Come affermare se stessi in 13 passi

affermare se stessi

Sai dire quello che pensi anche quando gli altri non sono d’accordo?

Sai dire no senza sentirti immediatamente in colpa?

Chiedere spiegazioni quando qualcosa non ti è chiaro?

Dire a qualcuno che un suo comportamento ti infastidisce?

Oppure, per evitare tensioni, preferisci lasciar correre?

Magari sul momento funziona.
Poi però rimane qualcosa.

La sensazione di non esserti fatto rispettare. Il fastidio per aver accettato qualcosa che non volevi. A volte anche rabbia verso l’altra persona.

Affermare te stesso non significa diventare aggressivo. Significa riuscire a esprimere ciò che pensi, vuoi o non vuoi senza rinunciare al rispetto dell’altro.

E non sempre viene spontaneo.

Ecco 13 passi su cui possiamo lavorare per affermare se stessi.

1. Assumiti la responsabilità di ciò che puoi cambiare

Se qualcosa continua a non funzionare nei tuoi rapporti professionali o personali, aspettare che siano sempre gli altri a cambiare difficilmente risolverà il problema.

Chiediti piuttosto:

  • “Che cosa posso fare io, diversamente?”

Non significa attribuirti la responsabilità di tutto ciò che accade.

Significa riconoscere la parte sulla quale puoi realmente intervenire: ciò che dici, ciò che accetti, i limiti che metti e il modo in cui reagisci.

Anche in un percorso di coaching il cambiamento non può farlo il coach al posto tuo.

2. Datti tempo

Se per anni hai evitato il conflitto, hai detto sì per non deludere oppure hai preferito tacere, difficilmente cambierai comportamento dopo aver letto un articolo.

E neppure dopo una singola conversazione.

Affermarti richiede pratica.

Alcune volte riuscirai a dire esattamente ciò che volevi.
Altre penserai alla risposta giusta soltanto mezz’ora dopo.

Fa parte dell’apprendimento.

Non devi diventare improvvisamente un’altra persona. Devi imparare progressivamente a occupare meglio il tuo spazio.

3. Comincia dalle piccole situazioni

Non partire necessariamente dal confronto più difficile con il tuo capo.

Allenati dove il rischio è minore.

Può essere:

  • rifiutare una richiesta che non puoi soddisfare;
  • chiedere una correzione quando qualcosa non è come avevi concordato;
  • esprimere una preferenza anziché adeguarti automaticamente;
  • intervenire quando qualcuno ti interrompe continuamente.

Un piccolo no o una precisazione possono sembrare poca cosa.

Ma se normalmente avresti taciuto, sono già un cambiamento importante.

4. Affermare se stessi? Chiarisci i tuoi confini

È difficile difendere un confine se prima non sai dove si trova.

Che cosa sei disposto ad accettare?

Che cosa per te supera il limite?

Quali comportamenti ti infastidiscono?

Su quali questioni sei flessibile e su quali no?

I confini non servono a stabilire come gli altri devono comportarsi.

Servono soprattutto a chiarire come intendi comportarti tu quando qualcosa per te non è accettabile.

Un confine non serve a controllare gli altri.
Serve a rendere più chiaro ciò che tu sei disposto ad accettare.

5. Non aspettarti che gli altri leggano nella tua mente

È una trappola molto comune.

  • “Dovrebbe capire che mi dà fastidio.”
  • “È evidente che non sono d’accordo.”
  • “Dovrebbe arrivarci da solo.”

Forse.

Ma forse no.

Ricordo il caso di una persona che durante una sessione lamentava un rapporto difficile con il proprio capo.

Gli chiesi se avesse mai espresso apertamente il suo disagio.

  • “No. Certe cose non si devono nemmeno dire. È evidente che non sono contento. Basta guardarmi.”

Gli chiesi allora se il capo gli avesse mai domandato come andavano le cose tra loro.

“Sì.”

“E tu che cosa hai risposto?”

“Tutto bene, grazie.”

Ecco il punto.

Se dici che va tutto bene, non puoi contemporaneamente pretendere che l’altro capisca che non va affatto bene.

6. Non assumerti la responsabilità di ogni reazione altrui

Hai detto no e l’altra persona è delusa.
Hai espresso un’opinione diversa e qualcuno si è irritato.
Hai messo un limite e non è stato accolto con entusiasmo.

Questo non significa automaticamente che tu abbia sbagliato.

Naturalmente devi considerare l’effetto delle tue parole e il modo in cui le esprimi.

Ma non puoi organizzare ogni tua scelta con l’unico obiettivo di evitare qualsiasi disappunto negli altri.

Nell’ affermare se stessi, puoi essere rispettoso senza essere sempre accomodante.

Puoi tenere conto degli altri senza rinunciare sistematicamente a te stesso.

7. Impara a dire no

Dire no è probabilmente uno degli esercizi più concreti dell’assertività.

Il problema è che spesso lo carichiamo di troppe spiegazioni.

  • “Mi dispiace tantissimo, avrei voluto, però sai che in questo periodo…”

A volte basta:

  • “No, questa volta non riesco.”

Oppure:

  • “Preferisco non prendere questo impegno.”

Essere gentile non significa necessariamente dire sì.

E dire no non significa essere scortese.

Se questo è uno dei tuoi punti difficili, puoi approfondirlo in “Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare)”.

8. Sii semplice e diretto

Quando hai difficoltà ad affermare se stessi, potresti cercare di rendere più accettabile ciò che stai dicendo aggiungendo spiegazioni su spiegazioni.

Il risultato?

Il messaggio diventa meno chiaro.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Se qualcosa non ti va, dillo.
Se non sei d’accordo, esprimi il tuo punto di vista.

Con rispetto, naturalmente.

Ma senza costruire un lungo percorso per arrivare finalmente alla frase che conta.

Essere diretti non significa essere duri.
Significa evitare che il messaggio si perda mentre cerchi di renderlo accettabile a tutti.

9. Non chiedere scusa per il semplice fatto di avere un’esigenza

Ci sono situazioni in cui chiedere scusa è giusto.

Hai commesso un errore.
Hai mancato di rispetto.
Hai creato un problema.

Ma esprimere una preferenza, fare una richiesta o rifiutare qualcosa non richiede automaticamente delle scuse.

  • “Mi dispiace, ma avrei bisogno di…”
  • “Scusa se te lo dico, però…”
  • “Mi spiace creare problemi, ma…”

A volte queste formule sono semplice cortesia.

Altre volte rivelano quanto ci sentiamo a disagio persino nel dichiarare ciò di cui abbiamo bisogno.

Prova a osservarti.

10. Parla di ciò che accade, non attaccare la persona

Quando vuoi chiedere un cambiamento, evita di trasformare il comportamento dell’altro in un giudizio sulla persona.

  • “Sei sempre il solito.”
  • “Non hai rispetto per nessuno.”
  • “Con te è impossibile parlare.”

Portano facilmente l’altra persona sulla difensiva.

È molto diverso dire:

  • “Quando mi interrompi mentre sto spiegando qualcosa, faccio fatica a completare il ragionamento. Vorrei poter finire prima di confrontarci.”

Oppure:

  • “Capisco il tuo punto di vista. Io però la vedo diversamente.”

Descrivi ciò che accade.
Spiega l’effetto che produce.
Formula una richiesta concreta.

Non è necessario costruire ogni frase intorno all’io. È più importante evitare che una richiesta diventi un’accusa.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

11. Fai attenzione anche a voce e corpo

Puoi pronunciare una frase perfettamente assertiva e indebolirla subito dopo.

Abbassando improvvisamente la voce.
Accelerando.
Ridendo per imbarazzo.
Aggiungendo giustificazioni.

Oppure puoi cercare di compensare l’insicurezza alzando troppo il volume e irrigidendoti.

Non esiste una postura che automaticamente ti renda autorevole.

Conta la coerenza tra ciò che dici e il modo in cui lo dici.

Parla con un volume adeguato.
Non avere fretta di riempire il silenzio.
Mantieni una postura naturale.
Guarda la persona con cui stai parlando.

E lascia che la frase arrivi.

L’autorevolezza non è volume.
È coerenza tra voce, corpo e intenzione.

Il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.

12. Non giustificare ogni tua scelta

Spiegare le ragioni di una decisione può essere utile.

Sentirti obbligato a farlo ogni volta è un’altra cosa.

Se hai continuamente bisogno che gli altri comprendano, approvino e convalidino le tue scelte, rischi di trasformare ogni decisione in una richiesta implicita di permesso.

Puoi spiegarti quando è necessario.

Ma puoi anche dire:

  • “Ho deciso così.”
  • “Preferisco questa soluzione.”
  • “Per me questa volta non è possibile.”

E fermarti lì.

13. Rimani fermo quando è importante

Affermarti non significa pronunciare una volta la frase giusta e aspettarti che tutto cambi.

Qualcuno potrebbe insistere.
Mettere in discussione il tuo no.
Provare a riportarti sulla posizione precedente.

In quel momento non hai necessariamente bisogno di diventare più duro.

Puoi semplicemente ripetere con calma la tua posizione.

  • “Capisco quello che mi stai chiedendo, ma questa volta non posso.”

Se emergono nuove informazioni, puoi naturalmente cambiare idea.

Essere assertivo non significa non cambiare mai posizione.

Significa evitare di cambiarla soltanto perché ti senti a disagio nel sostenerla.

Affermare se stessi: attenzione alle trappole

Quando inizi a sentirti più sicuro, puoi cadere nell’eccesso opposto.

Pensare che essere assertivo significhi dover sempre dire ciò che pensi, mettere continuamente confini o non cedere mai.

Non è così.

Ci sono alcune trappole da evitare:

  • voler essere assertivo sempre: a volte non vale la pena aprire un confronto;
  • insistere finché l’altro cede: questa non è assertività, è pressione;
  • aspettarti che tutti apprezzino il cambiamento: chi era abituato alla tua disponibilità potrebbe aver bisogno di tempo;
  • sentirti automaticamente in colpa se qualcuno è deluso: il disappunto dell’altro non dimostra che hai sbagliato;
  • rifiutare ogni compromesso: sapersi affermare significa anche scegliere quando una mediazione è ragionevole.

Affermare te stesso non significa diventare inflessibile

Questo è forse il punto più importante.

L’assertività non serve a vincere ogni confronto.

Non serve a ottenere sempre ciò che vuoi.

E non serve a dimostrare che nessuno può metterti in discussione.

A volte terrai la tua posizione.
Altre volte farai un passo verso l’altro.

In qualche situazione scoprirai persino che l’altra persona aveva ragione.

Affermarti non significa imporre te stesso.
Significa riuscire a restare presente nella relazione senza rinunciare a ciò che pensi, senti o ritieni importante.

Ed è probabilmente questa la differenza più importante tra essere assertivo e voler semplicemente avere ragione.

8 cose da fare dopo un errore al lavoro

dopo un errore

Sbagliare continuamente può mettere in discussione la tua professionalità.

Ma pretendere di non sbagliare mai può avere un altro effetto: spingerti a scegliere soltanto ciò che conosci già, evitare rischi e non esporti.

La domanda, quindi, non è:

  • “Come faccio a non sbagliare?”

Piuttosto:

  • “Che cosa faccio quando sbaglio?”

Perché non tutti gli errori sono utili. Diventano utili quando riesci a capire che cosa è successo e che cosa farne.

Ecco 8 cose da ricordare dopo un errore al lavoro.

1. Concediti la reazione, poi torna ai fatti

Un errore può farti arrabbiare.

Può deluderti, metterti in imbarazzo o lasciarti con la sensazione di aver compromesso qualcosa di importante.

Non devi fingere che non sia successo niente.

Ma c’è una differenza tra attraversare la delusione e rimanerci dentro.

Dopo la prima reazione, prova a tornare ai fatti:

  • che cosa è successo realmente?
  • quali sono le conseguenze?
  • che cosa puoi ancora correggere?
  • qual è la prossima cosa utile da fare?

Rimuginare continuamente sull’errore non lo corregge. E soprattutto rischia di impedirti di vedere ciò che puoi fare adesso.

2. Cerca la tua parte di responsabilità

Quando qualcosa va male è facile guardare immediatamente fuori.

  • “Non mi hanno dato abbastanza informazioni.”
  • “Il collega non ha fatto la sua parte.”
  • “Il cliente ha cambiato idea all’ultimo momento.”

Può anche essere tutto vero.

Un errore raramente ha una sola causa.

Ma dopo aver considerato ciò che dipendeva dagli altri o dalle circostanze, chiediti:

  • “Quale parte dipendeva da me?”

Non per colpevolizzarti.

Perché la tua parte di responsabilità è anche quella sulla quale hai maggiore possibilità di intervenire.

3. Trasforma “ho sbagliato” in “la prossima volta…”

Una volta individuato che cosa non ha funzionato, prova a completare questa frase:

“La prossima volta…”

  • “La prossima volta chiederò una conferma prima di procedere.”
  • “La prossima volta preparerò meglio quel passaggio.”
  • “La prossima volta affronterò il problema prima che diventi urgente.”

Un errore dal quale ricavi soltanto:

  • “Sono stato stupido.”

ti lascia poco.

Un errore che riesci a trasformare in un comportamento diverso per la prossima volta comincia invece a diventare esperienza.

4. Non trasformare un errore in una sconfitta generale

Hai sbagliato una presentazione.
Hai perso un cliente.
Hai gestito male una conversazione.

Non significa che tutto ciò che hai fatto fino a quel momento perda improvvisamente valore.

Dopo un errore abbiamo facilmente la tentazione di allargare il giudizio:

  • “Sbaglio sempre tutto.”
  • “Non sono portato.”
  • “Non ce la farò mai.”

Fermati sull’episodio.

Un errore può essere importante senza diventare il riassunto della tua storia professionale.

5. Decidi se insistere, correggere o cambiare strada

Il vecchio consiglio sarebbe:

  • “Non mollare mai.”

Ma non sempre è un buon consiglio.

A volte devi riprovare.
Altre volte devi cambiare metodo.

In qualche caso devi riconoscere che stai insistendo su una strada che non funziona più.

La perseveranza è utile quando ti permette di continuare a lavorare verso qualcosa che ha ancora senso.

Diventa meno utile quando significa ripetere lo stesso tentativo aspettandoti ogni volta un risultato diverso.

Dopo un fallimento, quindi, non chiederti soltanto:

  • “Come posso riprovare?”

Chiediti anche:

  • “Vale ancora la pena andare in questa direzione?”

6. Considera ciò che l’errore ti ha fatto vedere

Non direi che sbagliare sia una “benedizione”.

Alcuni errori avremmo preferito non commetterli.

Alcuni hanno conseguenze pesanti.

Altri non insegnano automaticamente niente.

Ma può accadere che proprio un risultato negativo renda visibile qualcosa che prima non avevi considerato.

Un limite.
Una competenza da sviluppare.
Un obiettivo che non desideri più.
Una modalità che non funziona.
Un’alternativa che non avevi considerato.

Non devi essere contento di aver sbagliato per poter imparare.

7. Separa ciò che hai fatto da ciò che sei

Questo è probabilmente il passaggio più importante.

  • “Ho fallito.”

può trasformarsi molto velocemente in:

  • “Sono un fallito.”

Ma non sono la stessa cosa.

Puoi aver preso una decisione sbagliata senza essere incapace di decidere.

Puoi aver gestito male una situazione senza essere professionalmente inadeguato.

Puoi aver fallito un obiettivo senza essere tu il fallimento.

L’errore riguarda qualcosa che hai fatto. Non definisce automaticamente chi sei.

Se dopo un periodo complicato senti che gli errori o una delusione professionale hanno intaccato la fiducia in te stesso, può essere il momento di ricostruire punti di riferimento più solidi.

Anche dopo un periodo complicato puoi ricostruire fiducia, equilibrio e motivazione.

Scopri il mio percorso per ritrovare autostima e ripartire con serenità e consapevolezza.

8. Rimetti l’errore dentro una storia più grande

Quando sei dentro un fallimento, quel momento può sembrare enorme.

Occupa tutto lo spazio.

A distanza di tempo, spesso cambia proporzione.

Non perché improvvisamente non conti più, ma perché nel frattempo sono successe altre cose. Hai preso altre decisioni. Hai ottenuto altri risultati. Forse hai anche commesso altri errori.

La vita professionale non si ferma su un singolo episodio.

Per questo puoi riconoscere ciò che è successo, assumerti le tue responsabilità, correggere quello che puoi e poi permetterti di andare avanti.

Se vuoi approfondire proprio il momento successivo all’errore, puoi leggere anche “7 domande che dovresti porti dopo un errore sul lavoro”.

Dopo un errore la domanda più utile è “Che cosa posso capire da ciò che è successo?”

Non tutti gli errori ti faranno crescere.
Non tutti i fallimenti nascondono un’opportunità.

E non tutto deve necessariamente avere un lieto fine.

Ma anche quando qualcosa è andato male, puoi evitare di aggiungere all’errore una seconda conseguenza: usarlo come prova del tuo valore personale.

Hai sbagliato qualcosa.

Adesso puoi decidere che cosa farne.

25 tratti che identificano una persona mentalmente forte

persona mentalmente forte

La persona mentalmente forte si distingue dalla folla.

Non sai spiegare perché…
ma senti che ha qualcosa in più.

È affascinante.
Intrigante.

Dove molti vedono barriere e limiti invalicabili, lei vede sfide. Opportunità.

La forza mentale – insieme a quella emotiva e spirituale – è ciò che ti permette di reggere …

una situazione difficile,
un capo o collega difficile,
un lavoro che non ami,
una relazione che ti prosciuga energia.

Raggiungere obiettivi, rompere schemi, cambiare direzione non è semplice.

Serve tempo.
Fatica.
Coraggio.
Costanza.

A qualunque livello.
Grande o piccolo che sia.

Ecco 25 tratti che identificano una persona mentalmente forte.

1. Non perde il controllo

Sa che i risultati migliori nascono da una mente lucida.

Anche sotto pressione, sceglie la calma.

Sa che alzare la voce significa abbassarsi.
Perdere il controllo, subire la sconfitta.

2. Bilancia emozioni e logica

Non nega le emozioni.

Le governa.

Unisce passione e riflessione, impulso e ponderazione.

3. Accetta i feedback (anche negativi)

Non ha paura delle opinioni altrui.

Ascolta.
Impara.
Cresce.

È aperta all’apprendimento.

4. Pensa positivo… e anche negativo

Il pensiero positivo è importante ma lo è altrettanto quello negativo.

Essere ottimista, fiducioso, speranzoso ma anche previdente, accorto, prudente.

Essere flessibile.
Positivo e negativo.

5. Sa chiedere scusa

Non teme di “perdere la faccia”.

Ammettere un errore è una dimostrazione di forza.

Sul leader che chiede scusa trovi spunti nel mio libro “Prima volta Leader”.

6. Rinuncia alle aspettative sugli altri

Sa che il mondo non gli deve nulla.

Non si sente in diritto di pretendere.

Lavora sodo.
Anzi, è grato per quello che ha.

7. Sa gestire l’incertezza

Stare in sospeso.

A metà fra le situazioni definite e quelle in divenire.
In attesa.

Ha sperimentato che più resta sospeso tanto più aumenterà la sua resistenza, a stress e pressione.

Agisce anche con informazioni incomplete.
Sviluppa intuito e flessibilità.

8. Conosce il valore della non-azione

Agisce quando serve.
Sa fermarsi quando è il momento.

Azione per amore dell’azione o per amore e basta.

Non si strugge per i risultati.
Non si aspetta solo risultati.

9. Sa gestire il fallimento

Non crede che talento e capacità siano “stabiliti” alla nascita.

Nel destino.
Nelle stelle.

Il fallimento può essere un trampolino.
La resilienza può essere appresa e praticata.

10. Non giudica

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.
Sii gentile.
Sempre.”

Platone

Sa che ognuno combatte battaglie invisibili.
E sceglie la gentilezza.

11. Non si esalta, non si abbatte

Almeno non così facilmente.

Lo sforzo maggiore non è quello iniziale, ma quello che affrontiamo in seguito, per resistere a dubbi e perplessità.

Un successo non la ubriaca.
Un fallimento non la definisce.

Sa che la vita è (anche) questa.

12. Non è gelosa del successo altrui

Si confronta per migliorare,
non per sminuirsi.

Celebra chi riesce.

13. Sa impostare confini

Insegna agli altri come trattarla.

Con educazione.
Ma con fermezza.

14. Non ha paura di chiedere aiuto

Non è prigioniera dell’ego.

Conosce i propri limiti.
E li gestisce.

La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

15. Conosce sé stessa

Lavora sulle debolezze.
Non le nasconde.

Non cerca di coprirle, o non cerca scuse per i suoi errori.

Neanche cerca approvazione: evolve.

16. Sa stare con la paura

La persona mentalmente forte non ha bisogno di combattere con le sue paure per dimostrare che è forte.

Non lotta con la paura.
La guarda in faccia.

L’ascolta.
L’accetta.
Così l’attraversa.

17. Sa che non ogni scontro risolve

Se l’obiettivo è la soluzione,
sa mettere da parte orgoglio e rancore.

Non sempre vincere significa scontrarsi.

18. Evita la procrastinazione

La procrastinazione spesso è allettante.

La persona mentalmente forte fa ciò che va fatto.

Anche quando non ha voglia.
Sa che rimandare è il modo più sicuro per restare fermi.

19. Sa che la costanza paga

Insiste.
Si adatta.
Riprova.

Il fallimento non è un motivo per mollare.

Al contrario “utilizza” il fallimento come un’opportunità per diventare ancora più forte.

20. Impara dagli errori

Cadere non rende perdenti.

Tu quanto sei abituato a perseverare dopo un errore o un fallimento?

Se sei una persona forte, sai che commettere errori, sbagliare, perdere … non rende perdenti.

Rende più maturi.
Più resilienti.

la NUOVA edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.

“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

21. Vede le avversità come opportunità

Problema o possibilità?
Immobilismo o crescita?

La differenza è nello sguardo.

22. La sua autostima non dipende da ciò che ha

Lavoro.
Successo.
Conto in banca.

Ma da ciò che è.

Si sente comunque sempre bene con sé stessa, sia che vinca o che perda.

Sa che la vita è una maratona, non uno sprint.

23. Vive secondo i propri valori

Decide con chiarezza.
Agisce con coerenza.

Vive una vita autentica.
La persona mentalmente forte è fedele a sé stessa.

Parole e comportamenti sono allineati.

24. Non cerca la perfezione

Cerca il miglior risultato possibile, con le risorse disponibili.

Senza annegare in ansia da prestazione,
fantasie che ci stanno giudicando male.

25. Parla meno, ascolta di più

Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che (forse) stai sbagliando,
o che non stai andando nella giusta direzione.

Ascoltare significa essere disposti a mettersi in discussione.

Se cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei forte.

Un vero leader.

In finale

La forza mentale non fa rumore.
Non si impone.

Si riconosce.

Ed è ciò che, nei momenti decisivi, fa davvero la differenza.

13 motivi perchè la gente non ascolta quello che hai da dire

non essere ascoltato

Dovremmo parlare molto meno.

Parlare troppo — e parlare male — è forse l’errore più comune che facciamo.

Quando vogliamo spiegare, convincere, impressionare
finisce che diciamo più del necessario
o usiamo espressioni e atteggiamenti che ci fanno apparire
offensivi, incompetenti o poco corretti.

Desideriamo entrare in contatto con persone degne del nostro tempo.

Ascoltare persone capaci di tenerci attenti, vivi, coinvolti.

Non vieni ascoltato? Attenzione a ciò che dici

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader”,
le persone ti valutano in base a ciò che esce dalla tua bocca.

Se il tuo contributo ha poco valore,
non otterrai — giustamente — tempo né attenzione.

Ecco 13 motivi per cui le persone non ti ascoltano.

1. Parli troppo e sei dispersivo

Salti da un punto all’altro.
Apri parentesi su parentesi.
Non arrivi mai al punto.

Poco focus, molta dispersione.

Ripetere non rafforza un concetto:
lo indebolisce.

Più ripeti, più annoi.
Più spieghi, più perdi chi ti ascolta.

Se porti le persone fuori strada,
spesso resteranno lì.
Fuori strada.

2. Ti lamenti e non porti soluzioni

C’è qualcosa di più irritante
di chi si lamenta sempre
e non costruisce mai nulla?

Se parli solo di problemi, scuse e giustificazioni
verrai etichettato come negativo e lamentoso.

Quando dalle tue parole non nasce nulla di concreto,
le persone smettono di ascoltare.

Recriminare è facile.
Agire molto meno.

3. Interrompi o “vai sopra”

Interrompere non è solo scortese.
È offensivo.

Tagliare le frasi degli altri,
anticipare conclusioni,
presumere di aver capito prima che l’altro finisca
genera frustrazione immediata.

Nessuno ascolta chi non sa ascoltare.

4. Usi cliché e frasi fatte

Superficiale.
Scontato.
Irrilevante.

Un cliché ogni tanto è umano.

Una conversazione fatta solo di luoghi comuni la dimentichi.
E poi ti chiedi perché non ti ascoltano.

5. Dici sempre le stesse cose

Stessi esempi.
Stesse battute.
Stesso copione.

Diventi prevedibile.

E la prevedibilità spegne l’attenzione.
Anche (anzi, soprattutto) l’ironia, se riciclata, diventa pesante.

6. Non sai davvero di cosa parli

Se non sai, taci.
Se sai, parla con misura.

Essere competenti non significa dimostrarlo sempre.
Vuol dire anche sapere quando imparare dagli altri.

7. Parli sempre di te

Trovi ogni appiglio per riportare il discorso su di te:
i tuoi successi, i tuoi viaggi, la tua esperienza.

All’inizio incuriosisce.
Alla lunga stanca.

Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

L’egocentrismo non crea interesse.
Crea distanza.

8. Sei ambiguo

Persone insicure comunicano in modo ambiguo.
Leader ambigui creano organizzazioni confuse.

Se non sei chiaro,
non aspettarti entusiasmo (e seguito) alle tue parole.

9. Non prendi gli altri sul serio

Sorrisi ironici.
Testa che scuote.
Espressioni di sufficienza.

Puoi non essere d’accordo,
ma se umili l’altro
stai toccando punti molto sensibili.

Vuoi rispetto?
Dai rispetto.

Comincia da qui.

10. Non mantieni la parola

La gente ascolta solo chi è affidabile.

Se prometti e non mantieni,
perdi credito.

Per sempre.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

La nuova edizione 2025 di “Autorevolezza”

e “Prima volta Leader”
sono libri pratici per lavorarci in profondità.

11. Fai il saputello

Sai tutto tu.
Correggi tutti.

Non ammetti errori.

Fai impazzire con la tua analisi e la tua esperienza,
sul modo in cui si dovrebbe fare/non-fare una certa cosa.

Dietro il “so tutto io”
c’è quasi sempre insicurezza.

E nessuno ascolta chi ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

12. Non trasmetti empatia né passione

Se non ti interessa davvero ciò di cui parli,
perché dovrebbe interessare agli altri?

Siamo già abbastanza distratti.
Cinici.

Se non ti curi della gente cui stai parlando,
perché loro dovrebbero interessarsi a te?

Senza empatia,
le parole cadono nel vuoto.

13. Vuoi essere ascoltato, ma non ascolti

La comunicazione è reciproca.
Non è un monologo.

Fai dell’ascolto la tua prima priorità.

Paradossalmente,
è così che ti verrà chiesto di parlare.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Il percorso di coaching mirato
“Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”
lavora proprio su questo.

Conclusione

Se desideri essere ascoltato — davvero —
servono attenzione, interesse sincero e presenza.

Fallo
e diventerai un punto di riferimento al lavoro di colleghi, collaboratori e capi.

10 cose che le persone di successo non fanno

persone di successo

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita è senz’altro utile comprendere cosa-fanno le persone di successo.
Altrettanto importante è conoscere anche cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le persone che più ammiri non-fanno:

1. Non si aspettano risultati immediati

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Le persone che ammiri non si aspettano risultati immediati.

Non pensano che il successo arriverà “rapido” o “facile”. Sanno che occorre tempo e fatica. Ognuno si evolve al suo ritmo, nessuno sa quanto tempo ci vorrà per ottenere progressi rilevanti.

Sorridono guardando le persone che si lasciano intrappolare da sogni facili tipo “Perdere fino 5 kg di peso in 1 settimana”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare un grande leader in 4 passaggi”.

2. Non aspettano il “momento perfetto” per agire

Le persone di successo non aspettano il momento giusto per agire perché sanno che il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.

Anche loro (come tutti noi) hanno timore di fallire e di non fare la scelta giusta, ma accettano che nella vita non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

Cercano di vincere la paura e la pigrizia.

Vuoi una garanzia di successo prima di fare qualcosa? Mi spiace, non esiste ma se non provi (se non ti butti) è garantito che fallirai.

3. Non si lasciano condizionare da persone negative

Ignorano gli scettici e i pessimisti.

Ma anche … quelli che si lamentano, quelli che rimandano, quelli che succhiano l’energia, quelli che trovano scuse per tutto, quelli negativi, quelli drammatici.
 


 

Le persone che ammiri sanno che l’energia è contagiosa.

Hanno imparato che ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo si sentiranno a loro volta stanche e logore.

Invece, chi ha successo frequenta regolarmente solo persone con un atteggiamento mentale positivo, che danno una spinta o una prospettiva nuova.

4. Non lasciano “lievitare” i problemi

Le persone che più ammiri non ignorano le preoccupazioni.
Affrontano i problemi appena possibile.

Sono tentate (come tutti noi) di trascurare le cose più difficili, ma hanno capito che invece devono affrontarle subito. Hanno compreso che rimandare o (peggio) ignorare un problema vuol dire trasformarlo in “qualcosa” di sempre più grande, magari ingestibile.

Se rimandiamo, per esempio, di telefonare a una persona/cliente/collega/capo perché proviamo disagio, quando poi saremo costretti a farlo proveremo ancora più malessere e saremo ancor più logorati dallo stillicidio di attesa, ansia e stress.

5. Non si fermano di fronte gli ostacoli

La vita non sempre ci riserva quello che desideriamo.
È una verità.

Le persone che raggiungono il successo sono disposte a fare sacrifici.
Non indietreggiano davanti alle avversità.

Sono consapevoli che non otterranno sempre quello che desiderano.

Trovano costantemente il modo di migliorare se stessi. Credono che il successo sia una scelta … per questo scelgono di concentrare il loro tempo e le loro energie solo sulle cose che li condurrà a quel traguardo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

6. Non sprecano energia su cose che non possono controllare

Prendono le distanze dalle cose che non possono controllare. Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione!

Non sprecano energia e capacità su cose e fatti che non dipendono da loro. Hanno sperimentato (sulla loro pelle) che non possono controllare gli altri ma solo gestire la propria reazione, il proprio atteggiamento. Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi, si concentrano sulle prossime azioni e su ciò che possono controllare nella loro vita.

7. Non si preoccupano di piacere a tutti

Le persone che più ammiri riconoscono che non hanno bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o “perché”, quando è necessario.

Si sforzano di essere gentili e leali, sanno anche che è impossibile compiacere tutti e non sono sconvolte se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

8. Non mollano dopo un fallimento

Le persone di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Invece, usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato, cosa dovremo fare di diverso la prossima volta. Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.
Le persone che ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade, ma quante volte ti rialzi (più forti di prima).

Cadi sette volte, rialzati otto.
Proverbio giapponese

9. Le persone di successo non cercano scuse

Le persone di successo si assumono la responsabilità dei loro errori.

Se le cose non vanno come previsto o qualcosa va storto, si prendono l’onere di risolvere il problema.
Non cercano scuse.

Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

10. Non percepiscono le difficoltà come ostacoli

Quando le persone di successo si trovano di fronte a una difficoltà, non fanno drammi, non si disperano o rassegnano. Vedono questo impedimento semplicemente come un problema da risolvere … un ostacolo da superare … proprio come hanno fatto con tutti gli ostacoli che hanno oltrepassato in passato.

Sanno che quest’esperienza li renderà ancora più intelligenti e più forti.
Sono determinate a ottenere i loro obiettivi -non importa quanto grande- ogni giorno.

Raggiungere il successo non è facile

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi può essere d’ispirazione sapere cosa-non-fanno le persone di successo.

Avere successo nella vita non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica.
Dedizione, coraggio, costanza.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, non importa).

6 cose da fare quando non ti senti abbastanza leader

leader
Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.

Hai gestito male una riunione.
Un collaboratore ti ha messo in difficoltà.
Hai reagito male a una critica.
Hai preso una decisione.. sbagliata.

Oppure non è successo niente di particolare.

È semplicemente una di quelle giornate in cui non ti senti abbastanza leader.

Ti senti meno sicuro.
Ti vengono dubbi che prima non avevi.
Guardi gli altri e sembrano tutti più capaci di te.

Se hai responsabilità di un team, probabilmente sai di cosa sto parlando.

Mi è capitato di incontrare responsabili molto preparati che, dopo un episodio andato male, cominciavano improvvisamente a mettere in discussione tutto.

Non soltanto quello che era successo.
Proprio loro stessi come leader.

Ecco 6 cose che puoi fare quando succede anche a te.

1. Non usare gli altri per misurare quanto vali

Confrontarti con gli altri può essere utile.

Puoi osservare un responsabile più esperto e imparare qualcosa. Puoi vedere un modo diverso di gestire una situazione e chiederti se potrebbe funzionare anche per te.

Il problema nasce quando sei già in difficoltà e cominci a guardare soltanto ciò che gli altri fanno meglio.

Il collega che parla con grande sicurezza.
Il capo che sembra sapere sempre cosa dire.
Quel responsabile che riesce a farsi seguire senza apparente fatica.

Tu vedi quel momento.

Non vedi tutte le volte in cui anche quella persona ha avuto dubbi, ha sbagliato tono, ha preso una decisione infelice. È tornata a casa chiedendosi se avesse gestito bene una situazione.

Quando non ti senti abbastanza, il confronto rischia di essere truccato in partenza: confronti le tue difficoltà con quello che gli altri mostrano meglio.

E naturalmente perdi.

2. Smetti di pretendere di essere il leader perfetto

Perché tutto questo bisogno di perfezione?

Quando diventi responsabile può insinuarsi un’idea pericolosa: adesso dovresti sapere come comportarti.

Dovresti essere sicuro.
Dovresti trovare le parole giuste.
Sapere quando intervenire, quando tacere.

Dovresti essere autorevole senza essere autoritario, disponibile senza essere troppo disponibile, vicino alle persone senza perdere il ruolo.

Non funziona sempre così.

A volte sbaglierai tono.
A volte parlerai troppo.
Altre volte ti accorgerai che avresti dovuto dire qualcosa e invece sei rimasto zitto.

Fa parte del lavoro.

Essere leader non significa sapere sempre qual è la cosa giusta da fare.

Significa anche accorgerti quando qualcosa non ha funzionato e provare a capire perché.

3. Non continuare a processarti per un errore

Ripensare a un errore serve.

Continuare a rigirarlo per giorni nella testa molto meno.

C’è una differenza tra chiederti:

  • “Che cosa non ha funzionato?”
  • “Che cosa potevo fare diversamente?”
  • “Che cosa farò la prossima volta?”

e continuare a ripeterti:

  • “Ho fatto una figuraccia.”
  • “Non sono capace.”
  • “Un vero leader non avrebbe reagito così.”

Nel primo caso stai cercando di capire.

Nel secondo stai usando un episodio per dare un giudizio su di te.

Lavorando con responsabili e team leader, questa differenza la vedo spesso.

Si parte da una riunione andata male, da un collaboratore che ha reagito male a un feedback, da una decisione contestata.

E nel giro di pochi minuti la domanda non è più:

  • “Ho gestito bene questa situazione?”

Diventa:

  • “Sono davvero capace di fare il leader?”

Sono due domande molto diverse.

4. Ricordati che guidare persone è difficile

Chi ha detto che la leadership è semplice?

Da fuori alcune cose sembrano facili.

Devi dare un feedback? Diglielo.
Un collaboratore non rispetta una regola? Intervieni.
Il team è demotivato? Motivarlo fa parte del tuo lavoro.

Poi ci sei dentro.

E scopri che quel collaboratore ha una storia, un carattere, delle ragioni che non avevi considerato.

Che il feedback che sulla carta sembrava chiarissimo viene accolto male.

Che una decisione corretta può comunque scontentare qualcuno.

Che devi scegliere anche quando non hai tutti gli elementi che vorresti avere.

Guidare persone significa lavorare in situazioni che raramente sono pulite come sembrano sulla carta.

Questa non è una giustificazione per fare male il tuo lavoro.

È semplicemente il lavoro.

5. Accetta che alcune cose non ti riescano ancora bene

Accettarti come leader non significa dirti che vai bene così e non devi cambiare niente.

Significa riuscire a guardarti senza trasformare ogni limite in una condanna.

Magari fai fatica a gestire i conflitti.
Magari rimandi troppo i feedback difficili.
Cerchi troppo l’approvazione del team.
Davanti a una persona molto sicura perdi sicurezza.

Oppure sei molto bravo a decidere ma meno bravo ad ascoltare.

Puoi riconoscere un limite senza concludere che non sei adatto a fare il leader.

Anzi, è proprio quando riesci a guardare con un po’ di lucidità ciò che non ti riesce che puoi cominciare a lavorarci.

6. Concediti il diritto di sentirti giù

Un momento di sconforto non è un segno di debolezza.

Ci sono giornate in cui qualcosa ti colpisce più del previsto.

Una critica.
Una discussione.
Un errore.

La sensazione di non essere riuscito a farti ascoltare.

In quei momenti arrivano facilmente anche i consigli.

  • “Ma dai, che cosa vuoi che sia…”
  • “Non pensarci.”
  • “Devi reagire.”
  • “Fregatene.”

Magari sono detti con le migliori intenzioni.

Ma non devi stare meglio immediatamente.

Non devi fingere serenità.
Non devi diventare iperattivo per non pensarci.

E non devi nemmeno raccontarlo a dieci persone sperando che qualcuno trovi la frase capace di rimettere tutto a posto.

Datti un po’ di tempo.

Poi, quando il rumore si abbassa, torna alla situazione.

  • Che cosa è successo davvero?
  • Che cosa ti ha colpito così tanto?
  • C’è qualcosa che devi correggere?

Oppure stai chiedendo a te stesso molto più di quanto chiederesti a un altro leader nella stessa situazione?

Una giornata storta non dice quanto vali come leader.
Dice soltanto che oggi qualcosa è andato storto.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Non devi sentirti sempre un leader per esserlo

Ci saranno momenti in cui ti sentirai sicuro del tuo ruolo.

Altri in cui molto meno.

Con il tempo alcune situazioni diventeranno più facili. Altre continueranno a metterti alla prova.

Il punto non è arrivare al momento in cui non avrai più dubbi.

È imparare a non trasformare ogni dubbio in una sentenza su di te.

Se oggi non ti senti abbastanza leader, prima di concludere che non lo sei, prova a capire che cosa è successo.

Forse hai qualcosa da correggere.
Forse devi imparare qualcosa.
Forse hai bisogno di confrontarti con qualcuno.

O forse hai semplicemente avuto una brutta giornata.

Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

Come smettere di pensare al lavoro quando sei di libero

preoccupazione
Ansia, stress, inquietudine, pensieri.

Nomi diversi.
Il punto, però, non cambia.

La preoccupazione è un seme.
Germoglia e cresce anche senza la nostra volontà.

È un killer silenzioso.
Spesso la minimizziamo.
A volte, addirittura, la neghiamo.

Vediamo 11 spunti concreti per smettere di pensare al lavoro anche quando sei libero.

1. Ricorda ciò che è davvero importante

La vita non si ferma quando stacchi dal lavoro.

Anzi.

Tenere a mente le vere priorità – famiglia, salute, relazioni – rende più facile “staccare” quando sei fuori dall’ufficio.

2. Comprendi il valore reale di una pausa

Sei più creativo e lucido quando sei riposato.

Lo sai già.

Prendere una pausa non significa:

  • dormire
  • ascoltare musica
  • distrarsi con uno schermo
  • andare sui social

Significa interrompere.
Anche solo pochi minuti.

Stare fermi.
Fare nulla.

Sembra facile.
Non lo è.

3. Non parlare di lavoro a casa

Arrivare a casa e raccontare tutte le “magagne” lavorative è allettante.

Ma è una trappola.

Parlarne non scarica l’ansia.
La riattiva.

Rimasticare un problema ti riporta emotivamente nel momento in cui l’hai vissuto.
Con tutto il carico emotivo annesso.

4. Non portarti il lavoro a casa

Meglio finire in ufficio, anche un’ora in più, se serve.

Se porti il lavoro a casa, riponilo una volta terminato.

Un portatile aperto sul divano rovina la cena, la presenza e il riposo.

5. Accetta che non puoi controllare tutto

Come scrivo in “Prima volta Leader”, viviamo in tempi complessi e incerti.

Puoi pianificare quanto vuoi.
Gli imprevisti arriveranno comunque.

Non sprecare energia su ciò che non dipende da te.
Produce solo ansia e frustrazione.

Accetta.
Adattati.
Focalizzati sulle prossime azioni.

Lascia spazio all’imprevisto. Tanto, arriverà lo stesso.

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Ne parlo meglio in questo articolo.

6. Non annegare in paure vaghe

La mente ansiosa ama gli scenari catastrofici.

Chiediti:
Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?

Quando la chiarisci davvero, spesso scopri che:

  • non è così terribile
  • è anche improbabile

Bastano pochi minuti di lucidità per risparmiare ore di preoccupazione.

7. Distingui tra “analizzare” e “rimuginare”

Analizzare significa:

  • capire cosa è successo
  • imparare
  • ripartire

Rimuginare significa:

  • pensare e ripensare
  • colpevolizzarsi
  • non imparare nulla

L’analisi chiude.
Il rimuginare tiene aperta la ferita.

8. Capisci che rimuginare non risolve nulla

Rimuginando hai l’illusione di controllare l’ansia.
In realtà la stai alimentando.

Non trovi soluzioni. Rafforzi il problema.

Chi rimugina non arriva mai alla risposta.

9. Frequenta persone emotivamente sane

L’energia è contagiosa.

Stare con persone lucide, equilibrate, positive ridimensiona i problemi.

Una conversazione intelligente,
anche con chi è fuori dal tuo settore,
può cambiare prospettiva.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

Vuoi migliorare il tuo impatto?

Trovi spunti nei miei libri:

– “Autorevolezza” – NUOVA edizione 2025, per rafforzare la tua presenza autorevole

– “Prima volta Leader”, se hai da poco assunto un ruolo di guida.

10. Fissa un “appuntamento” con la preoccupazione

Non pensare ai problemi tutto il giorno.

Raccogli solo i dati necessari.
Stabilisci un momento preciso per pensarci.

Mezz’ora al mattino basta.
Evita la sera.

Pensare prima di dormire garantisce solo una notte agitata!

11. Riduci l’uso del digitale

A volte lavorare la sera è necessario.
Ma non farlo per curiosità.

Se non è urgente, resisti.
Lascia smartphone e PC fuori dal tuo tempo libero.

Il benessere non è fortuna.
È una scelta.
E richiede anche uno sforzo consapevole.

In definitiva

Pensare meno al lavoro non significa essere meno responsabili.

Significa essere più lucidi.

E tu hai il diritto di “chiudere” la mente, ogni tanto.

Come fare una buona impressione ancor prima di aprire bocca

impressione

Foto di Roland Lakis

Chi ben comincia… dice il detto.

Il momento più delicato quando conosci qualcuno è spesso quello iniziale.

Un colloquio di lavoro, l’incontro con il nuovo capo, la prima riunione con il team, un cliente che non hai mai visto. Oppure, perché no, l’appuntamento galante che aspettavi da settimane.

Poi avrai tempo per farti conoscere e dimostrare quanto sei competente, simpatico o disponibile.

Ma all’inizio l’altra persona ha poco a disposizione.

Guarda come entri.
Come saluti.
Come ti muovi.
Come la guardi.

E comincia a farsi un’idea.

Non significa che la prima impressione sia sempre giusta. Spesso non lo è.

Ma partire bene aiuta.

1. Tratta bene tutti, non soltanto la persona che conta

Questa per me viene prima di postura, stretta di mano e abbigliamento.

Vai incontro alle persone come se fossero importanti.

Tutte.

Se hai un colloquio di lavoro, non diventare improvvisamente gentile quando entra il selezionatore. Prima hai incontrato qualcuno alla reception, magari una segretaria, qualcuno che ti ha indicato dove aspettare.

Il modo in cui tratti una persona da cui non hai niente da ottenere dice parecchio di te.

Non costa nulla dare attenzione e considerazione a qualcuno.

E non devi diventare un commediante, soggiogato o paraculo.

Non riservare la tua versione migliore soltanto alla persona che devi impressionare.

2. Non entrare pensando soltanto all’impressione che farai

Prima di un incontro importante può partire il solito film:

  • “Come mi vedranno?”
  • “Sembrerò sicuro?”
  • “Si accorgeranno che sono agitato?”

Più ti osservi, più rischi di diventare rigido.

Lascia perdere “Sono fantastico”,
“Andrà benissimo”,
“Devo essere sicuro di me”.

Ricorda piuttosto qualcosa che hai già affrontato bene. Una riunione difficile, un cliente soddisfatto, un risultato di cui sei orgoglioso.

Non devi convincerti di essere bravo.
Ricordati che qualcosa sai già fare.

3. Prima di entrare, guarda come stai

Non ti serve la postura del leader.

Ma se sei agitato, il corpo tende a raccontarlo.

Entri velocemente, guardi in basso, ti sistemi continuamente la giacca, controlli il telefono, non sai dove mettere le mani.

Sono cose normali.

Prima di entrare fermati un momento. Raddrizzati, lascia andare le spalle, alza lo sguardo.

E soprattutto non avere fretta.

A volte basta questo.

4. Vestiti per il contesto

Non esiste il look giusto in assoluto.
Esiste il contesto.

Negli anni ho visto persone presentarsi vestite benissimo ma completamente fuori posto. E altre molto semplici, perfettamente a loro agio.

Non devi stupire.

Devi evitare che il tuo abbigliamento diventi la cosa più interessante di te.

Poi mettici pure qualcosa di tuo. Essere adeguato non significa essere anonimo.

5. Guarda davvero la persona che incontri

Quando saluti qualcuno, guardalo.

Sembra poco. Non lo è.

Soprattutto quando sei teso e la tentazione è guardare altrove, sistemare le carte, controllare il telefono o pensare già a quello che dovrai dire.

Non devi fissarlo negli occhi e neppure ricordarti qualche tecnica particolare.

E sorridi, se ti viene naturale.

Mi è capitato di vedere persone molto cordiali sembrare fredde semplicemente perché, sotto tensione, si chiudevano completamente.

Non erano antipatiche.
Erano troppo concentrate su loro stesse.

6. Dai la mano e rispetta lo spazio dell’altro

Per anni abbiamo letto di tutto sulla stretta di mano.

Troppo debole significa questo.
Troppo forte significa quello.
Palmo così, personalità dominante.
Palmo cosà, insicurezza.

La farei molto più semplice.

Se la situazione prevede una stretta di mano, dalla normalmente. Non stritolare la mano dell’altro e non offrirgli tre dita.

Lo stesso vale per la distanza.

Ci sono persone che parlano molto vicino. Altre, appena fai mezzo passo avanti, ne fanno uno indietro.

Osservalo.

La distanza giusta non la misuri.
La aggiusti.

Se l’altro arretra, non inseguirlo. E se non c’è confidenza, evita di partire subito con mani sulle spalle, pacche e contatti vari.

7. Non cercare di fare una buona impressione a tutti i costi

Forse è il punto più importante.

Quando cerchi troppo di sembrare sicuro, brillante, simpatico o autorevole, rischi di ottenere l’effetto contrario.

Si vede che stai facendo qualcosa.

La buona impressione non nasce da una posa perfetta.

Nasce molto più spesso da cose semplici: non avere fretta, guardare chi hai davanti, ascoltare, trattare bene le persone.

E magari dimenticarti per qualche minuto dell’impressione che vuoi fare.

Se vuoi approfondire il tema dell’autorevolezza, puoi leggere anche “12 spunti per essere più autorevoli al lavoro”.

Se invece vuoi lavorare sul modo in cui voce, corpo e presenza contribuiscono alla tua autorevolezza, il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza” ti aiuta a esprimerti con maggiore sicurezza senza costruire un personaggio.

Poi naturalmente arriva il momento di aprire bocca.

E per alcuni di noi i problemi iniziano proprio lì…

Ma questa è tutta un’altra storia.

6 motivi perché ti senti intrappolato nel tuo attuale lavoro

lavoro che non piace

A volte succede.

Sentirti ingabbiato nel tuo lavoro.
Inadeguato.
In balia degli eventi.

Non sai decidere.
Ti penti delle scelte fatte.
Ti chiedi cosa diavolo stai facendo.

Trattieni la voglia di spaccare tutto (una volta si lanciavano i fogli… oggi la tastiera contro lo schermo?) e tornartene a casa.

Il problema è che il giorno dopo sei ancora lì.

Una sensazione precisa: costrizione

C’è un lavoro che non piace che diventa davvero insostenibile.

Altre volte, invece, la situazione è meno chiara. Non stai abbastanza male da mollare tutto, ma neppure abbastanza bene da immaginarti ancora lì tra qualche anno.

E resti.

Per lo stipendio.
Perché conosci quel lavoro.
Perché fuori non sai che cosa troverai.
Perché non sai dove andare.

Prima di decidere se restare o andartene, vale la pena capire che cosa ti sta tenendo fermo.

1. Sei convinto che tutti siano migliori di te

Marco è un grande broker.
Sergio vende benissimo.
Margherita è creativa.

E allora?

Se guardi continuamente quello che gli altri fanno meglio di te, troverai sempre qualcuno con cui perdere il confronto.

Il confronto può stimolare.

Ma può anche diventare un ottimo motivo per non esporti, non candidarti, non provare.

Il confronto non finisce mai.
Nemmeno quando hai successo.

Il punto non è dimostrare di essere migliore degli altri.

È capire che cosa sai fare tu e dove può avere valore.

2. Sei convinto che “là fuori” sia impossibile

Non ti dirò che cambiare lavoro è facile.

Non lo è.

In alcuni momenti, per alcuni profili, può essere davvero molto difficile.

Questo l’ho visto abbastanza da vicino per non raccontarti la storia del “se vuoi, puoi”.

Ma tra “sarà difficile” e “non ho nessuna possibilità” c’è una bella differenza.

La prima frase ti obbliga a guardare la realtà.

La seconda chiude la partita prima ancora di cominciare.

3. Hai paura di lasciare la sicurezza attuale

Il lavoro che non piace.

Però lo conosci.

Conosci il capo, i colleghi, le dinamiche, persino le cose che ti fanno arrabbiare.

Fuori no.

  • E se il nuovo capo fosse peggio?
  • E se non superassi il periodo di prova?
  • E se mi pentissi?

Sono domande legittime.

Cambiare significa lasciare qualcosa che conosci per qualcosa che ancora non conosci.

La paura non dimostra che devi restare.
Ma neppure che devi andartene.

È un elemento da mettere sul tavolo insieme agli altri.

4. Lavoro che non piace? Ma non sai dove andare

Questa la incontro spesso.

  • “Vorrei cambiare.”

Bene. Dove vorresti andare?

  • “Non lo so. So soltanto che non voglio più stare qui.”

È già un’informazione, ma non basta ancora per prendere una buona decisione.

Che cosa cerchi davvero?

  • Più autonomia?
  • Un ambiente diverso?
  • Più responsabilità?
  • Un lavoro meno esposto?
  • Un cambiamento di professione?

A volte non serve trovare subito la risposta.

Serve cominciare a restringere il campo.

Se sei in questa fase, puoi leggere anche “Cambiare lavoro? 9 segnali che è il momento giusto”.

5. Stai aspettando di essere pronto

  • “Non è il momento giusto.”
  • “Aspetto che passi questo periodo.”
  • “Prima devo sistemare alcune cose.”

A volte è vero.

Aspettare può essere una scelta intelligente. Ho visto persone fare bene a non buttarsi subito e preparare il cambiamento con calma.

Altre volte, però, passano sei mesi.
Poi un anno.

E le ragioni per aspettare cambiano, ma tu sei sempre nello stesso punto.

Aspettare ha senso se nel frattempo stai preparando qualcosa.

Altrimenti rischia di diventare un modo molto tranquillo per non decidere.

6. Hai paura di sbagliare

Forse hai già fatto una scelta professionale di cui ti sei pentito.

E adesso pensi:

  • “E se sbaglio di nuovo?”

Non è una paura da liquidare con “buttati”.

Cambiare lavoro può avere conseguenze vere. Economiche, professionali, familiari.

Per questo non ti serve coraggio a tutti i costi.

Ti servono informazioni, alternative, qualche verifica e una valutazione realistica di quello che puoi permetterti di rischiare.

Poi una quota di incertezza rimarrà comunque.

Prima di cercare l’uscita, capisci che cosa ti tiene dentro

Se ti senti intrappolato, la prima domanda non è necessariamente:

“Come faccio ad andarmene?”

Potrebbe essere:

“Che cosa mi sta tenendo qui?”

  • Lo stipendio?
  • La paura?
  • La mancanza di alternative?
  • Il fatto che non sai ancora che cosa vuoi?

Oppure, nonostante tutto, ci sono ancora buone ragioni per restare?

È da qui che partirei.

Se senti che il tuo lavoro non ti corrisponde più ma non riesci a capire se cambiare, dove andare o come muoverti,

il percorso breve e mirato “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere” nasce proprio per fare chiarezza prima di prendere una decisione.

Sentirti in trappola è una sensazione.

Capire che cosa ti tiene fermo è già qualcosa di più concreto.

15 suggerimenti per gestire al meglio lo stress quotidiano- 2

stress quotidiano

Foto di MabelAmber

Leggi anche la parte 1.

8. Concentrarsi solo su ciò che puoi controllare

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione!

Viviamo in tempi complessi e incerti.
Per quanto tu possa organizzare e pianificare, ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi,
emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te.
Non puoi controllare gli altri ma puoi solo gestire la tua reazione, il tuo atteggiamento, non lamentarti o demoralizzarti,
accetta quello-che-ti-passa-il-momento e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

9. Impegnarsi in almeno uno o due hobby

Gli hobby sono un ottimo modo per rilassarsi e dimenticarsi un po’ dello stress quotidiano.

Se hai sempre desiderato andare a cavallo o volare in parapendio, fallo ora!
Non è mai troppo tardi per imparare! Imparare qualcosa di nuovo distrarrà la mente dalle preoccupazioni,
facilitando il processo di rilassamento.

10. Occhio alle vacanze lampo

Ogni pausa di lavoro, anche se breve, rappresenta un riposo e un’occasione per una “ricarica energetica”.
Vacanze brevi (weekend, ponti, 2-giorni-mordi-e-fuggi) spesso non sono sufficienti a ripristinare completamente l’equilibrio psico-fisico usurato dallo stress quotidiano.

Personalmente,
con le vacanze-lampo ho chiuso da qualche tempo.


Non fanno per me!
Non riesco a staccare dallo stress quotidiano in così poco tempo.

Mi occorre più tempo, almeno una settimana.
Ho bisogno di almeno tutta la prima metà della vacanza per smaltire la tensione o per trovare energia e soltanto dalla seconda metà in poi il mio organismo comincia a riacquistare il suo equilibrio e inizio a beneficiare degli effetti procurati dal riposo.

Anche restare comodamente a casa,
può essere un modo efficace per ricaricare le pile.

11. “Scollegarsi” la sera e nei fine settimana ti aiuta a gestire lo stress quotidiano

Semplice ed efficace.

Scollega il tuo Smartphone la sera e il weekend.
Scollegati da questa connessione costante, concediti il permesso di non rispondere e di non essere disponibile.
Concediti il lusso di ricaricare le pile!

12. Controllare la posta a orari definiti

Controllare continuamente la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro,
distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare, di conseguenza, un sacco di energia.

Come fare a resistere al bip sullo smartphone?
Ecco lo stress quotidiano!

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica a orari (più o meno) prestabiliti nell’arco della giornata: 3 volte il giorno (mattino-pranzo-tardo pomeriggio).
Si, esatto … un po’ come prendere le medicine.

È estremamente raro che un cliente, un problema non possa aspettare un paio d’ore.
Poco smart? No. Meno stress? Sicuro!

Con un amico si scherzava sull’apertura mail della pausa-pranzo.
Nel caso di mail-magagna, imprevisti o problemi.
Meglio aprirla prima o dopo pranzo? Meglio rovinare l’appetito o bloccare la digestione?

More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership

13. Non esagerare con WhatsApp e Facebook

Hai in mente i cinepanettoni?

Tutti li criticano, nessuno li guarda, poi a ogni Natale, costi quel che costi, tutti si riversano nei cinema.

Whats up e Facebook sono un po’ come i cinepanettoni.
Molti li criticano, altri li snobbano, chi dice “Io? Ci butto un occhio ogni tanto“, nessuno li usa e poi scopri che Fb e compagnia ogni mese aumenta il numero degli iscritti.

Niente di male per carità ma personalmente i social non mi entusiasmano.

Però leggo che sempre più persone cominciano a manifestare sintomi di vera e propria dipendenza, con tutto la conseguente ansia, stress … quindi?
Social si ma senza esagerare!

14. Non rimandare le cose difficili

“Ora non è il momento”
“Lo farò quando sarò più tranquillo”
“Lo faccio domani”
“Tanto non c’è fretta
”

Un problema o un compito non affrontato tende di solito a diventare ancora più ostico.

Se rimandiamo, per esempio, di telefonare a una persona/cliente/collega/capo perchè proviamo disagio,
quando poi saremo costretti a farlo proveremo più disagio e saremo ancor più logorati da questo stillicidio di attese, ansia e stress.

15. Il benessere è una conquista

Troppe persone tendono a pensare al benessere come ad un colpo di fortuna, qualcosa che scende dal cielo,
che è legato alla fortuna oppure ad un regalo della vita.

Qui regali non ce ne sono.

Il benessere personale è il risultato (anche) di uno sforzo personale.

Non basta desiderarlo. Dobbiamo lavorare, insistere, perseverare per raggiungerlo.
Ma mi raccomando … non diventare maniacale o rigido nelle tue azioni perchè altrimenti rischi di diventare …
ancora più stressato!

15 suggerimenti per gestire al meglio lo stress quotidiano – 1

stress

Foto di MabelAmber

1. Mettere “in agenda” l’imprevisto

Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto.

Sempre.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.
Vuol dire che scegli di essere saggio e concreto,
prendi coscienza di un dato di fatto.

Prima lo consapevolizzi meglio è!

2. Ridere

Un cliente mi ha detto “Hai ragione … ma quando sono stressato, proprio non riesco a ridere”.

Se aspettiamo di essere tranquilli e rilassati per ridere rischiamo di aspettare una vita.

Sforzati di sorridere e ridere di più anche quando non-sei-in-vena,
ti senti stanco o nervoso.

Impara vedere il lato comico e divertente delle situazioni, prendi la vita con più gusto.
All’inizio, può sembrare difficile ma vale la pena di provare. Lasciati andare … e rilassati.

Non sai come fare? Prendi lezione da bambini …
sono i migliori maestri!

3. Non lamentarsi

Lamentarsi dell’economia, la società, della crisi, la concorrenza, del capo, dei colleghi, i politici, …
è un lavoro a tempo pieno per alcune persone.

Spero non per te.
Non facciamoci imbrigliare in questo comportamento negativo.

4. Frequentare persone positive

Evita le persone negative … ti succhiano l’energia (proprio come i vampiri).

Ascoltando i loro problemi ti sentirai stanco e logoro.

L’energia è contagiosa.

Frequenta regolarmente (o almeno una volta la settimana) persone che hanno un atteggiamento mentale positivo.
Una conversazione intelligente con qualcuno al di fuori del tuo settore o che non conosce la tua storia/attività può darti una prospettiva nuova e una spinta positiva.

5. Concentrarsi solo sul futuro

Non si può cambiare il passato.

Però si possono influenzare i risultati futuri.
Invece di focalizzarti su quello che dovevi fare (e non hai fatto) concentrati solo su ciò che puoi fare (da adesso in poi) …
e vai avanti!

6. Limitare l’esposizione alle news

Crisi, disoccupazioni, attentati, omicidi …
Oramai vedere i TG è diventato un vero scempio per le nostre risorse mentali.

Ne abbiamo già così poche!
Vuoi dire di no?

Abbiamo veramente bisogno di conoscere nel dettaglio tutto quello che sta succedendo?
Entrare in sintonia con le news è assolutamente necessario?

Lo sapevi che …
guardare notizie violente può causare sintomi simili al disturbo post traumatico da stress?.

La conclusione arriva da uno studio su 189 persone presentato alla conferenza annuale della società psicoanalitica inglese, tenutasi a Liverpool.

Il dott. Pam Ramsden presentando la ricerca ha detto:
“… I social media hanno reso disponibili al pubblico storie violente e immagini con orribili dettagli inediti. Guardare questi eventi e sentire l’angoscia di coloro che li sperimentano, può avere impatto sulla nostra quotidianità. ….”. Leggi per approfondire.

More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo

7. Fare esercizio fisico, mangiare correttamente e bere molta acqua riduce lo stress

I classici.

Mantenersi in forma con attività fisica è uno dei modi più utili per scaricare le tensioni e lo stress quotidiano.
L’attività fisica stimola la produzione delle endorfine, migliora i movimenti, ci mantiene elastici, ci rimette in forma. … insomma è proprio un toccasana.

Anche la corretta dieta può giocare un fattore importante per aiutare a diminuire lo stress.
Evita cibi grassi, mangia tanta frutta e verdura, combinata con la giusta attività fisica,
ridurranno notevolmente il livello di stress.

L’acqua fa bene all’organismo perché aiuta a “scovare e neutralizzare” le tossine causate dallo stress.
Sarai sorpreso di quanta energia ti darà questa semplice strategia.

Continua a leggere la parte 2.

Sul lavoro ti senti brillante e capace? Occhio a non cadere in uno di questi 5 errori

errori sul lavoro

Essere intelligente e capace non significa necessariamente avere una carriera soddisfacente.

A volte bastano un comportamento sbagliato, una reazione sproporzionata o un errore dal quale non riesci più a riprenderti per compromettere rapporti professionali importanti.

Ecco 5 errori sul lavoro da evitare, soprattutto se sei abituato a essere considerato uno bravo.

1. Mollare al primo ostacolo

Quanto sei abituato a perseverare di fronte alle difficoltà?

Se sei sempre stato quello brillante, quello bravo, quello capace, se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i muscoli della perseveranza.

Quelli che servono quando la strada si fa in salita. O finisci a faccia a terra.

Così, davanti al primo ostacolo, rischi di pensare che non sei abbastanza capace, che non sei tagliato per quel lavoro.

E molli di schianto.

Invece di metterci energia e tempo per superare la difficoltà.

C’è qualcosa da imparare da chi ha sempre dovuto lavorare sodo, insistere e riprovare prima di ottenere risultati.

2. Andare in tilt dopo un errore

Se sei intelligente e ambizioso, ma anche perfezionista e zelante, rischi di essere molto duro con te stesso.

Errori sul lavoro possono spiazzarti più di quanto immagini.

Magari hai alle spalle anni di risultati positivi. Poi qualcosa va storto e cominci a dubitare delle tue capacità.

Un errore superabile diventa così un problema molto più grande.

Non è realistico pensare che non sbaglierai mai.
E non basta ripetersi che dagli errori si impara.

A volte un errore brucia e basta.

Il punto è capire cosa è successo, cosa puoi correggere e quando è il momento di ripartire.

3. Non accettare le critiche

Ehi! Come siamo messi con le critiche?

Se sei abituato a fare un lavoro di qualità, sempre accolto e apprezzato, può suonarti strano sentirti dire che qualcosa non va.

Sei uno bravo.
Non hai molta pratica con le disapprovazioni, vero?

Come reagisci?
Ascolti, chiedi spiegazioni oppure vai via sbattendo la porta?

La tentazione è mettersi sulla difensiva.
O contrattaccare prima ancora di aver capito cosa ti stanno dicendo.

Ma se ogni osservazione diventa una battaglia, prima o poi le persone smetteranno di farti notare le cose.

Non tutte le critiche sono giuste.
Ma nemmeno tutte quelle che ti infastidiscono sono sbagliate.

Prima di respingerle, prova almeno ad ascoltarle.

4. Essere presuntuoso e arrogante

Sei intelligente e smart, ma anche arrogante, supponente.
Non ammetti mai di aver sbagliato?

Hai già tutte le risposte.

Basta chiedere a te per essere illuminati dalla luce del sapere.

E se qualcuno osa farti un’osservazione, parti subito al contrattacco.

Si tende a pensare che chi si comporta così abbia un carattere forte.

Non necessariamente.

A volte dietro tanta sicurezza ostentata c’è proprio la difficoltà di accettare che qualcuno possa metterti in discussione.

Basta una critica per mandarti in crisi.
Altro che duro che non deve chiedere mai!

Puoi essere competente senza doverlo dimostrare a ogni occasione.

5. Sottovalutare le relazioni professionali

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere al centro del mondo.

Gli altri? Un supporto.
O, peggio, una scocciatura.

Invece i rapporti professionali contano. Eccome!

Puoi essere il più preparato del gruppo, ma se nessuno ha voglia di lavorare con te, prima o poi diventa un problema.

Non devi essere amico di tutti.

Ma le piccole attenzioni contano: ricordare un compleanno, chiedere come sta un collega, interessarti sinceramente a quello che gli succede.

Non essere concentrato soltanto sul tuo successo personale.

Quando hai un’idea, invece di presentarla come l’unica soluzione possibile, prova con un semplice:

“Ecco la mia idea. Cosa ne pensate, ragazzi?”


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Errori sul lavoro? Essere capaci non basta

Puoi avere talento, esperienza e competenze. Ma anche comportamenti che, senza accorgertene, frenano la tua carriera.

E magari continui a chiederti perché non decolla.

Se ti riconosci in questa situazione, leggi anche Vuoi fare carriera ma ti senti bloccato? Ecco le 5 paure principali.

E se vuoi capire meglio cosa sta ostacolando il tuo percorso professionale, possiamo lavorarci insieme attraverso un coaching mirato alla carriera.

Essere bravo nel tuo lavoro è importante.
Ma non basta, se poi sei tu stesso a complicarti le cose.

Vuoi fare carriera ma ti senti bloccato? Ecco le 5 paure principali

paura di fare carriera

“Lavoro in un’assicurazione come impiegata, sono anni che desidero migliorare la mia attuale posizione lavorativa. Ultimamente si è aperta la possibilità di diventare la responsabile di una piccola filiale.

Vorrei lanciarmi, anche perché so di avere buone possibilità ma c’è . un problema:
temo di non essere all’altezza del compito,
ho poca attitudine a dare disposizioni e ho paura del giudizio e delle critiche degli altri …
non vorrei che la nuova mansione si mangiasse tutto il tempo libero per mio figlio…”

Daniela M. – Monza

Vuoi migliorare la tua posizione lavorativa,
però hai dei dubbi, paura delle responsabilità,
poca attitudine a dare comandi e terrore delle critiche?

Quanto ci costa la paura di fare carriera?

A volte,
quando si aprono delle opportunità di carriera e il sogno di raggiungere il tanto desiderato obiettivo è a portata di mano,
possono sorgere paure, ansie e dubbi che sembrano,
a prima vista, inspiegabili e insormontabili.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Solo se riuscirai a consapevolizzare e controllare le tue paure potrai ottenere ottimi risultati.
Se non affronti il problema, al momento in cui ti accorgi delle difficoltà,
rischi di troncare sul nascere, per non soffrire o per non metterti in gioco,
qualsiasi tua ambizione di carriera.

Paura di fare carriera?
Ecco le 5 principali paura:

1. Paura di fallire

Demordere a prescindere.

Rinunciare per paura di fallire … L’unico vero fallimento, quello più amaro,
è l’incapacità di provare!

Il rischio di fallimento è troppo grande per provare?

Se desideri migliorare la tua posizione lavorativa devi prenderti qualche rischio e accettare che non ci riuscirai ogni volta che ci provi.

Per vincere,
devi imparare a perdere
.

 


 

Se non stai facendo errori,
allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei fermo,
morto!

2. Paura di fallire un’altra volta

Ci hai già provato,
hai fallito e hai paura che accada un’altra volta?

Siccome hai fallito prima,
ti senti un fallimento?

Complimenti,
sei (anzi siamo) in buona compagnia,
siamo tantissimi!

Nella vita,
se decidiamo di-scendere-in-campo, saremo feriti più e più volte.

Più sei stato ferito, più hai paura di essere ferito di nuovo.
Più hai paura di essere ferito di nuovo,
ancor più sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che per difenderti “stroncano” sul nascere qualsiasi tua velleità di carriera.

Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?

Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai,
anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Il fallimento, per loro, non è la fine della strada,
è solo un passo sulla via verso i loro obiettivi.

 
More: scopri il coaching per la tua carriera di successo
 

3. Paura delle critiche

Abbiamo così tanta paura delle opinioni degli altri che passiamo gran parte della vita cercando di guadagnare l’accettazione delle altre persone.
Temiamo il rifiuto, di essere impopolari e abbiamo un profondo desiderio di essere amati.

Se hai la possibilità di diventare capo o responsabile del tuo team (piccolo o grande che sia) …
giudicare, dare feedback negativi e disciplinare i tuoi dipendenti o i collaboratori (magari ex colleghi) farà parte del tuo lavoro.
Sei d’accordo, vero?

Come puoi valutare,
criticare o disciplinare se hai paura della disapprovazione e delle critiche?
Il rischio è che cominci a sorvolare, a scendere a patti o non dire niente per mantenere pace e tranquillità.

Così facendo diventi accondiscendente, compiacente o “molle” oppure cambi i tuoi modi di fare secondo la persona che hai di fronte (intransigente con le persone miti e conciliante con i caratteri più forti),
perdendo la fiducia e la stima di tutto il tuo personale.

Per superare la paura di fare carriera devi “abituarti” all’idea di dover essere impopolare (perché lo diventerai),
di non piacere a tutti e di essere bersaglio di critiche e di disapprovazioni.

4. Paura del giudizio

“L’autostima non può essere controllata dagli altri.
Tu sei degno perchè lo dici tu.
Se il tuo valore dipende dagli altri è un loro valore.”

Wayne Dyer

Hai paura di far vedere ciò che sei veramente?

Se hai bisogno continuamente del giudizio positivo degli altri,
sei ossessionato e preoccupato dal parere degli altri,
se ti trattieni dal dire ciò che pensi oppure decidi di fare-o-non-fare qualcosa solo per paura di quello che colleghi,
collaboratori e amici penseranno o diranno di te ….
è segno evidente che devi lavorare sulla tua autostima.

Vuol dire che hai paura di essere rifiutato o emarginato e pur di ottenere stima e approvazione sei disposto a compiacere tutti.

Se devi continuamente soddisfare le aspettative degli altri,
diventi un burattino sotto il comando delle persone.

Queste stesse persone che oggi ti osannano,
domani ti dimenticheranno o ti perseguiteranno
.

Non dare troppo peso a quel che dice la gente, abituati a convivere,
piuttosto, con la disapprovazione e la critica.

Se vuoi superare la paura di fare carriera devi “allenarti” ad affermare te stesso,
prendere decisioni (o posizioni) che non piaceranno a tutti,
senza preoccuparti troppo del giudizio degli altri.

5. Paura del cambiamento e dell’ignoto

Hai paura di lasciare la sicurezza del tuo lavoro attuale?
La tua confortevole routine familiare?
Di non andare d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?

Se desideri la stabilità e non ami le interruzioni della quotidianità,
è naturale aver paura del cambiamento e dell’ignoto.
Paura di fare carriera.

Ci sta.

Stai imboccando una strada affascinante e stimolante ma anche sconosciuta e (forse) piena di difficoltà.
Anche se l’ignoto può spesso apparire inizialmente minaccioso,
può essere un catalizzatore per andare incontro alle soddisfazioni nella vita,
tra cui una carriera piacevole e gratificante.

Come far fronte all’incertezza che accompagna il cambiamento?

Innanzitutto,
devi cercare di vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.
La reale sicurezza significa aver consapevolezza delle proprie difficoltà e sviluppare una sana fiducia in se stessi,
che ti dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.

Senza tale consapevolezza,
corriamo il serio pericolo di diventare troppo esitanti e titubanti oppure,
al contrario, di buttarci con troppa foga senza calcolare rischi e conseguenze.

Chiudiamo questo post sulla paura di fare carriera,
con le parole del grande giocatore di basket Michael Jordan:

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena,
e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri.
Ho perso quasi trecento partite.
Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato.
Nella vita ho fallito molte volte.
Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto“
.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Non hai ancora deciso se iniziare un percorso di coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Cosa desideri di più? Intelligenza, talento, fortuna? No, grinta nient’altro!

grinta

Foto di Mark Sebastien

“Il talento da solo vale poco.
Ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo è il duro lavoro.”

Stephen King

Ogni estate, all’Accademia Militare di West Point arrivano, da tutti gli Stati Uniti,
circa un migliaio di giovani uomini e donne per iniziare un ciclo di studio di quattro anni.
Si parte con una dura formazione di base di 8 settimane e al termine solo 1 giovane su 20 riesce a varcare la soglia della classe per continuare la strada della maestria militare.

Un gruppo di ricercatori ha voluto scoprire perché solo alcuni studenti ce la fanno e la stragrande maggioranza invece non supera la prima prova.

È questione di forza?
Resistenza fisica?
Intelligenza?
Capacità di leadership?

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Niente di tutto ciò sembra.

Per i ricercatori,
il miglior indicatore di successo è una valutazione non-cognitiva,
una caratteristica non-fisica, la “Grit” (che in italiano possiamo tradurre con GRINTA).

Attraverso la sua ricerca presso l’Università della Pennsylvania e l’insegnamento al Public Schools West Point Military Academy e alla National Spelling Bee – la vincitrice del prestigioso MacArthur Fellowship – Angela Duckworth ha scoperto che la capacità di sopportare lo stress e il saper superare i fallimenti,
per raggiungere l’obiettivo, è il miglior indicatore del successo futuro.

Nel suo eccellente intervento TED Angela Duckworth ha definito la grinta come
“… perseveranza e passione per raggiunger obiettivi a lungo termine. Grit è avere resistenza. Grit è “attaccare” il futuro, giorno dopo giorno. Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni”

Quindi …

La vita è una maratona non uno sprint

“Grit è vivere la vita come se fosse una maratona, non uno sprint”, insiste la psicologa americana.
GRINTA è la disposizione a perseguire gli obiettivi a lungo termine con passione e tenacia.

È la capacità di resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere un obiettivo.
Grit, in sostanza, è l’essere perseveranti nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.
 


 

L’enfasi è sulla capacità di resistenza, sul perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”.
È l’abilità di ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
È la capacità di rialzarsi per la centesima volta.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che …

Il talento non basta occorre tenacia

Il talento non è sufficiente, occorre grinta!

Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace, ma senza talento,
sarà probabilmente quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

“Quello che mi ha colpito è stato che il Quoziente Intellettivo (QI) non è l’unica differenza tra i miei studenti”, ha condiviso la Duckworth “Alcuni dei miei migliori performer non hanno punteggi QI stratosferici. Alcuni dei miei più brillanti ragazzi non stanno andando poi così bene. Non è questione d’intelligenza, di bell’aspetto, di salute fisica, di QI.
È Grit, è solo questione di grinta!”

Ma perché alcune persone hanno grinta e altre no? Qui la scienza ha bisogno di colmare ancora tante e diverse lacune.

Una cosa però sembra sicura …

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP>: scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Il talento non ti rende grintoso

“Quello che so è che il talento non ti rende grintoso” afferma la Duckworth. “I nostri dati mostrano molto chiaramente che ci sono molte persone di talento che non raggiungono i propri obiettivi. La grinta è, spesso, persino inversamente proporzionale al talento.”.

Nonostante i progressi nel campo delle neuroscienze e delle biotecnologie,
la Grinta è straordinariamente difficile da individuare.

Per alcuni devi sperimentare (e superare) grandi avversità per ottenerla,
per altri è questione di genetica “c’è-l’hai-o-non-c’è-l’hai”.

Personalmente, penso che non esista una formula per sviluppare o coltivare la Grinta, perché è intensamente personale e soggettiva.
È un qualcosa di profondo.
È una chiave misteriosa e potente che è dentro di noi e solo noi possiamo accedervi
.

È forte la tentazione (oppure è solo una scusa?) credere che solo quelli che sembrano più bravi,
belli e intelligenti saranno premiati … quelli che alla fine arrivano ai grandi ruoli,
quelli più desiderabili, quelli più ambiti.

E certamente, spesso è così.
E certamente, è anche giusto così!

La grinta ci aiuta a non mollare

Che cosa possiamo imparare dagli studi di Angela Duckworth?

Se siamo naturalmente dotati, ci suggeriscono che il talento, da solo, non ci aprirà tutte le porte per il successo.
E se invece abbiamo poco talento ma grinta da vendere, questi dati ci incoraggiano a non fermarci, a persistere, a non mollare!

Se anche tu, come me, il talento lo ammiri solo in TV e ti sei reso conto (da un pezzo) che genio, talento, bellezza, fortuna non sono (o non sono più) frecce al tuo arco, spero possa essere da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore X del successo a lungo termine .

Grit, la Grinta.

Se non c’è l’hai, devi trovarla.
Se ne hai, tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

Basta scuse. È il momento di lanciarsi! (parte 2)

scuse per non fare qualcosa

Leggi anche la parte 1.

Basta ripetere che non hai tempo

“E’ troppo presto.”
“E’ troppo tardi.”
“Non ho tempo.”
“Ah! … Se avessi tempo.”

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Veramente non abbiamo tempo? Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone? Eppure per tutti una giornata è di 24 ore!

Molto probabilmente usiamo il tempo per fare altro e non ce ne accorgiamo.

Magari passiamo un sacco di tempo davanti alla televisione, dal parrucchiere o in palestra … abbiamo sempre tempo per gli aperitivi e per discutere su Facebook … oppure a leggere mail non importanti o a navigare (ma spesso a cazzeggiare) su Internet perdendosi negli “ultimi aggiornamenti” di gossip.

In pratica, quante ore passiamo su cose poco importanti e quanto tempo dedichiamo al nostro miglioramento e al nostro progresso?

Se diamo priorità alle cose veramente importanti, scopriamo di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

Tante volte il non avere tempo diventa una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la nostra giornata o semplicemente perché abbiamo paura di affrontare una certa situazione o di lanciarci in una nuova impresa.

Basta aspettare il momento giusto

“Lo farò quando …
… finisco l’università,
… troverò lavoro,
… mi sposo,
… avrò figli,
… i figli saranno sistemati,”

Non aspettare il momento giusto per iniziare perché il momento perfetto non arriverà mai.

Se aspetti, troverai sempre qualche scusa per rimandare.
Il “nuovo” fa paura e ti costringe a “forzare” la situazione e uscire dalla tua zona di comfort. Avrai sempre timore di fallire e di non aver fatto la scelta giusta.
Dobbiamo accettare che non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

 


 

Non essere avventato o incosciente ma cerca di vincere la paura e la pigrizia.
Vuoi una garanzia di successo prima di lanciarti? Mi spiace, non esiste ma se non provi,
è garantito che fallirai.

Basta dare la colpa a elementi esterni

“Fa un caldo da morire.”
“Che freddo insopportabile”
“Le uggiose giornate invernali mi deprimono”
“Ho mal di testa.”
“Sono stanco.”
“Non sopporto il vento.”
“Ho dormito poco/male.”

Se la stanchezza prende il sopravvento, riposati!
Una breve pausa, ogni tanto, è fondamentale per stare meglio e non sentirsi sopraffatti. Tutto quello che devi fare, anziché rimandare e accumulare gli impegni, è prendere una pausa e poi tornare a organizzarti.

Il caldo, il freddo o il vento non possono essere scuse per non fare qualcosa, per non agire e non portare a termine i tuoi impegni.
Impara a sopportare e diventerai più forte (ogni piccola sopportazione aumenta la tua forza e la tua volontà) e il clima non condizionerà più le tue giornate.

Se abbandoni solo per il brutto tempo o ti lasci fermare da una goccia d’acqua devi lavorare sulla tua forza di volontà. Ogni anno diventi sempre più intollerante, farà sempre più caldo/freddo e sarà sempre più difficile resistere … peccato che ad ammalarsi siano proprio (e sempre) quelli che si difendono ed evitano ogni intemperie.

L’importante è fare il primo passo, evitando di accampare scuse per non fare qualcosa: solo allora l’azione sostituirà la procrastinazione.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Basta usare un linguaggio depotenziante

“Figurati. Se succede a me”
“Tanto … so già come va a finire”
“Non cambia mai niente”
“Le cose non cambiano mai”
“Tanto sono sfortunato”
“Non agisco sennò poi sbaglio”

Non boicottarti per la paura di sbagliare.

Se sei convinto di sbagliare o credi di fallire, per il solo fatto di crederlo ti comporti in un modo tale che … la tua aspettativa si avvera.

È solo una questione di tempo e poi … spash! Il tuffo nell’acqua gelata arriva di sicuro.

Se ti aspetti di sbagliare vuol dire che non hai fiducia nelle tue capacità, l’errore fatto diventa una conferma delle tue incapacità e una ragione in più per desistere e mollare tutto.

Se invece, accetti l’errore come un insegnamento,
il passo falso appena compiuto ti indicherà quale mossa dovrai evitare nella tua scalata al successo.

Basta scuse per non fare qualcosa

Prova a fermarti e a riflettere su ciò che davvero vuoi, se è in linea con i tuoi valori più profondi e comincia ad agire.
Passa all’azione con la giusta umiltà e determinazione e vedrai che troverai solo soluzioni e … nessuna scusa ti potrà più fermare!

Ultimamente hai “usato” qualcuna di queste scuse per non fare qualcosa?
Riesci a vedere il modo in cui stanno sabotando la tua vita?
Hai calcolato il prezzo che stai pagando?

Basta scuse. È il momento di lanciarsi! (parte 1)

scuse per non fare

“Chi vuole sul serio qualcosa trova una strada,
gli altri una scusa
.”
Proverbio africano

Siamo amanti della procrastinazione, filosofi del rimandare,
artisti del posticipare.

Mentiamo a noi stessi, rimandiamo impegni e responsabilità, ci distraiamo con qualsiasi attività (anche se inutile),
continuiamo a lamentarci per non essere riusciti a raggiungere i nostri obiettivi.

Le scuse per non fare diventano facilmente abitudini che ci rendono passivi davanti agli eventi della vita,
ma non riusciamo (o non vogliamo?) a sostituire pigrizia, inerzia e scuse con energia, volontà e azione.

Scuse per non fare e non mettersi in gioco

Non appena la salita comincia a farsi dura, anziché prendere l’opportunità per metterci alla prova,
tiriamo fuori un ventaglio di giustificazioni per non continuare (o iniziare) e gettiamo subito la spugna.

Piuttosto che metterci in gioco, e ammettere le nostre responsabilità, ce la prendiamo con la fortuna, il caso o il destino e raramente mettiamo in discussione la nostra poca determinazione o la nostra scarsa volontà.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Le difficoltà, che incontriamo nella vita, non devono essere una scusa per mollare ma un’opportunità di crescita, di progresso e non dovremo lamentarci per quello che ci accade ma mantenere un approccio sempre proattivo verso gli eventi che ci accadono.

Una caduta non è una sconfitta ma un passo avanti verso il successo. Si dice che i vincenti trovano sempre una via mentre i perdenti trovano sempre una scusa.
Infatti, ci sono sempre persone che ce la fanno,
nonostante tutto!

Perchè ti nascondi dietro queste scuse per non fare? Perché non stai facendo quello che devi fare? Cosa succederà se continui a rimandare? Se rispondi onestamente, ti renderai conto che è importante iniziare subito. Non importa quale sia il tuo obiettivo (trovare lavoro, metterti a dieta, imparare una lingua etc.).

Trova meno scuse e passa all’azione.
Basta scuse: FALLO ADESSO!

Basta aspettare di essere pronti

“Oggi non me la sento”
“Sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono preparato/ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“10 minuti ed inizio.”
“Ancora 5 minuti.”
“Solo per questa volta”

La verità è che non saremo mai pronti!

Muoviamoci ora o potremmo non partire mai.

 


 

Per iniziare, non aspettiamo di essere preparati, di essere perfetti o di “sapere tutto”.
Abbiamo scelto il nostro obiettivo, abbiamo raccolto tutte le informazioni necessarie, abbiamo valutato i rischi e individuato le azioni da fare.
Adesso dobbiamo fare il primo passo.

Quando lo farai?
Dopo una lunga e meditata riflessione?
Dopo aver chiesto il parere agli altri?
Averci dormito sopra?
Aspettando il segnale dal cielo o da un sogno?
Oppure semplicemente aspettando “domani”?

Parti adesso e migliora strada facendo, un piccolo passo dopo l’altro.

Se qualcosa non va, cambia un dettaglio e poi riprova. All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort, stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Anche se conosci tutta la teoria, ma non “scendi” nella pratica sei sempre al punto di partenza.
Potresti leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere. A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e … buttarti!

Basta aspettare il giorno giusto

“Lo farò domani.”
“Dal 1° gennaio ricomincio.”
“Dal 1° del mese ricomincio.”
“A gennaio mi iscrivo in palestra.”
“Da lunedì ricomincio.”
“Dopo le vacanze ricomincio.”
“E’ venerdì!”sabato!, domenica!”
“È il week-end.”

Fai parte anche tu del club di “Quelli che dal 1° dell’anno/ mese/ settimana … faranno/diranno/cominceranno”?
Il lunedì hai sempre buoni propositi ma il martedì li hai già dimenticati?
Oggi non riesci ma da domani …

Sì, sì. Come no!

E domani non avrai alcun motivo per non dire la stessa cosa di oggi.
Dopo tutto, un giorno in più che differenza fa? Alla fine, ti rendi conto che hai rimandato le cose così che oramai non è neanche più il caso di farle.

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”: il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Rimandare serve solo a continuare a vivere la vita a metà senza “approfittare” di ogni giorno che hai a disposizione.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc,. non ti farà cominciare mai. Fallo adesso, subito.
Devi fare il primo passo adesso perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Basta rimandare per la paura di sbagliare

Tutti sbagliano.

Tutti hanno paura la prima volta che fanno qualcosa.

Viviamo in tempi complessi e incerti.
Anche se ti organizzi e pianifichi con cura, ci saranno sempre imprevisti, calcoli sbagliati, ritardi e cambi di programma.

Avremo sempre timore di sbagliare, di non conoscere a priori quale sia la scelta sbagliata e quale quella giusta. La verità è che la paura di sbagliare ci accompagnerà sempre.

Non ci sono certezze e non esiste la garanzia di successo quando siamo di fronte ad una scelta.
Accetta la paura come un dato di fatto e considerala come parte integrante del tuo percorso personale.
Accettare la paura, non significa che siamo paurosi, rassegnati o irresponsabili.
Vuol dire, semplicemente, che scegliamo di essere più saggi e concreti.

Senza cadere nel vittimismo o nell’accampare scuse per non fare accettiamo i nostri limiti,
siamo più comprensivi con noi stessi e passiamo senza indugio all’azione.

Continua a leggere la parte 2.

Come non preoccuparsi del giudizio degli altri

come non preoccuparsi del giudizio degli altri

“Che cosa pensano davvero di me?”
“E se non piaccio al mio nuovo capo?”
“Avrei dovuto indossare altro?”
“E se al party non mi trovano attraente?”
“E se tutto il mio team si mette contro di me?”
“Che cosa pensano di me i miei colleghi? Come potrei saperlo?”

All’apparenza sei una persona sicura di te stessa ma in realtà non fai altro che chiederti cosa pensano di te i tuoi colleghi, i tuoi collaboratori e i tuoi amici?
Ti senti continuamente sotto esame?

Cambi la tua personalità e i tuoi modi di fare secondo la persona che hai di fronte?
Vuoi sentirti dire continuamente che sei competente e indispensabile?
Come non preoccuparsi del giudizio degli altri?

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Un conto è avere a cuore il parere degli altri, un altro è essere ossessionati da questi ragionamenti,
preoccuparsi solo di ciò che pensano gli altri, trattenersi dal dire ciò che pensiamo,
decidere di fare o non fare qualcosa per paura di quello che le persone penseranno o diranno di noi.

Potremmo anche arrivare a pensare solo a quello e dimenticarci di lavorare su noi stessi per migliorarci e per raggiungere i nostri sogni.

Come non preoccuparsi del giudizio degli altri

Se hai bisogno del giudizio positivo degli altri (i tuoi collaboratori, colleghi, amici) è un chiaro segno che devi lavorare sulla tua autostima.
Alla base c’è la paura del rifiuto, di essere inadeguati e di essere emarginati dal gruppo
.

È uno schema mentale che ci porta spesso a fare di tutto per compiacere gli altri, pur di ottenere la loro stima e il loro rispetto.
Continuando a soddisfare le aspettative delle persone diventiamo come burattini al comando degli altri e perdiamo la nostra individualità e libertà.

Ricorda che nessuno apprezza chi mette in secondo piano i propri valori e asseconda sempre gli altri, come un cagnolino.

La gente non è interessata a quello che fai

Ti senti osservato e valutato costantemente dalle persone?
Quando entri in una stanza, un locale o un ufficio ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa gli altri stanno pensando di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

E poi … non diamoci così tanta importanza!

La maggior parte delle persone non sta fissando le nostre gesta e le nostre azioni.
Le persone sono troppo impegnate … su loro stesse, concentrate sui loro obiettivi, occupate a risolvere i loro problemi, a seguire i loro desideri e a rincorrere le loro passioni.

Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Chi critica la tua vita non ne ha un’appagante

Se qualcuno ha il tempo di giudicarti e criticarti significa che ha tempo da perdere (beato lui) e si può permettere di guardare,
e giudicare, cosa fanno gli altri.

La maggior parte della gente dà giudizi per invidia, rancore, insoddisfazione, chiusura mentale …
francamente non è molto saggio lasciarsi condizionare da simili soggetti.
 


 
Il più delle volte non l’hanno neppure con te personalmente,
semplicemente “devono” trovare qualcosa da dire per sfogare rabbia e frustrazione.
Contenti loro!

Per questo t’invito a coltivare un sano menefreghismo che ti permette di essere in pace con te stesso,
in linea con i tuoi obiettivi e coerente verso i tuoi valori.

Gli altri sbagliano proprio quanto te

E anche di più.

Non dipendere dal giudizio degli altri anche perché fanno passi falsi quanto te, sono altrettanto incoerenti e contraddittori.
Anche loro hanno paura di sbagliare, indietreggiano ai primi ostacoli, sono paralizzati all’azione e …
gettano subito la spugna.

Non stare a credere!
I giudizi che emettono su di te dicono molto più di loro che non di te stesso.

Pareri e opinioni, il giudizio degli altri, anche se sono condivisi da tutti, restano pareri e opinioni.
Oggi ti osannano, domani ti dimenticano o ti perseguitano. Non dare peso a quel che dice la gente,
abituati a convivere, piuttosto, con la disapprovazione e la critica.

Le sentenze e le critiche sono dappertutto

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.

Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.

Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato …
lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano
”.

Allora la moglie disse al suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”.
Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo…. Lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi stà comodamente in groppa”.
Allora presero la decisione di far salire la moglie,
mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”. Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese:
“Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena”.

Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.

Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:
guarda quei tre idioti: “Camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli”.

Conclusione: qualsiasi cosa fai, troverai sempre persone che ti criticheranno o che parleranno male di te.

 
PIÙ AUTOSTIMA SUL LAVORO > scopri il percorso di coaching più efficace per te
 

Valuta i giudizi delle persone

Ascolta e valuta con la più totale apertura, e il massimo interesse, ciò che gli altri pensano di te. Ti aiuta a osservare la realtà da varie prospettive,
valutare in modo costruttivo le critiche e accogliere i suggerimenti più adatti e appropriati per la tua crescita personale.

Non dare importanza al giudizio degli altri, false e deleterie che ti portano lontano dai tuoi valori,
dalla tua personalità e dai tuoi obiettivi.

Non preoccuparti di controllare i giudizi

È impossibile.

Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del nostro controllo.
Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Cercare di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue è la ricetta migliore per ottenere …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti l’imprevedibilità, ma anche l’ignoranza di alcune persone non significa che sei diventato irresponsabile, rassegnato o incosciente,
ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto,
una parte integrante della nostra esistenza …
prima lo consapevolizzi meglio è!

Focalizzati solo sul modo che più ti fa stare a tuo agio, rilassato e in linea con i tuoi gusti e le tue preferenze.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Autoironia come antidoto ai giudizi degli altri

Usa l’autoironia.

L’autoironia è la capacità di sdrammatizzare.
Se sappiamo ridere della nostra insicurezza e del nostro errore, vuol dire che abbiamo coscienza dei nostri limiti e della nostra fragilità e non ci sentiamo sopraffatti dalle imposizioni di una società che ci vuole sempre perfetti.

Sembra facile, ma in realtà usare l’ironia in certi frangenti è più facile a dirsi che a farsi.
Richiede molta umiltà e altrettanto coraggio.

Quando non rifuggi del parlare dei tuoi difetti e dei tuoi limiti in chiave autoironica (senza vittimismo o esibizionismo) si crea attorno a te un clima disteso che ti aiuta a superare eventuali momenti d’imbarazzo e timidezza.
È un’ottima strategia di difesa dal giudizio degli altri.

La conclusione la lasciamo a Charlie Chaplin, il grande Charlot:

“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei!

Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali:
canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi.”.

E tu come la vedi?
Hai mai calcolato qual è il prezzo che paghiamo per piacere agli altri?
Come non preoccuparsi del giudizio degli altri?

10 spunti per parlare chiaro e diretto

parlare chiaro e diretto

“Lo sai perché ti ho fatto chiamare?
No? Pensaci un po’…

Ehm… stavo pensando che forse sarebbe meglio se…
cominciassimo finalmente a…
ehm… io e te a discutere insieme…
e se sei d’accordo…

a parlarci finalmente in modo chiaro e diretto…
Giusto, vero?”

Così inizia il capitolo 2 del mio libro “Autorevolezza”,
ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025…

Le parole sono importanti

Possono attrarre, ispirare, convincere.
Ma anche allontanare, disorientare, annoiare.

Dipende da cosa diciamo
e soprattutto da come lo diciamo.

Non importa quale sia la tua professione
né quanto tu debba stare a contatto con le persone.

Una cosa è certa:
parlare chiaro e diretto è necessario.

Soprattutto se ricopri un ruolo di responsabile, capo o manager.

Una comunicazione efficace:

  • migliora i rapporti personali
  • aumenta il tuo carisma
  • rafforza la tua autorevolezza

È il primo passo verso il successo professionale

Serve pratica.
Serve attenzione.

E pazienza.

Hai “sempre parlato così”
e non cambierai dall’oggi al domani.

Da domani però puoi iniziare a:

  • ascoltarti
  • notare le parole dispersive
  • invertire, poco alla volta, la tendenza

Con costanza,
lo sforzo diventa naturalezza.

Attento però!

Non commettere l’errore di:

  • regolamentare tutta la tua comunicazione
  • controllarti ogni secondo
  • disciplinare ogni frase, tutto il giorno

Rischi di:

  • perdere spontaneità
  • sembrare rigido
  • trasformarti in un automa freddo

…con tanti saluti all’empatia del comunicatore.

Concentrati solo nei momenti che contano davvero

(disposizioni, direttive, obiettivi, chiarimenti, feedback).

Per il resto:
sii te stesso.

Non devi stravolgerti.
Devi migliorare, non snaturarti.

Ricercare la perfezione comunicativa, sempre e comunque,
è una delle principali fonti di stress e ansia.

Come se non ne avessimo già abbastanza.

Ecco 10 strategie per parlare chiaro e diretto.

1. Preparati

“Per essere il numero uno,
devi allenarti come se fossi il numero due.”

Maurice Greene

Chiediti:

  • Qual è il punto?
  • Cosa deve passare assolutamente?
  • Cosa posso evitare?

Scrivi ciò che devi dire.
Usa frasi brevi.

Le frasi troppo lunghe confondono
e ti fanno perdere il filo.

2. Sorridi

Trasmette tranquillità.
Umanità.
Presenza.

Evita battutine forzate o freddure imbarazzanti.

Una battuta che non fa ridere
crea solo disagio.

3. Parlare chiaro e diretto? Niente premesse infinite

Vai senza indugio al punto.
Chi ti ascolta deve capire subito:

  • cosa stai dicendo
  • cosa vuoi

Dritto al sodo.

4. Non ripetere i concetti

Ripetere non rafforza.
Spesso indebolisce.

Aprire continue parentesi:

  • disperde
  • annoia

ti allontana dalla meta!

In un’ora di parole,
la sostanza reale è spesso 5 minuti.

5. Evita parole dispersive

“Quindi…”
“Giusto?”
“Vero?”
“Ehm…”

Addolciscono il messaggio
ma ne svuotano la forza.

6. Attento alla comunicazione non verbale

Il corpo trasmette oltre il 70% del messaggio.

Movimenti a scatti, dito puntato, mascelle serrate,
sguardo critico, tono ironico o sprezzante
parlano chiarissimo.

Anche senza parole.

7. Riduci gli intercalari

“In definitiva…”
“Sostanzialmente…”
“Naturalmente…”

Usati in continuazione
segnalano incertezza
e fanno perdere incisività.

8. Guarda in faccia la persona

Evitare lo sguardo:

  • comunica disinteresse
  • manca di rispetto

Usa il contatto visivo
(per quanto basta).

Se vuoi approfondire sull’argomento leggi → il mio post.

9. Specifica ciò che intendi

Evita frasi-indovinello come:

  • “Lo sai perché ti ho chiamato?”
  • “Secondo te è un bel comportamento?”

Non stai parlando con un bambino.

Se c’è qualcosa da dire:
dillo.

Sii specifico:

  • cosa è successo
  • cosa non ha funzionato
  • cosa ti aspetti

La chiarezza elimina risentimento e confusione.

10. Parla meno. Ascolta di più.

I grandi leader
sono grandi ascoltatori.

Non è un caso se vengono cercati,
stimati, seguiti.

E tu?

Riconosci alcune di queste dinamiche
nel tuo modo di comunicare?

Essere un grande leader significa sapere
cosa dire,
come dirlo,
e quando tacere.

La tua voce, il tuo sguardo,
la tua presenza dicono molto di più delle parole.

Scopri il mio percorso di coaching mirato
“Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”
e allenati a trasmettere leadership autentica