Smartphone e portatili sono dannosi alla tua autostima

smartphone e autostima

Smartphone e autostima.
Avrete senz’altro letto (o forse no) come l’uso incessante di smartphone, laptop, tablet,
può influire negativamente sui nostri rapporti e sulla nostra performance.

Un gruppo di ricerca ha scoperto che tenere lo smartphone sul comodino danneggia il nostro riposo.
Ci rende più stanchi e meno produttivi il giorno dopo.

Sembra, infatti,
che il telefono cellulare interferisca con il riposo e il rendimento lavorativo anche quando non lo usiamo.

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Tenerlo sul comodino può regalarci notti agitate perché la luce emessa all’arrivo di mail e messaggi sopprime il rilascio di melatonina,
un ormone che favorisce il sonno.

Karla Klein Murdock, psicologa americana,
ha trovato un possibile legame tra mancanza di sonno e sms.

La sua ricerca ha dimostrato che gli studenti universitari che abitualmente “messaggiano” tanto impiegano anche molto più tempo per addormentarsi,
dormono meno e si sentono più stanchi il giorno dopo. Per saperne di più.

Ma forse non hai ancora sentito l’ultima … su smartphone e autostima …

Essere incollati al dispositivo smartphone può avere un impatto negativo anche sulla tua autostima.

La Psicologa e autrice Amy Cuddy ha stabilito che, poiché la postura può influenzare gli ormoni, può anche influire sul modo in cui la nostra mente riflette la fiducia.

Quindi, se si sta regolarmente seduto in quello che la Cuddy chiama la posizione ricurva,
è probabile che parleremo con meno autorevolezza e convinzione.
Saremo percepiti dagli altri come persone poco sicure di sé.

Infatti, se una postura corretta aumenta l’autostima, giova alla salute, conferisce maggiore fiducia in se stessi, migliora la capacità intellettiva,
così … accade l’esatto contrario quando un individuo si rannicchia e “raggomitola” su se stesso assumendo una postura scorretta.

 


 

Ecco …
ci mancava anche questa!
Soprattutto in un’epoca dove l’autostima e la fiducia scarseggiano.

Stando curvi sullo schermo si rischia la iGobba

Basta guardarsi attorno in un bar, sull’autobus o nella sala d’attesa:
quante sono le persone piegate e “curvate” sullo schermo di uno smartphone?

Sono soprattutto i più giovani, che quotidianamente contorcono il corpo verso cellulari e tablet,
incombe così il rischio di sviluppare questa postura contorta che il fisioterapista neozelandese Steve Augus,
chiama la “iGobba”.

Secondo August molti adolescenti iniziano a manifestare una sorta di gobba (un inarcamento della schiena dovuta a una postura sbagliata).
Un problema che fino a qualche anno fa riguardava per lo più gli anziani,
che in decenni trascorsi chini su libri o quaderni avevano sviluppato questa deformazione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Stare curvi può renderci abulici e passivi

Smartphone e autostima …
le ripercussioni non sono solo fisiche (cervicale, mal di testa, rigidità del collo e delle spalle).
La stessa postura può provocare o amplificare uno stato emotivo.
Stare curvi, in particolare, può farci sentire depressi, apatici e poco vitali.

Bastano piccoli accorgimenti per salvare la situazione e arginare questi effetti collaterali.
Come fare un po’ di stretching e tenere spalle e testa all’indietro quando si guarda il cellulare,
alzando di più le braccia e avvicinandolo al volto.

Posizione un po’ scomoda, ma a prova di gobba,
pardon di iGobba.

Il disagio contribuisce alla tua crescita personale

crescita personale

Il disagio fa parte della nostra crescita personale.
Il disagio è il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.

La crescita pretende un disagio temporaneo.
Il disagio è il segnale di cambiamento.

Per cambiare e crescere devi sentirti infastidito, disturbato … a disagio.
No disagio, NO crescita.
È così.
Il disagio “spinge” per la crescita.

Il disagio arriva con il “nuovo”

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Ti stai lanciando in “qualcosa” di nuovo?
Un nuovo lavoro, una nuova relazione, un nuovo ruolo, un trasferimento in un’altra città?
Ecco … arriva il disagio.

Irrequietezza, nervi tesi, un “ovo” sodo nella gola, bruciore di stomaco, tensione muscolare, sonno turbolento.

Calma!
Va tutto bene.
Significa che stai entrando in “una zona d’ombra“.
Stai spostando la tua zona di comfort un po’ più in là.

Provi disagio, fastidio, malessere perché non sai cosa accadrà.
È come camminare al buio con la sola luce della luna.
Andare avanti può farti sentire “strano”, pauroso, incerto.

Quando senti questa sensazione, non spaventarti

Dì a te stesso:
“È nuovo.
Va tutto bene.
Sto crescendo.”

Una parte di te sente paura.
Questa sensazione è normale.
Le cose nuove ci fanno sentire a disagio.
 


 

Però …
una volta che “ne esci fuori e ti senti ancora vivo” …
non ti sentirai più così.
La tua zona di comfort si è ingrandita, si è dilatata.

Devi “allenarti” per abituarti al disagio.
Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, se hai sempre “vinto facile”, potresti non aver allenato i “muscoli” caratteriali, necessari quando la strada diventa in salita.

Ti sei chiesto … cosa farai quando troverai (perché li troverai) sulla tua strada difficoltà, insidie, ostacoli, impedimenti?

Disagio come catalizzatore per la crescita personale

Il disagio ci fa anelare per qualcosa di più.
Ci costringe a cambiare, allungare, e di adattarsi.

Il disagio può diventare il nostro più grande alleato.
Quando senti il disagio … accoglilo come se fosse un ospite inatteso che si presenta alla porta di casa tua in un momento inopportuno.

“Lasciati andare al disagio, resta con esso, in sua compagnia: è questa la via per sbarazzarsene”.
Bruce Lee

“E se non riesco?”: la paura dell’insuccesso

paura dell'insuccesso

Hai sempre lavorato bene.
Sei “uno che ne capisce”.
Sei accurato, puntuale, laborioso, focalizzato, uno che nel team ci sta bene.

In alto si sono accorti di te, si mormora di te, si parla di te …
in bene.
Ti senti gratificato dai risultati e dai feedback positivi che ricevevi.
Sei ambizioso.
Stai progredendo, i successi ti stanno solleticando.

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Qualcuno già vocifera (malignamente o invidiosamente) che ti stai preparando a fare il capo.
Retribuzione più alta, più prestigio e maggiore influenza.
Bene.
Benissimo.

Ti sei preparato al grande salto?

Il successo (che hai sempre desiderato) sta per arrivare.
Si accendono i riflettori … rullo di tamburi …
Wooooowww!
Che brividi!

Benissimo?
Uhmm…
Mica vero!

E quanti punti interrogativi!
Un crescente turbamento
soprattutto la notte

All’ora della verità, sei rimasto spiazzato.
Pressioni e responsabilità.
paura dell’insuccesso.

Hai calcolato il rovescio della medaglia?

 


 

Come mai?
Non ci avevi pensato?
Non hai calcolato l’altro lato della medaglia?
Ti sei concentrato solo su quello piacevole.
Adesso ti senti impreparato e disorientato.

Maggiori responsabilità, aumento della pressione, rischi elevati, più (e più complessi) problemi da risolvere, persone da gestire e top manager/titolare da accontentare.

Prima eri al sicuro, al riparo .. adesso sotto i riflettori ci sei tu!

Ora tocca a te … e scopri che non ti senti pronto.
Inadeguato.
Le tue (eventuali, presunte e legittime) mancanze in termini di competenze e skills le vivi con una forte apprensione.
Un’apprensione che può diventare annientante e paralizzante.
Paura. Paura dell’insuccesso.

La paura dell’insuccesso può essere paralizzante

“Se tu fallissi potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”
Beverly Sills

Man mano che scali l’organigramma, ti accorgi, anni dopo, che la “scala” non era quella giusta.
Accade.
Ormai troppo tardi per fare marcia-indietro.
Talvolta raggiungiamo (faticosamente) lo specifico obiettivo per poi accorgerci che non era quello di cui avevamo bisogno.

Qualcosa è cambiato.
La percezione di noi stessi diventa distorta e depotenziante.
Diventa mancanza di autostima.

Cosa fare? Devi uscire dalla tua zona di comfort e affrontare l’insicurezza e l’ignoto del nuovo ruolo, devi dilatare questa tua zona di comfort.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Devi conoscere te stesso e “lavorare” sulla tua autostima

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Conosci lo scopo,
i tuoi valori e
la tua visione?

Sai gestire i tuoi comportamenti?
Le tue reazioni?
E quelle degli altri?

Conosci quello che funziona e che non funziona per te?

Sai gestire le attese,
la frustrazione e
l’insuccesso?

Più le tue risposte saranno oneste, più saranno incisive le tue azioni.
È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi diventare (anche tu) una percentuale nella statistica dei fallimenti da leadership.

“Raggiungere il successo senza raggiungere un discreto grado di autostima significa essere condannati a sentirsi per sempre un impostore sul punto di essere smascherato”. Nathaniel Branden

Paura delle critiche? 9 spunti per superarla

paura delle critiche
Hai paura delle critiche?

Come reagisci quando qualcuno — un collega, il capo, un cliente — critica il lavoro che hai appena presentato?

Chiedi scusa?
Chiedi spiegazioni?
Oppure te ne vai sbattendo la porta?

Ti infastidisce essere criticato…
anche quando sai di aver commesso un errore?

Chiariamo subito una cosa

Possiamo chiamarla in tanti modi:

  • rimprovero
  • critica
  • valutazione
  • feedback

Possiamo addolcirla con aggettivi come:

  • positivo
  • motivazionale
  • costruttivo

Anche riceverla con grande educazione.

Ma una cosa resta:

ricevere una critica non è mai piacevole.

Le critiche entrano in conflitto con un bisogno molto umano:

sentirci accettati e approvati.

Per questo è difficile non prenderla sul personale.

È normale avere paura delle critiche

Dopotutto, chi ama sentirsi dire cose negative su se stesso?

Spesso ci irritiamo anche per un altro motivo.

Quando lavoriamo bene…
tutto tace.

È dato per scontato.

Quando invece sbagliamo, l’errore viene subito evidenziato.

La reazione più istintiva?

  • mettersi sulla difensiva
  • ribattere
  • giustificarsi
  • contrattaccare

Oppure iniziare a pensare:

“Non valgo molto.”
“Sono incapace.”
“Se fossi bravo non mi criticherebbero.”

La vera domanda però è un’altra:
come possiamo trasformare una critica in un momento di crescita?

Vediamo alcune strategie utili.

1. Accetta di non essere perfetto

Nessuno è perfetto.
È un fatto.

Nella vita si sbaglia.
E prima o poi arrivano anche le critiche.

Possono riguardare:

  • il tuo comportamento
  • la tua prestazione
  • il tuo stile di lavoro
  • il tuo modo di relazionarti con il team.

Succede a tutti.

Le persone che hanno fatto strada nella vita hanno una cosa in comune:
hanno imparato dai propri errori.

Cadere fa parte del percorso.
L’importante è rialzarsi velocemente.

2. Ascolta con attenzione

Mantieni la calma.
Non chiuderti a riccio sulla difensiva.

Lascia che le emozioni si calmino.

Reagire con rabbia, scappare o rispondere in modo sproporzionato è umano…
ma raramente è costruttivo.

Che la critica sia fondata o meno, in quel momento prova a restare aperto all’ascolto.

Le critiche spesso contengono:

  • suggerimenti utili
  • spunti di miglioramento.

Se rimani calmo, la conversazione diventa più produttiva.

E i problemi si risolvono più facilmente.

3. Non prenderla sul personale

Questo è uno dei passaggi più difficili.

Prova a fare un piccolo esercizio mentale.
Immagina che la critica sia rivolta a qualcun altro.

Un manager.
Un responsabile di team.
Uno store manager…

che guarda caso ha il tuo stesso nome
e fa esattamente il tuo lavoro.

Quando crei questa distanza mentale, il tuo atteggiamento difensivo si riduce.

Perché non la stai vivendo come un attacco personale.

4. Chiudi la questione con eleganza

A volte la soluzione è più semplice di quanto pensi.

Ascolta.
Ringrazia.
Spiegati se necessario.

E poi chiudi la questione.

Evita di:

  • giustificarti all’infinito
  • tornare continuamente sull’argomento.

Più ribatti alla critica, più la rafforzi.

E una regola importante:

mai difendersi criticando chi ti critica.

5. Analizza ciò che hai sentito

Dopo il confronto, prenditi un momento per riflettere.

Non sentirti vittima o paralizzato.

Chiediti invece:

  • “Cosa è successo davvero?”
  • “Ho lavorato abbastanza su questo progetto?”
  • “Mi rimproverano una mancanza di precisione?”
  • “Determinazione?”
  • “Incisività?”

6. Accetta che gli altri possano vedere cose che tu non vedi

Chi ti critica vuole davvero denigrarti?

Oppure sta cercando di prevenire un problema?

Magari sta cercando di farti notare qualcosa che tu non avevi visto?

Per questo è utile fare domande precise:

  • “Quale aspetto del mio atteggiamento ti crea problemi?”
  • “Quale parte del lavoro non ti è piaciuta?”
  • “Cosa dovrei migliorare nel mio approccio?”

Domande mirate spingono l’altra persona a essere più concreta.

E a non sparare critiche generiche.

7. Chiarisci il tuo disappunto (se necessario)

Se una critica ti ha fatto arrabbiare, non accumulare malumori.

Parlane con la persona interessata.

Spiega cosa ti ha infastidito e prova a trovare una soluzione insieme.

Spesso un confronto diretto rafforza il rapporto invece di rovinarlo.

8. Cerca una soluzione

Ti hanno rimproverato per qualcosa?

Dimostra che sei disposto a migliorare.

Non per paura delle critiche.
Ma per crescere.

Chiediti:
“Cosa posso imparare da questa situazione?”

Dare feedback nei momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching miratoDare feedback costruttivi in situazioni critiche”.

9. E se la critica non è fondata?

Succede anche questo.

Se la critica è fatta solo per ferirti o provocarti:
non perdere tempo.

Metti le cose in chiaro oppure ignorala.

Ti lascio con una riflessione di Elbert Hubbard:

Il modo più semplice per evitare le critiche è questo:
“Se vuoi evitare le critiche, non fare niente,
non dire niente,
non essere niente.”

Le critiche fanno male.

Ma spesso contengono anche informazioni preziose.

Chi cresce davvero non è chi evita le critiche.

È chi impara a usarle per diventare migliore.

Come affermare se stessi in 13 passi – 3

come affermare se stessi

Leggi la parte 2. di come affermare se stessi.

10. Utilizzare “Io” anziché “tu”

Quando si effettua una richiesta, esprimi disapprovazione o chiedi a qualcuno di smettere di fare qualcosa che ti infastidisce,
cerca di formulare la frase in modo tale che il messaggio si riferisca a te e ai tuoi sentimenti.

Se vuoi imparare come affermare se stessi, non ferire mai la dignità di nessuno,
non attaccare l’altra persona,
esprimiti sempre con calma,
e nel rispetto di chi hai davanti e del lavoro che svolge.

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Per esempio, se un tuo amico esagera nel prenderti in giro potresti dire qualcosa del tipo:
“Quando scherzi sui miei difetti, mi ferisci e mi rendi insicuro. Vorrei che la smettessi.”

Oppure …

“Perché in ufficio devi mantenere il condizionatore sempre acceso?
Quante volte ti ho detto che mi dà fastidio?”

molto meglio …
“Propongo di definire degli orari di accensione del condizionatore,
in modo da mantenere una temperatura piacevole per tutti!”

Ecco altri esempi dove si utilizza “Io” anziché il “Tu”.

“Sono esausto oggi. Capisco che vuoi queste cose fatte, ma non ho intenzione di lavorarci sopra fino a domani mattina.”

“Mi sento frustrato quando mi fai sentire in colpa per uscire con i miei amici.”

“Mi sento in imbarazzo quando mi provochi davanti alle persone”.

“Preferirei che tu mi dessi un preavviso di almeno tre settimane prima di chiedermi di lavorare il fine settimana.”

“Abbiamo perso il treno. Contavo molto sulla tua puntualità. Vediamo quando parte il prossimo treno.”

“Capisco il tuo punto di vista, ma io ho un’altra idea.”

 


 

11. Utilizzare il linguaggio del corpo e il tono fiducioso

Se tendi a parlare tutto rannicchiato, a sussurrare e mormorare le tue opinioni o bisogni,
con le braccia conserte, sicuramente il tuo interlocutore non si sentirà a suo agio perché trasmetti un atteggiamento negativo,
difensivo o di chiusura.

Anche quando parli aiutati a esprimere i concetti usando le mani,
in modo che seguano il tuo discorso in ampi gesti di apertura.

Utilizza in modo appropriato anche il tono e il volume della tua voce,
evita un tono troppo basso, il tuo interlocutore tenderà a credere che tu stia nascondendo la tua insicurezza ma anche un tono di voce troppo alto,
rischierai di intimidire o irritare chi ti ascolta.

12. Non c’è bisogno di giustificare o spiegare la tua opinione o scelta

Soprattutto quando nessuno te l’ha chiesta.

È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutto e tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

In pratica,
sentirti obbligato a dare una spiegazione o giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso o come preferiscono che tu viva la tua vita.

13. Essere persistente

Soprattutto all’inizio sembrerà pauroso e innaturale.
È strano comunicare in questo modo nuovo e diverso.

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta,
parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani freddo,
calmo e non mollare.

Devi essere persistente.
Devi mantenere la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti e non ti risolvono il problema,
anziché alzare le mani e dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare al riguardo. Almeno ci ho provato“,
chiedere se è possibile parlare con il loro manager.

Come affermare se stessi? Attenzione alle trappole:

Essere assertivo sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.
Ci possono casi in cui essere assertivo,
non ti porterà da nessuna parte,
e prendere una posizione più grintosa o passiva diventa l’opzione migliore.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti che consigliano di chiedere la stessa cosa più e più volte fino a quando la persona cede.
Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia,
amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio assertivo alla vita.
Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita,
le persone intorno a te, sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

Sentirsi in colpa

Alcune persone saranno deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.
Finché esprimi le tue esigenze in modo premuroso, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.
A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando di cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

Affermare se stessi non vuol dire diventare inflessibili

Diventare assertivo non significa diventare un vendicatore freddo e inflessibile,
che pensa solo a rivendicare i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante e riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stessi,
con una maggiore percezione di controllo sulla vita.

Se sei un giovane leader (e vuoi imparare come affermare se stessi) scopri il coaching adatto per te!

Come affermare se stessi in 13 passi – 2

affermarsi

Leggi anche la parte 1.

5. Non aspettarti che la gente legga nella tua mente

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Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? dillo.

Se qualcuno non si comporta bene ..spiegati

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.
Non dare mai nulla per scontato.

Durante una sessione di personal coaching ho chiesto a un assicuratore, che lamentava il poco feeling professionale con il suo capo, se avesse mai espresso il suo disagio “No, certe cose non si devono nemmeno dire.
È evidente che non sono contento.
Basta guardarmi.
Ma com’è possibile che non si renda conto?
“.
Quando poi ho chiesto se il capo, a sua volta,
gli avesse mai chiesto un feedback sul loro rapporto,
la risposta è stata: “Si, me l’ha chiesto. Cosa ho risposto?
Tutto bene. Grazie.

6. Tu non sei responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e l’ansia ti lasceresti alle spalle una volta capito questo.
Evita di passare tempo in logorante attesa per capire se qualcuno è contento per la tua scelta o opinione,
se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.
 


 

Non devi assicurarti che gli altri siano felici,
anche se questo significa essere tu infelice.

Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Questo non vuol dire essere uno stronzo/a e non prendere in considerazione i sentimenti o le situazioni altrui.
Significa solo smettere di essere eccessivamente premurosi,
non rivendicare alcuna richiesta o calpestare i propri valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici,
sconvolti o offesi.

Questa è la loro responsabilità, non la tua.
Tu hai la tua vita … e a quella devi pensare.

7. Dire di no è indispensabile per affermarsi

Le due parole più brevi e più antiche, e no,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.

Pitagora

Affermarsi, dire “NO” non è facile e mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinto è anche peggio.

Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia e la stima delle persone,
dare un`immagine di una persona influenzabile e accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare,
le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa e approfittare della tua disponibilità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

E credimi, lo faranno ..

A lungo andare diventa frustrante,
castrante e perdi autostima e motivazione.

Nella tua “missione” per diventare più assertivo, il NO deve trasformarsi nel tuo migliore amico.

Inizia a dire NO più spesso.
In un primo momento, sarai molto ansioso,
ma alla fine si arriverà a sentirsi bene,
e in realtà molto liberatorio.

Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”,
sarai sorpreso come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

8. Essere semplice e diretto

Quando stai affermando te stesso, meno è meglio.
Meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere dando mille spiegazioni del perché vuoi o non vuoi una determinata cosa.
Sii gentile, fermo e diretto.

9. Non scusarsi o sentirsi in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto

Salvo che non stai chiedendo qualcosa di palesemente irragionevole,
non c’è motivo di sentirsi in colpa, provare vergogna,
chiedere scusa per aver espresso un bisogno, un desiderio o un diritto.

Affermarsi,
non ha nulla a che fare con l’essere educato o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Basta semplicemente chiedere cortesemente e aspettare la risposta dell’altra persona.
Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tantomeno) delle loro reazioni.

Leggi la parte 3.

Come affermare se stessi in 13 passi – 1

affermare se stessi

Sai esprimere i tuoi piaceri,
le tue emozioni o i tuoi interessi?

Hai un rapporto sereno e costruttivo con la critica?
Sai esprimere la divergenza anziché far finta di essere d’accordo solo per mantenere pace e tranquillità?

Chiedere “perché” o dire “NO” invece che accettare passivamente?
Chiedere agli altri di modificare i loro comportamenti quando sono fuori luogo o offensivi?
Difendere i propri diritti e confini piuttosto che lasciare che gli altri si approfittino di te?
Chiedere spiegazioni o di fare chiarezza anziché non dire niente e sentirti confuso per non aver capito?

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Quante domande.
Troppe.
Se non ti “senti toccato” da queste domande puoi anche evitare di continuare a leggere …
ma se le senti nello stomaco (forse) vale la pena continuare …

… e beccarsi un altro siluro
… un’altra verità.

Sei stato un avversario agevole per la maggior parte della tua vita

Oltremodo non sei neanche felice.
E come potresti?

Ti pieghi costantemente alle volontà altrui, sei carico di ansia,
rabbia e risentimento (perché hai la sensazione di essere trattato ingiustamente).

Ti senti impotente, inerme, bloccato, frustrato e insoddisfatto.

Se ti senti troppo buono,
è facile essere soggette a violenti scoppi d’ira perché vivi nello stato d’animo di un vulcano pronto a esplodere.

Adesso.
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stesso?
 


 

Ecco 13 passi per affermare se stessi:

1. Assumersi la responsabilità per i tuoi problemi

Non aspettare che qualcun altro risolva i problemi per te.
Tantomeno io (se decidi di “fare” un percorso di coaching).

I tuoi problemi sono di tua responsabilità.

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
prendi provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.

Affermare te stesso (probabilmente) potrebbe portare, soprattutto all’inizio,
a spiacevoli conseguenze.

Essere assertivi vuol dire assumersi (anche) le responsabilità di tali conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

2. Affermare se stessi richiede tempo

Non pensare che diventerai magicamente assertivo semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro.
Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Assertività richiede tempo e pratica.
Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.

3. Cominciare con le piccole cose

Comincia in piccolo.
Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La tipa che (con aria innocente) ti supera alla casa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi,
l’amico che ti chiama solo quando li fa comodo.

Un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace o un gentile rifiuto possono essere piccoli (ma anche grandi passi) verso il cambiamento.

Le prime volte sarà dura ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

4. Fissare i confini

Un altro passo per cominciare ad affermare se stessi è stabilire i propri confini personali.

I confini sono regole e limiti che creiamo per guidare e dirigere gli altri su come devono giustamente comportarsi con noi in merito a famiglia, salute, fede, hobby, benessere psicologico, ecc…

Se hai problemi di affermazione, in genere non hai confini e permetti agli altri di camminarci sopra e “sconfinare” regolarmente … a poco a poco ti trasformi in una persona piena di risentimento e di amarezza.

Se non sai quali sono i tuoi valori e i tuoi confini, prenditi del tempo per capirlo.
Una volta fatto, impegnati (da qui in avanti) a non subire più “sconfinamenti” nei tuoi confini.

Continua … leggi la parte 2.
affermare se stessi

8 cose da fare dopo un errore o un fallimento

Se fai troppi errori, perdi credibilità.
Se fai pochi errori, sei fermo, statico … morto.

Troppi errori ripetuti minano la tua professionalità.
Nuovi errori ti danno l’opportunità di imparare,
ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose giuste.

Chissà quante volte ti sarai chiesto “Che cosa succede se commetto un errore?”
Ma questa non è la domanda giusta …

Ecco 8 fattori da ricordare dopo un errore o un fallimento:

1. Non beeeelare

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Quando commetti un errore … ammettilo, lamentati, piangi, urla, picchia i pugni,
impreca ma poi … finiscila lì!

Non sei il solo.
La maggior parte delle persone non parla apertamente dei loro fallimenti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Cosi si diventa deboli, piagnucoloni e lamentosi.

Le incessanti recriminazioni ti tolgono un sacco di energie,
ti annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa:
passare ancora all’azione.

2. Ricerca le tue responsabilità personale

Spesso,
la nostra tendenza iniziale è incolpare gli altri o i fattori esterni.

Raramente i fallimenti nella nostra vita sono interamente imputabili alla responsabilità di qualcun altro.
Se non ci assumiamo la responsabilità personale,
non possiamo mai passare alla fase successiva.

3. Riprova dicendo “La prossima volta farò …”

Dopo aver commesso un errore,
riprovaci dicendo: “Ok. La prossima volta farò …

Errori ripetuti ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose per bene.

“Se un errore non è un trampolino di lancio,
è un errore.”

Eli Siegel

 


 

4. Mantieni l’entusiasmo

“Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro
senza perdere l’entusiasmo.”

Winston Churchill

Non fare l’errore di trasformare i tuoi errori in sconfitta.
Mantieni lo slancio e l’entusiasmo anche quando non ci riesci.

Le cose migliori di solito accadono quando meno te lo aspetti.

Cerca di sorridere nel frattempo.
Non perché la vita è facile o perfetta, ma perché hai scelto di mantenere l’entusiasmo,
di essere felice e grato per tutte le cose buone che hai fatto finora.

5. Non mollare

Rivedi le strategie, migliora l’approccio, gli strumenti, competenze e …
vai avanti.

Non accontentarti di alcuni tentativi,
insisti fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti,
non perdere la fiducia mai.

Anche tu, come me, ti sei reso conto di non poter contare sulla genialità,
spero sia da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’hai (la grinta), devi trovarla.
Se ne hai,
tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

6. Consapevolizza che sbagliare a volte può essere una benedizione

“Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori.
È bene che una volta ogni tanto si scottino le dita.”

Mahatma Ganghi

A volte,
non ottenere quello che vuoi può essere considerato un vero e proprio colpo di fortuna.

Dopo un errore,
puoi rivalutare le cose, aprire nuove porte alle opportunità e le informazioni che avresti altrimenti trascurato.

A volte,
la vita cade in 1000 pezzi per fare in modo che le cose migliori possano “ricostruirsi insieme”.

7. Cancella la percezione di fallimento

Siamo abituati ad associare l’errore alla persona.
Aver fallito, ci autorizza inoltre a considerarci delle persone fallite, mancate.

Come se fossimo ancora a scuola, ci diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio,
una sentenza inappellabile e spietata: se “ ho fallito” vorrà dire che “sono fallito”.

Dopo un errore, dobbiamo ristrutturare le nostre convinzioni e smussare gli angoli dell’autocritica più tagliente e imparare a pensare:
Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è evidente.

8. Consapevolizza che la vita va avanti comunque anche dopo un errore

Accogli sempre con un sorriso le cose belle,
e le cose brutte che ti accadono nel corso della tua vita.

Impara dai tuoi errori, ma non commiserarti. La vita è cambiamento,
le cose a volte vanno male, ma la vita va avanti.
E tu accompagnala sempre con un sorriso.

Chissà quante volte ti sarai chiesto “Che cosa succede se commetto un errore”.
Ma questa non è la domanda giusta …
la domanda migliore è “Che cosa succede se non commetto un errore?”

25 tratti che identificano una persona mentalmente forte

persona mentalmente forte

La persona mentalmente forte si distingue dalla folla.

Non sai spiegare perché…
ma senti che ha qualcosa in più.

È affascinante.
Intrigante.

Dove molti vedono barriere e limiti invalicabili,
lei vede sfide.
Opportunità.

La forza mentale – insieme a quella emotiva e spirituale –
è ciò che ti permette di reggere …

una situazione difficile,
un capo o collega difficile,
un lavoro che non ami,
una relazione che ti prosciuga energia.

Raggiungere obiettivi, rompere schemi, cambiare direzione
non è semplice.

Serve tempo.
Fatica.
Coraggio.
Costanza.

A qualunque livello.
Grande o piccolo che sia.

Ecco 25 tratti che identificano una persona mentalmente forte.

1. Non perde il controllo

Sa che i risultati migliori nascono da una mente lucida.

Anche sotto pressione, sceglie la calma.

Sa che alzare la voce significa abbassarsi.
Perdere il controllo, subire la sconfitta.

2. Bilancia emozioni e logica

Non nega le emozioni.

Le governa.

Unisce passione e riflessione, impulso e ponderazione.

3. Accetta i feedback (anche negativi)

Non ha paura delle opinioni altrui.

Ascolta.
Impara.
Cresce.

È aperta all’apprendimento.

4. Pensa positivo… e anche negativo

Il pensiero positivo è importante ma lo è altrettanto quello negativo.

Essere ottimista, fiducioso, speranzoso ma anche previdente, accorto, prudente.

Essere flessibile.
Positivo e negativo.

5. Sa chiedere scusa

Non teme di “perdere la faccia”.

Ammettere un errore è una dimostrazione di forza.

Sul leader che chiede scusa trovi spunti nel mio libro
Prima volta Leader”.

6. Rinuncia alle aspettative sugli altri

Sa che il mondo non gli deve nulla.

Non si sente in diritto di pretendere.

Lavora sodo.
Anzi, è grato per quello che ha.

7. Sa gestire l’incertezza

Stare in sospeso.

A metà fra le situazioni definite e quelle in divenire.
In attesa.

Ha sperimentato che più resta sospeso tanto più aumenterà la sua resistenza,
a stress e pressione.

Agisce anche con informazioni incomplete.
Sviluppa intuito e flessibilità.

“L’incertezza è la condizione perfetta per scoprire le proprie possibilità.”

— Erich Fromm

8. Conosce il valore della non-azione

Agisce quando serve.
Sa fermarsi quando è il momento.

Azione per amore dell’azione o per amore e basta.

Non si strugge per i risultati.
Non si aspetta solo risultati.

9. Sa gestire il fallimento

Non crede che talento e capacità siano “stabiliti” alla nascita.

Nel destino.
Nelle stelle.

Il fallimento può essere un trampolino.
La resilienza può essere appresa e praticata.

10. Non giudica

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.
Sii gentile.
Sempre.”

Platone

Sa che ognuno combatte battaglie invisibili.
E sceglie la gentilezza.

11. Non si esalta, non si abbatte

Almeno non così facilmente.

Lo sforzo maggiore non è quello iniziale,
ma quello che affrontiamo in seguito,
per resistere a dubbi e perplessità.

Un successo non la ubriaca.
Un fallimento non la definisce.

Sa che la vita è (anche) questa.

12. Non è gelosa del successo altrui

Si confronta per migliorare,
non per sminuirsi.

Celebra chi riesce.

13. Sa impostare confini

Insegna agli altri come trattarla.

Con educazione.
Ma con fermezza.

14. Non ha paura di chiedere aiuto

Non è prigioniera dell’ego.

Conosce i propri limiti.
E li gestisce.

La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

15. Conosce sé stessa

Lavora sulle debolezze.
Non le nasconde.

Non cerca di coprirle,
o non cerca scuse per i suoi errori.

Non cerca approvazione: evolve.

16. Sa stare con la paura

La persona mentalmente forte non ha bisogno di combattere con le sue paure per dimostrare che è forte.

Non lotta con la paura.
La guarda in faccia.

L’ascolta.
L’accetta.
Così l’attraversa.

17. Sa che non ogni scontro risolve

Se l’obiettivo è la soluzione,
sa mettere da parte orgoglio e rancore.

Non sempre vincere significa scontrarsi.

18. Evita la procrastinazione

La procrastinazione spesso è allettante.

La persona mentalmente forte fa ciò che va fatto.

Anche quando non ha voglia.
Sa che rimandare è il modo più sicuro per restare fermi.

19. Sa che la costanza paga

Insiste.
Si adatta.
Riprova.

Il fallimento non è un motivo per mollare.

Al contrario “utilizza” il fallimento come un’opportunità per diventare ancora più forte.

20. Impara dagli errori

Cadere non rende perdenti.

Tu quanto sei abituato a perseverare dopo un errore o un fallimento?

Se sei una persona forte, sai che commettere errori, sbagliare, perdere …
non rende perdenti.

Rende più maturi.
Più resilienti.

la NUOVA edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.

“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

21. Vede le avversità come opportunità

Problema o possibilità?
Immobilismo o crescita?

La differenza è nello sguardo.

22. La sua autostima non dipende da ciò che ha

Lavoro.
Successo.
Conto in banca.

Ma da ciò che è.

Si sente comunque sempre bene con sé stessa, sia che vinca o che perda.

Sa che la vita è una maratona, non uno sprint.

23. Vive secondo i propri valori

Decide con chiarezza.
Agisce con coerenza.

Vive una vita autentica.
La persona mentalmente forte è fedele a sé stessa.

Parole e comportamenti sono allineati.

24. Non cerca la perfezione

Cerca il miglior risultato possibile.
Con le risorse disponibili.

Senza annegare in ansia da prestazione,
fantasie che ci stanno giudicando male.

25. Parla meno, ascolta di più

Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che (forse) stai sbagliando,
o che non stai andando nella giusta direzione.

Ascoltare significa essere disposti a mettersi in discussione.

Se cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei forte.

Un vero leader.

In finale

La forza mentale non fa rumore.
Non si impone.

Si riconosce.

Ed è ciò che, nei momenti decisivi,
fa davvero la differenza.

 

13 motivi perchè la gente non ascolta quello che hai da dire

non essere ascoltato

Dovremmo parlare molto meno.

Parlare troppo — e parlare male — è forse l’errore più comune che facciamo.

Quando vogliamo spiegare, convincere, impressionare
finisce che diciamo più del necessario
o usiamo espressioni e atteggiamenti che ci fanno apparire
offensivi, incompetenti o poco corretti.

Desideriamo entrare in contatto con persone degne del nostro tempo.

Ascoltare persone capaci di tenerci attenti, vivi, coinvolti.

Non vieni ascoltato? Attenzione a ciò che dici

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader”,
le persone ti valutano in base a ciò che esce dalla tua bocca.

Se il tuo contributo ha poco valore,
non otterrai — giustamente — tempo né attenzione.

Ecco 13 motivi per cui le persone non ti ascoltano.

1. Parli troppo e sei dispersivo

Salti da un punto all’altro.
Apri parentesi su parentesi.
Non arrivi mai al punto.

Poco focus, molta dispersione.

Ripetere non rafforza un concetto:
lo indebolisce.

Più ripeti, più annoi.
Più spieghi, più perdi chi ti ascolta.

Se porti le persone fuori strada,
spesso resteranno lì.
Fuori strada.

2. Ti lamenti e non porti soluzioni

C’è qualcosa di più irritante
di chi si lamenta sempre
e non costruisce mai nulla?

Se parli solo di problemi, scuse e giustificazioni
verrai etichettato come negativo e lamentoso.

Quando dalle tue parole non nasce nulla di concreto,
le persone smettono di ascoltare.

Recriminare è facile.
Agire molto meno.

3. Interrompi o “vai sopra”

Interrompere non è solo scortese.
È offensivo.

Tagliare le frasi degli altri,
anticipare conclusioni,
presumere di aver capito prima che l’altro finisca
genera frustrazione immediata.

Nessuno ascolta chi non sa ascoltare.

4. Usi cliché e frasi fatte

Superficiale.
Scontato.
Irrilevante.

Un cliché ogni tanto è umano.

Una conversazione fatta solo di luoghi comuni la dimentichi.
E poi ti chiedi perché non ti ascoltano.

5. Dici sempre le stesse cose

Stessi esempi.
Stesse battute.
Stesso copione.

Diventi prevedibile.

E la prevedibilità spegne l’attenzione.
Anche (anzi, soprattutto) l’ironia, se riciclata, diventa pesante.

6. Non sai davvero di cosa parli

Se non sai, taci.
Se sai, parla con misura.

Essere competenti non significa dimostrarlo sempre.
Vuol dire anche sapere quando imparare dagli altri.

7. Parli sempre di te

Trovi ogni appiglio per riportare il discorso su di te:
i tuoi successi, i tuoi viaggi, la tua esperienza.

All’inizio incuriosisce.
Alla lunga stanca.

Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

L’egocentrismo non crea interesse.
Crea distanza.

8. Sei ambiguo

Persone insicure comunicano in modo ambiguo.
Leader ambigui creano organizzazioni confuse.

Se non sei chiaro,
non aspettarti entusiasmo (e seguito) alle tue parole.

9. Non prendi gli altri sul serio

Sorrisi ironici.
Testa che scuote.
Espressioni di sufficienza.

Puoi non essere d’accordo,
ma se umili l’altro
stai toccando punti molto sensibili.

Vuoi rispetto?
Dai rispetto.

Comincia da qui.

10. Non mantieni la parola

La gente ascolta solo chi è affidabile.

Se prometti e non mantieni,
perdi credito.

Per sempre.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

La nuova edizione 2025 di “Autorevolezza

e “Prima volta Leader
sono libri pratici per lavorarci in profondità.

11. Fai il saputello

Sai tutto tu.
Correggi tutti.

Non ammetti errori.

Fai impazzire con la tua analisi e la tua esperienza,
sul modo in cui si dovrebbe fare/non-fare una certa cosa.

Dietro il “so tutto io”
c’è quasi sempre insicurezza.

E nessuno ascolta chi ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

12. Non trasmetti empatia né passione

Se non ti interessa davvero ciò di cui parli,
perché dovrebbe interessare agli altri?

Siamo già abbastanza distratti.
Cinici.

Se non ti curi della gente cui stai parlando,
perché loro dovrebbero interessarsi a te?

Senza empatia,
le parole cadono nel vuoto.

13. Vuoi essere ascoltato, ma non ascolti

La comunicazione è reciproca.
Non è un monologo.

Fai dell’ascolto la tua prima priorità.

Paradossalmente,
è così che ti verrà chiesto di parlare.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Il percorso di coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
lavora proprio su questo.

Conclusione

Se desideri essere ascoltato — davvero —
servono attenzione, interesse sincero e presenza.

Fallo
e diventerai un punto di riferimento al lavoro di colleghi, collaboratori e capi.

10 cose che le persone di successo non fanno

persone di successo

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita è senz’altro utile comprendere cosa-fanno le persone di successo.
Altrettanto importante è conoscere anche cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le persone che più ammiri non-fanno:

1. Non si aspettano risultati immediati

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Le persone che ammiri non si aspettano risultati immediati.

Non pensano che il successo arriverà “rapido” o “facile”. Sanno che occorre tempo e fatica. Ognuno si evolve al suo ritmo, nessuno sa quanto tempo ci vorrà per ottenere progressi rilevanti.

Sorridono guardando le persone che si lasciano intrappolare da sogni facili tipo “Perdere fino 5 kg di peso in 1 settimana”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare un grande leader in 4 passaggi”.

2. Non aspettano il “momento perfetto” per agire

Le persone di successo non aspettano il momento giusto per agire perché sanno che il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.

Anche loro (come tutti noi) hanno timore di fallire e di non fare la scelta giusta, ma accettano che nella vita non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

Cercano di vincere la paura e la pigrizia.

Vuoi una garanzia di successo prima di fare qualcosa? Mi spiace, non esiste ma se non provi (se non ti butti) è garantito che fallirai.

3. Non si lasciano condizionare da persone negative

Ignorano gli scettici e i pessimisti.

Ma anche … quelli che si lamentano, quelli che rimandano, quelli che succhiano l’energia, quelli che trovano scuse per tutto, quelli negativi, quelli drammatici.
 


 

Le persone che ammiri sanno che l’energia è contagiosa.

Hanno imparato che ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo si sentiranno a loro volta stanche e logore.

Invece, chi ha successo frequenta regolarmente solo persone con un atteggiamento mentale positivo, che danno una spinta o una prospettiva nuova.

4. Non lasciano “lievitare” i problemi

Le persone che più ammiri non ignorano le preoccupazioni.
Affrontano i problemi appena possibile.

Sono tentate (come tutti noi) di trascurare le cose più difficili, ma hanno capito che invece devono affrontarle subito. Hanno compreso che rimandare o (peggio) ignorare un problema vuol dire trasformarlo in “qualcosa” di sempre più grande, magari ingestibile.

Se rimandiamo, per esempio, di telefonare a una persona/cliente/collega/capo perché proviamo disagio, quando poi saremo costretti a farlo proveremo ancora più malessere e saremo ancor più logorati dallo stillicidio di attesa, ansia e stress.

5. Non si fermano di fronte gli ostacoli

La vita non sempre ci riserva quello che desideriamo.
È una verità.

Le persone che raggiungono il successo sono disposte a fare sacrifici.
Non indietreggiano davanti alle avversità.

Sono consapevoli che non otterranno sempre quello che desiderano.

Trovano costantemente il modo di migliorare se stessi. Credono che il successo sia una scelta … per questo scelgono di concentrare il loro tempo e le loro energie solo sulle cose che li condurrà a quel traguardo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

6. Non sprecano energia su cose che non possono controllare

Prendono le distanze dalle cose che non possono controllare. Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione!

Non sprecano energia e capacità su cose e fatti che non dipendono da loro. Hanno sperimentato (sulla loro pelle) che non possono controllare gli altri ma solo gestire la propria reazione, il proprio atteggiamento. Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi, si concentrano sulle prossime azioni e su ciò che possono controllare nella loro vita.

7. Non si preoccupano di piacere a tutti

Le persone che più ammiri riconoscono che non hanno bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o “perché”, quando è necessario.

Si sforzano di essere gentili e leali, sanno anche che è impossibile compiacere tutti e non sono sconvolte se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

8. Non mollano dopo un fallimento

Le persone di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Invece, usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato, cosa dovremo fare di diverso la prossima volta. Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.
Le persone che ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade, ma quante volte ti rialzi (più forti di prima).

Cadi sette volte, rialzati otto.
Proverbio giapponese

9. Le persone di successo non cercano scuse

Le persone di successo si assumono la responsabilità dei loro errori.

Se le cose non vanno come previsto o qualcosa va storto, si prendono l’onere di risolvere il problema.
Non cercano scuse.

Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

10. Non percepiscono le difficoltà come ostacoli

Quando le persone di successo si trovano di fronte a una difficoltà, non fanno drammi, non si disperano o rassegnano. Vedono questo impedimento semplicemente come un problema da risolvere … un ostacolo da superare … proprio come hanno fatto con tutti gli ostacoli che hanno oltrepassato in passato.

Sanno che quest’esperienza li renderà ancora più intelligenti e più forti.
Sono determinate a ottenere i loro obiettivi -non importa quanto grande- ogni giorno.

Raggiungere il successo non è facile

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi può essere d’ispirazione sapere cosa-non-fanno le persone di successo.

Avere successo nella vita non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica.
Dedizione, coraggio, costanza.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, non importa).

6 cose da fare quando non ti senti abbastanza leader

leader

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Mahatma Gandhi

Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.

Non ci sentiamo “abbastanza”.
Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza buoni” per niente e nessuno.

Sai di cosa sto parlando.
Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato.

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Ecco 6 cose che devi fare quando non ti senti “abbastanza” leader:

1. Smettere di confrontarsi con gli altri

Confrontarsi con gli altri può essere stimolante, spingerti alla sfida e al miglioramento ma può essere anche molto frustrante e deprimente.

Dal continuo confronto hai poco da guadagnare e molto da perdere. I confronti sono sempre eccessivi perché non c’è mai fine al possibile numero di paragoni. I confronti spesso sfociano in risentimento. Rancore verso gli altri e risentimento verso noi stessi (perché non riusciamo).

La verità è che quando siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti, raramente vediamo quelli degli altri. Ti sei accorto che ci confrontiamo solo “quando ci fa comodo”, cioè quando gli altri sono al loro massimo o mentre celebrano successi?

2. Smettere di cercare la perfezione, non esiste

Perché tutto questo bisogno di perfezione?

Se senti un forte desiderio di essere il leader perfetto, il comandante “senza macchia e senza paura” è perché sei preoccupato di ciò che gli altri pensano di te, chiedi loro un riconoscimento, un’approvazione, una conferma delle tue abilità … se sei perfetto sicuramente nessuno potrà criticarti, vero?
 


 

Invece di essere catturato nel ciclo senza fine della perfezione da leadership ricorda che alcuni dei personaggi di maggior successo (proprio gli stessi di cui ammiri carisma e leadership) sono ben lungi dall’essere perfetti.

Hanno trasformato i loro limiti, col tempo e fatica, in trionfi.
Tempo e fatica.

3. Stop soffermarsi sui propri errori

Soffermarsi sul passato è vitale, a volte.

Gli errori del passato possono aiutare a migliorare.

Soffermarsi e indugiare troppo sugli errori e fallimenti può bloccarti nel passato, influenzare il presente e rovinare il futuro. Alcune persone riescono a passare oltre più facilmente mentre altri restano intrappolate nel senso di colpa.

Ma una cosa è cercare le responsabilità, imparare dagli errori e un’altra è commiserarsi e passare anni punendoci per l’errore commesso.

4. Ricordarsi che essere leader non è facile

Chi ha detto che la leadership è semplice?
Chi ha detto che la leadership è per tutti?

Ci vuole tempo.
Ci vuole abnegazione.
La leadership è dedizione, coraggio, rischio.

Essere leader non è facile.
Chi non è leader, non lo sa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

5. Accettarsi per quello che si è

Accettarsi non significa piacersi o sentirsi perfetti.

Significa arrendersi alla realtà e cominciare a sentirsi sempre più “in pace” con se stessi.
Vuol dire essere meno critici e severi,
perdonarsi gli errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere un leader così coraggioso, carismatico, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.

Questa conquista spingerà per il cambiamento.
Accettarsi è cambiamento.

6. Concedersi il diritto di “sentirsi giù”

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segno di debolezza.

Anzi.

Non ascoltare chi ti sprona con banalità tipo “Ma dai, che cosa vuoi che sia …”, “Ma che te frega …” oppure ti pressa chiedendoti una pronta reazione, una risposta immediata.

Non fingere serenità e produttività, non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza, smettila di parlarne con tutti o di chiedere supporto a persone non adeguate. Non sentirti in dovere di cacciar l’inadeguatezza il più in fretta possibile.

Dai tempo. Prenditi tempo.
Il tempo per “consolarsi e rimarginare” un momento di scoramento è quello speso meglio.

Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!

Quando senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile. Le persone più forti sono quelle che non si arrendono mai.

Non mollare. Ce la farai.
Anche questa volta.

Come smettere di pensare al lavoro quando sei di libero

preoccupazione
Ansia, stress, inquietudine, pensieri.

Nomi diversi.
Il punto, però, non cambia.

La preoccupazione è un seme.
Germoglia e cresce anche senza la nostra volontà.

È un killer silenzioso.
Spesso la minimizziamo.
A volte, addirittura, la neghiamo.

Vediamo 11 spunti concreti per smettere di pensare al lavoro anche quando sei libero.

1. Ricorda ciò che è davvero importante

La vita non si ferma quando stacchi dal lavoro.

Anzi.

Tenere a mente le vere priorità
famiglia, salute, relazioni
rende più facile “staccare” quando sei fuori dall’ufficio.

2. Comprendi il valore reale di una pausa

Sei più creativo e lucido quando sei riposato.

Lo sai già.

Prendere una pausa non significa:

  • dormire
  • ascoltare musica
  • distrarsi con uno schermo
  • andare sui social

Significa interrompere.
Anche solo pochi minuti.

Stare fermi.
Fare nulla.

Sembra facile.
Non lo è.

3. Non parlare di lavoro a casa

Arrivare a casa e raccontare tutte le “magagne” lavorative è allettante.

Ma è una trappola.

Parlarne non scarica l’ansia.
La riattiva.

Rimasticare un problema ti riporta emotivamente nel momento in cui l’hai vissuto.
Con tutto il carico emotivo annesso.

4. Non portarti il lavoro a casa

Meglio finire in ufficio.
Anche un’ora in più, se serve.

Se porti il lavoro a casa, riponilo una volta terminato.

Un portatile aperto sul divano rovina:

  • la cena
  • la presenza
  • il riposo

5. Accetta che non puoi controllare tutto

Come scrivo in “Prima volta Leader”, viviamo in tempi complessi e incerti.

Puoi pianificare quanto vuoi.
Gli imprevisti arriveranno comunque.

Non sprecare energia su ciò che non dipende da te.
Produce solo ansia e frustrazione.

Accetta.
Adattati.
Focalizzati sulle prossime azioni.

Lascia spazio all’imprevisto.
Tanto, arriverà lo stesso.

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Ne parlo meglio in questo articolo.

6. Non annegare in paure vaghe

La mente ansiosa ama gli scenari catastrofici.

Chiediti:
Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?

Quando la chiarisci davvero,
spesso scopri che:

  • non è così terribile
  • è anche improbabile

Bastano pochi minuti di lucidità per risparmiare ore di preoccupazione.

7. Distingui tra “analizzare” e “rimuginare”

Analizzare significa:

  • capire cosa è successo
  • imparare
  • ripartire

Rimuginare significa:

  • pensare e ripensare
  • colpevolizzarsi
  • non imparare nulla

L’analisi chiude.
Il rimuginare tiene aperta la ferita.

8. Capisci che rimuginare non risolve nulla

Rimuginando hai l’illusione di controllare l’ansia.
In realtà la stai alimentando.

Non trovi soluzioni.
Rafforzi il problema.

Chi rimugina non arriva mai alla risposta.

9. Frequenta persone emotivamente sane

L’energia è contagiosa.

Stare con persone lucide, equilibrate, positive
ridimensiona i problemi.

Una conversazione intelligente,
anche con chi è fuori dal tuo settore,
può cambiare prospettiva.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Vuoi migliorare il tuo impatto?

Trovi spunti nei miei libri:

– “Autorevolezza” – NUOVA edizione 2025, per rafforzare la tua presenza autorevole

– “Prima volta Leader”, se hai da poco assunto un ruolo di guida.

10. Fissa un “appuntamento” con la preoccupazione

Non pensare ai problemi tutto il giorno.

Raccogli solo i dati necessari.
Stabilisci un momento preciso per pensarci.

Mezz’ora al mattino basta.
Evita la sera.

Pensare prima di dormire garantisce solo una notte agitata!

11. Riduci l’uso del digitale

A volte lavorare la sera è necessario.
Ma non farlo per curiosità.

Se non è urgente, resisti.
Lascia smartphone e PC fuori dal tuo tempo libero.

Il benessere non è fortuna.
È una scelta.
E richiede anche uno sforzo consapevole.

In definitiva

Pensare meno al lavoro non significa essere meno responsabili.

Significa essere più lucidi.

E tu hai il diritto di “chiudere” la mente, ogni tanto.

Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca – 2

buona impressione

Foto di Roland Lakis

Leggi anche la parte 1.

Look sempre adeguato alla circostanza

Per andare in ufficio, un meeting di lavoro, a un evento importante, un cocktail con le amiche o per un primo appuntamento galante, il tuo look deve essere adeguato alla situazione.
Sei sicuro che sia quello giusto?

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Meglio un look sobrio (per evitare di dare troppo nell’occhio), un look casual tipo jeans e t-shirt oppure uno classico camicia bianca, tubino nero o blu, tacco medio e qualche accessorio chic?

Anche se il look è sobrio e formale,
un pizzico di personalizzazione può darti un tocco di personalità in più e contribuire alla buona impressione.

Anche i colori sono importanti.
Meglio colori tenui per un incontro/happening/colloquio nel sociale e blu scuro per quel che riguarda una società bancaria, assicurativa o un’azienda di produzione.

Creare il contatto visivo

Gli occhi trasmettono la nostra essenza.

Quando ci concentriamo sugli occhi, siamo in grado di vedere la “vera essenza” della persona,
ci colleghiamo direttamente con il suo sé autentico.

Quando dai la mano a qualcuno, è importante creare “un collegamento” anche con gli occhi …
sorridi,
guarda la persona negli occhi e nota il colore dei suoi occhi.

Notare il colore degli occhi della persona cui stringiamo la mano.

Questa semplice abitudine ti “costringerà” a guardare (davvero) le persone negli occhi e “connetterti” con lui/lei.
 


 

Prova e vedrai la differenza.

Perfezionare la stretta di mano

La stretta di mano la dice lunga su di noi ancor prima di aprire la bocca.

L’intensità della forza impressa alla stretta è legata alla personalità ed è vista come una dimostrazione di carattere e di forza.

La stretta di mano è stata frutto di non pochi studi sul linguaggio del corpo e il carattere della persona.
Nello specifico in base all’indagine effettuata su più di 100 manager italiani è emerso che il 9% eccede nella forza nella stretta di mano e ben il 60% pecca in debolezza.

Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale;
se la pressione è eccessiva, però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.
Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive,
timide e diffidenti.

C’è anche chi torce il polso dell’altro (esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza), chi invece offre la mano molle o solo la punta delle dita (non gradisce il contatto con gli altri).

La miglior stretta di mano per fare una buona impressione è verticale, decisa e forte (ma non troppo).
Ad esempio se davanti a noi c’è un ragazzino/a o una persona anziana, la nostra pressione,
se pur decisa deve essere meno forte.

La chiusura a due mani può sembrare troppo intima,
soprattutto quando è la prima volta che incontriamo qualcuno.

 
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Mantenere la giusta distanza

Anche la distanza è molto importante la prima volta che incontri la persona.

Se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.
Al contrario, se sei una persona socievole e affettuosa, che preferisce parlare faccia a faccia a breve distanza ma ti avvicini troppo, prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla, invadi lo spazio dell’altro, ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.
Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

Evita anche di porti di fronte perché posizioni frontali (soprattutto tra uomini) sono assunte in situazione di conflitto.
Meglio porsi di fianco o ad angolo retto.

Trattenere il sorriso per una buona impressione

Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.

Se il tuo viso, i tuoi denti e gli occhi non sono parte del sorriso, vuol dire che stai utilizzando un sorriso di circostanza.
E’ il classico tipo di sorriso che utilizzi quando non ti senti veramente a tuo agio,
non hai voglia di sorridere ma lo fai forzatamente solo per apparire cortese.

“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso” e si ricorderanno sicuramente di te.

Ecco 7 suggerimenti per fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca.
Per alcuni di noi poi, i problemi iniziano proprio lì … quando devono cominciare a parlare … ma questa è tutta un’altra storia! Se desideri approfondire l’argomento … ecco il personal coaching per potenziare la leadership!

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca – 1

impressione

Foto di Roland Lakis

Chi ben comincia … dice il detto.

Infatti, il momento più critico quando facciamo conoscenza con qualcuno è quello iniziale …
poco importa se è per un colloquio di lavoro,
una presentazione con clienti,
l’incontro con il nuovo team o il nuovo capo,
un evento mondano oppure l’appuntamento galante che hai sempre sognato.

In seguito potrai farti conoscere e apprezzare, dimostrare quanto sei competente, simpatico o disponibile ma la verità è che …
poco importa se la prima impressione può essere stata superficiale e ingannatrice …
difficilmente sarai in grado di far cambiare l’idea che si sono fatti di te.

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Ecco perché Oscar Wilde ci ricorda che “Non c’è una seconda possibilità di fare una buona prima impressione”.

Come fare una buona impressione in pochi secondi?

Gli esperti del settore dicono che bastano 10 secondi (il tempo di correre i 100 metri) per entrare nella mente degli altri e fare un’ottima o una pessima impressione,
soprattutto nel mondo del lavoro.

Durante questi pochi secondi, gli altri vedono solo una piccola parte di noi eppure una volta che la prima impressione è fatta,
può essere difficile (se non impossibile) cambiarla.

Allora … come fare una buona impressione ancor prima di aprire la bocca:

Trattare tutti quelli che incontri come se lui/lei fosse la persona più importante

Vai incontro” alle persone come se lui/lei fosse la persona più importante che devi incontrare quel giorno.

Se adotti quest’atteggiamento,
tutti si sentiranno speciali e godranno della tua presenza,
ancor prima che inizierai a parlare.

È un atteggiamento prima di tutto mentale.

 
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Che impressione pensi di lasciare se per esempio …
in un colloquio di lavoro tratti in “modo speciale” prima la persona alla reception,
poi la segretaria e infine il selezionatore/direttore?

Oppure se durante un happening mondano,
ti approcci a ogni persona che incontri come se lui o lei fosse la star dell’evento?

Non costa nulla far sentire una persona speciale,
dare a qualcuno tutta la nostra attenzione e la nostra considerazione,
in modo totale (senza essere commedianti, soggiogati o paraculi).

Trasmettere fiducia e positività

Niente funziona meglio,
ancor di più quando si vuol “far colpo” su qualcuno,
come trasmettere un atteggiamento di fiducia e positività.

Quando si va a un appuntamento di lavoro,
un evento o un meeting piuttosto che continuare a ripetersi qualcosa di rassicurante ma vago tipo “Sei meravigliosa!” oppure “Calma, tranquillo” è molto più efficace ricordare un momento specifico in cui sei stato all’altezza o hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi (la vittoria al torneo di tennis della città, la tesi di laurea, un apprezzamento da un cliente/capo/amico/partner, ecc., l’acquisizione di un cliente importante, ecc.)

È importante.
 


 

Ricordare le esperienze di successo genera positività.
Mantenere quella sensazione di successo nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.

Prova e vedrai … sarai irresistibile!

Fare attenzione alla postura

Gli specialisti del settore dicono che niente come la postura può essere utile per fare una buona prima impressione.
Una postura dritta, un passo deciso e una schietta stretta di mano accompagnata da un bel sorriso sincero …
fanno miracoli!

“Stirati verso l’alto” più che puoi (come una marionetta cui qualcuno sta tirando una corda attaccata alla parte superiore della testa).
Spingi le scapole indietro e verso il basso e lascia cadere le braccia rilassate lungo i fianchi.
Mantieni le spalle piazzate verso la persona con cui stai parlando.
Se sei di lato,
dai l’impressione di essere solo parzialmente investito nella conversazione.

Alza il mento e guarda dritto, non guardare in basso mentre cammini

Per le donne, i consulenti americani suggeriscono una posa a-la “Wonder Woman” con le gambe leggermente divaricate piantati e le mani sui fianchi.
Questa posizione trasmette più fiducia, potenza e sicurezza.

Evita le braccia conserte sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone e trasmettono un atteggiamento negativo, difensivo o di chiusura.
È la classica posizione negativa.
Incrociando le braccia, sembri freddo, riservato o peggio che stai nascondendo qualcosa.

È meglio evitare anche azioni inconsce come incrociare le gambe,
fare tintinnare le monete in tasca, guardare continuamente il cellulare,
alzarsi i pantaloni, aggiustarsi il bottone della camicia, giocherellare con una penna o battere i piedi perché sono indicazioni d’impazienza e di mancanza di fiducia che ti fanno sembrare imbarazzato e ansioso.

Continua a leggere la parte 2.

6 motivi perché ti senti intrappolato nel tuo attuale lavoro

lavoro che non piace
A volte succede.

Sentirsi ingabbiati nel proprio lavoro.
Sentirsi inadeguati.
In balia degli eventi.

Non saper decidere.
Pentirsi delle scelte fatte.
Credere che l’infelicità sia un destino.

Rendersi conto di non riuscire a cambiare la propria vita.

Una sensazione precisa: costrizione

Sentirsi in trappola.

Ci chiediamo cosa diavolo stiamo facendo.

Tratteniamo la voglia di spaccare tutto
(una volta si lanciavano i fogli…
Oggi? La tastiera contro lo schermo?).

E di tornarcene a casa.

Ci ritroviamo con le spalle al muro.
Nessuna via d’uscita visibile.

Vorremmo urlare.
Scappare.
Spaccare tutto.

Ma questa situazione ci inchioda.
E non ci permette di muoverci.

Cosa ci tiene legati a un lavoro che non ci piace?

L’obbligo.
Il dovere.
Lo stipendio fisso.

La paura.
La comodità.
La codardia (chiamiamola col suo nome).

Il fatto è questo:
restiamo paralizzati
anche quando il lavoro non ci piace più.

Qualunque sia la prigionia in cui siamo finiti,
l’importante è non mollare
e trovare il modo di uscirne …

… il prima possibile

Sentirsi intrappolati logora.
Fa vacillare la sicurezza.
Consuma l’autostima.

Se non vedi un futuro nel tuo lavoro,
forse è il momento di ripensare il tuo percorso.

Non mi piace l’idea
che qualcuno si senta intrappolato.

Per questo cerchiamo di fare luce
sui pensieri e sui motivi
che ti tengono fermo.

Metto a tua disposizione la mia esperienza di career coaching e reinserimento professionale
per aiutarti a fare chiarezza.

Questo percorso breve e mirato
ti aiuta a capire cosa vuoi davvero
e come muoverti in modo realistico e strategico.

Scopri “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere”.

Scopriamo insieme i sei motivi perché ti senti intrappolato nel tuo attuale lavoro:

1. Sei convinto che tutti siano migliori di te

Vedere gli altri come più bravi, più capaci, più talentuosi
è uno dei modi più efficaci
per sentirsi una nullità
e restare fermi.

Il confronto può stimolare.
Ma se pensi che tutti siano migliori di te,
ti stai costruendo un alibi.

Un muro.
Per proteggerti dai riflettori.
Evitare critiche.
Non entrare in gioco.

Ma così ti metti in trappola.
Da solo.

Ognuno è migliore e peggiore
su infinite scale di valore.

Marco è un grande broker.
Sergio vende benissimo.
Margherita è creativa.

E allora?

Marco non ha la tua intuizione.
Sergio non ha la tua competenza tecnica.
Margherita non ha la tua concretezza.

Il confronto non finisce mai.
Nemmeno quando hai successo.

2. Sei convinto che “là fuori” è difficile

Non sono d’accordo.

“Là fuori” non è difficile.
È molto difficile.

È tosta.
Ma cosa ti aspettavi?
Il tappeto rosso?

Viviamo un momento complicato.
Lo sappiamo tutti.

Ma parlarne in termini catastrofici
produce solo ansia
e immobilità.

È una questione di credo.

Se credi che non ci siano possibilità,
ogni porta resta chiusa.

Se credi che una possibilità esista,
puoi prepararti.
Lavorare.
Muovere il primo passo.

E, insistendo,
alla fine ce la fai.

3. Hai paura di lasciare la sicurezza attuale

Il lavoro non ti entusiasma,
ma lo conosci!

Conosci le dinamiche.
Le persone.
È una routine “sicura”.

  • Se poi il nuovo capo fosse peggio?
  • E se i colleghi fossero tossici?

Paura normale.
Legittima.

Ma l’ignoto, spesso,
è ciò che accelera la crescita.

La paura non sparirà mai.
Va accettata.

Accettarla non significa essere deboli.
Ma essere lucidi.

4. Non sai dove andare

Rimanere fermi in attesa della risposta
è una trappola elegante.

La vera alternativa è farsi domande serie.
Scomode.
Oneste.

  • Cosa cerchi davvero?
  • Più autonomia?
  • Più creatività?
  • Responsabilità (ma la sai reggere)?

Spesso “non so dove andare”
è solo una scusa
per non muoversi.

Ecco un post approfondito dedicato a capire se è arrivato il momento .. → “Cambiare lavoro? 9 segnali che è il momento giusto

5. Stai aspettando di essere pronto

Aspettare ha senso
solo se fa parte di una strategia.

Altrimenti è immobilità travestita da prudenza.

  • “Non è il momento giusto.”
  • “Quando passa questo periodo…”
  • “Non sono ancora pronto.”

Quando lo sarai?

La verità è semplice:
non lo saremo mai.

Si parte.
E si migliora strada facendo.

Un passo alla volta.

6. Hai paura di sbagliare

Hai già fallito una volta
e temi di rifarlo.

Ma non esistono garanzie.

Chi entra in campo
accetta di potersi fare male.

Eppure, chi va avanti,
cade, si rialza
e prosegue.

Il fallimento non è la fine.
È parte del percorso.

Anche se fa male.

Come uscire dalla sensazione di trappola

Senza vittimismo.
Senza scuse.

Accettando i limiti.
Imparando dagli errori.
Passando all’azione.

La sfortuna conta meno di quanto crediamo.
I risultati sono una conseguenza diretta
delle nostre azioni.

Se ti senti intrappolato,
non aspettare oltre.

Se senti che è il momento di cambiare
ma ti mancano direzione o sicurezza,
lavoriamo insieme per esplorare alternative
e costruire un piano concreto di transizione.

In finale

Sentirsi in trappola
non significa essere deboli.

Significa che qualcosa dentro di te
sta chiedendo spazio.

E prima o poi,
va ascoltato.

15 suggerimenti per gestire al meglio lo stress quotidiano- 2

stress quotidiano

Foto di MabelAmber

Leggi anche la parte 1.

8. Concentrarsi solo su ciò che puoi controllare

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione!

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Viviamo in tempi complessi e incerti.
Per quanto tu possa organizzare e pianificare, ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi,
emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te.
Non puoi controllare gli altri ma puoi solo gestire la tua reazione, il tuo atteggiamento, non lamentarti o demoralizzarti,
accetta quello-che-ti-passa-il-momento e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

9. Impegnarsi in almeno uno o due hobby

Gli hobby sono un ottimo modo per rilassarsi e dimenticarsi un po’ dello stress quotidiano.

Se hai sempre desiderato andare a cavallo o volare in parapendio, fallo ora!
Non è mai troppo tardi per imparare! Imparare qualcosa di nuovo distrarrà la mente dalle preoccupazioni,
facilitando il processo di rilassamento.

10. Occhio alle vacanze lampo

Ogni pausa di lavoro, anche se breve, rappresenta un riposo e un’occasione per una “ricarica energetica”.
Vacanze brevi (weekend, ponti, 2-giorni-mordi-e-fuggi) spesso non sono sufficienti a ripristinare completamente l’equilibrio psico-fisico usurato dallo stress quotidiano.

Personalmente,
con le vacanze-lampo ho chiuso da qualche tempo.
 


 

Non fanno per me!
Non riesco a staccare dallo stress quotidiano in così poco tempo.

Mi occorre più tempo, almeno una settimana.
Ho bisogno di almeno tutta la prima metà della vacanza per smaltire la tensione o per trovare energia e soltanto dalla seconda metà in poi il mio organismo comincia a riacquistare il suo equilibrio e inizio a beneficiare degli effetti procurati dal riposo.

Anche restare comodamente a casa,
può essere un modo efficace per ricaricare le pile.

11. “Scollegarsi” la sera e nei fine settimana ti aiuta a gestire lo stress quotidiano

Semplice ed efficace.

Scollega il tuo Smartphone la sera e il weekend.
Scollegati da questa connessione costante, concediti il permesso di non rispondere e di non essere disponibile.
Concediti il lusso di ricaricare le pile!

12. Controllare la posta a orari definiti

Controllare continuamente la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro,
distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare, di conseguenza, un sacco di energia.

Come fare a resistere al bip sullo smartphone?
Ecco lo stress quotidiano!

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica a orari (più o meno) prestabiliti nell’arco della giornata: 3 volte il giorno (mattino-pranzo-tardo pomeriggio).
Si, esatto … un po’ come prendere le medicine.

È estremamente raro che un cliente, un problema non possa aspettare un paio d’ore.
Poco smart? No. Meno stress? Sicuro!

Con un amico si scherzava sull’apertura mail della pausa-pranzo.
Nel caso di mail-magagna, imprevisti o problemi.
Meglio aprirla prima o dopo pranzo? Meglio rovinare l’appetito o bloccare la digestione?

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

13. Non esagerare con WhatsApp e Facebook

Hai in mente i cinepanettoni?

Tutti li criticano, nessuno li guarda, poi a ogni Natale, costi quel che costi, tutti si riversano nei cinema.

Whats up e Facebook sono un po’ come i cinepanettoni.
Molti li criticano, altri li snobbano, chi dice “Io? Ci butto un occhio ogni tanto“, nessuno li usa e poi scopri che Fb e compagnia ogni mese aumenta il numero degli iscritti.

Niente di male per carità ma personalmente i social non mi entusiasmano.

Però leggo che sempre più persone cominciano a manifestare sintomi di vera e propria dipendenza, con tutto la conseguente ansia, stress … quindi?
Social si ma senza esagerare!

14. Non rimandare le cose difficili

“Ora non è il momento”
“Lo farò quando sarò più tranquillo”
“Lo faccio domani”
“Tanto non c’è fretta

Un problema o un compito non affrontato tende di solito a diventare ancora più ostico.

Se rimandiamo, per esempio, di telefonare a una persona/cliente/collega/capo perchè proviamo disagio,
quando poi saremo costretti a farlo proveremo più disagio e saremo ancor più logorati da questo stillicidio di attese, ansia e stress.

15. Il benessere è una conquista

Troppe persone tendono a pensare al benessere come ad un colpo di fortuna, qualcosa che scende dal cielo,
che è legato alla fortuna oppure ad un regalo della vita.

Qui regali non ce ne sono.

Il benessere personale è il risultato (anche) di uno sforzo personale.

Non basta desiderarlo. Dobbiamo lavorare, insistere, perseverare per raggiungerlo.
Ma mi raccomando … non diventare maniacale o rigido nelle tue azioni perchè altrimenti rischi di diventare …
ancora più stressato!

15 suggerimenti per gestire al meglio lo stress quotidiano – 1

stress

Foto di MabelAmber

1. Mettere “in agenda” l’imprevisto

Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto.

Sempre.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.
Vuol dire che scegli di essere saggio e concreto,
prendi coscienza di un dato di fatto.

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Prima lo consapevolizzi meglio è!

2. Ridere

Un cliente mi ha detto “Hai ragione … ma quando sono stressato, proprio non riesco a ridere”.

Se aspettiamo di essere tranquilli e rilassati per ridere rischiamo di aspettare una vita.

Sforzati di sorridere e ridere di più anche quando non-sei-in-vena,
ti senti stanco o nervoso.

Impara vedere il lato comico e divertente delle situazioni, prendi la vita con più gusto.
All’inizio, può sembrare difficile ma vale la pena di provare. Lasciati andare … e rilassati.

Non sai come fare? Prendi lezione da bambini …
sono i migliori maestri!

3. Non lamentarsi

Lamentarsi dell’economia, la società, della crisi, la concorrenza, del capo, dei colleghi, i politici, …
è un lavoro a tempo pieno per alcune persone.

Spero non per te.
Non facciamoci imbrigliare in questo comportamento negativo.

 


 

4. Frequentare persone positive

Evita le persone negative … ti succhiano l’energia (proprio come i vampiri).

Ascoltando i loro problemi ti sentirai stanco e logoro.

L’energia è contagiosa.

Frequenta regolarmente (o almeno una volta la settimana) persone che hanno un atteggiamento mentale positivo.
Una conversazione intelligente con qualcuno al di fuori del tuo settore o che non conosce la tua storia/attività può darti una prospettiva nuova e una spinta positiva.

5. Concentrarsi solo sul futuro

Non si può cambiare il passato.

Però si possono influenzare i risultati futuri.
Invece di focalizzarti su quello che dovevi fare (e non hai fatto) concentrati solo su ciò che puoi fare (da adesso in poi) …
e vai avanti!

6. Limitare l’esposizione alle news

Crisi, disoccupazioni, attentati, omicidi …
Oramai vedere i TG è diventato un vero scempio per le nostre risorse mentali.

Ne abbiamo già così poche!
Vuoi dire di no?

Abbiamo veramente bisogno di conoscere nel dettaglio tutto quello che sta succedendo?
Entrare in sintonia con le news è assolutamente necessario?

Lo sapevi che …
guardare notizie violente può causare sintomi simili al disturbo post traumatico da stress?.

La conclusione arriva da uno studio su 189 persone presentato alla conferenza annuale della società psicoanalitica inglese, tenutasi a Liverpool.

Il dott. Pam Ramsden presentando la ricerca ha detto:
… I social media hanno reso disponibili al pubblico storie violente e immagini con orribili dettagli inediti. Guardare questi eventi e sentire l’angoscia di coloro che li sperimentano, può avere impatto sulla nostra quotidianità. ….”. Leggi per approfondire.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

7. Fare esercizio fisico, mangiare correttamente e bere molta acqua riduce lo stress

I classici.

Mantenersi in forma con attività fisica è uno dei modi più utili per scaricare le tensioni e lo stress quotidiano.
L’attività fisica stimola la produzione delle endorfine, migliora i movimenti, ci mantiene elastici, ci rimette in forma. … insomma è proprio un toccasana.

Anche la corretta dieta può giocare un fattore importante per aiutare a diminuire lo stress.
Evita cibi grassi, mangia tanta frutta e verdura, combinata con la giusta attività fisica,
ridurranno notevolmente il livello di stress.

L’acqua fa bene all’organismo perché aiuta a “scovare e neutralizzare” le tossine causate dallo stress.
Sarai sorpreso di quanta energia ti darà questa semplice strategia.

Continua a leggere la parte 2.