Stanco delle scuse dei collaboratori? 9 spunti per neutralizzarle – parte 1

scuse dei collaboratori

Le scuse dei collaboratori ti stanno sfibrando?
Che siano legate a un grande progetto o a una semplice consegna poco importa … la lista sembra non finire mai.


“Non ne ho avuto tempo”
“Ho troppe cose da fare in questo momento”
“Non ho mai imparato a farlo”
“Non ho trovato il parcheggio”
“il treno/bus/metro era in ritardo”
“Non è colpa mia”
“Ero di libero”
“Non ne so niente”
“Boh! Non lo so, chiedete a Luigi”
“Scusa … ma quale progetto?”

Molte volte la scusa inizia alla chetichella, dei piccoli ritardi 1 o 2 volte la settimana per via del traffico o il parcheggio. Ben presto il ritardo si trasformerà in un fatto quotidiano. E quel che è peggio che anche altri dipendenti inizieranno a trarre subito vantaggio da quest’opportunità, che sentono non essere stata affrontata subito e con la dovuta decisione.

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Le persone si accorgono rapidamente quando sono ammesse scuse. Alla fine rischia di diventare un vero e proprio fenomeno morale all’interno di un’azienda perché si è creata una cultura della prevenzione piuttosto che della responsabilità!

E poi ci sono i professionisti.

Quel collaboratore/trice che rifiuta assolutamente di accettare la responsabilità per qualsiasi azione o errori, anche di fronte a prove inconfutabili. Non si assume mai le responsabilità e se ne tira sempre fuori. Non era lì, e se c’era, era occupato a fare altro … ne ha sempre pronta una!

Come sei messo con le scuse dei collaboratori?

Il tuo dipendente ha davvero troppo lavoro? C’è davvero tanto da fare e così poco tempo? O forse sei un capo che-è-facile-da-metter-via? O forse sei uno che si logora per giorni per poi esplodere di botto davanti a quello che (ironia della sorte) arriva in ritardo per la prima volta e di soli 58 secondi? Sai comunicare in modo efficace con il tuo team?

In effetti, la comunicazione è l’ingrediente chiave per cambiare il modo in cui il tuo personale si comporta o lavora. Detto questo, non pensare che solo perché comunichi meglio con il tuo team, le scuse spariranno come d’incanto.

Magari.

La cosa importante da ricordare è che …
manager e gestori spesso falliscono perché permettono ai loro collaboratori o dipendenti di farla franca con le scuse.

La prossima volta che senti scuse o giustificazioni poco accettabili prova ad applicare questi 9 spunti per neutralizzarle:

1. Dare l’esempio

Il buon esempio, sosteneva il pedagogo greco Isocrate, è un dovere per chi comanda.
 


 

Non si può pretendere, infatti, che il popolo sia onesto e permettere a chi governa di non osservare le leggi. Un vero leader deve indicare la direzione e il suo comportamento deve essere irreprensibile.

Non cercare scuse neanche per te stesso.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia e, allo stesso tempo, incoraggia i tuoi collaboratori a fare lo stesso.

(P.S.
Mi domando cosa direbbe il buon Isocrate sentendo oggi il TG delle 20.00?)

2. Agire in fretta per affrontare il problema

Se ti senti sfibrato dalle continue scuse dei collaboratori, vuol dire che ne senti spesso, il fenomeno è già rodato e sta assumendo connotati pericolosi.

Stop.
Adesso.

È il momento di fermare questa escalation e dimostrare a tutti che ci saranno conseguenze, a prescindere delle scuse. Se consenti ancora di giustificare scarse prestazioni autorizzi tutti a fare lo stesso, anche quei dipendenti che rispettano regole e procedure.

3. Smettere di dire “Va bene”

Quando mi capitava di sentire una scusa, ricordo che rispondevo “Va bene”. Mi sembrava una soluzione facile e semplice, mi toglieva dagli impicci e soprattutto mi evitava i confronti con i collaboratori.

Tutto bene allora?
Per niente.
Ho dovuto imparare (anche più che rapidamente) che la conversazione non poteva certo chiudersi lì.

Era necessario trovare il modo di neutralizzare le scuse oppure i collaboratori, ben presto, avrebbero cominciato a camminare (ma anche a correre) sulla mia leadership.

Accettare le scuse fa male alla reputazione e fa male alla produttività del team.

Soprattutto quando sono tutt’altro che accettabili. Accettare scuse passivamente è una delle peggiori cose che un manager possa fare. Questo genera una cultura d’irresponsabilità e un ambiente in cui i collaboratori saranno sempre pronti ad alzare l’asticella della scusa per sviare ogni responsabilità.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

4. Mostrare delusione e le conseguenze

Permetti alla persona di spiegarsi.

Il focus è sul dipendente se davvero vuoi ascoltare quello che ha da dire. Non interromperlo, non controbattere, attendi fino allo fine e poi replica.

Quando senti una scusa inaccettabile, devi trasmettere un senso di delusione e spiegare esattamente come quello che è stato fatto (o non fatto) porterà conseguenze al team e all’Azienda nel suo complesso.

Evita “Sono così deluso da te ” ma piuttosto qualcosa del tipo “Facevo davvero conto di consegnare al Cliente il preventivo entro venerdì. Adesso siamo costretti tutti ad arrampicarci sugli specchi questo weekend”.

Magari se il tuo collaboratore si renderà conto che la sua mancanza (o errore) avrà ripercussioni su tutto il team,
forse la prossima volta ci penserà meglio.
Forse.

Continua a leggere la parte 2.

8 atteggiamenti che minano la tua autorità di store manager

store manager leadership

Quali atteggiamenti minano la store manager leadership?

 

1. Girare nello store come una trottola

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che, senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza. Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro … Ecco il segnale per i tuoi collaboratori: “Il capo è ansioso o nervoso”.

Occhio!

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Così facendo stai creando un clima di tensione che può influenzare e condizionare oltre i tuoi collaboratori anche i tuoi clienti.

Questo proprio non te lo puoi permettere.

Pensaci la prossima volta che cominci a correre e muoverti come una trottola per il tuo negozio o centro.

2. Sorridere e annuire troppo

Vuoi apparire troppo accondiscendente esagerando nel sorridente e nell’annuire?
No, vero?

Così facendo, trasmetti l’impressione che stai (disperatamente) cercando d’impressionare e compiacere il “pubblico”: i clienti del tuo store o centro.

3. “Troneggiare” vicino alla cassa

Molti responsabili o store manager si riconoscono subito perché “troneggiano” vicino alla cassa (a braccia conserte, con sguardo da “duro” e aria severa) per controllare le procedure d’incasso e lo store.

Ovviamente, non c’è niente di male nel controllare … anzi!

Il problema è questa postura-plastico-autoritaria che, a mio modesto avviso, proprio non ti si addice e rischia di diventare ridicola. Ricerca invece il tuo stile di leadership personale.

4. Nascondersi

È l’opposto del “tronista” di prima.

Ti cercano e non ti trovano, ti nascondi, mimetizzato negli angoli, negli anfratti, nel magazzino. Quando poi c’è un reclamo o una discussione … ti dilegui con un’abilità da ninja.

 


 

Se hai dato al tuo team standard di riferimento per il servizio e accoglienza clienti, devi essere conseguente con le tue azioni, devi essere in prima linea, lì davanti a dare l’esempio al tuo staff.

5. Guardarsi spesso allo specchio

Gli specchi dello store o del centro oramai non bastano più.

Un conto è controllare se la tua immagine è ok … un altro è utilizzare ogni specchio o riflesso per specchiarsi e ammirare il tuo aspetto. Un continuo aggiustarsi la cravatta, il bordo della giacca, il ciuffo, la frangia, i capelli… un occhio al negozio, l’altro allo specchio, uno al cliente l’altro allo specchio.

Quel che è peggio che non te ne accorgi neanche più.
Niente di male per carità!

C’è solo un problema … la star da ammirare non sei tu.

L’unica star è il cliente!

6. Trasformare le affermazioni in domande

Dì quello che pensi non chiederlo.

Se il tuo tono tende a salire alla fine della frase (come se fosse una domanda) stai indebolendo la tua autorevolezza perché trasformi le tue affermazioni in domande. Così facendo, stai mettendo in discussione la tua comunicazione e dai l’impressione che non hai fiducia in quello che stai dicendo.

7. Evitare il contatto visivo

Quest’atteggiamento fa percepire alle persone insicurezza e paura di confrontarsi.

Non lo vuoi, vero?

Allora cerca il contatto visivo con gli altri perché indica anche il tuo livello di coinvolgimento, interesse e calore. Quando stabilisci un contatto visivo, si deduce che quello che hai da dire è importante e lo è anche la persona che hai davanti.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

8. Assumere posture poco appropriate

Ricorda che il tuo corpo trasmette più del 70% dell’informazione. Il modo in cui comunichi è importante tanto quanto il messaggio stesso.

Una buona postura crea una presenza dinamica e un atteggiamento di leadership. Al contrario, posture non pertinenti (movimenti veloci o ripetitivi che sono indice di tensione, nervosismo, dubbi e preoccupazioni) dimostrano scarsa fiducia e bassa autostima:
• Toccarti in modo ripetuto e nervoso i vestiti e i capelli
• Sorriso forzato
• Trotterellare le dita sul tavolo
• Piede ballerino
• Braccia incrociate sul petto
• Incrociare nervosamente le mani e le gambe
• Postura molle o eccessivamente rigida
• Coprirsi la bocca con le mani
• Arricciare le labbra, socchiudere gli occhi e corrugare la fronte
• Mantieni troppa distanza (sembra che hai timore)

10 spunti per porgere complimenti potenzianti ai tuoi collaboratori

complimentare i collaboratori
Apriamo senza troppi preamboli…
dritti al punto.

Saper fare complimenti e riconoscimenti potenzianti ai propri collaboratori
non è un “di più”.

È una competenza chiave.

Non è solo numeri e budget

Un leader eccellente non gestisce solo:

  • risultati
  • indicatori di performance
  • numeri

Si occupa anche (e soprattutto?) di:

  • motivazione
  • crescita
  • riconoscimento

Nel mercato di oggi — fatto di tanti “pali” e pochi “goal” —
quei pochi risultati conquistati con fatica…

vanno riconosciuti.

Perché i complimenti fanno la differenza

Un apprezzamento fatto bene:

  • rafforza le relazioni
  • aumenta la fiducia
  • migliora la produttività
  • riduce il turnover

Non è teoria.

Le persone vogliono essere viste.
Considerate.

Non tutti lavorano solo per lo stipendio.

L’autostima si nutre di riconoscimento.

“Non ho tempo per queste cose”

Davvero?
Curioso…

per criticare il tempo si trova sempre.

Un grande leader trova tempo per complimentare i collaboratori, anche solo per dire:

  • “Grazie”
  • “Ottimo lavoro”

E lo fa nel modo giusto.

Ecco come fare complimenti davvero efficaci:

1. Sii sincero

Le persone “sentono” subito un complimento finto.

Evita:

  • esagerazioni
  • frasi di circostanza
  • lodi “per tirare su il morale”

Meglio niente, che falso.

2. Sii specifico

“Bravo” è meglio di niente.
Ma non basta.

Meglio più specifico:

  • “Il modo in cui hai gestito stamattina il reclamo è stato efficace:
    gentile, ma deciso.”

Così dimostri:

  • attenzione
  • presenza
  • rispetto

3. Vai dritto al punto

Un buon complimento è:

  • breve
  • chiaro
  • diretto

Se giri intorno…
perdi impatto.

4. Riconosci lo sforzo

Non solo il risultato.

Anche l’impegno.

  • “Ottimo lavoro. So che ci hai dedicato due weekend.”

Questo cambia tutto.

5. Valorizza il carattere

Non solo cosa ha fatto.

Ma anche chi-è-la-persona.

  • “Si vede che sei una persona creativa.”

Questo resta.

6. Evita ambiguità

Un complimento “sporco” diventa un boomerang:

  • “Bravo… chi ti ha aiutato?”
  • “Meglio dell’ultima volta…”

Distrugge il valore.

7. Scegli il momento giusto

Se la persona è:

  • stressata
  • di corsa
  • distratta

il complimento si perde.

E sprechi un’occasione.

Meglio:

  • subito dopo il fatto
  • quando è “presente”

8. Usa il silenzio (fa la differenza)

Porgi il complimento…

e poi fermati.

Fai una pausa.

Lascia che “arrivi” il tuo messaggio.

Se riempi subito il silenzio:
perdi l’effetto.

9. Non aspettarti nulla

Un complimento non è uno scambio.

Non serve per:

  • ottenere qualcosa
  • ricevere in cambio

È per l’altro.

10. A voce o per iscritto?

Entrambi funzionano.

  • a voce → più diretto
  • scritto → più duraturo

Complimentare i collaboratori in pubblico o privato?
Dipende dalla persona.

Non tutti amano l’esposizione davanti ad altri.

Non complicarti la vita

È inutile essere perfetti.
seguire regole rigide.

Serve una cosa sola:
interesse sincero per le persone.

E se sei di fretta?

Nessun problema.

Basta poco:

  • uno sguardo
  • una stretta di mano
  • un “Grazie”

fatto con presenza.

Nei momenti di tensione, un buon feedback può cambiare la relazione professionale.

Scopri il coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”,
e impara a comunicare con autorevolezza anche nelle situazioni più complesse.

Vale più di mille parole

Non aspettare il momento perfetto per porgere il tuo riconoscimento.

Non serve.
Inizia oggi.

Perché a chiunque fa piacere sapere
che sta facendo bene il proprio lavoro.

Se ti interessa l’argomento, ne ho parlato in modo diffuso nei miei libri:

“Autorevolezza” nella nuova edizione aggiornata 2025

“Prima volta Leader”

Due libri con strumenti pratici per migliorare il tuo impatto, carisma e leadership.

Da collega a capo. Mica facile? Benvenuto nel management!

da collega a capo
Nel mio libro “Prima volta Leader” – Se non nasci leader, lo puoi diventare – ho raccontato la storia di Thomas.

Fino a ieri rideva e scherzava a crepapelle con tutti.
Era uno di “loro”.
Un amico.
Parte del team.

Poi è arrivata la promozione a supervisore.

E da quel momento qualcosa è cambiato.

Ora si sente osservato con sospetto.
O peggio… con ostilità.

Cosa ti fa pensare che con te sarà diverso?

Hai iniziato pieno di entusiasmo.
Hai lavorato duramente per arrivare fin qui.
Te lo meriti.

Ma questo non significa che sarà facile.

Benvenuto nel management!

La difficile transizione da collega a capo

Non tutti accetteranno subito il tuo nuovo ruolo.

Qualcuno continuerà a trattarti come prima.
Qualcun altro metterà alla prova i tuoi limiti.
Qualcun altro ancora… aspetterà un tuo errore.

E tu ti chiederai:

“Ma non hanno ancora capito che adesso il capo sono io?”

La verità è che il passaggio da collega a responsabile è una delle transizioni più delicate in assoluto.

Perché cambiano contemporaneamente:

  • le aspettative
  • le responsabilità
  • le dinamiche relazionali
  • e la pressione

Prima eri parte del gruppo.
Ora sei responsabile dei risultati del gruppo.

Empatia, produttività, relazioni, performance.

Non è semplice.
E non deve esserlo.

1. Accetta che il rapporto cambierà

È inevitabile.

Le dinamiche cambiano.
Gli obiettivi cambiano.
Il tuo ruolo cambia.

Ora sei tu che:

  • assegni il lavoro
  • valuti le performance
  • prendi decisioni, anche impopolari

Non sei più un pari.
Sei un punto di riferimento.

Accettarlo è il primo passo.

2. Ridefinisci i confini

I confini devono diventare più chiari.

Alcune confidenze non saranno più appropriate.
Alcune conversazioni non saranno più possibili.

È normale che qualcuno diventi più prudente.
O più distante.

Non prenderla sul personale.

È un adattamento reciproco.

3. Parla individualmente con ogni collaboratore

È uno dei passaggi più importanti.

Incontra ogni membro del team.

Parlate apertamente di:

  • aspettative reciproche
  • obiettivi
  • possibili difficoltà

Un’aspettativa non chiarita diventa facilmente frustrazione.
E la frustrazione diventa resistenza.

4. Rimani aperto al dialogo

Non chiuderti.
Non irrigidirti.

Rimani accessibile.
Disponibile.
Presente.

Se emergono tensioni, affrontale con rispetto.

Spesso anche l’altra persona vive lo stesso disagio.

La leadership non è distanza.
È equilibrio.

5. Evita il pettegolezzo

Come disse Woody Allen:
“Il pettegolezzo è come fumare sigarette: piacevole, ma poco sano.”

Prima poteva essere un modo per creare complicità.

Ora può distruggere la tua credibilità.

Le persone osservano.

E valutano.
Sempre.

6. Dovrai gestire invidie e gelosie

Non tutti saranno felici della tua promozione.

Qualcuno voleva quel ruolo.
Qualcuno pensa di meritarlo più di te.

È umano.
Non reagire con difesa.
Reagisci con maturità.

Mantieni rispetto e professionalità.

Sempre.

7. Non mostrare favoritismi

È una delle trappole più pericolose.

Anche se non lo fai intenzionalmente, qualcuno potrebbe percepirlo.

E la percezione diventa realtà.

Tratta tutti con equità.
Con coerenza.
Con rispetto.

La fiducia nasce dalla giustizia.

8. Non cercare di essere popolare

Non sei lì per essere simpatico.

Se cerchi approvazione, perderai autorevolezza.

Un leader non compiace.
Un leader guida.

Con rispetto.
Ma con chiarezza.

9. Usa il vantaggio di conoscere il team

Conosci già le persone.

Sai:

  • chi è affidabile
  • chi ha bisogno di supporto
  • chi può crescere
  • chi ha più resistenza

Questo è un enorme vantaggio.

Usalo con intelligenza.

Hai perso sicurezza nel tuo ruolo di guida?

Scopri il percorso:
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo

10. Dai fiducia alle persone

Non devi avere tutte le risposte.

Coinvolgi il team.
Ascolta.
Chiedi opinioni.

La fiducia genera responsabilità.
E la responsabilità genera crescita.

11. Da collega a capo: rimani te stesso

Il ruolo è cambiato.

Tu no.

Non diventare freddo.
Non diventare distante.
Ancor meno diventare qualcuno che non sei.

Autorevolezza non significa perdere umanità.

Significa integrarla con la responsabilità.

Passare da collega a capo è una delle prove più difficili della tua carriera

Ma è anche una delle più trasformative.

Non è solo un cambio di ruolo.
È un cambio di identità.

E il modo in cui attraversi questa transizione definirà il leader che diventerai.

Se vuoi sviluppare una leadership più solida, naturale e autorevole, trovi spunti concreti nei miei libri:

Il momento in cui smetti di essere “uno del gruppo” è il momento in cui inizi davvero a diventare un leader.

Non perché gli altri cambiano.
Ma perché cambi tu.

Vuoi comunicare con efficacia con il tuo team? Non interrompere e non finire le frasi

comunicare con efficacia

Ok, fermati ho capito dove vuoi arrivare.
Non c’è bisogno che tu finisca. Lo faccio io per te.
Non ti piacciono i nuovi orari di lavoro, vero?
Forza, continua.
Anzi no!

Sei il titolare, il manager, il capo, il leader del tuo team … hai fretta, hai il tempo contato,
le vendite “saltate” all’ultimo istante, le “grane” da risolvere, il target da raggiungere,
appuntamenti costantemente rimandati, previsioni in tilt, un continuo e frustrante adattarsi ad un Mercato sempre più caotico …
e allora perché perdere tempo ad ascoltare il tuo collaboratore quando solo dopo 3 parole già capito quello che vuole dirti?

 

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Non finire le frasi per comunicare con efficacia

Se vuoi comunicare con efficacia e diventare un punto di riferimento importante e irrinunciabile per il tuo team,
devi imparare ad ascoltare, lasciare parlare il tuo collaboratore, non interrompere e rispondere solo quando ha finito di parlare.
Mica facile, vero?

Consenti al tuo collaboratore di concludere il suo discorso.

Devi contenere la voglia irrefrenabile d’interrompere per aggiungere qualcosa,
per correggere, per dire la tua, per stringere i tempi.

Se finisci tu le frasi non gli offri la libertà di esprimersi,
di esternare e di creare un contatto
.

Così facendo sprechi solo tempo,
deprimi chi parla e riduci la comprensione del discorso.

E poi … sei così sicuro di sapere già tutto in anticipo?
E se per caso avessi mal interpretato le sue intenzioni?
Daresti vita a una serie di equivoci e malintesi (che ti faranno perdere ancora più tempo) che possono compromettere un rapporto o il buon esito di un progetto.

E anche ammesso che, grazie all’esperienza o all’intuito,
avessi davvero anticipato i propositi del tuo collaboratore in ogni caso, se interrompi,
ti stai precludendo la possibilità di capire “come” si sta esprimendo,
il vero messaggio nascosto, il “non detto“.

 


 

È davvero sicuro e tranquillo come dice?
È davvero disponibile o lo è solo perché non se la sente di dire “NO” al capo?

Evita d’interrompere il tuo collaboratore

“La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.”
Peter Drucker

Ci sono tanti buoni motivi per ascoltare e non interrompere il tuo collaboratore.

Non è una questione quantitativa, ti bastano anche solo pochi minuti ma devi fare uno sforzo d’interesse,
di concentrazione e d’attenzione
, per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo collaboratore.

È facile capire perché i buoni ascoltatori sono leader tanto apprezzati e ricercati!

Credo che ognuno di noi debba riflettere su come comunicare con efficacia,
ascoltare e comprendere veramente gli altri.

Siamo aperti al dialogo o stiamo semplicemente sentendo cosa gli altri ci stanno dicendo?
Siamo realmente capaci di mettere da parte i nostri pensieri,
ascoltare con attenzione e accogliere l’altro senza giudicare?

Coaching: il supporto per gestire i collaboratori con efficacia

gestire collaboratori

I risultati non sono all’altezza delle aspettative?
Ti piacerebbe migliorare alcuni aspetti del tuo approccio e della tua leadership?
Avere una gestione più efficacia del tuo personale?

Occorre dedizione per gestire collaboratori

Gestire i rapporti personali sul lavoro è tutt’altro che facile e lo sai bene anche tu, visto che ogni giorno ti trovi a convivere con i comportamenti e gli atteggiamenti dei tuoi collaboratori, che ti provocano ansia e malumore.

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Ognuno ha il suo stile, il suo carattere e le sue reazioni.
C’è chi è troppo passivo e chi, al contrario, è troppo irruente. Chi troppo permaloso e chi eccessivamente pettegolo o poco disponibile verso gli altri colleghi.

E tu, come ti relazioni con i tuoi collaboratori?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Vorresti essere più empatico e disponibile ma la paura di “perdere il controllo” ti fa irrigidire?

I comportamenti come chiave per comunicare

Di questi tempi, è importante gestire con efficacia i tuoi collaboratori perché le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività.

Gestire un team non è solo dire ai collaboratori cosa fare, trasmettere informazioni, capacità e abilità ma creare, piuttosto, dei rapporti potenti e produttivi.

Non esiste un modello di comportamento migliore di tutti gli altri. Quello che “dici” al tuo team è importante, ma lo è ancor di più il “modo” in cui ti comporti, la congruenza delle tue parole con i fatti, la tua convinzione e la tua energia.

I tuoi comportamenti sono la chiave per comunicare, persuadere, entusiasmare e risolvere i problemi. Per questo diventa fondamentale provare, verificare, definire nuovi comportamenti provando e riprovando sino a prendere confidenza con questi “nuovi” atteggiamenti.

Personal coaching per gestire i collaboratori

Ecco che entrano in gioco le sessioni individuali di personal coaching.
 


 

Che cosa facciamo concretamente durante questi incontri formativi?

Sarai stimolato a ricercare e scoprire il tuo stile di leadership e l’approccio migliore per gestire in modo positivo e costruttivo il rapporto con il tuo team. In pratica, no assoluto a lunghe teorie della gestione, “scimmiottamenti da grande manager”, pose plastiche, frasi “a effetto” ma … ma pratica, pratica, pratica!

Impari in sostanza come prepararti per un colloquio/feedback con un collaboratore difficile, gestire obiezioni, repliche o “attacchi” da parte di un tuo collaboratore, difendere le tue idee e mostrare il disaccordo con positività, chiedere “PERCHE” e dire “NO” ai tuoi collaboratori senza sensi di colpa.

Apprendi come trasmettere fiducia e come comunicare con un linguaggio più incisivo e stimolante. Come potenziare il tuo approccio relazionale: la postura, le espressioni del viso, i gesti, la voce, etc. per aumentare la tua autorevolezza.

Lo sai che chi sa ascoltare aumenta il suo carisma? Apprendi come “ascoltare in modo attivo” i tuoi collaboratori.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.

Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tua necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test finale?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching). Una volta deciso, partiamo! Sessioni individuali (di circa 90 min.) una volta la settimana sull’obiettivo che hai definito.

Ho pensato per te un servizio di personal coaching dedicato esclusivamente ai privati.

Vedrai i risultati!

Team coaching: come potenziare e motivare il team

motivare il team

Quando un responsabile, un manager o un titolare di azienda (piccola o grande che sia) condivide le responsabilità, i compiti e le informazioni crea un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito a tutti i suoi collaboratori o dipendenti (siano 2 o 200, poco importa).

Quando le persone sono coinvolte in un progetto, quando possono esprimere il loro parere e le loro idee, oppure le è riconosciuto il lavoro fatto … è innegabile che si sentano più importanti, più lusingate e più motivate.

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Accresce l’autostima e aumenta l’impegno e la produttività.

Chiedi pareri e feedback al tuo team

Piuttosto che decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra. Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua autonomia di pensiero e di azione. Rendi partecipi tutti i tuoi collaboratori di ogni iniziativa e attività attraverso una comunicazione semplice e trasparente.

Anche le persone con compiti “secondari” desiderano fare un buon lavoro, avere degli obiettivi da raggiungere e partecipare al successo dell’azienda per la quale lavorano. Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

Fai domande stimolanti tipo: “Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?” oppure “Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?” e anche “Come miglioreresti questa situazione?” ascolta le loro risposte con attenzione, alcune potrebbero fornirti dei validi spunti di riflessione.

Le persone vogliono contribuire con nuove idee

Le persone che contribuiscono con nuove idee e soluzioni, si sentiranno certamente coinvolte e lusingate di poter esporre la propria opinione al loro capo/titolare.

Non ci credi?
 


 
Immagina, per un momento, il tuo capo (se ne hai uno) o una persona di successo di cui hai stima che ti mette la mano sulla spalla e ti chiede “Come miglioreresti questa situazione? Vorrei conoscere la tua opinione … ” e ascolta la tua risposta con interesse e attenzione.
Come ti senti, adesso? Non mi dire che non ti senti gratificato e motivato?

Questi semplici azioni (ti portano via pochissimi minuti … cosi anticipo subito la scusa della mancanza di tempo!) creano un grande impatto emotivo e motivazionale sul tuo personale. E non ti preoccupare, se chiedi … non darai l’idea al tuo personale di quello che ”sta perdendo smalto e polso. Non sa cosa fare e lo chiede a noi”.

Sono d’accordo con te … nell’attuale mercato del lavoro, semplici gesta come queste se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora? Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

Motivare il team è un impegno quotidiano

Oppure credi che per motivare il team bastino delle semplici frasi motivazionali e delle pacche d’incoraggiamento sulle spalle? Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach), da solo non ti basterà a diventare un bravo motivatore se non prendi coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.

Motivare è un impegno quotidiano, è un “paziente costruire” giorno per giorno e richiede tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento, supportato da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

I grandi leader hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perdono mai l’occasione di essere amichevoli, con tutti, nel comportamento e nei gesti.

Condividere è un grande atto di fiducia

Condividi con il tuo team le responsabilità, i compiti e le informazioni e … il successo.

Condividere è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori. La maggior parte delle persone che lavorano al tuo fianco desiderano fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e raggiungere ottimi risultati.

Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori … è come dire a ognuno di loro “Io mi fido di te”.

Vedrai come la motivazione può salire alle stelle!

6 motivi perché non dovresti definirti amico di un tuo collaboratore

collaboratore amico

Foto di StockSnap

Si comincia così…

Parlando dei problemi e delle difficoltà
incontrate sul lavoro
con quel collaboratore ritenuto particolarmente professionale e affidabile.

Oppure,
come ho raccontato nel mio libro “Prima volta Leader”,
la storia di Sarah.

Sarah voleva dimostrare di non essere
il “solito” capo o imprenditore senza scrupoli.

Basta con i capi direttivi e seriosi?

Sarah essere un capo friendly.
Una che condivide informazioni con la sua truppa.

Compresi commenti
e foto su Facebook.

Oppure sei giovane.
Alla prima esperienza.

E non riesci a trattenerti
dal confidarti con la collaboratrice più giovane,
o con quella che senti più simile a te
per difficoltà o incertezze.

Niente di male, per carità…

Eppure,
un po’ alla volta,
si costruisce un rapporto di amicizia.

Ed è lì che nasce la confusione:
confidenza ≠ parità di ruolo.

Non importa quanto tu possa sentirti vicino
a un tuo collaboratore o dipendente.

Un rapporto professionale
non è una vera amicizia.

Il ruolo di un manager trascende l’amicizia,
perché crea uno scenario
che tra veri amici non dovrebbe mai esistere.

I pericoli di un collaboratore “amico”

Costruire un rapporto coinvolgente
ma gerarchico
non è semplice.

Questo non significa essere freddi,
antipatici
o non disponibili.

Significa stabilire una distanza minima,
oltre la quale non si deve andare.

Sempre con cortesia.
Sempre con educazione.
Ma anche con educata fermezza.

Ecco 6 buoni motivi per cui
non è una buona idea
che un manager e un collaboratore
si definiscano amici.

1. Si crea la percezione di favoritismo

Anche se pensi di essere equo al 100%,
gli altri collaboratori potrebbero interpretare male
alcune tue decisioni.

Pensando che tu stia proteggendo
o favorendo chi ti è più vicino.

Questa percezione influenza —
consciamente o no —
decisioni su promozioni,
incarichi,
licenziamenti.

Quando la collaborazione si trasforma in tensione, serve metodo, non istinto.

Nel percorso “Gestire un collaboratore difficile” lavori sulla tua comunicazione,
limiti e autorevolezza.

2. Rischi di frustrare le aspettative (tue e sue)

Se consideri un collaboratore un amico,
nascono aspettative implicite:

  • “Un amico non farebbe mai…”
  • “Un amico dovrebbe dirmelo…”

Ma anche dall’altra parte:

  • “Un amico mi lascerebbe uscire prima.”
  • “Che sarà mai questo favore, fra amici…”

Quando un’aspettativa viene delusa,
restano delusione
e rancore.

E il rancore sul lavoro
è sempre pericoloso.

3. Confondi amicizia e professionalità

Il confine diventa nebuloso.

E questo può insinuare nel collaboratore
l’idea di poter fare meglio di te.

A volte senza rendersene conto,
inizia a boicottarti.

A remarti contro.

4. Non riesci a valutare in modo obiettivo

Dare feedback.
Criticare.
Disciplinare.

Fa parte del ruolo di capo.

Ma come puoi farlo
in modo lucido e imparziale
con un amico?

Ti capita di non dire ciò che pensi
per evitare tensioni —
o di dirlo male
e poi portartelo dietro?

5. Prendi le critiche sul personale

Un po’ di pettegolezzo
tra colleghi
può essere fisiologico.

Tutti, prima o poi,
si lamentano dei capi.

Ma se il collaboratore è tuo amico,
la prenderai sul personale.

Ti sentirai ferito.
Tradito.

Su questo tema ho scritto un approfondimento specifico,
puoi leggerlo qui →La chiave per non prendere le critiche come offese personali“.

Un consiglio:

quando esci a bere qualcosa con il team…
vai via per primo
(o almeno non per ultimo).

Così li dai il tempo
di lamentarsi di te.

Dai, non prenderla sul personale.
Capita a tutti.
Davvero pensavi di esserne immune?

6. Comprometti la tua leadership

Essere amici
significa anche lasciarsi andare fuori dal lavoro.

E qui entra in gioco il modello di ruolo.

Forse non ti piacerà
vedere le tue foto
(in braghette corte e birra in mano)
sul profilo social del collaboratore.

Alcuni potrebbero vivere
i tuoi tentativi di amicizia
come invadenti
o come bisogno di approvazione.

Non proprio il massimo
per la tua leadership.

In conclusione

Evita confidenze e pettegolezzi.
Evita di farti coinvolgere troppo.

Non per freddezza.
Ma per rispetto dei ruoli.

Comportati in modo corretto e coerente
con tutti i tuoi collaboratori,
senza l’aspettativa di farteli amici.

Un po’ come gli studenti con i professori:
rispetto, educazione…
e giusta distanza.

Le amicizie coltivale altrove.
In contesti meno formali dell’ufficio.

Essere un buon capo

Non significa essere amici di tutti.

Significa essere affidabili.
Coerenti.

E, quando serve,
scomodi.

12 spunti per approcciare con successo un collaboratore demotivato – parte 2

motivare il personale

LEGGI ANCHE > la parte 1.

4. Evitare slogan e frasi a effetto

Meglio evitare tutte quelle esortazioni all’ottimismo per motivare il personale,
il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito da qualche coach-di-grido.

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Gli slogan non sono inutili,
ma in un contesto di demotivazione possono essere quasi controproducenti.

5. Parlare poco ed evitare le prediche

“Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.”
Roberto Gervaso

Anche le prediche,
non sono solo controproducenti perché contribuiscono a colpevolizzare una persona (che magari si colpevolizza già abbastanza di suo) ma sono anche perfettamente inutili.

Dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.
Ormai è rotta!

6. Permettere alla persona di spiegarsi

Permetti alla persona di spiegarsi o di rifiutare le tue dichiarazioni.

Potrai certamente spiegare tutti i tuoi punti ma assicurati di non interrompere il tuo collaboratore o dipendente in modo che spieghi le sue motivazioni o preoccupazioni.

Lascia parlare il tuo interlocutore, anche se non sei d’accordo,
perché interrompendolo, otterrai solo il risultato di inasprire il dialogo.

Ascolta con attenzione quello che ha da dire.
Magari ci saranno sorprese!

7. Ascoltare senza giudicare e interrompere

Ascolta senza giudicare.
Non controbattere, fallo finire e poi replica, se è il caso.

Evita l’atteggiamento del “io avrei fatto …”, “io avrei detto…”, “se …ma…”.
 


 

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto, la tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

8. Focus sulle azioni non sulla persona

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati solo sulla prestazione.
Evita attacchi personali o commenti sulla persona
.

Non toccare l’autostima del tuo collaboratore!

Qui siamo su un terreno minato e molto sensibile.
Un passo falso e il rapporto si può danneggiare per sempre.

Fai riferimento esclusivamente a un suo comportamento,
una situazione o un problema particolare.

9. Commentare un comportamento specifico

Evita di usare parole tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI,
che rischiano di trasformare le tue osservazioni in un rimprovero scoraggiante
“Sei SEMPRE demotivato” “Non hai MAI grinta” oppure “OGNI VOLTA sei negativo”.

La critica deve essere sempre riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.
Devi essere chiaro su cosa, dove e quando;
spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

10. Non criticare o mortificare

Lo stile mortificatore, a mio avviso, è quello in assoluto meno indicato per la motivazione di una persona.
Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

11. Rinnovare la fiducia e chiudere la questione per motivare il personale

Riafferma la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi chiudi la questione (almeno per il momento!).
Non ritornare, anche in modo indiretto, sui motivi dei dissapori.

Se ripeti continuamente un concetto,
perdi d’incisività.

Non nutrire rancore anche perché rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.
Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo e non stabilire un vincitore e un vinto.

Se “l’operazione di recupero” non avviene,
avete perso qualcosa entrambi!

12. Evitare approcci via email

Il tuo collaboratore deve avere la possibilità di difendersi personalmente e di far valere la sua opinione.
La critica via mail è più veloce, più diretta, meno coinvolgente, emotivamente,
ma il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te,
si trova a gestire un team di collaboratori è motivare il personale.
Tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività.
Non sei d’accordo?

12 spunti per approcciare con successo un collaboratore demotivato – parte 1

motivare il personale

Il tuo collaboratore di fiducia è stanco e demotivato?
La tua assistente sta saturando l’atmosfera attorno a lei con la sua negatività?
La tua venditrice più esperta è in fase-down e hai paura che anche tutto il team o,
peggio, i clienti percepiscano, consapevolmente o inconsapevolmente,
quest’atmosfera pesante e che siano influenzati negativamente?

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Di questi tempi ci mancava anche questo!

Sul lungo periodo la situazione può diventare ingestibile e sfiancante

Spesso succede che una persona attraversi un periodo delicato o di fragilità.
Quando però il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti (soprattutto per te),
e la situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante,
anche perché sembra non ci sia niente da fare per motivare il personale!

Che peccato!

Anche perché Il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima,
apprezzabili ora presentano numeri imbarazzanti …
il suo rendimento si è bloccato senza motivazione apparente.

Adesso,
fa il “compitino”, si limita a esaudire le richieste, ”tira la chiusura”,
non si mette più in gioco e, inevitabilmente,
questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Se poi la persona demotivata è a contatto diretto con i clienti,
a lungo andare, questo potrebbe significare una riduzione del volume d’affari e delle vendite.

Per motivare il personale basta dire “qualcosa di motivante”?

Sono sicuro che hai provato più volte a dire “qualcosa di motivante”,
a dare una scossa ma ti sei ritrovato, subito, al punto di partenza.
Sai perchè?
 


 

Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che se anche dai una pacca sulla spalla per motivare il personale,
o dici: “Dai, forza motivati!” non gli sarà di grande aiuto.

Allora … come ti comporti? Come uscire dall’empasse?
Come lo approcci? Carota o bastone?
Agire o aspettare sperando che “torni quello di prima”?

Una cosa è sicura.
Non puoi sottovalutare, o peggio ignorare,
questa situazione.

Cosa fare per motivare il personale?

Devi intervenire.

I collaboratori in crisi sono spesso persone demotivate e occorre che ricevano una nuova iniezione di energia,
ad esempio con l’assegnazione di nuove mansioni o con percorsi di formazione e coaching specifici.

Vediamo come approcciare in modo efficace un collaboratore demotivato:

1. Armati di pazienza se vuoi motivare il personale

“La pazienza è anche una forma di azione.”
Auguste Rodin

Se vuoi salvare il rapporto professionale e “ritrovare” il tuo collaboratore o dipendente devi consapevolizzare che non sarà una cosa breve;
ti prenderà tempo e, soprattutto, energie.

2. Non reagire con emotività

Può darsi che tu sia, anche inconsciamente,
incacchiato-nero con il tuo collaboratore (“Ci mancava anche questo” oppure “Proprio adesso che le cose andavano bene” anche “ Adesso che contavo su di lui/lei” e ancora “Con tutto quello che ho fatto per lui/lei”).

L’emotività è cattiva consigliera.
Se, per il momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua emotività,
prendi tempo e aspetta di sbollire.

Come ho scritto nel mio libro meglio non approcciare qualcuno quando si è incavolati o agitati.
Rischi di dire o fare qualcosa di sconveniente che può compromettere definitivamente il tuo rapporto lavorativo.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

3. Parlare lontano da occhi indiscreti

Non discutere con il tuo collaboratore davanti ai colleghi o ai clienti,
si sentirà sminuito davanti agli altri,
ferito e ancor meno propenso ad aumentare il suo impegno e la sua produttività.

Utilizza feedback negativi solo nel privato e a quattr’occhi.
Chiama la persona nel tuo ufficio,
in una saletta conferenze libera o in qualsiasi altro posto lontano da occhi e orecchie indiscrete.

Come puoi immaginare,
il tuo collaboratore sarà teso (sapendo il motivo della tua convocazione).
Poco prima dell’incontro, prenditi qualche minuto per rilassati più che puoi,
respira profondamente, sorridi per sciogliere la tensione dalla tua faccia.

Evita di cominciare con un’osservazione positiva sulla persona,
tanto per addolcire la pillola “Ascolta Cristina, ci conosciamo da tempo e apprezzo molto la tua collaborazione …” susciteresti immediatamente ancor più chiusura e diffidenza.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

6 semplici spunti per essere uno store manager eccellente

store manager migliore

Foto di Ryan Hyde

Essere un manager è senza dubbio soddisfacente.
Ma può anche essere difficile.
E stressante.

Ogni giorno sei chiamato a trovare il giusto equilibrio
tra cordialità e autorità.
Tra clima positivo
e risultati da raggiungere.

Creare una buona atmosfera di squadra non è un optional:
è ciò che ti permette di centrare obiettivi sempre più ambiziosi.

Come trovare questo equilibrio?

Ecco 6 spunti semplici, ma molto potenti,
che puoi mettere in pratica già da domani.

Tra due settimane sarai uno store manager migliore.

Non ci credi?
Prova.
E guarda cosa succede.

1. Parti appassionato ogni mattina

Appena arrivi nello store o nel centro,
saluta ogni membro del team con un “Buongiorno!” sincero e positivo.

Passa da ciascun collaboratore.
Fai sentire presenza,
partecipazione,
sostegno.

Può sembrare banale, ma non lo è affatto:
molti collaboratori impostano l’intera giornata
dal modo in cui vengono accolti al mattino.

Il buon clima nasce lì.

La vera sfida?
La costanza, soprattutto nei giorni in cui sei stanco,
sotto pressione,
poco motivato.

Allenare il tuo entusiasmo mattutino
è una vera competenza manageriale.

2. Osserva il team mentre lavora con i clienti

Osserva come ogni collaboratore interagisce con i clienti.

Poi trova un momento (anche breve) per un feedback individuale.

Strutturalo così:

  • 3 cose fatte bene
  • 3 cose migliorabili

Sii breve,
specifico,
concreto.

Chiudi sempre ribadendo:

  • la tua fiducia
  • il tuo apprezzamento per l’impegno

Sì, è coaching.
E l’eccellenza di uno store manager passa anche da qui.

3. Passa più tempo in sala vendita

“La leadership è azione,
non posizione.”

Donald H. McGannon

Uno degli errori più frequenti è chiudersi in ufficio.

Col tempo, quelle mura diventano un muro di gomma:
ti allontanano dalla realtà della vendita,
dal tuo team,
dai clienti.

Se definisci standard alti di servizio,
devi essere il primo a incarnarli.

In prima linea.
Davanti.
A dare l’esempio.

4. Affianca il team all’apertura e alla chiusura

Lavorare fianco a fianco nelle fasi di apertura e chiusura
aumenta enormemente il rispetto del team.

So che hai mille cose da fare.
Ma quei momenti valgono oro per la tua leadership.

Appendice ai punti 3 e 4
Domanda classica:
“Ok, ma non ho tempo …
report,
statistiche,
piani,
riunioni…
come faccio?”

Risposta: delega.

Trova 3 compiti semplici che puoi delegare
e inizia da domani.

5. Parla meno e ascolta di più

Lo ripeto spesso perché è fondamentale:
saper ascoltare è la base di una comunicazione efficace.

Ogni collaboratore vuole sentirsi:

  • ascoltato
  • considerato
  • preso sul serio

Chiedi:

  • come migliorerebbe lo store
  • cosa renderebbe il lavoro più fluido
  • cosa può aiutare le vendite

Ascolta davvero.
Poi agisci, mantenendo la tua autonomia decisionale.

Chi ascolta non è debole.
È sicuro di sé.
È leader.

6. Vuoi essere uno store manager migliore? Investi su di te

Investi nella tua formazione.

Libri,
riviste,
aggiornamento continuo.

E soprattutto percorsi di coaching personalizzati,
perché sono mirati, concreti e adattati alle tue reali esigenze.

La crescita del team passa dalla tua crescita.

Ora fermati un attimo.

Da domani, su quale di questi punti metterai più attenzione
per diventare uno store manager migliore?

La leadership non si costruisce con grandi gesti occasionali,
ma con piccole scelte quotidiane,
ripetute nel tempo.

E spesso, la differenza tra uno store che funziona
e uno che arranca…
sei proprio tu!

8 frasi che dovresti dire spesso ai tuoi collaboratori

frasi per motivare il team

Foto di rawpixel

Frasi per motivare il team?

Non siamo abituati a farle.
A porgere complimenti e apprezzamenti ai nostri collaboratori.

Non sappiamo come fare.
Abbiamo paura di sbagliare, di creare favoritismi,
di risultare goffi o persino ridicoli.

Oppure temiamo che, gratificando chi lavora con noi,
“gli diamo troppo potere”,
che “si monti la testa”,
che “si senta migliore di noi”.

E così ci tratteniamo.

Non pronunciamo (quasi) mai frasi per motivare il team.

Che peccato!

Un’enorme occasione persa per diffondere carisma, fiducia e positività.

Sei il leader del tuo team

Il tuo ruolo è chiaro:
trasmettere fiducia e far sentire ogni persona importante.

Un leader che sa comunicare
crea team più forti, collaborativi e responsabili.

La gratificazione è il punto di partenza
per costruire un team solido e propositivo.

Queste frasi — che trovi anche nel mio libro “Autorevolezza”,
ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025

e “Prima volta Leader” — sono semplici, ma potenti.

Usale con sincerità.

1. “Ottimo lavoro, complimenti”

È una frase diretta.
Senza giri di parole.

Nutre l’autostima.
E l’autostima è un bisogno umano fondamentale.

Si alimenta di riconoscimento
e vale più di molte forme di retribuzione.

Riconosci sforzi e risultati.

Far sentire una persona apprezzata
crea un ambiente positivo, motivato, produttivo.

Approfondisci con il mio post .

2. “Mi fido di te”

Condividi responsabilità, informazioni… e successo.

La fiducia è uno dei riconoscimenti più potenti che esistano.

Distribuire responsabilità
equivale a dire: “Credo in te”.

Vedrai la motivazione salire alle stelle.

3. “Tutto bene a casa?”

Prenditi cura delle persone,
non solo dei ruoli
(senza essere papà/mamma/psi ecc.).

Ricorda compleanni.
Nomi dei figli.
Un “Come stai?” detto con sincerità.

Le piccole attenzioni costruiscono grandi relazioni.

Mostra il tuo lato umano
Sarai rispettato anche come persona.

Ogni frase può ispirare… o scoraggiare.
Scegli parole che costruiscono.

4. “Cosa ne pensi?”

Coinvolgi il team.
Non decidere sempre tutto da solo.
Fai domande come:

  • “Questo è il problema, tu come lo risolveresti?”
  • “Qui non stiamo andando bene, cosa faresti?”

Ascolta.
Valuta.
Poi decidi.

Le persone coinvolte
sono sempre le più motivate.

5. “Ti ascolto”

Ascoltare è il cuore della comunicazione efficace.

Le persone vogliono sentirsi
viste,
comprese,
considerate
.

Più percepiscono il tuo interesse autentico,
più cresce la loro disponibilità a collaborare.

Un leader che ascolta
è un leader sicuro di sé.

6. “Come posso aiutarti?”

Sii un supporto concreto.
Chiedi:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Che supporto ti serve?”
  • “Come posso esserti utile?”

Aiuta a rimuovere ostacoli.
Sostieni soprattutto nei momenti difficili.

È lì che si vede la leadership.

7. “Festeggiamo?”

Quando è stata l’ultima volta?

Siamo sempre proiettati sul prossimo obiettivo,
sul prossimo problema.

E dimentichiamo di celebrare.

Ogni successo — anche piccolo —
è un’occasione per creare coesione e alleanza.

Fermati.
Riconosci.
Festeggia.

8. “Grazie”

Sei lettere.
Un valore enorme.

È la frase più semplice…
e spesso la più difficile da dire.

“Grazie” motiva, soprattutto nei momenti duri.

In finale

Queste frasi sono semplici.
Ma hanno un potere enorme.

Usate con sincerità,
creano fiducia,
motivazione,
risultati.

Sono le frasi
che ogni collaboratore vorrebbe sentire
dal proprio leader.

Conflitti, incomprensioni, demotivazione:
prima o poi ogni leader ci passa.

Il percorso di coaching “Motivare il team demotivato
ti aiuta a capire cosa sta davvero accadendo nel gruppo
e a riattivare motivazione e coesione.

La chiave definitiva per motivare i tuoi collaboratori

motivare collaboratori

“Se non dici cosa fare, nessuno muove un dito”
“Fanno solo il loro compitino”
“Non guardano aldilà del loro naso”
“Non sono propositivi”
“Seguono solo il flusso”
“Distratti, molto distratti”
“Lavorano con la testa tra le nuvole”

Che tu sia imprenditore, manager oppure responsabile di un piccolo team,
che il tuo staff sia di 100 o di 1 persona, per raggiungere risultati eccellenti devi prendere consapevolezza della crescita e della motivazione dei tuoi collaboratori.

Il Mercato del Lavoro sta cambiando, (anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni) …
allora deve cambiare anche il modo di approcciare il nostro lavoro e il nostro team.

Il team è la chiave del tuo successo

Infatti quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la carriera.

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Non possiamo più restare legati a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con noi.
Non concentriamoci solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire.

È tempo di diventare leader del nostro team!
E motivare collaboratori.

Mica facile! Dove trovare la motivazione?

Come motivare le persone che lavorano con te?
Ci hai provato più volte a dare una scossa motivazionale ma dopo pochi giorni ti sei ritrovato al punto di partenza.
Non è vero?

L’entusiasmo cala,
non si va oltre il compitino,
i “musi” si allungano,
l’ambiente diventa passivo
e lentamente perdi di vista il tuo obiettivo.

La verità è che la motivazione non “sgorga spontanea” dai tuoi collaboratori e non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!)… è (soprattutto) a carico tuo!

 


 

La motivazione del tuo personale passa inevitabilmente da te

Sei tu quello che per primo deve motivarsi,
entusiasmarsi,
ispirarsi,
“allenarsi”
e dopo, solo dopo, la puoi chiedere,
anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

La motivazione del team parte da te

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei, subito e principalmente, su di te!

Se un treno non riesce a salire la china,
è necessario “lavorare” sui vagoni oppure sulla locomotiva?

Sei rimasto un po’ deluso,
dì la verità!

Ti aspettavi una dritta miracolosa, una frase a effetto, una trovata geniale di un coach americano, una tecnica d’avanguardia …
invece ti senti dire che il primo che deve darsi una mossa …
sei tu!

E come se non bastasse …

hai il tempo contato, le vendite “saltate” all’ultimo istante, le “grane” da risolvere,
il target da raggiungere, appuntamenti costantemente rimandati, previsioni in tilt,
un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato e a clienti sempre più esigenti e imprevedibili.

Mi sarebbe piaciuto darti formule magiche, scorciatoie, vie d’uscite,
una soluzione smart che potrebbe risparmiarti quest’altro impegno ma non mi è possibile.

E ti spiego perché …

 
More: scopri il coaching per potenziare la gestione del tuo team
 

Motivare collaboratori e team è impegnativo

Se anche tu hai avuto,
come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che se una persona ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: “Eddai, forza motivati!” non è di grande aiuto.

Se non sei nello stato mentale giusto,
questo tipo di consiglio lascia il tempo che trova.

Come ho scritto nel mio libro sull’autorevolezza. … credi davvero che delle semplici frasi serviranno a scuotere il tuo team? Motivare collaboratori?
Oppure impegnarsi 15 minuti la settimana porterà a scatenare un entusiasmo senza fine nel tuo team?

Motivare è un impegno quotidiano

È un “paziente costruire” giorno per giorno e necessita di tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento,
supportato da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team
se pensi di spronare, coinvolgere e motivare collaboratori con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali …
sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno … la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!

Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, coaching, libri e blog gli ambienti di lavoro veramente motivati o che motivano sono una rarità.

Valuta la tua “capacità di motivare”

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
Ti senti un modello per il tuo team?
Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?
In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione, quella forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

 
More: scopri il coaching per la tua carriera di successo
 

Parti da te stesso!

Carica le tue pile,
motivati al massimo e poi con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te,
vedrai come i tuoi collaboratori, i clienti e i tuoi capi se ne accorgeranno ben presto …
qualcosa si è mosso …
qualcosa di nuovo sta crescendo …
il primo mattone è stato posato!

La chiave per motivare davvero i tuoi collaboratori … sei tu.

Se ti impegni in questo, ti aspettano grandi cose.
Credimi!

Scopri il mio percorso di coaching per team leadership

10 competenze che ogni store manager eccellente dovrebbe potenziare (parte 2)

store manager vincente

Leggi anche la parte 1.

6. Risolvi i conflitti in modo produttivo

Perché è importante nel tuo lavoro di store manager dedicare molta attenzione ai rapporti, contrasti e conflitti nel tuo punto vendita?

I conflitti possono rovinare i rapporti personali, creare un ambiente negativo, ostacolare la produttività, distruggere il lavoro di squadra e causare un calo di fatturato. Il conflitto sul lavoro è naturale e inevitabile ma ci sono tecniche e abilità che possiamo imparare per trasformare conflitti distruttivi in accordi costruttivi.

Ricorda che le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua carriera di store manager e del tuo punto vendita.

7. Dai obiettivi specifici

Motiva al massimo il tuo team dando obiettivi specifici e quantificabili a ogni singolo collaboratore.
 


 

Diventa un supporto attivo e concreto per ognuno di loro. Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi. Aiutali a elaborare un piano d’azione e rimuovere i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino verso i loro obiettivi.

Sostienili e incoraggiali costantemente.

8. Crea rapporti di fiducia e di alleanza

Condividi con il tuo team le responsabilità, i compiti e le informazioni e … il successo.

Condividere è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori. La maggior parte di loro desidera fare un buon lavoro, avere degli obiettivi, condividere le responsabilità e partecipare al successo del punto vendita.

Prendi a cuore gli interessi del tuo staff, i loro problemi personali, aiutali a bilanciare lavoro e vita privata. Anche le piccole attenzioni significano molto per i tuoi collaboratori o dipendenti: i loro compleanni, i nomi dei figli, dire ‘Ciao, come va? ”

Vedrai come la loro motivazione può salire alle stelle!

9. Delega con efficacia

Lo store manager vincente sa allentare un po’ il controllo e delegare con efficacia.

Non disperdere energie preziose. Troppo spesso, quando vuoi seguire ogni dettaglio della gestione del tuo punto vendita, in breve tempo, ti ritrovi stressato e oberato di lavoro, perché stai tentando di fare tutto da solo.

Il risultato è che i dipendenti non si assumono mai responsabilità, si sentono disimpegnati e si demoralizzano. Delegare ti permette di focalizzarti sulle priorità e sulle azioni importanti e di essere sempre dinamico, lucido e propositivo.

Solo perché un tuo collaboratore o dipendente non ha le competenze per portare a termine un compito difficile, non significa che non possa imparare. Rivedi tuoi giudizi per determinare quali sono le competenze necessarie per la formazione del tuo personale e inizia da oggi.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

10. Ascolta di più

Imparare ad ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace. Non dare per scontata quest’abilità per il solo fatto di sentire ciò che l’altro sta dicendo. Ascoltare va oltre il semplice “sentire”: è empatia, è capire il messaggio nel suo giusto contesto.

Il tuo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia. Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti, più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te.

Ascolta i bisogni dei tuoi collaboratori, le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e puoi agisci di conseguenza.

Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Un vero leader!

In definitiva, se vuoi diventare uno store manager vincente, è necessario saper creare entusiasmo nel tuo punto vendita, coinvolgere e motivare i tuoi collaboratori o dipendenti a fare del loro meglio per raggiungere, insieme, grandi obiettivi.

E tu come la pensi?
Quanto spesso festeggi, con tutto il tuo staff, il raggiungimento di un obiettivo importante?

10 competenze che ogni store manager eccellente dovrebbe potenziare (parte 1)

store manager eccellente

La pressione della competitività ti spinge a muoverti più velocemente, produrre maggiori risultati in meno tempo e migliorare la produttività con meno personale.

Le persone e le cose si muovono veloci. I problemi non si possono rinviare, gli errori hanno conseguenze e costi importanti. Sei il manager del tuo punto vendita e sei direttamente coinvolto. Sei in prima linea, sul campo, tra il management (o la proprietà) e il tuo team di vendita, lì nel mezzo, dove la pressione si fa sentire!

Per superare queste sfide dobbiamo sviluppare le nostre doti personali, saper motivare e ispirare i nostri collaboratori a fare del loro meglio per raggiungere grandi obiettivi.

Lo store manager eccellente ha, prima di tutto, grandi competenze con le persone.

1. Crea entusiasmo

Sei allegro? Sai creare entusiasmo nel tuo punto vendita?
Ti senti un modello per il tuo team?
In altre parole, hai una personalità dinamica che ispira gli altri?
 


 

L’entusiasmo è vera passione per il tuo lavoro e sincero interesse per le persone che lavorano con te. I grandi store manager non perdono mai l’occasione di essere gentili e motivanti nel comportamento e nelle parole.

Partiamo appassionati ed entusiasti già da prima mattina!

Saluta ogni componente del tuo staff con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo, dai pacche sulle spalle, fai sentire la tua partecipazione e il tuo sostegno. Fai in modo che sappiano che li consideri la chiave del tuo successo.

Può sembrarti strano ma i tuoi collaboratori, di solito, impostano, la loro intera giornata dal “come li approcci” la mattina. Qualcosa del tipo “Il buongiorno si crea (vede) dal mattino”.

2. Coinvolgi il tuo team

Per diventare uno store manager eccellente, è necessario coinvolgere i tuoi collaboratori o dipendenti nel processo decisionale, incoraggiandoli a suggerire modi nuovi o alternativi di fare meglio le cose.

Piuttosto che decidere tutto da solo, promuovi un lavoro di squadra.Fai domande stimolanti tipo: “Questo è il nostro problema, tu come lo risolveresti?” oppure “Non stiamo andando bene in quel settore, tu cosa faresti?”

Incoraggia le persone del tuo team al dialogo, ascolta quello che hanno da dire e poi valuta i loro suggerimenti, mantenendo sempre la tua autonomia di pensiero e di azione.

I collaboratori che contribuiscono con nuove idee si sentono ancora più coinvolti e motivati per il successo del punto vendita.

3. Gratifica i tuoi collaboratori

Le persone vogliono essere tenute nella giusta considerazione. L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi. La gratificazione è il motore che ci spinge a dare il massimo per ottenere risultati sempre migliori.

Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto, i rischi che hanno preso e i risultati che hanno ottenuto crea un ambiente di lavoro positivo, motivato e molto produttivo.

Celebra e festeggia con il tuo team.

Siamo talmente focalizzati sul futuro che raramente ci concediamo una pausa per apprezzare e celebrare i successi nel nostro lavoro. Celebrare ti permette di condividere sensazioni positive e di creare coesione e alleanza con il tuo team.

Ogni occasione (una buona vendita, il raggiungimento del target etc.) deve essere l’opportunità per celebrare con il tuo team.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

4. Reggi l’imprevedibilità del mercato

Vendite “saltate” all’ultimo istante, appuntamenti costantemente rimandati, un continuo e frustrante adattarsi a clienti sempre più imprevedibili “Compro o non compro? Si… anzi no…. ci penso su e poi ripasso… le farò sapere…Lo rendo, non mi piace più…”.

Viviamo in tempi complessi e incerti. Per quanto tu possa organizzare e pianificare, ci saranno sempre imprevisti, appuntamenti cancellati, ritardi, emergenze e cambi di programma.

Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te. Non lamentarti o demoralizzarti, accetta la realtà e focalizzati solo sulle prossime azioni da compiere.

Diventa più flessibile! Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato! Lascia uno spazio per l’imprevisto.

5. Comunica in modo chiaro le priorità

Tu sai quello che vuoi dai tuoi collaboratori. Ma loro lo sanno?
Di solito, il personale di vendita non sa esattamente che cosa è fondamentale per i loro dirigenti. I dipendenti non possono svolgere bene le loro mansioni se non conoscono le priorità. Quali sono le tue?

La precisione e la pulizia? La soddisfazione del cliente? La vendita a ogni costo? Un servizio a 5 stelle? Essere gentile con i clienti? Qualunque siano le tue priorità, comunicale in modo chiaro e semplice.

Evita di utilizzare un linguaggio dispersivo (pieno di”…un po’…quindi…stavo pensando”…) che potrebbe indebolire il tuo messaggio. Esercitati a trasmettere messaggi sintetici e a utilizzare un linguaggio più incisivo, stimolante e orientato all’azione.

Se un collaboratore non ha soddisfatto il tuo standard, concentrati di più su cosa deve essere fatto per migliorare piuttosto su ciò che non ha funzionato.
Continua a leggere la parte 2.

Come dire no ai collaboratori con più efficacia e meno stress (parte 2)

come dire no

Leggi anche la parte 1.

Come Dire “NO”:

1. Parla in modo deciso e diretto

Usa il “NO” a inizio frase, scuoti la testa per sottolineare il tuo rifiuto.

Guarda negli occhi il tuo interlocutore e sostieni il suo sguardo.
Usa un tono della voce deciso, senza tentennamenti.

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Non dare l’impressione che tu ci possa ripensare altrimenti,
continueranno a insistere.

La tentazione di rispondere nel modo più cortese possibile ti potrebbe far perdere incisività.
Puoi rispondere con un semplice NO in modo diretto ed essere comunque cortese:

  • “Mi dispiace. In questo momento non è possibile”
  • “Preferirei di NO”
  • “NO, ti ringrazio. Grazie per avermelo chiesto”

2. Non dilungarti in scuse o giustificazioni

Così dai l’impressione di sentirti in colpa o di essere insicuro! Dai una spiegazione breve e concisa.

Evita giri di parole e vai direttamente al punto.

La ragione del tuo rifiuto, può anche essere importante ma al tuo collaboratore interessa poco.

Vuole solo sapere se la sua richiesta è accettata o no.
Se parli troppo, potresti anche finire, alla lunga, col dire di sì …
facendo autogol!

3. Fornisci la giusta spiegazione

E’ più facile convincere gli altri quando gli spieghi il perché del tuo rifiuto.
 


 
Un buon espediente è menzionare le priorità del momento per fa capire le tue motivazioni.
Se vuoi essere ancora più convincente, condividi le informazioni con il tuo collaboratore in modo che veda anche lui le precedenze e le priorità.

  • “NO, mi spiace. In questo momento siamo sotto di personale. Guarda tu stesso il piano”
  • “NO, non posso, devo concentrarmi su …”
  • “NO, in questo momento, come saprai, abbiamo la priorità di … “

4. Cerca un’alternativa o una soluzione

Puoi dire “NO” ma proponendo un’alternativa (anche se più modesta oppure più in là nel tempo) dimostri interesse per l’altro e di aver capito l’importanza della sua richiesta.

  • “NO, Sandra non può, è già impegnata. Che ne dici di Roberta? Prova a chiederlo a lei …”
  • “No, ma forse possiamo …”
  • “No, mi spiace! Che ne dici di un paio d’ore settimana prossima?”

A volte ti potrebbe capitare …

… di trovarti davanti ad un collaboratore insistente,
ripeti la risposta e motiva nuovamente il perché del tuo rifiuto, se continua,
spiega esplicitamente che non ne vuoi parlare di nuovo,
non sei obbligato a spiegare ulteriormente le tue ragioni.

Oppure … di ricevere una richiesta da un tuo collaboratore in un momento in cui sei occupato, stressato,
stanco
e non sai dire sì o no immediatamente.

In questo caso, se possibile, chiedi del tempo per riflettere (possono bastare anche pochi minuti!),
in modo da focalizzarti ed evitare pericolosi dietro front (vedi i prossimi esempi) che offuscano la tua immagine di leader.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

Come dire no: 5 errori che dovresti assolutamente evitare

1. Cerchi di convincere del perché del tuo rifiuto

Non mettere la discussione sul piano delle lamentele personali (ti senti stressato, stanco, oberato di lavoro, etc.).

Non devi convincere nessuno; così facendo diventi solo “patetico” e i tuoi collaboratori non ti prenderanno sul serio.

2. Sei troppo disponibile o troppo “molle”

Non parlare con voce sommessa ed esitante,
non riempire le tue motivazioni di “ehm…ehm…” che indeboliscono il tuo messaggio.

3. Interrompi l’altro mentre sta ancora parlando

Dici “NO” troppo velocemente senza aver capito cosa ti è chiesto.
Non aspetti che il tuo collaboratore finisca di parlare perché immagini (forse anche a ragione) dove sta andando a parare e lo blocchi subito.

Questo è un metodo semplice per far sentire gli altri frustrati e non ascoltati.
Impara ad ascoltare i tuoi collaboratori:
è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace.

La comunicazione è il primo passo verso il tuo successo di leader.

4. Prima dici “NO”, poi ci ripensi e dici SI

Se torni indietro facilmente sulle tue decisioni, comunichi ai tuoi collaboratori che non sono tenuti a rispettare le tue decisioni,
perché se insistono un pò, avranno la meglio.

Evita questi pericolosi dietro-front perché le persone potrebbero pensare che sei poco risoluto e le tue risposte siano “trattabili”.

Cambiare idea è naturale e indice di una buona flessibilità mentale.

Le ragioni della tua retromarcia però non devono essere dettate dalla paura del giudizio o dal bisogno di accettazione.

5. Dici “SI”, sapendo già, che poi dirai “NO”

Accetti subito la richiesta, per timore o indecisione, sapendo già che tanto poi gli farai sapere (non di persona ma via mail o tramite qualche collega “messaggero”) che non se ne fa più niente!

Così facendo, dimostri di essere debole,
pauroso e subdolo (uno che non ci mette la faccia) e che sei lontano dall’immagine di quel leader forte e coerente che meritano i tuoi collaboratori.

Se ti stimola l’argomento (come dire no) puoi leggere il mio libro sull’autorevolezza oppure scopri come posso aiutarti a gestire con più efficacia i rapporti, contrasti e conflitti con i tuoi collaboratori o i tuoi colleghi.

Ti è già successo di ricevere, da parte del tuo capo o della tua azienda, un clamoroso dietro front che ti ha letteralmente spiazzato?
Come è stato giustificato? E tu come hai reagito?
Hai appreso come dire no?

Come dire NO ai collaboratori con più efficacia e meno stress (parte 1)

dire no

Faccio sempre un’incredibile fatica a dire “NO” a un mio collaboratore, ho sempre l’impressione di deluderlo o che mi porterà rancore per questo. Non so dire di “NO”, alla fine sono oberata d’impegni e faccio il lavoro anche dei miei collaboratori.
Dico di sì a tutto, penso sia il mio modo di comprarmi l’affetto da parte delle persone e del mio team.

Tania T. – team leader settore telecomunicazioni

La mia difficoltà a dire no mi porta a sganciare la bomba del “NO” secco e scappare via.
Dico NO in modo brusco e senza dare spiegazioni o un’alternativa mi dileguo nel mio ufficio.
Mi rendo conto che è un brutto gesto.
Mi piacerebbe essere diverso, più disponibile e aperto verso i miei collaboratori ma non ci riesco
.”
Sergio S. – junior export manager settore arredamento

Perché devi imparare a dire NO

Iniziamo cosi, subito decisi e diretti al punto.

Se vuoi dirigere i tuoi collaboratori (e anche te stesso) verso l’eccellenza, come leader del tuo team,
non ti puoi permettere di essere troppo tollerante, accondiscendente o “molle”.

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Nel mio libro “Prima volta Leader” ho dedicato un intero capitolo per sottolineare l’importanza di dire no.

Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità, rischi di perdere la fiducia e la stima del tuo personale,
dai un`immagine di leader debole e demotivi tutti i tuoi collaboratori.

Anche se dire “NO” non è facile e mai piacevole, dire “SI”,
senza essere convinto, è molto peggio.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa e approfittare della tua disponibilità (e credimi, lo faranno). A lungo andare diventa frustrante, castrante e perdi autostima e motivazione … con tanti saluti ai buoni risultati!

Questo per spiegarti che dire “NO” è una delle abilità più importanti se vuoi avere il pieno controllo della tua vita professionale.

Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”,
sarai sorpreso come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

Perché è difficile dire NO

Non importa quale sia la ragione per cui hai difficoltà a dire “NO” ai tuoi collaboratori …
alla base c’è una preoccupazione comune: la paura delle conseguenze di fronte ad un rifiuto.

È normale preoccuparsi delle conseguenze dei tuoi “NO” ma la tua apprensione non dovrebbe mai impedirti di agire al meglio per gli interessi di tutto il team, della tuo lavoro e anche per te stesso.
 


 

Paura del conflitto

Abbiamo paura che il nostro rifiuto diventi una discussione che potrebbe sfociare in uno scontro o un litigio,
con conseguenze negative sul nostro rapporto lavorativo futuro.

Il tuo collaboratore sarà ancora con te? Ti giudicherà un tiranno o un montato?

Magari ti “rende pane per focaccia” alla prima occasione oppure è uno che risponde a tono e bisogna tirar fuori le unghie.

Meglio dire SI e queste problematiche spariscono di colpo.

Senso di colpa.

Ci sentiamo in colpa, in debito, verso le persone.

Dire di SI sembra il modo migliore per “pagare il nostro debito”.
Abbiamo paura di essere scortesi.

Siamo delle brave persone e vogliamo essere cortesi e disponibili con gli altri.

Dicendo di “NO” abbiamo paura di offendere l’altra persona;
ci potrebbe restare male e portarci rancore in futuro.

Paura del giudizio

Se abbiamo bisogno del giudizio positivo dei nostri collaboratori (alla base c’è la paura del rifiuto e di essere emarginati) dobbiamo soddisfare le loro aspettative;
aspettative che rischiano di diventare via via sempre più impegnative.

Paura di essere esclusi

Abbiamo paura che dicendo spesso di “NO”, il nostro team non ci darà più il suo rispetto,
il suo supporto o il suo affetto…e ci escluderanno dal gruppo.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

Dire NO nel modo giusto

Anche se non hai problemi a dire “NO”, puoi sempre apprendere come utilizzarlo con più efficacia.
Un “NO” troppo brusco, polemico, aggressivo senza spiegazioni o alternative può compromettere un rapporto o raffreddare il tuo ambiente professionale.

In fondo, ti basta un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.

CONTINUA A LEGGERE >la parte 2.

Preferenze e simpatie: ecco come perdi punti con il tuo team

gestione dei collaboratori

Foto di vivisorg

  • “Con noi sbotta subito…
    con lei solo smancerie e sviolinate.”
  • “Figuriamoci! Arriva sempre in ritardo
    e nessuno dice niente.”
  • “Noi part-time qui dentro
    siamo l’ultima ruota del carro…”

Se sei un capo, lo sai già:
i collaboratori ti osservano. Sempre.

Ogni tuo gesto.
Ogni tua parola.
Qualsiasi differenza di trattamento.

Favoritismi, preferenze e simpatie
emergono tuo malgrado
e, dentro il team, creano sfiducia e demotivazione.

Gestione dei collaboratori: imparzialità prima di tutto

Puoi essere esigente.
Pignolo.
Anche uno con “la critica facile”.

L’importante è che l’approccio sia uguale per tutti.

Ogni collaboratore deve sentirsi trattato
in modo equo e coerente.

Hai notato che ogni politico, appena eletto, dice:
“Sarò il governante di tutti”.

Lo fa per marcare una cosa fondamentale:
niente favoritismi.

Niente cittadini di serie A e di serie B (poi la realtà spesso è diversa, ma questa è un’altra storia!)

I leader autorevoli fanno lo stesso

Non perdono occasione di essere corretti e rispettosi
con tutti.

Prendersi cura del team significa:

  • considerare gli interessi di tutti
  • aiutare a bilanciare lavoro e vita privata
  • evitare disparità e trattamenti ambigui

Vediamo ora 6 comportamenti da evitare
se vuoi una gestione dei collaboratori efficace.

1. Non fai rispettare le regole

Sorvolare “per simpatia”
è il modo più rapido per perdere credibilità.

Capisco: richiamare qualcuno con cui hai feeling
non è piacevole.

Ma così mandi un messaggio chiaro al resto del team:

Le regole non valgono per tutti.

Risultato?
Penalizzi chi lavora bene
e passi per un leader debole.

Se le regole esistono,
devono rispettarle tutti.

2. Coinvolgi sempre e solo gli stessi

Ti confronti sempre con le stesse persone.
Il solito gruppetto “fidato”.

Agli altri solo direttive e routine.

È vero: non tutti vanno coinvolti allo stesso modo.
Ma tutti devono sentirsi parte del gioco.

Anche chi ha ruoli “secondari”
vuole contribuire, crescere, contare.

Comunica in modo semplice e trasparente.
Rendi partecipi tutti.

Autostima più alta → più impegno → più produttività.

3. Dividi il team in categorie

Giovani vs anziani.
Full time vs part-time.
Ufficio vs magazzino.

Anche solo mentalmente,
questa divisione crea distanza.

Nel tuo team non devono esistere panchinari.

Come dicono gli allenatori migliori:
“La mia squadra è composta da 22 giocatori.”

Usa il NOI.

Nella gestione dei collaboratori includi tutti:

dall’assistente sempre con te
alla collaboratrice part-time (che vedi una volta a settimana).

4. Manifesti simpatie e preferenze personali

Pause caffè sempre con gli stessi.
Pranzi sempre con lo stesso gruppo.

È umano.
Ma è anche visibile.

Prova a ruotare.
Una pausa alla settimana con persone diverse.

All’inizio sarà tutto un po’ rigido.
Poi scoprirai lati inattesi e positivi del tuo team.

Non serve parlare solo di lavoro.
Anzi: meglio di no, all’inizio.

5. Non offri le stesse opportunità di crescita

Corsi, meeting, formazione sempre agli stessi.

Gli altri lo scoprono dopo, dai racconti entusiasti dei colleghi.

Questo uccide motivazione e fiducia.

Nel limite delle tue possibilità decisionali,
offri pari opportunità di crescita a tutti.


Su questi temi — e sul rischio di perdere carisma e leadership —
trovi spunti approfonditi nei miei libri:

Autorevolezza”, ora nella NUOVA edizione 2025,
per rafforzare la tua presenza autorevole.

Prima volta Leader”,
se hai assunto da poco un ruolo di responsabilità.

6. Non segui una linea chiara su permessi e vacanze

Quando le regole non sono chiare,
nasce il sospetto.

Favori.
Preferenze.
Trattamenti speciali.

Definisci una linea guida:

  • chiara
  • flessibile
  • condivisa

Se fai un’eccezione, spiegala.
Comunica il perché.

Più sei trasparente,
meno i collaboratori leggeranno malafede
nelle tue decisioni.

E ora dimmelo tu

  • Ti sei mai chiesto se il tuo team
    si sente davvero trattato in modo equo?
  • Quanto spesso coinvolgi tutti
    anche nei momenti informali?

In definitiva

L’imparzialità non è freddezza.
È rispetto.

E un leader rispettato
non divide il team.

Essere ascoltato non significa alzare la voce.

Nel percorso “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo” lavori su presenza, fiducia e rispetto reciproco.