.

Un paziente costruire giorno dopo giorno.

Richiede attenzione.
Coinvolgimento.
Presenza.

Il tutto condito da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di ottenere la stima del team con lo stesso entusiasmo con cui partecipi alle riunioni condominiali, stai sprecando tempo ed energie preziose.

Motivare significa disponibilità, dedizione e tempo

Siamo onesti.

Non hai tempo.

Ci sono scadenze.
Problemi da risolvere.
Obiettivi da raggiungere.

Lo so.

Devi però riconoscere che saper motivare è una competenza fondamentale per chiunque abbia la responsabilità di un team.

Grande o piccolo che sia.

Se non hai tempo.
Se sei stanco.
Sei stressato.
Se hai sempre altro cui pensare.

La tua capacità di motivare sarà vicina allo zero.

Se tutto questo ti sembra difficile e faticoso, hai ragione.

Lo è.

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff

Crea spirito di squadra attraverso apprezzamento e riconoscimento.

Un leader eccellente trova il tempo per motivare.

Non soltanto per criticare.

Fai in modo che ogni collaboratore sappia di essere importante.

Che rappresenta una parte del tuo successo.

Fermati un attimo e rispondi con sincerità:

  • Ti senti un modello per il tuo team?
  • Sai creare entusiasmo?
  • Sei motivante nel comportamento e nelle parole?
  • Inizi la giornata con energia positiva?
  • Hai una personalità che coinvolge chi ti sta intorno?

Quando pongo queste domande ai team leader, la risposta più frequente è:

“In che senso?”

Ed è proprio qui che inizia il lavoro.

Stima del team? Parti da te stesso

È arrivato il momento di risvegliare la tua motivazione.

Quella forza interna che stimola, regola e sostiene le tue azioni.

Frequentare un corso motivazionale, indipendentemente dalla bravura del formatore, non basta per diventare un bravo motivatore.

Né per ottenere la stima del team.

Devi scendere in campo in prima persona.

Metterci del tuo.

Carica la tua energia.
Motivati.
Trasmetti fiducia ed entusiasmo.

Le persone se ne accorgeranno.

Prima lentamente.

Poi sempre di più.

Qualcosa inizierà a muoversi.

Qualcosa di nuovo inizierà a crescere.

Il primo mattone sarà stato posato.

Se ti impegni davvero in questo percorso, farai grandi cose.

Credimi.

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  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
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  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
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11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare

scarsa leadership

Foto di Pixabay

La scarsa leadership può distruggere il clima di lavoro.

Può provocare la fuga dei migliori collaboratori.

E quelli che restano?

Diventano ansiosi.
Demotivati.
Distaccati.

La fiducia si incrina. La tossicità si diffonde.
La produttività cala. Lentamente. Inesorabilmente.

Molti team leader non riescono a sviluppare il potenziale dei propri collaboratori.

Non perché manchino di volontà, ma perché non hanno mai sviluppato davvero le competenze di leadership.

La leadership non è uno status

È un’azione.
Quotidiana.
Consapevole.

È ciò che costruisce — o distrugge — un team.

Vediamo 11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare.

1. Risposte secche, senza spiegazioni

“Sì.”
“No.”

Senza contesto. Senza motivazione.

Questo approccio, nel tempo, crea frustrazione e distanza.
Le persone non vogliono solo eseguire. Vogliono capire.

Condividere il-perché delle decisioni costruisce fiducia.

Il silenzio la distrugge.

2. Confondere arroganza con sicurezza

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza“, l’arroganza non è sicurezza.
È spesso il suo contrario.

Il leader arrogante ostenta.
Ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

Il leader sicuro, invece, non ne ha bisogno.
La sua presenza parla per lui.

Chiediti:

sto cercando rispetto…
o approvazione?

3. Essere inflessibile

Il contesto cambia.
Le persone cambiano.
Il mercato cambia.

Un leader rigido resta fermo.
E un leader fermo, prima o poi, diventa un ostacolo.

Essere risoluti è una forza.
Essere inflessibili è una debolezza.

Una leadership rigorosa può portare a un ostinato rifiuto di tutti i nuovi concetti o processi,
una rigida aderenza alle tempistiche,
un’organizzazione non produttiva.

La flessibilità mentale è una competenza chiave della leadership moderna.

4. Essere troppo sensibile con i collaboratori

Alcuni team leader hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.

Sono in soggezione (o al contrario boicottano) il collaboratore competente e preparato.
Sono insicuri e dovrebbero lavorare sulla loro scarsa leadership!

Alcuni leader evitano feedback difficili per paura di perdere consenso.
E così facendo, perdono autorevolezza.

Non guidano. Compensano.

Il risultato?
Problemi ignorati.
Frustrazione crescente.
Perdita di credibilità.

Il tuo ruolo non è essere amato.
È essere rispettato.

5. Non ascoltare davvero

Molti leader parlano.
Pochi ascoltano davvero.

L’ascolto attivo è ciò che ti permette di capire il tuo team.
Di anticipare i problemi. Di costruire fiducia.

Quando una persona si sente ascoltata, si sente valorizzata.

Inoltre, i leader che ascoltano in modo efficace hanno il “polso” dei dipendenti,

Vuoi rafforzare la tua presenza e la tua credibilità come leader?

Scopri il percorso mirato:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive

6. Nascondersi dietro regole e procedure

Le regole servono a supportare il lavoro.
Non a sostituire la leadership.

Quando un leader usa solo procedure, spesso sta evitando di assumersi responsabilità.

Le persone non seguono le procedure.
Seguono le persone.

L’amore ossessivo per la procedura (spesso) maschera un’incapacità,
che può diventare letale.

Una tendenza che porta a perdersi in lungaggini concettuali, complesse teorie e procedure prolisse anziché “calarsi” su priorità vitali sono in spasmodica (e pericolosa) attesa.

7. Concentrarsi solo sui risultati

La scarsa leadership è concentrata solo sul successo personale.

I risultati sono importanti.
Ma sono le persone che li rendono possibili.

Un leader che vede solo numeri perde il team.

Basta poco per fare la differenza:
ascoltare,
riconoscere,
essere presenti.

La leadership è anche relazione.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta un pizzico di disponibilità in più.

8. Mancanza di fiducia in sé stessi

Il team percepisce immediatamente l’insicurezza.

Il team leader che non ha fiducia in sé stesso crea frustrazione (poiché è indeciso),
oppure fornisce feedback di scarso valore (dice solo cosa-non-va).

Un leader indeciso crea confusione.
Un leader sicuro crea direzione.

Le persone cercano stabilità.
Cercano qualcuno che sappia dove andare.

La scarsa leadership porterà perdita di informazioni strategiche, scadenze non rispettate,
efficienza mancata e conseguenze rovinose.

9. Essere troppo distante dal team

Delegare è corretto.
Disinteressarsi, no.

Quando perdi il contatto con la realtà quotidiana del team, perdi la tua efficacia.

Alcuni leader per evitare l’etichetta (non lusinghiera) di micro-manager,
cercano di coinvolgere meno i propri dipendenti.

Elargendo a “piene mani” fiducia e libertà (che detto-fra-noi è una bella cosa!).

L’intento è nobile, ma quando “indietreggiano” troppo, il risultato è inefficace perché perdono la prospettiva sul lavoro. Diventano improduttivi nella gestione del team.

La leadership richiede presenza.
Non controllo.
Presenza.

10. Valutare le persone solo dalle ore lavorate

Non conta quanto tempo lavori.
Conta il valore che produci.

I leader immaturi premiano la presenza.

Diversi team leader sono impressionati solo da chi-lavora-tanto,
dai grandi-lavoratori, i “drogati” degli straordinari.

Ma non è detto!

I grandi-lavoratori possono impiegare il doppio del tempo per svolgere il lavoro.
Hanno perso ogni prospettiva di un sano bilanciamento lavoro-privato.

I leader efficaci premiano l’impatto.

Il vero obiettivo è il risultato. Non la fatica visibile.

11. Cambiare comportamento davanti ai superiori

Un leader debole cambia atteggiamento davanti al potere.

Si comportano come bambini quando è presente l’autorità (titolare, CEO ecc.).

Diventa compiacente.
Insicuro.
Sottomesso.

Un leader autorevole resta coerente.
Con tutti.

Ma soprattutto per se stesso.

Il tuo valore non dipende da quello che pensano gli altri,
dall’approvazione che riceverai da chi occupa una posizione gerarchicamente superiore.

La scarsa leadership ha un costo enorme

Distrugge la fiducia.
Riduce la motivazione.
Allontana i talenti migliori.

Al contrario, una leadership consapevole crea un ambiente in cui le persone crescono, contribuiscono e danno il meglio.

Ricorda

Le persone non lasciano le aziende.
Lasciano i leader.

E la buona notizia è questa:
la leadership si può imparare.

Cosa dire quando qualcuno ti interrompe in un meeting

qualcuno ti interrompe
Immagina di essere nel pieno di un meeting.

È il tuo turno di parlare.
Hai un’idea brillante e non vedi l’ora di condividerla.

Appena inizi, però, qualcuno ti interrompe.
Devia la conversazione.
Il focus salta.

Un attimo di sorpresa.
Un altro per raccogliere i pensieri.
Poi provi a riprendere il filo.

Non sai cosa pesa di più:
tollerare l’interruzione
o affrontarla.

Spesso chi interrompe non se ne rende conto

Non si scusa.
Non ti restituisce la parola.

E prima che tu possa reagire, tra esitazioni e nuove intrusioni…
il meeting è finito!

Succede.
Più spesso di quanto pensi.

Se a interromperti è il capo, il CEO o il titolare,
(per quanto poco gradevole) l’episodio viene spesso tollerato.

Ma se l’interruzione è continua …

e arriva da un tuo pari grado o da un collaboratore,
l’impatto sulla tua leadership è reale.

Anche se dice più sull’altra persona che su di te,
essere interrotti fa sentire sminuiti.
Poco rispettati
.

Perché le persone interrompono

Quando qualcuno ti tronca, chiediti prima perché lo sta facendo.

Ecco i motivi più comuni:

  • Dimenticanza

Temono di perdere il loro pensiero e intervengono subito.

  • Entusiasmo

Sono coinvolti e vogliono partecipare.

  • Visibilità

Competono per riconoscimento e spazio.

  • Maleducazione

Dominano la conversazione e mostrano “chi conta”.

  • Inconsapevolezza

Sono nel loro loop mentale e non se ne accorgono.

  • Arroganza

Pensano che il ruolo o l’anzianità giustifichi l’interruzione
(ma non vogliono essere interrotti a loro volta).

La buona notizia?

Puoi gestire le interruzioni senza perdere credibilità.

Gestire un’interruzione rafforza la tua leadership

Essere interrotti crea disagio.
È normale.

Perdi il filo.
Ti senti esposto.
Hai voglia di lasciar perdere.

Invece:
fai un respiro.
ricentra il messaggio.
continua a parlare con calma e sicurezza.

Questo comunica una cosa chiara:
non hai finito.

Se l’interruzione continua, rispondi prima di arrivare al punto di ebollizione.
Non serve agitarsi.

Serve lucidità.

Non prenderla sul personale

Non esigere rispetto.
Se lo chiedi, spesso è già perso.

Il rispetto non deriva dal titolo.
Si conquista nel modo in cui comunichi.

Minacciare (“Lo dico al capo!”) ti rende lamentoso.
Come un bambino che chiama la maestra.

Evita.

Sii conciso

Più sei dispersivo,
più aumenti la probabilità di essere interrotto.

Un punto alla volta.
Poi spazio agli altri.

Se hai più punti, numerali:

  • “Ho due considerazioni. La prima è…”

Questo segnala chiaramente che non hai ancora finito.

Se il contenuto è denso, anticipa:

  • “Rispondo volentieri alle domande appena concludo.”


Anche nei meeting, la comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Con la nuova edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza

e il volume complementare “Prima volta Leader

hai due strumenti pratici per migliorare impatto, carisma e leadership.

Quando qualcuno ti interrompe: ascolta e rispondi con decisione

Stabilisci contatto visivo e usa frasi come:

  • “Ottimo punto, Annamaria. Aggiungo solo un altro aspetto…”
  • “Finisco il mio ragionamento, poi torno volentieri su questo.”
  • “Vorrei condividere alcuni dati prima di aprire il confronto.”

Non stai invalidando l’altro.

Stai tenendo il tuo spazio.

Poi, quando hai finito:

  • “Annamaria, volevi aggiungere qualcosa?”

Tornare al punto interrotto

Usa frasi semplici e neutrali:

  • “Tornando a quello che stavo dicendo…”
  • “Come spiegavo poco fa…”
  • “Riprendo da dove ero rimasto…”

Attenzione al tono:
deve restare calmo e amichevole.

Quando l’interruzione è segno di interesse

A volte chi interrompe…
sta semplicemente seguendo.

Mostra connessione:

  • “Esatto!”
  • “Sono d’accordo, infatti…”
  • “Ecco perché lo trovo rilevante.”

Ignorare queste interruzioni significa perdere un’occasione.

Per approfondire il tema della comunicazione autorevole,
ti consiglio il mio post → “Come dire, senza dirlo, “Il capo sono io!

Frasi utili per “mettere in attesa” l’interruzione

  • “Ne parliamo tra un attimo, fammi solo finire.”
  • “Ottimo spunto, ci torniamo subito.”
  • “Mi interessa molto, ma prima chiudo questo punto.”

Comunichi ascolto senza perdere il filo.

E se l’interruzione continua…

Usa frasi più dirette (solo se necessario):

  • “Non ho ancora finito.”
  • “Ti chiedo di lasciarmi concludere.”
  • “Preferisco completare il mio pensiero.”

Conta come lo dici:
sguardo neutro,
tono fermo,
non irritato.

Se serve, chiarisci dopo il meeting, in privato:

  • “Quando mi interrompi spesso, mi sento poco ascoltato.
    Mi aiuterebbe se mi lasciassi finire.”

Quando a interromperti è il capo

Aspetta la fine della riunione.
Poi chiedi un confronto uno-a-uno:

  • Ho notato che sei intervenuto durante il meeting…”
  • “C’è qualcosa che avrei potuto fare diversamente?”
  • “Come posso presentare meglio i miei punti la prossima volta?”

In conclusione

Le interruzioni parlano più di chi interrompe che di te.

Tempismo e consapevolezza fanno la differenza.

Saper gestire quando parlare — e quando non farlo —
rafforza la tua leadership.

Da ricordare

Non serve alzare la voce per farsi ascoltare.
Serve tenere il punto.

Con calma, presenza e autorevolezza.

Lasciare il segno non significa parlare di più,
ma farsi ascoltare meglio.

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Come lasciare il segno in meeting e riunioni

Allena chiarezza, sicurezza e presenza autentica nei tuoi interventi.

Parlare al team: 9 suggerimenti per la tua comunicazione efficace

parlare al team

Foto di Pavel Danilyuk

Nel tuo ruolo di manager, imprenditore o team leader
— anche di un piccolo gruppo di collaboratori —

è normale essere chiamati a parlare davanti ad altre persone
(team, capo, clienti…)
anche solo per pochi minuti.

I motivi sono tanti:
una nuova procedura,
una presentazione,
una riunione,
un report,
un aggiornamento.

Parlare davanti agli altri non è facile

Soprattutto se:
sei nuovo,
sei introverso,
lavori con persone di forte personalità.

Se provi timore o imbarazzo,
se ti senti ansioso, nervoso, “non abbastanza” …

sei in ottima compagnia!

Sono in tanti a sentirsi così,
a “annegare” in dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Se ti riconosci,
sai perfettamente di cosa sto parlando.

La tua voce.
Il tuo sguardo.
La tua presenza.

Dicono molto di più delle parole.

9 suggerimenti per superare il disagio di parlare davanti al team:

1. Non essere troppo severo con te stesso

Siamo i nostri peggiori critici.
Perfezionisti, severi, implacabili.

Le tue valutazioni su di te
sono spesso molto più dure
di quelle degli altri.

Stai affrontando qualcosa di difficile
e stai dando il meglio che puoi.

Non chiederti più di quanto puoi (realisticamente) dare.

Sii te stesso.
È così che risulti davvero efficace.

E ricorda:
Churchill, J.F. Kennedy e Margaret Thatcher
ammettevano di temere il parlare in pubblico.

2. Non cercare la perfezione

Dire:
“Ho perso il filo, dove ero rimasto?”
non è un fallimento.

Qualcuno te lo ricorderà con naturalezza.

Un po’ di autoironia crea simpatia.
Quando ridi di te stesso,
le persone non ridono di te,
ma con te.

Nessuno si ricorderà delle tue piccole gaffe.
Rilassati.
Segui il flusso.

3. Preparati una scaletta

Anche per interventi brevi.

Pochi punti chiave.
Un filo logico.

Non imparare il discorso a memoria.
Se dimentichi una frase… vai in tilt.

Meglio concentrarsi su uno o due messaggi centrali.

Se c’è un punto importante o “scottante”,
affrontalo subito.

4. Cura il linguaggio del corpo

Come scrivo nel mio libro “Autorevolezza
— NUOVA edizione aggiornata 2025 —
il volto e lo sguardo parlano più delle parole.

Rilassa corpo e viso.
Evita segnali involontari di chiusura.

  • Sorridi
  • Mantieni il contatto visivo
  • Annuisci per mostrare ascolto
  • Evita braccia incrociate e sguardi vaganti

APPROFONDISCI CON > il post dedicato

5. Usa un linguaggio semplice

Non devi impressionare nessuno.

Parla in modo:
semplice,
diretto,
chiaro.

Se ti perdi in discorsi lunghi e complessi,
il messaggio si perde.

Calibra le parole.
Meno è spesso di più.

6. Non si tratta di te (ma del contenuto)

Non prenderla sul personale.

Le persone ascoltano cosa dici,
non chi sei.

Salvo casi rari,
non sono lì per giudicarti.

Dai loro ciò che cercano:
chiarezza,
senso,
utilità.

7. Impara a esprimere il disaccordo

Affrontare temi delicati davanti ad altri
può creare tensione.

Ma a volte è necessario.

Meglio usare domande, non accuse.

Ad esempio:

  • “Vorrei condividere un’osservazione”
  • “Sono curioso, puoi spiegarmi meglio?”
  • “Aiutami a capire come sei arrivato a questa conclusione”

Questo approccio apre il dialogo
e porta a soluzioni, non scontri.

8. Mostra apprezzamento

Il riconoscimento crea fiducia.

Ringrazia chi contribuisce.
Valorizza idee, impegno, ascolto.

Se le persone si sentono ignorate,
smettono di partecipare.

Dai spazio anche a chi parla meno.
Non tutti entrano in conversazione con la stessa facilità.

9. “Investi” in supporti visivi

Se non ami essere al centro dell’attenzione,
usa slide o materiali visivi.

L’attenzione si sposta dal tuo volto
al contenuto.

Meno pressione per te.
Più chiarezza per il team.

La tua passione è la tua alleata

Se parli davanti a qualcuno
— anche solo due persone —

è perché hai qualcosa di importante da condividere.

Lascia che passione e competenza guidino il messaggio.

Ogni pubblico è un privilegio.
Alla fine, sarà sempre gratificante.

In definitiva

Parlare al team i non è questione di talento naturale.

È una competenza allenabile.

Non serve diventare qualcun altro.

Serve imparare a stare nel ruolo,
con più presenza,
meno giudizio su di sé,
maggiore fiducia nel proprio messaggio.

Ed è lì che l’autorevolezza comincia a farsi sentire.

4 motivi per preferire colloqui di persona con i tuoi collaboratori

colloqui di persona

Foto di Tima Miroshnichenko

Nel Mondo del lavoro di oggi (quasi) tutto è velocità.

Messaggi immediati.
Call rapide.
Videoconferenze.
Aggiornamenti continui.

Ed è difficile negarne i vantaggi.

Risparmi tempo. Eviti spostamenti. Spesso risolvi problemi in pochi minuti.

Funziona.

Poi però succede qualcosa che probabilmente hai già visto.

Hai fatto cinque call nella giornata.
Hai scambiato venti messaggi.
Ricevuto aggiornamenti da tutti.

Eppure ti resta addosso una sensazione strana:

come se avessi comunicato tanto…

ma “incontrato” poco.

Forse il problema non è il digitale.

Lo uso anch’io. E in molte situazioni sarebbe assurdo farne a meno.

Il problema arriva quando il digitale diventa l’unica modalità di relazione. Perché a un certo punto rischi di parlare con persone che conosci sempre meno.

4 motivi per cui i colloqui di persona contano ancora:

1. Le persone ricordano molto più di quello che dici

Molti pensano che il valore di un colloquio stia soprattutto nei contenuti.

Le informazioni.
Le decisioni.
Le istruzioni.

Ma spesso le persone ricordano altro.

Ricordano come sono state accolte. Se avevi fretta. Se sembravi presente. Se ascoltavi davvero oppure stavi già pensando alla riunione successiva.

Anche piccoli dettagli iniziano a parlare.

La postura.
Il tono della voce.
Lo sguardo.
Perfino il modo in cui entri nella stanza.

Nei colloqui di persona, le persone non si portano via solo informazioni. Portano via soprattutto una sensazione.

2. Dal vivo senti anche quello che non viene detto

Ti sarà probabilmente capitato.

Domandi:

“Tutto bene?”

La risposta arriva immediata:

“Sì, certo.”

Le parole sembrano tranquille.

Poi però noti qualcosa.

Uno sguardo che sfugge.
Una pausa leggermente più lunga.
Un tono che cambia appena.

E improvvisamente inizi a capire che forse la risposta vera era diversa.

Nel lavoro il non detto pesa molto più di quanto immagini. E quando tutto passa attraverso uno schermo diventa molto più facile perderlo.

3. Riduci incomprensioni che spesso nascono dal nulla

Molte tensioni sul lavoro non nascono da grandi problemi.

Nascono da frasi interpretate male.
Da messaggi troppo veloci.
Da informazioni incomplete.

Oppure da qualcuno che legge una mail con un tono che tu non avevi mai pensato di dare.

Una conversazione dal vivo chiarisce in cinque minuti cose che, a volte, possono trascinarsi per settimane.

Le voci di corridoio crescono spesso nei vuoti lasciati dalla comunicazione.

4. Le conversazioni difficili meritano presenza

Ci sono situazioni che chiedono qualcosa di diverso.

Un feedback delicato.
Un richiamo.
Una valutazione negativa.
Una tensione nel team.

Sì, una mail è più veloce.

Ma non sempre ciò che è veloce costruisce fiducia.

Quando una persona riceve un messaggio difficile dovrebbe avere la possibilità di spiegarsi, fare domande e sentirsi guardata negli occhi.

Perché alcuni confronti non hanno bisogno di più parole.

Hanno bisogno di presenza.

Colloqui di persona? Il digitale non è il problema

Il punto è un altro.

A volte la tecnologia ti aiuta a comunicare meglio. Altre volte rischia semplicemente di aiutarti a evitare il contatto.

Puoi parlare con qualcuno ogni giorno e smettere lentamente di “incontrarlo” davvero.

Forse la domanda finale allora è:

quando è stata l’ultima volta che hai davvero incontrato” qualcuno?

La vera autorevolezza nasce dal modo in cui comunichi.

In questo percorso breve e pratico impari a farti ascoltare e rispettare, anche nei momenti difficili, senza perdere empatia.

Scopri “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo”.

Come guardare negli occhi il capo, il titolare il CEO (fearless)

guardare negli occhi il

Foto di Yogendra Singh

Il contatto visivo è uno degli strumenti più potenti della tua autorevolezza.

E anche uno dei più trascurati.

In diversi post ho parlato dell’importanza di guardare negli occhi il tuo interlocutore.
E del motivo per cui, in alcune situazioni, questo diventa difficile.

Molti professionisti avvertono disagio quando si trovano davanti al capo, al titolare o al CEO.
Più la persona è percepita come autorevole — o autoritaria — più è difficile mantenere lo sguardo.

Questa soggezione riduce la tua spontaneità.
Limita la tua capacità di esprimerti.
E indebolisce il tuo impatto.

Eppure, proprio questi momenti sono occasioni decisive per mostrare la tua leadership.

Lo status influenza il tuo comportamento (anche senza che tu te ne accorga)

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza”, reagiamo continuamente allo status e al potere degli altri.

Dipendenti davanti ai manager.
Studenti davanti ai professori.
Professionisti davanti a figure percepite come superiori.

Il timore di non essere all’altezza può farti distogliere lo sguardo.
Può farti dubitare di te stesso.

Il tuo corpo comunica ciò che la tua mente cerca di nascondere.

Il contatto visivo è uno strumento. Ma va usato con intelligenza

Guardare negli occhi migliora immediatamente la qualità delle tue interazioni.

Trasmette:

  • presenza
  • sicurezza
  • rispetto
  • credibilità

Ma deve essere naturale. Non forzato.

Durante le sessioni di coaching, ad esempio, evito un contatto visivo troppo intenso all’inizio.
Alcune persone potrebbero sentirsi esposte o sotto pressione.

Il contatto visivo diventa più profondo solo quando l’altra persona si sente a suo agio.

L’autorevolezza non invade.
Invita.

Quando eviti lo sguardo, comunichi più di quanto pensi

Se parli guardando altrove, l’altro potrebbe percepire:

  • insicurezza
  • nervosismo
  • disinteresse
  • mancanza di convinzione

Al contrario, quando guardi negli occhi il tuo interlocutore, crei connessione.

Stai dicendo, senza parlare:

“Sono presente. E quello che sto dicendo conta.”

Attenzione: guardare non significa fissare

Il contatto visivo deve essere equilibrato.

Troppo poco → sembri insicuro.
Troppo → sembri aggressivo o dominante.

La regola pratica è semplice:

Mantieni lo sguardo per 2–3 secondi.
Poi distoglilo brevemente.
Poi torna.

Questo crea naturalezza e comfort.

Se fai fatica a mantenere il contatto visivo, usa questo trucco

Guarda il punto tra le sopracciglia.

L’altra persona percepirà comunque il contatto visivo.
Ma per te sarà più facile.

Un altro trucco semplice:

Quando stringi la mano a qualcuno, osserva il colore dei suoi occhi.
Questo ti “costringe” a creare connessione reale.

Il contatto visivo è ancora più importante nei meeting

Quando entri in una sala riunioni:

Fermati.
Respira.
Guarda le persone negli occhi prima di iniziare.

Quando parli, distribuisci lo sguardo tra i presenti.
Non fissare solo le slide.
Non guardare solo i volti amichevoli.

Includi tutti.

Questo aumenta la tua credibilità immediatamente.

Nei momenti difficili, il contatto visivo diventa decisivo

Durante un disaccordo o una conversazione difficile, potresti essere tentato di abbassare lo sguardo.

Non farlo!

Distogliere lo sguardo verso il basso comunica sottomissione.
Guardare negli occhi comunica stabilità.

Non aggressività.
Presenza.

Se il rapporto con il tuo capo è fonte di stress e ti senti in difficoltà nel comunicare con autorevolezza, puoi approfondire il mio percorso mirato:
Gestire il rapporto difficile con il tuo capo

Imparerai a comunicare con calma, sicurezza e rispetto reciproco.

Il contatto visivo rafforza la tua leadership

I tuoi occhi comunicano ciò che le parole non possono dire:

  • fiducia
  • stabilità
  • convinzione
  • presenza

Quando mantieni il contatto visivo, trasformi l’altro da spettatore passivo a interlocutore coinvolto.

Non stai solo parlando.

Stai guidando.

Fai pratica, ogni giorno

Inizia nelle situazioni più semplici:

  • con un collega
  • con un cameriere
  • un negoziante

Poi, gradualmente, nelle situazioni più importanti.

Il contatto visivo è una competenza.
E come ogni competenza, migliora con la pratica.

Un ultimo punto fondamentale

Non puoi cambiare il carattere del tuo capo.

Ma puoi cambiare il modo in cui ti presenti.

Il tuo sguardo può comunicare insicurezza.
Oppure autorevolezza.

La scelta è tua.

Le persone dimenticano molte delle tue parole.
Ma non dimenticano come le hai fatte sentire.

E spesso, tutto inizia da uno sguardo.

Dare feedback: 15 cose da imparare dai grandi CEO

dare feedback

Foto di ANTONI SHKRABA

Quanto ti piace dare un feedback negativo a un tuo collaboratore?

Probabilmente non molto.

Eppure fa parte del tuo lavoro.

Se condotto in modo costruttivo, il feedback offre guida.
Crea coerenza.
Diventa prezioso sia per te sia per il tuo collaboratore.

Il suo obiettivo non dovrebbe essere accusare o incolpare una persona.

Dovrebbe invece aumentare la consapevolezza, favorire una correzione e aiutare a migliorare una prestazione o un atteggiamento.

Le persone che lavorano con te meritano un feedback

Hanno il diritto di sapere che cosa stanno sbagliando.
E hanno il dovere di provare a correggerlo.

Ma non possono migliorare se nessuno dice loro cosa fare in modo diverso.

I grandi manager non reagiscono d’impulso.

Prima osservano il problema da più prospettive.
Ne colgono le sfumature.
Cercano di comprenderne le cause.

Poi parlano.

Usano una voce calma.
Assertiva.
Mai aggressiva.

Questo permette loro di rimanere concentrati sul problema.
Non sulla persona.

Ascoltano il punto di vista del collaboratore.
Quando è utile, integrano le sue osservazioni con le proprie.

Infine costruiscono una connessione.

Aiutano il collaboratore a comprendere quale impatto abbia avuto un comportamento o una prestazione sul lavoro, sul team o sui risultati.

Perché un buon feedback non serve a dimostrare che hai ragione.

Serve a fare in modo che l’altra persona esca dal colloquio con maggiore chiarezza di quando è entrata.

Ecco 15 cose da ricordare per dare feedback come un grande CEO:

Tieni conto che il feedback avrà effetto sia sul singolo che sul team.

(Le persone condividono le impressioni soprattutto quando negative)

Rispetta sempre la privacy.

Risolvi il problema il prima possibile.

(Se gli animi sono accesi prendi un periodo di riflessione)

Discuti le prestazioni, non la persona.

Ascolta (davvero).

Concentrati sul futuro, non sul passato.

Non generalizzare, specifica sempre.

Condividi la colpa, se necessario.

Consenti al tuo collaboratore di salvare la faccia.

Riassumi quanto detto e quanto avete entrambi concordato.

Stabilisci un momento per verificare i progressi.

Affronta dinieghi e resistenze con calma e obiettività.

Sii disponibile. Incoraggia la persona a “cercarti”.

Trasmetti grande fiducia che il miglioramento può avvenire.

I grandi CEO vedono il potenziale in persone imperfette.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >

 

Gli errori dei manager che minano la motivazione del personale

gli errori dei manager
Potresti essere convinto che il tuo approccio sia professionale, esemplare e ammirevole.

E sono convinto che sia così.

Tuttavia, non sono pochi i team leader che mi contattano per iniziare un percorso di coaching lamentando seri problemi di rapporto con il proprio team.

Con tutto quello che ne consegue.

Conflitti.
Calo della produttività.
Risultati deludenti.
Bruciori di stomaco.

Che cosa ne pensi?

Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati?
Persone sempre più permalose e suscettibili?

Uhm…

Forse.

Potresti non renderti conto di adottare atteggiamenti che per te sono assolutamente normali, ma che il tuo team percepisce come arroganti.

Spavaldi.
Eccessivi.
Odiosi.

Prima di pensare che questo articolo non ti riguardi, concediti qualche minuto.

Leggi l’elenco che segue.
E chiediti, con onestà, se ti ritrovi in qualcuno di questi comportamenti.

Gli errori dei manager? La gestione del team è un valore

Se oggi gestisci un team, piccolo o grande che sia, dovresti riuscire a portare un valore aggiunto.

Significa prendere coscienza dei cambiamenti.
Adattarsi.
Continuare a migliorare il modo in cui ti relazioni con i collaboratori.

Spesso ci comportiamo male senza rendercene conto.

Per mancanza di tempo.
Per stress.
Superficialità.
Incomprensione.

A volte per ignoranza, nel senso di non conoscenza.

E qualche volta, diciamolo, anche per pura arroganza.

Pochi considerano la gestione del team un’area strategica su cui investire.

Spero lo faccia tu.

Ecco alcuni errori che possono minare la motivazione del tuo personale.

1. Non mostrare rispetto

Tutti desideriamo rispetto.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza”, molti lo cercano sul lavoro, ma pochi hanno davvero chiaro come conquistarlo.

Potresti cadere, anche senza volerlo, in alcuni comportamenti poco rispettosi:

  • interrompere spesso chi sta parlando;
  • fare domande ovvie o correzioni insignificanti che fanno sentire stupidi gli altri;
  • dispensare consigli non richiesti, anche sulla vita privata;
  • usare continuamente parole come “sempre” o “mai”;
  • parlare male di un collaboratore quando non è presente.

2. Non essere empatico

Che cosa trasmetti quando ti relazioni con il tuo team?

Chi lavora con te percepisce attenzione?
Partecipazione?
Interesse?

Oppure vede soltanto una macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

A volte sei distratto.
Fingi di ascoltare.

E si vede.

Anzi.

Si sente.

Per un collaboratore c’è ben poco di più frustrante che vedere la propria richiesta poco ascoltata.

Mal compresa.
Fraintesa.

3. Non mantenere le promesse

Se dici che farai qualcosa e poi non mantieni la parola, basta un solo episodio per incrinare la fiducia.

Non c’è molto altro da aggiungere.

Onestà.
Integrità.
Coerenza.

Sono fondamentali per guidare un team.

L’incoerenza, invece, è difficile da digerire. Ecco gli errori dei manager.

Se continui a ripetere che il weekend è dedicato alla famiglia e poi invii e-mail di lavoro la domenica pomeriggio…

Che messaggio stai trasmettendo?

4. Sottolineare gli errori davanti agli altri

Davanti al team.
Ai colleghi.
Ai clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere?

Trova un altro modo.

Più maturo.
Più autorevole.

Il sarcasmo viene spesso usato per alleggerire la tensione.

In realtà è il modo più vigliacco di dire ciò che pensiamo.

Se hai qualcosa da dire, dillo.

Con rispetto.

Altrimenti taci.

Sei il capo.

Dimostralo.

5. Controllare tutto

Vuoi verificare ogni e-mail.
Ogni preventivo.
Ogni documento.

Tutto deve passare dalla tua approvazione.

Deleghi con fatica.

Controlli anche i dettagli più insignificanti.

Così facendo trasmetti un messaggio molto semplice:

“Non mi fido di te.”

Il risultato?

Collaboratori demotivati.
Passivi.
Improduttivi.

PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale

6. Non condividere le informazioni

Perché trattieni informazioni importanti?

Perché razioni ciò che sai?

Come mai chiedi così raramente opinioni e feedback?

L’unico risultato sono pettegolezzi.
Paure.
Interpretazioni.

Condividere le informazioni è uno dei più grandi atti di fiducia che puoi fare.

La maggior parte delle persone desidera lavorare bene.

Vuole assumersi responsabilità.
Partecipare ai risultati.
Sentirsi coinvolta.

Quando condividi informazioni stai dicendo, senza parole:

“Io mi fido di te.”

7. Non scendere mai dal piedistallo

Sei bravissimo ad assegnare compiti.

Molto meno a partecipare.

A sporcarti le mani.

A lavorare insieme al tuo team.

Metti giù la testa.

Lavora.
Suda.
Condividi la fatica.

Anche questo è leadership.

8. Gli errori dei manager? Essere sempre teso

Quando sei sotto pressione inizi a camminare continuamente.

Avanti.
Indietro.
Di qua.
Di là.

Senza accorgertene diffondi tensione.

Il tuo nervosismo diventa il nervosismo del team.

E quando esci dall’ufficio…

Tutti tirano un sospiro di sollievo.

Pensaci.

9. Manifestare simpatie e preferenze personali

Forse non te ne accorgi.

Ma se pranzi sempre con le stesse persone, fai sempre pausa caffè con lo stesso gruppetto o coinvolgi sempre gli stessi collaboratori…

Gli altri lo notano.

È normale provare maggiore simpatia per alcune persone.

Non è normale lasciare che questa simpatia influenzi le tue decisioni.

Se sorvoli sugli errori degli “amici”, perdi la faccia.

E perdi la stima del resto del team.

Coinvolgi chi deve essere coinvolto.

Ma cerca, con le dovute differenze, di dare spazio a tutti.

10. Non prendere le difese del tuo team

Il titolare ha rimproverato ingiustamente un tuo collaboratore.

Tu sei rimasto in silenzio.

Un cliente ha mancato di rispetto a un membro del tuo staff.

Hai fatto finta di niente.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei battuto per una persona del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, difficilmente il tuo staff lotterà per te.

Non significa fare l’eroe.
Non significa mettersi contro il titolare o contro il cliente.

Ecco gli errori dei manager.

Significa dimostrare che le persone che lavorano con te non sono sole.

Oggi questi gesti sono sempre più rari.

Proprio per questo fanno la differenza.

Perché non cominciare già da domani?

Diventare il leader che tutti vorrebbero come capo

diventare il leader
Per diventare il leader che tutti vorrebbero come capo è necessario guidare le persone.

Andare oltre le mansioni da gestire, distribuire incarichi e assicurarti che ognuno faccia il proprio lavoro.

La vera leadership nasce da chi sei.
Non soltanto da ciò che fai.

Diventare leader non significa seguire un manuale di leadership.

Inizia da te stesso.

Per guidare gli altri devi prima conoscere e gestire te stesso. Un buon punto di partenza è comprendere i tuoi punti di forza e le tue debolezze, scoprire come ti comporti e come puoi offrire il contributo maggiore.

Chiediti:

  • Come comunichi?
  • Sei un buon ascoltatore o ti piace soprattutto sentire il suono della tua voce?
  • Sei un teorico o comunichi con il fare?
  • Lavori meglio con piccoli team o grandi gruppi?
  • Trasmetti coesione o tensione?

Ricorda che la maggior parte delle persone non lascia un lavoro o un’azienda.

Lascia un capo.

1. Mostra la direzione

Le persone ti seguono con entusiasmo quando la tua visione le aiuta a raggiungere i loro obiettivi, personali e professionali.

I tuoi collaboratori vogliono sapere che esiste un futuro.
Vogliono essere certi che ci sia una direzione.

Vogliono sapere dove si sta andando.

Sta a te mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.

I collaboratori più coinvolti sono quelli che credono nella visione del proprio leader. Da quella fiducia nascono ottimismo e produttività.

Un gruppo guidato da un leader indeciso, invece, perde direzione.
E viene sopraffatto da incertezza e paralisi.

POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA

2. Occupati di… persone

Questo non significa coccolare o adulare qualcuno.

Significa entrare davvero in contatto con chi lavora insieme a te, anche sul piano personale.

I grandi leader si preoccupano della loro gente.

I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.

Devono percepire che hai veramente a cuore le persone con cui lavori e che desideri lasciare un impatto positivo nella loro vita.

3. Tira fuori il meglio

Quando le persone stanno bene, mentalmente ed emotivamente, lavorano di più e con maggiore iniziativa.

Non concentrarti sempre su quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.

Concentrati piuttosto sui loro punti di forza.
Aiutali davvero ad avere successo.

Porta pazienza e sfrutta ogni occasione per far crescere il tuo team.

Anche quando sbagliano, concedi tempo.
Concedi nuovi tentativi.

Dagli errori arrivano spesso i miglioramenti.

Chiediti con frequenza:

  • Sto facendo il meglio per il mio team?
  • Come posso aggiungere valore?

4. Diventare leader significa bilanciare forza e umiltà

Un grande leader è il collante che tiene unita una squadra attorno a un obiettivo condiviso.

La leadership è un delicato equilibrio tra fiducia autentica e umiltà sincera.

Un buon leader non dimentica mai da dove è partito e non si prende troppo sul serio.

Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo individuale.

Riconosci sempre il contributo della tua squadra.

5. Dimostra integrità, onestà e capacità

In tutto quello che fai.

Comportati in modo coerente e affidabile. Sii trasparente quando si parla di etica e valori.

Non desiderare di avere ragione.

Desidera fare la cosa giusta.

6. Trasmetti fiducia e speranza

Speranza.
Desiderio.
Sogni.

Oltre a stabilità e fiducia, un leader deve saper dare alle persone la motivazione per affrontare anche le situazioni più difficili, guardando al futuro con maggiore ottimismo.

Nei momenti di cambiamento o di difficoltà organizzativa, trasmettere speranza diventa fondamentale.

Costruisci i tuoi rapporti sulla fiducia.

La fiducia è uno dei pilastri della leadership.

Le persone non tollerano la disonestà.

Quando la fiducia viene persa è molto difficile recuperarla. Comunicazione, sostegno, rispetto e fiducia sono alla base di qualsiasi relazione solida.

Ricorda anche questo.

La fiducia nasce molto più dalle azioni che dalle parole.

Solo quando ciò che fai è coerente con ciò che dici, le persone sceglieranno di fidarsi di te.

La costruzione richiede tempo.
La distruzione pochi secondi.

7. Resta calmo e freddo

Sicurezza.
Forza.
Sostegno.

L’ignoto genera disagio.

In tempi così caotici può essere difficile trasmettere stabilità, ma è proprio quello di cui il tuo team ha bisogno.

Le persone vogliono sapere che hai una presa salda sul timone, anche nel mezzo della tempesta.

8. Inquadra il bersaglio

Resta concentrato sul risultato.

Non lasciarti trascinare dalla dispersione, allentando la presa sull’obiettivo.

Rimani determinato.
Accetta i sacrifici necessari.
Trova soluzioni ai problemi.

Mantieni un atteggiamento vincente, supera le difficoltà e continua a camminare verso i tuoi traguardi.

Diventare leader: titoli e competenze non bastano

Un mio cliente mi ha detto:

“Sono il direttore. Ho il mio ruolo e le competenze. Non vedo perché il mio team non dovrebbe seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti.
Ma non bastano.

La vera domanda è un’altra.

Perché le persone dovrebbero seguirti?

Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia da questa domanda.

Con totale onestà.

“Perché le persone dovrebbero scegliere di seguirmi?”

Autorevolezza non è volume, ma equilibrio tra voce, corpo e intenzione.

Il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.

 

Comunicare male in ufficio: le trappole di NON SO, FORSE e MA

comunicare male Foto di Almighty Shilref

La tua comunicazione, soprattutto nei momenti di incertezza, non dovrebbe mai passare da indicazioni ambigue, confuse o contraddittorie.

Su certe cose, in certi momenti, è necessario essere diretti.
Sicuri.
Chiari.
Trasparenti.

Parole dispersive e slegate generano solo confusione.

Non puoi permetterti di comunicare male.

Quando non sappiamo cosa dire o come affrontare una situazione, abbiamo spesso la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un farfugliante e tremolante…

“Non lo so.”

In questi tempi incerti non puoi comunicare male

Come ho scritto nel mio libro AUTOREVOLEZZA, affermare di non conoscere una risposta non è un segno di incompetenza.

Anzi.

Può essere una dimostrazione di forza.

Usare continuamente il “Non lo so”, però, ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te ne esci con un arrendevole “Non lo so”, spingi le persone a cercare risposte altrove.

La prossima volta potrebbero non venire più da te.

Chi sa rispondere con lucidità e fiducia viene percepito come più sicuro.
Più competente.

Piuttosto che rifugiarti nel solito “Non lo so”, preparati alcune risposte migliori.

Per esempio:

  • “Sulla base di quello che conosco oggi, penso che…”
  • “Non ho ancora tutti i dati a disposizione, li sto recuperando.”
  • “Al momento la mia migliore previsione è questa…”
  • “Non ho ancora informazioni sufficienti per rispondere con precisione.”
  • “Posso rispondere solo in parte. Vorrei approfondire alcuni aspetti.”
  • “Permettetemi di capire meglio quali informazioni state cercando.”
  • “Ci sono diverse possibilità. Ho bisogno di qualche dato in più.”
  • “Non conosco ancora abbastanza questo tema e preferisco non improvvisare. Mi prendo qualche giorno per approfondire.”

Risposte di questo tipo ti permettono di prendere tempo senza perdere autorevolezza.

Metti l’accento su ciò che sai.
Non su quello che ancora ti manca.

Evita il “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire di no.

Così ti rifugi in un benevolo “Forse”.

FORSE è il modo più semplice per restare nel mezzo.

In stallo.

Se pensi che dire NO sia egoista, ricorda che, spesso, FORSE lo è ancora di più.

Lascia gli altri sospesi.

Blocca decisioni.
Blocca persone.
Progetti.

Quando ti trovi intrappolato in un FORSE, chiediti quale informazione manca davvero.

Trovala.

Poi chiudi la questione.

Se invece non puoi decidere…

di’ NO.

E vai avanti.

FORSE è una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE rallenti tutti.

FORSE mantiene aperte tutte le opzioni.
Produce confusione.
Genera stagnazione.

SÌ e NO fanno avanzare.

FORSE blocca.

Se sei tentato di dire FORSE, valuta se puoi dire NO.

Se hai bisogno di tempo, comunicalo chiaramente.

“Deciderò entro la fine della giornata.”

Le attività importanti richiedono energia, concentrazione e impegno.

Non puoi costruire un progetto, un team o una carriera sopra una lunga serie di FORSE.

I leader prendono decisioni.

Non sempre perfette.
Ma le prendono.

Elimina il “MA” se vuoi comunicare meglio

MA è come una spugna.

Ogni volta che lo usi, cancelli tutto quello che hai appena detto.

“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare.”

Che cosa arriva davvero all’altra persona?

Che ha fatto un buon lavoro…

oppure che non è mai abbastanza?

Il MA cancella.
Limita.
Ridimensiona.
Giustifica.

Sostituiscilo con E.

Oppure fermati.

Metti un punto.

  • “Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare.”
  • “Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso.”

Il significato resta.

La comunicazione migliora.

Che altro aggiungere?

Ti auguro di vivere con meno FORSE.

Meno MA.

E molta più chiarezza.

Ti capita di non dire ciò che pensi per evitare tensioni — o di dirlo in modo che poi ti pesa?

Con Sviluppare assertività senza perdere empatia impari a comunicare con chiarezza e rispetto, anche nelle situazioni difficili. → Scopri il servizio

Errore del manager: pensare di essere al centro del mondo

errore del manager

Foto di Yama Saighani da Pexels

Roberto pensava di essere molto brillante e competente.

E probabilmente lo è.

Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue capacità, convinto che le sue intuizioni fossero migliori di quelle degli altri.

E, ripeto…

verosimilmente lo erano.

Pensava di essere più intelligente e più capace del suo capo.

Roberto ha sempre una risposta pronta.
Non ascolta.
Non ammette mai di aver sbagliato.

Basta fargli una domanda e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Ecco uno dei grandi errori del manager.

Avere fiducia in sé stessi non è un male.

Anzi.

La sicurezza personale è una qualità indispensabile per chi guida altre persone.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere, ma…

Una buona autostima è fondamentale per affrontare le sfide, fare carriera, superare gli ostacoli ed emergere in un mondo sempre più competitivo.

Roberto è molto concentrato sui propri punti di forza.

Molto meno consapevole delle proprie debolezze.

In teoria è un team leader.
In pratica è soltanto un leader.

Senza team.

Perché il team, semplicemente, non esiste.

Esiste lui.

Quando gli ho chiesto come si rapportasse con il suo, ormai ex, staff o se fosse stato motivante nel comportamento e nelle parole, mi ha guardato stupito.

“In che senso?”

Quando sei intelligente e capace è facile convincerti di essere il centro del mondo.

E che gli altri siano soltanto un supporto.

O, peggio ancora, una scocciatura.

Con uno sguardo tra l’assente e il tramortito concluse:

“Sai… pensavo che a ME non sarebbe MAI successo.”

Troppa fiducia + poca prudenza = il manager va a sbattere

“Mai” è una parola che dovremmo eliminare tutti dal nostro vocabolario.

Non soltanto Roberto.

Troppa sicurezza.
Troppa convinzione.
Poca prudenza.

E poi…

arriva il palo!

Sono caduti in tanti.
Sono caduti anche i migliori.

Perché non dovrebbe succedere anche a te?

O a me?

Continua a imparare.

Non dare nulla per scontato.

Ogni storia di fallimento dovrebbe diventare un monito.

Un avvertimento che potrebbe evitarti un errore del manager.

Dura la vita del giovane leader?

Sì.

Maledettamente.

Il passaggio sul tappeto rosso bisogna guadagnarselo.

LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro AUTOREVOLEZZA

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando sono giovani.

Troppo spesso l’unico messaggio che ricevono è questo:

“Hai fallito.”

E rimangono lì.

Tramortiti.
Increduli.
Incapaci di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono competenze.

Ma non bastano.

Occorre allenare anche i tuoi muscoli caratteriali e le tue risorse interiori.

Per diventare un punto di riferimento agli occhi del team è necessario cambiare passo.

Trasmettere fiducia.
Competenza.
Presenza.

Evitare un errore del manager.

Utilizzare un linguaggio più incisivo e motivante.

Per permetterti di entrare ogni giorno nel tuo ufficio con maggiore sicurezza, più fiducia e una leadership più solida.

Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare? Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

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