12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 2

Leggi anche la parte 1.

6. Connettersi, comunicare, facilitare

Guidare le persone richiede fiducia e comprensione.
Positività, empatia, compassione e umiltà.

Costruire una vera e propria connessione personale con il tuo team è fondamentale per sviluppare la fiducia necessaria per costruire una forte leadership.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Non concentrarti solo sulle “procedure e la giusta direzione aziendale”,
vai oltre le fredde normative e i rigidi sistemi.

Non basta comunicare … devi facilitare!

Elimina rapidamente eventuali incomprensioni.
Dai ai tuoi dipendenti tutta la tua attenzione,
mantieni una mente aperta e …
il contatto con gli occhi mentre parli (non sul monitor per inviare la prossima mail)

È importante essere genuini, sinceri,
Schietti.
È la differenza (enorme) tra dare-informazioni rispetto a potenziare-le-persone.

7. Incoraggiare la creatività

Se desideri far crescere il tuo personale,
devi essere capace di lanciare nuove sfide alla tua squadra,
evitando che noia e compiacenza prendano il sopravvento.

È necessario dare al tuo team la libertà di riflettere ed esplorare.

Ogni tuo collaboratore deve sapere che hai fiducia nel suo potenziale,
sei aperto alle sue idee,
sei pronto a considerarle ed (eventualmente) a svilupparle.

L’opportunità di presentare le proprie idee,
porta maggiore impegno,
migliora la capacità di problem solving e
incrementa la produttività.

 


 

Premiando e riconoscendo la creatività,
(non solo le attività “che richiedono poco cervello”),
aiuti il tuo personale a sviluppare il loro pieno potenziale.

8. Chiedere un feedback

I tuoi collaboratori non sono gli unici che possono beneficiare di un feedback onesto, mirato e costruttivo.

Confrontarsi con il partner,
un caro amico/a o un collega fidato,
porta un valore inestimabile e nuove prospettive sul tuo approccio e stile di leadership.

Anche il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a sviluppare il tuo approccio e potenziare la tua leadership. Anche poche sessioni di coaching possono essere più motivanti e produttive di un libro, un video tutorial o un workshop (pur validi che siano!).

9. Ammettere quando si sbaglia o non si conosce la risposta

A nessuno piace ammettere un errore,
uno sbaglio, una pecca (soprattutto quando sei il capo).

Vogliamo essere sempre nel giusto,
far finta che è stato solo un malinteso
o un errore compiuto da qualcun altro.

Per molti, la leadership è nascondere eventuali limiti, errori e punti deboli.

Essere ancora più leader significa dire “Mi dispiace”, scusarsi (quando necessario) e ammettere quando non si ha la soluzione a un problema, rivela il proprio lato umano e fallibile,
aiuta a ottenere il rispetto dei collaboratori,
aiuta ad essere un leader migliore e più efficace.
essere ancora più leader del tuo team.

Quando si ammette un errore,
i tuoi collaboratori si sentiranno al sicuro di ammettere (a loro volta) i loro errori,
invece di cominciare con i “balletti dei giochi di colpa” che disperdono un sacco di energia.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

10. Non tollerare errori di negligenza, superficialità

Puoi accettare gli sbagli da parte dei tuoi collaboratori,
ma t’invito a rispettare tolleranza-zero,
massima attenzione e tempestività
per gli errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

Se non intervieni prontamente,
ne risentirà la performance di tutto il tuo team,
dai un`immagine di leadership debole,
demotivi i collaboratori competenti e rendi difficile il raggiungimento degli obiettivi.

11. Essere prodighi di riconoscimenti

“Una parola di apprezzamento può spesso
ottenere ciò che nient’altro avrebbe potuto ottenere.”

B.C. Forbes

Le persone sono inondate da troppi compiti,
eccessive incombenze in un lasso di tempo che ogni giorno diventa sempre più risicato.

La tecnologia e la pressione dei risultati possono essere schiaccianti,
quindi è importante segnalare,
riconoscere e celebrare le “vittorie”,
non importa quanto piccole.

Molti impiegati (soprattutto quelli più giovani) hanno bisogno di costante incoraggiamento.
Se devi criticare, pensa seriamente l’impatto che le tue parole possono avere e cerca di essere il più costruttivo possibile.

12. Parlare meno e ascoltare di più per essere ancora più leader del tuo team

Non mi stancherò mai di ripeterlo …
saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team.

Ogni tuo singolo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia.

Ascolta le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e puoi agisci di conseguenza.
Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Un vero leader!

Se vuoi approfondire l’argomento , scopri il coaching per la team leadership,
Se hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 1

Quando ricopri una posizione di responsabilità,
(piccola o grande che sia, poco importa)
un ruolo manageriale,
una delle prime cose su cui (probabilmente) desideri lavorare e migliorare
è affinare le tue capacità di leadership.

Per diventare un leader eccellente,
devi andare oltre
a distribuire incarichi, inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.
La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È possibile costruire la capacità di leadership con piccole ( che poi così piccole non sono) ed efficaci azioni quotidiane.

Ecco 12 “cose da fare” ogni giorno per essere più leader del tuo team:

1. Stimolare le persone a pensare e … parlare

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

I leader di maggior successo conoscono la mentalità,
le capacità e le aree di miglioramento dei propri collaboratori.

Usano questa conoscenza per motivare la loro squadra
al raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi.

Non intimidire i tuoi collaboratori.
Falli sentire a loro agio, liberi di parlare e … di crescere.

Sposta l’attenzione da te stesso, incoraggia gli altri a esprimere con fiducia le loro opinioni.
Fai in modo che il tuo team sappia che sei disponibile a discutere apertamente i problemi di lavoro.

Condividi le loro prospettive e i loro punti di vista.
Mantenendo (mi raccomando!) la tua libertà di giudizio e di pensiero.

2. Essere diretto

Se non sei diretto,
se non dai feedback onesti,
i tuoi collaboratori non sapranno mai ciò che veramente pensi della qualità del loro lavoro.

La mancanza di una comunicazione diretta e poco incisiva crea dubbi,
incertezza e ansia.
Paura.

È importante condividere feedback costruttivi su tutto ciò che ogni tuo collaboratore fa.
È il modo migliore per guidare tutto il team nella giusta direzione.
Ed essere più leader del tuo team.
 


 

Le indicazioni positive sono importanti quanto quelle negative.
Sforzati per trovare il giusto equilibrio.

3. Conoscere meglio il team

Non ho dubbi che conosci il nome e la funzione di ogni collaboratore ma sai davvero chi sono, a cosa sono interessati e quali sono i loro punti di forza (e come possono essere sfruttati) e i loro punti deboli?

Conoscere il tuo staff (anche) a livello personale non solo ti aiuterà ad apprezzarli maggiormente,
ma ti aiuterà anche a gestire meglio.

Conosci i tuoi collaboratori.
Chiedi delle loro famiglie,
i figli, i loro hobby,
le loro passioni.

Dimostrerai che ti curi di loro anche come persone e non li consideri solo
un nome sul libro paga dell’azienda.

4. Imparare dal team vuol dire essere più leader

“È impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere già.”
Epitteto

Essere responsabile non significa avere tutte le risposte.

Uno dei più grandi errori che puoi fare come manager è non imparare o chiedere al tuo team.
In effetti, i collaboratori sono una delle migliori risorse cui poter attingere.

Così ogni giorno, impara dal tuo team.

Chiedili se hanno incontrato quel particolare problema prima,
come l’hanno risolto.

Chiedi pareri sui nuovi processi che stai pensando di attuare,
o come suggerirebbero per renderlo più efficiente.
Discutere apertamente crea un ambiente positivo che favorisce la crescita personale e professionale.
Anche questo vuol dire essere più leader.

La stragrande maggioranza dei tuoi collaboratori ha idee da condividere.
Vuole essere parte del processo decisionale,
desidera diffondere la sua conoscenza
e la sua competenza.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

5. Uscire dall’ufficio

Uno dei più grandi errori di un team leader è quello di trascorrere tutte le ore di lavoro in ufficio.

Le quattro mura, con il tempo, diventano un muro di gomma che rischiano di tagliarti fuori dalla realtà quotidiana. Così rischi di smarrire il collegamento con il tuo personale e perdere il polso della situazione.

Così (appena puoi) esci dal tuo ufficio.
E “fai due passi” nella tua azienda.
Bastano pochi minuti.
Non cercare di giudicare,
anzi lasciati (solo) guidare dall’istinto.

Ascolta.
Senti.
Cerca di escludere la mente.
Fai silenzio interiormente.

Placa il tuo chiacchiericcio interno,
presta la tua più totale attenzione.

L’istinto va oltre le frasi di rito, i sorrisi di circostanza, le strette di mano, gli “inchini e i salamelecchi” che accompagnano il tuo passaggio.

Cosa vedi?
Cosa senti?

Va tutto (veramente) bene, come ti dicono?
Come sembra?
Com’è davvero l’ambiente di lavoro?
Rilassato, preoccupato, nervoso?

Continua a leggere la parte 2.

Troppo da fare? Il tempo per criticare i collaboratori però lo trovi sempre!

per criticare

Siamo onesti.
Non hai tempo.
Scadenze imminenti,
Le grane da risolvere,
il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

Sei il leader, il capo.
È normale avere tempi “strettissimi”.

Tempi stretti? Ma per criticare il tempo lo si trova … sempre!

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

In effetti, non ho incontrato un solo responsabile, manager o team leader che mi abbia detto di non aver il “tempo contro”…
ma poi il tempo per criticare,
rimproverare,
disapprovare,
biasimare,
chissà perché poi … lo trova sempre!

Di fronte a una prestazione negativa da parte dei tuoi collaboratori,
puoi essere un capo esigente,
uno con “la critica facile”, pignolo e pesante … ma è altrettanto giusto restare impassibili di fronte a una performance positiva?

È motivante chiudere la questione con un semplice “Ok, grazie”?
Metti la stessa energia ed emotività per criticare rispetto a quando porgi un riconoscimento positivo?

Trovi normale tutto questo?
Certo che sì.
Che domanda!

Quando lo chiedo, la stra-grande maggioranza (per non dire tutti) dà per scontato ricevere dai propri collaboratori prestazioni in linea con le aspettative “Far bene le cose fa parte del loro lavoro”.

Consideriamo la performance positiva come … dovuta, doverosa, ovvia

Valutiamo il riconoscimento per un lavoro ben eseguito da parte dei nostri collaboratori come “inutile”, “tempo perso”.
“Sanno che li apprezzo”.
“Non critico quindi sanno che stanno lavorando bene”.

Addirittura qualcuno pensa che con un feedback positivo “qualcuno si potrebbe montare la testa”.
Lo trovi ancora normale?
 


 

Significa che non sei consapevole che la maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi.
La gratificazione è il motore che ci spinge a dare il massimo per ottenere risultati sempre migliori.

L’apprezzamento e il riconoscimento sono molto importanti,
se non la cosa più importante nella gestione del personale,
perché valorizza il lavoro fatto.
Giorno dopo giorno.

Soprattutto in questi tempi incerti e complessi si raccolgono molti “NO” ed è fondamentale riconoscere e sottolineare ogni “SI” che si riesce a conquistare con la fatica e l’impegno.

Non fermarti solo ai numeri e il budget

Non tutti mirano solo a timbrare il cartellino,
tirare le otto ore e aspettare lo stipendio alla fine del mese.

Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto,
i rischi che hanno preso e i risultati che hanno ottenuto crea un ambiente di lavoro positivo,
motivato e molto produttivo.

È una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team (grande o piccolo che sia, poco importa).

Non aspettare la revisione o il colloquio annuale per complimentarti o dire grazie a un tuo collaboratore.
Complimenti e apprezzamenti ben fatti possono costruire e rafforzare le relazioni, aumentare la fiducia, migliorare la produttività e ridurre il turnover del personale.

Esagerazioni?
Non direi proprio.
La ricerca mostra che la maggior parte dei dipendenti desidera semplicemente un ringraziamento o un apprezzamento
da parte del capo o del supervisore per il lavoro svolto.
Semplicemente.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff creando uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per apprezzare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

P.S. – importante

Durante le sessioni di coaching mi capita (spesso) che le persone che ritengono “inutili” e “tempo perso” apprezzamenti e riconoscimenti per un lavoro ben eseguito dei propri collaboratori …

si lamentino (ironia della sorte?) proprio di non ricevere a loro volta feedback positivi, approvazioni, riconoscimenti o appoggio da parte del management, del “gran capo” o dal titolare dell’azienda.

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 2

gestione team

Leggi anche la parte 1.

4. Sottolinei difetti, errori o carenze … con sarcasmo

Davanti a tutti.
Il team, i colleghi, i clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere.
Ok, ma trova un altro modo per farlo.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

A volte, nella gestione team usiamo il sarcasmo per alleggerire lo stress o il carico di lavoro.
Il sarcasmo è il modo vigliacco di dire quello che realmente pensiamo.

Se c’è qualcosa che vuoi dire, dillo.
Non nasconderti.
Altrimenti taci.

Sei il capo, dimostralo.

5. Sei un maniaco del controllo

Pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”.
Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa, anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa sentire il tuo collaboratore demotivato, inutile … improduttivo.

6. Non passi le informazioni

Perché razioni le informazioni?
Trattieni per te le info importanti?
Non chiedi mai a chi lavora con te pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura (“figli prediletti” dell’improduttività).

 


 

Nella gestione team, condividere (quasi tutte) le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori.

La maggior parte delle persone che lavora al tuo fianco desidera fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.
Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori … è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

7. Non ti sporchi (mai) le mani

Sei un “grande” ad assegnare il lavoro.

Molto meno a partecipare.
A prenderne parte.
A esserne parte.

Non scendi mai dal tuo piedistallo.
Al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, suda, anche tu … insieme al tuo team.

8. Sei teso tutto il tempo

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che, senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tutti tirano un sospiro di sollievo.
Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

9. Nella gestione team manifesti simpatie e preferenze personali

Forse non te ne rendi conto …
ma se coinvolgi, ridi, scherzi, vai a pranzo o a pausa-caffè sempre e solo con la stessa persona o il solito gruppetto “fidato” di collaboratori … potresti creare palesi manifestazioni di preferenze.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre, ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia, rischi di perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando un`immagine di leader debole e influenzabile.

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

10. Non prendi le difese del tuo team

Il titolare della ditta ha appena “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte, facendo finta di niente?
Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

Non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …) ma se sorvoli completamente sull’accaduto rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora?
Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 1

gestione del team

Il tuo team ti detesta.
Non ti sopporta.
Ti odia.
Davvero.

Quando vanno a casa, “rovesciano” la loro frustrazione e rabbia su partner e figli.
Sì, si lo fanno.
Non sopportano il loro capo (sì, si proprio tu) … solo che non te lo diranno mai perché ci tengono al loro lavoro.
Al loro stipendio.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Prima di pensare che questo post non ti riguardi, ti chiedo di spendere qualche minuto per leggere l’elenco qui sotto e vedere se non ti ritrovi in qualche punto. Potresti pensare che un capo così odiato e detestato dal suo team, chissà di quali mostruosità e bruttezze si sia reso “colpevole” nella gestione del team.
È un carceriere.
Un tiranno.
E invece …potresti sbagliare.

Spesso siamo inconsapevoli della gestione del team

Potresti essere convinto che il tuo comportamento sia professionale, esemplare e ammirevole.

Invece …
non sono pochi i responsabili che mi contattano per “fare” coaching lamentando seri problemi di rapporto con il loro team (con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati e bruciori di stomaco) …

che non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che ritengono “assolutamente normali” e che però sono recepiti dal team come arroganti, spavaldi, eccessivi, odiosi.

Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati e inadeguati?
Tutta colpa di dipendenti sempre più permalosi e suscettibili?
Uhm … Forse!

Dare valore aggiunto nella gestione del team

Chi gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza), deve riuscire a dare un valore aggiunto, prendere coscienza dei mutamenti, adattarsi a questi cambiamenti e porsi domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i propri collaboratori.

 


 

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto, anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine, vera strafottenza e ricercata arroganza.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.

Ecco 10 motivi perché il tuo team ti disprezza (e forse hai solo un’idea del perché):

1. Tratti i collaboratori senza rispetto

Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

Tutti desideriamo rispetto.
Il rispetto degli altri sul posto di lavoro è qualcosa cui bramiamo in molti, ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come raggiungerlo. Ecco alcuni errori in cui potresti “incappare” (a volte senza nemmeno volerlo):

– Interrompi spesso mentre qualcuno sta parlando;
Fai domande ovvie e correzioni insignificanti che rendono i collaboratori stupidi;
Dai consigli (anche sul privato) non richiesti;
Generalizzi utilizzando termini come “sempre”, “mai“, ecc. tipo “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.
Sparli di qualcuno, come se non fosse presente;

2. Sei professionale ma anche gelido e indisponente

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente, quando ti relazioni ai tuoi collaboratori?

Secondo te, i tuoi collaboratori avvertono un’attenzione particolare, la tua partecipazione, il tuo interesse per loro?
Oppure sei una gelida macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

Sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”,
chi ti parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Per ognuno dei tuoi collaboratori,
non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, capita o fraintesa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

3. Sei incongruente e fai promesse che non mantieni

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la fiducia dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola.
Non c’è molto da dire.
Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e il successo nella vita.
L’incoerenza è difficile da digerire.
Per tutti.

Se (per esempio) sei il primo a predicare ai collaboratori di “avere una vita equilibrata“.
Bilanciata e regolata.

Se continui a raccomandare che i week-end sono preziosi,
che si dovrebbero spendere con la famiglia,
perché poi invii mail di lavoro la domenica pomeriggio?

Continua a leggere la parte 2.

7 errori da evitare quando gestisci collaboratori più anziani di te

collaboratori più anziani
Cosa c’è di più bello di vedere la luce negli occhi di un giovane manager.

Idee.
Visioni.
Energia.

Voglia di lasciare il segno.

Poi però arriva la realtà.

Sei in una posizione di leadership…
e gestisci collaboratori:

  • più anziani
  • più esperti
  • più navigati

E lì iniziano i dubbi:

“Come li motivo?”
“Come evito attriti?”
“Mi rispetteranno?”

Gestire collaboratori più anziani: 7 errori da evitare.

Spesso questi errori nascono da stereotipi.
Vediamoli.

1. Arrivare e cambiare tutto. Subito

“Adesso sistemiamo tutto.”

Errore.

Chi lavora lì da anni ha visto:

  • tanti capi
  • tanti cambiamenti
  • tante “rivoluzioni” inutili

Prima capisci.
Poi cambi.

Studia:

  • contesto
  • dinamiche
  • storia

Altrimenti trovi solo resistenza.

Nel mio libro “Prima volta Leader
ho parlato di Jonathan che si è presentato al nuovo lavoro
pronto a picconare e cambiare tutto ma …

2. Ignorare le differenze d’età

Persone diverse = vite diverse.

Molti collaboratori più senior hanno:

  • famiglia
  • figli
  • responsabilità

Non vivono il lavoro come lo vivi tu.

Serve:

  • comprensione
  • flessibilità
  • un pizzico di umanità

3. Non chiedere (per paura di sembrare debole)

“Devo dimostrare che so.”

E quindi:
fai tutto da solo.

Errore enorme.

I collaboratori più esperti sono una risorsa:

  • conoscono clienti
  • conoscono problemi
  • conoscono soluzioni

Coinvolgili.

Non perdi autorevolezza.
La costruisci.

4. Pensare: “Non mi rispetteranno”

Normale pensarlo.

Succede.

Ma attenzione:
non deve guidare il tuo comportamento.

Sai perché?

Il rispetto non arriva dall’età.

Piuttosto da:

  • come lavori
  • come comunichi
  • come gestisci le persone

Fai bene il tuo lavoro… e l’età diventa irrilevante.

5. Dimostrare a tutti i costi chi comanda

“Qui comando io.”
No.

Questo crea:

  • tensione
  • competizione
  • resistenza

Non serve imporre.
Serve guidare.

Evita anche battute tipo “nonno”, “zio”… anche se scherzose.

6. Non essere equo

“È più esperto… lascio correre.”
Errore.

Se eviti di affrontare problemi:
perdi credibilità.

Anche con gli altri.

Feedback difficile?
Sì.

Necessario?
Sempre.

A questo proposito leggi il mio post su:
Come dare feedback potenzianti con facilità e sicurezza ai tuoi collaboratori

7. Pensare che siano “superati”

“Sono lenti.”
“Non capiscono.”
“Non si aggiornano.”

A volte è vero.
Ma spesso no.

È un pregiudizio.

Non dare per scontato che:

  • non sappiano usare tecnologia
  • non vogliano imparare

Mantieni la mente aperta.

Il punto chiave

Collaboratori più anziani? Non è una questione di età.

Ma piuttosto di:

  • motivazione
  • competenze
  • atteggiamento

Conosci davvero le persone

Prenditi il tempo per capire:

  • cosa li motiva
  • cosa li frustra
  • come vogliono essere gestiti

Potresti scoprire che…
avete molto più in comune di quanto pensi.

Collaboratori più anziani: le differenze sono un vantaggio

Un team con età diverse ha:

  • più prospettive
  • più esperienza
  • maggiori soluzioni

Se lo sai gestire.

Conclusione

Non devi dimostrare di essere il più bravo.

Devi dimostrare di saper guidare.

E questo passa da:

  • ascolto
  • rispetto
  • intelligenza relazionale

Non farti bloccare dall’età.
Né dalla tua… né dalla loro.

Perché un leader non si misura in anni.
Ma da come fa crescere le persone.

Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

8 segnali che stai creando nel tuo team stress inutile e dannoso

stress inutile

Sei convinto che lavoro e stress vadano di pari passo?

I leader incompetenti creano stress.
Stress inutile.
Evitabile.
Stress non necessario.
Improduttivo.

1. Tutto è sempre all’ultimo minuto

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Tutto è all’ultimo secondo.
Sempre.
Tutto è fatto di fretta.
Ci si “nutre” di stress e ansia.

I leader inesperti sono sempre di fretta.
Lavorano tanto (spesso troppo) che è probabilmente il più grande segno distintivo d’incompetenza.

Assegnano rapidamente i compiti e chiedono di fare tante cose senza preavviso, esigendo anche la perfezione.

2. Dai poche direttive e per giunta sconnesse

Nessuno capisce, dove si vuole andare a parare.
Nemmeno tu.

Navighi a vista, con obiettivi confusi o irraggiungibili e senza dire chiaramente ai tuoi collaboratori “chi-fa-cosa”.
Lo devono immaginare.

La strategia è poco chiara, in continuo cambiamento.

In questo contesto è veramente complicato rimanere focalizzati sulle attività da svolgere e raggiungere gli obiettivi.

3. Nascondi gli errori

“… riconoscere gli errori e correggerli il più presto possibile, prima che facciano troppo danno.
L’unico peccato imperdonabile è nascondere un errore”.

K.R. Popper

 


 

Ogni errore che nascondi,
aumenti la mediocrità,
rinunci al miglioramento.

4. Ti aspetti sempre la perfezione creando stress inutile

Ognuno vuole fare al meglio il proprio lavoro.
Nessuno vuole essere ridicolizzato commettendo errori sul luogo di lavoro.

Tuttavia, molti responsabili e manager sono spinti da un bisogno di perfezione. Richiedono costantemente la perfezione anche su lavori o progetti di secondaria importanza oppure marginali.

Fare le cose sempre correttamente è ammirevole, ma ci sono momenti in cui richiedere la perfezione può creare stress inutile e dannoso nel tuo team.

Avere una chiara comprensione di quando gli errori dovrebbero essere più tollerati è un trampolino di lancio per sviluppo e produttività.

5. Non riconosci lo sforzo fatto

Un team leader eccellente va oltre i numeri, il budget e le ricompense (come le promozioni, gli aumenti di stipendio e la concessione di benefici) e sa che chi lavora bene ha diritto di vedere riconosciuto il suo sforzo (piccoli gesti d’incoraggiamento, i complimenti, anche la classica pacca sulla spalla).

Nel Mercato di oggi (dove si prendono molti NO) i pochi SI, conquistati con fatica e impegno, devono essere riconosciuti e apprezzati.
Come leader del tuo team comunica in modo chiaro al tuo collaboratore che apprezzi il suo lavoro.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Sfianchi il tuo personale

Scadenze improvvise, modifiche progettuali,
interruzioni forzate che richiedono nuove valutazioni.
La pressione cresce e bisogna imparare a gestirla.

Talvolta il manager sentendosi inadeguato, cerca di sopperire alle sue mancanze con un aumento delle ore di lavoro che però, ironicamente, influisce negativamente sulla sua efficienza e sulla produttività del suo team.

I lavoratori, portati allo sfinimento, si sentono stressati, sfruttati, puniti invece che premiati per il loro impegno.

7. Sei poco trasparente

Sono davvero poche le questioni dove la riservatezza ha una buona ragione d’esistere.
Se sei un leader sicuro, non avrai problemi a identificarle facilmente.

Quando sei incompetente invece ami i segreti, pagando in termini di onestà e trasparenza.

I segreti, le bocche cucite, gli sguardi enigmatici, gli ammiccamenti e i cenni d’intesa creano (davvero) uno stress inutile e dannoso rendendo l’ambiente lavorativo nervoso, preoccupato e diffidente.

8. Hai aspettative poco realistiche

Dobbiamo sempre fissare standard elevati, ma se fissi scadenze e obiettivi talmente alti da essere irraggiungibili stai “ammazzando” la motivazione perché le persone saranno frustrate dal fatto che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.

Quando dai aspettative non realistiche, ti stai impostando per il fallimento e la delusione.
La motivazione sgorga solo quando si pensa di riuscire, di realizzare e di raggiungere “qualcosa”.

Se ritmi incalzanti e stress continuo determinano la tua vita lavorativa ricorda che …

lo stress non è “là fuori”, è dentro te.

Il modo in cui pensi a te stesso, la percezione del tuo lavoro, le tue aspettative,
il tuo modo di reagire davanti i problemi e le scadenze determinano lo stress nel “tuo” mondo lavorativo.

Pensa come un coach, muoviti come un coach

manager coach

Che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone, per raggiungere alte performance hai bisogno di collaboratori “autorizzati” a pensare con la propria testa, che assumono responsabilità del proprio sviluppo e contribuiscono con nuove idee al raggiungimento di risultati sempre più ambiziosi.

Per tenere il passo dei tempi, devi operare con coraggio, passione e integrità, essere in grado di motivare, coinvolgere, guidare verso il cambiamento, far sentire ogni collaboratore parte di una squadra.

Queste caratteristiche appartengono al ruolo del coach.
Anzi del manager coach.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Questo non significa perdere o accantonare il tuo ruolo caratteristico, ma (piuttosto) coniugare le due anime, quella manageriale e quella di coach.

L’approccio di coaching è anche una metodologia che puoi apprendere per gestire i tuoi collaboratori in modo nuovo e diverso. Apprendere e utilizzare l’approccio di coaching permette di migliorare la tua performance, del tuo team e creare attorno a te un clima positivo.

Trasformare il tuo team, da ordinario a straordinario, aumentane l’efficacia e la produttività.

Il manager coach ascolta e fa domande

Piuttosto che dare (solo) indicazioni.
Non dire solo cosa-fare, poni domande potenti per permettere al tuo collaboratore, in modo autonomo e responsabile, di creare le proprie soluzioni.

Ecco alcuni esempi (notare la differenza delle risposte):

Non hai ancora finito?
A che punto siamo con …?

Avete/hai un problema?
Come posso aiutarti?

Perché hai fatto questo errore?
Parlami di quell’errore?

 


 

Perché non hai fatto “x”?
Quali altri approcci potresti prendere la prossima volta?

Perché sei sempre così oberato di lavoro?
Cosa puoi delegare ai tuoi colleghi?

Osserva e approfondisce

Non appagarti di ipotesi facili e veloci.
Arriva alla radice del problema, scava in profondità non ti accontentare di affrontare i “sintomi” di superficie.

Distribuisce la responsabilità e gli obiettivi

Aiuta i tuoi collaboratori ad assumersi la responsabilità, non limitarti a attribuire le colpa. Non dirigere il tuo staff solo dicendo “cosa fare e come farlo” … puoi avere un successo immediato ma il beneficio sfuma in poco tempo.

Aiuta i tuoi collaboratori a sviluppare i loro piani e i loro obiettivi, non farlo tu e dice di seguirlo.

Potenzia le persone

Concentrati sullo sviluppo dei tuoi collaboratori non solo sui compiti che deve eseguire.

Sviluppa le potenzialità.
Non arrivare con le soluzioni pronte. Soprattutto quelle facili!

Lascia i collaboratori trovino le “loro” risposte.

Facilita l’apprendimento

Coaching non si tratta di “condizionare” nessuno.
Invece, si tratta di sviluppo e facilitazione del processo di apprendimento.

Aiuta i membri del tuo team a raggiungere gli obiettivi spianando la strada con il tuo esempio.
È la differenza tra dare solo informazioni e alimentare la crescita.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Mantiene il focus

Aiuta a mantenere il dipendente focalizzato sul raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Usa una comunicazione diretta.
Se dai feedback onesti è il modo migliore per guidare il team nella giusta direzione.

Assicura la comprensione

Assicurati che il feedback sia stato compreso dal tuo collaboratore.
Fare domande che chiariscono il punto, è il modo migliore per farlo.

Mentre lo fai, dai ai collaboratori la massima attenzione, mantieni una mente aperta e il contatto con gli occhi.

Il manager coach sfida prima di tutto se stesso verso l’eccellenza

Il segreto definitivo per piacere al tuo team

piacere al team

Ti sei mai chiesto cosa fare per piacere ai tuoi collaboratori?
Che cosa dire, quali tasti “toccare”, come muoverti, come comportarti … per piacere alle persone del tuo team?

Non sto parlando di competenza, professionalità o managerialità ma proprio come essere interessante, come incuriosire o apparire affascinante agli occhi dei tuoi collaboratori?

Non sono pochi manager e team leader che si sono “incartati” con comportamenti accondiscendenti, compiacenti o “seducenti” che hanno causato fraintendimenti e incomprensioni, compromettendo i rapporti con il proprio team con la conseguente demotivazione e calo di produttività.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Il bisogno di piacere e di approvazione ne ha “rovinati” tanti.

Domanda.
Ti è già successo di aver incontrato una persona che ti piaceva e più cercavi di impressionarla e di conquistarla … più lei/lui non ti considerava?
Più ti avvicinavi, più questa persona si allontanava?

Si, e sai anche il perché?

Le persone non sono attratte da chi si sforza di piacere

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti dalle persone che fanno di tutto per piacere, “colpire”, impressionare, conquistare.

Di solito le persone che si sforzano di piacere agli altri sono in qualche modo deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Chi vuole affascinare, ammaliare, “conquistare” o piacere al team, deve tener presente che, prima o poi, sarà costretto a dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte incresciose per allinearsi con gli obiettivi aziendali.

Spesso i leader inesperti si lasciano condizionare dal desiderio di “essere amati” e tralasciano i loro obblighi fondamentali come manager.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità cerchi l’approvazione e “l’amore” degli altri … ironicamente col tempo succede il contrario.
I problemi vanno risolti, i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’amore verso il loro leader.

 


 

L’errore più grande è quello di cercare di piacere al team

“Agli uomini vogliamo piacere per ambizione;
alle donne, per vanità.”

Roberto Gervaso

Piacere ai tuoi collaboratori non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo, non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo, ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Pensi davvero di impressionare grazie ad un susseguirsi di pose convincenti, frasi persuasive e incorniciando il tutto con un bel sorriso di circostanza?

Le persone che hanno successo riconoscono di non aver il bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.
Non hanno paura di dire di “no” o chiedere “perché”, quando è necessario.

Si sforzano di essere gentili e leali, sanno anche che è impossibile compiacere tutti e non sono sconvolte se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

 


 

Non cercare di piacere a tutti

Non infrangere i tuoi valori e principi per com-piacere a qualcun altro.
È impossibile piacere a tutti.
È inutile cercare di piacere a qualcuno.

Un leader forte riesce a “sponsorizzare” tutte le persone del suo staff, non cerca di piacere al team,
non cerca di conquistare nessuno.

6 motivi perché non ascolti mai i tuoi collaboratori

ascoltare collaboratori

Se non sai ascoltare,
come puoi pretendere di farti ascoltare e di comunicare?

Ascoltare non è sentire.
Non dare per scontata quest’abilità (perché di abilità si tratta) per il solo fatto di sentire quello che l’altra persona sta dicendo.

Se non ascolti corri il serio rischio di saltare direttamente alle (tue) conclusioni e di non comprendere il reale messaggio.

Non c’è niente di più frustrante, per un tuo collaboratore o dipendente, vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, mal compresa o fraintesa dal proprio capo o dal proprio datore di lavoro.

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se solo per pochi minuti).

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti, più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ecco 6 motivi perchè non ascolti i tuoi collaboratori:

1. Mancanza di tempo

Siamo onesti.
Non hai tempo per ascoltare.
Le vendite saltate all’ultimo istante,
le grane da risolvere,
il target da raggiungere, ecc.

Niente di male per carità … sei il leader, il capo.
È normale avere il tempo “contro”.

Allora che fai?
Fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

Tieni sempre a mente che l’ascolto attivo non è una questione di quantità ma di qualità.
Qualche minuto può bastare se ci impegniamo ad ascoltare.

2. Focus solo sull’azione

Se sei una persona con una forte tendenza per l’azione,
per te
l’ascolto è un inconveniente, un contrattempo, un fastidio, una perdita di tempo.
 


 

In realtà, ascoltare può aiutarti a risolvere, ad accorciare i tempi, arrivare subito “al nocciolo”, evita fraintendimenti o equivoci.
Se stai pensando alla risposta, non stai ascoltando.

3. Sai già tutto

“Ok, stop. So benissimo dove vuoi arrivare.”
“Non c’è bisogno che tu finisca. Lo so.”
“Dai, continua. Anzi no, finisco io per te.”

Quanto più pensi di sapere, meno hai bisogno di ascoltare.
Ascoltare significa “seguire” le parole, ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.

Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.
Le persone che ci ascoltano, aiutano la nostra trasformazione.

4. Noia

Alcune persone sono noiose.
Prolissi, interminabili.
Inconcludenti.
Hanno bisogno di parlare, di essere rassicurate, ascoltate.
(Molto meglio ascoltare musica in ufficio)

L’ascolto è una questione di qualità.
Tocca a te dare i tempi, i ritmi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

5. Troppe distrazioni

Cellulari che suonano, notifiche, e-mail e la tua prossima riunione.
Quante distrazioni all’ascolto.
È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono”.

Sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”, chi parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Se vuoi ascoltare, devi ascoltare.
Elimina le distrazioni.
Dimentica la tua agenda.

Se ti rendi conto che … (davvero) hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.
Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.

Ricorda di mantenere l’impegno preso.

6. Paura

Forse non hai ancora del tutto chiaro il concetto di “ascoltare i collaboratori”
e hai paura che ascoltare significa …

– essere costretto a fare tutto quello che dicono i tuoi collaboratori (non saresti un leader ma una marionetta);

– che ti farai condizionare dal tuo team (saresti un leader debole);

– che perderai la tua immagine di capo “che non deve chiedere e ascoltare mai” (scusa ma questa immagine di leader è oramai superata!);

– trasmettere l’idea al tuo team ”Oddio, sta perdendo smalto e polso. Non sa cosa fare e ascolta anche noi” (no, sei proprio fuori strada adesso);

– che spenderai molto del tuo tempo ad “ascoltare” i tuoi collaboratori (è una questione di qualità non quantità);

– che diventerai una specie di dottore-psicologo “affogato” nei problemi personali del tuo staff (se non riesci a gestire questo, devi lavorare sulla tua leadership);

Ascoltare collaboratori? Crea appartenenza!

Esercita il “muscolo” dell’ascolto.
Inizia con 5-10 minuti.
Metti da parte una decina di minuti per ascoltare tutti i giorni.

Ascoltare sviluppa il rispetto.
Se sai ascoltare collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te.
Non hai paura del confronto.

In una parola … sei leader.
Non pensare solo a grandi imprese.
Comincia in “piccolo”.
Ascolta.

Come gestire con efficacia un collaboratore non professionale

collaboratore non professionale
Che tu sia proprietario di una piccola impresa, un manager di una grande azienda oppure il responsabile di un piccolo team, poco importa.

Sicuramente conosci la complessità di dover convivere con le diverse personalità dei tuoi collaboratori.

È un compito spesso difficile.

Soprattutto quando un tuo dipendente o collaboratore mostra un comportamento poco professionale.

Ma cosa vuol dire, concretamente, non professionalità?

La non-professionalità ha molte facce.

Si va dal ritardo abituale alle assenze continuate.
Dal molestare o criticare i colleghi al mettere zizzania nel team.

Dal “gossippare” in ufficio al portare costantemente i problemi personali sul lavoro.

Poi ci sono altri segnali:
abbigliamento trascurato,
comunicazione poco consona,
informazioni false,
furto.

Insomma, gli esempi non mancano.

Il comportamento non professionale di un collaboratore dovrebbe essere affrontato il più rapidamente possibile.

Non è solo un problema per te.

Un collaboratore poco professionale può diventare un fattore destabilizzante per tutto il team, creando tensioni e malumori tra gli altri dipendenti.

Se non intervieni — per debolezza, quieto vivere o convenienza — il resto del personale potrebbe vederti come un capo debole o ingiusto.

E questo ha conseguenze rapide su motivazione,
performance,
risultati.

Ecco quindi 6 passi per affrontare con successo un collaboratore poco professionale.

1. Documentare i comportamenti non professionali

È importante documentare con precisione tutti i comportamenti errati.

Segna:

  • data e ora
  • descrizione dell’accaduto
  • persone coinvolte

Comprovare con accuratezza i comportamenti scorretti è fondamentale.

In questo modo il collaboratore non potrà eludere o contraddire i fatti sostenendo che le informazioni siano vaghe o imprecise.

Anche (e soprattutto) se la tua azienda è piccola, documentare i fatti dà maggiore incisività e ufficialità alle tue parole.

2. Incontrare il collaboratore

Incontra personalmente il collaboratore lontano da occhi e orecchie indiscrete.

Prima dell’incontro prenditi qualche minuto.

Respira profondamente.
Rilassati.
Sciogli la tensione dal viso.

Ti servirà.

Durante l’incontro metti in chiaro che il suo comportamento è diventato un problema che interferisce con il buon andamento del lavoro.

3. Fare esempi specifici

Porta uno o due episodi concreti in cui il comportamento del collaboratore ha influenzato negativamente il lavoro o l’immagine dell’azienda.

Evita frasi generiche come:

“Hai un atteggiamento poco professionale.”
“Hai sbagliato.”

La critica deve essere specifica.

Spiega chiaramente:

  • cosa è successo
  • dove
  • quando

Descrivi azioni,
comportamenti
e parole.

Evita etichette o giudizi personali come:

  • arrogante
  • egoista
  • presuntuoso.

Concentrati sulle azioni, non sulla persona.

Non toccare l’autostima del collaboratore: un passo falso può danneggiare il rapporto per sempre.

4. Ascoltare e permettere alla persona di spiegarsi

Permetti alla persona di spiegare la propria versione dei fatti.

Ascolta senza giudicare.

Se un collaboratore ha avuto un comportamento poco professionale, non dargli la possibilità di difendersi sarebbe altrettanto poco professionale.

Spiega i tuoi punti, ma non interrompere il tuo interlocutore mentre espone le sue giustificazioni.
Anche se non sei d’accordo.

Interrompere porta solo a inasprire il dialogo.

Questo momento è anche un’occasione per imparare a dare critiche costruttive, bilanciando garbo e autorità.

Così aumenterai rispetto, credibilità e produttività nel team.

Se gestire un collaboratore ti sembra ogni giorno più complicato, non aspettare che il problema esploda.

Due sessioni di coaching mirato possono aiutarti a comprendere meglio le dinamiche, ritrovare più calma e impostare una strategia efficace.

Scopri il servizio.

5. Chiedere di cambiare approccio

Dopo aver chiarito che il comportamento non è accettabile, chiedi un cambiamento concreto.

Sii molto preciso.

Spiega quali comportamenti devono cambiare e quali azioni non sono più tollerabili.

Il collaboratore deve sapere esattamente cosa ci si aspetta da lui.

Informalo anche che, se non si noteranno miglioramenti, sarai costretto a prendere provvedimenti.

6. Fare una richiesta perentoria

Un periodo di prova può essere una soluzione ragionevole.

Definisci chiaramente che dopo un certo tempo vi incontrerete di nuovo.

Se l’atteggiamento non sarà migliorato, potrebbero essere presi provvedimenti seri, fino al licenziamento.

È importante che ogni passaggio sia pianificato e gestito correttamente, anche per evitare problemi legali per te e per l’azienda.

Il tuo obiettivo deve essere aiutare il collaboratore a “rientrare” nel team.

Ma, alla fine, potresti dover prendere decisioni difficili per il bene del gruppo e della tua organizzazione.

Questi suggerimenti non sono una guida da seguire alla lettera

Sono spunti di riflessione.

I rapporti professionali — proprio come quelli personali — sono complessi.

Non esistono regole valide in ogni situazione.

Ogni caso va contestualizzato e adattato:
all’azienda,
alla situazione,
alla tua personalità
e a quella del tuo collaboratore.

Gestire un collaboratore poco professionale non è mai piacevole.

Ma ignorare il problema è quasi sempre la scelta peggiore.

La leadership richiede anche questo:
affrontare le situazioni scomode con chiarezza,
rispetto
e responsabilità.

Perché un team funziona davvero solo quando le regole sono chiare per tutti.

Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

crescere il team

Immagina una bimba di 4-5 anni impegnata a cercare di legarsi le scarpette da sola.
In questa fase dello sviluppo manuale e mentale, vuole essere in grado di vestirsi da solo, completamente.

È un buon segno.
Imparare a legarsi da sola le scarpette però non è così facile, non riesce, si agita, è insoddisfatta.
Frustrata.

Qual è il tuo istinto?
Vuoi aiutarla?

Se è testarda, dirà “No, lo faccio da sola” ma poi se non ci riesce e la sua frustrazione diventa troppo alta, a quel punto … la bimba accetta l’aiuto della mamma.

Vuoi far crescere il team? Non aiutarlo

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Spesso il modo migliore per aiutare è non aiutare (almeno non troppo presto).

I leader si sentono in dovere di risolvere i problemi.
Tendono a essere per il team un comodo sgabello anziché una stampella.
I leader possono far crescere il team, aiutare i collaboratori a raggiungere standard più elevati “non-aiutando”.

Aiutare troppo o troppo presto crea “dipendenza”

Quando un tuo collaboratore o dipendente chiede il tuo aiuto o il tuo intervento, spesso quello che desidera (consciamente o inconsciamente) è “scaricare” a te il suo problema.

Nel momento in cui il problema “passa di mano”, non ha più bisogno del tuo aiuto.
Non ha più il problema.
Adesso l’hai tu.

Se sei troppo ansioso “di aiutare”, sarai oberato e sopraffatto di lavoro perché sei “sempre troppo dannatamente utile”.

Se dai sempre la soluzione “pronta e subito” … si formerà la fila alla porta del tuo ufficio!

Non aiutare chi può aiutare se stesso

Se vuoi far crescere le persone, se desideri che veramente imparino,
lasciali risolvere il problema da soli.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la capacità, la competenza e la fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Quando vedi che la persona sta progredendo, sta crescendo è il momento di fare un passo indietro e lasciarla fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come un bambino.

Aiutare troppo può riflettere un tuo bisogno malsano

 


 

Bisogno di sentirti importante.
Bisogno di sentirti ricercato.
Di sentirti indispensabile. Utile.
Bisogno di sentirti “quello che sa”.

Ego.
Solo ego.

Riesci a resistere all’impulso di aiutare-troppo o troppo-presto?
Spesso non-aiutare è più utile di aiutare.

Aiutare troppo indebolisce il team

La sconfitta brucia.
Però apre il cuore e la mente.

Anche la frustrazione brucia.
Però rafforza e crea energia.

Non arrivare subito con le soluzioni.
Soprattutto quelle facili.
Lascia i tuoi collaboratori “a bagnomaria” per un po’ con le loro complicazioni e le loro frustrazioni.

L’importante è monitorare la frustrazione.
Livelli accettabili di frustrazione sviluppano l’attenzione e motivano al cambiamento.

Troppa frustrazione genera conflitto e paralisi.
A questo punto, intervieni.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Non aiutare vuol dire aiutare di più

“Una mano, anche vuota, a volte è di grande aiuto.”
Jean Ethier-Blais

Spesso aiutiamo troppo presto.
Altre volte aiutiamo troppo, diamo soluzioni pronte.
L’intento è nobile ma il metodo è inefficace.

Non aiutare non ti rende distante, distaccato o indifferente.
Anzi.
Restare “dietro le quinte” … aspettare … esprime rispetto.
Vuol dire “mi fido di te”.
Mi fido nelle tue possibilità.

Non aiutare non è una scusa per non dare supporto

Non aiutare non vuol dire fregarsene.
Liberarsi delle responsabilità.
Lasciare i collaboratori soli, non offrire sostegno.

L’obiettivo deve essere sempre lo sviluppo dei tuoi collaboratori.
Far crescere il team.

Sei il leader del tuo team.
Fai sentire che ci sei, dai appoggio e aiuto.
Sostieni e incoraggia costantemente, fai sentire che sei un capo attento.
Discreto, rispettoso e vigile.

crescere il team

Come tirare fuori il meglio dal collaboratore timido o introverso

collaboratore timido

Quando ero adolescente (timido e introverso), avevo smesso di “dichiarare” ai miei amici il mio interesse verso qualche ragazza per la paura di dover essere “pressato all’azione”.

Quando mi scappava un complimento, gli inviti e le spinte degli amici di “attaccare” avevano solo il potere di paralizzarmi ancor di più. “Ma dai!”, “Forza, al limite ti dice di no”, “ Adesso o mai più”, “Se perdi quest’occasione, non la vedrai più”, queste frasi (anziché spronarmi) m’inchiodavano sempre più alla sedia.

L’insicurezza è imbarazzante, paralizzante e invalidante.

Lo sapevo bene.

Tutto quello che chiedevo, è … di non essere pressato e di avere il tempo di “prepararmi” prima di “buttarmi”.

Così diventa facile capire qual è la prima regola per tirare fuori il meglio dai collaboratori timidi o insicuri:

1. Non pressare un collaboratore timido

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Il modo più naturale per “motivare” una persona all’azione suona più o meno così “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!

In realtà, le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.
Anzi.
Ci sono persone che amano guardare … prima di saltare!

È importante lasciare ai tuoi collaboratori timidi il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.
Otterrai, in cambio, idee e soluzioni.

2. Rispettare i confini

Le persone tranquille tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

Non si sentono a loro agio di fronte a persone che non conoscono o gruppi numerosi, non fare telefonate difficili o comunicare cattive notizie con un cliente o un capo.

Quando sono spinte, a oltrepassare la linea della loro zona di comfort (senza essere pronti), è facile che diventino emotivi, agitati e turbati.

Quando questo accade, è meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

3. Ascoltare attivamente

La maggior parte delle persone introverse non sono brave ad auto-promoversi. Preferiscono che sia il lavoro a parlare per loro. E spesso lo fanno anche molto bene.

Il primo incoraggiamento che possiamo dare alle persone timide è quello di essere “presenti”, fare una domanda, smettere di parlare e … ascoltare con la massima attenzione.
 


 

Pianificare incontri periodici uno a uno che permetteranno di costruire una relazione più stretta. Grazie al clima di fiducia, il collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza, il lavoro che più li piace e le aree in cui vorrebbe migliorare.

4. Chiedere “Come posso aiutarti”?

Un collaboratore insicuro può bruciare un sacco di tempo ed energia “girando in tondo” chiedendo cosa-fare e come-fare. A volte, è talmente assorbito da un compito, così concentrato su dettagli e rifiniture da rendere la mansione più complicata di quel che è.

È importante rompere quel blocco mentale, aiutarlo a passare dal pensiero all’azione, identificare quello che è più utile, piuttosto che concentrarsi su “quello che manca”.

Chiedi di cosa ha bisogno per andare avanti ed essere più efficiente.

“Cosa ti serve?”
“Più tempo? Più spazio?”
“Il supporto di un altro collaboratore?”
“Un corso specifico per una determinata competenza?”
“Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?”

5. Collaboratori timidi preferiscono email

E tutte le forme di comunicazione che permettano loro di lavorare con calma e di evitare la “pressione”.

Come pensi che reagisca il tuo collaboratore timido se li fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo?

Ferma.
Non è incapace. Serve solo un po’ di tempo.

Non pensare che questa idea del “dare il tempo” non permette al collaboratore timido di lavorare in un ambiente frenetico e convulso.
Sa adattarsi, anche bene.
Deve solo prendere le “misure”.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Credere nelle persone

Se non credi nelle persone, limiti il loro potenziale.

Uccidi la speranza.

Il tuo collaboratore timido deve sapere che sei dalla sua parte
.
Celebra lo sforzo, riconosci il progresso, trasmetti fiducia.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita

I leader che ispirano speranza “fanno volare” i loro team.
Senza cuore invece, “costruisci” ambienti indifferenti.

È importante sottolineare che questi suggerimenti per la gestione di persone timide non sono una forma di “coccole”.

Questi sono semplicemente accorgimenti che i datori di lavoro e i manager possono utilizzare per gestire al meglio alcuni collaboratori, i cui talenti e punti di forza possono portare grandi vantaggi a tutto il team e alla tua attività o azienda. Se desideri approfondire, ecco il personal coaching per la gestione del tuo team.

Non sai (ancora) cosa è esattamente il coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

9 ragioni per preferire incontri faccia faccia con i collaboratori

faccia faccia

I progressi tecnologici (e-mail, instant messaging, skype, social networking, ecc.) hanno creato alternative comunicative più flessibili, veloci ed efficaci soprattutto se relazionate a fattori come distanza e tempo.

La comunicazione faccia faccia tuttavia non deve essere trascurata.

Anzi.

Ecco 9 buone ragioni per preferire incontri faccia faccia con i tuoi collaboratori:

1. Le persone preferiscono esperienze dirette

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Quello che le persone desiderano più di ogni altra cosa è contatto autentico.

Oggi il valore aggiunto non è quasi mai quello che “viene detto” (ci sono un sacco di opportunità per i collaboratori di leggere attentamente messaggi, report e resoconti).

Che cosa conta di più?

Il modo in cui “accogli” le persone, come ti “approcci”, come interagisci, come rispondi alle domande, la tua postura, … anche il vestito che indossi, perfino il profumo che “hai scelto”.

I tuoi collaboratori sono lì e … “bevono ogni cosa”.

Attentamente.

2. Le persone apprezzano l’impegno

I tuoi collaboratori o dipendenti sanno che sei occupato e hai poco tempo a disposizione.
Ecco perché apprezzano il tuo sforzo, sanno che ti sei “ritagliato” del tempo per incontrarli.

3. Limitare l’uso eccessivo della mail

L’uso eccessivo della posta elettronica può portare, col tempo, a interazioni personali aride, sterili, “senz’anima” che causano sentimenti d’isolamento e la pericolosa sensazione di essere disconnessi dal resto.

Gli incontri uno a uno offrono la possibilità di ristabilire il contatto umano.

4. Comprendere meglio le reazioni

Solo un incontro faccia faccia ti offre la possibilità di osservare il linguaggio del corpo degli altri.
 


 

Questi gesti o segnali di comunicazione aggiuntivi (di reazione alle nostre parole) possono fornirti spunti per comprendere al meglio le prospettive, il “non detto” dei tuoi collaboratori o dipendenti. La capacità di osservare le reazioni delle parti coinvolte è spesso un fattore chiave per il successo dei negoziati.

5. Sviluppare rapporti e coesione di team

I rapporti di lavoro e di coesione di squadra migliorano quando ci sono interazioni individuali.

Queste relazioni interpersonali si costruiscono mediante una serie di segnali di comunicazione. Una pacca di apprezzamento sincero sulla spalla del tuo collaboratore vale più di 1000 parole!

6. Fornire info su cambiamenti e modifiche

Gli incontri faccia faccia permettono di spiegare (al meglio) le ragioni di una decisione, illustrare un’informazione complessa, comunicare modifiche imminenti, fornire informazioni rilevanti e ricevere feedback da parte dei tuoi collaboratori.

Se gestiti in modo mirato, efficace e tempestivo, queste sessioni faccia a faccia possono ridurre il rischio d’incomprensioni, malintesi o disinformazione, mettere a tacere le pericolose “voci di corridoio”.

7. Prevenire, risolvere incomprensioni e conflitti

Le comunicazioni faccia faccia ti offrono l’opportunità (osservando i segnali non verbali del corpo) di regolare il tuo comportamento, chiarire l’intenzione, evitare errori di comunicazione o incomprensione nonché prevenire e risolvere conflitti sul lavoro.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

8. Gestire una valutazione di un collaboratore

L’incontro per la valutazione delle prestazioni, se gestito bene, può migliorare la performance di un collaboratore e aiutarlo a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Le comunicazioni faccia faccia offrono anche l’opportunità di gestire un collaboratore che sta ricevendo un feedback negativo, un richiamo o un provvedimento disciplinare. Il lavoratore deve avere la possibilità di difendersi e di far valere la sua opinione personalmente (via mail è più veloce e più diretta ma la valutazione si fa oralmente, guardandosi negli occhi).

Se gestito in modo obiettivo e professionale, un incontro disciplinare faccia a faccia può disinnescare emozioni negative, evitare incomprensioni che possono essere ostacoli al cambiamento. Il tempo investito può produrre benefici sia per il lavoratore che per l’azienda.

9. Scambiarsi informazioni riservate

Le comunicazioni individuali permettono di stabilire parametri e determinare un adeguato processo di condivisione delle informazioni riservate.

Investire negli incontri individuali

Le sessioni più efficaci sono quelle quando “scendi in campo” in prima persona e incontri i tuoi collaboratori o i dipendenti faccia a faccia.

Gli incontri uno a unofanno sangue”.

Se vuoi migliorare notevolmente la tua comunicazione, investi nell’individuale.
Investi nel personal coaching.

11 spunti per gestire con successo i collaboratori più giovani

collaboratori giovani

Come ogni generazione che si affaccia alla ribalta, i giovani d’oggi sono tanto criticati e bistrattati … ma anche spesso fraintesi.

“Faccio” personal coaching (anche) con i giovani … è vero sono egocentrici, irriverenti, insolenti, sfacciati, comunicano tantissimo, troppo e male. Ma sono anche creativi, intelligenti, smart, tolleranti, entusiasti, “attaccati” ai valori della famiglia, della comunità e dell’ambiente.

I collaboratori giovani non sono sempre quello che sembrano. Ecco 11 spunti che dovresti prendere in considerazione, quando un collaboratore giovane o giovanissimo si “affaccia” nella tua azienda o nel tuo team:

1. Lasciare libera espressione

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Nel Mercato di oggi si parla tanto di differenziazione, personalizzazione, distinzione …
Bene. Eccoci accontentati.

Quella attuale, è una generazione che celebra (almeno negli intenti) l’auto-espressione e la diversità.
I giovani di oggi vogliono distinguersi.

Vogliono che la loro individualità s’intraveda, anche quando gli è richiesto un apporto costante di servizio e di performance.

Andiamo aldilà delle loro creste, felpe e tatuaggi, scaviamo un pò più in profondità e cerchiamo il valore aggiunto che i collaboratori più giovani ci possono dare.

2. Via libera al multitasking

Ricordiamoci che i nostri giovani possono praticare il multitasking meglio di qualsiasi altra generazione prima di loro.

Infatti, per me (che sono multitasking-zero) rimarrà un mistero come possano giocare, scrivere un messaggio, risponderti e divertirsi … allo stesso tempo!

3. Lasciare usare i cellulari sul posto di lavoro

Sono nati con un dispositivo mobile in mano.
Prendiamone atto (nel limite del buon senso).

Se non causa un problema di sicurezza, lasciamoli usare i loro telefoni (almeno durante le pause di lavoro) … saranno sicuramente più produttivi, se non limitiamo la loro forma naturale di comunicazione.
 


 

Inoltre, anziché ostacolare e boicottare l’uso dei cellulari, forse è più interessante appassionare i collaboratori più giovani facendoli diventare social-ambasciatori della tua attività o coinvolgendo i tuoi clienti (utilizzando Twitter, Instagram, Facebook, ecc.).

Nessuno sa utilizzare i social meglio di loro.

4. Dare feedback costruttivi

I giovani d’oggi, più di qualsiasi altra generazione precedente, hanno bisogno di feedback inerenti alle loro prestazioni.

Hanno bisogno di sapere che stanno-facendo-bene.

Se li vedi fare bene qualcosa, fermati, spiegali cosa hai osservato e perché è importante.

Troppo spesso, tutto quello che ricevono, sono rimproveri generici, critiche non costruttive e richiami per compiti mal eseguiti.

5. Definire le reciproche aspettative

Per molti giovani e giovanissimi il lavoro è solo “qualcosa da fare nel fine settimana” per guadagnare i soldi per divertirsi o comprare felpe o elettronica.

Se speri di far brillare i loro occhi parlando di promozioni, percorsi di carriera, salita di scale aziendali … forse stai sprecando tempo.

Forse dicendo “Capisco che questo non è il lavoro della tua vita, ecco quello che mi aspetto da te … ” vedrai che saranno più propensi a rispondere e interagire.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Evitare slogan o prediche

Meglio evitare tutte quelle esortazioni al lavoro, il classico consiglio “dello – zio” o slogan motivazionali presi in prestito dalla Rete. Gli slogan non sono inutili ma in questo contesto possono essere quasi controproducenti.

Anche le prediche, non sono solo controindicate perché contribuiscono a colpevolizzare una persona ma sono anche perfettamente inutili. Non giudicare e non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.

Evitare l’atteggiamento del “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…”, “Voi giovani di oggi …”.

Che palle!

7. Non mortificare

Lo stile mortificatore è quello in assoluto meno indicato per scuotere e motivare un giovane. Può avere (forse) un effetto nell’immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

Non sorprenderti se poi di colpo … sparisce, e non lo vedi più.

8. Coltivare un clima positivo

Per i giovani, il posto di lavoro deve essere anche divertente e positivo.

Vogliono fare amicizia con gli altri colleghi, andare a pranzo insieme, ridere e scherzare durante le ore di lavoro ed essere coinvolti negli eventi aziendali.

I giovani dipendenti, anche se lavorano tanto, generalmente non sono maniaci del lavoro. Riempiono la loro vita con molte altre attività, sport, gruppi sociali, le classi, gli amici. Casa, la famiglia e gli amici sono spesso le prime priorità.

È facile immaginare che possono essere facilmente annoiati da compiti banali e di routine. Un ambiente di lavoro monotono, grave e pesante non tratterrà i giovani collaboratori per molto tempo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

9. Il rispetto deve essere “guadagnato”

È un falso mito che i giovani d’oggi non rispettano l’autorità.

Non rispettano l’autorità “in quanto tale“.

La stima deve essere guadagnata “sul campo”.

Il capo, manager o titolare deve essere meritevole di rispetto e lealtà. Se li rispetti, rispetti i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno. Infatti, la fedeltà dei più giovani, una volta guadagnata, è di lunga durata.

L’insoddisfazione per il capo o il superiore è il motivo principale d’abbandono dell’azienda o del lavoro.

10. Evitare di essere troppo fiendly

Vuoi dimostrare di non essere il “solito” capo direttivo e serioso, vuoi essere alla mano, un superiore cui piace condividere informazioni, compreso i commenti e le foto su Fb?

Niente di male ma attenzione che questo è un terreno scivoloso.

Infatti, un po’ alla volta, si costruisce così un rapporto d’amicizia, in cui è facile mescolare la confidenza con la parità di ruolo e confondere un rapporto professionale con una vera e propria amicizia.

11. Il capo come guida

I giovani desiderano imparare, vogliono un’esperienza espressiva.

Per questo ambiscono a un capo o un superiore che sia vicino, attento e consapevole.

Hanno bisogno di una guida … un mentore. Non è più sufficiente assumere le persone giuste e mostrare loro la strada, devi essere la persona giusta per “conquistare” il loro affetto e la loro stima.

Il capo per i più giovani deve essere una figura di forte di riferimento, “uno” su cui poter contare e fidarsi. Devono sentirsi bene, “sentire il potere” ma anche poter venire da te per qualsiasi cosa.

Essere autorevole ma non autoritario.
Una persona di polso, con un pugno avvolto in un guanto di velluto.

Collaboratori giovani? Investimento di tempo ed energia

Come vedi i modelli che circondano i collaboratori giovani non sono sempre quello che sembrano.

Anche se pensi che piercing e tatuaggi non siano professionali, ricorda che se stai gestendo uno staff collaboratori giovani, devi consapevolizzare che portano energia ed entusiasmo ma ti richiedono un grande investimento di tempo, attenzione ed energia.

In bocca al lupo!

Scopri il “mio” coaching per la gestione del team.
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai ancora fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Come gestire con efficacia un collaboratore arrogante

arrogante
Che tu sia proprietario di una piccola impresa,
un manager di una grande azienda
oppure il responsabile di un piccolo team
poco importa…

conosci bene la complessità di dover “convivere” con personalità molto diverse.

È un compito già impegnativo di per sé,
ma diventa particolarmente difficile
quando un tuo collaboratore ha una personalità narcisistica e arrogante.

Il collaboratore arrogante è un problema (per tutti)

Non è solo una complicazione per te.

Il collaboratore arrogante e supponente può diventare
un elemento destabilizzante per l’intero team,
creando malumori,
tensioni,
conflitti.

Le persone finiscono per discutere (o litigare).

E no,
non è un tipetto facile.

Dimostra poca sensibilità,
usa spesso un linguaggio scurrile,
manca di tatto.

Cerca di dominare e controllare gli altri,
soprattutto quando tu non ci sei.

Molti arroganti credono di essere affascinanti.
In realtà, non lo sono.

Dietro l’arroganza, spesso,
si nasconde una grande vulnerabilità
e un disperato bisogno di apparire indispensabili.

Una cosa è certa …

Come scrivo anche nel mio libro “Autorevolezza
— ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 —

trattare con un collaboratore arrogante
richiede pazienza
e una grande quantità di autocontrollo.

Conviene chiudere un occhio
davanti alla presunzione del collaboratore che “fa la star”?

Dipende.

Quando me lo chiedono,
rispondo (come coach) con altre domande:

  • Quanto tempo ti porta via questa persona?
  • Sei più focalizzato su lui/lei che sullo tuo prodotto, servizio o clienti?
  • Per ridurre l’attrito nel team stai consumando la tua risorsa più preziosa… il tempo?

Prestazioni alte ≠ comportamento accettabile

Molti collaboratori arroganti hanno prestazioni medie.
Alcuni, invece, sono eccellenti.

È facile essere severi con i “medi”
e indulgenti con i “brillanti”.

Ci sta.

Ma attenzione:
il loro comportamento può diventare tossico per il team.

Se non intervieni,
se ignori l’arroganza per convenienza o debolezza,
rischi di apparire come un capo debole o ingiusto.

E, col tempo,
potresti fare più danni dell’arrogante stesso.

Quando la collaborazione si trasforma in tensione,
serve metodo, non istinto.

Ecco 10 spunti per gestire un collaboratore arrogante:

1. Accetta che serviranno tempo ed energie

Quanta voglia hai di affrontare il tuo collaboratore arrogante?
Poca di sicuro,
non ho dubbi!

Se stai sperando che “prima o poi capirà”…
mi spiace.

Non accadrà.

L’arroganza è una caratteristica radicata.
Può migliorare,
ma non sparirà in una notte.

2. Non reagire con emotività

L’emozionalità è una cattiva consigliera.

Se non sei “pronto” a gestire le tue emozioni,
aspetta.

Meglio rimandare
che compromettere definitivamente il rapporto.

Non vedere i collaboratori difficili come ostacoli,
ma come occasioni per crescere come leader.

3. Parlane a quattro occhi

Il richiamo in pubblico può sembrare efficace.

In realtà, spesso peggiora tutto.

L’arrogante è spesso insicuro:
l’umiliazione pubblica aumenta
la sua insoddisfazione e arroganza.

Meglio un confronto privato,
lontano da occhi e orecchie indiscrete.

4. Documenta i comportamenti

Annota fatti, date, contesti e persone coinvolte.

Anche nelle piccole realtà
la documentazione dà forza e chiarezza.

Nelle aziende più grandi,
coinvolgi le Risorse Umane.

5. Indica il comportamento (non la persona)

“Ci sono persone che sanno tutto,
e purtroppo è tutto quello che sanno.”

Oscar Wilde

Non dire:
“Sei arrogante!”

Spiega cosa, quando e come
un comportamento ha creato un problema concreto.

Evita etichette.
Concentrati sui fatti.

Chiarisci che l’atteggiamento è diventato un problema e interferisce con il resto del personale.

Porta l’esempio specifico in cui il tuo collaboratore arrogante
ha influenzato negativamente e pesantemente tutto il team.

Esempio short:

“Durante la riunione di lunedì, hai interrotto più volte i colleghi,
sminuendo le loro proposte davanti al gruppo.

Il risultato è stato che due persone hanno smesso di intervenire e
la riunione si è chiusa senza una decisione condivisa.

Questo comportamento ha rallentato il lavoro del team e ha creato tensione inutile.”

6. Lascia spazio alla sua versione

Ascolta.
Senza interrompere.

Anche se non sei d’accordo.

Interrompere significa solo
inasprire il confronto.

Ascolta con attenzione quello che ha da dire.
Chi ti dice, che (magari) non ci saranno sorprese?

Approfondisci con il postVuoi comunicare con efficacia con il tuo team? Non interrompere e non finire le frasi

7. Ascolta senza giudicare

Difficile, lo so.

Evita frasi come:
“Io avrei fatto…”
“Io avrei detto…”

È un’occasione per imparare … a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.

È un esercizio di leadership:
garbo + autorità.

8. Esponi il problema in modo oggettivo

Focus sui comportamenti.
una situazione o un problema particolare.

Non sulla persona.

Un attacco all’autostima
può danneggiare il rapporto per sempre.

9. Chiedi un cambiamento concreto

È il momento di chiedere uno sforzo concertato e concreto
per cambiare ed eliminare tale comportamento.

Meglio essere precisi nelle descrizioni di quali comportamenti e
azioni devono cambiare.

Spiega cosa e come.

Se il collaboratore la mette su
“Senza di me tutto crolla”
riporta la conversazione sui fatti.

Importante, sì.
Indispensabile, no.

La leadership vera emerge nei momenti difficili.

10. Dai un ultimatum (se serve)

Se, dopo un periodo adeguato,
non c’è alcun miglioramento,
è doveroso essere chiari.

Alla prossima infrazione (delineata e definita chiaramente)
sarai costretto a dargli il “benservito”.

Sempre nel rispetto delle procedure
e della tutela legale.

In conclusione

Fai il possibile per aiutare il collaboratore arrogante
a diventare un giocatore di squadra.

Ma alla fine
devi fare ciò che è meglio
per te, il team e l’organizzazione.

Reminder

Comprendere non significa giustificare.
Ascoltare non vuol dire subire.

La vera autorevolezza nasce
quando sai unire lucidità,
rispetto,
confini chiari.

È lì che smetti di rincorrere l’armonia
e inizi a guidarla.

7 modi garantiti per uccidere la motivazione nel tuo team

motivazione

Alcune persone non saranno mai motivate.

Altre faranno solo quello che serve per mantenere il lavoro, dare una parvenza di coinvolgimento e pagare il mutuo.

Poi ci sono collaboratori altamente competenti e motivati che, per una serie di ragioni, perdono entusiasmo e passione per il lavoro e diventano delusi, amareggiati, demotivati e … poco produttivi.

Spesso però è proprio il manager, il capo, il titolare (ovvero il pilastro della produttività) che, con il suo comportamento, uccide (spesso in buona fede o per non conoscenza) la motivazione dei suoi collaboratori.

Quest’articolo è per loro.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

1. Controllare tutto

Ti fidi del tuo team?
Sì, sì, come no!

E poi pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione” e il tuo OK.

Scusa perché hai strappato alla concorrenza quel tizio così bravo se poi sei riluttante a delegare, ti concentri sui dettagli e non lasci libera iniziativa anche sulle decisioni più banali?

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa (davvero) sentire il lavoratore inutile … un idiota! Stai uccidendo la sua motivazione e la crescita professionale.

2. Concentrarsi solo sugli errori

Ogni volta che è commesso un errore, non fare la solita domanda “Di chi è la colpa questa volta?”. Sinceramente, poco importa di chi è la colpa (la colpa è di tutti), l’importante è cercare di capire come risolvere il problema e fare in modo che non si ripresenti più.

Focalizzarsi regolarmente sugli errori, cercare il colpevole, soffermarsi solo “su cosa è andato storto” crea un ambiente negativo, di sospetto, da “caccia alle streghe”, di giustificazioni e ovviamente di demotivazione.

Molto più produttivo canalizzare le energie per trovare risposte e soluzioni.

3. Respingere le idee

Ogni idea è buona?
No, senza dubbio.

Respingere però regolarmente le idee e le proposte del personale, magari senza neanche ascoltarle, non aiuta certamente il coinvolgimento e “l’attaccamento” all’azienda.
 


 

Quando i tuoi collaboratori sentono che la loro “voce” non è mai ascoltata o non sono coinvolti perdono, un po` alla volta, entusiasmo e motivazione, con ovvi effetti negativi sull`ambiente di lavoro e sui risultati.

4. Non mantenere la parola

È semplice.

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la motivazione dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola.

Non c’è molto da dire.
Onestà, integrità e fiducia reciproca sono assolutamente essenziali per il successo nella vita.

5. Dare scadenze o obiettivi non realistici

Pensi che i tuoi collaboratori siano poco efficienti?

Forse hai messo l’asticella talmente in alto da non accorgerti che il tuo team sta (già) facendo un lavoro incredibile?

Se fissi scadenze e obiettivi non realistici stai “ammazzando” la motivazione perché le persone saranno frustrate dal fatto di essere consapevoli che non potranno mai raggiungere quel traguardo impossibile.

La motivazione sgorga solo quando si pensa di riuscire, realizzare o di raggiungere “qualcosa”.

6. Avere preferiti

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre ma non ci dovrebbero essere preferiti, tutti devono essere il “tuo preferito”.

Favorire o non rimproverare una persona con la quale hai un certo feeling, rischia di farti perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando di te un`immagine di leader debole.

In questo modo penalizzi e demotivi tutti gli altri collaboratori, che lavorano con dedizione e rispetto delle regole, che desiderano solo che sia rimarcato un concetto molto semplice e basilare: se le regole esistono, tutti devono rispettarle.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

7. Trattare i collaboratori senza rispetto uccide la motivazione

“Se l’esistenza dei motivatori istantanei rimane un mito,
la presenza di tanti eccellenti demotivatori è invece una realtà conclamata,
nello sport come nelle organizzazioni.”

Pietro Trabucchi

Non ho mai capito perché alcuni manager trattano i propri collaboratori così male e poi pretendono che siano efficienti e produttivi. Non si rendono conto quanto le persone siano importanti per il loro successo?

Le aziende che trattano i loro dipendenti correttamente, e danno loro il rispetto che meritano, hanno sempre un rendimento migliore.

I grandi leader sanno come motivare il team, hanno sempre e prima di tutto competenze elevate con le persone e non perdono mai l’occasione di essere amichevoli nel comportamento e nei gesti.

Molti di questi errori che i manager fanno sono così facili da evitare (scopri il personal coaching per motivare il tuo team). Prova a chiederti … come vorrei essere trattato se i ruoli fossero invertiti?

Sicuramente vorresti essere stimolato, ascoltato, coinvolto ed essere lasciato “in pace” a fare il tuo lavoro correttamente.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Stanco delle scuse dei collaboratori? 9 spunti per neutralizzarle – parte 2

scuse dei collaboratori

Leggi anche la parte 1.

5. Fare domande mirate per capire

Le domande ti permetteranno di approfondire, di chiarire la questione, capire la causa principale del problema e arrivare alla radice della scusa.

Fare domande trasmetterà ai tuoi collaboratori che non sei il tipo che accetta le scuse senza dire una parola. Anche perché quando fai le domande giuste, molto spesso le scuse si rilevano tutt’altro che scusabili.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

La chiave è concentrarsi su domande aperte. Evita risposta con SI/No. Questo costringerà la persona a pensare davvero cosa rispondere e non buttare lì una delle solite frasi di circostanza.

Per esempio, se un collaboratore insiste nel dire che non ha trovato il tempo di portare a termine quanto richiesto, puoi chiedere:
“Quando ti è stato assegnato il progetto/compito?”
“Quando hai iniziato?”
“A cosa hai dato la priorità in tutto questo tempo?”
“Che cosa hai fatto/provato/pensato quando vedevi che eri in ritardo?”
“Cosa ti ha spinto a comunicarmelo solo adesso?”

Come puoi vedere è difficile dare risposte banali o scontate a queste domande.

A volte, può anche accadere che invece alcune scuse siano legittime o giustificabili ma tocca a te, come manager o responsabile, scavare, scoprire e decidere il da farsi.

Mi ricordo di una collaboratrice che continuava ad arrivare in ritardo (anche se di pochi minuti).
La scusa era riferita una volta al treno in ritardo, un’altra al bus che non aspettava la coincidenza, ecc.

Sono stato tentato di respingere malamente le continue scuse ma poi ho deciso di dare un’occhiata più da vicino alla questione. In effetti, il paesino dove abitava era mal servito dai mezzi pubblici. Per arrivare 5 minuti prima sarebbe dovuta partire da casa 1 ora prima, cambiare 3 mezzi e fare un giro più lungo. Mi è bastato darle un piccolo orario flessibile in entrata per risolvere la questione e non sentire le sue continue scuse (che m’innervosivano parecchio).

6. Chiedere al collaboratore di trovare soluzioni

La cosa importante da trasmettere ai collaboratori è non cercare scuse ma trovare piuttosto soluzioni per superare il problema.
Spetta a loro garantire l’efficacia e prevenire futuri problemi.

Cosa gli serve?
Spostare la pausa di mezzogiorno, uscire prima da casa, un parcheggio nelle vicinanze,
un supporto per svolgere quel determinato compito?
 


 

Rimani in attesa delle loro risoluzioni o proposte. Non assumere tu la responsabilità di trovare una soluzione. Evita di cedere alla tentazione di fare il consulente o il papà/mamma (non è il tuo ruolo).

Se ricominciano di nuovo le scuse dei collaboratori,
puoi sempre chiedere il motivo per cui la prima soluzione non ha funzionato.

7. Focus sulle azioni non sulla persona

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.

Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona. L’autostima del tuo collaboratore non va toccata! Qui siamo su un terreno minato e molto sensibile. Un passo falso e il rapporto si può danneggiare per sempre.

La critica si deve riferire esclusivamente a un comportamento, un compito o una situazione particolare. Evita di usare parole tipo ogni volta, sempre, mai, che rischiano di trasformare la critica in un rimprovero scoraggiante “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.

Evita anche “Sei inaffidabile”, “Sei il solito ritardatario” come pure “Sei un incapace” oppure “Sei uno stupido”.

Se impari a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità, aumenterai il tuo rispetto, la tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

8. Definire le aspettative per la prossima volta

Dopo aver ordinato per bene spiegazioni, motivazioni e problemi, è il momento di determinare chiare aspettative per il futuro.

Se, per esempio, il collaboratore ha avuto difficoltà a organizzare il suo tempo puoi ripetere le strategie di gestione del tempo che avete stabilito e decidete una serie di controlli periodici, per essere sicuri di mantenere la giusta direzione.

Se invece il collaboratore “non sapeva come fare“, devi assicurarti che adesso è consapevole delle risorse disponibili e che capisca che deve prendere l’iniziativa, invece di aspettare passivamente la scadenza o di incolpare ad altri.

Prova a esprimere un auspicio positivo per il futuro.

Per esempio, anziché dire, “Sei il solito ritardatario” prova con “Sarei molto contento se le prossime volte riuscissi ad arrivare puntuale”.

Anziché criticare la persona, tipo “Non sei bravo per questo compito” molto meglio dire “Per questo compito, penso che potresti procedere in modo diverso”.

9. Riaffermare la fiducia e chiudere la questione

Rinnova la tua fiducia nella persona, nelle sue capacità e poi … smettila di parlarne! Non ripeterti e non fare battutine.

Un leader eccellente non cerca rivincite o vendette, sa che è parte del suo lavoro coinvolgere il personale sulle prestazioni e le scuse o resistenze che inevitabilmente seguono quando si tenta di cambiare o migliorare un comportamento.

E se le scuse dei collaboratori continuano?

A volte, può capitare che il feedback, dato anche a più riprese, non porti ad alcun risultato o cambiamento accettabile.
Se il tuo collaboratore rifiuta di ascoltare il tuo feedback o lo fa con sufficienza, significa che non è capace di accettarlo.

Prendine atto, cambia strategia e trova un’altra soluzione.
E questa è tutta un’altra storia!