Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare) – parte 1

no-1532839_1280

Foto di geralt

Hai difficoltà dire no sul lavoro?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri, a scapito di te stesso?
I colleghi se ne approfittano?
I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


“NO” è una parola potente.

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho parlato della vicenda di Adelaide (e la sua fatica a dire no) e sottolineato che con sole due lettere si rischia di bruciare rapporti, disperdere opportunità e sabotare reputazioni.

Dire no sul lavoro? Mica facile

Un ‘no’ detto con la più grande convinzione è migliore e ha più valore di un ‘sì’ pronunciato solamente per compiacere, o, cosa peggiore, per evitare dei problemi.
Mahatma Gandhi

Se non ti senti a tuo agio a dire no sul lavoro, sappi che non sei il solo…
nessuno desidera ferire i sentimenti di un’altra persona.

Dicendo “NO” minacciamo le nostre relazioni e quella sensazione di connessione con gli altri (uno dei bisogni più fondamentali è il collegamento sociale e la sensazione di appartenenza).

Spesso (sul lavoro) ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste,
per paura di sembrare poco collaborativi.

Per paura di dire no, diciamo SI:
SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto che ci farà tornare a casa alle nove di sera.

Imparare a rifiutare è utile nel lungo periodo.
Spesso, è necessario declinare e dire NO.

No perché sei troppo occupato, NO perché non vuoi lavorare fino a tardi,
No perché (semplicemente) non ti interessa.

 


 

Dire no sul lavoro: Basta un pò di strategia

Hai le tue priorità e i tuoi bisogni, proprio come ognuno di noi.
Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire NO è una tua prerogativa.

Se non sei sicuro di come farlo, qui ci sono 8 modi semplici per dire no.
Utilizza il metodo più adatto alle tue esigenze e alla situazione.

1. “Non posso impegnarmi in questo, ho altre priorità in questo momento.”

Sei troppo occupato per impegnarti in una nuova richiesta?
Bene, utilizza questa frase per far capire al tuo interlocutore che la sua richiesta è meno urgente rispetto ad altre incombenze.

Prima di chiedertelo di nuovo ci penserà due volte.

Se ritieni sia il caso,
puoi anche condividere i tuoi impegni in modo da far capire meglio alla persona la motivazione del tuo rifiuto.
Mantieni questa spiegazione più semplice possibile.

E con i collaboratori?
Leggi il mio post sull’argomento

 


 

2. “Questo non è il momento giusto, sono nel bel mezzo di … Che ne dici di risentirci …?”

Questa risposta è utile per gestire richieste improvvise quando sei nel bel mezzo di qualcosa.

Mi capita di ricevere telefonate da amici o clienti quando sono in una riunione o sto finendo un lavoro importante.
È fondamentale far capire (con gentilezza) che si tratta di un momento inopportuno e che pertanto non siamo in grado di accontentare (per il momento) la persona.

Allo stesso tempo,
si comunica che si è disposti ad aiutarla ma in un altro momento (specificando quando … giorno/ora),
in modo da non far sentire la persona scaricata in malo modo.

Questa risposta è un ottimo modo per gestire (temporaneamente) una richiesta.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

3. “Mi piacerebbe farlo, ma …”

È un rifiuto gentile.
Lo puoi usare per dire no delicatamente.

Indichi alla persona che ti piace l’idea, sei favorevole, sei positivo (in questo caso è importante essere sinceri) ma non puoi dare seguito a causa di altri motivi,
quali impegni precedenti o esigenze diverse.

Anche in questo caso,
mantieni la spiegazione del perché non si può fare il più semplice possibile.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

5 situazioni difficoltose che tutti incontriamo nel nuovo lavoro

nuovo lavoro

Dopo tanta attesa,
è finalmente arrivato il gran giorno.
Inizi l’avventura nel tuo nuovo posto di lavoro.

Sai perfettamente che non puoi permetterti di fare errori grossolani,
da principiante,
devi giocarti (in poche ore) una prima buona impressione evitando la figura dello scolaretto timido che fa scena muta.

Nuovo lavoro? Un pò come scalare la montagna

Come saranno i tuoi nuovi colleghi?
Amichevoli e sorridenti oppure indisponenti e boriosi?
E il nuovo capo? Boh?
L’ufficio sarà “importante” o relegato in “basso a destra” vicino la toilette?

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Prima di conoscere le nuove dinamiche del tuo nuovo ufficio,
serve grande attenzione per evitare di trasmettere un’immagine distorta di te.

Come integrarsi in un ambiente che non si conosce,
e dare subito prova di quel che si vale?

Ecco 5 situazioni che tutti trovano difficoltose quando iniziano un nuovo lavoro:

1. Non capire subito gli argomenti

“Fai quello che puoi, con quello che hai, nel posto in cui sei.”
Theodore Roosevelt

Hai presente …
ti sei appena seduto nel bel mezzo di una delle tue prime riunioni,
e quando cominciano a sfilarti davanti nozioni, terminologie e concetti che non conosci,
l’unico pensiero che hai è: “Di cosa diavolo stanno parlando questi?”

Non capire cosa si sta dicendo,
è il terrore di tutti.

Potresti chiedere spiegazione.
Far ripetere il concetto.

Invece …
pur non capendo nemmeno una parola,
hai deciso di assecondare i presenti,
annuendo (come fan tutti) in segno di approvazione e comprensione.

Sperando che nessuno chieda …

2. Non comprendere la cultura aziendale

Per molte società,
la cultura aziendale è estremamente importante.

Il tuo successo a lungo termine,
dipende dal capire subito “come funziona” la tua nuova azienda.
“Ci devi entrare dentro” il prima possibile.

 


 

È un’azienda rigida e formale oppure smart e informale?
Punta tutto sul gruppo o lascia spazio anche individualmente?
È basata sui valori di una volta? È tecnologica? Innovativa?
Orientata al servizio cliente?

Quando cominci un nuovo lavoro, devi prestare attenzione soprattutto a quei valori e i principi che (all’interno dell’azienda) si danno per scontati.
Sono le condizioni fondamentali su cui si poggia la società,
le convinzioni implicite dei valori dichiarati e i “modi di fare”.

Osservando i tuoi nuovi colleghi,
prestando attenzione, familiarizzando con le persone con cui passerai la maggior parte delle tue giornate,
ti permetteranno di capire come “devi muoverti”nella tua nuova società.

3. Dire “No”

Sì!”
“Certo!”
“Assolutamente.”
“Felice di aiutarti”.

Potrebbero essere le uniche frasi che dirai ai tuoi colleghi i primi giorni di lavoro.
Ci sta,
sei così desideroso di dimostrarti un bravo lavoratore e un buon giocatore di squadra.

Ma dire tutto il tempo di SI,
non è necessariamente una buona cosa.

Può essere controproducente.
Qualcuno potrebbe approfittare della tua disponibilità.
Vedrai così ridurre la qualità del tuo lavoro e finire per lasciarti rigurgitare in un loop d’improduttività.

Impara a dire NO.
In modo sincero ma anche diplomatico,
in questo modo, stabilirai dei limiti.

I colleghi apprezzeranno la tua disponibilità,
ma con riguardo e senza metterti i piedi in testa.

4. Chiedere aiuto

Quando iniziamo un nuovo lavoro, ammettere che non si è in grado di fare tutto da soli,
può farci sentire poco smart o che stiamo compromettendo la buona prima impressione.

È difficile chiedere aiuto soprattutto all’inizio,
perché si vuole dimostrare il proprio valore.

Chiedendo subito supporto (ai colleghi o al tuo capo) è un’ammissione del fatto che non si è perfetti.
Abbiamo paura di fare la figura degli incompetenti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Forse,
ma c’è di peggio …
cercare di fare tutto da soli mancando completamente il bersaglio.

Chiedere aiuto è un’abilità fondamentale per la vita.
Molti degli ostacoli non li possiamo superare da soli:
Quindi,
meglio chiedere.

5. Farsi valere

Competizione, screditamento, invidia, gelosia.
All’inizio può intimidire.

Tuttavia,
farsi valere al lavoro e collaborare con i propri colleghi è fondamentale.
Sono le basi per lavorare senza frustrazioni e insoddisfazioni.

Non essere troppo remissivo.
Valorizza le tue competenze, difendi la tua posizione e la tua preparazione,
e non permettere a nessuno di “insegnarti il lavoro”.

Non essere ingenuo e neanche sprovveduto,
ma mantieni la giusta umiltà per ricevere consigli,
(l’autocritica è sempre positiva, ma non esagerare,
amplificando a dismisura i tuoi difetti).

Se ti capita una situazione difficoltosa,
esponi e discuti sempre le tue idee,
specie quando sono molto valide.

I tuoi colleghi capiranno il tuo impegno, la tua buona volontà,
e le tue capacità di problem-solving.

Non temere l’inimicizia dei colleghi o le valutazioni dei superiori.
Non essere timido.
Evita di rimanere in disparte ma avvicinati ai colleghi e ai superiori.

Ansia da riunione? Cosa fare quando non hai niente di produttivo da dire

ansia da riunione

Foto di shanon

Un’altra riunione sta arrivando,
e tu… cominci a sudare freddo.
Come al solito.

Come tanti professionisti – probabilmente molti di più di quello che pensi –
non sei in un ambiente a te confortevole.

Alcune persone possono dominare la discussione,
prendere la scena, catturare l’attenzione,
lasciando agli altri (te compreso) poche briciole di confronto.

Ansia da riunione .. cosa dire? Cosa fare?

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo da dire?
Qualcosa di interessante con il quale contribuire?
Niente di stimolante da condividere?

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso stare seduto “congelato” durante l’ennesima riunione,
può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere quello che “non aggiunge mai niente di valore”.

Ecco alcuni suggerimenti su cosa fare,
quando senti ansia da riunione e pensi che (per l’ennesima volta) non hai niente da dire:

1. Pianifica in anticipo

Solitamente,
nelle aziende è prassi preparare e divulgare le trattante della riunione.

Le voci dell’ordine del giorno ti daranno un’idea (anche se i partecipanti si allontanano dagli argomenti) di dove dovrebbe condurre la conversazione.

Ecco perché,
fare una ricerca sull’argomento è uno dei modi migliori per arrivare preparato alla riunione.
Pronto per qualsiasi tipo di confronto attorno al tema di discussione.

Preparati alcune intuizioni e sensazioni da condividere,
utilizzando la riunione come un’opportunità per evidenziare le tue abilità.

Anche se i tuoi interventi saranno brevi,
preparati i punti chiave in modo da seguire un filo logico.
Ne guadagni in semplicità e chiarezza.

Non preparare l’intervento a memoria.

Non ti farà sentire meno sciolto e impacciato e poi se …
se dimentichi qualcosa,
vai in tilt!

 


 

2. Durante la riunione il focus non è su di te

Ti senti valutato costantemente durante la riunione?
Quando entri, ti guardi attorno con fare circospetto,
ti senti al centro dell’attenzione e ti chiedi cosa penseranno di te?

Gli altri stanno pensando esattamente la stessa cosa!

La maggior parte delle persone,
è altrettanto preoccupata di come viene percepita in una riunione.
Vuole fare (come te) bella figura.
Vuole essere (come te) riconosciuta come preparata e competente.

La maggior parte delle persone è molto concentrata su se stessa,
è troppo impegnata con se stessa per essere critica per te.
Sai quanto gliene importa di quello che fai tu!

Non è necessario,
tirare “fuori dal cappello” una brillante intuizione ogni volta che apri la bocca.

3. Fai domande

Poni domande che facciano riferimento agli argomenti trattati nella riunione.

Oppure (in alternativa),
chiedi di tornare al punto o alla slide precedente.
Di solito questo dietro-front è apprezzato,
perché significa che quanto detto è stato ascoltato e (in parte) anche compreso.

Inoltre, darai l’impressione di essere stato attento,
non hai perso quel dettaglio che ora ti prepari a far notare a tutti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Se non hai nulla da far notare,
appoggiandoti allo schienale,
puoi semplicemente commentare “Non mi è chiaro il significato di questi numeri”.

Se ti rendi conto che la riunione sta diventando dispersiva,
puoi chiedere con fermezza ai partecipanti di fare un passo indietro con l’obiettivo di ritrovare il filo del discorso.

Così facendo,
dimostri di essere una persona che “non si perde nel flusso”,
una persona capace di concentrarsi sui problemi reali.

4. Richiedi informazioni

Non ti perdere nel vortice dell’ansia da riunione,
non aver paura di chiedere le informazioni necessarie.

Spesso
i colleghi ambiscono a sentirsi riconosciuti e forniscono tutte le loro informazioni per il bene della società.

Dopo aver richiesto le informazioni,
consenti alle persone di rispondere, senza interrompere.

Mostra il tuo desiderio di essere produttivo,
non divagare, inventare,
(o peggio) manipolare per nascondere la tua mancanza di conoscenza dell’argomento.
Non dare l’impressione di essere concentrato solo sulla tua “performance”.

5. Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, meglio tacere

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Hai detto quello che dovevi dire.
Anche se in forma semplice e asciutta.
Magari in modo non così strepitoso come volevi.
Bene.
Adesso taci!

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso,
o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.

Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito,
accettato e amato dagli altri …
meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!

Spesso indeboliamo la comunicazioni con espressioni pompose ma inefficaci

Spesso,
nel tentativo di rendere i nostri discorsi più autorevoli e competenti,
aggiungiamo parole ed espressioni per dare più enfasi,
e (ironicamente) produciamo esattamente l’effetto opposto:
indeboliamo la nostra comunicazione e miniano la fiducia di chi ci ascolta.

Non dire niente è certamente l’opzione a più basso rischio,
soprattutto se sei nuovo in un’organizzazione, o senti ansia da riunione,
ma se vuoi trasmettere ai colleghi l’impressione di essere concentrato e interessato assicurati di preparare domande pertinenti e stimolanti.

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 2

donne sicure

Foto di Allan Holmes

Leggi anche la parte 1.

6. Non sprecano tempo per preoccuparsi

Le donne sicure sanno che il tempo è prezioso,
quindi non si crogiolano su “cosa-se“,
solo-se” o “cosa-sarebbe-stato“.

Non perdono tempo preoccupandosi di cose che non possono controllare.
Si concentrano solo su ciò che sono in grado di risolvere.
Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione.
E lasciano scivolare tutto il resto.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Hanno sperimentato che possono gestire soltanto la propria reazione,
il proprio atteggiamento.

Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi,
si concentrano sulle prossime azioni da intraprendere.

Le donne sicure sanno che pensando tanto al lavoro,
si ha spesso la sensazione di padroneggiare la nostra ansia e di riuscire a risolvere un problema.

In realtà è proprio questa percezione che ci impedisce di “chiudere” con le preoccupazioni.
Le donne determinate sanno che chi rimugina continuamente non raggiunge mai la soluzione del problema.

7. Non si fanno bloccare dalla paura

“Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.”
Fabrizio Caramagna

La paura può diventare prudenza, accortezza e riflessione.
E questo (spesso) può essere un bene.
Può evitare capitomboli.

Le donne sicure sanno che sperare che il problema si risolva da solo,
oppure essere frenati dalla paura di sbagliare (o di venir giudicato dagli altri)…
è veramente il peggiore degli errori!

Decidere, anche sbagliando,
spesso è comunque sempre meglio che non decidere.
Le persone che non commettono errori generalmente non fanno nulla e non raggiungono niente.

8. Non mascherano la fiducia con la supponenza

Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa,
per diventare esitanti e incerti,
perdere fede nelle nostre capacità,
smarrire l’autostima.

 


 

Le donne insicure mascherano spesso le loro debolezze con la sfacciataggine.
L’arroganza è una compensazione per la mancanza di fiducia in sé.

Le donne (davvero) sicure di se stesse sanno che è importante evitare di nascondere, celare, velare
ma costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

9. Non vedono i fallimenti come sconfitte

In realtà,
riconoscono che ci sono sempre punti di apprendimento sulla strada del successo.
La facilità con cui recuperano permette a queste donne determinate di continuare a progredire verso i propri obiettivi.

Le donne di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare,
fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato,
cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.

Le donne che più ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.

10. Non basano il proprio valore sulla percezione di altre persone

Le donne sicure vedendo la “vita attiva” di altre persone sui social non si sentono inferiori.

Probabilmente non avranno 2000 amici di Facebook e una marea di ammiratori su Instagram,
ma sanno che la cosa importante è il contenuto,
non i numeri.

Valutano l’autenticità e vogliono solo amici con i quali condividere una connessione profonda.

Amano le conversazioni impegnative pur sapendo che non portano alla popolarità.
Ma non importa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Qualità anziché quantità.

Queste donne sicure amano i loro amici e la loro famiglia,
ma sanno che è importante avere il tempo per se stesse,
dove possono esplorare la crescita personale e prendere tempo per ritrovarsi.

Non trovano il silenzio scomodo.
Anzi,
il silenzio le ricarica.

Le donne sicure sono anche arroganti e sfrontate?

Purtroppo,
questo è un timore di molte donne.

Si può mostrare sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità,
pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità,
gestendo team e budget importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità:
essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente,
libera e di potere.

Determinato “non è l’opposto di timido”.
Una donna può avere qualsiasi tipo di personalità e ancora essere autosufficiente e coraggiosa.

10 cose che le donne davvero sicure non fanno – 1

donne sicure

Foto di Allan Holmes

Se pensi sia tutta una questione di bellezza,
di attrattiva fisica,
beh, ti sbagli!

Le donne sicure vanno-oltre.

Quando entrano in una stanza, te ne accorgi subito,
si portano dietro quest’aurea di fascino, grazia e determinazione,
di successo.
Sono memorabili.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Prendono decisioni con accuratezza,
ma una volta che hanno deciso,
lo hanno fatto davvero.
Non le vedrete titubare.
L’esitazione non fa parte del loro processo.

Sanno cosa stanno facendo e perché lo fanno,
in ogni momento.

Se anche tu vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita,
è senz’altro utile sapere cosa-fanno le donne di successo.
Altrettanto importante è conoscere cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le donne che più ammiri non-fanno:

1. Rifiutano l’immagine della donna perfetta imposta dai media

Le donne sicure rifiutano le tendenze.
Non lasciano che i media dettino il loro aspetto fisico e i loro comportamenti.
Non si fanno imporre da spettacoli televisivi e fiction come parlare e come essere cool.

Difficilmente si conformano a qualcosa.
Sanno adattarsi finemente alle proprie esigenze e preferenze.
Si concentrano solo su ciò che vogliono.

Queste donne sono sicure nelle loro scelte di stile di vita,
di carriera, di sposarsi, di avere una famiglia o meno.

E non hanno paura di chiedere quello che vogliono.

2. Non reprimono i sentimenti

Le donne sicure sanno che l’istinto è l’alleato più forte nel processo decisionale.
Ascoltano la loro voce interiore come un amico di fiducia.

Se vogliono dirti qualcosa,
te lo faranno sapere,
stanne certo.

Sanno che il modo più veloce per ottenere qualcosa è …
l’onestà.

 


 

3. Le donne sicure non spettegolano

Spettegolare a volte può essere salutare perché stempera la tensione e serve a creare un clima più leggero.
Lo scherzo distende gli animi e consolida il gruppo.

I pettegolezzi e il gossip diventano pericolosi quando sono continuamente alimentati,
con un’escalation dei toni e della forma,
o diventano l’unico sfogo a frustrazione e stress.

Le donne sicure non parlano di altre donne,
hanno di meglio da fare che sparlare di altre persone.

Parlano piuttosto dei loro sogni,
dei loro obiettivi, dei loro piani,
e delle loro aspirazioni.

Non perdono tempo in gossip.
Le donne di successo evitano di farsi coinvolgere troppo per non rischiare di rovinare i loro rapporti interpersonali o di trovarsi in situazioni spiacevoli.

4. Non hanno paura dell’imperfezione

Meglio un diamante con un’imperfezione che un sasso senza.
Confucio

Le donne sicure sanno che l’equilibrio è tutto,
e che bisogna prendersi cura di se stesse.

Ricercano (costantemente) un sano equilibrio tra lavoro e vita privata e prendono tempo per mangiare bene.

Vogliono arrivare in palestra in orario,
ma sanno che il mondo non finirà, anche se … arriva un imprevisto sul lavoro,
o si concedono un gelato occasionale.

Le donne sicure sono ben consce del valore di una buona prima impressione,
ma conoscendo anche l’importanza del tempo, sanno che talvolta comporta …
niente-trucco e pantaloni da tuta.

Senza fare drammi!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Non cercano di soddisfare le aspettative degli altri

Una donna determinata non ha bisogno di continue approvazioni esterne.

Non han bisogno di accontentare tutti,
in ogni momento.

Non ha paura di dire di “no” o spiegare “perché”.

Si sforza di essere gentile e leale,
sapendo anche che è impossibile compiacere tutti.
Non si sconvolge se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

Continua a leggere la parte 2.

7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – parte 2

trovare un lavoro

LEGGI ANCHE la parte 1.

4. Sei in costante attesa di una risposta

Lento, lentissimo,
pachidermico,
un passo … attesa … poi un altro passo … attesa e così via …

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Mandi una candidatura e aspetti la risposta, speri magari che ti chiamano per il colloquio,
pensi che sia andata bene … aspetti la risposta …
infatti è andata bene (sei preparato e competente) ma la scelta è andata su un altro candidato, peccato!

Peccato sì,
perché da quando hai mandato la prima mail di candidatura alla risposta sono passati quasi 2 mesi.
E tu cosa hai fatto nel frattempo?
Niente. Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter di selezione di una singola selezione.
Apri più canali, più alternative, più sbocchi.
Porta avanti più selezioni alla volta.
Rilancia. Non fermarti.
Altrimenti è dura trovare un lavoro.

Non aspettare. Non sperare.
Devi firmare.

“La partita finisce quando arbitro fischia”.
Vujadin Boskov

5. Sei troppo passivo

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.

Non accade nulla,
se non fai nulla, è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

Sono importanti dedizione e disciplina.

Crea un piano e una routine per ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche … attrattivo!

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

6. Focus solo su te stesso (e non sul Mercato)

Il Mercato?
Cos’è? Cosa vuole? Ma chi se ne frega …

Ricorda però che,
il Mercato del Lavoro assume in base alle propre esigenze e non segue i tuoi bisogni.
Delle tue necessità o urgenze s’interessa ben poco.

È di fondamentale importanza (se vuoi trovare un lavoro) rimanere focalizzati sulla soddisfazione dei bisogni dei tuoi potenziali datori di lavoro (aumentare i profitti, bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Sono tante le persone alla ricerca del lavoro perfetto o che considerano solo le opportunità a tempo pieno o a tempo indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, freelance,
alla possibilità di lavorare da liberi professionisti, come lavoratori a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nella ricerca di lavoro.

7. Non personalizzi le tue candidature riducendo le possibilità di trovare un lavoro

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.
E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione.

“Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…
“Tanto non se ne accorge nessuno”.
“Tanto nessuno la leggerà comunque”

 


 

Vero.
Più della metà dei selezionatori non leggono i tuoi dossier di candidatura.
Ma ti stai dimenticando di quelli che lo leggono.
Che sono tanti, comunque.

Come la prenderanno se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una copia scialba,
incolore, standardizzata,
prodotta in serie?

Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.

Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale, vero?

7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – parte 1

trovare un lavoro

Se sei alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato.
Confuso.

È normale.
Naturale.
Chiunque ci sia passato, sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

Trovare un lavoro? A volte è solo questione di approccio

A volte è solo sfortuna,
troppa concorrenza, crisi del settore,
altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità,
di pensieri negativi e credenze depotenzianti che minano (anche indirettamente) la tua ricerca di lavoro.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Ecco 6 ragioni perché penso farai molta fatica a trovare un lavoro,
anche se hai ottime competenze e una rispettabile esperienza lavorativa:

1. Sei troppo negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai …
probabilmente sarà davvero così.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro
e per quanto ti possa sembrare strano anche nelle lettere e nelle email – e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue (residue) possibilità di trovare un lavoro.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

Rivolgi le tue frustrazioni personali a un caro amico o a un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

2. I tuoi obiettivi sono vaghi

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Lucio Seneca

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.

Non vogliono limitare le loro opzioni,
desiderano ampliare gli orizzonti e sono aperti a qualsiasi tipo di opportunità di lavoro.

Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi,
poco specifichi, il solo focus sembra nient’altro che accedere al libro paga di qualcuno.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita,
non comunica abbastanza valore specifico.

 


 

La concorrenza è alta e devi competere con persone che conoscono esattamente quello che vogliono e sono appassionate.
Una battaglia persa in partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove vuoi andare.
Se non conosci la tua destinazione,
come puoi mappare un percorso?

3. Sei troppo celebrale – poco concreto

“Sì, ma … non è quello che cercavo”
“Sì, ma … è un‘azienda leader, se la tirano”
“Sì, ma … qualcuno ha detto che pagano poco”
“Sì, ma … è una start up, poche garanzie di continuità”
“Sì, ma … è part time … full time … troppo lontano di casa … come faccio per dare a mangiare al mio cane”

Si, ma … (adesso lo dico io) così facendo stai lucidando l’argenteria mentre la casa sta bruciando.
Ovvero,
ti stai perdendo in ghirigori mentali invece di “saltare” sul primo lavoro che trovi,
usare questo salvagente per prendere un po’ di respiro,
e cominciare da lì.

Mi spiego meglio, per non essere frainteso.

Faccio della strategia il mio lavoro di coach,
analizzare, valutare, scomporre e soppesare fa parte del coaching
ma ci sono momenti (nella ricerca di lavoro come nella vita in genere) in cui tutto questo deve essere messo da parte e bisogna buttarsisenza pensarci troppo.

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Se non trovi lavoro da un po’, se il tempo sta passando inesorabilmente,
le risorse economiche cominciano a scarseggiare,
il “buco” nel CV diventa sempre più difficile da giustificare,
il settore è già in forte crisi,
soppesare troppo (e non muoversi) è sintomo di “grande ignoranza nella gestione di se stessi.”

La vedo dura!

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

10 frasi killer da non pronunciare davanti al tuo capo – 2

frasi da non dire al capo

Leggi anche la parte 1.

5. “Non mi piace lavorare con Letizia”

Nulla infastidisce il tuo capo più di ascoltare (grandi o piccole, poco importa) beghe personali tra i membri del suo team.

Non può risolvere ogni piccolo conflitto che si presenta sul posto di lavoro,
quindi non rendere il suo lavoro più difficile con lamentele sui colleghi.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Un suggerimento:
anche se hai ragione sul conto di quella persona,
lo sforzo per lavorare bene accanto a lui/lei,
sarà più proficuo delle (continue) lamentele con il tuo capo.

6. “Non è il mio lavoro”

Una delle classiche frasi da non dire al capo.
Ecco una frase tossica che ti dipinge come una persona inflessibile e non cooperativa.

Se il tuo capo ti chiede di farlo,
probabilmente vede questa richiesta come parte del tuo lavoro.

Se senti veramente che ti è stato chiesto qualcosa d’ingiusto,
chiedi al tuo capo di discutere di questa nuova incombenza,
ma non dire mai (se ti è chiesto di fare qualcosa) che non fa parte del tuo lavoro!

7. “Non posso farlo ora, ho altre priorità”

Questa frase ti farà apparire come qualcuno che non vuole imparare e crescere.
E poi…
stai bloccando la comunicazione!

Molto meglio dire: “Ho una serie di mansioni in scadenza.
A tuo parere, a quali daresti la priorità
?”

 


 

8. “Non mi avevi detto di fare così”

“Tutti cercano qualcuno a cui dare la colpa.”
Tom Waits

Può darsi che tu abbia (davvero) ragione e ti abbia dato un’indicazione sbagliata,
ma il tuo capo non si chiederà se hai ragione o no,
noterà solo che tu stai sfidando la sua autorità.

Meglio dire “Ora ho capito che cosa vuoi, lo faccio subito”.
Così metti l’accento sul fatto che c’è stato un errore di comunicazione,
non stai negando il problema e stai (comunque) cercando la soluzione.

È importante, fare una verifica di comprensione, ripetendo ad alta voce la richiesta,
per evitare ulteriori problemi.

In questo modo,
invece dimostrerai di essere attento e disponibile.

9. “Il vecchio capo non faceva così”

Oppure “Prima le cose erano gestite meglio qui”

Non vorresti essere confrontato con un ex collaboratore, vero?
Per il tuo capo è lo stesso!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Anche il tuo capo può pensare che tu sei bloccato,
poco duttile e disponibile,
che non ti sei adattato bene al cambiamento e che non sei flessibile.

Questo potrebbe tagliarti fuori da nuovi progetti o assegnazioni,
perché (sembra) che tu non sia capace di gestire al meglio il cambiamento.

10. Qualsiasi domanda a cui si possa rispondere facilmente

La tecnologia oggi mette il mondo a portata di mano,
e ti dà la risposta alla maggior parte delle domande.

Evita di preoccupare il tuo capo con richieste generali,
che si possono facilmente risolvere con un minimo d’iniziativa e una semplice connessione a Google.

Attento ai social!

“Che palle!”.
“Non ne posso più oggi”
“Ho un’allergia, sto a malapena in piedi, ma devo tirare fino alle 6”.
“Non ho mai avuto un boss più intelligente di me”.

Quando pubblichi qualcosa, ricorda che (forse) anche il tuo capo potrebbe leggerlo.
Equivale quasi a dirlo direttamente in faccia.

Banale?
No, banalissimo.
Ma sono in tanti a cascarci!

Frasi da non dire al capo? La prudenza non è mai troppa

Se pensi che l’onestà paghi sempre e che dire quello che pensi sia comunque la strada più efficace …
ricorda che sul posto di lavoro possono verificarsi situazioni in cui è preferibile maggior cautela,
per non compromettere o rovinare del tutto le tue possibilità di carriera.

A volte è consigliabile un eccesso di prudenza,
così da formulare un dialogo costruttivo e professionale,
piuttosto che farfugliare la prima cosa che viene in mente e rimpiangerla subito dopo.

Infatti,
dire qualcosa nel modo sbagliato è un attimo,
ma l’impressione negativa (che ne scaturisce) può diventare duratura e controproducente.

10 frasi killer da non pronunciare davanti al tuo capo – 1

frasi da non dire al capo

Se chiedi al tuo capo qual è l’aspetto più importante nel mondo del lavoro di oggi,
(probabilmente) ti dirà la comunicazione.
E ha ragione.

Infatti, quando parliamo,
(anche se quello che diciamo conta solo il 7-8% della nostra comunicazione),
dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti nei confronti del nostro capo/a.

Ecco 10 frasi da non dire al capo:

Occhio a tutte quelle espressioni, piccole frasi (che sembrano innocue) che possono,
anche a livello inconscio, essere interpretate negativamente e sabotare il tuo rapporto professionale.
E poi sono …
dolori!

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Poco importa quanto il tuo capo/a sia aperto di vedute,
ci sono ancora alcuni punti di discussione che sono tabù.

Ecco 10 frasi frasi da non dire al capo e che non dovresti mai lasciarti sfuggire:

1. “È un problema”

La scelta delle parole la dice lunga su di te.
E su chi-sei.

Un problema rappresenta un ostacolo,
una barriera o un blocco insormontabile.

Se “etichetti” tutto come un problema,
rischi di essere visto come “negativo e porta sfiga”.

I problemi sul posto di lavoro si presentano ogni giorno.
E ogni giorno vengono risolti!
Non devi farne una “ragione di stato” tutte le volte che ti trovi davanti una difficoltà.

Se c’è un problema,
prova a offrire al tuo capo una possibile soluzione.
Te ne sarà grato!

Leggi il mio post su come migliorare il tuo rapporto con il capo.

2. “Non posso”

Ecco una delle frasi da non dire al capo.. in compagnia dei suoi fratellastri “È impossibile” o “Non si può fare”.

Nessuno si aspetta che tu sia in grado di fare tutto,
ma il tuo capo vuole sentire cosa puoi fare e cosa è possibile,
non quello che non puoi fare o quello che per te è impossibile.

 


 

Così, invece di dire,
“Non riesco a finire per domani, è impossibile”,
offri al tuo capo una scadenza realistica.

Se ritieni che ti sia stato chiesto l’impossibile,
spiega esattamente quello di cui hai bisogno “Posso terminarlo per domani,
se avrò il supporto di Roberto e Camilla”.
Così. Positivo!

Evita lamentele e frasi di uno
che non si vuole mettere alla prova.

3. “Sono stanco morto, sai nel weekend… ”

Questo potrebbe sembrare ovvio,
ma succede, potrebbe scapparti,
anche accidentalmente.

Potresti aver chiuso il locale sabato sera e qualcuno ti ha accompagnato a riprendere l’auto perché non ti ricordavi dove l’avevi parcheggiata.
E allora?

Anche se hai un rapporto amichevole con il tuo capo,
le tue questioni personali dovrebbero essere lasciate fuori dal contesto lavorativo,
perché potrebbero condizionare il tuo rapporto.

Se continui a vantare notti di follia in città e allo stesso tempo ti presenti in ritardo,
il tuo capo ti richiamerà al concetto del lavoro-è-lavoro,
alle tue responsabilità sul lavoro e gli obiettivi della società.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

4. “Ho bisogno di un aumento”

Il punto non è chiedere un aumento.
Un adeguamento.
Un ritocco.

Non ha assolutamente niente a che fare con il merito del tuo lavoro,
non ha assolutamente niente a che vedere con la qualità di ciò che stai facendo.

I salari e le promozioni si basano sul tuo contributo all’azienda,
i tuoi punti di forza e le tue realizzazioni,
piuttosto che sui tuoi bisogni.

Il tuo capo vuole sapere perché ti meriti l’aumento,
non perché ne hai bisogno
(la necessità di solito implica un problema finanziario personale).

Se vuoi negoziare uno stipendio più elevato,
è necessario chiederlo in un modo più efficace,
dimostrando i tuoi successi e mantenendo fuori le tue esigenze personali.

Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.
Arthur Bloch

Continua a leggere la parte 2.

8 spunti per aumentare l’autorevolezza della tua voce (così tutti ascolteranno)

autorevolezza della voce

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

Autorevolezza al lavoro: la voce conta più di quanto pensi.

Apparire più autorevoli al lavoro non significa fare il bullo o il dittatore.

Se inizi a impartire ordini ai tuoi amici,
ti ritroverai presto… da solo.

Detto questo,
se qualcuno — un collaboratore, un collega, perfino un amico —
non rispetta i tuoi confini,

hai tutto il diritto di usare un tono deciso
per dirgli di fermarsi
e di considerare i tuoi limiti.

Alza di una tacca l’autorevolezza della voce

Se la tua voce suona autorevole,
gli altri ascoltano più facilmente ciò che hai da dire.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” (nuova edizione 2025),
le ricerche mostrano una forte correlazione tra potere e tono di voce.

Le persone in posizioni di alto livello parlano diversamente.
E l’autorevolezza si percepisce anche solo dal suono della voce.

Attenzione però:

la voce che senti nella tua testa
può essere molto diversa da quella che sentono gli altri.

Prova a registrarti durante una conversazione…
e non sorprenderti se la mascella ti cade a terra.

Sì.
Quella voce monotona e scontata…
potrebbe essere proprio la tua!

8 spunti per rendere la tua voce più autorevole
(così, sì: adesso ti ascoltano)

1. Rilassati, se vuoi autorevolezza nella voce

Inizia dalla postura.

Per migliorare la voce devi ridurre la tensione nel corpo:
spalle, collo, mascella, viso.

Rilassati.
Lascia che tutto il corpo partecipi.

Distribuisci il peso in modo uniforme sui piedi
e senti il contatto con il suolo.

Il tono della tua voce è il primo passo per costruire fiducia.

2. Usa più risonanza toracica

Per “suonare” sicuro devi respirare meglio.

Molte persone parlano in modo esitante
non per un problema linguistico,
ma perché respirano male.

Respiri corti = frasi spezzate = insicurezza.

La risonanza toracica produce una voce:
profonda, stabile, adulta.

La voce autorevole parla con il diaframma.

3. Abbassa il tono alla fine delle frasi

La fine della frase è cruciale.

Se il tono sale,
sembra che tu stia facendo una domanda.

Risultato?
Credibilità minata.

Peggio ancora se stai dando indicazioni:
sembri incerto, in cerca di approvazione.

Regola semplice:
il tono che scende con decisione
è quello delle affermazioni e dei comandi.

4. Alzati in piedi quando parli al telefono

La voce è corpo.

In piedi hai più energia
che seduto, afflosciato sulla sedia.

I polmoni si espandono meglio.
L’aria circola.
La voce si potenzia.

Sì, può sembrare esagerato.
Ma per una telefonata importante funziona.

5. Parla più lentamente. E un po’ più forte.

Parliamo tutti troppo velocemente.

Crediamo che così manterremo l’attenzione.
Non è vero.

Scandisci le parole.
Prenditi tempo.

E probabilmente…
non stai parlando abbastanza forte.

Se nessuno ti chiede mai
“Scusa, cosa?”
allora sei sulla strada giusta.

6. Non affrettarti a rispondere

Quando vieni chiamato a parlare all’improvviso,
l’ansia gioca brutti scherzi.

Prenditi qualche secondo.
Una persona sicura di sé non ha paura del silenzio.

Pensa alla frase completa.
Respira.
Poi parla.

Non correre.
Hai più tempo di quanto credi.

E sì:
apparirai più autorevole.


Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Scopri il percorso mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
e rafforza la tua leadership comunicativa.

7. Usa le pause

Le pause sono potere.

Usale alla fine,
ma anche dentro le frasi.

Dici qualcosa.
Ti fermi.

Aspetti.

Così dai alle parole il tempo di colpire.

Senza pause,
l’effetto si dissolve nel rumore della conversazione.

8. Parla con passione (non con rabbia)

Le voci piatte annoiano.
Sottolinea le parole importanti.

Usa espressioni facciali.
Coinvolgi il corpo.

Se ti appassiona ciò che dici,
anche chi ascolta lo percepirà.

Attenzione però:
passione non è rabbia.

Non alzare troppo il volume.
Aggiungi forza, non rumore.

Se non controlli te stesso,
le persone non ti rispettano.

In finale

L’autorevolezza non si impone.
Si sente.

E spesso,
arriva prima dal tono della tua voce
che dalle tue parole.

11 spunti per nascondere il nervosismo (e apparire più calmo e sicuro) – 1

apparire sicuro

Foto di Ryan MacGuire

Che tu ci creda o no,
anche le persone più sicure (quelle che tanto invidi per la loro disinvoltura) sono almeno un po’ nervose prima di un colloquio, una presentazione, un’intervista,
una riunione, il primo giorno di lavoro.

Anche per il tuo amico così spigliato,
il corpo è in allerta (lotta o fuga?),
il cuore batte più velocemente, aumenta la pressione sanguigna, ecc.

L’evoluzione fa il suo corso,
per aiutarci a sopravvivere e superare le sfide.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale,
e per te (invece) la strada è una salita impervia e dispendiosa?

Non sei a tuo agio a parlare davanti gli altri (anche poche persone),
ti senti nervoso, “non abbastanza”,
sei talmente terrorizzato da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

E la notte prima non chiudi occhio.
Non c’è molto da aggiungere.
Sai di cosa sto parlando.

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura per il nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Ci sono tecniche per mitigare e gestire l’ansia

Per fortuna,
ci sono strumenti e tecniche che possono essere usati per gestire in modo efficace l’ansia.

Quindi calma!
Anche tu puoi impararli.
E trasmettere più carisma.

Di seguito trovi
un elenco di modi sani per affrontare l’ansia,
nascondere il nervosismo,
proprio qui, proprio ora:

1. Respirare

Sentirsi nervosi può interrompere la normale respirazione: il respiro diventa superficiale e irregolare.

La prima cosa da fare quando arriva l’ansia e vogliamo contrastare il nervosismo con le sue spiacevoli manifestazioni è mantenere un respiro regolare.

 


 

Fai un paio di respiri profondi e ritrova il tuo modello di respirazione normale.
Il respiro profondo ti aiuterà a rilassarti.

La respirazione diaframmatica è una potente tecnica di riduzione dell’ansia perché attiva la risposta di rilassamento del corpo.

Per imparare come farla in modo efficace in qualsiasi situazione,
esercita alcuni metodi di respirazione diversi quando sei a casa e rilassati.

2. Non ammetterlo

Uno dei peggiori autogol che puoi rimediare,
è ammettere di essere nervoso.

Se da una parte hai il sollievo di sgravare il carico emotivo,
dall’altra porti tutta l’attenzione su di te e sul tuo nervosismo.
Esprimendolo, rendi evidente una cosa che (probabilmente) nessuno fino a quel momento ha notato.

Spesso le persone mettono in risalto la microscopica macchia sull’orlo della giacca che nessuno ha visto.

3. Parlare lentamente

Parlare velocemente è un segno sicuro di nervosismo.
Quando siamo nervosi,
parliamo dannatamente troppo in fretta.

Per nasconderlo,
fai uno sforzo consapevole per parlare più lentamente e chiaramente.
Prova a rallentare.
Fai una pausa tra le frasi e respira profondamente prima di continuare.
Scandisci le frasi e pronuncia distintamente le parole.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Anche se ti sembra di essere troppo lento,
chi ti sta ascoltando,
non se ne accorgerà.

Meglio un messaggio breve ma chiaro che lasciare dubbi nelle persone:
Boh! Che cosa ha detto?

4. Non agitarti

La tensione e la carica del pubblico prima del concerto sono una cosa sempre emozionante.
Prima di iniziare faccio un po’ di sollevamento pesi con la sigaretta.
Poi il concerto inizia e da quel momento in poi l’unica cosa che vedo sono i miei piedi.

Angus Young (AC-DC)

Un segno sicuro di nervosismo è l’agitazione:
toccarsi i capelli, controllare in modo ossessivo il cellulare,
toccarsi le dita o i piedi,
mordersi le unghie, avere la gamba “ballerina”.
Evita movimenti rapidi, scatti,
mosse goffe o gesti nervosi che trasmettano sfiducia e ansia.

Combatti l’impulso ad agitarti (se vuoi nascondere il nervosismo).

Ti sentirai (probabilmente) un po’ rigido,
mentre cerchi di rilassarti e calmare le reazioni nervose del tuo corpo.

Rilassa i muscoli del viso in modo da non assumere espressioni accigliate o preoccupate.

Personalmente,
preferisco passare per “ingessato” piuttosto che “tarantolato”.

5. Mantenere il contatto visivo aiuta a nascondere il nervosismo

Come puoi pensare di nascondere il nervosismo se i tuoi occhi vagano nervosamente per la stanza?
Sembrerai insicuro,
e le tue parole perderanno effetto.
Forza.
È una dichiarazione: “Ebbene si, sono nervoso“.

Guardare negli occhi le persone (invece) comunica sicurezza,
calma e leadership.
Scopri come entrare in una stanza piena di gente come un grande leader!

Continua a leggere la parte 2.

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 1

cercare un lavoro

Cercare un lavoro può essere molto impegnativo,
infatti si dice che la ricerca di lavoro è a sua volta
un lavoro!

La maggior parte delle persone pensa che trovare un lavoro oggi sia (oltre una questione di fortuna) difficilissimo per via della troppa competizione e della crisi economica.

Cercare un lavoro potrebbe richiedere diversi mesi (o forse più) e mettere a dura prova la tua determinazione prima e la tua autostima poi.
I sentimenti d’insicurezza e di ansia (con il passare del tempo) prendono il sopravvento.

Oltre alla difficoltà intrinseca del processo,
spesso facciamo errori che ostacolano ulteriormente la ricerca di un lavoro.

Ecco 13 errori che ogni persona alla ricerca di un lavoro dovrebbe evitare:

1. Focus solo su di te

Quando si è alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’ di tempo) è totalmente comprensibile sentirsi bloccati, frustrati e scoraggiati.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Si pensa al futuro, si è preoccupati,
si è concentrati su se stessi e sulla propria condizione.

Ricorda però che
i datori di lavoro assumono in base alle loro esigenze (aumentare i profitti,
bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)
e non seguono i tuoi bisogni.

Delle tue necessità o urgenze si interessano ben poco.

È di fondamentale importanza rimanere concentrati sulla soddisfazione dei bisogni dei potenziali datori di lavoro…
e non proiettare su di loro i tuoi desideri, aspettative,
risentimenti e amarezza.

2. Sei negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai,
perdi un sacco di opportunità.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro –
anche se ti sembrerà strano, succede anche nelle lettere e nelle email –
e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue possibilità.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

 


 

Riserva le tue frustrazioni personali per un amico o un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive,
che lavorano (anche disoccupate ma positive)
e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

3. Sei troppo indolente – cercare un lavoro diventa ancora più difficile

“Mi spezzo ma non m’impiego.”
Achille Campanile

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.
Non accade nulla se non fai nulla,
è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

È importante la dedizione e la disciplina.

Crea un piano e una routine di ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche …
attrattivo!

4. Punti alla quantità piuttosto che alla qualità

Quando sei alla ricerca affannosa di un lavoro,
è facile dimenticarsi dei buoni propositi ed enfatizzare la quantità rispetto alla qualità.

Invece di pensare quanto sei bravo perché sei riuscito a inviare 10 CV in una sola serata con il più classico dei copia-incolla,
concentrati sulla presentazione di materiali di prima qualità per ruoli cui sei veramente interessato.

Vince la personalizzazione!

Per approfondire leggi il mio post 5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

5. Ti candidi per posizioni sbagliate

Quando il panico comincia a fare capolino (perché il tempo passa e il lavoro stenta ad arrivare),
può capitare di pensare che abbassando le pretese,
le richieste, la posizione e lo stipendio si possa risollevare l’interesse verso la nostra candidatura.

Spesso si sollevano solo le sopracciglia di chi legge il tuo CV.

Il responsabile delle assunzioni può presumere che stai facendo esattamente quello che stai facendo:
arrampicarti sugli specchi.

Un mio cliente (area manager del settore lusso) viste le risposte negative nella sua posizione si era incaponito (inutilmente) nell’inviare candidature come addetto alla vendita,
pensando di suscitare chissà quali clamori.

Spesso scendere è più difficile che salire.

Non c’è niente di male nell’accettare una posizione meno qualificata.
Non sprecare il tuo tempo e i tuoi dossier di candidatura per ruoli che sarebbero stati palesemente interessanti dieci anni fa.

6. Non sai ottimizzare il tempo

La ricerca di un lavoro non dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno!

Cercare un lavoro è un impegno faticoso,
prosciugante a livello energetico perché tocca tasti a noi sensibili,
su una base di ansia ed emotività.

Se ti arrovelli in queste emozioni tutto il santo giorno (in breve tempo)
la tua energia andrà persa e rischierai di entrare in un loop negativo e pericoloso.

Ti consiglio di passare 4 ore filate al giorno (scegli le ore quando ti senti al tuo massimo energetico) concentrati e impegnati nelle ricerche,
scrivi lettere di candidatura e allenati nelle interviste di lavoro.

Le altre ore dedicale alla cura di te stesso (palestra, corsa, hobby, ecc...),
staccati il più possibile per ricaricare la tua “batteria” energetica.
Ti servirà.

Continua a leggere la parte 2.

12 spunti potenti per superare un momento di scoraggiamento al lavoro

scoraggiamento al lavoro

“Scoraggiarsi
significa perdere.”

Bruce Lee

Il lavoro non ti entusiasma più.

Niente passione.
Niente orgoglio.
Gestisci un processo già avviato.

Nessuno ti chiede un parere.
Prendi lo stipendio e torni a casa.

Ti impegni. Tanto.
Ma ti senti bloccato.

Avanzano sempre gli stessi.
Le critiche arrivano puntuali.
I riconoscimenti no.

Corri. Ti sbatti.
E nonostante tutto… il target non è centrato.

Ti cadono le braccia.
E non solo quelle.

Siamo bombardati da messaggi positivi:

“Pensa positivo.”
“Sii vincente.”
“Reagisci.”

Ma quando le cose non vanno,
come si fa a non sentirsi scoraggiati?
demoralizzati e
affaticati.

Prima di prendere decisioni importanti — dire qualcosa, mollare tutto, cambiare lavoro — è fondamentale uscire dalla nebbia dello scoraggiamento.

Approfondisci anche nel mio post “6 cose da fare quando ti senti poco leader”.

Ecco 12 strategie concrete.

1. Smettila di confrontarti

Il confronto può stimolare.
Ma più spesso deprime.

Ci confrontiamo quando “ci fa comodo”:
quando gli altri vincono, festeggiano, ottengono promozioni.

Vediamo i loro successi.
Non i loro fallimenti.

Dal confronto continuo hai poco da guadagnare.
E molto da perdere.
Spesso sfociano nello scoraggiamento,
nel rancore verso gli altri e verso noi stessi.

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
e raramente vediamo quelli degli altri.

2. Accetta le persone per quello che sono

Il collega sleale.
Il capo arrogante.
Il cliente prepotente.

Sono-come-sono.

Pretendere che seguano le regole non scritte della tua testa è frustrante.
Cercare di cambiarli è scoraggiante.

Puoi cambiare solo il tuo modo di reagire.

3. Lascia andare rabbia e amarezza

Lo scoraggiamento alimenta rancore.

Lascia da parte l’amarezza.
La collera e il rancore.

Perdona.
Perdona anche te stesso.

Altrimenti resti intrappolato nel senso di ingiustizia.
E non vedi più vie d’uscita.

4. Smettila di controllare ciò che non dipende da te

Vendite saltate.
Ritardi.
Imprevisti.

Succederanno comunque.

Non sprecare energia nel tentativo di controllare l’incontrollabile.
Gestisci il tuo atteggiamento.

Non lamentarti o demoralizzarti, accetta la realtà e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

Diventa più flessibile.
Lascia spazio in agenda per l’imprevisto.

5. Ricorda le tue vittorie

Un esame superato.
Una promozione.
Il cliente conquistato.

Richiama alla mente un momento preciso in cui sei stato all’altezza.

Il cervello ha bisogno di prove.
Ricordare le esperienze di successo genera positività.

6. Muoviti

Il corpo influisce sulla mente.

Cammina.
Corri.
Vai in palestra.

Muoversi è una medicina sottovalutata.

7. Limita le persone negative

La negatività è contagiosa.

Se puoi, riduci il tempo con pessimisti e “succhiatori di energia”.

Pranza con chi ti incoraggia.
Proteggi il tuo spazio mentale.

8. Fai qualcosa di nuovo (o finisci ciò che rimandi)

Il nuovo rinfresca. Sempre.

Impara una nuova competenza.
Leggi un libro.
Segui un webinar.

Oppure completa quel compito che rimandi da settimane.

Una piccola vittoria immediata
riaccende l’energia.

Anche riordinare la scrivania o la casa impatta sul nostro umore in modo positivo: più di quanto immagini.
organizza la tua scrivania,
il guardaroba,
pulisci la casa,
lava l’auto, aspira i tappetini, ecc. ….

9. Confidati con qualcuno di fidato

A volte parlare basta.

Chiedi a qualcuno che stimi come ha superato un momento difficile.

Diffida di chi dice di non essersi mai sentito scoraggiato.

10. Dormi

La cultura moderna è priva di sonno.

E il sonno è il 70% del benessere.

Vai a letto prima.
Allontana il telefono.
Proteggi il riposo.

Lo smartphone interferisce con il riposo: tenerlo sul comodino può regalarti notti agitate perché la luce emessa all’arrivo messaggi sopprime la melatonina, che favorisce il sonno.

Il benessere non è fortuna.
È uno sforzo consapevole.

11. Concediti il diritto di sentirti giù

Un naturale (e breve) momento di scoraggiamento al lavoro non è segno di debolezza.
Anzi.

Non fingere serenità.
Non diventare iperattivo per non “sentire”.

Dai tempo.
Prenditi tempo.

Il tempo per “consolarsi e rimarginare” un momento di scoramento è quello speso meglio.
Utilizza lo scoraggiamento al lavoro come motivazione per riflettere.

A volte serve stare un po’ soli.

Io faccio così.

12. Trappole da evitare

Quando sei scoraggiato:

  • Non prendere decisioni importanti.
  • Non anestetizzarti con fumo, alcol o cibo.
  • Evita di colpevolizzarti.
  • Non aspettare che siano gli altri a motivarti.

Incoraggiati da solo.

Quando senti che stai per mollare…

Fai ancora un piccolo sforzo.
Rimani stabile.
Paziente.

Le persone forti non sono quelle che non cadono mai.
Sono quelle che non restano a terra.

Se lo scoraggiamento diventa ricorrente e senti di aver perso direzione e autorevolezza,
nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader trovi strumenti concreti per ritrovare lucidità e impatto.

E se vuoi un confronto diretto, scopri i miei servizi di coaching.

Lo scoraggiamento non è la fine del percorso.

È una pausa.
Sta a te decidere se usarla per mollare…
o per ripartire meglio.

10 potenti strategie per costruire una solida fiducia in te stesso – 2

fiducia in te

Leggi anche la parte 1.

6. “Abbraccia” i tuoi errori

La maggior parte di noi vive in una cultura lavorativa condizionata dalla paura di sbagliare, del fallimento,
peggiorata (in questi tempi di crisi) dal timore di perdere il posto di lavoro.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Tuttavia, gli errori sono preziosi perché mostrano i tuoi limiti (dove devi formarti o informarti).
Fanno luce sulle debolezze (ma anche sui punti di forza).

Gli errori ti rendono “resistente”.
Un errore potrebbe essere il tuo insegnamento più prezioso.

Approfondisci con il post “Perché fare errori è indispensabile per la tua crescita”

7. Esplora il “grigio”

“Sono fatta così.
Per me è bianco o nero!”

Ecco una frase che si sente spesso.
Per chi è “bianco o nero” non esistono compromessi, vie di mezzo, accordi… rappresentati dal grigio.

Viviamo in una società che ci insegna a scegliere tra giusto o sbagliato, amico o nemico, amore o odio,
bianco o nero.

L’apprendimento si sviluppa nel grigio, dove bianco e nero si “mescolano”.
L’apprendimento si crea esplorando le differenze.

 


 

Domani potresti ritenere sbagliato quello che oggi consideri giusto, in futuro potresti odiare cosa ami fare adesso, una persona che giudichi male in questo momento potrebbe col tempo sorprenderti positivamente.

Mantieni sempre una grande apertura mentale, evita scelte fisse e rigide,
e ricordati che nella vita tutto può cambiare.

8. Non prenderti troppo seriamente

L’autoironia è la capacità di sdrammatizzare,
saper ridere della nostra insicurezza e dei nostri errori.

Avere coscienza dei nostri limiti e della nostra fragilità e non sentirsi sopraffatti dalle imposizioni di una società che ci vuole sempre perfetti.

Sembra facile, ma in realtà usare l’ironia in certi frangenti è più facile a dirsi che a farsi.
Richiede molta umiltà e altrettanto coraggio.

Impara a rilassarti. Fai un bel respiro.
Cammina. Ridi.

9. Smettila di paragonarti agli altri

  • “Sono tutti migliori di me”
  • “Gli altri hanno qualcosa in più”

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.

Ma questi non sono paragoni sani.
Confrontare i peggiori pensieri su di noi con la migliore percezione possibile (che abbiamo) degli altri è altamente frustrante e limitante.

Dal confronto con gli altri se ne esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti, (non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità) ma perché ci si confronta con un’immagine ideale, quindi irraggiungibile.

 


 

Il confronto è sempre eccessivo.
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di valori.

10. Pensa alla fiducia in te stesso come a un muscolo

Un errore che molte persone fanno è pensare che la fiducia in se stessi sia qualcosa di innato,
se non nasci sicuro vuol dire che non lo sarai mai.

In realtà, la sicurezza, la fiducia è un “muscolo” che tutti noi abbiamo che, proprio come i muscoli del nostro corpo, possono crescere e rafforzarsi attraverso l’allenamento.

È proprio come nella preparazione di una maratona,
dove è necessario allenare i muscoli regolarmente.

Più li “usi”, più forte diventi.
Perché per la maratona della vita dovrebbe essere diverso?

10 potenti strategie per costruire una solida fiducia in te stesso – 1

fiducia in te stesso

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” il mondo del lavoro di oggi non è mai stato così difficile, complesso e competitivo.

Non è più solo una questione di conoscenze, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.
Di autostima.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da messaggi (diretti o sublimali) che ci dicono
Non sei all’altezza!

Non mascherare la fiducia con la supponenza


Sentirci non abbastanza
è sufficiente per farci girare la testa, diventare esitanti e incerti,
perdere la fede nelle nostra capacità,
smarrire l’autostima.

Le persone insicure mascherano spesso le loro insicurezze con la sfrontatezza.
L’arroganza è una compensazione per la mancanza di fiducia in sé.

È importante evitare di nascondere, celare, velare, ma costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta. Inattaccabile.

Ecco 10 potenti strategie per costruire una solida fiducia in te stesso:

1. “Abbraccia” l’incertezza

Vendite saltate all’ultimo istante, appuntamenti costantemente rimandati, previsioni saltate, un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato sempre più caotico e imprevedibile.

È inutile … non puoi avere tutte le risposte!
Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione.

Non vedi che viviamo in tempi così complessi e incerti?

 


 

Per quanto tu possa organizzare e pianificare, ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi, emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia per controllare situazioni che non dipendono da te.

Diventa più flessibile.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma lascia uno spazio nella tua agenda per l’imprevisto.

2. Fai attenzione al modo in cui parli a te stesso

  • “Sapevo che avrei fallito”
  • “Non troverò mai più un lavoro”
  • “Prima o poi … sbaglierò di sicuro “
  • “Sono un incompetente, un perdente e non farò mai nulla di buono”

Cosa diresti a un caro amico che ti confidasse frasi del genere?

Il tuo monologo interiore, i tuoi pensieri influenzano notevolmente il modo in cui ti senti e ti comporti.

Se sei convinto di sbagliare o credi di fallire, per il solo fatto di crederlo ti comporti in modo tale che … la tua aspettativa si avvera.

Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.

Non colpevolizzarti quando non sai. Impegnati a scoprire.
Non aspettare soluzioni magiche.

Prova. Riprova …
.. ancora una volta!

 


 

3. Presta attenzione al tuo corpo

Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.

Una “buona” postura (prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile) incute rispetto, forza. Potenza.

Se invece sei seduto in una posizione contratta e “ristretta” al minimo delle tue dimensioni,
occupi meno spazio e proietti meno forza,
sembrando insicuro o titubante.

4. Punta al miglior risultato possibile e non alla perfezione

Tutte le volte in cui vuoi essere perfetto, efficiente e “all’altezza” in modo da aumentare la tua autostima …
metti sulle spalle carichi emotivi molto pesanti e rischi di ottenere l’effetto esattamente opposto.

Anneghi in ansia da prestazione o nella fantasticheria che gli altri ti stiano giudicando male.
Con tanti saluti alla tua autostima.

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.

Rifiuta il perfezionismo (eccessivo) perseguendo l’eccellenza.
Concentrati sul miglior risultato possibile.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

5. Cambiamenti e turbolenze della vita sono “esercizi” per la tua fiducia

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Gandhi

Affronta i cambiamenti e le turbolenze della vita come un’opportunità di crescita e non come minacce da evitare a tutti i costi.

Transizioni e inquietudini fanno parte della nostra crescita personale.
Sono il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.

Il disagio “porta” alla crescita. È così.
NO disagio = NO crescita.

Approfondisci con il mio post “Il disagio contribuisce alla tua crescita personale”

Continua a leggere la parte 2.

I risultati al lavoro non arrivano? Concediti il diritto di “sentirti giù”

risultati al lavoro

I clienti sono sempre più imprevedibili.
Le mode vanno e vengono.
Le previsioni di acquisto saltano regolarmente.
caotico e irrazionale questo Mercato del lavoro?

Pianificare, analizzare, organizzare, verificare ci dà l’illusione di avere il pieno controllo degli eventi e ci convince che tutto andrà secondo i nostri piani.
Ma quando qualcosa va storto iniziamo a preoccuparci, avvertiamo ansia e tensione,
ci sentiamo stressati e frustrati perché gli eventi sono fuori dal nostro controllo.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.


Dormiamo poco e male, ci sentiamo stanchi e stressati.
Con fiumi di caffè cerchiamo di smuovere quel nodo alla gola,
che non va nè giù nè su.

Alcuni periodi sono semplicemente peggiori di altri

Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza”.
Poca cosa.

Sai di cosa sto parlando.
Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato al lavoro.

Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti
nei confronti di noi stessi.
Siamo i nostri peggiori critici e le nostre valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

Poi ti guardi in giro e ti accorgi che nell’attuale mondo del Lavoro,
ci sono tante persone che sopravvalutano le loro competenze (e pensano di essere competenti, brillanti e meritevoli) e altrettante che sono molto valide ma che si reputano poco competenti.
Molto probabilmente oggi la vedi troppo nera rispetto a quello che è.
Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!
Meglio smettere di valutarti da-solo e concentrati (solo) su come migliorare te stesso.
 


 

Risultati al lavoro non all’altezza?
Un breve momento di sconforto non è sintomo di debolezza

Concediti il diritto di “sentirti giù”.

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segnale di debolezza.
Anzi.
Non ascoltare chi ti sprona con banalità tipo “Ma dai, che cosa vuoi che sia …”, “Ma che te frega …” oppure ti pressa chiedendoti una pronta reazione,
una risposta immediata.

Non fingere serenità e produttività,
non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza,
smettila di parlarne con tutti o di chiedere supporto a persone non adeguate.

Non forzare il “tempo di recupero”

Non sentirti in dovere di cacciar l’inadeguatezza il più in fretta possibile.
Dai tempo.
Prenditi tempo.
Il tempo per “consolarsi e rimarginare” la ferita di un momento di scoramento è quello speso meglio.
È la chiave di accesso a una ripresa piena e autentica della tua vita personale.

Quando senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile.
Le persone più forti sono quelle che non si arrendono mai.
Non mollare.
Ce la farai.
Anche questa volta.

Leggi questo post se vuoi approfondire un momento in cui non ti “senti abbastanza” leader.
 

10 modi di apparire più autorevole al lavoro (anche se non lo sei)

autorevole al lavoro
Quando dai una disposizione ti sudano le mani?
Sei timido, schivo.
Introverso.

Sembri più giovane del tuo ruolo
(per via del look, dell’abbigliamento, ecc.)
e senti di dover accumulare più credito e considerazione intorno a te?

Ti senti un “tenerone” ma devi gestire collaboratori — 2 o 20 poco importa —
e hai bisogno di emanare più rigore e autorevolezza?

Essere più autorevole al lavoro parte da te.

Potrei dirti:

“È solo una questione di approccio”
oppure potresti leggerlo nel mio libro “Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025).

Ma lo sai già:
queste frasi non ti faranno sentire, per magia,
più sicuro, rilassato e solido.

Molti — soprattutto giovani leader —
minano la propria autorità senza rendersene conto.

Poi si chiedono (e mi chiedono) perché non vengono rispettati.

L’autorevolezza non è una questione di posizione.
È una questione di percezione.

Ecco 10 modi per “traspirare” fiducia ed essere più autorevole al lavoro:

1. Sapere cosa dire quando non sai la risposta

Dire “non lo so” non è una tragedia.
Ripeterlo spesso, senza alternativa, sì.

Se ti imbarazzi, quando non conosci la risposta,
e te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so”,
spingi le persone ad andare da altri …

a non venire da te, la prossima volta!

Addio essere autorevole al lavoro.
Meglio prepararsi risposte più efficaci.

Approfondisci nel mio post
Cosa dicono i leader quando non conoscono la risposta”.

2. Non arrabbiarti (né mostrarlo)

Chi è sicuro non ha bisogno di ostilità.

Puoi essere serio, pensieroso, fermo.
Non aggressivo.

Sei consapevole di avere l’autorità e
la competenza per risolvere i contrasti
e i problemi.

3. Fai della comunicazione la tua alleata

Parla più lentamente.
Alza il volume.
Abbassa il tono a fine frase.

Usa pause.
Elimina riempitivi tossici
(“uhm”, “credo”, “vero?”).

Presta attenzione al tuo tono di voce.
Non essere esitante o incerto.

Evita di finire le frasi innalzando il tono come se stessi facendo una domanda, a meno che sia veramente una domanda.

Non aver fretta di rispondere.
Utilizza le pause in modo efficace.

4. Sii allineato con capo e azienda

Nulla distrugge più velocemente l’autorevolezza
di una tua direttiva smentita un minuto dopo
dal tuo capo, il big-boss o dal titolare.

È importante che tu sia allineato su procedure,
modus operandi dell’azienda,
questioni difficili o sensibili.

Se riesci a “sincronizzarti” in anticipo,
sarai in grado di agire con più fiducia,
sapendo che nessuno ritratterà quello che hai detto o fatto.

5. Smetti di voler piacere

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità,
cerchi l’approvazione e “l’amore” degli altri.

Col tempo succede l’esatto contrario:
i problemi vanno risolti,
i collaboratori sono frustrati
e si lamentano con tanti saluti …

all’autorevolezza del leader!

Cercare approvazione indebolisce.

Il tuo obiettivo non è essere amato,
ma essere efficace e rispettato.

6. Usa una postura autorevole

Prenditi spazio.
Schiena dritta, piedi saldi, mani visibili.

Il corpo parla prima di te.

Al contrario,
posture non pertinenti
(chiuso in te stesso, testa e sguardo di lato,
postura molle o troppo rilassata, ecc.)
indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

7. Impara a reggere il silenzio

Il silenzio è una fonte di grande forza.
Lao Tzu

Molte persone sentono il silenzio
come un segno di debolezza,
e lo “colmano” parlando.

Purtroppo.

Utilizza le pause e il silenzio per creare
maggior effetto mentre parli,
aiuta a conferire autorità al tuo pensiero.

Prenditi qualche secondo (per raccogliere i pensieri),
prima di rispondere.

Quel piccolo periodo di silenzio
dimostrerà la forza del tuo pensiero.

8. Non metterti sulla difensiva

Accogli obiezioni e aggiustamenti.
Mostrano sicurezza, non debolezza.

Se ti metti sulla difensiva,
quando le tue idee o le tue azioni sono messe in discussione,
in realtà metti in evidenza la tua insicurezza.

9. Sii diretto

Dire ciò che va detto
è sempre più autorevole
che evitarlo.

La comunicazione efficace è il primo passo
verso il tuo successo.

Non evitare conversazioni difficili o scomode,
apparirai molto più autorevole al lavoro dicendo quello-che-deve-essere-detto.

Semplicemente.

10. Fronteggia e guarda negli occhi

Non fissare.
Ma torna con lo sguardo.

La tua presenza passa anche da lì.

Se guardi verso il basso mentre parli,
sembrerai insicuro,
e le tue parole perderanno effetto.

Forza.

Come un animale afferma la sua autorità,
così tu puoi assumere la posizione di “potere”,
fronteggiando (nel senso di stare di fronte)
direttamente il tuo interlocutore.

Si può imparare a essere più autorevoli al lavoro?

Sì.

L’errore più grande è dire:
“Sono fatto così”.

Il percorso “Voce, attitudine, presenza: comunica
autorevolezza da Executive”
ti aiuta a trasformare il tuo stile
senza snaturare chi sei.

Autorevolezza non è durezza.
È chiarezza, presenza e coerenza.

Quando cambi il modo in cui ti esprimi,
cambia il modo in cui vieni trattato.

8 cose da fare quando detesti il tuo capo ma ami il tuo lavoro

odiare il capo

“Pillola azzurra: fine della storia , domani ti risveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai ”

“Pillola rossa”: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio ”

Morpheus (Matrix)

Avere un lavoro che si odia può essere terribile.

Ecco perché la maggior parte delle persone ti dirà che,
se hai un lavoro che ami,
devi tenertelo ben stretto.

È perfetto.
Ti rappresenta.
Ti appassiona.

Il vero problema è il capo.

Se vuoi continuare a vivere il tuo sogno professionale
e sai per certo che questa persona continuerà a girarti intorno,
a controllarti, a logorarti …

allora devi trovare un modo per uscire da questa trappola.

Che fare?

Resistere o gettare la spugna?
Pillola rossa o pillola blu?

  • Non è una situazione facile
  • Mollare? E se poi non trovi nulla?
  • Restare? Con il rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader”,
avere un capo ingestibile è uno dei motivi principali per cui le persone iniziano a cercare un nuovo lavoro.

A volte lavoriamo con persone che rispettiamo
e che ci rispettano.

Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi
perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.

Altri lo sono diventati,
un po’ alla volta.

Il mercato del lavoro è quello-che-è

Non possiamo uscirne ogni volta
solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

Ecco come farci crescere la pelle più spessa…

e come gestire una persona
che non possiamo decidere di non vedere ogni (santa) mattina.

1. Fermati a riflettere

Tutti credono di essere nel giusto.
Anche il tuo capo.

È il momento di fare un passo indietro
e porti alcune domande scomode:

  • Sei tu (in parte) il problema?
  • Stai contribuendo a questa situazione?
  • Hai l’abitudine di puntare il dito contro gli altri per insoddisfazione?
  • Hai avuto rapporti difficili anche in altri lavori?
  • Qual è il comune denominatore?

Forse è il momento di fare un lavoro interiore
per ritrovare serenità professionale.

Un mio cliente desiderava ardentemente una promozione.

Quando tardò ad arrivare,
iniziò a odiare il capo.

Diventò svogliato.
Ridusse l’impegno.
Si sentiva “giustificato”.

Il risultato?
Peggiorò tutto.

2. Capire il motivo di odiare il capo

Un passo fondamentale è identificare le vere ragioni del tuo malessere.

Chiediti:

  • Cosa ti dà davvero fastidio?
  • È solo un coxxxxne?
  • È offensivo?
  • Non ti dà direzione, priorità, guida?

È un cattivo manager
o una cattiva persona?

Nel primo caso, puoi lavorare su struttura e strategia.

Nel secondo,
devi affrontare il problema subito
o trovare una via d’uscita.

Il tuo lavoro merita passione, non risentimento.

3. Considera la prospettiva del tuo capo

Domande scomode (di nuovo):

  • Gli hai dato motivi per non fidarsi?
  • Arrivi spesso in ritardo?
  • Sembri annoiato o disattento?

Il tuo capo è davvero prepotente
o sta semplicemente assumendosi la responsabilità di decidere?

Anche se risponde male,
potrebbe avere sulle spalle pressioni
che non immagini nemmeno.

Provare a comprendere la sua prospettiva
non significa giustificarlo.

4. Quando sei frustrato, ricordati perché ami il tuo lavoro

Quando la tolleranza scende a zero,
l’unica tentazione è dimettersi.

Aspetta un attimo!
Hai lavorato duramente per arrivare lì.

In questo momento,
migliaia di persone svolgono lavori che odiano
perché non hanno alternative.

Ricordati perché ami ciò che fai:
creatività, impatto, utilità, significato.

Davvero vuoi buttare tutto
per colpa di uno stronzo?

5. I capi passano. La passione resta.

Chi raggiunge grandi risultati
è spinto da una vocazione.

Sportivi, imprenditori, artisti.
Fanno ciò che amano.

Quando ami quello che fai:

  • sei più energico
  • più creativo
  • efficace

E ottieni di più.

6. Mai perdere la calma

È la chiave di tutto.

Perdere la calma
significa perdere autorevolezza.

E spesso, il lavoro!

7. Odiare il capo? Le opzioni

  • Opzione 1 – Trasferimento interno

Se ha senso e se disponibile.

  • Opzione 2 – Cambiare lavoro (dopo averne trovato un altro)

È il motivo più comune per cui le persone se ne vanno.

  • Opzione 3 – Lasciare senza alternativa

Rischioso.
A volte necessario.
Valuta bene.

  • Opzione 4 – Riparare il rapporto

Confronto diretto.
Con o senza mediatore.
Rischioso, ma possibile se l’altro è ricettivo.

  • Opzione 5 – Accettare e aspettare

A volte, chi è tossico si auto-elimina.
Serve tempo.
E nervi saldi.


Prima di bussare alla porta del tuo capo:
prepariamo come posizionarti,
cosa dire esattamente,
come sostenere la conversazione.

Il percorso di coaching ti dà strategia + sicurezza reale, non solo incoraggiamento. →
Scopri il servizio.

8. Come convivere con un capo che detesti

Il risentimento non cambia nulla.
Puoi cambiare solo la tua reazione.

Concentrati su ciò che vi unisce:
obiettivi, risultati, stipendio.

Accetta critiche costruttive.
Mai screditarlo davanti agli altri.

Sfogati pure.
Ma davanti a uno Spritz.
Con un amico fidato.

Conclusione

Odiare il capo non deve spegnere il tuo entusiasmo.
Può diventare:

  • un banco di prova
  • una palestra di leadership
  • un punto di svolta

La pillola rossa non è scappare.
È scegliere consapevolmente come reagire.

Se vuoi prendere il controllo
e rafforzare le tue abilità,
sai dove trovarmi.