BUONE FESTE A TUTTI

I servizi di coaching sono sospesi dal 23 dicembre al 3 gennaio 2021.
Tanti auguri di BUONE FESTE.

Michele

 

 

 

Primi giorni di lavoro: 6 atteggiamenti che possono crearti seri problemi

primi giorni di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

Nei primi giorni di lavoro,
ogni nostro atteggiamento che può essere considerato potenzialmente positivo,
se portato all’estremo, può trasformarsi in negativo.

Gli stessi tratti che rendono una persona forte, quando sono esasperati,
possono portare al fallimento.

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Infatti, c’è una linea molto sottile tra successo e tracollo.

La fiducia in sé stessi spinta all’estremo diventa EGO. Arroganza.
La determinazione esasperata diventa testardaggine. Cocciutaggine.
La precisione esagerata diventa perfezionismo irritante.

Ecco 6 atteggiamenti che, se esasperati, possono darti seri problemi i primi giorni di lavoro:

1. Mostrare proattività

Partire “a razzo”:

Spesso voler dimostrare di meritare il nuovo lavoro ti potrebbe far cadere nella trappola di voler impressionare (a tutti costi) capi e colleghi.

Mostrarsi proattivo è una bella cosa (soprattutto i primi giorni di lavoro),
arrivare prima in ufficio e andarsene per ultimo, ma bisogna prestare attenzione a non cedere alla troppa dedizione.

Lavorare troppo esaurirà rapidamente le tue energie.

Se poi, inizi ad arrivare più tardi dopo essere stato iper-presente all’inizio della prima settimana,
i colleghi penseranno subito “Eccolo qua … si sta già rilassando”.

Non mostrare le capacità:

D’altro canto, non puoi aver paura di mostrare tutte le tue abilità.
Nei primi giorni di lavoro, è giusto fare conoscere le tue capacità.

Evita di farti vedere esitante e mal disposto anche se potrebbe essere un tuo tratto caratteriale,
essere discreto e riservato.
 


 

Nei primi giorni di lavoro stai “plasmando” la tua immagine professionale.

2. Disponibilità verso gli altri

Pranzare da solo:

Uno dei più grandi errori che potresti fare i primi giorni di lavoro è quello di pranzare volontariamente da solo. Rischi di mostrare poca disponibilità verso i colleghi.

Prendi subito l’iniziativa di socializzare con i nuovi colleghi.

È un ottimo modo per conoscere informalmente le persone della tua azienda.
Capire meglio l’ambiente.

Essere troppo invadente nella pausa pranzo:

I primi giorni del nuovo lavoro può capitare di mangiare da soli.
Non c’è confidenza, familiarità, ognuno resta sulle sue.
Ci sta.

Non aspettare che siano gli altri a estendere l’invito.

Fai un respiro profondo,
mettiti in gioco chiedi di sederti con un gruppo di nuovi colleghi durante il pranzo.
Fare il primo passo ti farà apparire una persona – oltre che sicura – anche amichevole e disponibile.

Non essere indiscreto.
È giusto cercare di fare amicizia, ma senza esagerare e peccare d’invadenza.

Evita di presentarti al tavolo e sederti con loro senza prima chiedere se puoi unirti a loro.
Assicurati che siano disponibili prima di disturbarli.

3. Parlare di sé stessi

Parlare troppo di sé stessi:

È giusto cercare il dialogo e fare amicizia,
ma non bisogna raccontare subito tutti i dettagli della tua vita privata.
 


 
Non cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …
… avanti con viaggi, sport che hai praticato, hobby o conoscenze importanti,
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Riuscirai a impressionare gli altri?
Sembrare più interessante o intrigante?

Non parlare di sé stessi:

I colleghi non ti conoscono e potrebbero farsi un’idea sbagliata.

Raccontare qualcosa di personale i primi giorni di lavoro è basilare per innescare nuove relazioni e farsi conoscere.

Non parlare mai di sé stessi potrebbe essere recepito dai tuoi nuovi colleghi intrigante i primi giorni di lavoro, spocchioso e arrogante dopo un certo lasso di tempo.

4. Look adeguato

Essere troppo elegante:

Non bisogna vestirsi come al colloquio di lavoro.
Ormai sei stato già assunto.

Essere troppo informale/fuori contesto:

Basta conformarsi allo stile aziendale.
Non indossare maglietta e jeans se i tuoi colleghi sono in pantalone e giacca (anche senza la cravatta)

Vestiti come ti piace, ma cerca di adattarti alla cultura aziendale della tua nuova organizzazione.

Sono certo che sul lavoro vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il vestito di una taglia più grande, i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.
 


 

5. Parlare del tuo vecchio lavoro

Parlare troppo del tuo vecchio lavoro:

Una trappola in cui cadono molti nuovi dipendenti è quella di parlare sempre/troppo dei loro vecchi lavori di lavoro.

Proprio come in una relazione sentimentale,
è meglio non parlare troppo delle tue passate relazioni.

Lascia stare nomi, dati, clienti, gossip, scandali, dicerie, ecc.
Ti danno un’area poco professionale.

Non parlare affatto del vecchio lavoro:

D’altro canto, non puoi neanche nascondere o evitare sistematicamente qualsiasi riferimento del vecchio datore di lavoro.

Sembra che tu voglia nascondere qualcosa. Susciti sospetti.
Sii autentico. Vero nel tuo approccio.

Coinvolgi le persone con la tua onestà e trasparenza. A nessuno piace avere accanto un collega che compiace, finge, indossa una maschera solo per piacere.

6. Consapevolezza dei propri punti di forza

Credersi non adeguato:

Ci sono così tante competenze da mettere sul tavolo,
ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile,
ogni incontro con il capo o il titolare può essere quello in cui si viene a scoprire che non sei all’altezza.

Responsabilità scoraggianti. Disagio nel ruolo.
Poche idee.
 


 

Non sapere cosa fare… o a chi chiedere.
Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.
Sentirsi inadeguato nel lavoro.

Sentirsi di non essere qualificato, dubiti di te stesso e cominci a “martellare” costantemente la tua fiducia.
I primi giorni di lavoro potresti cadere in questo tipo di pensiero.

Credersi il so-tutto-io:

Sei bravo e capace.
Giovane e rampante. Ma certo!

Attenzione a non essere egocentrico.

Non fare impazzire gli altri con le tue analisi,
e la tua esperienza sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

Ricorda che la maggior parte dei so-tutto-io sono molto insicuri,
e con tempo vengono scansati dai colleghi in quanto arroganti e fastidioso.

La chiave: segui “l’onda” i primi giorni di lavoro

Chi comincia un nuovo lavoro cerca sempre di essere impeccabile.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare in modo ossessivo, se riuscirai a osservare il tuo ambiente lavorativo, cercando di capire (veramente) come lavora l’azienda, mostrando il tuo genuino interesse per le persone …i risultati saranno potenti!

Meglio, almeno nelle prime settimane,
non esagerare ed evitare sbagli che possano compromettere la tua immagine professionale.

Non devi essere un supereroe.
Evita anche i giudizi affrettati, poiché ci vorrà del tempo prima di capire cosa ti piace/cosa non ti piace del nuovo lavoro.

Occorrono almeno 2-3 mesi per comprendere veramente le dinamiche della tua nuova azienda,
giudicare il lavoro sulla base di quello che accade nelle prime settimane è inutile,
di solito, finisci per ricrederti.

Se ti serve un supporto personalizzato scopri il coaching.

Commettere errori: 13 frasi famose per imparare ad accettarli

commettere errori al lavoro

Foto: Ryan McGuire

Nella vita ci troviamo quotidianamente davanti a scelte di ogni tipo.
Quando si prendono delle decisioni, è facile commettere errori al lavoro.

Non è mai facile ammettere errori al lavoro,
ma è un passo fondamentale per imparare e migliorare te stesso.

L’ammissione di un errore, anche se solo in privato, rende possibile l’apprendimento spostando l’attenzione dall’assegnazione della colpa e alla comprensione.
Le persone sagge ammettono facilmente i loro errori.

Commettere errori al lavoro è naturale quando si ha il coraggio di affrontare argomenti e concetti nuovi,
l’importante è accettarli e capire che fanno parte del gioco.

Ecco le più belle frasi , secondo me, sugli errori che ho trovato sul web scritte da grandi scienziati, filosofi e personaggi che ne hanno capito il vero valore.

“Tutti commettono errori. È per questo che c’è una gomma per ogni matita.”

Proverbio giapponese

“I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.”

Roberto Baggio (dopo il rigore sbagliato in finale con il Brasile)

“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.”

Aristotele


 

 

“Chi evita l’errore elude la vita.”

Carl Gustav Jung

“Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato, ha commesso un altro errore.”

Confucio

“Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa.”

Gianni Rodari

“Non interrompere mai il tuo nemico, quando sta commettendo un errore.”

Napoleone Bonaparte

“Gli errori rendono l’uomo amabile.”

Johann Wolfgang von Goethe

“Gli errori sono per la vita ciò che le ombre sono per la luce.”

Ernst Junger


 

 

“Una vita spesa a compiere errori non solo è più onorevole, ma molto più utile di una vita consumata a non far niente.”

George Bernard Shaw

“Più grande è l’impresa più grande è l’errore.”

John Fitzgerald Kennedy

“La vita è troppo breve per prendersela per uno stupido errore.”

Andy Warhol

“Diffidate dalle persone che puzzano di perfezione, che la vita è fatta di sbagli e ferite.”

Anna Magnani

Se davvero vuoi ascoltare gli altri .. non dare suggerimenti!

ascoltare gli altri

Che si tratti di un collega, un partner o uno sconosciuto,
spesso nello stress di una conversazione difficile o di un conflitto non ascoltiamo veramente.
Anche quando pensiamo di ascoltare, siamo spesso presi dal bisogno di avere ragione.
Dare un suggerimento.

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Spesso pur conoscendo poco la situazione o l’argomento insistiamo nell’offrire consigli, suggerimenti, esortazioni. Facciamo ipotesi, traiamo conclusioni, che potrebbero essere imprecise.
Formuliamo o terminiamo una risposta mentre l’altra persona sta ancora parlando.

La conseguenza sono incomprensioni e interruzioni nella comunicazione.

Un susseguirsi irritante di “Fossi in te…”, “Al tuo posto …”, “Lo dico per il tuo bene …”, “Devi capire che … “.
Gioielli di buonsenso, perle di saggezza … il più delle volte, non richieste!

Mi potresti dire …
“Se ho una buona idea, perché non dovrei dirla?
Solo perché ho un suggerimento, non significa che non sto ascoltando”.

Tuttavia, ciò significa che non stiamo davvero ascoltando tutto ciò che viene detto.

Anche se non stiamo formulando una risposta durante l’ascolto, potremmo ancora pensare ad altre cose, anche se inconsciamente.
“Devo fare la spesa”
“Avrò tempo per inviare quella mail?”
“Spero di non essere in ritardo per il pagamento di quella fattura”

Anche in questi momenti, siamo distratti e non prestiamo la nostra piena attenzione a ciò che viene detto.
Non stiamo ascoltando attivamente.

L’ascolto è un’abilità chiave nella tua capacità di comunicazione.
Imparando ad ascoltare in modo più efficace puoi migliorare la qualità della tua vita professionale e personale.

La prossima volta che ascolti e sei tentato di dare un suggerimento, non farlo.

Invece di dare un suggerimento, riporta la tua attenzione su ciò che l’altro sta dicendo.
Ascolta ciò che è importante, anche se pensi di saperlo già.
 


 

Se ti senti obbligato a rispondere mentre ascolti,
prova a fare domande che aiutino la persona a spiegarsi bene,
piuttosto di dire:
“Beh, devi …”
“E se solo …”
“Sembra che il problema sia …”.

Poni una domanda tipo:
“Qual è la cosa più importante per te in questo momento?”

Ascoltare e dare suggerimenti sono due azioni diverse.

Ci sono momenti in cui è importante offrire suggerimenti e consigli.
Altre volte l’unica cosa da fare è stare zitti e ascoltare.

Quando abbiamo poco tempo o ci sentiamo a disagio nella conversazione è molto allettante identificare subito il (presunto) problema o quale azione dovrebbe fare l’altra persona.
Parlare “troppo presto” può impedirci di avere una visione d’insieme che taglia-di-netto altre opzioni che potrebbero essere più efficaci.

Suggerire riguarda il tuo punto di vista. Ascoltare riguarda il punto di vista dell’altro.

Le persone desiderano essere ascoltate.
Spesso si è tentati di cercare soluzioni il prima possibile.
Quando diamo un suggerimento, stiamo spostando il focus della conversazione al nostro punto di vista.
 


 

Se saltiamo a una soluzione troppo presto, prima di sapere veramente cosa sta succedendo o cosa è importante per le persone, sarà meno probabile che troveremo una soluzione che soddisfi le esigenze di entrambi.

La persona non si sentirà capita e ascoltata.

Offrire un suggerimento è un tentativo di trovare una soluzione.
Se non abbiamo tutte le informazioni,
rischiamo di dare suggerimenti contraddittori.

Non diventare un consulente o un consigliere.
Non iniziare a offrire consigli prima di comprendere appieno il problema o le preoccupazioni del tuo interlocutore.
Sviluppa una mentalità curiosa e aperta. Scopri cosa conta davvero.
Cerca di capire “dove sei” e dove volete andare entrambi.

Una volta che vi “muovete” su un terreno comune, idee e suggerimenti potranno essere ascoltati più facilmente e diventare utili.

Affrontare l’incertezza: il giusto approccio in questo periodo difficile

Affrontare l'incertezza

Foto di Taryn Elliott da Pexels

La recessione si sta insinuando.
I Mercati azionari stanno toccando il punto più basso degli ultimi anni e le aziende stanno iniziando a licenziare.

Non sono in difficoltà solo le multinazionali e le grandi aziende, ma anche il ristorante, il parrucchiere, la palestra sotto casa tua … saranno tempi difficili per tutti.

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Non dobbiamo restare in stand-by in questi momenti che potrebbero rivelarsi di svolta della nostra vita…

In questi tempi difficili e incerti,
dove la pandemia ha aumentato l’incertezza e ci ha colti impreparati,
ci poniamo sempre più spesso domande importanti su ciò che conta davvero.
Su ciò che vale la pena di fare.

L’incertezza ci spinge a chiuderci a riccio,
a comportarci in modo conservativo in questo “periodo di mezzo”.

“Abbraccia” questo periodo di incertezza

Trovarsi in bilico tra un passato (oramai andato) e un futuro ancora incerto può essere una condizione emotivamente poco piacevole.
Ci sentiamo smarriti, perdiamo la bussola, siamo indecisi tra “resistere” e “mollare”.

Questo tempo di (apparente) inattività è fondamentale perché permette di elaborare molte emozioni,
fare qualcosa di nuovo quando questa crisi sarà finita.

Ricostituire attenzione e motivazione,
integrare ciò che abbiamo imparato, pianificare il futuro,
mantenere l’orientamento e costruire il senso di noi stessi.

“Andrà tutto bene” sono solo parole vuote se non entri nel concreto

Non sdrammatizzare le preoccupazioni. Evita di minimizzare se vuoi affrontare l’incertezza.
Non negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.
Non ignorare l’ansia che senti.

Evita di comunicare in modo troppo indiretto, con domande che inducono alla riflessione o all’analisi.
Vai dritto al sodo.
 


 

Se c’è qualcosa che devi dire, dillo, altrimenti meglio tacere!
Devi essere specifico. Diretto.
Concreto.

Oggi più che mai, la strada sarà tortuosa

Oggi più che mai, la strada sarà zigzagante.
Abbraccia questo processo ed esplora il maggior numero possibile di opzioni,
piuttosto che limitarti a una sola.

Sarà un viaggio di esplorazione, ovviamente caotico.
Bisognerà sperimentare, testare e conoscere tutte le diverse possibilità.

Alcune sono concrete e ben strutturate dall’esperienza,
altre sono vaghe e confuse, ancora non sperimentate.

Alcune realistiche, altre pura fantasia.
Alcune ci attraggono, altre ci spaventano …l’importante è valutarle con apertura e buonsenso.

Fai tua la massima di Fred Allen “Cambiare è difficile, non cambiare è fatale.

Il cambiamento fa parte della vita.
E un processo perpetuo.
Nei prossimi anni, aspettiamoci cambiamenti sempre più frequenti e definitivi.

Molto sarà da reinventare.
Sarà difficile reinventare se si prova un’avversione nei confronti del rischio.

Devi “accogliere” il cambiamento… essere pronto a adattarti velocemente.
Non bloccarti:
“Forse lo farò più tardi”
“Che ostacolo! Non riesco a superarlo, andrò da un’altra parte”.

 


 

Non farti prendere dal panico se vuoi affrontare l’incertezza.
Peggiora la tua capacità di concentrazione, blocca la creatività e consuma la tua energia mentale.

Preparati all’azione

Non mollare.
Essere coraggiosi non significa gonfiare il petto. Mostrare il bicipite.

Sorridere forzatamente a tutto ciò che succede.
Si tratta di elaborare emotivamente le paure, per poter andare avanti.
Non lamentarti e commiserarti troppo.

Le continue recriminazioni ti tolgono energie, annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa: passare all’azione (quando sarà il momento).

Parlare è facile, soprattutto sul web.
Vivere nello “spazio immateriale” può essere molto facile, spesso anche divertente.

L’azione non deve essere rumorosa per essere efficace.
La tua ambizione e il tuo talento non significano nulla senza l’azione.

Energia, eccitazione e motivazione… non hanno senso se lo slancio non si traduce in azione.

Non preoccuparti dei titoli .. cerca solo di mettere il piede nella porta (dell’azienda).

Cerca di essere disposto a scendere a compromessi sulla posizione di lavoro.
Magari lo stipendio e la mansione non ti soddisferanno completamente.
Dopotutto, devi iniziare da qualche parte.

Non procrastinare se vuoi affrontare l’incertezza

Fai prima le cose difficili. Affronta i problemi. Poniti domande scomode.
Sudati le piccole cose. Concentrati sui fondamenti quando devi affrontare l’incertezza.

Non dirmi che cosa hai iniziato.
Dimmi cosa hai finito.

 


 

Non rimandare a domani.
Procrastinare le cose difficili le rendono ancora più difficili quando dovrai poi affrontare.

Le persone (intorno a te) notano come rispondi alle difficoltà e alle avversità.
Non aspettarti apprezzamenti, se molli subito, non appena le cose si fanno difficili.

Non è quello che succederà, conta solo il modo in cui reagirai

Il modo in cui rispondi alle avversità, rivela il tuo essere interiore.

Fai qualcosa al riguardo. L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!
Se decidi di lavorare nel sociale,
aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.
Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

La domanda che devi farti non è “COSA succede?” ma piuttosto “COME affronto quello che succede?”
Devi trovare dentro di te la forza. E andare avanti.

La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze… di affrontare l’incertezza.

Meno social + relazioni reali

La tua vita basata solo sui social aumenta la disconnessione tra mente, corpo e spirito.

Finirai per perdere i momenti più importanti.
Piuttosto che connetterti inizia a ri-connettersi con te stesso, immergendoti veramente nel presente.

Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della vita reale.
 


 

La Rete ci consente di relazionarci con altre persone senza dover affrontare le difficoltà che incontriamo nel mondo reale. Le emozioni, anche le più forti, durano qualche momento. Basta spegnere il PC e i problemi non esistono più.

Purtroppo, così facendo non sviluppiamo “muscoli” per superare le difficoltà relazionali e comunicative che incontriamo nella vita reale. Spero che i rapporti sociali, quelli veri, tornino nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle biblioteche anche perché sono più divertenti di uno schermo e una tastiera.

Utilizzare internet nella maniera migliore, cogliendone e sfruttandone tutte le potenzialità, come semplice supplemento a una vita sociale “normale” nella realtà.

I rapporti personali faranno la differenza, sempre e comunque.

Investi su te stesso se vuoi affrontare l’incertezza

È l’investimento più utile che puoi fare.
La salute fisica, mentale, emotiva e spirituale è fondamentale per vivere una vita significativa e … affrontare l’incertezza.

Devi diventare un partecipante attivo e scendere nella tua profondità emotiva.
È lì che troverai la forza per andare avanti.

Il tempo è la tua risorsa più preziosa.
Dai la priorità a come lo spendi!

Ti pentirai di aver perso tempo nel futuro e nel passato invece che nel presente.
Sfrutta questo momento d’incertezza per vivere una vita più appagante!

La paura del futuro: 12 verità da accettare per sentire meno ansia – 2

paura del futuroFoto di Patrice Audet da Pixabay

6. Accetta che sono molto le cose su cui non hai controllo

La vita è incredibilmente imprevedibile,
una sorpresa continua.

Ti rendi conto che la stra-grande maggioranza delle cose sono totalmente fuori dal tuo controllo?

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Non sprecare il tuo tempo,
le energie e le tue capacità nel regolare cose che sono di là del tuo controllo.
È il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Più cerchi controllo, più costruisci ansia e paura.
Non avrai mai il controllo su quello che accade.
È come voler fermare il mare con le mani …

Non credere che se tutto andrà come hai pianificato,
se tutti faranno quel che pensi, allora sarai felice.

Meglio concentrarsi sulle cose che puoi cambiare,
accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il tuo controllo.

Lasciare andare è un atto di fede perché permette alla vita di svelarsi. Di non avere paura del futuro.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

7. Accetta che ad alcune persone non piaci… e non piacerai mai!

Alcune persone sono naturalmente negative e difficili da accontentare.
Giudicano e criticano. Lo fanno per sentirsi meglio.
Fa parte della condizione umana.

È un modo per aumentare temporaneamente la loro autostima.

Non puoi farci nulla.
Quando cammini, le persone ti noteranno e ti giudicheranno in base a ciò che indossi.

È impossibile accontentare tutti.
Qualunque cosa tu faccia/dica, è probabile che qualcuno si sentirà disturbato.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.
Non accontentare tutti però può essere liberatorio.

Quando cerchi di accontentare tutti, ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro,
un piccolo frammento di TE muore.

Più cerchi l’approvazione … meno attrai le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine non riesci a compiacere l’unica persona che conta di più … te stesso!
 


 

8. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

“Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto
e sono riuscito a rialzarmi.”
Nelson Mandela

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo all’inizio del post …

Hai vissuto, come tutti, delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

Accettarlo, ti permette di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi. Avere meno paura del futuro.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.
Sapersi rialzare, scrollarsi la polvere di dosso, è fondamentale per la tua crescita personale e professionale.

9. Accetta il fatto che non potrai essere SEMPRE felice

Quando sei triste,
pensi che tutte le altre persone siano felici, vivano meglio e sorridano sempre.

In realtà la felicità non è né continua né immutabile.
Non esiste la contentezza perpetua.
Anche quando sei felice, guardi solo il lato positivo della vita,
accadrà qualcosa che ti scuote e ti procurerà dispiacere.

Accetta di provare (anche) le emozioni negative. Accetta di avere paura del futuro.
È nel “ciclo naturale delle cose”. Nulla è permanente, né tristezza né felicità.
Ogni situazione è neutra fino a quando non le diamo un significato con le nostre emozioni.

La felicità arriva sempre dopo essere “sopravvissuto” alle emozioni negative.
A volte, si presenterà per farti sapere che sei un umano,
che stai sperimentando la vita attraverso le emozioni.
 


 

10. Accetta che la comodità ha il suo prezzo

Diciamolo … ti sei accontentato!
Hai deciso di vivere al di sotto le tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.
Esperienza.

Potresti meritare di più. Lo sai …
Hai soffocato la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Che ti dice “Beh…tutto qui quello che sai fare!”

Hai smesso ancor prima di cominciare. Hai preferito restare nella tua zona di comfort.
“Non essere disturbato”. E così diventi prevedibile. Scontato.
Soporifero.

Se quando vai a dormire la sera ti senti insoddisfatto e frustrato accetta che la comodità del tuo letto ha il suo prezzo. Eh, sì… il fuoco si è spento!
Se lo accetti … avrai abbassato il tasso di delusione e stress.

11. Accetta che spesso sei tu il tuo peggior nemico

La crescita personale di ognuno di noi inizia con la consapevolezza che il problema (se di problema si tratta) non è “esterno”.

Prima di voler gestire gli altri devi saper gestire te stesso.
Devi avere coscienza di essere al centro di tutte le tue complicazioni, frustrazioni e fallimenti.

Spesso sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico. Quello che non ti concede il minimo errore.
Non perdona il più piccolo sbaglio.

Quello più inflessibile.
Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama negli altri.

Sei sempre TU quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per sé stesso.
È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

12. Accetta l’imprevisto

Mettilo in agenda.
Organizza la tua giornata e pianifica con metodo ma non lo farlo in modo maniacale e dettagliato!
Lascio uno spazio per l’imprevisto, anche se non sai cosa!
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo dove di certo e sicuro c’è ben poco.
Non ti sembra assurdo?

La vita non è certa.
La certezza non esiste, il mondo è incerto per sua natura.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che non volevi prendere.

L’unica certezza è … l’incertezza,
accettarlo rende la tua mente più flessibile e diventi più forte a livello emotivo.
Avrai meno paura del futuro.

La paura del futuro: 12 verità da accettare per sentire meno ansia – 1

la paura del futuro

Foto di Patrice Audet da Pixabay

Questo periodo di pandemia Coronavirus,
incertezza economica e leadership incompetente sta provocando una profonda agitazione nella nostra mente. Abbiamo più tempo per fermarci e riflettere.

Nessuno uscirà immutato da questa esperienza.
Gli eventi del 2020 segnano una transizione che continuerà ad avere un impatto su di noi per i decenni a venire. È facile perdersi dell’incertezza. La paura del futuro.

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Ora però non è il momento di immobilizzarsi, è ora di svegliarsi.
Devi confrontarti con verità scomode che preferiresti ignorare.

In questo periodo strano,
in questo momento di confusione, in cui nulla sembra essere sicuro …
la riflessione può essere una buona cosa!

Ci sono 12 verità scomode che sarebbe meglio accettare per sentirti meno ansioso:

1. La paura del futuro? Accetta che la vita non è giusta

Spesso la realtà ci ricorda che la vita non è giusta.
La giustizia è solo un’invenzione umana.
Abbiamo creato il concetto che la vita dovrebbe essere giusta.

Ci risulta difficile accettare la realtà,
perché desideriamo illuderci che tutto debba seguire regole ben stabilite.
Se fai il cattivo sarai punito, se fai il bravo e segui le regole sarai ricompensato.

Questa logica ci trasmette una sensazione di sicurezza, così sappiamo a quali conseguenze andremo incontro con nostri comportamenti.
Ci fa sentire più sicuri e fiduciosi ma quando constatiamo che non si applica sempre,
ci sentiamo molto delusi e frustrati.

Quando vedi persone attorno a te ricevere la promozione con meno competenze e meno esperienza di te, come fai a non chiederti “Perché loro sì e io no?”.
E questo introduce la prossima verità scomoda …
 


 

2. Accetta che spesso non hai la risposta.. è meglio così!

A volte non avrai mai le risposte …
Hai sempre pensato che ci fosse una ragione di fondo.
Devi imparare a lasciare andare alcune cose, senza trovare una ragione. Un PERCHÉ.

A volte hai vinto … senza averne merito.
Altre volte hai perso… senza averne colpa.

Altre volte ti è arrivata una randellata tra capo-e-collo che ti ha lasciato frastornato.
Disorientato.
Pensavi di aver le risorse per rialzarti, di avere tutte le risposte e invece … eccoti ancora al punto di partenza!

Perché capitano tutte a me?
Perché non ci riesco?
Non ce la faccio?

A tutte queste domande si tende a rispondere con argomentazioni d’impulso che non trovano riscontri concreti nella realtà. Magari rispondi “Perché non sono capace” oppure “Perché non sono una persona valida” e così via…

Risposte non reali dettate dallo sconforto e dal momento di difficoltà.

3. Accetta che se non hai talento devi pedalare .. e pure tanto!

Non so se l’hai capito …
Se (come me) non hai capacità eccelse, intelligenza superiore, bellezza, talento
ce non sei baciato-dalla-fortuna, devi lavoro tanto.
Lavorare duro.

Attaccare giorno dopo giorno …
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni,
al fine di raggiungere il tuo traguardo.

Fondamentale è la capacità di resistenza,
perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare le sconfitte e i fallimenti che per tua natura normalmente attirerai (come canta Battiato nella canzona “La cura”).
 


 

4. Accetta di non poter cambiare nessuno..solo te stesso!

“Tutti pensano a cambiare il mondo,
ma nessuno pensa a cambiar sé stesso.”
Lev Tolstoj

Come coach lo so perfettamente…
il cambiamento si può solo stimolare. Incoraggiare.

Puoi indicarlo, influenzarlo ma non puoi cambiare le altre persone: i genitori pensano di cambiare i figli, il partner pensa di cambiare il compagno, ecc…

È impossibile cambiare gli altri.
Oltremodo è irrispettoso.
Ti piacerebbe se qualcuno provasse a cambiarti contro la tua volontà?

Le persone cambiano solo quando sono loro a volerlo.
Cambiare è un processo impegnativo e faticoso. Non si fa mai per far piacere ad un altro… ma solo quando se ne sente il bisogno pressante.

5. La paura del futuro? Accetta il fatto che il futuro è imprevedibile!

Accetta la situazione in cui ti trovi.
Non sei altrove, se non qui. Il presente è l’unica realtà che esiste.
Il passato è nella tua memoria e il futuro nella tua immaginazione.

Non serve chiedersi cosa può succedere. Avere la paura del futuro.
Le domande sul futuro non ti portano da nessuna parte. Creano solo preoccupazioni e ansia per il futuro.
Non esiste se non nella tua immaginazione e nei tuoi desideri.

È bello avere un desiderio e vivere per un obiettivo. Ma è più bello …
godere del presente perché è l’unico momento che esiste.

Non ci sarà la paura del futuro, pensieri ansiosi se vivessi qui-e-ora invece che da qualche altra parte.
Vivere nel presente è l’unica cosa che è possibile.
Quindi, l’imprevedibilità del futuro.

Il futuro è imponderabile e non dovresti preoccuparti.
Dovresti trovare la bellezza vivendo il momento presente.

Cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile

momento difficile

Foto di Engin Akyurt da Pixabay


La vita durante la pandemia COVID-19 non è facile.
Per nessuno.

Ci sono buone probabilità che anche tu abbia un collega, un amico o un conoscente che sta attraversando un momento ancora più difficoltoso.
Perdita di lavoro, solitudine, problemi economici, rapporti in crisi, malattia o morte di una persona cara.

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Di fronte a qualcuno che sta attraversando un momento difficile,
il primo istinto potrebbe essere quello di sentirsi a disagio e non dire nulla.
Per paura di dire qualcosa di sbagliato.
Infatti, in queste situazioni, consigli, aneddoti e frasi fatte possono fare più male che bene.

Però quando qualcuno sta attraversando un momento difficile,
dire qualcosa è decisamente preferibile che non dire niente.
Dire la cosa errata, con buone intenzioni, è sempre meglio che tacere.

In un momento difficile il proposito è più importante delle parole

Proprio come il nostro istinto rileva la falsità,
possiamo anche notare la gentilezza.

La tua intenzione, la tua empatia e la tua genuinità contano molto di più delle tue parole.
Le tue parole saranno dimenticate, ma la gentilezza e il calore saranno ricordate.
Apprezzate.

Un semplice “Mi dispiace tanto ” può essere il miglior sentimento che puoi offrire.
Esprime empatia e genuino interesse, che spesso è ciò di cui la persona ha più bisogno.
È immensamente importante e spesso di grande conforto.

Quando qualcuno sta attraversando un momento difficile, concentriamoci meno sul dire la cosa giusta. Piuttosto riconosciamo empaticamente la difficoltà della situazione.
Gli amici non sono solo quelli con cui condividiamo momenti divertenti.

Chiedi il permesso

  • “Preferisci stare da solo in questo momento o vuoi un po’ di compagnia?”
  • “Vuoi parlarne?”

Magari la persona si rende conto che non vuole parlarne, o lo farà in un momento successivo,
per ora preferisce restare da sola oppure concentrarsi sulla difficoltà.

Chiedi cosa preferisce e fai esattamente quello che dice.
 


 

Offri il tuo supporto in questo momento difficile

Non sempre saprai cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile.
Non è qualcosa che facciamo spesso.

  • “Se hai bisogno di un riferimento, aiuto o qualcosa d’altro, fammelo sapere. Sarò felice di aiutare!”

Un collega potrebbe attraversare un momento difficile perché (per esempio) è stato licenziato inaspettatamente. Ci sono buone possibilità che tu possa aiutarlo fungendo da riferimento o presentando il CV del tuo collega a persone che conosci di altre aziende.

Offrire aiuti pratici farà sentire molto meglio la persona.
Chiedi e ascolta con attenzione:

  • “Come posso supportarti al meglio in questo momento?”
  • “Vuoi dirmi di più su cosa sta succedendo?”
  • “Mi dispiace davvero sentire che ti senti così in questo momento”
  • “Se vuoi dirmi di più, sono qui per ascoltare”

Sii specifico

  • “Fammi sapere cosa posso fare per aiutarti?”

È l’affermazione più comune quando qualcuno sta attraversando un momento difficile. Il proposito è senza dubbio positivo ma offrire un aiuto specifico può essere ancora più prezioso.

Ecco alcuni semplici esempi:

  • “Sono al supermercato. Cosa posso portarti? “
  • “Stasera dopo il lavoro passo in farmacia per prendere delle pastiglie per mio padre. Hai bisogno di qualcosa? “
  • “Ho del tempo libero questa settimana. Se vuoi, posso venire da te lunedì o venerdì pomeriggio? “

Queste proposte tolgono la persona dall’imbarazzo e dall’onere di dover chiedere un piacere.
Deve semplicemente accettare la tua gentilezza.
 


 

È un momento difficile: Non parlare – ascolta

È fondamentale ascoltare in modo attivo.
Significa ascoltare  in modo totale, non ascoltare per rispondere.

Non è che condividere i tuoi pensieri non sia utile … solo che è così facile dominare la conversazione senza nemmeno rendersene conto. Evita:

  • “Le cose andranno meglio”
  • “Non dovresti sentirti così male”
  • “Stai reagendo in modo eccessivo”
  • “Non è così male come pensi”

Resisti all’impulso di dire “Capisco” o di condividere la tua versione di un’esperienza che sembra simile.
Non prendere spunto dall’altro per raccontare di te:

  • “So bene cosa provi. Anche a me è successo che …” ….
  • “E io cosa dovrei dire che … “.

Sei partito bene, con una buona intenzione. Purtroppo, adesso sei partito per la tua tangente. Stai parlando al posto dell’altro, hai preso spunto dalle sue parole e delle sue opinioni per parlare di te e dei tuoi problemi.

  • “Sono così esausto in questi giorni”
    “Anche io. Ultimamente non ho dormito affatto bene. Infatti, anche io stanotte …”

Non far deragliare la conversazione parlando della tua esperienza.

Non offrire consigli non richiesti

Non provare a risolvere il problema. Non suggerire soluzioni.
Almeno non ancora.
Ciò di cui quella persona potrebbe avere bisogno è solo sentire la tua presenza e disponibilità.

  • “Vuoi i miei pensieri/consigli su questo? Vuoi parlarne/sfogarti? Sono qui per te in ogni caso.”

Questa è una buona opzione se la persona non ti sta dicendo di cosa ha bisogno in questo momento, o se tendi a dare consigli.

Prova semplicemente ad ascoltare.
Non cercare di far cambiare idea.
 


 

Non interrompere

Non interrompere e non “andare sopra”. Ascolta attentamente. A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di un discorso. Inizia a parlare solo quando l’altro ha completato la sua frase.

Evita di trarre subito le tue conclusioni.
Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni. Presume di aver compreso e anticipa continuamente le tue idee e concetti.

Non c’è niente di più frustrante (e irritante) essere interrotti.
Vedere la nostra problematica poco ascoltata o fraintesa.

Non fare troppe domande in un momento difficile

Fare troppe domande chiarificatrici può effettivamente intralciare la condivisione.

  • “…e poi cosa è successo?”
  • “…ma quando ti hanno detto X tu cosa hai fatto esattamente?”
  • “…e tu cosa gli hai risposto?”

Chiarire cosa-è successo potrebbe essere importante nel lungo termine,
ma di solito non hai bisogno di conoscere i fatti specifici per confortare qualcuno.

Questa conversazione riguarda come si sente la persona,
non i dettagli di ciò che è accaduto.

Invia un SMS o un WhatsApp

Spesso pensiamo di essere troppo invadenti.

Se non sei sicuro di come esprimere il tuo sostegno,
ricorda che un messaggio o una chiamata sarà sempre apprezzata.

Non aspettarti una risposta.
Almeno non nel breve periodo.
 


 

Nel caso di una persona che hai poca confidenza

  • “So che non posso fare molto. Cosa hai bisogno da me? Cosa posso fare?”
  • “Ti spiego come ci occuperemo del tuo lavoro mentre sei via. Non ti preoccupare”

Non importa quanto bene conosci qualcuno,
potrebbe essere un collega che sta attraversando un momento difficile, alle prese con una malattia o con una sfida personale, che potrebbe essere costretto a “staccare” dal lavoro per un periodo di tempo.

Il tuo collega potrebbe preoccupassi e chiedersi chi si occuperà del suo lavoro.
Puoi coordinandoti con i colleghi e mostrarli come avete suddiviso le sue responsabilità, sino al suo ritorno.
Rassicurarlo che tutto è sotto controllo.

Oltremodo, una persona che conosci sta vivendo l’esperienza di vita molto simile alla tua (potrebbe essere una malattia o un licenziamento inatteso) ha senso contattarla per chiederle se vuole condividere questa esperienza di vita difficile:

  • “So che non ci conosciamo molto bene, ma ho vissuto un’esperienza molto simile e, se mai avessi bisogno, avrei molto da condividere”.

Ogni situazione, come ogni persona, è unica

Alcune persone non sono a loro agio nel chiedere supporto o un aiuto,
quindi fare/dire qualcosa di gentile e premuroso spesso è la cosa migliore.

Potrebbe trattarsi semplicemente di portare la spesa
Accompagnare i figli a scuola.

Le stesse parole di sostegno possono essere apprezzate un giorno e detestate un altro.
Non esiste una soluzione valida per tutti per cosa dire/non dire.
Può dipendere da molte cose.

In caso di dubbio, l’approccio più gentile ed empatico è semplicemente chiedere cosa è necessario.
Un semplice “Vorresti parlarne o dovremmo discutere di qualcos’altro” può fare molto per mostrare partecipazione e interesse.

7 caratteristiche che indicano una personalità forte

personalità forte

Foto di Fifaliana Joy da Pixabay

In un mondo dominato da insicurezze e paura, pochi si distinguono dalla massa.
È una caratteristica rara che non è facile possedere.

La personalità forte non è legata al voler essere o apparire.
Non vuole vincere, almeno non necessariamente.
Non vuole essere condizionata o sfruttata.

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Quando le persone incontrano una forte personalità, non capiscono subito con chi hanno a che fare.
Alcune persone rimangono turbate. Altre pensano che voglia dominare. Altre ancora pensano che sia scortese. Troppo diretto. Ma non è la verità.

A volte la persona forte potrebbe sembrare intimidatoria…
ma è solo a causa della manifestazione esteriore della sua fiducia interiore. Il non-ricercare convalide all’esterno.

Sei una persona forte? 7 caratteristiche che indicano una forte personalità:

1. La personalità forte non sopporta le scuse

Le cose nella vita non vanno sempre come vorremmo. La personalità forte non tollera le scuse. Le giustificazioni fanno perdere tempo, sono ostacoli, rallentano propositi e obiettivi.
La persona forte è concreta. Agisce, con umiltà ma anche con determinazione.

Lavora sodo ogni giorno, quando qualcuno presenta una scusa, sa ascoltare ma non è disposta ad assistere persone che perdono tempo a lamentarsi e procrastinare. Preferisce concentrarti su ciò che può fare per risolvere una situazione,  su come superare gli ostacoli.

Una forte personalità, respinge l’idea di perdere tempo prezioso piagnucolando o lamentandoti “Perché io?” o “Sono così sfortunato”.

È orientata all’azione. Preferisci concentrarsi sulle cose-da-fare.

2. Non tollera le chiacchiere banali

“Chiacchiere, pettegolezzi e spazzatura è ciò che la gente vuole,
non l’azione…”
Soren Kierkegaard

La personalità forte non ama la conversazione banale. Odia le chiacchiere. Le chiacchiere permettono a due persone di avere conversazione senza realmente conoscersi.
L’emozione è scoraggiata. L’autenticità scompare.

È uno scambio vuoto e prevedibile, con risultati scontati.
 


 

La persona forte si sente a disagio, non ama le mezze verità né le mezze bugie.
Tantomeno le conversazioni negative e superficiali.

Se hai una forte personalità, è probabile che sei più interessato alla profondità e al significato. Non vuoi perdere tempo a parlare di cose che non ti importano più di tanto, quando la tua energia potrebbe essere spesa in modo più efficace.

Potresti sembrare serioso e bacchettone. Ma non è vero!
Sei semplicemente a disagio con convenevoli senza senso. C’è sempre tempo per una conversazione semplice e divertente che alleggerisca l’umore.

3. Dice quello che pensa

“Nel tempo dell’inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell – “La fattoria degli animali”

Viviamo in un mondo fatto di apparenza, di inganni e di rapporti umani di circostanza dove è difficile dire quello che si pensa.
Perché dire la verità serve audacia e si viene etichettati come persone non conformi?
Perché quello che dovrebbe essere un pregio, in realtà diventa “scomodo”?

Dire quello che si pensa è spesso considerato poco opportuno soprattutto se non coincide con il “pensare comune”.
Dire quello che si pensa richiede coraggio. Pretende onestà intellettuale.
La personalità forte disprezza i bugiardi (sempre con il rispetto dell’altra persona).

Dire sempre la verità al di sopra dei nostri pensieri, dei nostri giudizi e delle nostre opinioni… non è per tutti!

Dire la verità a volte può fare male. Causare dispiacere, ma può aiutare a far crescere la persona che abbiamo davanti. Le permette di adottare una nuova prospettiva. Le consente di maturare e migliorarsi.

La persona forte non ha paura del confronto quando ci sono problemi da risolvere o se qualcuno è stato offeso. Non ha mai paura di esprimere la sua opinione.

4. Prende l’insicurezza come un’opportunità

“La fortuna non esiste:
esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”
Lucio Anneo Seneca

L’insicurezza (a volte) è un’opportunità.

La personalità forte ha imparato dalle avversità.
È capace di superare questo limite per raggiungere i suoi obiettivi.
 


 

Ha imparato dall’insicurezza. Trova opportunità dove gli altri non ne vedono.
Riesce a superare le avversità e il dolore, imparando dalle esperienze negative del passato.

Le difficoltà diventano così opportunità per crescere. Imparare in modo da poter andare avanti invece di impantanarti nella negatività. Sopravvivere (e crescere) quando i tempi si fanno difficili.

Le lezione della vita ci danno strumenti per avanzare senza timore ma sapendo bene “ciò che non si è disposti ad accettare”.

5. La personalità forte non ha bisogno di piacere a tutti

Per ottenere l’accettazione altrui, alcune persone sono disposte a falsificarsi, sviare il loro cammino o assumere atteggiamenti accondiscendenti. Questo non accade a una personalità forte!

La personalità forte non ha bisogno di attenzione.
Non perde tempo a chiedere di essere notata. Sa che l’attenzione è superficiale e fugace.

La persona forte sa che poche cose generano tanta frustrazione e sofferenza come voler compiacere tutti, come cercare di essere accettato da tutti. Ha la massima fiducia in se stesso e non sente mai il bisogno di fare di tutto per compiacere o impressionare gli altri.

Lascia parlare il suo lavoro e le sue azioni. Mostra il suo vero valore.
Non ha tempo o energie da sprecare per le persone che vogliono solo che siano sempre d’accordo con loro.

Tratta le persone intorno a se con rispetto ma non asseconda il suo ego.
Le personalità forti non sono amate da tutti perché spesso non vengono comprese.
Dietro la determinazione esiste una parte sensibile che ha imparato dalla vita ciò che vuole.

6. Non sopporta l’idiozia e la superficialità

“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”
Catone il Censore

Una personalità forte è attenta, premurosa e ben informata.
Si irrita profondamente quando le persone fanno commenti o esprimono giudizi repentini, delle quali non comprendono nulla se non a un livello superficiale.
 


 

La persona dal profilo forte e resistente non tollera la superficialità, l’egoismo.
Dà valore alle cose importanti, quelle che non le fanno perdere tempo e che le apportano benessere.

Utilizza la sua conoscenza per influenzare le persone. Le incoraggia a pensare e considerare attentamente quello che dicono, prima che esca dalla loro bocca.

7. La personalità forte è realista e decisa

Ha un senso della realtà molto solido.
A volte è un po’ troppo diretta, si pone degli obiettivi molto chiari ma ha senz’altro ha i piedi ben piantati a terra.

Una personalità forte non si lascia ammaliare dalle sirene della fantasia.
È riflessiva. Coglie l’essenziale di una situazione o di una persona e le traduce in azioni. Da questa fondamento agisce senza perdersi troppo nei dettagli. Più che pensare come potrebbero-essere le cose, si preoccupa di vedere come-sono.

Non ama i giri di parole e le mezze misure. Preferisce testarle nei fatti piuttosto che farlo mediante proiezioni mentali. Preferisce valutare la validità dei suoi progetti sul campo. Non col pensiero.

È capace di cambiare direzione quando la realtà mostra che sta percorrendo la strada sbagliata. Non si attacca troppo al modo ma piuttosto all’obiettivo che si è proposto di raggiungere.

7 blocchi che frenano la tua crescita professionale

la crescita professionaleFoto di giselaatje da Pixabay

Non importa che lavoro fai o in quale ambito operi,
crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La crescita professionale viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze.
È più che essere onesti.

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Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.
Se sei fiducioso hai fede nelle tue capacità e nelle tue conoscenze. Non hai bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere. Guadagna la fiducia della gente con la tua forza interiore.

Ecco 7 blocchi che cementano la crescita professionale. Mostrano che prima di essere leader devi ancora crescere come individuo:

1. Il bisogno di essere amati e riconosciuti

Come la maggior parte delle persone,
anche tu desideri essere tenuto nella giusta considerazione.

Per questo ti offendi facilmente,
reagisci in modo sproporzionato a una parola o un gesto.
A mente fredda, poi ti rendi conto di aver amplificato le tue sensazioni

Le nostre ferite e le nostre mancanze ci danno la percezione che gli altri vogliano ferirci, umiliarci o sminuirci. Questa certezza ci costringe in un costante stato di suscettibilità che si ripercuote sulle nostre relazioni. Nessuno ci offende, siamo noi che decidiamo di sentirci offesi.

Non abbiamo il controllo sulle parole o sul comportamento altrui, l’unica scelta che possiamo controllare è decidere come reagire. Per questo motivo, dobbiamo abituarci a non reagire in modo sproporzionato, a lavorare su noi stessi, scegliendo di non sentirci offesi.

Se pensi che qualcuno ti abbia ferito o umiliato … non fare supposizioni. Non dare per scontate cattive intenzioni che in realtà (forse) non esistono. Chiedi. Mostra più flessibilità.

Se vuoi eviterà conflitti interpersonali, non soppesare con pignoleria le parole e i gesti delle persone con cui interagisci.
 


 

2. Parlare sempre di se stessi

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per parlare di te, delle cose che ti sono successe, i viaggi che hai fatto, sport e hobby praticati, le conoscenze importanti che hai…
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Pensi davvero che, così facendo, riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?
Una cosa è certa, alla lunga diventi scontato, pesante e spingi gli altri a evitarti.

Non sminuire gli altri per metterti in luce,
per apparire migliori di quello che sei.

Imposta la tua carriera sul talento, la volontà e la competenza!
Anziché parlare sempre di te, cerca di dimostrare sul campo il tuo valore e porta pazienza.
Vedrai che la tua costanza sarà premiata.

3. Essere gelosi di quelli che “riescono”

Hai paura del talento degli altri. Sei geloso di “quello bravo”.
Non sopporti che qualcuno “riesca” perché dimostra di valere più di te.
Hai paura di essere sminuito.

Non alimentare le tue paure con pensieri ossessivi.
Se nutri la mente di “pensieri-negativi” entri in un circolo vizioso che porta ad immaginare sempre il peggio.
Un po’ alla volta, inizierai a crederci… e succederà davvero!

Non dare peso alle malelingue. Non controllare i tuoi colleghi o collaboratori. Una relazione sana si basa sulla fiducia, senza sicuramente fallirà.
Non credere di poter tenere a distanza tutte le minacce o tutti gli “avversari”.

Ci sarà sempre qualcuno migliore di te… su varie scale di valori.

4. Non dire mai “Ho sbagliato” non favorisce la crescita professionale

Le tue idee sono sempre le migliori.
Sono sempre gli altri a non-capire. Valuti o giudichi ancora prima di conoscere-i-fatti. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”. Se fai di tutto per avere ragione…sei arrogante.
Non puoi accettare di sbagliare!

Fai di tutto per avere ragione.
Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere e confrontare le opinioni di chi la pensa diverso da te.
 


 

5. Non accettare feedback blocca la crescita professionale

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) quando dà un feedback ai suoi collaboratori si definisce … geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve (dal suo capo diretto), li bolla subito come irrilevanti e inutili.

La persona sicura accetta critiche costruttive. Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno che le cose vengano sempre fatte a modo suo.

La persona arrogante, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.

Non adottare l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Guardati allo specchio. Vediti per quello che sei veramente.
Se vuoi potenziare la crescita professionale … fai un passo indietro e rivaluta la tua predisposizione al feedback.

6. Non sapere ridere di se stessi

L’umorismo “fa sangue” e fa vivere meglio.
L’autoironia è potente. Ridere di noi stessi aiuta a sbollire la rabbia,
favorisce in modo significativo tutto il nostro benessere psicologico.

Le persone autoironiche hanno una buona autostima, non sono inclini alla depressione.
Vivi con più leggerezza, libero dai giudizi degli altri.

Accettati per quello che sei veramente.
È il modo migliore per volerti bene. Impara a ridere di te stesso.
Aiuta la crescita professionale!

7. Lamentarsi costantemente frena la crescita professionale

Il lamento non cambia la realtà ma dà una gratificazione immediata.
Quando un nostro bisogno è frustrato, quando le cose non vanno come vorremmo, proviamo malessere.
Lamentarsi è un modo per diminuire tale disagio. Allevia la frustrazione. Ci fa stare un po’ meglio.
Almeno nel breve tempo.

Se utilizzi costantemente il lamento per anestetizzate le situazioni frustranti, rinforzi i pensieri negativi, diventa sempre più un comportamento automatico, fuori dal tuo controllo.
E poi … la situazione di cui ti lamenti rimane invariata.

Lamentarsi crea dipendenza ed assuefazione.
Più ti lamenti, più tenderai a lamentarti.

Se ti limiti a lamentarti senza passare all’azione (non modificando la realtà) otterrai solo un calo di energia e una moltitudine di emozioni negative.

Il collaboratore difficile: meglio grintosi o diplomatici?

il collaboratore difficile

Come ti comporti con quella collaboratrice talmente sensibile (o forse sarebbe meglio dire suscettibile?) che tutte le volte che gli muovi una critica, pur con delicatezza, va in tilt o mette il broncio per una settimana?

E quell’altra che arriva sempre in ritardo, spesso è svogliata, distratta, e si “imbosca” appena può.
All’inizio, hai sperato che capisse da sola, poi gliel’hai fatto notare, in modo gentile

poi ancora, sei stato più deciso e diretto … si scusa, si giustifica, promette che cambierà, ma poi torna tutto come prima!

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Niente è cambiato! Così ora, che cosa fai?
Sei il leader del tuo team.

Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singolo membro del tuo team ma anche autorevolezza e disciplina.
Allora che fai? … affronti la questione o fai finta di niente?

Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?

L’ideale è saper equilibrare, a seconda le circostanze, grinta e combattività con diplomazia e affabilità. I dissidi e le divergenze sul luogo di lavoro sono naturali e inevitabili! Non puoi controllare il comportamento del tuo collaboratore difficile ma ci sono tecniche e abilità che puoi apprendere per trasformare contrasti distruttivi in accordi costruttivi.

A volte, vogliamo gestire un rapporto difficile senza implicarci troppo, senza “scendere in campo”, desiderando di controllare le conseguenze delle nostre azioni o sperando che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona, spesso purtroppo no.

Ricorda i tuoi obiettivi

È così facile essere inghiottiti nella negatività. È facile rispondere negativamente alla negatività. Mantieni tutti i membri del tuo team (anche la persona in questione) in grande considerazione.

Concentrati sulle cose positive e celebra pubblicamente i successi di tutto lo staff, anche se onora il collaboratore scorretto.

La persona potrebbe scoprire di sentirsi parte della squadra e iniziare a spostare la sua prospettiva. Non focalizzarti troppo su di lui/lei a danno dello sviluppo del tuo prodotto, servizio o clienti.

Non farti risucchiare tutto il tuo tempo. Rimani concentrato sui tuoi obiettivi, e su tutte le cose buone che il resto del tuo team sta facendo.
Ecco la leadership!
 


 

Coaching per gestire il collaboratore difficile

Nelle sessioni di personal coaching, per prima cosa ti invito a fare un passo indietro per guardare alla situazione con il massimo dell’obiettività:
Ti stai focalizzando troppo sul problema?
Sei stanco e stressato e stai (forse) amplificando fatti, conseguenze e ripercussioni?

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?
Non applichiamo teorie generali ma insieme cerchiamo di analizzare il tuo caso nel modo più specifico possibile.

Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai-questo-mi raccomando-non-fare-quello) ma fungere da cassa di risonanza e da supporto, in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare la tua risposta strategica di successo.

Non possiamo seguire una regola standard, dobbiamo scoprire insieme l’approccio migliore che ti aiuti a gestire in modo propositivo, positivo e costruttivo il tuo rapporto con quel determinato collaboratore difficile.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.
Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tue necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching).
Una volta deciso, partiamo. Vedrai i risultati!
 

Gestione del personale: 9 tipologie di collaboratori difficili – 2

collaboratori difficili

6. Collaboratore non professionale

Gli esempi per i collaboratori difficili non mancano…
si va dal ritardo abituale alle assenze continuate, dal molestare, criticare, mettere zizzania con altri dipendenti, a “gossippare in modo compulsivo” o portare i problemi personali al lavoro, a un abbigliamento trascurato, un look trasandato, scarsa igiene personale, una comunicazione poco consona, informazioni false, furto …

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Documenta i comportamenti non professionali.
È importante documentare con precisione (data e ora, descrizione dell’accaduto, persone coinvolte, ecc.) e tutti i comportamenti errati avuti dal dipendente. Non deve avere la possibilità di eludere, contraddire e destreggiarsi perché le informazioni sono vaghe, astratte o imprecise.

Dopo aver informato il tuo collaboratore della natura inaccettabile del suo atteggiamento, è il momento di chiedere uno sforzo concertato e concreto per cambiare ed eliminare tale comportamento.

Meglio essere precisi nelle descrizioni di quali comportamenti e azioni devono cambiare.

Fai una richiesta perentoria.
Definisci chiaramente che dopo un adeguato periodo, lo incontrerai nuovamente e se l’atteggiamento non è cambiato o migliorato prenderai seri provvedimenti … fino al licenziamento!

Fai del tuo meglio per aiutare il collaboratore poco professionale a “rientrare in team”. A volte ha bisogno di una guida per raggiungere il suo pieno potenziale ma alla fine devi fare delle scelte (anche rilevanti e poco piacevoli) per il bene del tuo team e della tua organizzazione.

7. Collaboratore arrogante

Non è un tipetto facile.
Dimostra poca sensibilità. Usa spesso un linguaggio scurrile. Manca di tatto. Cerca di dominare e controllare gli altri colleghi (soprattutto quando tu non ci sei).
Molti arroganti credono di essere affascinanti ma in realtà non lo sono.

Dietro la sua arroganza spesso si nasconde una grande vulnerabilità. Ha un disperato bisogno di apparire e di essere considerato indispensabile.

Una cosa è certa. Trattare con un collaboratore arrogante richiede tanta pazienza e una grande quantità di autocontrollo.
 


 

Non serve dire “Hai un atteggiamento arrogante” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.
Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

Se riesci,
evita frasi tipo “La tua arroganza ancora una volta …” oppure evita parole sensibili come “arrogante, egoista, presuntuoso” e tutte le varie variazioni.

Metti in chiaro che l’atteggiamento e il comportamento sono diventati un problema e interferiscono con il resto del personale. Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi. Focus sulle azioni, non sulla persona. Concentrati solo sui comportamenti.

Evita attacchi personali o commenti sulla persona quando interagisci con i collaboratori difficili.

8. Dipendente a-due-facce è il più pericoloso di tutti i collaboratori difficili

Persone false nell’ambiente di lavoro non mancano, tendono a dare sistematicamente ragione a tutti e ad abbracciare qualsiasi idea gli altri esprimano.

È piuttosto popolare tra i colleghi. È amichevole e affabile. Buon ascoltatore, sempre pronto a ricevere reclami. Sempre predisposto ad ascoltare le lamentele. E poi mette i colleghi l’uno contro l’altro. Crea conflitti sul posto di lavoro.

Questo lo rende il più pericoloso per quanto riguarda i collaboratori difficili.
È il più difficile da individuare. Può “disperdere” abilmente negatività nell’ambiente lavorativo senza farsi notare, perché molto raramente svela le sue reali intenzioni.

Se scopri che un dipendente ha influenzato negativamente altri dipendenti o ha creato conflitti ripetutamente, l’unico modo per gestire questo tipo di dipendente è accompagnarlo alla porta.
 


 

9. Collaboratore invisibile

“Scusa, oggi non ci sarò, sono di nuovo malato!”
“Arrivo subito” … e passa un’ora!

Trova sempre un modo per evitare il lavoro. Il suo assenteismo è quasi una forma d’arte. È felice di lasciare agli altri responsabilità e grattacapi. Ha pochissima (o nessuna) spinta e motivazione.
Tende anche a prosciugare l’energia e l’entusiasmo di tutti gli altri.

Raramente si offrirà per completare nuovi progetti o attività. Farà solo ciò di cui ha bisogno per mantenere il suo lavoro. Nient’altro.

Una discussione franca e onesta si rivela spesso la scelta più efficace.

Prova a parlare onestamente del suo ruolo. Chiedi se c’è qualcos’altro che preferirebbero fare per dare il suo contributo al team.
Ogni volta che hai dubbi sull’effettiva capacità di svolgere il proprio lavoro, chiedi il certificato medico!

Gestione del personale: 9 tipologie di collaboratori difficili – parte 1

collaboratori difficili

Hai mai avuto a che fare con collaboratori difficili?
Un dipendente tossico? La cui presenza sembra demotivare la produttività di tutti?

Gestire un collaboratore difficile non è mai cosa facile.
È un’abilità che richiede impegno. Un approccio assertivo… e rapido. Un cooperatore problematico deve essere gestito il prima possibile, per ridurre al minimo il suo impatto negativo sul resto del team.

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A volte, il collaboratore difficile ha solo bisogno di più attenzione.
Il suo comportamento “tossico” a volte può essere risolto con il giusto approccio.
Altre volte devi solo ridurre i danni e allontanarlo.

Ma prima che ciò accada,
devi individuarlo, provare a realizzare le sue potenzialità in un modo che possa aiutarti sulla strada verso il successo. Ecco le diverse tipologie di collaboratori difficili che possono crearti mal di testa e grattacapi:

1. Collaboratore irrispettoso e saputello

Sovente lo sentirai commentare “sottobanco” le tue disposizioni. Nelle riunioni si comporta con sufficienza. Dà poca importanza. Usa sarcasmo e ironia per deridere o prendere in giro.

Spesso sfocia nella mancanza di rispetto. Fa osservazioni “spiritose” anche ai suoi colleghi.
È intelligente e lo sa. Muore dalla voglia di farlo sapere anche a tutti gli altri.
Fai in modo che la sua intelligenza influisca positivamente sul team.

Fissa un colloquio in privato e a quattr’occhi.
Spiega quali comportamenti hai osservato… e chiedi di cambiarli.
Concentrati sul comportamento, una situazione o un problema particolare,
e non sulla persona.

Non giudicare.
Non dire “Sei irrispettoso” “Sei sarcastico”.
Evita un tono autoritario con i collaboratori difficili.
Il più delle volte la differenza la fa il COME e non il COSA.

L’atteggiamento, il tono, la mimica facciale, ecc. …. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, condiscendente e uno conflittuale.

Fai del tuo meglio per aiutarlo a diventare un giocatore della tua squadra ma alla fine devi fare ciò che è meglio per te, il tuo team e la tua organizzazione.
 


 

2. Collaboratore solista

Lavora da solo. Raramente chiede maggiori informazioni. Tende ad evitare il lavoro di squadra.
Spesso ignora consigli e indicazioni.

Crede di essere unico.
Di avere un talento al di sopra di chiunque altro. A volte è vero!
Di solito non riconosce il lavoro di altre persone, a meno che non ci sia un qualche tornaconto.
È l’opposto dei giocatori di squadra. Pensa solo a sé stesso. Al suo ego.

Trova il modo più efficace per avvicinarlo.
È molto motivato al successo. “Sfrutta” il suo orientamento all’obiettivo per farlo concentrare su sé stesso quando lavora in team. È un modo per evitare di influire negativamente sul resto della squadra.

3. Collaboratore negativo

Sempre di cattivo umore. Rifiuta le buone idee. Mette in circolo quelle cattive.
Non è soddisfatto delle varie politiche e protocolli aziendali. Non ne parliamo del condizionatore troppo freddo in inverno e troppo caldo in estate.

Si lamenta costantemente del lavoro, di un collega o di ogni iniziativa… e del suo capo!
È contrario al cambiamento. Resiste a nuove politiche e processi.

Sfrutta la sua negatività, al fine di cercare risultati positivi. Se lo sai gestire può essere importante per le dinamiche di squadra. Tuttavia, non dare a questi collaboratori difficili incarichi di leadership.

Un avvocato del diavolo nel team, spesso fa veramente comodo!

4. Collaboratore poco produttivo

Disorganizzato. Pasticcione.
Resistente al cambiamento o all’iniziativa (anche la più insignificante).
Sempre alla ricerca di qualche collega che lo aiuti a rimediare ad un errore. Si perde nel “flusso” del lavoro e il suo carico di lavoro finisce su altri.
 


 

Può chattare, scorrere Instagram o semplicemente scomparire per ore.
Si può definire come “anello debole della catena”.
Parla costantemente (di qualsiasi cosa ma non di lavoro) distraendo gli altri dai loro compiti.

Di solito è abile nel coprire la loro mancanza di produttività…
Fino a quando non viene scoperto!

Reindirizza il dipendente inoperoso verso compiti appropriati. Assicurati di controllare regolarmente i suoi progressi. Una volta che si è accorto che la sua “qualità” è stata svelata,
di solito diventa più incline a non tirarsi indietro.

5. Collaboratore stakanovista

È l’opposto del precedente.
Sembra il sogno di ogni datore di lavoro. Ma non è affatto così. Vuol fare tutto da solo. Non fa le pause. Sacrifica la sua vita personale sull’altare del lavoro. Vuole che tutti gli altri sappiano quanto sta sacrificando per il lavoro.

Lavora duro. Durissimo. Un martire.
Viene a lavorare anche quando è malato per mostrare la sua dedizione. Quando non ha più energia comincia a “grattare il fondo del barile” e alla fine “scoppia”.
La sua efficienza crolla e ti ritrovi con un non-collaboratore da gestire.

Promuovi la collaborazione e l’efficienza sul lavoro.
Incoraggialo a prendersi del tempo libero, a non sacrificare la sua vita personale. Spiega i vantaggi delle pause e delle vacanze.
Assicura a questi collaboratori difficili che non accadrà nulla di negativo se non saranno sempre sul posto di lavoro.

Un capo tirannico esige il rispetto del team – il leader autorevole lo guadagna

il leader autorevole

“Ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere,
a discutere prima di condannare.”

Norberto Bobbio

Un capo immaturo esige il rispetto del suo team semplicemente perché “ha studiato”, è stato assunto per “fare il capo” oppure ha l’ufficio più grande.

Si circonda di fedelissimi e per mantenerli tali, li rende partecipe a “onori e cariche”. Conosce solo i suoi stretti collaboratori e spesso nemmeno quelli. Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi”.

Coinvolge nelle attività sempre e solo le stesse persone.

Per il resto del team … briciole di attenzione e poca considerazione. Tuttavia, avere una posizione, un titolo, non significa necessariamente essere leader.

Tieni in mente che dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare rispetto.
Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato. Il capo deve essere meritevole. Di rispetto e lealtà.
 


 

Concentrati su come ottenere la fiducia e il rispetto del tuo team: crea relazioni positive, mantieni le promesse, offri competenza e buon senso. In cambio riceverai stima e apprezzamento. Non boicottare il talento. Non ostacolare la capacità, anzi guidala e diventane il più leale alleato.

Scegli persone competenti, accettando la loro autonomia. Mentre un capo vede intorno a sé solo dei sottoposti salariati, tu riconosci delle persone… con i loro problemi, le loro gioie e i loro pensieri (senza diventare un confessore o lo psicologo).

Il leader autorevole sa che è normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri, ma cerca di evitare di manifestare preferenze in maniera evidente.

Ci sono collaboratori che devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare ogni singolo membro del tuo team. La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.
È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Il leader autorevole sa che creare fiducia nel team vuol dire andare oltre i compiti di leader. “Mettere insieme” bravi professionisti non necessariamente genera buoni risultati. In effetti, non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

In passato funzionava ..oggi non più!

Equilibrio lavoro-vita privata: 14 semplici spunti da applicare subito – 3

lavoro-vita privata

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

10. Imposta e rispetta i confini per te stesso nel lavoro-vita privata

Definisci confini molto chiari tra lavoro e vita privata.
Non lasciare che interferiscano a vicenda.

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Tratta la tua casa come un santuario, un luogo “inviolabile”.
Il tuo tempo libero come uno spazio rigenerante per raccogliere energia per il tuo prossimo giorno lavorativo.

Fai conoscere ai tuoi familiari i confini che hai fissato per salvaguardare la tua vita privata.
Spiegali come intendi trovare il tempo per loro, quanto sia importante anche la loro disponibilità e la loro comprensione. Sarai sorpreso quanto saranno di supporto.

11. Non cadere nella trappola della perfezione

Quando siamo perfezionisti, sentiamo l’urgenza che tutto debba essere fatto a “modo nostro”.

Alcuni dettagli su una diapositiva di PowerPoint possono monopolizzare ore del tuo tempo invece di rimanere sintonizzato sulle cose che contano davvero. Quando siamo super-concentrati sui dettagli che consumiamo -inesorabilmente- il nostro tempo più prezioso.

Spesso, manchiamo il quadro generale perché siamo troppo concentrati su ogni singolo dettaglio, sulle piccole cose. Nella maggior parte dei casi, ciò che fai deve essere fatto nel modo buono, non perfetto.

Concentrati sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine. A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

12. Imposta scadenze realistiche

Uno dei maggiori fattori principali per il tuo equilibrio lavoro-vita privata richiede una chiara comprensione di quanto lavoro riesci effettivamente a svolgere in un determinato periodo di tempo.
 


 

Concordiamo di portare a termine un progetto entro il weekend prossimo, ma presto ci rendiamo conto che dovremo lavorare fino a mezzanotte per completarlo in tempo.

Imposta tempistiche realistiche per i tuoi progetti.
Il monitoraggio del tempo ti aiuterà a capire quanto tempo impiegherai a svolgere determinati compiti. Potrai pianificare il tuo programma in modo più efficace.

13. Pianifica il tempo libero come una riunione di lavoro

Hai fissato un incontro con il tuo capo e sono sicuro che ti presenterai in tempo, cercando di dare il tuo meglio, sentendoti mentalmente forte. Dovresti fare lo stesso nella tua vita privata.

Dai alla conversazione con il tuo/tua partner, la recita di tua figlia, la stessa attenzione che daresti ad una riunione di progetto.

Sii “presente” (mentalmente intendo) al compleanno di tuo figlio proprio come faresti per la presentazione del tuo nuovo progetto.

Assicurarti di massimizzare il tuo tempo libero,
se vuoi ritrovare l’equilibrio lavoro-vita privata.

14. I classici per l’equilibrio lavoro-vita privata: fare esercizio fisico, mangiare e dormire meglio

L’esercizio fisico è un ottimo modo per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata e può essere un ottimo modo per decomprimersi dal lavoro una volta tornati a casa. L’esercizio fisico rilascia endorfine e abbassa i livelli di cortisolo, che contribuiscono ad abbassare l’ansia e ti aiuta a dormire meglio.

Siamo ciò che mangiamo.
Una dieta equilibrata e sana è fondamentale per una vita bilanciata e sana.

Quando sei nel bel mezzo di un intenso progetto di lavoro e sei in ritardo in ufficio, è facile ordinare piatti da asporto o fast food, convincendoti che sei troppo occupato per mangiare in modo più responsabile.
 


 

Se non riesci a dormire durante la notte … probabilmente (almeno a me capita così) è facile essere irritabile, spossato, con grandi difficoltà a gestire le attività quotidiane.

Il primo passo per risolvere il problema di concentrazione è trovare il modo di dormire ogni notte almeno 7-8 ore (ognuno ha il suo personale “fabbisogno”).

La sera meglio prendere una pausa da TV, smartphone, Internet e compagnia … e “scollegarsi” almeno 1 ora prima di andare a letto.

Un gruppo di ricerca multidisciplinare ha scoperto che tenere lo smartphone sul comodino può regalarci notti agitate perché la luce emessa all’arrivo di mail e messaggi sopprime il rilascio di melatonina, un ormone che favorisce il sonno.

Come tutto nella vita, cambiare richiede sforzi.
Non basta sedersi lì ad aspettare l’arrivo dell’equilibrio lavoro-vita privata.
Non diventi più produttivo al lavoro da un giorno all’altro.

È importante imparare di più sul nostro corpo. Trovare modi per ottimizzare la nostra energia,
per vivere una vita professionale più equilibrata e di successo.

Equilibrio lavoro-vita privata: 14 semplici spunti da applicare subito – 2

equilibrio lavoro-vita

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

4. Impara a dire NO

È così facile dire SI a tutte le opportunità che si presentano.
Soprattutto quando sono invitanti e stimolanti.

SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto anche se ti farà tornare a casa alle 10 di sera.

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Dicendo NO,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire NO è una tua prerogativa.

5. Equilibrio lavoro-vita privata? Spegni il telefono fuori dagli orari lavorativi

Cerca sempre di ritagliare tempo per te stesso.
Anche solo 15-20 minuti ogni giorno, vanno benissimo. Riduci il tempo sullo smartphone, spesso eccessivo e inutile.

A lungo andare, la continua connessione ha un impatto negativo sulla tua freschezza mentale e la tua creatività.

Spegni completamente il telefono/tablet/PC per un determinato periodo di tempo,
per un intero fine settimana o anche solo quando sei fuori a cena con gli amici.

Fa una grande differenza.
È una sorta di “disintossicazione digitale”.

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare,
di conseguenza, un sacco di energia.
 


 

Troppo spesso pensiamo che non avere il tempo di riposare sia un distintivo d’onore (da mostrare con orgoglio) invece…
trovare il giusto equilibrio lavoro-vita privata, gestire bene il tempo significa massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mettiamo in campo.

6. Concentrati sulle attività che hanno il maggiore impatto

Focalizzati sui compiti che portano i maggiori risultati,
e non su quelli che ti fanno sentire produttivo solo perché stai “facendo qualcosa”.

Con questo approccio, avrai sempre qualcosa da fare, poi un’altra cosa, e un’altra ancora…

Puoi effettivamente aumentare la tua efficienza lavorando meno,
liberando più tempo per il tuo privato.

7. Pensa a gestire la tua energia, non il tuo tempo

Spesso pensiamo alla “gestione del tempo” come alla capacità di fare il più possibile in un determinato lasso di tempo. Ma non tutte le ore del giorno sono “energeticamente” favorevoli.

Io per esempio sono molto produttivo e “carico” la mattina, mentre nel pomeriggio tendo lentamente a “spegnermi” per poi “risalire” (con un ultimo colpo di coda energetico) tra le 18.00-20.00.

Sapere quali sono i momenti migliori della giornata, può fare la differenza,
tra stare al lavoro fino a notte o concludere il tuo to-do già a mezzogiorno.

8. Delega le attività in ufficio se vuoi recuperare l’equilibrio lavoro-vita privata

Quante volte ho pensato: “Se voglio farlo bene, devo farlo da solo“.

È vero! Può essere esaltante fare tutto da solo…
oppure credere che chiedere aiuto sia un segnale di debolezza, o anche scegliere di non voler disturbare le altre persone, ma ci sono pochi vantaggi nel voler essere Superman.
 


 

Alla fine,
il pericolo di fallire è molto alto. Quando ti ritrovi con troppe cose da fare, alcune probabilmente non verranno eseguite, o lo saranno in modo sbagliato.

Devi tracciare una linea tra il tuo lavoro e quello che puoi delegare per evitare di essere sopraffatto.
Renditi conto che anche senza la tua partecipazione… il progetto andrà avanti lo stesso.

Delegare alcune responsabilità ti permetterà di guadagnare più tempo, ti darà maggiore chiarezza ed efficacia, recuperare equilibrio lavoro-vita privata.

Ti darà più tempo per concentrarti sui compiti davvero più importanti.
Iniziare così a essere (davvero) più produttivo al lavoro.

9. Limita il tempo di “parlare di lavoro” a casa

Probabilmente condividi con il tuo partner le preoccupazioni per tutto quello che riguarda la tua vita professionale. Se ti piace discutere e confrontarti a casa per scaricare la tensione …
datti un tempo per le preoccupazioni.

Se non hai un limite, tenderai a usare tutto il tempo che hai a disposizione.
Se non hai una scadenza, tenderai a rimuginare per tutto il tempo.

Prova a dare un appuntamento quotidiano alle preoccupazioni,
ma solo per 30 minuti (magari prima di cena). In questo modo porrai un limite alle tue preoccupazioni e al di fuori di questi intervalli potrai avere la mente libera.

Per esempio, potresti fissare la “regola” che non si parla più di lavoro dopo cena.

Equilibrio lavoro-privato: 14 semplici spunti da applicare subito – 1

equilibrio lavoro-privato

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

Se ti senti sopraffatto e ti rendi conto che stai vivendo solo per lavorare probabilmente hai un problema di equilibrio lavoro-privato.

Le innovazioni tecnologiche hanno offuscato le linee tra la nostra vita lavorativa e quella personale. Prima eravamo soliti lasciare il lavoro in ufficio, ora lo portiamo in tasca ovunque andiamo.

Rende più difficile uscire dalla “modalità di lavoro” quando siamo in vacanza ma anche quando andiamo fuori a cena con gli amici.

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Il lavoro sta dominando la tua vita privata?
Non stacchi mai?
Trascuri la tua famiglia? Ti sembra di non avere mai tempo per te stesso?

Una condizione simile porta a livelli elevati di stress.
Nervosismo e malessere crescente.
Quando la mancanza di equilibrio tra lavoro e privato diventa troppo grande può influire negativamente sulle tue relazioni personali e quelle professionali.

Come puoi ripristinare l’equilibrio lavoro-privato?

È fondamentale amare te stesso. Ritrovare le persone e le cose, senza sentirsi troppo in colpa per non avere tempo per tutto e tutti.
Ognuno ha vincoli e impegni, ma annullarsi nei “doveri” alla lunga non è affatto sano.

Cosa è l’equilibrio lavoro-privato?

Il lavoro non deve “strangolare” la vita privata. Nondimeno, il privato non deve intralciare il lavoro.
Per un buon equilibrio occorre trovare la giusta dose di distacco e coinvolgimento. Un eccessivo investimento emotivo nel lavoro rischia di darti mancanza di lucidità nella gestione della tua carriera professionale.

Non si vive di solo lavoro. Alla lunga, si rischia di scoppiare.
È opportuno valorizzare la tua vita privata, che spesso è il vero catalizzatore di una carriera soddisfacente e duratura.

1. Definisci cosa significa per te equilibrio lavoro-privato

L’equilibrio è un concetto estremamente personale.
Prima di poter lavorare sul tuo equilibrio lavoro-privato,
è necessario definire cosa significa “equilibrio” per te.
 


 

Ognuno di noi ha un equilibrio tutto suo. Non esiste una regola valida per tutti.
Ogni tanto è opportuno porsi delle domande, chiedersi il senso di quello che fai dal punto di vista professionale e personale.

Che cosa desideri? Maggiore connessione con la famiglia?
Andare con continuità in palestra?
Il tuo lavoro è appassionante ma anche totalizzante?

Spesso abbiamo chiari gli obiettivi professionali ma siamo molto limacciosi su ciò che vogliamo fare con le nostre vite nel privato. È fondamentale …
sapere COSA hai bisogno e QUANDO ne hai bisogno.

Cerca di vivere secondo tua vera inclinazione. Snaturarsi non è mai una buona idea. Valuta con cautela i consigli degli esperti, le raccomandazioni dei tuoi VIP preferiti, le persone che ammiri di più.
Cosa funziona per loro, potrebbe non funzionare per te.

Non permettere che i modelli del passato (per esempio quello dei tuoi genitori) condizionino le tue scelte.

2. Prima di fare scelte …ricorda l’impatto che hai sugli altri

Le tue azioni influenzano le persone intorno a te.
Il tuo partner, la famiglia, i familiari e anche gli amici stretti.
Considera l’impatto delle tue scelte sulle tue relazioni.

Lasciare il lavoro, accettare un trasferimento, ridurre le ore di lavoro retribuite con conseguente “taglio” dei tuoi introiti finanziari avranno un impatto sulle persone vicino a te.

Un taglio salariale deve essere ben consapevolizzato, altrimenti son dolori dover saltare la vacanza estiva o cancellare le ripetizioni di chimica di tuo figlio.

Evita i “sacrifici indispensabili” perché le privazioni di oggi rischiano di trasformarsi nei rimpianti di domani.
 


 

3. Accetta che a volte sarai sbilanciato

Un grande progetto o una richiesta particolare potrebbero rendere necessario lavorare fino a notte fonda o durante il weekend.
Ma poi, ti assicuri di prenderti del tempo per te e la tua famiglia?
È un’eccezione, o sarà la regola?

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.
Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile. Accettala.

Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!
Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.

Come ci può essere equilibrio lavoro-privato quando adori il tuo lavoro, sei ambizioso, motivato e … affamato? (riprendendo un aggettivo così caro a Steve Jobs)

Buone notizie per gli indecisi: non esiste la decisione giusta – 2

la decisione giusta

Foto di Norbert Kundrak da Pexels

Non focalizzarti solo sulla decisione giusta/sbagliata.. è molto più importante la motivazione. Un forte stimolo aiuterà a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore. Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.

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La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un passo falso, una battuta d’arresto, recuperare da un infortunio (se sei uno sportivo).

La decisione giusta? Con la perseveranza, verrà il successo..

Se nessuna scelta sembra migliore dell’altra…
se ogni decisione ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Hai paura di prendere la decisione sbagliata, quindi rimandi, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta. Pensare troppo (spesso) può far male.

Cominci a renderti conto che -almeno in alcuni casi- esageri.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Una volta che hai deciso …muovi il primo passo, un altro ancora, ancora uno …

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

 


 

Non raggiungi il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte tale sforzo diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … se vuoi realizzare il tuo sogno… devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!
Mettere in discussione le tue credenze limitanti.

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.

Non rotolarti nel dilemma “Quale sarà la decisione giusta?” non è la domanda giusta. L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento! Se decidi di metterti in proprio, aprire un airbnb oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni. Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che sai come affronterai la situazione… “Quale è la decisione giusta?” avrà la sua risposta!

La domanda giusta non è “Vado a destra o a sinistra?” ma piuttosto “COME affronto la strada dopo che scelgo destra o sinistra?
Quale sarà la tua prossima mossa?
Come affronti gli ostacoli?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
Come puoi trovare la forza per andare avanti?

 


 

La decisione giusta? Devi trovare dentro di te la forza. E andare avanti…

La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Davanti alla paura del futuro non paralizzarti.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza. Grinta.

Il successo professionale non è la conseguenza della “decisione giusta” ma è legata alla tua …forza mentale.
Non mollare! Ce la farai!