Conquista la stima del tuo team: parla chiaro e diretto – parte 4

fiducia del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 4
Vuoi la fiducia del team? Parla chiaro, soprattutto nei momenti difficili

Che tu sia manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore, un professionista o un responsabile di settore, poco importa.

Che il tuo staff sia composto da 2 o 200 persone, cambia poco.

Ricorda che stai comunicando con persone.

Persone che osservano.
Persone che ascoltano.
Sentono.

Parla chiaro e diretto, soprattutto nei momenti difficili.

Guarda le persone negli occhi.
Senti la loro preoccupazione.
Stabilisci un contatto visivo, senza esagerare.

Serve a far percepire il tuo interesse.

Sei il leader.

Dai appoggio.
Sostieni.
Incoraggia la tua gente.

Costantemente.

Fai sentire che ci sei.

Fai sentire che sei un capo attento.
Presente.

Usa le emozioni

Non lasciare che usino te.

Se ti concentri sulla paura, aumenti ancora di più l’ansia.
Se lotti contro l’agitazione, crei ancora più preoccupazione.

Piuttosto, infondi fiducia negli altri.

Condividi le esperienze.
Spiega le azioni.
Dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.

La tua disponibilità verso una persona del team che sta attraversando un periodo difficile ti rende un leader maturo.

Esprimi il tuo lato migliore.

Come persona.

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Non ignorare le preoccupazioni del team

Non nasconderti.
Fatti trovare.
Rispondi alle preoccupazioni.

Quando i mari sono agitati, il capitano cammina sul ponte.

Condividi la visione.

Dai consigli con semplicità.
Tieni i piedi per terra.
Pretendi di più da te stesso che dai tuoi collaboratori.

Non dire mai “io sono il capo”.

A meno che tu non debba assumerti la piena responsabilità.

Ascoltare è una questione di qualità

Non devi ascoltare per un’ora.

Non devi trasformare ogni confronto in una seduta terapeutica con finale a singhiozzi.

L’ascolto attivo non è una questione di quantità.

È qualità.

Qualche minuto può bastare, se ascolti davvero.

Con attenzione.
Con presenza.
Interesse reale.

Non hai tempo? Benissimo. Dillo.

Quando sei molto occupato, stressato o stanco, è meglio scusarsi.

Accordati per un altro momento, in cui potrai essere più attento e partecipe.

Non c’è nulla di male nel dire:

  • “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00?”
  • “Possiamo riprenderlo domani mattina?”
  • “Ti va se ci confrontiamo lunedì?”

Mantieni l’impegno preso.

Anche questo vuol dire gestire il team.

Vuoi la fiducia del team? Parla in modo chiaro e diretto

Non nascondere i fatti.
Non raddolcire troppo.
Neanche minimizzare ciò che è importante.

Troppo spesso la comunicazione è preceduta da troppe spiegazioni.

Oppure da troppo poche.

A volte usiamo un linguaggio forzatamente rassicurante per diminuire l’impatto.

Ma l’evasività fa perdere forza al messaggio.

Le persone non capiscono.
Sono confuse.
Possono fraintendere il peso reale della situazione.

La tua comunicazione deve essere breve, chiara e diretta.

Le persone vogliono risposte.

Non giochi di parole.

Mostra coerenza e congruenza

Le promesse non mantenute creano sfiducia e demotivazione nel team.

I collaboratori si sentono traditi.
Delusi.
Presi in giro.

Nelle relazioni umane, una delle cose peggiori è promettere ciò che non riesci a mantenere.

Molto meglio promettere poco e mantenere tutto.

Conquistare la fiducia del team? Assumiti le responsabilità

Evita di scaricare le responsabilità sul team, sulle procedure o sulla politica aziendale.

Assumerti le tue responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia.

Allo stesso tempo, incoraggi anche gli altri a fare lo stesso.

Comprendere queste sfumature è la chiave per gestire team di lavoro anche molto complessi.

Evita comportamenti ambigui, falsi o manipolatori

Sii autentico.

Non cambiare versione secondo la circostanza.

Quando manca la fiducia, ogni tuo comportamento sarà guardato con sospetto.

Diventa una persona integra.

Una persona che pensa quello che dice.
E mette in pratica quello in cui crede.

Più sei sicuro, più puoi permetterti di esporti.

Mostrando anche i tuoi limiti.
Le tue debolezze.
Le tue zone di incertezza.

Ascolta davvero

Ascolta cosa hanno da dire le persone, prima di esprimere il tuo punto di vista.

Ascoltare va oltre il semplice sentire.

È empatia.
Interesse.
Rispetto.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.

Calmare il tuo borbottio interno.
Prestare attenzione a ciò che l’altro sta dicendo.
Capire prima di offrire un consiglio o una soluzione.

Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita, stai facendo un lavoro da leader.

Da grande leader.

Non interrompere

Ogni volta che interrompi, stai uccidendo la comunicazione.

L’empatia si prende cura delle persone.

Se interrompi l’altro, rompi questo equilibrio.

La capacità di entrare in empatia ti permette di capire il messaggio nel suo giusto contesto.

E dimostra sincero interesse per gli altri.

Fai sentire il tuo coinvolgimento personale.

Le persone vogliono che le loro paure e preoccupazioni siano ascoltate.

Riconosciute.

Parla con fiducia, non spavalderia

Non ridimensionare le problematiche.

Non confortare una persona ansiosa sdrammatizzando le sue preoccupazioni.
Evita di negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se minimizzi ciò che per l’altra persona è importante, diventi all’istante inaffidabile ai suoi occhi.

Piuttosto, resta aperto e disponibile:

  • “Per favore, inviami una mail se vuoi condividere altri pensieri o preoccupazioni.”
  • “Puoi contare su di me, mentre proviamo a recuperare maggiori informazioni.”
  • “Grazie per i tuoi suggerimenti.”
  • “Mi piacerebbe essere più specifico. Desidero risponderti con informazioni adeguate e veritiere.”

Ottenere la fiducia del team: evita “forse”

“Forse” mantiene aperte tutte le opzioni.

Ma spesso crea disordine e stagnazione.

Se sei tentato di dire “forse”, meglio dire no.

Se hai bisogno di un po’ di tempo, fai sapere che deciderai più tardi.

Per esempio a fine giornata.

Non puoi pianificare e andare avanti con i “forse”.

“Forse” è pericoloso.

Blocca.
Porta inazione.
Crea confusione.

Evita anche il “ma”

Ogni volta che usi “ma”, cancelli inevitabilmente quanto hai detto prima.

“Andrà tutto bene, ma…”

Come ti suona?
Che cosa senti?

Che forse non intendo davvero quello che ho detto.

Il “ma” cancella.
Limita.
Diminuisce.
Giustifica.

Sostituisci il “ma” con “e”.

Oppure interrompi la frase e sostituisci il “ma” con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro, ma c’è ancora tanto da fare.”

Diventa:

“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare.”

Attenzione al “non lo so”

Dire “non lo so” non è sempre un segno di incompetenza o insicurezza.

Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usarlo troppo spesso, però, può costarti credibilità e influenza.

Ogni volta che te ne esci con un arrendevole “non lo so”, spingi le persone ad andare da altri.

A non venire da te.

Piuttosto che usare un “non lo so” predefinito, prepara risposte più potenti.

Attenzione anche alle frasi fatte

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi usate con troppa leggerezza.

Non cedere al finto entusiasmo.

Non usare sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

Frasi come:

  • “Capisco quanto sia difficile questo cambiamento.”
  • “So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e immagino quanto possa essere deludente.”
  • “Sono sicuro che andrà tutto bene.”
  • “So quanto sia triste per te.”

possono sembrare empatiche.

Ma potresti sentirti dire:

“No, mi spiace. Non lo sai.”

Soprattutto quando non hai partecipato o non sei stato coinvolto dalle conseguenze negative.

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.

Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato o inadeguato.

Se non vuoi perdere la fiducia del team, è meglio mordersi le labbra.

A volte è meglio stare zitti

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: mostra ascolto attivo – 2

la stima del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 2
Ascoltare in modo attivo è il segreto per conquistare la fiducia del team.

Cosa c’è di più frustrante, per un collaboratore, che vedere una propria richiesta poco ascoltata, mal compresa o addirittura fraintesa?

Se non ascolti, come puoi pretendere la stima del team?

Comunicare efficacemente?

Ascoltare significa fare silenzio dentro di te

Vuol dire placare il tuo parlottio interno.

Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare va oltre il semplice sentire.

Significa comprendere il messaggio nel suo giusto contesto e dimostrare sincero interesse per le persone.

Non pensare di saper ascoltare solo perché senti ciò che l’altro sta dicendo.

Ogni collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione.
Vuole percepire partecipazione.
Vuole sentire empatia.

Anche se solo per pochi minuti.

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Il tuo collaboratore si sentirà importante

Si renderà conto di essere guidato da un leader competente.

Aumenterà la stima del team e il desiderio di comunicare.
Si rafforzerà il rapporto di fiducia.
Si svilupperà maggiore collaborazione.

E, per te, tutto questo si traduce anche in maggiore produttività e fedeltà.

Quando incontri un collaboratore, ascolta prima.

Le domande vengono dopo.

Perché imparare ad ascoltare?

L’ascolto attivo:

  • crea empatia e collaborazione;
  • dimostra sincero interesse;
  • riduce incomprensioni e fraintendimenti;
  • aiuta a comprendere bisogni ed esigenze reali;
  • permette di arrivare più rapidamente al nocciolo della questione;
  • rende più facile costruire fiducia;
  • è una caratteristica comune ai leader più efficaci.

Ascoltare in modo attivo è impegnativo

Quando una persona ti parla, sei davvero presente?

Oppure stai guardando altrove?
Stai pensando alla risposta?
Stai aspettando il tuo turno per parlare?

Sei aperto al dialogo?

Desideri veramente capire?

Se hai difficoltà ad ascoltare, non scoraggiarti.

L’ascolto attivo è una competenza che si può allenare.

Le vecchie abitudini sono difficili da sradicare.
Serve pratica.
Serve pazienza.

Ascoltare è una competenza fondamentale per la leadership

L’ascolto richiede concentrazione.

Richiede attenzione.

È una forma di rispetto verso il collaboratore come persona, non soltanto come risorsa produttiva.

Come leader sei spesso impegnato a parlare, valutare e giudicare.

Per ascoltare davvero devi mettere da parte tutto questo.

Non concentrarti su cosa ribattere.
Non preparare la risposta.

Focalizzati su chi sta parlando.

Vuoi conquistare la stima del team? Presta attenzione

Preparati ad ascoltare.

Libera la mente dalle tue preoccupazioni personali.
Anche se non è facile.

Siamo spesso stressati.
Sempre di corsa.
Sempre a rincorrere qualcosa.

Osserva direttamente chi parla.

È un modo semplice per comunicare:

“Sì, ti sto ascoltando.”

Non lasciarti distrarre da ciò che accade intorno a te.

Una porta che sbatte.
Un telefono che squilla.
Una risata nel corridoio.

Tutto questo può aspettare.

Non fingere di aver capito

A volte sei stanco.
Di fretta.
Stressato.

Può capitare.

Ma fingere di aver capito è quasi sempre una cattiva idea.

In qualche modo si vede.
E si sente.

Molto meglio chiedere chiarimenti.

  • “Scusa, ho perso il filo.”
  • “Ti ho seguito fino a qui, puoi ripetere per favore?”

Non concentrarti su cosa rispondere

Se mentre l’altro parla stai già pensando a cosa dire, come puoi ascoltare davvero?

Se non vedi l’ora di contraddire, correggere o giudicare, non stai ascoltando.

Ascoltare non serve soltanto per rispondere.

Serve per comprendere.
E per aiutare.

Astieniti dai commenti mentre l’altro sta ancora parlando.

Non trarre subito le tue conclusioni

Non interrompere il collaboratore con deduzioni premature.

La tentazione è quella di apparire brillanti.

Capire tutto al volo.
Arrivare subito alla conclusione.

Attento.

A volte funziona.

Molto spesso no.

Mentre ascolti non interrompere

Lascia che il collaboratore completi il suo ragionamento.

Interrompere è quasi sempre uno spreco di tempo.

Chi parla si scoraggia.
La comprensione diminuisce.
Il dialogo si impoverisce.

Evita anche di dire:

“Ti sto ascoltando”

mentre stai facendo altro.

Sentire non basta.

Ascoltare richiede attenzione.
Interesse.
Disponibilità.

Anche quando hai poco tempo.

Mostra che stai ascoltando

Guardare altrove mentre qualcuno ti parla è fastidioso.

E spesso viene percepito come una mancanza di rispetto.

Ascolta con tutto il corpo.

Mantieni il contatto visivo.
Sorridi.
Annuisci.

Non per forza perché sei d’accordo.

Ma perché stai seguendo il discorso.

Piccole espressioni come:

“Capisco”;
“Sì”;
“Certo”;

incoraggiano l’altro a continuare.

Riformula quanto ascoltato

La riformulazione consiste nel ridire ciò che l’altro ha appena espresso.

Con le sue parole.
Oppure in modo più sintetico.

Senza aggiungere interpretazioni.

Riformulare ti permette di verificare se hai davvero compreso.

E permette al collaboratore di sentirsi ascoltato.

Puoi utilizzare frasi come:

  • “Mi stai dicendo che…”
  • “In altre parole desideri…”
  • “A tuo avviso quindi…”
  • “Così, secondo te…”

La riformulazione è particolarmente utile quando il collaboratore è esitante, dispersivo o fatica a spiegare il problema.

Evita le frasi-boomerang

Alcune frasi sembrano utili.

In realtà producono l’effetto opposto.

Per esempio:

  • “Ti capisco”, quando in realtà non conosci abbastanza la situazione.
  • “Vieni al punto”, perché comunica irritazione.
  • “Parla pure, ti sto ascoltando”, mentre continui a fare altro.
  • “Continua, mi interessa“, mentre guardi l’orologio o fuori dalla finestra.

Le persone notano queste incongruenze.

Molto più di quanto immagini.

Impara a prestare vero ascolto.

Se vuoi conquistare la stima del team, è da qui che devi partire.

Diventerai un punto di riferimento importante.

E, con il tempo, anche irrinunciabile.

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: la motivazione parte da te – 1

stima del team

STAI LEGGENDO LA PARTE 1
L’obiettivo di questo articolo (diviso in 7 parti) è aiutarti,

con un approccio molto realistico e concreto,

a prendere coscienza che le persone del tuo team possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività, della tua azienda, del tuo store e della tua carriera professionale.

Se dirigi i collaboratori limitandoti a dire cosa fare e come farlo, otterrai un effetto immediato.

Ma durerà poco.

Un po’ alla volta entusiasmo e motivazione diminuiranno, con effetti negativi sul clima di lavoro e sui risultati.

Stima del team? Inizia da te stesso

Fermati un minuto e chiediti con onestà:

  • Sono sempre entusiasta e positivo?
  • So ascoltare i miei collaboratori?
  • Ho un obiettivo chiaro e definito?
  • Una pacca sulla spalla accompagnata da qualche frase incoraggiante significa davvero motivare?

Finto entusiasmo e complimenti forzati raramente producono veri “brividi” motivazionali.

E anche se funzionassero…

Quanto potrebbero durare?

Pochi giorni, forse.

Poi tutto torna come prima.
L’ambiente diventa passivo.
Gli obiettivi si allontanano.

Allora ti chiedo:

Come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?

Credi davvero che qualche frase a effetto possa scuotere le persone?
Accendere entusiasmo?
Coinvolgere il tuo staff?

Se il mercato del lavoro sta cambiando, allora deve cambiare anche il tuo modo di approcciare il lavoro e il team.

È necessario coinvolgere le persone.

Non concentrarti soltanto sui compiti da eseguire.
Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo

Le persone sono il fulcro del tuo successo.

Se i collaboratori sono demotivati o “molli”, chi pagherà le conseguenze del mancato raggiungimento degli obiettivi?

Chi pagherà il conto di un progetto fallito?

Tu.

È arrivato il momento di diventare leader del tuo team.

E di motivare davvero le persone che lavorano con te.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non nasce naturalmente.

Non la puoi delegare a un corso.
A un formatore.
A un coach.

Per quanto bravo possa essere.

La responsabilità è tua.

Sei tu che per primo devi motivarti.
Entusiasmarti.
Ispirarti.

Solo dopo puoi chiederlo ai collaboratori.

Anzi.

Pretenderlo.

La motivazione del team parte da te.

Se, come coach, avessi l’obiettivo di aumentare la motivazione del tuo staff, mi concentrerei prima di tutto su di te.

Non te l’aspettavi, vero?

Una titolare di tre centri estetici ben avviati nel Luganese mi contattò proprio con questo obiettivo: aumentare la motivazione del personale.

Dopo le prime resistenze, riconobbe che sul tema era stata piuttosto passiva.

Una spettatrice.

A volte persino indolente.

Arrivò ad ammettere che durante un mio corso, pur essendo presente, non ascoltava davvero.

Pensava che la motivazione fosse un problema esclusivo del personale.

Riconobbe anche di non avere alcuna idea concreta su come motivare i dipendenti.

Fino a quel momento si era affidata quasi esclusivamente a riconoscimenti economici.

Anche lei, forse come te, si aspettava una trovata geniale.

Una formula magica.

Invece si sentì dire che la prima persona a doversi muovere era lei.

Nessuna scorciatoia.

Nessuna formula magica.

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E ti spiego perché

Motivare è impegnativo.

È un lavoro quotidiano.

Un paziente costruire giorno dopo giorno.

Richiede attenzione.
Coinvolgimento.
Presenza.

Il tutto condito da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di ottenere la stima del team con lo stesso entusiasmo con cui partecipi alle riunioni condominiali, stai sprecando tempo ed energie preziose.

Motivare significa disponibilità, dedizione e tempo

Siamo onesti.

Non hai tempo.

Ci sono scadenze.
Problemi da risolvere.
Obiettivi da raggiungere.

Lo so.

Devi però riconoscere che saper motivare è una competenza fondamentale per chiunque abbia la responsabilità di un team.

Grande o piccolo che sia.

Se non hai tempo.
Se sei stanco.
Sei stressato.
Se hai sempre altro cui pensare.

La tua capacità di motivare sarà vicina allo zero.

Se tutto questo ti sembra difficile e faticoso, hai ragione.

Lo è.

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff

Crea spirito di squadra attraverso apprezzamento e riconoscimento.

Un leader eccellente trova il tempo per motivare.

Non soltanto per criticare.

Fai in modo che ogni collaboratore sappia di essere importante.

Che rappresenta una parte del tuo successo.

Fermati un attimo e rispondi con sincerità:

  • Ti senti un modello per il tuo team?
  • Sai creare entusiasmo?
  • Sei motivante nel comportamento e nelle parole?
  • Inizi la giornata con energia positiva?
  • Hai una personalità che coinvolge chi ti sta intorno?

Quando pongo queste domande ai team leader, la risposta più frequente è:

“In che senso?”

Ed è proprio qui che inizia il lavoro.

Stima del team? Parti da te stesso

È arrivato il momento di risvegliare la tua motivazione.

Quella forza interna che stimola, regola e sostiene le tue azioni.

Frequentare un corso motivazionale, indipendentemente dalla bravura del formatore, non basta per diventare un bravo motivatore.

Né per ottenere la stima del team.

Devi scendere in campo in prima persona.

Metterci del tuo.

Carica la tua energia.
Motivati.
Trasmetti fiducia ed entusiasmo.

Le persone se ne accorgeranno.

Prima lentamente.

Poi sempre di più.

Qualcosa inizierà a muoversi.

Qualcosa di nuovo inizierà a crescere.

Il primo mattone sarà stato posato.

Se ti impegni davvero in questo percorso, farai grandi cose.

Credimi.

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  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare

scarsa leadership

Foto di Pixabay

La scarsa leadership può distruggere il clima di lavoro.

Può provocare la fuga dei migliori collaboratori.

E quelli che restano?

Diventano ansiosi.
Demotivati.
Distaccati.

La fiducia si incrina. La tossicità si diffonde.
La produttività cala. Lentamente. Inesorabilmente.

Molti team leader non riescono a sviluppare il potenziale dei propri collaboratori.

Non perché manchino di volontà, ma perché non hanno mai sviluppato davvero le competenze di leadership.

La leadership non è uno status

È un’azione.
Quotidiana.
Consapevole.

È ciò che costruisce — o distrugge — un team.

Vediamo 11 segnali di scarsa leadership che non dovresti mai ignorare.

1. Risposte secche, senza spiegazioni

“Sì.”
“No.”

Senza contesto. Senza motivazione.

Questo approccio, nel tempo, crea frustrazione e distanza.
Le persone non vogliono solo eseguire. Vogliono capire.

Condividere il-perché delle decisioni costruisce fiducia.

Il silenzio la distrugge.

2. Confondere arroganza con sicurezza

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza“, l’arroganza non è sicurezza.
È spesso il suo contrario.

Il leader arrogante ostenta.
Ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

Il leader sicuro, invece, non ne ha bisogno.
La sua presenza parla per lui.

Chiediti:

sto cercando rispetto…
o approvazione?

3. Essere inflessibile

Il contesto cambia.
Le persone cambiano.
Il mercato cambia.

Un leader rigido resta fermo.
E un leader fermo, prima o poi, diventa un ostacolo.

Essere risoluti è una forza.
Essere inflessibili è una debolezza.

Una leadership rigorosa può portare a un ostinato rifiuto di tutti i nuovi concetti o processi,
una rigida aderenza alle tempistiche,
un’organizzazione non produttiva.

La flessibilità mentale è una competenza chiave della leadership moderna.

4. Essere troppo sensibile con i collaboratori

Alcuni team leader hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.

Sono in soggezione (o al contrario boicottano) il collaboratore competente e preparato.
Sono insicuri e dovrebbero lavorare sulla loro scarsa leadership!

Alcuni leader evitano feedback difficili per paura di perdere consenso.
E così facendo, perdono autorevolezza.

Non guidano. Compensano.

Il risultato?
Problemi ignorati.
Frustrazione crescente.
Perdita di credibilità.

Il tuo ruolo non è essere amato.
È essere rispettato.

5. Non ascoltare davvero

Molti leader parlano.
Pochi ascoltano davvero.

L’ascolto attivo è ciò che ti permette di capire il tuo team.
Di anticipare i problemi. Di costruire fiducia.

Quando una persona si sente ascoltata, si sente valorizzata.

Inoltre, i leader che ascoltano in modo efficace hanno il “polso” dei dipendenti,

Vuoi rafforzare la tua presenza e la tua credibilità come leader?

Scopri il percorso mirato:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive

6. Nascondersi dietro regole e procedure

Le regole servono a supportare il lavoro.
Non a sostituire la leadership.

Quando un leader usa solo procedure, spesso sta evitando di assumersi responsabilità.

Le persone non seguono le procedure.
Seguono le persone.

L’amore ossessivo per la procedura (spesso) maschera un’incapacità,
che può diventare letale.

Una tendenza che porta a perdersi in lungaggini concettuali, complesse teorie e procedure prolisse anziché “calarsi” su priorità vitali sono in spasmodica (e pericolosa) attesa.

7. Concentrarsi solo sui risultati

La scarsa leadership è concentrata solo sul successo personale.

I risultati sono importanti.
Ma sono le persone che li rendono possibili.

Un leader che vede solo numeri perde il team.

Basta poco per fare la differenza:
ascoltare,
riconoscere,
essere presenti.

La leadership è anche relazione.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta un pizzico di disponibilità in più.

8. Mancanza di fiducia in sé stessi

Il team percepisce immediatamente l’insicurezza.

Il team leader che non ha fiducia in sé stesso crea frustrazione (poiché è indeciso),
oppure fornisce feedback di scarso valore (dice solo cosa-non-va).

Un leader indeciso crea confusione.
Un leader sicuro crea direzione.

Le persone cercano stabilità.
Cercano qualcuno che sappia dove andare.

La scarsa leadership porterà perdita di informazioni strategiche, scadenze non rispettate,
efficienza mancata e conseguenze rovinose.

9. Essere troppo distante dal team

Delegare è corretto.
Disinteressarsi, no.

Quando perdi il contatto con la realtà quotidiana del team, perdi la tua efficacia.

Alcuni leader per evitare l’etichetta (non lusinghiera) di micro-manager,
cercano di coinvolgere meno i propri dipendenti.

Elargendo a “piene mani” fiducia e libertà (che detto-fra-noi è una bella cosa!).

L’intento è nobile, ma quando “indietreggiano” troppo, il risultato è inefficace perché perdono la prospettiva sul lavoro. Diventano improduttivi nella gestione del team.

La leadership richiede presenza.
Non controllo.
Presenza.

10. Valutare le persone solo dalle ore lavorate

Non conta quanto tempo lavori.
Conta il valore che produci.

I leader immaturi premiano la presenza.

Diversi team leader sono impressionati solo da chi-lavora-tanto,
dai grandi-lavoratori, i “drogati” degli straordinari.

Ma non è detto!

I grandi-lavoratori possono impiegare il doppio del tempo per svolgere il lavoro.
Hanno perso ogni prospettiva di un sano bilanciamento lavoro-privato.

I leader efficaci premiano l’impatto.

Il vero obiettivo è il risultato. Non la fatica visibile.

11. Cambiare comportamento davanti ai superiori

Un leader debole cambia atteggiamento davanti al potere.

Si comportano come bambini quando è presente l’autorità (titolare, CEO ecc.).

Diventa compiacente.
Insicuro.
Sottomesso.

Un leader autorevole resta coerente.
Con tutti.

Ma soprattutto per se stesso.

Il tuo valore non dipende da quello che pensano gli altri,
dall’approvazione che riceverai da chi occupa una posizione gerarchicamente superiore.

La scarsa leadership ha un costo enorme

Distrugge la fiducia.
Riduce la motivazione.
Allontana i talenti migliori.

Al contrario, una leadership consapevole crea un ambiente in cui le persone crescono, contribuiscono e danno il meglio.

Ricorda

Le persone non lasciano le aziende.
Lasciano i leader.

E la buona notizia è questa:
la leadership si può imparare.

Cosa dire quando qualcuno ti interrompe in un meeting

qualcuno ti interrompe
Immagina di essere nel pieno di un meeting.

È il tuo turno di parlare.
Hai un’idea brillante e non vedi l’ora di condividerla.

Appena inizi, però, qualcuno ti interrompe.
Devia la conversazione.
Il focus salta.

Un attimo di sorpresa.
Un altro per raccogliere i pensieri.
Poi provi a riprendere il filo.

Non sai cosa pesa di più:
tollerare l’interruzione
o affrontarla.

Spesso chi interrompe non se ne rende conto

Non si scusa.
Non ti restituisce la parola.

E prima che tu possa reagire, tra esitazioni e nuove intrusioni…
il meeting è finito!

Succede.
Più spesso di quanto pensi.

Se a interromperti è il capo, il CEO o il titolare,
(per quanto poco gradevole) l’episodio viene spesso tollerato.

Ma se l’interruzione è continua …

e arriva da un tuo pari grado o da un collaboratore,
l’impatto sulla tua leadership è reale.

Anche se dice più sull’altra persona che su di te,
essere interrotti fa sentire sminuiti.
Poco rispettati
.

Perché le persone interrompono

Quando qualcuno ti tronca, chiediti prima perché lo sta facendo.

Ecco i motivi più comuni:

  • Dimenticanza

Temono di perdere il loro pensiero e intervengono subito.

  • Entusiasmo

Sono coinvolti e vogliono partecipare.

  • Visibilità

Competono per riconoscimento e spazio.

  • Maleducazione

Dominano la conversazione e mostrano “chi conta”.

  • Inconsapevolezza

Sono nel loro loop mentale e non se ne accorgono.

  • Arroganza

Pensano che il ruolo o l’anzianità giustifichi l’interruzione
(ma non vogliono essere interrotti a loro volta).

La buona notizia?

Puoi gestire le interruzioni senza perdere credibilità.

Gestire un’interruzione rafforza la tua leadership

Essere interrotti crea disagio.
È normale.

Perdi il filo.
Ti senti esposto.
Hai voglia di lasciar perdere.

Invece:
fai un respiro.
ricentra il messaggio.
continua a parlare con calma e sicurezza.

Questo comunica una cosa chiara:
non hai finito.

Se l’interruzione continua, rispondi prima di arrivare al punto di ebollizione.
Non serve agitarsi.

Serve lucidità.

Non prenderla sul personale

Non esigere rispetto.
Se lo chiedi, spesso è già perso.

Il rispetto non deriva dal titolo.
Si conquista nel modo in cui comunichi.

Minacciare (“Lo dico al capo!”) ti rende lamentoso.
Come un bambino che chiama la maestra.

Evita.

Sii conciso

Più sei dispersivo,
più aumenti la probabilità di essere interrotto.

Un punto alla volta.
Poi spazio agli altri.

Se hai più punti, numerali:

  • “Ho due considerazioni. La prima è…”

Questo segnala chiaramente che non hai ancora finito.

Se il contenuto è denso, anticipa:

  • “Rispondo volentieri alle domande appena concludo.”


Anche nei meeting, la comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Con la nuova edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza

e il volume complementare “Prima volta Leader

hai due strumenti pratici per migliorare impatto, carisma e leadership.

Quando qualcuno ti interrompe: ascolta e rispondi con decisione

Stabilisci contatto visivo e usa frasi come:

  • “Ottimo punto, Annamaria. Aggiungo solo un altro aspetto…”
  • “Finisco il mio ragionamento, poi torno volentieri su questo.”
  • “Vorrei condividere alcuni dati prima di aprire il confronto.”

Non stai invalidando l’altro.

Stai tenendo il tuo spazio.

Poi, quando hai finito:

  • “Annamaria, volevi aggiungere qualcosa?”

Tornare al punto interrotto

Usa frasi semplici e neutrali:

  • “Tornando a quello che stavo dicendo…”
  • “Come spiegavo poco fa…”
  • “Riprendo da dove ero rimasto…”

Attenzione al tono:
deve restare calmo e amichevole.

Quando l’interruzione è segno di interesse

A volte chi interrompe…
sta semplicemente seguendo.

Mostra connessione:

  • “Esatto!”
  • “Sono d’accordo, infatti…”
  • “Ecco perché lo trovo rilevante.”

Ignorare queste interruzioni significa perdere un’occasione.

Per approfondire il tema della comunicazione autorevole,
ti consiglio il mio post → “Come dire, senza dirlo, “Il capo sono io!

Frasi utili per “mettere in attesa” l’interruzione

  • “Ne parliamo tra un attimo, fammi solo finire.”
  • “Ottimo spunto, ci torniamo subito.”
  • “Mi interessa molto, ma prima chiudo questo punto.”

Comunichi ascolto senza perdere il filo.

E se l’interruzione continua…

Usa frasi più dirette (solo se necessario):

  • “Non ho ancora finito.”
  • “Ti chiedo di lasciarmi concludere.”
  • “Preferisco completare il mio pensiero.”

Conta come lo dici:
sguardo neutro,
tono fermo,
non irritato.

Se serve, chiarisci dopo il meeting, in privato:

  • “Quando mi interrompi spesso, mi sento poco ascoltato.
    Mi aiuterebbe se mi lasciassi finire.”

Quando a interromperti è il capo

Aspetta la fine della riunione.
Poi chiedi un confronto uno-a-uno:

  • Ho notato che sei intervenuto durante il meeting…”
  • “C’è qualcosa che avrei potuto fare diversamente?”
  • “Come posso presentare meglio i miei punti la prossima volta?”

In conclusione

Le interruzioni parlano più di chi interrompe che di te.

Tempismo e consapevolezza fanno la differenza.

Saper gestire quando parlare — e quando non farlo —
rafforza la tua leadership.

Da ricordare

Non serve alzare la voce per farsi ascoltare.
Serve tenere il punto.

Con calma, presenza e autorevolezza.

Lasciare il segno non significa parlare di più,
ma farsi ascoltare meglio.

Scopri il servizio di coaching mirato
Come lasciare il segno in meeting e riunioni

Allena chiarezza, sicurezza e presenza autentica nei tuoi interventi.

Parlare al team: 9 suggerimenti per la tua comunicazione efficace

parlare al team

Foto di Pavel Danilyuk

Nel tuo ruolo di manager, imprenditore o team leader
— anche di un piccolo gruppo di collaboratori —

è normale essere chiamati a parlare davanti ad altre persone
(team, capo, clienti…)
anche solo per pochi minuti.

I motivi sono tanti:
una nuova procedura,
una presentazione,
una riunione,
un report,
un aggiornamento.

Parlare davanti agli altri non è facile

Soprattutto se:
sei nuovo,
sei introverso,
lavori con persone di forte personalità.

Se provi timore o imbarazzo,
se ti senti ansioso, nervoso, “non abbastanza” …

sei in ottima compagnia!

Sono in tanti a sentirsi così,
a “annegare” in dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Se ti riconosci,
sai perfettamente di cosa sto parlando.

La tua voce.
Il tuo sguardo.
La tua presenza.

Dicono molto di più delle parole.

9 suggerimenti per superare il disagio di parlare davanti al team:

1. Non essere troppo severo con te stesso

Siamo i nostri peggiori critici.
Perfezionisti, severi, implacabili.

Le tue valutazioni su di te
sono spesso molto più dure
di quelle degli altri.

Stai affrontando qualcosa di difficile
e stai dando il meglio che puoi.

Non chiederti più di quanto puoi (realisticamente) dare.

Sii te stesso.
È così che risulti davvero efficace.

E ricorda:
Churchill, J.F. Kennedy e Margaret Thatcher
ammettevano di temere il parlare in pubblico.

2. Non cercare la perfezione

Dire:
“Ho perso il filo, dove ero rimasto?”
non è un fallimento.

Qualcuno te lo ricorderà con naturalezza.

Un po’ di autoironia crea simpatia.
Quando ridi di te stesso,
le persone non ridono di te,
ma con te.

Nessuno si ricorderà delle tue piccole gaffe.
Rilassati.
Segui il flusso.

3. Preparati una scaletta

Anche per interventi brevi.

Pochi punti chiave.
Un filo logico.

Non imparare il discorso a memoria.
Se dimentichi una frase… vai in tilt.

Meglio concentrarsi su uno o due messaggi centrali.

Se c’è un punto importante o “scottante”,
affrontalo subito.

4. Cura il linguaggio del corpo

Come scrivo nel mio libro “Autorevolezza
— NUOVA edizione aggiornata 2025 —
il volto e lo sguardo parlano più delle parole.

Rilassa corpo e viso.
Evita segnali involontari di chiusura.

  • Sorridi
  • Mantieni il contatto visivo
  • Annuisci per mostrare ascolto
  • Evita braccia incrociate e sguardi vaganti

APPROFONDISCI CON > il post dedicato

5. Usa un linguaggio semplice

Non devi impressionare nessuno.

Parla in modo:
semplice,
diretto,
chiaro.

Se ti perdi in discorsi lunghi e complessi,
il messaggio si perde.

Calibra le parole.
Meno è spesso di più.

6. Non si tratta di te (ma del contenuto)

Non prenderla sul personale.

Le persone ascoltano cosa dici,
non chi sei.

Salvo casi rari,
non sono lì per giudicarti.

Dai loro ciò che cercano:
chiarezza,
senso,
utilità.

7. Impara a esprimere il disaccordo

Affrontare temi delicati davanti ad altri
può creare tensione.

Ma a volte è necessario.

Meglio usare domande, non accuse.

Ad esempio:

  • “Vorrei condividere un’osservazione”
  • “Sono curioso, puoi spiegarmi meglio?”
  • “Aiutami a capire come sei arrivato a questa conclusione”

Questo approccio apre il dialogo
e porta a soluzioni, non scontri.

8. Mostra apprezzamento

Il riconoscimento crea fiducia.

Ringrazia chi contribuisce.
Valorizza idee, impegno, ascolto.

Se le persone si sentono ignorate,
smettono di partecipare.

Dai spazio anche a chi parla meno.
Non tutti entrano in conversazione con la stessa facilità.

9. “Investi” in supporti visivi

Se non ami essere al centro dell’attenzione,
usa slide o materiali visivi.

L’attenzione si sposta dal tuo volto
al contenuto.

Meno pressione per te.
Più chiarezza per il team.

La tua passione è la tua alleata

Se parli davanti a qualcuno
— anche solo due persone —

è perché hai qualcosa di importante da condividere.

Lascia che passione e competenza guidino il messaggio.

Ogni pubblico è un privilegio.
Alla fine, sarà sempre gratificante.

In definitiva

Parlare al team i non è questione di talento naturale.

È una competenza allenabile.

Non serve diventare qualcun altro.

Serve imparare a stare nel ruolo,
con più presenza,
meno giudizio su di sé,
maggiore fiducia nel proprio messaggio.

Ed è lì che l’autorevolezza comincia a farsi sentire.

4 motivi per preferire colloqui di persona con i tuoi collaboratori

colloqui di persona

Foto di Tima Miroshnichenko

Nel Mondo del lavoro di oggi (quasi) tutto è velocità.

Messaggi immediati.
Call rapide.
Videoconferenze.
Aggiornamenti continui.

Ed è difficile negarne i vantaggi.

Risparmi tempo. Eviti spostamenti. Spesso risolvi problemi in pochi minuti.

Funziona.

Poi però succede qualcosa che probabilmente hai già visto.

Hai fatto cinque call nella giornata.
Hai scambiato venti messaggi.
Ricevuto aggiornamenti da tutti.

Eppure ti resta addosso una sensazione strana:

come se avessi comunicato tanto…

ma “incontrato” poco.

Forse il problema non è il digitale.

Lo uso anch’io. E in molte situazioni sarebbe assurdo farne a meno.

Il problema arriva quando il digitale diventa l’unica modalità di relazione. Perché a un certo punto rischi di parlare con persone che conosci sempre meno.

4 motivi per cui i colloqui di persona contano ancora:

1. Le persone ricordano molto più di quello che dici

Molti pensano che il valore di un colloquio stia soprattutto nei contenuti.

Le informazioni.
Le decisioni.
Le istruzioni.

Ma spesso le persone ricordano altro.

Ricordano come sono state accolte. Se avevi fretta. Se sembravi presente. Se ascoltavi davvero oppure stavi già pensando alla riunione successiva.

Anche piccoli dettagli iniziano a parlare.

La postura.
Il tono della voce.
Lo sguardo.
Perfino il modo in cui entri nella stanza.

Nei colloqui di persona, le persone non si portano via solo informazioni. Portano via soprattutto una sensazione.

2. Dal vivo senti anche quello che non viene detto

Ti sarà probabilmente capitato.

Domandi:

“Tutto bene?”

La risposta arriva immediata:

“Sì, certo.”

Le parole sembrano tranquille.

Poi però noti qualcosa.

Uno sguardo che sfugge.
Una pausa leggermente più lunga.
Un tono che cambia appena.

E improvvisamente inizi a capire che forse la risposta vera era diversa.

Nel lavoro il non detto pesa molto più di quanto immagini. E quando tutto passa attraverso uno schermo diventa molto più facile perderlo.

3. Riduci incomprensioni che spesso nascono dal nulla

Molte tensioni sul lavoro non nascono da grandi problemi.

Nascono da frasi interpretate male.
Da messaggi troppo veloci.
Da informazioni incomplete.

Oppure da qualcuno che legge una mail con un tono che tu non avevi mai pensato di dare.

Una conversazione dal vivo chiarisce in cinque minuti cose che, a volte, possono trascinarsi per settimane.

Le voci di corridoio crescono spesso nei vuoti lasciati dalla comunicazione.

4. Le conversazioni difficili meritano presenza

Ci sono situazioni che chiedono qualcosa di diverso.

Un feedback delicato.
Un richiamo.
Una valutazione negativa.
Una tensione nel team.

Sì, una mail è più veloce.

Ma non sempre ciò che è veloce costruisce fiducia.

Quando una persona riceve un messaggio difficile dovrebbe avere la possibilità di spiegarsi, fare domande e sentirsi guardata negli occhi.

Perché alcuni confronti non hanno bisogno di più parole.

Hanno bisogno di presenza.

Colloqui di persona? Il digitale non è il problema

Il punto è un altro.

A volte la tecnologia ti aiuta a comunicare meglio. Altre volte rischia semplicemente di aiutarti a evitare il contatto.

Puoi parlare con qualcuno ogni giorno e smettere lentamente di “incontrarlo” davvero.

Forse la domanda finale allora è:

quando è stata l’ultima volta che hai davvero incontrato” qualcuno?

La vera autorevolezza nasce dal modo in cui comunichi.

In questo percorso breve e pratico impari a farti ascoltare e rispettare, anche nei momenti difficili, senza perdere empatia.

Scopri “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo”.

Come guardare negli occhi il capo, il titolare il CEO (fearless)

guardare negli occhi il

Foto di Yogendra Singh

Il contatto visivo è uno degli strumenti più potenti della tua autorevolezza.

E anche uno dei più trascurati.

In diversi post ho parlato dell’importanza di guardare negli occhi il tuo interlocutore.
E del motivo per cui, in alcune situazioni, questo diventa difficile.

Molti professionisti avvertono disagio quando si trovano davanti al capo, al titolare o al CEO.
Più la persona è percepita come autorevole — o autoritaria — più è difficile mantenere lo sguardo.

Questa soggezione riduce la tua spontaneità.
Limita la tua capacità di esprimerti.
E indebolisce il tuo impatto.

Eppure, proprio questi momenti sono occasioni decisive per mostrare la tua leadership.

Lo status influenza il tuo comportamento (anche senza che tu te ne accorga)

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza”, reagiamo continuamente allo status e al potere degli altri.

Dipendenti davanti ai manager.
Studenti davanti ai professori.
Professionisti davanti a figure percepite come superiori.

Il timore di non essere all’altezza può farti distogliere lo sguardo.
Può farti dubitare di te stesso.

Il tuo corpo comunica ciò che la tua mente cerca di nascondere.

Il contatto visivo è uno strumento. Ma va usato con intelligenza

Guardare negli occhi migliora immediatamente la qualità delle tue interazioni.

Trasmette:

  • presenza
  • sicurezza
  • rispetto
  • credibilità

Ma deve essere naturale. Non forzato.

Durante le sessioni di coaching, ad esempio, evito un contatto visivo troppo intenso all’inizio.
Alcune persone potrebbero sentirsi esposte o sotto pressione.

Il contatto visivo diventa più profondo solo quando l’altra persona si sente a suo agio.

L’autorevolezza non invade.
Invita.

Quando eviti lo sguardo, comunichi più di quanto pensi

Se parli guardando altrove, l’altro potrebbe percepire:

  • insicurezza
  • nervosismo
  • disinteresse
  • mancanza di convinzione

Al contrario, quando guardi negli occhi il tuo interlocutore, crei connessione.

Stai dicendo, senza parlare:

“Sono presente. E quello che sto dicendo conta.”

Attenzione: guardare non significa fissare

Il contatto visivo deve essere equilibrato.

Troppo poco → sembri insicuro.
Troppo → sembri aggressivo o dominante.

La regola pratica è semplice:

Mantieni lo sguardo per 2–3 secondi.
Poi distoglilo brevemente.
Poi torna.

Questo crea naturalezza e comfort.

Se fai fatica a mantenere il contatto visivo, usa questo trucco

Guarda il punto tra le sopracciglia.

L’altra persona percepirà comunque il contatto visivo.
Ma per te sarà più facile.

Un altro trucco semplice:

Quando stringi la mano a qualcuno, osserva il colore dei suoi occhi.
Questo ti “costringe” a creare connessione reale.

Il contatto visivo è ancora più importante nei meeting

Quando entri in una sala riunioni:

Fermati.
Respira.
Guarda le persone negli occhi prima di iniziare.

Quando parli, distribuisci lo sguardo tra i presenti.
Non fissare solo le slide.
Non guardare solo i volti amichevoli.

Includi tutti.

Questo aumenta la tua credibilità immediatamente.

Nei momenti difficili, il contatto visivo diventa decisivo

Durante un disaccordo o una conversazione difficile, potresti essere tentato di abbassare lo sguardo.

Non farlo!

Distogliere lo sguardo verso il basso comunica sottomissione.
Guardare negli occhi comunica stabilità.

Non aggressività.
Presenza.

Se il rapporto con il tuo capo è fonte di stress e ti senti in difficoltà nel comunicare con autorevolezza, puoi approfondire il mio percorso mirato:
Gestire il rapporto difficile con il tuo capo

Imparerai a comunicare con calma, sicurezza e rispetto reciproco.

Il contatto visivo rafforza la tua leadership

I tuoi occhi comunicano ciò che le parole non possono dire:

  • fiducia
  • stabilità
  • convinzione
  • presenza

Quando mantieni il contatto visivo, trasformi l’altro da spettatore passivo a interlocutore coinvolto.

Non stai solo parlando.

Stai guidando.

Fai pratica, ogni giorno

Inizia nelle situazioni più semplici:

  • con un collega
  • con un cameriere
  • un negoziante

Poi, gradualmente, nelle situazioni più importanti.

Il contatto visivo è una competenza.
E come ogni competenza, migliora con la pratica.

Un ultimo punto fondamentale

Non puoi cambiare il carattere del tuo capo.

Ma puoi cambiare il modo in cui ti presenti.

Il tuo sguardo può comunicare insicurezza.
Oppure autorevolezza.

La scelta è tua.

Le persone dimenticano molte delle tue parole.
Ma non dimenticano come le hai fatte sentire.

E spesso, tutto inizia da uno sguardo.

Dare feedback: 15 cose da imparare dai grandi CEO

dare feedback

Foto di ANTONI SHKRABA

Quanto ti piace dare un feedback negativo a un tuo collaboratore?

Probabilmente non molto.

Eppure fa parte del tuo lavoro.

Se condotto in modo costruttivo, il feedback offre guida.
Crea coerenza.
Diventa prezioso sia per te sia per il tuo collaboratore.

Il suo obiettivo non dovrebbe essere accusare o incolpare una persona.

Dovrebbe invece aumentare la consapevolezza, favorire una correzione e aiutare a migliorare una prestazione o un atteggiamento.

Le persone che lavorano con te meritano un feedback

Hanno il diritto di sapere che cosa stanno sbagliando.
E hanno il dovere di provare a correggerlo.

Ma non possono migliorare se nessuno dice loro cosa fare in modo diverso.

I grandi manager non reagiscono d’impulso.

Prima osservano il problema da più prospettive.
Ne colgono le sfumature.
Cercano di comprenderne le cause.

Poi parlano.

Usano una voce calma.
Assertiva.
Mai aggressiva.

Questo permette loro di rimanere concentrati sul problema.
Non sulla persona.

Ascoltano il punto di vista del collaboratore.
Quando è utile, integrano le sue osservazioni con le proprie.

Infine costruiscono una connessione.

Aiutano il collaboratore a comprendere quale impatto abbia avuto un comportamento o una prestazione sul lavoro, sul team o sui risultati.

Perché un buon feedback non serve a dimostrare che hai ragione.

Serve a fare in modo che l’altra persona esca dal colloquio con maggiore chiarezza di quando è entrata.

Ecco 15 cose da ricordare per dare feedback come un grande CEO:

Tieni conto che il feedback avrà effetto sia sul singolo che sul team.

(Le persone condividono le impressioni soprattutto quando negative)

Rispetta sempre la privacy.

Risolvi il problema il prima possibile.

(Se gli animi sono accesi prendi un periodo di riflessione)

Discuti le prestazioni, non la persona.

Ascolta (davvero).

Concentrati sul futuro, non sul passato.

Non generalizzare, specifica sempre.

Condividi la colpa, se necessario.

Consenti al tuo collaboratore di salvare la faccia.

Riassumi quanto detto e quanto avete entrambi concordato.

Stabilisci un momento per verificare i progressi.

Affronta dinieghi e resistenze con calma e obiettività.

Sii disponibile. Incoraggia la persona a “cercarti”.

Trasmetti grande fiducia che il miglioramento può avvenire.

I grandi CEO vedono il potenziale in persone imperfette.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >

 

Meeting aziendali: 8 errori che ti fanno perdere il carisma del leader

meeting aziendaliFoto di Yan Krukov

I meeting aziendali sono l’occasione per dimostrare la tua autorevolezza di leader.

Possono essere ispiratori e produttivi, quando fatti bene,
ma improduttivi e inutili o anche conflittuali se non hai il giusto atteggiamento.

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Ecco 8 errori che ti fanno pagare in carisma e leadership verso i tuoi collaboratori:

1. Non sai gestire le obiezioni

Se qualcuno è in disaccordo con te, non prenderlo come un attacco personale,
(a meno che non sia davvero un attacco diretto a te).

Non rispondere a un’osservazione (che ritieni inadeguata) con un commento ugualmente inappropriato.
Non replicare con una risata, un sorriso o un’espressione severa.
Mantieni la calma. Cerca di non sembrare influenzato.
Il pericolo è l’escalation.

Non minacciare. Non attaccare.
Ti rende debole.

Come ho scritto nel mio libro “AUTOREVOLEZZA” non avere paura delle obiezioni, delle domande dei tuoi collaboratori (anche se provocatorie o poco pertinenti). È una grande opportunità per “aumentare” il tuo carisma e la tua leadership.

La scelta più debole che tu possa fare è cercare di evitarle con la speranza che scompaiano magicamente.
Non succederà.

Le osservazioni durante le riunioni devono diventare tue preziose alleate e per questo le dovrai quasi “stimolare”, piuttosto che temere.

Se fai ogni sforzo per trattare le obiezioni come “normali”,
avrai un dialogo più produttivo e autorevole.

 
RIUNIONI PIÙ AUTOREVOLI > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

2. Arrivi impreparato ai tuoi meeting aziendali

“Oh, scusate. Sì, uhm … che cos’è questa riunione? Non ho letto l’e-mail.”

Un punto importante che era stato inserito nell’ultimo ordine del giorno e tu …
non sei pronto!

Sei occupato? Beh! Siamo tutti occupati.
Ognuno ha “rubato” del tempo per essere lì.

La riunione sarà senza dubbio sterile (anche il tuo carisma).

La mancanza di preparazione uccide il potenziale di qualsiasi riunione ancor prima che il primo tuo collaboratore si sieda o si collega in videoconferenza.

 
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3. Trasmetti insicurezza

  • “Sono preoccupato che non raggiungeremo il nostro obiettivo.”

Il leader insicuro mette in discussione la propria e la capacità del suo team.

Non ha strategie, è solo preoccupato.

Il leader esitante non parla apertamente dei suoi dubbi, ma la paura nel suo tono dice tutto.
Il “non detto” si basa sulla paura, la pressione e l’incertezza.

Per favore …
parla con il tono da leader o non parlare affatto!

4. Sei negativo

Non rimuginare sulle preoccupazioni e sugli errori. I problemi (spesso) sono irresistibilmente “affascinanti”. Attraggono. Non ti ci stacchi più.

Quando si è troppo concentrati sulla risoluzione dei problemi,
termini la riunione mentalmente svuotato.
Inaridito.

Chiediti cosa puoi fare/dare per assicurarti che la riunione abbia successo.
Favorisci la connessione tra i partecipanti.

Concentrati su dove stai andando.
Non organizzare meeting aziendali solo perché devi.

Dedica più tempo alle opportunità, alle soluzioni, promuovi il progresso, onorando i punti di forza del tuo team. Le prestazioni eccellenti sono il frutto del potenziamento dei punti di forza e non solo della correzione dei punti deboli.

 
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5. La “tiri” lunga

Organizzare meeting aziendali brevi è una componente essenziale per aumentare la tua autorevolezza e migliorare l’efficienza del team.

Pianifica solo il tempo che ti serve. Se supponi di poter concludere la riunione in 45 minuti non “arrotondare” a 60 minuti.

Quindi dai alle tue riunioni un “punto fermo temporale” e rispettalo!
Se ritieni di aver bisogno di 45 minuti, pianifica 45 minuti.

Ciò costringerà te e gli altri partecipanti a rimanere concentrati.

6. Parli “troppo”

La riunione è improduttiva se parli tu per tutto il tempo.

Non essere così ansioso di dispensare perle di saggezza ai tuoi collaboratori.
Se conduci riunioni e ami la tua voce, farai innervosire tutti.

“Quello che dovete capire è…”
C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire che … tra qualche secondo ci aprirai le porte del sapere.

Questa frase ha un certo retrogusto paternalistico, che probabilmente ispirerà le persone solo a non ascoltare il resto.

Salta i giudizi personali.

Non esaminare ogni dettaglio della riunione precedente ed evita di ricercare l’approvazione degli altri. Smetti di interrompere e di aggiungere orpelli e ridondanze ogni volta che qualcun altro parla.

Non solo è noioso, è inutile.
Soporifero.

Una volta persa l’attenzione del gruppo è difficile (se non impossibile) riconquistarla.
Aggiungi valore, non parole.

 
News: puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA”
 

7. Spegni l’entusiasmo

  • “Ci abbiamo già provato.”
  • “Non abbiamo tempo.”
  • “Non è un nostro problema.”
  • “Abbiamo sempre fatto così.”
  • “Non è nel budget.”
  • “Mettiamolo nel cassetto per ora.”

Scuotere la testa, roteare gli occhi, sorridere in modo ironico …
può interrompere una discussione appassionata in pochi secondi.

In qualità di team leader è importante incoraggiare il tuo team a ottenere le massime prestazioni. Ciò significa usare cautela quando si commentano le idee generate dal gruppo.

Potresti non essere d’accordo ed è giusto dire la tua opinione,
ma fallo con tatto.

Non spegnere l’entusiasmo delle persone che lavorano con a te!

Non intendo che devi farti prendere dall’ardore, sgranare gli occhi come Rolando (il personaggio di Aldo Baglio del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) quando esclama “Non ci posso credere!” ma neanche accogliere le parole con un’espressione del viso corrucciata e scettica e … chiudere ogni possibilità.

 


 

8. Chiudi i meeting aziendali senza programmare azioni specifiche

I meeting aziendali che terminano senza azione è solo tempo sprecato.

Proprio come ricerchi preparazione e chiarezza prima della riunione, così dovresti concretizzarla quando la termini: ottenere chiarezza sui passaggi successivi.

Se non pianifichi azioni da intraprendere, perdi tempo tu, lo stai facendo perdere agli altri,
pagando in autorevolezza!

Per mostrare la tua leadership, assegna compiti e assicurati che tutti siano d’accordo sulla scadenza della loro esecuzione.

Chiedi o decidi chi-fa-cosa ed entro-quando.

In definitiva i meeting aziendali …

dovrebbero entusiasmare, incuriosire, chiarire tutti i dubbi.

Permettere la partecipazione attiva di tutti,
sollevare incertezze, indurre a fare domande, a parlare, mantenere una discussione aperta (senza timore e senza sentirsi a disagio) ma soprattutto devono consentire un ascolto attivo (da parte tua).

Gli errori dei manager che minano la motivazione del personale

gli errori dei manager
Potresti essere convinto che il tuo approccio sia professionale, esemplare e ammirevole.

E sono convinto che sia così.

Tuttavia, non sono pochi i team leader che mi contattano per iniziare un percorso di coaching lamentando seri problemi di rapporto con il proprio team.

Con tutto quello che ne consegue.

Conflitti.
Calo della produttività.
Risultati deludenti.
Bruciori di stomaco.

Che cosa ne pensi?

Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati?
Persone sempre più permalose e suscettibili?

Uhm…

Forse.

Potresti non renderti conto di adottare atteggiamenti che per te sono assolutamente normali, ma che il tuo team percepisce come arroganti.
Spavaldi.
Eccessivi.
Odiosi.

Prima di pensare che questo articolo non ti riguardi, concediti qualche minuto.

Leggi l’elenco che segue.
E chiediti, con onestà, se ti ritrovi in qualcuno di questi comportamenti.

Gli errori dei manager? La gestione del team è un valore

Se oggi gestisci un team, piccolo o grande che sia, dovresti riuscire a portare un valore aggiunto.

Significa prendere coscienza dei cambiamenti.
Adattarsi.
Continuare a migliorare il modo in cui ti relazioni con i collaboratori.

Spesso ci comportiamo male senza rendercene conto.

Per mancanza di tempo.
Per stress.
Superficialità.
Incomprensione.

A volte per ignoranza, nel senso di non conoscenza.

E qualche volta, diciamolo, anche per pura arroganza.

Pochi considerano la gestione del team un’area strategica su cui investire.

Spero lo faccia tu.

Ecco alcuni errori che possono minare la motivazione del tuo personale.

1. Non mostrare rispetto

Tutti desideriamo rispetto.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza”, molti lo cercano sul lavoro, ma pochi hanno davvero chiaro come conquistarlo.

Potresti cadere, anche senza volerlo, in alcuni comportamenti poco rispettosi:

  • interrompere spesso chi sta parlando;
  • fare domande ovvie o correzioni insignificanti che fanno sentire stupidi gli altri;
  • dispensare consigli non richiesti, anche sulla vita privata;
  • usare continuamente parole come “sempre” o “mai”;
  • parlare male di un collaboratore quando non è presente.

2. Non essere empatico

Che cosa trasmetti quando ti relazioni con il tuo team?

Chi lavora con te percepisce attenzione?
Partecipazione?
Interesse?

Oppure vede soltanto una macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

A volte sei distratto.
Fingi di ascoltare.

E si vede.

Anzi.

Si sente.

Per un collaboratore c’è ben poco di più frustrante che vedere la propria richiesta poco ascoltata.
Mal compresa.
Fraintesa.

3. Non mantenere le promesse

Se dici che farai qualcosa e poi non mantieni la parola, basta un solo episodio per incrinare la fiducia.

Non c’è molto altro da aggiungere.

Onestà.
Integrità.
Coerenza.

Sono fondamentali per guidare un team.

L’incoerenza, invece, è difficile da digerire. Ecco gli errori dei manager.

Se continui a ripetere che il weekend è dedicato alla famiglia e poi invii e-mail di lavoro la domenica pomeriggio…

Che messaggio stai trasmettendo?

4. Sottolineare gli errori davanti agli altri

Davanti al team.
Ai colleghi.
Ai clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere?

Trova un altro modo.

Più maturo.
Più autorevole.

Il sarcasmo viene spesso usato per alleggerire la tensione.

In realtà è il modo più vigliacco di dire ciò che pensiamo.

Se hai qualcosa da dire, dillo.

Con rispetto.

Altrimenti taci.

Sei il capo.

Dimostralo.

5. Controllare tutto

Vuoi verificare ogni e-mail.
Ogni preventivo.
Ogni documento.

Tutto deve passare dalla tua approvazione.

Deleghi con fatica.

Controlli anche i dettagli più insignificanti.

Così facendo trasmetti un messaggio molto semplice:

“Non mi fido di te.”

Il risultato?

Collaboratori demotivati.
Passivi.
Improduttivi.

PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale

6. Non condividere le informazioni

Perché trattieni informazioni importanti?

Perché razioni ciò che sai?

Come mai chiedi così raramente opinioni e feedback?

L’unico risultato sono pettegolezzi.
Paure.
Interpretazioni.

Condividere le informazioni è uno dei più grandi atti di fiducia che puoi fare.

La maggior parte delle persone desidera lavorare bene.

Vuole assumersi responsabilità.
Partecipare ai risultati.
Sentirsi coinvolta.

Quando condividi informazioni stai dicendo, senza parole:

“Io mi fido di te.”

7. Non scendere mai dal piedistallo

Sei bravissimo ad assegnare compiti.

Molto meno a partecipare.

A sporcarti le mani.

A lavorare insieme al tuo team.

Metti giù la testa.

Lavora.
Suda.
Condividi la fatica.

Anche questo è leadership.

8. Gli errori dei manager? Essere sempre teso

Quando sei sotto pressione inizi a camminare continuamente.

Avanti.
Indietro.
Di qua.
Di là.

Senza accorgertene diffondi tensione.

Il tuo nervosismo diventa il nervosismo del team.

E quando esci dall’ufficio…

Tutti tirano un sospiro di sollievo.

Pensaci.

9. Manifestare simpatie e preferenze personali

Forse non te ne accorgi.

Ma se pranzi sempre con le stesse persone, fai sempre pausa caffè con lo stesso gruppetto o coinvolgi sempre gli stessi collaboratori…

Gli altri lo notano.

È normale provare maggiore simpatia per alcune persone.

Non è normale lasciare che questa simpatia influenzi le tue decisioni.

Se sorvoli sugli errori degli “amici”, perdi la faccia.

E perdi la stima del resto del team.

Coinvolgi chi deve essere coinvolto.

Ma cerca, con le dovute differenze, di dare spazio a tutti.

10. Non prendere le difese del tuo team

Il titolare ha rimproverato ingiustamente un tuo collaboratore.

Tu sei rimasto in silenzio.

Un cliente ha mancato di rispetto a un membro del tuo staff.

Hai fatto finta di niente.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei battuto per una persona del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, difficilmente il tuo staff lotterà per te.

Non significa fare l’eroe.
Non significa mettersi contro il titolare o contro il cliente.

Ecco gli errori dei manager.

Significa dimostrare che le persone che lavorano con te non sono sole.

Oggi questi gesti sono sempre più rari.

Proprio per questo fanno la differenza.

Perché non cominciare già da domani?

Diventare il leader che tutti vorrebbero come capo

diventare il leader

Per diventare il leader che tutti vorrebbero come capo è necessario guidare le persone.

Andare oltre le mansioni da gestire, distribuire incarichi,
e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

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La vera leadership viene da chi sei. Non solo da cosa fai.
Diventare il leader non vuol dire seguire un manuale di leadership.

Inizia da te stesso.
Per gestire gli altri devi prima gestire (e conoscere) te stesso.
Un buon punto di partenza è conoscere i tuoi punti di forza e di debolezza.

Scoprire come ti comporti e come potresti dare il contributo maggiore:

  • Come comunichi? Sei un buon ascoltatore o ti piace sentire il suono della tua voce?
  • Sei un teorico o comunichi con il-fare?
  • Lavori meglio con piccoli team o grandi gruppi?
  • Trasmetti coesione o tensione?

Ricorda che …
la maggior parte delle persone non lascia un lavoro o l’azienda, lascia un capo.

1. Mostra la direzione

Le persone ti seguono con entusiasmo se la tua visione li aiuta a raggiungere i loro obiettivi (sia personali che professionali).

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.
Vogliono esser certi che c’è una direzione.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.

Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.

I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi,
generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
È sopraffatto da incertezza e paralisi.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “AUTOREVOLEZZA”
 

2. Occupati di … persone

Questo non significa che devi coccolare o adulare ma semplicemente “entrare in contatto”,
(anche) a livello personale con chi lavora con te.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.
I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.

Mostra di avere (veramente) a cuore le persone con cui lavori,
e di voler costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

3. “Tira” fuori il meglio

Quando i dipendenti si sentono bene sia mentalmente che emotivamente,
lavorano di più e in modo più proattivo.

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.
Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiutali (davvero) ad avere successo.

Porta pazienza, e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo, concedi altri tentativi.
Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:

  • “Sto facendo il meglio per il mio team?”
  • “Come posso aggiungere valore?”.

4. Diventare il leader? Bilancia forza e umiltà

Un grande leader è il collante che tiene unita una squadra,
lavorando per un obiettivo condiviso.

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.
Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto o non si prende troppo sul serio.

Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario,
ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching sulla leadership
 

5. Dimostra integrità, onestà e capacità

In tutto quello che fai.

Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta “.

6. Trasmetti fiducia e speranza

Speranza. Desiderio.
Sogni.

Oltre a stabilità e fiducia,
devi saper dare alle persone la motivazione per affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con più ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

 


 

“Costruisci” le fondamenta dei tuoi rapporti sulla fiducia.

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.

Quando la fiducia è persa, non può più essere recuperata.
Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti.

La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.
La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.
Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole, le persone avranno fiducia in te. Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

7. Resta calmo e freddo

Sicurezza. Forza.
Sostegno.

L’ignoto crea disagio. In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.

Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone,
anche nel bel mezzo di una tempesta.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

8. Inquadra il “bersaglio”

Resta concentrato (con tutte le tue energie) sul risultato.

Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi.

Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi traguardi.

Diventare il leader: titoli e competenze non bastano

Un mio cliente mi ha detto:
“Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze … non vedo perché il mio team non dovrebbe seguirmi.”

Titoli e competenze sono importanti,
ma non diamoli per scontati.

A questo punto la domanda è: perché la gente dovrebbe seguirti?
Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un grande leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Comunicare male in ufficio: le trappole di NON SO, FORSE e MA

comunicare male Foto di Almighty Shilref

La tua comunicazione in questi tempi incerti non dovrebbe passare da indicazioni incerte.
Ambigue. Confuse.

Su certe cose, in certi momenti, dovresti essere diretto. Sicuro.
Chiaro. Trasparente.

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Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non ti puoi permettere di comunicare male.
Non ce lo possiamo permettere.
Almeno non adesso.

Non restare bloccato nella complessità. A volte, quando non sappiamo cosa dire,
come affrontare qualcosa, abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un … farfugliante e tremolante “Non lo so!”.

In questi tempi incerti non puoi comunicare male

Come ho scritto nel mio libro AUTOREVOLEZZA affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza. Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso “Non lo so” però ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te la prossima volta!

Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più sicura.
Più competente.

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, se vuoi motivare le persone … preparati risposte più potenti.

Ecco alcune opzioni che potrebbero sostituire il generico e arrendevole “Non lo so”:

 

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Non posso rispondere che in parte. Vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando …”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati …”

“Non ho abbastanza famigliarità con X e non mi piace tentare di indovinare. Mi prendo X giorni per approfondire …

 

Grazie a queste risposte hai la possibilità di prendere tempo per gestire al meglio l’osservazione o la richiesta.

Metti l’accento su quello che hai, piuttosto che evidenziare quello che ti manca.
 


 

Evita il “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire NO.
Allora ti esce un benevolo FORSE.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Se ti trovi bloccato nei FORSE,
individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere i FORSE.

Trova l’informazione mancante e chiudi la questione.
Se semplicemente non puoi decidere, dì NO e vai avanti.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale (modalità, costi ecc.)
 

“FORSE” è … una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.
Inizi a comunicare male.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

SÌ o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione. Blocca.
Porta inazione e confusione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi (per esempio) a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

I leader di successo prendono decisioni.
Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Escludi i “MA” se vuoi smettere di comunicare male

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usi MA, cancelli inesorabilmente quanto detto prima!
“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.

Come ti suona?
Hanno davvero fatto un buon lavoro?
Oppure si sta solo cercando di non deludere e di “motivare”?

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.
Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure interrompi la frase, sostituendo il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Che altro dire?
Ti auguro di smettere di comunicare male e vivere una vita senza FORSE e MA!

Errore del manager: pensare di essere al centro del mondo

errore del manager

Foto di Yama Saighani da Pexels

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è).

Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.

E ripeto … verosimilmente lo sono!

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Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.
Ecco uno dei grandi errore del manager.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per un manager.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole … con aria stupita mi ha risposto “In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude
“Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il manager va a sbattere!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.

Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento che potrebbe evitarti uno dei grandi errore del manager.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro AUTOREVOLEZZA
 

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.

Troppo spesso, l’unica cosa che il leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”,
trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio. Ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante

videochiamata

Utilizziamo spesso la videochiamata sul nostro posto di lavoro.
La maggioranza delle volte è normale routine: delucidazioni, aggiornamenti, contattare clienti ecc.

Altre volte però l’asticella si alza.
La videochiamata si rivela importante: un confronto con il capo diretto o il CEO, il reclamo di un cliente importante o un richiamo a un collaboratore oppure una riunione con il team, il colloquio di lavoro, la presentazione di un servizio/prodotto davanti a possibili clienti ecc.

Le parole diventano rilevanti.
Il tuo approccio fondamentale.

È necessario trasmettere un giusto mix di garbo e determinazione.
Affrontare la situazione con obiettività, calma e sicurezza.
Leadership.

Come puoi trovare nel mio libro sull’autorevolezza l’errore più grande che puoi fare riferendoti alle videochiamate è aspettarsi che sia esattamente come in presenza, solo con la persona collegata attraverso un supporto digitale.

Ecco 12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante:

 

La videochiamata richiede preparazione.
La pratica ti rende fiducioso.
Efficace.

La videochiamata non è così facile come sembra.
Sottovalutarlo è un errore che si paga caro.

La sfida più grande degli incontri virtuali è mantenere le persone coinvolte e interessate.

Ricorda che dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso un’immagine piatta su uno schermo.

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Aggiungi valore, non parole.

Imposta videochiamate brevi.
Immagina che le persone ti dicano:
“Okay. Dimmi cosa vuoi… veloce, però!”

Vestiti e agisci come se fossi nel tuo spazio professionale.
Perché lo sei!

Prima di cominciare voltati.
È quello che gli altri vedranno.


PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Se la videochiamata è breve, efficace e produttiva
risulti autorevole.

L’obbiettivo di una fotocamera può essere il più grande critico che tu abbia mai incontrato.
Guardalo direttamente “in faccia”.

Non parlare troppo presto.
Interrompendo il flusso della conversazione sembrerai agitato e ansioso.

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Evita tutto ciò che è banale.

Quando non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >
Riunione online: 8 spunti per essere efficaci e autorevoli
La presenza executive al telefono

Motivare i collaboratori: 8 semplici metodi per generare energia positiva

motivare i collaboratori

Andiamo dritti al punto:
tutte le persone hanno energia.

Un’energia che può essere aumentata o dissipata.
La tua missione è alimentare costantemente tale energia.

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Quanto sei consapevole che, come leader del tuo team, hai un grande impatto sull’energia dei tuoi collaboratori?
Sai che la tua energia (positiva o negativa) si riflette nella dinamica della tua squadra?

Devi proteggere, alimentare e accendere questa energia.

L’energia fluisce quando il lavoro è significativo, può essere aumentata attraverso un lavoro mirato e appagante. L’energia aumenta con la chiarezza e l’azione.

Se gestisci male tale energia, la forza svanisce

Subentra la demotivazione.
La svogliatezza.

Quando le persone perdono energia, fanno solo il compitino,
quello che basta, quello che è sufficiente.

I progetti non si realizzano.
Decadono.

Ecco 8 semplici metodi per motivare i collaboratori e generare energia positiva:

1. Ascolta le preoccupazioni e i suggerimenti delle persone

Chiediti:

  • Conosco le aspirazioni dei membri del mio team?
  • So cosa vogliono? Desiderano?
  • Cosa li preoccupa? Davvero?

Chiedi:

  • “Questo sembra disturbarti/preoccuparti?”
  • “Sembri entusiasta di questo compito/mansione?”
  • “Capisco/Vedo cosa stai dicendo”

Assicurati che sappiano che sei disponibile ad ascoltare le loro opinioni e suggerimenti.
Mantieni un approccio da “porta aperta” oppure “contatto aperto”.

Se desideri motivare i collaboratori, migliorare le prestazioni dovresti essere inclusivo e umile.
Incoraggiare il tuo personale a parlare.
A chiedere il tuo aiuto (chiamalo supporto se ti suona meglio).

Incoraggia una sperimentazione entusiasta, così fondamentale per l’innovazione. Se gestisci con l’intimidazione, le conseguenze potrebbero essere negative e dannose.

Quando guidi con un atteggiamento positivo, le persone andranno ben oltre ciò che è necessario.
Se le persone si sentono apprezzate, diventano più produttive.

Per contro, non sorvolare sugli aspetti negativi. Su comportamenti tossici.

Occupatene subito!

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

2. Rispetta l’impegno e le aspirazioni

Ciò che è facile per te potrebbe essere difficile per gli altri.

Rispetta le difficoltà.
Comprendi lo sforzo dei tuoi collaboratori.
Cerca l’aspirazione delle persone dietro la loro frustrazione.

Chiedi:

  • “Cosa ti piacerebbe fare al riguardo?”
  • “Come posso aiutarti?”
  • “Qual è il prossimo passo?”
  • “Hai competenza, puoi fare di più!”

3. Ammira i punti di forza e i progressi

Ammira e sottolinea i punti di forza dei tuoi collaboratori:

  • “Sei bravo a …”
  • “Raggiungi il massimo quando …”
  • “Come sei diventato bravo a …?”
  • “Come potresti applicare la tua competenza a questa situazione?”
  • “Sei al massimo/top quando… (specificare: mediazioni, gestioni di riunioni per esempio)”

Apprezza i progressi:

  • “Sì, devi ancora migliorare, ma hai fatto dei progressi (specificare quali)”
  • “Che cosa ti suggerisce il successo passato per risolvere il problema attuale?”

 
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4. Un semplice modo per motivare i collaboratori? Sorridi!

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi” un sorriso diffonde positività e ottimismo.
Coinvolge le persone.

È contagioso. Soprattutto al lavoro.
È un ottimo sollievo nei momenti difficili.

Quando le persone ti vedono sorridere, ti sorridono.

Il tuo sorriso, porta energia positiva nel team.
Sorridendo comunichi che le cose stanno andando bene.

E andranno bene!

5. Motivare i collaboratori: festeggia con loro

Celebrare è una forma facile e divertente per generare energia positiva.
Festeggiare è un modo per generare energia positiva sul posto di lavoro.

Celebra le vittorie, anche (e soprattutto) quelle meno eclatanti.
Fai sentire la tua squadra apprezzata.

Non restare bloccato nell’attesa di festeggiare il grande risultato. Mostra alla tua squadra piccoli modi per festeggiare ogni settimana.

Riconosci il lavoro dei tuoi collaboratori. Comunicalo in modo incoraggiante ed edificante.

Non limitarti alle ricorrenze lavorative o solo quando si raggiungono grandi traguardi.

6. Mostra passione

Non basta fare qualcosa, devi farlo (anche) bene.

Lavora cercando di migliorarti ogni volta.
Ogni giorno. Mettici l’anima, dai il massimo, il meglio di te stesso!

Mettere passione in tutto ciò che fai, è il presupposto per creare energie strepitose. I risultati che ottieni sono la diretta conseguenza di azioni sistematiche che metti in atto ogni giorno.

La tua passione “influenzerà” chi ti circonda.

Assicurati che le persone non siano demotivate.
Porta novità ed eccitazione. Fai o chiedi qualcosa di inaspettato.

Porta vibrazioni positive alla tua squadra!

 


 

7. Vuoi motivare i collaboratori? Tratta le persone con rispetto

Mi è difficile comprendere come alcuni imprenditori e manager trattino i propri collaboratori così male e poi pretendono che (magicamente) siano efficienti e produttivi.

Non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?
Le aziende che trattano i loro dipendenti correttamente, e danno il rispetto che meritano, hanno sempre un rendimento migliore.

I grandi leader lo sanno come motivare il team.
Hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone.

Non perdono mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti (scopri il personal coaching per motivare il tuo team).

Prova a chiederti … come vorrei essere trattato se i ruoli fossero invertiti?

8. Entra a far parte del team, non limitarti a gestirlo

Se vuoi che i tuoi collaboratori siano più produttivi, ti vedano come un leader efficace e carismatico,
rimboccati le maniche e aiuta la squadra a terminare il compiuto/progetto (in un momento particolarmente critico).

Lo sai che i leader che si sacrificano sono visti (dai loro collaboratori) come più cooperativi e affidabili? Giusti. Altruisti. Degni di fiducia.
Meritevoli.

Un ambiente di lavoro avrà sempre più successo quando più aumenterai le emozioni positive e il benessere.
Migliora i rapporti tra le persone e amplificherai le capacità e la creatività.

Tutti noi aspiriamo a un lavoro soddisfacente, lavorare al fianco di persone ispiranti.
A volte succede. Sovente no.

Ispira il tuo team. È un ideale per cui vale darsi da fare.
Lottare!

Parlare da leader: come essere migliore dei tuoi colleghi

parlare da leader

Foto di Henri Mathieu-Saint-Laurent da Pexels

Con una comunicazione adeguata crei una visione nel futuro,
spieghi con efficacia situazioni delicate e complesse, mostri soluzioni (che altri non vedono).

Susciti ispirazione.

Questo non accadrà … se la tua comunicazione è blanda, casuale o vaga.

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Pensa attentamente alle parole che scegli.
Devi essere specifico, concreto ed evocativo.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezzaora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – il linguaggio della leadership, per sua stessa natura, deve essere semplice ma audace.

Prima di parlare da leader (in modo formale o informale) chiediti: “Cosa sta succedendo?” e “Cosa voglio?”

Se non sai cosa vuoi (o peggio, vuoi perseguire obiettivi egocentrici), dovresti rimanere in silenzio finché non sei pronto ad articolare una visione più ampia.

L’importante non è quello che dici ma COME lo dici

Probabilmente investi più tempo a sviluppare abilità e competenze.
Meno a sviluppare le tue abilità personali.

Il modo in cui parli, ti presenti, comunichi, è più importante del tuo talento.
La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltarti.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano, per esempio, al telefono, si basano sul tono della voce.

Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.
Non è ciò che diciamo. Ma piuttosto come lo diciamo.

La correttezza non si proclama

  • “Fidati”
  • “Credimi”

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente, di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine, ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la tua richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua professionalità.

Quando sei sicuri della tua proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensi è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la tua serietà e professionalità.


La NUOVA edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.
“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

Se vuoi parlare da leader non dichiarare la tua competenza

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti,
le tue parole o la tua presenza.

Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

Questo vuol dire parlare da leader.

Non usare negazioni

Evita di presentare le tue idee usando negazioni tipo:

  • “Non so se questo funzionerà … “
  • “Spero che i risultati non saranno …”
  • “Ho ragione, vero?”
  • “Mi capisci?”.

Invece di dare un motivo a chi ti ascolta di dubitare di quello che stai dicendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio. Lascia agli altri la libertà di decidere quello che vogliono.

Anche questo vuol dire parlare da leader.

Sarai sorpreso di quanto gli altri si fidano di te, se tu ti fidi di te stesso.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

Parlare da leader: evita parole dispersive, troppi intercalari e superlativi

  • “Quindi … quindi …”
  • “Giusto?”
  • “Vero?”
  • “Ehm. Ehm …”
  • “Incredibile”,
  • “Sorprendente”
  • “Fantastico”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione.

Se le dici spesso, morditi la lingua perché tutte queste espressioni nascondono indecisione e ti fanno perdere credibilità.

I superlativi esagerati cancellano il vero significato. Quando dichiari regolarmente che tutto è fantastico,
in realtà non lo è.

Evita dichiarazioni banali ed enfatizzate,
piuttosto spiega l’azione e la reazione in un linguaggio semplice.

Piuttosto che utilizzare paroloni spiega i fatti in modo chiaro, avvincente, con i dati giusti.
Non lodare gli altri con parole generiche e scontate.

Non sforzarti di piacere

Evita di “addolcire” il tuo messaggio.

Il bisogno di essere carini o di ingentilire il messaggio ti induce a utilizzare parole dispersive,
che tolgono energia e incisività al tuo messaggio.

 


 

Non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere, “colpire”, impressionare, per conquistare.

Se ti sforzi di piacere agli altri, sei in qualche modo poco sicure di te. Hai bisogno di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Piacere alle persone non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo, non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo, ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Non utilizzare di continuo intercalari

  • “Giustappunto; In definitiva …”
  • “Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
  • “Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”

Gli intercalari, ovvero inserire una parola o una breve frase che in realtà non c’entrano proprio nulla,
sono molto diffusi nel parlare quotidiano.

Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire, si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito (o sproposito),
senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

Vuoi parlare da leader? Non ripeterti

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?

Se tendi a ripetere i concetti,
sembra che “non ti fidi” di quel che dici. Più lo ripeti più diventi dispersivo. Annoi chi ti ascolta.

Ripetere continuamente crea dispersione. Porta a non arrivare mai al dunque.

Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta. Ti fanno perdere incisività e autorevolezza.

 


 

Parla “chiaro”

Quando l’argomento diventa importante o difficile, a volte, siamo portati a evitare di fare il punto perché “parlare chiaro” vuol dire dichiarare il pieno impegno (e coraggio) personale.

I leader a volte “si tirano indietro” esprimendosi in modo generico: “Dipende dalla squadra” o “Questa è una situazione piuttosto difficile”.

Non utilizzare questo linguaggio fiacco. Usare un linguaggio chiaro aumenterà il tuo coraggio collegandoti più pienamente a ciò di cui hai bisogno e vuoi dire.

Usa deliberatamente un linguaggio concreto e accurato,
ne seguirà chiarezza.

Cogli l’attimo, perché sta a te usare il miglior linguaggio di leadership possibile.
Parla “bene”.

Se desideri un supporto personalizzato, essere autorevole, parlare da leader scopri il mio servizio di personal coaching. Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale, anche se sei un/una giovane imprenditore, manager o quadro.

Discussione sul lavoro: affrontare con successo una persona sulla difensiva

persona sulla difensiva

Foto di RODNAE Productions da Pexels

Quante volte hai visto una persona sulla difensiva?

Non appena inizi a parlare:

  • incrocia le braccia
  • alza “barriere”
  • giocherella con la penna
  • distoglie lo sguardo
  • volta la testa
  • difende a oltranza il suo operato

Il linguaggio del corpo è il primo segnale.
Ancora prima delle parole.

Quando una persona si mette sulla difensiva,
crea fisicamente una distanza tra te e lei.

Difendersi significa una cosa sola:

Evitare di accettare responsabilità.

Se c’è una colpa, puoi starne certo…
non è la sua!

La difesa è spesso il segnale
di una difficoltà più profonda:
accettare l’incombenza della situazione.

Sul lavoro, per molti,
difendersi è diventata una forma d’arte.

In realtà è una reazione istintiva

Proteggersi dal senso di colpa
e dall’insicurezza.

Le persone sempre sulla difensiva
faticano ad assumersi responsabilità
e spesso si sentono sbagliate, inadeguate.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza
– ora nella NUOVA versione aggiornata 2025 –

per alcune persone accettare responsabilità
è vissuto come accettare il fallimento.

Quando il feedback diventa un attacco

Chi è sulla difensiva
percepisce il feedback come ingiusto
o come un attacco personale.

Non come un’osservazione
su comportamenti o risultati.

Difendendosi crede di evitare il confronto,
ma in realtà lo sabota.

Accusa te.
Il contesto.
Il collega.
L’azienda.

“Se mi avessero aiutato, non sarebbe successo.”

Invece di scusarsi e riparare,
elenca giustificazioni.
Minimizza.
Ridimensiona il problema.

È importante dirlo chiaramente:
il comportamento difensivo spesso nasce
da problemi più profondi
che hanno poco a che fare con te.

Non puoi controllare le reazioni degli altri.
Puoi solo scegliere come comunicare.

Persona sulla difensiva: resisti alla tentazione di “avere ragione”

Quando qualcuno si difende,
mantenere una comunicazione sana è difficile.

E spesso, senza accorgercene,
peggioriamo la situazione.

Ricorda questo:
la reazione dell’altro ha poco a che fare con te.
È il risultato di emozioni represse
e accumulate nel tempo.

Più ti difendi,
più aumenti la probabilità di uno scontro.

La contro-difesa è inefficace.

Più ti giustifichi,
più dai forza alle opinioni altrui.

Quando scegli di non difenderti:

  • apri al dialogo
  • accetti il confronto
  • dimostri ascolto
  • non mostri paura

Ed è lì che l’altro, spesso,
abbassa le armi.

Trova un accordo (anche minimo)

Porta pazienza.
Mantieni la calma.

È difficile.
Ma è la cosa più utile che puoi fare.

Anche se il punto di vista dell’altro
ti sembra fastidioso o irragionevole,
cerca un punto di contatto.

Esprimi un consenso parziale:

  • “Capisco che tu la veda in modo diverso.”
  • “In alcune situazioni potrebbe essere vero.”
  • “Potresti avere ragione.”

Se la persona non accetta il tuo feedback,
cerca di capire perché.

Riconosci la sua reazione,
senza giudicarla.

Chiediti con onestà:

  • Ho interpretato male i fatti?
  • Ho frainteso le sue intenzioni?
  • Il feedback è impreciso o ingiusto?
  • È solo una risposta emotiva?

Persona sulla difensiva? Mantieni una mentalità aperta

Fai domande vere.
Non retoriche.

Mostra che vuoi capire,
non vincere.

Chiedi come si sente.
Ascolta.
Chiedi ancora.

Come scrivo nel capitolo 5 del mio libro,
usa affermazioni aperte per ridurre la difesa:

  • “Riconosco che questo può essere difficile da ascoltare.
    Voglio capire meglio: su cosa non sei d’accordo?”
  • “Quali altri punti di vista pensi dovremmo considerare?”
  • “Io vedo questa come una tua responsabilità.
    Parliamo del perché tu non la vedi così.”

Quando una persona si sente compresa,
la difesa cala.

Lo spazio di dialogo si apre.

Gestire conversazioni difficili
richiede lucidità, empatia e metodo.

In conclusione

Una persona sulla difensiva
non è “contro di te”.

È spesso contro se stessa.

E se sai restare saldo,
senza difenderti né attaccare,
sei già un passo avanti
nella tua autorevolezza.

Nei momenti di tensione,
un buon feedback può cambiare la direzione
di una relazione professionale.

Scopri il coaching mirato:
Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

e impara a comunicare con autorevolezza
anche nelle situazioni più complesse.