8 modi di correggere gli altri senza essere un arrogante saputello

correggere
Correggere senza ferire: 8 modi per non sembrare un so-tutto-io.

Correzioni.
Puntualizzazioni.
Precisazioni.

In nessun luogo come in ufficio sono così necessarie.

Se sei un manager o un team leader, probabilmente non fai fatica a prendere da parte un membro del team e segnalare un errore.

Ma cosa succede quando le informazioni imprecise arrivano da:

  • un collega
  • un pari grado di un altro dipartimento
  • oppure (peggio) dal tuo capo o dai titolari dell’azienda?

Qui la faccenda cambia.

Il rischio nascosto dietro ogni correzione

Quando correggi qualcuno non sai mai come reagirà.

Senti che è tuo dovere sistemare le cose.
Ma allo stesso tempo ti chiedi:

Mi ringrazierà?
O farà un sorriso di circostanza… legandosela al dito?

Non vuoi sembrare arrogante.
Non vuoi passare per il saputello.

Fai bene.

Nel mio libro “Autorevolezza” ho dedicato un intero capitolo a questo tema: oggi le persone sono più suscettibili, più esposte, più rapide a sentirsi attaccate.

Basta una parola fuori posto.
Un tono sbagliato.
Un gesto di troppo.

E il rapporto professionale si incrina.

Potresti pensare: “E chi se ne importa.”

Ma se il tuo lavoro dipende anche dalla qualità delle relazioni, allora sì: ti conviene continuare a leggere.

Non è un caso che la capacità di lavorare in gruppo sia tra le competenze più richieste nel mercato del lavoro attuale.

8 modi per correggere senza risultare presuntuoso:

1. Chiarisci le tue motivazioni

Perché vuoi correggere?

L’errore è davvero rilevante?
O vuoi dimostrare quanto sei brillante?
Perfezionismo?
Ego?

Le tue intenzioni influenzano l’impatto.

Se non sei sicuro delle motivazioni, meglio tacere.

È preferibile non dire nulla piuttosto che rovinare un rapporto costruito in anni.

2. Valuta se la correzione è necessaria

Se conosci bene la persona, sai già cosa puoi dire.

Se invece avete interagito poco, procedi con cautela.

Potrebbe essere molto sensibile.
Potrebbe prenderla sul personale.

3. Cura il COME, non solo il COSA

Spesso la differenza la fa il modo.

Tono.
Sguardo.
Postura.
Mimica.

Evita frasi secche e taglienti.
Evita braccia conserte e fronte corrugata.

Meglio aprire una conversazione:

“Sto guardando il report XY e c’è qualcosa che non mi torna a pagina 3. Possiamo rivederlo insieme?”

Molto diverso da:

  • “Ci sono errori a pagina 3. Rivedila.”

Stesso contenuto.
Impatto opposto.

4. Mai correggere pubblicamente (se puoi evitarlo)

Correggere davanti ad altri crea imbarazzo.

E mette l’altro sulla difensiva.

Scegli il faccia-a-faccia privato.

Dai alla persona la possibilità di “salvare la faccia”.
Rafforzerai la relazione invece di incrinarla.

Eccezione: se l’errore sta facendo perdere tempo o porterà a gravi conseguenze, intervenire pubblicamente può essere necessario.

In quel caso sii rapido, neutro, professionale.

5. Evita le correzioni via e-mail

La mail amplifica i fraintendimenti.

Il tono si perde.
Le intenzioni vengono interpretate.

Meglio parlarne di persona.

6. Usa le domande

Le domande abbassano il livello di tensione.

Passi da una posizione “correttiva” a una collaborativa.

Per esempio:

  • “Vedo che vuoi coinvolgere Anna fin dall’inizio. Pensi che un ingresso posticipato potrebbe snellire il processo?”

Non stai imponendo.

Stai ragionando insieme.

7. Focalizzati sull’errore, non sulla persona

Molte persone si identificano con ciò che fanno.

Se sbagliano, pensano di essere sbagliate.

Crea distanza tra comportamento e identità.

Frasi come:

“Potrei sbagliarmi, ma…”
rendono la correzione più digeribile.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

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8. Offri prove, aiuto e soluzioni

Non limitarti a segnalare l’errore.

Spiega il ragionamento.
Offri supporto.

  • “Ho affrontato una situazione simile il mese scorso. Se vuoi, ti mostro come l’ho gestita e troviamo insieme la soluzione.”

Il “noi” cambia tutto.

Comunica che l’altro resta parte importante della squadra.

Nei momenti di tensione, un buon feedback può cambiare la direzione di una relazione professionale.

Scopri il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” e impara a comunicare con autorevolezza anche nelle situazioni più complesse.

La linea sottile

Correggere non è semplice.

Si cammina su una linea sottile tra produttività e presunzione.

Si procede con attenzione.

9 scuse che devi smettere di raccontarti se vuoi fare davvero qualcosa nella vita -2

scusa per non agire

Leggi anche la parte 1.

5. “Gli altri hanno qualcosa in più”

Molti hanno più talento di me.
Alcuni sono più belli.
Più brillanti, divertenti.
Più ricchi.

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Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Ma questi non sono paragoni sani.
Confrontare i peggiori pensieri su di noi con la migliore percezione possibile (che abbiamo) degli altri è altamente frustrante e limitante.

Così fermati.
Ammettilo: alcune persone hanno più talento di te, altre un po’ meno.
Alcuni hanno più esperienza, altri un po’ meno.
Sergio ha un dono come broker , Alessandro è un venditore eccezionale, Sandra è una creativa brillante …
e allora?
Sergio forse non è intuitivo come te, Alessandro è un bravo venditore ma non ha la tua competenza tecnica, Sandra è creativa ma non ha la tua concretezza.

Il confronto è sempre eccessivo.

6. “Un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

“Lo farò …
quando finisco l’università,
quando troverò lavoro,
appena mi sposo,
quando avrò figli,
quando i figli saranno sistemati,”

Parliamo spesso al futuro o al condizionale: “Farò” o “Vorrei”.

Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Un giorno.

 


 

Non lasciarti immobilizzare da questa scusa per non agire, dalla sindrome di “domani”: il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Rimandare serve solo a continuare a vivere la vita a metà senza “approfittare” di ogni giorno che hai a disposizione.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.
Devi fare il primo passo adesso perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Fallo in questo momento,
subito.

7. “Non sono portato”

Pensare di “non essere portato”,
di “non averlo tra le corde”,
di “essere negato”
è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente è così condizionata da pensieri limitanti sulle tue possibilità e
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione, ottenendo risultati inferiori!

Quindi pensare di non essere “portati a” è vero solo fino a quando non sarai tu a crederci
Se ritieni “di non essere abbastanza” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.

Non lasciare mai che questi pensieri t’impediscano di fare quello che vuoi.
Guardati intorno,
ci sono persone di tutte le età, con situazioni finanziarie pessime che sono riuscite a fare grandi cose.
Non è mai troppo tardi.

8. “Non ho le conoscenze giuste”

“È inutile … non ho conoscenze in alto”
“Tanto arrivano sempre i raccomandati”

Nessuno è così naif da non credere al clientelismo, al favoritismo, al nepotismo.
Nessuno è così ingenuo da credere che tutte le persone “arrivino” solo perché sono brillanti e geniali.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Raccomandazioni e spintarelle ci sono sempre state.
E ci saranno sempre.
Non dobbiamo rassegnarci a questo.
Ma dobbiamo accettarlo ed evitare di prenderla come una scusa per non muoverci.
Per non agire.
Per non passare all’azione.
È solo una scusa per non agire.

Convincersi che non si arriverà da nessuna parte perché non si hanno le conoscenze giuste …
non cambierà lo stato di cose.
Anzi.
Questa credenza limitante andrà ad assorbire energia al tuo potenziale,
rendendoti meno performante nel perseguimento del tuo obiettivo.

“La raccomandazione non è un favore fatto a qualcuno,
è un torto fatto agli altri.”

Pino Caruso

9. “Non sono coraggioso”

Se stai aspettando il giorno, in cui non sentirai più la paura,
per poter fare qualcosa di significativo,
(scusa se te lo dico ma) potresti aspettare tutta la vita.

Le persone coraggiose sentono la paura.
Non fuggono davanti la paura.
Quando la sentono, “spingono”per superarla.
Questa è la differenza tra la persona coraggiosa e tutti gli altri.

Il coraggio è un muscolo.
Diventa più forte ogni volta che si utilizza.
Se non lo utilizzi,
non diventerai mai forte (i muscoli s’indeboliscono se non li usi, vero?)

Spingi (fletti il muscolo del coraggio) oggi,
esercita il coraggio.
e sarai più coraggioso domani.

Quando lo fai,
la paura perderà il suo potere.

Prendi coscienza che una scusa per non agire distrugge il tuo potenziale

Quando consentiamo ai nostri sogni di morire,
la vita diventa insoddisfacente e triste.
Perdiamo la gioia e la felicità.

Oggi è il giorno (giusto) per cominciare a correggere tutte le bugie che ti sei inconsciamente raccontato e che hai accettato come la “tua realtà” .
Inizia il processo di guarigione.
È necessario sconfessare tutte le false idee “su chi sei”, “cosa si può” o “non si può fare”.

Ora puoi disfarti di tutto ciò che ti sei raccontato,
ed è necessario farlo ora.
Adesso.

9 scuse che devi smettere di raccontarti se vuoi fare davvero qualcosa nella vita – 1

scuse per non agire

Quando decidiamo di fare qualcosa,
scegliamo il nostro obiettivo,
(cambiare lavoro, mettersi in proprio, iniziare un percorso di coaching, andare 3 mesi in Sud America, ecc.)
e spesso non appena la salita comincia a farsi dura,
anziché metterci alla prova, insistere, persistere,
molliamo facilmente.

Molte volte ancor prima di partire.

Creiamo scuse per non-agire per salvaguardare la nostra autostima

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Piuttosto che metterci in gioco,
ce la prendiamo con la fortuna, il caso o il destino.
tiriamo fuori un ventaglio di giustificazioni,
di scuse per non continuare (o iniziare).

Molte persone vivono e muoiono senza aver raggiunto i loro obiettivi.
Ci sono tante persone con idee potenziali o geniali non sfruttate che non potranno mai realizzare perché hanno accettato queste scuse,
queste bugie come verità.

Sai … le menzogne possono diventare verità.
Soprattutto se te le ripeti abbastanza a lungo.
Diventano profezie che si auto-avverano.
Diventano La verità.
La tua realtà.

Ecco 9 scuse per non agire che devi smettere di raccontarti.
Subito.

1. “Oggi è dura”

Basta sentire le news, per vedere quanto è difficile cambiare o trovare un lavoro e quanto si è già fortunati solo ad averne uno (bello o brutto che sia).

Alcuni settori sono più in crisi, ma altri stanno nascendo,
si stanno espandendo.
È così da sempre.
Ogni grande crisi porta con sé recessione,
mancanza di speranza eppure (ricordiamoci che) ne siamo sempre usciti, fin dai tempi della rivoluzione industriale.

 


 

È una questione di “credo”.
Se credi che non ci sia alcuna possibilità, ogni porta si chiude,
resti fermo e ti senti in trappola.
Ma se ci credi … puoi prepararti e lavorare sodo per riuscirci.
Se insisti, alla fine ce la fai.

2. “Non ho tempo”

Sei sempre indaffarato.
Di corsa.
Preso da un vortice di cose-da-fare.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

Tante volte il non-avere-tempo è una scusa per non fare qualcosa,
o un modo per non affrontare una certa situazione o lanciarsi in una nuova impresa.

Una cliente che lamentava pochissimo tempo libero per se stessa (e per fissare le sessioni di coaching) è rimasta spiazzata (nel vedere nero-su-bianco la sua giornata tipo) nel realizzare quante fossero le azioni irrisorie che potevano essere evitate.
Erano solo scuse per non agire.

3. “Gli altri hanno tutte le fortune”

“Audentes fortuna iuvat”
Virgilio

Il detto (“La fortuna aiuta gli audaci”) invita a essere volitivi e coraggiosi davanti a qualsiasi tipo di evento,
anche il più terribile e imprevisto,
poiché la sorte – il “fato” – è dalla parte di coloro che osano e sanno prendere gli opportuni rischi.

L’idea che gli altri abbiano tutte le fortune,
è molto limitante.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

È una dimostrazione d’invidia,
senza il riconoscimento delle capacità.

La fortuna non è un’esperienza passiva
in cui il mondo ci dà semplicemente qualcosa su un piatto d’argento.
Richiede uno sforzo e la volontà di far accadere qualcosa.

Se invidio (solo) la fortuna del mio amico o conoscente e non riconosco il suo talento,
la sua esperienza,
il suo amore per quello che fa,
sono davvero fuori strada.

4. “Sono tutti migliori di me”

Ecco uno dei modi perfetti ed efficaci per non muoversi!

Vedere tutti gli altri (ma proprio tutti-tutti?) come più abili,
più capaci o con più talento è un modo efficace
per costruirsi un alibi (comunque facilmente smontabile),
una scusa, un pretesto per proteggersi dai riflettori, evitare le critiche e non gettarsi nella mischia.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità
ma perché ci si confronta con un’immagine ideale,
quindi irraggiungibile.

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Continua a leggere la parte 2.

6 differenze fondamentali tra essere forte e fare solo lo spaccone

In fin dei conti, gli adolescenti credono di diventare adulti scimmiottando adulti rimasti bambini che fuggono davanti alla vita.
Muriel Barbery

Il mondo del lavoro di oggi non è mai stato così difficile,
complesso e competitivo.

Non è più solo una questione di conoscenze, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza.

La forza fisica è facilmente visibile a tutti.
La forza mentale no.

Non si vede.
Si sente.

Come ho descritto nel mio libro “Autorevolezza
(nel capitolo autorevole vs autoritario),
per mostrarti forte – anche a livello mentale –
spesso indossi una maschera.

Reciti la parte del duro

Mascheri le debolezze con posture e atteggiamenti di finta durezza.
Pensi che così gli altri ti temeranno.

Questo approccio può portarti qualche successo iniziale.
Ma l’effetto svanisce in fretta.

Nel lungo periodo, per raggiungere obiettivi importanti,
serve forza vera.
Forza mentale.

Grinta.
Tenacia.
E il desiderio continuo di migliorare.

“Giocare a fare il duro” è facile

Lo possono fare tutti.
Uomini e donne.

Atteggiarsi.
Ostentare.
Scimmiottare.

Ma tra forza e spacconeria c’è una differenza enorme.
Ecco sei segnali chiari.

1. Lo spaccone non conosce i propri limiti

Chi è forte, sì.

Lo spaccone proclama che può fare tutto.
Dice che non ha paura di niente.
Dichiara che nulla potrà fermarlo.

Ma proclamare non significa essere forti.

Chi agisce così sopravvaluta le proprie capacità
e spesso si trova impreparato davanti alla realtà.

Oppure sottovaluta le difficoltà…
e va a sbattere contro il palo!

La forza mentale è riconoscere i propri limiti.

Sapere che il duro lavoro è necessario.
Accettare che il fallimento fa parte del percorso.

Chi è forte lo sa.
E non si spaventa.

2. Il gradasso nasconde le sue debolezze

Chi è forte, le affronta.

Il gradasso spreca energie per mascherare difetti ed emozioni,
perché le considera segni di debolezza.

Dice:
“Sono il migliore!”

Ma sotto c’è spesso insicurezza.

Essere forti richiede consapevolezza emotiva.

La persona forte non si fa controllare dalle emozioni.
Le gestisce.

Non spreca energie a coprire le mancanze.
Investe tempo per migliorarsi.

Per crescere.
Per superarsi.


Su questo tema trovi spunti utili nei miei libri:

Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025,
per sviluppare una presenza autorevole reale.

Prima volta Leader”, se sei all’inizio del tuo percorso.

3. Lo spaccone scimmiotta il duro

Chi è forte, duro lo è già.

Il “pallone gonfiato” copia modelli visti al cinema o nei reality:
braccia conserte,
sguardo truce,
sorriso sprezzante.

Usa sarcasmo e battute per svalutare.

Interrompe.
Impone i suoi argomenti.
È polemico, ruvido, aggressivo.

Sta confondendo arroganza e prepotenza
con grinta e carattere.

Finzione per realtà.

Il vero duro, invece,
trasmette fiducia in modo calmo.
Contenuto.
Silenzioso.

Su questo tema ho scritto un approfondimento specifico,

Puoi leggerlo qui → “7 caratteristiche che indicano una personalità forte

4. Chi gioca a fare il duro vuole apparire forte

Chi è forte, non ha bisogno di dimostrarlo.

Chi vuole sembrare duro
cerca approvazione.

Vuole essere visto come tosto.
Ha sempre qualcosa da dimostrare.

La sua autostima dipende dallo sguardo degli altri.

Chi è davvero forte no.
Non deve convincere nessuno.
Non cerca applausi.

La sua motivazione nasce da dentro.
Il suo unico referente è se stesso.

5. Lo sbruffone vuole potere sugli altri

Chi è forte, vuole potere su di sé.

Chi gioca a fare il duro controlla,
spadroneggia,
fa richieste irragionevoli.

La persona forte lavora su pensieri,
emozioni
e comportamenti.

Non controlla il mondo.
Controlla se stesso.

6. Chi gioca a fare il duro, se fallisce, dà la colpa agli altri

Chi è forte si assume la responsabilità.

Lo spaccone accusa persone, sfortuna e circostanze.
Cerca un capro espiatorio.

Così resta fermo.
Si lamenta.
Aspetta.

La forza è vedere il fallimento come un trampolino.

Sapere che raramente è colpa solo degli altri.
Assumersi la propria parte.

Solo così si può passare allo step successivo.

Essere forti significa avere fiducia
nella capacità di rialzarsi
e imparare dagli errori.

A volte essere forti è l’unica scelta che hai

La forza mentale non nasce in un giorno.
Si costruisce.

Ogni sfida – anche piccola –
è un allenamento.

Se impari a vederla così,
svilupperai chiarezza, lucidità e solidità.

La vera forza non fa rumore.
Non intimidisce.
Non ostenta.

Come esprimere il disaccordo al lavoro senza fare danni

esprimere il disaccordo al lavoro
La nostra prima reazione è vedere il disaccordo come qualcosa di
negativo,
svantaggioso,
spiacevole.

Eppure, esprimere il disaccordo al lavoro — se gestito correttamente — può portare a miglioramenti,
guadagni produttivi,
soluzioni inaspettate.

Rinnovamento, innovazione, passione e vitalità nascono spesso proprio nelle polemiche, nella contraddizione e nello scambio di idee.

Esprimere il disaccordo al lavoro significa pretendere che le proprie idee siano ascoltate e rispettate.

In alcune circostanze è indispensabile per ottenere rispetto.

Al contrario, non esprimere alcun dissenso — per eccessiva diplomazia, per paura o per arrendevolezza — può avere l’effetto opposto.

Si rischia di essere fraintesi,
ignorati,
sfruttati.

Soprattutto nel Mondo del lavoro di oggi.

Attenzione però

Esprimere il disaccordo in modo brusco o aggressivo rischia di danneggiare i rapporti.

Molte volte manifestiamo la nostra disapprovazione in modo polemico, senza spiegazioni o alternative.

Questo può compromettere o raffreddare una relazione professionale.

Ed è un peccato.

Soprattutto quando la persona coinvolta è un ottimo collaboratore o collega, con cui lavori fianco a fianco da anni e con cui hai sempre avuto un buon rapporto.

In fondo basta un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.

Ecco 10 suggerimenti pratici per esprimere il disaccordo al lavoro senza compromettere le relazioni.

1. Non affrontare ogni situazione

Se contesti tutto, rischi di apparire polemico,
sgradevole,
petulante.

Ma anche restare sempre in silenzio può diventare un problema.

La chiave è capire il costo del disaccordo.

Se discuti per questioni banali, probabilmente stai polemizzando sui dettagli e perdendo di vista il quadro generale.

Aver ragione su un argomento insignificante non vale il prezzo di compromettere una buona relazione professionale.

2. Attendi di essere calmo

Ricordi il consiglio di tua madre: “Conta fino a tre prima di rispondere”?

Vale ancora di più sul lavoro.

Quando le emozioni sono forti, il disaccordo rischia di trasformarsi in una questione personale.

E una volta pronunciate, le parole non possono essere cancellate.

Se sei arrabbiato o turbato, parla il meno possibile.

Le emozioni influenzano inevitabilmente la tua professionalità e il modo in cui presenti i tuoi argomenti.

La calma è fondamentale.

3. Non sacrificare la relazione

Non sacrificare un rapporto professionale di lungo periodo per una piccola vittoria immediata.

Soprattutto quando hai davanti:

  • un collaboratore fidato
  • un cliente importante
  • una figura chiave dell’azienda.

Chiediti sempre:

  • “Questa battaglia deve essere davvero vinta?”
  • “Ne vale davvero la pena?”

4. Parla a titolo personale

Quando esprimi disapprovazione, formula il messaggio dal tuo punto di vista.

Ad esempio:

  • “Mi sono sentito a disagio quando…”
  • “Sono preoccupato perché…”

Evita frasi generalizzate come:

  • “Tutti pensiamo che…”
  • “Questo è ciò che tutti vogliono…”

Non attaccare la persona.

Mantieni sempre rispetto per chi hai davanti e per il lavoro che sta svolgendo.

Esempi:

  • “Sono esausto oggi. Capisco che hai bisogno di queste cose, ma non posso lavorarci fino a domani mattina.”
  • “Preferirei ricevere almeno due settimane di preavviso prima di lavorare nel fine settimana.”
  • “Non abbiamo ancora spedito il preventivo. Contavo sulla tua puntualità. Vediamo come recuperare con quel cliente.”
  • “Capisco il tuo punto di vista, ma io la vedo in modo diverso.”

5. Esprimi il disaccordo in modo chiaro e specifico

Non indugiare troppo.

Offri il tuo punto di vista nelle prime fasi della discussione.

Stai ai fatti.

Dati e fatti concreti sono sempre più credibili delle opinioni personali.

Quando esprimi un disaccordo, riferisciti sempre a qualcosa di specifico:

  • cosa è successo
  • dove
  • quando.

Descrivi comportamenti,
azioni
o decisioni.

6. Permetti all’altro di spiegarsi

Ascolta con attenzione.

Non interrompere.
Non controbattere subito.

Lascia che l’altra persona finisca di parlare.

Se si arrabbia o si sfoga, ascolta comunque.

In quel momento la chiave è capire, non preparare un contrattacco

Se ti sforzi davvero di comprendere la posizione dell’altro, invii un messaggio potente.

Di apertura.
Di rispetto.

E la conversazione diventa molto più costruttiva.

7. Mantieni la tua professionalità

Tratta sempre le persone con rispetto.

Non manipolare la situazione.
Non colpire la reputazione altrui.

Usa il confronto per generare soluzioni, non per trovare un colpevole.

Così guadagnerai rispetto e credibilità.

Lo scopo di un disaccordo dovrebbe essere sempre uno solo:
trovare modi migliori per risolvere un problema.

8. Cerca di capire davvero l’altro

Capire le necessità, le paure e le convinzioni dell’altra persona ti aiuterà a esprimere il disaccordo senza creare conflitti inutili.

Un buon metodo è riformulare ciò che hai ascoltato.

Ad esempio:

  • “Mi stai dicendo che vuoi…”
  • “In altre parole, desideri…”
  • “Se ho capito bene, pensi che…”

Spesso perdiamo tempo in discussioni che sarebbero evitabili se comprendessimo davvero la posizione dell’altro.

Molti disaccordi sono solo apparenti.

9. Cerca il compromesso

“Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante.”

– Proverbio del Burkina Faso

Cerca gli interessi comuni.

Ricorda sempre l’obiettivo condiviso.

Fai capire all’altra persona che apprezzi il suo punto di vista.

Non si può essere d’accordo su tutto.
Ma si può comunque trovare una direzione comune.

Hai mai evitato un feedback per paura di rovinare la relazione?

Il breve percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” ti aiuta a trovare parole, tono e tempi giusti per far arrivare il messaggio senza conflitto.

10. Quando la decisione è presa, chiudi la questione

Una volta presa una decisione, vai avanti.

Continuare a rievocare torti o recriminazioni raramente porta risultati utili.

Serve solo a generare amarezza.
Guarda indietro solo per imparare.
E poi lascia andare.

Afferra un remo e rema con la tua squadra.
Anche se la decisione finale non era la tua preferita.

Questo dimostra una cosa importante:
sei un professionista affidabile.

In definitiva

Il disaccordo non è un problema.
Il problema è come lo gestiamo.

Un vero professionista non evita il confronto.
Ma non lo usa nemmeno per attaccare.

Lo usa per costruire soluzioni migliori, relazioni più solide e risultati più duraturi.

È così che si riconosce un vero leader.

8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle (prima che sia troppo tardi)

traditore al lavoro

Il doppiogiochista pugnala alle spalle,
getta l’arma ma non si avvede, stolto qual è,
che gli rimane insanguinata la mano.

E quel sangue non si lava…mai.”

Giacomo Colosio

Doppio-giochista.
Opportunista.
Traditore.
Giuda.
Pugnalatore alle spalle.
Fedifrago.

Chiamalo come preferisci…

hai capito perfettamente di chi sto parlando.

Di quello/a che sembra tuo amico.
Un alleato.
Un fedele collega.

E invece ti ruba l’idea.
Il progetto.

Ti manda avanti al massacro
per poi occupare il tuo posto.

È quello/a che si infila — come una serpe —
nella piccola apertura che lasciamo nella nostra “corazza”.

Perché crediamo negli altri.

Nella loro buona fede.
La loro correttezza.

Ed è lì che giocano.
E spesso… giocano anche bene.

Perché lo fanno?

Tornaconto, rancore e… piacere.

Rendimento personale.
Vendetta.
Invidia.
Smania di successo.
O semplice godimento.

Il traditore è difficile da identificare.

Di solito, quando ci riesci,
ha già affondato la lama.

È troppo tardi.

Il giuda prende il tuo suggerimento,
fa sua l’idea,
agguanta le informazioni.

Se il progetto ha successo,
si fa avanti per prendersi il merito.

Se fallisce, invece:

era la tua idea.
La colpa è tua.

Ti accusa.
Ti diffama.
Diffonde calunnie.

  • “Lo sapevo.”
  • “Avevo sentore del tracollo.”

Ed è sorprendente come, spesso,
direzione, titolari e azienda
sembrino “all’oscuro” di comportamenti
che in realtà tutti conoscono.

Ma gossip e pugnalate alle spalle
non sopravvivono senza
un pubblico ricettivo.

Su questo, credo, siamo d’accordo.

8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle

(prima che sia troppo tardi)

1. Il traditore sussurra come un cospiratore

Conosce ogni indiscrezione.

Ogni confidenza.
Ogni malignità.
È il pettegolezzo dell’ufficio.

Colpire alle spalle richiede informazioni privilegiate.
E lui/lei… le ha sempre.

Sussurra.
Osserva questo dettaglio.

Non tutti i sussurratori sono traditori, è vero.

Ma il sussurro è il mezzo più rapido per diffondere informazioni,
raccomandando il segreto
e facendo sentire l’altro “speciale”.

Qui sta la loro forza.

2. Il traditore manipola le informazioni

Distorce.
Drammatizza.
Esagera.

Rende tutto più piccante o più tragico,
secondo convenienza.

Finge grande onestà.

Si mostra impegnato.
Spirituale.
Indispensabile.

Si mescola con tutti.

Ha tutte le informazioni perché…
è la fonte del gioco.

Essere una persona forte
non significa essere aggressivi o imporsi,
ma comunicare con sicurezza e autorevolezza.


Trovi spunti pratici nei miei libri
Autorevolezza” (NUOVA edizione 2025)

e “Prima volta Leader”.

3. Si mostra sempre impegnato e sovraccarico

Alla base delle pugnalate ci sono spesso:
invidia, incompetenza, frustrazione.

Sorride sempre.
Sussurra.
Crea fiducia.

Parla soprattutto di cose negative.
Svaluta il lavoro degli altri.

Si dipinge come indispensabile.
Rimane oltre l’orario.
È sempre stanco.

Spesso non è una persona felice.
Serena.
Realizzata.

E difficilmente i traditori
si apprezzano tra loro.

4. Ha bisogno di parlare continuamente di sé

Parla ossessivamente di quanto sia bravo,
efficiente, produttivo.

Il vanto implicito è quasi sempre
segno di insicurezza.

Chi ha vera autostima
non ha bisogno di convincere nessuno.

Lo dimostra con i fatti.

5. Ti fa “scattare” l’istinto

La prima volta che l’hai incontrato,
il tuo istinto ha lanciato l’allarme.

L’istinto vede oltre
le maschere,
i sorrisi finti,
le frasi di circostanza.

  • “Puoi contare su di me.”
  • “Mi sei piaciuto dal primo momento.”

Quando senti quel brivido…
ascoltalo.

C’è quasi sempre una buona ragione.

6. È un abile adulatore

L’adulazione gonfia l’ego.

E quando l’ego è gonfio,
diventiamo facili prede.

Complimenti.
Richieste di “consigli”.
Idee che poi diventano sue.

E se non funzionano?
Indovina di chi era l’idea?

7. Ha già colpito altri

Spettegola su chi esce dalla porta ufficio.

Diffonde infamie.
Calunnie.

Se l’ha fatto con altri…
perché non dovrebbe farlo anche con te?

8. Cerca subito di ingraziarsi

Soprattutto se sei nuovo.

Sorrisi.
Accoglienza.
Alleanze lampo.

Ti fa sentire “dentro”
per renderti più facile da inghiottire.

Dà ragione a tutti.
Appoggia ogni idea.

Pronto a cambiare bandiera
al primo vento favorevole.

Di solito non si individua un traditore
prima che sia troppo tardi.

Se sospetti qualcuno,
osserva.

Valuta con attenzione

Non reagire di impulso.
Osserva. Annota.
Raccogli fatti.

Proteggi idee, relazioni e reputazione.

Il punto è questo:
la maturità professionale non è fidarsi di tutti,
è scegliere con attenzione di chi fidarsi.

Restare “aperti” senza essere sprovveduti.

15 momenti in cui tacere è molto meglio che parlare

tacere

“Le persone che sanno poco sono solitamente dei grandi parlatori,
mentre gli uomini che sanno molto dicono poco.”

Jean-Jacques Rousseau

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

La crescita personale inizia quasi sempre da una presa di coscienza scomoda:
il problema, spesso, siamo noi.

Parliamo troppo.
Parliamo male.
Più del dovuto.

E a volte — senza volerlo — quando parliamo appariamo:

  • offensivi
  • incompetenti
  • poco corretti

In due parole: facciamo danni

Viviamo in un’epoca travolta dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono valore.
Peso.
Significato.

E non sempre sono la soluzione.
A volte, il silenzio parla molto più forte.

Non siamo consapevoli della potenza delle parole

Basterebbe ricordare quante volte:

  • una parola di troppo
  • un lapsus
  • una frase fuori posto

hanno distrutto:

  • un progetto
  • un colloquio
  • rapporto con un cliente
  • la relazione con collega o il capo
  • la tua immagine di leader

Si parla molto delle frasi chiave dei grandi leader.
Meno della loro abilità opposta.

Stare in silenzio.

Come scrivo in “Prima volta Leader”,
c’è un tempo per parlare
e un tempo per tacere.

E ascoltare.

Ecco 15 situazioni in cui tacere è molto più intelligente che parlare.

1. Taci se non hai nulla di significativo da aggiungere

Hai già detto quello che dovevi dire?
Anche in modo semplice e asciutto?

Perfetto.
Adesso taci.

Comunicare non è parlare tanto,
ma avere qualcosa da dire.

Aggiungere parole per sembrare più competenti spesso produce l’effetto opposto:
indebolisce il messaggio
e mina la fiducia di chi ascolta.

2. Taci se non intendi mantenere la parola

Una promessa è una promessa.

Se parli senza intenzione di mantenere ciò che dici,
le persone smetteranno di ascoltarti.

Per sempre.

Se stai parlando solo per fare il brillante
o per imitare il “leader ideale”,
meglio tacere.

3. Taci quando sei arrabbiato

Con emozioni forti, le parole diventano armi.
Una volta dette,
non esiste rewind.

Il danno è fatto.

Quando sei arrabbiato:

  • non giudicare
  • non criticare
  • evita di spiegare

Prenditi tempo.
Allontanati.
Raffredda la mente.

Il tuo successo professionale passa anche da qui.

4. Taci se non conosci bene i fatti

Non giudicare prima di capire.
Non reagire prima di sapere.

Parlare senza conoscere i fatti porta spesso a:

  • dietrofront imbarazzanti
  • scuse forzate
  • relazioni da ricucire

Lasciare il segno non significa parlare di più,
ma farsi ascoltare meglio.

5. Taci se non conosci l’argomento

“Meglio tacere e sembrare stupidi
che parlare e togliere ogni dubbio.”

Oscar Wilde

Il silenzio imbarazza.
E per questo molti lo riempiono a caso.

Ma è sempre meglio tacere
che blaterare su ciò che non si conosce.


Approfondisci nei miei libri:

Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025

Prima volta Leader” – per chi muove i primi passi nel ruolo

6. Taci e impara ad ascoltare

Ascoltare significa spegnere il dialogo interno.
E dedicare attenzione reale all’altro.

Chi sa ascoltare diventa:

  • un punto di riferimento
  • una presenza autorevole
  • una figura di fiducia

L’ascolto è il primo passo verso una comunicazione efficace.

7. Taci quando sei profondamente sfiduciato

Demoralizzazione, delusione, amarezza.

Se parli in questi momenti,
rischi solo lamenti e piagnistei.

Meglio tacere.
Sfogarsi sì.

Ma nel posto giusto.
Con la persona giusta.

Con un amico fidato davanti uno spritz?

8. Taci quando stai diventando “pesante”

Troppo meticoloso.
Troppo perfetto.
“So tutto io”.

Non è autorevolezza.
È insicurezza.

9. Taci dopo aver detto qualcosa di importante

Dopo una frase forte,
fermarsi amplifica l’effetto.

Darai maggiore enfasi alle tue parole!

Il silenzio
è parte del messaggio.

Se non fai una pausa, l’effetto si perde nel flusso,
smarrendo incisività ed efficacia.

10. Taci se non sai ancora come dirlo

Se non hai pesato le parole.

Se rischi di sembrare:

  • insensibile
  • permaloso
  • esagerato

Meglio tacere.
Per ora.

11. Taci se nessuno ti ha chiesto un consiglio

Spesso le persone parlano per condividere.
Non per ricevere soluzioni.

Metti da parte il tuo ego.

Il bisogno di “salvare”.
Il ruolo del guru.

12. Taci se stai parlando solo per piacere

Se cerchi sempre di piacere agli altri,
per paura di essere escluso, deriso, rifiutato.

Se parli per essere accettato,
stai tradendo te stesso.

13. Taci se stai ripetendo lo stesso concetto

Ripetere non rafforza.
Disperde.

La chiarezza nasce dalla sintesi.

Scopri il percorso mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
per imparare a gestire voce, postura e linguaggio del corpo con impatto reale.

14. Taci se stai cercando di fare il brillante

Quando non lo sei.

Il rischio?
Essere l’unico a ridere.

15. Taci se vuoi far crescere le persone

A volte aiutare significa non intervenire.
Fare un passo indietro.

Lasciare spazio.
Consentire all’altro di crescere.
Sbagliare.

Permettere alla persona di costruirsi la propria capacità,
competenza,
fiducia.

In finale ..

Saper tacere è una delle competenze più sottovalutate nella leadership.

Il silenzio non è assenza.
È presenza consapevole.

Chi sa stare in silenzio:

  • comunica forza
  • costruisce relazioni più solide
  • esercita una leadership più autentica

Spesso, la leadership sta proprio lì.
Nel saper tacere.

10 modi per sviluppare anche tu un carisma incredibile

avere carisma

C’è chi si mette degli occhiali da sole,
per avere più carisma e sintomatico mistero.”

Franco Battiato, Bandiera bianca, 1981

Alcune persone… illuminano la stanza

Alcune persone ci fanno sentire immediatamente importanti.

Speciali.
Apprezzati.
Valorizzati.

Entrano… e qualcosa cambia.
Sono le persone carismatiche.

Quelle che:

  • costruiscono relazioni solide
  • influenzano in modo positivo
  • fanno sentire gli altri meglio con se stessi

Sono le persone che tutti vogliono accanto.
E, in fondo… anche diventare.

Il carisma non è (solo) talento

Avere carisma non significa essere:

  • belli
  • brillanti
  • perfetti
  • vestiti all’ultima moda

Significa:
energia, presenza, attenzione, intenzione.

Alcuni sembrano nati così.

Ma la verità è anche un’altra:

il carisma si costruisce.
È fatto di comportamenti appresi, allenati, ripetuti.

Ecco 10 modi concreti per diventare più carismatico.

1. Prima di riceveredai

Non partire da:

  • “Cosa ci guadagno?”

Parti da:

“Cosa posso dare?”

L’attenzione.
L’ascolto.
Il tempo.

Il focus non sei tu.
È l’altro.

2. Sii davvero presente

Quando parli con qualcuno:
sii lì. Davvero.

Non a metà.

  • niente telefono
  • niente distrazioni
  • ancor meno mente altrove

Fai sentire l’altra persona… l’unica nella stanza.

È raro?
E proprio per questo… potentissimo.

3. Usa il nome (e usalo bene)

Ogni persona vuole sentirsi unica.

Il nome crea connessione.
Crea riconoscimento.

Crea valore.

E soprattutto:
dimostra rispetto.

4. Fai parlare gli altri

Le persone amano parlare di sé.

E soprattutto… di ciò che amano.

Fai domande.
Ascolta davvero.
Lascia spazio.

Vedrai qualcosa cambiare:
le persone si accendono.

5. Cura il linguaggio del corpo

Il corpo parla.
Sempre.

Prima delle parole.

  • contatto visivo
  • postura aperta
  • presenza stabile

La fiducia si vede.

E il carisma… si sente.

6. Usa il silenzio

Non devi sempre riempire ogni spazio.

Il silenzio:

  • crea profondità
  • aumenta l’attenzione
  • rende più “forte” la tua presenza

Saper ascoltare… è uno dei tratti più attraenti che esistano.

7. Evita negatività e lamentele

Le persone ricordano come le fai sentire.

Se sei sempre:

  • lamentoso
  • critico
  • negativo

verrai evitato.

Non serve essere finti positivi.
Serve essere costruttivi.

8. Riconosci gli altri

Le persone vogliono essere viste.

Apprezzate.
Riconosciute.

Un complimento sincero:

  • costruisce relazione
  • aumenta fiducia
  • lascia il segno

Eppure… è rarissimo.

9. Ascolta più di quanto parli

Le persone carismatiche non monopolizzano.

Ascoltano.
Con attenzione.
Con curiosità.

  • non interrompono
  • non giudicano
  • men che meno parlano sopra

E quando parlano… dicono qualcosa che conta.

10. Ammetti errori (e sorridici sopra)

Errori, gaffe, inciampi.
Capitano.
A tutti.

La differenza?
Come li gestisci.

Se sai riderci sopra:

  • abbassi le difese
  • crei connessione
  • diventi umano

E questo… è carisma.

Il carisma non è una tecnica.
È un atteggiamento.

È attenzione reale verso gli altri.

Energia che metti nella relazione.

Le persone carismatiche non cercano di brillare.
Fanno brillare gli altri.

E proprio per questo…
vengono ricordate.

Il carisma non è ciò che mostri.
È ciò che lasci negli altri.

E spesso nasce da una cosa semplice:
far sentire qualcuno importante.

 

14 segnali che mostrano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale

mentalmente debole

Foto di skeeze da Pixabay

Alcune persone sono semplicemente mentalmente più forti di altre.

Alcune raggiungono i loro obiettivi.
Sono volitive.
Determinate.

La persona mentalmente debole si lamenta costantemente
e trova sempre scuse per non alzare un dito e dire:
questa cosa non mi sta bene, ora la cambio.

Preferisce piangersi addosso

Sentirsi vittima.

La forza mentale è essenziale per affrontare:

  • una situazione difficile
  • un momento complesso
  • capo o un collega ostico
  • lavoro che non ci piace
  • una relazione che ci ruba energia

Rompere gli schemi, cambiare direzione, raggiungere obiettivi
non è facile.

Ci vogliono:
tempo.
fatica.
costanza.

Qualunque sia la sfida,
devi tirare fuori grinta, carattere e determinazione.

Anche al tuo livello — grande o piccolo che sia, poco importa.

Ecco 14 segnali che indicano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale.

1. Una critica ti rovina la giornata

Ti offendi per una battuta?
Fai fatica a sorridere dei tuoi difetti?

Se sei mentalmente debole
ti avveleni la giornata per un nonnulla,
ti prendi sempre troppo sul serio
e vivi il dissenso come un attacco personale.

Così, pur cercando l’approvazione degli altri,
eviti il confronto
e i rapporti diventano rigidi, formali, freddi.

2. Hai frequenti crolli emotivi

Ci sono giorni in cui basta poco per sprofondare.

Non riesci ad affrontare nulla
e impieghi molto tempo a riprenderti —
tempo durante il quale i problemi crescono.

Quando sei vittima di continui sbalzi emotivi
è difficile restare lucidi e centrati.

Nel mio libro Autorevolezza spiego perché
imparare a gestire le emozioni è una competenza chiave.

3. Non sai dire NO

Dire NO è difficile.
Dire SÌ senza convinzione è molto peggio.

Chi è mentalmente debole evita il conflitto per paura,
finisce per peggiorarlo.

Se non metti limiti:

  • perdi credibilità
  • perdi fiducia
  • paghi in autorevolezza

Se sei un leader, questo è ancora più evidente.

A lungo andare, non saper dire NO
diventa frustrante
e mina autostima e motivazione.

4. Hai familiarità con la mediocrità

Ti accontenti.
Non lotti abbastanza.
Ti sei abituato.

Hai fatto “amicizia” con la mediocrità.
La coccoli.
La giustifichi.

Vai a letto tranquillo.
Comodo.

Ma allora non lamentarti.
Perché molte scelte — in fondo — sono tue.

5. Sei drammatico e pessimista

Vedi segnali ovunque che ti invitano a fermarti.

Ti racconti che la vita è stata particolarmente crudele con te.

È facile essere pessimisti.
Comodo.

È la scusa perfetta per non iniziare nulla
e per non sbagliare mai.

6. Ti lamenti spesso

Un imprevisto non è la fine del mondo.

Le persone mentalmente forti
accettano che la vita alterni alti e bassi,

Si assumono responsabilità
e cercano soluzioni.

Raramente le sentirai piagnucolare.

7. Hai paura del cambiamento

La routine ti rassicura?
Eviti di uscire dalla zona di comfort?

Il cambiamento è inevitabile.
Ciò che conta è come lo affronti.

Le persone mentalmente forti
sono flessibili, aperte
e accolgono il cambiamento.

8. Procrastini spesso

Indugio e pigrizia
sono segnali chiari di debolezza mentale.

Tutti abbiamo momenti di stanchezza.

Ma quando diventano abitudine, bisogna intervenire.

9. Dai la colpa agli altri

Accusare gli altri protegge l’ego
ma indebolisce la forza mentale.

Solo tu puoi portare il successo nella tua vita.
Accettare la responsabilità è un atto di forza.

10. Non fai ciò che dici

“Nessuno promette tanto quanto chi non manterrà.”

Francisco de Quevedo

Le parole contano.
Ma contano ancora di più le azioni.

La coerenza costruisce forza mentale.
L’incoerenza la distrugge.

11. Hai paura del confronto

Allenarti senza mai metterti alla prova
non ti renderà mai forte.

Prima o poi … devi scendere in campo.

Il momento “giusto” non arriva.
Si crea.

12. Non accetti la realtà

Negare la realtà blocca il cambiamento.

Accettarla — anche quando è dolorosa —
è il primo passo per trasformarla.

13. Sei terrorizzato dal fallimento

Il fallimento insegna.
Corregge.
Rafforza.

Le persone di successo non evitano le cadute.
Imparano a rialzarsi.

14. Getti la spugna facilmente

Ecco uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.

Il successo non è rapido.
Non è facile.
Ancor meno immediato.

Richiede tempo.
E perseveranza.

Allenati con piccole vittorie.
Completa ciò che inizi.
Anche quando sei stanco.

Se dentro di te hai deciso che non mollerai,
non lo farai.

La tua voce, il tuo sguardo, la tua presenza parlano più delle parole.

Il percorso
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
e fatto proprio per trasmettere leadership autentica.

In definitiva …

La forza mentale non è un talento riservato a pochi.

È una scelta quotidiana.

Ogni giorno puoi allenarla
oppure indebolirla.

La differenza non la fa ciò che ti accade,
ma come scegli di reagire.

8 cose da ricordare quando nessuno ti dà il suo supporto

nessuno ti aiuta

Ehi non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me!

Ok? Se hai un sogno tu, lo devi proteggere.

Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non lo sai fare.

Se hai un sogno inseguilo.
Punto!

Chris Gardner (Will Smith)
Dal film “La ricerca della felicità” di Gabriele Muccino

Confidare a qualcuno
(tua moglie o tuo marito,
un amico caro,
un collega,
tua sorella)

che desideri avviare un e-business,
accettare una nuova proposta lavorativa,
fare il personal coach,
proporti per uno scatto di responsabilità,

lasciare un lavoro “sicuro”
per lanciare la start up che sogni da anni…

oppure semplicemente …

esprimere te stesso,
fare arte,
costruire una famiglia,
trasferirti in un’altra città
dall’altra parte del mondo…

può innescare qualcosa di inatteso.

Sguardi vuoti.
Reazioni neutre.
Parole di circostanza.

O peggio:
repliche negative accompagnate da quello sguardo sfiduciato
di chi è già convinto
che non ce la farai.

Che non riuscirai …

Ti aspettavi più sostegno.
Più incoraggiamento.

E invece ti senti non ascoltato,
incompreso,
criticato.

Persino deriso.

Ti aspettavi di più. Dì la verità.

Anch’io.

E invece… poco o nulla.

Nessuno ti aiuta.
Reazioni fredde.
Supporto minimo.
Frasi fatte.

Il rumore del silenzio intorno
è difficile da digerire.

Per quanto vorremmo che amici e parenti sostenessero
sogni, speranze e obiettivi,
a volte è meglio…
tacere.

Stare zitti.
Tenersi tutto dentro.

Quando guardi intorno a te
in cerca di una stampella
e non trovi nessuno,
è dura.

Durissima.
Demoralizzante.

Se non ti è mai capitato,
non puoi capirlo davvero.

Senza sostegno, il dubbio prende il comando

Quando nessuno ti aiuta,
le paure che già abitano la tua mente
diventano dominanti.

Insormontabili.

Potrei dirti:

  • “Non ti preoccupare, chi se ne frega di cosa pensano gli altri”.

Ma non basta.

Se non sei nello stato mentale giusto,
queste frasi – anche dette in buona fede –
scivolano via.

In teoria è semplice.
In pratica, no.

Ecco 8 cose da ricordare
quando nessuno ti aiuta
e le reazioni (o le non-reazioni) degli altri
rischiano di spegnere il tuo entusiasmo.

Prima ancora di iniziare!

1. La tua passione viene prima

Il punto non è se gli altri ti sostengono o no.
Il punto è non ritrovarti un giorno a pensare:

  • “Se solo avessi avuto il coraggio di provarci…”

Il punto non è rendere felici gli altri.
È non tradire te stesso.

Segui ciò che senti.
Non vivere all’altezza delle aspettative altrui.

Concentrati su chi devi essere
e cosa devi fare.

Riguarda te.
Solo te.

2. La vita è una sola

È scoraggiante non sentirsi incoraggiati.
Ma la vita è breve.

Vuoi davvero rinunciare a ciò che senti giusto
per colpa delle paure degli altri?

Anche da solo
puoi fare la differenza.

3. Chi non ti sostiene è spesso più insicuro di te

A volte è cattiveria.
A volte è ignoranza.
Molto spesso è paura.

Le persone riversano su di te
le loro insicurezze.

La loro paura dell’ignoto.

“Quando le persone non sanno fare qualcosa,
ti diranno che non puoi farla nemmeno tu.”

Il problema non è tuo.

È loro.

4. Ognuno ha un “buon” motivo per non aiutarti

C’è chi vuole proteggerti.
Chi teme il cambiamento.
C’è chi ha paura per-i-soldi.

Chi non vuole vederti emergere.
Chi spera tu fallisca per dire “te l’avevo detto”.

Capire questo aiuta a non prenderla sul personale.

5. Non puoi piacere a tutti

È impossibile.
E va bene così.

Lavora su di te.
Resta focalizzato.

Non distrarti.

6. Si può riuscire anche senza sostegno

Molte persone di successo
hanno scelto la strada più incerta.

Non lasciare che il pessimismo altrui
diventi la tua verità.

Credi in te.
E lavora sodo.

7. Ascolta anche gli scettici (con intelligenza)

La paura non è il nemico.
È un segnale.

Usala per riflettere,
non per bloccarti.

Il coraggio non è assenza di paura,
è agire nonostante la paura.

8. Non fare le cose solo per dimostrare qualcosa

Dimostrare che avevi ragione
può dare soddisfazione.

Ma vivere per smentire qualcuno
è una trappola.

Fai le cose perché le vuoi.
Non per rivalsa.

In finale

Quando senti una chiamata interiore,
proteggila.

Non tutti capiranno.
Non tutti ti sosterranno.

Ma le tue aspirazioni
appartengono a te.

E solo a te.

Detto questo,
ti consiglio la lettura del mio post,
che mette in guardia dai facili entusiasmi.

Di come la realtà è molto più complessa.
Come se bastasse solo volerlo …

Faccia a faccia con la persona più difficile da gestire

persona difficile da gestire

Un grande talento.
Abbiamo tutti (chi più chi meno) un vero e proprio talento per vedere come-e-quanto gli altri avrebbero bisogno di cambiare.

L’ho scritto, evidenziato, sottolineato nei miei libri … cambiare gli altri ci sembra l’opzione più semplice, l’alternativa più attuabile, la scelta più comoda,
molto più che cambiare noi stessi.

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La volontà di correggere gli altri ci “rende ciechi” su noi stessi

Siamo molto (anzi troppo) “preoccupati” per i nostri collaboratori.
Il focus è solo e sempre su di loro.

Su cosa non va, su cosa è da migliorare, su cosa è da cambiare.

Spesso come dirigenti e manager falliamo perché siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti. Tranne che per noi.

Insistendo sul cambiamento (degli altri) imbocchiamo una strada ostica che porta inevitabilmente a seri problemi di rapporto con il team con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati, bruciori di stomaco … e turnover del personale.

La verità è che …. abbiamo bisogno di “girare la telecamera”.
E puntarla su di noi.
E guardarci dentro.

È più facile criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

Arrivare a essere cosciente di essere al centro di tutte le nostre complicazioni, le frustrazioni e i fallimenti è una buona base di partenza.

La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … siamo noi!

Il nemico è facile da identificare.
L’abbiamo in casa”.

 


 

Ogni volta che ti guardi allo specchio, incroci lo sguardo con la persona difficile da gestire che tu abbia mai incontrato.

Quella più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico.

La persona che non ti concede il minimo sbaglio.
Quella più inflessibile.

La persona che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige,
lo pretende,
lo reclama negli altri.

Faccia a faccia con la persona difficile da gestire

Quando ti guardi che cosa vedi?
Una persona audace, frustrata, ottimista, spocchiosa, permalosa, fragile o autorevole?

Ti sei mai chiesto se il tuo team sia mai stato “conquistato” dalla tua figura di leader?
I tuoi collaboratori si sentono gratificati di lavorare con un leader come te?
Sai essere sempre motivante nel comportamento e nelle parole?

Domande scomode, “faticose”.

Ma anche stimolanti.
Invitanti. Potenzianti.

 


 

Pensa più a cambiare te stesso e meno a cambiare gli altri

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare come leader.
La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.

Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Quello che fai determina il tuo destino

Forse hai bisogno di maggiori informazioni riguardo il coaching?

Oppure ne hai solo sentito “parlare” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno. Contattami.

Pentito di aver accettato maggiori responsabilità? 7 cose da ricordare

maggiori responsabilità

Sei veramente bravo in quello che fai.
Quindi non è una sorpresa che hai il desiderio di affrontare cose più grandi.

Un progetto più grande. Un mandato più ampio.
Il team più grande.

È stimolante, invitante, interessante e remunerativo.

Maggiori responsabilità. Fantastico? Uhm!

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Adesso le responsabilità in più ti pesano sul groppone e ti fanno vacillare sotto il peso di queste nuove incombenze?

Non te l’eri immaginato così, dì la verità?
Non ci avevi pensato?

Hai calcolato male il rovescio della medaglia?

Ti sei concentrato solo su un lato (quello piacevole).
Adesso ti senti impreparato e disorientato.

Maggiori responsabilità, più pressione, più stress, critiche dal personale e dai capi, più (e sempre più complessi) problemi da risolvere, più persone da gestire, top manager o titolare da accontentare.
Più di tutto.
Troppo di tutto.

Se trovi le tue nuove responsabilità troppo pesanti, e ti sei pentito di aver chiesto-di-più, ecco 7 cose da tenere a mente per non annegare in un mare di rammarico e pentimento:

 


 

1. Accetta il prezzo da pagare

Prima di accettare le nuove responsabilità eri concentrato solo sugli aspetti piacevoli del nuovo ruolo.
E adesso?
Sei focalizzato solo su quelli spiacevoli e sgradevoli.

Pentito di aver accettato maggiori responsabilità? 7 cose da ricordare

Prima consapevolizzi che devi pagare il prezzo e accettare le difficoltà … meglio è!

Soffermarsi e indugiare troppo su dubbi e timori può influenzare il tuo presente e rovinare il tuo futuro.
Passa oltre prima di restare intrappolato.

2. Maggiori responsabilità vuol dire più pressione

Avere responsabilità non è facile.
Avere responsabilità non è per tutti.

Serve tenacia.
Occorre sacrificio.
Dedizione, coraggio, rischio.

Avere più responsabilità non è semplice.
Chi non le ha, non lo sa.

 


 

3. Chiedere aiuto non significa mostrare debolezza

Immagini i tuoi colleghi sogghignare o il tuo capo scuotere la testa con il classico: “Te l’avevo detto”?

Il timore di chiedere aiuto è di solito basato sulla paura di non “essere all’altezza”.

Chiedere aiuto non è debolezza. È forza. Saggezza.
È riconoscere che se non si trova una stampella … si rischia di cadere.

In questo frangente, chiedere-aiuto è (senza dubbio) la scelta migliore, più audace e più brillante che tu possa fare.

 
COLLOQUIO DI SUCCESSO scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

4. Non concentrarti sul giudizio delle persone

La gente ti giudicherà, comunque.
Questo è un fatto. È così che funziona.

Anche se sei il più bravo e il migliore. Anzi, proprio perché sei il più bravo e il migliore.

I collaboratori giudicano il loro capo. Il team leader giudica i collaboratori.
I team giudicano le decisioni prese a un livello più alto.

Non prendere decisioni in base a come la gente ti potrebbe giudicare.

5. Il disagio che senti è collegato al “nuovo”

Ti stai lanciando in “qualcosa” di nuovo?
Un nuovo lavoro, un nuovo ruolo, maggiori responsabilità?
Ecco … arriva il disagio.

Irrequietezza, disagio, stomaco in tilt, tensione muscolare, sonno turbolento.

Calma! Va tutto bene. È solo insicurezza.
Incertezza perché non sai cosa accadrà.
Come andrà a finire.

Quando senti questa sensazione, dì a te stesso:
“Calma. Va tutto bene.
È nuovo”.

6. Non farti bloccare dalla paura

La paura può diventare prudenza, accortezza e riflessione.
E questo (spesso) può essere un bene.
Può evitare capitomboli.

Ma se non decidi mai, speri che il problema si risolva da solo oppure sei frenato dalla paura di sbagliare (o di venir giudicato dagli altri) … questo è veramente il peggiore degli errori che tu possa fare!

Decidere, anche sbagliando, è comunque sempre meglio che non decidere.
Le persone che non commettono errori generalmente non fanno nulla.

7. Sei tu l’attore della tua vita

Non è che stai reagendo, alle nuove responsabilità, in modo eccessivo?
Non è che (forse) stai ingrandendo, amplificando, esagerando?

In fondo, sei sempre tu che scegli come vanno le cose.

Se senti la pressione delle maggiori responsabilità hai sempre l’opportunità di …

  • Identificare persone con abilità specifiche che potrebbero tornarti utile;
  • Chiedere il supporto di un collega o di un manager;
  • Riformulare le aspettative (su di te e sui tuoi risultati) in modo più realistico per diminuire la pressione;
  • Chiedere il supporto di un mentore o un coach;
  • Delegare maggiormente verso il basso o verso l’alto;
  • Comunicare con chiarezza i rischi e le perplessità;
  • … puoi anche scegliere di non farti prendere dal panico.

La chiave per assumere maggiori responsabilità (senza farsi prendere dall’angoscia) è avere fiducia nel processo, non nel risultato.

Sei un giovane leader e hai bisogno di un supporto personalizzato?
Hai solo sentito “parlare” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?

Approfondisci con il coaching per giovani leader.

Un segreto per aumentare il tuo carisma

carisma

Sei a corto di argomenti durante la pausa pranzo?
Hai sempre bisogno di “essere su di giri” quando parli con le persone?
Se non parli, pensi che gli altri ti trovino noioso o soporifero?

Beh, non sei solo.
La maggior parte delle persone si sente (almeno un po’) a disagio con il silenzio. Il silenzio è spesso percepito come imbarazzante e scomodo.
Tutti (istintivamente) vogliono riempire lo spazio vuoto.

Essere loquaci e “brillanti” sono qualità molto apprezzate in una persona (almeno nella nostra cultura occidentale) e allora tutti pronti a …
parlare, straparlare, farneticare per riempire questo vuoto … con il grosso rischio di diventare logorroici, prolissi, ciarlieri, megalomani, esibizionisti.

Il silenzio è un’arma a doppio taglio

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Può ferire o può guarire.
Invitare o allontanare.
Può uccidere o può far rinascere.
Può essere un dono o un veleno.

Ecco 7 fattori perché il silenzio può diventare un tuo “alleato” e aumentare il tuo carisma:

1. Parlare è solo la metà del processo di comunicazione

L’altra metà del processo di comunicazione è l’ascolto.
Con il suo alleato preferito, il silenzio.

Le parole non esisterebbero senza il silenzio, che fa loro da sfondo.

Il silenzio è potente.
È un elemento importante di comunicazione che troppo spesso viene ignorato.

2. Il silenzio è una parte normale della comunicazione

Non c’è niente di sbagliato (anzi) se fai una pausa nella conversazione.

Il silenzio è solo una parte “normale” della comunicazione.
È un comportamento (non verbale) che se usato correttamente può avere un significativo effetto positivo sul tuo modo di comunicare.

I messaggi non verbali (il contatto visivo, postura dritta e rilassata, ecc.) rappresentano la fetta più grande della torta di comunicazione, rispetto le parole che utilizziamo.

3. Le grandi figure della storia hanno “usato” il silenzio

Spesso crediamo che i migliori leader, artisti e imprenditori siano anche persone estroverse.
 


 

Secondo Susan Cain e il suo libro “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare” evidenzia come alcuni tra le migliori menti della storia sono state definite introverse (persone tranquille, silenziose che preferiscono ascoltare piuttosto che parlare) tra cui Einstein, Chopin, Lincoln e Darwin e molti altri sono state persone di carisma e in grado di cambiare il mondo.

Queste figure così importanti non avevano paura del silenzio, anzi lo usavano spesso a proprio vantaggio.

Quindi non aver paura del silenzio o di non essere “brillante”.
Sei in buona compagnia!

4. Se non hai niente da dire, taci

Se non sai cosa dire o come dirlo.
Non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Oppure (ancora) non riesci a esprimere un concetto in modo diverso secondo le situazioni e le persone.

Se (ancora) non riesci a pesare, selezionare, scegliere al meglio le tue parole.
Se rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

Forse.
È meglio tacere.
È meglio il silenzio.

5. Il silenzio aiuterà i tuoi rapporti

Chi riesce a stare in silenzio e ascoltare possiede carisma e (spesso) ha relazioni più forti e duraturi.

Se sai ascoltare gli altri vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Ascoltando, dimostri un vero interesse per l’opinione degli altri. Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Non credere che solo perché sei il capo, il responsabile, il leader hai il diritto di parlare più di altri.
Più fai silenzio, più ascolti, più grande sarà il tuo carisma, la tua influenza, il tuo potere.
Parla meno, ascolta di più.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

6. Il silenzio aumenta il tuo carisma e ti renderà anche dannatamente attraente

Infatti, secondo un recente sondaggio di su ciò che rende attraente una persona, la maggioranza degli intervistati ha convenuto che la capacità di stare in silenzio e ascoltare è il tratto più attraente che cercano in un partner.

Non è difficile capire perché un buon ascoltatore è così desiderato.
Tutti vogliono essere ascoltati, perché aiuta a sentirsi apprezzati e valorizzati per quello che si è.

Così la prossima volta che ti troverai in difficoltà in una conversazione, fai un passo indietro e ricorda l’attrattiva del silenzio.

A proposito (riprendendo la domanda di inizio articolo) …
se pensi che gli altri ti trovino noioso o soporifero se non parli … devi riconoscere che monotono e barboso lo sei come persona … non certo perché parli poco.

7. Il silenzio è efficace anche in ambiente professionale

Il silenzio
è fonte di grande forza.

Lao Tzu

Imparare ad apprezzare il silenzio e usarlo strategicamente a proprio vantaggio può essere molto efficace anche in ambiente professionale.

Per esempio se smetti di parlare e ascolti in silenzio probabilmente …
un tuo collaboratore o collega condividerà maggiori informazioni, il tuo interlocutore sbloccherà una trattativa in stallo, darai maggiore enfasi dopo che avrai detto qualcosa di potente, aiuterà gli altri a ricordare e riflettere meglio, servirà a calmare gli animi, a “rispondere” a un attacco verbale, mostrare il tuo autocontrollo e la tua autorevolezza.

Quando si utilizza il silenzio strategico, le tue parole hanno un impatto maggiore e tu sarai percepito come un leader efficace e determinato.

La conclusione nelle parole di Mark Twain

La parola giusta può essere efficace,
ma nessuna parola è mai stata efficace come una pausa al momento giusto
.”

Prima di essere un grande leader devi essere un grande Uomo

grande leader

O una grande donna.

Tanti pensano di essere leader.
La maggior parte ne è ancora lontano.

Prima di essere un grande leader devi essere una grande persona.
Possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”
Wolf J. Rinke

Avere PERSEVERANZA

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La perseveranza è un tratto comune tra i grandi leader.
È resistenza contro le difficoltà, gli ostacoli e lo scoraggiamento.

Una persona deve essere perseverante per condurre (con successo) un team di dipendenti, collaboratori o colleghi al raggiungimento degli obiettivi.

La perseveranza si sviluppa solo attraverso le prove.
Prove difficili.
I leader migliori sopportano le prove e si rafforzano.
Non si arrendono mai.

Avere INTEGRITA’

È la scelta del “giusto”.

Coerenza tra le azioni, i valori, i metodi, i principi e i risultati.
Integrità è fare delle scelte a prescindere le conseguenze.
Fare la cosa giusta a prescindere le circostanze.

È più che essere onesti.
Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza morale.

L’integrità è uno dei migliori attributi di un grande leader.
L’integrità rende l’Uomo affidabile, attendibile e incrollabile.
 


 

Trasmettere FIDUCIA

Molte persone confondono la fiducia con arroganza ed egocentrismo.

La fiducia è essere sicuro di sé e consapevole.
L’Uomo fiducioso ha fede nelle sue capacità e nelle sue conoscenze.
Non ha bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere.

Guadagna la fiducia della gente con la sua forza interiore.
Quando entra nella stanza, tutti ne prendono atto.

Possedere Autocontrollo

Le tentazioni e le lusinghe sono tante e dietro ogni angolo.
Saper domare i desideri, trovare il modo di gestire le emozioni e gli impulsi, incanalare quell’energia in attività positive non è cosa facile.
E non è da tutti.

Essere esigenti, appassionati e impazienti è parte di una leadership efficace.
Non essere in grado di contenere se stessi, farsi travolgere, agire con stress e irritabilità (come un bambino che fa i capricci) può avere effetti devastanti.
Non passa mese senza che un personaggio famoso non sia stato distrutto da sesso, denaro, successo, droga.

Troppe persone mancano di autocontrollo, che è il fondamento di una vita virtuosa.
I leader eccezionali mantengono calma e lucidità anche sotto forte stress o durante una crisi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Dare prova di Coraggio

Il coraggio è la prima virtù
e rende possibili tutte le altre.

La leadership richiede coraggio.
L’innovazione richiede coraggio.
Fare ciò che è giusto (anche se può essere impopolare) richiede coraggio.

La paura non deve controllare la nostra vita.
Il grande leader prende posizione di fronte alle avversità.
A prescindere le circostanze.

Un grande leader conosce la vera Umiltà

L’umiltà indica che ci siamo liberati dal veleno dell’egocentrismo.

Eppure umiltà è spesso (erroneamente) fraintesa con remissività, debolezza e influenzabilità.

Sempre più ricerche identificano i migliori leader quelle persone che stanno dietro le quinte e che guidano i loro dipendenti o collaboratori grazie ad un approccio … silenzioso, fatto di ascolto, trasparenza, conoscenza dei propri limiti, apprezzamento dei punti di forza dei dipendenti, ricerca di feedback e concentrandosi sulle esigenze degli altri.

Il leader “umile” contribuisce in modo molto efficace al coinvolgimento e alla crescita professionale dei suoi collaboratori.

La vera leadership deve beneficiare i seguaci
non arricchire i leader.

John C. Maxwell

Se non ce la fai, devi essere più aggressivo

aggressivo
Vorremmo tutti averne di più.

A volte ci riesce.

Altre volte…

ci sentiamo frenati
bloccati
trattenuti.

E quando non agiamo?

Ci pentiamo.

Per non aver osato.
Per non aver rischiato.
Non essere stati all’altezza.

La sana aggressività

Chiamiamola così.

Quella spinta che ti porta ad agire,
invece di:

  • rimuginare
  • aspettare
  • pensarci troppo

Mentre… magari…
l’occasione passa.

Non devi snaturarti

Solo migliorarti.

Molti pensano:

  • “Non sono una persona grintosa.”

E quindi?

  • “Non lo sarò mai.”

Errore.

Essere aggressivi ≠ essere aggressivi (davvero)

Che cosa immagini?

  • rabbia
  • nervosismo
  • reazioni impulsive

No.

Non è questo.

Esiste una sana aggressività

È naturale.
È umana.

Ti permette di:

  • affrontare difficoltà
  • reagire
  • prendere iniziativa

senza distruggere relazioni.

Il problema non è l’aggressività

È non conoscerla.

Se la reprimi:

  • si accumula
  • si deforma
  • esplode

nel momento peggiore.

E nel modo peggiore.

L’eccesso opposto? Peggio.

Troppa calma.
Troppa gentilezza.
Eccessiva “educazione”.

Diventi arrendevole.

E qualcuno…
se ne approfitta.

La sana aggressività serve a:

  • mettere limiti
  • dire “no”
  • difenderti
  • affermare chi sei

Serve per dire:

  • “Questo per me non va bene.”

È anche rispetto

Per te stesso.

È la capacità di:

  • pretendere rispetto
  • farti ascoltare
  • sostenere le tue idee

senza alzare la voce.

Non è solo difesa

È anche attacco (quando serve).

Perché se sei sempre:

  • accomodante
  • conciliante
  • “troppo” diplomatico

rischi di essere ignorato.
O peggio.

Sottovalutato.

È energia. Forza vitale.

È quel momento in cui:
ti rialzi.

Dopo un errore.
Dopo una caduta.
Una delusione.

Grinta batte talento (quasi sempre)

Puoi invidiare:

  • il talento
  • l’intelligenza
  • le capacità degli altri

Ma sappi una cosa:
non basta.

Serve:

  • tenacia
  • costanza
  • determinazione

Serve grinta.

E la grinta… si allena

Non è un dono.
È una scelta.

Ogni giorno.

La sana aggressività non è qualcosa da evitare

È qualcosa da:

  • riconoscere
  • capire
  • allenare

Perché senza quella spinta…
resti fermo.

Al palo.

Non si tratta di diventare qualcuno che non sei.

Si tratta di tirare fuori una parte di te
che è già lì.

E usarla bene.
Al momento giusto.

Perché a volte, nella vita e nel lavoro…
non vince il più bravo.

Vince chi osa.

10 strategie per parlare davanti gli altri senza nascondersi

parlare davanti gli altri

Ci sono 2 categorie di oratori: quelli che sono in ansia e quelli che mentono”.
Mark Twain

Che tu sia un manager, un imprenditore, il team leader di un esiguo gruppetto di collaboratori … è normale essere chiamati a “dover parlare” davanti ad un gruppo di persone (il team, i capi, clienti, ecc.) anche per solo pochi minuti.

I motivi possono essere tanti: una nuova procedura di lavoro, una presentazione (di un nuovo collaboratore, di un prodotto, ecc.) una riunione, un rapporto o un resoconto, ecc. … gli esempi non mancano.

Il punto non è cosa dire.
Non sono poche le persone che hanno paura di parlare davanti gli altri (anche poche persone), che si sentono ansiose, nervose, “non abbastanza” e ne sono talmente terrorizzate da “annegare” in un mare di dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

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Non c’è molto da aggiungere.
Se anche tu hai questi timori.
Sai di cosa sto parlando

Vediamo 10 passi per superare la paura di parlare in pubblico senza doversi nascondere:

1. Preparati una scaletta

Anche se il discorso è breve, preparati una scaletta con i punti chiave in modo da seguire un filo logico.

Ne guadagni in semplicità e chiarezza.

Non preparare mai un discorso a memoria.
Non ti farà sentire meno sciolto e impacciato e poi se … se dimentichi qualcosa, vai in tilt!

2. Ammetti il nervosismo

Scherzarci su.
È il modo migliore per scaricare la tensione.
Ammetti che sei un po’ nervoso di parlare davanti al tuo pubblico.

Dopo la tua ammissione, ti sentirai più rilassato … nessuno pretende da te una presentazione o un discorso epocale, imperdibile … irrinunciabile.

 


 

Immagina la loro sorpresa quando avrai fatto la presentazione davvero ottimo nonostante il tuo nervosismo dichiarato.

Quando scherzi o ammetti il tuo nervosismo, non cercare di impietosire, di intenerire o di entrare nelle “grazie” di chi ascolta.

Per Chi-ti-è-amico non è importante, per Chi-non-ti-ama non servirà lo stesso a salvarti da critiche pungenti.

3. Non si tratta di te ma del contenuto

Non prenderla sul personale.
Stai mettendo l’attenzione troppo su te stesso, piuttosto che sul tuo pubblico.
La tua persona non c’entra.
Le persone ascoltano solo “quello che hai da dire”.

Salvo che tu non sia un VIP, una celebrità, un’autorità, le persone sono concentrate solo sui tuoi contenuti.
Non sono interessate a te come persona.

Ricordi la ragione del tuo discorso?
Devi spiegare, ispirare o intrattenere (o una combinazione dei tre)?
Bene, dai alla persone quello che si aspettano da te.

4. Stringere le mani prima di parlare

Prima di parlare potrebbe avere un effetto “calmante” salutare il tuo “pubblico” … presentarti, sorridere, ringraziare, stringere le mani.

Il contatto umano è un modo di “umanizzare” il pubblico e renderlo meno “minaccioso”.

5. Non cercare la perfezione

Essere autoironico sulle proprie gaffe suscita simpatia.
Quando ridi di te stesso, le persone ridono con te.

Non c’è niente di sbagliato nel dire “Ho dimenticato, dove sono rimasto …“.
Qualcuno del pubblico probabilmente te lo ricorderà delicatamente.

Anche i VIP, le celebrità fanno errori.
Quando lo fanno, spesso fa notizia.

Nessuno si ricorderà dei tuoi errori.
(sei un po’ deluso, di la verità?)
Quindi rilassati, non cercare la perfezione e segui il flusso.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

6. Il pubblico è costituito da persone come te

Parlare davanti gli altri significa consapevolizzare che gli spettatori sono essenzialmente solo persone (esattamente come te), molti delle quali soffrono la stessa paura di parlare in pubblico.

Applaudi te stesso per aver il coraggio di affrontare questa paura.

7. Non essere troppo severo con te stesso

Noi siamo i nostri peggiori critici.
Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti.
Vacci piano!
Le nostre valutazioni sono molto lontane dalle valutazioni degli altri.

Riconosci che ti stai imbarcando in un’esperienza per te difficile e che stai dando il meglio.
Non chiedere a te stesso più di quanto puoi (realisticamente) dare.
Basta essere te stesso e sarai (davvero) brillante.

Ricorda che, anche alcuni grandi oratori del passato Churchill, J.F. Kennedy e Margaret Thatcher avevano ammesso di temere di parlare davanti gli altri.

8. La tua passione è la tua alleata

Se stai parlando a un gruppo di persone (grande o piccolo che sia) significa che hai qualcosa d’importante da condividere.
È la prova che qualcuno è interessato a te e alla tua esperienza.

Lascia che la tua passione e la tua competenza sia la forza trainante.

Qualsiasi pubblico (anche solo 2 persone) è un onore e un privilegio.
Alla fine sarà (sempre e comunque) gratificante.

9. Investi in supporti visivi

Se non ami parlare davanti gli altri e gli occhi “addosso”, una presentazione con slide PowerPoint distoglierà l’attenzione delle persone da te.

Gran parte del tempo, i loro occhi non saranno su di te.
Si perde in personalizzazione e fascino ma ti toglie tanta tanta pressione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

10. Parla a una persona alla volta

La gente, può essere paralizzante.
Solo guardando le persone … loro che guardano te … tutti in silenzio, solo per sentirti parlare, basta a far gelare il sangue e chiederti “ma chi me l’ha fatto fare”.

Per ovviare a questo, non ti resta che parlare ad una sola persona alla volta.
Scegli qualcuno del tuo pubblico e dedica a lui/lei tutta la tua presentazione.
Comportati con lui/lei come se stessi chiacchierando al bar davanti un caffè.

Parlare davanti gli altri? Prova a divertirti

Prova nuovi modi per migliorare la tua presentazione in pubblico.

Sperimenta un nuovo approccio divertente,
cammina intorno alla sala, invece di stare fermo.

Vedrai che parlare davanti gli altri non è poi così male, dopo tutto.
Parlare in pubblico, infatti, non è solo un dono, ma un’abilità che si impara, basta qualche tecnica ma tanto tanto esercizio.

Se desideri approfondire l’argomento scopri il coaching per autostima e leadership.

10 falsità sull’autostima che devi smetterla di raccontarti, da subito! – 2

miti sull'autostima

Leggi anche la parte 1.

6. Devo prendere grossi rischi

Sbagliato.
Non è importante la dimensione del rischio.

Quello che è rilevante è che ti stai spingendo (sistematicamente) oltre la tua zona di comfort, stai facendo cose che non hai mai fatto e vai incontro (anche se con apprensione) all’ignoto, grande o piccolo che sia, non importa.

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Non devi prendere (necessariamente) grandi rischi.
Comincia in piccolo.
Va benissimo una conversazione con qualcuno di nuovo al lavoro, una richiesta al tuo capo, fermare una persona e fare una chiacchierata.

Più spesso ti “allenerai” a uscire dalla tua zona di comfort, più ti sentirai a tuo agio con i cambiamenti e a quel punto potrai passare a quelle più “rischiose”.

7. Per essere fiducioso devo avere successo

Sbagliato.

È esattamente il contrario.
Se vuoi raggiungere il successo … devi essere fiducioso.

Anche quando stai partendo per la tua avventura.
Devi essere confidente anche quando il successo non l’hai.
Soprattutto quando il successo non l’hai.

La fiducia deve essere la tua “compagna di viaggio” fin dall’inizio della tua strada verso il successo.

Mentre ti sposti verso i tuoi obiettivi, la tua fiducia interiore diventerà sempre più forte.

Se non hai fiducia in te stesso, è probabile che non riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi e i tuoi sogni.

8. Devo saper parlare in pubblico

 


 

Sbagliato.

Non ti deve (necessariamente) piacere parlare in pubblico per essere fiducioso.
Ci sono molte persone sicure che non amano parlare in pubblico.
Non sono pochi personaggi pubblici che non desiderano parlare in pubblico.

Barbara Streisand e Bono Vox degli U2, nonostante fama e una serie numerosa di concerti, hanno dichiarato di non aver superato l’ansia da palcoscenico.

“Ci sono 2 categorie di oratori: quelli che sono in ansia e quelli che mentono”.
Mark Twain

9. Non devo avere paure e incertezze. Mai.

Sbagliato.
Ecco un’altro dei miti sull’autostima da sfatare, subito.

L’insicurezza è parte della vita di tutti i giorni.
Ci sono giorni o periodi della vita in cui siamo pieni di fiducia e ci sentiamo di poter spaccare il mondo. Altri momenti invece, in cui l’unica cosa che proviamo è incertezza, dubbi e timori.

Ogni volta che ci troviamo di fronte l’ignoto, fa parte della natura umana sentirsi un po’ insicuri.

Solo perché abbiamo dei dubbi quando cambiamo lavoro o ci siamo trasferiti in una nuova città, non significa che siamo insicuri.
La chiave è andare avanti comunque, sentirsi a proprio agio nella propria pelle ed essere felici con le scelte fatte nella nostra vita.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

10. La fiducia in se stessi non si può simulare

Sbagliato (almeno parzialmente).

Credo che la fiducia si possa fingere (per un breve periodo o in situazioni circoscritte).

Come spiega Amy Cuddy nel suo discorso TED, quando si adottano posizioni potenti per 2 minuti, si può effettivamente aumentare il livello di testosterone e farci sentire più sicuri, potenti e meno stressati.

In sostanza, ci si può sentire più sicuri, semplicemente cambiando il linguaggio del corpo. Schiena dritta, spalle indietro, petto in fuori, mento leggermente sollevato, un passo deciso e una schietta stretta di mano accompagnata da un bel sorriso … possono fare miracoli!

P.S.
La vera fiducia non si può simulare.
Grazie ad accorgimenti strategici è possibile mascherare l’insicurezza e simulare atteggiamenti di fiducia quando ci sentiamo insicuri o non riusciamo a gestire momenti di vulnerabilità.
Sono solo accortezze strategiche, da non confondere con vera consapevolezze di fiducia.

Le falsità e i miti sull’autostima sono depotenzianti

La fiducia non è qualcosa che puoi decidere di avere oppure no.
Sono in tanti a dare incoraggiamenti tipo:
“Fiducia in se stessi? Facile, Basta essere sicuri”.
“Non ci pensare e buttati”
.

Ma non funziona così.
Per essere sicuro, devi “allenarti a essere sicuro”.
Devi “costruirti” la sicurezza in te stesso.
Serve tempo, fatica e consapevolezza.

L’autostima è come un muscolo e come tale può essere allenato.
La vita è una partita sempre aperta.
Giochiamocela.

10 falsità sull’autostima che devi smetterla di raccontarti, da subito! – 1

autostima

L’autostima.

Tutti la vogliamo.
Tutti la cerchiamo.
Nel lavoro e nella vita.
E ci sembra sempre … di non averne mai abbastanza.

Ci sforziamo, lottiamo, ci sfianchiamo per ottenerla ma sembra sfuggirci, sottrarsi o ancora dileguarsi.
Come un sogno, una visione.

Ci sono ancora tante false idee, miti, bugie, falsità che circondano la fiducia in se stessi.

Le false credenze ti tengono “ancorato a terra”

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E se iniziamo a credere a questi miti, ci può sembrare che la fiducia diventi irraggiungibile o (semplicemente) non “cosa per noi”.

È tempo di scavalcare queste idee sbagliate, andare oltre gli ideali, i luoghi comuni e le “immagini fantasiose” su ciò che significa essere fiducioso, oppure sarà difficile generare un reale cambiamento e raggiungere gli obiettivi che hai impostato per la tua vita.

Se credi di avere le qualità, di essere una persona qualificata e competente ma “non ti senti abbastanza” o sei vittima di credenze depotenzianti, non riuscirai mai a salire verso l’alto perché sei “zavorrato a terra”.

Ecco 10 falsità sull’autostima che devi smetterla di raccontarti, subito – 1:

1. Fiduciosi si nasce

Se vedi qualcuno che trasmette fiducia e autostima non classificarlo come fortunato o predestinato.
Nessuno nasce fiducioso.
L’autostima in se stessi è qualcosa che si sviluppa “attraverso” la vita.

Acquisisci autostima e diventi sicuro di te attraverso il duro lavoro, le circostanze straordinarie e difficili che ti pressano ad andare oltre i tuoi “confini” e ti spingono a fare cose che non avesti mai pensato di essere in grado di fare.

2. Le donne fiduciose sono arroganti e sfrontate

Sbagliato.
Purtroppo, questo è un timore di molte donne.
 


 

Si può mostrare fiducia e sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità, pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità, gestendo team e budget anche importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità: essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente, libera e di potere.

3. Gli uomini sono naturalmente più fiduciosi

Sbagliato.

Non sono poche le mail che ricevo da clienti di sesso maschile che desiderano “lavorare” e potenziare la fiducia personale e la presenza da leader.

Gli uomini soffrono, così come le donne, d’insicurezza e titubanza.
Siamo tutti umani.

4. Per avere autostima devo essere estroverso

Sbagliato.

Essere espansivo e disinvolto non farà di te (necessariamente) una persona sicura.

Essere estroverso significa semplicemente che prediligi prendere la tua energia da fonti esterne.
Potresti essere un estroverso timido.
Oppure un introverso fiducioso.

Non pensare che una persona sia piena di autostima solo perché è brillante, spigliata, spesso è al centro dell’attenzione oppure è la persona più loquace e disinvolta al meeting o party.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Per essere fiducioso devo essere arrogante

Sbagliato.

Sei così sicuro che vantandoti dei tuoi successi apparirai più sicuro agli occhi degli altri?
Essere arrogante e strafottente vuol dire “essere sicuri di sé”?

Essere fiduciosi non vuol dire essere al centro dell’attenzione.
Anche se spesso, quelli che lo sono, sono messi su un piedistallo e sono osannati perché sono riusciti a diventare qualcuno.

Ci sono modi per proiettare la fiducia e l’autorevolezza senza essere arrogante. Le persone sicure di se stesse sono felici e orgogliose di quello che hanno raggiunto nella vita, quindi non hanno bisogno di rassicurazioni e approvazione da parte degli altri.

Continua a leggere la parte 2.