6 semplici spunti per essere uno store manager eccellente

store manager migliore

Foto di Ryan Hyde

Essere un manager è senza dubbio soddisfacente.
Ma può anche essere difficile.
E stressante.

Ogni giorno sei chiamato a trovare il giusto equilibrio
tra cordialità e autorità.
Tra clima positivo
e risultati da raggiungere.

Creare una buona atmosfera di squadra non è un optional:
è ciò che ti permette di centrare obiettivi sempre più ambiziosi.

Come trovare questo equilibrio?

Ecco 6 spunti semplici, ma molto potenti,
che puoi mettere in pratica già da domani.

Tra due settimane sarai uno store manager migliore.

Non ci credi?
Prova.
E guarda cosa succede.

1. Parti appassionato ogni mattina

Appena arrivi nello store o nel centro,
saluta ogni membro del team con un “Buongiorno!” sincero e positivo.

Passa da ciascun collaboratore.
Fai sentire presenza,
partecipazione,
sostegno.

Può sembrare banale, ma non lo è affatto:
molti collaboratori impostano l’intera giornata
dal modo in cui vengono accolti al mattino.

Il buon clima nasce lì.

La vera sfida?
La costanza, soprattutto nei giorni in cui sei stanco,
sotto pressione,
poco motivato.

Allenare il tuo entusiasmo mattutino
è una vera competenza manageriale.

2. Osserva il team mentre lavora con i clienti

Osserva come ogni collaboratore interagisce con i clienti.

Poi trova un momento (anche breve) per un feedback individuale.

Strutturalo così:

  • 3 cose fatte bene
  • 3 cose migliorabili

Sii breve,
specifico,
concreto.

Chiudi sempre ribadendo:

  • la tua fiducia
  • il tuo apprezzamento per l’impegno

Sì, è coaching.
E l’eccellenza di uno store manager passa anche da qui.

3. Passa più tempo in sala vendita

“La leadership è azione,
non posizione.”

Donald H. McGannon

Uno degli errori più frequenti è chiudersi in ufficio.

Col tempo, quelle mura diventano un muro di gomma:
ti allontanano dalla realtà della vendita,
dal tuo team,
dai clienti.

Se definisci standard alti di servizio,
devi essere il primo a incarnarli.

In prima linea.
Davanti.
A dare l’esempio.

4. Affianca il team all’apertura e alla chiusura

Lavorare fianco a fianco nelle fasi di apertura e chiusura
aumenta enormemente il rispetto del team.

So che hai mille cose da fare.
Ma quei momenti valgono oro per la tua leadership.

Appendice ai punti 3 e 4
Domanda classica:
“Ok, ma non ho tempo …
report,
statistiche,
piani,
riunioni…
come faccio?”

Risposta: delega.

Trova 3 compiti semplici che puoi delegare
e inizia da domani.

5. Parla meno e ascolta di più

Lo ripeto spesso perché è fondamentale:
saper ascoltare è la base di una comunicazione efficace.

Ogni collaboratore vuole sentirsi:

  • ascoltato
  • considerato
  • preso sul serio

Chiedi:

  • come migliorerebbe lo store
  • cosa renderebbe il lavoro più fluido
  • cosa può aiutare le vendite

Ascolta davvero.
Poi agisci, mantenendo la tua autonomia decisionale.

Chi ascolta non è debole.
È sicuro di sé.
È leader.

6. Vuoi essere uno store manager migliore? Investi su di te

Investi nella tua formazione.

Libri,
riviste,
aggiornamento continuo.

E soprattutto percorsi di coaching personalizzati,
perché sono mirati, concreti e adattati alle tue reali esigenze.

La crescita del team passa dalla tua crescita.

Ora fermati un attimo.

Da domani, su quale di questi punti metterai più attenzione
per diventare uno store manager migliore?

La leadership non si costruisce con grandi gesti occasionali,
ma con piccole scelte quotidiane,
ripetute nel tempo.

E spesso, la differenza tra uno store che funziona
e uno che arranca…
sei proprio tu!

8 frasi che dovresti dire spesso ai tuoi collaboratori

frasi per motivare il team

Foto di rawpixel

Frasi per motivare il team?

Non siamo abituati a farle.
A porgere complimenti e apprezzamenti ai nostri collaboratori.

Non sappiamo come fare.
Abbiamo paura di sbagliare, di creare favoritismi,
di risultare goffi o persino ridicoli.

Oppure temiamo che, gratificando chi lavora con noi,
“gli diamo troppo potere”,
che “si monti la testa”,
che “si senta migliore di noi”.

E così ci tratteniamo.

Non pronunciamo (quasi) mai frasi per motivare il team.

Che peccato!

Un’enorme occasione persa per diffondere carisma, fiducia e positività.

Sei il leader del tuo team

Il tuo ruolo è chiaro:
trasmettere fiducia e far sentire ogni persona importante.

Un leader che sa comunicare
crea team più forti, collaborativi e responsabili.

La gratificazione è il punto di partenza
per costruire un team solido e propositivo.

Queste frasi — che trovi anche nel mio libro “Autorevolezza”,
ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025

e “Prima volta Leader” — sono semplici, ma potenti.

Usale con sincerità.

1. “Ottimo lavoro, complimenti”

È una frase diretta.
Senza giri di parole.

Nutre l’autostima.
E l’autostima è un bisogno umano fondamentale.

Si alimenta di riconoscimento
e vale più di molte forme di retribuzione.

Riconosci sforzi e risultati.

Far sentire una persona apprezzata
crea un ambiente positivo, motivato, produttivo.

Approfondisci con il mio post .

2. “Mi fido di te”

Condividi responsabilità, informazioni… e successo.

La fiducia è uno dei riconoscimenti più potenti che esistano.

Distribuire responsabilità
equivale a dire: “Credo in te”.

Vedrai la motivazione salire alle stelle.

3. “Tutto bene a casa?”

Prenditi cura delle persone,
non solo dei ruoli
(senza essere papà/mamma/psi ecc.).

Ricorda compleanni.
Nomi dei figli.
Un “Come stai?” detto con sincerità.

Le piccole attenzioni costruiscono grandi relazioni.

Mostra il tuo lato umano
Sarai rispettato anche come persona.

Ogni frase può ispirare… o scoraggiare.
Scegli parole che costruiscono.

4. “Cosa ne pensi?”

Coinvolgi il team.
Non decidere sempre tutto da solo.
Fai domande come:

  • “Questo è il problema, tu come lo risolveresti?”
  • “Qui non stiamo andando bene, cosa faresti?”

Ascolta.
Valuta.
Poi decidi.

Le persone coinvolte
sono sempre le più motivate.

5. “Ti ascolto”

Ascoltare è il cuore della comunicazione efficace.

Le persone vogliono sentirsi
viste,
comprese,
considerate
.

Più percepiscono il tuo interesse autentico,
più cresce la loro disponibilità a collaborare.

Un leader che ascolta
è un leader sicuro di sé.

6. “Come posso aiutarti?”

Sii un supporto concreto.
Chiedi:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Che supporto ti serve?”
  • “Come posso esserti utile?”

Aiuta a rimuovere ostacoli.
Sostieni soprattutto nei momenti difficili.

È lì che si vede la leadership.

7. “Festeggiamo?”

Quando è stata l’ultima volta?

Siamo sempre proiettati sul prossimo obiettivo,
sul prossimo problema.

E dimentichiamo di celebrare.

Ogni successo — anche piccolo —
è un’occasione per creare coesione e alleanza.

Fermati.
Riconosci.
Festeggia.

8. “Grazie”

Sei lettere.
Un valore enorme.

È la frase più semplice…
e spesso la più difficile da dire.

“Grazie” motiva, soprattutto nei momenti duri.

In finale

Queste frasi sono semplici.
Ma hanno un potere enorme.

Usate con sincerità,
creano fiducia,
motivazione,
risultati.

Sono le frasi
che ogni collaboratore vorrebbe sentire
dal proprio leader.

Conflitti, incomprensioni, demotivazione:
prima o poi ogni leader ci passa.

Il percorso di coaching “Motivare il team demotivato
ti aiuta a capire cosa sta davvero accadendo nel gruppo
e a riattivare motivazione e coesione.

La chiave definitiva per motivare i tuoi collaboratori

motivare collaboratori

“Se non dici cosa fare, nessuno muove un dito”
“Fanno solo il loro compitino”
“Non guardano aldilà del loro naso”
“Non sono propositivi”
“Seguono solo il flusso”
“Distratti, molto distratti”
“Lavorano con la testa tra le nuvole”

Che tu sia imprenditore, manager oppure responsabile di un piccolo team,
che il tuo staff sia di 100 o di 1 persona, per raggiungere risultati eccellenti devi prendere consapevolezza della crescita e della motivazione dei tuoi collaboratori.

Il Mercato del Lavoro sta cambiando, (anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni) …
allora deve cambiare anche il modo di approcciare il nostro lavoro e il nostro team.

Il team è la chiave del tuo successo

Infatti quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la carriera.

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Non possiamo più restare legati a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con noi.
Non concentriamoci solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire.

È tempo di diventare leader del nostro team!
E motivare collaboratori.

Mica facile! Dove trovare la motivazione?

Come motivare le persone che lavorano con te?
Ci hai provato più volte a dare una scossa motivazionale ma dopo pochi giorni ti sei ritrovato al punto di partenza.
Non è vero?

L’entusiasmo cala,
non si va oltre il compitino,
i “musi” si allungano,
l’ambiente diventa passivo
e lentamente perdi di vista il tuo obiettivo.

La verità è che la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!)… è (soprattutto) a carico tuo!

 


 

La motivazione del tuo personale passa inevitabilmente da te

Sei tu quello che per primo deve motivarsi,
entusiasmarsi,
ispirarsi,
“allenarsi”
e dopo, solo dopo, la puoi chiedere,
anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

La motivazione del team parte da te

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei, subito e principalmente, su di te!

Se un treno non riesce a salire la china,
è necessario “lavorare” sui vagoni oppure sulla locomotiva?

Sei rimasto un po’ deluso,
dì la verità!

Ti aspettavi una dritta miracolosa, una frase a effetto, una trovata geniale di un coach americano, una tecnica d’avanguardia …
invece ti senti dire che il primo che deve darsi una mossa …
sei tu!

E come se non bastasse …

hai il tempo contato, le vendite “saltate” all’ultimo istante, le “grane” da risolvere,
il target da raggiungere, appuntamenti costantemente rimandati, previsioni in tilt,
un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato e a clienti sempre più esigenti e imprevedibili.

Mi sarebbe piaciuto darti formule magiche, scorciatoie, vie d’uscite,
una soluzione smart che potrebbe risparmiarti quest’altro impegno ma non mi è possibile.

E ti spiego perché …

 
More: scopri il coaching per potenziare la gestione del tuo team
 

Motivare collaboratori e team è impegnativo

Se anche tu hai avuto,
come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che se una persona ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: “Eddai, forza motivati!” non è di grande aiuto.

Se non sei nello stato mentale giusto,
questo tipo di consiglio lascia il tempo che trova.

Come ho scritto nel mio libro sull’autorevolezza. … credi davvero che delle semplici frasi serviranno a scuotere il tuo team? Motivare collaboratori?
Oppure impegnarsi 15 minuti la settimana porterà a scatenare un entusiasmo senza fine nel tuo team?

Motivare è un impegno quotidiano

È un “paziente costruire” giorno per giorno e necessita di tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento,
supportato da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team
se pensi di spronare, coinvolgere e motivare collaboratori con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali …
sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno … la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!

Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, coaching, libri e blog gli ambienti di lavoro veramente motivati o che motivano sono una rarità.

Valuta la tua “capacità di motivare”

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
Ti senti un modello per il tuo team?
Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?
In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione, quella forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

 
More: scopri il coaching per la tua carriera di successo
 

Parti da te stesso!

Carica le tue pile,
motivati al massimo e poi con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te,
vedrai come i tuoi collaboratori, i clienti e i tuoi capi se ne accorgeranno ben presto …
qualcosa si è mosso …
qualcosa di nuovo sta crescendo …
il primo mattone è stato posato!

La chiave per motivare davvero i tuoi collaboratori … sei tu.

Se ti impegni in questo, ti aspettano grandi cose.
Credimi!

Scopri il mio percorso di coaching per team leadership

10 competenze che ogni store manager eccellente dovrebbe potenziare (parte 2)

store manager vincente

Leggi anche la parte 1.

6. Risolvi i conflitti in modo produttivo

Perché è importante nel tuo lavoro di store manager dedicare molta attenzione ai rapporti, contrasti e conflitti nel tuo punto vendita?

I conflitti possono rovinare i rapporti personali, creare un ambiente negativo, ostacolare la produttività, distruggere il lavoro di squadra e causare un calo di fatturato. Il conflitto sul lavoro è naturale e inevitabile ma ci sono tecniche e abilità che possiamo imparare per trasformare conflitti distruttivi in accordi costruttivi.

Ricorda che le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua carriera di store manager e del tuo punto vendita.

7. Dai obiettivi specifici

Motiva al massimo il tuo team dando obiettivi specifici e quantificabili a ogni singolo collaboratore.
 


 

Diventa un supporto attivo e concreto per ognuno di loro. Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi. Aiutali a elaborare un piano d’azione e rimuovere i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino verso i loro obiettivi.

Sostienili e incoraggiali costantemente.

8. Crea rapporti di fiducia e di alleanza

Condividi con il tuo team le responsabilità, i compiti e le informazioni e … il successo.

Condividere è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori. La maggior parte di loro desidera fare un buon lavoro, avere degli obiettivi, condividere le responsabilità e partecipare al successo del punto vendita.

Prendi a cuore gli interessi del tuo staff, i loro problemi personali, aiutali a bilanciare lavoro e vita privata. Anche le piccole attenzioni significano molto per i tuoi collaboratori o dipendenti: i loro compleanni, i nomi dei figli, dire ‘Ciao, come va? ”

Vedrai come la loro motivazione può salire alle stelle!

9. Delega con efficacia

Lo store manager vincente sa allentare un po’ il controllo e delegare con efficacia.

Non disperdere energie preziose. Troppo spesso, quando vuoi seguire ogni dettaglio della gestione del tuo punto vendita, in breve tempo, ti ritrovi stressato e oberato di lavoro, perché stai tentando di fare tutto da solo.

Il risultato è che i dipendenti non si assumono mai responsabilità, si sentono disimpegnati e si demoralizzano. Delegare ti permette di focalizzarti sulle priorità e sulle azioni importanti e di essere sempre dinamico, lucido e propositivo.

Solo perché un tuo collaboratore o dipendente non ha le competenze per portare a termine un compito difficile, non significa che non possa imparare. Rivedi tuoi giudizi per determinare quali sono le competenze necessarie per la formazione del tuo personale e inizia da oggi.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

10. Ascolta di più

Imparare ad ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace. Non dare per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire ciò che l’altro sta dicendo. Ascoltare va oltre il semplice “sentire”: è empatia, è capire il messaggio nel suo giusto contesto.

Il tuo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia. Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti, più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te.

Ascolta i bisogni dei tuoi collaboratori, le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e puoi agisci di conseguenza.

Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Un vero leader!

In definitiva, se vuoi diventare uno store manager vincente, è necessario saper creare entusiasmo nel tuo punto vendita, coinvolgere e motivare i tuoi collaboratori o dipendenti a fare del loro meglio per raggiungere, insieme, grandi obiettivi.

E tu come la pensi?
Quanto spesso festeggi, con tutto il tuo staff, il raggiungimento di un obiettivo importante?

10 competenze che ogni store manager eccellente dovrebbe potenziare (parte 1)

store manager eccellente

La pressione della competitività ti spinge a muoverti più velocemente, produrre maggiori risultati in meno tempo e migliorare la produttività con meno personale.

Le persone e le cose si muovono veloci. I problemi non si possono rinviare, gli errori hanno conseguenze e costi importanti. Sei il manager del tuo punto vendita e sei direttamente coinvolto. Sei in prima linea, sul campo, tra il management (o la proprietà) e il tuo team di vendita, lì nel mezzo, dove la pressione si fa sentire!

Per superare queste sfide dobbiamo sviluppare le nostre doti personali, saper motivare e ispirare i nostri collaboratori a fare del loro meglio per raggiungere grandi obiettivi.

Lo store manager eccellente ha, prima di tutto, grandi competenze con le persone.

1. Crea entusiasmo

Sei allegro? Sai creare entusiasmo nel tuo punto vendita?
Ti senti un modello per il tuo team?
In altre parole, hai una personalità dinamica che ispira gli altri?
 


 

L’entusiasmo è vera passione per il tuo lavoro e sincero interesse per le persone che lavorano con te. I grandi store manager non perdono mai l’occasione di essere gentili e motivanti nel comportamento e nelle parole.

Partiamo appassionati ed entusiasti già da prima mattina!

Saluta ogni componente del tuo staff con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo, dai pacche sulle spalle, fai sentire la tua partecipazione e il tuo sostegno. Fai in modo che sappiano che li consideri la chiave del tuo successo.

Può sembrarti strano ma i tuoi collaboratori, di solito, impostano, la loro intera giornata dal “come li approcci” la mattina. Qualcosa del tipo “Il buongiorno si crea (vede) dal mattino”.

2. Coinvolgi il tuo team

Per diventare uno store manager eccellente, è necessario coinvolgere i tuoi collaboratori o dipendenti nel processo decisionale, incoraggiandoli a suggerire modi nuovi o alternativi di fare meglio le cose.

Piuttosto che decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra.Fai domande stimolanti tipo: “Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?” oppure “Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?”

Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua autonomia di pensiero e di azione.

I collaboratori che contribuiscono con nuove idee si sentono ancora più coinvolti e motivati per il successo del punto vendita.

3. Gratifica i tuoi collaboratori

Le persone vogliono essere tenute nella giusta considerazione. L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi. La gratificazione è il motore che ci spinge a dare il massimo per ottenere risultati sempre migliori.

Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto, i rischi che hanno preso e i risultati che hanno ottenuto crea un ambiente di lavoro positivo, motivato e molto produttivo.

Celebra e festeggia con il tuo team.

Siamo talmente focalizzati sul futuro che raramente ci concediamo una pausa per apprezzare e celebrare i successi nel nostro lavoro. Celebrare ti permette di condividere sensazioni positive e di creare coesione e alleanza con il tuo team.

Ogni occasione (una buona vendita, il raggiungimento del target etc.) deve essere l’opportunità per celebrare con il tuo team.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

4. Reggi l’imprevedibilità del mercato

Vendite “saltate” all’ultimo istante, appuntamenti costantemente rimandati, un continuo e frustrante adattarsi a clienti sempre più imprevedibili “Compro o non compro? Si… anzi no…. ci penso su e poi ripasso… le farò sapere…Lo rendo, non mi piace più…”.

Viviamo in tempi complessi e incerti. Per quanto tu possa organizzare e pianificare, ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi, emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te. Non lamentarti o demoralizzarti, accetta la realtà e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

Diventa più flessibile! Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato! Lascia uno spazio per l’imprevisto.

5. Comunica in modo chiaro le priorità

Tu sai quello che vuoi dai tuoi collaboratori. Ma loro lo sanno?
Di solito, il personale di vendita non sa esattamente che cosa è fondamentale per i loro dirigenti. I dipendenti non possono svolgere bene le loro mansioni se non conoscono le priorità. Quali sono le tue?

La precisione e la pulizia? La soddisfazione del cliente? La vendita a ogni costo? Un servizio a 5 stelle? Essere gentile con i clienti? Qualunque siano le tue priorità, comunicale in modo chiaro e semplice.

Evita di utilizzare un linguaggio dispersivo (pieno di”…un po’…quindi…stavo pensando”…) che potrebbe indebolire il tuo messaggio. Esercitati a trasmettere messaggi sintetici e a utilizzare un linguaggio più incisivo, stimolante e orientato all’azione.

Se un collaboratore non ha soddisfatto il tuo standard, concentrati di più su cosa deve essere fatto per migliorare piuttosto su ciò che non ha funzionato.
Continua a leggere la parte 2.

Come dire no ai collaboratori con più efficacia e meno stress (parte 2)

come dire no

Leggi anche la parte 1.

Come Dire “NO”:

1. Parla in modo deciso e diretto

Usa il “NO” a inizio frase, scuoti la testa per sottolineare il tuo rifiuto.

Guarda negli occhi il tuo interlocutore e sostieni il suo sguardo.
Usa un tono della voce deciso, senza tentennamenti.

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Non dare l’impressione che tu ci possa ripensare altrimenti,
continueranno a insistere.

La tentazione di rispondere nel modo più cortese possibile ti potrebbe far perdere incisività.
Puoi rispondere con un semplice NO in modo diretto ed essere comunque cortese:

  • “Mi dispiace. In questo momento non è possibile”
  • “Preferirei di NO”
  • “NO, ti ringrazio. Grazie per avermelo chiesto”

2. Non dilungarti in scuse o giustificazioni

Così dai l’impressione di sentirti in colpa o di essere insicuro! Dai una spiegazione breve e concisa.

Evita giri di parole e vai direttamente al punto.

La ragione del tuo rifiuto, può anche essere importante ma al tuo collaboratore interessa poco.

Vuole solo sapere se la sua richiesta è accettata o no.
Se parli troppo, potresti anche finire, alla lunga, col dire di sì …
facendo autogol!

3. Fornisci la giusta spiegazione

E’ più facile convincere gli altri quando gli spieghi il perché del tuo rifiuto.
 


 
Un buon espediente è menzionare le priorità del momento per fa capire le tue motivazioni.
Se vuoi essere ancora più convincente, condividi le informazioni con il tuo collaboratore in modo che veda anche lui le precedenze e le priorità.

  • “NO, mi spiace. In questo momento siamo sotto di personale. Guarda tu stesso il piano”
  • “NO, non posso, devo concentrarmi su …”
  • “NO, in questo momento, come saprai, abbiamo la priorità di … “

4. Cerca un’alternativa o una soluzione

Puoi dire “NO” ma proponendo un’alternativa (anche se più modesta oppure più in là nel tempo) dimostri interesse per l’altro e di aver capito l’importanza della sua richiesta.

  • “NO, Sandra non può, è già impegnata. Che ne dici di Roberta? Prova a chiederlo a lei …”
  • “No, ma forse possiamo …”
  • “No, mi spiace! Che ne dici di un paio d’ore settimana prossima?”

A volte ti potrebbe capitare …

… di trovarti davanti ad un collaboratore insistente,
ripeti la risposta e motiva nuovamente il perché del tuo rifiuto, se continua,
spiega esplicitamente che non ne vuoi parlare di nuovo,
non sei obbligato a spiegare ulteriormente le tue ragioni.

Oppure … di ricevere una richiesta da un tuo collaboratore in un momento in cui sei occupato, stressato,
stanco
e non sai dire sì o no immediatamente.

In questo caso, se possibile, chiedi del tempo per riflettere (possono bastare anche pochi minuti!),
in modo da focalizzarti ed evitare pericolosi dietro front (vedi i prossimi esempi) che offuscano la tua immagine di leader.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

Come dire no: 5 errori che dovresti assolutamente evitare

1. Cerchi di convincere del perché del tuo rifiuto

Non mettere la discussione sul piano delle lamentele personali (ti senti stressato, stanco, oberato di lavoro, etc.).

Non devi convincere nessuno; così facendo diventi solo “patetico” e i tuoi collaboratori non ti prenderanno sul serio.

2. Sei troppo disponibile o troppo “molle”

Non parlare con voce sommessa ed esitante,
non riempire le tue motivazioni di “ehm…ehm…” che indeboliscono il tuo messaggio.

3. Interrompi l’altro mentre sta ancora parlando

Dici “NO” troppo velocemente senza aver capito cosa ti è chiesto.
Non aspetti che il tuo collaboratore finisca di parlare perché immagini (forse anche a ragione) dove sta andando a parare e lo blocchi subito.

Questo è un metodo semplice per far sentire gli altri frustrati e non ascoltati.
Impara ad ascoltare i tuoi collaboratori:
è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace.

La comunicazione è il primo passo verso il tuo successo di leader.

4. Prima dici “NO”, poi ci ripensi e dici SI

Se torni indietro facilmente sulle tue decisioni, comunichi ai tuoi collaboratori che non sono tenuti a rispettare le tue decisioni,
perché se insistono un pò, avranno la meglio.

Evita questi pericolosi dietro-front perché le persone potrebbero pensare che sei poco risoluto e le tue risposte siano “trattabili”.

Cambiare idea è naturale e indice di una buona flessibilità mentale.

Le ragioni della tua retromarcia però non devono essere dettate dalla paura del giudizio o dal bisogno di accettazione.

5. Dici “SI”, sapendo già, che poi dirai “NO”

Accetti subito la richiesta, per timore o indecisione, sapendo già che tanto poi gli farai sapere (non di persona ma via mail o tramite qualche collega “messaggero”) che non se ne fa più niente!

Così facendo, dimostri di essere debole,
pauroso e subdolo (uno che non ci mette la faccia) e che sei lontano dall’immagine di quel leader forte e coerente che meritano i tuoi collaboratori.

Se ti stimola l’argomento (come dire no) puoi leggere il mio libro sull’autorevolezza oppure scopri come posso aiutarti a gestire con più efficacia i rapporti, contrasti e conflitti con i tuoi collaboratori o i tuoi colleghi.

Ti è già successo di ricevere, da parte del tuo capo o della tua azienda, un clamoroso dietro front che ti ha letteralmente spiazzato?
Come è stato giustificato? E tu come hai reagito?
Hai appreso come dire no?

Come dire NO ai collaboratori con più efficacia e meno stress (parte 1)

dire no

Faccio sempre un’incredibile fatica a dire “NO” a un mio collaboratore, ho sempre l’impressione di deluderlo o che mi porterà rancore per questo. Non so dire di “NO”, alla fine sono oberata d’impegni e faccio il lavoro anche dei miei collaboratori.
Dico di sì a tutto, penso sia il mio modo di comprarmi l’affetto da parte delle persone e del mio team.

Tania T. – team leader settore telecomunicazioni

La mia difficoltà a dire no mi porta a sganciare la bomba del “NO” secco e scappare via.
Dico NO in modo brusco e senza dare spiegazioni o un’alternativa mi dileguo nel mio ufficio.
Mi rendo conto che è un brutto gesto.
Mi piacerebbe essere diverso, più disponibile e aperto verso i miei collaboratori ma non ci riesco
.”
Sergio S. – junior export manager settore arredamento

Perché devi imparare a dire NO

Iniziamo cosi, subito decisi e diretti al punto.

Se vuoi dirigere i tuoi collaboratori (e anche te stesso) verso l’eccellenza, come leader del tuo team,
non ti puoi permettere di essere troppo tollerante, accondiscendente o “molle”.

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Nel mio libro “Prima volta Leader” ho dedicato un intero capitolo per sottolineare l’importanza di dire no.

Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità, rischi di perdere la fiducia e la stima del tuo personale,
dai un`immagine di leader debole e demotivi tutti i tuoi collaboratori.

Anche se dire “NO” non è facile e mai piacevole, dire “SI”,
senza essere convinto, è molto peggio.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa e approfittare della tua disponibilità (e credimi, lo faranno). A lungo andare diventa frustrante, castrante e perdi autostima e motivazione … con tanti saluti ai buoni risultati!

Questo per spiegarti che dire “NO” è una delle abilità più importanti se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale.

Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”,
sarai sorpreso come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

Perché è difficile dire NO

Non importa quale sia la ragione per cui hai difficoltà a dire “NO” ai tuoi collaboratori …
alla base c’è una preoccupazione comune: la paura delle conseguenze di fronte ad un rifiuto.

È normale preoccuparsi delle conseguenze dei tuoi “NO” ma la tua apprensione non dovrebbe mai impedirti di agire al meglio per gli interessi di tutto il team, della tuo lavoro e anche per te stesso.
 


 

Paura del conflitto

Abbiamo paura che il nostro rifiuto diventi una discussione che potrebbe sfociare in uno scontro o un litigio,
con conseguenze negative sul nostro rapporto lavorativo futuro.

Il tuo collaboratore sarà ancora con te? Ti giudicherà un tiranno o un montato?

Magari ti “rende pane per focaccia” alla prima occasione oppure è uno che risponde a tono e bisogna tirar fuori le unghie.

Meglio dire SI e queste problematiche spariscono di colpo.

Senso di colpa.

Ci sentiamo in colpa, in debito, verso le persone.

Dire di SI sembra il modo migliore per “pagare il nostro debito”.
Abbiamo paura di essere scortesi.

Siamo delle brave persone e vogliamo essere cortesi e disponibili con gli altri.

Dicendo di “NO” abbiamo paura di offendere l’altra persona;
ci potrebbe restare male e portarci rancore in futuro.

Paura del giudizio

Se abbiamo bisogno del giudizio positivo dei nostri collaboratori (alla base c’è la paura del rifiuto e di essere emarginati) dobbiamo soddisfare le loro aspettative;
aspettative che rischiano di diventare via via sempre più impegnative.

Paura di essere esclusi

Abbiamo paura che dicendo spesso di “NO”, il nostro team non ci darà più il suo rispetto,
il suo supporto o il suo affetto…e ci escluderanno dal gruppo.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

Dire NO nel modo giusto

Anche se non hai problemi a dire “NO”, puoi sempre apprendere come utilizzarlo con più efficacia.
Un “NO” troppo brusco, polemico, aggressivo senza spiegazioni o alternative può compromettere un rapporto o raffreddare il tuo ambiente professionale.

In fondo, ti basta un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.

CONTINUA A LEGGERE >la parte 2.

Preferenze e simpatie: ecco come perdi punti con il tuo team

gestione dei collaboratori

Foto di vivisorg

  • “Con noi sbotta subito…
    con lei solo smancerie e sviolinate.”
  • “Figuriamoci! Arriva sempre in ritardo
    e nessuno dice niente.”
  • “Noi part-time qui dentro
    siamo l’ultima ruota del carro…”

Se sei un capo, lo sai già:
i collaboratori ti osservano. Sempre.

Ogni tuo gesto.
Ogni tua parola.
Qualsiasi differenza di trattamento.

Favoritismi, preferenze e simpatie
emergono tuo malgrado
e, dentro il team, creano sfiducia e demotivazione.

Gestione dei collaboratori: imparzialità prima di tutto

Puoi essere esigente.
Pignolo.
Anche uno con “la critica facile”.

L’importante è che l’approccio sia uguale per tutti.

Ogni collaboratore deve sentirsi trattato
in modo equo e coerente.

Hai notato che ogni politico, appena eletto, dice:
“Sarò il governante di tutti”.

Lo fa per marcare una cosa fondamentale:
niente favoritismi.

Niente cittadini di serie A e di serie B (poi la realtà spesso è diversa, ma questa è un’altra storia!)

I leader autorevoli fanno lo stesso

Non perdono occasione di essere corretti e rispettosi
con tutti.

Prendersi cura del team significa:

  • considerare gli interessi di tutti
  • aiutare a bilanciare lavoro e vita privata
  • evitare disparità e trattamenti ambigui

Vediamo ora 6 comportamenti da evitare
se vuoi una gestione dei collaboratori efficace.

1. Non fai rispettare le regole

Sorvolare “per simpatia”
è il modo più rapido per perdere credibilità.

Capisco: richiamare qualcuno con cui hai feeling
non è piacevole.

Ma così mandi un messaggio chiaro al resto del team:

Le regole non valgono per tutti.

Risultato?
Penalizzi chi lavora bene
e passi per un leader debole.

Se le regole esistono,
devono rispettarle tutti.

2. Coinvolgi sempre e solo gli stessi

Ti confronti sempre con le stesse persone.
Il solito gruppetto “fidato”.

Agli altri solo direttive e routine.

È vero: non tutti vanno coinvolti allo stesso modo.
Ma tutti devono sentirsi parte del gioco.

Anche chi ha ruoli “secondari”
vuole contribuire, crescere, contare.

Comunica in modo semplice e trasparente.
Rendi partecipi tutti.

Autostima più alta → più impegno → più produttività.

3. Dividi il team in categorie

Giovani vs anziani.
Full time vs part-time.
Ufficio vs magazzino.

Anche solo mentalmente,
questa divisione crea distanza.

Nel tuo team non devono esistere panchinari.

Come dicono gli allenatori migliori:
“La mia squadra è composta da 22 giocatori.”

Usa il NOI.

Nella gestione dei collaboratori includi tutti:

dall’assistente sempre con te
alla collaboratrice part-time (che vedi una volta a settimana).

4. Manifesti simpatie e preferenze personali

Pause caffè sempre con gli stessi.
Pranzi sempre con lo stesso gruppo.

È umano.
Ma è anche visibile.

Prova a ruotare.
Una pausa alla settimana con persone diverse.

All’inizio sarà tutto un po’ rigido.
Poi scoprirai lati inattesi e positivi del tuo team.

Non serve parlare solo di lavoro.
Anzi: meglio di no, all’inizio.

5. Non offri le stesse opportunità di crescita

Corsi, meeting, formazione sempre agli stessi.

Gli altri lo scoprono dopo, dai racconti entusiasti dei colleghi.

Questo uccide motivazione e fiducia.

Nel limite delle tue possibilità decisionali,
offri pari opportunità di crescita a tutti.


Su questi temi — e sul rischio di perdere carisma e leadership —
trovi spunti approfonditi nei miei libri:

Autorevolezza”, ora nella NUOVA edizione 2025,
per rafforzare la tua presenza autorevole.

Prima volta Leader”,
se hai assunto da poco un ruolo di responsabilità.

6. Non segui una linea chiara su permessi e vacanze

Quando le regole non sono chiare,
nasce il sospetto.

Favori.
Preferenze.
Trattamenti speciali.

Definisci una linea guida:

  • chiara
  • flessibile
  • condivisa

Se fai un’eccezione, spiegala.
Comunica il perché.

Più sei trasparente,
meno i collaboratori leggeranno malafede
nelle tue decisioni.

E ora dimmelo tu

  • Ti sei mai chiesto se il tuo team
    si sente davvero trattato in modo equo?
  • Quanto spesso coinvolgi tutti
    anche nei momenti informali?

In definitiva

L’imparzialità non è freddezza.
È rispetto.

E un leader rispettato
non divide il team.

Essere ascoltato non significa alzare la voce.

Nel percorso “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo” lavori su presenza, fiducia e rispetto reciproco.

20 maschere che indossiamo per nascondere la nostra insicurezza di leader (parte 2)

nascondere l'insicurezza

Leggi anche la parte 1.

9. Il capo sempre aggiornatissimo

Certo perché fà propri i lavori degli altri. Non menziona i collaboratori quando presenta i loro lavori. È tutto farina del suo sacco. Vive sotto stress per paura di non essere all’altezza, di non essere riconosciuto dai propri superiori.

10. Il capo che non sbaglia mai

Temere l’errore. Piuttosto non fa. O più sovente manda avanti i collaboratori senza adeguata copertura. Difficile che si esponga su cose importanti. Ma è in prima linea sulle minutaglie manageriali. Può nascondere problemi di fiducia in sé e lacune professionali.

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11. Il capo stimato dai suoi

Ma la credibilità dura poco se promette e non mantiene. Usa la lusinga e la larvata promessa di un premio (promozione o aumento) per ottenere dal collaboratore un grande impegno. Peccato che la promozione non l’abbia già nel cassetto e che debba ancora seguire tutto l’iter interno di approvazione.

Alla fine purtroppo dice al collaboratore che “Per quest’anno il numero di promozioni è già stato saturato… ma l’anno prossimo, sicuro!“. Mai prometter ciò che non si può mantenere. È manipolazione e mancanza di rispetto. Può nascondere anche una scarsa capacità di ottenere ciò che vuole. Problemi evidenti di comunicazione e motivazione, oltre che di rispetto per gli altri.

12. Il capo che sa comandare

Può esigere che se un collaboratore è in una riunione, anche con esterni, questo pianti tutto per rispondere a una sua chiamata e si precipiti nel suo ufficio. Anche per una cosa che poteva aspettare la fine della riunione.

Fa perdere al collaboratore credibilità e autorevolezza di fronte agli altri partecipanti alla riunione con i quali è costretto a giustificarsi malamente come un bimbo “Scusate… ma mi vuole il capo, sapete com’è!”.

È un capo con bassa stima del lavoro degli altri, del loro tempo, della loro reputazione. Il suo problema personale è che c’è qualcun altro che lo comanda a bacchetta, al lavoro o a casa, a cui non riesce a opporsi per pusillanimità.

13. Il capo gran politico

Creando continue tensioni fra i collaboratori e mettendoli in conflitto applica la regola del “divide et impera”. Poi si propone come sommo piacere. Mantiene così il suo ruolo. Ottiene scarsi risultati in quanto i manager passano più tempo a farsi le scarpe l’un l’altro che a lavorare insieme efficacemente. Ad alti livelli è ancora diffuso. Ma l’azienda ne risente in qualità e tempestività di reazione. Nasconde la paura del confronto.

14. Il capo che stimola il cambiamento

Peccato che sottolinei sempre ciò che non va in un lavoro. È ipercritico. Non sa valorizzare le doti dei collaboratori. Non si intende di skills mix. Non dà potere (empowerment) ai collaboratori, men che meno margini di delega. Viene dalla scuola che insegna bastone e carota, ma la carota l’ha in freezer. Insicuro di sé. Deve continuamente affermarsi.

15. Il capo completamento dedito al lavoro

Non stacca mai. È sotto stress perennemente. Non sa far crescere i collaboratori. “Faccio prima se lo faccio io”. Intanto è oberato di lavoro. Il valore aggiunto è scarso. Diventa un burocrate. I collaboratori sono di scarso livello o poco incentivati a impegnarsi.

Gioisce quando gli sottopongono anche la più banale decisione, “Se non ci fossi io” si dice dentro di sé. Completa incapacità di dirigere. Probabilmente ha difficoltà di comunicazione anche in ambito extra–lavorativo.

 


 

16. Il capo decisionista

Si impegna al massimo nel management di manutenzione. Ma diventa Mr. Tentenna quando si tratta di prendere decisioni importanti su progetti, sistemi e persone. Allora rimanda, temporeggia, chiede pareri, fa un‘altra cosa. Sotto stress facilmente. Ansia elevata. Sfiduciato. Insicuro.

17. il capo che sa incidere

E invece usa “il braccino” (metafora tennistica). In tempo di crisi, di decisioni importanti, di reattività strategica non sa mettere in atto cambiamenti risolutivi. Fa quello che ha sempre fatto.
Ha paura del nuovo, di ciò che non conosce o non controlla al 100%. Può essere un buon gestore.

Ma ha scarse capacità di far evolvere un’organizzazione di fronte a sfide inaspettate e dure. Mette in atto molte iniziative di breve durata e di debole effetto. Non fa focusing sui problemi grossi.
Esercita un ruolo di dirigenza conservativa e di mantenimento dello status quo.

18. Il capo che va d’accordo con tutti

È come avere a che fare con la gelatina. Non oppone resistenza anche se non è d’accordo. Ingoia le critiche e persino le umiliazioni pensando allo stipendio, allo status e ai benefit. Per poi scaricarsi, a volte, sul primo malcapitato dei collaboratori che gli capita a tiro o con i fornitori esterni (per esempio l’agenzia di pubblicità, ecc.) che tratta come pezze da piedi. Totale assenza di rispetto di sé, di dignità e di capacità di condurre un gruppo di lavoro.

19. Il capo che delega

Manda sovente e all’ultimo momento un suo collaboratore alle riunioni dove dovrebbe andare lui.

Non passa le informazioni, perché è della vecchia scuola che informazione è potere. Meno i collaboratori (e i colleghi) sanno meglio è. Così pensa di rendersi indispensabile agli uni e agli altri.
Peccato che la qualità del lavoro ne soffra e la motivazione della squadra sia bassa.

Si è dimenticato che la delega implica il controllo che gli permetterebbe di dare valore aggiunto ai progetti e di essere lui a battere il tempo e fissare le priorità.

 
More: scopri il coaching per la tua carriera di successo
 

20. Il capo puntuale

Pretende la puntualità nell’esecuzione dei lavori, ma non concorda mai “entro quando?” con i collaboratori. Così li può tormentare e asfissiare sulle scadenze. Arriva sempre in ritardo alle riunioni che deve presiedere con qualche scusa. Manca di rispetto verso gli altri. Non sa fare squadra.

Cosa ne pensi? Indossare una maschera è necessariamente sinonimo di insicurezza, ipocrisia e falsità?

Oppure la si può utilizzare intenzionalmente, basta esserne consapevole e servirsene solo nei momenti strategicamente opportuni?

9 spunti per criticare il tuo collaboratore senza compromettere il rapporto

criticare
Come responsabile del tuo team
puoi tollerare gli sbagli dei tuoi collaboratori.

Ma devi affrontare subito — e con la massima attenzione —
gli errori dettati da incompetenza, superficialità,
negligenza.

Meglio intervenire prima possibile.

Sorvolare.
Non dire niente per amicizia.
Per timore.
Per “mantenere la pace”.

Significa perdere fiducia e stima agli occhi del tuo team.

La vera domanda

Come puoi criticare un collaboratore
ed evitare — se possibile — rancori e risentimenti
che renderanno difficile la convivenza quotidiana?

Perché sì:
una critica mal formulata può compromettere la relazione.

Soprattutto quando si tratta di un ottimo collaboratore.
Quando lavorate insieme da anni.

Quando, nel complesso, il rapporto è sempre stato positivo.

Chiariamo subito una cosa

Come ho scritto nel mio libro Autorevolezza, possiamo chiamarla:

  • rimprovero
  • osservazione
  • feedback
  • critica costruttiva

Possiamo addolcirla con parole come “positiva” o
“motivazionale”.

Possiamo usare cortesia e disponibilità.

Ma la verità è questa:

criticare non è mai piacevole.

La critica non piace a nessuno

Anche quando è ben formulata
getta sempre un’ombra sulla relazione.

Se sbagli approccio rischi di:

  • ferire
  • svalutare
  • demotivare
  • creare ostilità e freddezza

L’obiettivo non è punire.
È migliorare ciò-che-non-funziona.

La prima regola

Quando critichi qualcuno e vuoi salvare la relazione:

parla di azioni e comportamenti,
non della persona.

Suggerisci, se possibile, un’alternativa concreta.

Non è facile separare persona e comportamento.
Ma è fondamentale.

Puoi iniziare con formule come:

“Mi sembra che…”

“Posso sbagliarmi, ma…”

Abbassano la tensione.

Non attaccare i punti deboli.
Non colpire l’identità.

Altrimenti scatterà la difesa.

Perché le critiche fanno male?

Perché contrastano con il nostro bisogno di sentirci accettati.

Chi riceve una critica può reagire con:

  • Aggressività: “Come ti permetti?”
  • Scarico di responsabilità
  • Giustificazioni
  • Accettazione passiva
  • Tristezza
  • Colpa
  • Vergogna

È una barriera di protezione.
Sempre.

Come criticare senza rovinare il rapporto?

1. Non reagire d’istinto

Il feedback va dato presto.
Ma non quando sei arrabbiato.

Se sei turbato, prenditi tempo.
Sbollisci.

Meglio rimandare di qualche ora
che dire parole che non puoi ritirare.

Evita però di aspettare troppo:
l’episodio perderebbe forza.

Fissa un colloquio chiarificatore.

2. Scegli un luogo riservato

Mai davanti ai colleghi.
Mai davanti ai clienti.

Il collaboratore si sentirà umiliato.
E la relazione si incrinerà.

Feedback negativi?
Solo in privato.

3. Rilassati prima di parlare

Anche tu sei a disagio quando vieni criticato.

Respira.
Rallenta.
Sciogli la tensione dal volto.

Evita il “feedback sandwich” del tipo:

“Apprezzo molto la tua collaborazione, ma…”

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho spiegato perché spesso non funziona.

Genera diffidenza.

4. Focus sulle azioni, non sulla persona

Concentrati sulla prestazione.

Evita frasi come:

  • “Sei sempre in ritardo”
  • “Ogni volta sbagli”
  • “Sei inaffidabile”
  • “Sei incapace”

Parole come “sempre”, “mai”, “ogni volta” trasformano la critica in un attacco.

L’autostima è un terreno delicato.

Un passo falso può danneggiare il rapporto per sempre.

5. Sii specifico

Non dire:

“Hai un atteggiamento scorretto.”

Dì cosa è successo.
Quando.
Dove.
Con quali conseguenze.

Più sei concreto, meno spazio lasci alle interpretazioni.

6. Permetti alla persona di spiegarsi

Ascolta.

Non interrompere.
Non controbattere subito.

Se impari a bilanciare garbo e autorità,
aumenterai rispetto,
credibilità,
produttività.

Leggi il mio post su quanto è importante non interrompere le persone.

7. Esprimi un auspicio positivo

Trasforma il disappunto in un desiderio per il futuro.

Invece di:

“Sei il solito ritardatario”

Prova con:

“Mi farebbe piacere se le prossime volte riuscissi ad arrivare puntuale.”

Non etichettare.
Indica una direzione.

8. Riafferma la fiducia e chiudi

Rinnova la fiducia nella persona.
Poi smetti di parlarne.

Non rinfacciare.
Non alimentare rancori.

Un leader non deve creare vincitori e vinti.
Deve preservare la relazione.

9. Non criticare via e-mail

Il feedback si dà guardandosi negli occhi.

L’email è più facile.
Ma meno efficace.

Se siete lontani,
fissate una videocall.

Ripeto:

non criticare per iscritto.

A volte, però, non cambia nulla

Se il collaboratore rifiuta ogni confronto
o ascolta con sufficienza,
prendine atto.

Cambia strategia.
Trova un’altra soluzione.

Hai mai rimandato un feedback per paura di rovinare la relazione?

Il percorso
Dare feedback costruttivi in situazioni critiche
ti aiuta a trovare parole, tono e tempi giusti.

In conclusione

La critica non serve a dimostrare chi ha ragione.

Serve a far crescere qualcuno
senza distruggere il rapporto.

Ed è questa la vera autorevolezza.

Team leadership: 10 spunti per conquistare il tuo team

leadership

Che tu il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, se dirigi il tuo team solo dicendo “cosa fare e come farlo” puoi avere un successo immediato ma quest’approccio è poco produttivo nel tempo.

Per ottenere ottime performance dobbiamo prendere sempre più confidenza con la motivazione, la crescita professionale e i talenti dei nostri collaboratori.

È importante costruire un rapporto basato sulla fiducia e sulla cooperazione. Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire. Essere un leader del tuo team è indispensabile!

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Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” la leadership può essere appresa e migliorata.

Ecco alcuni suggerimenti per diventare un modello da seguire per il tuo team:

1. Coinvolgi e lascia l`iniziativa

Condividere è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito. Rendiamo partecipi i collaboratori di ogni iniziativa e attività attraverso una comunicazione semplice e trasparente. Si sentiranno importanti. Migliorerà la loro autostima e aumenteranno l`impegno e la produttività.

2. Evita comportamenti ambigui o manipolatori per potenziare la leadership

Siamo autentici. Non cambiamo versione secondo la circostanza. Quando manca la fiducia, ogni comportamento è guardato con sospetto. Diventiamo persone integre che pensano quello che dicono e mettono in pratica quello in cui credono.

Tanto più siamo sicuri e forti tanto più ci si può permettere di esporsi; mostrare anche i propri limiti e le proprie debolezze.

3. Non temere i collaboratori di valore

Evitiamo la competizione con il collaboratore competente e preparato. Se lo facciamo, vuol dire che siamo insicuri e dobbiamo ancora lavorare sulla nostra leadership.

Un vero leader non teme la concorrenza e non boicotta il talento, anzi lo guida, lo incoraggia e ne diventa il più grande e leale alleato.

4. Ascolta la “voce” del tuo personale

Quando i nostri collaboratori sentono che la loro voce non è ascoltata o non sono coinvolti perdono, un pò alla volta, entusiasmo e motivazione con effetti negativi sull`ambiente di lavoro e sui risultati.

Prendiamo a cuore gli interessi del nostro staff, i loro problemi personali, aiutiamoli a bilanciare lavoro e vita privata.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

5. Non trattare i collaboratori in modo diverso è pura leadership!

È naturale sentire maggiore feeling con alcuni colleghi rispetto ad altri ma dobbiamo saper trattare allo stesso modo ogni membro del team.

Ricordiamoci che i nostri collaboratori sono attentissimi al comportamento del loro capo; favoritismi e preferenze all’interno del team creano sfiducia e perdita di stima.

6. Non tollerare l’incompetenza e la negligenza

Un responsabile eccellente tollera gli sbagli dei suoi collaboratori ma affronta con la massima attenzione e tempestività gli errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

Se non s’interviene prontamente, ne risentirà la performance di tutto il team.

Sorvolare o non dire niente per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità vuol dire perdere fiducia e stima del personale, dare un`immagine di leadership debole, demotivare i collaboratori competenti e rendere difficile il raggiungimento di buoni risultati.

7. Non criticare davanti a clienti o colleghi

Non riprendiamo mai un collaboratore davanti ai colleghi o ai clienti: si sentirà sminuito, ferito e poco propenso ad aumentare il suo impegno e la sua produttività. Utilizziamo feedback negativi solo nel privato e a quattr’occhi.

8. Riconosci e gratifica le persone

Solitamente desideriamo che gli altri ci gratifichino e si complimentino con noi ma siamo poco disposti a fare altrettanto.

Le persone vogliono essere tenute nella giusta considerazione. Riconoscere ai tuoi collaboratori il lavoro fatto, lo sforzo compiuto e i risultati ottenuti (anche se il bersaglio non è stato raggiunto completamente), crea un ambiente di lavoro positivo, motivato e molto produttivo.
 


 

9. Mantenere la parola data è leadership

Le promesse non mantenute creano sfiducia e demotivazione nel team perché i collaboratori si sentono traditi, delusi o presi in giro. La cosa più negativa nelle relazioni umane è promettere cose che non si riescono a mantenere.

Molto meglio promettere poco e mantenere tutto!

10. Assumiti le responsabilità vuol dire leadership

Evitiamo di scaricare le responsabilità sul team, sulle politiche e la cultura aziendale. Assumersi le proprie responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia e, allo stesso tempo, incoraggia gli altri a fare lo stesso.

Comprendere queste sfumature è la chiave per gestire team di lavoro anche estremamente complessi.

Ti sei mai chiesto se il tuo team sia mai stato “conquistato” dalla tua leadership?
Quanto spesso i tuoi collaboratori si sentono gratificati dal lavorare per la tua azienda o grazie al coordinamento di un leader capace?